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29 ottobre 2010
Il supercomputer più potente al mondo è cinese,
ma ha il cuore americano. Sette italiani nella top
500
di Luca Dello Iacovo
"Via Lattea" è il nome scelto per il più potente supercomputer del mondo: la Cina arriva in vetta con il Tianhe-1A.
Supera il precedente primato del 40%: può eseguire 2507 teraflop di operazioni in virgola mobile. E porta alla ribalta
una generazione ibrida di megacervelloni che unisce la potenza di calcolo di circa 21mila microprocessori progettati
negli Stati Uniti: 14mila sono fabbricati da Intel e 7mila sono chip grafici di Nvdia.
Le applicazioni per la ricerca farmaceutica, meteorologica e militare richiedono capacità avanzate di elaborazione
visuale. A costruirlo è stata un ateneo di eccellenza cinese, la National university of defense technology (Nudt). Ma
Tianhe-1A può contare su tecnologie sviluppate in proprio per le connessioni: secondo l'università del Tennessee è
in grado di raddoppiare la banda dei tradizionali collegamenti Infiniband per il calcolo ad alte prestazioni. "Via
Lattea" contribuirà anche alla ricerca scientifica: offrirà parte della sua potenza a progetti internazionali. Finora il
primato era di "Jaguar" (Cray XT5) nei laboratori Oak Ridge, utilizzato anche per studi sull'ambiente e sull'energia.
Al momento la terza posizione è occupata da un altro big cinese, Nebula. Ma il primo supercomputer non costruito
negli Stati Uniti a raggiungere la vetta è stato il giapponese Earth simulator nel 2002.
Nella lista dei 500 megacervelloni più potenti del mondo sono sette gli italiani, guidati dal centro di calcolo
Cineca di Bologna. Altri due sono utilizzati per la ricerca (Cilea e Sardegna Ricerche) e quattro sono impiegati da
privati nelle telecomunicazioni e nell'energia. Le esigenze delle comunità scientifiche hanno alimentato anche la
costruzione di reti internazionali per il calcolo: sono laboratori globali dove i centri nazionali offrono le loro risorse
per iniziative comuni. Ad esempio, i dati rilevati dopo gli esperimenti nel Large Hadron Collider al Cern vengono
analizzati attraverso la "Lhc computing grid" che connette 140 siti. Anche gli utenti possono contribuire da casa
prestando la potenza di calcolo dei loro computer, quando sono inutilizzati: il progetto Boinc dell'università di
Berkeley consente di scaricare un software e partecipare alle ricerche sulle proteine, sull'identificazione di altre
forme di intelligenza nella galassia (iniziativa [email protected]) e sul cambiamento climatico.
29 ottobre 2010
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Ecco dove nascono e a cosa servono i supercomputer italiani n...
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30 ottobre 2010
Ecco dove nascono e a cosa servono i
supercomputer italiani nella lista dei Top 500
mondiali
di Luca Dello Iacovo
Simulazioni di eruzioni. Risparmio energetico. Analisi di materiali superconduttori. Sono campi di applicazione per i
dati masticati dal supercomputer del Cineca, a Bologna: un anno fa ha inaugurato una piattaforma con 5mila
processori in grado di compiere fino a 100mila miliardi di operazioni al secondo in virgola mobile (o cento teraflops,
l'unità di misura per valutare il calcolo informatico ad alte prestazioni).
È il più potente megacervellone italiano e 70esimo nella lista dei "top 500" al mondo: si tratta di una classifica
aggiornata ogni sei mesi che nella prossima edizione vedrà al primo posto il colosso "Via Lattea", appena lanciato in
Cina. Il Cineca ha più anime: riunisce 43 università italiane, Cnr, Miur e Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di
geofisica sperimentale). Ed è il cuore tecnologico, spesso invisibile, di progetti che riguardano la pubblica
amministrazione. Per esempio, gestisce siti web e archivi online come Giustizia.it e la Banca dati biologica.
Costruito da Ibm, può contare su 20 terabyte di memoria ram ed è raffreddato ad acqua. Il centro bolognese ha
appena raggiunto 41 anni di attività: è qui che fu installato nel 1969 il primo supercomputer italiano, il Cdc 6600
uscito dal laboratorio di Seymour Cray, pioniere del calcolo ad alte prestazioni che da radiotelegrafista durante la
Seconda guerra mondiale è diventato il fondare di un'azienda, la Cray computer corporation.
Ma l'Italia ospita altri sei megacervelloni inclusi nell'elite dei "top 500". Nella ricerca scientifica è impegnato
anche il Cilea di Milano con iniziative che riguardano salute, telecomunicazioni, beni culturali. Con 4mila
microprocessori può raggiungere 35,6 teraflops: l'infrastruttura tecnologica è di Hewlett Packard. Il terzo centro
scientifico italiano incluso nella classifica è il Csr4 di Sardegna Ricerche, a mezz'ora di macchina da Cagliari: ha
applicazioni all'avanguardia nella bioinformatica: di recente ha contribuito alla scoperta di un gene implicato nella
sclerosi multipla. I suoi laboratori possono decodificare un genoma umano in una settimana: un software analizza
l'immagine della doppia elica utilizzando una formula matematica ispirata a un algoritmo per individuare le stelle
lontane nelle galassie. A utilizzare gli altri quattro supercomputer sono aziende delle telecomunicazioni e del settore
energetico.
La classifica Top500
30 ottobre 2010
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