Mercato video

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N° 24 giugno/luglio 2010 - € 7,00
Connessioni n° 24 - giugno/luglio 2010
In caso di mancato recapito inviare al CPO di Pesaro per la restituzione al mittente.
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Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation
Mercato video
Numeri, situazione, prospettive
Le tecnoglogie
video
Gli schermi da
proiezione
Proiezione e display
Il valore aggiunto
La terza dimensione
Scenari e tecnologie
07/06/10 12.25
2009 - foto
o A.B
A.Balea
aleani
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FI e G.S
G.Sal
aaluz
lu zi
nei “Borghi più belli d’Italia”
Sala Consiliare di Montelupone
Teatro Nicola degli Angeli di Montelupone
Montelupone,
“Borgo Ideale”,
ha inteso rendere
grande il suono sia in
ambienti chiusi che tra
le vie del paese.
Un suono che supera
il concetto di diffusione
sonora geometrica,
ma offre un effetto
olografico
e tridimensionale
attraverso diffusori
che non deturpano
l’architettura
medioevale dei palazzi.
Montelupone, nelle Marche,
in provincia di Macerata, è
riconosciuto dal: Club
“I Borghi più Belli d’Italia”
dell’ANCI, “Bandiera Arancione”
del Touring Club Italiano, “Targa
Blu” ed è appartenente a
“Il Paesaggio dell’Eccellenza”
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FBT elettronica SpA 62019 Recanati (MC) - Italy
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L’approfondimento sul
mercato del video in Italia che trovate sulle prossime pagine è stato davvero interessante,
non solo per i risultati che ha dato, ma anche per il percorso che abbiamo fatto di
riflessione in compagnia di persone chiave dell’industria, con ruoli diversi, che operano
all’interno di importanti aziende del settore. Potrete leggere bilanci e interviste in dettaglio
qui di seguito ma, in generale, questo giro di microfono è stato utile per mettere a
fuoco le strategie messe in atto dai grandi produttori al fine di reagire a un momento
economico difficile a livello globale. Lontani da atteggiamenti rinunciatari, per riaffermare
la loro posizione leader le aziende si affidano a un rapporto sempre più stretto con i loro
rappresentanti di zona, rapporto che passa attraverso la formazione e la possibilità di
offrire, grazie a loro, assistenza e qualità. Infatti, l’industria del professionale si è spostata
ormai dal concetto di prodotto (che comunque deve essere impeccabile) a quello della
soluzione completa, che si acquista non in funzione del prezzo ma del valore aggiunto.
In definitiva, anche se si percepisce qualche incertezza in merito ai grandi progetti (“l’onda
lunga” degli appalti non partiti nel 2008/09 per via della situazione economica), l’industria
del video si dimostra agguerrita e per nulla a corto di argomenti e spunti di crescita.
Leggere per credere.
In questo numero troverete anche il report dallo Screen Media Expo di Londra, dedicato
al digital signage, argomento che seguiamo in maniera costante fin dagli esordi di
Connessioni. È sempre utile confrontarsi con quanto accade nel resto dell’Europa,
specialmente per la cartellonistica digitale, ambito nel quale l’Italia deve ancora stabilire
le regole di un gioco proprio; l’ambiente è spumeggiante, le idee non mancano, i prodotti
sono maturi… ora è necessario trovare un modello di business adatto.
Con questo numero, inoltre, inauguriamo il primo di una serie di aggiornamenti grafici
volti a rinnovare l’estetica della rivista, ma pensati anche per essere interpretazione
del costante aggiornamento di argomenti e modalità redazionali che stanno dietro alla
Giorgio Ungania
Direttore editoriale
creazione di Connessioni. Abbiamo semplificato la copertina per dare maggiore spazio
alla foto centrale, in linea con la tendenza che ha sempre cercato di fare di Connessioni
un oggetto utile, ma anche bello. Non a caso tecnologia ed estetica camminano sempre
di più con lo stesso passo.
Vi preannunciamo che il prossimo numero conterrà anch’esso un piccolo
approfondimento, questa volta dedicato all’audio. Direttività, alto livello sonoro,
intelligibilità sono argomenti chiave della produzione di diffusori professionali per le
installazioni: oggi i costruttori possono contare sulla teoria del line-array per offrire qualità
di emissione e controllo, teoria alla quale si sono aggiunti raffinati sistemi elettronici per
l’ottimizzazione e la variazione dei rapporti temporali tra gli altoparlanti, e software per
gestire e modificare le impostazioni anche in tempo reale. L’approfondimento di settembre
intende quindi ripercorrere gli elementi fondamentali delle tecnologie oggi disponibili,
inquadrare il funzionamento dei sistemi audio a colonna sonora, comprendere le loro
applicazioni, offrendo anche una panoramica sull’offerta dei vari marchi sul mercato. Per
la creazione di una vera cultura dell’ascolto, dove corretta progettazione, qualità delle
apparecchiature, competenza sono gli ingredienti fondamentali.
Buon ascolto… ops, buona lettura.
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> Speciale
Mercato video
>4
>20
>26
>30
Soluzioni
Scenari
Scenari
Il mercato del video
professionale
Il “fenomeno” 3D
Tecnologia
per il design
Da Wheatstone
La videoproiezione
3D e 4k
all’Arcadia di Melzo
Valutazioni e prospettive
ai Mondiali di Calcio
al Fuorisalone
Sony in Sala Aqua
Soluzioni
>1 Editoriale
>66
Dal Mondo
Reportage da Screen Media Expo
>72 Open Day
>75 News
Anno 5
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Numero
uglio
/l
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iu
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2010
>80
inserzionisti/az. citate
Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation
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>40
Vox Technologica
Vox Technologica
Vox Technologica
Le visione umana e le Le visione umana e le
tecnologie video
tecnologie video
Costruire e
vedere il 3D
Tecnologie di produzione
sommario
>32
>44
I display piatti
e visualizzazione
>50
>56
>62
>64
Vox Technologica
Vox Technologica
Approfondimenti
Approfondimenti
Gli schermi da
proiezione
Mitsubishi Electric
LG Electronics
Samsung
XD-8x00
Supersign
Synch Master 2233RZ
La videoproiezione
L’importanza dei dettagli
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07/06/10 12.22
scenari
Il mercato del video
professionale
Valutazioni e prospettive
Per fare il punto sul mercato del video ci siamo rivolti a
chi quotidianamente lo vive: professionisti che vi operano
in posizioni e con qualifiche differenti, che fanno parte di
aziende con profili diversi, benché tutte saldamente radicate
nel mercato del video professionale; alcuni di loro, poi, non
sono italiani, perché abbiamo ritenuto interessante offrire ai
nostri lettori un’apertura oltre i confini della Penisola. A tutti,
però, abbiamo sottoposto le stesse questioni, cercando poi di
ricostruire il puzzle dei punti di vista
Barbara Trigari
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giugno / luglio ‘10 •
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scenari
Il mercato in Italia
Anche se le esigenze dell’utenza professionale sono sostanzialmente simili, almeno a livello europeo, il mercato
italiano presenta ovviamente caratteristiche proprie determinate da motivazioni strutturali (piccole aziende con
richieste frequenti vs grandi aziende con grossi ordini in Europa) e culturali. Ciò nonostante, l’Italia è considerata
un mercato interessante dalle multinazionali del video. Jeff Meyer, Country Manager Italy per InFocus: “Nel
settore della videoproiezione da 5.000 Lumen in su, l’Italia è il secondo miglior mercato in Europa dietro la
Germania, quindi anche se il professionale al momento è un po’ fermo, credo che in Italia ci siano moltissime
opportunità di crescita soprattutto per l’aggiornamento di sistemi vecchi. Ci sono ancora in giro molti 4:3, quindi
penso che salteremo il formato WXGA per passare direttamente al WUXGA. In Italia siamo solo nella fase iniziale
della creazione di un mercato professionale, mentre negli Stati Uniti o in Germania il quadro è molto più avanzato,
nel senso che c’è molto più accesso all’informazione da parte degli operatori”.
Neil Wittering, Strategic Business Manager projectiondesign: “Il mercato più grosso, evoluto e diversificato
per qualsiasi produttore di videoproiettori, sono gli USA, ma anche l’Europa nel suo insieme è un mercato forte”.
Guido Villa, Sales Manager South Europe di projectiondesign: “Il mercato italiano secondo me ha grandi
possibilità, però continua a forzarsi sulle commodity, come la sala riunioni, la videoconferenza... Sono pochissimi
i dealer specializzati che pensano di investire tempo, risorse umane ed expertise su tecnologie di visualizzazione
più evolute, come la simulazione, la sala controllo in multivisione, le proiezioni in correzione geometrica, e c’è
poca volontà di informare l’utente finale, al quale bisogna mostrare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per
ampliarne le possibili applicazioni: molte le abbiamo quasi inventate insieme ai clienti. Questa è la modalità con la
quale ci piace affrontare il mercato”.
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scenari
Duccio Petrocchi, Account Manager Hitachi-Display Product:
“Per Hitachi il mercato italiano è il secondo o il terzo a livello europeo,
quindi molto importante, anche se l’anno scorso ha subito una crisi
notevole, parliamo del 50% nella distribuzione. Noi però siamo orientati
su mercati stabili, il medicale, l’automotive, le applicazioni industriali
e di controllo, con uno spettro larghissimo di prodotto”. L’Italia è
interessante anche per Sanyo, stando ai dati forniti da Keiichi Yodoshi,
General Manager di Sanyo: “A livello globale nel 2009 Sanyo è stata
particolarmente forte per volume di vendite di proiettori sopra i 5.000
Lumen. L’Europa è per noi il secondo mercato più importante dopo gli
USA (con una quota del 19%), e l’Italia è quello più importante, infatti
deteniamo il primo posto con una quota del 18% per volume di vendite
sopra i 5.000 Lumen”.
© dnp denmark
Crisi economica e sviluppo tecnologico hanno inciso sulla struttura
stessa del mercato, promuovendo l’affermarsi di realtà più articolate
rispetto al tradizionale installatore specializzato: i system integrator,
caratterizzati da una visione più ampia e da un approccio al mercato
per soluzioni complete, e non per prodotti isolati. I produttori si
riconoscono molto bene in questa prospettiva, come conferma Delio
Rovelli, Division Manager di Mitsubishi Electric: “I system integrator
sono key-dealer, perché come noi affrontano il mercato professionale
da un punto di vista non limitato alla singola famiglia di prodotto. Non
a caso la divisione si chiama ‘Visual Information’: abbiamo bisogno di
partner in grado di proporre tutte le nostre soluzioni, sia per il mercato
trade che per il rental, che ormai non sono più ambiti separati”.
© dnp denmark
Entrando poi nello specifico dei diversi settori di applicazione, emerge
come alcuni siano collaudati, mentre altri si trovino in fase iniziale.
Roberto Gambarato, Corporate Sales Manager LG Electronics
Italia: “Vedo il mercato del video professionale diviso in due grandi
aree: video professionale classico e digital signage. Mentre la prima
area è presente da sempre in Italia, la seconda è molto giovane, di
conseguenza molte aziende provenienti anche da altri settori rispetto
al video professionale hanno cominciato ad approcciare diversamente
il ds, partendo da modelli di business differenti. Tuttavia, non esistono
ancora realtà in grado di affrontarlo in maniera globale”. L’esperienza
di Sony nel Digital Cinema, come riferisce Mauro Contursi, Project &
Proposal Manager B&I divisione professionale, è di un panorama
© ToDo Interaction Design Studio
frastagliato composto da numerosi esercenti proprietari di poche sale
o multiplex ciascuno, mentre “in Europa, generalmente, sono i grandi
L’uso dei display per il digital signage e la comunicazione in centri commerciali,
gruppi a prendere le decisioni sulla digitalizzazione, determinando
ambienti retail, luoghi pubblici...
così la tecnologia vincente e facendo da traino per il mercato. In
Italia, invece, dove ci sono molte sale indipendenti, ogni esercente
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scenari
tende a voler testare tutte le soluzioni per individuare quella più
idonea. Inoltre, prima dell’avvento del DCinema erano solo un
Gli intervistati
paio gli interlocutori importanti sul mercato italiano, mentre con la
digitalizzazione sono aumentati, coinvolgendo anche Sony con il
InFocus - Jeff Meyer, Country Manager Italy
4K. Il mercato italiano del DCinema è in espansione, pur soffrendo
Produttore statunitense di videoproiettori digitali attivo
della mancanza di liquidità e di problemi di gestione delle richieste,
nell’ambito delle proiezioni di largo formato e in generale
non sempre supportate dalla reale disponibilità economica degli
nella comunicazione e nell’intrattenimento, business,
esercenti”.
education e home theater.
Oltre la realtà italiana, è stato utile sentire il parere di Jonathan
Cooper, impegnato come consulente esterno per diversi e
Nec - Antonio Zulianello, General Manager della Divisione
importanti marchi del video. La prima osservazione è che i grossi
Display Solutions; Jonathan Cooper, Consulente Business
volumi del mercato consumer finiscono per influenzare anche le
Development, attualmente in forza presso Nec.
scelte tecnologiche del settore pro; un esempio tipico è costituito
Nec nasce nel 1899 in Giappone. La filiale italiana è nata
dal formato dei display, ma anche l’alta risoluzione e i cellulari touch,
nel 1990, nel 2007 Nec Display Solutions raccoglie le
mentre parleremo dopo delle problematiche relative al prezzo. A
soluzioni di proiezione, display LCD e plasma nei settori
livello strutturale, la disponibilità di nuove tecnologie e conseguenti
medicale, ds, home cinema, business, cinema digitale.
applicazioni ha complicato il panorama delle aziende nel mercato:
molti sono entrati in nuovi settori o stanno cercando di spostarsi dal
Epson - Vincent Van Rij, Product Manager Business
“box-mover” verso un posizionamento più qualificato. La clientela
Projectors EMEA
stessa sta scoprendo nuove applicazioni nate dalla maggiore
Il focus della multinazionale giapponese è la visualizzazione
familiarità con alcune tecnologie, impegnando gli operatori in sfide
digitale. Il gruppo Seiko Epson nasce nel 1881, il marchio
sempre nuove. Di conseguenza, conclude Cooper, “la pianificazione
Epson nel 1975 specializzandosi nelle stampanti. Oggi
richiede oggi alle aziende molta attenzione e ricerca, e la creazione
realizza anche proiettori professionali per business,
di nuove connessioni e nuovi accordi basati su analisi di mercato e
education, ds e custom installation.
sulla conoscenza diretta del rivenditore specializzato e dell’utente
finale. Il system integrator ha le capacità tecniche, ma non servono
Sanyo - Takashi Hirao, Vice President & Chief Regional
se non sono affiancate da un serio project management, supporto
Office EMEA, Dr. Keiichi Yodoshi, General Manager e
alle vendite, business development. Quindi si tratta proprio di
Gianluca Codina, Sales & Marketing Manager
‘unire i puntini’, fare networking anche se, quando si tratta di nuove
Fondata nel 1947 in Giappone, Sanyo significa “tre
partnership, c’è sempre una percentuale di rischio”.
oceani”, ovvero, il mondo. La multinazionale ha focalizzato
le proprie attività sul ciclo dell’energia. Nel settore video
Crisi, prospettive, strategie
professionale ha lanciato i primi proiettori LCD nel 1989 e
nel 2007 il primo ultra short throw.
Non è il pessimismo la chiave di lettura della crisi economica, anzi.
La fase di declino ha spinto le aziende a razionalizzare i processi e a
fare delle scelte. Non tutti sono stati colpiti nella stessa maniera, come è
ovvio, poiché le variabili sono infinite, ma ad accomunare la visione c’è
la fiducia nel futuro, confortata dai feedback del mercato. L’attenzione
maggiore viene rivolta alle installazioni di fascia medio-alta, al ds e al
settore education, ma non tutte le aziende sono così selettive...
Cooper conferma la nostra analisi aggiungendo che le aziende si
Mitsubishi Electric - Delio Rovelli, Division Manager
Mitsubishi Electric nasce nel 1921 in Giappone. È presente
in 34 paesi, dal 1969 anche in Europa. La filiale italiana
opera con cinque divisioni commerciali tra le quali la
Sistemi di Visione Multimediali. La gamma di prodotti video
professionali include proiettori, monitor LCD, videowall
DLP, LED wall.
concentreranno sui prodotti ecologici e a risparmio energetico (molti
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scenari
si sono già adeguati alle direttive europee sul consumo degli
apparecchi in stand-by). Chi opera nelle nicchie continuerà a
focalizzarsi su quelle, mentre alcune multinazionali giapponesi
stanno sviluppando prodotti con risoluzione e luminosità sempre
maggiori, aggredendo nuovi settori. Tesi confermata dal lancio di
un proiettore pro da 7.000 Lumen da parte di Epson.
Per chi lavora con i videoproiettori, la sempre maggiore
disponibilità di display di grande formato a bassi consumi e
costi in calo, collegata alla diffusione di tecnologie nuove o
migliorate rispetto al passato, costituisce un incentivo a puntare
su prodotti di fascia più alta, a elevata luminosità, per proiezioni
© DailyDOOH.com
di grandezza superiore ai 100” (ma l’hi-end fa sempre discorso
a parte), come sottolinea Vincent Van Rij, Product Manager
Business Projectors EMEA per Epson. “Rispetto ad altri
marchi Epson non ha sofferto particolarmente della crisi, cosa
dovuta in gran parte al fatto che i governi stanno investendo per
sostenere l’economia, quindi il nostro obiettivo è vincere le gare.
Abbiamo sofferto invece nel mercato corporate, installation e
cinema hi-end, anche in Italia dove è stato forse meno grave,
perché molti hanno solo rimandato gli acquisti, concentrandoli
negli ultimi tre mesi dell’anno. La crisi ha avuto un impatto più
significativo sui marchi più piccoli, operando una forte selezione
sul mercato e avvantaggiando chi, come Epson, sviluppa e
produce tecnologia”.
Uno dei settori in cui Epson opera è quello dell’education - con
una forte presenza in Inghilterra - caratterizzato da una larga
diffusione delle lavagne interattive, decisioni di acquisto prese
localmente e una evoluzione nelle applicazioni verso il ds nelle
scuole. Come afferma Van Rij, “Stiamo lavorando con grande
attenzione sul mercato education. Il nostro obiettivo è spingerlo
verso un più alto livello e per questo già da tempo in Italia stiamo
collaborando con i partner più qualificati. Senza dimenticare che
Epson è presente in tutti i segmenti con una quota di mercato del
© dnp denmark
22% in Europa e del 28% in Italia”.
Analizzando i dati di mercato, Yodoshi per Sanyo aggiunge
ai settori in crescita sui quali puntare (oltre all’education),
anche il large venue, mentre office e home rimarranno stabili
o scenderanno. “Per le large venue proporremo proiettori con qualità d’immagine più elevata, con l’obiettivo
di rispondere alle necessità del segmento, mentre per l’education proseguiremo con la tecnologia ultra short
throw, nella quale Sanyo è stata la prima a entrare, e riducendo la frequenza delle manutenzioni; inoltre
abbiamo costituito delle partnership per la lavagna interattiva e i software”. Dal punto di vista strategico, ecco
la dichiarazione di Takashi Hirao, Vice President & Chief Regional Office EMEA Sanyo: “Combinando i
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scenari
tre domini Energy, Digital Solutions ed Enviromental/Commercial
intendiamo diventare un fornitore di soluzioni, con il vantaggio
competitivo di essere anche progettisti e produttori del nostro
Projectiondesign - Neil Wittering, Strategic Business
Manager, Trond Solvold, Product & Application Manager, 3D
motore ottico.” Nel dettaglio per l’Italia Sanyo dichiara di aver
and Medical, Guido Villa, Sales Manager South Europe
mantenuto le posizioni in termini di fatturato nel 2009 rispetto al
Produttore norvegese di proiettori a elevate prestazioni
2008, nonostante il calo dovuto anche al blocco dei progetti pubblici
rivolti ad applicazioni professionali, business e consumer nei
(problema che ha toccato anche altri produttori) registrato tra
settori medicale, e-cinema, home cinema e public display.
maggio e luglio, ma a fronte di un aumento dei pezzi venduti, quindi
Dalla nascita, nel 2001, ha registrato numerosi brevetti.
perdendo sul valore medio del prodotto. Tuttavia, dichiara Gianluca
Codina, Sales & Marketing Manager Sanyo: “Siamo ottimisti
Samsung - Mario Levratto, Direttore Marketing IT Division
perché stanno tornando i progetti. Questa è la visione per il mercato
Nata in Corea nel 1938, oggi Samsung opera nei settori
italiano in termini di volumi… anche se per i margini non è altrettanto
delle apparecchiature digitali, semiconduttori, dispositivi
ottimistica”. In Italia Sanyo punta sull’education, con un nuovo
canale dedicato, e ds: “Abbiamo segnali positivi nel digital signage
con i monitor LCD, in questo caso con una crescita più a valore che
a volume, e nel noleggio con i proiettori di fascia medio-alta sopra i
6.000 ANSI Lumen”.
Anche Samsung ha rilevato un’importante stretta del mercato
di memoria e integrazione di sistemi. Il nome significa “tre
stelle”.
Hitachi - Duccio Petrocchi, Account Manager Display
Product
Fondata nel 1910 in Giappone, in Europa Hitachi è
presente dal 1982, oggi con le divisioni Air Conditioning
nel 2009, manifestatasi in una dilazione dei progetti, soprattutto
and Refrigerators, Power System, Digital Media e Display
per quanto riguarda clienti come banche, assicurazioni, aziende:
Product, rivolta alla commercializzazione di pannelli e
“Hanno preferito concentrare i propri sforzi sulle attività operative
schermi LCD per applicazioni industriali.
e hanno dilazionato nel tempo le scelte che riguardavano le
infrastrutture”, dichiara Mario Levratto, Direttore Marketing IT
Sony - Mauro Contursi, Project & Proposal Manager B&I
Division, Samsung, “quest’anno però la consapevolezza in termini
della divisione professionale
di benefici e risparmio rispetto ai progetti di ds è maggiore, e si è
La multinazionale giapponese fondata nel 1946 con sede a
concretizzata in un aumento delle richieste; non direi che l’Italia sia
Tokyo è attiva nei settori audio, video, delle comunicazioni e
particolarmente in ritardo rispetto ad altre realtà europee, mentre
IT con prodotti dedicati al mondo professionale e consumer.
c’è una differenza marcata con il mercato statunitense”. Samsung
ha reagito rinforzando la propria struttura di vendita per avere
un contatto diretto con il mercato e lavorare con l’utente finale
a soluzioni customizzate; inoltre ha mantenuto un approccio a
360° aprendosi a ogni possibile applicazione per il digital signage:
“Sarebbe limitativo puntare su un solo mercato… sicuramente il
La divisione Professional Services si occupa di broadcast,
media, retail ed eventi offrendo la propria consulenza per la
realizzazione di soluzioni personalizzate, dalla progettazione
alla gestione.
LG Electronics - Roberto Gambarato, Corporate Sales
Manager
mondo retail oggi è molto interessante, ma siamo presenti anche
Nata nel 1958 in Corea, opera in Italia nell’elettronica di
nel finance e manufacturing, e poi con gli hotel TV, con applicazioni
consumo, telefonia mobile, elettrodomestici, prodotti
specifiche per l’hospitality, e non ultimo nell’education, con la
informatici e condizionamento in ambito professionale
lavagna interattiva LCD da 65”.
e consumer. Quest’anno è stata inaugurata la divisione
Mitsubishi Electric Italia ha attraversato la crisi mantenendosi stabile,
Business Solutions Group, specializzata nelle esigenze
anzi assumendo personale, grazie alla presenza su più aree di
degli utenti home e aziendali, in particolare nella Pubblica
business alcune delle quali, come il fotovoltaico, in decisa crescita.
Amministrazione, advertising, education e hospitality.
I problemi però si sono fatti sentire nelle gare d’appalto telematiche,
www.lg.com/it
dove la tendenza al ribasso si è accentuata portando le aziende a
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scenari
scelte e compromessi. L’area di investimento, dichiara
Rovelli, “è quella delle installazioni di fascia medioalta, presidiando parallelamente le altre fasce di
mercato con le tecnologie DLP e LCD. In particolare
l’home cinema, nel quale Mitsubishi è molto presente,
e dove per prima ha lanciato videoproiettori full HD”.
Petrocchi per Hitachi dichiara di avere chiuso
l’anno rispettando il budget, quindi guadagnando
quote di mercato secondo le previsioni. La crisi si
è fatta sentire, soprattutto sui consumi, e non ne
siamo ancora usciti, come dimostrano i problemi di
budget di alcuni clienti: “Contiamo di portare avanti la
strategia che abbiamo seguito con successo nel 2009
mirando a un mercato più solido anche se con volumi
ridotti, allargando il numero dei clienti per diversificare
© Scala
il rischio e conquistare un business più stabile. Già da
un paio di anni stiamo puntando sull’automotive e sul
Outdoor TV in metropolitana in
medicale, mentre in campo industriale ci interessa il settore treni. Abbiamo scartato l’education per via dei costi: il
Turchia con Scala
mercato chiede un prodotto consumer”.
Per LG il 2009, nonostante un cattivo inizio, è stato addirittura un anno positivo, racconta Gambarato, e il 2010 ha
preso la stessa direzione, per quanto i segnali non siano tutti idilliaci. “In questo momento l’opportunità di business
più interessante è il ds, anche se in Italia deve ancora svilupparsi in maniera completa, ma non abbiamo mai
abbandonato congressuale, sale meeting ed educational con la neonata divisione ‘Business Solutions’”.
Anche projectiondesign si aspetta un buon 2010 e un 2011 ancora migliore, Wittering: “Nonostante tardino
a decollare in Italia tecnologie come la stereoscopia, per la quale Germania e Nord Europa sono più avanti.
Parliamo di installazioni professionali di simulazione con richieste tecniche stringenti, per applicazioni in ambiti
prima irraggiungibili, come le sale di controllo e gli studi audio”.
I Modelli di vendita e comunicazione
Come comunicare la specificità del prodotto a distributori e installatori? E il cliente finale? Partendo da queste
domande abbiamo approfondito la relazione tra produttori e cultura del mercato, confrontando la percezione
dell’Italia rispetto all’Europa e al mondo. Molti hanno espresso l’esigenza di interfacciarsi con interlocutori dotati
di una visione ampia del mercato, e anche se ciascun marchio ha la propria strategia, tutti sono consapevoli
dell’importanza del contatto diretto con il cliente e della necessità di offrire valore aggiunto. Ancora una volta,
non solo prodotti.
Meyer ha riassunto le doti del distributore video professionale ideale: “deve avere un contatto molto stretto
con coloro che effettuano installazioni professionali, fisse, rental e staging; possedere una competenza sulla
tecnologia in generale e sul video in particolare; deve avere un forte portafoglio di prodotti correlati al video ed
essere in grado di offrire una soluzione completa. Per questo secondo me il mercato video in Italia è in una sorta
di infanzia, ma credo ci siano buone prospettive perché finalmente è nata SIEC, un’associazione di categoria
che va a beneficio di tutto il settore”.
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scenari
un altro
primato mondiale
da projectiondesign
3D attivo
proiettori stereoscopici DLP® a singolo chip
una rivoluzione dal leader della tecnologia DLP a singolo chip
projectiondesign presenta il nuovo F10 AS3D – il primo proiettore stereo
3D attivo, portatile ad alta risoluzione. Basato sulla meccanica consolidata
del modello F10 in uno chassis di soli 3,5 kg., è in grado di gestire
contemporaneamente due segnali video con risoluzione nativa 1400 x 1050
con una compatibilità Full HD 1080p a 120Hz.
