Claudio Marchetto - Comune di Ferrara

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CONOSCERE LA STORIA PER CAPIRE IL PRESENTE
E COSTRUIRE UN MONDO DI PACE
La passione per la storia risale ai primi anni della mia vita e ora, che ho
dieci anni, continuo ad avere interesse per tutto ciò che riguarda la vita
dell’uomo nel corso del tempo.
Di fronte al dramma della prima guerra mondiale, sulla quale mi sono documentato attraverso libri, fotografie, filmati, visite a musei e percorsi guidati in alcune zone dell’Italia in cui si è combattuto, mi sono chiesto perché le potenze europee non siano state in grado di evitare questa tremenda carneficina e abbiano continuato a combattere fino allo sfinimento delle forze in campo.
Quella del 1914-1918 può considerarsi a tutti gli effetti una guerra totale,
che modificò profondamente la vita politica, sociale, economica e demografica dell’intera Europa.
Mai prima di allora si erano visti tanti soldati in trincea, erano stati utilizzati
strumenti di morte quali: mitragliatrici, dirigibili, sommergibili, caccia bombardieri e gas, prodotti a ciclo continuo nelle industrie belliche, la cui mano d’opera era costituita dalle donne, essendo gli uomini in età lavorativa
impegnati sul fronte.
In base ad alleanze e ad accordi precedenti al conflitto, Germania, Aiustria-Ungheria e Impero Ottomano, da una parte e Russia, Francia, Gran
Bretagna, con le relative colonie, dall’altra, trovarono nell’uccisione di
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Francesco Ferdinando, erede al trono d’Asburgo, ad opera di un irredentista serbo, il pretesto per entrare in guerra.
La loro idea di concludere rapidamente l’azione militare contro gli avversari fu ben presto smentita dalla realtà dei fatti.
Fu la battaglia della Marna, svoltasi tra il 6 e l’11 settembre 1914, a decretare, sul fronte occidentale, l’inizio di una logorante guerra di posizione alla quale nessuno era preparato: gli eserciti si fronteggiavano dalle trincee,
cunicoli scavati a cielo aperto, profondi e larghi circa 2 metri, sui cui parapetti, rinforzati e muniti di feritoie per l'osservazione e per il tiro, spesso
venivano posti sacchi di terra o ghiaia.
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Reti di filo spinato, posizionati sul davanti, contribuivano a rendere più difficoltoso l’assalto dei nemici.
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All’interno di queste strette aree, i soldati vivevano in mezzo alla sporcizia,
in compagnia dei topi e dei pidocchi, del fango, del gelo e della neve nel
periodo invernale e del caldo in estate, dell’assordante rumore dei mortai,
delle grida di dolore dei compagni feriti. Lontani dalle loro famiglie, dalle
loro case, migliaia di uomini si trovarono a condividere la sofferenza fisica
e morale, l’angoscia, la paura di morire.
Il momento più temuto era quello dell’assalto: bisognava uscire allo scoperto, oltrepassare la barriera del filo spinato della trincea nemica e conquistarla in un combattimento corpo a corpo, con la baionetta innescata.
Quest’ultima, a volte, rimaneva incastrata nel corpo dell’avversario e
quindi i soldati preferivano usare le vanghette, più efficaci per lo scopo.
I disertori venivano fucilati o impiccati. Se un reparto disubbidiva, si praticava la decimazione.
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La cultura violenta ed aggressiva che si respirava nelle trincee fu amplificata da un’abile propaganda che contribuì a radicare nella società europea l’idea di un nemico totale da contrastare in ogni modo e con ogni
mezzo, imponendo il silenzio forzato agli oppositori, considerati nemici,
principio che avrà un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo dei
regimi dittatoriali che di lì a pochi anni si sarebbero di nuovo affermati,
dando origine alla II guerra mondiale.
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Purtroppo il desiderio di sopraffazione e di predominio continua a mietere
vittime nel mondo coinvolto in numerose guerre locali alle quali le democrazie cercano di opporsi non con le armi della distruzione, ma con quelle
del dialogo e della diplomazia.
Il passato insegna. È proprio vero che la storia è maestra di vita!
Claudio
Istituto Comprensivo Statale “Alda Costa di Ferrara - Classe V t. p.
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