DNA Computing (o calcolatore biologico) Gennaio 2004 DNA Computing 1 Indice • Introduzione • Una nuova frontiera • Stop alle malattie! • Il DNA e la matematica • Scacco matto genetico • I neuroni di sanguisuga • I benefici del DNA • Conclusioni DNA Computing 2 Introduzione • Quella “parte” di mondo che usa i computer li vuole sempre più veloci e potenti. Nel 1965 Gordon Moore enunciava che ogni 18 mesi la potenza dei processori raddoppiava. Oggi la cosiddetta “legge di Moore” viene confermata ogni anno e intorno al 2014 verrà raggiunto il limite fisico del transistor. Oltre non si potrà andare e se si vorranno calcolatori più potenti si dovrà cambiare tecnica; la soluzione potrebbe venire da calcolatori “molecolari” basati sulle notevoli proprietà del DNA. DNA Computing 3 Una nuova frontiera • La nuova frontiera della tecnologia è rappresentata dal DNA Computing. Gli scienziati stanno incorporando del materiale genetico umano all’interno di microprocessori e utilizzano il DNA in provette per risolvere problemi matematici molto complessi. Il risultato potenziale? L’eliminazione di alcune malattie e, forse entro alcuni decenni, quei biochip impiantabili sui quali abbiamo fantasticato in passato. DNA Computing 4 Stop alle malattie! • Gli scienziati di alcune società biotecnologiche hanno • • creato dei microprocessori che incorporano frammenti di DNA al posto della usuale circuitazione elettrica. Questi chip contengono un raggruppamento di informazioni genetiche specifiche che corrispondono ai dati di un gene umano, sono noti come ”microschiere”. Una volta inseriti in una speciale macchina, gli scienziati riescono a confrontare il chip al reale DNA umano allo scopo di vedere come quest’ultimo cambia quando viene colpito da virus o dal cancro. Quando gli studiosi avranno una conoscenza più completa di quali parti del genoma umano controllano certe funzioni, riusciranno forse ad intervenire e a combattere alcuni dei mali più temuti. DNA Computing 5 Il DNA e la matematica • Nel 1994 lo scienziato Leonard Adelman • • introdusse il concetto dell’utilizzo del DNA per risolvere problemi di calcolo. Egli aveva intuito la straordinaria somiglianza che esiste tra i meccanismi biologici che avvengono nell’ambito di una cellula, quando viene manipolato il DNA, e il comportamento di un computer. Utilizzò quindi i componenti di base che costituiscono la molecola del DNA e, attraverso reazioni biochimiche, riuscì a realizzare dei modelli per risolvere correttamente un problema teorico. DNA Computing 6 Scacco matto genetico • I ricercatori di Princeton hanno recentemente utilizzato l’RNA (la molecola che trascrive e copia il DNA) per risolvere una prova d’intelligenza scacchistica. Non hanno fatto altro che codificare il problema in stringhe da 10 bit di RNA e istruire le molecole a creare ogni possibile combinazione di “0” e “1” eliminando infine le soluzioni errate. RNA ha trovato così 43 soluzioni corrette delle 512 possibili soluzioni. DNA Computing 7 I neuroni di sanguisuga • Bill Ditto e lo staff del Georgia Institute of • Technology, in seguito ad alcuni esperimenti, è riuscito a comprendere che i neuroni di sanguisuga integrati in un dispositivo elettrico da lui ideato, sono in grado di eseguire attività simili al pensiero, autonomamente, al contrario dei chip che, per eseguire delle operazioni devono essere programmati. Il computer a neuroni lavora in modo simile al cervello umano, e Ditto afferma che il suo intento è proprio quello di riuscire ad avvicinarsi il più possibile al modello di funzionamento di quest’ultimo. DNA Computing 8 I benefici del DNA • Ma che motivo c’è di utilizzare il DNA o l’RNA per risolvere problemi quando disponiamo già di microprocessori veloci? I processori DNA utilizzano biomateriali a buon mercato, puliti e facilmente reperibili; racchiudono inoltre una maggior quantità di dati in meno spazio e, visto che eseguono i calcoli attraverso reazioni biochimiche (molte delle quali possono avvenire simultaneamente) si ha la possibilità di svolgere più operazioni parallelamente. DNA Computing 9 Conclusioni • La tendenza è quella di creare macchine sempre più • • veloci e sempre più piccole, in grado di memorizzare ed elaborare una quantità infinita di dati e informazioni; ma anche quella, certamente più inquietante, di riuscire ad integrare sempre di più la macchina all’uomo. Fino a poco tempo fa esisteva una sola direzione di ricerca, quella che prometteva di creare macchine in grado di emulare perfettamente l’essere umano in tutte le sue caratteristiche. Oggi si fa avanti la prospettiva inversa che possiamo considerare ancora più pericolosa. Il pericolo quindi sta nella possibilità che gli uomini possano diventare simili ai computer e quindi limitare le proprie capacità e potenzialità, uniche e inimitabili, di cui i computer non dispongono. L’integrazione tra robotica, elettronica e biotecnologie è solo agli albori… DNA Computing 10