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C O M P A T I B L E
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w w w. p ro j e c t i o n d e s i g n . c o m
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scenari
Il cuore dell’analisi di Meyer è proprio il passaggio delle
informazioni, cioè il meccanismo grazie al quale l’utente finale
seleziona un system integrator, e quest’ultimo opera le scelte
tecniche determinate dalle necessità del progetto che metterà
in pratica al meglio delle possibilità offerte dalla tecnologia e dal
budget. La formazione in Italia è completamente demandata ai
produttori (che formano i distributori, i quali formano integratori
e installatori) i quali suppliscono di fatto a una carenza,
destreggiandosi tra il bisogno di formazione di base degli
operatori (sia tecnica che di marketing) e le esigenze aziendali di
far conoscere (e spingere) i prodotti. Il tutto poi si scontra, come
rilevato da Antonio Zulianello, General Manager della Divisione
Display Solutions per Nec Italia, con la mancanza di tempo
(perché tutto dedicato a produrre reddito) dei rivenditori, le cui
strutture sono sempre più tirate all’osso: “Saltare da un marchio
all’altro a caccia di offerte non aiuta a conoscerne meglio le
caratteristiche e quindi, paradossalmente, non aiuta a vendere di
più. Eppure le caratteristiche chiave alla fine non sono infinite, e
soprattutto almeno per Nec una volta implementate rimangono nel
tempo”.
Così le aziende organizzano direttamente, o in partnership,
formazione e roadshow. Alcuni, come Epson, hanno previsto
un percorso formativo dedicato agli installatori professionali,
offrendo una vera e propria certificazione interna; altri si sono
limitati a selezionarli secondo criteri propri, ma senza preclusioni
di principio, perché la crisi ha costretto ad allargare il mercato e la
flessibilità di approccio è una delle chiavi del successo. Sanyo per
esempio lavora con quattro partner in Italia, Adeo per l’audio-video,
Nuovevie per la fascia alta di proiezione e il rental, Esprinet per
l’IT e Intersistemi per il ds. Risalendo verso la casa madre ci sono
le filiali nazionali e regionali, Sanyo Sales & Marketing Europe con
sede a Monaco si approvvigiona in Giappone e in Cina, rifornendo
centralmente tutte le nazioni europee, nelle quali sono dislocati i
sales manager e i partner locali formati direttamente, i quali a loro
volta formano i rivenditori. Anche Sony si avvale di un integratore
specializzato per le proprie installazioni per il cinema: Prevost, che
offre la soluzione completa di installazione, integrazione, schermo,
3D e contratto post vendita, senza dimenticare le agevolazioni
di pagamento attraverso una società di leasing convenzionata.
I display e la videoproiezione si usano ormai correntemente anche nelle sale controllo
Prevost a sua volta si avvale di agenti e aziende per seguire l’intero
di aeroporti, stazioni, operatori della sicurezza
territorio italiano.
Mitsubishi Electric con le filiali nazionali ha visto di recente la
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nascita di una centrale logistica comune all’Europa, localizzata in Germania. Rovelli aggiunge: “L’Italia, insieme
alla Spagna, non può ancora permettersi di fare capo a una logistica centralizzata, a causa delle dimensioni
limitate e della distanza dei nostri clienti (pensiamo alla Sicilia). Ci arriveremo, intanto stiamo lavorando per
uniformare a livello europeo anche il servizio al cliente professionale; per un’esigenza di semplificazione da
parte della casa madre, che ha bisogno di elaborare le strategie sulla base di un’unica voce europea, ma
anche per venire incontro alle complesse esigenze dell’utente pro, ottimizzando risorse e costi”. Per quanto
riguarda la formazione del system integrator, Mitsubishi ha sperimentato i vantaggi del training on the job, anche
mettendo insieme il momento del Factory Acceptance Test con quello della formazione sul prodotto. Inoltre
ha aperto presso la propria sede di Agrate Brianza (MI) un centro di formazione e si avvale delle competenze
condivise a livello europeo per il supporto ai propri dealer e system integrator. Hitachi, invece, punta sul sito
Internet aziendale sul quale pubblica i comunicati relativi alle novità in quattro lingue, sulla propria mailing list,
ma soprattutto sui distributori, perché hanno il contatto diretto con il cliente. Fermo restando che l’obiettivo è
dare valore aggiunto all’utente per lo sviluppo della soluzione più adatta a lui, i distributori sono stati scelti di
conseguenza, e Hitachi provvede alla loro formazione a livello europeo, con giornate di training e webinar.
Anche LG integra eventi, presentazioni e meeting di formazione mirata, organizzati in alcuni casi con terzi, con un
sito Web dedicato all’operatore pro sul quale si trovano informazioni sui prodotti ma anche sulle problematiche
degli operatori in questo mercato. Gambarato: “Abbiamo puntato molto sulla partnership diretta con i system
integrator, selezionati in base alla specializzazione e alla serietà delle intenzioni. Non si è trattato sempre di
aziende grandi, anzi, spesso sono realtà medio-piccole, e probabilmente in futuro questa selezione sarà meglio
orientata includendo nuove tipologie di professionisti e aziende che si sono affacciate a questo mercato”.
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scenari
Per projectiondesign l’interscambio tra casa madre e sedi
locali aiuta a cucire il messaggio aziendale sulle realtà locali,
anche diverse, come spiega Wittering: “per esempio in
Germania i nostri clienti hanno familiarità con applicazioni
molto tecniche, quindi ci pongono domande con un livello
diverso rispetto a quelle poste in Italia. Ci affidiamo ai partner
locali, che conoscono il proprio mercato e ci forniscono gli
imput per le strategie di marketing. Villa: “Cerchiamo di essere
coerenti nella comunicazione e di dare lo stesso messaggio in
tutto il mondo, traducendolo in una forma che sia la migliore
per ciascuna regione. Da diverso tempo abbiamo attivato un
programma di formazione a vari livelli per i nostri partner con
sessioni in Norvegia o localmente. I corsi base sono orientati
prevalentemente al personale commerciale con informazioni sui
prodotti, su come utilizzare le risorse messe a disposizione da
projectiondesign e su come approcciare il cliente”.
Vendita 100% indiretta anche per Samsung, che agisce con
una divisione IT snella e un grande numero di partner di canale,
con un approccio a 360°. Da qui l’esigenza di comunicare
loro i valori del prodotto attraverso corsi di formazione
organizzati presso le sedi di Roma e Cernusco sul Naviglio (MI),
incentrati sugli andamenti dei mercati, la proposta Samsung,
quest’anno lievitata molto, e un training tecnico vero e proprio.
L’informazione è rivolta anche all’utente finale, tramite giornate
organizzate con il partner di canale e volte a stabilire strategie
per soluzioni complete per tecnologia e servizio.
Samsung si distingue per un approccio cluster, così spiegato
da Mario Levratto: “La nostra divisione si articola in quattro
macro-categorie: monitor tradizionali, large format display,
notebook e printing solutions. La nostra strategia, premiata dai
fatti, consiste nel proporre al cliente queste soluzioni in maniera
unitaria. Così, grazie alla presenza storicamente importante
che abbiamo nel mondo monitor e stampanti, siamo riusciti a
proporre in questi ambiti tutta la gamma del mobile computing
e dell’LFD”.
Prodotto e soluzione
La comunicazione tra cliente finale e produttore si ripercuote
poi sullo sviluppo dei nuovi prodotti, la cui disponibilità è
La vodeoproiezione per gli ambienti residenziali: qualità e scelte custom
ormai possibile a livello mondiale. I marchi utilizzano in modo
diverso i feedback del mercato: per Sanyo, conferma Takashi
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Hirao, la casa madre rende i prodotti disponibili ovunque, mentre è la strategia locale a decidere cosa
è meglio commercializzare e cosa no. Per l’Italia in particolare, per esempio, i proiettori con risoluzione
SVGA rappresentano il 30% del mercato, mentre in Germania sono al 10-15%, e di conseguenza verranno
declinate le scelte distributive. I nuovi prodotti nascono da feedback periodici che il settore produzione
della casa madre raccoglie visitando direttamente i clienti. Come racconta Levratto, le articolazioni locali
di Samsung raccolgono gli input dal mercato per riportarli direttamente alla R&D che ha sede in Corea,
attraverso gli account manager della business unit coreana che fungono quindi da contatto sia commerciale
che tecnico. I nuovi prodotti Hitachi invece nascono da una proposta elaborata dalla casa madre (a causa
dei costi molto elevati degli investimenti richiesti) testata sul campo attraverso market survey o feedback dei
distributori e dei clienti. La fabbrica raccoglie questi suggerimenti e distilla il nuovo prodotto tenendo conto
del bilancio industriale e delle possibili varianti che potrebbe avere a livello locale. Petrocchi, “Il mercato,
il prodotto, le necessità sono i medesimi a livello europeo”. Zulianello concorda, aggiungendo che non ci
sono differenze sostanziali nel professionale neanche a livello mondiale, a parte l’aspetto della sensibilità
al prezzo. Anche per questo non occorre avere a catalogo un numero spropositato di modelli, come
nel mercato consumer, cosa che comunque non sarebbe possibile, perché il professionale ha esigenze
specifiche: “Bastano due o tre serie per coprire tutte le esigenze, naturalmente se c’è la capacità di far
coincidere su determinati prodotti caratteristiche tali da consentire una certa flessibilità”.
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Il cliente ha sempre ragione
Aziende diverse, prodotti diversi, fasce di mercato diverse, ambiti
d’azione a volte inconciliabili... è interessante però vedere le differenti
filosofie di approccio a un problema comune, ovvero capire le esigenze
del cliente. La prospettiva di InFocus con Meyer è aperta e stimolante,
a nostro parere: “Penso che ‘soluzione’ e ‘personalizzazione’ siano le
parole chiave per il futuro, aggiungo che come costruttori dovremmo
cercare di lavorare meglio insieme per proporre al cliente migliori
soluzioni, soprattutto nelle installazioni più impegnative. Distributore,
produttore, dobbiamo lavorare in accordo per dare al cliente delle
buone ragioni per aggiornare il proprio sistema. Il servizio clienti ha
un’importanza cruciale, e penso che dovrebbe essere incluso nel
pacchetto progetto”.
Lo stile di projectiondesign versione italiana si differenzia per la
consapevolezza del fattore tempo, come spiega Villa: “Il ‘vendi e
fuggi’ non è la nostra filosofia; al contrario, quella che ci sta premiando
tiene presente il fattore tempo; non abbiamo fretta, siamo disponibili
a dedicare tutto il tempo necessario affinché un prodotto, un marchio
si sviluppino e crescano con serietà sul mercato. Questo ci porta ad
avere una maggiore attenzione al brand, al prodotto, a proporli con
calma, quasi in maniera dedicata cliente per cliente. Quindi la crescita
è più lenta ma più stabile, e soprattutto aiuta i clienti ad acquisire
maggiore consapevolezza e indipendenza sulla gestione del prodotto”.
Nel professionale “semplicità” riferito al prodotto non è sinonimo di
“banalità”, anzi, è il risultato di un progetto molto complesso, ma
facile da gestire per chi dovrà metterci sopra le mani (utente finale) od
occuparsi della manutenzione (installatore o chi per lui).
Tutti sono contenti di ridurre i costi, e le aziende si comportano
di conseguenza. Alcuni ne hanno fatto una filosofia di business
votandosi all’ecologia, come Mitsubishi o Nec, spinti dalle richieste
dei consumatori. Un altro aspetto importante per tutta l’industria
è l’attenzione, da parte del settore vendite, nel proporre una
soluzione a misura di utente; spiega Zulianello: “Spesso si fanno
impianti tecnologici ma non si cura la semplicità di gestione che,
indipendente dalle evoluzioni tecnologiche, è legata ai protocolli
La videoproiezione per il 3D e la realtà virtuale
e al dimensionamento del progetto; è inutile vendere a un utente
apparecchiature che non userà, o che userà al 20% della performance.
Su questo i produttori devono lavorare”.
La definizione di soluzione è particolarmente appropriata per i progetti di digital signage, che ha spinto chi produce a
sviluppare prodotti mirati attraverso partnership e collaborazioni. Anche qui, la spinta all’acquisto arriva soprattutto da una
valutazione sulla riduzione dei costi rispetto al signage cartaceo tradizionale, come riferisce Levratto: “Da un anno e mezzo
a questa parte la nostra politica di prodotto ha cambiato radicalmente pelle, gli apparecchi si sono trasformati da puri e
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semplici riproduttori di immagini in soluzioni complete, declinate a seconda dei mercati potenziali di riferimento.
Abbiamo potuto vivere direttamente l’entusiasmo di un mercato completamente nuovo per l’Italia, sicuramente il
primo motore dei risultati che abbiamo ottenuto lo scorso anno”.
Ok, ma quanto costa?
Rispetto alle conseguenze della crisi economica ciascuna azienda ha fatto le proprie valutazioni e, nelle
differenze di prospettiva, a volte profonde, emerge però un minimo comune denominatore: la fase di declino
economico non ha fatto che accentuare alcuni aspetti critici del mercato, a volte specifici italiani, come
appunto l’attenzione eccessiva al prezzo. Il mercato consumer orienta in certa misura la percezione del prezzo
anche per il cliente pro, aggiungiamo i reali problemi di budget delle aziende, e poi la sensazione che spesso i
committenti non percepiscono il valore monetario di un’installazione fatta a regola d’arte, di uno schermo 24/7
o di un proiettore di alta gamma. Come se la tecnologia fosse data per scontata. Qualcuno degli intervistati ha
addirittura riportato l’esperienza di clienti che hanno scelto consapevolmente prodotti consumer per installazioni
professionali.
Secondo Contursi, di Sony, “Il prezzo è sempre importante. Per questo Sony ha deciso di offrire una soluzione
allo stato dell’arte nel cinema digitale, il nostro proiettore 4K, contenendo i costi di produzione; un proiettore
che offre la possibilità di avere una risoluzione quattro volte superiore allo standard 2k e un 3D con occhialini
monouso con un costo di poco superiore”.
A parere di Zulianello gli installatori che hanno puntato sul prezzo basso sono quelli che con la crisi stanno
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soffrendo di più: “Perché hanno banalizzato la propria proposta, senza
nessun tipo di valore aggiunto”, mentre viene premiato chi ha cercato
di mantenere alto il profilo. È un problema di mancanza di prospettive e
culturale: “C’è difficoltà di comunicazione sul ritorno dell’investimento”.
Alcuni marchi si sono trovati in difficoltà a causa di una concorrenza
che ha fatto leva sul prezzo proprio nel momento della crisi
economica, quando cioè si stava già verificando un calo. A risentirne
sono stati anche i produttori di fascia alta, se projectiondesign in
Italia ha dichiarato che sarà più attenta alle esigenze di budget dei
clienti, “purché questi capiscano il valore che c’è dietro il marchio”,
aggiunge Villa. Non mancano per fortuna i segnali positivi: “La
mentalità sta cambiando”, spiega Rovelli, “cinque anni fa il mercato
della videoproiezione in Italia era composto al 70% dal segmento
Super VGA, quello più economico e dettato dal prezzo; oggi questa
percentuale, nonostante sia dimezzata, non è ancora ai livelli
della Germania, dove già cinque anni fa il 90% era composto dal
segmento XGA: prima la qualità, poi il prezzo”. E ancora: “Solo
chi offre servizio sopravvive, altrimenti nella giungla del prezzo si è
facilmente imitabili, e in Italia ci sono delle belle realtà professionali
con cui dialogare”. Anche per Meyer “lentamente ma sicuramente
ci si allontanerà dalla preoccupazione del prezzo, man mano che
crescerà la comunità professionale, la quale però si deve impegnare
a mantenere l’equilibrio tra valore per il cliente e giusto guadagno per
© dZine
Le tecnologie video si usano con successo in ambito education e nel digital signage
gli operatori. Se l’installazione non funziona, perché l’utente finale ha
scelto un prodotto inadeguato, la responsabilità è in parte anche del
produttore, del distributore e del venditore. La perfezione non esiste,
ci saranno sempre dei problemi in qualsiasi progetto, ma quello che fa
la differenza è come vengono affrontati dai professionisti”. Positiva anche la visione di Samsung con Levratto:
“La consapevolezza del total cost of ownership è molto più presente nella grande utenza di quanto si possa
immaginare, l’abbiamo sperimentata nel mondo printing e siamo riusciti a trasferirla ad ambiti diversi, come
il retail. Nel b2b occorre essere affidabili, capaci di soddisfare queste istanze nel lungo termine, essere prima
ancora che venditori dei consulenti veri e propri”.
Largo, arriva il 3D!
Volevamo dire “stereoscopia”... insomma, siamo pronti o no per le applicazioni professionali con la terza
dimensione? Qui i pareri sono discordanti, si dividono tra entusiasti e scettici. Entrambi i partiti però hanno
qualcosa di interessante da dire. La mancanza degli standard (ma recentemente è stato definito quello del
Blu-Ray 3D), la ridotta disponibilità (per ora) di contenuti, occhialetti sì o no? Oltre a questi aspetti, Meyer per
esempio ha evidenziato come la tecnologia si evolva così rapidamente che l’utente non fa nemmeno in tempo
ad adeguare le proprie apparecchiature. Il problema nasce dallo scarso controllo che ha l’industria su questi
aspetti, affidati alla libera concorrenza e non gestiti dalla comunità dei produttori. Secondo Meyer, “non siamo
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ancora pronti per il 3D, neanche da punto di vista del servizio”. Epson con Van
Rij ha dichiarato di essere in una fase esplorativa: “il punto è capire quali saranno
i volumi e, a parte il mercato hi-end più esclusivo, non possiamo ancora dire che
aumenteremo le vendite grazie al 3D. Qualcosa si sta muovendo nell’education
e si è già mosso nel cinema, ma penso che con gli occhialini questa tecnologia
non funzionerà nel consumer, a meno che non ci sia un salto tecnologico”.
Anche per Trond Solvold, Product & Application Manager, 3D and Medical
projectiondesign, è troppo presto: “Il giorno in cui avremo il 3D senza occhiali sarà
un bel giorno. I sistemi disponibili oggi secondo me non sono adatti all’ambiente
domestico. Tuttavia non vedo gli occhiali come un ostacolo, lo sono di più la
dimensione dell’immagine e il contenuto”. projectiondesign però sta lavorando per
la stereoscopia in campo medicale. Molto più scettico Petrocchi: “Non vediamo
grosso interesse nel mercato industriale o di comunicazione, e nel digital signage
ci si scontra con i costi. Non siamo ancora pronti, non c’è ancora una necessità da
parte del mercato b2b”.
Per Samsung il 3D ha una connotazione consumer, e come tale viene gestito dalla
divisione Audio-Video e non dalla IT, e quindi il suo sviluppo è molto legato alla
disponibilità di contenuti. “Abbiamo ragione di credere”, dichiara Levratto, “sulla
base dell’immediata diffusione sperimentata con DVD e Blu-Ray, che anche il 3D sia
destinato a una affermazione quando i broadcaster e le major si attiveranno in questa direzione, e la tecnologia
a occhialini attivi fa la differenza”. LG si è impegnata nella stereoscopia già da qualche anno con un monitor 42”
con PC embedded per 3D senza occhialini, Gambarato: “C’è grande interesse; stiamo ragionando su quale
tecnologia portare avanti, è un argomento in forte discussione in questo momento”.
Tra gli stereo-entusiasti annoveriamo Mitsubishi, che sottolinea il calo dei costi, a tutto vantaggio delle
applicazioni corporate. Gaming e televisori casalinghi abilitati sono già a disponibili per i consumatori. Sony
ha sposato con convinzione la tecnologia per il 3D nelle sale cinematografiche ed è già pronta per le riprese
in 3D live del mondiali di calcio” anticipa Contursi, “Sony ha continuato a lavorare al perfezionamento delle
registrazioni in 3D delle azioni calcistiche, caratterizzate da un’estrema rapidità di movimento”. Cooper,
come osservatore esterno conferma che il 3D professionale è già affermato in settori come il design delle
automobili, delle estrazioni petrolifere e di gas e in generale nelle applicazioni business, laddove Barco, Christie
e projectiondesign hanno prodotti dedicati già da 15 anni a questa parte. “Adesso credo tocchi a mercati più
ampi, come l’education e il retail, non a caso si sono avvicinati a queste tecnologie anche marchi come Nec,
Mitsubishi, Samsung e i prodotti hanno prezzi più accessibili. Penso che le applicazioni 3D potenzialmente
non potranno che crescere in termini di audience, ma saremo in grado di valutarne i benefici solo nel corso dei
prossimi due o tre anni”.
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Il “fenomeno” 3D
Da Wheatstone ai Mondiali di Calcio
È ormai un dato di fatto che questo 2010 sia l’anno della
stereoscopia o, per chiamarla con il suo nome commerciale,
del 3D, cioè quella terza dimensione che dopo essere
servita da testa d’ariete per la vendita di sistemi digitali nei
cinema, si prepara ora ad approdare nelle case di milioni di
persone in tutto il mondo. Senza dimenticare le applicazioni
professionali…
Rolando Alberti
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L
a stereosocopia non è certo una novità: fu il fisico Sir Charles Wheatstone, nel 1838, a inventare uno
strumento che permetteva di visualizzare immagini tridimensionali, lo stereoscopio. Fu tuttavia solo nel
1922 che il primo film stereoscopico, The power of love, fu presentato al pubblico dell’Ambassador Theatre
di Los Angeles, esperimento seguito nel 1933 dai fratelli Lumière che presentarono al pubblico il primo vero
film commerciale in 3D, ovvero il remake in 3D del loro storico L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat del
1896. I sistemi 3D dell’epoca erano piuttosto complessi e si basavano sugli “anaglifi”, ovvero due immagini
sovrapposte che rappresentano ognuna il punto di vista di ciascun occhio e che, grazie all’aiuto di filtri
colorati montati su degli appositi occhiali, danno l’illusione della profondità delle immagini. Nel 1932 la svolta
tecnologica, ovvero l’introduzione delle lenti polarizzate, poi negli anni ’50 gli Sudios scesero in campo con
svariati film tridimensionali, benché la tecnologia fosse ancora tecnicamente complessa e provocasse nel
pubblico anche problemi psicofosici. Durante gli anni ’60 la possibilità di sovrapporre le due immagini in
un’unica pellicola dette nuovo smalto al 3D. Oggi la proiezione digitale permette, almeno sulla carta, di gestire
la stereoscopia in maniera ottimale: sebbene già negli anni ’90 dello scorso secolo esistesse la TV 3D, l’attuale
perfezionamento tecnico sta alla base del ritrovato entusiasmo per i contenuti tridimensionali.
Dal pro al consumer
Nel cinema stiamo assistendo a un picco di interesse (legato a un reiterarsi della “moda”, e alla volontà dei
produttori di cavalcarla), aiutato dal lancio di alcuni film, Avatar ne è forse il miglior esempio, tecnicamente
e artisticamente costruiti in modo da trarre il massimo dalla stereoscopia. Ma anche il settore consumer sta
reagendo all’introduzione di apparecchi e contenuti in 3D, fenomeno che può rappresentare un’opportunità per
chi si occupa di installazioni residenziali.
Da un punto di vista commerciale e di marketing, il passaggio al 3D significa infatti dare il via alla vendita di
milioni di televisori, occhialini, lettori Blue-Ray di nuova generazione, computer portatili, telefonini, schermi,
dispositivi di ogni tipo e via discorrendo. Un mercato globale di proporzioni abbastanza interessanti che,
secondo le statistiche, è destinato a crescere rapidamente. Un rapporto pubblicato a gennaio 2010 da
“DisplaySearch”, una società specializzata in questo tipo di ricerche, prevede che il mercato dei display 3D
passerà da 0,6 milioni di unità vendute nel 2009 a 196 milioni nel 2018, con un fatturato di 22 miliardi di dollari e
Alcuni stereoscopi e immagini per
un tasso di crescita annuo del 38%.
visione stereoscopica degli inizi
A fare la parte del leone saranno naturalmente i televisori nella loro versione 3D-Ready, sebbene al momento
dell’avventura 3D
non esista uno standard preciso né dal punto di vista della produzione dei
contenuti, né da quello della loro fruizione. Seguono i monitor per PC, per
i quali si prevede una più modesta penetrazione del 3,6% nel 2018, e i
notebook PC con il 3,2%. Interessante il dato secondo cui nel 2018 saranno
in circolazione 71 milioni di telefonini 3D-Ready, dei quali la buona parte con
schermi tra gli 1” e 4”.
La tecnologia più diffusa sarà quella LCD, accoppiata agli occhiali, i quali
costituiscono per ora il vero e più evidente limite alla diffusione di schermi di
grandi dimensioni, ad esempio per il digital signage. Almeno fino a quando
gli schermi auto-stereoscopici, cioè capaci di rendere la terza dimensione
senza occhiali, non avranno superato gli attuali limiti. Inoltre, sempre secondo
questo rapporto, esistono al momento oltre 150 aziende che producono
dispositivi correlati ai display 3D, e oltre una dozzina di diverse tecnologie 3D.
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Il trampolino di lancio
Nel frattempo, lo scorso aprile il canale Sky ha lanciato in Gran Bretagna
il suo primo canale 3D-HD, visibile grazie allo SkyBox HD già in uso dagli
abbonati e a un display 3D-Ready. Il canale è destinato principalmente
ai Pub, dove gli inglesi potranno recarsi per assistere alle partite di calcio
della Premier League. E sempre a proposito di calcio, anche i prossimi
Mondiali dal Sud Africa saranno ripresi e trasmessi anche nella versione
tridimensionale, destinata principalmente ai consumatori inglesi, dove pare
che il 3D domestico sia più avanti che in altre nazioni. Per i broadcaster di
mezzo mondo sarà un importante test sia delle possibilità di penetrazione
di questa tecnologia in ambito consumer, sia dal punto di vista tecnologico
e della fattibilità. Altri esperimenti annunciati riguardano il Belgio, che
da maggio 2010 ha iniziato a trasmettere partite di calcio, Bell TV in
Canada, che invece ha scelto il Golf, il canale USA sportivo EPSN, che
sta stringendo alleanze con Sony per essere 3D nel 2011 e Canal+ in
Francia, che sta facendo sperimentazioni su vari contenuti. Ricalcando una
modalità piuttosto collaudata, sono ancora una volta gli eventi sportivi la
leva utilizzata per fare breccia nei gusti (e nel portafogli) dei consumatori.
Ma il 3D offre sviluppi anche nel settore professionale, partendo dal già
citato cinema per arrivare alla progettazione e al medicale. In questi ultimi
due ambiti, pur parlando evidentemente di numeri diversi dal settore
consumer, è facile immaginare l’utilità di una progettazione, per esempio
di apparecchi meccanici, direttamente in 3D. Interessante è anche l’uso
per finalità di marketing, dove il 3D può creare… “brochure” estremamente
realistiche da mostrare ai clienti, e un esempio classico è il settore nautico:
gli yacht sono spesso opere uniche e delle quali è difficile poter vedere delle demo, ma che l’acquirente
desidera per forza di cose valutare bene prima dell’acquisto. Importanti prospettive sono offerte anche al settore
medicale, per la diagnosi ma anche per la didattica.
Occhialini o non occhialini, questo è il problema…
Esistono due principali scuole di pensiero sul 3D, la prima perora la causa dispositivi dotati di appositi occhiali
che vanno indossati per poter vedere l’effetto 3D, la seconda sostiene invece i sistemi auto-stereoscopici, in
grado di visualizzare immagini tridimensonali senza uso di occhiali o altre “protesi”.
Questi ultimi sono ovviamente i più appetibili in termini di possibilità di diffusione, poiché la possibilità di vedere
l’effetto 3D senza accessori da indossare permette un utilizzo di questo tipo di schermi in ogni situazione, dal
cellulare all’intera parete di un palazzo. Sfortunatamente la tecnologia allo stato attuale richiede allo spettatore
di posizionarsi entro un angolo di visione piuttosto stretto; già questo limita l’uso per situazioni “di passaggio”
(per esempio il digital signage) ma anche per l’ambito casalingo, dove la TV, quasi sempre piazzata dove
capita, serve molti spettatori generalmente seduti su un divano, e magari anche non uno solo. Salvo quindi
particolari applicazioni, che in ogni caso escludono il cinema per varie ragioni di ordine tecnico, gli schermi autostereoscopici sono per ora una nicchia anche se, laddove utilizzati correttamente, sembrano dare il loro bravo
risultato.
