gli sbocchi occupazionali dei laureati della facolta` di economia di

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1
GLI SBOCCHI OCCUPAZIONALI DEI LAUREATI
DELLA FACOLTA’ DI ECONOMIA DI TORINO
Giovanni Portoso
1) Scopi e modalità di svolgimento dell’indagine
Obiettivo primo, ma non unico, della rilevazione é stato quello di monitorare lo stato occupazionale dei laureati, negli
anni 1989-96, della Facoltà di Economia di Torino, evidenziando le variabili, anche categoriali, che più influenzano il
processo transizionale dall’Università al mondo del lavoro. L’indagine, curata dalla tesista E. Ramazzotti e sviluppata
sulla base di un questionario, da autocompilarsi ed inviato per posta a 4.974 laureati della suddetta facoltà nel secondo
trimestre del 1997, ha conosciuto un tasso di risposta di circa il 35%, accettabile e di poco inferiore a quello riscontrato
in un’indagine similare del 1996 della Bocconi, del 37,5%, con un metodo più “redditizio”, che é quello dell’intervista
telefonica. Il campione di rispondenti, con riguardo ai tempi di laurea, ha ricalcato abbastanza fedelmente la
popolazione di riferimento.
I risultati sono stati presentati minimizzando i commenti onde lasciare al lettore una più ampia possibilità di autonomi
giudizi ed interpretazioni e, soprattutto, semplificando al massimo i modi e le tecniche di presentazione, prediligendo i
grafici, in modo da consentire una facile ed immediata lettura anche ai “non addetti ai lavori”; pertanto non si sono
riportate metodologie statistiche più articolate, che, sebbene utili, potevano appesantire la trattazione.
2) La condizione occupazionale post-laurea
Uno dei risultati più rilevanti dell’indagine, anche per analisi comparative, riguarda la condizione lavorativa dei suddetti
laureati, che, come si evince dalla Tav. 1, è confortante se non soddisfacente; infatti oltre il 92% dei laureati di
Economia di Torino risulta occupato.
Tav. 1 – Distribuzione dei laureati della Facoltà di Economia di Torino in base al sesso ed alla condizione
occupazionale.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------MASCHI
FEMMINE
TOTALI
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Sì, lavoro
915
93,8
653
90,2
1.568
92,2
No, non lavoro
61
6,2
71
9,8
132
7,8
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Totali
976
100,0
724
100,0
1.700
100,0
Significativamente più alta è la percentuale di occupati di sesso maschile, circa il 94% contro poco più del 90%
dell’altro sesso. Purtroppo, ancora oggi, le donne incontrano maggiore resistenza nell’ingresso sul mercato del lavoro
pur possedendo, come si desumerà nel seguito, un punteggio medio di laurea più alto di quello maschile.
E’ oltremodo interessante confrontare detti dati con i risultati di indagini similari, condotte dall’Istat (1), dalla Bocconi(2)
e dall’Istituto Cattaneo(3) per l’Emilia Romagna.
Pur considerando l’analisi comparativa con le dovute cautele connesse con le diverse epoche d’indagine, il diverso
contesto economico ed altre diversità, emerge un quadro decisamente positivo per i laureati della Facoltà di Economia
di Torino, che - depurati di 59 soggetti, che risultano occupati in attività di praticantato presso studi professionali e che
quindi esercitano un’attività occupazionale piuttosto “ibrida”, nel guado comunque tra formazione ed occupazione scendono dal 92,2% all’88,8%, che rappresenta una percentuale molto vicina a quella rilevata dalla Bocconi, in anni
precedenti, 89,7%, per i suoi laureati, come emerge dalla Fig. 1. Una percentuale più bassa, 84%, è stata riscontrata
dall’Istituto Cattaneo per i laureati di Economia delle Università dell’Emilia e Romagna e su valori ancora più bassi,
76,7%, si attesta quella rilevata, come media nazionale, dall’Istat sempre per i laureati di Economia.
_____________________
Indagine Ufficio Laureati dell’Università Bocconi - sito internet : www.uni-Bocconi.it.
Indagine Istat 1995, Inserimento professionale dei laureati, Roma, 1996.
(3)
Indagine Istituto Cattaneo 1993 in Santoro M., Pisati M., Dopo la laurea : status, sfide e strategie, Il Mulino,
Bologna, 1966.
(1)
(2)
1
2
Fig, 1 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, secondo gli Istituti o sedi di rilevazione.
Istat
76,7
Ist. Cattaneo
84
Torino
88,8
Bocconi
89,7
70
75
80
85
90
95
La ricerca ha inoltre scandagliato i laureati della facoltà di Economia di Torino, che, all’epoca dell’indagine, si sono
dichiarati privi di occupazione, rilevando, come emerge dalla Tav. 2, che circa il 30% non è alla ricerca di un lavoro
soprattutto per motivi di studio o di qualificazione professionale; in minore misura sono stati dichiarati anche motivi
familiari o connessi con l’assolvimento di obblighi di leva. Coloro che invece sono alla ricerca di lavoro provengono,
tranne qualche rarissima eccezione, dalle ultime sessioni di laurea e quindi devono “scontare” il dovuto tempo di
“parcheggio” dei laureati in attesa di lavoro, che, mediamente, come si rileverà nel seguito, si aggira su 5-6 mesi dalla
laurea. In definitiva, quindi, anche per i laureati, non occupati, della facoltà di Economia di Torino le prospettive,
nonostante il generale attuale livello di crisi occupazionale, non sono affatto negative e si può ragionevolmente
presumere che, in tempi brevi, anch’essi troveranno un’occupazione.
Tav. 2 – Laureati di Economia di Torino, non occupati, in base alla ricerca di lavoro.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------MASCHI
FEMMINE
TOTALI
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Non cerco lavoro
18
29,5
22
31,0
40
30,3
Cerco lavoro
43
70,5
49
69,0
92
69,7
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Totali
61
100,0
71
100,0
132
100,0
3) Connotazioni lavorative dei laureati di Economia di Torino
Soffermando l’attenzione sui laureati occupati, l’indagine ha inteso accertare la più o meno stabilità dell’occupazione,
riscontrando, come da Tav. 3, che una minima percentuale, 2%, sviluppa lavori occasionali; circa l’11% è legato con un
contratto a tempo determinato o di formazione lavoro mentre oltre l’87% svolge un lavoro stabile.
Tav. 3 – Laureati di Economia di Torino, occupati, in base al tipo di attività lavorativa e sesso.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -----------------MASCHI
FEMMINE
TOTALI
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Stabile
816
89,2
551
84,4
1.367
87,2
Con contratto di formaz. lavoro
86
9,4
84
12,9
170
10,8
Occasionale (di tanto in tanto)
13
1,4
18
2,8
31
2,0
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Totali
915
100,0
653
100,0
1.568
100,0
Con riguardo alle differenze tra i due sessi, ancora una volta significative, emerge la preferenza che il mercato del
lavoro accorda a quello maschile, 89,2%, che, più di quello femminile, 84,4%, si ritrova con un lavoro stabile; la donna
fa maggior fatica sia per accedere, come si è visto, che per acquisire una posizione stabile sul mercato del lavoro.
