ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE S. ILARIO DI POITIERS - PARMA
Teologia Fondamentale prof. Giorgio Schianchi
QUINTA LEZIONE 03 marzo 2008 - BOZZA DELLA SBOBINATURA
Prendere il sussidio 3e)
Stasera si procede con il secondo contributo di Ravasi sul cosiddetto fondamentalismo biblico. La
volta scorsa terminavamo con il numero 2 con il modulo rivelativo. Proprio con la storia dei
patriarchi , quattro quinti del libro della genesi è emblematica e significativa per capire una cosa
importante. La storia dei patriarchi evidenzia le dinamiche proprie di questo rivelarsi di Dio al suo
popolo. 3 caratteristiche . si capisce come la storia del popolo di Israele sia la storia di un
intervento provvidente che guida il popolo di Dio. Come guida Dio la storia del suo popolo? Qui
andiamo vicino al fondamentalismo biblico. Nella modalità di adattamento di DOI alle condizioni
ambientali, culturali e di mentalità.Basterebbe leggere i 39 capitoli per vendere come Dio si
Adatti. I padri della chiesa spiegano come Dio si adatti dove la meraviglia non è poca. Tante
qualifiche morali giustificabili solo all’interno di particolari contesti. La bibbia non è un dizionario
biblico dove ci sono termini e situazioni astratte. Dio si adatta a coordinate culturali della cultura
semitica. Abramo non nasce ebreo. Ma nasce pagano di quella società che ha cultura millenaria, la
cultura Assiro-babilonese. Perché Dio si adatta? In vista di un’educazione progressiva per un
incontro sempre più autentico di Dio con il suo popolo. Quest’adattamento è proprio la definizione
dei padri della chiesa. La parola usata in greco significa calare al livello di. Dio si abbassa al livello.
E’ come un processo educativo. L’insegnante si adatta ai limiti di comprensione e di accoglimento
del bambino per portarlo ad un incontro sempre più autentico con Dio. Alcuni comportamenti non
sono giustificati in se stesso, nel seguito immediato della bibbia vengono superati. Ma si
comprende come Dio stia formando con questa sua pedagogia Israele o per portarlo ad un livello
di comunicazione migliore. Questi racconti eziologici hanno la particolarità, quella espressa dalla
storia dei patriarchi, questa storia progressiva e concreta dei personaggi con tutti i loro limiti. La
bibbia non fa nulla per nascondere i limiti e le miserie morali dei personaggi anche nei più illustri.
È nell’insieme del discorso che si comprende come Dio si adatta per formare pedagogicamente il
suo popolo.
Da dove viene il discorso del fondamentalismo biblico. La bibbia presa alla lettera (domenicale di
Ravasi “3e”). Leggendo questa storia dei patriarchi la rivelazione si dà con queste tre
caratteristiche. Questa considerazione la si vedrà nei corsi i esegesi. Basterebbe questo modulo
rivelativo per la infondatezza non solo culturale ma anche sul piano teologico. Perché vorrebbe
dire che si dimentica dell0’aspetto letterario della bibbia. La bibbia fa parte di un a cultura e di una
letteratura assai specifico. Non si può prescindere dalla cultura e dalla lingua semitica. Solo
attraverso la conoscenza della cultura, la lingua e la mentalità semitica, possiamo comprendere il
messaggio della bibbia. La bibbia è scritta in quella lingua e quella cultura. Non ci si può
dimenticare di quella cultura quindi per leggere il contenuto della bibbia. Un fondamentalismo
biblico La dimensione teologica significa dimenticarsi il principio di incarnazione. Dio si incarna
rivelandosi in quella cultura per superare i suoi limiti ma non prescindendo da essi. La storicità
della rivelazione per un verso e quel dinamismo di incarnazione che Dio sceglie nel vertice stesso
della creazione che Dio sceglie nel figlio stesso. La bibbia non p la voce di un dizionario teologico o
filosofico. La bibbia è il racconto di una storia vissuta di un popolo in tutta la sua concretezza. Una
storia che racconta un graduale perfezionarsi dell’incontro di Israele con il proprio Dio che si
avvicina ad esso. In conclusione il fondamentalismo biblico fa l’errore di dimenticare la distinzione
tra contenuto dottrinale espresso e mezzo letterario espressivo di quel contenuto. Uno è uno
strumento l’altro è un contenuto. Un conto è il contenuto e un conto è la forma espressiva.
Prendete la dispensa 3e che risponde alle esigenze di un certo protestantesimo americano dove si
tocca con mano il fondamentalismo biblico. «Pur partendo dalle esigenze di autentica fedeltà
dottrinale e spesso da buona fede personale questo approccio al testo sacro è metodologicamente
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erroneo perché nega la via dell’incarnazione e della storicità della rivelazione cristiana. Infatti se il
verbo si è fatto carne questo significa che la parola di Dio è stata espressa in un linguaggio umano
ed è stata redatta sotto un ispirazione divina da autori umani che si esprimevano secondo le
coordinate storico - culturali in cui erano inseriti usando modelli linguistici, visioni del mondo
datate, e generi letterari, fraseologie e simbologie condizionate da una determinata epoca storica.
Ignorando questa dimensione incarnata e assumendo alla lettera i passi biblici respingendo una
corretta interpretazione e analisi storico critica si può non solo stravolgere la genuina
comunicazione che la bibbia vuole fare con il suo linguaggio ma anche paradossalmente
raggiungere esiti antitetici». Far dire cioè alla bibbia cose contrarie alle sue intenzioni. si sono
generati casi enormi come ad esempio il caso Galileo, che ha avuto delle influenze enormi, è in
buona parte frutto del fondamentalismo biblico. In quel famoso passo «fermati o sole» 1 si pensava
di essere preso alla lettera o come i sei giorni si pensava di dover essere preso alla lettera. Non si
conosceva il poema di Gilgamesh. Non si deve confondere il contenuto letterario dalla forma.