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Stereoscopia pro: quali standard e applicazioni?
Parliamo con Edmondo Orlotti, Professional Solutions Sales Manager Southern Europe per Nvidia, delle applicazioni
professionali per la stereoscopia.
“Il settore, dal punto di vista della scrittura degli standard, è maturo, a fine 2009 è stato definito anche il Blu-Ray stereoscopico,
ma dobbiamo distinguere tra la produzione e la fruizione dei contenuti 3D: l’industria finora si è concentrata sugli strumenti
di produzione, mentre coesistono diverse tecnologie per la fruizione. Tra queste, a mio parere quella attiva è la più vicina al
comportamento della visione umana, ma anche Infitec con occhialini passivi dà risultati molto buoni”.
In merito alla produzione il mercato è in via di maturazione grazie alla disponibilità di monitor a 120 Hz (per ora in ambito
consumer). Significa che chi lavora in grafica 3D o nel broadcast può verificare immediatamente il risultato di un progetto, basta
inforcare gli occhialini, e il passo successivo per Nvidia è aumentare il realismo facendo sì che i contenuti 3D reagiscano ai
movimenti dello spettatore, come avviene nella realtà: “lanceremo occhialetti per il 3D professionale basati sulla radiofrequenza,
invece che sull’infrarosso, per installazioni multiple (più monitor, ciascuno con uno spettatore diverso) senza interferenze; saranno
anche dotati di un accelerometro per consentire maggiore immersività. In sostanza, con l’occhialino tradizionale il punto di vista
non muta a seconda del movimento dello spettatore; con questi, invece, sarebbe come guardare un paesaggio in evoluzione in
funzione del variare della posizione dello spettatore”.
Il punto debole sono le tecnologie di visualizzazione, e le TV 3D adottano tecnologie diverse anche incompatibili. Sempre
partendo dal consumer (i videogiochi, perché alla fine il grosso del business è consumer) Nvidia rilascerà a giugno un software PC
in grado di “filtrare” qualsiasi contenuto 3D e adattarlo alle esigenze dello specifico televisore. Il passo successivo è lo streaming
Internet di immagini 3D: la tecnologia è già disponibile.
Riassumendo le applicazioni, “nel broadcast c’è interesse per il 3D e anche l’ambito del CAD CAM è affermato, le applicazioni
sono supportate e si tratta ora di espanderne l’utilizzo sulla scrivania, appunto con i monitor. Nel virtual prototyping la
stereoscopia si utilizza per le decisioni finali, più che in fase progettuale, nel settore della simulazione, invece, è matura e utilizzata
da anni: Airbus, per esempio, ha una saletta virtuale, mentre nel medicale si comincia a pensarci per esami come le Tac, o per la
chirurgia laparoscopica, ma con monitor autostereoscopici. Tra i settori più interessanti ci sono la formazione dei medici chirurghi
e il museale, per i quali avrebbe senso anche rendere disponibili i contenuti via Internet. Infine, crediamo molto nelle possibilità del
ray tracing”.
www.nvidia.it
Un altro motivo per cui l’industria dell’elettronica di consumo predilige gli occhiali attivi è che essi costituiscono
in qualche modo uno strumento di fidelizzazione alla soluzione scelta.
Il 3D nel vicino futuro
Il 3D sta occupando molto spazio sui media, sia specializzati che dedicati al grande pubblico, ma che si riveli
o meno una vera “killer application” lo dirà come sempre la reazione dei consumatori (per ora abbastanza
entusiasti). Tuttavia, è opportuno essere coscienti che l’adozione del 3D in ambito domestico, specialmente per
godersi eventi sportivi e film in BlueRay, potrebbe essere favorita, rallentata o addirittura bloccata da vari fattori
con cui l’industria dovrà fare i conti. Il primo riguarda i già citati occhiali; vero è che il pubblico ha già dimostrato
di tollerarli al cinema o nei parchi divertimento, per cui non è difficile prevedere siano accettati anche in casa
(sebbene, specialmente quelli attivi, richiedano una certa manutenzione). Se nel frattempo la tecnologia autostereoscopica raggiungerà risultati pari a quella che impone gli occhiali, il problema sarà risolto.
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scenari
Certo è che non tutti i programmi sono adatti alla stereoscopia:
immaginate La vita in diretta in 3D? Difficilmente quindi tutti i
programmi TV in futuro saranno in 3D, benché ora si affermi il
contrario… ma ricordate quando si diceva che entro il decennio 20002010 tutti i programmi TV avrebbero avuto l’audio in 5.1?
In ambito professionale il 3D non si è ancora conquistato fiducia
incondizionata, sebbene molte società già propongano soluzioni di
comunicazione, ad esempio a livello di digital signage, che si basano
su queste tecnologie. È probabile che questo modo di mostrare
contenuti e di comunicare verrà utilizzato più per particolari eventi
che non in modo massiccio, almeno fintanto che non esisteranno
sistemi autostereoscopici più efficienti e di grandi dimensioni. È
inoltre prevedibile che il 3D potrà essere usato anche in particolari
situazioni all’interno dei punti vendita, laddove si vogliano mostrare
determinati prodotti che magari non sono disponibili in negozio o
devono essere ordinati o assemblati su misura. Occorre anche tenere
conto che il 3D è di per se un’esperienza immersiva che, se da un lato
può lasciare una traccia nella mente dello spettatore/utente, richiede
dall’altro un’attenzione pressoché totale, che non sempre è ottenibile
in situazioni di vita reale dove la comunicazione si insinua nelle attività
ordinarie delle persone. D’altro canto, usi più spettacolari del 3D sono in
presenti da anni ad esempio nei parchi tematici anche se, ovviamente, le
nuove tecnologie rendono la loro messa in opera e la loro manutenzione
molto meno complesse di quanto non lo fossero in passato.
Sassolini nella scarpa
Un tasto (molto) dolente è la mancanza di standard nel 3D, quindi
di compatibilità tra i vari sistemi, cosa che comporta difficoltà di
passaggio e visualizzazione dei documenti, e relativa fatica nello
sviluppo stesso dell’uso di questa tecnologia. In ambito consumer,
questo implica il doversi attrezzare in caso di visite (che si fa se
l’amico arriva con gli occhiali del proprio sistema, magari diverso da
quello dei padroni di casa…); altro fattore è l’incertezza nell’acquisto:
nonostante le catene di vendita di elettronica di consumo propongano
già televisori 3D-Ready, rare sono le informazioni adeguate sulla
compatibilità dei vari sistemi. Inoltre, anche se le tecnologie sono grosso
modo simili, non esiste nessun tipo di autorità, anche volontaria, che al
momento stabilisca degli standard di interoperabilità, come ad esempio
Avatar e Alice in Wonderland hanno stimolato l’interesse per il 3D nello scorso
è successo per il GSM o l’UMTS, a tutto svantaggio dell’utente finale.
inverno, con risultati anche nel settore consumer.
Certo questo è il prezzo che pagano gli early adopters, ma sembra che
stavolta questa fase sia stata saltata a piè pari.
Chi invece ha appena acquistato un bel display a LED ad esempio,
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investendo non propriamente due euro, si ritroverebbe a doverlo cambiare per il 3D… ma del resto anche chi ha
acquistato ora un televisore 3D-Ready avrà qualche problema a reperire contenuti nell’immediato.
Infine, sebbene le associazioni oftalmiche di mezzo mondo abbiano smentito ogni possibile rischio sulla salute
dell’utente 3D, è pur vero che si sono verificati casi, almeno al cinema, di persone con problemi a livello di mal di testa,
disorientamento, nausea. Dove stia la verità è difficile dirlo.
A prescindere da tutti questi fattori vi è poi la reale percezione di valore aggiunto dei consumatori,
nel senso che l’acquisto di una nuova tecnologia presuppone che il destinatario le accordi un
valore maggiore rispetto a quella di cui già dispone, e che la nuova andrà a sostituire. Ora che
molte persone sono soddisfatte dell’alta definizione che è stata introdotta solo da poco, sarà
difficile pensare al 3D quando ancora non tutti si sono abituati all’HD? E nel professionale, le
aziende saranno pronte agli investimenti necessari per la creazione e la divulgazione di materiale
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hd3d.pan
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per la visione stereoscopica?
In definitiva, come dice un vecchio adagio, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e il 3D dovrà passare l’approvazione
di consumatori sempre più accorti e consapevoli prima di divenire uno standard comune. Tuttavia, i risultati al cinema
lasciano ben sperare anche per la sua adozione in ambito domestico, ed è abbastanza evidente che film come Avatar o
Alice nel paese delle meraviglie, costruiti espressamente per la visione stereoscopica, abbiano contribuito ad aumentare
l’interesse verso l’argomento. Anche in previsione degli usi professionali.
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scenari
Tecnologia per il design
La videoproiezione al Fuori Salone
Con il comune denominatore dell’organizzazione
Ar-thema ed Engeneering Solutions, alcune installazioni del
Fuorisalone di Milano hanno dimostrato ancora una volta
come design, architettura e tecnologia possano fornire infiniti
reciproci spunti
Chiara Benedettini
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scenari
I
l Salone del Mobile, e il suo ancora più famoso, trendy e frequentato Fuorisalone (13-19 aprile 2010), è uno
degli appuntamenti imperdibili legati al design e alla moda: alcune location strategiche di Milano vengono
occupate da installazioni e animate da eventi a cura di sponsor ed espositori, il tutto all’insegna del design.
Un appuntamento imperdibile per architetti, designer e operatori del lusso, e comunque per tutti coloro che
lavorano nel filone dello stile. Uno stile che ormai da qualche anno va di pari passo con la tecnologia, divenuta
un vero e proprio strumento per la creazione di soluzioni nelle quali confort, sicurezza, estetica e piacevolezza
sono punti fondamentali.
Ne abbiamo avuto chiaro esempio proprio durante la settimana del Fuorisalone nell’installazione Think Tank
(organizzata dalla rivista Interni) che ha avuto luogo nel chiostro superiore dell’Università Statale di Milano.
Uno spazio dove hanno trovato collocazione alcuni concept design di architetti e, tra questi, anche quello
dell’architetto Maurizio Favetta, in collaborazione con Ar-thema International (che ha affiancato i progettisti
nell’organizzazione e scelta di materiali e modalità), e con Engineering Solutions dell’ing. Andrea De Martino,
system integrator attento all’estetica e al design, che ha già alle spalle diverse collaborazioni per installazioni e
realizzazioni al crocevia tra architettura, arte e tecnologia.
Lo spazio pensato da Favetta era un ambiente da vivere, modulare e luminoso, e arricchito da diverse pennellate
tecnologiche: strisce LED sotto gli arredi, materiali hi-tech e, soprattutto, una parete d’arredo multiforme e
camaleontica costituita da 16 moduli Christie MicroTile. Ed è stata anche l’occasione, per noi, per vedere il nuovo
prodotto in una reale applicazione (la prima in Italia) dopo il lancio all’ultima edizione dell’ISE di Amsterdam,
Particolare di Think Tank
in una situazione che ha svelato solo una delle sue applicazioni, ancora tutte da inventare. I contenuti, erano
al Fuorisalone
prevalentemente di tipo grafico, gestiti da un mini PC che fungeva da player.
I MicroTile sono dei “cubi” che contengono un potente videoproiettore con sorgente
a LED, la luce viene proiettata su uno dei lati, su una lente che ne rende l’emissione
brillante e uniforme. Per facilitare l’installazione sono stati completati con un
sistema di auto testing, che permette di uniformare reciprocamente tra i vari cubi le
caratteristiche colorimetriche e di luminosità. Le loro caratteristiche (modulabilità,
leggerezza, alta risoluzione) li rendono adatti ad applicazioni legate al design,
all’entertainment, alla comunicazione. Andrea De Martino ci ha spiegato le ragioni
della scelta: “La parete video inserita nello spazio disegnato da Favetta è del tutto
integrata e funzionale al suo progetto, espressione di una ricerca di arredo mista
alla tecnologia. Il videowall che abbiamo creato aveva molteplici funzioni, divenendo
di volta in volta elemento d’arredo tecnologico, punto di informazione, piattaforma
comunicativa ma anche emozionale: alla sera la sua luce colorata trasformava
letteralmente l’apparenza di tutta l’installazione. Abbiamo scelto il MicroTile perché
si può ottenere una risoluzione molto alta, qualità di visione, ma anche semplicità
di settaggio. In generale il pubblico ha reagito con curiosità alla nostra parete
tecnologica. In questa occasione abbiamo inoltre fatto un po’ da “cavia”, essendo
i primi a usare il MicroTile in Italia, e abbiamo verificato una scelta costruttiva
di Christie che ci ha sul momento anche un po’ stupito: in alcuni momenti gli
apparecchi sono rimasti sotto il sole e, raggiunta una certa temperatura, un pistone
faceva aprire automaticamente la lente di proiezione, lasciando entrare l’aria. Certo il
surriscaldamento è un’eventualità remota, visto che il proiettore funziona a LED, ma
certo val la pena di saperlo se si intende usare i MicroTile”.
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scenari
Christie MicroTile
I MicroTiles sono dei cubi di circa 30x40 cm e soli 26 cm di profondità (9,2 kg di peso), che
alloggiano un videoproiettore DLP con alimentazione a LED, che garantisce secondo i dati del
costruttore oltre 65.000 ore di attività a luminosità media. I Tiles sono modulabili a piacere,
sia nella posizione che nel numero, potenzialmente infinito; il bordo esterno è di solo 1 mm,
praticamente impercettibile quando i moduli sono in cluster. Alta densità dei pixel (0,5 mm)
per immagini definite, e una gamma quasi infinita di colori disponibili grazie ai LED. L’unità
esterna Christie MicroTiles ECU (External Control Unit) permette di gestire i contenuti (video
e grafica, semplicemente da PC o altri media player), calibrare al meglio colori e luminosità
in modalità automatica, definire la risoluzione delle immagini e controllare i vari palinsesti.
In pratica, se la risoluzione è 1.920x1.080 e si vuole visualizzare ciascun pixel, occorrerà
collegare sei Tiles per ogni ECU, ma se l’applicazione lo richiede, i Tiles sono in grado di
scalare l’immagine. Ciascun Tile è dotato di sensore ottico e riconosce la propria posizione
all’interno del wideowall, comunicandola all’ECU che così configura il sistema. Con lo stesso
sistema vengono tarati automaticamente luminosità e colore (ma Christie offre anche l’opzione
di regolazione manuale).
Showroom La Perla, videoproiezioni sull’acqua
Un altro ambito di applicazione delle tecnologie durante il Fuorisalone è
stato lo spazio La Perla, organizzato sempre da Ar-thema ed Engineering
Solutions, e il coinvolgimento di Euphon per la parte tecnica : un’area
di esposizione delle ultime creazioni della Maison, uno spazio circolare
con un soffitto in costante cambiamento cromatico (grazie all’uso di LED
RGB), a simulare il mutevole passaggio delle nuvole. Ma il pezzo forte era
una grande proiezione in alta definizione su una cascata d’acqua di 10 m
di base con formato 16:9, che ha richiesto attenzioni tecniche particolari:
è stata operata in retroproiezione, ma con un angolo di proiezione tale
(circa 35°, al limite della perdita del fuoco agli estremi inferiore e superiore
dell’immagine) da lasciare lo spettatore all’ombra e non accecarlo, inoltre
è stata creata una camera buia dietro la superficie di proiezione per non
far filtrare la luce ai lati. Il proiettore è stato posizionato a circa 7 m di
Lo spazio La Perla
altezza, fuori dallo specchio di proiezione, così l’“hot point” della proiezione non ha creato disturbi di
visione,
a patto però di una importante correzione con la funzione di shift dell’apparecchio.
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www.eng
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www.barc
ema.com
www.ar-th
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Anche
perché di potenza ce n’era: 12.000 ANSI Lumen di un Barco SLM12 professionale; ci ha
A
spiegato Biselli di Euphon, tuttavia, che aumentare ancora la luminosità non avrebbe avuto senso
perché lacqua frena l’immagine, la riflette fino a una certa soglia e una luminosità eccessiva si
trasformerebbe in luce spuria o di disturbo al pubblico. I contenuti, gestiti da un player Roku, non
hanno avuto necessità grafiche particolari, salvo una sovra saturazione per renderle più facilmente
distinguibili sull’acqua.
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u
ntr
scenari
Forum 9000
Sistema digitale per conferenze e votazioni
Forum 2000
Sistema di traduzione simultanea
Forum 6000
Sistema digitale per conferenze e discussioni
K)
Camera consiliare di Cardiff (UK)
Comune di Cataanzarro
uangzhou Nansha Port Container Terminal Co., Ltd
Fondazione Stella Maris (Tirrenia)
ntro per il lavoro e l’impiego di Dongguan, Cina
Circoscrizioni comunali di Torino
Università di Lecce
Provincia di Verrcellli
Parlamento del Galles
Comune di Tortona
Comune di Trapan
Trapani
Camera consiliare Civic Offices di Basingstoke (UK)
Cam
mera consiliare dii Cosstantinne (
Sala conferenza dell’Università dellee Scienze Elettroniche e Tecnologiche della Cina (Zhongshaan Innstitutte)
HEADQUARTERS:
RCF S.p.A. ITALY
RCF UK
RCF France
RCF Germany
RCF Spain
RCF USA Inc.
tel. +39 0522 274 411
e-mail: [email protected]
tel. 0844 745 1234
e-mail: [email protected]
tel. +33 1 49 01 02 31
e-mail: [email protected]
tel. +49 2203 925370
e-mail: [email protected]
tel. +34 91 817 42 66
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soluzioni
3D e 4k all’Arcadia
di Melzo
Sony in sala Acqua
Il 3D al cinema rappresenta l’ultima novità per gli amanti
delle emozioni sul grande schermo, ma anche una grande
opportunità per tutta la catena di valore, dalle Majors
produttrici dei contenuti, fino ai costruttori degli apparati
tecnologici. A patto però che la sala offra una visione
stereoscopica di effettiva qualità, e il Cinema Arcadia di Melzo
è uno dei primi, e anche dei migliori, esempi di adozione di
apparecchiature per il 3D
Barbara Trigari
3D Live
A proposito delle proiezioni in 3D Live,
con contenuti ripresi al momento,
come partite e concerti, ecco la
dichiarazione di Paolo Prevost
per quanto riguarda i sistemi di
trasmissione.
Prevost - Al momento in Europa
tutti lavorano con sistemi satellitari:
viene noleggiata una frequenza, uno
spazio del satellite, poi nel locale o
nella sala il segnale viene ricevuto
con una parabola satellitare di quelle
classiche, tipo Sky, sostanzialmente
con un decoder collegato al proiettore.
S
empre all’avanguardia per le tecnologie di proiezione, il cinema Arcadia di Melzo
ha installato in sala Acqua un sistema 3D con risoluzione 4K, il nuovo CineAlta
4K di Sony. A occuparsi di tutto è stata Prevost, storico produttore di apparecchiature
per il cinema, oggi impegnato nella progettazione, installazione e assistenza tecnica
per le sale cinematografiche
L’occasione per l’aggiornamento tecnologico è stata fornita dall’atteso film di Tim
Burton Alice nel paese delle meraviglie, realizzato in 3D da Walt Disney Pictures.
Le sale cinematografiche stanno infatti investendo molto in questa tecnologia, e il
multisala Arcadia di Melzo è famoso per i primati tecnologici. È nata da qui l’iniziativa
promozionale di Sony Professional che ha portato lo scorso marzo nel multisala
Arcadia le videocamere, i televisori Bravia full HD 3D, playstation, videogiochi e i
Blu-Ray compatibili 3D, contestualmente alla proiezione del film di Burton in 3D e 4k.
Questa è la cronaca, parliamo invece del rinnovamento della sala Acqua.
I primi esperimenti di stereoscopia in
3d e 4k
diretta verranno fatti con le partite dei
Come ci ha illustrato Paolo Prevost, titolare della società omonima, Sony è al
mondiali di calcio. Naturalmente per
momento l’unica a gestire tutta la catena di produzione del 3D, annoverando nel
i gestori delle sale cinematografiche
proprio catalogo cineprese, sistemi per la trasmissione dei contenuti, sistemi
rappresenta una grossa occasione,
di proiezione e apparecchiature consumer per il 3D. La sfida in questo tipo di
ma anche una sfida, perché dovranno
applicazioni consiste nell’offrire allo spettatore un’esperienza quanto più coinvolgente
cambiare le loro strategie di gestione
possibile: da qui l’idea di offrire una proiezione in 3D a risoluzione elevatissima, 4k
prendendo contatti, per i contenuti,
appunto, ovvero 4.096x2.160 pixel, una matrice di proiezione veramente grande, tale
con nuovi distributori.
da permettere una visione uniforme (senza distinguere i pixel) anche a chi sceglie le
prime file della sala.
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soluzioni
La spaziosa cabina di proiezione del multisala Arcadia ha permesso
di installare il proiettore per il 3D accanto al 35 mm tradizionale,
per una maggiore flessibilità di utilizzo. La sala Acqua accoglie
220 posti e ha uno schermo delle dimensioni di 18x9,5 m, suono
certificato THX, Dolby Digital, DTS e Dolby Ex. Lo schermo, inoltre,
è stato sostituito con uno “argentato”, ovvero ricoperto di polvere
di alluminio, come richiesto per la stereoscopia per riflettere la
proiezione di luce polarizzata; ciò non toglie che sia utilizzabile
anche per le proiezioni tradizionali, riducendo la corrente della
lampada del proiettore.
Il 3D scelto da Sony è quello denominato RealD con occhialini
passivi monouso, che utilizza due fasci distinti per la proiezione
delle immagini polarizzate per l’occhio destro e per l’occhio sinistro,
quindi due obiettivi affiancati che producono un’immagine molto più
Il Cinema Arcadia in una immagine diurna
stabile e rilassante. Lo spettatore fruisce l’immagine tridimensionale
grazie a semplici occhiali dotati di filtri a polarizzazione circolare,
visualizzando alternativamente le immagini destinate all’uno o
all’altro occhio. Il proiettore installato all’Arcadia è l’SRX-R320 con
opzione 3D.
Da spettatori possiamo dire che l’esperienza di visione
stereoscopica con una risoluzione così elevata è notevole, ovvero
è naturale, non si avvertono disturbi ai margini del campo di visione
né affaticamento agli occhi. Il vantaggio del sistema RealD consiste,
oltre che in una esperienza 3D molto efficace, in un miglioramento
nella gestione degli occhialetti, che sono di tipo usa e getta, quindi
vengono consegnati allo spettatore all’inizio dello spettacolo in
una busta sigillata, e poi vengono raccolti all’uscita e riciclati come
Il foyer dell’Arcadia, con una riproduzione del T-Rex, rievocazione
articoli in plastica.
dell’omonimo film in 3D
Prospettive
Il prossimo passo per il 3D al cinema è costituito dalla proiezione di
eventi tridimensionali live, e manco a dirlo il riferimento è ai mondiali
di calcio. Dopo lo sport, per il quale Sony ha già messo in cantiere
la ripresa di alcune partite, partiranno gli altri contenuti, come per
esempio i concerti.
ald.com
www.re
revost.it
www.p
ny
www.so
La risoluzione 4k, comparata a quella dell’alta definizione
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approfondimenti
La visione umana e le
tecnologie video
Quali le tecnologie in uso oggi e quali quelle
di domani
Proviamo a fare il punto sulla situazione della tecnologia
appannaggio dei sistemi di visualizzazione, siano essi
display piatti come videoproiettori, per orientarci tra le attuali
tendenze e quelle per il prossimo futuro
Alberto Pilot
N
egli ultimi anni si sono verificate alcune “battaglie” tra le varie tecnologie dell’area video: tra plasma ed
LCD, e più recentemente tra 3LCD e DLP, con il ritorno in auge di quest’ultima. Con questo articolo di
approfondimento daremo una rinfrescata alle nostre nozioni in relazione alle differenze fra i vari display e i
brevetti che li sovrintendono, parlando sia di video proiezione, come di riproduzione tramite display piatto.
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approfondimenti
Visione notturna, diurna e percezione della risoluzione
Prima di addentrarci fra le varie tecnologie, è utile un breve ripasso sul
funzionamento del nostro sistema di visione, per capire il perché di
alcune scelte tecnologiche.
Se introducessimo il concetto di “alta fedeltà video” significherebbe
che, quando guardiamo un’immagine riprodotta da un sistema di
visualizzazione, dovremmo aver l’impressione di essere fisicamente
presenti nei luoghi rappresentati, oppure di guardare fuori dalla
finestra la realtà che ci circonda, con i suoi colori, le sue sfumature
e la sua tridimensionalità. Tuttavia, la stessa visione è fortemente
soggettiva, per questo è difficile codificare uno standard… oltre al
fatto che è complicato educare l’occhio umano, che per sua natura è
uno strumento imperfetto, a una corretta visione.
È noto il principio per cui in natura i colori non esistono, ma esiste
semplicemente la capacità o meno di qualsiasi materiale di assorbire
determinate frequenze dello spettro luminoso, riflettendone altre. Sono
proprio quelle frequenze riflesse che poi il nostro occhio percepisce
come il “colore” dell’oggetto. Ma se potessimo entrare nella testa
di un’altra persona e guardare con il “suo sistema visivo” occhi +
cervello, è probabile che noteremmo anche delle differenze sensibili
rispetto alle nostre percezioni, senza contare che altri animali in
Capacità di assorbimento di coni e bastoncelli in relazione allo spettro luminoso
natura percepiscono le radiazioni emesse dalla luce solare in tutt’altra
maniera. Ecco perché è complicato parlare di “correttezza cromatica”
senza dare dei riferimenti precisi, unici e inequivocabili; senza contare
che il nostro occhio è più sensibile alle immagini in bianco e nero,
rispetto a quelle a colori. All’interno del bulbo oculare, infatti, troviamo
due gruppi di cellule: i bastoncelli (per la visione “scotopica”, diciamo
in bianco e nero), demandati alla visione notturna, e i coni (per la
visione “fotopica”, diciamo a colori) per la visione diurna (lunghezze
d’onda di max 555 nm). Nei bastoncelli la sostanza fotosensibile è la
radopsina, la cui risposta fotometrica alle varie lunghezze d’onda ha
un andamento Gaussiano con un massimo posto a 507 nm, per cui
la dipendenza dello stimolo dalla lunghezza d’onda è solo in termini
di variazione di probabilità di assorbimento (vale a dire che non
sono discriminate cromaticamente le diverse lunghezze d’onda). A
differenza di queste cellule, esistono tre tipi di coni: Short (420 nm),
Medium (530 nm) e Long (560 nm), in base alla risposta fotometrica
di ogni gruppo. Lo stimolo relativo a ognuno dei fotorecettori dipende
dal numero dei fotoni e non dalla loro lunghezza d’onda (come invece
L’area interna al triangolo del gamut rappresenta la quantità di colori visualizzabili
succede per i bastoncelli), e la probabilità di assorbimento dipende
dal sistema. Nell’esempio vediamo: in rosso rec. 709 Gamut (tipico di plasma,
dalla lunghezza d’onda ma lo stimolo trasmesso ne è indipendente.
CRT...), in giallo RPTV DLP Gamut, in blu DLP Cinema Color Gamut
Dato che si possono riconoscere tre colori (detti “fondamentali”)
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approfondimenti
proprio in base alla lunghezza d’onda del proprio spettro luminoso, diciamo
che i coni sono principalmente preposti al riconoscimento del colore Blu (short),
Verde (medium) e Rosso (long), fatto che trova riscontro nel modello per la
rappresentazione dei colori di un dispositivo: lo spazio colore RGB (Red, Green e
Blue). Tutti i display hanno la possibilità di riprodurre poi solo una data porzione
dello spettro luminoso, che viene rappresentata in un diagramma cartesiano con
il famoso “triangolo del Gamut”, ossia proprio l’area contenuta fra le fondamentali
RGB che l’apparato può visualizzare. Maggiore e più estesa sarà questa area, e
migliore sarà la capacità del display di ricreare la visualizzazione di sfumature,
“qualità” e saturazione dei colori stessi (vedi immagini della pagina precedente).