2
3
Tav. 4 – Laureati di Economia di Torino per sesso e per condizione professionale anteriore alla laurea.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------MASCHI
FEMMINE
TOTALI
--------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Occupato
623
68,1
453
69,4
1.076
68,6
Non occupato
292
31,9
200
30,6
492
31,4
--------------------------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------Totali
915
100,0
653
100,0
1.568
100,0
Sorprendentemente positivi e senza significative disparità tra i due sessi appaiono i risultati relativi alla condizione
occupazionale anteriore alla laurea. La Tav. 4 mostra che circa il 69% dei laureati lavorava prima della laurea,
connotando in modo singolare la figura dello studente di Economia di Torino, che, riesce ad integrare lo studio con
un’attività lavorativa.
Sul tipo di lavoro, svolto prima della laurea, consente di fare il punto la Fig. 2, che denota che la gran parte del lavoro
svolto, ben il 79,1%, è occasionale e quindi complementare allo studio; solo il 23,1% è stabile. Ciò giustifica, per la
gran parte, il ricorso ad un’attività lavorativa adeguata e comunque più consona alla laurea che il laureato compie dopo
il completamento degli studi universitari.
Fig, 2 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, in base al tipo di lavoro ante-laurea.
Lavoro
occasionale
23,1
Lavoro stabile
76,9
0
20
40
60
80
100
Va annotato, comunque, che la laurea introduce, una decisa svolta nell’attività lavorativa in quanto, come mostra la
Fig. 3, quasi l’80% dei laureati, occupati anteriormente alla laurea, cambia il tipo di attività lavorativa e, per coloro che
mantengono lo stesso lavoro, la metà di essi manifesta un netto miglioramento.
Fig. 3 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, in base al cambiamento di lavoro post-laurea.
Stesso lavoro
non migliorato
10,3
Stesso lavoro
migliorato
10,3
79,4
Altro lavoro
0
20
40
60
80
100
4) Laurea e lavoro; un binomio a più facce.
Il conseguimento del diploma di laurea completa un ciclo, quello formativo e il più delle volte immette in un altro ciclo,
quello lavorativo anche se talvolta - si pensi ai non pochi studenti lavoratori - i due si sviluppano su binari paralleli. Ciò
premesso, in generale, qual’è il tempo di attesa, che il neo-laureato in Economia di trova a dover affrontare per accedere
al primo lavoro utile, susseguente alla laurea? Detta domanda, apparentemente semplice, non sempre ha avuto risposte
univoche in quanto gli studenti, che esercitavano un’attività lavorativa, di tipo stabile, precedente alla laurea, possono
3
4
aver continuato senza alcuna discontinuità, esprimendosi per un tempo di parcheggio nullo ed altri hanno avuto
esperienze lavorative di “assaggio”, che, talvolta sono state utili e propedeutiche a quella, fino ad allora, considerata
definitiva. Pertanto i dati, previa omissione di coloro che non hanno risposto a detta domanda, riportati in Tav 5 ,
vanno valutati alla luce delle suddette considerazioni e risultano influenzati dal peso che hanno, nel complesso, i neolaureati già in possesso di un’attività lavorativa.
In generale oltre il 40% dei laureati considerati trova il primo impiego utile in meno di tre mesi ed oltre i due terzi in
meno di 6 mesi mentre la comparazione tra le frequenze percentuali espresse dai due sessi evidenzia, per le donne, le
frequenze maggiori in coincidenza dei valori più alti. Va inoltre sottolineato, sulla base dei valori segnaletici della Tav.
5, che il tempo medio di attesa è di poco superiore ai 5 mesi e che le donne scontano un tempo leggermente superiore di
circa mezzo mese; il 25% dei laureati ottiene l’impiego entro un mese; il 50% l’ottiene in un intervallo di tempo
oscillante tra 1 e 7 mesi e solo il 25% deve attendere almeno 7 mesi; inoltre solo il 5% deve attendere almeno 18 mesi
con una differenza di tre mesi a svantaggio delle donne, che ancora una volta risultano leggermente penalizzate nella
ricerca della prima assunzione utile post-laurea.
Tav. 5 – Laureati di Economia di Torino per sesso e per tempi di attesa del lavoro post- laurea.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------MESI DI ATTESA
MASCHI
FEMMINE
TOTALI
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------<3
317
41,6
214
38,1
531
40,1
3-6
212
27,9
157
28,0
369
27,9
6–9
104
13,7
81
14,4
185
14,0
9 – 12
50
6,6
38
6,8
88
6,7
> 12
78
10,2
71
12,7
149
11,3
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Totali
761
100,0
561
100,0
1.322
100,0
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------------Principali valori segnaletici
Quinto percentile
0
0
0
Primo quartile
1
1
1
Mediana
3
4
3
Media aritmetica
5,0
5,9
5,4
Terzo quartile
7
7
7
Novantacinquesimo percentile
16
19
18
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -----------------Per consentire un’analisi comparativa, nella Fig. 4, si sono riportati i tempi medi di attesa per il primo impiego dei
laureati della Bocconi, della Facoltà di Economia di Torino e delle altre facoltà di Economia italiane; la disamina pone
in luce che i tempi sono quasi uguali per le prime due facoltà e comunque nettamente inferiori a quelli riscontrabili per
le altre facoltà economiche italiane. Evidentemente i due bacini occupazionali, cui si rivolgono, i laureati della Bocconi
e della Facoltà di Economia di Torino risultano ugualmente recettivi.
Fig. 4 – Tempi medi di attesa, in mesi, dei laureati delle Facoltà d’Economia italiane, della Bocconi e di Torino per
l’ottenimento del posto di lavoro.
Bocconi
5,3
Torino
5,4
Italia
7,2
0
2
4
6
8
Fonte : Indagine Istat 1996, Indagine Ufficio Laureati Bocconi 1994
4
5
E’ stato necessario il diploma di laurea per l’esercizio dell’attività lavorativa? Come viene utilizzata, sul posto di
lavoro, la formazione universitaria? Sono queste le altre domande, sollecitate ai laureati in questione per far luce sui
legami tra università e lavoro. I risultati non sono fortemente positivi anzi destano qualche perplessità circa la bontà o
comunque l’adeguatezza della formazione universitaria al mondo del lavoro. Anche se il 57,4% ritiene la laurea
importante per il lavoro, la Fig. 5 pone in evidenza che oltre 4 laureati su 10 della Facoltà d’Economia di Torino negano
detta attestazione di necessarietà.
