I sistemi sensoriali Come funzionano i nostri sistemi sensoriali? Come vengono ricosciuti gli stimoli iniziali? In che modo questi processi sono trasformati in percezioni e esperienze? Principali sistemi sensoriali presenti negli esseri umani e negli altri mammiferi 1) Olfatto: il senso dell’odorato, capacità di individuare piccole molecole nell’aria 2) Gusto: riconoscimento di composti organici e ioni da parte della lingua 3) Vista: percezione della luce 4) Udito: percezione dei suoni o delle onde di pressione dell’aria 5) Tatto: percezione delle variazioni di pressione, temperatura e altri fattori da parte della pelle La percezione sensoriale usa meccanismi tipici della trasduzione del segnale Es.: Recettoti 7TM: olfatto, gusto e vista Canali ionici sensibili alle sollecitazioni meccaniche: udito e tatto Connessioni sensoriali al cervello Ogni sistema sensoriale comprende neuroni sensoriali specializzati che trasmettono gli impulsi nervosi al sistema nervoso centrale L’olfatto percepisce una grande varietà di composti organici Sostanze odorose: piccole molecole organiche con una volatilità sufficiente per essere trasportate sotto forma di vapori Quale caratteristica di una molecola determina il suo odore? La forma L’odore di una molecola dipende dall’interazione con un recettore specifico di natura proteica Alcune persone sono incapaci di percepire l’odore di alcuni particolari composti (anosmia specifica). In questi soggetti sono state riscontrate mutazioni specifiche in alcuni geni che codificano per singoli recettori del gusto Gli odori vengono percepiti in una specifica regione del naso detta epitelio olfattivo principale I neuroni sensoriali dell’epitelio olfattivo principale (circa 1 x 106) possiedono ciglia contenenti i recettori proteici che legano i composti odorosi Gli impulsi nervosi generati dal legame delle molecole odoranti ai recettori sono trasmessi dai neuroni sensoriali al bulbo olfattivo. .. un po’ di storia sugli studi che hanno portato all’identificazione dei recettori per l’olfatto. Fine ‘80: l’esposizione agli odori causa un aumento di AMPc osservabile solo in presenza di GTP Ipotesi: E’ coinvolta una proteina G e quindi un recettore 7TM Randall Reed purifica e clona la subunità α di una proteina G trimerica, detta G(olf), espressa unicamente nelle ciglia olfattive. Strategia per identificare i cDNA dei recettori: 1) I cDNA dovevano essere espressi nei neuroni sensoriali che rivestono l’epitelio nasale 2) Dovevano codificare per 7TM 3) Dovevano essere presenti sotto forma di una famiglia numerosa e diversificata Utilizzando questi hanno identificato criteri nel 1991 Richard Axel e Linda Buck i cDNA dei recettori olfattivi del ratto I recettori dell’olfatto (OR) costituiscono una vasta famiglia di recettori a 7 eliche transmembrana Nel topo e nel ratto sono presenti più di 1000 geni OR Il genoma umano codifica un numero di OR stimato tra 500 e 750 molti dei quali sono pseudogeni Evoluzione dei recettori olfattivi ( ) percentuale di OR ancora funzionanti Apparentemente nel corso dell’evoluzione i mammiferi superiori (in particolare i primati) hanno perduto sensibilità agli odori (gli OR hanno perso funzionalità tramite trasformazione in pseudogeni) perché sono diventati meno dipendenti da questo senso per la sopravvivenza Regioni costanti (blu) e variabili (rosso) nei recettori olfattivi Le eliche transmembrana 4 e 5 potrebbero rappresentare il sito di legame dei composti odorosi Ogni neurone olfattivo esprime solo un singolo gene OR tra le centinaia disponibili. Uno solo dei due alleli del gene attivo è espresso (allelic exclusion) La determinazione di quale gene (e poi di quale allele) debba essere espresso è in gran parte casuale e il meccanismo che blocca l’espressione di tutti gli altri geni OR deve essere ancora chiarito. Il legame di un composto odoroso a un OR sulla superficie del neurone innesca una cascata di trasduzione del segnale che determina un potenziale d’azione Gli odori sono decodificati da un meccanismo combinatorio E’ possibile associare a ciascun OR la o le molecole odorose alle quali si lega? (a) Primi studi: Sovraespimendo un gene per uno specifico OR in un ratto è stato possibile determinare che tale recettore legava aldeidi a catena lineare (n-ottanale > n -eptanale > n -esanale) E’ possibile associare a ciascun OR la o le molecole odorose alle quali si lega? (b) Sezione di epitelio nasale di topo trattato