Qualche (utile) curiosità sulla visione
Per completezza d’informazione aggiungiamo che, per ciò che riguarda il processo
di visione, l’occhio integra stimoli diversi nella definizione del colore finale, la cui
la percezione deriva dalla stimolazione più o meno contemporanea dei recettori.
La corrispondenza fra la stimolazione dei recettori e il colore percepito è univoca.
Abbiamo visto che il nostro occhio è parecchio complesso ma, lo ripetiamo, anche
parecchio “imperfetto”: non solo è più sensibile alla variazione di luce che alla
differenza di colore, ma anche in una scala di grigi è la parte a bassa luminosità
quella dove percepiamo maggiori dettagli. Oltre una certa “soglia di luce”, infatti,
per il nostro occhio tutto diventa una macchia bianca, senza più possibilità di
percepire differenze. Quindi la risposta allo stimolo luminoso non è proporzionale
(rappresentabile con una retta), ma assume la forma di una curva.
Aggiungiamo anche che la capacità di messa a fuoco delle immagini non è uguale
per ogni colore che siamo in grado di distinguere, ma dipende dalla regione del
nostro occhio dove si trovano i tre gruppi di coni (e la loro distanza dalla retina);
per questo siamo in grado di percepire delle “sfocature” su immagini con una
dominante rossa (ad esempio) in maniera nettamente superiore a quanto accade
con immagini con una forte dominante blu.
Concludiamo questa carrellata con gli accenni alle aberrazioni geometriche
che il cristallino induce sulle immagini che “lo filtrano” per capire che, oltre un
certo limite fisico, non siamo più in grado di percepire la differenza data da un
Principali neuroni della retina,
determinato numero di linee (di risoluzione, ad esempio) o di dimensioni dell’oggetto che stiamo guardando
sono visibili coni e bastoncelli
(pensiamo ai pixel di un’immagine digitale): per portare un esempio pratico, su un display da 42” osservato da 3
responsabili della percezione
m di distanza, che l’immagine rappresentata abbia una risoluzione effettiva di 1.280x720 punti piuttosto che di
umana di luminosità e colore
1.920x1.080 punti, per il nostro occhio non fa alcuna differenza.
Quindi, tutto da rifare ?
No, semplicemente l’analisi del funzionamento del nostro sistema visivo ha portato gli ingegneri dei vari reparti
ricerca e sviluppo a trovare soluzioni tecniche che rendessero i display digitali (per loro natura lineari e “perfetti”)
e la videoproiezione più aderenti al nostro modo di percepire la realtà… in termini pratici come provare a
ingannare il nostro apparato ottico perché il tutto sembri davvero una finestra sulla realtà.
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approfondimenti
Tecnologie video: la videoproiezione
Dai vetusti crt ai moderni proiettori al laser… siamo al
capolinea?
L’ultima frase potrebbe sembrare una provocazione, ma in realtà è il pensiero di diversi addetti ai lavori che
individuano nella sempre maggiore qualità video dei display piatti una delle cause del rallentamento del mercato
della videoproiezione, e nelle nuove tecnologie (pellicole o display super sottili) delle possibili alternative.
Incurante di questo, il “buon vecchio” videoproiettore rimane una scelta vincente nel rapporto euro/pollice, e
rappresenta a tutt’ora una valida soluzione (se non l’unica economicamente percorribile, per la maggior parte
dei casi) nelle situazioni dove sia richiesta una buona risoluzione ma soprattutto una notevole luminosità.
CRT
La gestazione di questi strumenti di visualizzazione, gioco forza, corre di pari passo con quella delle immagini
televisive e della loro rappresentazione. In origine, date le limitazioni proprie delle trasmissioni analogiche
via etere, le immagini da visualizzare erano dei semplici standard televisivi interlacciati (480i per l’NTSC e
576i per PAL e SECAM), quindi anche l’hardware necessario a questo scopo era un vero e proprio “telaio
televisivo” installato in un videoproiettore a tubo catodico (i famosi CRT con i “tre occhi” rosso-verde-blu).
Successivamente anche questi “bisonti” si sono evoluti, diventando il sistema preferito per le sale controllo
di enti pubblici o privati (o in ambito militare), arrivando a visualizzare immagini molto risolute. Alcuni modelli
erano dichiarati compatibili con segnali RGBHV da oltre 2.500 colonne e 2.000 linee di risoluzione massima e,
grazie a una tecnica di posizionamento a stack multiplo (orizzontale o verticale) era possibile coprire superfici
molto importanti con l’immagine da riprodurre. Il fatto di essere costruiti con componenti discreti, la necessaria
periodica manutenzione, la scarsa luminosità in uscita, il raster in 4:3 (si hanno notizie solo di alcuni prototipi di
tubo catodico in 16:9, utilizzati per trasmissioni sperimentali in alta definizione TV) e soprattutto la via via sempre
più obsoleta concezione tecnica, ne hanno decretato la fine dopo una lunga e onorata carriera.
LCD
Creata per contrastare e migliorare l’analogica a tubo catodico, la tecnologia LCD è stata inventata da
Seiko-Epson. Basata su un principio fisico per il quale un dato materiale (cristallo liquido) riesce a orientare
Il funzionamento della
le proprie molecole mediante una polarizzazione elettrica, divenendo così permeabile o impermeabile a una
tecnologia 3LCD
fonte luminosa, l’LCD ha preso sempre più
piede nel corso degli anni, rappresentando
tutt’ora una delle scelte più appetibili nel
mercato. La tecnologia prevede una tripletta
di chip appannaggio ognuno dei colori primari
R-G-B. Non avendo a disposizione dei fosfori
da eccitare e che emettono luce, l’LCD ha
introdotto anche il concetto di fonte luminosa,
che da sempre è rappresentata da una (o
più) lampade di varia potenza e tecnologia,
soluzione solo recentemente soppiantata da
triplette di LED oppure da una testa laser.
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approfondimenti
All’inizio il punto debole era rappresentato dalla risoluzione che questi
proiettori erano in grado di gestire, a partire da quella “fisica” di ogni chip
LCD per arrivare a quella elettronica interpolabile. Il materiale organico
che ricopre la superficie dei chip, inoltre, con l’andare del tempo tende a
deteriorarsi e a perdere la completa trasparenza, colorando lo schermo
di macchie giallognole. Inoltre, essendo necessario al funzionamento
dell’LCD un materiale di consumo come le lampade, queste si bruciano
e vanno sostituite dopo un certo numero di ore, a differenza dei proiettori
CRT che invece avevano una vita media decisamente più lunga. A livello
di vantaggi, riscontriamo invece la totale assenza di regolazioni periodiche
di geometria e fuoco, una capacità di accettare segnali via via sempre più
complessi e risoluti e, soprattutto, una buona luminosità a schermo.
La tecnologia DLP a singolo chip
DLP
Killer naturale della tecnologia LCD è da sempre la tecnologia DLP di
Texas Instruments, basata sull’ormai noto chip DMD; questo è costituito
da una matrice di celle di memoria sulle quali sono fisicamente vincolati
dei microspecchi, che hanno la caratteristica di orientarsi in due posizioni
distinte (On e Off), permettendo così di riflettere o meno la luce che
arriva dal percorso ottico del proiettore. Con questa tecnologia è stata
anche introdotta la variante a singolo chip, che necessita però di una
ruota colore divisa in spicchi di opportuna grandezza, numero e filtro
dicroico applicato. La ruota permette di creare immagini a dominante
Rossa – Verde – Blu che si combinano sullo schermo in maniera più
…e a tre matrici DMD
veloce di quanto la nostra retina possa registrare, e la cui risultante viene
registrata dal nostro cervello dandoci la percezione di un’immagine unica
e normalmente colorata. Questo ha comportato in passato il famigerato
“effetto arcobaleno”, perché in base alla sensibilità dell’occhio, differente
da individuo a individuo, alcune persone percepivano l’alternanza di
semi immagini colorate, avendone nausea o cefalea. Oggi questo effetto
è praticamente scomparso, grazie all’affinamento della tecnologia e
dei chip di comando che sovrintendono le operazioni, ma soprattutto
grazie all’introduzione di motori ottici dotati di tre matrici DMD, ognuna
appannaggio di un colore primario, proprio come nella tecnologia LCD
storicamente concorrente.
Naturalezza, accuratezza cromatica, contrasto e velocità di
I componenti interni del videoproiettore a singolo chip LCD con ruota colore
commutazione dei microspecchi sono le carte vincenti del brevetto TI;
a quattro segmenti InFocus LP425z. la luce passa attraverso la ruota colore,
costo di alcune soluzioni e larga diffusione dei modelli a singolo chip
attraversa la lampada principale, viene riflessa su uno specchio e inviata al
(relativamente poco luminosi) probabilmente quelli negativi. Da segnalare,
chip DMD (freccia rossa). La freccia gialla indica il percorso della luce poi
comunque, come proprio la DLP sia la tecnologia scelta per i proiettori
emessa attraverso la lente di proiezione, la blu indica la luce spuria assorbita
D-Cinema in moltissime sale cinematografiche del mondo, per la qualità
delle immagini che questi proiettori riescono a generare.
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LCoS
Dalla diatriba fra una tecnologia trasmissiva (LCD) e una riflessiva
(DLP), con una mossa a sorpresa Philips decide di proporre una “terza
incomoda”, e brevetta assieme a Canon le matrici LCoS; volendo
semplificare molto, sono matrici LCD alle quali è stata applicata una
superficie riflessiva dietro lo strato di cristalli liquidi: in questo modo si
annulla la percezione della “zanzariera” a schermo (effetto screen door)
degli LCD, causata dal passaggio della luce della lampada dentro la
matrice di micro celle, inoltre la dimensione dei singoli pixel e lo spazio
fra loro viene sensibilmente ridotto a tutto vantaggio della naturalezza
delle immagini e del contrasto percepito a video. I proiettori con questa
tecnologia non hanno avuto molta fortuna, tanto che recentemente
Schema della tecnologia LCoS
il brevetto è stato portato avanti dalla sola Canon con la serie Xeed
per il settore professional ed educational, mentre c’è stata la fugace
apparizione sul mercato di un modello 1.080p Cinetron per l’Home
Theater. Come detto i vantaggi rispetto alla LCD sono evidenti, anche
se forse non così sostanziali da far cambiare le sorti del mercato,
soprattutto quando il marchio da battere è un colosso come Canon.
D-Ila
Dato che il mercato non si fa solo con i prodotti, ma anche con le
royalty e i brevetti, JVC ha deciso di riprendere la tecnologia LCoS e
migliorarla, dando vita al famoso D-Ila. Detto anche “amplificatore di
Funzionamento della tecnologia di proiezione D-Ila
luce” per l’ottimizzato percorso ottico della lampada, riesce a garantire
un boost di luminosità a schermo, complice anche il miglioramento della
costruzione della matrice (aumentato fill rate, contrasto reale e materiale
organico più stabile). Il tallone di Achille di questa tecnologia, a modesto
avviso di chi vi scrive, è rappresentato dal tempo di commutazione delle
celle LCD nell’ordine dei millisecondi, che crea scie sulle immagini in
rapido movimento, ma anche dalla necessità di utilizzare lampade di
cospicua potenza perché comunque, prima di essere riflessa, la luce
deve attraversare la matrice; con conseguenze quali deterioramento nel
tempo e “cottura” del materiale stesso.
Schema di funzionamento della tecnologia SXRD
SXRD
Sulla stessa linea di pensiero, ultima in termini temporali, è scesa
in campo anche Sony che, con il suo SXRD, ha ottimizzato ulteriormente il prodotto JVC in termini di risoluzione,
dimensione e spazio fra i pixel della matrice, linearità della superficie e omogeneità di risposta. Per il D-Cinema, le
prime matrici 4K a essere presentate al pubblico sono state proprio quelle di tipo SXRD, raggiunte solo ora anche dalle
DLP. Questa tecnologia, al pari della D-Ila, ha trovato spazio e apprezzamento di pubblico soprattutto in ambito Home
Theater per la fedeltà cromatica e il contrasto nell’immagine che riesce a generare; in ambito professionale il maggior
costo complessivo non fa pendere l’ago della bilancia in favore dell’SXRD, e sembra aver la meglio la “matura”
tecnologia LCD che, con l’ultimo affinamento della matrici Seiko-Epson, ha ancora molte frecce al proprio arco.
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LED, Laser e poco più
Da qualche tempo, in ambito videoproiezione, più che sperimentare
nuove tecnologie si preferisce ottimizzare quello che si ha, in funzione dei
nuovi materiali. Anche perché ci sono molti aspetti ancora migliorabili:
sembrerà banale, ma una delle più frequenti cause di manutenzione di un
video proiettore è sempre stata la lampada (tranne appunto sui CRT), un
elemento delicato, soggetto a stress elettrico e termico, che può inficiare
la colorimetria generale e la risposta spettrale dell’intera macchina. Fiumi
d’inchiostro, reale e digitale, sono stati sparsi riguardo alle caratteristiche
e costi sul mercato dei vari bulbi… la verità nuda e cruda è che le lampade
a volte si bruciano anche sotto il tempo di vita stimato, e possono perdere
luminosità anche senza l’influenza di agenti esterni.
Epson le lampade se le produce in casa, e quasi tutti gli altri brand
utilizzano Philips e Osram, con qualche rara eccezione. Alcuni hanno
percorso la strada dello Xenon, per poi tornare mestamente alle
lampade a scarica in atmosfera ad alta pressione. Xenon o scarica, il
rendimento elettrotermico di una lampada non è mai molto alto, e gran
parte dell’energia si trasforma in calore, che va poi gioco forza dissipato
ma entro uno specifico range termico, difatti i bulbi hanno una precisa
temperatura di esercizio.
Il citato Xenon produce uno spettro luminoso vicinissimo a quello del sole
(con temperatura del bianco normalizzata a 6.500° K o D65), ma ha un
basso rendimento e oltretutto la sua caratteristica colorimetrica collassa
Uso della videoproiezione in ambito architetturale, per la spettacolarizzazione
entro pochissime ore di funzionamento. Le lampade a scarica (Philips
di edifici e monumenti
UHP, Osram P-VIP…) sono bulbi abbastanza simili, con una dominante
nello spettro generato che va corretta con un filtro nel percorso ottico della
macchina, ma che garantiscono un funzionamento lineare durante la loro
vita; gran parte degli sforzi di miglioramento sono da anni concentrati nell’alimentatore (ballast) che permette di
pilotare la lampada in modo da preservarla il più a lungo possibile, e in espedienti per incontrare le specifiche
esigenze degli apparecchi nei quali sono applicate (aumentare il contrasto complessivo, la luminosità generale e,
in alcuni casi, anche la colorimetria del proiettore).
Per dribblare tutti queste difficoltà, alcuni brand stanno usando una tripletta di LED al posto della lampada.
Nonostante alcuni prototipi a con tecnologia D-Ila, al momento in commercio ci sono solo apparecchi DLP che
traggono vantaggio da questa innovazione, soprattutto nelle macchine a chip singolo, dove la tripletta RGB va a
sostituire sia la lampada che la ruota colore. Con i LED, grazie anche all’algoritmo proprietario della TI chiamato
“Brilliant Color”, è possibile creare il colore desiderato esattamente nelle coordinate volute sul triangolo del
Gamut “dosando” ognuna delle componenti primarie. La colorimetria risultante di questi prodotti è quanto
di più vicino si sia mai visto a un CRT (il riferimento), ma con geometria e capacità di visualizzare risoluzioni
tipiche di un digitale. Per come è concepita, al momento la soluzione LED trova relativamente poco spazio
nell’ambito a tre chip DLP ma, come rovescio della medaglia, offre grande luminosità; tuttavia una macchina
calibrata secondo specifiche D-Cinema (40 cd/mq minimo) non riesce a coprire diagonali superiori ai 100” di
schermo, soprattutto se installata a 5/6 m. Le applicazioni ravvisabili sono quindi nel mondo Home Theater
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altissimo di gamma (per i costi generali), ma sfortunatamente ancora
Tecnologie di proiezione
non si riesce a traslare nel settore professionale le oltre 100.000 ore
di ciclo vitale garantite dal LED. Il prossimo step sarà sviluppare i
moduli PhlatLight PT-120, quasi universalmente utilizzati, in vista di
una maggiore luminosità: celle di Peltier ancora più efficienti per il loro
raffreddamento, in modo da ottenere apparecchi che possano coprire
CRT, Cathode Ray Tube
Pro: colorimetria generale a naturalezza delle immagini, la migliore per le immagini televisive
Contro: necessità di manutenzione e tarature co-
diagonali di schermo più elevate, oppure che riescano a operare in
stanti, non adatto a segnali particolarmente risoluti,
condizioni di luce non controllata. Bisogna però dire che i proiettori
geometria e convergenza non sempre ottimali
professionali hanno necessità opposte a quelle della riproduzione
di contenuti cinematografici, per cui anche se i costi si riducessero
drammaticamente (come è auspicabile pensare) nel prossimo futuro,
non è assolutamente detto che questa tecnologia trovi spazio fra i
professionisti del rental o delle installazioni pro.
LCD, Liquid Crystal Display
Pro: luminosità a schermo, tecnologia a “basso
costo”
Contro: effetto screen door, durata delle lampade,
matrici destinate a logorarsi nel tempo
Molto simili nel concetto di base, ma ben diversi per ambito di
applicazione, sono invece i proiettori basati su sorgente luminosa a
DLP, Digital Light Processing con DMD, Digital
laser. Si parla comunque di apparecchi appena arrivati in commercio
Micromirror Device
(e solo su alcuni mercati), ben lungi dal rappresentare la panacea
Pro: colorimetria generale a naturalezza delle immagi-
di tutti i mali. Sebbene il laser sia la sorgente monocromatica più
pura che si possa ottenere oggi giorno (a tutto vantaggio del Gamut
complessivo del proiettore), e oltre tutto fredda (si evitano i costosi
e ingombranti sistemi di dissipazione del calore), è anche vero
ni, transizione fra gli stati dei microspecchi (no scie),
disponibile nella variante a LED (singolo chip DMD)
Contro: effetto rainbow (singolo chip DMD), costo
elevato degli engine a tre chip DMD, luminosità scarsa di alcune soluzioni a singolo chip DMD
che, opportunamente modificata, la stessa luce diventa un’arma
letale, e soprattutto la testa laser ha dimensioni che comunque non
LCoS, Liquid Crystal on Silicon
permettono una miniaturizzazione del prodotto. Ci sono annunci molto
Pro: tecnologia riflessiva, relativo basso costo
promettenti per il prossimo futuro, ma al momento si tratta più che
altro di un esperimento tecnologico, più che di una soluzione alla quale
i brand puntano in maniera diretta… a ogni buon conto rimandiamo
Contro: matrici a rischio di deterioramento nel tempo,
fill rate dei chip proprietari
D-ILA, Digital Direct Drive - Image Light Amplifier
sull’argomento all’articolo pubblicato sul numero 23 di Connessioni
Pro: colorimetria generale dopo accurata taratura con
(aprile/maggio, pagina 58-59).
CMS, altissimo contrasto nativo (per applicazioni HT),
Chiudiamo la carrellata con una nota: queste tecnologie sono
relativo basso costo della tecnologia
appannaggio anche di macchine pensate per retro proiezione, diretta o
Contro: tempo di commutazione delle celle (scie
con l’ausilio di specchi; l’apposizione di una specifica lente per aumento
del contrasto e di una lente di Fresnel, infatti, permette di ottenere
“schermi piatti” di dimensioni importanti, utilizzando un proiettore
sull’immagine), difficile omogeneità di produzione
delle matrici, matrici a rischio di deterioramento nel
tempo
all’interno di chassis o di strutture di contenimento specificatamente
SXRD, Silicon X-tal Reflective Display
progettate, e molti costruttori ne hanno fatto un prodotto a sé.
Pro: fill rate dei chip proprietari, materiali organici
utilizzati, qualità generale delle immagini (per applica-
om/
ioholics.c
www.aud
ormats/display-f
n
o
ti
a
c
u
d
e
y/displaytechnolog
-lcdies-guide
technolog
la-crt
lp-lcos-d-i
plasma-d
zioni HT)
Contro: tempo di commutazione delle celle (scie
sull’immagine), matrici a rischio di deterioramento
nel tempo, relativa luminosità generale in uscita al
proiettore
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approfondimenti
Tecnologie video: i display piatti
Come la vecchia TV è diventata un monitor per l’alta
definizione
Rappresentando una notevole fetta di fatturato per le aziende direttamente coinvolte nella creazione di
tecnologie video per il mercato, i display piatti subiscono un aggiornamento praticamente semestrale, cercando
per lo più di far coincidere le nuove esigenze (del pubblico, del marketing…) con caratteristiche tecniche
che possano supportarle. All’inizio la battaglia si è giocata a suon di pixel (o comunque di risoluzione), per
passare alla predisposizione ai collegamenti digitali, alle dimensioni e spessore, alla visualizzazione di contenuti
tridimensionali. Va comunque considerato, infatti, che molte volte ancora oggi i display non Full-HD sono
tranquillamente installabili (anche in quantità notevoli) perché le esigenze non prevedono contenuti in alta
definizione: nel 2010 la “buona cara e vecchia VGA”, (connessione RGBHV via connettore DB15HD), mette al
riparo da distanze, HDCP e altre “trappole” del collegamento digitale. Ecco perché nel catalogo di costruttori
storici esistono tutt’ora prodotti che potrebbero sembrare quasi anacronistici, ma che invece rappresentano la
scelta di budget corretta per una determinata funzione.
In principio fu il tubo catodico
Catodo (per i fosfori
rosso, verde e blu)
Anodi di
accelerazione
Fascio di elettroni
La visualizzazione di contenuti video è iniziata qualche anno dopo la seconda
guerra mondiale: “l’uomo della strada” poteva guardare finalmente la televisione.
Per questo l’hardware era “semplice” e a prezzi di mercato, e di segnali ce n’era
da visualizzare solo uno: il buon video composito (CVBS), oltretutto demodulato
tramite antenna. Di strada ne è stata fatta e, prima che i costruttori dichiarassero
l’abbandono della tecnologia CRT per i display, a cavallo del 2005, anche per il
Anodo per
messa a fuoco
settore broadcast si utilizzavano (quasi in esclusiva) monitor a tubo catodico in
Bobina di riflessione
grado di risolvere diverse centinaia di linee televisive, con una cura nella taratura
del colore e della qualità d’immagine che è stata il riferimento assoluto per
Schermo completo di uno strato di fosfori con zone
rosse, verdi e blu, e di apposita maschera per separare
il fascio di luce nei tre colori dell’immagine visualizzata
decenni. Prima dell’abbandono delle mastodontiche TV da 32/36” (più di 50 kg di
peso e oltre 60 cm di profondità) da parte di Panasonic o JVC (al tempo ancora
consorelle nella Matsushita Corporation), per non parlare di Sony e Toshiba,
esistevano anche per il mondo consumer dei modelli in grado di accettare in ingresso un segnale [email protected]/60
Hz o un 1.080i allo stesso refresh, tramite connessione Component YCrCb. Alcuni di essi addirittura
annoveravano la HDMI nel parco connessioni e, come canto del cigno, si sono affacciate sul mercato TV CRT
“ultra piatte”, soprattutto Samsung, grazie all’arrivo di transistor ad altissima corrente.
Senza entrare in dissertazioni manualistiche, ricordiamo che il tubo catodico funziona perché, grazie alla
produzione di una certa corrente, si crea un vero e proprio raggio perfettamente puntiforme (diciamo così) ma
fermo; tramite elettromagneti molto potenti (gioghi di deflessione) si è riusciti a indirizzare questo “cannone
elettronico” modificandone appunto il campo magnetico. In questo modo si fa muovere il raggio sulla superficie
di fosfori, che si illuminano al passaggio di questa sorta di “pennello” che compie un tragitto predefinito
dall’angolo superiore sinistro a quello inferiore destro, spostandosi per linee, disegnando una sorta di “zeta
continua”. Da lì il cannone si riposiziona in altro a sinistra e ricomincia a “pennellare”, il tutto per 50 o 60 volte al
secondo (oppure molto di più), secondo gli standard di refresh del PAL o NTSC.
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Tralasciando i già citati monitor per broadcast, i primi display CRT non pensati per immagini televisive erano
dei cinescopi con un’elettronica più raffinata, pensati per segnali e stringhe di comando tipiche dei mercati
professionali con esigenze di informazione e advertising. Sono in concreto “morti” qualche anno fa per una
questione di consumi, dimensioni, peso e flessibilità, ma soprattutto perché il segnale televisivo non è più quello
di 50 anni fa.
Prima di parlare di plasma e LCD, una menzione storica andrebbe proprio per il diretto sostituto digitale del
CRT, la tecnologia SED (Surface-conduction Electron-emitter Display) brevettata da Canon e Toshiba che tante
volte è stata annunciata, vista in forma di prototipo, e poi mai rilasciata per tutta una serie di motivi. Non ultimo
l’abbandono dello sviluppo da parte di Toshiba e la decisione di Canon di non proseguire sulla strada dello
sviluppo del brevetto. Si trattava di una tecnologia sempre basata su un cannone elettronico che andava a
eccitare dei fosfori, solo che questi erano vincolati e agganciati a una “griglia magnetica”, di risoluzione fisica
opportuna, che aveva geometria e fuoco tipici dei display digitali, angoli compresi, eludendo il problema della
deflessione (e della convergenza). Contrasto infinito (quando non sono eccitati i fosfori emettono zero energia,
assenza assoluta di qualsiasi riflessione o luce spuria), colorimetria e triangolo del Gamut estesi, “pasta del
colore” tipica di un analogico (il riferimento), capacità di visualizzare immagini Full-HD e consumi generali a una
frazione di quelli dei plasma. Per i primi prototipi le immagini erano interlacciate ma, con l’evolversi dei chip
di controllo e gestione, il passo verso la scansione progressiva sarebbe stato breve… Troppo bello per essere
vero? Probabilmente sì, dato che dopo aver solleticato il palato di migliaia di appassionati e operatori, sono stati
lasciati in un cassetto.
Plasma
Per anni, quando si chiedeva alle persone il modello di “display
piatto”, o comunque di una tecnologia moderna che potesse sostituire
la zoppicante CRT, il 90% degli intervistati avrebbe risposto: “il
Strato dielettrico
Elettrodi del display
(all’interno del layer
dielettrico)
Copertura di ossido
di magnesio
Vetro di protezione
plasma”. E difatti dai primi Fujitsu in risoluzione XGA da (ai tempi) oltre
Strato dielettrico
30 milioni delle vecchie lire, siamo arrivati ai Panasonic full HD da oltre
Elettrodo di arrivo
150” di diagonale. Non senza migliorie, brevetti a corollario e battaglie
Pixel
fra reparti R&D. In sostanza il “plasma” è lo stato fisico che assume un
gas eccitato da una differenza di potenziale elettrico. Immaginiamoci
migliaia di mini cellette che contengono neon e xenon che andranno
Vetro di protezione
Fosfori nelle celle
a eccitare dei fosfori: ognuna di esse rappresenta dei sub-pixel (ne
servono tre per creare ogni pixel, formato appunto da una tripletta
RGB). Questi pixel sono contenuti fra due lastre di vetro, dove sono
fatti passare anche degli elettrodi (davanti e dietro le celle) che appunto creano la differenza di potenziale utile
Display al plasma
per “accendere” il plasma e di conseguenza far emettere luce ai fosfori. Lo stato “on/off” viene gestito tramite
dithering (tecnica a errore diffuso), che controlla un processo PWM (Pulse Width Modulation) di alimentazione
delle cellette stesse, così da creare delle “sfumature” fittizie di colore a schermo. Questo, e un consumo
energetico importante, sono un po’ il tallone d’Achille della tecnologia, uniti alla tendenza allo stampaggio dei
fosfori sullo schermo in caso di immagini statiche, tipico dei primi modelli di plasma. Oggi questo fenomeno è
decisamente ridimensionato se non completamente scomparso, al pari di un netto calo dei consumi generali,
anche se questi aspetti restano una discriminante nella scelta di un pannello piatto.
