Sergio Grieco - Centro Sperimentale di Cinematografia

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martedì 1
Ai confini dell’immagine
Luigi Ontani
e Pappi Corsicato
«Come si può filmare un’opera? È possibile interpretare l’arte attraverso la macchina da presa? E, soprattutto, può un autore/artista
riprendere un’opera, fare un’opera sull’opera? Nella sua indagine
sul “corpo a corpo” fra arte e cinema, Art/Trevi ospita sul tema due
testimoni d’eccellenza: un regista-autore di potenza visionaria come
Pappi Corsicato e un maestro che, nella coerenza del suo segno, è
un instancabile sperimentatore: Luigi Ontani. Corsicato e Ontani
hanno più volte collaborato nella creazione di film che danzano
intorno a un’opera, raccontandola e animandola in inedite prospettive. Entrambi lontani dalla oggettività del documento/documentario,
ci hanno regalato grazie a corti e mediometraggi, visioni e moltiplicazioni di senso di un lavoro artistico. Sculture, installazioni e intere
mostre nei loro video o pellicole attraversano lo specchio, avventurandosi in un altro mondo. Quel mondo che mostreremo attraverso
film (di cui molti rarissimi) e soprattutto una conversazione tra due
forti personalità dalla creatività pirotecnica» (Alessandra Mammì).
Si ringrazia per la collaborazione GAM – Galleria Civica d’Arte
Moderna e Contemporanea.
Rassegna a cura di Alessandra Mammì
ore 19.00 La favola impropriata di Luigi Ontani (1970, 39’)
Il punto di partenza è lo spazio rettangolare televisivo sottolineato
dalla ripresa fissa di un fazzoletto bianco posto sul pavimento, ma
tra quello spazio bianco rettangolare, la sua suddivisione per diagonali (tanto consonante alle ricerche di altri artisti concettuali italiani)
e l’obiettivo della telecamera, Ontani ritrova il luogo espressivo della
memoria e il desiderio di seguire le diverse curve dei racconti che la
percorrono. Ne La Favola Impropriata fa la sua comparsa nel video
d’artista il colore, portando con la sua carica evocativa una nuova
esigenza di dire e di mostrare, diversa da quella del guardare. Un
nuovo narcisismo fa scorrere sotto i nostri occhi le storie che gli
oggetti portano con sé. Al vuoto spinto dello studio di Nauman si
contrappone il pieno del baule. Ontani vi estrae i coloratissimi giocattoli della sua infanzia, dai quali il corpo dell’artista si lascia raccontare, mimando i gesti di vecchi giochi. Nel video l’artista costruisce una sorta di presepe e scrive su un foglio: «Sono assolutamente
presente spero l’impossibile».
a seguire Girotondo di capriccio. Un ritratto di Luigi Ontani di
Pappi Corsicato (1999, 30’)
Mostra di Luigi Ontani alla Galleria No Code di Bologna e intervista
a casa dell’artista.
a seguire Maschere sonanti di Pappi Corsicato (2012, 4’)
Maschere Sonanti è un video d’arte per la regia di Pappi Corsicato.
Il dialogo tra l’opera del visionario artista Luigi Ontani e il museo
Andersen di Roma.
ore 20.30 Incontro moderato da Alessandra Mammì con Pappi
Corsicato e Luigi Ontani
Nel corso dell’incontro verranno proiettati: Art Break di Luigi Ontani
(1985, 14’), Lombrofago di Luigi Ontani (2009, 2’), I colori della
città celeste di Pappi Corsicato (1998, 4’), Around di Pappi
Corsicato (2000, 6’), Capo Dio Monte di Pappi Corsicato (2009,
11’), Alnus naga khon siam muay aurea saga di Luigi Ontani
(2006, 18’)
Incontro con prenotazione obbligatoria: [email protected]
mercoledì 2
Omaggio a
Valeria Moriconi
Il grande amore è stato il teatro. Ma il cinema di Valeria Moriconi, a
dieci dalla sua scomparsa (1931-2005), è una fonte di sorprese continue. Tanti film, oggi dimenticati, dove si rivela la qualità speciale
del neorealismo rosa e dove brilla la personalità fuori misura dell’attrice marchigiana. A scoprirla sul grande schermo è Alberto Lattuada
che la vuole ne Gli italiani si voltano, episodio di Amore in città, e ne
La spiaggia. Per il teatro, nel 1957, Eduardo De Filippo le affida la
parte della protagonista in De Pretore Vincenzo. Malgrado i riconoscimenti ottenuti con il cinema (la Grolla d’oro vinta come migliore
attrice per Le soldatesse), il debutto sul palcoscenico con De Filippo
le fece capire che il suo posto era in teatro. Fu però agli inizi degli
anni Sessanta l’incontro con Franco Enriquez a promuoverla prima
attrice della Compagnia dei Quattro, a fianco di Glauco Mauri, Mario
Scaccia e lo scenografo Emanuele Luzzati. Una formazione che
ebbe successo, tanto da lasciare un bel ricordo, in cui ebbe modo di
distinguersi, tra l’altro, come interprete de Il rinoceronte di Ionesco,
Edoardo II di Brecht-Marlowe, Le dame di chez Maxim di Feydeau.
Nel 2000, in un intervista che rilasciò ad “Avvenire” per ricordare i
vent’anni dalla morte di Diego Fabbri, raccontò la sua idea di teatro.
«Credo che il teatro – disse – rispecchi sempre l’epoca nella quale
è inserito. Ormai i grandi temi sembrano far paura, non essere più
di moda, non interessare più. Oggi si fa il remake di tutto, si preferisce dire cose già sentite piuttosto che scriverne delle nuove. Forse
c’è anche la disperazione, la convinzione che non si è più all’altezza
di affrontare tali argomenti».
Per la proiezione del film Le soldatesse si ringraziano
Lanterna editrice e Minerva Pictures.
Programma a cura di Valeria Paniccia
ore 17.00 Gli innamorati di Mauro Bolognini (1955, 95’)
Piccole e intime vicende amorose di alcune giovani coppie nella
Roma popolana teatralizzate dal regista in un’unica piazza (piazza
Navona e dintorni, ma anche piazza Montevecchio). Il risultato è un
esempio originale di neorealismo rosa interpretato da grandi attori.
«Intrighi d’amore e di gelosie in un quartiere popolare di Roma: un
piccolo mondo di bibitari, parrucchieri, ostesse, bulli e “bbone”.
Insomma, di poveri ma belli. Commedia briosamente giovanile sui
giovani, di taglio goldoniano nonostante l’ambientazione romanesca
[…]. Recitato con garbo, è scaltro e piacevole» (Morandini).
ore 19.00 Che notte quella notte! di Ghigo De Chiara (1977, 97’)
«Maurizio, ingegnere di mezz’età, ben sistemato al servizio di un
grosso affarista e speculatore, si sveglia nel cuore delle ore buie, nella
sua nuova casa dall’arredamento modernissimo quanto disagevole,
con un gran peso sullo stomaco» (Savioli). In questa notte insonne il
protagonista (uno straordinario Turi Ferro) coinvolge la moglie (Valeria
Moriconi), un medico che vive nello stesso palazzo (Adolfo Celi) e un
vecchio amico (Enrico Maria Salerno). Superlativo gioco di attori in una
pochade travolgente, orchestrata dall’autore Ghigo De Chiara, alla
prima e ultima regia cinematografica.
ore 20.45 Incontro moderato da Oreste De Fornari con Carlo Infante,
Sandra Infascelli, Italo Moscati, Valeria Paniccia e ospiti a sorpresa
del cast de Le soldatesse
a seguire Le soldatesse di Valerio Zurlini (1965, 120’)
Fronte greco, 1942. Il tenente di fanteria Gaetano Martino viene incaricato di scortare un gruppo di prostitute destinate alle sedi militari.
