Giovanna Gallio “LA DISTRUZIONE DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO” TRIESTE ─ CRONOLOGIA (1971 - 1981) 1 Il testo rappresenta una sorta di calendario ─ cronologia commentata ─ dei principali eventi amministrativi e degli episodi più salienti del processo di superamento e definitiva chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste, nel decennio 1971 - 1981. Estende e rielabora completamente un primo canovaccio di cronologia pubblicato nel 1983, a cura di G. Gallio e M. Trebiciani, nel libro: G. Gallio, O. de Leonardis, M. G. Giannichedda, D. Mauri La libertà è terapeutica?L’esperienza psichiatrica di Trieste, Feltrinelli, Milano. Il titolo cita deliberatamente lo scritto che Franco Basaglia presentò a Londra, nel 1965, sotto forma di comunicazione al I Congresso Internazionale di Psichiatria Sociale: “La distruzione dell’ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione”, pubblicato in: “Basaglia-Scritti”, vol.I (1953-1968), Einaudi, Torino, 1981, pg. 249. Testo pubblicato nel volume: “L’ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste – Storia e cambiamento (1908 - 2008)”, Electa, Milano, 2008. 1 1 2 1971 1 agosto Franco Basaglia è nominato direttore dell’Ospedale Quando Basaglia assume la direzione dell’OP i ricoverati sono 1182, di cui 840 coatti. La giunta del Consiglio provinciale di Psichiatrico Provinciale di Trieste. Trieste, di centrosinistra, è presieduta da Michele Zanetti. Tra i primi atti della nuova direzione va menzionato l’uso della legge 431/68, che prevede un primario, un aiuto e almeno un assistente per ogni 125 malati, oltre che uno psicologo e un’assistente sanitaria o sociale. Nel quadro della 431 vengono subito assunti 122 “precari giornalieri” col ruolo di ausiliari di assistenza, successivamente dotati di “patentino” d’infermiere psichiatrico. L’ospedale psichiatrico, costruito su disegno dell’architetto Ludovico Braidotti nel 1908, è situato nel quartiere di San Giovanni da cui prende il nome, in un vasto comprensorio e bellissimo parco circondato da mura, a pochi chilometri dal confine con la Jugoslavia. settembre Il programma presentato dalla nuova direzione delinea La carta programmatica delinea la trasformazione dell’OP come la “nuova strutturazione”dell’assistenza psichiatrica riduzione del numero dei posti-letto e progressiva secondo i tre criteri di “prevenzione, cura e post-cura”. ristrutturazione dei padiglioni in “comunità aperte”. Vi si prospetta la divisione dell’ospedale in 5 “zone” di 200 malati ciascuna, dirette e coordinate da altrettante équipes. Le “zone” sono definite in ideale corrispondenza con altrettante aree geografiche, della città e della provincia (circa 300.000 abitanti), in cui ci si immagina di estendere e proiettare l’azione degli operatori fra il dentro e il fuori l’ospedale. La settorizzazione dell’ospedale è pensata in vista dell’assorbimento della psichiatria nella riforma sanitaria ─ e Unità sanitaria locale ─ per come all’epoca veniva solo prefigurata. In stretta articolazione con le 5 équipes di zona, vengono programmati tre servizi che dovrebbero occuparsi dell’organizzazione diretta, su tutto il territorio provinciale, di una serie di interventi specifici: 1) pronto intervento; 2) servizio notturno; 3) riabilitazione. Quasi la metà dei 20 padiglioni dell’OP sono giudicati in avanzato stato di deterioramento e andranno ristrutturati; alcuni servizi generali, come la cucina e la lavanderia, sono inagibili “rispetto alle esigenze crescenti dell’istituzione”, e se ne prevede la ricostruzione. Per tutti questi lavori vengono stanziati dalla Provincia 3 miliardi. ottobre/novembre Prende avvio il processo dell’assistenza psichiatrica. di riorganizzazione Tra l’ottobre 1971 e i primi mesi del 1972 arriva a Trieste un folto gruppo di volontari e giovani medici, molti dei quali neolaureati, inizialmente inquadrati come “borsisti”. Un certo numero di psichiatri e di volontari proviene da altri paesi europei, soprattutto Spagna e Francia, e dagli Stati Uniti. Vengono costituite le 5 équipes di zona, denominate con le lettere dell’alfabeto con cui sono siglati i padiglioni in cui andranno a svolgere il loro lavoro. Le riunioni generali degli operatori si svolgono nella sede della Direzione: una al mattino, prima dell’inizio del lavoro nei reparti, e una di verifica pomeridiana. Questa seconda riunione, “l’assemblea delle 5”, assume le caratteristiche di un piccolo parlamento che non cesserà mai di funzionare per tutto il decennio. L’apertura dei cancelli e delle porte, ─ avviata formalmente in pochi reparti dalla precedente direzione, con l’infermiere a guardia sulla porta ─ diventa un processo generale e sostanziale. 3 1972 17 gennaio Il Consiglio provinciale delibera il “Regolamento per la Secondo l’Art.1 vengono erogati “sussidi in denaro una tantum o concessione di sussidi a favore di ex degenti psichiatrici mensili agli ex ricoverati in istituto psichiatrico che si trovino disoccupati o privi di risorse per il proprio mantenimento”, e in a carico della Provincia di Trieste” generale “allorquando l’erogazione del sussidio — in uno con gli altri interventi terapeutici — sia valida per evitare un nuovo ricovero e l’aggravarsi della malattia mentale”. A erogare i sussidi, dietro indicazione della direzione del Servizio psichiatrico, dovrebbe essere il Centro di Igiene Mentale di piazza Sansovino, funzionante come un dispensario. Di fatto, poiché il CIM non agiva in coordinamento con l’OP, l’erogazione del sussidio diventerà quasi subito una prerogativa diretta delle équipes che agiscono all’interno dell’ospedale. I ricoverati sono 1058, di cui 228 volontari e 830 coatti. La media giornaliera di presenze è di 950 unità, e la media annuale dei nuovi ingressi è di circa 600 persone. febbraio Viene formalizzata l’assegnazione di borse di studio ai Forme di vita comunitaria si sviluppano e si estendono, dai primi medici e di assegni ai volontari utilizzando il fondo mesi del 1972, grazie a numerose iniziative: feste, gite, bar, atelier di pittura e scultura, giornalino dei ricoverati. All’apertura regionale previsto per la psichiatria dalla Legge 11. delle porte dei reparti corrisponde la soppressione delle terapie di elettroshock e dei mezzi di contenzione, anche se in alcuni padiglioni ─ specie di “osservazione” e “vigilanza” ─ il divieto di utilizzare i camerini di isolamento continuerà ad essere trasgredito per diversi mesi. Nelle “infermerie”, i reparti M e N in cui sono recluse le persone più malate e anziane, si fa uso sistematico della “cheba”, una sorta di grande gabbia. Ciascuna équipe si impegna a riorganizzare gli spazi interni ed esterni dei reparti, creando luoghi di incontro e di socialità. Ogni settimana si tiene un’assemblea plenaria dei degenti presieduta da Basaglia, mentre la segregazione tra uomini e donne viene soppressa preparando il terreno alla creazione di reparti misti. E ancora: il vestiario manicomiale è progressivamente sostituito da abiti personali, mentre si procede caso per caso alla ricostruzione dello status giuridico dei degenti, e del loro diritto all’uso del denaro. La rimessa in discussione dei sistemi di tutela e delega nella gestione del denaro coinvolge le famiglie, che vengono incoraggiate a riprendere i loro rapporti e legami con i parenti ricoverati. Il radicale cambiamento degli stili di lavoro è sostenuto da iniziative di formazione. Gianfranco Minguzzi ─ studioso della gestalt, amico e collaboratore di Basaglia già al tempo di Gorizia ─ trasferisce nello spazio dell’OP il suo corso annuale di psicologia presso l’Università di Trieste, creando in tal modo una base di reclutamento di studenti-volontari. A sua volta, lo psicoanalista Michele Risso verrà per oltre un anno a Trieste a svolgere attività di supporto delle équipes di accettazione, e a promuovere discussioni di gruppo sui modelli europei di riforma della psichiatria. marzo Viene fondata la Cooperativa Lavoratori Uniti (CLU). La CLU viene istituita per attribuire un vero statuto lavorativo ai ricoverati che svolgevano essenziali servizi nell’OP ricevendo un compenso solo simbolico: spalatori di carbone, trasportatori dei rifiuti e della biancheria sporca, addetti al giardinaggio e alla manutenzione degli esterni, o ai lavori di tipografia e legatoria. La nascita della CLU suscita una discussione sul significato dell’ergoterapia, con cui si giustifica lo sfruttamento dei malati. Ben presto vengono organizzate le prime squadre di lavoro per cercare occupazioni anche all’esterno dell’OP, ma il riconoscimento giuridico della cooperativa diventerà effettivo solo nel 1974, dopo molte traversie. 4 aprile Convenzione tra la Provincia di Trieste e quella di Sotto forma di convenzione tra Province, diversi gruppi di allievi Modena, per realizzare un corso di formazione e infermieri provenienti da molte città ─ Ravenna, Volterra, Bari, Sassari, Pordenone, Trento ─ verranno anche negli anni tirocinio degli infermieri psichiatrici di quella città. successivi a Trieste a svolgere la loro formazione, e saranno di fatto coinvolti a pieno titolo nel lavoro delle équipes e nelle pratiche di trasformazione dell’ospedale psichiatrico. 5 giugno Prima lettera del Procuratore generale della Repubblica alla direzione dell’OPP: primo atto di un carteggio divenuto frequente e costante sul tema della dimissione dei malati e l’apertura dell’istituzione e dei reparti. 