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Superare la Depressione: Terapia Cognitivo-Comportamentale

PAOLO MICHIELIN
DANIELE PIACENTINI
Psichiatra, psicoterapeuta.
Responsabile del Centro
Psico Sociale di Zogno
(BG) dell’Azienda Sociosanitaria territoriale Papa
Giovanni XXIII di Bergamo.
DANIELA LEVENI, PAOLO MICHIELIN
E DANIELE PIACENTINI
SUPERARE LA
DEPRESSIONE
UN PROGRAMMA DI TERAPIA
COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
€ 16,00
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Psicologo, psicoterapeuta. Docente di psicodiagnostica clinica e di colloquio clinico-diagnostico,
Università di Padova.
La depressione colpisce, nel corso della vita, più del 10%
della popolazione; ha ripercussioni negative sulla sfera
emotiva, cognitiva e somatica di coloro che ne soffrono,
tanto che è stato stimato che entro il 2020 risulterà la
seconda causa di disabilità.
Superare la depressione è difficile ma possibile, spesso
anche senza ricorrere agli psicofarmaci. Allo stato attuale,
il trattamento psicologico di elezione dei disturbi depressivi, secondo le linee guida internazionali, è rappresentato
dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale, che aiuta
a modificare i comportamenti e le modalità di pensiero
disfunzionali che li innescano e li mantengono.
Questo manuale di auto-aiuto, con un linguaggio semplice ma rigoroso, tramite numerosi esempi ed esercizi
pratici, accompagna il lettore passo per passo in un
percorso terapeutico che lo aiuterà a superare i propri
problemi di depressione, con conseguenti miglioramenti
della propria qualità di vita.
Leveni, Michielin
e Piacentini
Psicologa clinica, psicoterapeuta. Coordinatrice
del Centro Psico Sociale
di Zogno (BG) dell’Azienda Socio-sanitaria territoriale Papa Giovanni XXIII
di Bergamo.
SUPERARE LA DEPRESSIONE
DANIELA LEVENI
La depressione non è un qualcosa di
immaginario, un castigo divino o una condizione dovuta a colpe personali o a una
particolare debolezza di carattere. Non è
neppure uno stato d’animo che si possa
superare da soli con un semplice sforzo di
volontà, ma un disturbo frequente, anzi il
disturbo psicologico che causa maggiore
sofferenza e disabilità nella popolazione.
Non ti devi vergognare, pertanto, se ti
sei procurato o ti hanno consigliato di
leggere questo manuale: significa che la
tua sofferenza ha un nome ben definito
e una possibile soluzione.
Superare la depressione
L’offerta del volume si arricchisce di materiali online, accessibili al sito
risorseonline.erickson.it/.
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Impaginazione
Gesp srl
Illustrazione di copertina
© valio84sl/iStockphoto.com
Copertina
Raissa Postinghel
Direzione artistica
Giordano Pacenza
© 2014 Eclipsi srl
© 2018 Edizioni Centro Studi Erickson S.p.A.
Via del Pioppeto 24
38121 TRENTO
Tel. 0461 950690
Fax 0461 950698
www.erickson.it
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ISBN: 978-88-590-1656-4
Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo effettuata, se non previa autorizzazione dell’Editore.
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Editing
Andrea Pioli
Daniela Leveni, Paolo Michielin
e Daniele Piacentini
Superare la depressione
Presentazione a cura del prof. Andrea Fagiolini
Erickson
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Un programma di terapia
cognitivo-comportamentale
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SOMMARIO
SOMMARIO
SOMMARIO
Presentazione
Presentazione
Prima
Primadidicominciare
cominciare
VII
VII
11
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Presentazione
VII
ONOSCERELA
LADEPRESSIONE
DEPRESSIONE
PARTE
PARTEI I––CCONOSCERE
Prima di cominciare
1
1.1.
Informazioni
Informazionisulla
sulladepressione
depressione
15
15
2.2.
Valutare
Valutare
laladepressione
depressione
e eprepararsi
prepararsi
23
23
LA DEPRESSIONE
PARTE
I – CONOSCERE
adadaffaffrontarla
rontarla
3.3.
Come
Come
nasce
nascee ecome
comedepressione
sisimantiene
mantienelaladepressione
depressione
47
47
1.
Informazioni
sulla
15
secondo
secondo
terapia
cognitivo
cognitivo
comportamentale
comportamentale
2.
Valutarelalaterapia
depressione
e prepararsi
23
ad affrontarla
PARTE
PARTE
IIII–e–Scome
S
TRATEGIE
TRATEGIE
COMPORTAMENTALI
COMPORTAMENTALI
3.
Come
nasce
si mantiene
la depressione
47
secondo la terapia cognitivo comportamentale
4.4.
Depressione
Depressionee ecomportamenti
comportamenti
67
67
Riprendere
fare
cose piacevoli,
modificare
99
99
5.5.
Depressione
Depressione
comportamenti:
ililmetodo
metodo
PARTE IIeae–comportamenti:
STRATEGIE
COMPORTAMENTALI
i comportamenti
contro
producenti
strutturato
strutturato
didisoluzione
soluzione
dei
dei
problemi
problemieaumentare
edidi
il livello di attività
raggiungimento
raggiungimento
degli
degliobiettivi
obiettivi
4.
Depressione
e comportamenti
67
99
5.
Depressione e comportamenti: il metodo
E ECOMPORTAMENTI
COMPORTAMENTI
PARTE
PARTEIII
III
STRATEGIE
STRATEGIE
strutturato
di––soluzione
dei
problemi
e di
raggiungimento degli obiettivi
6.6.
Depressione
Depressionee epensieri:
pensieri:individuare
individuareilillegame
legame
121
121
fra
fraPARTE
eventi,
eventi,pensieri
pensieri
ededemozioni
emozioni
e ecostruire
costruire
E
COMPORTAMENTI
III
– STRATEGIE
COGNITIVE
gligliABC
ABC
7.7.
Ristrutturazione
Ristrutturazione
cognitiva:
cognitiva:
mettere
mettereinin
discussione 137
137
6.
Depressione e pensieri:
individuare
il discussione
legame
121
i ifra
pensieri
pensieri
controproducenti
controproducenti
e
e
formulare
formulare
eventi, pensieri ed emozioni e costruire
pensieri
pensieri
alternativipiù
piùfunzionali
funzionali
gli ABCalternativi
8.8.
Pretese
Pretese
disfunzionali
disfunzionali
e econvinzioni
convinzioni
base
161
7.
Ristrutturazione
cognitiva:
metteredidi
inbase
discussione 161
137
9.9.
IliIlmeccanismo
meccanismo
perverso
perverso
della
della
ruminazione
ruminazione
179
179
pensieri controproducenti e formulare
10.
10.
Superare
Superareilalternativi
ilsenso
sensodidicolpa
colpa
eccessivo
eccessivo
207
207
pensieri
più
funzionali
8.
Pretese disfunzionali e convinzioni di base
161
9.
Il meccanismo perverso della ruminazione
179
10.
Superare il senso di colpa eccessivo
207
PARTE IV – STRATEGIE INTERPERSONALI E SOCIALI
11.
Depressione e abilità di comunicazione
PARTE
IV – SeTRATEGIE
E SOCIALI
12.
Depressione
sostegnoINTERPERSONALI
sociale
13.
Valutare i progressi e prevenire le ricadute
11.
Depressione
abilità di comunicazione
PARTE
V – Ceonclusione
del programma
12.
Depressione
e
sostegno
sociale
Libri consigliati, altre risorse
e bibliografia
13.
Valutare i progressi e prevenire le ricadute
217
231
241
217
231
253
241
Libri consigliati, altre risorse e bibliografia
253
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PRESENTAZIONE
Prof. Andrea Fagiolini
Direttore Dipartimento Interaziendale di Salute Mentale
Università di Siena
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Questo libro rappresenta un manuale di auto-aiuto a orientamento cognitivo-comportamentale per pazienti con depressione. Le
linee guida internazionali sono concordi nel raccomandare interventi di questo tipo nelle forme di depressione di gravità mediolieve e l’intervento può trovare un’utilità anche nelle forme più
gravi, purché sia inteso come complementare e non alternativo ai
trattamenti classici.
Gli autori chiariscono subito cos’è la depressione, ponendo
così una base di profonda comprensione di ciò che il paziente si
trova ad affrontare e mettendo fine ai luoghi comuni che spesso
costituiscono un elemento di aggravio e di dolore piuttosto che
di possibilità di elaborazione. In modo molto chiaro ed esemplificativo accompagnano poi il paziente, spiegando il modello
di riferimento, insegnandogli le strategie più utili ed efficaci per
modificare i comportamenti di chiusura e affiancando spiegazioni
e suggerimenti per interventi di correzione sui pensieri negativi.
Il manuale si conclude istruendo il soggetto depresso a un analisi dei propri cambiamenti e indicando strategie per prevenire le
ricadute.
Un lavoro così strutturato, supportivo e operativo permette
alla persona di fare anche un’esperienza parallela di autodeterminazione che, se colta, rappresenta un aspetto estremamente significativo dell’intervento stesso.
La facile comprensione del testo e la sua struttura così snella
e operativa lo rendono altresì uno strumento molto versatile, e
come tale non limitato a un utilizzo da parte dei pazienti. Il manuale si presta molto bene, infatti, anche a un uso da parte dei
familiari di persone depresse, di professionisti interessati al metodo e più in generale di persone desiderose di comprendere cos’è
la depressione e come la si può affrontare.
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PRIMA DI COMINCIARE:
presentazione del manuale
e consigli utili per usarlo al meglio
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Questa edizione del manuale nasce dall’esperienza diretta degli
autori, ormai ultradecennale, nella cura della depressione e risponde all’esigenza di offrire un trattamento di provata efficacia
al maggior numero possibile di persone che soffrono di un disturbo che colpisce un’ampia percentuale della popolazione.
Le principali linee guida internazionali raccomandano come
intervento di prima scelta nelle forme meno gravi (medio-lievi)
interventi cognitivo-comportamentali detti a bassa intensità, che
possono essere messi in pratica dagli utenti in modo autonomo
o con un supporto limitato da parte di uno psicologo o di uno
psichiatra (NICE, 2009).