Dapprima offeso nella sua dignità di combattente, il giovane tenente
sviluppa gradualmente un senso di solidarietà nei confronti di quella
povera umanità degradata e si rende conto che molte di quelle donne
hanno scelto il “mestiere” spinte dalla miseria e dalla fame» (Zurlini).
Copia proveniente dall’Istituto Luce Cinecittà
giovedì 3
Gli 80 anni del Centro
Sperimentale di Cinematografia
(seconda parte)
Il Centro Sperimentale di Cinematografia compie quest’anno 80 anni.
La Cineteca Nazionale non poteva esimersi nell’unirsi ai festeggiamenti, attraverso la proiezione del film tv I ragazzi di celluloide del mai troppo compianto Sergio Sollima. In questa seconda parte presentiamo la
seconda serie, andata in onda su Raidue nel 1984, con Massimo
Ranieri, Daniela Poggi, Alfredo Pea, Leo Gullotta, Massimo De Rossi,
William Berger. A seguire Al centro del cinema, il documentario realizzato per gli ottant’anni del Centro Sperimentale, supervisionato da
Gianni Amelio e Roberto Perpignani e presentato all’ultima edizione
della Mostra del Cinema di Venezia.
ore 16.30 I ragazzi di celluloide 2 di Sergio Sollima (1984, 260’)
Tra guerra e dopoguerra, il sogno del grande schermo coltivato con
tenacia e passione da parte di un gruppo di allievi del Centro
Sperimentale di Cinematografia di Roma.
ore 21.00 Incontro moderato da Flavio De Berardinis con Gianni
Amelio, Roberto Perpignani e Stefano Rulli
a seguire Al Centro del Cinema di Gianandrea Caruso, Chiara
Dainese, Davide Minotti, Bernardo Pellegrini, Maria Tilli (2015, 57’)
Al Centro del Cinema racconta ottant’anni di vita e attività del Centro
Sperimentale di Cinematografia attraverso gli occhi di coloro che nel
corso del tempo sono passati per le sue aule.
4-5 dicembre
I set della realtà
I film di
Daniele Incalcaterra
«Una donna che urla la sua protesta, un gruppo di detenuti che canta
un inno alla coca, un teschio che liberato dalla terra rivela la sua forma.
E ancora, l’immagine del Che, quella di Forlani, quella di Raul che guida
i compagni della Zanon. E infine, la sua, alla guida di un 4x4 che lo
porta nel Chaco. Il cinema di Daniele Incalcaterra è pieno di volti che si
fissano nella memoria, perni di storie da raccontare ma anche icone,
simboli a volte inconsapevoli di piccole e grandi mitologie. Nei suoi
documentari il termine “rappresentazione” è pieno di significato: i corpi
diventano soggetti e agenti di una scena che è allo stesso tempo – e a
volte nello stesso modo – sociale e filmica. Da vedere e da abitare.
Incalcaterra è convinto che bisogna vivere prima di filmare e che per filmare bene ci si deve fare attraversare dalla realtà. Il suo cinema non è
mai solo osservazione; la cosiddetta giusta distanza viene percorsa
avanti e indietro continuamente, strattonata, a volte, ma mai ignorata.
Filmare è un atto creativo e quando la macchina da presa parte, la realtà inizia a trovare la sua forma. Il mondo che viene organizzato sullo
schermo esiste davvero e si confronta con la vita di chi ha fatto il film e
di chi l’ha visto. Niente è come prima: qualcosa è cambiato.
Incalcaterra da sempre impugna politicamente questa consapevolezza
e con i suoi film costruisce relazioni tra le persone che sfidano la contingenza e, a volte, partecipano alla Storia. Trovare il volto dei genitori
desaparecidos per permettere a Karina di continuare a vivere, dare una
forma all’autogestione operaia di una fabbrica perché possa diventare
un esempio, o, ancora, filmare il proprio tentativo di restituire ai nativi
una terra mal posseduta significa credere nella capacità del cinema di
essere un agente attivo nel mondo» (Luca Mosso).
Retrospettiva a cura di Filmmaker
venerdì 4
ore 17.00 [email protected] di Fausta Quattrini e Daniele Incalcaterra
(2003, 87’)
A Vallegrande, sulle montagne boliviane, un piccolo gruppo di documentaristi europei segue le ricerche di un team di antropologi cubani,
decisi a ritrovare il luogo dove sono sepolte le spoglie del rivoluzionario
argentino Ernesto Che Guevara. In [email protected] il regista abbandonano
il territorio del documentario tradizionale, aprendosi alla contaminazione e alla sperimentazione dei linguaggi del web.
Sottotitoli in italiano
ore 19.00 Terre d’Avellaneda di Daniele Incalcaterra (1993, 84’)
Nella fossa comune clandestina nel cimitero di Avellaneda, dove gli
oppositori politici del regime venivano sepolti, un gruppo di ricercatori –
l’Equipo Argentino de Antropología Forense – lavora senza sosta, cerca
di dare un nome e un’identità ai corpi di tanti desaparecidos, leggendo
gli scheletri come fossero libri, identificando ferite, segni, fori di proiettili.
Karina Manfil ha vent’anni e vuole ritrovare i suoi genitori, militanti peronisti, spariti nel 1976. Sopravvissuta al massacro della famiglia, si apre
a un dialogo con gli anatomo-patologi nella speranza di seppellire i suoi
morti e tornare così alla vita.
Sottotitoli in italiano
ore 21.00 Repubblica nostra di Daniele Incalcaterra (1995, 78’)
Due magistrati del pool di Mani pulite: Piercamillo Davigo e Antonio Di
Pietro; due candidati alle elezioni: Gianni Pilo, direttore dell’istituto di
sondaggi Diakron, l’uomo che con le sue analisi fu una delle figure-chiave del successo berlusconiano, e un operaio ex comunista dell’Alfa
Romeo, Alvaro Superchi. Quattro attori di una tragicommedia che racconta le elezioni del marzo 1994, il crollo della Prima repubblica e la
nascita di una nuova concezione della politica.
Sottotitoli in italiano
sabato 5
ore 16.30 FaSinPat - Fábrica sin patrón di Daniele Incalcaterra
(2004, 65’)
Provincia di Neuquén, Patagonia argentina. La Zanon, fabbrica di ceramiche creata durante gli anni della dittatura, usando fondi pubblici, e
cresciuta sotto gli auspici del governo Menem, chiude i battenti nel
2000, adducendo la crisi del mercato come causa principale. Nel 2001
gli operai decidono di occupare la fabbrica, riavviando la produzione,
creando nuovi posti di lavoro e garantendo a tutti uno stesso salario. La
loro esperienza diventerà emblematica per l’intero movimento operaio
latinoamericano.