22 giugno In due successive delibere quadro (la seconda, esecutiva, è del 9 nov.) il Consiglio provinciale approva il piano di “riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica” secondo gli orientamenti contenuti nel documento programmatico. Nella lettera si afferma che “prima di avviare il malato alla “comunità aperta” occorrerebbe non solo una severità critica di diagnosi, ma l’inderogabile certezza che non nascano disturbi nella vita ‘di relazione’ che abbiano a turbare l’ordine pubblico o a ledere l’incolumità personale del malato medesimo e di terzi”. La Procura richiede che sia preliminare al riguardo una deliberazione espressa dal Consiglio provinciale e dall’Assessorato regionale dell’igiene e sanità, “ammesso che la materia rientri (del che quanto meno si dubita) nelle facoltà normative degli organi locali, piuttosto che nella sfera legislativa dello Stato”. Nella delibera, oltre a istituire le 5 “zone” si sopprime il Centro di Igiene Mentale di piazza Sansovino, di cui si riconosce l’inutilità, “con conseguente attribuzione dei suoi compiti di prevenzione e di post-cura a ciascuna delle équipes”. Si prevede inoltre la costituzione di due unità ospedaliere al posto di una, in ottemperanza alla legge 431 che stabiliva che ciascun OP non dovesse disporre di più di 500 posti letto. Il programma decade negli anni successivi per il ridursi del numero dei degenti e lo svuotamento progressivo dell’ospedale. La suddivisione in 5 zone, corrispondenti a 5 aree territoriali di circa 55.000 abitanti ciascuna, permette di rompere la logica della cittadella manicomiale divisa tra “acuti” e “cronici”, nella proiezione dei reparti verso l’esterno. E’ un principio che verrà rafforzato, nell’ottobre del ‘73, dalla creazione delle “accettazioni di zona”. L’idea è quella di ridimensionare il ruolo dei reparti di accettazione, in cui confluisce in maniera automatica la domanda di ricovero incanalata dai dispositivi dell’emergenza ospedaliera e di ordine pubblico. In realtà saranno necessari molti anni prima di riuscire a contrastare gli automatismi del ricovero; tuttavia le “accettazioni di zona” servono a dinamizzare il lavoro delle équipes, vincolando la loro responsabilità ai contesti territoriali in cui si forma la domanda di intervento. 19 luglio Gli infermieri di alcuni reparti, chiudendo le porte Il denaro, motivato come assegno una tantum per aperte, attuano una forma di protesta per la perdita di un l’aggiornamento professionale, era ricavato dal fondo regionale di contributi speciali per la psichiatria; fondi ora utilizzati per i assegno integrativo annuale. “borsisti” in attesa di concorso. La protesta degli infermieri dura mezza giornata, e si conclude con l’invito del direttore a “riprendere il proprio posto di lavoro e la solidarietà con i sanitari”. L’episodio resta significativo come prima denuncia delle condizioni lavorative degli infermieri, la cui professionalità non era allora riconosciuta in ambito sanitario. Al tempo stesso rappresentò una presa di coscienza collettiva del significato delle “porte aperte”, e di come si trasformavano i contenuti del lavoro se le decisioni non erano più calate come ordini dall’alto, ma diventavano una responsabilità e un rischio condiviso nelle pratiche quotidiane di cambiamento dell’organizzazione. 5-8 novembre Vengono indette tre giornate di studio sui modelli di riforma dell’assistenza psichiatrica nei paesi europei. Per parlare del settore francese è presente il sociologo francese Robert Castel, autore di molte ricerche sulla psichiatria e diventato in seguito una presenza costante e punto di riferimento del gruppo di Trieste. 5 Per la Germania intervengono, fra gli altri, alcuni esponenti del gruppo Sozialistisches Patienten-Kollektiv (SPK), un collettivo di pazienti molto politicizzato. Attorno a questo fatto, mescolato ad altre accuse, la destra triestina apre una campagna diffamatoria a livello nazionale sugli “psichiatri rivoluzionari” che trasformano i malati “in mine umane”. novembre Festa delle castagne nel quartiere di S. Giovanni. La festa è organizzata dagli operatori con la Consulta del quartiere dì San Giovanni, dopo aver svolto numerosi incontri e Nascono i primi collettivi Arcobaleno. riunioni. Circa “600 matti” escono e per poche ore ballano, cantano, mangiano, fanno festa insieme agli abitanti del quartiere nella palestra del campo sportivo 1° Maggio. Arriva intanto Ugo Guarino, pittore e scultore triestino, che in due stanzoni del reparto Q mette a disposizione di tutti ─ e per tutto il giorno ─ fogli, colori, matite e pennelli. Nasce di lì a poco il “collettivo d’arte Arcobaleno”, destinato a diventare un vero e proprio cantiere e laboratorio espressivo per moltissime persone ricoverate. La presenza di Ugo Guarino sarà una costante anche negli anni successivi, e darà luogo a diverse iniziative e performances artistiche. dicembre Viene chiuso il reparto P e creato il reparto misto P/Q. Con la chiusura del reparto femminile M vengono organizzati nello spazio dell’OP le prime comunità o “gruppi-appartamento” Nel reparto P/Q viene sperimentata la convivenza di uomini e donne, fino a quel momento proibita. Nello stesso periodo alcuni alloggi situati nel comprensorio, come la Casa Domenicale, fino ad allora occupati da funzionari e dipendenti dell’OP, vengono liberati e nascono le prime comunità o gruppi-appartamento dove un’avanguardia di infermiere sperimenta forme di rapporto non più improntate alla custodia. I gruppi-appartamento svolgono un ruolo fondamentale nel rompere la logica concentrazionaria dei reparti, fornendo prove tangibili circa la possibilità delle persone “inguaribili” di riacquisire capacità e autonomia nella vita quotidiana e nella cura di sé. Inizia il lavoro di trasformazione dell’Alloggio popolare “Gaspare Gozzi”, individuato come uno dei canali di gettito della domanda di ricovero psichiatrico. 1973 gennaio Arriva a Trieste una parte dell’équipe medica dimessasi L’esperienza della comunità terapeutica di Gorizia, avviata da Basaglia nel 1961, era stata documentata in due libri: “Che cos’è dall’OPP di Gorizia. la psichiatria?” (1967), e “L’Istituzione negata” (1968). Le dimissioni dell’intera équipe medica, nell’ottobre del 1972, vengono motivate come impossibilità di proseguire nel territorio l’azione di cambiamento (cfr. saggio introduttivo al libro “Crimini di pace”, a cura di Franco e Franca Basaglia, Einaudi 1975). 25 gennaio L’Amministrazione provinciale delibera il ricono- La delibera così recita: “Si offre ospitalità diurno/notturna o notturno/diurna nell’ambito della struttura ospedaliera a tutti scimento di una nuova figura istituzionale: l’Ospite. coloro che, dimessi dall’OP, abbiano tuttavia bisogno di un’ulteriore protezione anche di tipo alloggiativo e di assistenza, oltre che di tipo ospedaliero, e ciò fino al loro effettivo reinserimento nel tessuto sociale”. La figura dell’ospite, evocativa delle funzioni originarie dell’asylum, lo spazio di ospitalità dei folli poveri, è forse l’invenzione amministrativa più originale e felice dell’esperienza di Trieste nel suo attribuire poteri e diritti agli internati. La prassi dell’ospitalità si era formata nei primi gruppiappartamento, dove il “ricovero” non corrispondeva più a bisogni di cura in senso ospedaliero. 6 Poiché il lungo internamento aveva privato le persone di essenziali diritti di appartenenza (famiglia, casa, ruoli socialmente riconosciuti), la loro dimissione dall’ospedale comportava un lavoro di ricostruzione delle “capacità” perdute, nonché un risarcimento dei danni subiti con l’istituzionalizzazione. In questo senso si può dire che lo statuto dell’ospite è più simile a quello del profugo accampato alle porte della città, che mentre attende di essere riconosciuto come titolare di diritti, deve imparare a esigerli e ad esercitarli. La figura dell’ospite, sulla quale sia il Medico provinciale che la Procura della Repubblica solleveranno una serie di obiezioni in quanto non contemplata in nessuna legge né tradizione ospedaliera, verrà più ampiamente definita dall’Amministrazione provinciale in un apposito regolamento del novembre successivo. 8 febbraio L’Amministrazione provinciale decide che l’erogazione Il tetto dei sussidi è fissato da un minimo di 5.000 lire mensili, a dei sussidi, attribuita prima al CIM, verrà d’ora in poi un massimo di 40.000 lire. “svolta dal Servizio di Assistenza psichiatrica in I ricoverati sono 930, di cui 450 coatti, 430 volontari, 50 ospiti. conformità ai recenti provvedimenti adottati da questa Amministrazione in via sperimentale”. 26 febbraio Dopo un periodo di 40 giorni di animazione al Laboratorio P, promossa da un gruppo di artisti (Vittorio Basaglia, Giuliano Scabia, Ugo Guarino), un grande cavallo azzurro di cartapesta viene portato per le strade di Trieste. E’ la festa di Marco Cavallo, la prima grande uscita pubblica di tutti i malati, infermieri e operatori dell’ospedale psichiatrico. marzo Si apre nell’OP l’istituto di bellezza VESNA. L’evento è ripreso dalla televisione e da molti giornali. Una folla di cittadini incuriositi partecipa alla festa; tra gli altri, i componenti del comitato di quartiere di S. Vito-Cittavecchia che hanno collaborato con gli operatori a organizzare l’uscita di Marco Cavallo. Così, il grande cavallo azzurro di legno e cartapesta, creato dallo scultore Vittorio Basaglia, concluderà il suo viaggio attraverso la città nella scuola elementare De Amicis nel rione di S. Vito. Contemporaneamente, a firma di “medici, infermieri e artisti”, viene diffuso nelle strade un volantino in cui si esprime la preoccupazione degli operatori per il possibile stravolgimento del significato della festa. Vi si dice tra l’altro: “Marco Cavallo vuole essere simbolo di un processo di liberazione in atto per tutti coloro che soffrono della vita manicomiale. Malgrado il nostro impegno più intenso, le condizioni materiali di esistenza dei ricoverati sono ancora dominate totalmente dalla miseria e dalla mancanza degli oggetti più elementari (servizi igienici, vestiti, armadi, comodini, cibo decente, ecc.); le condizioni di lavoro degli infermieri sono estremamente disagiate (48 ore settimanali, scarsità di personale, salari irrisori, turni impossibili, ecc.); manca qualsiasi prospettiva reale (lavoro, casa, mezzi di sussistenza) per la maggior parte dei degenti che sono così condannati a restare per sempre degli assistiti”. Questo spazio è stato in seguito ristrutturato, diventando luogo di riferimento per i primi collettivi di donne dell’OP che affrontavano i problemi della condizione femminile, sia dentro che fuori l’ospedale. 