Notiziario MAB

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2006—3
Informazioni ai Soci
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
NOTIZIARIO
WWW.CVMS.IT
MAB
M E Z Z I
A RM I
BA T T A G L I E
ASI SHOW 2006 — 40° ASI
IL NOSTRO CLUB ALL’ASISHOW 40°
In occasione dell’ASISHOW, che si è svolto
a Torino, in concomitanza con le celebrazioni del 40° dell’ASI, una delegazione di soci
in rappresentanza del nostro Club, ha partecipato, per la prima volta, alla principale e
più importante manifestazione che l’ASI organizza ogni anno.
Questo è il resoconto che l’amico Enrico ci
ha fatto pervenire.
Partiamo alle 14,15 del venerdì dalla sede
del nostro Club, destinazione Torino, con
una autoambulanza, una Munga ed una GPA
per raggiungere altri soci che ci aspettano a
Novara con due GMC e un Dodge. Il traffico
è caotico ed essendo in ritardo, manchiamo
l’appuntamento, e ad aspettarci rimane solo
una Willys con a bordo Giorgio e la moglie
Carla. Riprendiamo l’autostrada ed il traffico diventa un
vero inferno, anche a causa degli interminabili cantieri della
A4. Raggiungiamo la caserma della Scuola di Applicazione
ed Istituto di Studi Militari dell’Esercito a Torino, solo alle
19,30 (incredibile!!). In caserma ad aspettarci ci sono già
alcuni veicoli, ma dopo poco realizziamo che il nostro Club
con una decina di bei veicoli, rappresenta almeno un terzo
dei partecipanti con veicoli militari. Tra i veicoli un White
Scout Car, una M.8, quattro magnifici BMW R75 dei quali
uno abilmente guidato da una bella signora bionda, moglie
di un altro partecipante sempre con la BMW.
Tra i mezzi pesanti facevano bella mostra un Lancia 3RO e
due TM40 . La Polizia di Stato ha esposto un’ autoblinda
Chevrolet M6 STAGHOUND, due Guzzi ed una Alfa Matta, che però non si è mossa dal cortile della caserma. Mentre i veicoli militari si organizzavano in caserma, in altre
zone della città, auto civili, moto, veicoli utilitari, mezzi
agricoli, camper, aeromobili e barche si organizzavano in
varie parti della città in preparazione dei vari eventi del sabato successivo. Il programma più intenso e culturale è stato, probabilmente, quello riservato
ai nostri mezzi che, dopo un problematico attraversamento
del centro di Torino, ci ha portato alla Reggia di Venaria
Reale e successiva visita del palazzo e giardini. Il primo
impianto dell’edificio si concretizzò nel 1659, grazie al Duca Carlo Emanuele II che volle una sede stabile per la pratica venatoria. Dopo diversi modifiche nel 1716 il palazzo fu
ampliato fino a diventare una reggia con l’aiuto
dell’architetto Filippo Juvarra. Il palazzo fu per un certo
periodo sede della famiglia reale e successivamente divenne una caserma d’artiglieria. Il giardino di 3 chilometri quadrati, permetteva ai soldati di sparare con i cannoni poco
fuori dalla caserma. Il palazzo fu depredato da “ignoti” alla
fine della guerra per poi tornare, fino ai tempi recenti, ad
essere una caserma. Attualmente è in ristrutturazione e date
le dimensioni e lo stato di degrado del giardino e
dell’edificio, ci vorranno ancora diversi anni prima del
completamento. Vale, comunque, una visita.
( continua a pagina 3 )
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
INDICE DEGLI ARGOMENTI
ASI Show 2006—40° ASI
Manifestazioni 2007
Raduno di Bormio
Raduno di Cannes
Notizie utili—MVPA
Attività del CVMS
ARMIR
Thomson M1
Schemi di colorazione
La fine di Stalingrado
BAV (Zil 485)
Vasily Grigorievic Zaitsev
Armir—Foto
La battaglia delle Ardenne
Fieseler FI 156 Storch
Horch KFZ 21
Ardenne—Foto
Bormio 2006—Foto
Accadde in Dicembre
Raduno Vercelli
Foche Wulf FW 190
Lady Be Good
Militaria Novegro Novembre
Cerco, Compro, Vendo
Pag. 1—3
Pag. 4
Pag. 5
Pag. 6
Pag. 8
Pag. 9
Pag. 10—11
Pag. 12
Pag. 13
Pag. 14-15
Pag. 16
Pag. 17
Pag. 18
Pag. 19—20
Pag. 21
Pag. 22
Pag. 23
Pag. 24
Pag. 25
Pag. 26
Pag. 27-28
Pag. 29-30
Pag. 31
Pag. 32
Redattore: Cosimo Prototipo
Articoli di carattere storico: Enrico Paggi, Cosimo Prototipo
Resoconti delle manifestazioni: i Soci
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
IL NOSTRO CLUB ALL’ASISHOW
Continua da pagina 1
Dopo pranzo ci siano diretti all’Aereo Club Torino dove, oltre allo spettacolo dei vecchi veicoli “volanti”,
erano esposti i mezzi agricoli ed abitativi. Quando siamo arrivati siamo stati letteralmente investiti da un bagno di folla, tanto che abbiamo dovuto darci i turni per
presidiare i nostri mezzi che altrimenti sarebbero stati
smontati in pochi minuti. Verso sera siamo rientrati in
caserma per prepararci alla cena di gala che si teneva
dove erano ospitati i nostri veicoli. Dopo un sontuoso
aperitivo, le circa 900 persone partecipanti alla manifestazione si sono riversate nella sala da pranzo della caserma che, incredibilmente, ne poteva contenere almeno altre 500. La cena è stata ottima con l’unico evidente problema che servire tutte quelle persone non era
facile e abbiamo potuto allontanarci solo a notte inoltrata. La domenica abbiamo esposto i mezzi nell’area
di Piazza Vittorio Veneto insieme a tutti gli altri partecipanti per fare da cornice alla maratona di Torino.
