22-8-84 Maria Regina Festa della Casa della Carità di Fosdondo “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1° Gv 3,16) in questa giornata, Memoria della B. V. Maria Regina, ricordiamo e celebriamo con questa solenne concelebrazione i vent’anni di questa Casa della Carità di Fosdondo. Opera pastorale voluta dal cuore sacerdotale e generoso del Parroco don Alfredo, coadiuvato dal Can. Don Enzo Neviani e dal dottor Pietro Marazzi e da quanti hanno collaborato con loro nella fondazione, nella organizzazione e nella gestione: in particolare i parrocchiani, le Suore Carmelitane Minori, i sacerdoti del Vicariato, e tanti tanti giovani e persone di ogni età e condizione, che silenziosamente si sono prestate, si prestano, e offrono tuttora per molte necessità della Casa. Un vivissimo ringraziamento dal cuore commosso del Vescovo a don Alfredo, al Can. Enzo e a tutti: anche il Vicariato di Correggio ha qui la sua Casa della Carità secondo il mio desiderio per le nostre diocesi. Ma il grazie più grosso, adorante e carico di stupore va a Dio, datore e ispiratore di ogni opera buona, la Casa della Carità non è un dono che noi facciamo a Dio; ma prima di tutto è un dono che Dio fa a noi. Dio non ha bisogno delle nostre Case della Carità: noi invece ne abbiamo tanto bisogno, per mettere in pratica il comandamento dell’amore; e ne abbiamo bisogno anche come case di accoglienza per noi, quando anche noi saremo nella condizione in cui sono oggi tanti nostri fratelli e sorelle: a loro il mio abbraccio affettuoso! Grazie dunque a Dio di questo dono, che comporta e attende da Dio ispirazione continua di generosità e di servizio in tante anime, soprattutto in voi, giovani e ragazze: vocazioni di sacerdoti e di anime consacrate, in particolare di Fratelli e Sorelle delle Case della Carità, che si buttano decisamente a capofitto, in esclusiva e per sempre, in questo servizio. Che cos’è la Casa della Carità? O Casa dell’Amore? È una Casa Eucaristica, nella quale l’Eucaristia raggiunge il suo pieno adempimento; tutta la sua verità e sincerità. Non è dunque casa eucaristica solo perché vi è la Cappella, vi si celebra la S. Messa, vi si conserva il SS. Sacramento, si fa l’Adorazione Eucaristica, si prega e si cantano le lodo del Signore! Si può veramente dire: Non c’è, non esiste, e non è neanche concepibile la Casa della Carità senza Eucaristia; ma neanche è concepibile l’Eucaristia senza Carità, senza le opere della Carità e i suoi frutti: senza Casa della Carità! L’Eucaristia è la sorgente del “mio” amore, dice Gesù. Nell’Eucaristia è presente l’Amore-dono, l’amore di Gesù che si è donato e si dona, per essere ucciso per noi e mangiato da noi; l’Amore che dona e partecipa la forza di donarsi. Amore dato e trasmesso a noi per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato. Ecco Gesù che dice, e ci dice qui stasera, e può dirci: “Rimanete nel “mio” Amore!” Parla di un amore suo e di un comandamento “suo”: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato!” Che cosa è questo “suo” Amore? È l’amore con cui Dio e Cristo amano gli uomini; amore discendente, amore degli indegni, dei peccatori, che l’amore di Dio rende degni di amore, anzi capaci a loro volta di amare, e di amarsi tra loro. Dio non ci ama perché siamo amabili, e quindi meritiamo di essere amati; ma è l’amore di Dio che ci rende amabili! L’amore di Dio è quindi del tutto gratuito, perciò universale, e in noi e per mezzo di noi rende amabili anche gli altri; anche negli altri produce l’amabilità piacevole a Dio: questo è frutto dell’Amore Teologale, dono dello Spirito Santo! L’amore di Gesù – il “mio” Amore- è quello che ha prodotto in Lui