18 aprile La Procura della Repubblica stabilisce la necessità di In una lettera al Procuratore, scritta da Basaglia il 4 luglio 1973, una “relazione tecnico-scientifica” per richiedere la si sottolinea come questa disposizione contraddica una prassi generalizzata e un’interpretazione della legge 431 seguita in tutti revoca del decreto di ricovero definitivo. gli OP. La lettera così conclude: “Il passaggio giuridico da ‘malato coatto’ a ‘malato volontario’ può diventare determinante nel processo di riabilitazione del ricoverato, che si trova a riacquistare gradualmente, di pari passo con la graduale riabilitazione dalla malattia, uno status giuridico che gli consente di non sentirsi e di non essere più definito ‘diverso’: è questo il primo passo per liberarsi gradualmente dalle conseguenze sociali che una tale definizione ha comportato per lui”. 7 maggio Avviso di reato a Franco Basaglia per il caso Savarin. Il 10 giugno 1972, ad Aquilinia di Muggia, G. Savarin aveva ucciso i propri genitori. Era stato dimesso dall’OP il 14 febbraio in esperimento e affidato al CIM per il controllo e la somministrazione farmacologica. Il ricovero era durato in tutto 40 giorni: la dimissione era avvenuta dietro pressanti richieste della madre, facendo seguito ad altri ricoveri e dimissioni della durata di pochi mesi avvenuti a partire dal 1970. Questo fatto di sangue, accaduto nei primissimi mesi del processo di trasformazione e difficilmente ascrivibile ─ com’è stato poi affermato nella sentenza ─ al metodo di lavoro del gruppo basagliano, viene tuttavia ripetutamente citato dalla stampa come conseguenza dell’apertura del manicomio; inquina pesantemente i rapporti tra la città e l’ospedale, tra il processo di cambiamento appena avviato e gli organi giudiziari. Franco Basaglia, imputato di duplice omicidio colposo “per avere affidato il paziente dimesso a madre analfabeta”, verrà pienamente assolto il 25 novembre 1975 “perché il fatto non sussiste”. 10 maggio Su invito dell’Amministrazione Provinciale e di Franco La Commissione rileva una serie di anomalie organizzative, e Basaglia la “Commissione provinciale di vigilanza sui chiede di ottenere i necessari chiarimenti sui seguenti aspetti: 1) il disagio del quartiere di S. Giovanni; 2) l’uscita e l’entrata manicomi e sugli alienati” si reca in visita all’OP. indiscriminata; 3) gli “ospiti” degenti; 4) i “volontari curanti”; 5) la promiscuità e le sue conseguenze; 6) l’abuso nella somministrazione di contraccettivi. Queste sono in sintesi le accuse principali che venivano allora rivolte dalla destra triestina alla direzione dell’OP, e queste accuse plasmavano nella città, attraverso gli organi d’informazione, una sorta di “opinione dominante” su quanto stava accadendo a San Giovanni. giugno I collettivi d’arte Arcobaleno e un gruppo di artisti di Trieste espongono insieme all’osteria 5 Porte. La vecchia lavanderia dell’OP viene definitivamente Le lavandaie prendono servizio nei reparti come guardarobiere, chiusa, mentre iniziano i lavori per costruirne una nuova. mentre una ditta appalta il lavaggio della biancheria. La costruzione della nuova lavanderia sarà effettivamente portata a termine, senza essere mai utilizzata e diventando poi un museo. agosto Viene chiuso il reparto D, detto di ” Vigilanza”. Il reparto D era dotato di 6 stanze di isolamento, vera e propria struttura di tipo carcerario con un numero elevato di ricoverati uomini. Vengono acquistate le auto di zona per il servizio esterno, e messe a disposizione delle équipes. Primo soggiorno vacanza a Marina di Ravenna per 50 Il soggiorno è organizzato con il gruppo degli infermieri di pazienti, accompagnati da due medici, 3 infermieri e Ravenna che in quell’anno svolgevano il loro tirocinio pratico presso l’OP di Trieste. studenti volontari. 3 settembre 73 Vengono stanziate dall’Amministrazione provinciale Lire Le attività socioterapiche sono così denominate e catalogate: “gite collettive; partecipazione a manifestazioni culturali e 3.000.000 per attività socio-terapiche. ricreative; sagre popolari; soggiorni in località marine e montane; inoltre per promuovere dentro l’OP attività culturali che richiamino la cittadinanza triestina, e tendenti in generale a favorire il rapporto dentro/fuori”. Fondi per attività socioterapiche verranno stanziati con continuità anche negli anni successivi. 27 settembre La fine dell’ergoterapia è ufficializzata con la cessione in Dopo il primo mese i soci della CLU entrano in sciopero per il appalto alla cooperativa CLU dei lavori di manutenzione mancato riconoscimento giuridico della cooperativa, che blocca il pagamento dei salari. e pulizia dell’OP. 8 In questo periodo si organizzano assemblee e forme di agitazione per innalzare il tetto del sussidio. settembre In uno spazio inutilizzato dell’OP si apre l’asilo auto- Il baby parking è utilizzato dalle madri che lavorano nell’OP, o che abitano nel quartiere di San Giovanni e in altri rioni della gestito Arcobaleno. città. E’ questo il primo di una serie di tentativi per la costruzione di un asilo nel Comprensorio. 17 ottobre Avviso di reato per Franco Basaglia e un medico primario per “la somministrazione a un numero indeterminato di pazienti di sostanze medicinali a scopo anticoncezionale, con violenza presunta tenuto conto dello stato di malattia mentale delle pazienti”. 19 ottobre Gli indiziati di reato vengono prosciolti in istruttoria. La Commissione di vigilanza, convocata l’anno successivo anche per questo problema, non rileverà nel movimento della farmacia un impiego di anticoncezionali “al di là del normale uso ospedaliero di questi farmaci”. Trieste viene costituita “zona pilota” nell’ambito di una Il progetto, che si protrarrà per più di 5 anni, concerne tra l’altro ricerca sulla psichiatria dell’Organizzazione Mondiale l’elaborazione di programmi per la formazione di operatori sociosanitari. della Sanità (OMS). 25 novembre Massimiliano Belsasso, medico primario e vice-direttore L’episodio ha una grande eco nella stampa e nell’opinione pubblica; sarà citato anche nella relazione di apertura dell’anno dell’OP, viene ferito in maniera grave da un ricoverato. giudiziario a Trieste. Il gesto viene interpretato come “protesta” di un ricoverato nei confronti del corpo curante, che avrebbe caricato l’apertura dell’OP di aspettative e promesse non corrisposte di reinserimento sociale. 1974 9 gennaio In apertura dell’anno giudiziario il presidente del La magistratura intensifica il suo intervento con prese di Tribunale di Trieste dedica un intero capitolo della sua posizione molto dirette e pubbliche, in cui si stigmatizzano i pericoli di una “gestione terapeutica” che, mentre libera i malati relazione introduttiva al “Problema degli alienati”. di mente, non offre garanzie di controllo dei loro comportamenti. I ricoverati all’inizio del 1974 sono 893, di cui 200 coatti, 425 volontari, 268 ospiti. 14/15 gennaio A Trieste si svolge il Convegno dell’Unione delle Vengono resi noti i primi dati descrittivi della situazione dei manicomi in Italia, raccolti nell’ambito di una ricerca promossa Province Italiane (UPI). nel 1973 dall’Amministrazione provinciale di Trieste. 29 gennaio Seconda visita della Commissione di vigilanza. La Commissione di vigilanza “prende atto che la gestione degli ospiti è stata regolamentata dall’Amministrazione provinciale”. In merito si prende atto che “la scelta assistenziale, con le indubbie difficoltà di gestione che comporta, è stata determinata dall’impossibilità attuale di realizzare un collocamento esterno degli ospiti stessi e/o un loro completo reinserimento sociale”. La Commissione raccomanda comunque che si cerchi di reperire locali ove istituire punti fissi di riferimento all’esterno, in modo da realizzare al massimo possibile l’assistenza psico-sociale al di fuori del Comprensorio ospedaliero.” marzo Viene chiuso l’asilo autogestito. Inizia la lotta delle donne per l’apertura della scuola materna all’ex padiglione D, che si realizzerà nella primavera del 1975. Esce il primo numero del giornale degli operatori Disegnato da Ugo Guarino, il giornale è intitolato “847” perché era questo all’epoca il numero dei ricoverati. L’idea è di intitolato “847”. imprimere col giornale uno slancio ulteriore alle dimissioni, come in una sorta di conto alla rovescia. 9 maggio Arrivano in OP a Trieste 30 obiettori di coscienza per Alcuni obiettori si fermeranno per oltre un anno, concentrando la loro azione nel reparto C, detto dei “sudici”, dov’erano ricoverati svolgere un corso di formazione. “i cerebrolesi e gli oligofrenici”. La loro intensa attività dà luogo a scontri molto vivaci con alcuni infermieri che già in precedenza avevano ostacolato il cambiamento. Alla fine il reparto C verrà definitivamente chiuso. 16 giugno Si effettua il concorso per 15 medici. Con la copertura dell’organico dei quadri medici, si avvia una fase di razionalizzazione rispetto al periodo precedente e scompare la figura del borsista. Il 1° luglio l’orario di lavoro degli infermieri è ridotto a 40 ore settimanali. Viene rinnovato il mobilio e l’arredo dei reparti, mentre procede la ristrutturazione di alcuni padiglioni. 