Fig. 5 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, distinti in base alla necessità della laurea per
l’esercizio dell’attività lavorativa.
Non
necessaria
42,3
Necessaria
57,7
0
20
40
60
80
Cumulando, con riferimento alla Fig. 6, le percentuali relative al negativo o scarso utilizzo della formazione
universitaria, risulta che oltre un terzo non si avvale o si avvale poco della propria formazione universitaria sul posto di
lavoro; il che non può non suscitare, perlomeno, qualche riflessione su coloro che, a diverso titolo, sono coinvolti nel
processo di strutturazione e di pianificazione della formazione universitaria attribuita dalla facoltà di Economia di
Torino.
Fig. 6 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi in base al grado di utilizzo della
formazione universitaria.
Nullo
4
Ridotto
30
Soddisfacente
40,2
Importante
25,8
0
10
20
30
40
50
5) La posizione professionale dei laureati della Facoltà di Economia di Torino
Con riguardo alla Fig. 7, pur orientandosi prevalentemente verso il lavoro dipendente, che assorbe oltre il 68% dei
laureati, non del tutto trascurabile appare il segmento di coloro che s’indirizza verso un lavoro di tipo autonomo, che
lasci una maggiore libertà di azione professionale. Le donne, privilegiando il lavoro dipendente nella misura di circa il
72%, mostrano una minore sensibilità verso l’altro, al quale si rivolge in misura significativa, invece, oltre un laureato
su tre.
Nell’ambito del lavoro indipendente, Fig. 8, risulta prevalentemente seguita le figura del libero professionista, che
raccoglie il 61% degli orientamenti; non pochi laureati, il 18% circa, sono diventati imprenditori, con accentuazioni
significative per il sesso maschile, che vede l’87% orientati verso le due suddette figure; da sottolineare anche la
percentuale di laureate che lavorano come coadiuvanti in aziende familiari o in studi professionali.
5
6
Fig. 7 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi in base al sesso ed alla posizione
professionale.
71,8
Femmine
28,2
65,5
Maschi
34,5
68,1
Totali
31,9
0
20
40
60
Indipendente
80
Dipendente
Sembra che, per le donne, il passaggio dalla fase collaborativa all’esercizio autonomo di uno studio professionale sia
molto più lento degli uomini in quanto si “soffermano” di più in qualità di coadiuvanti : il 25,1% contro l’8,9% degli
uomini.
Fig. 8 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati nel lavoro autonomo, suddivisi in base al sesso ed
alla posizione professionale.
8,7
Imprenditore
22,5
17,5
55,3
Libero
Professionista
64,5
61
10,9
Coadiuv.
Aziende Famil.
4,1
6,6
25,1
Coadiuv. Studi
Profes.
8,9
14,9
0
10
20
30
Totali
40
Maschi
50
60
70
Femmine
Per quanto concerne il lavoro dipendente, poco meno del 73% dei laureati occupati svolge semplice attività
impiegatizia, come si evince dalla Fig. 9, con una maggiore presenza della donna rispetto agli uomini; con una
percentuale al di sotto del 5% si manifesta la partecipazione ad attività di docente e ricercatore; anche in detto caso
risulta molto più marcato l’inserimento della donna, che, attraverso detta attività, può conciliare meglio i problemi di
cura della famiglia; naturalmente la presenza della donna in posizioni verticistiche è significativamente più ridotta a
vantaggio dell’altro sesso.
Fig. 9 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati nel lavoro dipendente, suddivisi in base al sesso ed
alla posizione professionale.
74,7
69,9
72,7
Impiegato
7,1
2,7
4,6
Insegnante o
Ricercatore
18,2
Dirigenti e
Quadri
26,3
22,7
0
20
Totali
40
Maschi
60
Femmine
80
6
7
Con riguardo ai settori di impiego, la Fig. 10 mostra il massiccio ricorso verso il settore privato, che viene ad assorbire
ben 4 laureati su 5 con una significativa prevalenza degli uomini in detto settore. Le laureate, essendo maggiormente
impiegate in attività dipendenti come l’insegnamento, la ricerca e le attività impiegatizie in genere, presentano una
maggiore orientamento verso il settore pubblico, senz’altro meno rigido di quello privato nella risoluzione di
problematiche connesse con l’assistenza familiare.
Fig. 10 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati nel lavoro dipendente, suddivisi in base al sesso ed
al settore di appartenenza.
79,9
76,8
82,4
Privato
13,6
17,9
10,1
Pubblico
6,5
5,3
7,5
A Partec.
Statale
0
20
40
Maschi
60
Femmine
80
100
Totali
Considerando i rami di attività economica, naturalmente quasi nulla è la partecipazione al settore primario mentre
predominante appare l’occupazione nel terziario, che attraverso le sue molteplici segmentazioni, accoglie ben 3 laureati
su 4, come da Fig. 11, con una leggera prevalenza delle laureate; più forte, invece, è la presenza maschile nel settore
industriale.
Fig. 11 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati nel lavoro dipendente, suddivisi in base al sesso ed
al ramo di attività economica.
75,2
77,4
73,6
Terziario
24,4
22,1
26
Industria
0,4
0,5
0,4
Primario
0
20
Maschi
40
60
Femmine
80
100
Totali
Con la Fig. 12 si sono volute confrontare le situazioni occupazionali dei laureati della facoltà di Economia di Torino,
della Bocconi e dell’Emilia Romagna. Come era logico attendersi, la realtà occupazionale dei laureati della Bocconi è
del tutto assimilabile a quella di Torino a conferma di un mercato del lavoro condizionato dalle stesse dinamiche
economiche. Per i laureati delle facoltà economiche dell’Emilia e Romagna, la situazione si presenta leggermente
diversa. Essi si trovano, infatti ad agire in una struttura territoriale, caratterizzata dalla presenza di piccole e medie
imprese, collocate nel settore del commercio e servizi ed è naturale, quindi, che il settore terziario svolga un ruolo ancor
più trainante nel meccanismo d’inserimento dei laureati.
Sulla base delle considerazioni finora svolte si può delineare un quadro della posizione occupazionale, che vede
l’universo maschile dei laureati della facoltà di Economia di Torino, rispetto a quello femminile, maggiormente
7
8
impegnato sia in attività di tipo imprenditoriale, sia nell’attività connesse con l’esercizio della libera professione sia in
posizioni di vertice quali quelle dei quadri e dirigenti.
Fig. 12 – Percentuali di laureati di Economia, occupati nel lavoro dipendente, suddivisi per ramo di attività
economica e per sedi di laurea.
75,2
74,5
79,5
Terziario
24,4
25,5
19,3
Industria
0,4
Primario0
1,2
0
20
Economia Torino
40
60
Bocconi
80
100
Fac.à Econ. Emilia Rom.
