XXXIII CONVEGNO INTERNAZIONALE DI AMERICANISTICA Lista delle sessioni Studi olmechisti: olmeca e post-olmeca Romolo Santoni (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”)[email protected] Davide Domenici (Dipartimento di Paleografia e Medievistica, Università di Bologna, Italia) [email protected] Aura Fossati (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”)[email protected] Nell’ambito degli studi americanistici dedicati al periodo precolombiano, una delle aree e dei periodi che recentemente non solo sono stati più interessati da studi e ricerche, ma anche hanno prodotto uno dei più cospicui e interessanti volumi di nuove acquisizioni è l’area istmica e in particolare la fase di transito dall’èra segnata dall’egemonia olmeca al periodo successivo. Dedicati a quest’area sono nati in questi ultimi anni il Progetto Archeologico La Venta e il progetto Ruta de la Obsidiana, ambedue con partecipazione scientifica e istituzionale internazionale ma a direzione italiana. Le due ricerche, che coprono un settore disciplinare ampio (dall’archeologia, all’etnostoria, all’antropologia culturale e medica, fino alla linguistica) ed anche un ampio spettro cronologico (dall’apogeo olmeca al tardo periodo Classico), si propongono come base per uno spazio di riflessioni su quest’area. Il titolo specifico (olmeca e post-olmeca) accanto al titolo più generico (studi olmechisti) cerca di individuare non solo la direzione delle relazioni invitate a partecipare, ma anche la problematica storico-interpretativa che fa da sfondo a questa proposta di sessione, cioè quella della individuazione e delimitazione storico culturale del fenomeno olmeca e contemporaneamente l’apertura dell’obiettivo della ricerca su periodi scarsamente conosciuti, come quelli del Classico nell’area zoque del Chiapas occidentale. L’Archeologia Sociale Latinoamericana: esempi, capacità e azione sociale Ivan Briz Godino (Institució Catalana de Recerca i Estudis Avançats – Consejo Superior de Investigaciones Científicas, España – Department of Archaeology, The University of York, United Kingdom – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) [email protected] Maria Cristina Mineiro Scatamacchia (Museu de Arqueologia e Etnologia, Universidade de São Paulo, Brasil – Instituto Panamericano de Geografia e Historia – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) [email protected] Luisa Vietri (Universitat Autònoma de Barcelona, Espanya – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) [email protected] Uno dei percorsi con maggiori potenzialità di sviluppo per l’archeologia occidentale degli ultimi 35 anni è sorto dai e per i contesti latinoamericani. Curiosamente, la sua grande potenzialità - reindirizzare la ricerca archeologica verso l’interpretazione storico-sociale del passato secondo le condizioni storico-sociali del presente - è stata spesso trascurata dalle altre correnti teorico-metodologiche. E una delle principali caratteristiche dell’Archeologia Sociale Latinoamericana è stata - ed è - la coerenza rispetto ai contesti sociali nei quali è sorta e nei quali si sviluppa nell’attualità. È una prassi scientifica cosciente ed esplicita che analizza il passato per incidere sul presente. Le basi materialiste storiche e dialettiche della corrente - alle quali non è mai venuta meno - hanno rappresentato uno dei grandi limiti per la sua diffusione e per l’avvicinamento da parte di altre correnti teorico-metodologiche. In questa sessione proponiamo di creare uno spazio di discussione nel quale esempi, riflessioni e aggiornamenti delle differenti proposte dell’Archeologia Sociale Latinoamericana possano mostrare tutto il loro interesse, le loro capacità e le loro problematiche. L’impresa missionaria nel continente americano: contributi di antropologia, storia e storia delle religioni Sergio Botta (Sapienza - Università di Roma, Italia) [email protected] La storia delle missioni nel corso dell’età moderna e contemporanea costituisce un importante ambito di ricerca per le discipline americanistiche. L’impresa missionaria è stata protagonista