22-23 giugno Si svolge a Gorizia il primo convegno nazionale di Psichiatria Democratica. Il comitato promotore di “Psichiatria democratica” si era formato a Bologna nell’ottobre del 1973, grazie soprattutto al gruppo che aveva dato vita all’esperienza di Gorizia: oltre a Franca e Franco Basaglia, Nico Casagrande, Vieri Marzi, Gianfranco Minguzzi, Agostino Pirella, Michele Risso, Lucio Schittar, Antonio Slavich. Lo scopo iniziale è contribuire a sviluppare una maggiore conoscenza sui rapporti tra psichiatria e giustizia e sui fenomeni dell’emarginazione sociale, anche in vista di promuovere la formazione degli operatori. Il primo convegno nazionale, a Gorizia, suscita una vastissima adesione non solo di operatori, ma anche studenti, giornalisti e intellettuali, sindacalisti, movimenti politici e di base. Il documento conclusivo, presentato dal neo-segretario Gianfranco Minguzzi, enuncia quattro punti programmatici: 1) continuare la lotta all'esclusione analizzandone gli aspetti strutturali e sovrastrutturali, in stretto collegamento con le forze e i movimenti che agiscono in concreto per trasformare tutto ciò che genera e riproduce esclusione nell’assetto sociale e istituzionale; 2) continuare la lotta al "manicomio" come luogo dove l'esclusione trova la sua espressione paradigmatica più evidente e violenta; 3) sottolineare i pericoli del riprodursi dei meccanismi istituzionali escludenti anche nelle strutture psichiatriche extramanicomiali di qualunque tipo; 4) rendere praticamente esplicito il legame fra l'azione in campo psichiatrico e il problema più generale dell'assistenza medica, ancorando la salute mentale alla più ampia battaglia per l'attuazione della riforma sanitaria. luglio Soggiorno-vacanza all’Hotel Argentina di Grado per un folto gruppo di pazienti. agosto Chiusura del reparto B di “osservazione uomini”, detto Il reparto era chiamato “Corea” dagli operatori perché lavorarci era come partecipare a una guerra. Conteneva in precedenza più “Corea”. Organizzazione nello spazio dell’OP di concerti e attività teatrali cui partecipano migliaia di persone: la città entra nel manicomio. di 200 uomini; il numero si era via via ridotto, e i restanti 50 ricoverati vengono ora trasferiti nel reparto F già svuotato, dotato di ambienti e servizi migliori, trasformato in una casa-albergo. Già dal maggio precedente gli operatori avevano iniziato a organizzare una serie di eventi: cineforum e concerti ─ O. Coleman, G. Gaslini, F. Battiato, G. Paoli, gli Area, F. de Gregori, ma anche attività teatrali ─ il Collettivo Majakovskij, la Comune di Dario Fo. Si apre nell’OP un laboratorio serigrafico: manifesti e volantini vengono prodotti quasi quotidianamente per comunicare alla città ciò che accade nell’OP, e ciò che si programma. Questa attività, che prelude alla trasformazione del Comprensorio in uno spazio di servizi per l’intera popolazione, ha come conseguenza l’ingresso di giovani e di gruppi ─ teatrali, musicali, di animazione ─ che negli anni successivi otterranno un loro spazio nei padiglioni vuoti. 10 1975 gennaio Inizia il soggiorno di un gruppo di 56 ospiti a Villa In questa grande villa del ‘700 si avvicendano diversi gruppi di Fulcis, presso Belluno, affittata dall’Amministrazione ricoverati dal 1975 fino al 1977; la presenza media è di 60 ospiti, inclusi infermieri e medici. La festa ufficiale, di inaugurazione provinciale di Trieste. della villa, si svolgerà il 2 - 3 maggio coinvolgendo la popolazione locale e i bambini delle scuole. I soggiorni a Villa Fulcis accelerano il processo di svuotamento e chiusura dell’OP; al loro ritorno a Trieste, i malati-ospiti non rientreranno nei reparti, ma verranno inseriti in gruppi-appartamento in città o nel Comprensorio. 27 gennaio Delibera istitutiva del Centro di salute mentale di Il Centro di Aurisina, sull’altopiano carsico, è il primo ad essere istituito. E’ una palazzina a 3 piani con giardino, dotata di Aurisina (Altipiano-Ovest). soggiorno, sala di riunioni, cucina, ambulatorio. Cinque o sei ospiti-lungodegenti, originari di Aurisina, vivono nello spazio del Centro in attesa di essere inseriti in una loro abitazione. Nasce così il prototipo dei futuri CSM organizzati sulle 24 ore, in cui si riassume l’originalità del modello di servizi territoriali realizzato a Trieste, in alternativa al manicomio. 5 febbraio Viene presentato il progetto dell’architetto Bellavitis per Il progetto prevede tra l’altro la trasformazione dello spazio ospedaliero in uno spazio urbano, inserito nel piano regolatore. la ristrutturazione del Comprensorio di San Giovanni. Gli studi per questo progetto erano già iniziati nel 1973, ma la sua attuazione venne interrotta e poi disattesa, sia per il mutato utilizzo del Comprensorio che per lo svuotamento progressivo dell’OP. 7 aprile Delibera istitutiva del Centro psicosociale di Muggia Dopo due anni di dibattiti per trovare un accordo col Comune di sinistra, il Centro psicosociale di Muggia è l’unico ad essere istituito secondo una concezione più affine a quella del Centro di Igiene Mentale (CIM). Aperto solo di giorno, il Centro sarà ritenuto quasi subito inadeguato ad adempiere e a contenere, nel suo spazio esiguo, le complesse funzioni di “alternativa” al ricovero. Chiuso nel 1980, verrà sostituito dal Centro di salute mentale di Domio, aperto sulle 24 ore e situato nella zona industriale della città. 29 aprile Delibera istitutiva del Centro di salute mentale di Il Centro di Barcola è collocato in una palazzina a due piani con giardino, vicino al mare, in un quartiere prestigioso della città. Vi Barcola. si pratica quasi subito l’ospitalità diurno-notturna per un numero limitato di persone (tre o quattro). 26 maggio Il tetto del sussidio è portato a lire 80.000. 27 maggio Viene emessa la “sentenza Bodetti”, secondo la quale la trasformazione del ricovero da coatto a volontario, nei pazienti con lunghi anni di ospedalizzazione, deve essere vincolata a un giudizio di guarigione effettiva, mentre un semplice giudizio di miglioramento contraddirebbe il significato dell’art. 4 della legge del 1968. Fin dall’anno precedente la trasformazione dei criteri di erogazione del sussidio era oggetto di dibattito, in numerose assemblee e iniziative di lotta promosse dai “sussidiati” col sostegno degli operatori. Da un lato si chiedeva di non vincolarne l’attribuzione a categorie precostituite di assistiti, abolendo nella dicitura lo stigma “minorato psichico” e “ex degente”; dall’altro si sottolineava l’importanza del sussidio per tutti, come possibilità di accesso ai piccoli consumi e per “esercitare una contrattualità minima rispetto agli stimoli della vita esterna”. La sentenza blocca 52 richieste di revoca del ricovero definitivo. All’epoca i ricoverati sono 700, di cui 90 coatti, 150 volontari, 460 ospiti. Dei 460 ospiti, un folto gruppo vive in piccole comunità nel comprensorio di San Giovanni, mentre cominciano a formarsi in città gruppi-appartamento distribuiti in diversi rioni. 11 15 giugno Si svolgono le elezioni amministrative e la forte avanzata Michele Zanetti viene riconfermato presidente del Consiglio provinciale, ma la Giunta, retta da un monocolore democristiano, del PCI apre una crisi nei partiti di centrosinistra. non dispone più della maggioranza dei voti. Le ripercussioni sull’assistenza psichiatrica sono immediate: sia per il venir meno di risorse e investimenti in una fase cruciale di passaggio dal manicomio al territorio, sia perché l’esperienza basagliana viene presa di mira nella sfera del dibattito pubblico, nel generale inasprimento dello scontro fra i partiti politici. Inizia un periodo di incertezza e instabilità; la continuazione del percorso avviato dipende dalla forza e capacità degli operatori di agire come un collettivo, e di coinvolgersi personalmente in decisioni spesso rischiose. Basaglia chiamerà questo il “periodo dei cento fiori, tra la casa che non c’era più e quella che non c’era ancora”: tra l’ospedale svuotato e distrutto, e i servizi territoriali non ancora legittimati sotto il profilo legislativo. In altre parole, sull’onda dell’emergenza quotidiana si esprime secondo Basaglia ─ dal 1975 al 1978 ─ il livello più alto di creatività e capacità inventive degli operatori, sia nel mobilitare risorse che nel trovare soluzioni ai diversi problemi. 16 settembre Volo-gita aerea di un folto gruppo di ricoverati, organizzato in collaborazione con l’ATI, e successiva festa a Ronchi dei Legionari. ottobre Prende avvio il “progetto CEE”, finanziato dalla Comunità Economica Europea, per il reinse-rimento lavorativo delle persone portatrici di handicap, ivi compresi i malati mentali. Il progetto dura fino al 1981 e permette il reclutamento di molti giovani in svariati ambiti assistenziali, specie dei minori adolescenti. Gli “operatori CEE” che lavoreranno nel servizio psichiatrico sono in gran parte studenti di psicologia dell’Università di Padova, giunti a Trieste per svolgere il loro tirocinio e poi rimasti. L’inserimento lavorativo viene inizialmente attuato, senza successo, nelle imprese “normali”, anche col sostegno dei sindacati. Gli operatori allora decidono, in stretto contatto con i CSM, di impegnarsi in diverse iniziative: dal lavoro nei gruppi - appartamento, alla costituzione di laboratori artigianali e piccole cooperative (lavorazione della pelle e del cuoio, falegnameria, alfabetizzazione, coop. agricola, coop. libraria), allo sviluppo di attività esterne (piscina, cura del corpo, corsi di cucina e di conduzione familiare). Tutte queste iniziative, che si sviluppano in concomitanza con la nascita dei CSM e col diffondersi di gruppi-appartamento nella città, segnano un punto di svolta nel decentramento territoriale dell’assistenza e nella costruzione, da parte degli operatori, di un “welfare artigianale”, secondo la felice espressione di Basaglia. novembre Alcuni medici dell’ospedale infantile “Burlo Garofalo” svolgono per alcuni mesi attività consultoriale volontaria presso il Centro di Barcola, per i bambini del quartiere. Mostra a Palazzo Costanzi di Ugo Guarino, intitolata: “I testimoni”. Il consultorio nasce dall’ipotesi di avviare il decentramento territoriale dell’assistenza all’infanzia con la creazione di ambulatori nei quartieri. L’esperienza non è sostenuta e ben presto fallisce; malgrado l’insuccesso, il consultorio dei bambini serve ad aprire il CSM di Barcola alla popolazione ‘normale’, che viene coinvolta e sensibilizzata sul reinserimento dei malati. Proprio al fine di evitare la stigmatizzazione dei malati e del servizio nel quartiere, si svolgono nel CSM di Barcola alcune assemblee popolari. La tendenza a cercare consensi e alleanze in un rapporto diretto con la popolazione, anche sotto forma di inchiesta sui bisogni percepiti, si afferma un po’ ovunque nei servizi territoriali, le cui sedi diventano punto di riferimento “comunitario” per singoli individui, famiglie e gruppi. La mostra comprende 7 grandi sculture realizzate con i vecchi mobili del manicomio, rotti e abbandonati. Nell’annunciare alla città il progressivo svuotamento dell’OP, le 7 sculture ─ come personaggi ─ testimoniano la violenza dei sistemi di contenzione fisica e le pratiche di tortura dei “manicomi lager”. 