Saluto di Emilio Inzaurraga, Presidente onorario Cari amici, E’ una gioia molto grande stare nuovamente qui con voi e condividere questo momento di comunione e partecipazione. Saluto in modo particolare Franco, caro amico, con il quale condividiamo la gioia della vocazione laicale, la passione per l’evangelizzazione, il sincero impegno nella corresponsabilità. Saluto Mons. Domenico e lo ringrazio del servizio di questi anni: un assistente “con odore delle pecore”, un pastore che con la sua vicinanza semplice e misericordiosa ha camminato con noi, incoraggiando la comunione, indicando il cammino e coltivando la nostra speranza. Sempre con serena allegria. A tutto il Consiglio nazionale e a tutti i responsabili nazionali che terminano , grazie per l’impegno e la testimonianza fedele che certamente continuerete a offrire dove Dio ha bisogno di noi in questo tempo nuovo. Benvenuto Mons. Mansueto! Ecco qui l’AC Italiana disposta a camminare nella Chiesa e come Chiesa, Popolo di Dio, madre dal cuore aperto per tutti, specialmente per i più poveri e deboli. Benvenuti i rappresentanti delle diocesi italiane! Delle chiese particolari dove l’AC vive la comunione dinamica, aperta, missionaria, con i suoi Pastori. Voi siete a servizio di quello che di meglio ha l’AC, i membri dei nostri gruppi parrocchiali, dei ragazzi, dei giovani, degli adulti, nelle distinte realtà dei lavoratori, degli studenti, degli universitari. Saluto le delegazioni internazionali, gli amici della Spagna, del Burundi e della Romania e dell’Argentina che con l’Italia costituiscono il segretariato del FIAC, come anche gli amici della Bosnia Erzegovina, Polonia, Svizzera, Terra Santa (Israel e Palestina), Stai Uniti e Ucraina. Sono molto lieto di stare qui e ho accettato questa presidenza onoraria in un tempo molto particolare per il mio paese che ha dato a Roma un nuovo Vescovo e alla Chiesa universale un nuovo Papa. Questo fatto ci rende ancora più fratelli, è certo che mi sento vostro amico, da prima che il caro Papa Francesco fosse eletto, ma non c’è dubbio che rende questo momento molto speciale, per me e sicuramente anche per voi. Siamo qui per vivere un’esperienza di fede e di missione. Un’esperienza che non nasce dallo Statuto, necessario ma non sufficiente, - non siamo una ONG. ma nasce nel cuore di noi che ci impegniamo a vivere la via del discepolato missionario “associativamente”, perché ci siamo incontrati con Gesù nel cammino delle nostre vite: ha preso l’iniziativa, è uscito per incontrarci ,invitandoci a seguirlo dall’Azione Cattolica. 1 Tre realtà In questi giorni ci proponiamo di lavorare sul documento preparatorio. Sottolineo tra realtà molto importanti: la famiglia, la parrocchia, la città La Chiesa che tiene in conto ogni persona e tutte le persone, che abbraccia le inquietudini e le gioie dell’umanità (cf GS 1) manifesta la necessità di accettare le sfide che si presentano per l’ evangelizzazione. La famiglia Domenica abbiamo vissuto un evento storico dove il Santo Padre ci ricordava che San Giovanni Paolo II come il Papa della Famiglia “scuola di umanità” con la definisce nella Familiaris Consortio. La famiglia è chiesa domestica, bene sociale che attraversa una crisi profonda, nella quale si rileva la fragilità dei legami feriti “da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto all’apparenza” (EG 62). E’ ferita anche dall’economia che emargina ed esclude, da nuove forme di schiavitù che conducono la famiglia nell’illegalità della immigrazione più crudele, alla tratta di persone, al lavoro precario, al vuoto che porta alcuni suoi membri alla dipendenza o alla violenza. Senza dubbio, nella famiglia rimane tutta la sua potenzialità, dal momento che al di là di tutti i cambiamenti sociali, le persone continuano ad avere bisogno di affetto condiviso, di un abbraccio sincero, del perdono, del ringraziamento, dello spazio sappiamo di