della creazione di modelli, teorici e pratici, di relazioni tra culture: di fronte all’alterità amerindiana, le missioni hanno contribuito alla elaborazione di griglie concettuali che hanno esercitato una profonda influenza sul Vecchio e sul Nuovo Mondo. In questa prospettiva, riteniamo utile una collaborazione tra discipline differenti (antropologia, storia e storia delle religioni) allo scopo di contribuire alla descrizione delle teorie, degli strumenti e dei metodi che la civiltà occidentale (attraverso il pensiero missionario) ha adottato nel confronto con l’alterità a partire dalla “conquista spirituale” del Nuovo Mondo. L’arte coloniale in America Latina Ewa Joanna Kubiak (Katedra Historii Sztuki, Uniwersytet Lódzki, Polska)[email protected] L’arte coloniale in America Latina è un campo di studi che tiene occupati da vari anni gli studiosi. Gli studi oscillano tra l’arte locale e gli apporti europei adattati alle nuove circostanze. L’arte in epoca coloniale fu un importante strumento di appoggio all’evangelizzazione dei nuovi territori. È importante trattare, tra l’altro, le caratteristiche di cui si sono appropriate le missioni in America Latina, riguardanti sia l’architettura che l’arte plastica (pittura-scultura), concentrando il discorso anche sui tratti distintivi dell’arte missionaria che furono comuni e interregionali, includendo l’influenza che esercitavano i sinodi e i concili sull’arte missionaria. Questa influenza si riflette nelle distinte caratteristiche delle opere dei vari ordini religiosi come i gesuiti, i francescani e i domenicani. Sono inoltre molto interessanti le relazioni tra l’arte europea e quella latinoamericana, le trasformazioni dei modelli europei e i loro adattamenti al mondo americano. La sessione è rivolta soprattutto agli storici dell’arte, dell’architettura e della cultura, ma anche agli antropologi, agli storici della religione e a tutti coloro le cui ricerche accolgono le arti visuali. Amazzonia indigena Edmundo Antonio Peggion (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, Brasil) [email protected] Clarice Cohn (Universidade Federal de São Carlos, Brasil) [email protected] Paride Bollettin (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli Studi di Perugia, Italia) [email protected] L’Amazzonia racchiude entro i propri confini una molteplicità di società le quali presentano una varietà di spiegazioni cosmologiche, di organizzazioni sociali, di maniere di gestire la vita materiale che fanno sì che questa regione assurga ad una posizione privilegiata per tutti coloro che siano interessati a confrontarsi con la complessità delle costruzioni sociali, simboliche o di altro tipo messe in atto dalle diverse società umane nella loro quotidianità. Le centinaia di gruppi originari si trovano inoltre ad affrontare l’incontro con le società degli stati nazionali all’interno dei quali è situato il proprio territorio. Emergono così situazioni di incontro culturale e strategie di risposta le più varie: accanto a popolazioni che resistono da cinque secoli all’impatto con il mondo dell’alterità non-indigena ne troviamo altre che da pochi anni fronteggiano tale shock destabilizzante, dalle cosiddette “comunità risorte”, che riscoprono e rivendicano la propria appartenenza culturale, a quelle definite in “isolamento volontario”, che ancora rifiutano il contatto con i non-indigeni. Di fronte a tale complessità di situazioni, questa sessione tematica intende presentare lavori sviluppati a partire da ricerche sul campo, nel tentativo di illustrare la situazione attuale di tali gruppi. Diritti indigeni: una discussione transnazionale Maria de Lourdes Beldi de Alcântara (Universidade de São Paulo, Brasil – International Working Group for Indigenous Affairs, Denmark – Grupo de Apoio aos Povos Guarani e Aruak, Brasil – Ação dos Jovens Indígenas da Reserva de Dourados, Brasil) [email protected] La finalità di questa sessione è presentare una discussione interdisciplinare sul tema dei diritti indigeni. Approvata nel 2007, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni ha come