Sottotitoli in italiano
a seguire Chapare di Daniele Incalcaterra (1990, 60’)
Bolivia, Centro di detenzione La Granja. Un folto gruppo di giovani schierati in fila intona un canto sulla vita da detenuto. Sono ex tossici costretti
a lavorare per i grandi coltivatori di coca. Chapare parte da questo frammento di realtà per raccontare il legame perverso tra la gestione del territorio e la coltivazione della coca, che, foglia sacra destinata a un consumo tradizionale, è diventata il fulcro del narcotraffico.
Sottotitoli in italiano
ore 19.00 Incontro con Daniele Incalcaterra
ore 21.00 El Impenetrable di Daniele Incalcaterra (2012, 92’)
Alla morte del padre, Daniele Incalcaterra eredita 5000 ettari di terreno
in uno degli ultimi luoghi al mondo che abbiano resistito alla conquista
dell’uomo, il Chaco paraguayano, e decide di restituire la terra ai nativi
che lì vivono da sempre. Ma le compagnie petrolifere, i coltivatori di soia
transgenica e gli allevatori che operano nel territorio non sono dello
stesso parere.
Sottotitoli in italiano
domenica 6
(In)visibile italiano
Sergio Grieco
Si potrà storcere il naso nel ritrovare il nome di un regista molto popolare negli anni Sessanta (soprattutto per i suoi stupefacenti film spionistici) tra gli “invisibili”, ma il nome di Sergio Grieco è caduto da tempo
nel dimenticatoio. A nulla è valsa la citazione tarantiniana dell’efferato
La belva col mitra in Jackie Brown: Grieco, scomparso nel 1982, non ha
potuto godere del vento della rivalutazione che ha addolcito la pensione
di molti suoi colleghi, votati, come lui, al cinema di genere. Ma la vita
(era figlio di Ruggero, fratello di Bruno e zio di David: una famiglia tra
cinema e politica) e la sua carriera (cominciata nel 1950 con un film
drammatico, Il sentiero dell’odio, interpretato da Carla Del Poggio e
Andrea Checchi) sono ancora tutte da (ri)scoprire…
ore 17.00 Il sergente Klems di Sergio Grieco (1971)
«Uno dei migliori film in assoluto di Sergio Grieco. Visivamente bellissimo grazie alla fotografia di Stelvio Massimo, assolutamente credibile,
bella storia di legionari, un ottimo protagonista (quello di Soldato blu
[Peter Strauss], stelle come Tina Aumont e Luciana Paluzzi. Klems è un
sergente tedesco nel 1918 si ritrova la divisa di un francese morto in
battaglia e finisce nella legione straniera in Marocco. Poi si allea con i
marocchini per combattere gli spagnoli» (Giusti).
ore 19.00 Il signor ministro li pretese tutti e subito di Sergio Grieco
(1976)
«Piccola produzione Bertuccioli style con il suo solito cast di attori,
Ardisson lo scopatore-truffatore, Vargas il cornuto e Orchidea De Santis
come cameriera mignotella. Stavolta siamo in un paesino, Rovignano,
dove il sindaco Vargas si fa fregare da un finto assicuratore scambiandolo per un ispettore del ministero delle finanze» (Giusti).
Fatti e strafatti
«Questa rassegna intende compiere una ricognizione nello “sfasciacarrozze” della settima arte rovistando tra i pezzi originali dei più acclamati
modelli, quasi tutti “assemblati” durante l’era del Muto e, più che “rifatti”,
successivamente “strafatti”. Diciamo che è una rassegna vagamente
polemica, ma come sempre spinta dalla più appassionata e divertita
curiosità. Buona visione e buon ascolto» (Antonio Coppola).
ore 20.45 Greed di Erich Von Stroheim (Greed, 1924, 130’)
«Massimo esempio di film “maledetto” e uno dei capolavori mutilati del
muto. Spinto dal suo impeto visionario (sei mesi di riprese, quasi tutte
in esterni), E. von Stroheim fece di questo suo primo film di ambiente
americano una prima edizione di circa 4 ore (da proiettare in 2 parti)
che, attraverso successivi montaggi, ridusse a 3. Affidato alla sceneggiatrice June Mathis il film fu compresso, con la supervisione di I.
Thalberg, a 100 minuti. “Credo di aver fatto un solo film nella mia vita e
nessuno l’ha visto. I suoi poveri resti, mutilati, furono proiettati col titolo
di Greed” (E. von Stroheim)» (Morandini).
Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola
martedì 8
Il cinema e il
Giubileo
In occasione dell’apertura della Porta Santa, la Cineteca Nazionale propone una breve rassegna sul cinema sacro. Aprono il programma tre
documentari sull’Anno Santo, realizzati in occasione dei Giubilei del
1950 e del 1975, in un momento quindi di passaggio tra l’esclusiva testimonianza diretta degli eventi e la loro riproducibilità attraverso l’occhio
delle telecamere (e in questo caso della macchina da presa). Prosegue
con gli intensi ritratti di due straordinarie donne e sante: Edith Stein e
Teresa di Lisieux.
ore 18.00 Anno Santo di Giorgio Walter Chili (1950, 16’)
Documentario sulle celebrazioni dell’Anno Santo.
Versione in lingua tedesca
a seguire Anno Domini - Anno Santo 1975 di Luigi Scattini (1975, 10’)
Documentario sull’apertura della Anno Santo.
a seguire L’anno della riconciliazione - Anno Santo 1975 di Ettore
Masina (18’)
Documentario sulla storia dei Giubilei realizzato da un celebre vaticanista.
ore 19.00 La settima stanza di Marta Meszaros (1995, 113’)
«A Breslavia nel 1922, la brillante allieva del filosofo Husserl, la docente
di filosofia Edith Stein, appena battezzata con il nome di Theresia
Hedwig, deve affrontare le rimostranze della madre Auguste, che l’accusa di aver tradito la religione ebraica. Agli inizi degli anni ’30, durante
una conferenza a Munster, viene attaccata dal professore Franz Heller,
ex collega di studi e innamorato respinto, che l’accusa di opportunismo.
Intanto il nazismo dilaga ed Edith viene sospesa dall’insegnamento.
Heller, entrato nelle file naziste, la consiglia di espatriare. Le sorelle
Elsa ed Erna con le famiglie sono in procinto di emigrare negli Stati
Uniti: a sorpresa, Edith annuncia la decisione di farsi carmelitana. La
famiglia è costernata» (www.cinematografo.it).
ore 21.00 Thérèse di Alain Cavalier (1986, 91’)
«1887: una graziosa quindicenne francese di Aleçon, nella Normandia,
Thérèse Martin, orfana di madre, ma allegra, vivace, sensibile e attaccatissima alla famiglia borghese benestante e in particolare al padre,
affettuoso e religiosissimo, esprime il desiderio di entrare al più presto
nel Carmelo, dove l’hanno preceduta le due sorelle Pauline e Marie.
Non potendo essere accettata per la troppo giovane età, ricorre dapprima al Vescovo del luogo e infine allo stesso pontefice Leone XIII, ricevendo da lui in risposta un evasivo: “Se Dio vorrà”. Superate le riserve,
entra nel Carmelo di Lisieux, col consenso dell’anziano genitore»
(www.cinematografo.it).
9-10 dicembre
La quiete (prima) dell’attesa
Il cinema di Mario Brenta
Dopo la breve rassegna ad aprile, prosegue l’omaggio a Mario Brenta.
