PIRANDELLO IL TEATRO « Per il suo coraggio e l`ingegnosa

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PIRANDELLO
IL TEATRO
« Per il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale »
(Motivazione del Premio Nobel)
Pirandello divenne famoso proprio grazie al teatro che chiama teatro dello specchio, perché in esso
viene raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell'ipocrisia e delle
convenienze sociali, di modo che lo spettatore si guardi come in uno specchio così come realmente
è, e diventi migliore. Dalla critica viene definito come uno dei grandi drammaturghi del XX secolo.
Scriverà moltissime opere, alcune della quali rielaborazioni delle sue stesse novelle, che vengono
divise in base alla fase di maturazione dell'autore:
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Prima fase - Il teatro siciliano
Seconda fase - Il teatro umoristico
Terza fase - Il teatro nel teatro (metateatro)
Il teatro dei miti
Generalmente si attribuisce l'interesse di Pirandello al teatro nella maturità dei suoi anni, ma alcuni
precedenti mostrano come tale convinzione necessiti di una rivalutazione: in gioventù, infatti,
Pirandello compose alcuni lavori teatrali andati purtroppo perduti poiché da lui stesso bruciati (tra
gli altri, il copione del perduto Gli uccelli dell'alto). In una lettera del 4 dicembre 1887, indirizzata
alla famiglia, si legge:
« Oh, il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva
emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene.
Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà della rappresentazione io mi sento
preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma
sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione,
non ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio cervello, e che
vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare
quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è
una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi ammattire
dietro uno scoppio di fischi! »
(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 4 dicembre 1887)
È in questa dimensione che si parla di "teatro mentale" lo spettacolo non è subito passivamente ma
serve come pretesto per dar voce ai "fantasmi" che popolano la mente dell'autore In un'altra
missiva, spedita da Roma e datata 7 gennaio 1888, Pirandello sostiene che la scena italiana gli
appare decadente:
« Vado spesso in teatro, e mi diverto e me la rido in veder la scena italiana caduta tanto in basso, e
fatta sgualdrinella isterica e noiosa »
(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 7 gennaio 1888 )
La delusione per non essere riuscito a far rappresentare i primi lavori lo distoglie inizialmente dal
teatro, facendolo concentrare sulla produzione novellistica e romanziera.
Nel 1907 pubblica l'importante saggio Illustratori, attori, traduttori dove esprime le sue idee,
ancora negative, sull'esecuzione del lavoro dell'attore nel lavoro teatrale: questi è infatti visto come
un mero traduttore dell'idea drammaturgica dell'autore, il quale trova dunque un filtro al messaggio
che intende comunicare al pubblico
È in questo momento che Pirandello si distacca dalla lezione positivista e, presa diretta coscienza
dell'impossibilità della rappresentazione scenica del "vero" oggettivo, ricerca nella produzione
drammaturgica di scavare l'essenza delle cose per scoprire una verità altra (come poi spiegò nel
saggio L'Umorismo con il sentimento del contrario).
Il 6 ottobre 1924 fonda la compagnia del Teatro d'Arte di Roma .
Prima Fase - Teatro Siciliano
Nella fase del Teatro Siciliano Pirandello è alle prime armi e ha ancora molto da imparare.
Anch'essa come le altre presenta varie caratteristiche di rilievo e in questo caso abbiamo il fatto che
esso è scritto tutto, interamente in lingua siciliana perché considerata dall'autore più viva
dell'italiano ed esprime di più l'aderenza alla realtà.
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Lumìe di Sicilia, Roma, Teatro Metastasio, 9 dicembre 1910;
Il dovere del medico, Roma, Sala Umberto, 20 giugno 1913;
Se non è così, Milano, Teatro Manzoni, 19 aprile 1915;
Cecè, Roma, Teatro Orfeo, 14 dicembre 1915;
Pensaci, Giacomino, Roma, Teatro Nazionale, 10 luglio 1916;
Liolà, Roma, Teatro Argentina, 4 novembre 1916;
Seconda fase - Il teatro umoristico
Mano a mano che l'autore si distacca dal verismo e si avvicina al decadentismo si ha l'inizio della
seconda fase con il teatro umoristico con numerosi paradossi, infatti Pirandello presenta personaggi
che spezzano le certezze del mondo borghese introducendo la versione relativistica della realtà in
cui lui vorrebbe trovare la dimensione autentica della vita al di là della maschera. Lo scopo del
drammaturgo è quello di Denudare Le Maschere.