obiettivo principale il rispetto dell’autodeterminazione. L’impegno e la sfida di fronte a tale proclamazione consiste nella sua applicazione insieme ad altre misure aventi lo stesso scopo, nei contesti nazionali latinoamericani. In che modo gli stati-nazione negoziano con queste misure approvate e firmate dalla maggior parte dei paesi latinoamericani? In che modo le organizzazioni indigene rivendicano i propri diritti e il rispetto delle diversità culturali nell’ambito delle diverse costituzioni nazionali? Quali i principali conflitti? Questioni come autodeterminazione, diversità e identità culturale sono i temi principali che la sessione propone. Segni, simboli, e dinamiche di costruzione del territorio indigeno Piero Gorza (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli Studi di Torino – Università degli Studi di Salerno, Italia) [email protected] Pedro Pitarch Ramón (Universidad Complutense de Madrid, España)[email protected] Il tema cruciale di questa sessione rimanda al territorio come luogo in cui si sedimenta la memoria e in cui gli uomini praticano incisioni come esercizio di potere contro il carattere effimero del tempo umano. La costruzione di mappe è per definizione spazio aperto e interdisciplinare: mappe storiche, mappe politiche, mappe culturali, mappe simboliche, mappe mentali e linguistiche. Le categorie del fondare, relazionarsi a partire da un centro, istituire, territorializzare, nominare, orientarsi e ricordare come quelle del disabitare, transitare, perdersi, crescere e apprendere aprono il campo a riflessioni sui processi cognitivi ed esistenziali degli individui e delle collettività. Si tratta di una sessione-crocevia tra centri e frontiere. Reti amerindie Maria Denise Fajardo Grupioni (Universidade de São Paulo, Brasil) [email protected] Negli ultimi decenni, una notevole quantità di analisi etnografiche, di dati archeologici ed etnologici, hanno portato ad una nuova e più approfondita comprensione delle Terre Basse sudamericane. Unitamente ad una critica a concetti classici come “tribù”, “gruppo etnico” e “società” emersa nel pensiero antropologico nel suo complesso, tale nuova comprensione ha invitato a sviluppare un nuovo sguardo d'insieme sulla regione, perché tali nozioni hanno dimostrato di essere insufficienti per spiegare le forme indigene sud americane di concepire e vivere le relazioni, sia quelle finora considerate come le loro relazioni “interne”, sia nelle loro crescenti connessioni con il mondo “esterno”, locale, nazionale ed internazionale. La nozione di “rete”, sviluppata in molti settori scientifici, si è presentata come un utile strumento per comprendere queste relazioni e questa sessione propone di esplorare le reti di persone, di oggetti, di saperi e di discorsi che vengono create dai gruppi indigeni sud americani, attraverso la presentazione di ricerche che sviluppino tale nozione come uno strumento teorico per la comprensione delle dinamiche che vengono messe in atto in tale contesto etnografico. Migrazioni e percorsi dell’identità nel continente americano Thea Rossi (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, Italia) [email protected] Laura Scarabelli (Università IULM - Milano, Italia) [email protected] La crisi della modernità evidenzia un prepotente azzeramento delle frontiere, sia a livello ideologico che fisico, e veicola la necessità di proporre nuovi interrogativi volti alla decifrazione di un universo sempre più “globalizzato”, nel quale il concetto stesso di identità viene messo a dura prova. L’impossibilità di fare affidamento su categorie che orientino l’interpretazione del reale in termini antinomici quali, ad esempio, centro-periferia, spazio urbano-spazio campestre, implica l’esigenza di una riformulazione di sistemi descrittivi che possa tenere conto della trasformazione del soggetto da unitario e univoco a molteplice e migrante. Ne consegue, pertanto, una riflessione sul costante flusso di risorse umane, sulla negoziazione e contatto tra culture, sulle possibili forme di integrazione, sulle chance di vita e sulla creazione di vari “linguaggi”. Volti e immagini delle Americhe: fra genocidio e riscatto etnico Giulia Bogliolo Bruna (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Centre d’Études Arctiques, École des Hautes Études en Sciences Sociales, France)[email protected] Mediante lo studio incrociato di fonti documentarie, testuali e/o iconografiche (cartografia, stampe, illustrazioni, etnofotografia, film), la sessione si propone di esplorare, secondo un asse spaziale, diacronico o sincronico, il processo di percezione e di costruzione dell’immagine dell’Altro dalla Scoperta ad oggi. La tematica, a vocazione umanista, si presta ad una pluralità di approcci metodologici e disciplinari volti a inverare le ricche, complesse ed evolutive realtà antropologiche e sociali delle Americhe. Figure paradigmatiche di queste alterità: gli autoctoni, i migranti (forzati e non), gli emarginati, gli attori dell’American Dream. La riflessione condotta in questa sessione si vuole omaggio polifonico e variegato all’impegno constante, multiforme e meritorio del compianto amico Gerardo Bamonte in favore del riconoscimento della dignità e della valorizzazione delle culture amerindiane. Visibilità rinnovate e vecchie invisibilità tra migranti, indigeni e afrodiscendenti in America Latina. Diritti, richieste collettive, lo Stato e altri organismi Marta Maffia (Universidad Nacional de La Plata – CONICET, Argentina)[email protected] Liliana Ester Tamagno (Universidad Nacional de La Plata – CONICET, Argentina)[email protected] L’America Latina è stato il terreno di un numero significativo di dinamiche conflittuali negli ultimi decenni. Lo sviluppo di iniziative di integrazione regionale hanno condotto al rafforzamento dei blocchi economici, mentre allo stesso tempo si sono ampliate le storiche disuguaglianze tra e dentro i paesi membri. A ciò si aggiunge il fatto che la normativa sui diritti umani ha incrementato la sua importanza globale, nonostante la sua efficacia locale sia ancora controversa. Questa sessione si propone di analizzare le nuove e rinnovate visibilità di gruppi di migranti, indigeni e afrodiscendenti, così come le storiche invisibilità, prodotto dell’intensificata circolazione di persone, merci e informazioni e dello sviluppo di connessioni simboliche, finanziarie e politiche che trascendono frontiere, così come le risposte dello stato dinanzi a queste dinamiche. Il lavoro etnografico ci permetterà di discutere e dare alcune risposte rispetto ai seguenti interrogativi (tra gli altri): quali sono stati i risultati delle richieste collettive realizzate dagli indigeni, dagli afrodiscendenti e dai nuovi gruppi di migranti, usando gli strumenti legali dei discorsi sui diritti umani e delle istituzioni? Quali sono state le strategie impiegate dagli stati nei confronti di questi movimenti sociali e di queste richieste? In che modo questi complessi processi si traducono nel quotidiano, influenzando le interazioni tra i differenti attori sociali? Letterature delle Americhe Rosa Maria Grillo (Università degli Studi di Salerno, Italia – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) [email protected] Giulia Bogliolo Bruna (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Centre d’Études Arctiques, École des Hautes Études en Sciences Sociales, France)[email protected] Etnomusicologia: sopravvivenza, continuità e nuovi contributi della musica e delle danze tradizionali in America María Lina Picconi (Universidad de Buenos Aires, Argentina) [email protected] E’ compito dell’etnomusicologia rispondere a una serie de domande che l’umanità si è posta nel corso della storia: chi crea la musica? Come si crea? Per chi? Per che cosa? Con quale fine? Considerando notevole la carenza di informazioni sul mondo delle musiche tradizionali, le cui caratteristiche vanno dalla varietà alla sottigliezza delle espressioni musicali, propongo l’apertura di questa sessione. Esistono ancora in America espressioni musicali o di danza, le cui radici si prolungherebbero fino all’epoca precolombiana e proverrebbero da un’antica arte il cui significato sarebbe stato