Nella nostra zona di parcheggio, un gruppo di giovani
chiassosi suonatori di bongo, contrari alla guerra, ci ha
allietato i timpani per alcune ore, ma, in fondo eravamo l’unico gruppo con la musica!!.
Per chi voleva l’ASI ha messo a disposizione delle guide per visitare alcuni musei della città.
Dopo il pranzo e la premiazione di alcuni partecipanti
per il concorso culturale dell’ASI e per le gare di regolarità a cui hanno partecipato le vetture civili, tutti a
casa.
Il Presidente dell’ASI, Avv. Loi, durante un discorso,
ha manifestato soddisfazione per il fatto che l’ASI avesse raggiunto i 100.000 iscritti e ci fossero 170.040
veicoli iscritti ai loro registri con 223 club federati.
La manifestazione è stata imponente, nonostante i problemi di gestione di un migliaio di persone più i veicoli, ma tutto ha funzionato ed i nostri veicoli sono sempre stati al centro delle celebrazioni portando sicuramente lustro al nostro ed agli altri Club partecipanti.
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
MANIFESTAZIONI 2007
Di seguito diamo indicazioni di massima. Per informazioni più dettagliate vi invitiamo a controllare la
pagina Raduni 2007 o le News della pagina iniziale
del nostro sito, www.cvms.it, in continuo aggiornamento, o a contattare la Segreteria del Club, oppure la
sede. Non mancheranno avvisi a mezzo posta in caso
di particolare importanza dell’iniziativa in programma.
E’ importante rammentare di comunicare sempre per
tempo eventuali vostre iniziative, al fine di consentirci
una programmazione agli eventi.
Se siete intenzionati a partecipare ad un raduno è necessario comunicare il proprio nominativo, tipo di veicolo e numero di partecipanti almeno dieci giorni prima dell’evento alla sede del club o, se indicati, ai numeri di telefono degli organizzatori.
RADUNI CVMS
25 Marzo 2007 :
Raduno Veicoli Militari Storici CVMS
Bombardone—Zinasco (PV).
Organizzazione Valter Secco.
7/8/9 Settembre 2007 :
RINNOVO CARICHE
IV Raduno Internazionale Veicoli Militari
Assemblea Generale 2007 e elezioni per il
rinnovo delle cariche dei membri del Consiglio Direttivo
Storici Alta Val Badia.
Organizzazione Werner
Crazzolara
SEGNALAZIONE DI ALTRE MANIFESTAZIONI
Al momento di andare in stampa non abbiamo ricevuto ancora proposte di raduni per il
prossimo anno.
BORSE SCAMBIO CON STAND CVMS
E’ in preparazione per il mese di marzo 2007 l’Assemblea Ordinaria dei Soci, durante
la quale, oltre all’approvazione del bilancio
consuntivo anno 2006 e preventivo anno 2007, si dovrà procedere al rinnovo del Consiglio Direttivo e del Comitato Etico, per il
successivo biennio.
I soci che intendono candidarsi possono
presentare la propria candidatura entro e
non oltre il 31/12/2006, devono essere iscritti da almeno una anno al CVMS ed in regola con la quota 2006.
Avranno diritto al voto solo i soci in regola
con la quota 2007, il cui pagamento, rammentiamo, scade il 31/01/2007.
MAGGIO 2007 :
Militaria — Novegro MI
NOVEMBRE 2007 :
Militaria — Novegro MI
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RADUNO DI RORMIO
Mezzi militari a Bormio,
il 1 ° raduno è un successo
Bormio invasa dai mezzi militari in occasione del primo
raduno organizzato nella località turistica e andato in scena nel fine settimana. Sono stati 46 gli equipaggi che hanno preso parte alla manifestazione ideata dell'albergatore
bormino Lucio Da Zanche con la collaborazione di Federico Dell'Orto, in rappresentanza del Club Veicoli Militari
Storici. Due giornate coronate dal successo e baciate dal
sole che ha fatto da contorno a un programma studiato
nei minimi dettagli. Sabato mattina la carovana ha raggiunto la Val Cancano fino alla Malga Trela per un rinfresco e poi ha fatto sosta allo Chalet Villa Valania per il
"rancio" con polenta e grigliata. Pomeriggio di relax alle
terme dei Bagni Vecchi prima della cena al Miramonti
Park Hotel, quartier generale della manifestazione. Domenica mattina si è svolta la sfilata nel centro storico di Bormio con una sosta nella piazza del Kuerc affollata di gente
e assai incuriosita dall'insolito spettacolo. A seguire i mezzi hanno raggiunto il forte di Oga prima del pranzo e i
saluti per un arrivederci al prossimo anno. Gli organizzatori hanno infine ringraziato i Comuni di Bormio e Valdidentro, la Direzione del Parco nazionale dello Stelvio e il
Corpo forestale per la collaborazione.
FEDERICO DELL’ORTO
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
CANNES AGOSTO 2006
RADUNO DI CANNES
In una bella ed assolata giornata di fine agosto, si è
svolta a Cannes la celebrazione del 62° anniversario
dello sbarco degli Alleati in Francia.
Il nostro club, sempre presente, partecipava alla sfilata
con il GMC di Marelli e con la presenza, senza automezzi dei soci Fanfani e Paggi. I mezzi sono stati raggruppati nello stadio di Cannes che improvvisamente si
è trasformato in un campo militare con tende grosse e
piccole piene di soldati americani francesi e, naturalmente di partigiani. La partecipazione dei mezzi è stata
notevole, una cinquantina di mezzi tra cui 2 carri armati, due autoblinde, numerosi camion e un’infinità di Jeep facevano bella mostra nel parcheggio dello stadio
affollato di curiosi. I mezzi provenivano in buona parte
dall’Italia compreso il carro armato di Assolari che aveva innalzato sulle antenne oltre alla bandiera americana
anche una bandiera italiana, suscitando l’ira di una nonnina che vistala è corsa da uno dei responsabili della
manifestazione per fargliela togliere e , vedendo che
quest’ultimo non voleva andare a discutere con un
“carro armato”, la stessa , sempre più inferocita chiedeva al disperato responsabile chi era nel campo il corrispondente in termini di potere del generale Leclerc!!??.
