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STORIA DELL'OMOSESSUALITA - Isabella Tokos 3A

Scrivi una relazione sulla storia dell’omosessualità
Come scrive Eva Cantarella “appena uscita dai secoli cosiddetti oscuri della sua storia, oltre
il periodo che una volta veniva definito il suo medioevo, la Grecia prese a parlare d'amore: E
ancora mi scuote amore che scioglie le membra, dolce-amara invincibile fiera... scriveva Saffo
(ca. 630-570 a.C.). La prima descrizione delle pene che l'amore inevitabilmente comporta,
dunque, la dobbiamo a una donna: più precisamente a una donna che amava le altre donne.”
Saffo fu l’ultima a cantare l’amore omosessuale femminile poiché “le donne, con il saldarsi dei
vincoli cittadini, erano state relegate al ruolo di riproduttrici, escluse da ogni forma di
educazione e, di conseguenza, dalla parola”. E in effetti, si sarebbe dovuti arrivare al XX secolo
perché si ri-sentisse parlare di omosessualità femminile.
Dunque, la storia della omosessualità è soprattutto maschile, ma bisogna chiarire che nelle
società greca e romana veniva altresì disprezzato e ripudiato il comportamento “effeminato”:
Era pertanto considerato normale per il maschio desiderare sia una donna che un uomo o un
ragazzo, purché si assumesse il ruolo attivo. E questo sovente accadeva nella versione “amore
per i fanciulli [pederastia, da παῖς e εραστής, di cui è interessante notare le origini, che si
ritroverebbero nei riti di passaggio (iniziazione, presente in tutte le culture)] della società greca
pre-cittadina: i ragazzi apprendevano le virtù che avrebbero fatto di loro degli adulti durante il
periodo di segregazione, vivendo in compagnia di un uomo, al tempo stesso educatore e amante.
“Racconta Strabone, riportando Eforo, che a Creta gli uomini adulti, detti “amanti” (erastai)
usavano rapire gli adolescenti da loro amati (eromenoi) per condurli con sé fuori città, per un
periodo di due mesi (il periodo di segregazione), durante i quali intrattenevano con loro rapporti
minutamente regolati dalla legge, che stabiliva i reciproci doveri; e al termine di questo periodo,
prima di far ritorno in città, gli amanti regalavano all'amato un equipaggiamento militare (segno
dell'ingresso di questi nella comunità degli adulti).”
A Roma non era diverso e, come cita Vassalli nel romanzo di un viaggio virgiliano verso
Arezzo, negli “alberghi” per la notte si riscontrava la usuale disponibilità di fanciulli. “E Catullo
vive le sue storie d'amore eterosessuali ed omosessuali in modo assolutamente identico (…)
quello che c'è di nuovo, nelle sue poesie, è solo l'atteggiamento psicologico di tipo romantico,
e la rottura della regola per cui il ragazzo amato doveva essere uno schiavo: la comparsa,
insomma, di un modello dei rapporti omosessuali che riassume in sé parte della tradizione
romana e parte di quella greca.”
La religione cristiana, nella visione centrale della famiglia, ripudia i comportamenti
omosessuali: Pio V affermò che dovessero essere puniti con la morte. Il primo documento laico
che si discosta da questo approccio “colpevolista” è rappresentato dal codice Napoleonico, che
stabilì l'abrogazione di tutti i “reati senza vittima” (eresia, blasfemia, stregoneria, ecc) mentre
l’omosessualità fu derubricata a reato solo nelle condizioni in cui venisse praticata
pubblicamente o con persone minorenni e non consenzienti. Nell’800 la medicina si accostò al
tema, affrontandolo come una patologia, e si dovrò aspettare Freud perché si prendesse un
indirizzo differente. Per esempio, nel 1935, egli scrisse una lettera di risposta a una madre che
gli aveva chiesto aiuto per il figlio gay. "L'omosessualità non è di certo un vantaggio, ma non
c'è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante, non può essere classificata come
una malattia, riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto
dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni sono
stati omosessuali, molti dei quali sono stati grandi uomini".
Il 17 maggio 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) cancellò l'omosessualità
dall'elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del
comportamento umano". Quasi 2000 anni dopo che Svetonio ci rivelasse un epiteto di Giulio
Cesare “marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti”.
Questo per dire come il tema della omosessualità sia stato oggetto di considerazioni diverse
a seconda dei periodi storici, e anche nelle differenti culture. E dunque: quando nasce
l’omosessualità?
FONTI:
 Cantarella Eva, Secondo natura, La bisessualità nel mondo antico, BUR saggi, 2007
 Peroni Serena: L’omosessualità nella storia e cultura occidentali,
 https://www.serenaperoni.com/storia-dell-omosessualita/
 Van Gennep A. I riti di passaggio, Bollati Boringhieri 2012
 Vassalli Sebastiano: Un infinito numero, Einaudi, 1999
 Perutelli A., Paduano G., Rossi E. (a cura di): Svetonio, De vita Caesarum in “Storia e
testi della letteratura latina”, Zanichelli, 2010
Roma, 16/11/2019
Isabella Tokos, 3A