Lo sguardo sul suo cinema, rigorosamente (e lucidamente) appartato,
si estende ai documentari, che prolungano il lavoro sul tempo (l’attesa…) e sulla memoria, perché «fare un film è nostalgia, un altro patetico
tentativo di fuggire la morte».
mercoledì 9
ore 17.00 Vermisat di Mario Brenta (1974, 86’)
«Disperato, crudele ritratto di un emarginato, un ex contadino che vive
di espedienti: caccia i vermi nelle rogge o nei fossati (vermi da esca per
pescatori: da cui il titolo del film) e poi, scacciato da questo suo habitat
naturale dall’inquinamento, vende il sangue a disinvolte cliniche private.
Atipico esordio del veneziano Brenta, premiato a Saint-Vincent come
migliore opera prima. Parabola sommessamente tragica sulla violenza
delle istituzioni, realizzata con una ruvida capacità di osservazione e
con lucidità impietosa, ma anche con rispetto e pudore profondi: non
una concessione alla violenza, non un compiacimento del laido, non
un’esasperazione polemica e predicatoria» (Morandini).
ore 19.00 Corpo a corpo di Mario Brenta e Karine de Villers (2014, 90’)
Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su
questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono
dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante
che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni
degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono.
ore 21.00 Maicol di Mario Brenta (1989, 80’)
«Una ragazza sgallettata dimentica il figlio Maicol su un vagone della
metropolitana milanese, ma non se ne preoccupa più di tanto. La mattina dopo il bambino le viene riportato dalla polizia. I bambini non si perdono mai. È un film duro, sgradevole, senza indulgenza per i buoni sentimenti. Parla di abbandono, disamore, solitudine, emarginazione a
Milano. Brenta ha uno stile ruvido, ascetico. Non giudica: constata. E va
a segno» (Morandini).
giovedì 10
ore 17.00 Barnabo delle montagne di Mario Brenta (1994, 124’)
«Da un racconto lungo (1933) di Dino Buzzati. 1920: in un frangente di
pericolo un guardaboschi armato ha paura. Perde la faccia e il posto.
Va a fare il contadino, mentre gli anni passano, macerati nel senso di
colpa, nell’espiazione. Quando torna in montagna, gli si presenta l’occasione del riscatto […]. Film lento e ascetico, dominato dal silenzio con
rari dialoghi. L’azione cede il posto alla riflessione e alla contemplazione. Oltre all’amore per la montagna, il tema è conradiano (Lord Jim),
quello della seconda occasione, ma ribaltato in positivo. Un’orgia di
ascetismo al rallentatore. Esige attenzione agli incanti minimi e alle
minacce della natura, ai trasalimenti del cuore» (Morandini).
ore 19.30 Robinson in laguna di Mario Brenta (1985, 24’)
Tutte le mattine, all’alba, da quasi cinquant’anni, Gildo Scarpi attraversa
a remi la laguna di Venezia per andare a coltivare la terra in un’isola
abbandonata. Se ne sta lì, con i suoi cani; ogni tanto il fratello Luigi lo
va trovare. Spesso, la nebbia li costringe a passare la notte sull’isola.
Venezia è lì, a due passi, eppure lontana nella sua confusione di turisti,
di vaporetti, di piccioni... In passato sede di un ospedale, l’isola di
Poveglia è ora abbandonata.
a seguire Agnus Dei di Mario Brenta e Karine de Villers (2012, 27’)
«Forse per un oscuro presentimento, prima di essere ricoverato
all’ospedale per un’operazione che non sarebbe riuscita, mio padre mi
ha raccontato, perché ne facessi un film, una storia rimasta sepolta per
più di cinquant’anni. Era la storia di un collegio, di un monaco, di un giovane adolescente, di un abuso sessuale. Quell’adolescente era mio
padre» (de Villers).
ore 20.30 Incontro moderato da Italo Moscati con Mario Brenta,
Karine de Villers, Fabio Ferzetti
a seguire Black Light di Mario Brenta e Karine de Villers (2014, 6’)
Oscurità, istante che non esiste, giusto l’attimo fuori dal tempo e dallo
spazio prima che la Luce crei l’Universo. L’artista danza nel buio della
sala teatrale creando con il suo corpo di luce figure che si incalzano
sullo schermo in una fantasmagorica storia dell’evoluzione della vita.
Agnus Dei
a seguire Calle de la Pietà di Mario Brenta (2010, 60’)
Calle de la Pietà è la cronaca reale e immaginaria dell’ultimo giorno di
vita di Tiziano Vecellio, ventiquattr’ore tra il mattino del 26 agosto 1576
e il mattino successivo, e dell’ultimo suo quadro, la Pietà.
venerdì 11
Incontro con
il Cinema Sardo a Roma
La Cineteca Nazionale continua la programmazione degli incontri sul
cinema sardo in collaborazione con Il Gremio, la FASI (Federazione
delle Associazioni Sarde in Italia) e la Cineteca Sarda. È la volta di
Enrico Pau. Il regista cagliaritano, oltre a insegnare materie letterarie
nelle scuole superiori e Storia del Teatro all’Università di Cagliari, si
dedica al teatro anche come attore e regista. Realizza e conduce, inoltre, numerose trasmissioni radiofoniche per la sede Rai di Cagliari. Dal
1985 collabora con il quotidiano di Sassari «La Nuova Sardegna», scrivendo recensioni teatrali e cronache sportive.
Programma a cura di Franca Farina
ore 17.00 Pesi leggeri di Enrico Pau (2001, 85’)
«In una palestra di boxe alla periferia di Cagliari si allenano due ragazzi.
Nino, buon talento, e Giuseppe, ragazzo anch’egli ben dotato ma chiuso e violento. Entrambi sono rappresentati da Claudio – un procuratore
ex promessa della boxe che ora, per vivere, affitta appartamenti – ed
allenati da Melis, ex campione d’Europa. Col passare del tempo fra i
due non tarda a scoppiare la rivalità, acuita anche dal comportamento
della ragazza di Nino, Maddi, che per ripicca inizia a farsi corteggiare
da Giuseppe» (www.cinematografo.it).
ore 19.00 Jimmy della collina di Enrico Pau (2006, 90’)
«Jimmy ha quasi diciotto anni e non ha ancora ben chiaro come sarà il
suo futuro. Nato in una famiglia di operai, è cresciuto nella cittadina
industriale di Sarroch, in Sardegna, ma non è certo un lavoro in fabbrica
quello che vuole dalla vita. A causa del suo temperamento ribelle, finisce in un carcere minorile dove è costretto ad affrontare angosce e violenze, ma dove, nel corso di una lunga notte, cercherà riscatto»
(www.cinematografo.it). Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo
Carlotto, il film ha vinto il premio C.I.C.A.E./Arte & Essai al festival di
Locarno 2006.
ore 20.30 Incontro introdotto da Antonio Maria Masia moderato da
Alessandra Peralta con Enrico Pau, Valentina Carnelutti, Vanni
Fois, Lorenzo Luccarini, Francesco Pamphili
segue un brindisi
a seguire La volpe e l’ape di Enrico Pau (1996, 20’)
«La “favola metropolitana” di Franco, dell’ultimo cantante di strada è
una metafora che racconta la vita di tanti artisti cagliaritani: vissuti in
una città che non ha mai troppo amato i suoi cantori. Scoprimmo presto
che la città stessa era diventata protagonista del film: bellissima e solare, dolce e insieme malinconica» (Pau).