Incredibile una vera reduce. Risultato: la nostra bandiera è rimasta in bella vista sul carro anche durante la parata. Prima della sfilata il buon Marelli ci ha caricati sul
cassone del Gmc e tutto il gruppo ha fatto un bel giro
della città, con soste sia per deporre delle corone alle
lapidi ai caduti, ma anche per degustare un ottimo aperitivo. Nel pomeriggio si è svolta la parata, aperta da una
banda di scozzesi che suonavano le cornamuse e a seguire tutti, dai carri alle Jeep.
Fatto di colore nell’organizzazione dell’evento è che
Cannes è stata paralizzata per qualche ora, poiché la
parata si è svolta sul viale principale della città senza
che la polizia si curasse di deviare il traffico e con
l’aggravante che i 50 mezzi sono rimasti parcheggiati
per almeno un’ora sempre sul viale. L’evento è stato
comunque molto bello grazie
anche al luogo
in cui si è svolto
ed al sentimento
che i francesi
ripongono
in
questo tipo di
rievocazioni,
potrebbe essere
un’idea per una
gita del 2007.
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
BORMIO 2006
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
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NOTIZIE UTILI
Fari accesi di giorno: deroga per i veicoli storici
Il Parlamento ha approvato, alla fine del luglio scorso, la modifica al nuovo Codice della
Strada che prevede che i veicoli iscritti nei
Registri ASI, Storico Lancia, Italiano Alfa
Romeo, Italiano Fiat e storico FMI vengano
esentati dall'accensione dei proiettori anabbaglianti fuori dai centri abitati.
Questo il testo ufficiale:
"Fuori dai centri abitati, durante la marcia
dei veicoli a motore, ad eccezione dei veicoli iscritti nei registri ASI,
Storico Lancia, Italiano Fiat,
Italiano Alfa Romeo, Storico
FMI, è obbligatorio l'uso delle
luci di posizione, dei proiettori
anabbaglianti e, se prescritte,
delle luci della targa e delle luci
d'ingombro..." (legge 1 agosto
2003, n° 214).
Ricordiamo che resta comunque
l’obbligo dei fari accesi in autostrada.
CONTATTACI !
TI RISPONDEREMO !!!
IL PRESIDENTE
IL CONSIGLIO DIRETTIVO
AUGURANO
A TUTTI I SOCI,
FAMILIARI E SIMPATIZZANTI,
UN BUON NATALE 2006
E UN FELICE E ROMBANTE
ANNO NUOVO
Ricapitolando:
CVMS = € 52,00
CVMS + ASI = € 93,32
CVMS + MVPA = € 90,00
CVMS + ASI + MVPA = € 131,32
MVPA E CVMS
Iscrizione all’MVPA
L’MVPA, a partire dal prossimo anno, ci ha segnalato
che è terminato il periodo intermedio di affiliazione al
Club d’oltre oceano. I soci interessati anche
all’iscrizione all’MVPA, devono versare 48 dollari annuali, pari a circa euro 38,00 ( cambio euro / dollaro
1,2773 del 03/11/2006) e devono compilare il coupon di
iscrizione che alleghiamo al Notiziario.
Pertanto le quote per il 2007 saranno le seguenti:
CVMS : € 52,00;
( € 62,00 per chi rinnova dopo il 31/01/2007)
€ 20,00 per i familiari o simpatizzanti.
ASI: € 41,32;
MVPA: € 38,00.
I soci possono iscriversi solo al CVMS, oppure contestualmente all’ASI e/o all’MVPA.
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
www.cvms.it
Da quanto è attivo il sito internet del nostro Club, curato e aggiornato dal “web master” Danilo Giacomazzi, socio del Club, oltre 100.000 sono stati i contatti singoli che lo hanno interessato. Visitate le
nostre pagine sul web. La pagina iniziale e
quella dei Raduni dell’anno in corso, sono aggiornate, con appositi avvisi, appena possibile, con le date dei raduni, con le informazioni
necessarie per la partecipazione, e con le foto
dei raduni che nel frattempo si sono svolti.
QUOTE ASSOCIATIVE 2007
E PRATICHE ASI
PRATICHE ASI
La quota associativa scadrà il 31 dicembre 2006.
La quota associativa per l’anno 2007 non è cambiata: €
52,00, ( € 62,00 per chi rinnova dopo il 31/01/2007) e
€ 20,00 per i familiari o simpatizzanti.
La quota ASI è sempre pari a € 41,32.
L’iscrizione al Club contestuale all’ASI comporta la spesa complessiva di € 93,32.
Si avvisa che, per motivi di organizzazione, le quote ASI
saranno trasmesse dal CVMS all’ASI alla fine di ogni
mese.
Tariffe pratiche ASI (La Manovella del 06/2004):
Iscrizione al Registro Storico ( Ex Attestato di Storicità):
gratuito.
Auto, Veicoli Militari e Commerciali:
Certificato di Identità: € 105.00.
Gratuito per veicoli ante 1918.
Certificato sostitutivo delle caratteristiche tecniche:
€ 105,00.
Gratuito per veicoli in possesso di omologazione o certificato di identità o se richiesto contestualmente al certificato di identità.
Motociclette: Certificato di Identità: € 60,00.
Gratuito per veicoli ante 1918.
Certificato sostitutivo delle caratteristiche tecniche:
€ 60,00.
Gratuito per veicoli in possesso di omologazione o certificato di identità o se richiesto contestualmente al certificato di identità.
Il pagamento delle quote di iscrizione al Club e/o ASI
può essere effettuato direttamente in sede, oppure con
Assegno Bancario o con Vaglia Postale intestato al Club
con indicazione della causale.
IMPORTANTE:
SEGNALAZIONE AI SOCI INTERESSATI ALLE
.
Si invitano i soci che hanno intenzione di iscrivere o omologare il proprio veicolo all’ASI o che
desiderino chiedere il Certificato di Identità o il
Certificato delle Caratteristiche Tecniche, ad
inviare le foto del veicolo privo di qualsiasi oggetto o accessorio non previsto prima di iniziare
la pratica del Certificato di Identità (Targa in
ottone). Le foto devono essere inoltrate ai
Commissari di Club, Auto e Moto, al fine di essere indirizzati alla eventuale correzione di errori o
inesattezze nel restauro del veicolo.