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approfondimenti
=
3PX\PKJYPZ[HS
3PX\PK
JYPZ[HS
LCD
Il principio di funzionamento degli LCD è noto: il cristallo
liquido è in grado di variare la direzione e l’orientamento delle
proprie molecole se sottoposto a una differenza di potenziale.
<UWVSHYPaLKSPNO[
Quando questa “superficie mobile” e una luce debitamente
5VUWVSHYPaLKSPNO[
=LY[PJHSWVSHYPaLY
/VYPaVU[HSWVSHYPaLY
=LY[PJHSWVSHYPaLY
/VYPaVU[HSWVSHYPaLY
polarizzata si incontrano, la luce attraverserà o meno la
superficie in relazione alla differenza di potenziale. Se alla fine
Funzionamento della tecnologia LCD per display piatti
di questa “finestra” apporremo un filtro dicroico, otterremo dei
sub-pixel colorati che, organizzati in triplette RGB, creeranno
proprio la nostra matrice fisica di pixel. A differenza del plasma,
Tecnologie per display piatti
CRT, Cathode Ray Tube
Pro: oggi giorno, nessuno
Contro: consumi, ingombro e peso, banda passante e segnali riproducibili
limitati, geometria e convergenza non sempre ottimali
LCD, Liquid Crystal Display - Versione “classica” recente
Pro: qualità dell’immagine, nessuno stampaggio del display, costo limitato
Contro: contrasto nativo e ampiezza gamut con limiti, front end on board di
qualità quasi mai alta
LCD + LED, Liquid Crystal Display - Versione LED Edge
Pro: buone colorimetria e contrasto dell’immagine, basso consumo elettrico,
costo limitato
Contro: non uniformità della retroilluminazione, spessore generale, possibile
fragilità meccanica nel tempo
LCD + LED, Liquid Crystal Display - Versione Local Dimming
Pro: qualità assoluta dell’immagine, contrasto nativo tendente a infinito, consumo elettrico contenuto
Contro: costo della soluzione, necessità di doppio processamento video in
real time (display + matrice LED)
un pannello LCD è a funzionamento analogico, perché per
variare l’intensità luminosa di ogni pixel basterà agire sulla
differenza di potenziale che ne governa l’accensione.
Gli LCD hanno subito affinamenti nel tempo, e sono forse
quelli che si sono evoluti in modo più sensibile. All’inizio i
punti deboli erano il contrasto nativo e la qualità dei colori:
non essendoci fosfori da eccitare e che emettono luce, in un
pannello LCD la fonte luminosa è rappresentata da lampade
a incandescenza che, organizzate in disposizioni verticali e
parallele, non possono essere spente o parzializzate; questo
comporta che nei segnali privi di luce o colori (immagini
nere o buie), le lampade restino accese, rendendo il nero
meno compatto e vanificando la qualità del contrasto nativo
e percepito. La colorimetria, inoltre, già indebolita dai filtri
dicroici davanti a ogni sub pixel, era dipendente anche dalla
temperatura colore delle lampade stesse, con il risultato
di un Gamut complessivo non particolarmente esteso. Per
PLASMA, PDP (Plasma display panel) - modelli recenti
Pro: contrasto nativo e qualità dell’immagine, durata del pannello (oltre
100.000 ore dichiarate)
Contro: consumo elettrico, saltuari stampaggi del display, costo di alcune
soluzioni
questi motivi, recentemente si è ricorsi ai LED come fonte
luminosa, e in due modalità: quella più economica si chiama
Led Edge, con LED perimetrali apposti sulla cornice che,
grazie a una fitta matrice di tubicini in plastica che ricordano
il concetto delle fibre ottiche, riescono a retro-illuminare tutto
il pannello; soluzione che garantisce uno spessore minimo del pannello, a tutto vantaggio dell’estetica, anche
se le prestazioni video generali ne vengono un po’ minimizzate. Più performante la seconda modalità, la Local
Dimming, realizzata con una fitta matrice di LED (idealmente uno per ogni pixel di risoluzione, anche se a conti
fatti sarebbe quasi impossibile ed improponibile economicamente) posta dietro al pannello LCD; in questo caso
lo spessore del display è quasi doppio, perché si ha un vero e proprio sandwich di pannelli completi, inoltre
serve un secondo processore dedicato al controllo dinamico dei LED in base al contenuto da visualizzare, per
cui i costi complessivi salgono. A bilanciare il tutto, una qualità dell’immagine davvero soddisfacente, un alto
contrasto (nelle zone buie dell’immagine i LED sono spenti e non creano luce spuria in quelli adiacenti, accesi)
e una colorimetria eccellente, unita a consumi elettrici molto bassi. Ultimo problema che affliggeva i pannelli di
precedente generazione era il tempo di commutazione dei pixel, fenomeno che creava il fastidioso effetto scia
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approfondimenti
in presenza di contenuti in movimento (tipicamente un evento sportivo), ma
che oggi giorno è stato praticamente risolto sia migliorando i pannelli stessi (a
livello chimico ed elettrico), sia aggiungendo dei chip di post produzione del
segnale che permettono una migliore gestione della tecnologia.
Digital Signage, 3D, OLED
Come per il mondo dei video proiettori, anche quello dei display piatti
si evolve più per il settore home/consumer che per quello del mercato
professionale, che ha delle esigenze più specifiche ma meno mutevoli.
Non è raro, nell’uso professionale, usare display piatti per creare dei video
wall, ossia una superficie di visione importante per condividere le informazioni
(sale di controllo, tipicamente), oppure per avere in un’unica videata migliaia
di dati (applicazioni militari, ad esempio). Esistevano, ed esistono tutt’ora,
video pareti formate da LCD o da Plasma nelle quali la risoluzione singola
non è così importante, proprio perché ogni pannello è elemento di un display
più grande; quello che conta in queste applicazioni è che il bordo (bezel)
sia il più sottile possibile, in modo che la cornice complessiva (formata dall’adiacenza di due pannelli) non dia
Esploso della struttura dell’OLED
fastidio guardando l’immagine nel suo complesso. Altro uso di questi pannelli professionali (tipicamente dotati
di due alimentatori e costruiti per resistere a un utilizzo intensivo 24/7/365) è quello per il digital signage. In
quest’accezione i pannelli non sono necessariamente organizzati in video wall, quanto in batterie, e sistemati
in modo opportuno. Esistono le varianti per installazione interna, esterna, contro la luce del sole, in contenitori
blindati e per venire incontro a ogni tipologia di richiesta. A differenza di quelli specifici per video wall, che
possono contenere al loro interno hardware ed elettronica per il montaggio in matrici senza l’ausilio di
processori esterni, i display per il digital signage sono collegabili in rete a player per la gestione dei contenuti;
inoltre hanno spesso software che permettono l’orientamento delle immagini a seconda che il pannello sia
posizionato sul lato lungo (landscape) o corto (portrait), o la gestione semplificata del Picture-inPicture ecc. Ultima frontiera nell’offerta di display piatti è la tecnologia per la visione di contenuti
3D mediante l’uso di occhiali polarizzati. Questa funzione ha al momento più il sapore di un test
(per la visualizzazione professionale d’immagini olografiche o stereoscopiche è opportuno usare dei
videoproiettori) anche perché è ancora tutta da verificare la disponibilità di contenuti adatti. Ha però
buona diffusione nell’ambito dei videogiochi. Per questi usi la tecnologia prescelta è la LCD, con
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possibilità di accettare immagini con refresh a 120 Hz al secondo (60 immagini per l’occhio sinistro e
60 per l’occhio destro), sincronizzate tramite un emettitore IR collegato a occhiali attivi e polarizzati.
Ad onor del vero ci sono altre tecnologie che si stanno affacciando al mercato: gli OLED o gli
AMOLED, usati per telefonini, smart phone o game console portatili. Il loro uso come display di grosse
dimensioni > 32” al momento è stato però solo annunciato e ipotizzato, dato il costo della tecnologia
e le attuali limitazioni di produzione per formati accettabili. Dopo dichiarazioni e smentite, è stata LG
la prima a introdurre sul mercato, a fine del 2009, un display OLED da 15” non a risoluzione Full-HD
come televisore, con tutti i pro e i contro di un prototipo avanzato. Il costo della “vecchia” tecnologia
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LCD, rinvigorita dalla retroilluminazione a LED, potrebbe confinare queste due varianti ai dispositivi
portatili attenti al consumo energetico, come è tutt’ora, e praticamente inibirne la diffusione come
tecnologia per display piatti a uso anche professionale.
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vox technologica
Costruire e vedere il 3D
Tecnologie di produzione e di visualizzazione
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n. 24
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vox technologica
Una volta fatti i conti per quanto riguada il mercato, ecco una
carrellata per mettere a fuoco tutta la catena della poduzione
di contenuti tridimensionali, dalla ripresa e creazione, alla
scelta della tecnologia più idonea, alla visualizzazione con i
vari mezzi messi a disposizione dai costruttori
Rolando Alberti
L
a produzione di contenuti 3D non differisce particolarmente da quella tradizionale in 2D, passando
sostanzialmente attraverso i medesimi processi, e ciò che fa la differenza sono i dispositivi “stereoscopici”
utilizzati per l’acquisizione delle immagini e per la loro visione.
L’acquisizione di immagini per il 3D può avvenire in vari modi. Il primo e più immediato, tra l’altro il solo metodo
disponibile fino all’avvento di vere e proprie videocamere 3D, era quello della simulazione della vista umana: due
sono gli occhi e due sono quindi le videocamere. Sul loro posizionamento in termini di distanza di una dall’altra
e di angolo tra le due vi sono varie filosofie che portano a ottenere risultati diversi, tutti apprezzabili, anche se,
in certi casi, poco realistici. Possiamo dire che il posizionamento delle camere segue gli stessi principi applicati
all’audio, dove distanza e angolo tra i dispositivi di acquisizione creano diversi tipi di stereofonia o, nel nostro
caso, di stereoscopia. Le immagini vengono poi registrate su appositi video recorders HD che, lavorando in Dual
Mode (registrano cioè contemporaneamente le immagini delle due videocamere), le mantengono sincronizzate.
Il problema maggiore presentato da questo procedimento è il poter agilmente spostare le videocamere
contemporaneamente e, soprattutto, poter controllare parametri come fuoco ed esposizione in modo che siano
esattamente identici per entrambe le macchine.
Esiste poi un altro sistema per effettuare riprese in 3D, che permette una più agile gestione delle videocamere
in termini sia logistici che di controllo, e di conseguenza anche un loro utilizzo dal vivo: si monta su una normale
videocamera HD un adattatore che, attraverso un sistema di prismi, specchi e otturatori LCD, provvede a far
arrivare ai sensori della videocamera le immagini alternate per i due occhi, utilizzando una frequenza doppia
rispetto a quella che si userebbe per il 2D. Quindi, ad esempio, per il cinema si lavora a 48Fps invece che a
24, mentre per la HDTV si lavora a 50Fps invece che a 25, o a 60Fps invece che a 30. In questo caso il flusso
di post-produzione procede come quello standard 2D. Per inciso, sono in uscita sul mercato consumer delle
videocamere HD 3D con una doppia ottica che sostituisce gli adattatori.
Capitolo a parte è costituito dai sftware di computer grafica in 3D, che però non fanno parte del nostro
approfondimento.
Post produzione
La visione del girato, indispensabile per il monitoring e il montaggio, avviene generalmente su schermi LCD
dotati di una superficie “micro polarizzatrice” abbinata a degli occhialini 3D passivi, e generalmente con
polarizzazione circolare che permette di vedere subito il risultato delle riprese, a tutto vantaggio delle eventuali
correzioni. La polarizzazione circolare è preferita a quella ortogonale per il semplice fatto che, anche inclinando
la testa durante la visione, non vi è il rischio di assumere un angolo di visione scorretto.
Nel caso del cinema la finalizzazione del prodotto, ad esempio il color grading e le operazioni che richiedono
l’uso di un proiettore per essere espletate al meglio, avviene successivamente in una sala attrezzata con un
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vox technologica
proiettore digitale equipaggiato con uno dei sistemi 3D diffusi anche
nelle sale. Questi sistemi possono essere sia attivi che passivi, ognuno
con i suoi pro ed i suoi contro, tanto che non è difficile trovarli spesso tutti
presenti e utilizzati alternativamente in modo da sapere con esattezza
come apparirà il prodotto finito agli spettatori dotati dei vari sistemi.
Le tecnologie per il 3D
I metodi che la tecnologia mette a disposizione per ricreare l’illusione
della terza dimensione al momento sono diversi, ma si basano tutti
sul principio dell’alternanza tra le immagini dedicate all’occhio destro
e a quello sinistro, facendole arrivare (in quache modo) al nostro
cervello abbastanza velocemente così da non far percepire questa
sovrapposizione sincrona dei quadri.
Per lo più abbandonata la tecnologia che si basa sugli anaglifi,
tecnicamente la stereoscopia di oggi si basa sull’uso di luce polarizzata,
in modo che le immagini destinate all’occhio sinistro abbiano una
polarizzazione diversa rispetto a quelle per l’occhio destro, il tutto
con un frame rate più elevato rispetto ai tradizionali 24 fotogrammi al
secondo: questo permette di “imbrogliare” il cervello dello spettatore
non facendogli percepire l’alternanza delle immagini.
Attualmente esistono vari tipi di sistemi 3D che, manco a dirlo, non
sono compatibili tra loro, ma buona notizia è invece che i contenuti,
a prescindere dal sistema di riproduzione utilizzato, sono sempre gli
stessi e non devono essere pubblicati con metodi diversi (grazie alla
lungimiranza del consorzio DCI il quale ha stabilito che qualsiasi sistema
3D debba usare comunque dallo stesso tipo di immagini).
Per la visualizzazione in ambito cinematografico si usano proiettori
DLP Cinema, cioè con risoluzione 2K in grado di gestire un frame rate
di almeno 48Fps. Per la visualizzazione in area pro, anche qui ci si
affida prevalentemente alla videoproiezione: sono ormai a disposizione
proiettori capaci di una cadenza di proiezione e velocità doppie rispetto
al normale, e le immagini vengono così indirizzate, rispettivamente,
all’uno e all’altro occhio, che le ricevono in maniera alternata grazie agli
occhiali LCD (vedi box). Questi vengono poi sincronizzati tramite un
controller sul proiettore che invia un segnale all’elettronica degli occhiali.
In alternativa, esistono le soluzioni a due proiettori (stereoscopia
passiva), dove le immagini vengono opportunamente filtrate da lenti
polarizzate, o “separate” attraverso l’applicazione di un filtro dicroico che
cambia il colore delle immagini destinate all’uno e all’altro occhio (come
nel caso del brevetto di Infitec WMI, Wavelenght Multiplex Imaging).
Di norma è necessaria anche un’elettronica che “coordini” le emissioni
dei due videoproiettori in termini di distanza tra le due focali e di
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n. 24
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Come funziona il 3D?
Nel mondo reale i nostri occhi, sistemati nelle orbite oculari del cranio a distanza di alcuni centimetri, vedono una stessa scena
in modo leggermente diverso tra loro grazie a quello che è comunemente chiamato “errore di parallasse”, ossia la differenza di
rapporto fra la visione ortogonale al piano dell’oggetto e quella dove invece si trova il nostro occhio; questa differenza fa sì che
si possa percepire la profondità delle immagini. Come riprova del meccanismo della visione binoculare, si può tentare, tenendo
solo un occhio aperto, di riempire con una brocca un bicchiere d’acqua posto su un tavolo che non avevamo osservato in
precedenza… senza la percezione della profondità di campo non sarebbe per niente facile.
Il 3D sfrutta esattamente questo principio e, tramite lo “sdoppiamento” dell’immagine con colori diversi o con polarizzazione della
luce o ancora con alternanza di immagini, simula la differenza di visione creata dalla distanza tra i due occhi e, di fatto, ricrea
l’illusone della profondità.
Nel caso della polarizzazione, il metodo oggi più usato, il proiettore mostra alternativamente agli occhi una sequenza d’immagini
per l’occhio destro e per quello sinistro, che vengono filtrate attraverso dei polarizzatori di luce; questi poi fanno arrivare l’immagine
“giusta” a ogni occhio. L’alternanza rapida di questi quadri, così come succede con le immagini in movimento, non è percepita dagli
occhi, i quali invece vedono le immagini come un flusso continuo ed unico di movimenti contestualizzati nello spazio.
sincronizzazione delle immagini proiettate, e di uno schermo speciale. Oltre, naturalmente, all’uso degli occhiali polarizzati.
Qunado possibile si preferisce utilizzare la stereoscopia attiva: non si deve utilizzare uno schermo apposito (vanno
benissimo i tradizionali) e soprattutto non si richiede una taratura meccanica con convergenza micrometrica fra le macchine,
sempre lunga e poco agevole; è una soluzione che in alcuni ambiti può costare di più di quella passiva, di contro utilizza
proiettori già comunemente in commercio e non macchine specifiche.
Sempre in area professionale per applicazioni specifiche (digital signage, medicale…) si usano anche display LCD
3D-Ready; nel primo caso ovvie ragioni legate all’suo degli occhiali fanno preferire display auto-stereoscopici, per quanto
impongano alcuni compromessi in termini di dimensione del display e dell’anglo di visione.
In area consumer, per finire, la fanno da padrone gli LCD 3D-Ready, corredati di opportuno Box 3D (e relativo abbonamento
servizi!) per la ricezione. Si tratta di display corredati di un opportuno schermo polarizzato che “divide” le immagini, in
abbinamento a occhiali passivi.
Videoproiezione e 3D, i metodi
I metodi per la resa del 3D con videoproiezione sono molteplici, e implicano
metodi di visualizzazione diversi, ecco un breve riassunto. Ormai abbandonato
l’anaglifo (che prevede la creazione di due immagini differenti, a dominante
rossa e verde, poi riunite un’unica immagine in 3D dagli occhialini) esistono
tuttavia altri metodi di “scomposizione” dell’immagine, tra i quali il già
citato WMI, che prevede uno sdoppiamento della gaussiana di riferimento
dell’immagine per ciascun colore RGB, e indirizzata ognuna ad uno dei due
occhi. Lo sdoppiamento cromatico avviene con appositi filtri colorati.
È stato l’Active Stereo, invece, a portarci nell’area della resa del 3D tramite
polarizzazione della luce. Le immagini vengono proiettate in maniera alternata,
con frequenza simile a quella con cui gli occhiali, evidentemente attivi a
cristalli liquidi, oscurano in alternanza la visione di un occhio o dell’altro dello
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vox technologica
Gli occhiali per il 3d
L’uso di occhiali per la visione di contenuti in 3D è, purtroppo, ancora una necessità
ineliminabile per la visione delle immagini stereoscopiche, con l’unica eccezione
costituita dai display auto stereoscopici, che però richiedono diversi compromessi
in termini di posizionamento dell’osservatore e qualità della riproduzione.
Sul mercato esistono occhiali passivi e attivi. I primi sono occhiali essenzialmente
statici e privi di elettronica interna; hanno lenti colorate da abbinare alle immagini
create con le tecnologie che si basano sul loro sdoppiamento cromatico,
oppure polarizzate, in modo da “ricevere” solo l’immagine di loro competenza.
Un videoproiettore o un display, quindi, produrranno immagini polarizzate
diversamente, e le lenti permetteranno la visione a ciascun occhio solo di quelle di
un tipo, o dell’altro; questo ricrea l’illusione della prospettiva. Di questo tipo sono gli
occhiali usa e getta e, ovviamente, quelli più maneggevoli e portabili.
Gli occhiali attivi hanno una montatura più importante perché contengono
un’elettronica e le batterie per funzionare. Le lenti sono costituite da piccoli pannelli
LCD che si oscurano alternativamente, in sincrono con l’immagine prodotta dal videoproiettore: quest’ultimo proietta infatti in
alternanza le immagini destinate all’uno e all’altro occhio. La sincronia fra l’apertura degli otturatori LCD è definita da un segnale
emesso dal videoproiettore, spesso in radiofrequenza.
spettatore; in questo modo un occhio vede una sequenza di imamgini e l’altro la seconda, ricreando la
sensazione
i profondità. È affiancato dal metodo Passive Stereo, che prevede un proiettore digitale
s
il quale, funzionando a velocità doppia rispetto a quella normale, mostra alternativamente due
immagini con polarizzazione differente che occhiali passivi con lenti di polarizzazione diversa filtrano
per ognuno dei due occhi.
lm3d.it
www.fi
L’ultima novità, l’auto-stereoscopia, prevede una speciale generazione delle immagini, visualizzate
dal display in sottili bande verticali, e la distanza tra i due occhi dell’osservatore fa sì che venga
percepita la profondità; non sono necessari gli occhiali, ma è indispensabile una determinata
distanza e un angolo di visione molto stretto.
In ambito consumer, gli schermi più utilizzati sono a ecnologia LCD e dotati di uno schermo in
grado di polarizzare la luce; vanno come detto abbinati a occhialini passivi.
Per quanto riguarda il 3D al cinema, diversi brand offrono soluzioni a pacchetto che si basano sulle metodologie
sopra descritte, la differenza tra loro sta nel punto e nel modo con cui la luce viene polarizzata. Il sistema
X-Pand utilizza occhiali attivi ai quali, generalmente tramite infarossi, un controller applicato al proiettore invia
un segnale di link: le lenti sono costituite da LCD che si polarizzano a seconda del fotogramma corrente. Gli
occhiali X-Pand, dotati di batteria, sono riutilizzabili.
Nel sistema Real-D la luce viene polarizzata circolarmente e gli occhiali utilizzati sono “passivi”: le lenti sono
polarizzate una in senso orario ed una in senso antiorario fungendo così da filtro. L’immagine viene a sua
volta filtrata da una sorta di chermo, lo Z-Screen, modulatore elettro ottico, posizionato davanti alla lente
del proiettore e ad esso sincronizzato, che cambia la polarizzazione del fascio di luce. In questo caso gli
occhiali possono essere del tipo usa e getta o riutilizzabili ed è opportuno l’uso di uno schermo argentato per
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n. 24
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minimizzare la perdita di luminosità a cui tale sistema è
soggetto.
Il sistema Dolby, una versione moderna del sistema
anaglifo, utilizza invece una sorta di ruota polarizzata
e colorata posizionata davanti alla lente del proiettore:
girando ad una certa velocità in sync con il frame rate
del proiettore, cambia la polarizzazione del fascio
di luce che viene poi “interpretata” dagli occhiali.
Gli occhiali Dolby sono riutilizzabili e uno schermo
argentato è auspicabile.
L’ultima nata si chiama Master Image e utilizza un
disco rotante che, analogamente agli altri sistemi,
polarizza il fascio di luce diretto allo schermo attraverso
la sua rotazione davanti alla lente del proiettore. Master
Image offre occhiali sia riutilizzabili, che usa e getta.
Sebbene a livello teorico tutto dovrebbe funzionare
perfettamente, è pur vero che creare contenuti in 3D è
un’attività in un certo senso ancora sperimentale e sta cercando, come ogni nuova tecnologia, di trovare una sua
dimensione specifica e un suo linguaggio.
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vox technologica
© Screenline
Chiara Benedettini
Gli schermi da proiezione
Alle volte si tende a dimenticare il valore delle superfci da
proiezione, che invece possono fare molto per la qualità
dell’esperienza visiva. La loro posizione, le proporzioni e il
materiale di cui sono costituiti sono elementi fondamentali, da
valutare con attenzione per la riuscita di ogni installazione (e
la soddisfazione del committente)
S
ia che si tratti di videoproiezione che di visione su display, la regola d’oro nella fruizione di contenuti
impone che la qualità sia pari a quella raggiunta dall’elemento più “debole” della catena di distribuzione
dell’immagine, dalla sua acquisizione all’arrivo davanti ai nostri occhi. Un assunto che induce a svariate
considerazioni: nessun elemento, dal cavo alla matrice al videoproiettore, deve essere dimenticato e vale
comunque la pena, in relazione al budget disponibile, di impostare una catena con qualità uniforme piuttosto
che privilegiare solo uno, o alcuni, degli elementi. Lo schermo per la videoproiezione non fa eccezione: tutt’altro
che marginale, è a pieno titolo parte integrante della catena di qualità nella fruizione delle immagini.
Per soddisfare le aspettative del cliente o del suo architetto di fiducia, è quindi opportuno che il progettista
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n. 24
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o system integrator sappia orientarne le scelte, per quanto, ci rendiamo conto, non sia sempre semplice far
comprendere il valore di un oggetto che, agli occhi dei più, è “solo” un telo bianco alla parete. Spesso anche
sentito come fastidioso e antiestetico. Ma è un lavoro che val certamente la pena di fare se si vuole mantenere il
rapporto nel tempo con il committente, e comunque offrirgli un lavoro a regola d’arte.
I primi passi
I nostri testi sulle tecnologie spesso partono da assunti applicativi, e anche in questo caso vorremmo iniziare col
chiederci quali siano i parametri e le considerazioni da fare quando c’è da scegliere uno schermo da proiezione.
Naturalmente la prima cosa è analizzare l’ambiente nel quale la proiezione avverrà, sia che si tratti di un
impianto per home cinema che per usi professionali o legati al cinema. Occorrerà valutare le dimensioni
dell’ambiente, che influiscono sia sull’angolo di visione che sulla distanza del pubblico dall’immagine (mai
dimenticare le ultime file), ma anche la posizione stessa dello schermo in rapporto al videoproiettore. Se
l’ambiente ha il soffitto basso, per esempio, questo imporrà spesso il posizionamento della sorgente a filo del
soffitto (magari con un opportuno sistema di alloggiamento a scomparsa) per minimizzare le ombre del pubblico
sullo schermo. Soluzione consigliabile anche in via generale, salvo ambienti con soffitti molto alti, dato che
la maggior parte della luce riflessa dallo schermo si percepisce con un angolo uguale od opposto a quello di
incidenza della luce stessa.
Da non sottovalutare anche i vincoli estetici, in particolare per installazioni in ambienti di pregio, dove si
potranno prevedere schermi a scomparsa o avvolgibili. In questo caso sarà necessario orientarsi su soluzioni
di gamma alta, perché il meccanismo dovrà mantenere la sua capacità di tendere alla perfezione la tela
anche dopo innumerevoli “saliscendi” o avvolgimenti: la proiezione su una superficie non perfettamente tesa
o uniforme, anche negli angoli, va a discapito della qualità dell’immagine, con la comparsa di aberrazioni
geometriche. Per questo i costi di uno schermo avvolgibile possono esser anche doppi rispetto a uno fisso della
stessa misura.
Anche la posizione dello schermo nella stanza ha la sua importanza: se è posto davanti a una superficie
New Wide Angle Screens di dnp
riflettente (un muro bianco, un mobile laccato…) e se gli spettatori sono in linea con il proiettore, non è raro
per un ospedale in Norvegia
incorrere in problemi di mutua riflessione che danneggiano la
visione. È consigliabile in questi casi disporre un materiale scuro
dietro allo schermo (oppure, se possibile, verniciare in nero mat
la parete).
Da valutare anche la presenza dei diffusori audio: quando
posizionati dietro la tela, come nei cinema, sarà necessario uno
schermo in materiale microforato che lasci passare il suono.
