Fighting Dogs - Centro Culturale mobilita` delle arti

annuncio pubblicitario
in questo numero
Fighting Dogs
alla Sala Bartoli
dal 17 al 29 maggio
Fighting Dogs
16
2004
2005
Fighting Dogs
la scheda di presentazione
Aleksander, Isadora, Konstantin,
Michail, Yakov, Yelena: un circolo
d’intellettuali, un salotto di sapore cechoviano che illumina d’idee,
di discussioni colte, di provocatori
confronti la notte del regime staliniano a Mosca. Fighting Dogs si apre
su uno dei loro incontri, una serata
vividamente accesa dall’argomento
scelto dai sei per la conversazione:
inventeranno un racconto, incentrato sull’esperimento di uno scienziato
che impianta ad un cane un cervello
e altri organi umani, ottenendo risultati veramente inquietanti… Teatro di conversazione mordace, intelligente? Fighting Dogs è
questo e molto di più: un’esplosione di teatro
vivo, palpitante, giovane, un intreccio di linguaggi
complessi e coinvolgenti, un vortice di riferimenti provocatori al nostro tempo e di citazioni, talvolta ironiche, talvolta appassionate di
teatro... È l’energia dinamica e interpretativa di
un cast d’attori che coniugano l’esperienza alla
duttilità, capitanati da Annamaria Gherardi e da
Daniela Giovanetti - già apprezzata dal pubblico
dello Stabile che l’ha vista in questi anni affrontare con versatilità i classici greci, l’impegnativa
scrittura scenica di Alfredo Arias, addirittura un
oratorio lirico, prima di questo spettacolo - al
loro fianco il talento di Pino Censi, Corrado
Russo, Andrea De Luca, Cristiano Nocera.
Fighting Dogs è infine soprattutto espressione dell’originalissima personalità artistica di
Andrés Morte che – in qualità di regista e
autore – imprime allo spettacolo
un segno di grande forza e significato. Fondatore del celebre gruppo
catalano “La Fura des Baus” che con
le sue provocatorie performance
ha scosso e affascinato le platee
internazionali, ha sviluppato la sua
carriera toccando i più diversi generi
spettacolari e soprattutto attraverso
la sperimentazione. La visione innovativa di Morte fa sì che Fighting Dogs
si svolga su due piani diversi: quello
del circolo intellettuale e quello degli
1 ora e 30 minuti
senza intervallo
altri percorsi
“assalti”: veri e propri round di boxe
in cui i personaggi si affrontano lealmente e portano avanti il tema del
cane-umanizzato. Tema che a Morte
è stato ispirato dal romanzo Cuore di
Cane di Bulgakov, autore del periodo
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stalinista la cui storia e la cui opera
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regalano induzioni interessantissime.
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Il regista ne trae, attraverso immagini
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forti, ironiche, estreme, spunti per �������������������������������������������
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“risvegliare” il senso critico, per riflet��������������������������������
tere su un’attualità che con inquietudine potremmo riconoscere – come
all’epoca di Bulgakov – malata di una
troppo limitata libertà d’espressione,
di un’infida e dilagante tendenza al
“trasformismo” politico e alla mistificazione ideologica. Infine, davanti
alla vicenda del cane – che mite e
semplice nella sua originaria natura,
dopo la forzata “umanizzazione” dà
sfogo a un’identità nuova, lombro����������������������
siana, violenta e volgare – appare
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naturale una riflessione sulla brutalità
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dell’uomo. La pièce dunque si pone,
e ci pone, domande scomode: chi resiste all’auforse, come Bulgakov, esausti. Spartendoci il
tentica seduzione che il potere mette in atto?
grigio territorio della mediocrità».
Che ruolo interpretano veramente, in questo
Dopo il successo di A different language, con
tempo di sbandamenti ideologici, gli intellettuali,
Fighting Dogs il Teatro Stabile del Friuli-Venezia
depositari della creazione e suppostamenGiulia prosegue nella sua collaborazione con
te lucidi? «All’epilogo – commentano Andrés
pari strutture europee, intrapresa nell’ottica
Morte e Guillermo Escalona, che ha collabodi un’opportuna crescita comune e di un
rato alla costruzione del testo – al momento
necessario confronto artistico. Al progetto
di togliere i guantoni, ci accorgeremo che, fra
prendono parte il Centro culturale mobilità
i lividi e le labbra sanguinanti, ci resta addosso
delle arti e il Teatro Mercat de les Flors di
una sensazione di infinita stanchezza. Senza
Barcellona.
aver vinto né essere stati vinti, ci ritroveremo
Ilaria Lucari
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Fighting
Dogs
intervista al regista dello spettacolo Andre
«Tre anni fa sono stato a Cuba per scrivere la sceneggiatura di un film, “Alma Russa”: era concepito come
una riflessione su “Il Maestro e Margherita” ambientata
a Cuba, dove si respirava un clima soffocante di regime,
simile a quello vissuto da Bulgakov in Russia... È nata da
quest’esperienza la mia passione per l’autore e l’idea di
costruire uno spettacolo sulla sua opera e sulla situazione
che visse nell’epoca di Stalin. Un lavoro su Bulgakov e
a partire da Bulgakov: ecco la genesi di Fighting
Dogs...» Abbiamo incontrato Andrés Morte durante una
delle ultime prove alla Sala Bartoli, dove si prepara al
debutto di questo spettacolo di cui è autore e regista.