Nel tempo massimo di due mesi dall’arrivo delle
foto verrà comunicato al socio l’eventuale parere favorevole al prosieguo della pratica o gli
eventuali rilievi. Le foto devono riguardare esclusivamente la carrozzeria, il motore e i dettagli richiesti dalla scheda tecnica, in modo da
consentire una corretta valutazione dello stato
di conservazione e/o di restauro del veicolo. Le
foto non devono essere di stampa digitale ma
su carta fotografica.
Pratiche con foto non conformi saranno sospese in attesa di ricevere il giusto corredo fotografico.
In caso di dubbi si prega di prendere contatto
con i Commissari di Club, i cui nominativi e recapiti sono indicati nella ultima pagina del Notiziario.
Il Presidente Cosimo Prototipo.
PRATICHE ASI PER I VEICOLI
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
L’ARMIR
L’ARMIR
Nel quadro delle operazioni sul fronte orientale si
inserisce un altro tragico episodio della guerra degli
italiani: l’avventura in Russia. La storia del corpo di
spedizione italiano risale al giugno del 1941, nel momento in cui Hitler prospettò a Mussolini,
nell’incontro svoltosi al Brennero, la sua decisione di
“liquidare l’URSS”. Come in altre simili occasioni il
Fuhrer si dimostrò contrario ad accettare un contingente italiano nella campagna di Russia. Il Fuhrer era
spesso ironico nelle sue lettere ed in questo caso
scrisse relativamente all’aiuto italiano:” Il generale
Marras ha comunicato che voi , Duce, mettete a disposizione un corpo di spedizione. Se tale vostra intenzione, Duce, che io accolgo naturalmente col cuore colmo di gratitudine, vi sarà abbastanza tempo per
realizzarla giacchè in un teatro di guerra tanto vasto,
l’avanzata non potrà avvenire dappertutto contemporaneamente. L’aiuto decisivo, Duce, lo potrete però
sempre fornire col rafforzare le forze nell’Africa settentrionale”. Dopo questa missiva, che Mussolini fa
finta di non raccogliere, viene inviata questa lettera al
Fuhrer: “L’Italia non può rimanere assente. Vi ringrazio, quindi, Fuhrer, di aver accolto la partecipazione
di forze terrestri ed aeree italiane, nel numero e per il
settore che gli stati maggiori stabiliranno”. Viene così
formato il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.
S.I.R.) composto da 60.000 uomini sotto il comando
del generale Francesco Zingales. Il corpo di spedizione è composto dalle divisioni di fanteria autotrasportata Pasubio e Torino, dalla 3° divisione celere
Principe Amedeo d’Aosta, dal 3° raggruppamento
d’artiglieria contraerea, dal 61° gruppo di osservazione aerea e dal 22° gruppo da caccia. L’11 luglio 1941
il C.S.I.R. inizia il concentramento in Romania via
ferrovia, purtroppo il generale Zingales durante il
viaggio si ammala e viene sostituito dal generale
Messe. Duecentoventicinque convogli carichi di soldati viaggiarono per 6 giorni attraverso mezza Europa per giungere alla fine a destinazione alla frontiera
tra l’Ungheria e la Romania. Il concentramento non
era ancora completato, ma i tedeschi cominciarono
subito a chiedere il nostro supporto al fronte ed a manifestare la loro superiorità nei nostri confronti, facendo crescere immediatamente il dissenso su come
impiegare il nostro Corpo d’armata che, nel frattempo, era stato inquadrato nell’11a armata tedesca. Un
mese dopo la partenza dall’Italia, prima che fosse
completato lo schieramento, la divisione Pasubio
venne in contatto con il nemico sul fiume Bug. Le
nostre truppe compirono, per schierarsi, un marcia di
oltre mille chilometri in condizioni logistiche ed organizzative molto difficili in quanto il supporto logistico promesso dai tedeschi era completamente inadeguato, oltre a dover nella maggior parte dei casi andare a piedi. Le autocolonne di rifornimento restavano
bloccate sulle piste fangose durante il giorno come di
notte, quando il terreno segnato dagli enormi solchi
gelava diventando impraticabile. Terminato lo schieramento le nostre truppe erano già stanche e bisognose di tutto: scarpe, uniformi, munizioni, carburante.
In queste condizioni gli italiani affrontarono
l’offensiva nel bacino del Donetz, partecipando
all’occupazione di Stalino e Gorlowka, ultimo atto
della campagna autunnale. Fino a dicembre i combattimenti sul fronte meridionale subirono una sosta,
preludio della controffensiva d’inverno che i Russi
scateneranno di lì a poco. L’inverno è sempre stato
alleato dei sovietici che disponevano di attrezzature
adeguate. La neve, il ghiaccio, il vento, il freddo, con
temperature fino a 50° sotto zero, mettevano in serie
difficoltà l’esercito dell’Asse. Le armi si bloccavano,
gli automezzi non partivano, gli animali morivano
assiderati e lo stesso rancio si rapprendeva nelle gavette, senza contare il moltiplicarsi dei malanni dei
soldati, che arrivavano a morire per congelamento.
Alle 6,30 del 25 dicembre, nella steppa un violento
fuoco di artiglieria e di mortai investe i capisaldi italiani. Finito il bombardamento l’artiglieria Russa,
appoggiata dai carri armati, attacca la linea difensiva
della Celere e della Torino. La battaglia continua fino
al 31 dicembre e le nostre truppe resistono, ma subiscono pesanti perdite. Per tutto l’inverno continuano
incessanti i combattimenti ed alla fine dell’inverno le
nostre truppe sono terribilmente provate. La situazione del nostro esercito è tanto grave che il comandante
della spedizione chiede al comando supremo che le
truppe siano rimpatriate perché non più in grado di
affrontare una seconda campagna invernale.
SEGUE PAGINA 11 ...
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M.A.B.
