COMPOSTI DI SUM
1. Hostes, commeatus inopia atque nostri equitatus metu, non poterant discedere Gabiis.
2. Non virtus, ut narrat Livius, sed arma cibique Saguntinis civibus contra Hannibalem pugnantibus
defuerunt.
3. Non diu ab urbe aberimus.
4. Tyrannis non desunt falsi amici, viris liberi nobilisque animi deest semperque deerit principum gratia.
5. Arma militibus parum prosunt, si virtus animusque desunt.
6. Si a cupiditatibus afueritis, laetam vitam degere poteritis.
7. Diu Achilles a proelio afuit, iratus verbis Agamennonis.
1. I nemici, per la penuria degli approvvigionamenti (lett. dell’approvvigionamento) e per il timore della nostra
cavalleria, non potevano allontanarsi da Gabi (senza la preposizione che indica il moto da luogo perché nome di
città).
2. Ai cittadini di Sagunto (lett. Saguntini) che combattevano contro Annibale, come racconta Livio, non mancò
(lett. mancarono) il coraggio, ma le armi e il cibo (lett. i cibi).
3. Non saremo a lungo lontani dalla città.
4. Ai tiranni non mancano i falsi amici, agli uomini di animo libero e nobile manca e sempre mancherà la
benevolenza dei capi.
5. Le armi giovano poco ai soldati, se mancano virtù e coraggio.
6. Se vi asterrete (lett. sarete astenuti) dai piaceri, potrete condurre una vita felice.
7. A lungo Achille si assentò dalla battaglia, poiché era adirato per le parole di Agamennone.
INFINITI E INFINITIVE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Dominus dicit servos sedulos esse.
Dominus sperabat servos sedulos futuros esse.
Discipuli promiserunt se lecturos esse cum diligentia.
Responsum est a senatu eos cives non esse necessarios.
Medicus promisit veneno se Phyrrum occisurum.
Medicus dixit Phyrrum a se occisum esse veneno.
Cum Dario patri successit, Xerxes innumeras copias conscripsit classemque comparavit, quoniam valde
cupiebat Graeciam occupare.
8. Magna fuit caedes Romanorum exercitus: narrant enim Hannibalem domum misisse tre modios anulorum
quos ex Romanorum digitis Poeni detraxerant.
1. Il padrone dice che gli schiavi sono operosi.
2. Il padrone sperava che gli schiavi sarebbero stati operosi.
3. Gli allievi promisero che avrebbero letto con diligenza.
4. Fu risposto dal senato che quei cittadini non erano necessari.
5. Il medico promise che avrebbe ucciso Pirro con il veleno.
6. Quando successe al padre dario, Serse arruolò numerose truppe e allestì una flotta, poiché desiderava
fortemente invadere la Grecia.
7.La strage dell’esercito dei Romani fu grande: raccontano infatti che Annibale abbia mandato in patria (lett. a
casa) tre moggia di anelli che i Fenici avevano strappato dalle dita dei Romani.
Traduzione della versione n. 2, p. 318.
Ad Atene un tempo viveva un tale, che cadde in una improvvisa pazzia, e che credeva di essere re. Molti cittadini,
soprattutto ragazzi, lo salutavano scherzosamente, chiamando<lo> re; e il poverstto era superbo e felice per <tale>
saluto. I familiari infine lo portarono da un medico, che riportò il pazzo alla salute. Dopo che ritornò a casa sano,
tutti lo evitavano e non gli rivolgevano (lett. facevano) neppure la parola; nessuno, infatti, desiderava di essere visto
amico di un uomo che era stato pazzo. Quello allora viveva continuamente solo e conduceva una vita infelice.
Dopo alcuni giorni il medico chiese il pagamento delle cure che gli aveva prestato. E quello disse: “Ti pagherò
doppio salario, se mi riporterai (lett. avrai riportato) alla condizione precedente”.
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