«Fighting Dogs è diviso in due parti – spiega – ci sono gli
“assalti” e i momenti del salotto, in stile un po’cechoviano
dove la conversazione su questo cane trasformato in uomo,
che è il nucleo del romanzo “Cuore di Cane” di Bulgakov,
diviene il pretesto per fare un’interessante riflessione politica... C’è l’ironia di Bulgakov sulla scienza transgenica, sul
travestitismo politico che mi sembrano mali attualissimi in
un’Europa, dove la destra e la sinistra non sembrano più
avere posizioni chiare, dove un governo di sinistra come
quello di Tony Blair può essere molto vicino a uno di
destra, a quello di Bush per esempio. È uno spettacolo
intenso in questo senso: per il gioco teatrale che abbiamo
costruito, per il testo ricco di induzioni, per il desiderio
di dire molte cose in poco più di un’ora, di creare delle
contraddizioni, di “mettere in crisi”...»
La critica alla nostra realtà si coglie
chiaramente in “Fighting Dogs” e appare provocatoria la scelta di portarla in
scena attraverso a un ricco assieme di
riferimenti culturali e artistici all’epoca di
Stalin e di Stanislavskj, di Bulgakov...
«Ho associato questi due momenti perché li trovo abbastanza affini... La stampa europea oggi secondo me non è
limpida, ha perso il senso dell’etica e della libertà: il riferimento alla stampa vicina al potere è una delle costanti
di questo testo. Il rapporto fra Stalin e la stampa si riflette
benissimo nel rapporto tra Bush e la stampa: il controllo
del potere mediatico da parte del potere politico inquieta,
pensiamo anche a Berlusconi qui, a Murdoch in Inghilterra,
ad altri imperi economici molto vicini al controllo della
comunicazione. Anche le televisioni fanno del loro meglio
per creare una democrazia idiota, anodina... Questi media
europei che giocano molto al gioco del potere, anche se
siamo in anni diversi, sono più vicini ai meccanismi dell’epoca stalinista che a quelli della libertà e del ‘68».
Negli assalti si sviluppa l’azione più strettamente legata a “Cuore di Cane”. Per
ogni “round” lei ha individuato un particolare tipo teatro: il futurismo, il teatro
di Grotowski, quello di Strasberg… C’è in
questo un suo discorso sulla metodologia
della messinscena?
«No, direi solo la ricerca di una via ironica da portare sulla
scena. Gli assalti sono i momenti più vicini a “Cuore di Cane”,
nei quali si sente più forte la difficoltà tecnica di trasporre
Bulgakov dal romanzo al teatro: desideravo riportare sulla
scena l’ironia che caratterizza la sua scrittura e ho cercato
di farlo attraverso gli strumenti del teatro, attraverso la
creazione e la decostruzione del personaggio».
Il testo narra che un cane – una volta
ricevuti organi umani – cambia indole e
diviene peggiore, violento, bestiale... Oltre
a farci riflettere sulla disumanità dell’uomo, questo tema segna secondo lei anche
un moto di sfiducia verso gli estremismi
della scienza?
«Mi chiedo spesso se oggi la scienza sia sempre umanista.
es Morte
La sensazione è che talvolta sia troppo legata agli interessi
dell’industria farmaceutica: qui deve colpire la critica. Trovo
interessante anche il discorso della trasformazione uomo-cane:
il senso comune vorrebbe l’uomo migliore del cane, perché
cristianamente ha l’anima, ma certi uomini, che seminano
sangue, guerra, sono in fondo peggio che animali. Allora è
giusto avere il dubbio che nella trasformazione, sia stato in
realtà il cane a ricevere dall’uomo l’anima canina...».
Durante lo spettacolo si assiste alla
forte opposizione di due personaggi,
Isadora che incarna la voce della libertà,
dell’utopia e Konstantin (Stanislavskj),
una figura mitica per gli appassionati
di teatro, che qui però rappresenta il
metodo, il rigore...
«La situazione che vivono tutti i personaggi durante lo
spettacolo è claustrofobica, di follia, simile per certi versi
a quella attuale in cui dilaga la sfiducia, la confusione, in
cui è ormai abitudine guardare a gruppi politici dove tutti
sostengono confusamente le stesse idee e contemporaneamente sono pronti ad azzannarsi reciprocamente. Questo
non veder chiaro nel gioco, significa che in esso tutti hanno
pochissime possibilità di sopravvivenza. In questo cerchio così
chiuso, Konstantin non è peggiore di Isadora: ha come lei
uno scopo da sviluppare. Lui da un punto di vista più radi-
altri percorsi
cale e dogmatico, lei attraverso un’aria più simile al maggio
del ’68, hanno entrambi una grande difficoltà a rivelarsi
contro il potere reale. Alla fine riducono tutto a un semplice
salotto letterario, arriverà la notte e loro continueranno a
parlare, parlare... ma sarà impossibile uscire in strada, come
è stato in altri tempi, perché l’enstablishment è ormai più
forte di loro».
Ha scelto d’intitolare lo spettacolo “Fighting
Dogs”, “cani combattenti”: quale combattimento si deve innescare nel nostro presente per tornare a “vedere chiaro”?