L’ARMIR
Segue da pagina 10
Purtroppo da Roma, anziché preoccuparsi
dell’avvicendamento delle truppe, del miglioramento della logistica e dell’equipaggiamento, si progetta solamente
di aumentare il numero dei soldati impiegati. Hitler, che
all’inizio della campagna era contrario ad un aiuto italiano, di fronte alla sempre più pressante reazione Russa, era
diventato favorevole all’invio di altre truppe. In Italia si
sta preparando un ‘armata di altri 200.000 uomini (l’A.R.
M.I.R.) e quando il generale Messe lo viene a sapere,
chiede subito un colloquio con Mussolini e Cavallero per
metterli in guardia del già cattivo funzionamento della
logistica, che porta ad una penuria costante dei rifornimenti oltre al fatto che, comunque, bisognava farci fornire
dai tedeschi pezzi d’artiglieria anticarro ed antiaerea, oltre
che di un gran numero di automezzi. La risposta fu sempre la solita: “dobbiamo sederci al tavolo della pace facendo pesare ai tedeschi il fatto che abbiamo impiegato
200.000 uomini dell’ARMIR e non solo i 60.000 del
CSIR”. Il 9 luglio 1942 il CSIR cessa di esistere come
unità autonoma e viene incorporato nell’8° armata italiana. Le truppe dell’Asse avanzano nella steppa, correndo
dietro ai russi che si sganciano rapidamente pur mantenendo un forte azione di retroguardia che distrugge ogni
cosa sia utilizzabile dagli assalitori. L’8° armata ha
l’ordine di schierarsi, ma i Russi non vogliono cedere il
fiume per impedire l’interruzione delle linea di rifornimenti verso Stalingrado. Il 20 agosto la divisione Sforzesca viene attaccata pesantemente ed è costretta a ritirarsi.
Sugli altri fronti le truppe tedesche avanzano nel Caucaso,
ma incontrano forte resistenza per raggiungere il Volga. Il
1° novembre il generale Messe rientra in Italia in quanto
stanco di gestire i sempre più frequenti contrasti con i tedeschi. La fine si avvicina.
All’inizio del dicembre 1942, l’ottava armata italiana si
schiera sulla sponda del Don, fra la seconda armata ungherese e la terza armata rumena. Partendo da Nord sono
dislocati: il corpo d’armata alpino con le divisioni Tridentina, Julia, Cuneense e Vicenza; il secondo corpo
d’armata con le divisioni Cosseria e Ravenna; il trentacinquesimo corpo d’armata con la divisione Pasubio ed il
ventinovesimo corpo Don le divisioni Torino, Celere e
Sforzesca, sotto il comando germanico. I Russi schierano,
al momento dell’offensiva, la sesta armata sovietica e la
prima armata della guardia. L’11 dicembre i Russi, con
delle forze nettamente più potenti alle nostre, attaccano le
posizioni tenute dalla Ravenna. Dopo un paio di giorni di
accaniti combattimenti la Ravenna comincia a cedere e ad
indietreggiare. Agli italiani manca tutto, compreso il carburante e sono costretti ad abbandonare numerosi mezzi.
La falla sul Don è stata aperta e mentre altre ingenti forze
attraccano le altre divisioni italiane, i nostri soldati, dove
sono avvenuti gli sfondamenti, cominciano a ritirarsi,
formando lunghe colonne. Lo spettacolo doveva essere apocalittico: uomini che trascinavano le gambe ormai semi congelate, con le coperte in testa per proteggersi dal freddo, il viso incrostato dal ghiaccio ed il nemico che li incalzava con i blindati. La ritirata non è semplice, perché i sovietici tentano più volte di aggirare le colonne di soldati Italiani che devono continuamente cambiare percorso. Con enormi sacrifici, le marce forzate che
duravano per tutto il giorno, con temperature di trenta o
quaranta gradi sotto zero, permettevano ai nostri disperati
di percorrere trenta o quaranta chilometri al giorno, ma la
patria era molto lontana. Fortunatamente i soldati italiani,
durante le conquiste, si erano sempre comportati con dignità e correttezza, e questo ha permesso a molti di salvarsi, grazie ai contadini russi che concedevano con facilità ospitalità ed aiuto alle truppe ormai sfinite (Talianski
Karasciò: questa era l’espressione “italiani buoni” che i
nostri soldati sentivano dai contadini russi. In effetti
l’espressione completa era: “Talianski karasciò, nemzki
niet karasciò, nemzki kaputt” e cioè “Italiani buoni, tedeschi non buoni, morte ai tedeschi”). Analoga situazione la
vivranno i nostri soldati in Grecia dopo l’8 settembre 1943, evidentemente non eravamo degli “assassini”. Il fronte
cede e, secondo un tipico comportamento dei nostri comandanti, si succedono ordini e contrordini, i soldati già
sfiniti e disorientati non riescono a coordinare il ripiegamento che avviene nel più totale disordine, lasciando alle
singole unità l’iniziativa per gestire la fuga dai carri armati sovietici che sono ovunque. La ritirata diventa un combattimento continuo dove i soldati sono costretti ad aprirsi
varchi negli accerchiamenti impostati dai Russi, durante i
combattimenti si susseguono atti di eroismo e di annientamento di intere compagnie. In una di queste azioni di
sganciamento del terzo bersaglieri non si salva nessuno.
Ai primi di gennaio del 1943 alla divisione Celere mancano più di 7.000 uomini, ha perso tutta l’artiglieria e l’80%
degli automezzi.
In questa fase della ritirata, purtroppo, l’ostilità dei tedeschi nei nostri confronti viene aspramente evidenziata,
tanto che i nostri soldati ad ogni occasione venivano depredati con la forza dei pochi rifornimenti ancora a disposizione, in particolare del carburante o, peggio, i tedeschi
del gruppo Hoffmann rifiutarono l’ospitalità a feriti gravissimi nella loro infermeria. La colonna dei soldati in
ritirata è ormai interminabile e la maggior parte degli uomini muore per assideramento, per fame e sfinimento. A
Nicolajewka si infrange l’ultimo cerchio che chiude il
corpo d’armata alpino ed i superstiti si riuniscono a Charkov. Il 6 marzo, a Gomel, inizia la partenza delle tradotte
ferroviarie che trasportano i reduci in Italia. Mancano
all’appello 27.000 uomini, caduti nella maggior parte dei
casi, durante la ritirata.