Fonte :Indagine Ufficio laureati della Bocconi 1995, Indagine Istituto Cattaneo di Bologna 1993.
6) I canali di ricerca e le ragioni della scelta occupazionale
Il processo transizionale Università-mondo del lavoro è ancorato ad aspettative e motivazioni molteplici, che entrano in
gioco, talvolta intersecandosi, talaltro sovrapponendosi, molte volte contrastandosi e, comunque, condizionando
sempre, in vario modo, la scelta occupazionale del neo-laureato.
Fig. 13 – Laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi per sesso e per ragioni di scelta occupazionale (Valori
percentuali).
Acquisto professionalità
26,1
23,1
13,3
Unica offerta
18,2
9,9
12,4
11,3
13,1
10,4
13,8
Lavoro gratificante
Lavoro stabile
8
6,3
5,7
6,8
5,9
4
7,2
5,5
5,5
5,6
5,4
6,1
4,9
5,2
3,7
6,2
4
2,8
4,8
3,8
4
3,6
Tradizione familiare
Possibilità di carriera
Sbocco naturale studi
Autonomia sul Lavoro
Indipendenza
Buona retribuzione
Altro
28,3
1,1
1,2
1,1
0,6
0,6
0,5
Sede comoda
Lavoro non impegnativo
0
5
10
15
Maschi
8
Femmine
20
Totali
25
30
9
Quale di esse sono più decisive nella scelta del posto di lavoro? Nella Fig. 13 si sono considerate un’insieme di ragioni
e le preferenze espresse configurano un laureato in Economia teso prevalentemente all’acquisizione di una salda base
professionale, che, nel settore maschile, si manifesta con oltre il 28% dei consensi; vale a dire che più di un laureato su
quattro fa la propria scelta sulla base della professionalità . Anche tra le laureate quest’ultima costituisce il primo
motivo opzionale, ma essa, nel 18,2% dei casi, deve cedere il passo alla necessità di dover accettare, per ragioni
economiche, l’unica offerta, che, in quel momento, viene proposta. Nel settore maschile questo condizionamento si
riduce a meno del 10% dei casi, e, comunque, viene dopo il lavoro gratificante.
Fig. 14 – Laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi per sesso e per grado di soddisfazione del lavoro svolto
(Valori percentuali).
Totali
73,6
26,4
Femmine
72,4
27,6
Maschi
74,4
25,6
0
20
40
Molto o Abbastanza Soddisfatti
60
80
100
Poco o Nulla Soddisfatti
Ancora una volta si evidenzia la situazione di svantaggio della donna, sulla quale finiscono col pesare oltre a
componenti legate al mercato del lavoro anche, molto probabilmente, fattori legati a situazioni familiari, che nel caso
della donna, assumono aspetti più rilevanti. Ciò viene rimarcato dal terzo fattore, che, per il settore femminile, è la
stabilità del lavoro mentre solo al quarto posto si pone il lavoro appagante. Le possibilità di carriera e l’indipendenza,
rilevanti nella scelta maschile, diventano componenti marginali per la donna, che, ad esse antepone una maggiore
autonomia sul lavoro. Agli ultimi posti si collocano : la bontà della retribuzione, l’opportunità di una sede comoda ed il
lavoro non impegnativo.
Fig. 15 – Laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi per grado di soddisfazione espresso in relazione a
peculiari aspetti del lavoro svolto (Valori percentuali).
36,7
Tempo per Altre Attività
63,3
66
Rispond. con Interessi Cult.
34
73,6
Possibilità di Carriera
26,4
Coerenza con gli Studi
77,3
22,7
Trattamento Economico
78,7
21,3
Sede di Lavoro
78,8
21,2
Stabilità del Posto
80,3
19,7
82,6
17,4
Autonomia sul Lavoro
84,8
15,2
Rapporti Ambiente di Lavoro
85,2
14,8
Acquisizione Personalità
0
10
20
30
40
Molto o Abbastanza Soddisfatti
50
60
70
80
90
Poco o Nulla Soddisfatti
9
100
10
Ma, nel complesso, il lavoro svolto soddisfa, cioè riesce a rispondere alle esigenze personali del laureato in Economia?
Sembra che non si possa fornire un sì pieno in quanto, dalla Fig. 14, si desume che il 74% circa si dichiara molto o
abbastanza soddisfatto del lavoro svolto con differenze del tutto trascurabili tra i due sessi, ma risulta anche che oltre un
laureato su 4 è poco o per nulla soddisfatto.
Scendendo all’analisi delle specifiche esigenze presentate nella Fig. 15, oltre il 63% si lamenta per la scarsità di tempo
a disposizione per altre attività; un laureato su tre denuncia la poca o nulla rispondenza ai propri interessi culturali e più
di uno su quattro manifesta perplessità sulle possibilità di carriera; inficiate da un tasso di negatività oscillante intorno al
20% appaiono : la coerenza con gli studi, il trattamento economico, la stabilità del posto e la localizzazione della sede di
lavoro, con livelli gradualmente crescenti di positività risultano esigenze quali l’acquisizione di professionalità,
l’autonomia sul lavoro e i rapporti nell’ambiente di lavoro, che solo per il 13% dei laureati considerati sono poco
desiderabili.
Tav. 6 – Laureati di Economia di Torino, occupati, per sesso e per canali di ricerca del lavoro.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------CANALI DI RICERCA
MASCHI
FEMMINE
TOTALI
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------VAL. ASS. %
VAL. ASS. %
VAL. ASS. %
---------------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------CONTATTO DIRETTO CON AZIENDE
370 40,5
224
34,3
594
37,9
CONCORSO PUBBLICO
104
11,3
128
19,6
232
14,8
SEGNALAZ. TRAMITE PARENTI/CONOSCENTI
120
13,1
95
14,5
215
13,7
PROSECUZIONE ATTIVITA’ FAMILIARE
89
9,7
59
9,0
148
9,4
INIZIO ATTIVITA’ AUTONOMA
94
10,3
50
7,7
144
9,2
RISPOSTE AD OFFERTE DI STAMPA
75
8,2
38
5,8
113
7,2
SEGNALAZIONE DELLA FACOLTA’
21
2,3
10
1,5
31
2,0
AGENZIE DI LAVORO
17
1,9
10
1,5
27
1,7
DOMANDA A PROVVEDITORE /PRESIDI
5
0,5
11
1,7
16
1,0
ALTRO
20
2,2
28
4,4
48
3,1
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------TOTALI
915 100,0
653
100,0
1.568
100,0
Quali i percorsi seguiti dal laureato in Economia di Torino per ottenere il posto post-laurea? Predominante, stando alla
Tav. 6, appare il ricorso al contatto diretto, ottenuto sia attraverso la chiamata diretta da parte delle aziende che con il
rapporto diretto con i datori di lavoro, cioè quasi il 38% dei laureati risolve il problema della ricerca del posto in forma
privata e personale con un maggiore e significativo impiego di detto canale da parte del settore maschile.