Questo manuale, che costituisce la revisione e l’aggiornamento
di una precedente versione del 2004 nata dall’idea di un illustre
ricercatore ed epidemiologo italiano che ne fu coautore (Piero
Morosini, già direttore del Reparto Salute Mentale dell’Istituto
Superiore di Sanità di Roma), risponde a tale impostazione, rappresentando un aiuto per le persone che soffrono di depressione
e vogliono sapere come superarla.
Bisogna sottolineare come, contrariamente a quanto si crede,
non tutte le forme di psicoterapia siano ugualmente efficaci. In
base agli studi scientifici controllati condotti finora, infatti, solo
2 degli oltre 200 tipi di psicoterapia disponibili si sono dimostrati
efficaci nel trattamento della depressione, ovvero la psicoterapia
interpersonale e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Questo
2
Superare la depressione
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manuale si basa sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale di
Aaron Beck, di Peter Lewinsohn e di Albert Ellis, tuttora la più
diffusa e studiata.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato di
avere la stessa efficacia degli psicofarmaci nel combattere la maggior parte delle forme di depressione, ma anche di essere preferibile a questi ultimi, non avendo effetti collaterali e producendo
benefici più duraturi.
Nelle forme gravi di depressione, inoltre (cioè quelle caratterizzate da sintomi particolari come il rallentamento o l’agitazione
psicomotoria, i deliri e le allucinazioni), o in quelle ad insorgenza
improvvisa (cioè senza motivi esistenziali apparenti ed evidenti)
può essere usata in combinazione coi farmaci: in questo caso si
parla di terapia combinata o sequenziale.
Già nel 1996 Gavin Andrews, sulla base di dati inoppugnabili,
ha sottolineato come «alcuni interventi psicosociali ad orientamento cognitivo-comportamentale (tra cui quello qui presentato) … se fossero stati farmaci sarebbero stati registrati come
efficaci e sicuri, e farebbero parte essenziale della farmacopea di
ogni medico» (Gavin Andrews. Talks that work: the raise of cognitive-behaviour therapy. British Medical Journal, 1996, 313,
1501-1502).
La ricerca clinica ha anche dimostrato la capacità dei manuali
di autoaiuto a orientamento cognitivo-comportamentale di aiutare chi soffre di depressione a superarla, anche se vi sono ancora
dubbi, tuttavia, su quanto sia necessario il sostegno dei professionisti. A questo proposito, Chris Williams e Graeme Whitfield, nel
loro articolo “Written and computer-based self-help treatment for
depression” (British Medical Journal, 2003, 57, 133-144), hanno
sottolineato come i manuali possano essere adoperati come guida
durante una terapia individuale o di gruppo con uno specialista
della salute mentale, ma possano essere di aiuto anche per le persone che si trovano in lista di attesa per la psicoterapia.
Questo manuale, in ossequio ai risultati della ricerca scientifica più aggiornata, costituisce uno strumento e una guida al
trattamento cognitivo-comportamentale della depressione e può
essere usato da più tipi di persone e in modi diversi a seconda
delle necessità.
Prima di cominciare
3
Esso, infatti, si rivolge:
Nel testo si è cercato di usare un italiano il più semplice possibile e di avvicinare i termini più specialistici al linguaggio comune, senza tradirne il senso o impoverirli.
N.B. Tutti i questionari, le schede e i moduli riprodotti
nel volume sono scaricabili e stampabili liberamente dal sito:
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Le parti di testo che rimandano alla consultazione delle risorse
online sono contrassegnate dal simbolo .
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• a coloro che soffrono di depressione in forma lieve, cioè
a coloro i quali, pur essendo depressi, non stanno troppo
male e sono ancora in grado di reagire in autonomia al disturbo; in questi casi, può essere usato come manuale di
autoaiuto abbinato al semplice sostegno dei familiari e del
medico di famiglia;
• alle persone depresse che vogliono seguire un trattamento cognitivo-comportamentale condotto da un terapeuta
esperto in questo genere di approccio, indipendentemente
dal fatto che stiano o meno già assumendo una terapia farmacologica;
• ai familiari di persone depresse, che vogliono informarsi su
cosa veramente sia la depressione e su come possano essere
di sostegno e aiuto al loro caro;
• agli psicoterapeuti che vogliono applicare il metodo cognitivo-comportamentale in modo strutturato seguendo i protocolli di intervento risultati efficaci in ambito di ricerca;
• a tutti coloro che vogliono conoscere questo disturbo e le
strategie e le tecniche efficaci per combatterlo e vincerlo.
4
Superare la depressione
PRIMA DI COMINCIARE: CONSIGLI UTILI PER USARE AL
MEGLIO QUESTO MANUALE
1. Perché usare questo manuale?
2. Il primo passo per decidere di cambiare: provare
un briciolo di curiosità
Qualche volta sembra molto difficile iniziare un cambiamento.
È esperienza comune credere di non avere le forze o le capacità
di fare qualcosa di nuovo perché sembra troppo complicato o
inutile. Quando si è depressi questa sensazione è ancora più forte, soprattutto se si ritiene di aver già provato tutto il possibile
in passato. È molto probabile che tu sia perplesso sul fatto che
questo manuale ti possa davvero aiutare, perché forse ti ricorda
certi libri che attirano la gente con la chimera della “ricetta della
felicità”.
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Bisogna sottolineare risolutamente come la depressione non sia
un qualcosa di immaginario, un castigo divino o una condizione
dovuta a colpe personali, a una particolare debolezza di carattere
o all’egoismo. Non è neppure uno stato d’animo che si possa superare da soli con un semplice sforzo di volontà, ma un disturbo
frequente, anzi il disturbo psicologico che causa maggiore sofferenza e disabilità nella popolazione.
Non ti devi vergognare, pertanto, se ti sei procurato o ti hanno
consigliato di leggere questo manuale: significa che la tua sofferenza ha un nome ben definito e una possibile soluzione.
Questo manuale è stato concepito per aiutarti a capire come
ti senti e, soprattutto, cosa puoi fare per stare meglio e riprendere
una vita normale, guidandoti passo passo lungo il percorso necessario per superare la depressione.
Come abbiamo già accennato, esso si basa sulla metodologia
della “terapia cognitivo-comportamentale”, che molti ricercatori
hanno dimostrato essere efficace per la depressione e i disturbi
d’ansia. Grazie ad essa, circa l’80% delle persone che soffrono di
depressione comincia a stare meglio nel giro di poche settimane,
e prosegue a migliorare se continua a mettere in pratica le cose
che ha imparato fino a farle diventare un’abitudine, riducendo il
rischio di una ricaduta.
Prima di cominciare
5
3. Il secondo passo: decidere di cambiare
Quando si sta male è normale essere combattuti tra il desiderio
di fare qualcosa per porre fine alla sofferenza e la paura di non
farcela o di rimanere ancora una volta delusi.
Un trucco, che ha aiutato molte persone ad affrontare i rischi
di assumersi l’impegno di combattere la depressione, consiste
nel provare inizialmente a focalizzarsi sui cambiamenti, positivi
e negativi, che la propria vita ha subito negli ultimi 10 anni: se
analizzi la tua esperienza passata, quante cose sono cambiate in
questo lasso di tempo? Probabilmente molte, alcune in meglio
e altre in peggio, e la tua vita di oggi è sicuramente diversa da
quella di allora.
Prova ora a immaginare come potrebbe essere la tua vita fra
10 anni, ipotizzando due diverse possibilità: nella prima la depressione continua periodicamente a riapparire e a condizionare
la tua esistenza, con tutto il suo bagaglio di rinunce e sofferenza;
nella seconda sei riuscito, con una grande dose di coraggio, a
combatterla e a non farti più condizionare da essa.
Nel primo caso non è difficile prevedere il risultato, cioè una
vita triste e dolorosa; nel secondo caso è più difficile fare delle
previsioni, perché è impossibile sapere con certezza cosa potrebbe
capitare: occasioni, coincidenze, disgrazie, casi fortuiti, che potrebbero trasformare l’esistenza in modi del tutto inaspettati e
imprevedibili.
Per aiutarti a sviluppare un atteggiamento se non ottimista al-
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In realtà, come abbiamo accennato in precedenza, esso si basa
su informazioni e ricerche scientifiche rigorose e, nella sua edizione precedente, ha già dimostrato la sua utilità.
Ovviamente gli effetti positivi non si vedranno immediatamente, ma, come accade con gli antidepressivi, saranno necessarie alcune settimane. Questo capitolo servirà a darti tutti i suggerimenti per trarre il massimo giovamento dalle tecniche illustrate
nel corso del libro.
Prima di affermare che esso è inutile, prova a sospendere il
giudizio e a leggerlo tutto dall’inizio: se ti avrà suscitato un po’ di
curiosità, significa che sarai disposto a provare a cambiare qualcosa.
6
Superare la depressione
meno più possibilista verso il futuro, cerca di visualizzare nella tua
mente alcuni cambiamenti (non necessariamente negativi) sufficientemente realistici da ritenerli probabili, ma abbastanza distanti
da quello che è oggi la tua vita, e trascrivili di seguito insieme ai motivi per cui ora potresti sentire il bisogno di fare dei cambiamenti.
È facile non far caso a come sia faticoso assimilare nuove informazioni o imparare nuove abilità che in seguito si danno per
scontate. Se hai la patente di guida, potrai ricordare con quanta
insicurezza hai affrontato le prime lezioni, che ti saranno sembrate così complesse e difficili da pensare «Non ce la farò mai!», e
potrai notare, invece, con quale disinvoltura oggi ti districhi nel
traffico, cambi le marce, freni istintivamente agli incroci, ecc. Lo
stesso si può dire per le tante altre abilità che hai sviluppato nel
tempo.
