Grand Pic de La Meije – Doigt de Dieu, Per l`Arête du - On-Ice

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Grand Pic de La Meije – Doigt de Dieu, Per l’Arête du
Promontoire e traversata delle creste
Zona: Francia - Ecrins
Partenza: La Grave (3082 m).
Quota attacco: 3082 m.
Quota arrivo: 3983 m.
Dislivello: 1500 m I giorno per l'avvicinamento calcolare altri 1200 m di disl.
Difficolta`: D- ( pendenza 50° / IV- in roccia )
Esposizione: Sud
Rifugio di appoggio: Refuge du Promontoire
Materiale consigliato: Materiale da alta montagna. Alcune protezioni veloci e soprattutto materiale per effettuare
calate da 50 m (o due corde o una corda più cordino per recupero)
Orario indicativo: Alquanto variabile ma comunque notevole (vedi relazione)
Periodo consigliato: da Luglio a Settembre
Valutazione itinerario: Eccezionale
Note
Quando si pensa al massiccio degli Ecrins si pensa alla Barre des Ecrins e del resto gli oltre quattromila metri della sua
cima ed il suo scenografico versante settentrionale la candidano a montagna simbolo. Ma se superiamo questo primo
impatto e ci distacchiamo da questi elementi da ‘brochure turistica’ il risultato è un altro.
Cambiamo il punto di vista ed anziché da sud guardiamo verso su, ecco che per incanto, ci appare una montagna
nascosta. E’ nascosta perché è al centro del massiccio come una delle ipotesi sull’origine del suo nome potrebbe
indicare: ‘au milieu du massif’, anche se per gli abitanti di La Grave continua ad essere la ‘Montagna del mezzogiorno’
(au midi de La Grave). E’ la Meije, la vera icona del massiccio. E non potrebbe essere altrimenti: una ciclopica lama di
roccia irta di punte che la fanno assomigliare ad un’antica roccaforte e come tale difficile da ‘espugnare’ da qualsiasi
parte la si voglia ‘attaccare’. L’architetto che l’ha progettata forse ha voluto far capire agli ‘uomini’ quanto piccoli essi
siano, ricordandogli che la natura la dobbiamo sempre guardare dal basso verso l’alto e mai in modo contrario come la
nostra arrogante mentalità ci porta a fare. E quando nella notte ancora fonda lascerete il piccolo Refuge du
Promontoire ed inizierete a salire la lunga e rocciosa Arête du Promontoire, guardando in alto capirete quanto piccoli
siamo.
Montagna carica di storia, la Meije è il simbolo dell’alpinismo degli Ecrins, un alpinismo duro, poco appariscente e
non disposto a sconti. La montagna si presenta con tre punte principali ben distinte: il Grand Pic o Pic Occidental con i
suoi 3983 m ne è la massima elevazione, poi in posizione centrale si trova Le Doigt de Dieu o Pic Central, alto 3973 m
ed infine all’estremità orientale il Pic Oriental che raggiunge i 3891 m di quota. La salita dell’ dell’Arête du
Promontoire e la successiva traversata delle creste è un ‘must’ e sicuramente uno dei più belli e remunerativi percorsi
in alta quota delle Alpi. Salita lunga ed impegnativa da intraprendere con meteo stabile.
Immagine 1: versante meridionale della Meije
Immagine 2: Le Doigt de Dieu
Immagine 3: l'elegante pendio nevoso che conduce a Le Doigt de Dieu
Descrizione
Accesso stradale:
Da Briancon seguire la strada (RN91) per il Col du Lautaret, vallicare il passo e scendere sul versante opposto sino
all’abitato di Villar-d’Arêne (7 Km dal passo). Al bivio per il centro del paese proseguire oltre sulla statale e dopo un
tornante verso sinistra si trova il parcheggio in prossimità del cimitero al margine inferiore del paese (da Milano 281
Km). Volendo si può proseguire in auto sino a La Grave, qualche Km più a valle, ma al ritorno si dovrà trovare un
passaggio da Villar-d’Arêne.
Tempi di percorrenza (relativi a chi ha steso la relazione e con buone condizioni della montagna):
Refuge du Promontoire (3082 m): ore 03.00
Gran Pic (3983 m):
ore 09.30
Doigt de Dieu (3973 m): ore 12.30
Refuge de l’Aigle (3450 m): ore 14.10
Pont de Brebis (1662 m): ore 17.30
Dal parcheggio portarsi sulla strada statale e proseguendo verso valle imboccare il sentiero che conduce a La Grave
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(indicazioni). Con percorso agevole e poco faticoso in circa 45’ si raggiunge l’abitato di La Grave e quindi la stazione
della funivia.