Fig. 16 – Laureati di Economia di Torino, occupati, suddivisi per tipo di rete parentale o amicale usato per ottenere
il posto di lavoro (Valori percentuali).
25,3
Parenti
21,8
Amici di Famiglia
21,4
Amicizie Comuni
9,8
Amici di Scuola/Univ.à
6,5
Amici di Lavoro
5,6
Amici d'Infanzia
4,6
Altro
0
5
10
15
10
20
25
30
11
Al concorso pubblico ricorre poco meno del 15% con una maggiore accentuazione da parte del settore femminile, che,
copre, attraverso detto canale, il minor ricorso alle aziende private, che, invece, predilige il sesso forte.
Con un certo rilievo, quasi il 14%, si manifesta la rete parentale ed amicale con trascurabili differenze tra i due sessi;
all’interno di quest’ultima, come appare dalla Fig. 16, i parenti esercitano un ruolo che va poco oltre il 25% mentre è la
rete amicale, nelle sue diverse diramazioni, soprattutto, amicizie di famiglia e gli amici degli amici ad esercitare un
ruolo più che rilevante; non del tutto trascurabile è l’apporto degli amici di scuola o d’università.
Degna di attenzione sono anche le percentuali di laureati che proseguono l’attività familiare o ne iniziano una del tutto
autonoma con una, non significativa, differenza, a favore degli uomini, per quest’ultima. Ma se il sentiero relativo ad
offerte di lavoro accettate attraverso inserzioni sui giornali incontra una percentuale di oltre il 7%, del tutto
insignificante é ancora il ruolo esercitato delle facoltà e delle agenzie di lavoro anche se va sottolineato che solo negli
ultimi anni la facoltà di Economia di Torino ha attivato un ufficio di job placement e solo da qualche anno è stata
disciplinata per legge l’azione delle agenzie di collocamento private. E’ da augurarsi quindi che nei prossimi anni datti
canali siano più attivi e riducano il peso esercitato dal canale principale : contatto diretto, che ha diverse connotazioni
negative.
In ultimo va considerato lo scarso rilievo, 1%, del canale della scuola, ma non pochi elementi negativi quali il calo
demografico, la bassa retribuzione, lo stato di precarietà, la ripetitività dei programmi svolti, le scarse possibilità di
carriera, ecc., avranno finito con lo scoraggiare il laureato della facoltà di Economia dall’entrare nel mondo
dell’insegnamento.
7) Nuove figure professionali e secondo lavoro
Interessante, soprattutto per le prospettive future che si possono aprire al laureato della Facoltà di Economia di Torino,
era esaminare se nell’ambiente di lavoro fossero emerse nuove figure professionali nella quali egli si possa identificare.
Le risposte positive non sono mancate e ed quasi il 17% ne ha rilevato la comparsa nei diversi settori di attività, in cui
operava; soltanto che l’indicazione, nel questionario di risposta, del solo nome come : risk manager, trial auditing,
coordinatore logistico, istruttore direttivo, visual merchandiser, comunicatore d’immagine, database administrator,
manager di rete, key account, space manager, category manager, account planner creativi, ecc. o l’abbozzo molto
succinto, talvolta tracciato nel questionario, di nuove funzioni svolte, ne rende difficile un’analisi completa, che metta
in luce le caratteristiche precipue, le somiglianze o le dissomiglianze funzionali da altre figure; sarebbe molto più
proficuo ed auspicabile promuovere anche da parte dall’Associazione Laureati in Economia di Torino un incontro, un
convegno ad hoc sull’argomento in modo da definire meglio i contenuti professionali delle nuove figure e permettere, di
conseguenza, ai responsabili della facoltà ed agli studenti attuali di concorrere all’adeguamento dei percorsi formativi.
Fig. 17 – Distribuzione dei laureati di Economia di Torino, occupati, in base allo sviluppo di nuove figure
professionali nell’ambiente di lavoro (Valori percentuali).
Non Sviluppo di
Nuove Fig.
Professionali
83,4
Sviluppo di
Nuove Fig.
Professionali
16,6
0
20
40
60
80
100
Comunque il problema di nuove figure professionali da circoscrivere funzionalmente sussiste e non può rimanere
ancora, per molto, insoluto senza nuocere alle prospettive occupazionali del laureato delle facoltà economiche italiane.
Anche se il lavoro, praticato dai laureati di Economia, in generale, come si è già visto, assorbe totalmente, non
lasciando tempo a disposizione, purtuttavia c’è una ridotta percentuale di essi, pari a meno del 10%, come si evince
dalla Fig. 18, che riesce ad esercitare un lavoro collaterale, retribuito, con una lieve e non significativa differenza a
favore della donna, che sorprende, non poco, in quanto si ritiene, di solito, il secondo lavoro appannaggio, anche se non
esclusivo, degli uomini .
11
12
Scandagliando all’interno del secondo lavoro, si rileva, da Tav. 7, che le ore settimanali, ad esso riservate, oscillano
mediamente intorno alle 9-10 ore, che un quarto dedica non più di 4 ore e che il gruppo si equiripartisce tra coloro che
riservano meno o più di 8 ore e che solo un 25% vi dedica più di 15 ore; non più del 5% lavora, sul secondo fronte, per
più di 20 ore. Quindi il fenomeno risulta, in definitiva, abbastanza contenuto sia come numero di esercenti che come
tempo dedicato.
Fig. 18 – Distribuzione dei laureati di Economia di Torino, occupati, in base al sesso ed allo sviluppo di una seconda
attività retribuita (Valori percentuali).
89,7
Non Svolge una
Seconda Attiv.à
91,1
10,3
Svolge una
Seconda Attiv.à
8,9
0
20
40
Maschi
60
80
100
Femmine
Tav. 7 – Principale valori segnaletici delle ore settimanali dedicate, dai laureati di Economia di Torino, ad una
seconda attività lavorativa
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------P5 = 2
P25 = 4
P50 = 8
P75 = 15
P95 = 20
Media Aritmetica = 9,6
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------Legenda : P5 = Quinto percentile, P25 = Primo Quartile, P50 = Mediana, P75 = Terzo Quartile, P95 = Novantacinquesimo percentile
Con la Fig. 19 si è voluto evidenziare che una parte, non irrilevante, circa il 22% dei laureati occupati ricerca un nuovo
lavoro che risponda meglio di quello svolto alle proprie esigenze. Ma ciò che più colpisce, in questi dati, è soprattutto,
la percentuale del settore femminile, oltre il 26%, che ricerca un nuovo lavoro; se si tiene conto dei motivi
d’insoddisfazione appalesati dalla donna in precedenza quali le ridotte possibilità di carriera o la necessità di dover
accettare l’unico lavoro offerto, non è difficile rinvenire le ragioni di detta maggiore mobilità potenziale rispetto
all’uomo.