Esempio. Se diciamo a un cinese che un tizio non è capace di tirar un ragno dal buco. Perché non
sa che è un idiomatismo per dire che uno è un inetto. Ogni lingua e letteratura ha idiomatismi che
sono mezzi e non contenuti. Un processo del genere va fatto. È in gioco confondere mezzo e
contenuto. Uno delle maggiori difficoltà tra cristianesimo e l’islam. Per L’islam è rivelazione anche
la forma di rivelazione. Tanto del dramma del fanatismo religioso sta proprio in questo tipo di
fondamentalismo. In alcune minoranze culturali sta nascendo l’esigenza di differenziare anche per
il corano il contenuto e la forma espressiva. «In questa luce si può dire che le lontane radici sono
da ricercare alle stesse sorgenti della riforma protestante con il principio protestante della “sola
scriptura”. Adottata meccanicamente questo principio cancellava l’interpretazione della bibbia
nella tradizione, certo se l’interpretazione non segue canoni specifici e rigorosi, sia di indole
storico critica che di tagli ideologici, si possono, con il rivestimento storico letterario, elidere e
dissolvere anche i fondamenti, ma questo non giustifica la negazione della realtà vera delle
scritture che sono parola di Dio in parole umane che esigono decifrazione e comprensione e non
sono frutto di un dettato divino parola per parola.» Sia sul piano letterario che sul piano teologico.
L’esodo2
Passiamo al punto numero tre che è il libro dell’esodo.
L’esodo è anche il titolo della traduzione. Esprime sinteticamente il contenuto del secondo libro
della bibbia. Il secondo dei cinque del pentateuco, ma soprattutto intendiamo con il termine
“esodo” l’avvenimento assolutamente capitale per tutta la storia di Israele e successiva che è stata
la schiavitù politica in Egitto e il suo costituirsi in popolo libero con una terra sua propria. L’esodo e
i suoi avvenimenti costituiscono quello che potremmo veramente definire una seconda
fondazione storica di Israele, con termini analoghi con cui abbiamo definito il primo del cap.12
della genesi. Se la chiamata di Abramo costituisce il primo avvenimento storico (dal 12° al 50°
capitolo), questo dell’esodo gli si può mettere in parallelo e paragonarlo e chiamarlo esodo che
avviene almeno due secoli e mezzo o tre dopo aver fatto nomadismo nelle terre del medio
oriente. Quelli dell’esodo costituiscono il secondo evento fondatore, dopo il primo e della storia
1
Galilei venne condannato (1633). Le contestazioni, data la natura del tribunale erano di carattere religioso non scientifico.Pertanto si
contestò che in un famoso passo della Bibbia Giosuè aveva pronunciato le parole" fermati o sole" e che quindi la Bibbia stessa aveva
confermato la teoria geocentrica. In effetti la argomentazione era debole: non fu difficile a Galilei rispondere che le parole della Bibbia
non vanno prese in senso letterale, che si trattava di un modo di dire del tempo. In effetti i motivi erano ben altri.
2
Il canone ebraico chiama il libro, dalle prime parole utilizzate nel testo masoretico, Ve-eleh shemoth ("e questi sono i nomi") o
semplicemente "Shemoth" ‫תומש‬
2
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patriarcale. È la bibbia stessa a fare quest’affermazione. Anche se non nei suoi termini formali
anche perché il lessico ebraico non ha termini astratti. Del resto questo secondo libro sarà molto
più marcato ed evidente quest’avvenimento che i racconti del genesi che costituisce l’atto di
nascita di Israele. Di fatto la bibbia presenta quest’evento come la vera nascita storica di Israele
come popolo. Quest’affermazione generale si specifica nella bibbia ed è anche l’ossatura e lo
schema letterario di tutto il libro dell’esodo dall’inizio alla fine. Quest’evento di liberazione dalla
schiavitù politica non è l’ultima; dopo gli egiziani vi sarà la schiavitù assiro-babilonese, la
subordinazione greca poi quella romana. Questo racconto di storia di liberazione, in quella serie di
passi che prima ha sinteticamente espresso, è descritto quel complesso processo storico di
liberazione. È descritto da quattro avvenimenti che sono anche il significato pieno e profondo di
questo racconto molto particolareggiato di cui non deve sfuggire questo filo di fondo. Questi
quattro avvenimenti costituiscono la maturazione verso la costituzione di popolo. Li descriviamo
uno ad uno.
1) Il celeberrimo dell’esodo cap.
3, 14-153 e cioè la rivelazione
del nome personale di Dio
come JHWH4. 5
2) Secondo avvenimento quello
che potremmo definire in
termini teologici intervento
liberatore di Dio dalla schiavitù
d’Egitto fatto da diverse forme
espressive che è visto come la
forma
esemplare
dell’intervento storico di Dio.
3 Esodo 3 [13] Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno:
Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?".
[14] Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi".
[15] Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di
Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in
generazione.
‫מֹּ שֶ ה‬-‫ֹלהים אֶ ל‬
ִ ֱ‫[יד ַוי ֹּאמֶ ר א‬14]
‫ ְבנֵי‬-‫ת ֹּאמַ ר אֶ ל‬-‫ כֹּ ה‬,‫מֹּ שֶ ה‬-‫ֹלהים אֶ ל‬
ִ ֱ‫ טו ַוי ֹּאמֶ ר עֹוד א‬.‫ ְשלָחַ נִ י אֲ לֵיכֶם‬,‫ אֶ ְהיֶה‬,‫ ֹּכה ת ֹּאמַ ר לִ ְבנֵי יִ ְש ָראֵ ל‬,‫ אֶ ְהיֶה אֲ שֶ ר אֶ ְהיֶה; ַוי ֹּאמֶ ר‬,
‫ יְ הוָה‬,‫יִ ְש ָראֵ ל‬
4
Il tetragramma biblico o "tetragrammaton" è la sequenza delle quattro (τέτρα, tetra in greco) lettere (γράμματα, grammata in greco)
‫והי ה‬
ebraiche
(yod, he, waw, he) che compongono il nome proprio di Dio nella Bibbia ebraica.