con Fura-2 (fluoroforo sensibile al Ca2+) e quindi esposto a quantità note di diversi composti odorosi. Se il composto odoroso si lega a un OR, induce depolarizzazione del neurone e il neurone può essere individuato al microscopio in quanto la cellula diventa fluorescente per l’ingresso di Ca2+ E’ possibile associare a ciascun OR la o le molecole odorose alle quali si lega? (c) Per identificare quale OR determina la risposta, a) si producono i cDNA a partire dall’mRNA isolato dai singoli neuroni attivati; b) I cDNA sono amplificati mediante PCR con primers che amplificano tutti i geni OR; c) I prodotti di PCR derivati da ogni neurone vengono sequenziati Con questo metodo sono state analizzate le risposte dei neuroni a una serie di composti con catene carboniose di diversa lunghezza e con diversi gruppi funzionali alle estremità I risultati sono sorprendenti….. Non esiste una semplice corrispondenza tra odore e recettore! Quasi ogni odore attiva un certo numero di recettori (di solito in diversa misura); quasi ogni recettore è attivato da più di un odore. Ogni composto odoroso però attiva una combinazione unica e caratteristica di neuroni! Questo meccanismo combinatorio permette anche a una ristretta gamma di recettori di distinguere un numero elevato di odori Come viene trasmessa al cervello l’informazione su quali recettori sono attivati? Sono stati ottenuti topi transgenici che esprimono un gene per un marcatore colorato (LacZ) in associazione con uno specifico gene OR. I recettori che esprimono la combinazione OR-marcatore possono essere identificati e il loro percorso può essere ricostruito. In tutti i topi prolungamenti dei esprimono lo stesso riunivano nella stessa bulbo olfattivo esaminati i neuroni che gene OR si posizione nel I neuroni che esprimono determinati OR sono collegati a siti specifici nel cervello e pertanto è possibile generare una mappa spaziale dell’attività neurale di risposta agli odori all’interno del bulbo olfattivo. Epitelio olfattivo e neuroni olfattivi Sezione trasversale dei bulbi olfattivi destro e sinistro colorati per LacZ. Gli assoni di tutti i neuroni che esprimono lo stesso recettore convergono sugli stessi glomeruli Un naso elettronico funziona sugli stessi principi I recettori, in questo caso, sono polimeri che si legano a una certa gamma di piccole molecole. Ogni polimero lega ogni composto ma in quantità diverse; le proprietà elettriche del polimero cambiano con il legame del composto odoroso. Una serie di 32 di questi sensori polimerici, collegati tra loro in modo da individuare gli schemi di risposta, permette di individuare sia odoranti singoli che miscele complesse La risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) rivela quali regioni del cervello elaborano le informazioni sensoriali La risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) La tecnica si basa su due osservazioni fondamentali: a) Una specifica area del cervello è maggiormente irrorata dal sangue quando è attiva (+ emoglobina in quella regione) b) A causa delle riorganizzazioni elettroniche intorno all’atomo di Fe2+ in seguito al legame dell’O2 il Fe2+ della deossiemoglobina ha caratteristiche magnetiche diverse dal Fe2+ della ossiemoglobina. In particolare l’atomo di ferro nella deossiemoglobina agisce da potente magnete, mentre nell’ossiemoglobina no. Queste differenze tra le proprietà magnetiche delle due forme di emoglobina possono essere utilizzate per visualizzare l’irrorazione e quindi l’attività del cervello. La risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) Le tecniche di risonanza magnetica nucleare individuano i segnali che si originano dai protoni delle molecole d’acqua. I segnali dei protoni dell’acqua vengono alterati dalle proprietà magnetiche dell’emoglobina. E’ possibile produrre immagini che rivelano le differenze nelle quantità relative di deossiemoglobina e ossiemoglobina, e quindi l’attività di diverse parti del cervello La risonanza magnetica funzionale per immagini permette di evidenziare le aree del cervello che si attivano in risposta ai diversi composti odorosi e di ricostruire la sequenza temporale di attivazione di particolari regioni Il gusto Una congestione nasale riduce il senso dell’olfatto e anche la capacità di sentire il sapore del cibo. L’olfatto aumenta la nostra percezione dei sapori (gusto) I due sensi presentano tuttavia molte differenze: a) Il gusto ci permette di riconoscere