Decisiva è poi la questione della luce ambientale, ovvero
dell’illuminazione della sala “al netto” della luce proveniente
dalla proiezione. La luce ambientale può essere diffusa, oppure
essere il risultato della combinazione di diversi fattori, come le
possibili riflessioni sullo schermo (provenienti per esempio da
una finestra, o da una o più sorgenti puntiformi) e le riflessioni
provenienti dalla proiezione stessa. Essa è particolarmente
nociva per una buona visione perché alza (o abbassa, se il
rapporto è favorevole) la tolleranza dell’occhio umano alla luce,
cambiando la percezione dell’immagine: la luce ambientale
© dnp denmark
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vox technologica
diminuisce la sensibilità dell’occhio, diminuendo di conseguenza anche
la sensibilità alle immagini proiettate. Infatti, la luce ambientale influisce
pesantemente anche sulla nostra sensibilità al contrasto, essenziale per la
percezione della qualità dell’immagine stessa. Un parametro di riferimento,
utile un po’ in tutte le occasioni e per tutti i tipi di immagine (perché una
cosa è leggere una scritta nera su fondo bianco, un’altra è cogliere i dettagli
di un’immagine complessa), è fare in modo che la luminanza dell’immagine
sia almeno uguale al livello di luminanza nell’area di visione, presupponendo
comunque un buon livello di contrasto. In generale, in relazione alla luce
ambientale, per la maggior parte dei contenuti (scritte, schemi, immagini
semplici)il rapporto è 15:1, mentre per immagini complesse e in generale
L’influenza della luce ambientale sullo schermo
per essere sicuri del risultato, si dovrebbe arrivare a un rapporto di contrasto
di 20:1. Altrettanto importante, per una visione buona e non faticosa, è il
bilanciamento tra la luce ambientale e quella proveniente dalla proiezione:
è nell’esperienza di tutti rimanere abbagliati se intorno a noi è buio e la
proiezione è invece molto luminosa.
Angolo di visione e distanza dallo schermo
Un altro elemento da considerare è il rapporto tra le immagini che
verranno proiettate, l’angolo di visione, la distanza di osservazione e la
grandezza della superficie di proiezione. La regola empirica vuole che la
distanza massima di visione sia compresa tra 1,5 e 2,5 volte la diagonale
L’impatto della luce ambientale sul rapporto di contrasto nella
dello schermo, per un fattore legato alla fisiologia umana: è dimostrato
videoproiezione frontale e retro.
che l’immagine proiettata dovrebbe rimanere nel cono di visione della
persona; se questi è costretto a muovere occhi, e testa, per visualizzarla
completamente, la visione risulta molto faticosa o addirittura può portare
a disturbi quali accenni di nausea e giramenti di testa. Salvo coloro che
desiderano essere immersi nella proiezione, e infatti c’è sempre qualcuno
Standard Video
XGA 1024 x 768
seduto nelle prime file dei cinema… In generale, comunque, una proiezione
SXGA 1280 x 1024
di schemi e testo richiede una maggiore vicinanza allo schermo di quanto
non richieda la visione, per esempio, di filmati.
Ad ogni modo qualche parametro per la leggibilità di scritte e schemi ce
Wide screen video
16:9
lo offre lo standard DIN (riferito principalmente alle presentazioni da PC):
Standard slide
35 mm
WUXGA 1920 x 1200
la distanza ottimale dovrebbe essere pari a quattro volte l’altezza delle
immagini, e comunque non inferiore a due volte la loro altezza e non
La dimensione degli schermi e i formati più comuni, in relazione a quella
superiore alle otto volte.
dei contenuti:
Anche l’angolo di visione ha un ruolo: sempre in relazione allo standard
Original video and PC (e.g. XGA - 1024 x 768):
4:3:5
DIN, non dovrebbe superare i 45° (orizzontale) e i 30° (verticale), senza
Some CAD displays (e.g. SXGA - 1280 x 1024):
5:4:6.4
dimenticare la posizione delle sedute (come per esempio in un anfiteatro).
Video widescreen (e.g. HD - 1920 x 1080):
16:9:18.3
La grandezza dello schermo, poi, e le sue proporzioni andranno anche
Computer widescreen ((e.g. WUXGA - 1920 x 1200):
16:10:18.9
valutate in relazione ai contenuti che ci si propone di visualizzare: le
35 mm slide:
3:2:3.6
trasmissioni televisive sono in 4:3, molti DVD sono registrati in 16:9 (o
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n. 24
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1,78:1 oppure 1,85:1), alcuni film su supporto digitale, in particolare
quelli che si mantengono fedeli a determinate scelte registiche, sono
nel formato cinematografico 2,35:1, così come molti HD-DVD o BlueRay Disc. Come combinarli tutti con uno schermo a parametro fisso?
Per non stravolgere le proporzioni dei contenuti, nella proiezione
apparirano delle fasce scure ai lati oppure sopra e sotto le immagini,
con un duplice effetto negativo: l’immagine risulta più piccola, perché
non a pieno schermo, ma soprattutto le bande proiettate non possono
essere nere (perché la natura della proiezione stessa non permette un
nero totale, ma un gradiente del grigio scuro), rendendo il “nero video”
meno profondo e danneggiando così la qualità della visione. Per questo
sono in commercio schermi dotati di una mascheratura variabile,
capaci di adattare il rapporto d’aspetto originale al formato immagine,
con il vantaggio di evitare la disparità tra il nero delle bande e quello
dell’immagine e di “mascherare” la riduzione dell’immagine.
Il flusso della luce del videoproiettore con diffusione in asse o fuori asse. Per non
creare dsparità di luminosità o distrisioni dell’immagine, è necessario correggere
l’angolo di diffusione attraverso lo strumento dello shift del videoproiettore.
Date le variabili del rapporto d’aspetto, i costruttori non misurano più gli
schermi solo in termini di diagonale, quindi bisogna prestare attenzione a
quale parametro viene adottato.
A o B side?
La proiezione frontale porta semplicità di realizzazione e gestione, e
minori investimenti, ma la sua riuscita dipende comunque da molti
fattori esterni, come la luce ambientale, la posizione del proiettore ecc.
L’alternativa è la retroproiezione, che offre molti vantaggi (sorgente
non visibile, pulizia dell’installazione, assenza di ombre sullo schermo,
controllo delle riflessioni, minore influenza della luce ambientale…) ma
che ha costi maggiori, non necessariamente per lo schermo in sé ma
per il tipo di installazione che richiede. Ci sarà infatti bisogno di uno
spazio minimo di proiezione dietro lo schermo (anche se oggi esistono
in commercio apparecchi che offrono proiezioni del diametro di 2 m
con pochi cm di distanza), e di una struttura che dovrà “contenere” il
proiettore. Schermi particolari, come le lenti di Fresnel utilizzate come
Schema esplicativo del principio della lente di Fresnel. La curva della lente viene
superfici per la retroproiezione, offrono uniformità e brillantezza notevoli.
“simulata” attraverso una serie di cerchi concentrici
Per tutte queste ragioni, la retro viene usata mediamente più in ambito
professionale (sale controllo, simulazioni 3D, cartelloni pubblicitari
Per gli schemi si ringrazia dnp denmark
dinamici…) che residenziale.
Il gain
Il gain, è il fattore di riflessione del materiale utilizzato come superficie di proiezione, definito dal materiale
dello schermo e dalle eventuali vernici e coperture ottiche (tecnicamente è la quantità di luce riflessa misurata
perpendicolarmente al centro dello schermo, comparata con la medesima luce riflessa da una superficie
Lambertiana. Difficile dare la ricetta del “gain ottimale”, perché appunto sono molte le variabili che un
professionista preparato dovrà prendere in considerazione, ma di solito un gain medio è tra 1 e 2. Oggi, tuttavia,
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vox technologica
tramontata l’era dei proiettori CRT, è possibile disporre di sorgenti ad alta luminosità anche a prezzi raggiungibili,
per cui la tendenza è avere uno schermo con gain tra lo 0,8 e lo 0,95 e un proiettore settato alla gamma media,
per evitare di “uccidere” le basse luci e i dettagli dell’immagine.
Altri aspetti collaterali vanno però considerati nella scelta del gain: il guadagno incide anche sull’angolo di
riflessione dell’energia luminosa rimandata agli spettatori, e tanto è maggiore quanto più l’angolo è stretto.
Questo va tenuto in considerazione perché la luce della proiezione non colpisce sempre ortogonalmente lo
schermo, salvo quando proietta verso il suo centro geometrico, e un gain maggiore o minore riesce a limitare le
riflessioni indesiderate (come quando lo schermo è all’interno di superfici riflettenti), stando attenti tuttavia a non
escludere dall’angolo di riflessione gli spettatori seduti lateralmente.
Il mercato degli schermi da proiezione
Il mercato degli schermi da proiezione ha avuto una importante evoluzione negli ultimi anni, sia in termini di materiali che di
tecniche di produzione. Ne abbiamo parlato con Jes Enevolsen, che rappresenta in Italia il costruttore danese dnp Denmark, e
con Stefano Sanna, Product Manager di Screen Line, produttore italiano che all’offerta standard affianca una cospicua attività
di produzioni su misura.
Jes Enevolsen: “Il miglioramento delle tecniche di produzione garantisce una maggiore uniformità sulla riuscita, una caratteristica
importante quando si deve lavorare con più schermi. Inoltre, negli ultimi anni dnp Denmark ha presentato molti schermi speciali
che hanno migliorato il rapporto di contrasto (come quello ottico Supernova), il guadagno agli angoli, la stabilità dei materiali”.
È lo stesso concetto espresso da Sanna, che ha aggiunto qualche osservazione sui prodotti speciali: “da qualche tempo sono
presenti gli schermi in ceiling, per andare incontro a chi vuole una installazione a impatto visivo zero, e sono state introdotte
le elettroniche che ‘leggono’ il formato della proiezione e adattano la superficie al suo formato, passando disinvoltamente per
esempio dai 21:9 ai 4:3 di una presentazione in Power Point. Da parte nostra abbiamo lavorato anche molto sull’affidabilità delle
meccaniche, per rendere le movimentazioni affidabili nel tempo, e continuiamo la produzione custom, benché significhi uno
sforzo in più nel ‘fuori standard’”. Secondo l’esperienza degli intervistati il mercato è in crescita costante, complice la sempre
maggiore attenzione degli utenti al linguaggio video; per quanto riguarda i trend in crescita, invece, sempre stabili sono gli schermi
di misura media sui 4 m di base, ma come reazione alla diffusione dei display piatti stanno avendo buona diffusione gli schermi
di grandi dimensioni; Enevolsen: “La richiesta di dimensioni intorno ai 100”/120” è in crescita, ma anche le soluzioni speciali
come appunto il Supernova. Per noi è molto importante anche il mercato delle lenti poi montate dai alcuni produttori sui “cubi”
per le sale controllo, come Barco, Christie, Planar ecc.”. Ma anche i motorizzati stanno avendo buon riscontro, Sanna: “Il nostro
recente Arena, lo schermo cilindrico, è stato recepito bene, e anche lo schermo in-ceiling sta avendo un buon riscontro, perché la
possibilità di nascondere la superficie da proiezione è molto apprezzata da architetti e utenti attenti, ma soprattutto registriamo un
ritorno del cliente a una soluzione magari un po’ più costosa ma di buona qualità, una volta abbandonata l’illusione che qualsiasi
prodotto vada bene. Un buon schermo alza infatti di molto la qualità generale della visione: una superficie non uniforme e con dei
difetti viene immediatamente notata inficiando la proiezione anche del miglior proiettore al mondo”. Infatti la battaglia più dura,
ma che dà anche più soddisfazione a un costruttore o rivenditore di schermi, è creare la cultura giusta per farne riconoscere
l’importanza; Sanna: “Il luogo comune che lo schermo è solo un telo va combattuta a suon di qualità e di soluzioni specifiche, ben
supportate da una rete di rappresentanti adeguatamente formati e informati”. Un concetto ribadito da Enevolsen: “Lo schermo
viene erroneamente considerato un accessorio, ma quando manca o è carente, si nota subito. Da parte nostra, cerchiamo di
creare una vera cultura della qualità della visione, anche diffondendola attraverso seminari, e possiamo dire di avere tre strategie:
1) Educazione del mercato, 2) Educazione del mercato. 3) Educazione del mercato!”.
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vox technologica
L’offerta sul mercato
Negli ultimi dieci anni è stato registrato un interessante miglioramento
tecnologico nel settore, sia per quanto riguarda i materiali che le tecniche
di produzione.
Il PVC è ancora utilizzato, ma è stato molto migliorato, ed è ormai
affiancato da altri polimeri che offrono maggiore stabilità al variare
della temperatura e una maggior scelta sulla tipologia di superficie.
Per necessità particolari esistono anche schermi rigidi, certo difficili da
trasportare ma evidentemente indeformabili.
Nati per assorbire la luce spuria, e per non affogare i dettagli alle basse
luci, sono stati introdotti schermi grigi. Dato che l’occhio umano è
sensibile nella porzione intermedia della scala dei grigi, la presenza di
uno schermo grigio dovrebbe aumentare il contrasto percepito, anche
se va tenuto conto che la base grigia cambia tutta la colorimetria del
display.
Un’altra importante famiglia è costituita dagli schermi ottici, la cui
speciale superficie è in grado di distinguere la luce diretta proveniente
dal videoproiettore da quella dell’illuminazione ambientale, e
discriminarla nel momento della sua riflessione. Si tratta di soluzioni
estremamente efficaci, che permettono di minimizzare il problema luce
© Screenline
ambientale e ottenere videoproiezioni definite anche in presenza di luce.
Inoltre, mantengono un contrasto alto nelle immagini e una colorimetria immutata.
Le lenti di Fresnel usate come superfici di proiezione sono lastre di materiale rigido trasparente, il
cui scopo è riportare in geometria la luce: il principio della lente di Fresnel è infatti riprodurre la
funzione di una lente pianoconvessa attraverso uno speciale frazionamento della superficie in anelli
concentrici, ma evitando il peso e l’ingombro della lente. Il risultato è una superficie di proiezione
che dirige la luce verso l’esterno (maggiore direttività e luminosità), che offre gain maggiore, e
soprattutto dalla resa uniforme e senza rischio di effetti da “hot spot” (il punto nel quale la luce della
p.dk
www.dn
.it
reenline
www.sc
om
proav.c
reenline
c
.s
w
w
w
proiezione arriva ortogonalmente e con maggiore potenza rispetto ai margini). Sul mercato si trovano
lenti di Fresnel che hanno sulla superficie opposta le caratteristiche di una lente lenticolare, nata per
aumentare il gain per proiezioni con formati “wide”: il design orienta la luminosità in senso orizzontale;
in questo modo si sommano le caratteristiche delle due lenti a tutto vantaggio della visione.
Ci sono poi soluzioni particolari, che richiedono qualche compromesso nella qualità ma offrono appunto
specifici risultati: vernici riflettenti (da applicare direttamente sulla superficie di proiezione, per aumentare
luminosità e direttività senza avere la fisicità dello schermo), pellicole adesive (utilizzate per esempio per rendere
“proiettabili” le vetrine), o schermi interattivi, che però sono di fatto delle pellicole a tecnologia LCD.
Il rifiorire del fenomeno 3D ha richiesto in alcuni casi (per esempio per proiezioni di film in tecnologia Real-D, che
prevede occhiali usa e getta passivi) superfici adatte, polarizzate, dotate di microprismi orientati; una soluzione
che però restringe l’angolo ideale di visione e richiede maggiore attenzione nella disposizione del pubblico.
Si ringraziano per la gentile disponibilità Jes Enevolsen di dnp Denmark per aver messo a disposizione materiali
e spunti per il presente articolo, e Stefano Sanna di Screen Line per le informazioni e le letture di mercato.
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approfondimenti
Mitsubishi Electric
Xd-8X00 Falcon
Il colosso giapponese vola alto
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approfondimenti
Un tempo il suffisso “falcon” era appannaggio di un aereo
da combattimento multiruolo dell’aeronautica militare
statunitense, l’F-16 (fighting) Falcon, appunto; sebbene
le similitudini fra i due prodotti finiscano qui, è chiaro che
questa serie di videoproiettori Mitsubishi Electric è pronta a
dare filo da torcere alla concorrenza, in un settore sempre più
agguerrito del mercato, con solide argomentazioni tecniche.
Vediamole in quest’anteprima esclusiva di prodotto.
Alberto Pilot
I
proiettori ad alta luminosità, di dimensioni compatte, dal design accattivante e con prestazioni di livello,
rappresentano la nicchia di mercato nella quale più di un player internazionale sta giocando la propria
battaglia per incrementare i consensi da parte di una clientela che, gioco forza, si fa più esperta e attenta col
passare del tempo. Nel panorama internazionale si notano dinamiche differenti: alcuni brand sono più attivi
nel rinnovamento della gamma dei prodotti, altri sono più “riflessivi”, se ci viene concesso il termine, nel senso
che centellinano le novità, ma quando presentano qualcosa lo fanno a ragion veduta, forti di caratteristiche
tecniche e commerciali efficaci e calibrate per il settore al quale si rivolgono. Mitsubishi è sicuramente una di
queste.
La serie di videoproiettori DLP XD-8x00 si declina in tre versioni, che riassumiamo qui di seguito:
-XD-8100: risoluzione XGA e 7.000 ANSI Lumen di luminosità nominale;
-XD-8200: risoluzione WXGA e 6.500 ANSI Lumen di luminosità nominale;
-XD-8400: risoluzione WUXGA e 7.000 ANSI Lumen di luminosità nominale.
Segnaliamo tuttavia che, trattandosi proprio di un’anteprima assoluta, qualche caratteristica potrebbe subire
dei cambiamenti prima della commercializzazione dei prodotti, che avverrà a luglio per il primo modello e per
gli altri due dopo l’estate.
Volo di ricognizione
Come si può dedurre anche dal dato di luminosità dichiarato, si tratta di modelli a doppia lampada: possono
funzionare simultaneamente (per la massima prestazione), oppure alternativamente (per garantire ore/macchina
elevate), o ancora secondo una specifica sequenza fra le due. Se a questo uniamo che il loro raffreddamento
avviene tramite un sistema a batteria con scambiatore a liquido (non dimentichiamoci che Mitsubishi è uno dei
leader per il mercato della climatizzazione, e che quindi un circuito del genere appartiene al DNA dell’azienda),
capace di garantire un livello di scambio termico molto maggiore rispetto alla classica soluzione con ventole, e
che il filtro è dotato di una tecnologia proprietaria auto-pulente, è evidente che i proiettori sono stati progettati
per un uso 24/7 intensivo.
Gli scenari di utilizzo sono molteplici, dalle sale di controllo fino alle applicazioni per digital signage: 7.000
ANSI Lumen sono un dato di tutto rispetto, che permette di proiettare immagini anche senza un controllo
accurato della luminosità in ambiente (pensiamo a un auditorium, una sala conferenze…), oppure contenuti di
grandi dimensioni quando le condizioni ottimali di riproduzione siano soddisfatte.
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approfondimenti
Un’altra caratteristica che sulla carta sembra molto interessante è la tecnologia chiamata “Super Resolution”:
basata su di un algoritmo proprietario Mitsubishi, è già presente in televisori e monitor piatti dello stesso
produttore. In pratica la perdita di fuoco, contrasto e risoluzione che si ha quando si allarga (upscaling)
un’immagine originariamente a bassa risoluzione per portarla a quella nativa di un pannello HD, viene “calcolata
e compensata” con questa tecnologia: Super Resolution restituisce all’immagine elaborata la stessa qualità
in termini di dettaglio e contrasto che aveva l’originale in dimensioni normali. Aspettiamo la prova sul campo di
uno di questi proiettori per saggiare la bontà dell’algoritmo, che si rivelerebbe comunque molto interessante nel
caso si arrivasse a riprodurre materiale in definizione standard, soprattutto sui due modelli maggiori attualmente
previsti in gamma.
Le cinque carte vincenti
Mitsubishi ha evidenziato le caratteristiche della nuova serie, ed eccone
i punti forti:
- Continuità nel funzionamento prolungato
Come detto, i proiettori della serie sono dotati di due lampade che
possono funzionare contemporaneamente o in successione. Una terza
possibilità è la “funzione relè”, ossia l’uso in alternanza per garantire loro
una vita più lunga e, soprattutto, per assicurare la qualità dell’immagine
a schermo per più tempo possibile prima della loro sostituzione. Nello
specifico questa funzione si declina in due tipi di operatività, suddivisi a
loro volta in due categorie. Vediamole nel dettaglio.
Se si utilizzano entrambe le lampade contemporaneamente si ha la
possibilità di scegliere fra Short-time operation mode ed Extendedtime operation mode; la prima modalità prevede che, per un’ora
ogni 24 di funzionamento continuativo, il proiettore lasci in funzione
La ruota colore della serie XD-8x00
una sola delle due lampade, rimanendo a mezza luminosità solo
un’ora al giorno. Con la seconda modalità, una delle due lampade, in
alternanza, si spegne per la durata di due ore nell’arco della settimana
di funzionamento.
Se invece si sceglie il funzionamento del proiettore con una lampada
singola, per duplicarne il tempo di sostituzione, anche qui si può
scegliere tra Short-time operation mode, che alterna l’uso delle singole
lampade ogni 24 ore di utilizzo continuativo, oppure Extended-time
operation mode, che prevede l’alternanza dopo ogni settimana.
Filtro macchina autopulente e sistema di raffreddamento “heat
pipe” (anche per il DMD interno) derivano dal know how maturato
Il telecomando in dotazione
da Mitsubishi nel mondo della climatizzazione; una tecnologia che
garantisce un risparmio energetico consistente (essendo priva di parti
elettroniche), silenziosità e assenza di manutenzioni o sostituzioni
(essendo costruita senza parti in movimento), semplificazione della
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approfondimenti
costruzione a vantaggio delle dimensioni
generali del circuito di raffreddamento e
del costo industriale. Inoltre, dato che il
circuito è sigillato, si evita completamente
il pericolo di fuoriuscite di liquido, che
potrebbe danneggiare l’elettronica del
proiettore.
Ultimo dato ma non meno importante, le
lampade a lunga durata: 4.000 ore oppure
8.000 ore complessive senza stop nel
caso di utilizzo in modo alternato, cosa
che riduce sensibilmente le necessità di sostituzione rispetto a macchine dotate di lampade tradizionali. Il fatto
Il retro del proiettore, dove
che le lampade si possano sostituire dal lato, poi, aiuta nei tempi e nella semplicità di manutenzione.
si trovano le connessioni
e i tasti per la gestione da
- Comfort
menu delle funzioni
L’utilizzo all’interno dello chassis di una sola ventola a bassa rumorosità (29 i dBA dichiarati in funzionamento
“low mode”) permette l’installazione del proiettore in ambienti dove è richiesta la silenziosità, o per evitare
rumori di sottofondo durante conferenze o riunioni. A puro titolo di paragone, 20 dBA sono la rumorosità
prodotta dal ticchettio di un orologio da parete ascoltato da un metro di distanza, 30 dBA sono un sospiro e 40
dBA il cinguettio di un uccellino.
Il cabinet offre un’estetica gradevole, anche per il posizionamento centrale della lente rispetto al baricentro
geometrico, il colore bianco del materiale esterno e il coperchio posteriore che copre tutti i cablaggi e le
connessioni, per una generale pulizia dell’installazione.
- Qualità dell’immagine
Trattandosi di un proiettre a DLP a singolo chip ad alta luminosità, è possibile sostituire la ruota colore originale
(a cinque segmenti RGBYW, con l’ultimo detto anche “boost” per l’apporto di luce che dona all’immagine)
con una che enfatizzi i colori (a sei segmenti RGBCMY) e che permetta di rendere l’algoritmo Brilliant Color di
TI al massimo delle sue possibilità. La scelta di una o dell’altra ruota colore permette di usare i proiettori della
serie per ogni esigenza, dalla business presentation alla riproduzione fedele di immagini che richiedono ottima
colorimetria generale.
- Flessibilità d’installazione
Per la sua nuova serie Mitsubishi propone una serie di funzioni per migliorare l’installazione e gestione: oltre
a un classico Keyston che lavora sugli assi orizzontale e verticale, offre una funzione speciale che permette la
correzione della geometria dell’immagine quando questa è proiettata su superfici curve o tonde, per una grande
flessibilità di utilizzo anche per eventi particolari o digital signage.
Meno particolare, ma sempre molto apprezzata a bordo di macchine di questo lignaggio, è la funzione di
edge blending dell’immagine, e l’auto-calibrazione del colore quando si utilizzano due o più proiettori in stack
orizzontale o verticale. Senza l’ausilio di apparati esterni è quindi possibile far combaciare, sovrapponendole, le
due (o più) semi-immagini riprodotte da apparecchi affiancati, in modo che la porzione sovrapposta non risulti più
luminosa; grazie a quest’algoritmo, inoltre, le immagini avranno la stessa temperatura colore e punto del bianco.
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approfondimenti
Altrettanto utile per alcune applicazioni può essere la
funzione “P-in-P”, Picture in Picture, per visualizzare
in una schermata formata da due finestre altrettante
apparecchiature in ingresso. Segnaliamo anche la
possibilità di installazione a 360° rispetto all’asse
di appoggio del proiettore: si può quindi proiettare
perpendicolarmente sul pavimento, sul soffitto, con il
proiettore sotto-sopra ecc… questo grazie alla tecnica
di dissipazione del calore, che annulla i normali moti
convettivi all’interno del cabinet generati quando si
utilizzano delle ventole e un percorso forzato per estrarre
l’aria calda generata soprattutto dalle lampade. L’unica
eccezione è quando si seleziona la modalità “alta quota”, per l’installazione del proiettore da 2.000 a 2.700 m di
altitudine.
Un set di cinque lenti opzionali, a focale fissa oppure di misure diverse, permette virtualmente di soddisfare
ogni richiesta di diagonale di schermo, proiettando anche da posizioni differenti, possibilità agevolata in fase di
installazione del proiettore anche dal lens shift motorizzato.
- Connessioni
Il pannello posteriore garantisce la connettività con tutti i tipi di segnale/standard presenti in commercio, inoltre
il modello XD-8400 presenta anche in esclusiva per la gamma un connettore BNC per i segnali SDI in ingresso.
Naturalmente aperto agli standard digitali (DVI e HDMI), c’è anche un terminale compatibile con i protocolli
seriali RS-232, per il comando remoto dell’apparecchiatura o il suo inserimento in sistemi di integrazione più
complessi. Un pannellino posteriore che replica tutti i comandi principali, poi, garantisce una semplificazione
di comando anche dei menù del software, in prossimità della macchina e senza l’utilizzo del telecomando in
dotazione.
Proprio a proposito di questo accessorio, fornito come dotazione standard, è importante segnalare la possibilità
di definire un ID differente per fino a 64 proiettori diversi presenti nella stessa installazione: questo permette di
impartire comandi IR solo a uno di questi, evitando così la mutua influenza o, peggio, il rischio che settando
una macchina reagiscano ai comandi impartiti anche un gruppo di proiettori vicini. A ogni modo, la possibilità di
cablare il telecomando permette di comandare un proiettore anche da distanze di 30 metri e oltre.
Naturalmente un prodotto del genere è pensato per essere inserito anche in contesti impiantistici,
per cui gli XD-8x00 sono totalmente compatibili con i protocolli di controllo degli impianti, AMX e
Crestron in testa come ormai standard de facto.
tric.it/vis
c
subishiele
www.mit
Un dettaglio importante saranno il prezzo di listino e la policy di garanzia generale della
macchina e rispetto alle lampade, aspetti che l’utente professionale indica come prioritari e che
verranno svelati a breve da Mitsubishi Electric.
Gli XD-8x00 sono in definitiva proiettori polivalenti, attenti all’ambiente (con un consumo in
stand-by di meno di 1W) e dalle caratteristiche interessanti.