12 La mostra si svolge nell’imminenza del processo sugli eccidi nazisti della Risiera di San Sabba, celebrato a Trieste tra il gennaio e l’aprile del 1976. Utilizzata come campo di prigionia dopo l’8 settembre, per smistare i deportati in Germania e in Polonia, la Risiera divenne ben presto luogo di eliminazione fisica di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei, dotata di un forno crematorio che funzionò a pieno ritmo dall’aprile del 1944 all’aprile del 1945. dicembre L’orario di lavoro degli infermieri viene ridotto a 36 ore settimanali. L’Amministrazione Provinciale delibera la costituzione di un “Centro di ricerche e formazione nel campo dei servizi assistenziali e di salute mentale”. La delibera sarà poi annullata dal Comitato centrale di controllo regionale (CCC). 1976 22 marzo In una lettera, spedita ai vari organi competenti di igiene e sanità, e al Ministero della sanità, il Medico provinciale solleva una serie di dubbi sulla definizione amministrativa dei Centri di salute mentale. Avviso di reato per Michele Zanetti, presidente della Giunta provinciale ─ poi prosciolto in istruttoria ─ per “distrazione di beni e di personale” nei servizi territoriali, in quanto non rientranti nell’ambito della legge 431/98. Anche se l’istituzione dei CSM era già stata deliberata e approvata dal Comitato di controllo regionale, il Medico provinciale afferma che, pur dovendosi apprezzare il lodevole sforzo di deistituzionalizzare l’OP, “questi presidi non possono rientrare nella Legge 431 se si configurano quali piccoli ospedali psichiatrici con degenze e primi accoglimenti, sempre che si resti nel campo dell’assistenza sanitaria; perché se i detti Centri dovessero venire utilizzati quali centri sociali per l’assistenza a soggetti non inseriti, non solo si sarebbe fuori dall’ambito della legge 431/98 citata, ma si potrebbe avanzare l’ipotesi che l’obbligo di assistenza non faccia carico alla Provincia, per cui destinare beni e persone a tale attività potrebbe rientrare nel concetto di ‘distrazione’”. Su tale concetto di “distrazione”, di beni e di personale, il presidente della Giunta riceverà di lì a poco un avviso di reato. In una lettera di chiarimenti, indirizzata all’assessore degli enti locali della Regione, Zanetti replica che l’istituzione dei CSM si inscrive nella 431, dato che “.. i presidi territoriali hanno compiti di prevenzione e riabilitazione che li distinguono da un’attività tipicamente ospedaliera, svolgendo interventi di cura volti a evitare il ricovero anche con misure di carattere non sanitario, e volti alla riabilitazione e reinserimento sociale dei pazienti dimessi”. 17 aprile Viene promosso dai Servizi psichiatrici di Trieste un seminario nazionale, “Il territorio: come?”, cui partecipano operatori psichiatrici di diverse città e province italiane. 6 maggio Un terremoto del X° della scala Mercalli, con epicentro a Gruppi di psichiatri e di volontari si recano nei paesi terremotati. Gemona, colpisce il Friuli: quasi mille morti e 45.000 persone senza tetto. 11 maggio Il Centro di via Gambini, la cui delibera istitutiva come CSM è stata annullata dal Comitato di controllo regionale, viene di nuovo istituito come “Centro di riabilitazione con compiti di carattere assistenziale, sociale e di psicoterapia”, alle dirette dipendenze del direttore dell’OP. 13 17 maggio Due successive delibere ─ la prima istitutiva di un servizio di pronto soccorso e reperibilità notturna, e la seconda istitutiva del Centro di Salute Mentale della prima zona ─, vengono entrambe annullate dal Comitato centrale di controllo regionale. In una seconda lettera al Ministero della sanità, il Medico provinciale sostiene che esiste un divario tra l’assetto attuale dei servizi psichiatrici a Trieste, e la spesa dello Stato nelle somme effettivamente spettanti alla Provincia per l’assistenza psichiatrica vera e propria. Nella lettera si afferma tra l’altro: “[…] ruotano attorno all’istituzione psichiatrica i numerosi ‘ospiti’ che, dimessi per la guarigione dalla malattia mentale, hanno bisogno di assistenza sociale al fine del reinserimento nel contesto operativo della comunità cittadina o nazionale. Non vi è dubbio che l’onere che la Provincia di Trieste si è assunta volontariamente, in quanto non rientrante tra le spese obbligatorie per la categoria ‘ospiti’, non può gravare né sul bilancio provinciale, sotto la voce assistenza degli infermi di mente, né sul bilancio dello Stato per le provvidenze all’assistenza psichiatrica”. Vengono aperti in questi mesi una decina di appartamenti esterni per ex degenti dell’OP; in molti casi sono gli psichiatri a farsi personalmente garanti del contratto di affitto. 7 giugno Alcuni locali vuoti, contigui all’Alloggio popolare Gli occupanti non coinvolgono il Comitato degli alloggiati e Gaspare Gozzi e di proprietà dell’ECA, vengono finiscono con l’individuare come controparte l’équipe degli operatori del Gozzi, nell’assenza e nel silenzio dei responsabili occupati da giovani “della piazza”. amministrativi dell’ente. Dopo pochi giorni di occupazione i locali vengono abbandonati senza intervento della polizia. 20 giugno Si svolgono le elezioni politiche e i risultati indeboliscono ulteriormente la Giunta provinciale retta da Zanetti, che ha sostenuto con continuità il processo di trasformazione dell’OP. Il clima politico è molto cambiato a Trieste in seguito alla protesta per il Trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975. Oltre a definire i confini tra Italia e Jugoslavia con la cessione della Zona B, l’accordo prevede la costituzione sul Carso di una zona franca industriale, a gestione mista italo-jugoslava. Nasce un movimento civico, la Lista per Trieste, in critica opposizione ai partiti hanno sottoscritto il Trattato. Mentre aumenta la competizione fra gli schieramenti e i gruppi politici per ottenere il consenso popolare, aumentano anche le critiche e gli attacchi della stampa ai servizi psichiatrici, accusati di “spontaneismo” e “politicizzazione”. 4 agosto Viene annullata la delibera di istituzione del Centro di salute mentale di Borgo S. Sergio/Valmaura. 12 novembre Terza ispezione della Commissione di vigilanza. 14 dicembre Delibera per affidare, all’Unità Operativa di Trieste sotto la direzione di Basaglia, un incarico di ricerca da parte del CNR - Istituto di Psicologia diretto dal prof. Raffaello Misiti, nell’ambito dei Progetti Finalizzati di Medicina Preventiva — Subprogetto Prevenzione Malattie Mentali. La Commissione prende atto che “l’esistenza dei Centri di Salute Mentale è in via di normalizzazione formale, benché restino non chiariti i rapporti giuridici e funzionali dei Centri stessi con l’OP”. L”ambiguità” della situazione degli ospiti viene ribadita suggerendo due indicazioni possibili di operato al riguardo: “o non utilizzare, per accudire agli ospiti, personale attualmente in servizio presso l’OP [..]; o sottolineare il carattere eufemistico della qualifica di ospite (qualificazione che può non essere priva di validità sul piano della terapia suggestiva)”. Il primo Progetto Finalizzato di Medicina Preventiva del CNR era già avviato da diversi mesi, con la costituzione di Unità Operative a livello nazionale ─ soprattutto Arezzo, Perugia e Trieste. La finalità generale del progetto, tracciata da Giulio Maccacaro, è gettare le basi per una nuova epidemiologia della “malattia mentale”, monitorando e valutando le pratiche in atto nel superamento degli ospedali psichiatrici, definendo le dinamiche e i circuiti in cui si forma la “domanda psichiatrica”. 14 In particolare, si tratta di stabilire confronti tra diverse esperienze nazionali, mettendo a punto sistemi e modelli valutativi il più possibile omogenei tra realtà locali molto diverse. Il progetto dura 5 anni, fino al 1981. Malgrado i risultati deludenti sotto il profilo epidemiologico, avrà il merito di dare un grande impulso all’etica e alla pratica della ricerca in una fase in cui le nuove pratiche non erano ancora mai state definite né formalizzate in un linguaggio condiviso. Si costituiscono gruppi di giovani ricercatori provenienti da diverse discipline, e vengono messi a punto metodi originali di ricerca soprattutto qualitativa, condotta sul campo e con il contributo diretto degli operatori. A Trieste la ricerca del CNR consentì di tracciare una prima grande mappa valutativa, di descrizione e rappresentazione delle pratiche, tesa a promuovere la discussione fra gli operatori e a favorire la trasmissione dell’esperienza all’esterno, oltre che il confronto con la comunità scientifica, nazionale e internazionale. La formulazione di moduli e schede sui percorsi della domanda psichiatrica, lo studio condotto sui servizi di emergenza e crisi, e numerose altre ricerche promosse in quel periodo contribuirono fra l’altro a gettare le basi per formulare strumenti e metodi di rilevazione in vista di costruire i sistemi di raccolta dei dati. 1977 24 gennaio Conferenza stampa in cui Franco Basaglia annuncia L’annuncio della chiusura dell’OP, da realizzarsi entro l’anno, ufficialmente la chiusura dell’OP, nella sala del coglie un po’ tutti di sorpresa, anche coloro che più sono responsabili di portare a termine il processo di trasformazione, Consiglio provinciale. garantendo alle nuove strutture territoriali una definizione più stabile e legittimata. Nel testo della conferenza stampa si legge fra l’altro: “A partire dai risultati dell’esperienza goriziana, la pratica avviata cinque anni fa a Trieste è andata esplicitamente nella direzione non di "umanizzare" ma di "distruggere" il manicomio. Si è trattato dunque di un processo del tutto nuovo, in cui gli ostacoli affrontati giorno per giorno non concernevano più soltanto le resistenze istituzionali del “dentro”, ma insieme a queste, incrociate e sovrapposte, le resistenze del "fuori", e cioè dell’organizzazione sociale generale”. In generale, la novità dell’esperienza di Trieste è consistita nel “creare una nuova organizzazione, transitoria”, resa possibile dal fatto di “spezzare tutte le norme che regolamentavano la dipendenza dell’internato, ricostruire concretamente la sua identità di persona giuridica, porre le basi irreversibili del suo essere ‘dentro’ il corpo sociale. In altre parole, sostituire al rapporto di ‘tutela’ un rapporto di ‘contratto’”. Il testo così conclude: “Risultato importante per noi è che i Centri territoriali, non esorcizzando il livello talora precario delle loro pratiche, diventano sempre di più dei luoghi di incontro di ex - internati, nuova utenza e cittadini altri: figure che, se pure non hanno d’acchito un codice comune di riconoscimento, scoprono progressivamente il terreno della loro alleanza sostanziale nell’emergenza di bisogni e oppressioni comuni. L’altro fatto importante è che la cosiddetta ‘gestione’ sembra poter uscire dal significato totalizzante che ricopriva dentro l’ospedale: l’assunzione totale della persona, l’amministrazione completa della sua vita. La fine della ‘tutela’ e l’inizio del ‘contratto’ significano anche la fine di questo tipo di gestione, l’avvio della reciprocità del discorso, la possibilità di opporsi. Al di là della gestione, in un altrove dal manicomio, il nostro essere con chi esprime disagio o sofferenza continua ora non più in un rapporto tutelanti/tutelati, ma per portare avanti la lotta nei confronti dell’organizzazione sociale affinché si consolidi e si rafforzi il livello di potere raggiunto da chi non può più essere, e non è già più, ‘testimone a favore per tortura’”. Quando viene dato l’annuncio della chiusura dell’OP i ricoverati sono 132, di cui 51 “coatti” e 81 volontari; gli ospiti sono 433. 