ISTITUTO DI ANALISI IMMAGINATIVA SCUOLA SUPERIORE DI FORMAZIONE IN PSICOTERAPIA CREMONA RICONOSCIUTA DAL MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA AI SENSI DELL’ART.3 DELLA LEGGE N°56/89 D.M. 24. 10. 1994 CONFERMA 25. 05. 2001 ASPETTI PSICOBIOLOGICI DELL’ATTIVAZIONE E DEL TRAINING AUTOGENO DI SCHULTZ : UN CONCETTO DI MALATTIA E CURA TRA PSICHE E SOMA TESI DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA AI SENSI DELL’ART.3 LEGGE 56/89 Anno Accademico 2004 / 2005 Presentata da: Dr.ssa Simona Guaresi Relatore Dr.ssa Elisa Dedali INDICE pag. 6 Introduzione. Capitolo I Aspetti psicobiologici dell’attivazione. 1.1 Introduzione pag. 16 1.2 Neurobiologia dell’attivazione pag. 19 1.2.a Asse Amigdala – Ipotalamo – Ipofisi – Surrene pag. 21 1.2.a.i. pag. 23 1.3 1.4 Capitolo II Amigdala, Ippocampo e memoria 1.2.b Il circuito neuroendocrino – immunitario pag. 24 1.2.c L’asse Ipotalamo – Ipofisi – Surrene pag. 26 1.2.d L’asse Ipotalamo – Sistema nervoso vegetativo pag. 26 1.2.e. Il sistema degli oppiati endogeni pag. 26 1.2.f. L’asse Ipotalamo – Ipofisi – Ormone somatotropo pag. 27 Specificità e aspetti cognitivi della risposta di allarme pag. 29 1.3.a Aspecificità e specificità della risposta di allarme pag. 30 1.3.b Amigdala e specificità di risposta di allarme pag. 33 1.3.c La retroazione del corpo pag. 34 Conclusioni pag. 37 Psicobiologia dei disturbi correlati all’attivazione. 2.1 Introduzione pag. 42 2.2 Stress, distress e memoria pag. 46 2.3. Stress e disturbi d’ansia pag. 49 2.3.a Disturbo di panico pag. 50 2.3.b Disturbo d’ansia generalizzato pag. 50 2.3.c Disturbo post traumatico da stress pag. 50 2.3.d Disturbo ossessivo – compulsivo pag. 51 2.4. Stress e depressione pag. 51 2.5. Attivazione emozionale, risposta vegetativa e rischio di pag. 53 malattia 2.5.a Stile di gestione dello stress e sistema nervoso pag. 53 vegetativo 2.5.b Sistema neurovegetativo e apprendimento viscerale pag. 54 2.5.c Stress e patologie gastrointestinali pag. 57 2.5.d Stress e patologie respiratorie pag. 58 2.5.e Stress e patologie cardiovascolari pag. 59 2.5.f Stress e cefalea pag. 61 2.5.g Stress e malattie endocrine pag. 62 2.5.h Stress e malattie della pelle pag. 62 2.5.i Stress e apparato muscoloscheletrico pag. 63 2.5.l Stress e apparato urogenitale femminile pag. 63 2.5.m Stress e apparato visivo pag. 64 2.5.n pag. 64 La componente emotivo – affettiva del dolore nelle malattie reumatiche 2.5.o 2.6 pag. 66 Conclusioni Psicobiologia dei sintomi somatici funzionali pag. 68 2.6.a Il vissuto emozionale dell’esperienza corporea pag. 68 2.6.a.i pag. 76 Importanza dell’esperienza corporea in psichiatria 2.6.b il pag. 78 alle pag. 79 Ruolo del meccanismo di amplificazione in pag. 84 Modificazioni dell’esperienza corporea: meccanismo dell’amplificazione somato – sensoriale 2.6.b.i L’amplificazione e la sensibilità sensazioni somatiche 2.6.b.ii alcune presentazioni cliniche 2.6.c Alexitimia: un approccio multi-dimensionale alla pag. 85 sintomatologia somatica funzionale 2.6.c.i Lo sviluppo dell’Alexitimia pag. 89 2.6.c.ii Alexitimia e sviluppo dei sintomi somatici pag. 91 funzionali 2.7 Significato e ruolo della sintomatologia somatica funzionale: pag. 92 dall’individuo, al gruppo, alla struttura sociale 2.7.a Le interpretazioni psicodinamiche pag. 93 2.7.b Il significato del “linguaggio somatico” pag. 94 2.7.c Il significato relazionale dei sintomi somatici pag. 95 funzionali 2.7.d 2.8 Il significato sociale dei sintomi somatici funzionali La “General Neurotic Sindrome”. La personalità, la pag. 96 pag. 97 sintomatologia somatica funzionale, l’ansia e la depressione: una visione integrata. 