CLUB VEICOLI MILITARI STORICI
M.A.B.
THOMSON M1
Thomson M1
A partire dalla Prima Guerra Mondiale un po’ in tutti i
paesi si iniziò a studiare armi dotate di un ampio volume di fuoco. Negli Stati Uniti all’inizio del 1918 il generale John t. Thomson mise a punto con i tecnici della
Auto Ordnance Co. il progetto di un moschetto automatico che fece la sua comparsa nel 1919 senza destare
particolare interesse nell’esercito. La guerra era finita
ma la produzione dell’arma continuò sino al 1921 con
un utilizzo molto intenso da parte della malavita americana che lo apprezzò grazie alla sua grande capacità di
fuoco con i caricatori da 50 o 100 colpi. Venne acquistato nel 1928 anche dalla forze armate americane in
15.000 esemplari e prodotto dalla Colt. L’inizio della
seconda Guerra Mondiale rivalutò l’arma che subì
molte modifiche per semplificarne la produzione e ridurne i costi che si aggiravano all’epoca intorno ai 200
dollari al pezzo. Le modifiche vennero effettuate dalla
Savane Arms Co. E consistettero nell’abbandono
dell’impugnatura anteriore, nell’appesantimento
dell’otturatore, nell’abbandono del caricatore a tamburo per quello filare, nell’abolizione delle alette di raffreddamento della canna ed in un nuovo sistema di mira. Restò in produzione sino al 1943 con ben
1.501.000 esemplari consegnati.
Nelle mani dei gangster americani, l’arma ebbe un successo strepitoso tanto da essere successivamente ricordata nella maggior parte dei film di quegli anni e successivi. I primi ad acquistarne qualche esemplare
furono le forze di polizia per arginare la crescente
delinquenza dell’epoca e successivamente, nel 1928,
i Marines acquistarono il modello 28 impiegandolo
in certe azioni di contro guerriglia nel Nicaragua.
Con l’inizio dell’ultima guerra mondiale ne furono
inviate notevoli quantità in Inghilterra. L’arma fu
distribuita durante la guerra ai vari paesi alleati ed
alle forze della resistenza. e dopo la guerra venne
esportata praticamente ovunque. Nonostante un certo
successo commerciale, il Thomson non fu mai amato dall’Ordinance Department dell’U.S. Army che lo
sostituì non appena furono disponibili altri prodotti.
DATI TECNICI
Produttore: Auto Ordnance, Colt, Savage Arms, altri
Lunghezza totale: 844mm.
Calibro: 45 ACP
Peso scarico: 4,750 Kg.
Caricatore: astuccio da 20 o 30 colpi
Gittata utile: 150mt.
Cadenza di tiro: 700 colpi al minuto con possibilità
di colpo singolo
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SCHEMI DI COLORAZIONE
Schemi di colorazione delle
moto e sidecar della
WEHRMACHT
Sfortunatamente i colori delle motociclette non possono essere distinti con sicurezza dalle fotografie in bianco e nero e tanto meno dalle poche fotografie a colori
esistenti, ormai sbiadite.
Fra in 1935 ed il1945 i colori delle vernici usate sui
mezzi militari cambiarono più volte e non è possibile
determinare i colori delle autovetture e dei mezzi più
pesanti, così come per le motociclette. L’unico modo
per cercare di capire i colori impiegati è utilizzare le
direttive dell’esercito in uso all’epoca. Dalle foto si
evince che molte motociclette in uso dall’esercito mantenevano la colorazione civile con sidecar di colore
nero con le cromature di bellezza e gli scarichi cromati. Con la nascita della Wehrmacht nel 1935 i veicoli
militari erano dipinti in grigio-marrone scuro, seguendo lo schema di colorazione degli anni ’30 e cioè 2/3
grigio scuro ed 1/3 marrone con uno schema a macchie. Questa colorazione durò sino all’inizio della 2°
Guerra Mondiale. Nel 1940, per ragioni di risparmio,
la direttiva HM 1940, n. 864 stabilì che tutti i veicoli
dovevano essere dipinti in grigio scuro senza ulteriori
camuffamenti. Con l’espansione del teatro bellico in
Nord Africa la colorazione grigia non era più adeguata
e la direttiva HM 1941, n. 281 stabilì che i veicoli che
operavano in Africa dovevano essere dipinti in RAL
800 (giallo-marrone) e RAL 7008 (grigio-verde). Si
utilizzavano solo colori opachi che venivano applicati
sfumandoli nella colorazione in proporzione di 2/3
RAL 800 ed 1/3 RAL 7008. Le piccole superfici potevano essere colorate di un unico colore (es. raggi e cerchi delle ruote). Durante le operazioni in Norvegia,
Finlandia e Russia, la direttiva HM 1941, n. 1128 stabiliva che tutti i veicoli dovevano essere camuffati di
bianco, lasciando libero arbitrio agli equipaggi nella
mimetizzazione. I problemi logistici derivanti dalla
guerra non sempre permettevano l’arrivo per tempo
delle vernici necessarie, costringendo gli equipaggi ad
arrangiarsi in loco utilizzando spesso la calce bianca.
Questo sistema creò la tipica colorazione striata che si
vede in molte foto dell’epoca che altro non era che la
calce dilavata dalla pioggia e dalla neve. Solo i mezzi
che arrivavano direttamente dalla Germania con i treni
avevano i colori prescritti. Nel 1942 i colori cambiarono nuovamente: la direttiva HM 1942, n. 315 stabilì
che i colori da utilizzare su tutti i fronti erano il RAL
8020 (marrone) ed il RAL 7027
(grigio) entrambi opache nelle proporzioni di 2/3 ed
1/3. Nel 1943 i veicoli vengono colorati di un singolo
colore: giallo scuro e con le direttive HM 1943, n. 181
e 322 si resero responsabili le truppe al fronte del camuffamento dei mezzi a secondo del teatro dei combattimenti. Da questo momento alle truppe vennero
assegnate delle paste colorate da diluire con la benzina,
però non sempre la benzina era aggiunta nelle giuste
proporzioni, creando tonalità completamente diverse
tra i veicoli. Quando la benzina cominciò a scarseggiare i soldati provarono ad utilizzare altri diluenti, anche
l’acqua, fino ad arrivare all’utilizzo diretto della pasta
sulle carrozzerie creando l’effetto pastoso che si vede
su alcune foto di mezzi pesanti.