15 27 gennaio L’ultimo atto della Giunta Zanetti, alla scadenza del suo mandato, è la delibera n. 48 “proconsilio”, nella quale si traccia la generale ricognizione delle “modifiche ed adeguamento delle strutture dei servizi di assistenza psichiatrica della Provincia”. La delibera reagisce alle obiezioni mosse dal Medico provinciale sul divario tra “le spese effettivamente psichiatriche” e i contributi diretti dello Stato, secondo quanto prescritto dalla 431 e rispettando la nomenclatura delle normative vigenti. In particolare la delibera “sanziona l’esistenza e il mantenimento di un solo OP con 300 posti letto e l’organizzazione di un servizio di strutture funzionanti quali Centri di igiene mentale, articolato in 5 presidi esterni ubicati in 5 zone territoriali”. febbraio Istituzione di un Servizio di Reperibilità Psichiatrica Pochi giorni prima, nel pronto soccorso di Trieste si era suicidato un uomo, Francesco G., che in attesa di essere trasferito come presso l’astanteria dell’Ospedale Maggiore, “coatto” all’OP era stato messo nella “cheba”, la gabbia di contenzione, malgrado la fobia degli spazi chiusi che aveva più volte manifestato nel corso di precedenti ricoveri. In seguito a questo grave episodio, e dopo che i portantini dell’ospedale entrano in sciopero rifiutandosi di continuare a portare i malati coatti all’OP, viene istituito il servizio di reperibilità psichiatrica che era stato oggetto di ripetute transazioni tra la Provincia e l’OM. Il servizio resta in funzione fino al 1980, e consiste in una reperibilità diurno/notturna degli psichiatri dell’OP presso l’Astanteria, allo scopo di: 1) impedire l’automatismo del ricovero coatto, e più in generale i “ricoveri impropri”; 2) agire sui dispostivi di emergenza sanitaria e di ordine pubblico per migliorare i sistemi di filtro della domanda; 3) attuare per quanto possibile il rinvio e/o il trasporto delle persone direttamente ai servizi di salute mentale territoriali. Con l’attivazione di questo servizio l’Accettazione dell’OP riduce ulteriormente il suo turnover. 23 febbraio Si insedia la nuova Giunta provinciale retta da PCI e E’ la prima giunta di sinistra a Trieste dal dopoguerra. Giunta tuttavia di minoranza, che può contare sull’astensione della DC, PSI. il cui compito diventa quello di razionalizzare il processo di chiusura dell’OP. Compito tutt’altro che facile, oggetto di ripetute analisi programmatiche e di tentativi spesso frustrati di coinvolgere tutti i soggetti politici nella risoluzione di due ordini di problemi: 1) facilitare il reinserimento degli ex degenti mediante un’adeguata politica degli alloggi e dei sussidi; 2) riconvertire il Comprensorio di San Giovanni in uno spazio agibile per tutta la popolazione, contrastando lo stato di abbandono e progressivo degrado dei padiglioni vuoti. 14 aprile Viene istituito il Centro di Salute Mentale di via della Guardia 5 maggio L’assessore alla psichiatria, Piero Panizon, propone la Il Comitato, con personalità giuridica, dovrebbe essere composto costituzione di un “Comitato per l’alternativa da esponenti di diverse istituzioni ed enti locali: oltre all’Amministrazione provinciale e al Comune, la Cassa di istituzionale”, di sostegno alla riforma psichiatrica. risparmio di Trieste, i sindacati e altri enti socio-assistenziali. In quanto “garante e referente del reinserimento nel tessuto della città delle persone dimesse dall’OP”, il Comitato ha il compito di reperire alloggi e favorire l’azione integrata fra diversi servizi assistenziali. 10 maggio La Cooperativa Lavoratori Uniti (CLU) viene ampliata Si estendono gli appalti della CLU nelle strutture esterne, in particolare i lavori di pulizia nelle scuole e nel teatro Rossetti. con l’assunzione di persone non psichiatrizzate. Vengono incorporate nella cooperativa la tipografia e la legatoria, un tempo dell’OP. 21 luglio Convenzione del Comune di Aurisina per l’ingresso del L’integrazione dei CSM nei quartieri avviene in questo periodo anche attraverso la promozione di iniziative culturali e dibattiti CSM nel Consorzio socio-sanitario. sul tema dell’esclusione, dei problemi dell’anziano, ecc. 16 Il CSM di Barcola organizza una mostra itinerante, “Tra manicomio e città”, esponendo gigantografie, documenti sulla storia del manicomio e della sua chiusura con gruppi musicali, teatrali, clowns e con gli operatori del Centro comunale audiovisivi di Ferrara. agosto Viene deliberata l’acquisizione da parte della Provincia Nel comprensorio di S. Giovanni si progetta la ristrutturazione di di un appartamento (via Valussi) per persone gravemente alcuni padiglioni e “casette” per attrezzarle a case-albergo, la trasformazione della cucina in self-service e l’utilizzo del handicappate che andranno a viverci in qualità di ospiti padiglione B per una scuola slovena (inaugurata di fatto nel 1979). settembre Si svolge a Trieste il III Réseau internazionale di Partecipano al convegno più di 2.000 persone. In una grande alternativa alla psichiatria, intitolato “Il circuito del tenda da circo, montata sulla collina di San Giovanni, intervengono molti esponenti e leader dei movimenti europei di controllo”. critica della psichiatria, accanto a intellettuali e artisti (fra gli altri Dario Fo, Giuliano Scabia, Felix Guattari, David Cooper, Robert Castel). Tuttavia il Réseau si svolge in un clima molto teso, nell’imminenza del convegno contro la repressione a Bologna. Gli autonomi annunciano il loro intervento alla “festa dell’antipsichiatria” per contestarne il presunto carattere trionfalistico, che metterebbe in ombra i problemi irrisolti della miseria degli psichiatrizzati: livelli minimi di sussistenza, mancanza di occupazione e di reddito, carenza di alloggi. Il lavoro delle Commissioni si alterna ad assemblee collettive cariche di tensione. Basaglia viene travolto e schiacciato dalla massa dei partecipanti nel teatrino dell’OP, riportando la frattura di due costole, e la notizia subito si diffonde nella stampa nazionale, assumendo i tratti di una “violenta contestazione”. Il bilancio del convegno, fatto dall’Amministrazione provinciale che lo aveva patrocinato, è malgrado tutto positivo. In un documento finale si ribadisce la necessità di giungere quanto prima allo smantellamento definitivo del manicomio “chiamando a questo sforzo tutti gli enti impegnati nell’azione sociosanitaria, nella consapevolezza che i problemi posti dalla chiusura dell’OP non possono essere risolti unicamente dalla Provincia, ma solo dal complesso delle forze sociali e istituzionali”. 1 dicembre Nuova regolamentazione del sussidio. I criteri di erogazione del sussidio vengono riformulati su basi profondamente mutate. L’ex-ricoverato o nuovo utente dei servizi psichiatrici viene equiparato ad altre categorie di assistiti della Provincia: handicappati fisici e minori - adolescenti. Il tetto massimo del sussidio verrà stabilito annualmente, e sarà in seguito vincolato all’aumento del costo della vita. Della Commissione responsabile per l’assegnazione dei sussidi faranno parte anche 10 operatori appartenenti sia alle équipes psichiatriche che a quelle socio-assistenziali. 17 dicembre Collettivi di giovani della città, fra cui gli aderenti al Nella mensa occupata si formano diverse commissioni di lavoro, movimento dell’”autonomia”, occupano l’ex mensa fra cui la “commissione casa”, a cui partecipano anche operatori comunale adiacente al CSM di via Gambini per farne un psichiatrici. “centro sociale”. 1978 gennaio Ai primi di gennaio l’intero gruppo dei medici-psichiatri si autodenuncia per “procurato aborto” in reazione all’avviso di reato (del 30 dicembre 1977) a due psichiatri, i quali sono accusati, insieme a due ginecologi, di “procurato aborto in donna consenziente”. La legge sull’aborto non era ancora stata approvata dal Parlamento e si incrementava in tutta Italia il numero degli “aborti terapeutici”. Anche i servizi psichiatrici di Trieste erano stati investiti da un aumento crescente di domande di certificazione. E’ questo il periodo in cui si intensificano le lotte delle operatrici dell’OP, insieme ai collettivi femministi, sul diritto all’aborto e sulla salute della donna. 17 Si acutizza, come esito del difficile anno precedente, il L’offerta del libero mercato diminuisce, i padroni di case rifiutano di dare le abitazioni in affitto a persone psichiatrizzate. problema dell’alloggio per ex degenti. Nei CSM si estende e si approfondisce la discussione sul problema della mancanza di alloggi e di soldi per gli exricoverati, da cui deriva il bisogno di creare rapporti operativi con altri servizi socio assistenziali. In particolare sul tema della casa i CSM aprono una campagna di sensibilizzazione e coinvolgimento, sia della popolazione che delle forze politiche e sindacali. Viene allestita una mostra itinerante sulle condizioni abitative di alcuni quartieri o insediamenti degradati, mentre si moltiplicano le assemblee di caseggiato e di rione. 