composti distinguiamo tramite l’olfatto (es.: sale, zucchero). che non b) Possiamo distinguere migliaia di odori mentre la capacità di sitinguere i sapori è molto minore I cinque gusti fondamentali Amaro Dolce Acido Salato Umami (il sapore del glutammato, in giapponese “squisitezza”) I cinque gusti fondamentali Amaro Acido Composti potenzialmente dannosi o tossici Dolce Salato Umami Composti potenzialmente nutrienti Le molecole che costituiscono i gruppi fondamentali riconosciuti dal gusto sono chimicamente molto diverse tra loro Ione idrogeno = acido Ione sodio = salato Glutammato = umami I sapori percepiti come amari o dolci hanno strutture estremamente variabili Composti con sapore dolce Le diversità di specificità tra i cinque sapori sono dovute ai diversi meccanismi biochimici coinvolti I sapori vengono percepiti da strutture specializzate dette bottoni gustativi Le papille gustative contengono numerosi bottoni gustativi L’identificazione di una subunità α di una proteina G trimerica espressa nei bottoni gustativi, la gustducina, suggerì il coinvolgimento di recettori 7TM nella percezione del dolce e dell’amaro Sezione di lingua marcata con anticorpi fluorescenti che riconoscono i bottoni gustativi Stessa sezione marcata con anticorpi specifici per la gustducina Confrontando marcatori di DNA in soggetti con diversa sensibilità al composto amaro I ricercatori hanno mappato il gene che codifica per il recettore di questo composto in una regione del cromosoma 5 Il Progetto Genoma umano ha chiarito che in questa regione esiste un gene che codifica per un 7TM che fu chiamato T2R-1 L’intero genoma umano codifica per 50-100 membri della famiglia dei recettori 7TM dell’amaro Regioni costanti (blu) e variabili (rosso) nei recettori del sapore amaro I recettori identificati sono davvero recettori dell’amaro? Prove a favore: a) I geni che li codificano sono espressi nelle cellule sensoriali del gusto, lì dove è espressa la gustducina. b) Cellule che esprimono singoli membri di questa famiglia rispondono a composti specifici. Esempio. Cellule che esprimono mT2R-5 reagiscono se esposte alla cicloesimide. Topi insensibili alla cicloesimide presentano una mutazione puntiforme nel gene che codifica il recettore mT2R-5. c) La cicloesimide stimola specificamente il legame di analoghi del GTP alla gustducina, in presenza del recettore mT2R-5 Ogni cellula che funziona da recettore gustativo esprime molti membri della famiglia delle proteine T2R • Siamo in grado di distinguere odori lievemente diversi tra loro perché ogni composto odoroso attiva un gruppo esclusivo di neuroni. • Molti tipi di sapore stimolano gli stessi neuroni, e pertanto noi percepiamo unicamente il sapore amaro e non distinguiamo per esempio la cicloesimide dal chinino. Una famiglia di recettori 7TM risponde ai composti dolci Prove a favore: a) I composti dolci presentano una grossa variabilità strutturale b) I topi in cui il gene per la gustducina è modificato perdono gran parte della capacità di percepire sia il sapore dolce che il sapore amaro. c) Recentemente è stato identificato un piccolo gruppo di recettori 7TM che risponde ai composti dolci. Non è chiara la ragione biochimica di questa osservazione ma, per il riconoscimentom dei composti dolci è necessaria l’espressione simultanea di due membri di questa famiglia nella stessa cellula. I sapori salati vengono identificati prevalentemente tramite il passaggio di ioni sodio attraverso canali. L’amiloride è un composto che attenua il gusto di sale Canali per il sodio sensibili all’amiloride sono responsabili della percezione del sapore salato Gli ioni sodio che passano attraverso questi canali producono una significativa corrente transmembrana. L’amiloride interrompe il passaggio della corrente; ciò spiega l’effetto di questo composto sul gusto. Il 20% della risposta al sodio permane in presenza di amiloride, suggerendo che esistano altri canali ionici che contribuiscobno alla percezione del sale. Schema della struttura di 1 delle 4 subunità che costituiscono i canali del sodio sensibili all’amiloride I sapori acidi sono prodotti dagli effetti degli ioni idrogeno sui canali • Come quelli salati anche i sapori acidi sono identificati tramite interazioni dirette con i canali ionici. Gli ioni che entrano sono ioni idrogeno. • In assenza di alte concentrazioni di sodio, gli ioni idrogeno possono attraversare i canali del sodio sensibili