Quando si inizia una nuova attività è normale sentirsi insicuri
e in difficoltà, ma con la pratica si impara a far fronte ad essa con
efficienza ed efficacia. Allo stesso modo, puoi considerare la depressione un problema che non sai ancora come padroneggiare,
e a cui occorre dedicare un po’ di tempo e pazienza per imparare
nuovi metodi e modificare vecchie abitudini (che, evidentemente, non sono state sufficientemente efficaci).
Puoi anche immaginare il processo di cambiamento che ti
proponiamo come un percorso di riabilitazione per una persona
che ha subito un brutto incidente: bisogna procedere per gradi
e in base alle possibilità e capacità del momento, aumentando a
poco a poco la complessità degli esercizi. Questo manuale ti proporrà dei piccoli cambiamenti e delle nuove strategie partendo da
ciò che puoi fare oggi con le energie e le risorse che hai, aumentando l’impegno e la complessità delle tecniche a mano a mano
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Cambiare richiede tempo, metodo e pazienza
Prima di cominciare
7
• Se userai questo manuale con l’aiuto di un terapeuta cognitivo-comportamentale, discuti con lui le perplessità, i timori, i dubbi che potrebbero ostacolare la tua adesione al trattamento. È meglio spendere qualche parola in più prima di
iniziare che doversi poi ritrovare delusi: non ne hai proprio
bisogno, e un confronto sincero e aperto con chi conosce la
materia ti potrà aiutare ad avere le giuste aspettative. Durante una psicoterapia condotta da un terapeuta cognitivocomportamentale, il manuale costituirà un vero e proprio
“quaderno di lavoro”: il suo utilizzo ti aiuterà a rivedere e
chiarire gli argomenti trattati durante le sedute e a svolgere
i “compiti a casa”, accompagnandoti durante la terapia e
facilitandone il percorso. Una volta concluso il trattamento,
il manuale, arricchito delle annotazioni personali aggiunte
durante il periodo di cura, potrà essere utilizzato per mantenere i progressi raggiunti o per rivedere come affrontare i
momenti di difficoltà, evitando le ricadute.
• Se invece stai per cimentarti nell’impresa in regime di autoaiuto, ricorda a te stesso come, avendo deciso di sfogliare
questo libro, tu ti sia dimostrato fortemente interessato al
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che migliorerai. Occorre sottolineare come, giunto alla fine del
percorso, tu non sia tenuto ad applicare sempre tutte le tecniche
proposte: sarà sufficiente che, tra quelle che hai imparato, tu scelga quelle che ti hanno aiutato di più o che senti più adatte al tuo
modo di essere. L’importante è che funzionino.
Di seguito ti forniamo alcuni suggerimenti generali su come
familiarizzarti con questo nuovo metodo di lavoro, riducendo al
minimo la fatica e il rischio di perdere tempo.
È molto importante evitare di iniziare questo percorso con
aspettative troppo alte o troppo basse. Non possiamo garantire
che l’uso di questo manuale assicuri la guarigione a tutti, ma possiamo senz’altro dire che esso ha aiutato molte persone (la nostra
speranza è che tu sia tra queste o che tu possa almeno imparare
da esso alcune cose utili). Nel caso tu lo stia usando da solo, non
scoraggiarti alle prime difficoltà e non abbandonare il tuo proposito di cambiare, ma rivolgiti a uno specialista che possa farti da
ulteriore guida.
8
Superare la depressione
cambiamento. Leggi prima tutto il volume, in modo da farti un’idea del percorso, e poi procedi studiando un capitolo
alla volta e applicando le tecniche in esso suggerite; quando
ti senti abbastanza disinvolto nel loro uso passa al capitolo
successivo.
Questo manuale è diviso in tre parti:
Seguendo il programma del manuale con costanza, potrai
completare tutto il processo in 10-14 settimane (a cui puoi aggiungere 3 settimane per studiare e applicare i capitoli 10, 11 e
12, per un totale di 13-17 settimane). Non preoccuparti troppo
se ti servirà qualche giorno in più: ciò che conta è che tu provi a
mettere in pratica quel che ti viene consigliato al meglio delle tue
possibilità e con un atteggiamento possibilista verso il futuro.
Nel leggere o nel cercare di applicare le tecniche e le strategie
cognitive e comportamentali, ti potrà capitare di sentirti peggio:
non spaventarti, ma considera che stai seguendo un trattamento
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• I primi tre capitoli sono generali e hanno lo scopo di darti
le informazioni necessarie e di introdurre il modello teorico
di riferimento. Generalmente occorrono 7-10 giorni per assimilarne i contenuti e completare le schede.
• I capitoli 4 e 5 contengono le strategie per aiutarti a modificare i comportamenti di rinuncia, isolamento e chiusura:
generalmente occorrono 7-14 giorni a capitolo per apprenderle e padroneggiarle.
• I capitoli dal 6 al 9 riguardano gli aspetti cognitivi del problema depressione. I capitoli 6 e 7, affrontando argomenti un
po’complessi, sono divisi in due sezioni, in modo da permetterti di assimilare gradualmente il cambiamento di prospettiva che viene illustrato e di farti esercitare sul riconoscimento
progressivo dei meccanismi mentali che mantengono ed esasperano i sintomi della depressione. Quando trovi il paragrafo “compiti a casa”, significa che è necessario che ti fermi almeno una settimana o due su quella parte (potrai proseguire
solo dopo aver fatto gli esercizi e allorché ti sentirai sicuro di
aver compreso e appreso i contenuti precedenti).
Prima di cominciare
9
per certi versi molto simile a una riabilitazione. Come dopo un
intervento chirurgico c’è un periodo in cui si sente più dolore
e si è più disabili di prima, o come dopo la rimozione del gesso
per una frattura si prova più dolore a muovere l’arto che non
a lasciarlo immobile, allo stesso modo affrontare la depressione
comporta il seguire un “percorso di riabilitazione” che a volte può
procurare un dolore necessario al recupero.
Cambiare superando gli ostacoli
«Faccio già fatica a fare ciò che devo, ci manca anche di
aggiungere questo impegno»
Questa affermazione potrebbe già essere un sintomo della depressione. La vita di ogni giorno può essere molto complicata e piena
di impegni e scadenze, specialmente se si ha una famiglia e un
lavoro, e la fatica di assolvere tutti questi compiti può essere insopportabile per una persona che sta già subendo gli effetti della
depressione.
Considera che la depressione sta già logorando da tempo parecchie delle tue risorse mentali e fisiche: non è il caso che tu
glielo lasci fare ancora. Nella gerarchia delle priorità, e per un
breve periodo di alcune settimane, ti conviene mettere al primo
posto il fare qualcosa per liberarti da essa: sarai sempre in tempo
a ritornare al vecchio stile di vita.
Per aiutarti ulteriormente, immagina che un tuo caro amico,
afflitto dal tuo identico problema, ti dica: «Non ho tempo di
occuparmene». Cosa gli risponderesti? Scrivi qui di seguito i suggerimenti che gli daresti:
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Introdurremo adesso alcune delle obiezioni più comuni, che
quasi tutte le persone che si apprestano a cambiare prima o poi
formulano, proponendo di seguito alcune risposte ad esse, che ti
aiuteranno a eliminare anche gli ultimi ostacoli al tuo progetto
di cambiamento.
10
Superare la depressione
«È inutile, tanto non cambierò mai»
4. Il terzo passo: creare una nuova abitudine
Quando la depressione entra nella vita di una persona, inesorabilmente ne cambia la routine quotidiana.
Questo manuale ti può aiutare a cambiare, ma hai bisogno di
usarlo e di fare pratica con i suoi suggerimenti sfruttando le poche energie a tua disposizione (quindi considera che, soprattutto
all’inizio, applicarti richiederà un certo sforzo prima che diventi
automatico).
Di seguito ti forniamo alcuni suggerimenti per ridurre al minimo la fatica e il rischio di perdere tempo.
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È l’obiezione più comune che una persona depressa può fare a
ogni proposta di cambiamento (essa stessa è un sintomo della depressione, come potrai meglio comprendere leggendo i prossimi
capitoli). Credere di non poter cambiare è il più grosso ostacolo
al miglioramento perché impedisce anche solo di provare. Può
essere che tu abbia già sperimentato tutto quello che era possibile
tranne forse, questo programma, che ha permesso a molte persone di migliorare molto più di quanto pensavano fosse possibile
all’inizio.
Può darsi che tu abbia ragione, ma seguendo il vecchio proverbio “mai dire mai”, ti consigliamo di non dare per scontato il
futuro e di lasciare un piccolo margine all’imprevisto.
Per superare questa obiezione, immagina che lo stesso amico
di prima, oltre al fatto di non avere tempo, ti confidi di credere
che gli sarà impossibile superare la depressione. Poiché gli vuoi
bene e ti dispiace vederlo così, vorresti incoraggiarlo. Cosa potresti dirgli?
Scrivi qua sotto quali argomentazioni useresti:
Prima di cominciare
11
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• Sia che tu stia seguendo una terapia con uno specialista sia
che tu stia facendo autoterapia, nelle prossime settimane
cerca di far diventare un’abitudine l’uso del manuale, programmando un piano di lavoro basato sui seguenti semplici
passi:
scegli un posto adatto che favorisca la concentrazione, ad
esempio siediti al tavolo della cucina, o alla scrivania se
hai uno studio. Meglio non accomodarsi su una poltrona, altrimenti rischi di rilassarti troppo: ciò a cui ti stai
apprestando non è una lettura amena ma un progetto di
lavoro;
scegli un momento della giornata che ti lasci il più libero
possibile da altri impegni o distrazioni;
cerca di esercitarti sempre nello stesso posto e allo stesso
orario: ricorda, deve diventare un’abitudine!
se riesci a concentrarti, applicati almeno mezz’ora al giorno;
in base alla tua capacità di attenzione e concentrazione,
decidi quante pagine studiare ogni volta: meglio fermarsi
dopo un paragrafo o una pagina?
se la concentrazione cala, fai un piccolo intervallo di 5
minuti e usalo per rilassarti: fai una breve passeggiata o
una telefonata a un amico, bevi qualcosa;
soprattutto i primi giorni potrebbero capitarti degli imprevisti o delle difficoltà cui non avevi pensato, per esempio malattie dei figli o impegni di lavoro; non scoraggiarti
subito ma, magari ancora con l’aiuto di qualcuno che ti
sostiene, cerca di superare gli ostacoli all’abitudine di dedicare una piccola parte della tua giornata al manuale.
