L`algoritmo che indovina le diagnosi: da Ibm ad Apple, i big

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20-04-2017
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LA FRONTIERA
L'algoritmo che indovina le diagnosi: da Ibm ad
Apple, i big dell'hi-tech pensano alla salute
di Andrea Andrei
Un algoritmo ci salverà. O perlomeno è questa l'idea delle grandi aziende tecnologiche, da Ibm ad Apple
passando per Intel, che sempre di più puntano sul settore della salute. E non solo con applicazioni per il
fitness e per il monitoraggio di passi e calorie bruciate, ma anche con la prevenzione e la diagnosi di
patologie molto serie, come insufficienza cardiaca, tumori, diabete.
L'esempio più celebre, nonché già operativo, è quello di Watson, il sistema di intelligenza artificiale
sviluppato da Ibm. In grado di rispondere a domande e di analizzare un milione di libri in un secondo (ha
sfidato dei concorrenti umani in un quiz televisivo sconfiggendoli facilmente), Watson è stato applicato in
alcuni ospedali per supportare i medici nelle decisioni di trattamento dei tumori al polmone eora è al
centro di un progetto da due milioni di dollari che sarebbe capace di anticipare di due anni le diagnosi di
insufficienza cardiaca rispetto ai metodi tradizionali. Il tutto attraverso l'analisi dei dati raccolti durante le
visite: malattie di cui si è già sofferto, farmaci prescritti, cartelle cliniche di precedenti ricoveri, ma anche
immagini di radiografie e altre analisi visuali.
Qualcosa di simile sta sviluppando Intel: l'azienda informatica ha lanciato, insieme al gigante cinese
Alibaba e alla società LinkDoc, un concorso (la Tianchi Healthcare AI Competition) a cui hanno risposto
più di 500 ricercatori e che mettendo in palio 145 mila dollari ha l'obiettivo di aiutare i medici a formulare
diagnosi per il tumore al polmone attraverso tecnologie di intelligenza artificiale. Nello specificosi tratta di
trovare un algoritmo che sia in grado di leggere i dati delle cartelle cliniche e le radiografie. Ottenere una
diagnosi precoce aiuterebbe così i medici a intervenire in maniera più puntuale e tempestiva sulla cura
del cancro al polmone, che in Cina rappresenta un problema enorme con 4,3 milioni di nuovi pazienti e
oltre 2,8 milioni di morti solo nel 2015.
I COMMENTI
C'è comunque chi si dimostra abbastanza scettico al riguardo: «La possibilità che un algoritmo possa
sostituire il clinico nella diagnosi è un vecchio pallino di numerosi clinici e matematici», commenta
Antonio Rebuzzi, direttore Cardiologia intensiva del Policlinico Gemelli di Roma, «Ma purtroppo o per
fortuna i numeri non sempre ci prendono con il singolo paziente. Lo sviluppo di qualsiasi patologia non è
mai lineare e le variabili che entrano in gioco (età, sesso, ambiente, alimentazione, patologie collaterali,
resistenza o allergia ai farmaci) sono talmente numerose da rendere improbabile che tali algoritmi, forse
validi nella popolazione, possano avere un reale valore predittivo nel singolo paziente». Di opinione
simile anche Carmine Pinto, presidente dell'Associazione medici oncologi ospedalieri (Aiom): «Il metodo
di per sé può essere efficace, ma dipende dagli elementi che vengono presi in considerazione e
analizzati da questi algoritmi. Spesso accade che i dati iniziali siano troppo poveri e che quindi le
diagnosi siano poco affidabili».
Dall'arena non poteva restare fuori Apple, che ha creato un team di 30 ingegneri ed esperti di
biomedicina per sviluppare un sistema in grado di misurare i livelli di glucosio nel sangue senza la
necessità di prelevare una goccia di sangue dal polpastrello. Una tecnologia che semplificherebbe
parecchio la vita di chi soffre di diabete, ma che a detta degli esperti sarebbe molto difficile da ottenere.
Anche Google ci starebbe provando, sperimentando però un diverso approccio: la misurazione della
glicemia avverrebbe infatti attraverso gli occhi per mezzo di speciali lenti a contatto.
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