«Penso che l’Europa sia “vecchia”, troppo ferma rispetto a
temi come l’educazione, la libertà d’espressione, la libertà
sessuale. A volte il 2005 mi sembra più conservatore di
anni come il 1970 dove la gente ha sviluppato una forma
di pensiero, una cultura, un tipo di musica, idealità che
forse non erano tutte giuste o buone ma che sono state
portate avanti accettando il rischio. Oggi si rifiuta il rischio.
Ci sono problemi evidenti come l’aids, la situazione del sud
del mondo, la recessione in paesi europei, davanti ai quali
si mostra una tranquillità esteriore che non corrisponde a
verità. Restano questioni irrisolte, rimandate. “Fighting” allora è inteso non come guerra, come violenza ma come una
forma di ricerca, una lotta intelligente per rinnovarsi».
Si resta affascinati, osservando le prove,
dal suo modo “totale” di fare il teatro: è
una linea che ha concepito sulla base delle
sue esperienze artistiche precedenti?
«È vero ho proprio un approccio “totale” al teatro e anche
sul palcoscenico lavoro in un modo molto vicino al cinema:
lo spettacolo deve nascere da una grande equipe. Amo
lavorare sul totale e credo che l’attore in questo momento
si debba arricchire non solamente della battuta ma di
tante sensazioni, dell’energia del suono, dei tagli della luce,
della costruzione della scena sotto i suoi occhi. Credo molto
nello spettacolo totale che nasce dall’esperienza che viene
da tutti, dall’alto e dal basso. I miei attori lavorano in una
situazione di tensione estrema per questo, tutto cambia
e tutti intervengono costantemente. È un atteggiamento
che devo anche al mio lavoro con la Fura e con altri
gruppi: esperienze che mi hanno fatto capire che l’attore
è dentro una voragine di creatività dove tutto interviene,
tutto conta. In quest’epoca delle nuove tecnologie l’attore
dev’essere in questo senso multimediale». (i.lu.)
Fighting Dogs
il regista, la scenografa e i protagon
ANDRES MORTE regia
Andrés Morte è una personalità molto interessante, forte,
eclettica nel mondo dello spettacolo attuale: spagnolo, si
forma fra Barcellona e Zurigo e si perfeziona a livello
internazionale. Esordisce a teatro non ancora ventenne e
percorre una parabola artistica delle più ricche. Fra le sue
esperienze più significative figura sicuramente la collaborazione con il gruppo catalano Fura dels Baus che nel
1984 gli affida il coordinamento artistico. Realizza per la
Fura spettacoli memorabili e nel 1987 lascia questo impegno per dirigere il Teatro Mercat de les Flors di Barcellona,
di cui rinnova la programmazione e l’immagine. Dirige
questo teatro in due trances: la prima fino al 1991 la
seconda, che prosegue tuttora, a partire dal 2002. Nel 1992
scrive e dirige El Artificio spettacolo con cui debutta a
Friburgo e che gli vale il Premio della critica a Barcellona.
Nello stesso anno si trasferisce per alcuni mesi a New York
dove realizza un ampio studio sui movimenti artistici del
dopoguerra negli Stati Uniti. Nel 1994 inizia a dirigere a
Firenze un centro di creazione artistica contemporanea,
“Fabbrica Europa”, l’anno successivo presenta a Roma in
versione italiana il suo spettacolo Mari Carmen e
pubblica Uso Diario, un libro di poesie con foto di
Manel Esclusa. Nel 1996 ottiene l’incarico di Direttore dei
servizi delle industre culturali presso l’ “Instituto de Cultura
del Ayuntamiento de Barcelona” e crea nella stessa città
l’ “Oficina de Cine”. Dal febbraio 2000 è in contratto con
il “Sundance Institute” di Robert Redford negli Stati Uniti.
Nel 2001 concepisce e presenta il progetto-cinema per il
“Forum Universal de las culturas 2004”. Nel 2003 presenta
a Barcellona, a Roma e in diverse città italiane Le Serve
una radicale riscrittura di Jean Genet e nel 2004 viene
pubblicata la sua prima novella Tierra Caliente.
LALI CANOSA DE PUIG scene
Laureata a Barcellona in filosofia e Lettere e in Scultura,
è stata premiata in vari concorsi d’arte internazionali e
dalla critica teatrale. Collabora come scenografa a Fabbrica
Europa, al Festival Internazionale di Teatro di Montalcino e
tiene corsi alla Facoltà di Belle Arti all’Università CastillaLa Mancha. Come artista ha al proprio attivo esposizioni
e installazioni di prestigio; come scenografa collabora con
importanti artisti, gruppi e compagnie sia nell’ambito del
teatro che nella danza, fra cui Konic Teatre, Los Rinos,
La Bohèmia, El Repartidor, El Artificio, Sol Picó, Los Los,
Ma Antònia Oliver, La Sota de Bastos, Las Malqueridas,
Senza Tempo, Mea Culpa, Marcel.lí Antúnez, Roba Dura,
Andrés Morte, Els Joglars, Mónica Muntaner, La Fura dels
Baus, GAT prod. Teatrals, Alfons Flores, Turruquena, Roger
Bernat, Rasatabula, Micomicon. Lavora anche per il cinema,
la televisione e nel campo della pubblicità con artisti e
produzioni di rilievo.
ANNA MARIA GHERARDI
Anna Maria Gherardi ha alternato il proprio percorso
artistico tra il cinema, il teatro e la televisione.