In questo “mare magnum” di colorazioni i mezzi tedeschi nel dopo guerra sono stati spesso colorati in maniera fantasiosa dai collezionisti pensando che tutto
potesse andare bene; non è esattamente vero, bisogna
stare molto attenti all’anno di costruzione del veicolo
ed al teatro di guerra che si desidera riprodurre (stando
attenti anche al reparto che deve avere, a sua volta, una
logica storica).
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LA FINE DI STALINGRADO
Il piano iniziale del Fuhrer per la conquista
dell’Unione sovietica era di occupare il Caucaso e di
accerchiare le armate russe del centro e del nord, costringendole a combattere una battaglia di annientamento a est di Mosca. Per arrivare al Caucaso occorreva raggiungere il Volga, in modo da proteggere il fianco sinistro delle forze operanti verso Sud. Due erano ,
a questo punto i principali obiettivi della Wehrmacht:
Stalingrado ed il Caucaso. Sopravvalutando i successi
iniziali, Hitler spinse verso Baku le forze del gruppo
meridionale prima di aver raggiunto e consolidato il
settore del Volga. Questo errore di strategia e di valutazione porta la Wehrmacht al disastro di Stalingrado
ed alla conseguente ritirata dal Caucaso.
IL 19 novembre 1942 al rifugio alpino di Berchtesgaden , dove si trova Hitler, arriva una telefonata del
sfuggire all’accerchiamento. Il 22 novembre le due
colonne avanzanti dell’Armata Rossa si congiungono a
Kolach, a ovest di Stalingrado, chiudendo l’armata del
Generale Von. Paulus in una enorme sacca. Von Paulus chiese allo stato maggiore il permesso di ritirarsi
per aprirsi la via verso occidente e ricongiungersi alle
altre armate tedesche. La risposta diretta del Fuhrer fu
molto secca:”Non voglio lasciare il Volga”. A Von
Paulus non resta che trincerarsi nella città. A Paulus
viene garantita la sopravvivenza delle sue truppe grazie
ad un ponte aereo che Goering, capo della Luftwaffe,
pensa di poter garantire ma l’aviazione tedesca non
riuscirà mai a rifornire in maniera adeguata le venti
divisioni tedesche e le due rumene accerchiate, pur sacrificando la forza aerea di trasporto con la perdita di
centinaia di aeroplani in buona parte abbattuti dai russi.
Il 25 novembre Hitler incarica il feldmaresciallo von
Manstein di guidare il gruppo delle armate del Don al
soccorso della 6°armata, aprendo una via da Sud-Ovest
verso la città. Invano von Manstein cerca di far capire
ad Hitler che l’unica possibilità di successo
dell’operazione è legata all’abbandono di Stalingrado
da parte di von Paulus, che dovrebbe aprirsi un varco
attraverso le linee nemiche verso le truppe liberatrici. Il
12 dicembre la 4° armata corazzata tedesca avanza lungo la linea ferroviaria di Kotelnikovske-Stalingrado
giungendo fino a 40 chilometri dalla città assediata. Da
Stalingrado si cominciano a scorgere le segnalazioni
luminose dei liberatori. Basterebbe una sortita degli
assediati per ricongiungersi con i salvatori, ma Hitler si
ostina a non voler abbandonare la città. Per il Fuhrer,
la città che porta il nome del suo grande nemico, assume un significato mistico ed il mantenimento della posizione non assume più un significato strategico ma
psicologico.
Continua a pag. 15
nuovo capo di stato maggiore dell’esercito, generale
Zeitzler, che turba il riposo del Fuhrer. All’alba di
quello stesso giorno, durante una tremenda tempesta di
neve, l’Armata Rossa, guidata dal maresciallo Zukov,
il salvatore di Mosca, ha sferrato una massiccia offensiva sul Don sfondando la difese della 3° armata rumena a Nord di Stalingrado. A Sud della città i russi hanno sferrato un altro violento attacco contro la 4° armata
corazzata tedesca e la 4° armata rumena.
L’obiettivo dei sovietici, che avanzano con un esercito
eccezionale composto da migliaia di soldati e di carri
armati pesanti, è di isolare Stalingrado costringendo la
6° armata tedesca a ritirarsi verso
occidente per
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LA FINE DI STALINGRADO
(segue da pag. 14)
Il 23 dicembre un attacco sul fianco all’armata di von
Manstein lo costringe a ritirarsi per non fare crollare il
fronte del Don. I duecentomila soldati accerchiati hanno ormai un destino segnato. Il settore del Don è sotto
attacco e la 3° armata rumena e l’8° armata italiana a
Boguchar, sono travolte dall’Armata Rossa. La mattina
dell’8 gennaio 1943 tre ufficiali sovietici offrono la
resa a von Paulus. Nell’ultimatum il comandante delle
forze sovietiche, scrive ”La situazione delle truppe tedesche è disperata. Siete in preda alla fame, alle malattie ed al freddo. Il terribile inverno russo è appena incominciato. Verranno il gelo, le tormente di neve, il
vento glaciale. I vostri soldati sono privi di equipaggiamento invernale e la vostra situazione è senza speranza, ogni ulteriore resistenza è follia. Per questo, ad evitare un inutile spargimento di sangue, vi invitiamo ad
arrendervi.” Rokossovskij concede 24 ore di tempo per
rispondere. Le condizioni di resa sono più che ragionevoli. I prigionieri conserveranno il loro grado e gli effetti personali, i feriti saranno assistiti in modo adeguato, tutti gli uomini della Wehrmacht riceveranno la loro
razione di cibo.