2.9 Capitolo III 3.1 Test psicometrici nei disturbi correlati all’attivazione pag. 100 Aspetti psicobiologici del Training Autogeno. Neurofisiologia della risposta di rilassamento pag. 104 3.1.a La distensione psicosomatica nel Training Autogeno pag. 105 3.1.a.i Introduzione pag. 105 3.1.a.ii La commutazione”trofotropica” e il modello pag. 106 di Gellhorn 3.1.a.iii La deafferentazione sensoriale e l’attività pag. 110 corticale 3.1.b 3.1.c Il principio Ideomotore pag. 113 3.1.b.i Aspetti neurofisiologici dell’Ideoplasia pag. 114 3.1.b.ii L’Ideoplasia e l’”immagine efficace” pag. 119 Conclusioni pag. 121 3.2 L’ambiente e la postura pag. 125 3.3 Alcuni aspetti biopsicologica negli esercizi del Training pag. 127 Autogeno Capitolo IV 3.3.a Le scariche autogene pag. 127 3.3.b La pesantezza pag. 129 3.3.c Il calore pag. 130 3.3.d Il respiro pag. 132 3.3.e Il cuore pag. 133 3.3.f Il plesso solare – il ganglio celiaco pag. 134 La relazione mente – corpo: malattia e cura tra psiche e soma. 4.1 Introduzione pag. 140 4.2 La persona come unità psiche-soma pag. 148 4.2.a pag. 148 Neurofisiologia e psicanalisi: la nascita della mente dal corpo 4.2.b Il corpo e la filosofia pag. 152 4.2.c Il corpo e la psicoanalisi: elementi che ostacolano e pag. 155 che favoriscono l’attenzione al versante corporeo del psichesoma 4.3 Il concetto di cura integrato pag. 164 4.3.a Ricablare il cervello pag. 164 4.3.b Psicoterapia e modificazione dei nessi associativi pag. 166 della memoria implicita 4.3.c 4.4 pag. 167 Conclusioni Il Training Autogeno di Schultz: cura dell’unità biopsichica pag. 168 4.4.a Introduzione pag. 168 4.4.b Indicazioni all’applicazione del Training Autogeno pag. 170 4.4.b.i Indicazioni in ambito clinico pag. 170 4.4.b.ii Indicazioni in ambito non clinico pag. 171 4.4.b.iii La scelta del paziente pag. 172 4.4.c pag. 174 Conclusioni 4.5 La cura – la guarigione pag. 175 4.6 Esperienze pag. 183 4.6.a Un caso clinico pag. 183 4.6.b Un’esperienza autobiografica: l’immagine pag. 200 intollerabile Appendice .”La filosofia di Matrix” pag. 204 Bibliografia pag. 209 Allegato: CD a) “Il concetto di Ideoplasia” b) “La grotta e la strega: l’immagine intollerabile” INTRODUZIONE “Dimostrerò come mio padre è l’anima e il cervello la sua donna, e da essi ha origine una generazione interminabile di pensieri…” (W. Shakespeare, Riccardo II, Atto V, scena 5) “… Dottoressa, ma… come può essere vero che un semplice pensiero realizzi delle modificazioni concrete nel mio corpo?!”, con questa domanda Maria, così chiamerò convenzionalmente la mia paziente, aprì, un po’ esitante, la nostra seconda seduta di Training Autogeno. Sapendo che Maria andava spesso al cinema pensai di chiederle se, per caso avesse visto il film “Matrix”, lei rispose di sì. Fu allora così che, parlando con lei del terribile inganno, ordito dalle macchine nei confronti dell’uomo e scoperto da Neo con l’aiuto di Morpheus, trovai l’espediente per poter mettere la mia paziente a contatto con l’affascinante ed estremamente complesso problema della relazione mente – corpo e aiutarla così nella comprensione del principio di Ideoplasia: il fulcro concettuale attorno cui è centrato il Training Autogeno, psicoterapia di autodistensione da concentrazione psichica che ha come oggetto della sua azione terapeutica la persona intesa come unità somatopsichica. La rigida separazione che per un certo periodo di tempo si è realizzata tra la Medicina, intesa come disciplina che studia gli eventi della vita somatica seguendo gli schemi delle scienze naturali, e la Psichiatria e la Psicologia, intese come discipline che studiano i fenomeni della vita psichica, ha condotto alla negazione di ogni reciprocità di azione e di influenza tra la sfera psichica e la sfera somatica, non cogliendo così il senso e nemmeno la realtà clinica delle così dette malattie psicosomatiche. Il discorso psicosomatico intende invece recuperare fino in fondo l’unità relazionale tra ciò che è psichico e ciò che è somatico, fra ciò che è obiettivo e ciò che è soggettivo, studiando i modi con cui le esperienze psichiche, emozionali, si trasformano in evenienze somatiche; così