In passato era largamente attestata la traslitterazione "JHWH". In epoca contemporanea invece la traslitterazione più diffusa è "YHWH",
dato che il valore consonantico che la lettera J possiede nelle lingue neolatine e inglese (p.es. "Jessica") non corrisponde alla yod
ebraica.
Gli Ebrei considerano dall'antichità il tetragrammo troppo sacro per essere pronunciato: nella lettura della Bibbia e nelle preghiere è
sostituito in ebraico con "HaShem" ("il nome") o "Adonai" ("Signore"), nelle altre lingue con "Signore" o "Eterno". Queste due ultime
forme sono usate anche da alcune traduzioni della Bibbia cristiane.
Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico si ritiene costituito unicamente da consonanti oppure
unicamente da vocali; poiché esso non viene più pronunciato, non si sa più quali vocali debbano essere interpolate alle consonanti o se
sia un suono totalmente vocalico: l'ebraismo ritiene persa la corretta pronuncia del nome sacro. Da ciò è nata, a partire dal XVI secolo e
soprattutto da parte di studiosi cristiani, una ricerca approfondita e vasta tuttora in discussione.
5
Nell’immagine il tetragramma in fenicio (1100 a.C. fino al 300 d.C.), Aramaico (10° secolo a.C. fino a 0) ed ebraico moderno.
3
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3) Terzo avvenimento che è quello più conosciuto, il patto di alleanza con i celeberrimi 10
comandamenti; le 10 debarim6 plurale di dabar. Parole non comandamenti. Parole - fatti azioni.
4) Quarto avvenimento che conclude l’esodo: l’entrata di Israele nella terra promessa al
termine di quel lungo cammino decennale come dono di JHWH. Si vedrà che è l’ossatura
del libro non solo letteraria ma anche del contenuto. L’insieme delle azioni salvifiche per
liberarlo, l’alleanza del Sinai e gli interventi di Dio lungo la marcia quarantennale, l’entrata
nella terra promessa.
1) Esodo 3,14 (1-15) è l’inizio di fatto della rivelazione che Dio fa a Mosè del proprio nome
personale, è l’inizio di fatto degli avvenimenti dell’esodo ma è anche l’inizio teologico,
l’inizio cioè che rivela il senso profondo del rivelarsi del nome di Dio. Israele da secoli, come
da tavola cronologica 3d consegnata, siamo nel 1250 a.C., Da secoli Israele chiamava Dio
con tanti nomi. Il più importante era El o Elohim7 plurale maiestatis di El, preso dalla
cultura semitica per indicare Dio… anche se Israele gli dava una concezione monoteistica.
Nome comune di Dio. A un certo momento, l’avvenimento capitale, Dio stesso rivela il
proprio nome, anche Dio ha un nome personale che rivela Dio stesso e quindi Mosè non
poteva arrivarci da solo. Per noi il nome è un qualcosa di superficiale ma non nel contesto
semitico e d ebraico. Il nome aveva un’importanza fondamentale. Il senso tipico della
cultura semitica non è semplicemente il nome come lo è per noi moderni o occidentali che
è puramente strumentale per distinguere una persona dall’altra. Ma nella cultura semitica
il nome è espressivo della identità personale. Non a caso quasi tutti i nomi biblici
esprimono un concetto anche direttamente teologico. Infatti è dentro tutte i nomi a
cominciare dal nome di Gesù, Joshua8, Dio salvatore. Giosuè praticamente lo stesso in
variante. Isaia, Ezechiele… il nome nella cultura semitica ed ebraica è espressivo
dell’identità personale, o di augurio o espressivo di un compito auspicato o desiderato. Si
capisce perché è così importante per Mosè in esodo 3, 1-15, quando avendo Mosè
ammazzato un uomo va nel deserto e diventa pastore, sposa la figlia del mandriano, e, un
giorno, al pascolo vede Dio nel roveto ardente. Dio gli affida il compito di liberare il suo
6
La tradizione scritta per il plurale di "parola" "deber =
" usa il maschile
"debarim", mentre la tradizione orale, di
cui il Talmud è la coagulazione d'interpretazioni consolidate, usa il plurale al femminile
7
‫איהִם איל הֹ וִים‬
"debarot";
‫הוִם‬
Elohim (
,
) in ebraico è un plurale della parola "divinità" - Eloah (
) - che ha suscitato non pochi
interrogativi fra gli esegeti biblici a causa dell'evidente impianto monoteistico della Bibbia. Il termine potrebbe avere un collegamento
con l'ENLIL sumerico. Una delle possibili etimologie del termine lo vorrebbe composto dall'unione di due radici antiche: "El" e "Hoa".
"Hoa" sarebbe l'antica radice che indicava L'Essere Supremo, Colui che esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso. Il
prefisso "El" corrisponderebbe al nostro Colui, indicando la persona in senso astratto. "Colui che ha vita in sé" sarebbe quindi il
significato del termine Eloha. Il termine Elohim, quindi, assumerebbe il senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la
Fonte della Vita. Sono state proposte possibili spiegazioni per la sopravvivenza del termine: la prima è che si tratti di un residuo
lessicale di una eventuale fase politeistica della cultura ebraica. La seconda spiegazione, più usualmente fornita, indica il termine come
una sorta di pluralis maiestatis teso ad esaltare ancor più la divinità una e unica del Testo Sacro (in ebraico, infatti, esiste la forma del
plurale maiestatico-intensivo, utilizzato per tutte le realtà costituite da parti). Numerosi i passi, nell'Antico Testamento, in cui è presente
la forma plurale (anche come pronome):
« «Dio disse: facciamo l'uomo, che sia la nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza […]" […] "ecco, l'uomo è diventato come
uno di noi"» »
(Genesi 1,26 - episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden)
Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri
creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9).
Alcuni studiosi di lingue antiche imputano questo uso non univoco del termine alla maggior semplicità della lingua ebraica rispetto a
quella greca - nella quale vi è una netta distinzione tra il termine Angelo (ἄγγελoς) e il termine Dio (θεός).