all’anmiloride e produrre una corrente transmembrana • Gli ioni idrogeno non sono percepiti solo per il passaggio diretto attraverso la membrana ma possono anche attivare o bloccare altri canali (es. blocco canali K+). • L’effetto complessivo è quello di indurre una variazione della polarizzazione della membrana nei neuroni sensori che viene percepita come una sensazione di sapore acido L’umami, il sapore del glutammato, è percepito da un tipo specializzato di recettori del glutammato • Il glutammato è ampiamente dal organismo, anche neurotrasmettitore. usato nostro come • Esistono diverse classi di recettori per il glutammato. Una di tali classi è costituita dai recettori metabotropici, proteine 7TM, con grandi domini amminoterminali probabilmente responsabili del legame del glutammato Il gusto dell’’umami • Il gene che codifica per un recettore metabotropico del glutammato, mGluR4, è espresso nei bottoni gustativi. • Questa molecola è priva della regione che codifica i primi 309 aa dell’mGluR4 cerebrale, che comprende la maggior parte del dominio ad alta affinità per il glutammato, e pertanto mostra una ridotta affinità per Glu, adeguata ai livelli dell’aa nella dieta Il recettore responsabile della percezione del sapore del Glu sembra essersi evoluto modificando l’espressione di un gene per il recettore del Glu già esistente. La vista La vista è basata sull’assorbimento della luce da parte di cellule fotorecettrici dell’occhio Queste cellule sono sensibili alla luce in una regione relativamente ristretta dello spettro elettromagnetico, cioè quella con lunghezza d’onda compresa tra 300 e 850 nm Le cellule fotorecettrici I vertebrati hanno due tipi di cellule fotorecettrici, i coni e i bastoncelli (nella retina umana 3x106 coni e 1 x 108 bastoncelli). I coni funzionano alla luce intensa e sono responsabili della percezione dei colori, i bastoncelli funzionano con luce debole, ma non percepiscono i colori. Un bastoncello è sensibile a un singolo fotone e al cervello servono meno di 10 stimoli per registrare un lampo di luce…. I bastoncelli sono strutture sottili e allungate. Il segmento più esterno dei bastoncelli è specializzato per la fotorecezione e contiene in sacchi avvolti da membrana detti dischi le molecole fotorecettrici. Nei bastoncelli la molecola fotorecettrice è la rodopsina La rodopsina è formata dalla proteina opsina, un membro della famiglia dei recettori 7TM, legata al gruppo prostetico 11-cis retinale Il massimo di assorbimento della rodopsina è incentrato sui 500 nm La rodopsina assorbe la luce in modo molto efficiente nella parte centrale dello spettro visibile! Il colore della rodopsina e la sua reattività alla luce dipendono dalla presenza dell’11-cis-retinale L’ 11-cis retinale essendo un poliene, è un potente fotorecettore; i sui legami singoli e doppi alternati costituiscono una lunga rete elettronica insatura che conferisce alla molecola capacità cromofore Il gruppo aldeidico dell’11-cis-retinale forma una base di Shiff con il gruppo ε amminico della lisina 296 (7 elica TM) della opsina L’ 11-cis retinale libero assorbe a 370 nm La base di Shiff non protonata assorbe a 380 nm La base di Shiff protonata a 440 nm. • • Il massimo di assorbimento della rodopsina intorno a 500 nm indica che il retinale sia presente sotto forma di base di Shiff protonata. Altre interazioni con la proteina (es. interazioni ioniche con residuo di Glu vicino) spostano ulteriormente il massimo di assorbimento L’assorbimento della luce induce una isomerizzazione dell’11-cis-retinale in tutto-trans-retinale L’ isomerizzazione causa uno spostamento dell’atomo di azoto della base di Schiff di circa 5 Å. L’energia luminosa di un fotone è trasformata in movimento atomico La trasformazione della rodopsina in matarodopsina II, in cui il retinale è nella configurazione tutto trans e la base di Shiff è deprotonata, attiva un processo di trasduzione del segnale, analogo a quello indotto dal legame di un ligando a altri recettori 7TM. Come altri recettori 7TM attivati, la rodopsina attiva una proteina G eterotrimerica detta transducina. Trasduzione del segnale visivo La subunità α della trasducina attiva una cGMP fosfodiesterasi rimuovendo una subunità inibitrice. La diminuzione della concentrazione del cGMP provoca la chiusura dei canali ionici controllati dal cGMP, iperpolarizzazione della membrana e segnale nervoso. L’assorbimento di un singolo fotone è amplificato in