facendo si viene a sottolineare fortemente l’importanza della soggettività nello svolgimento della malattia somatica. La persona intesa come unità psicosomatica. Centrale quindi nell’interpretazione teorica del metodo di Schultz è la concezione della persona intesa come inscindibile unità psicosomatica, così, per comprendere intimamente i meccanismi che vengono ad attivarsi durante lo svolgimento del Training Autogeno e che sottendono poi ai suoi effetti terapeutici, è necessario superare il dualismo cartesiano che ancora troppo spesso condiziona il nostro modo di pensare e soprattutto ancora troppo spesso incide sull’agire medico e psicoterapeutico. Afferma a questo proposito Schultz: “In conseguenza della prevalente e diffusa sottovalutazione dell’importanza della correlazione tra psiche e soma, spesso non vengono assolti i compiti psicoterapeutici proprio perché non ci si uniforma a sufficienza alle esigenze dell’organismo e della natura; non sarà mai abbastanza ripetuto che un lavoro psicoterapeutico potrà raggiungere il suo scopo solo in una considerazione “organismica” dell’individuo”. Il tema della relazione psiche – soma in neurofisiologia è stato approfondito soprattutto nell’ambito della ricerca sulla psicobiologia dell’attivazione emozionale e dei sintomi somatici noti da sempre e generalmente definiti come “funzionali” la cui origine sembra risiedere in un'alterazione dell’omeostasi neurovegetativa. Tali disturbi giungono all'osservazione del medico con notevole frequenza, a volte come disturbi transitori, più spesso come alterazioni persistenti e fastidiose dello stato di «benessere» psicofisico del paziente. Dagli anni '40 in poi l'ampliarsi delle conoscenze relative all'anatomofisiologia del sistema nervoso vegetativo, ha consentito di spiegare numerosi aspetti di queste patologie, la cui etiopatogenesi era stata per lungo tempo oggetto più di speculazioni che di un adeguato approccio sperimentale. D'altro canto la scoperta, avvenuta negli anni '70, dell'esistenza degli assi neuroendocrini ipotalamo-ipofisari e le più recenti acquisizioni relative ai complessi rapporti Sistema Nervoso Centrale, assi neuroendocrini e funzionalità del sistema immunitario, hanno reso i confini tra «psiche» e «soma» sempre più sfumati, a tutto vantaggio di una migliore comprensione dei fenomeni psicosomatici. Prima di addentrarsi più dettagliatamente nella descrizione dei rapporti che intercorrono tra sistema nervoso vegetativo e l'insorgenza di patologie funzionali, è opportuno definire già da subito e in modo quanto più possibile rigoroso la natura di tali disturbi. Per disturbi «funzionali» in psichiatria si intendono quelle patologie per cui sia stata dimostrata l'esistenza di specifici meccanismi che mediano, a livello biologico, il rapporto tra cervello - emozione e soma, generalmente in assenza di lesioni tissutali osservabili. Secondo questa definizione è possibile superare da un lato lo scetticismo medico-chirurgico, che tende a sottovalutare l'importanza dei fattori psicologici nelle patologie somatiche, e dall'altro di ridimensionare lo psicologismo che li sopravvaluta. Il Sistema Neurovegetativo. Il SNV è stato oggetto di ricerche in ambito psicosomatico sin dagli anni '30-'40, dal momento che rappresenta uno dei sistemi più chiaramente e prontamente sensibili agli stimoli emozionali. Il SNV nella sua definizione classica è ritenuto un sistema interamente motorio, la cui funzione si esplica indipendentemente dal controllo volontario e al di fuori della consapevolezza del soggetto. Per tale ragione esso è comunemente definito anche sistema nervoso autonomo, termine che sottolinea la sua capacità di funzionare in modo del tutto automatico ed indipendente dalle rimanenti sezioni del sistema nervoso centrale. Tuttavia, negli ultimi anni si è andata sviluppando la concezione del sistema vegetativo come sistema