• Prima di iniziare ogni “seduta” cerca di “staccare” un momento dalla routine: una breve passeggiata, uno spuntino
o l’annaffiare le piante sono attività fisiche o manuali che
aiutano a liberare la mente dalle preoccupazioni quotidiane
e favoriscono la concentrazione nei confronti del prossimo
impegno. Se è proprio una giornata negativa, non scoraggiarti del tutto e non costringerti a seguire il programma
prestabilito: limitati a dedicare al manuale anche solo pochi
minuti, magari rileggi e ripassa un paragrafo che avevi già
Superare la depressione
12
•
•
•
•
Se sei arrivato alla fine di questo capitolo introduttivo, hai già
ottenuto un ottimo risultato: molte persone che vogliono cambiare, infatti, trovano già difficile fare questo.
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•
studiato precedentemente. Poco è sempre meglio che niente e, a volte, «l’appetito vien mangiando».
Procurati un quaderno o un’agenda in cui, oltre a trascrivere e completare gli esercizi, potrai prendere appunti, cioè
riportare i tuoi commenti, le tue difficoltà e cosa stai facendo per superarle, le tue riflessioni, i tuoi risultati e i miglioramenti che noti.
Rileggi più volte ogni capitolo. Diverse parti del libro diventano più chiare man mano che si va avanti, oppure appaiono più utili quando vengono lette una seconda volta.
A mano a mano che procedi nello studio del manuale, domandati: «Quello che c’è scritto mi riguarda? Come posso
usare queste cose nella mia vita?».
Non sottovalutare anche i più piccoli cambiamenti: Roma
non è stata costruita in un giorno e una valanga nasce sempre dalla caduta di un piccolo sasso.
Non vergognarti di cercare o di accettare l’aiuto di qualcuno. Avere accanto una persona disposta ad aiutare e incoraggiare è per tutti molto importante, specialmente quando
si sente di far fatica ad andare avanti; qualche volta il solo
fatto che qualcuno sappia cosa stiamo facendo e ci domandi come sta andando è un importante incoraggiamento
all’azione. Poterti dare una mano può giovare anche ai tuoi
familiari e ai tuoi cari: non c’è niente di peggio, per chi ti
vuole bene, che vederti stare male e non sapere cosa fare per
aiutarti.
CONOSCERE LA DEPRESSIONE
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PARTE I
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1
INFORMAZIONI
SULLA DEPRESSIONE
Da numerose indagini epidemiologiche risulta che il 2% dei
bambini, il 4% degli adolescenti e dal 4% al 10% degli adulti,
abbia in un anno un episodio di depressione che dura almeno
due settimane. Circa il 15% delle persone ha un episodio di depressione almeno una volta nel corso della vita (una donna su
quattro e un uomo su otto).
Più episodi di depressione si sono avuti, più è facile averne di
nuovi, se non si ricorre a una terapia che, come quella qui presentata, sia capace di ridurre il rischio di ricadute. Circa il 50%
delle persone, dopo aver avuto un primo episodio di depressione,
ne ha un secondo (dopo tre episodi, la probabilità di averne un
quarto è del 90%).
Per lo più la depressione si manifesta apertamente per la prima
volta tra i 20 e i 50 anni, ma può insorgere anche prima, tra i 15
e i 19 anni (talvolta anche dopo i 50 anni). La fascia d’età più a
rischio è quella tra i 35 e i 45 anni. Dopo i 60 anni la depressione
è meno frequente, ma nell’anziano le sue conseguenze, come vedremo, possono essere più gravi. Essa è particolarmente frequente nei disoccupati, nelle donne che hanno appena partorito e che
hanno difficoltà ad accudire il neonato o ad adattarsi al nuovo
ruolo di mamme e nelle madri con più figli piccoli in condizioni
socio-economiche svantaggiate. In questi ultimi due casi si parla
di depressione post parto, un disturbo depressivo particolare per
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1.1 DIFFUSIONE DELLA DEPRESSIONE
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Superare la depressione
1.2 CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLA DEPRESSIONE
La depressione si trova a un estremo della condizione dell’umore (all’altro estremo vi è l’euforia). Meno gravi degli episodi di
depressione sono i momenti di tristezza e demoralizzazione, che
nella vita sono inevitabili.
Non è sempre facile definire dove finiscono la tristezza e la
demoralizzazione e dove comincia la depressione, come vero e
proprio disturbo clinico.
Il gruppo di lavoro del governo americano sui servizi preventivi ha stabilito che due semplici domande possano essere sufficienti per individuare i soggetti depressi o a rischio di depressione
(«Nelle ultime due settimane, si è sentito giù, depresso o senza
speranze?»; «Ha provato poco interesse o piacere nel fare le cose
nelle ultime due settimane?»).
Usando criteri un po’ più specifici, si può parlare di depressione quando la persona presenta i sintomi riportati nel riquadro 1.1
(non necessariamente tutti, ma almeno uno dei primi 2 e almeno
5 complessivamente):
Secondo i criteri clinici, quindi, per porre diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore (questo è il nome completo attribuito
al disturbo da tutta la comunità scientifica internazionale), non è
sufficiente sentirsi giù di morale e inappetenti oppure sentirsi senza stimoli e stanchi per un paio di giorni, anche se dire di essere
“depressi”, quando ci si sente giù, è ormai entrato nel linguaggio
comune. Inoltre questi sintomi devono essere tali da causare degli
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cui esistono trattamenti psicologici adattati e specifici (Leveni et
al., 2009).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fra tutti i disturbi e le malattie, la depressione è al quarto posto in ordine di
importanza per le sofferenze e la disabilità (il “carico”) che provoca. Se non verrà contrastata, salirà al secondo posto entro il 2020
(subito dopo l’ischemia del miocardio). Essa comporta notevoli
spese sanitarie, non solo per il suo trattamento, ma anche perché
le persone depresse ricorrono più spesso ai servizi sanitari lamentando disturbi fisici che non sono attribuibili a cause organiche
conclamate; notevole è anche la perdita di produttività, sia per le
assenze dal lavoro che per il ridotto rendimento.
Informazioni sulla depressione
17
Riquadro 1.1. Sintomi più frequenti della depressione
effetti evidenti sul normale modo di “funzionare” della persona
(devono cioè comprometterne la capacità di lavorare o studiare,
di mantenere gli impegni e coltivare gli hobbies, di prendersi cura
del proprio aspetto e della propria igiene, di partecipare come
prima alla vita della famiglia, di frequentare come prima gli amici
e i parenti).
A una persona che prova 5 o più dei sintomi sopra elencati per
alcune settimane consecutive, le classiche esortazioni come «tirati
su», «fatti coraggio», «esci un po’ a svagarti», «reagisci» servono a
ben poco (rischiano anzi di essere controproducenti, facendola
sentire ancora più inadeguata e depressa). Nella persona depressa, infatti, l’assenza di motivazione e la difficoltà nel compiere
le normali attività quotidiane non sono dovute a una semplice
mancanza di volontà.
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• Stato d’animo di tristezza, abbattimento, sentirsi giù per la maggior
parte del giorno, quasi ogni giorno; la tristezza o l’angoscia sono di
solito maggiori in un particolare momento della giornata, per lo più al
mattino.
• Perdita di interesse e di piacere nei confronti di attività che prima di
solito piacevano.
• Senso di valere poco, di essere un fallito, di essere inutile o senso di
vuoto.
• Senso di colpa eccessivo, convinzione di essere indegno.
• Difficoltà a concentrarsi a lungo nelle cose che si fanno o di prendere
decisioni, anche piccole.
• Incapacità di pensare lucidamente.
• Disturbi del sonno: chi è depresso si può svegliare troppo presto al
mattino senza sentirsi riposato o può avere difficoltà nell’addormentarsi.
Vi sono però persone depresse che dormono troppo.
• Cambiamenti nell’appetito: per lo più le persone depresse perdono
l’appetito e dimagriscono, ma ve ne sono altre che mangiano di più,
come se cercassero conforto nel cibo.
• Agitazione, irrequietezza o rallentamento; quest’ultimo si manifesta
come maggiore lentezza nel fare le cose.
• Riduzione dell’energia, facile stanchezza e spossatezza.
• Pensieri ricorrenti che non vale la pena di vivere o addirittura pensieri
di morte e di suicidio.
Superare la depressione
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Altri sintomi della depressione sono:
Il rischio di suicidio è maggiore in chi:
•
•
•
•
•
pensa che non valga la pena di vivere;
si sente inutile;
non ha alcuna speranza nel futuro;
ha già tentato in passato il suicidio;
è solo o ha poco sostegno da parte dei familiari e delle persone vicine;
• usa droghe o abusa di alcool.
È ancora più elevato in chi ha pianificato come suicidarsi o
addirittura si è procurato i mezzi per farlo.
Chi è a elevato rischio di suicidio è bene che:
• stia lontano da armi da fuoco, da taglio e da tutti gli utensili
o oggetti che potrebbero essere usati come arma;
• stia lontano da sostanze tossiche come acidi o altre sostanze
corrosive;
• non accumuli farmaci pericolosi a dosi elevate;
• stia lontano da finestre e balconi con protezioni facilmente
scavalcabili;
• non rimanga solo.
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• pessimismo e mancanza di speranze, che possono sfociare
nella disperazione;
• diminuzione dell’interesse sessuale (della cosiddetta libido);
• irritabilità; sembra strano ma la persona depressa è spesso
intollerante non solo verso i propri difetti (reali o immaginari), ma anche verso i difetti e gli sbagli degli altri;
• difficoltà di memoria, che nell’anziano possono essere tali
da dar luogo a un quadro di apparente demenza, la cosiddetta pseudo demenza depressiva;
• crisi di pianto;
• grande difficoltà o incapacità a sorridere;
• problemi digestivi, mal di testa, dolori vari;
• ansia, stato di apprensione e di allarme.