Dalla stazione superiore della funivia (2400 m ca.) imboccare il sentiero, che SW, si abbassa in direzione del vallone
glaciale. A circa 2350 m di quota si attraversa il torrente ed attraversata una zona morenica si risale in direzione SE
puntando alla base dello sperone roccioso denominato Les Enfetchores. Con attenzione individuare il punto di
approccio più favorevole, posto in corrispondenza di una placca alta una decina di metri (corda fissa). La traccia
prosegue in modo tortuoso lungo balze rocciose dove bisogna sempre prestare attenzione. Nella parte alta il terreno si
fa meno inclinato e lungo morene e campi nevosi si raggiunge, apoco meno di 3100 m di quota, il Glacier de la Meije.
Proseguire ora lungo il ghiacciaio puntando all’evidente Bréche de la Meije; giunti alla crepaccia terminale risalire un
ripido pendio nevoso ed alcune roccette e sfasciumi (facile) e raggiungere in breve il colle. Il versante opposto si
presenta con una serie di placche rocciose e sfasciumi, ricoperti di neve sino ad inizio stagione, che devono essere
discesi con cautela e meglio ancora utilizzando un paio di calate. Quindi abbassarsi di qualche metro portandosi al
primo ancoraggio e dopo una prima calata di circa 25 m, ne segue una seconda da 55 m, che deposita sul Glacier des
Étacons. Ora traversando verso S si traversa il ghiacciaio puntando al Refuge du Promontoire (3082 m), ben visibile
sulle rocce alla base dell’omonima cresta.
Dal retro del rifugio salire in breve, per facili rocce, alla soprastante Bréche du Crapaud, posta proprio alla sommità
del Couloir Crapaud che sale dal settore orientale del Glacier des Étacons; si noteranno qui dei cavi che puntano a
destra verso il couloir. Non seguirli! Dirigersi invece alla propria sinistra (W) e scalare un breve ma ripido muro,
denominato Pas du Crapaud (III, 1 ch.). Proseguire ora lungo la cresta, larga e non ripida, su rocce solide e ben
appigliate (II, tracce di cammino) per raggiungere la base di un risalto. Scalarlo verso sinistra e raggiungere una
evidente terrazza conosciuta come Campement des Demoiselle e posta in prossimità del Couloir Duhamel. Prestare
ora attenzione! Abbassandosi di pochi metri seguire poi una cengia ascendente verso la propria destra e che si
mantiene sul bordo destro del Couloir Duhamel (dovrebbero essere presenti alcune soste per la discesa del canale). Più
in alto ci si sposta leggermente verso il centro del canale mantenendosi comunque in prossimità del bordo orientale
(destro) e per rocce lisciate e talvolta con verglass si raggiunge la sommità del canale lasciandosi alle spalle la
Pyramide Duhamel (3460 m). Attenzione! Soprattutto nella parte alta del canale il percorso si presta a numerose
varianti e la presenza di verglass sulle rocce lisciate dal ghiaccio possono rendere la salita più impegnativa di quel che
è. La presenza della neve sul fondo del canale ‘può’ anche agevolare la progressione. La terrazza posta alla sommità del
canale si presta a buon luogo da bivacco e da cui nel buio della notte sono ben visibili le luci dell’Alpe d’Huez. Dalla
cengia, con traverso ascendente verso sinistra (W) in prossimità del filo della cresta si raggiunge il piede della Muraille
Castelnau. Si piega ora verso destra ed abbassandosi poi leggermente sempre verso destra (E) si prende una cengia
ascendente verso destra (E). La cengia scarsamente inclinata è però spesso bagnata o peggio ghiacciata a causa
dell’acqua di fusione proveniente dal soprastante Glacier Carrè; la si segue per circa una ventina di metri giungendo
proprio sulla verticale del ghiacciaio sospeso soprastante. A questo punto piegare a sinistra (W) portandosi su di una
parete ripida ma di roccia solida e ben appigliata raggiungendo una sosta. Proseguire lungo una cengia ascendente per
poi scalare un diedro/camino (IV un passo di IV+) per poi uscire verso sinistra raggiungendo un punto di sosta.
Sempre su buona roccia appigliata, scalare direttamente il ripido ma corto muro soprastante la sosta (IV) e poi, più
facilmente, sino ad una terrazza. Salire un largo camino di roccia friabile per seguire poi verso la propria destra una
cengia esposta; ci si abbassa poi su di una placca inclinata (Vire du Glacier Carrè) approcciando il Glacier Carrè.