che, sulla base di una complessa rete di afferenze e di efferenze con le strutture viscerali, opera sia mediante un classico arco riflesso autonomo, sia mediante una stretta integrazione con centri superiori di regolazione vegetativa, corticali e sottocorticali. Nel SNV possono pertanto essere distinti i centri di regolazione situati a livello cerebrale, e i centri e le vie periferiche, che operano in stretto rapporto attraverso vari meccanismi di controllo reciproco e di feed-back, nel modulare la reattività e la funzione delle strutture viscerali. La regolazione centrale del Sistema neurovegetativo Sistema limbico. Il sistema limbico, una delle parti filogeneticamente più antiche del cervello, è costituito da un gruppo di strutture strettamente interconnesse tra loro e con l'ipotalamo. Le sue principali formazioni comprendono la corteccia limbica, il sistema dell'ippocampo, l'amigdala, l'abenula ed il rinencefalo. Definito da Mac Lean come «cervello viscerale», il sistema limbico ricopre un ruolo basilare nei meccanismi di attivazione e di manifestazione dell'emozione, sia a livello della reattività affettiva e comportamentale che delle modificazioni somatiche e viscerali concomitanti. Vari studi effettuati sia negli animali che nell’uomo hanno dimostrato che la lesione o la stimolazione di determinate aree limbiche produce consistenti modificazioni a carico di vari parametri vegetativi. Elevazioni e riduzioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca sono state documentate per lesione o stimolazione di aree limbiche corticali e dell'amigdala; anche la risposta galvanica cutanea (GSR) e la risposta di orientamento, tipiche risposte vegetative suscitate da stimoli emozionali, risultano specificamente alterate da lesioni o da stimolazioni a livello limbico. Corteccia cerebrale. Anche a livello della corteccia, in particolare frontale e prefrontale, sono state identificate numerose aree o punti la cui lesione o stimolazione influenza in misura significativa varie funzioni vegetative, tra cui in particolare la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la respirazione e l'attività elettrodermica. Alcune di tali aree sono situate in stretta vicinanza o sono parzialmente sovrapposte con le aree motorie e premotorie del sistema cerebrospinale. In molti casi, infatti, le modificazioni vegetative prodotte dalla stimolazione di tali settori appaiono intimamente associate ad attività motoria somatica. Tali stretti rapporti funzionali ed anatomici a livello della corteccia suggeriscono quindi l'esistenza di specifici meccanismi preprogrammati per l'integrazione tra risposte motorie- comportamentali e risposte vegetative agli stimoli emozionali. Ipotalamo. L'ipotalamo, costituito da un insieme di nuclei e di cellule neurosecretorie altamente specializzate, è situato alla base del cervello, immediatamente al di sopra dell'ipofisi e adiacente alle strutture limbiche. Attraverso una complessa rete di vie afferenti ed efferenti, è collegato con le strutture limbiche, con le regioni prefrontali della corteccia, con il sistema talamico, con 1'ipofisi e con la periferia dell'organismo tramite il sistema neurovegetativo. Per quanto riguarda le funzioni vegetative, studi sperimentali di lesione e di stimolazione suggeriscono l’esistenza nell’ipotalamo di aree funzionali che suscitano patterns di riposte vegetative tipiche e differenti. La stimolazione dei nuclei anteriori, per esempio, produce una predominante attivazione della porzione parasimpatica del SNV, con riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, vasodilatazione periferica e miosi; la stimolazione dei nuclei dell'area posteriore e laterale, invece, produce un'attivazione predominante di tipo ortosimpatico, con aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, midriasi e comportamento aggressivo. Per la sua posizione anatomica, per l'estesa rete