essere accettati e amati come siamo e promossi in tutto quello che possiamo essere. Non si “difende” la famiglia, ma si vive la famiglia che è un dono di Dio e che custodisce la vita La famiglia si ama, si costruisce e si testimonia con gesti semplici e quotidiani, dello sposo verso la sposa, dei genitori verso i figli e dei figli verso i genitori, da vicino a vicino, da famiglia a famiglia. E si promuove anche con politiche di stato che aiutino il suo sviluppo integrale nella società. L’evangelizzazione delle famiglie esige l’essere presenti, ascoltarle, accompagnarle, capire i passi, curare le ferite, potenziare la spiritualità. Ci auguriamo che il prossimo sinodo sia uno spazio dove si ascoltino le famiglie del mondo. La parrocchia Sicuramente tutti noi ricordiamo infinite immagini al parlare delle nostre parrocchie – delle buone e delle altre – proprio perché la parrocchia è il luogo dove si amplia il nostro mondo familiare e dove siamo accolti come membri di un popolo santo e fedele. La parrocchia è comunità dove convergono tanti soggetti, la Chiesa che vive tra le case dei suoi figli e delle sue figlie (cf San GPII CFL), La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. (EG28). E’ anche lo spazio della nostra vita associativa, il luogo che permette crescere nella vita del popolo e che ha bisogno di una continua conversione pastorale. La parrocchia non è una struttura caduca però deve rispondere con flessibilità alle sfide del mondo di oggi, trovando nuovi canali missionari. Come diceva San Giovanni XXIII, la comunità parrocchiale è come la “fontana del villaggio”, “il pozzo dell’acqua” dove i “samaritani di oggi”, incontrino l’Acqua viva di Dio. 2 Per questo dobbiamo approfondire e amare la nostra vita parrocchiale, potenziarla, perché con la nostra corresponsabilità laicale, con la nostra disponibilità al servizio nella Chiesa particolare, con il parroco e con tutti gli agenti pastorali, possiamo renderla vicina, accogliente, itinerante, callejera cioè sulla strada, pellegrina, mediatrice, aperta e a volte accidentata il che è molto diverso da quelli che volte si costata nelle nostre comunità quando sembrano una chiesa lontana, tranquilla, chiusa, piena di timore, autorefenziale, pronta a controllare e a regolare la fede …in definitiva malata. Una parrocchia, che dall’edificio sia come la vuole il papa, ha “le porte aperte” non solo per ricevere, ma anche per uscire a cercare tutti coloro che hanno bisogno di un messaggio di Vita e di Speranza San Giovanni Paolo II ha detto all’AC: “La Chiesa ha bisogno di voi, perché avete scelto il servizio alla Chiesa particolare e alla sua missione come orientamento del vostro impegno apostolico; perché avete fatto della parrocchia il luogo in cui giorno per giorno esprimere una dedizione fedele e appassionata. In questo modo continuate a tener vivo lo spirito missionario di quelle donne e uomini di Azione Cattolica che nell’umiltà e nel nascondimento hanno contribuito a rendere più vive le comunità cristiane nelle varie parti del Paese. (15-92003) Assumiamo allora la nostra responsabilità nella costruzione della Chiesa in parrocchia, viviamo in essa una pastorale in chiave missionaria, vincendo il «è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità» (EG 83) Non lasciamo che si installino in noi le divisioni, la mondanità che ci porta alla vanagloria di pensare con la coscienza del potere e non del servizio. Abbracciamo nella comunità parrocchiale l’ideale cristiano e usciamo a proporre Gesù Cristo senza indugio a ogni famiglia, in ogni spazio sociale del nostro quartiere. La città L’ Azione Cattolica ha nella città un ambito di missione che non può trascurare. (cf EG 178) E’ lì che si tocca l’impegno sociale delle fede e le conseguenze comunitarie e sociali del kerygma che ci porta a desiderare, cercare, avere a cuore il bene degli altri Se veramente vogliamo