8
Joshua, Jehoshuah, or Yehoshua (Hebrew:
ַ‫והיֻע‬
ֹ ֹ‫ׁי‬
, Israeli: Yəhoshúa)
4
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popolo. Ma Mosè dice, sia il Faraone e il mio popolo mi chiederà chi ti manda?9 Tu gli
risponderai “io sono colui che sono” ti manda. Punto capitale non solo dell’esodo ma di
tutta la bibbia. Bisogna capire cosa vuol dire sapere il nome di Dio. Partendo dalla
concezione culturale che ha in importanza la conoscenza del nome di una persona tanto
più se altolocata. Per questo è una condizione di legittimità il presentarsi dal faraone e
presso il suo popolo perché Dio stesso aveva rivelato il nome di ‘JHWH’. Equivaleva per
Mosè di dire due cose. Israele aveva il titolo legittimo di un particolare e personale
rapporto con dio e dunque che il rapporto non era presunzione ingenuità o arroganza ma
era legittimato e giustificato da Dio stesso. Perché lui indica il suo nome. Sapere come si
chiama Dio, equivale sapere chi lui è. Ovvero la garanzia di questo particolare rapporto con
Dio. Che Israele saputo da Dio stesso il suo nome aveva la garanzia e la certezza del suo
intervento risolutore salvatore. I due aspetti sono intimamente connessi10. È come se Mosè
avesse detto al suo popolo lui, Dio, ci autorizza ad un rapporto personale con lui, abbiamo
la certezza che interverrà in nostro favore. La conferma di tutto questo avviene nel
significato letterale del nome di JHWH. Il nome personale di Dio, che Dio stesso rivela. Qui
dobbiamo fermarci un attimo su questo nome. Nome personale di Dio. Tu gli dirai mi
manda JHWH. Se leggete quel passo più particolarmente questa è la forma contratta
sintetica io sono colui che sono. Secondo molti teologi ebraicisti c’è la possibilità di
tradurre in altro modo il verbo essere. Per capire il nome di JHWH bisogna partire dal verbo
essere ebraico che traslitterato con le vocali è jhaweh. IL verbo essere anche in ebraico è
uno dei verbi ausiliari. Nell’ebraico non ha l’importanza filosofica e metafisica che il verbo
essere ha nel greco. Traduce invece queste nostre espressioni italiane: Essere presente,
essere efficace, essere operante. L’eiè (‫ )הָ יָה‬ebraico e l’[eimi] greco (l’essere) basterebbe
per vedere tutta la distanza tra la cultura greca e la cultura semitica. Nel greco è il vertice
della speculazione e della teoresi. In ebraico, che è una cultura poverissima di termini
astratti, essere è essere presente, efficace, operante. Sono gli aggettivi che danno il senso
dell’essere un senso dell’essere pratico. Che è legato alla concretezza. All’esperienza
visibile. Si traduce con al concretezza. Il nome JHWH è la forma contratta abbreviata di io
sono colui che sono. (Segue traslitterazione) ["Eiè asher Eiè"; ‫ ]אֶ ְהיֶה אֲ שֶ ר אֶ ְהיֶה‬secondo
alcuni filologi della lingua ebraica più che presente andrebbe tradotto con il futuro 11. Io
sono colui che sarò sempre presente al tuo fianco. Non c’è nell’affermazione di Dio non è
solo il presente attuale ma anche la promessa del futuro. Traduzione più vicina al senso
profondo di quella traduzione. Sarò sempre al tuo fianco. Sarò efficace operativo al tuo
fianco. Promette l’intervento risolutore al suo popolo. Non è solo nell’etimologia del nome
ma c’è la prova in tutto il racconto successivo. Gli altri avvenimenti sono la dimostrazione
di quella promessa fatta.
9 Esodo 3[13] Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno:
Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?".
10 Riferimento a file audio \\Xpmodu\issr\ISSR_TF5_03_03_08(1).WMA minuti 50.30
11
Si noti che Giovanni in Apocalisse 1,4 scrive:
« Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene»
5
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[12Quel nome di JHWH era talmente il nome personale di Dio che non sarà più pronunciato.
Nella bibbia , il nome scritto, non veniva mai letto, ma veniva letto con un sinonimo, adonai,
kyrios, signore, non si poteva sporcare con le nostre parole umane. Nelle bibbie moderne
diventa sempre più diffuso quello di non scrivere JHWH con le vocali ma soltanto con le
consonanti e in maiuscolo. In italiano è impronunciabile senza vocali. È un’altra maniera per
dire che è nome impronunciabile.]
2) L’intervento liberatore di Dio dalla schiavitù dell’Egitto. I celeberrimi racconti delle piaghe
d’Egitto e quindi i castighi di Dio al Faraone che si intestardisce a non far partire il suo
popolo. Interventi di Dio efficaci per la liberazione del suo popolo. In altra forma in quella
serie di prodigi raccontati in decine di capitoli, di interventi di Dio nel cammino
quarantennale dopo la decisione del Faraone di far partire il popolo di Mosè. Sono la
esemplificazione e la promessa di quella promessa dell’intervento di Dio. IL passaggio del
mar rosso costituirà il vertice ma anche tutti gli interventi sono espressione di quella
promessa che si attua. Sarò presente e operante.
3) Terzo avvenimento, Il patto di alleanza tra Dio e Israele. Prima dell’arrivo della terra
promessa, c’è il patto di alleanza, la Berit (‫ ; ֹת לִיב‬berit). Il racconto dei dieci comandamenti
che sono l’espressione di questo patto di alleanza tra JHWH e il suo popolo. Quello che
sono le dieci debarim, le dieci parole. Quelle, che noi in maniera giuridica chiamiamo
comandamenti, sono espressioni, certo di una ‘parola’ ma anche di un ‘azione’, di un patto
di alleanza. Dio interviene nel suo popolo con le forme storiche di un patto con il suo
popolo e la fedeltà di Israele a precise disposizioni.