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approfondimenti
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approfondimenti
LG Supersign
Digital signage “all in one”
LG ha studiato una soluzione per il digital signage agile,
scalabile ed efficace, senza rinunciare alla qualità dei
contenuti e al coinvolgimento offerto da una visualizzazione di
qualità.
U
na recente ricerca promossa dalla stessa LG ha svelato che il 31% del mercato europeo del digital
signage è rappresentato dalle piccole e medie realtà commerciali, dal Retail alle catene di negozi. Una
quota importante, tanto che LG ha sviluppato appositamente per questi utenti una soluzione che possa
rispondere alle loro necessità: facilità d’uso per una semplice e veloce operatività, scalabilità per adattarsi ad
ambienti e situazioni diverse, flessibilità per creare contenuti calibrati sulle diverse situazioni, affidabilità. Ultimo
elemento interessante il prezzo, contenuto ed equiparato alle possibilità di spesa dei mercati Retail, Pubblica
Amministrazione, Enterprise/Corporate.
In base a questi presupposti LG ha creato SuperSign, una soluzione per il digital signage “all in one” che
riunisce in un unico pacchetto tutto il necessario per la creazione di un network funzionale ed efficace, sia in
termini di hardware che di software: il display, il player, il software.
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approfondimenti
Il progetto Supersign
SuperSign è una soluzione che riunisce differenti componenti già in partenza studiate per lavorare insieme,
consentendo di ottenere il meglio da ciascuna
Il potente software di gestione (SuperSign Manager) è installato direttamente sul PC di controllo e permette
la creazione dei contenuti, la schedulazione e il monitoraggio dei player e dei display. Molte le funzioni e le
possibilità grafiche per la creazione di contenuti efficaci e di qualità, sia concettuale che estetica, in grado di
stupire e interessare ogni tipologia di cliente. Il software e le brillanti funzionalità del
player permettono di integrare differenti file in formato grafico (jpg, bmp, png, avi, mp4, mpeg…), audio (wav, mp3) e documenti di testo e Office (doc, pdf, xls…). È possibile
anche impostare dei feed RSS con testo e icone per la visualizzazione, per esempio,
delle previsioni del tempo o delle ultime notizie di attualità.
Il sistema può riprodurre contemporaneamente due contenuti in formato Full-HD o
addirittura quattro in formato HD.
La soluzione dispone di un sistema di diagnostica della funzionalità dei vari elementi del
network e la possibilità di monitorare in tempo reale le attività dei vari display e player.
Gli elementi di Supersign
Supersign è costituito da tre elementi: il software (SuperSign Manager), i display e i
player (equipaggiato con SW SuperSign Player); vediamoli nel dettaglio.
Per i display, è previsto l’uso di monitor professionali con tecnologia LCD e risoluzione
Caratteristiche tecniche
fino a 1.920x1.080, completi di diffusori audio stereo di potenza 10+10 W.
Il player è un piccolo box di 250x45x220 mm (WxDxH) basato su processore ATOM
330, 1,6 GHz, scheda video Nvidia MCP7A-ION e memoria interna di 8 GB. È dotato di
Software di gestione dei contenuti.
Accetta i più comuni formati per le immagini
quattro porte USB ad alta velocità, utilizzabili per installare programmi, trasferire file, ma
(bmp, png, jpg) video (avi, wmv, mp4, mov, mkv,
anche per collegare per esempio un hard-disk esterno, un lettore di CD-Rom o anche
ts, tp, mpg, mpeg, flv), musicali (wav, mp3, wma)
una tastiera. Possiede poi una porta seriale RS-232 per la gestione del display, una
uscita D-Sub e naturalmente una porta HDMI Fondamentale la presenza della porta LAN
su piattaforma Microsoft (pdf, ppt, xls, doc, swf).
possibilità di ricevere feed RSS.
10/100 Mbyte che assicura la connettività di rete del player al PC SuperSign Manager.
Player
Non manca un alloggiamento per una scheda di memoria esterna, che accetta SD Card,
CPU Intel ATOM Processor 330, 1,6 GHz (Dual
MM Card, Memory stick e schede XD Memory.
Core), FSB 533 MHz
A completamento della soluzione la disponibilità dell’uscita audio di linea per i contenuti
sonori.
Memoria: DDR3 1066 1024 MB SODIMM Type
Storage: SATA SSD 8GB
Scheda video: Nvidia MCP7A-ION Card Memory accettate: SD / MMC / Memory Stick / XD Memory Card
SuperSign è quindi una soluzione chiavi in mano che consente di approfittare al meglio
delle infinite possibilità di comunicazione offerte dai media digitali, in maniera semplice e
a un prezzo sostenibile
Porte esterne: 1xRS-232, 5xUSB 2.0, 1xHDMI,
1 alloggiamento memory card, 1xD-Sub
Misure: 250(W) x45(D) x220(H) mm
Peso: 1321 g
Display
Risoluzione: 1.920x1.080 @ 60 Hz
Audio: due output audio 10+10 W
ial.eu
ommerc
www.lgc
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approfondimenti
Samsung Synch Master
2233RZ
Il 3D su display piatto
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approfondimenti
Da Samsung, un display in tecnologia LCD che ha tutte le
caratteristiche per fruire al meglio contenuti stereoscopici,
senza dimenticare un design elegante adatto all’integrazione
a ogni ambiente e accorgimenti costruttivi eco-friendly
Rolando Alberti
L
a terza dimensione contagia anche i monitor per PC e questo Samsung Synch Master
2233RZ è un esempio lampante di come sia facile trasformare un PC in un sistema in
grado di gestire immagini in 3D. Attenzione, non stiamo parlando di grafica 3D ma proprio di
sung.it
www.sam
stereoscopia, quella tecnologia che permette cioè di vedere in tre dimensioni film, giochi e molto
altro. Samsung 2233RZ è un monitor LCD da 22” con risoluzione 1.680x1.050 che, supportando
una frequenza di refresh di 120 Hz, è compatibile con la scheda video GeForce 3D Vision di
Nvidia. Il suo contrasto è molto accentuato, pari a 20.000:1, per una visione dei contenuti di
qualità, anche nella percezione del nero, e una luminosità di 300 cd/m2.
Inoltre, presenta un angolo di visione di 170°/160°, che permette una agevole osservazione anche
quando non si è esattamente in posizione frontale rispetto allo schermo.
Le caratteristiche
Da un punto di vista del design il Samsung 2233RZ si distingue subito per l’aspetto simile più a quello di un
piccolo televisore che non a un monitor, e questo fatto lo colloca in maniera “elegante” in ogni ambiente. Il
costruttore ha prestato un occhio anche all’ecologia, visto che i materiali di cui è fatto sono a basso impatto
ambientale, inoltre ha previsto lo spegnimento automatico dopo 10 minuti nei quali il monitor resta in attesa di
segnale, minimizzando così anche il consumo energetico.
La connessione alla scheda video del PC è l’ormai solita DVI mentre i controlli, posti sul pannello anteriore,
permettono di regolare l’immagine a piacere. Tra questi anche una serie di
preset chiamati “Magic Bright” già impostati per configurare il monitor per gli usi
più frequenti come vedere film, giocare a videogames o leggere dei testi.
Il segreto di questo monitor è la frequenza di refresh di 120 Hz che gli permette
di mostrare due set di immagini, ognuno a 60Hz, in rapida sequenza sotto il
controllo della scheda GeForce. Queste immagini viste attraverso degli occhialini
stereoscopici creano un piacevole effetto 3D che non ha niente da invidiare a
quello di sistemi più costosi sia da casa, sia professionali. Il tempo di risposta
degli LCD in 3D è di 3 ms (e 5 ms per il 2D), garantendo quindi una notevole
perfomance anche con le immagini più veloci.
Naturalmente il Samsung 2233RZ può funzionare anche come monitor 2D ed
è quindi la scelta ideale per coloro che pur non essendo ancora dotati di una
scheda video 3D sul loro PC, hanno però intenzione di farlo presto e vogliono
Caratteristiche tecniche
Dimensione schermo: 22”
Luminosità: 300 cd/m2
Rapporto di contrasto DC 20.000:1 (1.000:1)
Risoluzione: 1.680x1.050
Angolo di visione: 170°/160°
Tempo di risposta: 2D 5 ms, 3D 3ms
Tecnologie adottate: MagiBright3, 3D Ready,
supporta il refresh a 120 Hz
peso: 5,2 kg
già essere pronti senza spendere cifre esagerate.
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dal mondo
events.
w.screen
http://ww
2010/
reenexpo
co.uk/sc
l
index.htm
Screen Media Expo 2010
Londra, 5-6 maggio
Con un passato dedicato al retail “pre-digitale”, nella quinta
edizione Screen Media Expo è stata totalmente dedicata alle
soluzioni per il digital signage indoor e outdoor: proposte
e novità per la cartellonistica digitale in senso lato, dalla
soluzione più economica e facile da installare per il singolo
negozio, a quella più articolata, flessibile e scalabile per
network planetari, dal produttore di hardware a quello di
software, per arrivare al fornitore di contenuti
Barbara Trigari
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dal mondo
S
creen Media Expo si è tenuta il 5 e 6 maggio scorsi all’Earls Court di Londra; accanto all’area espositiva,
abbastanza ridotta, era possibile assistere a conferenze e singoli interventi, a pagamento (come il Digital
Signage Strategies Forum e il DOOH Media Summit, con case history e le esperienze delle aziende, vedi
articoli a parte) o gratuiti, come le mini-lezioni tenute da esperti (rappresentanti di aziende, creativi, analisti
del mercato...), organizzati attorno a quattro aree tematiche (marketing, gestione della catena ds, contenuti,
tendenze) ciascuna con “theatre” dedicato nell’area espositiva. Insomma una fiera ricca di stimoli e occasioni
di fare networking, addirittura troppe per due sole giornate, visto che tutte le presentazioni erano “one shot”
e non venivano ripetute in orari o giorni diversi. Per inciso, tra i pochi italiani abbiamo incontrato due relatori
in rappresentanza dello studio di design torinese ToDo (www.todo.to.it), venuti a esporre alcune delle loro
realizzazioni tra comunicazione e tecnologia.
Tendenze
Interattività, ecologia, sistemi a matrice e 3D. Queste le tendenze che emergono dalla fiera inglese. Interattività
significa prima di tutto sistemi touch o multitouch, come primo livello di interazione, per arrivare fino alla realtà
aumentata, passando per la comunicazione via cellulare, il rilevamento facciale (che non serve solo a misurare
l’audience), il tutto mirato a sviluppare la partecipazione dell’utente/cliente. Ormai quando vediamo un display la
prima cosa che facciamo è spiaccicarci le dita sopra, rimanendo addirittura delusi se non succede nulla.
Passando all’argomento eco-digitale, la sensazione è che tutti i produttori si stiano sforzando di privilegiare
soluzioni meno costose, meno inquinanti e più rispettose dell’ambiente. Quindi consumi di 1W in stand-by per
le apparecchiature, preferenza quando possibile per i LED, progettazione intelligente per evitare di usare più
energia di quella che serve nella specifica applicazione, riduzione degli interventi di assistenza, riduzione degli
elementi consumabili.
Infine il 3D: anche nel digital signage? In principio fu l’alta definizione, ormai sufficientemente diffusa almeno
nel professionale (se necessaria al buon esito) e ampiamente rappresentata in fiera su magnifici videowall tra
cui il 3x3 4k allo stand Intel in partnership con Minicom. Qui apriamo una parentesi per introdurre la tendenza
alle configurazioni a matrice, come quella portata da dZine con quattro LCD e il proprio DISplayer, per
sincronizzarli tra loro e con altri display, e utilizzarli al pieno della risoluzione. Semplice ed efficace. Torniamo
al 3D, o meglio alla stereoscopia, rappresentato a Londra in tutte le salse tecnologiche, con o senza occhialini.
La questione però, TV di casa e sale cinematografiche a parte, è che in ambito digital signage la soluzione
deve essere auto-stereoscopica. Al momento però i display che adottano questo sistema sono ben lontani da
offrire un’esperienza 3D al livello di quella che le persone sono ormai abituate a vedere al cinema. Qualcuno in
realtà (Clear Channel Outdoor in Inghilterra, con display HD da 42” sui quali è stato posto uno speciale filtro) ha
già portato avanti una campagna pubblicitaria in 3D sfruttando alcune selezionate fermate del bus a Londra,
e i risultati sono interessanti. Una pubblicità tridimensionale attira molto di più l’attenzione dei passanti (fino
a quattro volte più della pubblicità tradizionale) e moltiplica fino a dieci volte il tempo di attenzione, con un
conseguente miglior risultato nel ricordare il marchio pubblicizzato. Un display di questa campagna era visibile
in fiera e... be’, effettivamente attira l’attenzione.
L’area espositiva
In fiera gli stand erano presidiati da un marchio-cappello sotto il quale si radunavano spesso, anche se non
sempre, altri brand partner per la messa a punto delle proposte o soluzioni esposte. Un esempio tipico (e ovvio)
di questo approccio era lo stand Intel Embedded, nel quale erano raccolte diverse applicazioni accomunate
dall’utilizzo del processore Intel (più o meno potente, a seconda delle necessità) abbinato a display, software,
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player ecc. di terze parti. Un’idea che si avvicina alla realtà del digital signage, dove spesso è necessario
ricorrere a diversi fornitori per realizzare l’installazione. Altri, come Sony, Christie o Hyundai, hanno meno
bisogno di partner per visualizzare i propri prodotti, ma non significa che ne possano fare a meno.
Guardandosi intorno, e non parlo della sola area espositiva ma anche della città di Londra, il destino della
cartellonistica tradizionale pare segnato, e l’esito digitale inevitabile: nel centro commerciale cittadino di Westfield,
“digitale” sin dalla progettazione con posizionamenti nati insieme al mall, un vero e proprio network di 103 display
più tre grandi schermi LED è visti ogni giorno da 900.000 persone il cui scontrino medio è nientemeno che 130
sterline. Il tutto contornato da un’altrettanto efficace comunicazione outdoor con videowall visibili dalla strada (la
sicurezza degli automobilisti è garantita dal fatto che la pubblicità trasmessa è di tipo statico).
Curiosità
Un’area espositiva di dimensioni limitate permette in certa misura di curiosare un po’ ovunque. Tra le interessanti scoperte
segnalo la società BrandPlay Group che, tra le diverse soluzioni, proponeva un display interattivo dotato di telecamera e sistema
touch in grado di comunicare via Bluetooth, effettuare chiamate telefoniche, collegarsi a Facebook (per esempio) e augmented
reality: “mostrandogli” un disegno riproduceva l’oggetto rappresentato come visualizzato in uno specchio, e con la possibilità di
aggiungere effetti come per esempio l’esplosione dell’oggetto (una macchinina). Nello stesso stand anche un display 3D senza
occhialini. [email protected]
Bits Av è un service e installatore inglese che per il ds ha pensato a una formula di affitto del network. www.bitsav.com
Vogel’s era presente con il nuovo supporto per monitor dedicato ai negozi: Connect-it, disponibile con la staffa colorata in
tonalità diverse. www.vogels.com
Infotraffic è un fornitore francese di informazioni in tempo reale per il ds, ha quindi pensato di creare contenuti direttamente in
fiera, filmando un personaggio mentre sposta avanti le lancette dell’orologio.... www.infotraffic.co.uk
Esprit Digital ha lanciato The Wafer, un poster digitale double face dello spessore di 7,5 cm e con un consumo di 300W.
www.espritdigital.com
Litelogic, che si vanta di avere il più sottile e
definito display LED da esterno per applicazione
sui mezzi pubblici, si è lanciata con Disclite, un
display LED per ds circolare con diametro 85
cm, pixel pitch 2 mm, luminosità 5.000 Nits e
consumo 400W a 240V.
www.litelogic.com
Display da taschino, da appuntare sulla giacca
per una pubblicità che viaggia, è quello suggerito
da Sun Group con Digital TAG. Ricorda un po’ le
spille a forma di fiore con lo spruzzo d’acqua di
Goucho Marx.www.sgmonitor.com
In giro per la fiera anche i furgoncini attrezzati
con display, come quello di SA Screen Media
(www.digiadvans.com)
Wafer: ESprit Digital: Poster digitale double face
Il display LED di Litelogic
dello spessore di 7,5 cm
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Intel
Il multi-stand Intel era organizzato come una carrellata di partnership, concretizzate nelle diverse soluzioni
presentate. Ciascuna era sostenuta da un processore Intel Core e dalla piattaforma Windows Embedded
Standard 7, certificata congiuntamente da Microsoft e da Intel e frutto dell’alleanza strategica tra i due colossi,
annunciata appunto a Londra. Tra gli altri partner per il ds citiamo Harris, Minicom, Philips (con i display), YCD
(software YCD|RAMP 2.0 per le campagne di pubblicità in ambito retail), C-Nario (software C-sign a base web
per ds in piccole e medie imprese), Panphonics (per l’audio) e Digital Panorama. Quest’ultima è un’azienda
di comunicazioni turca che ha mostrato l’Arcelik (è un produttore turco di beni di consumo) Sales
Assistant, proposto a oltre 1.000 punti di vendita in Turchia: un’applicazione interattiva per schermi
touch screen che integra Internet, telefonia, video, 3D, catalogo dell’azienda, RFID, cellulari... in
un unico prodotto di informazione e sostegno alla vendita. La novità più appariscente era invece
il multi user e multi touch screen “POC” (Proof Of Evidence), una soluzione specifica per i negozi
composta da un pannello LCD touch ad alta definizione affiancato a un vetro rivestito da una
pellicola olografica touch screen, dietro il quale si intravedeva il negozio (abbigliamento, con i
vari scaffali e gli abiti appesi). Lo schermo LCD trasmetteva una serie di immagini pubblicitarie
contestualizzate e selezionabili dall’utente, mentre la superficie trasparente del vetro permetteva
di ottenere informazioni sui prodotti in vendita, visualizzando tag all’altezza del prodotto intravisto
in trasparenza dal cliente (e adattandosi alla sua altezza) nella modalità di “realtà aumentata”,
oppure di navigare tra i piani del negozio ricercando degli articoli, o di ricevere direttamente sul
proprio telefonino il voucher per uno dei prodotti in offerta. Dulcis in fundo, le statistiche sulla
visualizzazione del POC con il software di riconoscimento facciale. Processore Intel Core i7,
La soluzione in partenariato con YDC
tecnologia vPro e Active Management Technology Intel.
www.consumer.philips.com
www.c-nario.com
www.minicomdigitalsignage.com
www.ycdmultimedia.com
www.3dpros.com
www.intel.com
Minicom Digital Signage
Christie Digital
Uno stand “didattico” costruito
Protagonisti i MicroTiles (dei
sulle partnership, dove abbiamo
quali abbiamo già parlato su
potuto vedere un sistema
Connessioni) in uno stand
ds HDMI basato su un unico
spettacolare valorizzato dalle
computer al quale erano
intelligenti soluzioni creative
collegati quattro trasmettitori,
dal punto di vista dei contenuti,
a loro volta connessi via CAT5
studiati appositamente per
ad altrettanti ricevitori quindi ai
Christie da Arsenal Media.
monitor. In sostanza un sistema
Christie era presente anche allo
di trasmissione e controllo
stand del provider di contenuti
chiamato DS Vision Digital
10squared, un’altra partnership.
(DSVD), realizzato in partner con Harris, per trasmettere
a distanze di centinaia di metri segnale video HD 24/7
gestito da un’unica centrale, con il monitoring dei guasti e
www.10squared.co.uk
www.arsenal-media.com
il controllo da remoto.
www.microtiles.mobi/#page_top
www.minicomdigitalsignage.com
www.christiedigital.com
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dal mondo
Scala
Era presente a Londra con un ampio stand ricco di soluzioni in partnership con
Philips Public Signage (videowall con i display BDL5231V), Sightsystems
(computer e sistemi professionali su misura), fornitore in questa occasione dei
media player della gamma Dimension con accelerazione 3D “di serie” (GPU
Nvidia e processore Intel). Più estetica la partnership con Brighter Signs, in
esposizione il sistema Topaz Digital Signs HalO composto da un display
Samsung DID da 40” più cornice brevettata con 200 possibili variazioni di
colore: per attirare l’attenzione del cliente. Per quanto riguarda le novità Scala,
presentata la release 5.1 del software (con il supporto di Windows 7) e l’offerta il
Software-as-a-service Scala QuickStart, per la gestione di network di ds.
www.sightsystems.co.uk
www.brightersigns.us
www.scala.com
Barco + dZine
Sony
Barco e dZine condividevano
Sobrio, funzionale e soprattutto affollato, lo stand Sony
lo stand e la partnership nella
esponeva tutte le proposte del costruttore giapponese,
realizzazione del ds. dZine con
dal videowall con il software Ziris Canvas composto da
il suo DISplayer e i software di
12 schermi, ai nuovi schermi Bravia B2B basati sulla serie
creazione e programmazione dei
consumer EX50 con l’aggiunta della connessione RS-232
contenuti (DISplay Studio 4.9 e
(disponibili nei formati 32”, 40”, 46” e 55”), alla versione 7.0
Campaign manager), Barco con
del software Ziris Professional fino ad arrivare al nuovo
gli schermi ad alta risoluzione,
player “ecologico” per ds, BKM-FW55, presentato in una
LCD e LED (sfruttando monitor di
soluzione-base per installazioni singole con il massimo del
solito utilizzati nelle applicazioni di
risparmio (anche energetico): uno schermo da 42” FWD-
controllo del traffico, perché meno
S42E1 e un player
costosi). In mostra un cluster di
BKM-FW55 full HD
quattro schermi HD sincronizzati tra
embedded. È Sony
di loro e con un altro gruppo di display più piccoli,
anche la dotazione
pensando appunto ai negozi e in sostituzione del
signage del nuovo
sistema gestito da un computer (che altrimenti
cinema Vue aperto
dovrebbe essere molto potente), interattività con
nel già citato centro
touch screen e bluetooth.
commerciale Westfield.
www.barco.com
www.sony.it
www.dzine.be
Mitsubishi
Mitsubishi presidiava la fiera con le novità già presentate a ISE: i display LCD ultra-slim bezel per sistemi multipli
o stand alone L46XM con card selezionabili dall’utente (come per i DLP Cubes serie Seventy), il sistema per
ds Play-Out rivolto ai professionisti come ausilio nella costruzione di network, il monitor LCD slim-bezel da 52”
MDT521S con connettività CAT5 e doppio sensore per la rilevazione della luminosità ambientale e conseguente
regolazione di quella del display.
www.mitsubishielectric.it
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dal mondo
Exhibo e AGMultivision per l’audio video
professionale A cura della Redazione
Collaborazione tra Exhibo e AGMultivision per l’open day organizzato a Torino presso l’Hotel Méridien,
con l’obiettivo di mostrare le soluzioni tecnologiche distribuite dalle due aziende e le integrazioni possibili
tra di loro; un evento che ha sottolineato i vantaggi della cooperazione tra realtà che condividono lo stesso
mercato completando le reciproche proposte, a tutto vantaggio di un’utenza la cui parola d’ordine è appunto
l’integrazione tra le tecnologie (e le competenze). All’evento hanno partecipato molti system integrator e dealer
AV legati alle due aziende, provenienti prevalentemente dall’area Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta. Durante
la giornata sono state presentate le soluzioni projectiondesign per il 3D (proiettore stereo attivo F10 AS3D
e Infitec), per la gestione dei segnali video sia standard che HD (Spatz), oltre al digital presenter Samsung
Techwin e i sostegni Chief. In particolare, l’F10 è un videoproiettore con tecnologia DLP a un pannello, con
emissione di 2.000 ANSI Lumen, definizione SXGA+ (1.400x768) ma compatibilità estesa al Full HD. Per la
resa del 3D il videoproiettore funziona con cadenza doppia rispetto al normale, perché le immagini vengono
distribuite alternativamente all’uno e all’altro occhio (e selezionate dagli occhiali attivi), con frequenza di
refresh da 48 a 120 Fps. Exhibo ha proposto una carrellata dei principali marchi distribuiti legati all’audio
pro e commercial, al broadcast e congressuale, all’automazione per il settore ospedaliero: da Sennheiser a
EAW, da Neumann a G&M, Tascam, Ecler ecc. K-array è uno degli ultimi marchi di cui Exhibo ha acquisito
la distribuzione, e segnaliamo KZ10, un micro line array (2,2x10x1,7 cm per 92 dB continui) da installazione
per bar, ristoranti, musei, che alloggia 4 coni da 0,5” di grande efficienza, grazie al magnete in neodimio e
sospensioni costruite per un’escursione lineare e minimizzare il rumore del trasduttore. Possono essere integrati
con i sub KKS50.
www.exhibo.it
www.agmultivision.it
Biamp Vocia workshop
A cura della Redazione
Lo scorso 30 aprile si è svolta presso Prase Engineering, distributore Biamp
per l’Italia, la presentazione del nuovo Vocia di Biamp, un sistema PA/VA
decentralizzato basato su rete Ethernet. Dedicato al mercato dell’evacuazione
con messaggistica audio, Vocia introduce il concetto di networking per
l’interconnessione e la gestione delle varie aree da controllare, con un potenziale
in termini di funzioni finora sconosciuto a questo mercato. La comunicazione e il
controllo attraverso la rete e la totale indipendenza dei moduli satelliti rispetto al
core del sistema fanno di Vocia una piccola rivoluzione, perché vengono eliminate
alla base le possibilità che il sistema fallisca per problemi all’unità centrale. Al
progettista vengono offerte innumerevoli possibilità nel concepire un impianto di
evacuazione, grazie all’introduzione del concetto di Universo, Mondo e Zona, che permettono la realizzazione
di un numero di punti audio virtualmente infiniti. Per il trasporto di tutto l’audio e per il controllo tra i dispositivi
viene usata la tecnologia CobraNet, con assegnazioni dinamiche Multicast Bundle, dove i pacchetti di
informazioni sono utilizzati solo per la durata delle chiamate, alleggerendo enormemente il carico di lavoro del
sistema, con un flowing permanente dei pacchetti solo per la musica di sottofondo.
www.prase.it
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www.biamp.com
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Prospettive GE Lighting
A cura della Redazione
Lo scorso aprile GE Lighting ha voluto incontrare a Milano stampa e operatori del settore per informare il
mercato di alcune novità che coinvolgono il marchio. L’importanza dell’evento è stata sottolineata dalla
presenza di Phil Marshall, Presidente e CEO EMEA, e di Nino Piredda, AD di GE Lighting Italia,
che hanno esposto i piani dell’azienda e illustrato le strategie legate ai prodotti presentati all’ultimo
Light+Building di Francoforte. Tre le linee guida di GE per il prossimo futuro, la prima è la scelta di un
impegno“green” sia per la ricerca e sviluppo di apparecchi sempre più performanti (sono stati investiti
500 milioni di dollari per la conversione della produzione delle lampade a incandescenza) sia per
l’incentivo al passaggio a sorgenti luminose più efficienti e in linea con le direttive europee sul risparmio
energetico. La seconda è la ricerca di forme di comunicazione e marketing sempre più efficaci,
che ripropongano il marchio GE presso figure chiave quali architetti e lighting designer, e in questa
direzione si inscrive anche la sponsorizzazione del Master in Lighting Design del Politecnico di Milano.
Infine, GE si impegnerà ulteriormente nell’ingegnerizzazione di apparecchi di illuminazione efficienti e
integrabili con qualsiasi ambiente. Tra i molti prodotti presentati nell’occasione milanese, anche alcuni
OLED: flessibili e sottili, sono integrabili nelle situazioni più diverse, e GE si propone di presentarli a
breve sul mercato a un prezzo accessibile anche per applicazioni residenziali o su larga scala.
www.geligting.com/eu
Videoworks, Intel e CRN, automazione a cinque
stelle per lo yachting Chiara Benedettini
Appuntamento d’eccezione per Videoworks (system integrator anconetano specializzato in sistemi di controllo
per il settore yachting) Intel e CRN (cantiere del gruppo Ferretti costruttore di megayacht di lusso), per
presentare alla stampa e ai partner le soluzioni per la gestione automatizzata dei servizi sulle imbarcazioni: dopo
una visita agli uffici Videoworks e ai cantieri CRN, è stato possibile vedere i nuovi yacht Eviva e Kate (superiori
ai 24 m) dotati del sistema integrato myOlos, studiato per gestire entertainment, informazioni e domotica.
