Pier Francesco Fumagalli
20 aprile 2015 ore 18
“Insieme per prenderci cura”, radici nelle Scritture Sacre e riflessione teologico-pastorale
L’ispirazione divina di cui troviamo espressione nelle Scritture Sacre degli eredi della fede di
Abramo – ebrei, cristiani, musulmani – ci invita a riflettere insieme sul fondamento di un impegno
comune a prenderci cura gli uni degli altri con responsabilità sororale e fraterna. Le nostre rispettive
Scritture Sacre – la Torà ebraica, l’Evangelo cristiano, il Sacro Corano – insistono nel proporre un
concetto unitario di Dio Creatore e dell’unità della famiglia umana: l’uomo e la donna sono creati
da Dio (Corano, Sura XXII, 5, e passi paralleli), “ad immagine e somiglianza” Sua (Genesi 1, 2627), e Dio stabilisce un patto originario con tutti i discendenti di Adamo e d’Israele (Corano, Sura
VII, 171-172) e colma di pace e benedizione Noé con tutti i suoi discendenti (Corano, Sura XI, 48).
La divina misericordia e l’amore divino, che riempie l’universo, chiede alla creatura umana e ai
figli di Noé e d’Israele la risposta di obbedienza nella solidarietà dell’amore del prossimo (Levitico
19, 18), e nel volto dell’altro il cristiano è chiamato a riconoscere il volto di Cristo povero, malato,
prigioniero, esule, affamato (Matteo 25).
Su questa radice delle Sacre Scritture s’innesta una riflessione, che nelle tradizioni religiose
delle rispettive comunità di fede ebraica, cristiana e musulmana assume connotazioni diverse a
seconda del percorso storico e culturale dei vari popoli del mondo. Riguardo in modo specifico alla
tradizione della Chiesa Cattolica, una tappa innovativa e di grande rilievo è stata, cinquant’anni fa,
il Concilio Vaticano II (1962-1965), ed in particolare la Dichiarazione conciliare Nostra Aetate (28
ottobre 1965) che tratta dei rapporti della Chiesa con le grandi religioni del mondo, soprattutto con
il popolo ebraico, l’islam, il buddhismo e l’induismo. A partire dal Concilio hanno preso avvio
numerose iniziative di dialogo, studio, amicizia e collaborazione fraterna, e diverse Commissioni
miste hanno pubblicato documenti e linee orientative anche in campo medico-sanitario. Tra le
motivazioni teologiche che sostengono e approfondiscono i principi esposti nelle Sacre Scritture vi
sono: (a) la comune origine divina dell’umanità; (b) il compito affidato all’umanità di “prendersi
cura” del creato e del prossimo (Tikkùn olàm); (c) la comune umana ratio o logos, che permette e
sostiene il dialogo e il confronto tra le espressioni del pensiero e della cultura; (d) il comune
compito profetico di sottomissione a Dio per un servizio “spalla a spalla” (Sofonia 3, 9).
Nella Diocesi di Milano un riferimento importante in materia è costituito dal Sinodo 47° (N.
247-259), promulgato nel 1995 dal Cardinale Carlo Maria Martini, il quale stabilisce che «
Promuovere la salute integrale di ogni persona è compito e responsabilità dell’intera società,
nell’alveo dell’impegno per la realizzazione del bene comune. Promuovere la salute della persona
comprende non solo la cura della malattia, la sua prevenzione e la difesa della vita, ma anche il
rispetto per la persona che soffre e l’educazione a prendere coscienza del valore spirituale e sociale
della sofferenza » (Sinodo 47°, N. 248 § 1). Il Sinodo prosegue sottolineando che « L’assistenza al
malato costituisce per il cristiano, sia esso operatore sanitario, amministratore o volontario, oltre che
un mezzo per curare la malattia e lenire il dolore, anche una via da percorrere per l’annuncio di
Colui che ha preso su di sé le nostre sofferenze e per realizzare un rapporto interpersonale di
condivisione e di autentico servizio alla persona malata » (N. 249 § 2). Questo motivazioni
spirituali e teologico-pastorali sostengono l’impegno personale e comunitario cristiano verso i
malati, in collaborazione con ebrei, musulmani e uomini e donne di buona volontà.
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