A teatro ha lavorato con i più importanti registi italiani,
tra i quali Maurizio Scaparro in Les Bonnes di Jean
Genet, Sandro Sequi in Stella di Goethe, Luca Ronconi in
Ignorabimus di A. Holz, Cherif ne I Paraventi di
Jean Genet, Più grandiose dimore di Eugene O’Neil
e Moonlight di Harold Pinter, Roberto Guicciardini in
La tragedia Spagnola di Thomas Kyd, Cesare Lievi
in Donna Rosita Nubile di Garcia Lorca e Alla
Meta di Thomas Bernhard (allestito al Politeama Rossetti
nella stagione 1998-99), Giorgio Marini in Riunione di
famiglia di T. S. Eliot (al Rossetti nella stagione 199192) e Armando Pugliese in Masaniello.
La sua prima collaborazione con il Teatro Stabile è dell’aprile 1970 quando interpretava Non si sa come
di Pirandello al fianco di Giulio Bosetti nello spettacolo
di produzione diretto da José Quaglio. Da segnalare inoltre
la sua partecipazione agli spettacoli Il giardino dei
ciliegi di Cechov diretto da Antonello Aglioti, a Doppio
sogno di Schnitzler e Diluvio a Norderney di
Karen Blixen, entrambi diretti da Giorgio Marini. Notevoli
anche le sue intepretazioni cinematografiche: ha infatti
lavorato nei film L’invenzione di Morel di Emidio
Greco, Novecento e Io ballo da sola di Bernardo
Bertolucci, e in Perduto amor opera prima del
cantautore Franco Battiato. In televisione ha preso parte
a Senza dote di Ostrovski, Le avventure di
Enea di Franco Rossi, Un delitto per bene di
Giacomo Battiato, Le mani sporche di Sartre diretto
da Elio Petri, Una donna sbagliata 2 di Giuseppe
Bertolucci, L’uomo difficile di Hoffmanstal diretto da
Giancarlo Cobelli, La donna in bianco di Morini, La
brace dei brassoli di Giovanni Fago, Una donna
nisti
Sala Bartoli
dal 17 al 29 maggio 2005
altri percorsi
senza importanza di L. Bonori, Una poliziotta, una città di M. Rotundi e Nessuno al suo
posto di Gianfranco Albano.
DANIELA GIOVANETTI
Dopo un brillante esordio sul palcoscenico in qualità
di danzatrice, inizia la sua carriera di attrice con Le
ragazze di Lisistrata per la regia di Antonio
Calenda. Vanno ricordati inoltre: Alta distensione
di Achille Campanile, regia di Antonio Calenda, Zoo di
vetro di Tenessee Williams, regia di Vanna Polverosi, Il
sistema Ribadier di Georges Feydeau, regia di Gigi
Proietti, La tana di Alberto Bassetti, per cui ha ottenuto
il Premio IDI, Arcobaleno di Dino Verde, regia di Gino
Landi, Il volo del gallo di Alberto Bassetti, regia di
Marco Maltauro, Rosanero di Roberto Cavosi, regia di
Antonio Calenda (Premio Critica Italiana 1995) e sempre
con lo stesso regista Le due sorelle di Alberto Bassetti
(Premio Randone 1997), presentato a Trieste nell’ambito
della seconda edizione del Festival della drammaturgia
contemporanea. Nell’estate 1997 a Taormina Arte ha partecipato allo spettacolo Heroides.
In una coproduzione dell’Ente lirico Giuseppe Verdi di
Trieste con il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia è
stata protagonista dell’oratorio Giovanna d’Arco
al rogo di Arthur Honegger e Paul Claudel, regia di
Antonio Calenda, direzione del maestro Julian Kovatchev.
Fra gli ultimi spettacoli teatrali di cui è stata protagonista
vanno ricordati Irma la dolce di Alexandre Breffort
e Margherite Monnot e Antigone di Jean Anouilh nella
versione italiana e regia di Furio Bordon: produzione del
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.
Il regista Alfredo Arias l’ha scelta nel 2002 quale protagonista di Pallido oggetto del desiderio di René de
Ceccatty, interpretazione che – assieme a quelle recenti di
Cassandra nell’Agamennone e di Elettra in Coefore,
diretti da Antonio Calenda – le è valsa nel 2003 il Premio
dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Il ruolo di
Corifea in Eumenidi le è valso il premio della stampa
siciliana quale miglior interprete femminile dell’intero Ciclo
di Spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa 2003. Nella
stagione 2003-2004 ha interpretato il ruolo di Cordelia
nell’edizione di Re Lear prodotta dal Teatro Stabile del
Friuli-Venezia Giulia e diretta da Antonio Calenda.
Fighting
Dogs
i protagonisti e la storia del Teatro “Merc
PINO CENSI
Diplomato all’Accademia Nazionale
d’Arte drammatica “Silvio d’Amico”,
ha lavorato con Gabriele Lavia, Glauco
Mauri, Walter Pagliaro, Federico Tiezzi e
Giorgio Marini. Con il regista Cherif ha
lavorato in Moonlight di H. Pinter,
nei Dialoghi con Leucò di C.