a seguire L’anatema di Aquilino di Enrico Pau (2001, 12’)
«Leggo sull’Unione Sarda pochi versi emozionanti di un poeta cagliaritano. Si chiama Aquilino Cannas. È più che novantenne, vive appartato nella sua bella casa di via Milano, da cui può guardare la sua
città, dall’alto. Dentro quella casa ha coltivato la sua indignazione di
poeta civile. Ha visto Cagliari cambiare il suo volto, la sua natura
“celeste”. [...] Non è però come quei cagliaritani che si lamentano sempre, ma stanno zitti. È un poeta e usa i versi per ferire, lancia il suo
anatema con la violenza di una lingua, il cagliaritano, che non perdona» (Pau).
a seguire Voci sul mare di Enrico Pau (2010, 22’)
«Più che una Cagliari reale, la città di questo documentario è una
città immaginata, forse sognata. Ho usato un procedimento poetico,
ho lavorato per analogia, per forti contrasti. Nel documentario è una
città che sembra in equilibrio, aperta e solidale. Quella reale, quella
vera, invece è più dura e ostile. La presenza dei musicisti africani è
quasi onirica, è il mio desiderio di vivere in una città veramente multietnica» (Pau).
a seguire Due destini di Enrico Pau e Andrea Lotta (2013, 24’)
«Il 28 febbraio del 1943, nel giorno di quei devastanti bombardamenti sulla nostra città, i destini di tanti si incrociarono. Quello di
Corradino Chicca, il nostro testimone, che oggi ha 93 anni, e quello
di suo fratello Carletto, quello di Corradino e quello del giovane studente universitario Raniero Pozzar. Raniero e Carletto per sempre
perché fu il loro ultimo sulla terra. Niente poi fu come era prima»
(Pau).
sabato 12
Cinema e psicanalisi
Un mondo precario
La Società Psicoanalitica Italiana e il Centro Sperimentale di
Cinematografia hanno da alcuni anni avviato delle iniziative comuni,
tra cui il ciclo “Cinema e psicoanalisi”, articolato con delle proiezioni
mensili al Cinema Trevi, giunto alla quinta edizione. Il tema della
programmazione 2015 è un argomento di drammatica attualità: la
precarietà. Parteciperanno agli incontri (introdotti e coordinati da
Fabio Castriota, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica
Italiana) registi, critici e psicoanalisti.
ore 17.00 Agostino di Mauro Bolognini (1962, 89’)
Il decenne Agostino è in vacanza con la madre in un hotel di lusso
al Lido di Venezia. Il figlio ha un rapporto morboso e possessivo con
la madre. Quando la donna è corteggiata da Renzo, Agostino si
sente escluso e abbandonato. Conosce altri ragazzi più smaliziati di
lui che gli spiegano il legame che c’è tra sua madre e Renzo.
Sconvolto dalla rivelazione e dai problemi per il passaggio a un’età
critica, il ragazzo si aggrega a un compagno più grande di lui per
una visita ad una prostituta. Dal romanzo omonimo di Alberto
Moravia.
ore 19.00 Mignon è partita di Francesca Archibugi (1988, 105’)
«Un film sorridente e amarognolo, con dosate porzioni di humour e
malinconia, come appunto conviene a una leva di giovani che cresce disincantata, avendo prematuramente capito lo spazio della
sofferenza, ma non perciò rinuncia a combattere con amabile ironia» (Grazzini). David di Donatello (1989) a Francesca Archibugi
quale miglior regista esordiente.
a seguire Incontro moderato da Fabio Castriota con Milena
Cappabianca
a seguire Nella mischia di Gianni Zanasi (1995, 85’)
«Classe 1965, studi al Centro Sperimentale l’esordiente Zanasi è di
Vignola, in quel di Modena, e si sente. Nel suo film ci sono tracce
di follia zavattiniana, mescolate all’indifferenza, alla finta furbizia,
alla rassegnazione romane. Una Roma definitivamente (ma non
tragicamente) post-pasoliniana. Omologata, ingenua, ma ancora
capace d’invenzione, anche se l’imbarbarimento avanza e i microborghesi di oggi sono più sprovveduti dei sottoproletari di una
volta» (Ferzetti).
giovedì 17
Il cinema come eresia
ore 16.30 Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (1971, 125’)
La storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due immigrati italiani
accusati di rapina a mano armata e omicidio e condannati alla pena di
morte, malgrado l’assenza di prove a loro carico. Premio per la migliore
interpretazione a Riccardo Cucciolla al Festival di Cannes. Le canzoni La
ballata di Sacco e Vanzetti e Here’s to You sono eseguite da Joan Baez.
Omaggio a Fabrizio Ruggirello
«Pensando a Fabrizio, a come ha vissuto e alle opere che ci ha
lasciato, possiamo senz’altro dire che la parola eresia assume il
suo significato originario, che è quello di “scelta”. Prima di acquisire
un senso denigratorio in ambito religioso, eretico è infatti semplicemente colui che sceglie, cioè accetta solo una parte di quanto stabilito come giusto. L’eretico è colui che segue un cammino creato
dal proprio passo.
Nel 2003, lavorando alla messa in scena di Petrolio, il romanzo
incompiuto che Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso, Fabrizio
rimase folgorato dall’epigrafe: “Col mondo del potere non ho avuto
che vincoli puerili”. Era diventata parte del nostro lessico famigliare,
una frase a cui spesso e volentieri faceva riferimento come cercandovi una conferma, un conforto.
Riguardando all’indietro le opere lasciate – a partire dal suo primo
e unico lungometraggio, America, fino al lavoro come sceneggiatore per Anime nere, dai documentari ai cortometraggi e all’attività di
editore con Lantana – non un filo, ma una traccia potente e ben
visibile collega le une alle altre, in un insieme di coerenza davvero
inusuale. Con il passare del tempo, data la sua natura irriducibile,
lo scarto prodotto da quel “vincolo puerile” con un mondo globalizzato dalle regole del mercato e dall’ortodossia culturale si era inevitabilmente ampliato.
Il suo accanirsi su una nuova versione de L’eretico, che da documentario (girato e prodotto nel 2006) si stava trasformando in un
corto totalmente autoriale, è testimoniato dalla voce “off” di
Fabrizio, che prova e riprova le parole di Dolcino, ultimo eretico del
Medioevo, e dalla dedica al fratello scomparso. Musiche, testi,
montaggio e immagini confluiscono in una nuova versione, un
rough cut che non riuscirà a terminare.
Al fondo di questo suo lavoro, perseguito fino all’ultimo istante con
solitaria e disperata ostinazione, sembrano davvero risuonare
come un’eco le frasi dell’amato Pasolini: «Io so tutti questi nomi e
so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. / Io so. Ma non ho le prove.
Non ho nemmeno indizi» (Alessandra Gambetti).
ore 17.00 Introduzione di Mario Martone
a seguire Presentazione di Ippolita Di Maio
a seguire Michelangelo. Una passione eretica di Fabrizio
Ruggirello (2008, 48’)
Lavorando al restauro della statua del Mosè uno studioso e biografo di Michelangelo si trova a investigare sui complessi rapporti tra
l’artista e la Chiesa. Emerge un capitolo oscuro della vita di
Michelangelo, il più celebre artista di tutti tempi: la sua appartenenza a una confraternita segreta condannata come eretica
dall’Inquisizione.