Fig. 19 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, occupati, che sono alla ricerca di un nuovo lavoro suddivisi
per sesso.
12
13
78,1
Non Cerca Altro
lavoro
73,5
81,4
21,9
Cerca Altro
Lavoro
26,5
18,6
0
20
Maschi
40
60
Femmine
100
80
Totali
8) Il curriculum degli studi e la valutazione della formazione universitaria
La Tav. 8 fornisce una sintesi efficace della segmentazione dei laureati per sesso e per voti di laurea. Sulla votazione
massima si raccoglie circa il 14% dei laureati con una percentuale significativamente diversa tra uomini e donne :
rispettivamente 11,6% contro 16,3% ed oltre un quarto si laurea nel range 100-104.
Tav. 8 – Distribuzione dei laureati di Economia di Torino per sesso e per voto di laurea.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----VOTO DI LAUREA
MASCHI
FEMMINE
TOTALI
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
VAL. ASS.
%
------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------------< 90
63
6,5
31
4,3
94
5,6
90 - 94
193
19,9
91
12,6
234
16,6
95 – 99
226
23,3
155
21,5
381
22,5
100 – 104
254
26,2
194
26,9
448
26,6
105 – 109
121
12,5
133
18,4
254
15,0
110
113
11,6
118
16,3
231
13,7
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Totali
970
100,0
722
100,0
1.692
100,0
------------------------------------------------------------------------------------------------------ -----------------------------------------Principali valori segnaletici
Quinto percentile
88
90
89
Primo quartile
94
97
95
Mediana
100
100
100
Media aritmetica
99,2
101,1
100,0
Terzo quartile
104
106
105
Novantacinquesimo percentile
110 + lode
110 + lode
110 + lode
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- --------------------Facoltà di Economia dell’Emilia Romagna
Facoltà di Economia in Italia
Voto Medio di Laurea
101,3
102,0
Fonte : Indagine Istat 1995, Indagine Istituto Cattaneo 1993
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
La superiorità delle donne è netta e la si desume sia dalle percentuali più alte associate ai voti più alti che dai valori
segnaletici, mai inferiori a quelli conseguiti dall’altro sesso. La votazione, pari a 100, coincidente con la media
aritmetica, bipartisce anche il collettivo e coloro che prendono voti superiori a 104 sono il 28,7%; tra le donne detta
percentuale ascende al 34,7% contro il 24,1% dell’altro sesso con una distanza di oltre 10 punti percentuali.
Ovviamente anche il voto medio del sesso femminile, 101,1, risulta superiore di quasi due punti.
Come spiegare il miglior rendimento del sesso debole? E’ difficile, se non impossibile, individuarne le motivazioni; si
possono solo avanzare alcune delle possibili ipotesi, che comunque sono da sottoporre a verifica. La consapevolezza di
un più difficile accesso delle donne al mercato del lavoro può essere una delle ragioni di spinta a migliorare la propria
preparazione o un maggiore senso di responsabilità e di attaccamento al senso del dovere, connaturato al bisogno,
13
14
anticipato di alcuni anni per la donna, di farsi una posizione economica su cui costruire la futura famiglia può essere
anche un altro motivo discriminante.
La comparazione con i voti medi di altre realtà universitarie vede in posizione di svantaggio i laureati della facoltà di
Economia di Torino che sono distanti di oltre un punto dai colleghi delle facoltà economiche dell’Emilia e Romagna e
sono al di sotto di due punti della media nazionale, che si attesta su 102.
Quali le cause della più bassa valutazione dei laureati della facoltà di Economia di Torino? Non si può, solo ed in modo
alquanto superficiale, imputarla - stando almeno alle opinioni ricorrenti tra gli studenti - ad una maggiore ristrettezza di
valutazione dei docenti anche se non si può del tutto escluderla. Va però sottolineato che una buona parte dei laureati,
oltre i due terzi, come già ricordato nelle Tav. 4 e 5, risultava occupato prima della laurea e ciò può aver pesantemente
condizionato il curriculum degli studi. Nelle altre facoltà economiche italiane, soprattutto quelle meridionali, data la
carenza di posti di lavoro per i diplomati, l’università viene fatta a tempo pieno e quindi anche i risultati sono più
lusinghieri.
Passando all’esame della Fig. 21, salta subito all’occhio il grosso peso percentuale dei fuori corso; soltanto l’8% riesce
a laurearsi entro i 4 anni con leggere e, comunque, non significative differenze, ancora una volta, a favore del sesso
femminile. Il problema dei fuori corso, caratteristico dell’Università italiana, presso la facoltà di Economia di Torino,
assume dimensioni macroscopiche e sollecita soluzioni immediate, che, attraverso l’introduzione dei diplomi di laurea,
dei crediti didattici e delle riforma generale delle facoltà economiche italiane, attualmente in discussione, dovrebbero
essere poste in atto.
Fig. 21 – Percentuali di laureati di Economia di Torino, in corso e fuori corso, distinti per sesso.
100
92,6
91,3
92
90
80
70
60
50
40
30
20
10
7,4
8,7
8
0
Laureati in Corso
Maschi
Laureati fuori Corso
Femmine
Totali
Tav. 9 – Principali valori segnaletici degli anni di fuori corso dei laureati di Economia di Torino.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------P5 = 0
P25 = 1
P50 = 2
P75 = 3
P95 = 6
Media Aritmetica = 2,6
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------Legenda : P5 = Quinto percentile, P25 = Primo Quartile, P50 = Mediana, P75 = Terzo Quartile, P95 = Novantacinquesimo percentile
Comunque le ragioni della massiccia presenza dei fuori corso sono da ricollegarsi anche all’occupazione piuttosto
diffusa, che caratterizza gli studenti della facoltà di Economia di Torino e che determina un notevole allungamento del
loro periodo di studi; possono anche influire le altre cause, già considerate, a proposito della più bassa votazione media
di laurea.
Fig. 22 – Percentuali dei laureati di Economia di Torino in base agli anni di fuori corso.
14
15
35
30
32,3
26,4
25
20
17,8
14,1
15
10
3,8
5
3,1
0,8
0,5
0,5
0,4
7
8
9
10
0,3
0
1
2
3
4
5
6
Oltre
Anni di Fuori Corso
Considerando i valori della Tav. 9 e della Fig. 22, si riesce a quantificare il tempo di maggiore permanenza in facoltà e
che si aggira mediamente intorno ai 2 anni e 7 mesi con un 25% che non va oltre 1 anno di fuori corso ed un altro 25%
che non fa meno di 3 anni di fuori corso; solo un 5% resta 6 anni ed oltre in facoltà. Inoltre quasi un terzo si laurea con
due anni di fuori corso.
