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Il musicista algherese e il suo rapporto col cinema: “c’è troppa disattenzione al linguaggio musicale”. di
Maria Elena Tiragallo
E’ uno dei musicisti più attivi nel panorama musicale italiano e internazionale. Suona il sax soprano e il sopranino e altri strumenti etnici a fiato di tutto il mondo, soprattutto della Sardegna. Utilizza e interagisce tra strumenti
acustici e tecnologie elettroniche. E’ Enzo Favata, algherese di nascita, il cui nome è legato da più di vent’anni, anche alle colonne sonore cinematografiche. "Il cielo è sempre più blu" di Antonio Grimaldi, "Inliebe Fabia Maria Teresa Camoglio", "The seer" di Luigi Desole sono solo alcuni dei film di cui ha composto la musica, arricchiti da oltre 20 cortometraggi e documentari.
L’uscita del suo ultimo album “The New Village”, con accanto il quartetto delle voci più popolari della Sardegna, i Tenores di Bitti, è stata occasione per incontrare il musicista e affrontare il
rapporto musica e immagini.
Come considera il rapporto musica e immagini?
Sono vent’anni che faccio musica per immagini. Ho iniziato con la radio, la musica descrive un paesaggio sonoro o un tema. Ho fatto colonne sonore per teatro, danza, oltre che per il cinema.
Quanto è importante la musica per la riuscita di un film?
Totalmente. Credo che sia il 40 per cento di una pellicola. La suggestione creata da un singolo suono, con una sua personalità, entra dentro il film, senza prendersi troppo spazio. Ennio Morricone insegna. E’ necessario uno stretto legame tra regista e musicista. La musica è un elemento fondamentale, spesso nel cinema italiano è trascurata, il nostro cinema è troppo autocelebrativo e con poco sentimento. Ho notato che si fanno molti corsi per cortometraggi, ma nessuno pensa di insegnare cos’è la musica per film. C’è troppa disattenzione del linguaggio suono,
immagine, storia.
Cosa pensa del cinema sardo?
Ha buone possibilità, ma deve smettere di essere autoreferenziale, cioè di parlare di se stesso. Adoro Cagliari, anche se sono di Alghero, ma c’è troppa Cagliari nella cinematografia. Preferisco però non fare nomi.
Quanto lavoro c’è dietro una colonna sonora?
Dipende da molti elementi, soprattutto dalla richiesta del regista. Io per comporre vengo sempre nella mia terra, la Sardegna, mi barrico in casa per comporre la musica. Dai due ai tre mesi di lavoro. Per il film di Grimaldi “Il cielo è sempre più blu” Antonello doveva mostrare una Roma multietnica per cui ho usato vari strumenti, dalla tabla indiana all’organetto, alle chitarre acustiche, ai sassofoni, questo per far capire che in base alla richiesta del regista io mi sono regolato.
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Lei va spesso al cinema?
Mi piacciono i bei film, anche quelli con storie contorte. Alla gente piace vedere non solo commedie, ma anche vedere un bel film che li conquisti. Ci sono tanti bei film che non godono di una distribuzione, questo purtroppo capita anche nella musica. Bisogna allora fare un passo indietro e capire come risolvere la situazione: la crisi a mio avviso sta tutta nella distribuzione.
www.myspace.com/enzofavata
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