di collegamenti tra strutture centrali implicate nell'emozione, da un lato, e stazioni vegetative periferiche, dall'altro, l'ipotalamo risulta anch'esso un vero e proprio «cervello viscerale», in grado di regolare e integrare la reattività e le modificazioni viscerali e ghiandolari in risposta agli stimoli ambientali. Il SNV periferico: ortosimpatico e parasimpatico. Nel sistema neurovegetativo si distinguono a livello periferico due principali sezioni efferenti, il sistema ortosimpatico (o simpatico) e il sistema parasimpatico, che esercitano un'azione fisiologica in genere antagonista sugli organi innervati. Nella maggior parte dei casi la stimolazione del sistema ortosimpatico produce risposte vegetative che preparano l'organismo all'attività o all'emergenza, con aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, broncodilatazione, midriasi e, più in generale, aumento dell'attivazione e della disponibilità di energia (sistema ergotropico). La stimolazione del sistema parasimpatico produce invece, a carico delle stesse funzioni, modificazioni generalmente in direzione opposta (sistema trofotropico). Gli organi periferici ricevono generalmente un'innervazione sia da parte del sistema ortosimpatico che da quello parasimpatico, che agiscono pertanto sinergicamente, assicurandone una funzionalità ottimale. Il SNV appare come un sistema fondamentale per il mantenimento dell'omeostasi interna e per la funzionalità della maggior parte degli organi, sia a livello dei processi metabolici di base, mediante la divisione parasimpatica, sia a livello dei processi di attivazione e di supporto metabolico per l'azione in condizioni di emergenza, mediante la divisione ortosimpatica. L'attività sinergica delle due divisioni, ortosimpatica e parasimpatica, è assicurata da meccanismi automatici e riflessi di regolazione che permettono, al di fuori del controllo diretto della coscienza e della volontà, la funzionalità autonoma di base del sistema. Tale funzionalità, tuttavia, viene modulata anche da centri di regolazione e di integrazione cerebrali, a livello limbico, corticale e ipotalamico, che permettono di adattare le reazioni vegetative dell'organismo ai differenti stimoli provenienti dall'ambiente esterno. La reattività psicofisiologica dell'organismo infatti, per mezzo di questo complesso sistema articolato a livello centrale e periferico, risulta particolarmente sensibile all'azione di stimoli emozionali e stressanti, mentre in condizioni normali tale reattività assicura risposte ottimali e adattive dell'organismo per fronteggiare le richieste ambientali, in particolari condizioni può invece costituire un fattore che accresce il rischio di sviluppo di una patologia somatica. II normale livello di attivazione e di equilibrio delle componenti del sistema neurovegetativo, che costituisce la base per la normale funzionalità viscerale e ghiandolare, può essere alterato da stimoli in grado di generare una reazione emozionale. Gli studi di psicofisiologia clinica e sperimentale fino ad oggi condotti hanno infatti permesso di riconoscere modificazioni tipiche delle principali funzioni neurovegetative in seguito a stimoli emozionali. In particolare frequenza cardiaca, pressione arteriosa, risposta vascolare periferica, attività elettrica cutanea, modificazioni della secrezione e della motilità gastrointestinale, reazione pupillare, sono le variabili fisiologiche che più di altre sono state oggetto di studi da parte di diversi autori. Frequenza cardiaca. Le modificazioni della frequenza cardiaca in seguito a stimoli emozionali sono senz'altro le più note. Studi su soggetti normali in laboratorio hanno mostrato come la relazione emozionale suscitata dalla semplice attesa di una lieve scossa elettrica alla mano possa aumentare la frequenza cardiaca di circa 20 battiti/min. Oltre agli studi che hanno valutato sperimentalmente le