4) Quarto momento conclusivo l’entrata nella terra promessa: Èretz. Èretz Israèl (‫ִםִיי‬
‫)ץִם‬13 La terra ebraica, il suolo. L’ultimo dono di Dio. Tanto desiderato e aspettato
costituisce quella terra, Èretz, la costituzione di Israele come popolo e nazione. Del suo
sviluppare le sue successive istituzioni. Ma nell’esodo viene presentata non semplicemente
come diremo noi in una guerra di indipendenza o di liberazione nazionale, viene percepito
12
Durante la lezione don Giorgio Schianchi aveva dimenticato questa parte che recupera solo più tardi e chiede esplicitamente di
inserire invece in questa sezione.
13
Èretz Israèl (‫ )ץִם ִםִיי‬è l'espressione della lingua ebraica con cui si indica la Terra di Israele, il territorio nel quale
tradizionalmente si individua il riferimento geografico della religione ebraica.
Nella tradizione ebraica e cristiana, la Terra Promessa è anticamente detta "Terra di Canaan" o "Palestina" (non coincide con il territorio
dell'odierno stato di Israele, che ne occupa solo una parte).
L'espressione "promessa" viene usata in quanto, come riportato dalla Bibbia, Dio promise ad Abramo di dare questa terra al popolo che
da lui sarebbe disceso. La promessa si realizzò diversi secoli dopo, quando il popolo ebraico, dopo aver risieduto in Egitto per 430 anni,
ne uscì alla guida di Mosè per dirigersi appunto verso la Terra promessa. Gli ebrei tuttavia, prima di entrarvi, vagarono per il deserto del
Sinai per 40 anni, al termine dei quali Mosè morì: Dio gli permise solo di vedere la Terra Promessa dall'alto di un monte, ma non di
entrarvi. La conquista della Terra di Canaan (così chiamata dalla presenza del popolo dei Cananiti) venne quindi compiuta dagli ebrei
sotto la guida di Giosuè, come è raccontato nel libro della Bibbia a lui intitolato. Il territorio venne ripartito tra le dodici tribù di Israele.
Antichi documenti egiziani si riferiscono alla regione come R-t-n-u (pronuncia Rechenu. Nella Bibbia è indicata con diversi nomi: (Eretz)
Israel "(Terra di) Israele", Eretz Ha-Ivrim "Terra degli ebrei", "Terra in cui scorre latte e miele", Terra del Signore.
La parte del territorio ad occidente del fiume Giordano era anche chiamata "Terra di Caanan" durante il periodo in cui era sotto il
controllo di vassalli dell'Egitto, tradizionalmente considerati discendenti da Caanan figlio di Han. Dopo la divisione in due del regno
ebraico, quello più meridionale era chiamato regno di Giuda, mentre la parte settentrionale regno di Israele. Durante tutta la storia della
diaspora ebraica, Eretz Israel, come Gerusalemme, è stato più un luogo ideale che un'entità geografica nonostante la presenza ebraica
a Gerusalemme non sia mai mancata; dopo la creazione dello stato di Israele, gli ebrei si trovarono quindi ad edificare il loro stato su
una terra abitata anche da altri popoli che non avevano intenzione di mantenere rapporti pacifici con gli abitanti ebrei.
6
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nell’esodo con questo significato profondamente teologico. “L’anno prossimo a
Gerusalemme” ["Be shannà habaa Birushalaim"] augurio che per duemila anni si sono
scambiati gli ebrei [la notte prima di pasqua]. C’è la radice religiosa. Per Israele quella terra
ha un significato teologico come ce l’ hanno le dieci debarim. Già all’interno dell’antico
testamento, ma di certo un nuovo concetto anche teologico. Nel nuovo testamento il
concetto si relativizza in modo radicale ma per Israele continua ad avere un significato
teologico preciso: l’ultimo dono insieme ai dieci debarim e insieme alle liberazioni nella
lunga marcia dall’Egitto alla terra, Èretz Israèl.
Un altro termine anch’esso molto importante e molto conosciuto anche se tradotto in maniera
limitativa rispetto alla complessità del concetto. Torah14. È proprio l’esodo a farci comprendere il
significato di questa parola. La torah è quello che possiamo dire rivelazione storica. Il termine che
sinteticamente esprime il concetto di rivelazione storica: Nella genesi abbiamo vista la prima
rivelazione nella creazione. La torah è la rivelazione nella storia.15
È il termine torah che costituisce l’identità specifica di Israele, potremmo dire che è anche
l’elemento costitutivo dell’identità specifica di Israele. Nell’esodo il termine torah è una sorte di
sintesi e di riassunto. Partiamo dalle radicali TRH, nelle sue radicali il suo significato etimologico
vuol significare il nostro concetto di direzione indicata e quindi è la forma simbolica per esprimere
un insegnamento un informazione un istruzione. Dice essenzialmente un insegnamento una
dottrina un ammonimento. Più particolarmente si riferisce a un titolo particolarissimo che anche
noi chiamiamo nella nostra traduzione italiana con le tavole della legge. Cosi noi lo traduciamo: la
legge. C’è anche quel senso. Ma il senso biblico di torah o legge è in realtà l’aspetto di
insegnamento di indicazione e di ammonimento, di dottrina che si riferisce a quella legge che è per
antonomasia tale, le famosi dieci parole che sono espressione del patto di alleanza tra Dio e
Israele. Molto più del nostro concetto di precettistica o di legge. Una sorta di reciprocità tra Dio e il
suo popolo che lui ha eletto e scelto. Sono parole che tornano con variazioni ma sempre con un
significato di base. Torah si allargherà ad indicare tutta la minutissima codificazione giuridica e
morale della vita di Israele, dalle norme dietetiche, cultuali, perfino igieniche. Ci sono passi nel
vangelo in cui Gesù giudica duramente il fatto che quello che dovevano essere un mezzo
diventano un fine. Erano 630 precetti tra positivi e negativi. Erano aspetti minutissimi e la vita
Torah (ebraico: ‫)הִוב‬, a volte scritto Thorah, è una parola ebraica che significa insegnamento o legge. Con questo termine si
indicano i primi 5 libri del Tanakh, conosciuti anche col nome greco di Pentateuco (pente in greco significa cinque, teuchos significa
libro), forse in riferimento al rotolo di pergamena in cui sono scritti.