Informazioni sulla depressione
19
Nei casi gravi, può essere prudente e saggio provvedere al ricovero.
• mal di testa;
• palpitazioni e tachicardia;
• dolori muscolari che si spostano da un parte all’altra del corpo;
• dolori alla ossa e alle articolazioni;
• dolori addominali;
• sensazione di avere la testa vuota e confusa;
• stipsi e qualche volta diarrea.
La presenza di questi sintomi fi sici spiega come mai chi soffre
di depressione sia spesso un forte consumatore di visite mediche
e farmaci per problemi fi sici. È inoltre noto come la depressione
peggiori il decorso e la prognosi delle malattie fisiche eventualmente presenti, ovvero come la persona depressa reagisca meno
bene alle cure mediche in generale.
Nell’anziano può essere meno forte la riduzione dell’autostima, mentre è sempre evidente la perdita di piacere e di interesse
e la visione negativa del futuro. Sono spesso presenti agitazione o
rallentamento motorio e, come abbiamo già detto, sintomi fisici. La compresenza dei sintomi fi sici dovuti alla depressione e di
quelli dovuti a reali malattie fi siche può rendere difficile individuare la patologia depressiva.
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Qualche volta, le interpretazioni della realtà della persona depressa possono essere così sbagliate da arrivare al cosiddetto delirio, ossia a forti convinzioni che nessuno, neppure gli appartenenti
al suo stesso gruppo culturale, può condividere (ad esempio, la
persona può essere convinta, senza vero motivo, di essere estremamente povera o in rovina o di essere colpevole in modo imperdonabile per fatti trascurabili o di cui addirittura non è minimamente responsabile). Può anche avere allucinazioni, ad esempio
può sentire voci nella sua testa che nessun altro può sentire, che lo
insultano, che gli dicono che è colpevole o che non vale nulla.
Spesso, come accennato, chi è depresso, soprattutto se anziano, soffre anche di disturbi fisici, quali:
20
Superare la depressione
1.3 CAUSE DELLA DEPRESSIONE
Non è ancora stato chiarito bene quali siano le cause della depressione. Le teorie più recenti propendono per un modello eziologico
che considera l’interazione di tre elementi: vulnerabilità biologica
e caratteriale, eventi stressanti e scarse abilità sociali. Sono cioè in
gioco sia fattori biologico/genetici, sia fattori psicosociali.
• Fattori biologici. Si sono riscontrati cambiamenti nella regolazione dei cosiddetti neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina; si tratta di sostanze chimiche che
controllano la trasmissione degli impulsi nervosi nel cervello. La diminuzione della noradrenalina porta a minore
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Negli adolescenti, la depressione si può manifestare con atteggiamenti ostili verso i familiari e le autorità scolastiche e con
la ricerca di situazioni rischiose.
Alcune forme di depressione vengono dette stagionali; chi ne
soff re si sente depresso durante i mesi invernali per migliorare
durante l’estate (molto più raro è il caso inverso).
Per distimia si intende invece una forma prolungata e attenuata di depressione che lascia alla persona una certa capacità di far
fronte ai propri impegni, ma non le permette di stare bene con se
stessa, di funzionare al meglio e di realizzare le proprie potenzialità (chi ne soff re è come avvolto, quasi sempre, nel grigiore).
In alcune persone le fasi depressive si alternano a fasi di euforia
e di eccitazione dette “di mania” o “maniacali”. Durante gli episodi maniacali i sintomi sono opposti a quelli della depressione:
la persona si sente straordinariamente su di giri, ha bisogno di
meno sonno, parla molto, si distrae facilmente, ha molte idee che
le passano veloci per la testa, si sente piena di energie, ha di solito forti desideri sessuali, è esageratamente ottimista, sottovaluta
troppo le diffi coltà e sopravvaluta troppo se stessa; qualche volta
è anche irritabile. Ciò la può portare a cacciarsi nei guai, ad esempio a fare aff ari imprudenti o a spendere esageratamente. Nel caso
in cui accanto agli episodi depressivi vi siano episodi maniacali,
la diagnosi è di depressione bipolare o disturbo maniaco-depressivo:
si tratta di un disturbo con forti componenti genetiche che nel
corso della vita colpisce circa una persona su 100.
Informazioni sulla depressione
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iniziativa (a minore capacità di alzarsi dal letto, di lavarsi,
di uscire di casa...); la diminuzione della serotonina porta
non solo a dormire male e a interagire peggio con gli altri,
ma anche alla tendenza a pensare ossessivamente alle stesse
cose.
Sono stati osservati anche cambiamenti nella concentrazione
di alcuni ormoni e nel sistema immunitario. Nelle persone
anziane e nelle donne in menopausa alcuni sintomi depressivi possono essere causati o aggravati da un insufficiente
funzionamento della tiroide (ipotiroidismo). La depressione
post-parto sembra talvolta collegata agli sbalzi ormonali causati dalla gravidanza e dal parto.
Soprattutto nell’anziano, la depressione può essere favorita
da malattie croniche e da deficienze alimentari che comportano, ad esempio, una carenza di vitamina B12, e dagli
effetti collaterali (indesiderati) di alcuni farmaci, come ad
esempio i beta-bloccanti e altri ipotensivi, l’L-dopa, gli steroidi, le benzodiazepine (tranquillanti), i neurolettici (antipsicotici), i chemioterapici antitumorali.
Le persone in cui la depressione compare per la prima volta
dopo i 40 anni dovrebbero sottoporsi a un controllo medico
completo per accertare l’eventuale presenza di cause organiche.
• Fattori genetici. I parenti di primo grado di una persona
con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3
volte maggiore di avere nella loro vita un episodio depressivo. Ciò non significa che chi ha un genitore depresso sicuramente svilupperà la depressione, né che un genitore la
trasmetterà necessariamente ai suoi figli: ad essere ereditata
geneticamente è la vulnerabilità, cioè la predisposizione a
sviluppare più facilmente questo tipo di disturbo, non il disturbo vero e proprio (come invece accade per alcune malattie quali l’emofilia o la fibrosi cistica). Si tratta di un fenomeno simile a quello che accade nelle molte famiglie in cui
si nasce predisposti alla calvizie, alla miopia o alle malattie
cardiovascolari.
• Cause psicosociali. Il rischio di depressione è maggiore nelle persone tese, che hanno scarsa stima di sé, che tendono
22
Superare la depressione
al pessimismo e sono poco fiduciose nella propria possibilità di controllo degli eventi. Gli episodi depressivi possono
essere preceduti e favoriti da eventi e situazioni stressanti
che richiedano capacità di reazione e di adattamento e che
vengono vissuti, da chi è portato alla depressione, come difficoltà o perdite gravi e insuperabili o come fallimenti. Tra
di essi vi sono:
Questi eventi o situazioni stressanti hanno un impatto tanto
più grave quanto più alla persona mancano le abilità (in particolare quelle di relazione con gli altri) per affrontarli efficacemente
e quanto meno lo stessa riceve incoraggiamento, sostegno e aiuto
da parte di chi gli è vicino.
Gli eventi o le situazioni stressanti non causano di per sé la
depressione, ma vi danno origine o l’aggravano se la persona crede di non potere in alcun modo controllare e padroneggiare la
nuova situazione, e qualora rinunci a reagire, si chiuda in se stesso
e si lasci andare.
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• lutti (compresa la morte di un animale di compagnia);
• separazioni coniugali o altre interruzioni di un legame affettivo;
• uscita dei figli da casa (o “sindrome del nido vuoto”, che
colpisce in particolare le madri);
• difficoltà nei rapporti coi familiari;
• gravi conflitti e incomprensioni con altre persone;
• malattie fisiche, soprattutto se croniche, invalidanti e tali
da provocare la riduzione della partecipazione alla vita familiare e sociale; la depressione è particolarmente frequente in chi ha avuto un infarto del miocardio ed è spesso associata a disturbi endocrini, come ipotiroidismo e morbo
di Cushing;
• bocciature, cambiamenti di classe e di scuola;
• licenziamenti, fallimenti o problemi sul lavoro, peggioramenti dell’ambiente di lavoro o del proprio incarico professionale;
• cambiamenti di città, di casa, del giro di amicizie;
• essere stati vittima di un reato o avere problemi giudiziari.
Informazioni sulla depressione
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1.4 CONSEGUENZE DELLA DEPRESSIONE
La depressione non solo fa star male chi ne soffre, ma ha di solito conseguenze negative sui suoi familiari e sulle altre persone
che gli vivono accanto. Essa, infatti, può essere accompagnata
da lamentosità, ricerca costante di attenzione e comprensione o,
al contrario, da chiusura alla comunicazione, irritabilità, insoffe-
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È importante distinguere la reazione normale a un lutto dalla depressione. La prima può ovviamente essere fonte di molta
sofferenza, ma dura da 2 a 6 mesi e prevede un miglioramento dell’umore nel tempo senza trattamenti specifici. Raramente,
inoltre, causa marcate e prolungate difficoltà sul lavoro e nelle
attività della vita quotidiana. Nel caso in cui i sintomi elencati nel
riquadro 1.1 siano ancora frequenti e gravi dopo alcune settimane dal lutto, si deve cominciare a sospettare la presenza di un vero
e proprio episodio depressivo. Occorre anche sottolineare come
le situazioni di vita stressanti non abbiano necessariamente caratteristiche negative: tra quelle che possono essere associate alla
comparsa di una crisi depressiva vanno considerati anche eventi
positivi come una promozione sul lavoro (per la conseguente assunzione di maggiori responsabilità e rischi, vissuti come superiori alle proprie capacità), la nascita di un figlio (per il radicale cambiamento di ruolo e stile di vita che l’essere genitore comporta e a
cui la persona non è preparata) e il pensionamento (per il cambiamento di ruolo sociale da persona produttiva a persona “a riposo”
che porta la persona a ritenere di essere diventato inutile).