l’Incarnazione, la Crocifissione e l’Eucaristia, e lì si è meravigliosamente manifestato. Di questo amore “suo”, è soggetto anzitutto il Padre, che ama Gesù di un amore di benevolenza per la sua piena disponibilità all’opera di redenzione. Il Padre trova in Gesù lo strumento perfetto della sua opera di salvezza e di vita; perciò ha rimesso tutto nelle sue mani, cioè il potere su ogni care: di salvare e giudicare ogni uomo! Di questo medesimo amore è soggetto anche Gesù, che ama i suoi discepoli di un amore di benevolenza simile a quello a quello con cui il Padre ha amato Lui, perché ha trasmesso ai suoi discepoli il suo potere di salvare; li ha scelti e inviati, per continuare e completare la sua opera di salvezza, per continuare la sua missione: come il Padre ha mandato me, così io mando voi! Ecco perché comanda ai suoi discepoli di rimanere nel “suo” amore! E cioè, non tanto di perseverare nel loro amore per Lui, quanto di perseverare Suo Amore per loro, Amore che è il fondamento e la base della loro vita e della loro missione; la fonte dei doni di Grazia e di salvezza, che essi devono partecipare agli uomini redenti. E infatti i discepoli resteranno nel “suo” Amore, cioè l’Amore di Gesù rimarrà in loro, se crederanno e se resteranno fedeli ai suoi comandamenti. Come Gesù è rimasto nell’Amore del Padre osservando i suoi comandamenti, e il Padre ha amato Gesù perché ha osservato i suoi comandamenti, così i discepoli rimarranno nell’Amore di Gesù, se osserveranno i suoi comandi, concernenti la loro missione di salvezza. Segno dell’amore dei discepoli a Gesù è l’osservanza dei comandi, per cui Gesù continuerà a trasmettere a loro tutti i doni della missione salvifica: i doni compresi nel DONO dello Spirito Santo! Rimanete nel “mio” amore: è il contenuto di ogni vita cristiana. Aprirsi a Gesù e al e al suo Spirito Santo; lasciarsi amare, possedere dall’amore di Gesù; lasciarsi spossessare di noi stessi e lasciarci impossessare da Gesù. Come Gesù e la sua piena disponibilità al Padre, così noi e la nostra piena, totale disponibilità al Padre e a Gesù. L’obbedienza al comando nuovo esige disponibilità totale; lasciarGli campo libero, svuotarci di noi stessi. Il comando nuovo non è una legge esterna all’uomo, ma interiore e lui: cuore nuovo, spirito nuovo, principio nuovo: “Non son più che vivo, ma Cristo vive in me!” Il cristiano posseduto da Dio, possiede anche la sua felicità: E la vostra gioia sia piena! La gioia e la serenità che regnano nelle Case della Carità! Condividere tutto con Gesù: tutti i suoi sentimenti: a questo deve tendere il cristiano. È nell’Eucaristia e con l’Eucaristia soprattutto, che noi riceviamo Gesù pieno di Spirito Santo: riceviamo la pienezza dello Spirito Santo, per diventare in Cristo un solo corpo e un solo spirito. La sincerità delle nostre Eucaristie esige i frutti della fede, della speranza, della carità, dell’Amore. Amatevi come io vi ho amato e vi amo, fino quindi a dare la vita, fino a lasciarvi mangiare, fino a lasciare che sia Gesù, il “suo” Amore, ad amare in ciascuno di noi e per mezzo di ciascuno di noi: quindi fino all’eroismo, fino alla fine senza limite alcuno, fino alla dimenticanza totale di sé: ecco la Casa della Carità, dell’Amore teologale, soprannaturale e divino, al quale tutto è possibile, nulla è impossibile! La vera Casa della Carità è un frutto possibile solo nell’Eucaristia! Ecco l’augurio per questa Casa della Carità di Fosdondo, che affidiamo all’intercessione di Maria Regina. L’Incoronazione della sua Venerata Immagine, che compiremo questa sera, significhi l’acclamazione e l’invocazione di Maria SS., Regina di questa Casa, Regina e Madre del bell’Amore!