Con il medesimo termine, l'ebraismo indica anche la Legge ebraica intesa in senso generale. Più precisamente si utilizza la dicitura
Torah shebiktav (traduz. La legge che è scritta) per indicare i 5 libri del Pentateuco e la dicitura Torah shebehalpeh per indicare tutto
l'insieme di tradizioni orali codificate successivamente. Lo studio della Torah, come compendio di istruzioni divine date all'ebreo, è uno
dei principali precetti dell'ebraismo.
I libri della Torah sono (I nomi ebraici sono presi dalle parole iniziali del primo verso dei rispettivi libri):
14





Genesi
(Gen;
Esodo
(Es;
Levitico
(Lv;
Numeri
(Nm;
‫בייםִב‬, Bereshit: "In principio...")
‫בומי‬, Shemot: "Nomi")
‫םִקיו‬, Vayikra: "Ed egli chiamò...")
‫ִבדמב‬, Bamidbar: "Nel deserto..."), e
‫איִבד‬, Devarim: "Parole", o "Discorsi")
Deuteronomio
(Dt;
È consuetudine completare la lettura della Torah in un anno e per questo scopo essa è stata suddivisa in 54 parashoth, (plurale di
parashà, ossia "porzione") quanti sono i sabati negli anni lunghi (di 13 mesi lunari). Negli anni di 12 mesi lunari, in alcuni sabati si legge
una doppia parashà. Le parashoth prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio, e che ne riassume il
messaggio principale.
15
Fine prima parte della lezione \\Xpmodu\issr\ISSR_TF5_03_03_08(1).WMA
7
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veniva avvolta a trecentosessanta gradi in tutti i suo aspetti individuali e sociali. Ma questo
termine nella sua accezione essenziale e più profonda viene ad indicare l’insieme stretto e
armonizzato di quei quattro momenti che noi abbiamo analizzato. Il sapere il nome di Dio, gli
interventi liberatori e provvidenti di Dio nella storia, il patto di alleanza e l’ultimo dono della terra
in cui si entra. Alla fine torah è l’insieme di quello che chiamiamo la rivelazione storica. Questo
vuol dire il nome che io conosco: che lui si impegna ad intervenire verso di me. Lui si impegna
verso di me e io mi impegno verso di lui. Mi costituisce in suo popolo. Dicevo dire torah come
rivelazione storica… l’esodo ci dice che cos’è questa storia di Dio che si chiama JHWH che si
impegna a stare al mio fianco e l’esodo lo conferma, Un dio che nel nome dà il sigillo del suo
impegno, che di fatto provvede alla mia liberazione che si allea con me e mi dona la terra
promessa. La torah vuol indicare questa complessità. Nello schema si fanno quattro
esemplificazione del tipo che abbiamo fatto anche per la genesi. Riprendendo un concetto, si
capisce perché si afferma che la torah costituisce l’identità specifica di Israele, perché so come si
chiama Dio, so la sua autorizzazione ad avere un particolare rapporto con lui , so il suo impegno
con me e il mio impegno verso di lui , sono certo del suo intervento liberatore, lo ho
sinteticamente al mio fianco, in questo senso si può dire che la torah costituisce l’identità specifica
di Israele, dono ricevuto; elezione specifica; impegno assunto. Concetto di fondo della Genesi. Lui
mi libera lui stabilisce un patto di alleanza (ci si allea da pari), Dio stabilisce con il suo popolo una
sorta di reciprocità. Io sarò il tuo Dio tu sarai il mio popolo. 16 Il racconto dell’esodo che si riassume
teologicamente nel concetto di torah diventa anche una delle categorie fondamentali di tutto il
racconto biblico successivo. Da qui ne deriva la risonanza totale così pervasiva dell’esodo su tutta
la storia de l’esperienza religiosa successiva di Israele. Se si facesse un paragone con la storia dei
patriarchi e la storia dell’esodo di quei quattro avvenimenti si vedrebbe la maggioranza del
secondo rispetto al primo. L’esodo nel suo concetto di rivelazione storica in questi quattro
avvenimenti … . Si danno quattro esempi di questa risonanza pervasiva su tutta la bibbia
successiva.
1) Il primo caso, quello più vistoso, La normatività e esemplarità dell’esodo come evento
fondatore è quello che la più importante celebrazione annuale di Israele , la pasqua. La
pasqua è il ricordo la memoria che ogni anno nella primavera con calcoli astronomici molto
precisi, di quell’evento liberatore in particolare e dei quattro avvenimenti in generale.
2) Vi anche una seconda forma ed è il culto nel tempio17. Il tempio unico in Israele a
Gerusalemme, nel sancta sanctorum, dove nessuno poteva entrare se non il sommo
sacerdote una volta all’anno dove erano le tavole della legge. La celebrazione annuale della
16
Schianchi fa una digressione sul nome di JHWH, e dice di risistemare negli appunti questa parte in coda al punto della rivelazione
del nome di DIo
17
Il Tempio di Gerusalemme fu, secondo la Bibbia, realizzato per ospitare l'Arca dell'Alleanza ed era considerato dalla religione
ebraica l'edificio sacro più importante.
Il tempio fu distrutto e ricostruito più volte. La parola ebraica per indicare questa costruzione è Beit HaMikdash ovvero la Sacra Dimora,
tuttavia essa è indicata nella Bibbia anche con altri nomi quali Beit Adonai, ovvero Casa di Dio o semplicemente Beiti ovvero la casa. Il
Tempio, secondo la Bibbia, venne edificato secondo il volere di Re David, il quale ne aveva avuto indicazione da Dio stesso.