Talvolta i sintomi della depressione compaiono senza fattori
scatenanti, senza che sia avvenuto alcunché di particolare, come
se “si girasse un interruttore nella testa”. Quando gli episodi depressivi sono più di uno, il primo inizia di solito dopo un evento
o una situazione stressante, mentre negli altri tale collegamento
può essere meno evidente o apparentemente assente. In realtà,
come vedremo meglio nei prossimi capitoli, i motivi che hanno portato all’esordio del disturbo e le crisi degli anni precedenti hanno creato una sorta di ipersensibilizzazione a reagire con
abbattimento e angoscia anche alle comuni difficoltà della vita
quotidiana e alle minime fluttuazioni dell’umore, riattivando i
meccanismi che porteranno alla crisi successiva.
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Superare la depressione
1.5 TERAPIE EFFICACI
Sono sicuramente efficaci alcuni psicofarmaci e alcune psicoterapie. La scelta della terapia dipende dalla gravità e dalle caratteristiche della depressione, nonché dalle preferenze personali.
1.5.1 Farmaci
Gli psicofarmaci usati nella terapia della depressione sono detti
antidepressivi. Essi sono tutti più efficaci di un placebo (cioè di
una sostanza che il paziente crede sia un farmaco ma che, in realtà, è totalmente priva di effetti, come ad esempio una pillola che
contiene solo mollica di pane) e vanno distinti dagli ansiolitici o
tranquillanti in quanto, a differenza di quest’ultimi, danno poca
o nessuna dipendenza, cioè non determinano il bisogno di continuare a prenderli a dosi sempre maggiori e non causano sintomi
di astinenza spiacevoli quando si smette di assumerli.
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renza verso i normali difetti e sbagli, non solo propri ma anche
altrui.
È inoltre esperienza comune, ed è stato dimostrato da varie
ricerche, come chi sta vicino a una persona depressa si faccia contagiare dal suo umore, parlando e sorridendo molto meno.
Come abbiamo accennato in precedenza, chi è depresso può
isolarsi, lavorare in modo meno efficiente e trascurare le proprie
responsabilità. Se è giovane, è probabile che faccia ricorso all’alcol o
alle droghe, come se fossero farmaci curativi, per cercare di alleviare
la propria sofferenza, non rendendosi conto di peggiorare le cose a
lungo termine. Tra i depressi anziani vi è una frequenza più elevata
di ricoveri ospedalieri e di suicidi (negli ultimi anni, tuttavia, questi
ultimi sono aumentati anche tra gli adolescenti depressi).
Un’altra comune conseguenza della depressione è la vergogna
di essere depresso e di non riuscire a superare la patologia. Il depresso che si vergogna di esserlo non fa altro che aggravare la propria
depressione, in un circolo vizioso infernale. Il primo passo verso
la ripresa consiste proprio nel considerare la depressione come un
problema diffuso e piuttosto comune, di cui non bisogna vergognarsi e che sta anzi a dimostrare una certa sensibilità. Chi accetta
di essere depresso, paradossalmente, riesce più facilmente ad affrontare e sconfiggere la depressione.
Informazioni sulla depressione
25
• Antidepressivi tradizionali o triciclici. Comprendono farmaci
i cui principi attivi (non i nomi commerciali) sono: desipramina, nortriptilina, amitriptilina, clomipramina. Sono
stati introdotti negli anni ‘60 e per molto tempo hanno
rappresentato il trattamento di prima scelta della depressione maggiore. Numerosi studi scientifici controllati hanno
dimostrato come siano altrettanto efficaci degli antidepres-
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Il loro effetto antidepressivo si manifesta generalmente dopo
2-5 settimane, anche se già dai primi giorni possono dare un certo sollievo dall’ansia e dall’insonnia.
I farmaci sono certamente indispensabili nelle forme depressive gravi, nella depressione accompagnata da deliri (vedi il paragrafo 1.2), in quella che compare improvvisamente senza fattori
scatenanti manifesti, e in quella bipolare, che si alterna a fasi di
euforia (vedi la fine del paragrafo 1.2).
Al contrario, non è inizialmente raccomandato il loro uso nelle forme depressive lievi e nel caso in cui all’origine del disturbo vi
siano problemi psicosociali, che si possono affrontare e risolvere
altrimenti (Asioli e Berardi , 2007).
Nelle forme depressive lievi la cura considerata di prima scelta
è rappresentata da interventi psicoterapici, in particolare quelli
basati sulla terapia cognitivo-comportamentale (NICE, 2009).
Vi sono varie categorie di farmaci antidepressivi, che si differenziano per la loro azione chimica sul cervello, per gli effetti
collaterali che provocano (detti anche effetti indesiderati o spiacevoli) e per l’entità dei danni che possono procurare se assunti in
dose eccessiva (in questo senso un farmaco è più o meno sicuro).
La scelta del farmaco dipende dai suoi effetti collaterali, dalla
maggiore o minore risposta positiva del paziente ai trattamenti
precedenti, dalla eventuale presenza di altre malattie (ad esempio
del cuore) e infine dal costo.
Circa il 70% delle persone che soffrono di depressione risponde positivamente al primo farmaco antidepressivo, se preso alla
dose giusta e per la durata necessaria. In caso contrario, se ne può
provare un altro di diversa categoria. Complessivamente, circa
l’80% dei depressi migliora assumendo antidepressivi.
Le principali categorie di antidepressivi sono:
Superare la depressione
26
•
•
•
A questi farmaci si possono aggiungere i cosiddetti stabilizzatori dell’umore, che vengono usati come terapia di mantenimento
nei casi di episodi depressivi alternati a episodi euforici e nelle
forme di depressione in cui gli episodi depressivi si succedono
rapidamente. I principali stabilizzatori dell’umore sono i sali di
litio, seguiti dalla carbamazepina, dal valproato, dalla lamotrigina, dal topiramato e dalla gabapentina.
Bisogna essere consapevoli di come il trattamento con antidepressivi di una fase depressiva in una persona affetta da disturbo
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•
sivi più recenti (vedi oltre), ma presentino effetti collaterali
talvolta difficili da tollerare e possano in qualche caso essere
pericolosi (ad esempio per le persone cardiopatiche). Nonostante presentino una maggiore frequenza di effetti collaterali, alcuni medici continuano a ritenere che rappresentino
il trattamento migliore per la depressione grave.
AntiMAO o IMAO, così detti perché inibiscono le MonoAmino-Ossidasi, come la tranilcipromina. Anche questi
sono in commercio da tempo; esiste anche una loro versione
più recente, i cosiddetti IMAO reversibili o RIMA, come la
moclobemide. È noto come, assumendo IMAO, si debbano
evitare certi cibi, ad esempio i formaggi stagionati, il vino
rosso, il fegato e gli altri alimenti elencati nel foglietto illustrativo del farmaco.
Inibitori della ricaptazione della serotonina o, con le iniziali
inglesi, SSRI (pronuncia: esse esse erre ai). Comprendono la
sertralina, la paroxetina, la fluoxetina, il citalopram, l’escitalopram, la fluvoxamina. Attualmente sono i farmaci più usati,
perché sono più sicuri e presentano minori effetti collaterali.
Inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI) o solo della noradrenalina (NARI). I primi comprendono la venlafaxina, la duloxetina e la mirtazapina; i
secondi la reboxetina. Anche questi farmaci hanno vantaggi
e svantaggi, ma, in generale, si possono considerare equivalenti ai precedenti.
Un gruppo misto di cui fanno parte sostanze come l’agomelatina, il trazodone, la mianserina e, per la distimia, l’amisulpiride.
Informazioni sulla depressione
27
bipolare (vedi la fine di 1.2) possa scatenare un episodio maniacale (per questo è fondamentale avere un medico di fiducia specializzato che monitori regolarmente il quadro clinico).
In alcune forme di depressione dette “resistenti” o con sintomi
psicotici (oppure nella depressione bipolare), potrebbero essere
prescritti anche farmaci antipsicotici, in particolare quelli definiti
atipici, tra i quali ricordiamo la quetiapina, l’aripiprazolo, il paliperidone, l’asenapina, l’olanzapina e il risperidone.
I principali effetti collaterali degli antidepressivi triciclici, con
i relativi rimedi, sono elencati nel riquadro 1.2.
EFFETTO COLLATERALE
RIMEDIO
Secchezza della bocca
Bere molta acqua; masticare chewing gum
senza zucchero; lavarsi spesso i denti
Offuscamento, annebbiamento
della vista
Considerare che il disturbo passa rapidamente e che perciò non occorre acquistare
o cambiare gli occhiali
Stitichezza
Mangiare cereali, prugne, molta verdura
e frutta
Ritenzione dell'urina
Parlarne col medico se riesce difficile svuotare la vescica
Riduzione del desiderio sessuale
e dell'erezione
Parlarne con il medico
Vertigini, giramenti di testa
Alzarsi lentamente dal letto o dalla sedia
Sonnolenza
Considerare che di solito passa in pochi
giorni; non guidare né manovrare macchinari pericolosi se ci si sente assonnati
Aumento di peso
Fare esercizio fisico; stare a dieta
Tachicardia (cuore che batte più
velocemente)
Parlarne col medico
Difficoltà di memoria
Prendersi delle annotazioni, usare dei postit o dei richiami sul calendario, ripetersi le
cose da fare, fare le parole crociate
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Riquadro 1.2. Principali effetti collaterali degli antidepressivi triciclici e relativi
rimedi
28
Superare la depressione
Riquadro 1.3. Principali effetti collaterali degli antidepressivi più recenti (SSRI,
SNRI, NARI) e relativi rimedi
EFFETTO COLLATERALE
Mal di testa
RIMEDIO
Considerare che di solito scompare
presto
Nausea o dolori intestinali, quasi Assumere il farmaco a stomaco pieno
sempre assenti con i triciclici
Insonnia
Parlarne con il medico se continua
dopo le prime settimane
Nervosismo e agitazione
Parlarne con il medico se continuano
dopo le prime settimane
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Bocca secca, visione offuscata, ritenzione urinaria, stipsi, aritmia cardiaca, perdita di memoria sono manifestazioni della cosiddetta azione anticolinergica di questi farmaci, che ne rende
difficile l’uso in chi soffre di ipertrofia prostatica, di glaucoma, di
cardiopatie e di difficoltà cognitive (in genere, quindi, nell’anziano). Una dose eccessiva, inoltre, può essere mortale.