Pavese, in Prometeo di R. Garcia,
e in Io ti guardo negli occhi
di A. Malpeli. Intensa è stata la collaborazione artistica con Sandro
Sequi che lo ha diretto in tutti i suoi più importanti spettacoli
realizzati per il Centro Teatrale Bresciano: Non c’è domani di
J. Green, Capricci di De Musset, Berenice di Racine, A mosca cieca di Groppali. Ha recitato nei teatri greci di Siracusa ed
Epidauro in Alcesti di Euripide, al Festival di Benevento nel testo
di Lars Norèn Nostre ombre quotidiane e all’Accademia
Nazionale di S. Cecilia come voce recitante nel Peer Gynt di E.
Grieg. In occasione del bicentenario leopardiano ha preso parte a
I tristi e cari moti del cor. Con il Laboratorio Nove ha
recitato il ruolo di Algernon Moncrieff ne L’importanza di
essere Ernesto di O. Wilde, regia di Barbara Nativi. Ha presentato al festival Astiteatro 21 il suo progetto Nijinsky (frammenti dai “Quaderni” di Vaslav Nijinsky) e nella rassegna “Risvegli
di Frontiera” al Comunale di Noto ha proposto in versione rock,
nella forma teatrale del recitar-cantando, il madrigale di Claudio
Monteverdi Combatimento di Tancredi et Clorinda.
Recentemente ha realizzato Cerchio di Melodie melologo da
dieci liriche di Lucio Piccolo su musiche composte da K. Pesti e G.
Parisi e ha partecipato a GenetShow diretto da Andres Morte
per il Mercat de les Flors di Barcellona.
ANDREA DE LUCA
Nato a Lecce, ha frequentato corsi e
laboratori di teatro diretti da Dario Fo,
Massimo De Vita, Leo De Berardinis, Alfonso Santagata. In teatro ha lavorato,
fra gli altri, con Leo De Berardinis (I
giganti della montagna), Elena Bucci e Marco Sgrosso (L’amore
delle pietre), Luciano Nattino e Antonio Catalano (Moby
Dick), Claudio Zulian (Macbeth siempre!), Gigi Dall’Aglio
e Assia Djebar (Figlie d’Ismaele nel vento e nella
tempesta). Ha diretto e interpretato in assolo gli spettacoli
Sangue, Martyrium, Anima dai sogni oscuri. Per
un Torquato Tasso, Non certo – Omaggio a Luigi Nono,
Esiste la primavera – Omaggio a Franco Fortini, Roberto Altemps, in collaborazione con Carluccio Rossi e con
Lorenzo Brusci-Timet. Come vocalista, con il compositore Lorenzo
Brusci, realizza il cd “Shadows” e partecipa a diversi concerti. Con
il Tacitevoci Ensemble diretto dal compositore Bruno De Franceschi
canta alla Biennale Musica di Zagabria e al Festival Nuova Consonanza di Roma, partecipa al cd “La mutazione” e a vari concerti.
Come attore e cantante lavora in produzioni di teatro musicale con
il Teatro di Pisa, La Baracca di Bologna, Opera Bazar di Lucca. Ha
diretto corsi e laboratori sulle tecniche vocali per associazioni e
istituzioni culturali, scuole e gruppi teatrali. È stato per alcuni anni
corresponsabile dell’ideazione e realizzazione della manifestazione
culturale “Comunicare fa male”, a Fivizzano (Ms).
CRISTIANO NOCERA
Nato a Catania e laureato in filosofia
a Bologna con una tesi sul lavoro di
regia di Antonio Latella, nel 1998 entra
in contatto con il mondo dell’arte di
strada, e decide di formare un duo,
tutt’ora operante, chiamato “Bacco
& Tabacco”, realizzando gli spettacoli
Giocolaus, Ciarlatanerie e
Ubaldo e Cristino, ospitati dai
più prestigiosi festival d’arti di strada del circuito nazionale.
Nel 2000 ha iniziato la collaborazione con Turi D’Anca, giovane regista palermitano, con il quale produce gli spettacoli
Resurgite e Ciarlatanerie (quest’ultimo vince il primo
premio della “Vetrina nazionale Giovani artisti del Teatro Libero
di Palermo”). Nel 2001 partecipa all’allestimento de La pazzia di Isabella, frutto di un intenso percorso laboratoriale
che si conclude con la presentazione dello spettacolo al festival
di Sant’Arcangelo dei teatri. Parallelamente fonda, insieme ad
altri attori siciliani, la compagnia degli “improvvisatori associati
catanesi” che produce In partenza e C’era una volta.
Nel luglio 2001 incontra Antonio Latella, con il quale collabora
all’allestimento di Querelle, che rappresenta l’Italia al Festival
dei Teatri d’Europa. Con la stessa compagnia, l’anno dopo, partecipo all’allestimento de La bisbetica domata, ovvero
l’iniziazione di Sly. Intanto, nel settembre 2003, il Teatro
Libero di Palermo produce un suo progetto di teatro ragazzi
Preistoria da clown, firmato “Bacco & Tabacco”.
Oltre ai canovacci di tutti gli spettacoli
del duo “Bacco e Tabacco” , ha scritto
alcuni atti unici ed Ish, un dramma
in tre movimenti al quale la compagnia
attualmente lavora.
CORRADO RUSSO
Diplomato alla scuola di teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico,
frequenta molti laboratori di teatro-
cat de les Flors”
danza e prende parte a seminari vocali su canto e ritmo tenuti
da Moni Ovadia, Bruno De Franceschi. Lavora con Remondi e
Caporossi, interpreta Acarnesi di Aristofane per la regia di
Egisto Marcucci, Ubu re per la regia di Claudio Morganti.