Nonostante il desiderio del sovrano di vedere la fine della sua costruzione, fu suo figlio a vederlo ultimato.
Il Tempio di Salomone o Primo Tempio è stato costruito, secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X secolo a.C.. Fu completamente
distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C..
Il Secondo Tempio fu costruito al ritorno dall'esilio babilonese a partire dal 536 a.C.. Fu terminato il 12 marzo del 515 a.C.. Venne
restaurato il 21 novembre del 164 AC da Giuda Maccabeo.
Il Tempio di Erode fu un ampliamento importante del Secondo Tempio, ivi compreso una risistemazione del Monte del Tempio. Fu
iniziato da Erode il Grande verso il 19 a.C. e terminato in tutte le sue parti solo nel 64 d.C.[1]. Questo tempio fu distrutto dall'imperatore
Tito nel 70 d.C.. Oggi ne resta solamente il muro occidentale di contenimento, detto comunemente, Muro del Pianto.
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pasqua e nel culto del tempio … tutto ci riconduce al ricordo, alla memoria di quell’evento.
Israele aveva molte celebrazioni liturgiche (ad esempio la pentecoste ebraica), per
definizione la pasqua era il ricordo del passaggio da schiavitù alla liberazione. Il ricordo
della pasqua era il ricordo di quel secondo evento fondatore dando per scontato il primo,
la chiamata di Abramo. La pasqua è la memoria di quell’evento liberatore dell’esodo. Una
memoria che rende quell’evento attuale ed efficace quel fatto della pasqua e dell’esodo.
Attuale ed efficace. In sintesi il concetto di pasqua come ricordo e memoria di quell’evento
va unito agli aggettivi attuale ed efficace.
CI fermiamo ad indicare, come abbiamo fatto per il termine kavod, altrettanto facciamo per
questa parola. Ossia per la parola che indica con ricordo, memoria. Come forma di sostantivo e
ancora più importante in ebraico il verbo ricordare. Il termine in ebraico è ZiKaRon. Se vogliamo
capire l’ebraismo poche parole come dabar e kavod sono utili come questa, Romani 9,11 . Come
dice il sacerdote nella sua celebrazione eucaristica, fate questo in memoria di me. Che cosa è lo
Zikaron ebraico. (ricordiamo che era lingua poverissima di termini astratti). Cosa si intende per
ricordare.
Tre aspetti, tre elementi, fanno il ricordare biblico,
1) C’è l’elemento aspetto di attualizzatone, di attualità (parola che non c’è in ebraico ma ce
n’è il concetto) la fatica che facciamo da occidentali e moderni è questa: il termine
memoria ci sovviene il passato e qualcosa di irripetibile, ovvero che quel che è avvenuto
non si possa ripetere. Invece il ricordo in senso biblico è quella tal cosa che ha potere di
rendersi attuale oggi. Mentre noi nel ricordare pensiamo alla memoria di qualcosa che si
allontana nel passato. Il ricordare biblico ha il potere di attualizzarsi nell’oggi.
2) Secondo elemento. l’aspetto di efficacia. Contraddice la nostra esperienza spicciola, non
c’è più nel presente quindi è morto. Invece lo zikaron vuol ribadire l’elemento di efficacia.
Cos’è l’efficacia. Efficacia nel senso di significatività. Nella lettura dei classici, nessun
architetto può cominciare senza confrontarsi con il canone della bellezza registrato dal
Partenone. È quel senso di operatività, che è sempre valido, come per la poesia di
Leopardi, Dante, Virgilio, Omero. Pur lontano un classico ha qualcosa che ha capacità di
influenzarmi e di interessarmi. Un classico ti interessa , ti coglie nel profondo , ti stimola.
3) Terzo aspetto, derivato dai contesti in cui è usato la parola zikaron. E cioè l’aspetto
componente di quello che noi esprimiamo con il termine italiano di interiorizzazione e
appropriazione, qualcosa che riesco a fare mio. Ricordo una cosa perché me ne approprio ,
la interiorizzo e la faccio mia.
Ci aiuto l’etimologia della parola latina. Re-cordor. Cordis = cuore. Cuore ovvero quello che
abbiamo di più intimo, la nostra intelligenza e la nostra affettività. L’elemento con il quale noi
facciamo nostre quello che è passato o quello che è esterno a noi. Non c’è accordo tra gli studiosi
della lingua ebraica. Per capire queste tre accezioni ci aiutano le radicali del termine zikaron, il
sostantivo zakar. Le radicali ZKR, secondo molti biblisti, sono le stesse radicali che si usano per
indicare la nostra parola maschio o maschile nel senso di potenza generativa. Capacità di
fecondazione.Guardate l’operazione che è insieme lessicale e semantica fatta dalla teologia
ebraica per esprimere la concettualità di memoria e ricordo. Se fosse pertinente questa analogia
tra zikaron e zakar allora il lessico ebraico non ha trovato migliore simbolica per esprime il
concetto di memoria e di ricordo paragonando al potere generativo del genitore. Come il
generatore dà inizio alla vita così fa la memoria. Ha il compito la funzione e la capacità di rendere il
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passato importante per me. Ha la capacità di rendere il passato come un oggi perennemente
operativo e influente su di me. Dunque come si vede il ricordo non ha quell’accezione
prevalentemente nostalgica con cui usiamo la parola ricordo, un legame al passato che non
tornerà più, o come commemorazione per convenzione. Invece il senso biblico, dice che per certi
versi è così ma per altri il ricordo è operativo nella capacità di arricchirti in qualche modo e dà
inizio a una vita che continua. Per rendersi conto dell’influsso che questa categoria biblica di
ricordo o memoria, basta prendere una storia dell’ermeneutica, da quell’antica a quella patristica,
anche la stessa ermeneutica contemporanea che si è secolarizzata riconosce l’origine biblica di
quest’accezione. È entrata nella cultura occidentale come pagina imprescindibile come il discorso
di S. Agostino fa con il suo discor4so di memoria come il suo discorso sul tempo nelle confessioni.