I principali effetti collaterali degli antidepressivi più recenti
sono elencati nel riquadro 1.3.
Si raccomanda fortemente di non bere alcolici durante il trattamento con antidepressivi, di qualunque tipo.
Dopo il superamento di un episodio di depressione, bisognerebbe continuare ad assumere la terapia farmacologica per almeno altri 6-12 mesi, in modo da ridurre i rischi di ricaduta. Chi ha
avuto più di un episodio depressivo è meglio che la prosegua per
periodi ancora più lunghi.
Si ricorda che, in genere, occorrono da 2 a 5 settimane prima
che il farmaco inizi a dare i suoi benefici.
Molte persone che soffrono di depressione assumono farmaci
tranquillanti per calmare l’ansia e l’agitazione (di solito le benzodiazepine, o degli ipnotici per dormire meglio). Questi farmaci
possono aggravare lo stato di depressione, causare nell’anziano
difficoltà nel camminare, cadute ed amnesie e, come abbiamo già
accennato, indurre dipendenza, generando il bisogno di continuare ad assumerli e rendendo molto difficile smettere di usarli.
Informazioni sulla depressione
29
Per questi motivi, non dovrebbero essere assunti per più di sei
settimane.
Se li usi, valuta col tuo medico l’opportunità di sospenderli
gradualmente.
1.5.2 Psicoterapie
1.5.3 Altre terapie
Non tutti rispondono in modo soddisfacente ai farmaci e/o alla
psicoterapia; in questi casi è possibile prendere in considerazione
col proprio medico altre forme di trattamento:
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Sebbene siano stati descritti più di 200 tipi di psicoterapia, solo
per due di questi vi sono dimostrazioni scientifiche di efficacia
pienamente convincenti: la psicoterapia cognitivo-comportamentale secondo il modello di Aaron Beck, Peter Seligman e Albert Ellis
e la psicoterapia interpersonale. La prima (ovvero quella illustrata
in questo manuale) è la più valutata e utilizzata.
Nelle depressioni di intensità lieve e moderata con assenza di
sintomi psicotici (allucinazioni e deliri), e in particolare in presenza di problemi psicosociali cronici, di precedente risposta positiva
alla psicoterapia o di rifiuto dei farmaci, essa può essere utilizzata
anche senza il ricorso agli psicofarmaci e solitamente ha un’efficacia pari a quella di questi ultimi. La psicoterapia va certamente
usata qualora la persona non risponda bene ai farmaci, presenti
delle resistenze psicologiche ad assumere gli stessi con regolarità o
sperimenti effetti collaterali troppo disturbanti.
Nelle forme depressive gravi, specie se con episodi frequenti,
la si associa ai farmaci, che servono a dare energia e motivazione
e ad accelerare la ripresa.
Recentemente, alcuni studi hanno dimostrato come la psicoterapia possa essere utilizzata proficuamente dopo che il soggetto
è stato trattato per un periodo solo con antidepressivi; si parla in
questo caso di terapia sequenziale (vedi il capitolo finale sui libri
e sulle altre risorse). Tale terapia si è dimostrata efficace nel migliorare i sintomi della depressione cosiddetti residui (cioè quei
sintomi che spesso persistono una volta superato l’episodio acuto,
anche se in forma più lieve e in numero minore) e nel ridurre il
rischio di ricadute. Essa permette anche di abbreviare la durata
della terapia con i soli farmaci antidepressivi.
30
Superare la depressione
1.6 PERCHÉ TRATTARE LA DEPRESSIONE
Se non viene trattato, un episodio depressivo spesso si risolve
spontaneamente nel giro di 3-6 mesi. Perché allora curarlo?
La risposta è che:
• La terapia può abbreviare la durata e la gravità dell’episodio
depressivo.
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• La terapia elettroconvulsivante (ECT) è stata una terapia molto utilizzata (e di cui si è talora abusato) prima dell’avvento
dei farmaci. Negli ultimi decenni - anche a causa dell’atteggiamento talvolta eccessivamente demonizzante assunto dai
media nei suoi confronti - è stata utilizzata solo raramente.
Tale terapia consiste nel far passare, attraverso degli elettrodi applicati sulla testa, una corrente elettrica nel cervello per
provocare una convulsione. Il soggetto viene addormentato
e gli vengono somministrati farmaci miorilassanti che immobilizzano i muscoli e impediscono i movimenti.
Il trattamento prevede usualmente fra le 3 e le 12 sedute
nell’arco di alcune settimane e, come ogni trattamento biologico, comporta vantaggi e svantaggi. Al di là dell’immagine
terrifica proposta dai media, i dati scientifici indicano come
esso sia efficace nelle forme gravi e resistenti alle altre terapie.
• Alcuni studi recenti hanno dimostrato come nelle forme
resistenti alle altre terapie possa essere efficace anche la stimolazione magnetica transcranica (che è meno traumatica
dell’ECT, non necessitando di anestesia e avendo minori
effetti collaterali).
• Sebbene ancora in fase sperimentale, alcuni utilizzano la stimolazione elettrica del nervo vago, praticata tramite un elettrodo posto sul torace.
• Infine, in alcune forme di depressione dette stagionali (vedi
paragrafo 1.2), può essere efficace, specie se abbinata alla terapia cognitivo-comportamentale, la cosiddetta light therapy
(terapia della luce), che consiste nell’esposizione a una luce
brillante prodotta da apparecchi appositi. Il principio su cui
si basa è che la luce brillante aiuta a svegliarsi e attiva i ritmi
circadiani.
Informazioni sulla depressione
31
• La psicoterapia permette alla persona depressa di imparare
a prevenire o almeno a gestire meglio gli episodi depressivi successivi, che sono frequenti in assenza di trattamento;
come abbiamo accennato in precedenza, si verificano in più
del 50% delle persone nei due anni successivi al primo episodio.
• Inoltre, nel 10%-20% dei casi, l’episodio depressivo non
si risolve da solo e, in assenza di trattamento, col tempo
aumenta significativamente il rischio di suicidio (fino al 1015% dei depressi non trattati possono suicidarsi).
COMPORTAMENTALE E COMPITI A CASA
La psicoterapia cognitivo-comportamentale si svolge generalmente
in 15-20 sedute della durata di circa un’ora nell’arco di 12-20 settimane, per un massimo di 25 settimane. Di solito si fa una seduta
alla settimana, ma all’inizio, soprattutto se la persona ha ideazione
suicidaria, sono preferibili due incontri la settimana. Chi segue la
terapia è invitato a tenere un diario di quello che fa e di come si
sente tra una seduta e l’altra e a portare a termine i cosiddetti “compiti a casa”; questi ultimi sono molto importanti in questa forma
di terapia, perché aiutano il paziente a impegnarsi per migliorare
anche al di fuori degli incontri prestabiliti. Di questo aspetto riparleremo con maggiori dettagli nel prossimo capitolo.
Per le forme lievi, allo stato attuale esistono anche protocolli di auto-aiuto guidato di gruppo (Morosini et al, 2011), che
sono più veloci (10-12 sedute di gruppo della durata di circa 90
minuti l’una) e più economici. In Italia sono però poco diffusi,
diversamente da quanto accade in altre nazioni come la Norvegia
o l’Olanda.
Lo stesso dicasi per i protocolli computerizzati basati sulla terapia cognitivo-comportamentale, che vengono svolti autonomamente via web dai soggetti e prevedono generalmente un contatto
molto limitato con il terapeuta (che può consistere per esempio
solo in una consulenza telefonica per eventuali consigli su difficoltà incontrate nello svolgimento del programma).
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1.7 DURATA DEL PROGRAMMA COGNITIVO
32
Superare la depressione
1.8 LA FAMIGLIA, GLI AMICI E LA RETE SOCIALE
1.9 VANTAGGI SECONDARI DELLA DEPRESSIONE
Per quanto raramente, il soggetto depresso può adagiarsi nel ruolo di malato, compiacendosi di essere al centro dell’attenzione,
considerato e al sicuro dalle critiche, e delle premure, della comprensione e dei tentativi di consolazione che riceve. Non è forse il
tuo caso ma, se lo fosse, rifletti sul fatto che, considerato quanto
stai male, ti conviene sforzarti di star meglio e di non rinunciare a
vivere una vita più piena; chi si sforza di starti vicino e ti giustifica
perché stai male non merita che tu approfitti della situazione.
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I familiari e gli amici del soggetto depresso sono quasi sempre
preoccupati (qualche volta comprensibilmente irritati) di fronte
alle sue lamentele, al suo continuo pessimismo e alla sua mancanza di motivazione. Di solito, però, sono disposti ad aiutarlo e
possono rappresentare un grande sostegno se questi sa cosa chiedere loro (innanzitutto, ascolto e aiuto per non isolarsi ed essere
più attivo).
È importante che tu ti rammenti sempre delle persone con cui
puoi parlare e a cui puoi chiedere aiuto (siano esse familiari, amici, guide spirituali o psicoterapeuti). Il capitolo 12 potrà aiutarti a
comprendere meglio questo aspetto della cura della depressione.
2
VALUTARE LA DEPRESSIONE E
PREPARARSI AD AFFRONTARLA
Una delle caratteristiche peculiari della psicoterapia cognitivocomportamentale consiste nel fatto che essa insegna tecniche,
strategie e metodi di provata efficacia per affrontare i disturbi psicologici con la massima probabilità di successo e la minore fatica
possibile. Tuttavia tali tecniche, pur non essendo particolarmente
difficili o complesse, vanno applicate con regolarità e costanza
(seguendo una sorta di allenamento) per essere correttamente apprese e perché diano i risultati sperati. Per questo motivo,
la psicoterapia cognitivo-comportamentale prevede i cosiddetti
“compiti a casa”, che permettono al soggetto di esercitarsi con
ogni tecnica fino a farla diventare automatica o quasi.