Per gentile concessione di DocLab
ore 18.30 Presentazione di Marco Lodoli
a seguire Questo è il mio mestiere di Fabrizio Ruggirello (2006,
9’)
Un albergo sul mare e un investigatore incaricato di spiare una coppia di amanti: sono questi gli elementi di partenza per un cortometraggio di atmosfera surreale e noir. Tratto dal racconto omonimo di
Marco Lodoli.
ore 19.00 Incontro moderato da Mario Martone con Ippolita Di
Majo, Marco Lodoli, Giulia Merenda, Emanuele Trevi
a seguire Gary Snyder, un vagabondo del Dharma (2004, 7’)
Nell’estate del 2004 Fabrizio Ruggirello e lo scrittore Emanuele
Trevi intraprendono un breve viaggio negli Appennini sulle tracce di
Gary Snyder, il poeta che alla fine degli anni Cinquanta ispirò a
Kerouac il personaggio di Japhy Ryder ne I vagabondi del
Dharma. Filosofo e studioso del pensiero orientale, “poeta dell’ecologia profonda”, Snyder è oggi una delle personalità più note nel
panorama internazionale della cultura ambientalista. Vengono qui
proposti alcuni minuti del materiale girato durante l’incontro con
il poeta, in vista della realizzazione di un documentario.
a seguire L’eretico - Rough cut di Fabrizio Ruggirello (2006, 25’)
Nella primavera del 2006 Fabrizio Ruggirello girò tra le montagne
della Valsesia le riprese di Dolcino, l’ultimo eretico, documentario a
carattere storico in vista delle celebrazioni del 2007 (settecento anni
dalla morte sul rogo). Successivamente tornò sul progetto con l’intenzione di autoprodurre un cortometraggio, L’eretico, come espressione più diretta del proprio pensiero. Il rough cut, il montaggio
“grezzo” e incompiuto, testimonia un’attività incessante e solitaria,
estesa, oltre che al montaggio, alle musiche, ai testi, alla registrazione della voce “off” come traccia per un successivo doppiaggio.
ore 21.00 America di Fabrizio Ruggirello (1992, 82’)
L’America per l’indio Gaspar, a 500 anni dalla scoperta di Colombo,
è la discarica di Guatemala City. Ispirato alla testimonianza straziante del libro Mi chiamo Rigoberta Menchù e dall’esperienza di
vita in America Latina del regista, il film viene girato in Guatemala
in condizioni estreme, con un copione modificato giorno per giorno
a seconda dei controlli dell’esercito. Nello sguardo del giovane
Fabrizio si riflettono le ombre della Conquista e le ferite vive del
Sud del mondo, con preveggente anticipo sui tempi. America,
acquistato dalla Rai, non andò in onda né venne distribuito nelle
sale, ma nel 1993 fu significativamente invitato, unico film, alla
Conferenza mondiale sui diritti umani di Berlino, alla presenza del
Nobel per la Pace Rigoberta Menchù
ore 18.45 La luna di Bernardo Bertolucci (1979, 142’)
Il figlio di un soprano di successo vive una profonda crisi adolescenziale, con conseguente uso di droghe, che l’amore della madre, spinto agli
eccessi, non può a colmare. Film chiave nella filmografia di Bertolucci
che fa i conti definitivamente con la figura paterna. «Il primo ricordo di
mia madre – avevo sui due anni – riguarda me seduto dentro un cestino
sulla sua bicicletta e la guardo. […] E improvvisamente vidi la luna nel
cielo della sera. E c’era una confusione nella mia mente fra l’immagine
della luna e quella del volto di mia madre» (Bertolucci).
ore 21.15 Un sacco bello di Carlo Verdone (1980, 96’)
«Enzo – jeans attillati, camicia aperta sul petto, ciondolo al collo, passione per la musica, protagonista di mirabolanti avventure erotiche e
infine proprietario di una rombante auto sportiva – cerca compagnia per
un viaggio-lampo da Roma a Cracovia. [...] Ruggero – che ha lasciato
casa e famiglia per fondare una comunità hippie – incappa, dopo due
anni, nel padre, che lo convince a un breve ritorno tra le pareti domestiche. Gli tocca, così, sorbirsi le attenzioni di un prete, di un professore
e di un amico d’infanzia, mobilitati dal padre per aiutarlo a far tornare il
figlio a una vita normale. Leo, succube di una madre che veglia sulle
sue amicizie, incontra una bella ragazza spagnola, Marisol, in crisi sentimentale. Potrebbe essere la prima avventura del giovanotto»
(www.cinematografo.it).
C’era una volta in America
15-20 dicembre
XIX Roma Film Festival: omaggio a
Ennio Morricone il fascino discreto di un genio
«È motivo di particolare orgoglio aver dedicato la XX edizione del Roma Film Festival, da me presieduto, ad un personaggio del calibro di Ennio
Morricone. È anche importante aver scelto per l’assegnazione del premio alla carriera 2015, dopo i grandi registi e attori del cinema italiano, un musicista, “il musicista per eccellenza”, che rappresenta in assoluto il più prolifico ed influente compositore di colonne sonore di tutti i tempi. Ennio
Morricone ha scritto le musiche di 528, tra film e serie tv, oltre che opere di musica contemporanea. La sua straordinaria carriera, che include un’enorme varietà di generi compositivi, lo pone ad un livello talmente eccelso da essere considerato universalmente una leggenda vivente.
Ho voluto intitolare l’omaggio a lui Il fascino discreto di un genio perché è importante sottolineare l’approccio che si ha con Ennio, un signore gentile,
dai modi pacati, dotato per il suo naturale dna di una reale modestia, che, a volte, è anche disarmante se si pensa all’immensità della sua musica.
Il Maestro Morricone ha ricevuto un’enorme quantità di premi italiani come i Nastri d’argento, i David di Donatello, il Leone d’oro a Venezia e i più alti
riconoscimenti internazionali. Il più importante, il Premio Oscar, assegnatogli alla carriera nel 2007, gli viene consegnato da Clint Eastwood con una
enorme standing ovation da parte di tutti i membri dell’Academy.
L’omaggio a Morricone comprende la proiezione di uno speciale documentario, da me curato, che sarà proiettato nell’ambito di una serata d’onore coorganizzata con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale presso la Sala Blasetti l’11 dicembre. A seguire, fino al 20 dicembre, la
Cineteca Nazionale e il Roma Film Festival presenteranno al Cinema Trevi una importante retrospettiva di film italiani e stranieri che recano la firma
di Morricone.
Il Roma Film Festival è organizzato in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e promosso dalla Direzione
Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali» (Adriano Pintaldi).
martedì 15
ore 17.00 I basilischi di Lina Wertmüller (1963, 82’)
«I basilischi sono dei vitelloni in chiave meridionale: figli in genere di
gente abbastanza agiata, studiano tutti per avere una laurea, ma, confinati come sono nella loro modesta cittadina rurale, non si fanno grandi
illusioni per l’avvenire; passano il loro tempo in strada, cercando di
abbondare qualcuna delle difficili ragazze del luogo, oppure vanno ad
oziare in una specie di circolo culturale che, come vero scopo, ha
soprattutto quello di distinguere i suoi soci dal resto dei loro concittadini,
favorendo fino all’esasperazione il senso delle differenze di abitudini e
di classe» (Rondi).
ore 19.00 Per un pugno di dollari di Sergio Leone (1964, 97’)
Pistolero solitario, Joe arriva a San Miguel, cittadina al confine tra Stati
Uniti e Messico divisa dalla lotta per il monopolio di due famiglie, i Rojo
e i Baxter, che commerciano rispettivamente in alcol e in armi.