Attraverso la Fig. 23 si è voluta considerare l’incidenza che l’allungamento del corso di studi causa sulla reddivitità
universitaria, espressa dai voti di laurea. Si noti come il voto medio dei laureati in corso, quasi 104, sia sensibilmente
più alto, arrivando a superare i 105, per le donne, che si esprimono sempre con voti medi più alti dei loro colleghi. Una
dinamica decrescente caratterizza i fuori corso con differenze a vantaggio del sesso femminile, che vanno attenuandosi
con l’incrementarsi degli anni di fuori corso. I coefficienti di regressione della Tav. 10, senza alcuna difformità tra i
due sessi, esprimono la contrazione media annua che il voto di laurea subisce con l’aumentare degli anni di fuori corso
e che risulta essere di oltre un voto e mezzo per anno. Gli indici di determinazione, invece, mostrano quanta parte del
voto di laurea risulta imputabile all’allungamento degli anni di studi e quest’ultimi spiegano circa il 18% del fenomeno
con trascurabili differenze tra i due sessi.
Fig. 23 – Laureati di Economia di Torino distinti per sesso e per voto medio di laurea
Voti Medi di Laurea
106
104
102
105,2
103,9
103,5
102,8
102,4
101,5
99,9
100
98
100,7
98,8
97,9
98,9
97,3
96,1 95,7
96
96,8
95,1 94,9 95,5
94
92
90
88
In Corso
1 Anno F.C.
2 Anni F.C.
3 Anni F.C.
Totali Maschi Femmine
4 Anni F.C.
>4 Anni F.C.
Tav. 10 – Principali valori segnaletici della correlazione tra anni di fuori corso e voto di laurea dei laureati di
Economia di Torino
--------------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------Totali
Maschi
Femmine
Coefficienti di regressionevoto/anni di f.c.
-1,6
-1,6
-1,6
Indici di determinazione
0,18
0,16
0,19
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Un altro legame interessante che si è voluto quantificare è quello tra carriera scolastica, espressa dal voto di diploma e
carriera universitaria, sintetizzata dal voto di laurea. Cioè chi riesce bene a scuola, riesce altrettanto bene all’università,
15
16
in particolare alla facoltà di Economia di Torino? La regressione è positiva, come si evince dalla Fig. 24, ed indica che
all’aumento unitario del voto di diploma corrisponde un aumento medio del voto di laurea di meno di mezzo punto con
irrilevanti diversità tra i due sessi.
Fig. 24 – Laureati di Economia di Torino, per voto di diploma e per voto medio di laurea.
Voti Medi di Laurea
103,4
104
102
101
100
98,9
98
96,9
96
96
94
92
36-40
41-45
46-50
51-55
56-60
Voti di Diploma
Tav. 11 – Principali valori segnaletici della correlazione tra voto di diploma e voto di laurea dei laureati di Economia
di Torino.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------Totali
Maschi
Femmine
Coefficienti di regressionelaurea/diploma
0,44
0,44
0,43
Indici di determinazione
0,20
0,20
0,19
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ -----------------------------Purtuttavia gli indici di determinazione della Tav. 11 non sono molto alti ed il successo o l’insuccesso universitario,
solo per il 20%, è ascrivibile alla carriera scolastica; per il resto e cioè per ben l’80% è imputabile ad altri fattori
comunque connessi con il salto di qualità che si compie nel passare dalla scuola media superiore all’università.
Un’altra curiosità che attraverso l’indagine si è voluta soddisfare é la relazione tra tipo di maturità e voto di laurea; ci si
è chiesti se il tipo di maturità è in grado d’influire significativamente sulle performances universitarie. Il grafico relativo
alla Fig. 25 riporta i voti medi di laurea in connessione ai diversi tipi di maturità ed evidenzia voti medi di laurea,
relativamente bassi, tra i laureati provenienti dal liceo artistico, che non vanno al di là di un voto medio di 93,5 e tra
quelli dell’istituto tecnico per geometri, che si attestano su 96,3.
Fig. 25 – Laureati di Economia di Torino, per tipo di maturità e per voto medio di laurea.
Altre Maturità
99,8
Artistica
93,5
96,3
Geometri
98,4
Professionale Comm.
99,3
Tecnica Industriale
Linguistica
99,7
Scientifica
99,9
Commerciale
100,1
Magistrale
100,2
100,9
Classica
88
90
92
94
96
98
Voto Medio di Laurea
16
100
102
17
Anche il professionale commerciale premia poco i suoi laureati, che conseguono mediamente 98,4 mentre sorprendono
non poco, per la scarsa attinenza con gli studi di provenienza, i risultati fortemente positivi di coloro che hanno una
maturità decisamente umanistica : magistrale, 100,2, risultato di poco superiore a quello ottenuto dai “reduci” degli
istituti tecnici commerciali, il cui corso di studi è senz’altro più aderente a quello sviluppato nella facoltà di Economia,
e classico, che sfiora la votazione media di 101. Evidentemente i “classici”, che dovrebbero incontrare non poche
difficoltà iniziali, considerando il distacco tra le discipline scolastiche e quelle universitarie, riescono successivamente,
attraverso la forma mentis acquisita sui banchi liceali ed adusa ad uno studio di tipo certosino, a superarle in modo più
che positivo.
Va però sottolineato che l’ANOVA (analisi della varianza), condotta su detti dati, mostra risultati al limite della
significatività solita del 5% anche per la ridotta presenza di alcuni gruppi quali artistico (solo due laureati), magistrale
(nove laureati), per cui vanno considerati con una certa cautela allorquando si intendono generalizzare.
Nell’ambito di tale precisazione, restringendo l’analisi ai gruppi più numerosi, che, nell’insieme, costituiscono oltre il
90% del totale costituito da circa 1700 laureati, e rappresentati, in ordine decrescente, dallo scientifico: 45,4%,
commerciale : 33,8% e classico : 11,2%, i risultati consentono di rilevare che la maturità classica si esprime al meglio
anche presso la facoltà economica di Torino, 100,9, seguita da coloro che provengono dal commerciale con la votazione
media di 100,1; leggermente dietro coloro che giungono dal liceo scientifico con 99,9.
Una delle maggiori critiche che maggiormente viene espressa nei confronti della formazione universitaria é il suo
scollamento dal mondo del lavoro, che, molte volte si deve far carico dei costi di addestramento dei neolaureati. Ebbene
come viene giudicata, dai medesimi, la formazione ricevuta dalla facoltà di Economia di Torino comparata con quella,
in generale, attribuita dalle altre facoltà economiche italiane?
Sembra, dalla Fig. 26, che i laureati di Torino siano molto più severi, in quanto, oltre la metà giudica insufficiente la
propria preparazione professionale contro un analogo giudizio espresso solo dal 30% dei loro colleghi nazionali; la
situazione si rovescia allorquando si deve esprimere un giudizio sul livello di specializzazione, che viene giudicato
insufficiente dall’11% dei laureati in Italia e da una percentuale quasi doppia dei laureati di Torino.