dimenticato. L’avvento della globalizzazione ha contribuito alla nascita di molte di quelle espressioni musicali principalmente urbane che tendono, come in altre parti del mondo, a uniformare i particolarismi locali. Per tale ragione è imprescindibile ai giorni nostri registrare e indagare queste espressioni, affinché non se ne perda la memoria con lo sviluppo del mondo globalizzato. Immaginario e memoria: studi culturali Maria de Lourdes Beldi de Alcântara (Universidade de São Paulo, Brasil – International Working Group for Indigenous Affairs, Denmark – Grupo de Apoio aos Povos Guarani e Aruak, Brasil – Ação dos Jovens Indígenas da Reserva de Dourados, Brasil) [email protected] Questa sessione ha un carattere interdisciplinare che ha come principale obiettivo quello di presentare studi sulle diversità culturali che abbiano come espressione tutte le forme di rappresentazione. Sappiamo che è per mezzo delle rappresentazioni sociali e individuali che possiamo localizzare le formazioni, trasformazioni e risemantizzazioni identitarie que hanno come caratteristica di essere polissemiche e pertanto polifoniche. Per questa ragione, l’interdisciplinarietà non è uno strumento di lavoro ma una teoria che ha lo scopo di studiare i simboli-chiave culturali, come essi sono percepiti, concepiti e rappresentati. Contempliamo tutti i tipi di manifestazioni culturali in quanto riteniamo che le soggettività culturali siano rappresentate nelle forme letterarie, cinematografiche, artistiche e che gli studi sulle rappresentazioni culturali non siano solamente monopolio delle discipline concepite con questo fine. Questioni di antropologia medica nel continente americano Tullio Seppilli (Fondazione Angelo Celli per una cultura della salute, Italia)[email protected] Claudia Avitabile (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”)[email protected] Carlotta Bagaglia (Fondazione Angelo Celli per una cultura della salute, Italia – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) [email protected] Costruire una sessione dedicata all’antropologia medica in ambito Latino Americano significa dar voce alle molteplici concezioni e pratiche intorno ai concetti di salute e malattia presenti in tali contesti attraverso una prospettiva storica che tenga conto del presente come del passato. I rapporti egemonici che intercorrono fra la biomedicina e le molteplici risposte di salute “locali e tradizionali” costituiscono un esempio dei più importanti ambiti d’interesse di questa disciplina. Facendo tesoro delle esperienze e delle elaborazioni teoriche delle diverse tradizioni di questa prospettiva, si assume l’obiettivo di costituire un utile spazio di dialogo e di confronto per la comunità americanistica attualmente impegnata in tale ambito di studi. Sulla scorta dell’esperienza realizzata da questa sessione nelle ultime cinque edizioni del Convegno Internazionale di Americanistica, si vuole favorire inoltre lo spazio del dibattito come terreno di costruzione di riflessioni comuni che possano poi avere una ricaduta operativa sul tessuto sociale dei contesti presi in esame. Alimentazione e cultura nell’America indigena: archeologia, storia e antropologia Davide Domenici (Dipartimento di Paleografia e Medievistica, Università di Bologna, Italia) [email protected] Alessandra Pecci (Universitat de Barcelona, Espanya) [email protected] La centralità dei temi di carattere alimentare si sta sempre più affermando anche nell’ambito degli studi storico-antropologici in contesto americano. La presente sessione raccoglierà interventi incentrati sulla ricostruzione dell’intreccio di cibi, pratiche e saperi che costituivano i sistemi alimentari indigeni, sullo studio dei processi di scambio e meticciaggio alimentare che hanno caratterizzato negli ultimi secoli la storia dell’alimentazione su entrambe le sponde dell’Oceano e sul valore culturale e identitario delle pratiche alimentari attuali. Dal punto di vista disciplinare, la sessione intende quindi ospitare contributi di carattere archeologico, storico e antropologico, privilegiando comunque approcci di