CAPITOLO 6
La filosofia a Roma
La filosofia giunge a Roma attraverso le interpretazioni in senso eclettico presenti sulla cultura del tempo. Il
maggior rappresentante dell’indirizzo eclettico fu Cicerone, che espose in maniera chiara le dottrine dei filosofi
greci, ma non ci mise molto di suo.
Scrisse alcuni brani quali: la Repubblica, Sulle leggi, Sui fini, Accademia, sui Doveri…
Cicerone ammette come criterio della verità il consenso comune dei filosofi e spiega tale consenso con la
presenza in tutti gli uomini di nozioni innate, simili alle anticipazioni dello stoicismo. Rigetta la concezione
meccanica epicurea basata sul caso e ritiene impossibile risolvere i problemi della fisica. Afferma il valore
della virtù per se stessa, l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima, ma evita di soffermarsi sui problemi
metafisici.
In Seneca e negli altri stoici romani prevale l’interesse religioso. Seneca scrisse 7 libri sulle Questioni naturali,
alcuni trattati di carattere religioso e venti lettere a Lucilio che sono una fonte di notizie sullo stoicismo ed
epicureismo. Seneca insiste sul carattere pratico della filosofia, per lui il saggio è l’educatore del genere
umano. Egli si occupa della fisica solo dal punto di vista morale e religioso. Secondo lui l’ignoranza dei
fenomeni fisici è la causa dei timori dell’uomo e la fisica elimina tali timori. La fisica è anche superiore all’etica
in quanto si occupa anche della divinità. Per l’anima egli si ispira alla concezione platonica che divide l’anima
in 3 parti: una razionale, una irascibile, consistente nelle passione e una umile, dedita al piacere. Il corpo è la
prigione dell’anima, il giorno della morte del corpo è il giorno della nascita eterna dell’anima. Seneca non
distingue il saggio dallo stolto ma ammette un oscillazione tra il male e il bene. Un’altra sua massima è la
parentela universale tra gli uomini, egli dice che siamo tutti membra di un gran corpo. Seneca afferma inoltre
che Dio è dentro di noi e non dobbiamo cercarlo nel cielo o fuori, ma in noi stessi.
Le dottrine di Seneca sono vicine al cristianesimo a tal punto che alcuni gli hanno attribuito un
carteggio(scambio frequente di lettere)tra lui e San Paolo, cosa che si è rivelata falsa.
Epitteto era schiavo di Epafrodito, poi fu liberato, ma fu costretto ad andare in Epiro dopo l’Editto di
Domizioano e fondò una scuola. Scrisse otto libri di Diatribe e un Manuale. Egli volle tornare allo stoicismo
originale. Anche lui predicò il predominio della religiosità e ammise che Dio è dentro di noi. Egli disse anche
che l’uomo può giungere alla virtù solo attraverso l’esercizio della ragione e non attraverso Dio. La virtù è
libertà, l’uomo non deve essere dominato da ciò che non è in suo potere(corpo averi), ma solo dagli atti
spirituali, ovvero ciò che è in suo potere: opinione sentimento desiderio. La sua massima è “Sopporta e
astieniti”.
Marco Aurelio fu un imperatore romano. Scrisse i Ricordi di 12 libri. Secondo lui l’uomo è composto da 3
parti: il corpo, l’anima che è il principio motore e l’intelligenza. Le percezioni appartengono al corpo, gli
impulsi all’anima e i pensieri all’intelletto. Anche per lui il filosofo deve guardare in se stesso per trovare il
bene e tutti gli uomini sono parenti. Ammette inoltre la nascita dell’anima alla morte del corpo ma non si spiega
se sia l’inizio di una nuova vita o la fine di ogni sensibilità.
© Federico Ferranti S.T.A.
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