Fingendo di vendersi ai primi, Joe fa in realtà il doppio gioco con lo
scopo di mettere gli uni contro gli altri.
sonore, la straordinaria carriera del Maestro, entrato a far parte della
storia del cinema di tutti i tempi.
ore 21.00 L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento (1970,
96’)
«Sam, scrittore americano venuto a Roma in cerca d’ispirazione, vi
trova invece una spaventosa avventura. Poche sere prima della data
fissata per il ritorno in patria con la sua ragazza, Movita, gli accade di
essere testimone di un tentato assassinio. Chiuso tra le porte di vetro
di una galleria d’arte, egli vede una bella donna colluttare con un individuo tutto vestito di nero, che poi fugge, lasciando la donna accoltellata al suolo. Qualcosa, in tale visione, non quadra. Ma che cosa?»
(Biraghi).
ore 17.00 C’era una volta in America di Sergio Leone (1984, 226’)
«Dal romanzo Mano armata (The Hoods, 1983) di Harry Grey (David
Aaronson). All’origine dell’ultimo film di Leone (1929-89) c’è il tempo
con la sua vertigine. Come struttura narrativa, è un labirinto alla Borges,
un giardino dai sentieri incrociati, una nuova confutazione del tempo.
La sua vicenda abbraccia un arco di quasi mezzo secolo, diviso in 3
momenti: 1922-23, quando i protagonisti sono ragazzini, angeli dalla
faccia sporca alla dura scuola della strada nel Lower East Side di New
York; 1932-33, quando sono diventati una banda di giovani gangster;
1968, quando Noodles (R. De Niro), come emergendo dalla nebbia del
passato, ritorna a New York alla ricerca del tempo perduto»
(Morandini).
ore 21.00 Mission di Roland Joffé (1986, 124’)
«Nel 1750 il capitano Mendoza, mercenario e mercante di schiavi, dopo
aver ucciso il fratello in duello si fa gesuita, va in una missione del
Sudamerica, riprende la spada per difenderla da una spedizione militare» (Morandini).
sabato 19
ore 17.00 Gli intoccabili di Brian De Palma (1987, 120’)
Per riuscire a portare in tribunale Al Capone (Robert De Niro), che spadroneggia durante gli anni del proibizionismo, l’agente del Tesoro Elliot Ness
(Kevin Costner) riunisce a sé un gruppo di “Intoccabili” incorruttibili.
ore 19.00 Légami! di Pedro Almodovar (1990, 92’)
«Dopo essere stato dimesso dal manicomio, solo al mondo, con un’infanzia triste e un’adolescenza tormentata alle spalle, Ricky piomba sul
set di un film del terrore dove la protagonista, Marina, sta girando la
scena finale sotto gli occhi ammirati del regista, Massimo, settantenne
paralizzato, da sempre innamorato di lei» (www.cinematografo.it).
ore 21.00 Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988, 157’)
«Due anni dopo la fine della II Guerra Mondiale a Ciancaldo, un paese
siciliano, il cinema è l’unico divertimento. Davanti a una platea chiassosa, ma anche emotiva, il “parroco-gestore” fa passare sullo schermo
celebri film americani e italiani, dopo adeguati tagli di cui si occupa l’anziano Alfredo, il proiezionista, che inizia ai misteri della macchina da
proiezione Salvatore, un ragazzino di dieci anni figlio di un disperso in
Russia e fanatico frequentatore del cinema» (Rondi). Gran Premio della
Giuria al Festival di Cannes e Oscar per il miglior film straniero.
domenica 20
ore 21.00 La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966, 121’)
«Nell’ottobre 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu
rastrellano la Casbah, Ali La Pointe, uno dei capi della guerriglia algerina, rievoca il passato, l’organizzazione dell’FLN (Fronte di Liberazione
Nazionale), gli attentati, gli scioperi, le delazioni. […] Sobria rievocazione di taglio documentaristico sulla base di una solida sceneggiatura di
Franco Solinas che, con forte coralità e qualche dilatazione nelle fasi
degli attentati, mostra una guerra di popolo, spiegando anche le ragioni
del “nemico”, i francesi. Leone d’oro a Venezia» (Morandini).
ore17.00 Dimenticare Palermo di Francesco Rosi (1990, 105’)
Carmine Bonavia, giovane uomo politico di successo, candidato alle
elezioni per il posto di sindaco di New York, è un italo-americano, figlio
di un contadino emigrato negli Stati Uniti e arricchitosi con un ristorante.
Egli, che non ha rapporti né legami con la terra di suo padre, parte in
viaggio di nozze con la bella moglie giornalista: va a Palermo.
ore 19.00 Wolf - La belva è fuori di Mike Nichols (1994, 124’)
«Investendo di notte, in campagna, un lupo, Will Randall, redattore
della casa editrice MacLeish, viene morso. L’indomani si vede soppiantato dal collega Stewart Swinton: a lui il direttore Raymond Alden affida,
durante un party creato ad hoc, il mercato dell’est europeo. Frattanto
Will scopre di spaventare i cavalli e sentendosi male viene soccorso
dalla bella Laura, figlia di Alden. Il recupero della vista, l’olfatto acutissimo, il vigore sessuale non lo consolano dalla scoperta che Stewart è
l’amante di sua moglie Charlotte» (www.cinematografo.it).
mercoledì 16
ore 17.00 Diabolik di Maria Bava (1968, 102’)
Trasposizione cinematografica del celebre fumetto delle sorelle
Giussani. L’ispettore Ginko dà la caccia a Diabolik che, con l’aiuto di
Eva Kant, ha rubato dieci milioni di dollari.
ore 19.00 Incontro moderato da Adriano Pintaldi con Ennio
Morricone
a seguire Omaggio a Ennio Morricone - Il fascino discreto di un
genio di Adriano Pintaldi (2015, 40’)
Il documentario ripercorre, attraverso alcune clip tratte dai film più
famosi per i quali Morricone ha scritto le sue indimenticabili colonne
venerdì 18
L’uccello dalle piume di cristallo
21.15 Sostiene Pereira di Roberto Faenza (1995, 104’)
«A Lisbona nel 1938, finito, dopo trent’anni di cronaca, a dirigere la
pagina letteraria del quotidiano “Lisboa”, il dottor Pereira, colpito da un
articolo del giovane saggista Monteiro Rossi sulla morte, lo contatta per
ingaggiarlo come praticante per il giornale. Conosce così anche Marta
la sua ragazza, ostile al regime.
martedì 22
Luciano Martino
Il cinema popolare di
Negli anni Sessanta e Settanta, nel pieno del furore creativo e realizzativo del cinema italiano, capace di sfornare centinaia di film l’anno e di
attraversare ogni genere, non solo gli autori, ma anche i produttori avevano un’identità precisa: chi era votato alla commedia, chi al cinema
drammatico, chi al cinema indipendente, c’era persino chi si era specializzato negli esordi (o negli art. 28…). Luciano Martino, con la sua
Dania Film e la consorella Devon Cinematografica, è stato il produttore
dell’ultimo cinema italiano veramente popolare, nelle sue molteplici
varianti (il thriller, il thriller erotico –, una sua creatura produttiva con il
grande successo de Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri –, la
commedia sexy). Ma Luciano Martino è stato anche un prolifico sceneggiatore dal 1955 al 1965 (La finestra sul luna park di Comencini,
Giovani mariti di Bolognini, La ragazza del palio di Zampa, Il colosso di
Rodi di Leone, La ragazza in vetrina di Emmer, Tiro al piccione di
Montaldo, La frusta e il corpo di Bava) e, sporadicamente, regista, tra
film di genere (alcuni codiretti con Mino Loy, altra figura in bilico tra
regia e produzione), e incursioni autoriali (Nel giardino delle rose e In
camera mia).