Il nuovo testamento non solo accoglierà questa concettualità della semantica del ricordo memoria
ma la radicalizzerà ancora di più. Per esempio la definizione di eucaristia che è la memoria
dell’ultimo suo gesto, l’anticipo sacramentale della pasqua di Cristo. Non è una recita teatrale ma
un’attualizzazione perenne e perennemente efficace di quel sacrificio della croce. La base è
questa, l’attualizzazione l’efficacia, l’appropriazione. Nell’eucarestia è la massima esaltazione. Non
un segno strumentale. Ma il concetto cattolico è la presenza sacramentale e riattualizzazione del
sacrificio redentore di Cristo. Si riprenderà il discorso di Addio Gv 13, 14, 15, 16, 17. Nel discorso di
addio di Gesù Egli fa la promessa del paraclito e attribuisce le cinque funzioni del paraclito una
delle cinque che ci interessa è là dove dice vi manderò il paraclito che vi ricorderà quello che vi ho
detto, una della funzione del Paraclito sarà quelle di ricordare le parole di cristo. Il paraclito è
quello che ci rende attuali e perennemente efficaci le parole di Cristo. Per cui tra noi che
ascoltiamo queste parole e chi le ascoltava duemila anni fa teologicamente non vi è nessuna
differenza. Gv 14,26 Gv 16,14. Dice anche che quel paraclito vi condurrà alla verità tutta intera. Ci
mette sulla strada per arrivare alla completezza. Quei cinque passi sono straordinari e
fondamentale per la nostra teologia e si capisce il senso del ricordare per l’eucarestia e lo spirito
santo. Zikaron, il ricordo ha questo potere generativo.
Passiamo al secondo di questi quattro casi. Il secondo caso, il caso massimo lo abbiamo affrontato,
la celebrazione della pasqua non come finzione ma come attualizzazione. Secondo caso il tema che
troviamo nei libri successivi e facciamo la citazione di un salmo più lungo, 22 strofe alfabetiche (i
bambini ebrei a tutt’oggi imparano a leggere dal salmo 118). le singole strofe corrispondono alle
singole lettere dell’alfabeto ebraico e le singole righe cominciano con la medesima lettere. Al di là
della forma letteraria, la teologia è raffinatissima. Il salmo 118 e i cosiddetti salmi storici quei
salmi che descrivono in forma poetica i grandi fatti della salvezza. Quei fatti dell’esodo sono
oggetto e forma di preghiera; l’esperienza di rivelazione come intervento storico di Dio, è nel
cuore del vissuto di fede e attualizzato nel rapporto di preghiera con Dio. Non solo professione
dottrinale di fede, ma nei salmi che ne fanno la parafasi e nel salmo 118 diventa forma di
preghiera del rapporto personale con Dio.
Terzo caso come nell’esodo e nella torah nella predicazione profetica, la predicazione profetica ne
fa il richiamo più insistito, le esigenze della torah sono permanenti e l’efficacia sono insuperati. I
rimproveri durissimi contro Israele erano sul fatto che Israele dimenticava quella legge. L’infedeltà
di Israele a quel patto di alleanza era una rottura dell’operatività e dell’attualità perenne di quel
patto di alleanza.
Quarto esempio. I libri sapienziali.
L’esperienza sapienziale che vuole educare al vissuto operativo e coerente di questo manifestarsi
di Dio e di questo rispondere di Israele all’opera di Dio.
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Terminiamo anche qui con il modulo rivelativo che rivediamo confermato nella forma esemplare.
E cioè. Proprio con il termine zikaron ne abbiamo la esemplificazione, massima, proviamo a
consultare la dispensa numero () che già nel genesi dalla sua ripresa nei libri successivi di quel
tema dottrinale di quella categoria dottrinale, soprattutto nel tema della parola, costatiamo la
forma particolare in cui si esprime la rivelazione per tradizione e per trasmissione successiva.
Nell’esodo questa categoria si conferma anzi si esplicita nella maniera più ampia. Che cosa
desumiamo dall’esodo e da questa sua ripresa e risonanza in tutti suoi libri successivi della
esperienza religiosa di Israele, desumiamo il concetto di rivelazione come memoria attualizzante.
Più che mai questa risonanza pervasiva ci conferma che la rivelazione è una memoria attualizzante
e che apre al futuro, che vedremo nella categoria ultima della letteratura apocalittica. Non solo
non è il senso nostalgico ma è quella cosa che mi prepara al futuro. Per adesso è implicito ma
vediamo nella letteratura apocalittica che la funzione del ricordo è quello di preparare il presente
a un futuro definitivo, la famosa escatologia. Se ci pensate bene il concetto, anche se non è
esplicitato, vi è riconoscibile dentro questa letteratura. Quel passato è carico di un valore che non
termina nell’oggi ma apre ad un futuro definitivo e perfetto. L’apporto che la concettualità biblica
dà all’ermeneutica è inconfutabile. Si fa vedere anche come Israele concepisca la rivelazione in
modo indissociabile dalla modalità della sua permanente trasmissione. La rivelazione come
tradizione. Qui si vuole indicare anticipando quello che faremo con la tradizione, è la necessità
didattica di distinguere gli aspetti della nostra riflessione che ci porta alla nostra distinzione … ma
alla fine vedremo che dire tradizione, rivelazione, fede, è dire qualcosa di unico come descrivere
un prisma che a dispetto di molte facce, ha una sola identità. Questa risonanza pervasiva
dell’esodo ci conferma già all’interno della bibbia che si dà la rivelazione solo nella forma di
tradizione, nella forma trasmissiva ed è il ricordo la modalità. Quel ricordo che unisce insieme
passato presente e futuro. Volendo anche esagerare non si riesce ad esprimere la concettualità
biblica della dipendenza dell’ebraismo e del cristianesimo sia unito al concetto di ricordo, non
meno di gloria, di dabar. Rivelazione come creazione, rivelazione come storia attraverso la
memoria attraverso, attraverso il ricordo in questa accezione propriamente chiarita.
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