Da ricordare inoltre la presenza in Sogno di una notte
di mezza estate di William Shakespeare, coreografie di
Lindsay Kemp, regia di David Haughton. Recente l’impegno in
Agamennone, Coefore, Eumenidi e Persiani che
Antonio Calenda ha messo in scena al Teatro Greco di Siracusa.
Fonda nel 1998 il Centro Culturale Mobilità delle Arti, rinonosciuto
dal Ministero come organismo di promozione e produzione nell’ambito del teatro d’innovazione. Dal 2004 collabora con il Teatro
Mercat de les Flors di Barcellona (Spagna) e con il suo direttore
Andres Morte, con cui coproduce lo spettacolo Genet Show e
l’attuale Fighting Dogs.
altri percorsi
Il teatro Mercat de les Flors
rappresenta una delle istituzioni
culturali più importanti della città
di Barcellona operanti nel campo
dello spettacolo dal vivo. Fondato
nel 1983 in occasione del recupero del padiglione dell’Agricoltura
realizzato sulla collina di Montjuic
per l’Esposizione universale svoltasi nella capitale catalana nel 1929, il
teatro è stato inaugurato con l’allestimento del Maharabata diretto da Peter Brook (che già due
anni prima aveva fatto scoprire al
pubblico teatrale di Barcellona la
bellezza dello spazio del padiglione
allestendo al suo interno una rivisitazione della Carmen). Nelle
stagioni seguenti si sono alternati
sul palcoscenico del Mercat de les
Flors alcuni dei più grandi registi
e interpreti del panorama teatrale spagnolo e internazionale: tra i
registi ricordiamo i nomi di Peter
Stein, Patrice Chéreau, Luca Ronconi, Carlos Marqueríe, Robert
Lepage, Tadeusz Kantor, Anatoli
Vassiliev e Mario Gas, mentre tra
le compagnie ospiti possiamo ricordare La Fura dels Baus, Phillipe
Genty,Wim Vandekeybus e La la la
Human Steps. La programmazione
del teatro si alterna continuamente tra la prosa, la danza, la musica
contemporanea, il cinema, la video arte. Negli anni
Novanta il teatro è stato arricchito con una seconda sala teatrale, l’Espace-B, successivamente denominata Sala Ovidi Montllor, che va ad affiancarsi a
quella originale, dedicata a Maria Aurèlia Capmany
e a un nuovo spazio teatrale dedicato agli spettacoli di piccole dimensioni. Il Mercat de les Flors è
finanziato dalla municipalità di Barcellona, e vanta
numerose collaborazioni internazionali: Fighting
Dogs, realizzato in coproduzione con il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e con il Centro Culturale Mobilità delle Arti, sarà in scena a Barcellona
dal 23 al 26 febbraio 2006. Per maggiori informazioni sul Mercat de les Flors è possibile visitare il
sito internet www.mercatflors.org.
Photo by Gian Paolo Barbieri
Pigrizia, arroganza o presunzione?
Vi stat e c h i e d e n d o p e r c h è fac c i a m o u n a s o l a m i s c e l a ? Ve lo d i c i a m o n o i .
Per anni abbiamo cercato di eguagliare quella che abbiamo già, ma non ci
siamo riusciti. Non stupitevi: ci sono cose nella vita che non è possibile
migliorare e la nostra miscela probabilmente è una di queste. Così abbiamo
deciso di concentrarci su una cosa sola: mantenere il livello di qualità
raggiunto, il migliore che potevamo offrirvi. credeteci, non è un lavoro da pigri.
some things are just better.
Fighting
Dogs
altri percorsi
a colloquio con Daniela Giovanetti
Da Giovanna d’Arco al Rogo di ClaudelHonnegger ad Antigone di Anouilh, da grandi
personaggi tragici come Cassandra ed Elettra
al lavoro con Alfredo Arias, poi, fino a pochi mesi fa,
Re Lear con un personaggio bello e difficile come
Cordelia... Il pubblico dello Stabile regionale ha applaudito spesso Daniela Giovanetti, che giunge ora all’esperienza di Fighting Dogs diretta da una personalità
forte come Andrés Morte dando ancora una volta prova
di grande versatilità.
«Non è casuale per me la versatilità: cerco di affrontare
esperienze nuove e mi considero fortunata di averne
avuto finora la possibilità – commenta l’attrice – Credo
che per un attore sia importantissimo affrontare spettacoli diversi: ogni esperienza, dalla più riuscita alla
più difficile, rappresenta una crescita, un arricchimento.
Studiare, cercare, perdersi, magari non essere soddisfatti,
e proprio davanti alla difficoltà di una prova faticosa,
trovare un’altra via, una soluzione cui non sapevi di
poter guardare: sono percorsi fondamentali per costruirsi. Non significa essere schizofrenici – aggiunge – ma
mantenersi curiosi e attenti. Ogni spettacolo per me
rappresenta l’inizio di un’avventura e se da un lato
ti aiuta naturalmente ogni esperienza di cui hai fatto
tesoro, incontri un copione nuovo, la lezione e le esigenze di un altro regista, altri compagni di lavoro... ci
sono tante cose sconosciute ed è proprio quello che si
va a cercare».