23 febbraio Dopo molti e inutili tentativi di coinvolgere gli enti pubblici nel mettere a disposizione i loro immobili, spesso vuoti, viene occupata la Casa del Marinaio da parte di un gruppo di operatori e di utenti. La Casa del Marinaio era un grande edificio collocato nel rione di San Vito, nel centro della città, di proprietà di un ente dichiarato “inutile”. I motivi dell’occupazione sono così descritti: 1) creare la sede del Centro di salute mentale della 1a zona, l’unica ad esserne ancora sprovvista; 2) aprire un poliambulatorio di quartiere; 2) ricavare degli alloggi per persone dimesse dall’OP. Aderisce all’occupazione il Sunia, il sindacato dei marittimi, il consiglio di fabbrica della Cartimavo, gente comune che viene a parlare della propria condizione abitativa nel corso delle assemblee. Soprattutto aderisce e partecipa il collettivo di “autonomi” che pochi mesi prima aveva occupato la mensa di via Gambini, e questo provoca l’immediata reazione di dissenso da parte di Franco Basaglia, con una discussione lacerante nel gruppo degli operatori tra chi è a favore e chi si schiera contro. La preoccupazione di Basaglia è che l’occupazione si presti ad essere interpretata come il gesto di un “gruppo politico” che entra in una logica di scontro con le istituzioni e con i partiti, in un quadro nazionale dominato dall’emergenza terroristica (siamo alla vigilia del sequestro Moro e del governo di “solidarietà nazionale”, con l’appoggio esterno del PCI). 27 febbraio In una lettera al Presidente della Giunta provinciale, Scrive tra l’altro Basaglia: “[…] in tal modo l’occupazione Franco Basaglia ribadisce la sua pubblica dissociazione risulta essere stata fatta da un gruppo di operatori che, al di fuori della loro attività lavorativa, hanno compiuto un gesto politico dall’occupazione della Casa del Marinaio. che penso abbia la sua validità. La mia dissociazione pubblica è stata determinata proprio per salvaguardare pubblicamente i servizi provinciali da ogni inquinamento che potesse dare un’immagine equivoca dell’Amministrazione. Non drammatizzo l’accaduto: da un lato è espressione della crisi che il nostro paese vive in questo momento, dall’altro mette in evidenza un problema estremamente acuto che emerge oggi a Trieste. Sono inoltre convinto che le interpretazioni che vengono date possono essere molteplici ─ soprattutto per quanto riguarda il rapporto con quella che viene definita 1’“autonomia” ─, e fanno parte del gioco politico cittadino, esulando dalle reali intenzioni che il gruppo politico sopraddetto ha inteso attuare”. 2 marzo Sgombero da parte della polizia della Casa del Marinaio. L’occupazione, durata 13 giorni, segna un punto di svolta nel radicamento locale dei servizi psichiatrici. Da un lato riduce l’isolamento degli operatori rispetto agli altri soggetti istituzionali e sociali, nel parziale riconoscimento che i problemi aperti con la deistituzionalizzazione riguardano in realtà bisogni e diritti di tutti; dall’altro costituisce un punto di non ritorno nella differenziazione delle équipes territoriali dal nucleo originario dell’OP. Anche se non verrà mai meno nel tempo l’unità del gruppo di lavoro, la spaccatura tra gli operatori si manifesta nel periodo successivo come blocco e parziale irrigidimento nella vita collettiva, con ripercussioni nel rapporto tra medici e infermieri. 18 Nel frattempo si annunciano due eventi destinati a cambiare completamente la scena: da un lato, l’approvazione della Legge 180, dall’altro il chiudersi di un ciclo storico con le dimissioni di Basaglia da Trieste e la sua nomina a consulente della Regione Lazio. Basaglia continuerà a considerare l’occupazione della Casa del Marinaio un rischio eccessivo, il primo errore commesso dagli operatori in una fase in cui lui stesso era molto esposto, impegnato nella commissione parlamentare di stesura della Legge 180. L’esperienza di Trieste assumeva, nel contesto nazionale e nello confronto politico, peso e valore di “esempio” circa la possibilità di chiudere i manicomi (i soli altri due esempi che potevano valere per la commissione parlamentare erano Perugia e Arezzo: realtà locali più piccole, amministrate dalla sinistra, mentre il valore di Trieste consisteva proprio nel fatto che si trattava di una capitale di Regione amministrata dalla DC). 4 maggio Viene formulata dalla Giunta provinciale una delibera Nella delibera si decide lo scorporo dei padiglioni dell’OP e il quadro,intitolata:“Determinazioni in merito alla destina- loro riutilizzo o “riconversione” in servizi destinati alla città (scuole, università, servizi sanitari e culturali, etc.). zione dei padiglioni e degli edifici del Comprensorio di S. Giovanni”. 13 maggio Viene approvata in parlamento la Legge 180, di riforma La legge 180 è stata approvata con il consenso di tutti i partiti, della psichiatria. Questo permette la revoca del anche per scongiurare un referendum radicale di “chiusura dei manicomi” che, qualora non approvato, avrebbe compromesso “ricovero definitivo” degli ultimi malati coatti. per anni la possibilità di riformare l’assistenza psichiatrica. All’epoca una delle due camere del parlamento aveva già approvato il disegno di riforma sanitaria (ultimi mesi del 1977); quando la riforma verrà approvata in via definitiva, nel dicembre del 1978, includerà tra i suoi capitoli la Legge 180. In tal modo la psichiatria esce definitivamente dal suo statuto speciale, diventando un’istituzione medico-sanitaria equiparata, anche dal punto di vista giuridico e amministrativo, alle altre istituzioni di governo della salute. A Trieste la Legge 180 mette fine allo stato di crisi e incertezza che aveva caratterizzato gli ultimi anni di definitivo superamento del manicomio. I dimessi dall’OP sono circa 400, di cui 235 ospiti in gruppi - appartamento, con un’assistenza parziale e in condizioni di autonomia. Sono invece ancora ricoverati in strutture protette e di reparto 10 malati coatti, 10 volontari, e 165 ospiti. Nel frattempo continua a funzionare l’accettazione a San Giovanni, se pure a ritmo ridotto, mentre è molto aumentata l’utenza che si rivolge in maniera diretta ai CSM. ottobre Escono i primi volantini di un “Gruppo di infermieri Il V Livello viene richiesto come riconoscimento della esterno/interno” che chiede il V Livello ─ uguale a professionalità acquisita nel processo di deistituzionalizzazione, mentre si denuncia l’inadeguatezza di un contratto di lavoro quello degli infermieri professionali imperniato sul vecchio mansionario. Si chiede inoltre l’indennità di vestiario per la cessazione dell’uso dei camici, e l’aumento dell’organico (il blocco delle assunzioni durava da molti anni). 9 novembre Quattro padiglioni dell’OP vengono concessi in affitto all’Università degli studi di Trieste, un altro viene assegnato all’Osservatorio astronomico. 21 dicembre Viene istituito il Centro di salute mentale di S. Vito. Fino a questo momento l’équipe della 1a zona aveva il proprio presidio territoriale nella sede dell’Alloggio popolare G. Gozzi. 19 1979 febbraio Prende avvio la “generale rilevazione e inventario dei L’inventario dei beni mobili, sia dei CSM che di quel che resta beni mobili dei servizi psichiatrici e dell’OP” che si dell’OP, si concluderà il 30 maggio con una delibera ufficiale che li elenca e li descrive. protrarrà per tutto l’anno. aprile Si estende a tutti i servizi psichiatrici la lotta degli infermieri sotto forma di “stato di agitazione” che perdura alcuni mesi. Per circa due settimane l’agitazione degli infermieri paralizza l’attività territoriale e il Servizio di reperibilità presso l’Ospedale Maggiore. La direzione e i medici dichiarano di condividere gli obiettivi e il significato di questa lotta, pur non essendo d’accordo sulle forme adottate. Lo stato di agitazione si conclude con l’occupazione simbolica della Provincia, e termina definitivamente quando la Giunta s’impegna a deliberare il V livello nell’applicazione del contratto. La delibera è respinta dal Comitato di controllo regionale; in fasi successive si riapre lo stato di agitazione fino al riconoscimento del V livello nel settembre 1980. maggio 6 ex degenti dell’OP, residenti da qualche anno in un L’Istituto Autonomo Case Popolari di Trieste (IACP) assegna due alloggi con procedura d’urgenza, riconoscendo lo stato di appartamento di viale Miramare, vengono sfrattati. bisogno degli ex degenti. giugno Convegno regionale UPI sulla legge 180 a Trieste. 23/24 giugno Si svolge nel Comprensorio di S. Giovanni la prima Partecipano alla festa oltre 3.000 persone. Nel manifesto di grande Festa dei falò, che si riallaccia a un’antica invito gli operatori psichiatrici affermano di voler restituire alla città “lo spazio verde del Comprensorio, che svuotato come lager tradizione popolare. deve diventare un luogo di pubblici servizi, di festa e di piacere, dopo essere stato il suo contrario”. Negli spazi aperti dalla festa si inseriscono gruppi di giovani che, nei mesi successivi, continueranno a frequentare il bar “Al posto delle fragole”, aperto in questa occasione e diventato di li a poco una cooperativa. giugno Viene pubblicato il libro“Non ho l’arma che uccide il Il libro raccoglie numerose “storie” di persone internate, colte e descritte nel tempo, nei diversi passaggi di trasformazione leone”, dello psichiatra Giuseppe Dell’Acqua. dell’OP. settembre Dopo le elezioni politiche del giugno si costituisce la nuova giunta PSI-DC, guidata da un socialista, con l’appoggio esterno del PCI. novembre Franco Basaglia lascia la direzione dei servizi psichiatrici di Trieste e designa come suo successore Franco Rotelli, nominato direttore incaricato dall’Amministrazione provinciale. 