Rimontare il ghiacciaio mantenendosi sul suo margine occidentale, proprio a ridosso delle rocce e poi con bella
traversata piegare alla propria destra per raggiungere la sella posta tra il Pic du Glacier Carrè ed il Grand Pic . Con
buone condizioni di innevamento il ghiacciaio sospeso si sale senza alcuna difficoltà, al contrario, con ghiaccio
affiorante e temperature elevate, difficoltà e rischio aumentano.
Dalla sella si risale per placche interrotte da piccole cengie su rocce piuttosto compatte e con percorso non sempre
intuitivo (difficoltà nel proteggersi adeguatamente a causa della scarsità di fessure e spuntoni). Nel complesso si piega
progressivamente verso la propria destra per poi alzarsi diritti in direzione della cresta cercando di individuare la
caratteristica placca rossastra del Cheval Rouge e a cui bisogna puntare. Questa placca, delimitata sulla destra da un
diedro, pur essendo alta non più di 6 o 7 m oppone un’arrampicata tecnica con un passo piuttosto delicato (III+, 1 ch.),
al termine del quale ci si ritrova a cavalcioni del ‘cavallo’. Si sosta appena al di là dello spigolo, per proseguire poi sulla
cresta mantenendosi leggermente sul versante settentrionale e superando uno strapiombino su roccia ben appigliata
(III+), chiamato Le Chapeau du Capucin. Oltre questo tratto, il percorso risulta evidente e su facili rocce si raggiunge
in breve la vetta del Grand Pic.
Dalla vetta del Grand Pic abbassarsi leggermente (circa una ventina di metri) sul versante E raggiungendo la prima
delle tre calate che consentono di raggiungere la Bréche Zsigmondy. Le calate sono ben attrezzate e si svolgono su una
linea piuttosto rettilinea e priva di sassi mobili, occorrono due corde.
Attraversare, su terreno innevato, la bréche e raggiungereo in breve l’inizio del tratto attrezzato che consente di
aggirare sul versante settentrionale il Dent Zsigmondy. Dapprima in leggera discesa e poi in piano (con terreno
innevato progressione rapida e sicura) seguire il cavo sino alla base del couloir ghiacciato che cosituisce la parte
superiore della traversata del Dent Zsigmondy. Questo couloir è piuttosto ripido ed incassato e la presenza del cavo
pur agevolando la salita non ne elimina totalmente le difficoltà, soprattutto se il cavo risulta in parte sepolto nel
ghiaccio. Al termine del couloir si ritorna in cresta e la si segue con percorso aereo ma facile raggiungendo la sommità
del 2ème Dent. Proseguire sempre in cresta per poi abbassarsi per una quindicina di metri (III+ o calata in doppia)
sino all’intaglio che precede il 3ème Dent. Scalare velocemente il 3ème Dent quindi con una calata (45 m) portarsi alla
sella sottostante. Ora con bella salita su neve, mantenendosi leggermente sul fianco settentrionale si raggiunge la vetta
del Doigt de Dieu (tratti di II in assenza di neve).
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Per la discesa dal Doigt de Dieu proseguire per alcuni metri in cresta per poi abbassarsi una ventina di metri lungo un
pendio innevato sul fianco N (non difficile ma stare attenti, possibile comunque una calata) e poi verso E per una
ventina di metri per raggiungere il primo ancoraggio per le calate (posto alla base di una larga torre). La prima calata
di 35 m deposita ad un intaglio alla base della torre sopra citata, poi una breve calata di 25 m ed infine una da 50 m
che consente di oltrepassare il ripido pendio ghiacciato e la sottostante terminale.
Messo piede sul Glacier du Tabuchet con facile percorso si raggiunge il Refuge de l’Aigle (3450 m). Dalla vetta del
Grand Pic al Refuge de l’Aigle occorrono orientativamente dalle 5 alle 7 ore.
Dal rifugio abbassarsi lungo il Glacier du Tabuchet mantenendosi sul suo margine orientale a fianco delle rocce del
Bec de l’Homme (tracce sempre presenti) e dopo una ventina di minuti raggiungere sulla destra la ‘vire Amieux’.
Seguire una facile cengia con tracce e manocorrente (cavo) e con alcuni saliscendi raggiungere un vasto glacio-nevato.
Scenderlo interamente e poi al suo termine scendere un ripido tratto alto un centinaio di metri per tracce di sentiero e
roccette (Attenzione! Cadute pietre dall’alto) raggiungendo un secondo ma meno esteso glacio-nevato. Scendere il
campo innevato e pervenire al sentiero che con percorso lungo e disagevole, soprattutto nella prima parte, conduce al
Pont des Brebis (Pied du Col). Da qui per strada asfaltata percorrere i circa 4 km che separano da Villar d’Arene (in
Estate possibile passaggio in auto).
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