La Cineteca Nazionale è lieta di ricordare Luciano Martino, a due anni
dalla scomparsa, in occasione della pubblicazione del libro di Olga
Bisera.
ore 16.30 40 gradi all’ombra del lenzuolo di Sergio Martino (1976,
110’)
«Commedia con pretese ma di incredibile trashismo che vede per la
prima volta la Fenech giacere in una notte di follia amorosa con
Salvatore Baccaro. Scritto da Tonino Guerra, con un cast ricchissimo,
è la prima grossa commedia diretta da Sergio Martino che dirige il tutto
con buon ritmo, ma senza eccessive finezze. Ne soffre un bel po’ l’episodio migliore, che è quello con Marty Feldman, richiamato dalla firma
di Guerra, che finisce per essere volgaruccio. […] Sergio Martino ricorda che “fu un film, per quegli anni, di prima categoria, un film che andò
in America…» (Giusti). Con Edwige Fenech, Tomas Milian, Giovanna
Ralli, Alberto Lionello, Barbara Bouchet, Enrico Montesano, Sydne
Rome, Aldo Maccione. Prodotto da Luciano Martino.
ore 19.00 Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri (1968, 94’)
Marcel, appena sposato con Deborah, è sempre ossessionato dal suicidio della sua ex fiamma. A complicare il tutto, c’è qualcuno che perseguita la giovane coppia di sposini. «La frase con cui si conclude il
film, pronunciata da Carroll Baker, “non si è mai ricchi abbastanza”,
condensa in sé tutto il cinismo dei personaggi di questi film che si muovono in ambienti ultralussuosi, ma per i quali una prospettiva di ulteriore
arricchimento è già movente sufficiente a giustificare i più efferati delitti» (Bruschini-Tentori). Grande cast: Carroll Baker, Jean Sorel, George
Hilton, Evelyn Stewart, Luigi Pistilli.
ore 20.45 Incontro moderato da Steve Della Casa con Olga Bisera,
Martine Brochard, Marco Giusti, Malisa Longo, Pippo Franco,
George Hilton, Romolo Guerrieri, Italo Moscati, Giovanna Ralli,
Antonella Salvucci, Diego Verdegiglio
Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Olga Bisera Luciano
Martino. Un amore che vive (Fuoco Editore)
a seguire In camera mia di Luciano Martino (1992, 99’)
«Uno scrittore surrealista di televisione e di cinema sta attraversando
un periodo di crisi creativa e decide, per reagire, di scrivere un romanzo
autobiografico raccontando le sue pene» (Lancia). «In bilico tra realismo satirico e fantasia romantica, il film procede con qualche intoppo
verso l’epilogo che è forse la cosa più pazza e divertente, con il tassista
Tatti Sanguineti […]. “Se non c’è un pizzico di follia, la vita diventa una
noia”, dichiara il regista nelle interviste. E certo un ramo di simpatica follia attraversa questo film fuori tempo» (Anselmi).
mercoledì 23
Cineteca Classic
Blake Edwards (parte seconda)
Prosegue l’appuntamento di Cineteca Classic dedicato a Blake
Edwards, uno dei maestri della commedia statunitense.
ore 17.00 Sulle orme della Pantera Rosa di Blake Edwards (1982, 96’)
Di nuovo sulle tracce del ladro gentiluomo sir Lytton e della pantera
rosa, il celeberrimo brillante, Clouseau sparisce e diviene, per una
volta, oggetto di un’indagine. Il film è dedicato alla memoria di Peter
Sellers, scomparso il 24 luglio 1980. L’attore appare in alcune immagini
di repertorio.
ore 19.00 I miei problemi con le donne di Blake Edwards (1983, 112’)
David Fowler è un giovane scultore di larga rinomanza e uomo adorato
dalle donne. Ma, da buon americano, anche lui deve ricorrere alla psicanalisi. La bella analista Marianna lo ascolta con professionale
pazienza ed interesse: perché David è pieno di velleità, di problemi e di
ansie, fino ad una temporanea impotenza. Sul rituale divano, David
enumera a Marianna i suoi successi, ma anche la sua insoddisfazione,
rivivendo l’infanzia e i primi approcci con il mondo donna. Remake de
L’uomo che amava le donne di François Truffaut, con Burt Reynolds,
Julie Andrews, Kim Basinger.
ore 21.00 Micki & Maude di Blake Edwards (1984, 118’)
«Il telecronista Ron (Moore) vorrebbe un figlio ma la moglie avvocatessa, Micki (Reinking) nicchia: al che si innamora della violoncellista
Maude (Irving) e la mette incinta. Diventato bigamo, Ron avrà tutti i figli
che vorrà. I materiali che usa Edwards (equivoci e inseguimenti) sono
vecchi come il mondo, a cominciare dalla scena del doppio parto che
ricorda il duplice pranzo del goldoniano Arlecchino servitore di due
padroni. Ma il ritmo c’è, e la sceneggiatura non perde colpi»
(Mereghetti).
Centro Sperimentale di Cinematografia Presidente Stefano Rulli • Direttore Generale Marcello Foti / Cineteca Nazionale Conservatore Emiliano Morreale • Direttore amministrativo Gabriele Antinolfi
Diffusione Culturale/Cinema Trevi Laura Argento • Domenico Monetti e Luca Pallanch (programmazione) • Simonetta Quatrini e Mario Valentini (revisione e movimento copie)
Marketing Vincenzo Aronica • Silvia Tarquini (comunicazione) • Grafica Romana Nuzzo
Cinema Trevi Barbara Pullerà, Christian Saccoccio e Giorgio Simoni (proiezioni)
In copertina: Clint Eastwood in Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone
CENTROSPERIMENTALE
DICINEMATOGRAFIA
Cinema Trevi - Cineteca Nazionale
domenica 13
d i c e m b re ’1 5
ART/TREVI Luigi Ontani e Pappi Corsicato
Omaggio a Valeria Moriconi
Gli 80 anni del
Centro Sperimentale di Cinematografia
I film di Daniele Incalcaterra
Sergio Grieco
Fatti e strafatti
Il cinema e il Giubileo
Il cinema di Mario Brenta
Incontro con il Cinema Sardo a Roma
Cinema e psicanalisi: Un mondo precario
Omaggio a Fabrizio Ruggirello
Omaggio a Ennio Morricone
Il cinema popolare di Luciano Martino
Blake Edwards
I
N G R E S S O
G R A T U I T O
CINEMA TREVI - CINETECA NAZIONALE
Roma, vicolo del Puttarello, 25 tel. 06 6781206
per informazioni: 06 72294301-389
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