modo da portare a un’iperpolarizzazione della membrana sufficiente a generare la trasmissione del segnale La capacità della nostra vista di percerire movimenti continui a circa 1000 fotogrammi al secondo è dovuta: a) Alla capacità del sistema visivo di rispondere in pochi millisecondi a variazioni di luce e colore b) Alla capacità di bloccare altrettanto velocemente il segnale e di far tornare il sistema allo stato iniziale. Veloce blocco del segnale visivo X Una serina/treonina chinasi fosforila la rodopsina attivata. La fosforilazione favorice il legame di una proteina (arrestina) che impedisce ulteriori interazioni con la trasducina X La subunità α della trasducina è dotata di attività GTPasica; la fosfodiesterasi è inattivata Il livello di cGMP deve essere aumentato per riaprire i canali ionici dipendenti dal cGMP. Attivazione Guanilato ciclasi L’abbassamento del livello di calcio coordina il ritorno allo stato iniziale Lo ione Ca2+ regola la guanilato ciclasi inibendone l’attività Al buio Ca2+ e Na+ entrano nei bastoncelli attraverso i canali controllati dal cGMP Uno scambiatore (4Na+Ð 1K+Ï dipendente) espelle lo ione Ca2+ bilanciando l’influsso. In seguito allo stimolo luminoso l’ingresso di Ca2+ attraverso i canali controllati da cGMP si ferma, ma l’efflusso attraverso lo scambiatore continua. La visione dei colori è realizzata da 3 recettori dei coni, omologhi alla rodopsina Come la rodopsina, le proteine fotorecettrici dei coni sono membri della famiglia dei recettori 7TM e utilizzano l’11-cis-retinale come cromoforo. Nell’uomo esistono 3 diversi fotorecettori proteici con assorbimanto massimo a 426, 530 e 560 nm Questi valori corrispondono alle regioni blu, verde e rossa dello spettro Sequenze dei pigmenti visivi Analisi delle sequenze dei fotorecettori: •Ognuno dei fotorecettori dei coni ha una sequenza identica per il 40% a quella della rodopsina. •Il fotorecettore del blu è per il 40% identico ai fotorecettori del verde e del rosso. •I fotorecettori del verde e del rosso sono identici tra loro per più del 95% •I fotorecettori del verde e del rosso sono derivati da un processo evolutivo recente. Confronto tra le sequenze amminoacidiche dei fotorecettori del verde e del rosso = aa identici = aa aa diversi = 3 aa diversi responsabili delle differenze negli spettri di assorbimento Le principali differenze tra i pigmenti verde e rosso di incontrano a livello di 3 residui (180, 277 e 285). Nel pigmento verde: Ala, Phe, Ala; nel rosso, Ser, Tyr, Thr. I gruppi -OH aggiunti a ciascun aa nel pigmento rosso reagiscono con lo stato fotoeccitato del retinale abbassando la sua energia e spostando lo spettro di assorbimento della luce verso la regione del rosso a minore energia. Evoluzione dei pigmenti visivi Nella linea evolutiva dei primati i pigmenti rosso e verde si sono evoluti circa 35 milioni di anni fa. I mammiferi come i cani e i topi che si sono separati dai primati in precedenza hanno solo 2 fotorecettori , per il verde e per il blu (non distinguono bene i colori!) Gli uccelli, invece, hanno 6 pigmenti diversi e pertanto hanno una percezione dei colori molto acuta. Riarrangementi genici tra i geni per i pigmenti verde e rosso provocano la “cecità ai colori” I geni per i pigmenti verde e rosso sono adiacenti l’uno all’altro nel cromosoma X umano e sono altamente omologhi. Sono possibili eventi di ricombinazione omologa ineguale tra queste regioni cromosomiche Eventi di ricombinazione che determinano la “cecità ai colori” Se l’evento di ricombinazione avviene tra geni uno dei cromosomi perderà un gene mentre l’altro acquisterà un gene. In accordo con questa ipotesi: 2% dei cromosomi umani X porta un unico gene per un pigmento, il 20% ne portano 2, il 50% 3, il 20% 4, e il 5% di più. Una persona priva del gene per il pigmento verde avrà problemi a distinguere il rosso e il verde: la forma più comune di cecità ai colori. Eventi di ricombinazione che determinano la “cecità ai colori” Se l’evento di ricombinazione avviene all’interno dei geni si generano geni che codificano ibridi dei recettori del verde e del rosso. Il massimo di assorbimento dei pigmenti ibridi è intermedio tra quello dei pigmenti rosso e verde. La regione C-terminale di un recettore contiene gli aa più importanti per lo spettro di assorbimento del fotorecettore Una persona con questi geni ibridi e priva dei geni normali non è spesso in grado di distinguere chiaramente i colori.