tipo storico e culturale ed escludendo, per ovvie ragioni di unità tematica, gli aspetti più propriamente nutrizionali delle pratiche alimentari. Politiche pubbliche, istituzioni e democrazia in America Latina Beatriz Calvo Pontón (Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social, México) [email protected] Il modello neoliberale nei paesi latinoamericani ha comportato la sottrazione dello Stato da responsabilità sociali e funzioni prioritarie, così come la messa in atto di riforme strutturali che intendono far sì che le società vengano gestite con i criteri del libero mercato. Osserviamo alcune conseguenze: riduzione, privatizzazione e rincaro dei servizi pubblici educativi e sanitari, aumento delle diseguaglianze e della povertà e rafforzamento dei monopoli nei settori chiave dell’economia e dei mezzi di comunicazione, che intervengono sempre di più nei processi politici e nel disegno delle politiche pubbliche. La ridefinizione delle politiche sociali è stata orientata in campo sociale dalla focalizzazione sulle fasce in condizioni di povertà estrema, però allo stesso tempo sono state ridotte lerisorse che permettono di progredire verso l’universalizzazione dei diritti sociali. D’altra parte, sono stati creati spazi nei quali sono nate istituzioni autonome legate a temi quali i diritti umani, la trasparenza e la contraloría social. Nella società civile è cresciuto il numero di organizzazioni che lottano per la democratizzazione delle istituzioni e il miglioramento dei servizi sociali. La congiunzione di tali processi ha cambiato in modo sostanziale il volto delle società latinoamericane. La giustizia e la condizione umana in America Latina Marcelino Arias Sandí (Facultad de Filosofía, Universidad Veracruzana, México)[email protected] Il tema comune della sessione è la riflessione sull’etica e la giustizia in diversi ambiti teorici e sociali. In Messico, come nella maggior parte dell’America Latina, la questione della giustizia è al centro dei dibattiti e delle preoccupazioni, sia politiche e sociali che accademiche. Questa problematica viene trattata tenendo conto dei differenti ambiti in cui si presenta, quali l’educazione, l’interculturalità e le minoranze etniche, la società della conoscenza, le richieste della società civile. Inoltre, si sviluppa una pluralità di approcci teorico-filosofici e interdisciplinari per affrontare la sfida della complessità che la questione della giustizia impone. Evidentemente, non si tratta solo di compiere riflessioni teoriche sull’argomento, ma anche di apportare elementi di comprensione sulla movimentata situazione che si vive nel Paese e nella regione nel campo della giustizia e del rispetto dei diritti umani. Antropologia della globalizzazione: transnazionalismo, multiculturalità, aterritorialità e sicurezza culturale Eliseo López Cortés (Universidad de Guadalajara, México) [email protected] César Pérez Ortíz (Universidad Iberoamericana Ciudad de México)[email protected] Formalmente la globalizzazione è un processo (o una serie di processi) di interesse mondiale, che include una trasformazione nell’organizzazione delle relazioni e degli accordi sociali nello spazio, valutata in relazione al suo conseguimento, alla sua intensità, alla sua velocità e alle sue ripercussioni, e che genera flussi e reti transcontinentali e interregionali di attività, di interazione e di esercizio del potere. Questa sessione di lavoro suggerisce fondamentalmente di riflettere, sia teoricamente che sul campo, sui due significati basilari della globalizzazione: l’incremento dell’integrazione di vari luoghi nell’economia mondiale e gli effetti di una vasta circolazione di beni e persone e di sistemi di comunicazione basati su flussi culturali multidirezionali. Gli assi tematici a partire dai quali si orienterà il dibattito sono: i paradigmi della globalizzazione, la transnazionalizzazione, la sicurezza sociale e la migrazione, la democrazia, la multiculturalità e la religione. Sessione non tematica Manuela Pellegrini (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”)[email protected]