modificazioni della frequenza cardiaca in situazioni di stress moderato, come ad esempio test di prestazione, esami, colloqui, simulazione di situazioni di pericolo etc., in psicosomatica le ricerche più interessanti sono quelle nelle quali è stata effettuata una valutazione del ruolo dei fattori cognitivi nel determinare il tipo di risposta. La valutazione cognitiva di vari stimoli ambientali può essere differente da soggetto a soggetto e tale differenza può a sua volta determinare una risposta psicoemozionale fondamentalmente diversa da soggetto a soggetto. In particolare i classici studi compiuti da Hare, hanno dimostrato come la proiezione di diapositive raffiguranti dei ragni nel loro ambiente naturale potesse provocare un temporaneo incremento della frequenza cardiaca in un gruppo di soggetti affetti da fobia per i ragni, mentre in un gruppo di controllo la visione delle diapositive induceva un lieve e temporaneo decremento della frequenza cardiaca, ovvero una tipica reazione di orientamento verso l'ambiente. Dal punto di vista cardiovascolare, pertanto, alcuni soggetti (fobici) reagiscono all’immagine come ad una potenziale minaccia, mentre altri (non fobici) reagiscono all’immagine come ad uno stimolo sensoriale cui prestare attenzione. Va inoltre ricordato come l’esposizione a situazioni di stress emozionale possa facilitare uno stato di instabilità elettrica a livello cardiaco. Studi sperimentali su animali, e in minor misura anche nell'uomo, hanno documentato come condizioni acute di stress abbassino la soglia per aritmia ed extrasistolia ventricolare, fino a stati di fibríllazione potenzialmente mortali. In generale tali quadri sono legati allo stato di iperattivazione adrenergica indotto da una situazione acuta di stress. Il rischio di tali reazioni è risultato significativamente più elevato in quelle situazioni in cui il soggetto è posto nell'impossibilità di «coping» o di innesco di una reazione di lottafuga. Pressione arteriosa. Anche per la pressione arteriosa come per la frequenza cardiaca, sono stati effettuati numerosi studi che evidenziano come i valori pressori, sia diastolici che sistolici, possano essere modificati da stimoli di varia natura o da situazioni di stress emozionale. Le situazioni più indagate sono state le prove d'esame, test di prestazione, prove di calcolo o soluzione di problemi. In assoluto, tuttavia, le situazioni in cui la pressione arteriosa ha subito le modificazioni più significative sono state quelle in cui il soggetto si trovava a confronto con una interazione interpersonale caratterizzata da una quota elevata di ostilità o di forte coinvolgimento emozionale con vissuti di tipo aggréssivo. Una serie di studi in particolare ha mostrato come in soggetti normali sottoposti ad una situazione frustrante indotta sperimentalmente (ad esempio l'essere rimproverati ingiustamente dopo l'esecuzione corretta di un test), la reattività pressoria vari in funzione dello status della persona che di volta in volta esprime il rimprovero. Se il soggetto ha la possibilità di obiettare verbalmente al rimprovero che gli viene fatto, la pressione dopo un breve incremento torna ai livelli di partenza. Se invece il soggetto riceve un rimprovero da un individuo di status superiore, al quale non è possibile replicare verbalmente (ad es. un professore), la pressione arteriosa subisce un incremento più marcato, che tende a persistere nel tempo. Vasomotilità periferica. In analogia con quanto rilevato a proposito della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, anche la vasomotilità periferica rappresenta un indice sensibile di attivazione emozionale. È di comune riscontro il rilievo di una vasocostrizione periferica in situazioni di stress, che si manifesta a livello obiettivo con pallore e raffreddamento della cute e a livello della registrazione fotopletismografica con una riduzione fino alla