La più recente – e sicuramente rappresenta un notevole
“salto” dai versi shakespeariani del Lear – è l’incontro
con Morte, che Daniela Giovanetti descrive in termini del
tutto positivi: «Fighting Dogs rappresenta un’esperienza preziosa, un bellissimo incontro con il regista e
con gli altri attori, molti dei quali ho conosciuto proprio
in quest’occasione. Le prove sono state intense e molto
faticose ma divertentissime, nel senso di possibilità di
ricerca, di studio di un linguaggio nuovo, di entrare in
un gioco scenico ricchissimo di azioni, di oggetti, di
visionarietà... Sono molto soddisfatta e credo, assieme a
tutta la compagnia, che vada ringraziato di ciò anche
lo Stabile regionale, che ci permette di affrontare spettacoli così innovativi e certo non scontati. La scommessa
ora è – come sempre nel nostro lavoro – di trasmettere tutta questa nostra energia al pubblico».
Fighting
Dogs
nota biografica sull’autore di “Cuore di Ca
Il destino della borghesia antibolscevica, i vizi
e le ipocrisie della società sovietica raccontati
attraverso la satira, la figura dell’intellettuale, il
suo anelito alla libertà e la sua lotta per esprimersi senza costrizioni e censure… Temi giocati sul piano della surrealtà, della critica intelligente, con una forza che conquista e provoca
tuttora. Tutto questo è Michail Bulgakov, una
delle più interessanti figure letterarie del
primo Novecento europeo. Una figura originale fin dal suo percorso formativo e artistico:
nato a Kiev nel 1891, infatti, Bulgakov non si
occupa inizialmente di letteratura. Figlio di un
professore dell’Accademia Ecclestiastica, cresce in un ambiente agiato e compie gli studi
universitari in medicina. Nel 1916 è trasferito
nel governatorato
di Smolensk
q u a l e
direttore di un ospedale. A quell’epoca risalgono i tre primi lavori teatrali, successivamente distrutti dall’autore. Dopo la Rivoluzione
d’Ottobre Bulgakov si trasferisce a Kiev, poi
nel Caucaso e infine a Mosca nel 1921, dove
dà una svolta alla propria vita, decidendo di
dedicarsi esclusivamente alla scrittura. È Osip
Mandel’stàm – uno scrittore poi vittima delle
“purghe” staliniane – a introdurlo al mondo
giornalistico, dove Bulgakov s’impegna con
successo lavorando per diversi quotidiani e
dal 1923 per il giornale dei ferrovieri “Gudok”,
dove si occupa di cronaca e costume. Nel
frattempo escono su diverse riviste suoi racconti e frammenti (Appunti sui polsini, 1923)
e scrive il romanzo La Guardia Bianca cui
seguono Uova Fatali e Cuore di cane (tutti del
1925). Fin dagli esordi viene osteggiato
dalla censura, basti pensare che La
Guardia Bianca – incentrato sul drammatico periodo che precedette la presa di
potere bolscevica a Kiev – è pubblicato
in Unione Sovietica solo nel 1966: lo
stesso romanzo suscita però l’interesse
di Konstantin Stanislavskij e del Teatro
d’Arte di Mosca, che gliene commissiona una riduzione teatrale, intitolata I
giorni dei Turbin. Lo spettacolo va in scena
con grandissimo successo (merito della
padronanza del linguaggio teatrale che
l’autore da subito dimostra e della
magistrale interpretazione degli attori
del Teatro d’Arte), anche se la critica
vicina al regime non manca di mostrare freddezza e riserve verso il lavoro.
Bulgakov si appassiona al teatro e prosegue parallelamente l’attività narrativa:
ane” Michail Bulgakov
a breve distanza l’una dall’altra – fino al 1929
– firma le commedie L’appartamento di Zoja,
La corsa, L’isola purpurea, Il giogo dei bigotti. Il
clima ideologico di Mosca inizia a sembrargli
pesantissimo: è osteggiato al punto di non trovare editori per i suoi testi e si rivolge dunque
direttamente a Stalin, raccontando la sua condizione di emarginato in patria e prospettando l’intenzione di emigrare. La conseguenza
dello sfogo sembra positiva: viene assunto al
Teatro d’Arte come assistente alla regia, ma
la sua situazione non è pienamente serena.
Il suo rapporto con il grande Stanislavskj
procede fra momenti di intesa e altri di
forti frizioni. Intanto completa la commedia
Adamo ed Eva (1931), firma riduzioni teatrali
di opere come Le anime morte e testi ispirati
a personaggi storici come Moliére e Puskin.
Nel 1932 si sposa per la terza volta: al suo
altri percorsi
fianco Elena Sergeevna Njurenber, la donna
che gli sarà musa e amata compagna fino alla
morte. Nel 1937 si dimette dal Teatro d’Arte
dove si sente troppo osteggiato e s’impiega
come consulente letterario al Bolshoj: la sua
esperienza al Teatro di Stanislavskj sfocia nel
bellissimo Romanzo Teatrale (1937). Da allora,
a eccezione della riduzione scenica di Don
Chisciotte e della commedia Batum, incentrata
su Stalin e ovviamente bloccata dalla censura
di regime, si dedica soprattutto alla creazione
del capolavoro Il Maestro e Margherita a cui
– assistito dalla moglie – lavora fino alla morte,
nel 1940. Il romanzo appare sulla rivista
“Moskva” solo nel 1967 in edizione ridotta e
integralmente in Occidente: al suo successo
si deve la scoperta sul piano internazionale
dell’opera di Bulgakov, fino ad allora rimasta
dimenticata o addirittura inedita.