far germinare il Regno, camminiamo come popolo facendo della vita sociale un ambito di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti. (cf Eg 180) In questo camminare che molte volte sarà lento e difficoltoso, c’è un solo privilegio: i poveri e i deboli che devono essere al centro della nostra attenzione e della nostra dedizione evangelizzatrice, non come principio culturale o sociologico, ma come segno evangelico per vivere la carità cristiana. Tutti sappiamo che nella città si generano le fonti del pensiero positivo e negativo , si consolidano le strutture di giustizia e di ingiustizia, si crea la cultura dell’incontro o dello scarto o della marginalità. La presenza impegnata dei laici cristiani nella città contribuisce a orientare il suo futuro. Ricordiamo che “La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo. ” EG 268 Siamo dunque laici impegnati nel promuovere i valori cristiani nel mondo sociale e politico ed economico. Tendiamo ponti, dialoghiamo, lavoriamo per il Bene Comune. Finiamola di essere quelli che segnalano sempre quello che si fa male o non si fa, ma da una comoda sedia di chi guarda la TV, Partecipiamo, portiamo avanti un’evangelizzazione audace per raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città (cf EG74), Nell’ambito multiculturale della città, favoriamo la cultura dell’incontro, lavoriamo per la pace, potenziamo il dialogo ecumenico, interreligioso, sociale, lavoriamo con le persone credenti e 3 non credenti, denunciando profeticamente l’ ingiustizia, generando strutture di bene, favorendo l’inclusione e lo sviluppo integrale. Per trasformare la realtà della città lavoriamo a lungo termine, però senza l’ossessione per i risultati immediati (il tempo è superiore allo spazio), non ignoriamo i conflitti e risolviamoli su un piano superiore per convertirli in anelli per nuovi processi (la unità prevale sul conflitto), accettiamo che la realtà sia superiore all’idea e facciamo passi concreti per realizzare l’ideale e allarghiamo le nostre vedute per riconoscere il bene maggiore che arrecherà il bene a tutti Una AC en salida = in uscita Stiamo vivendo un tempo privilegiato, carico di segni pieni di speranza. Un tempo storico, Il Papa ci ha invitati a vivere una Chiesa en salida e in essa dobbiamo vivere, per essere fedeli alla nostra identità di “AC en salida”. Una AC che prende l’iniziativa, si impegna, accompagna, porta frutto e celebra (cf EG 24) Abbiamo bisogno e il popolo di Dio ha bisogno di una “AC en salida”. Una AC en salida disposta ad arrivare a tutti, in tutti i luoghi e in tutte le occasioni Una AC en salida che si forma nella e per la missione perché in essa realizza la propria vocazione battesimale. Una AC en salida con profondità interiore che vive e offre opportunità per crescer nell’incontro personale e comunitario con Gesù, ascoltando la sua Parola, celebrandolo nei sacramento e così identificandoci e configurandoci con Lui Una AC en salida che prega e perché prega, non ha paura di convertirsi perché sperimenta che lì sta il principio vitale della sua crescita come cristiani Una AC en salida che ha incontrato il suo tesoro e che vuole condividerlo con gli altri, per questo evangelizza come comunità di discepoli missionari, con passione e senza fatica Una AC en salida è la AC di papa Francesco che ci rivela oggi la compassione e la misericordia che deve risplendere sul volto della Chiesa e in tutti i suoi gesti Una AC en salida è la AC di Gesù Cristo evangelizzatore, itinerante e pellegrino, missionario del Padre e amico di tutti gli uomini. Che lo Spirito Santo ci dia la forza e Maria, la Madre dell’Evangelizzazione, ci incoraggi ad annunciare la novità del vangelo con audacia e ci permetta di accompagnare il Santo Padre nel suo sogno di “una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa” (EG27) per arrivare a tutti! Buena Jornada. Buen trabajo! 4