Durante la conferenza stampa tenuta da Maurizio Minossi (Responsabile Tecnico Videoworks) Franco Lombardi
(Consumer e SMB Channels Manager Intel per Italia e Svizzera) e Vasco Buonpensiere (Brand Manager CRN),
abbiamo potuto approfondire le caratteristiche di myOlos e lo spirito che ha portato alla collaborazione tra le tre
aziende. Con myOlos, che integra un processore Intel Core i5, è possibile gestire
l’audio dell’imbarcazione in maniera semplice agendo sia a livello centrale che per
zone, utilizzando contenuti centralizzati o provenienti da iPod personali, distribuire
video HD e on demand, provenienti da sorgenti satellitari o da server dedicati, o
semplicemente divertirsi con i videogiochi più diffusi, ma anche gestire il confort
legato all’illuminazione, la climatizzazione, la videososrveglianza. Le funzioni
specifiche per l’uso marine prevedono inoltre la possibilità di collegarsi alla plancia
e controllare la rotta e la mappa di navigazione, oppure effettuare chiamate di
servizio all’equipaggio. Il tutto a portata di touch: il sistema funziona con screen
dedicati, ma anche da iPhone e iPod, scaricando gratuitamente l’applicazione
ottimizzata da Videoworks, in modo da controllare tutto il sistema muovendosi in
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libertà sull’imbarcazione. L’assistenza tecnica, in questi contesti, è tanto importante quanto le funzioni messe a
disposizione: per questo con l’autorizzazione del Comandante è possibile collegarsi in remoto con myOlos per
la manutenzione o l’aggiornamento e variazione della programmazione, rendendo ogni intervento tempestivo e
riducendo le trasferte.
La giornata si è conclusa con una memorabile uscita in mare su uno yacht di 72 m dotato di servizi e arredi a
cinque stelle, vero fiore all’occhiello di CRN, fino alle meravigliose coste del Monte Conero.
www.crn-yacht.com
www.videoworks.it
www.intel.com
II Congresso Regionale di Domotica e
Building Automation Chiara Benedettini
Piquadro è un’azienda marchigiana che ha recentemente affiancato all’attività immobiliare
quella di progettazione illuminotecnica, e da qui ha fatto il passo verso l’automazione
residenziale, secondo un percorso di valorizzazione degli edifici che sta avendo buoni riscontri
nella risposta da parte del pubblico. Per il secondo anno consecutivo PiquadroLuce (sezione
illuminotecnica e domotica di Piquadro) ha proposto un Congresso Regionale di Domotica
e Building Automation, in partenariato con ABB, produttore di sistemi di automazione
specialmente per il terziario, e in collaborazione con AciSistel (sistemi di sicurezza), Sinapsi
(automazione residenziale e per la gestione delle energie rinnovabili), Prase Engineering
(distributore di apparecchi per audio e video professionale), domoticalabs (software per
sistemi di automazione), Vetreria Misa (vetri isolanti e di sicurezza). Il Congresso si è tenuto
il 16 aprile scorso all’Hotel Federico II di Jesi (AN), e ha visto la partecipazione di oltre 200
professionisti e architetti provenienti da tutto il Centro Italia.
Il convegno si è aperto con un interessante case history a cura di Sandro Cardinali di PiquadroLuce sul sistema
domotico per disabili realizzato a Chiaramonti (Sassari); l’obiettivo era automatizzare la gestione del quotidiano
in un appartamento, dalla comunicazione con il mondo esterno tramite PC e videocitofono, all’accendere la TV
e cambiare canale… tutte azioni semplici ma inarrivabili per chi soffre di disabilità gravi. Un impianto semplice,
con interfacce utente inusuali come un mouse a bocca e un computer con funzioni da palmare Samsung Q1, su
cablaggio a stella, ma molto customizzato e soprattutto affidabile, con accesso da remoto per monitoraggio e
manutenzione. Un grande regalo che l’automazione residenziale può fare alle persone con importanti problemi
di salute. Gli interventi successivi sono stati a cura di Simone Zoani di ABB, sulle possibilità che l’automazione
offre, anche nel risparmio energetico, di Claudio Caldera di domoticalabs, che ha parlato dell’importanza
del software nei sistemi di automazione, con alcuni interessanti spunti sul concetto di valore aggiunto che i
professionisti possono utilizzare nei rapporti col cliente. Nel pomeriggio hanno parlato Sandro Cardinali ed
Enzo Treviglio, sempre di PiquadroLuce, che ha illustrato un progetto illuminotecnico e di domotica per un
centro benessere, esteticamente molto interessante, con soluzioni avanzate per la gestione e il contenimento
dei consumi, e infine Massimo Valerii di Sinapsi – Gruppo Energy, che ha spiegato come l’automazione possa
monitorare e trarre il massimo dagli impianti fotovoltaici.
Una giornata interessante dedicata alla cultura di settore, organizzata da player consapevoli del valore della
formazione in un mercato in crescita ma che ha bisogno di forti contenuti.
www.abb.it
www.acisistel.cit
www.piquadroluce.com
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www.domoticalbs.com
www.prase.it
www.gruppo-energy.com
www.vetreriamisa.com
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news
DM-MD32X32 Crestron
Errata Corrige
Crestron completa la gamma di switcher a matrice
Nell’articolo dello scorso numero relativo allo
DigitalMedia con DM-MD32X32, rivolto alle
Starshotels Rosa di Milano è stato riportato
installazioni di grandi dimensioni ove sia richiesta
erroneamente il nome di Gabel Guagliumi
qualità video HD. La possibilità di
come responsabile tecnico di Yamaha
scegliere tra diverse card di ingresso
Commercial Audio Italia. Nello scusarci con
e uscita permette all’integratore di
le persone coinvolte, vi informiamo che il
avere la massima flessibilità: DM-
responsabile tecnico dell’azienda giapponese
MD32X32 infatti accetta e distribuisce
in Italia è Sandro Chinellato.
qualsiasi combinazione tra le più
diverse tipologie di segnale audio
video, inclusi VGA, HDMI, DVI,
DisplayPort, 3G-SDI, Ethernet e USB
Come già l’anno scorso Audio Pro Group ha
per la gestione via tastiera o mouse
organizzato un roadshow per incontrare partner e
di altri dispositivi, mantenendo la
operatori del settore; due le location, Roma e Milano,
risoluzione nativa del materiale. Può
tra il 10 e il 14 maggio, dove si sono svolti alcuni
gestire fino a 32 sorgenti audio video
workshop su argomenti legati all’audio: Wireless,
con altrettante uscite, sempre completamente
dalla progettazione del sistema d’antenna al controllo
configurabili in loco, ed espandibili fino a 160 uscite.
remoto, e Wireless, dall’analogico al digitale. Durante
L’importazione avviene da pannello frontale o tramite
il primo incontro sono state presentate problematiche
il software Crestron Toolbox. L’architettura modulare
e soluzioni per trasmissione e ricezione di segnali in
consente di fare variazioni anche all’ultimo minuto.
RF, con esempi pratici grazie all’uso dei radiomicrofoni
Per quanto riguarda l’audio, lo switcher supporta
AKG WMS4500, di in-ear monitor AKG IVM4 e del
la gestione contemporanea di audio surround 7.1
news
APG Workshop
protocollo HiQnet,
e stereo dalla stessa sorgente HDMI, per esempio
per la gestione e
nel caso venga impiegato per un sistema home
routing dei segnali.
theater e per l’audio multiroom di un appartamento.
Durante il secondo
Tramite l’EDID, lo switcher provvede a individuare il
workshop è invece
formato ottimale di segnale per ciascun apparecchio
stato presentato
collegato, e un sistema chiamato QuickSwitch
il nuovo sistema
HD riduce il delay causato dal processo di
di radiomicrofoni
riconoscimento HDCP del dispositivo. Sempre per
AKG DMS700.
la gestione dell’HDCP, DM-MD32X32 testa i limiti
Ulteriori sessioni di
di ciascun dispositivo (numero limitato di chiavi)
approfondimento sono state inoltre dedicate ai mixer
consentendo all’integratore di evitare brutte sorprese
digitali Soundcraft e Studer (è stato possibile vedere in
nei collegamenti. Supporta risoluzione video fino
anteprima il Soundcraft Vi1), tutti marchi presenti nella
al formato WUXGA 1.920x1.200 e HD 1.080p60, il
scuderia APG.
controllo di dispositivi via CEC.
www.apgweb.it
www.crestron.com
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news
Discendenti diretti della serie XT, gli XTi sono stati ottimizzati
Egodom, open source per il controllo
residenziale
per l’uso in installazioni fisse come sound reinforcement.
Al Salone del Mobile 2010 Global Building
Due le varianti: 8XTi (risposta in frequenza da 65 Hz a 20
Automation Italia ha presentato Egodom,
kHz, driver di compressione con diaframma da 1,5” caricato
sistema open source per il controllo
L’Acoustics Serie XTi Architectural
coassialmente da un trasduttore
dell’ambiente domestico, sviluppandone sia
per i bassi da 8”, disersione di
hardware che software (download gratuito
100°, SPL massima 127 dB) e
da Sourceforge.net); è possibile agire
12XTi (banda di frequenza da 55
su tutti i servizi, dalla videosorveglianza
Hz a 20 kHz, driver con diaframma
alla distribuzione audio e video, dalla
da 3”, trasduttore per i bassi
climatizzazione all’illuminazione. Tra i vantaggi
da 12”, dispersione 90°, SPL
più importanti, la possibilità di scegliere
massima 133 dB). Per entrambi i
i dispositivi di controllo (sensori, motori,
modelli è possibile abbassare la
pulsanti…) del costruttore preferito, senza
risposta in frequenza a 32 Hz con
dover adottare un protocollo prestabilito,
l’aggiunta di subwoofer SB118 o SB 18. Si tratta di soluzioni
inoltre il sistema è ampliabile e modificabile
plug and play, ottimizzabili tramite i controller amplificati LA4
nel tempo estendendolo a nuove periferiche
e LA8, che offrono diversi preset: Full range per l’uso dei
e ricalibrando la programmazione; l’azienda
diffusori sfruttando l’intera banda, High-pass per l’uso con un
assicura che il software può essere adattato al
filtro passa alto settato a 100 Hz e l’aggiunta dei subwoofer
linguaggio di ogni periferica, e come interfacce
SB 118 o SB 18, Hybrid per configurazione ibrida con i sub
è possibile usare qualsiasi dispositivo in
complementari; per ognuno di questi preset è poi possibile
grado di connettersi a una rete. Egodom può
definirli ulteriormente se i diffusori sono utilizzati come front,
essere installato dal professionista di fiducia,
fill o monitor. Cabinet in betulla, possono essere montati
ma è comunque disponibile già con alcune
su staffa o su sostegno verticale. Misure e (AxLxP) e peso:
funzioni base preimpostate tipiche di un
421x250x269 mm per 11 kg (8XTi), 540x410x389 mm per 28
impianto elettrico standard, per facilitarne un
kg (12XTi), finiture RAl custom disponibili.
uso plug&play. Alla pagina www.domoticaopensource.com si può inoltre accedere al
www.l-acoustics.com
blog di discussione e sostegno degli utenti.
Distribuito in Italia da Sisme, www.sisme.com
www.egodom.com
Sostegni B-Tech per scrivania
B-tech, distribuita in Italia da Nuova Videosuono, ha presentato a ISE quattro
nuove linee di supporti, e fra queste è ora disponibile sul nostro territorio quella da
scrivania per uno o due monitor, fino ai 24” e 9 kg. La serie superiore full motion,
in particolare, offre un comodo sistema di frizioni e molle di sostentamento utili per
cambiare la posizione del monitor istantaneamente senza regolare e rifissare la
posizione del braccio, indipendentemente dal peso del monitor. Passaggio dei cavi
a scomparsa e fori standard VESA. Il distributore annuncia anche che è possibile
sfogliare il catalogo completo on line in modo semplice e intuitivo all’indirizzo http://
www.btechcatalogues.com/btechcatalogue2010.html.
www.btechpro.it
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www.videosuono.it
n. 24
07/06/10 12.24
news
MixRack Allen & Heath iDR-64
Vi parliamo in anteprima di un prodotto che sarà presentato a giugno all’Infocomm di Las Vegas da Allen &
Heath, si tratta di iDR-64, dedicato al digital mixing e audio networking con tecnologia iLive. In nove unità rack
iDR-64 integra 64 preamplificatori microfonici per il mix su 32 uscite (XLR bilanciate)
configurabili, con l’ausilio di otto effetti stereo basati sull’emulazione di dispositivi
standard, Eq parametrico ed FX-shaper sui ritorni. Il cuore del sistema è lo stesso DSP
RackExtra della famiglia iDR. Inoltre è possibile montare schede opzionali (porta B) per
l’audio networking (Ethersound, MADI, ADAT, Aviom ecc.), per il mic splitting tra sala e
palco, per espandere il sistema (in dual rack con un altro MixRackiDR, fino a 128 canali)
o per la registrazione. MixRack può essere usato come laptop o tablet, controllato via
Midi o tramite controller serie PL, o collegandolo a una delle sette superfici di controllo
iLive con un cavo CAT5 (fino 120 m) e protocollo proprietario Allen & Heath ACE per
il trasferimento point-to-point bidirezionale di audio e controlli. Tutti i prodotti della
serie iLive, infatti, si possono usare in combinazione tra di loro perché condividono
il firmware. Allen & Heath ha annunciato contestualmente il lancio del firmware ed editor software V 1.7 (con
supporto per una applicazione iPhone), di nuove schede opzionali Dante e RockNet. Tra le novità della versione
V 1.7 troviamo le funzioni pre-amp safe, selezione della sidechain source, controllo remoto da PL del canale
monitor del fonico, miglioramento della sezione Eq.
www.allen-heath.com
Distribuito in Italia da Grisby Music, www.grisbymusic.it
Da Sony, monitor professionale OLED
Barco al World Expo di Shanghai 2010
Sony ha implementato la tecnologia OLED
Apparecchiature e tecnologie Barco sono state
sull’ultimo display professionale PVM-740 (7,4”),
impiegate per illuminare e per le videoproiezioni di
pensato per l’editing, produzione ENG e EFT,
alcuni padiglioni del World Expo: in quello dedicato
OB van ecc, ideale per l’uso con le telecamere in
all’automotive 20 proiettori
configurazione 3D. È dotato di tecnologia Super
ad alta definizione sono
Top Emission per ottenere contrasto elevato anche
serviti a visualizzare un
con luce ambientale elevata, mentre il driver per
futuro nel quale si potrà
pannello a 10 bite la tecnologia ChromaTRU
viaggiare attraverso il tempo,
permettono di emulare colori e gamma dei CRT e
nel padiglione di Taiwan,
supportano diversi standard broadcast (SMPTE-C,
invece, la videoproiezione
EBU…). Il sistema a circuito di feedback controlla
è protagonista di effetti 4-D
la luce e regola il bilanciamento del bianco, e la
nell’I-Max dome theater, e
funzione di scansione nativa consente di riprodurre
nel padiglione cinese legato
le immagini senza modificare il numero dei pixel
all’industria privata, 15 Barco
del segnale in ingesso garantisce corrispondenza
DML-1200 hanno ricreato un’ambientazione dedicata;
tra questi e i pixel del pannello. Dispone di
infine, oltre 20 sale videoconferenza con tecnologia
connessioni standard, accetta formati ideo SD o
Barco si trovano all’Expo Center, che verrà utilizzato
HD e incorpora come standard varie interfacce
come centro conference dal Governo di Shangai.
video, compresa la HDMI.
www.barco.com
www.pro.sony.eu
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07/06/10 12.24
news
DSN Technologies entra in ATS
DSN Technologies dal mese di aprile è entrata a far parte del gruppo ATS, che opera nell’ICT e nell’IPC
(Industrial Process Control) con l’obiettivo di potenziare la propria offerta nei settori Digital Broadcasting e digital
signage. Nell’occasione, variazione anche per la ragione sociale, divenuta AlhenaCom S.r.l.
www.alhena.it
Disponibili i Panasonic Viera 3D al plasma
Osram per retail e architetturale
Da poco commercializzati, i TX-P50VT20 (50”)
È un nuovo LED ottimizzato dalla ricerca Osram per
e TX-P65VT20 (65”) sono schermi al plasma
applicazioni commerciali e architetturali, ad alta luminosità
3D Full HD con tecnologia 600 Hz; la scelta
(fino a 27 lm di flusso), efficienza (90 lm/W) e involucro
della tecnologia al plasma, assicura Panasonic,
esterno particolarmente resistente. È disponibile in varie
riduce il rischio di “cross talking”, ovvero
tonalità di bianco dai 2.700 K ai 6.500 K, è adatto a una
la sovrapposizione parziale delle immagini
potenza fino a 5W e offre un’efficace sistema di dissipazione
destinate all’occhio destro
del calore per mezzo di terminali reverse gullwing sul circuito
con quelle destinate all’occhio
stampato, senza bisogno di ulteriore gestione termica.
sinistro (e viceversa), grazie
Osram ha anche ampliato la
al più veloce tempo di
gamma delle lampade agli
risposta del plasma, inoltre la
alogenuri metallici Powerball HCI-
tecnologia Frame Sequential
TT e HCI-TM ad alta efficienza,
permette di visualizzare
lunga durata (3 anni) pensata
due volte più velocemente
per l’illuminazione dei punti
le immagini in Full HD,
vendita, degli ambienti pubblici
riducendo la luminescenza ma conservando
ma soprattutto per sostituirsi alle
piena luminosità. Il processore d’immagine
lampade al sodio a luce gialla.
Sub-Field Drive, poi, permette di ottenere
La particolare conformazione
massima fluidità dalle immagini in movimento
del tubo di scarico permette
con risoluzione Full-HD, e ogni frame è
maggiore efficienza (100 lm/W) e
visualizzato per un tempo inferiore rispetto agli
piacevolezza (3.000 K).
altri modelli, eliminando l’After Effect.
www.osram.it
www.panasonic.it
Nuovo software RockWorks per sistemi Rocknet
RockNEt è un sistema di gestione di segnali audio digitali per il mercato professionale, il
costruttore Riedel ha recentemente introdotto la verisone 2.0 del software, che presenta
diverse novità: un offline editor permette di incorporare una routine per il controllo
della coerenza dei settaggi e della struttura della rete, funziona a 96 kHz, e la funzione
Ethernet Tunneling consente di trasportare accanto all’audio anche dati a 5 Mbit/s, inoltre la manutenzione e
aggiornamenti sono ora possibili da remoto, connettendosi ad un singolo modulo. Riedl ha inoltre presentato la
nuova scheda di espansione RN.343 che permette di integrare nel sistema console Soundcraft e Studer tramite la
gestione di 64 in e 64 out. Il software è disponibile sul sito del produttore e del distributore italiano G-Mep-Molpass.
www.riedel.com
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www.molpass.com
n. 24
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news
Proiettori ultra short-throw Sanyo
Christie per Airbus
Sanyo ha annunciato due nuovi modelli di videoproiettori
L’esigenza di visualizzare un oggetto non ancora realizzato nella
ultra short-throw, sono PDG-DXL2000 e PDG-DWL2500,
realtà, e quella di spettacolarizzare l’evento in occasione di fiere di
entrambi con tecnologia DLP, possibilità di installazione
settore, hanno offerto l’occasione ad Airbus di realizzare una sala
verticale od orizzontale, 3D
cinematografica particolare: quella costruita dentro la fusoliera
ready e altoparlante da 10W, per
del nuovo jet A350. Il velivolo per ora è un progetto sulla carta,
presentazioni multimediali. PDG-
ma i dati 3D messi a
DWL2500 (da 2.500 Ansi Lumen) con
disposizione da Airbus
formato 16:10 (per i PC widescreen,
hanno permesso a
per esempio), risoluzione WXGA
Master Image Films di
(1.280x800p) e rapporto di proiezione
Tolosa di realizzarne un
0,19:1, può proiettare immagini
modellino a grandezza
con diagonale pari a 80” a una distanza di 2,4 cm; PDG-
naturale, allestito con
DXL2000 (da 2.000 Ansi Lumen) con risoluzione XGA
quattro superfici di
(1.024x768p) e formato 4:3, ha un rapporto di proiezione
proiezione (davanti,
pari a 0,24:1, per immagini con diagonale da 80” a una
ai lati e sul soffitto) al
distanza di 8,8 cm. L’ambito di impiego cui si rivolgono
fine di dare agli “spettatori” la sensazione di volare su un vero jet. I
è l’education: aule con soffitto basso, integrazione con
proiettori utilizzati per la speciale installazione sono otto Roadster
lavagne interattive (le diagonali di immagine supportate
HD10 Christie, che offrono le caratteristiche tecniche richieste
sono pensate proprio per questo tipo di impiego). Funzione
dall’inconsueto ambiente di proiezione: obiettivi a focale molto corta,
3D ready a 60 Hz, sono richiesti occhiali 3D shutter.
design compatto (i proiettori sono stati posizionati a terra sotto
Le funzioni includono la regolazione automatica con
lastre di vetro), lampade a elevate prestazioni. Le immagini erano
riconoscimento del segnale, correzione trapezoidale, Direct
memorizzate su PC rack e mini Mac modificati; il tutto era avviato
Power Off per attivare e disattivare il proiettore rapidamente
da un comando a sensori e gestito da un sistema programmato
(basta staccare la presa di corrente) senza danneggiare
con Flex, a sua volta collegato a un’interfaccia di rete creata
il ciclo della lampada, ingressi HDMI, connettore RJ-45.
appositamente da Avant Garde Imaging, e connessa a un sistema
Garanzia di tre anni sul proiettore e un anno sulla lampada.
Dataton Watchout.
www.sanyo.com
www.christiedigital.com
Exhibo K-day
K-array è il marchio che contraddistingue alcuni sistemi audio per installazione e live del costruttore fiorentino HP-Sound,
conosciuti per le dimensioni contenute e la leggerezza, e distribuiti con successo da Exhibo. Per coloro che non avevano avuto
l’occasione di “toccare con mano” le soluzioni a catalogo, Exhibo e HP-Sound hanno organizzato lo scorso 5 Maggio una
giornata di studio presso il Teatro Palladium di Roma. Alex Tatini (General Manager HP-Sound) ed Edoardo Ravelli (Product
Manager Exhibo) hanno presentato dapprima i piccoli (ma molto efficaci) diffusori Lyzard (KZ10), di solo 10 cm di altezza,
che fanno parte della serie di diffusori a display comprendente anche i Tornado (KT20), Vyper (KV50) e Kobra (KK50). In
seguito sono stati spiegati e ascoltati i sistemi per diffusione frontale RedLine (Kr100S, KR200S e KF12S), che comprendono
un diffusore per le alte e medie e un sub, e la serie KH4 ultracompatta dedicata al live, attiva e a due vie, con cabinet dello
spessore di soli 16 cm (anche il subwofer KS4); per finire, il K-array da concerto KH15 con diffusione orizzontale di 120° e di
solo 16 cm di spessore, supportato da due subwoofer con doppio 21” KO70. La giornata si è chiusa con la presentazione
di Paolo Corchia (PM Exhibo settore radiofrequenza), che ha affrontato le problematiche nella radiofrequenza generate
dall’avvento del digitale terrestre, e ha illustrato le serie di microfoni wireless Evolution G3 e 2000, 3000 e 5000 di Sennheiser.
www.exhibo.it
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07/06/10 12.24
Anno 5° - n°24
giugno / luglio 2010
Direttore responsabile:
Elisabetta Ferri
Direttore editoriale:
Giorgio Ungania
Sales & Marketing:
Vincenzo Ametrano - [email protected]
Gli inserzionisti
AGMultivision
Via Plinio, 43
20129 Milano
Tel 02.45471864 – Fax 02.45471865
www.agmultivision.it
p. 11
RCF S.p.a.
Via Raffaello 13
42124 Reggio Emilia (RE)
Tel 0522.274411 - Fax 0522.232428
www.rcf.it
p. 29
Crestron Italia S.r.l
Via Verona 16
20063 Cernusco sul Naviglio (MI)
Tel 02.9214375 – Fax 02.92729770
www.crestron-int.be www.crestron.com
p. 61
Roland Systems Group
C.so Trapani 16
10139 Torino
Tel 011.19710332 – Fax 011.19710347
www.rolandsystemsgroup.net
p. 17
Euromet S.r.l
Z.i. Brodolini
60025 Loreto (AN)
Tel 071.976444 - Fax 071.978988
www.euromet.com
p. 13
Samsung Electronics Italia S.p.A.
Via C. Donat Cattin 5
20063 Cernusco sul Naviglio (MI)
www.samsung.com
p. 71
Coordinamento:
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In redazione:
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[email protected]
Tel/Fax 0721 208696
Hanno collaborato a questo numero:
Rolando Alberti, Alberto Pilot
Progetto grafico:
Atlante Associati - Pesaro
Grafica e impaginazione:
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Stampa:
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III cop.
Omniabit S.r.l.
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Tel 02.97372811 - Fax 02.2573548
www.omniabit.com
p. 25
Audio Communications Systems
Via Nobel 10
30020 Noventa di Piave (VE)
Tel 0421.571411
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p. 15
Vogel’s Products Italia S.r.l.
Piazza F. Caltagirone, 75
20199 Sesto San Giovanni (MI)
Tel 02.24420100
Fax 02.24420199
www.vogels.com
II cop.
Yamaha Musica Italia
IV cop.
Viale Italia, 88
20020 Lainate (MI)
Tel 02.93577241
Fax 02.9370956
www.yamahacommercialaudio.com/commercial_
audio/italy
Amministrazione:
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2003, n°196 e dell’art.2, comma 2 del Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività
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d.lgs 196/2003, non è esercitatile il diritto di conoscere l’origine dei dati personali ai sensi dell’art.7, comma 2, lettera a), d.lgs
196/2003, in virtù delle norme sul segreto professionali, limitatamente alla fonte della notizia.
Conn_24.indb 80
Le aziende citate
10squared
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AciSistel
AGMultivision
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Allen&Heath
Arcelik
Arsenal Media
Ar-thema
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Barco
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Sisme
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Toshiba
Vetreria Misa
Vogel’s
YCD
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2009 - foto
o A.B
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nei “Borghi più belli d’Italia”
Sala Consiliare di Montelupone
Teatro Nicola degli Angeli di Montelupone
Montelupone,
“Borgo Ideale”,
ha inteso rendere
grande il suono sia in
ambienti chiusi che tra
le vie del paese.
Un suono che supera
il concetto di diffusione
sonora geometrica,
ma offre un effetto
olografico
e tridimensionale
attraverso diffusori
che non deturpano
l’architettura
medioevale dei palazzi.
Montelupone, nelle Marche,
in provincia di Macerata, è
riconosciuto dal: Club
“I Borghi più Belli d’Italia”
dell’ANCI, “Bandiera Arancione”
del Touring Club Italiano, “Targa
Blu” ed è appartenente a
“Il Paesaggio dell’Eccellenza”
cop24.indd 2
FBT elettronica SpA 62019 Recanati (MC) - Italy
Tel. +39-071750591 Fax +39-0717505920
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07/06/10 12.25
N° 24 giugno/luglio 2010 - € 7,00
Connessioni n° 24 - giugno/luglio 2010
In caso di mancato recapito inviare al CPO di Pesaro per la restituzione al mittente.
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Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation
Mercato video
Numeri, situazione, prospettive
Le tecnoglogie
video
Gli schermi da
proiezione
Proiezione e display
Il valore aggiunto
La terza dimensione
Scenari e tecnologie
07/06/10 12.25
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