17 dicembre Viene perquisita dalle forze di polizia l’intera area dell’OP, quasi interamente svuotata, a seguito di un “furto di sostanze stupefacenti avvenuto presso l’Ufficio corpi di reato del tribunale di Trieste”. Poco prima di partire da Trieste Franco Basaglia tiene, nel teatro dell’OP, la prima lezione di un corso di formazione per gli infermieri. Il corso dura sei mesi, allo scopo di integrare ─ specie per gli infermieri più anziani ─ i due anni di scuola formalmente richiesti nel raggiungimento del V livello. La Procura della Repubblica di Trieste, “... rilevato che i padiglioni abbandonati dell’ex OP offrono ricetto a numerosi tossicomani e persone provenienti da altre province che si sottraggono ad ogni controllo amministrativo”, ordina “la perquisizione e l’ispezione dell’intera area sulla quale sorgono i padiglioni dell’ex OP, compresi i luoghi chiusi, ricettacoli, armadi, cantine, soffitte, terrazzi, viali, autovetture in sosta a chiunque intestate”. La perquisizione non dà alcun esito. 20 1980 marzo Viene chiusa l’Accettazione dell’OP: il numero degli Con la chiusura dell’Accettazione i CSM iniziano a funzionare sulle 24 ore, con mediamente 5 posti letto per l’ospitalità ingressi era andato calando fino ad azzerarsi. notturna e la gestione continuata degli stati di crisi. Parallelamente viene istituito un servizio accanto al Pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore, detto di “Diagnosi e cura” anche se la denominazione è impropria. Il servizio infatti agisce in stretto collegamento con i CSM per smistare la domanda di emergenza e urgenza, incanalata nell’ospedale generale dal 113. E’ dotato di 8 letti (4 femminili e 4 maschili), con 2 psichiatri che vi lavorano stabilmente e una guardia turnante, costituita da tutti i medici dei CSM. Il personale paramedico, distribuito su tre turni, è di 17 infermieri. Gli operatori dei servizi territoriali sono tenuti durante il giorno a intervenire in maniera diretta, per tutti i casi di loro competenza che approdano al pronto soccorso; di notte è invece prevista la possibilità delle persone di ricevere le prime cure dal servizio di DeC, fino a quando al mattino non verranno contattati gli operatori di riferimento, e nel caso trasportati al CSM. L’istituzione del servizio verrà formalmente sancita nel luglio del 1981, come “convenzione” tra l’ospedale generale e la Provincia. 21 aprile In una delibera intitolata “Organizzazione dei Servizi di salute mentale. Presa d’atto e ratifica”, si decreta che “l’Ospedale psichiatrico provinciale di Trieste può cessare dalle sue funzioni e quindi essere soppresso”. La delibera sancisce la suddivisione dei servizi territoriali in 9 presidi: 7 CSM, 1 servizio d’emergenza ospedaliera e 1 “servizio di salute mentale per gli anziani lungodegenti” con sede nel comprensorio dell’OP. Ai 6 CSM esistenti ─ Barcola, Muggia, via Gambini, S. Vito, Aurisina, via della Guardia ─ se ne aggiunge uno da istituire nel rione di S. Giovanni (15.000 abitanti). Questo servizio avrà il compito di coordinare anche i nuclei abitativi e residenziali degli ospiti, circa 300, distribuiti nelle diverse unità abitative. In tal modo il Comprensorio di San Giovanni diventa “territorio” alla stregua degli altri. Viene istituito il Centro Studi e Ricerche dei servizi psichiatrici, i cui compiti saranno definiti in successive deliberazioni del 1981. maggio Il ministero di Grazia e Giustizia formalizza l’ingresso in Nasce il servizio di consulenza in carcere, con frequenza bisettimanale; l’équipe è formata da due psichiatri e due carcere di un’équipe dei servizi psichiatrici. psicologi svolgenti funzioni presso i CSM. giugno Inizia la ristrutturazione dei Centri di Barcola, Aurisina, via Gambini, che vengono dotati di arredi migliori e di spazi più articolati 29 agosto Franco Basaglia, dopo tre mesi di malattia, muore nella Era nato l’11 marzo 1924, aveva da poco compiuto 56 anni. A Trieste aveva scelto di vivere a Villa Renner, la sede della sua casa a Venezia. direzione dove si svolgevano anche le riunioni e dove le porte erano sempre aperte. Verso la fine dell’estate del 1979, quando sembrava ormai imminente la sua partenza per Roma, venne organizzata a sua insaputa una festa serale. In quella circostanza gli vennero dedicati alcuni versi, tratti da un poema di Dylan Thomas: “Io, nella mia intricata immagine, a grandi passi cammino su due piani/ forgiato nei minerali dell’uomo, l’oratore d’ottone, /deposto nel metallo il mio fantasma/ io le bilance di questo duplice mondo doppiamente calco, / il mio mezzo fantasma nell’armatura trattengo, duramente, nel corridoio della morte,/ verso il mio uomo di ferro furtivamente mi metto in cammino”. 21 settembre Vengono assunti 40 infermieri, e 10 nuovi psichiatri entrano a far parte dell’organico. ottobre Il Consorzio sociosanitario, entrato in funzione l’anno precedente, istituisce il CMAS: Centro medico e di assistenza sociale per i tossicodipendenti 18 dicembre Si svolge a Trieste, promosso dalla CGIL e da Psichiatria Democratica, un convegno nazionale sulla formazione professionale degli infermieri psichiatrici. L’incarico di organizzare il servizio ─ da cui poi nascerà il SerT ─ è affidato a 2 medici psichiatri dei CSM, che vi lavoreranno per alcuni mesi a tempo parziale. La Legge 243 intende abolire nel tempo le figure degli infermieri professionali dalla salute mentale. L’impianto medicalizzante della formazione nelle scuole per infermieri, l’enorme impegno di ore lavorative che richiederebbero sono visti come fattori “punitivi” della professionalità acquisita. La Legge 243 viene ripetutamente criticata e rifiutata dagli infermieri nel corso del convegno; le critiche sono accolte nella mozione conclusiva e fatte proprie dal sindacato. 23 dicembre E’ promulgata la Legge Regionale 72, a “Disciplina La legge regionale di applicazione della 180 recepisce e fa proprio il modulo organizzativo dei servizi di Trieste, facendo delle funzioni per la tutela della salute mentale”. del CSM aperto 24 ore l’asse portante dell’organizzazione psichiatrica. Si prevedeva inoltre lo stanziamento di finanziamenti per erogare sussidi e creare nuove strutture. Fatta eccezione per Pordenone, dove la mancanza dell’OP aveva autorizzato già dai primi anni ’70 ─ sotto la direzione di Lucio Schittar ─ la creazione di una rete di servizi territoriali, nel resto del Friuli-Venezia Giulia l’assistenza era ancora ovunque caratterizzata dalla centralità degli ospedali psichiatrici. La LR 72 resterà a lungo inapplicata: il modello “triestino” dei servizi 24 ore non sarà realizzato in nessuna provincia fino alla fine degli anni ’90, quando inizieranno delle forme di sperimentazione a Udine, Pordenone, Gorizia. 1981 febbraio Inizia un periodo di protesta e di agitazione da parte L’agitazione è rivolta a ottenere maggiori risorse dalla Provincia, e soprattutto a stabilire un rapporto più equilibrato con “Il degli operatori dei servizi psichiatrici. Piccolo”, il giornale della città che secondo gli operatori da anni fa un uso “tendenzioso”, se non decisamente distruttivo e iniquo dell’informazione sui servizi psichiatrici. Dall’agitazione emerge anche la necessità di stabilire rapporti di collaborazione con altri servizi sanitari e assistenziali. Si formano diverse commissioni: sull’inserimento lavorativo, sul problema degli anziani e della casa, sui rapporti con l’ospedale generale. Si promuovono incontri e ricerche con altri operatori del consorzio socio-sanitario e nasce il COBS, Coordinamento di base, che produrrà dopo alcuni mesi il primo quaderno di documentazione sui servizi socio-sanitari a Trieste. maggio Inaugurazione del nuovo Centro del Domio, in Il CSM di Domio è collocato in un grande complesso di servizi sociali nella zona industriale. Gli utenti del Centro condividono sostituzione del Centro di Muggia. la mensa con gli operai delle fabbriche della zona. La consulta rionale si è molto adoperata per l’ottenimento del CSM, mentre una componente del sindacato, la UIL, tradizionalmente ostile all’esperienza psichiatrica, vi si è a lungo opposta. Cade la giunta PSI-DC, per il venir meno dell’appoggio La nuova Giunta provinciale è presieduta dalla Lista Civica per Trieste. esterno del PCI. 22 24 giugno Si svolge a Trieste un convegno internazionale sul tema: “I sistemi socio-sanitari e la crisi del Welfare State”, promosso dal Centro Studi e Ricerche dei servizi psichiatrici, dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dal CNR-SPMM. 13 luglio A seguito dell’incriminazione di Franco Rotelli, direttore incaricato, nonché dell’economo dell’OP e di Piero Panizon, assessore alla Sicurezza sociale negli anni 1977-78, la Provincia di Trieste si costituisce come parte civile nel processo. 22 agosto Chiusura definitiva della cucina dell’OP. Il Convegno intende sottolineare il nuovo fronte di problemi ─ dentro lo stato sociale, nella società dei servizi ─ in cui si colloca la psichiatria dopo la Legge 180. Al convegno partecipano sociologi, economisti, esperti di politiche sociali e di sistemi socio-sanitari provenienti dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Svezia. Numerosi gli psichiatri italiani e stranieri. Le incriminazioni si riferiscono in maniera generica all’intero decennio di trasformazione dell’ospedale psichiatrico, e ai danni che ne sarebbero derivati. Le accuse sono formulate come “omissione di inventari”, danneggiamento del Comprensorio, scomparsa di lenzuola, peculato. Viene minacciata la sospensione del direttore incaricato, Franco Rotelli, e si proclama allora lo sciopero generale dei servizi psichiatrici per 48 ore. Migliaia di firme di solidarietà vengono raccolte tra la popolazione in tre giorni. Il Consiglio provinciale ─ con 15 voti contro 13 ─ respinge la richiesta di sospensione per Rotelli, avanzata dalla Giunta minoritaria della Lista per Trieste. Votano contro la proposta tutti i partiti, tranne il MSI e la LpT. La distribuzione dei pasti per gli ospiti del Comprensorio viene appaltata a una ditta cooperativa. I CSM dispongono da tempo di una cucina e di una cuoca, o sono convenzionati con trattorie e mense del quartiere. ottobre Mentre la Giunta provinciale si scioglie e l’ente viene commissariato, i servizi psichiatrici passano per competenza all’Unità Sanitaria Locale (USL). Uno dei primi atti dell’USL è portare a lire 230.000 il tetto del sussidio, stanziando un miliardo di spesa per sussidi per il 1982. Sulla natura “sanitaria” del sussidio vengono avanzate riserve da parte del Comitato di controllo regionale. Viene istituito il Dipartimento di Salute Mentale. 23