Lui stesso definirà il suo teatro “Teatro dello specchio” perché rappresenta la vita nuda con le sue
realtà, dove si ci riflette con una maschera che nasconde l'ipocrisia e tutti gli aspetti delle persone.
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Così è (se vi pare), Milano, Teatro Olimpia, 18 giugno 1917;
Liolà Roma, Teatro Argentina, 4 novembre 1916
Il berretto a sonagli, Roma, Teatro Nazionale, 27 giugno 1917;
La giara, Roma, Teatro Nazionale, 9 luglio 1917;
Il piacere dell'onestà, Torino, Teatro Carignano, 27 novembre 1917;
La patente, Torino, Teatro Alfieri, 23 marzo 1918
Ma non è una cosa seria, Livorno, Teatro Rossini, 22 novembre 1918;
Il giuoco delle parti, Roma, Teatro Quirino, 6 dicembre 1918;
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L'innesto, Milano, Teatro Manzoni, 29 gennaio 1919;
L'uomo, la bestia e la virtù, Milano, Teatro Olimpia, 2 maggio 1919;
Tutto per bene, Roma, Teatro Quirino, 2 marzo 1920;
Come prima, meglio di prima, Venezia, Teatro Goldoni, 24 marzo 1920;
La signora Morli, una e due, Roma, Teatro Argentina, 12 novembre 1920;
Terza fase - Il teatro nel teatro
Nella fase del teatro nel teatro le cose cambiano radicalmente, per Pirandello il teatro deve parlare
anche agli occhi non solo alle orecchie, a tal scopo ripristinerà una tecnica teatrale di Shakespeare,
il palcoscenico multiplo, in cui vi può per esempio essere una casa divisa in cui si vedono varie
scene fatte in varie stanze contemporaneamente; inoltre il teatro nel teatro fa sì che si assista al
mondo che si trasforma sul palcoscenico.
Pirandello abolisce anche il concetto della quarta parete, cioè la parete trasparente che sta tra attori e
pubblico: in questa fase, infatti, Pirandello tende a coinvolgere il pubblico che non è più passivo ma
che rispecchia la propria vita in quella agita degli attori sulla scena.
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Sei personaggi in cerca d'autore, Roma, Teatro Valle, 10 maggio 1920;
Enrico IV, Milano, Teatro Manzoni, 24 febbraio 1922;
All'uscita, Roma, Teatro Argentina, 29 settembre 1922;
L'imbecille, Roma, Teatro Quirino, 10 ottobre 1922;
Vestire gli ignudi, Roma, Teatro Quirino, 14 novembre 1922;
L'uomo dal fiore in bocca, Roma, Teatro degli Indipendenti, 21 febbraio 1923;
La vita che ti diedi, Roma, Teatro Quirino, 12 ottobre 1923;
L'altro figlio, Roma, Teatro Nazionale, 23 novembre 1923;
Ciascuno a suo modo, Milano, Teatro dei Filodrammatici, 22 maggio 1924;
Sagra del signore della nave, Roma, Teatro Odescalchi, 4 aprile 1925;
Diana e la tuda, Milano, Teatro Eden, 14 gennaio 1927;
L'amica delle mogli, Roma, Teatro Argentina, 28 aprile 1927;
Bellavita, Milano, Teatro Eden, 27 maggio 1927;
O di uno o di nessuno, Torino, Teatro di Torino, 4 novembre 1929;
Come tu mi vuoi, Milano, Teatro dei Filodrammatici; 18 febbraio 1930;
Questa sera si recita a soggetto, Torino, Teatro di Torino, 14 aprile 1930;
Trovarsi, Napoli, Teatro dei Fiorentini, 4 novembre 1932;
Quando si è qualcuno, Sanremo, Teatro del Casino, 7 novembre 1933;
La favola del figlio cambiato, Roma, Teatro Reale dell'Opera, 24 marzo 1934;
Non si sa come, Roma, Teatro Argentina, 13 dicembre 1935;
Sogno, ma forse no, Lisbona, Teatro Nacional, 22 settembre 1931.
Il teatro dei miti
Solo tre opere della produzione pirandelliana si considerano dei miti.
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La nuova colonia
Lazzaro
I giganti della montagna
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