Il Fuhrer è irremovibile: bisogna resistere. Il 10 gennaio dopo un bombardamento effettuato da cinquemila
pezzi d’artiglieria tutte le armate presenti sul fronte del
Don attaccano contemporaneamente la città. In pochi
giorni la sacca difensiva è ridotta ad un’area di 15 chilometri per nove.
Alcuni aeroplani tedeschi riescono ad atterrare per portare rifornimenti ed evacuare i feriti. Il 24 gennaio la
piccola pista di atterraggio è occupata dai sovietici e la
sacca viene divisa in due. Von Paulus riprende contatto
con Hitler per essere autorizzato alla resa spiegando
molto chiaramente la situazione:”vi sono 18.000 feriti,
non ci sono rifornimenti di viveri, vestiti, medicinali.
Resistere ancora è privo di senso. Il crollo è inevitabile. L’esercito chiede l’immediata autorizzazione alla
resa.” Hitler non ragiona e risponde: “Proibisco la capitolazione. La 6° armata manterrà la posizione fino
all’ultimo uomo ed all’ultima cartuccia e con la sua
eroica resistenza darà un indimenticabile contributo
alla costituzione di un fronte di difesa ad alla salvezza
del mondo occidentale.”
Per alcuni giorni la guarnigione continua la sua lenta
agonia. La Wehrmacht è ormai ridotta a gruppi di uomini isolati divisi in tre piccole sacche. Il maresciallo
Ciuikov, comandante della 62° armata sovietica racconta la disperazione dei soldati tedeschi:”Alcuni reparti hanno circondato, nella borgata Ottobre Rosso, un
caposaldo tedesco. Allo scopo di evitare un inutile
spargimento di sangue fu proposto al caposaldo di capitolare. Dopo lunghe trattative i tedeschi chiesero ai
soldati russi del pane. I russi impietositi mandarono ai
tedeschi qualche pagnotta. Ricevuto il pane ed evidentemente sentendosi più forti dopo aver mangiato, i tedeschi ripresero a sparare.”
Von Paulus, sempre più abbattuto, ha posto il suo quartier generale in una cantina del grande emporio Univermag ; il 31 gennaio invia l’ultimo messaggio al
Fuhrer: “La 6° armata, fedele al suo giuramento e consapevole dell’importanza del suo compito, ha mantenuto le posizioni fino all’ultimo per il Fuhrer e per la Patria.” Come risposta Hitler conferisce a Von Paulus il
bastone da feldmaresciallo e promuove sul campo 117
ufficiali, nella speranza che questo serva a prolungare
la resistenza. Nella notte tra il 31 gennaio ed il 1° febbraio lo stato maggiore tedesco si arrende.
Hitler commenta: “Si sono semplicemente arresi mentre avrebbero dovuto stringere le file, formare un baluardo e poi uccidersi con l’ultima loro pallottola;
quell’uomo (Von Paulus) avrebbe dovuto uccidersi con
colpo di pistola allo stesso modo che i capi antichi si
gettavano sulla punta delle spade. Si può essere codardi a tal punto. Molti sono dovuti morire ed ecco che un
uomo, all’ultimo minuto, macchia l’eroismo di tanti
altri. Egli avrebbe potuto liberarsi di ogni affanno e
salire all’immortalità della nazione, invece ha preferito
andarsene a Mosca: Quel che mi irrita più di tutto in
questa storia è che l’avevo promosso, l’avevo nominato feldmaresciallo.”
Circa novantamila uomini fra cui 24 generali vengono
fatti prigionieri, è tutto quello che rimane dei 285.000
soldati della 6° armata. Dei novantamila superstiti solo
5.000 rivedranno la Germania.
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BAV (ZIL 485)
Durante la seconda guerra mondiale la Russia fu una grande utilizzatrice di mezzi anfibi dovendo attraversare, durante l’avanzata verso Berlino, numerosi corsi d’acqua. I sovietici non disponevano all’epoca di particolari mezzi anfibi ed in loro aiuto arrivarono gli Stati uniti che li rifornirono di Ford GPA e di DUCK-353 (il Duck veniva tradotto
dai russi nella loro lingua in Utka).
I sovietici si trovarono così bene con questi mezzi durante
il conflitto che nel dopoguerra costruirono in proprio la
Gaz 46 in sostituzione della Ford GPA e il BAV in sostituzione del DUCK.
Entrambi i veicoli furono largamente copiati dai predecessori americani, migliorandoli, ove possibile, in particolare
per la Gaz 46 nelle prestazioni del motore.
Il Bav venne sviluppato inizialmente in Mosca per poi essere trasferito nel 1949 in Ucraina. Il progetto prevedeva le
seguenti specifiche: possibilità di caricare truppe, trasportare artiglieria sino a 122 mm. di calibro e veicoli leggeri.
Nacque inevitabilmente un veicolo basato sulle caratteristiche del GMC – 353 DUCK migliorato nel compartimento
di carico come capacità e nelle pompe che furono potenziate montando una pompa centrifuga da 300 litri al minuto ed
una da 150 litri al minuto per permettere al mezzo di navigare in mare con acque particolarmente turbolente. Così
come il predecessore americano aveva la possibilità di gonfiare e sgonfiare gli pneumatici per affrontare meglio i terreni difficili ed il disegno delle gomme migliorava ulteriormente la capacità fuoristradistica del veicolo. Lo Zil – 485
entrò in servizio nel 1953 con la denominazione di BAV
(Bolshoi Automobil Vodoplavayushi – Grande Veicolo
Anfibio). Nel corso degli anni subì diverse modifiche al
sistema di propulsione in acqua, alle gomme ed ad altri dettagli. Rimase in produzione sino al 1962 e venne successivamente sostituito dal K – 61.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Peso a vuoto: 7.150 Kg
Raggio di sterzata: 11,25 mt.
Motore: 6 cilindri Zil 485 da 5.550 cc.
Potenza: 110 HP
Capacità serbatoi carburante: 2 da 120 Lt.
Velocità su terra: 73 Km/h
Velocità su acqua: 11 Km/h
Autonomia su terra: 570-690 Km.
Autonomia su acqua: 70 Km.
Tipo pneumatici: 11.00 - 18
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