il Rossetti News
Applausi per l’ “Arlecchino
servitore di due padroni”
in scena al Rossetti
Applausi e unanimi consensi del pubblico e della critica hanno salutato
l’allestimento al Politeama Rossetti
dell’“Arlecchino servitore di due
padroni” di Carlo Goldoni diretto da
Maurizio Soldà e interpretato dai
ragazzi delle scuole che hanno seguito
il laboratorio organizzato dal Teatro
Stabile del Friuli-Venezia Giulia in
collaborazione con la Civica Scuola
di Arte Drammatica. Nella foto qui
sotto il regista Maurizio Soldà, il
suo asisstente Paolo Altin e la presidente della Civica Scuola Rossana
Poletti con i protagonisti dello spettacolo Maria Cristina Bussani, Paolo
Cartago, Rosaura Conti, Carla Di Leva,
Muriel Doz, Alessandra Peruch, Adelaide
Peruzzi, Giacomo Segulia, Massimiliano
Vascotto, Giovanni Matthias Versa e
i musicisti Diego Geri, Sanja Mikac,
Martina Sanna, Nina Vodopivec, Giulio
Speranza, Matteo Maver.
“A Different Language”
all’Intercity Festival
di Firenze il 15 giugno
Dopo il successo delle repliche programmate in Inghilterra e alla Sala
Bartoli di Trieste, “A Different Language” - spettacolo “bilingue” di Renato Gabrielli diretto da Graham Eatough
coprodotto dallo Stabile regionale con
la compagnia Suspect Culture di Glasgow
- sarà all’Intercity Festival di Firenze il 15 e 16 giugno. La presenza nella
prestigiosa rassegna diretta da Barbara
Nativi fa da preludio al tour programmato per la prossima stagione teatrale.
diretto da Antonio Calenda
“Trieste a Teatro” Periodico del Teatro Stabile
del Friuli-Venezia Giulia
www.ilrossetti.com/triesteteatro.asp
Anno XIV - numero 115 - 17 maggio 2005
redazione Viale XX Settembre, 45 - 34126 Trieste
tel. 040-3593511 fax 040-3593555
www.ilrossetti.it e-mail [email protected]
Autorizz.Tribunale di Trieste n° 846 del 30.7.1992
stampa Stella Arti Grafiche,Trieste
direttore responsabile Stefano Curti
redazione Ilaria Lucari le foto di scena
di “Fighting Dogs” sono di Paolo Tozzi
Grande successo per le
manifestazioni collaterali
a “Persiani”
Sono state accolte da un notevole successo le numerose iniziative collaterali
all’allestimento a Trieste dei “Persiani”
di Eschilo. Particolarmente apprezzato è
risultato l’incontro che Antonio Calenda
ha tenuto con i ragazzi delle scuole
medie inferiori, nel corso del quale ha
illustrato la storia dei “Persiani” e le
scelte registiche
dell’allestimento. Affollato
anche
l’incontro con il
pubblico
in
Sala Bartoli
e la presentazione del libro “Piera e gli assassini” di Piera Degli Esposti.
Gli appuntamenti al Rossetti
prima della chiusura estiva
Ultimi appuntamenti al Rossetti prima
della chiusura estiva. Sabato 21 maggio è in programma la sfilata di moda
organizzata da “La Griffe”: gli inviti
gratuiti sono disponibili presso la
biglietteria del Teatro e all’Aiat di
via San Nicolò. Sabato 28 e domenica 29
maggio è in programma il saggio della
sezione Flashdance della Ginnastica
triestina, mentre domenica 5 giugno si
terrà il saggio della sezione classica.
Sabato 11 giugno è infine in programma
il saggio organizzato da Arteffetto.
Nei mesi estivi il Teatro non sarà
impegnato in manifestazioni esterne
organizzate da altri enti. L’attività
riprenderà nel mese di settembre.
“Un’indimenticabile serata”
con Piera Degli Esposti e la
regia di Antonio Calenda
su Raidue il 4 giugno
Andrà in onda sabato 4 giugno su Raidue, nell’ambito della trasmissione
“Palcoscenico” (salvo variazioni del palinsesto), la ripresa dello spettacolo
“Un’indimenticabile serata”, una delle
produzioni di più grande successo mai
realizzate dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, ripresa per ben sei
stagioni consecutive e rappresentata anche a Parigi. Tratto dai testi di Achille
Campanile, lo spettacolo è diretto da
Antonio Calenda e interpretato da Piera
Degli Esposti e Stefano Galante. Alla
ripresa televisiva hanno anche partecipato Giancarlo Cortesi e l’autore delle
musiche Germano Mazzocchetti.
ADOLFO LEVIER (Trieste, 1873-1953) - Caffè all’aperto, 1910 - olio su tela, cm 65x92
il colore del benessere sociale
Non può esserci stabile ricchezza economica
senza ricchezza spirituale.
In qualsiasi ambito siano rivolti
– dalla sanità allo sviluppo economico, dalla scienza alla cultura,
all’arte, al tempo libero –
gli interventi della Fondazione sono sempre caratterizzati
da concreto impegno verso la collettività.
In una società evoluta
sono modulazioni che arricchiscono di felici tonalità
il colore del benessere sociale.
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