Fig. 26 – Laureati di Economia in Italia e a Torino distinti in base alla rispondenza della formazione universitaria
alle esigenze lavorative.
3
Non Aggiornata
11,5
52,5
Insufficiente
Prepar. Profess.
30,3
11
Non Suffic.
Specialistica
21,7
0,4
1,5
Troppo
Specialistica
33
35
Adeguata
0
10
20
Laureati di Econ. A Torino
30
40
50
60
Laureati di Econ. In Italia
Fonte : Indagine Istat 1996
Adeguata viene considerata da circa un terzo dei laureati in Economia; del tutto irrilevante è il peso di coloro che la
giudicano troppo specialistica mentre sul livello di aggiornamento si esprimono, in modo negativo, l’11,5% dei laureati
in Italia e solo il 3% di quelli di Torino.
E’ ovvio che una positività di giudizi aggirantesi sul 34% non è consolante e che i rilievi negativi manifestati dai due
terzi devono indurre a riflessioni alquanto ponderate, che indaghino soprattutto sulle cause dell’insufficiente
preparazione professionale ; ma c’è un grosso problema nodale di tipo strutturale, che non è suscettibile di soluzioni
semplificate e comunque approssimate e che interessa la sfera funzionale; cioè c’è da chiedersi fino a qual punto una
facoltà universitaria può spingersi nel fornire una preparazione che sia rispondente, al meglio, al mondo del lavoro sia
17
18
sul piano professionale che a livello di specializzazione? Rincorrere detto mondo su questo terreno può snaturare
l’identità di una facoltà universitaria e parcellizzarne la preparazione, che dovrebbe avere anche caratteri di generalità e
di basilarità?
Fig. 27 – Distribuzione dei laureati di Economia di Torino,occupati, per materie ritenute più utili ai fini dell’attività
lavorativa svolta (Valori percentuali).
17,7
RAGIONERIA I
DIR.
COMMERCIALE
8,4
6,2
ECON. POLITICA I
STATISTICA I
5,3
DIRITTO PRIVATO
5,3
MATEM.
FINANZIARIA
5,2
0
5
10
15
20
Certo una migliore aderenza dei percorsi formativi, alias piani di studio, potrebbe costituire una prima soluzione ma,
alla luce della incombente riforma delle facoltà di economia e di scienze statistiche, non è più produttivo calare dette
problematiche in questo alveo? Si potrebbe curare la formazione generale nel cosiddetto primo ciclo, quello iniziale e
finalizzare il secondo ad una preparazione più professionale e specialistica. E’ anche auspicabile che vi sia una
maggiore interazione Università-mondo del lavoro per l’individuazione di soluzioni ottimali senza che i due mondi
abdichino alle loro precipue funzioni.
Nel solco del medesimo tema, cioè quello della rispondenza della formazione universitaria al mondo del lavoro, si è
ritenuto opportuno chiedere di indicare, in ordine d’importanza, le prime sei discipline ritenute più utili ed i risultati,
sono graficizzati nella Fig. 27, che riporta il peso percentuale dei consensi espressi dagli intervistati. Al primo posto
risulta Ragioneria I, attualmente ridenominata Economia Aziendale, con oltre il 17% , seguita da Diritto Commerciale,
8,4% ed Economia Politica I, 6,2%. Chiudono la rosa delle discipline più utilitaristiche : Statistica I e Diritto Privato
con il 5,3% e Matematica Finanziaria con il 5,2%.
Val la pena di annotare che, tranne Diritto Commerciale , che viene considerato più utile del Diritto Pubblico, le altre
cinque appartengono al novero delle dieci materie fondamentali, che costituiscono lo “zoccolo duro” e sono presenti in
tutte le facoltà economiche italiane. Classificandole per aree, due fanno capo all’area giuridica, due all’area quantitativa,
una all’area aziendale ed una all’area economica.
Fig. 28 – Distribuzione dei laureati di Economia di Torino, occupati, per materie ritenute meno utili ai fini
dell’attività lavorativa svolta (Valori percentuali).
GEOGRAFIA
ECONOMICA
12,7
9,3
MERCEOLOGIA
8,7
SOCIOLOGIA
STORIA
ECONOMICA
8,5
CONTABILITA' DI
STATO
6,7
TECN. CICLI
PRODUTTIVI
4,9
0
2
4
6
8
10
12
18
14
19
Nella Fig. 28 si sono classificate le discipline che i laureati della Facoltà di Economia di Torino hanno trovato meno
utili nel proprio lavoro con i pesi percentuali dei consensi manifestati. Al primo posto di questa graduatoria negativa
risulta essere Geografia Economica, che ha raccolto quasi il 13% delle risposte; seguono, ma, con percentuali
nettamente inferiori, Merceologia, 9,3%, Sociologia, 8,7% e Storia economica con l’8,5%. Chiudono detto elenco
Contabilità di Stato, 4,9% e Tecnologia dei Cicli Produttivi con 4,8%. Tranne Storia Economica, che é una delle dieci
discipline fondamentali, tutte le altre sono presenti in taluni indirizzi formativi ed assenti in altri per cui - tenuto conto
che alcuni dei laureati possono non averle immesse nei propri piani di studio e quindi non averle considerate al
momento di fornire la risposta alla domanda inserita nel questionario - le suddette percentuali potrebbero essere
leggermente sottostimate e, quindi, il loro peso, sempre in senso negativo, potrebbe essere più alto, perlomeno, rispetto
a Storia Economica.
Comunque al di là delle cifre e dei caustici commenti, non condivisibili, espressi da alcuni laureati, nel questionario di
risposta, riguardo all’unica funzione strumentale, per alcune materie, di contribuire ad elevare la media generale dei
voti, il quadro suddetto dovrebbe indurre a qualche riflessione e spingere alla ricerca degli elementi innovativi, che
possano rendere tutte le discipline - e non solo queste che compaiono nel suddetto elenco - più interessanti per il mondo
del lavoro. Certo è ovvio che in una qualsiasi classifica figureranno sempre materie ai primi ed ultimi posti e che per
certe discipline lo sforzo di adeguamento e di adattamento alle esigenze del mercato occupazionale può essere più
difficile e più oneroso, ma ciò non deve scoraggiare anzi deve indurre a sviluppare costantemente modalità ed
opportunità migliorative, da introdurre nei propri programmi in modo da cogliere, in quanto docenti, le variegate
sollecitazioni, che dal mondo del lavoro possono provenire.
-----…..----MESSAGGIO FUORI TESTO PER LA SIG.NA FERRA :
Sono a ricordarle di farmi visionare le bozze di stampa. Grazie.
Giovanni Portoso . Numero di telefono e telefax autocommutantesi : 0321-696380
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