scomparsa della pulsazione delle falangi distali. Sistema muscolo-scheletrico (SMS). Numerose situazioni di stress sono normalmente accompagnate da un incremento della tensione muscolare. Tale incremento, obiettivabile mediante registrazione dell'attività elettrica del muscolo (elettromiografia), può essere generalizzato o interessare solo alcuni gruppi di muscoli. In altre parole il muscolo non si comporta solo come un semplice esecutore di movimenti finalizzati volontari e involontari, ma appare in grado di adattarsi in modo molto sensibile e tempestivo, al grado di attivazione emozionale, allo stato d'animo e al livello di attenzione di volta in volta mostrato dal soggetto. Con la tecnica del biofeedback elettromiografico (che consiste nella trasformazione dell'attività elettrica del muscolo in segnali acustici e visivi mediante un'apparecchiatura elettronica) è possibile ad esempio osservare come la tensione muscolare venga modificata in tempo reale sotto l'influenza dei pensieri e delle emozioni. La rilevazione delle variazioni della tensione muscolare è pertanto una delle metodiche più comunemente utilizzate sia nella valutazione delle modificazioni psicofisiologiche nell'emozione, sia nell'obiettivazione del livello di arousal dell'organismo, in ambito sperimentale e clinico. Il rapporto tra emozioni e tensione muscolare, oltre che evidenziabile in ambito psicofisiologico, assume una notevole rilevanza anche dal punto di vista clinico. Nitrose patologie come la cefalea censiva, alcune forma di dolore lombare, i tics, la balbuzie, il bruxismo e la sindrome dolorosa temporo – mandibolare, sembrano avere come fattore facilitante o addirittura scatenante l'insorgenza della malattia, un aumento della tensione muscolare in situazioni di stress emozionale. Pertanto la maggior parte degli interventi terapeutici in queste patologie è basata proprio sulla riduzione, mediante varie tecniche di rilassamento, della tensione muscolare involontaria, sia a livello locale che sistemico. Più in generale va osservato come nella genesi delle malattie psicosomatiche il sistema muscolo-scheletrico occupi una particolare posizione dal momento che, oltre alle patologie ricordate in precedenza, è possibile individuare nei fenomeni di soppressione e inibizione delle risposte motorie aperte verso l'ambiente, uno dei meccanismi patogenetici più frequentemente chiamati in causa in medicina psicosomatica. Attività elettrica cutanea. L'attività elettrica della cute rappresenta, ormai da decenni, il più studiato fenomeno della psicofisiologia umana. La registrazione mediante Biofeedback delle variazioni della resistenza elettrica della cute (GSR, galvanic skin response o riflesso psicogalvaníco), della conduttanza cutanea e dei potenziali elettrici cutanei (SPR, skin potential response) in un soggetto in stato di riposo sono un fedele indice dell'attivazione emozionale sia a stimoli ambientali che a stimoli interiori quali un ricordo, un'immagine mentale etc. Anche in questo caso è stato possibile dimostrare il ruolo importante della valutazione cognitiva dello stimolo nel determinare l'entità dell'attivazione emozionale. Una serie di studi compiuti da Lazarus, Speisman e coll., offrono una dimostrazione della significatività dei rapporti tra fattori cognitivi, meccanismi di difesa ed entità dello stress. Da studi precedenti era noto che la visione di un film privo di sonoro, in cui era rappresentato un rito di iniziazione primitivo piuttosto cruento, induceva una marcata reazione di stress emozionale, misurata a livello vegetativo mediante variazioni della conduttanza cutanea prima, durante e dopo il film. Furono preparate allora tre differenti versioni del filmato: una con un commentatore fuori campo che sottolineava i momenti più cruenti, una seconda in cui il commentatore favoriva nello spettatore difese basate sul rifiuto, una terza versione in cui era invece favorita la difesa mediante l'induzione di una razionalizzazione dei contenuti emozionali, effettuata con un commento che evidenziava gli aspetti «antropologici» e «scientifici» del filmato. I risultati mostrarono che la diversa valutazione cognitiva delle stesse scene del filmato era determinante per la reazione di stress: la razionalizzazione delle scene cruente induceva infatti una notevole riduzione dell'attivazione emozionale, e quindi della conduttanza cutanea. Reattività gastrointestinale. A livello gastrointestinale la reattività vegetativa suscitata da stimoli emozionali e situazioni di stress è in grado di modificare la motilità e la secrezione acida gastrica, e la motilità colica. I classici studi di Wolff condotti mediante osservazione diretta della motilità della parete gastrica e della sua secrezione in soggetti portatori di fistole gastriche mostrarono come emozioni quali aggressività, ansia, paura portassero a nette modificazioni locali. Recenti studi psicofisiologici hanno anche confermato i rapporti tra stati emozionali e risposta vegetativa gastrica, sia mediante tecniche come 1'elettrogastrografia che mediante tecniche telemetriche. Altri studi hanno inoltre evidenziato alterazioni della peristalsi e della motilità del colon in rapporto a stimoli di natura emozionale. Le modificazioni della funzionalità e reattività gastrointestinale sono mediate principalmente dalla sezione parasimpatica del sistema neurovegetativo. Recentemente è stato tuttavia riconosciuto anche il ruolo di sistemi peptidergici quali la bombesina, il gastrin releasing peptide, la colecistochinina (CCK), il corticotropin releasing factor (CRF) e il thyrotropin releasing factor (TRII). Il ruolo di questi peptidi è stato segnalato sia nella regolazione del piccolo e grande intestino, sia nella genesi delle ulcere gastriche da stress. Reattività pupillare. Anche la reattività pupillare, com’è noto, risponde in modo assai specifico e sensibile agli stimoli emotivi. La dilatazione delle pupille che accompagna le reazioni di paura e di terrore è ben conosciuta. Tale dilatazione persiste anche in caso di illuminazione diretta della pupilla, mostrando come l'intensità della reazione emozionale sia in grado di contrastare il fisiologico riflesso pupillare alla luce. Studi di psicofisiologia hanno dimostrato come la pupilla, attraverso la modulazione neurovegetativa, sia un sensibile indice delle reazioni a stimoli emozionali anche di minore entità. Una temporanea dilatazione pupillare accompagna ad esempio nell'uomo la visione di una diapositiva con un nudo femminile. Analogamente un soggetto affamato mostra una spiccata dilatazione pupillare alla visione di un'immagine raffigurante una bistecca. Le variazioni del diametro pupillare, peraltro, rivestono un importante ruolo nella comunicazione interpersonale, contribuendo alla comunicazione non verbale di stati emozionali. Conclusione In sintesi possiamo concludere questo capitolo introduttivo dicendo che, sulla base dei dati esposti, è possibile evidenziare come la maggior parte delle funzioni viscerali dell’organismo siano sensibili agli stimoli in grado di suscitare una reazione emozionale. Al tempo stesso appare chiaro il ruolo giocato dalla valutazione cognitiva degli stimoli nel modulare il tipo e la natura della risposta neurovegetativa nelle diverse situazioni. Scopo dei successivi capitoli sarà allora quello di approfondire le basi psicobiologiche che sottendono tale fenomenologia e di conseguenza esporre le basi psicobiologiche del Training Autogeno di Schultz, che si dimostrerà cura psicoterapica di elezione per i disturbi collegati all’attivazione emozionale. Al termine di questa trattazione è mia intenzione svolgere una riflessione sul concetto di malattia e di cura considerate nell’ambito della visione della persona intesa come inscindibile unità psichesoma.