Per una persona depressa, che spesso fa fatica persino ad alzarsi
la mattina e a svolgere le indispensabili faccende quotidiane, esercitarsi ogni giorno e per alcune settimane con attività extra può
apparire una richiesta eccessiva o addirittura inopportuna; tuttavia, è stato dimostrato come, quando si cerca di cambiare qualcosa, il momento più difficile sia proprio quello iniziale, quello in
cui bisogna interrompere l’inerzia e abbandonare le paure.
Fare i compiti a casa richiede un po’ di autodisciplina, di sforzo e di impegno. Per te, che sei depresso, questo è un compito
particolarmente difficile e oltremodo degno di lode se portato
a termine. Naturalmente non ti chiediamo di svolgerli perfettamente. Vedremo più avanti quanto possa essere controproducen-
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2.1 I “COMPITI A CASA”: A COSA SERVONO E COME FARLI
34
Superare la depressione
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te
essere
perfetti. Ti chiediamo solo di provarci. Ricorda i
Superare
la depressione
34il voler
consigli del capitolo iniziale “Prima di cominciare”, che potranno
te il voler
perfetti.
Ti chiediamo solo di provarci. Ricorda i
esserti
utiliessere
a questo
scopo.
consigli del capitolo iniziale “Prima di cominciare”, che potranno
2.2
RIMIa COMPITI
A CASA: IL DIARIO
essertiPutili
questo scopo.
Tra i primi “compiti a casa” vi sono il tenere un diario e il compi2.2
PRIMIquestionari
COMPITIeAmoduli
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IL DIARIO
lare alcuni
potrai fotocopiare dal libro
Tra
i
primi
“compiti
a
casa”
vi
sono
il
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un diarioe econservare
il compio scaricare dal sito www.eclipsi.it, sezione download,
on line
).
lareuna
alcuni
questionari e moduli (risorse
(che potrai
fotocopiare
dal libro
in
cartelletta).
o scaricare
dalunsito
www.eclipsi.it,
download,diegrande
conservare
Procurati
diario
(può andarsezione
bene un’agenda
forin unache
cartelletta).
mato
abbia una pagina per giorno) e prendi nota quotidianaProcurati
un diario
andarpassi
beneil un’agenda
mente
di quello
che fai,(può
di come
tempo. di grande formato
che abbia
una pagina
e prendi
quotidianaElenca
nel diario
quelle per
chegiorno)
per te sono
statenota
le conseguenze
mentedepressione,
di quello che
di comeilpassi
tempo.
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più gli amici, l’andiario quelle
che per teil sono
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menonel
d’accordo
o addirittura
litigare
conle iconseguenze
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della
depressione,
per
esempio
il
non
vedere
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amici,
l’anrendere meno sul lavoro, il rimandare più spesso le cose da fare.
dareScrivi
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o addirittura
il litigare
con che
i familiari,
il
gli d’accordo
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e situazioni
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meno sul lavoro,
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le cose
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ro aver contribuito
nella il
tuarimandare
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depressione
Scrivi
gli eventuali
eventi e situazioni
stressanti
chesull’ultima
potrebbe(vedi
la sezione
1.3); concentrati
in particolar
modo
ro
aver
contribuito
nella
tua
vita
allo
sviluppo
della
depressione
crisi, quella da cui stai cercando di uscire adesso. Potresti iniziare
(vedi la sezione
1.3);volta
concentrati
in particolar
modo sull’ultima
scrivendo:
«L’ultima
che ho cominciato
a diventare
depresso
crisi, mia
quella
cui staiaccadendo
cercando di
uscirecose
adesso.
Potresti
iniziare
nella
vitadastavano
queste
per me
stressanti:
1)
scrivendo:
volta che ho cominciato a diventare depresso
…...;
2).....;«L’ultima
3)......; ecc...».
nella
vitauna
stavano
accadendo
queste
stressanti:
1)
Permia
avere
panoramica
storica
dellecose
tue per
crisime
depressive
puoi
…...; 2).....;
3)......;
ecc...». temporale o linea del tempo (vedi un
ricorrere
a un
diagramma
Per avere
panoramica
esempio
nellauna
figura
2.1). storica delle tue crisi depressive puoi
ricorrere
un diagramma
temporale
o linea
del tempo
un
Su unaa pagina
del tuo diario
disegna
una linea,
lungo(vedi
la quale
esempio
nella
fi
gura
2.1).
indicare cronologicamente gli eventi chiave della tua vita dal priuna pagina
del tuosino
diario
disegna una linea, lungo la quale
moSu
episodio
depressivo
ad oggi.
indicare
cronologicamente
gli eventidi
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della tuainvita
dal priLa linea
del tempo ti permette
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consentendoti
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sui fattori
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averascatenato
quello e i successivi (quindi
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possono
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venirne fuori.
sulle similitudini tra un episodio e l’altro), ma anche sui fattori
che possono averti aiutato a venirne fuori.
Valutare
Valutarelaladepressione
depressioneeeprepararsi
prepararsiad
adaffrontarla
affrontarla 35
35
Esamedidimaturità.
maturità.
Esame
Grandiaspettative
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da
Grandi
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mieigenitori.
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all’università.
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Aumento
Aumentodel
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sostenevamolto.
molto.
Primi
Primisintomi
sintomidepresivi,
depresivi,senso
senso
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inadeguatezzaeesolitudine.
solitudine.
Prima
Primacrisi
crisidepressiva
depressivavera
vera
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propria.Medico
Medicodidibase
baseee
farmaci
farmaci
Lasciatodalla
dallafifidanzata
danzataper
perun
un
Lasciato
altro.
altro.
Tentativodidisuicidio
suicidiocon
con
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farmacieericovero
ricoveroininospedale.
ospedale.
farmaci
DiagnosididiDepressione
Depressione
Diagnosi
MaggioreRicorrente.
Ricorrente.
Maggiore
Nascitadidiun
unfifiglio.
glio.
Nascita
Periododidiansia,
ansia,pensieri
pensierididipoter
poter
Periodo
nonessere
essereun
unbuon
buonpadre.
padre.
non
Periododidibenessere.
benessere.
Periodo
Messoinincassa
cassaintegrazione,
integrazione,ripreso
ripreso
Messo
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alcol.
uso
Oggi
Oggi
Smessodidiprendere
prenderei ifarmaci
farmaci
Smesso
perchétutto
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stavaandando
andandobene
bene
perché
dadiverso
diversotempo.
tempo.
da
Terzoricovero
ricoveroeelunga
lungaricaduta.
ricaduta.
Terzo
Figura
Figura2.1.
2.1.Esempio
Esempiodididiagramma
diagrammatemporale
temporaleoolinea
lineadel
deltempo.
tempo.
2.3
2.3Q
QUESTIONARIO
UESTIONARIO SULLE
SULLE CARATTERISTICHE
CARATTERISTICHE DELLA
DELLA
DEPRESSIONE
DEPRESSIONE
Per
Per quanto
quanto ii sintomi
sintomi della
della depressione
depressione siano
siano in
in qualche
qualche modo
modo
standard,
standard, ogni
ogni persona
persona tende
tende aa percepirne
percepirne più
più alcuni
alcuni di
di altri:
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ad
esempio,
esempio, alcuni
alcuni possono
possono soff
soffrire
rire più
più intensamente
intensamente della
della perdita
perdita
di
diinteresse
interessenelle
nellecose
coseeedell’aumento
dell’aumentodell’appetito,
dell’appetito,altri
altridell’umodell’umoreretriste
tristeeedel
delsenso
sensodi
dicolpa.
colpa.Per
Perindividuare
individuarequali
qualicaratteristiche
caratteristiche
laladepressione
depressioneha
hanel
neltuo
tuocaso
casopersonale,
personale,compila
compilaililquestionario
questionario
riportato
riportatonel
nelmodulo
modulo2.1
2.1(Questionari
(Questionarieemoduli
modulidi
ditutto
tuttoililvoluvolu-
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Trovata
Trovatauna
unafifidanzata
danzatafifissa
ssaee
fatti
fattiprogetti
progettididiconvivenza.
convivenza.
Periodo
Periododidibenessere
benessere
1990
1990
36
Superare la depressione
me possono essere scaricati e stampati per la compilazione dal sito
dell’editore www.eclipsi.it). ).
risorseonline.erickson.it/
2.4 GRAFICO DELL’UMORE
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Quando si è depressi, si ha spesso la sensazione che il tempo si
fermi e che la vita si blocchi in un grigiore eterno e immodificabile. L’umore, inoltre, sembra una sorta di elettrocardiogramma
piatto.
In realtà, in ognuno di noi l’umore subisce normalmente numerose fluttuazioni nel corso della giornata (sia verso il basso che
verso l’alto), in risposta a ciò che facciamo o che ci capita. Solitamente, la persona fa una sorta di media tra i periodi migliori e
quelli peggiori: questa operazione permette di avere una valutazione del proprio stato di benessere abbastanza stabile e collocata
più o meno sui valori medi di un’ipotetica scala graduata. Nella
depressione, tuttavia, la tendenza a polarizzare il pensiero in senso pessimistico e la difficoltà a spostare l’attenzione su altre cose
che non siano il proprio stato di benessere, i propri problemi o
le proprie debolezze impediscono di compiere delle valutazioni
elastiche (di fare la sopradetta media), così che la memoria si fissa
per lo più sui momenti peggiori.
Per recuperare la capacità di valutare correttamente il proprio
umore e riuscire a capire se, come e perché esso fluttua, è utile
monitorarlo regolarmente nel tempo usando uno strumento più
obiettivo della propria memoria.
Compila quindi un grafico dell’umore simile a quello riprodotto nel modulo 2.2. Esso contiene una scala graduata del tono
dell’umore che va da 0 a 100, dove 0 significa che stai il peggio
possibile, proprio da cani, e 100 che stai benissimo, con il migliore umore possibile. Fai un segno ogni mattina e ogni sera,
più o meno alla stessa ora, in corrispondenza del tono dell’umore
che provi in quel momento. Quando inserisci il punteggio, scrivi
nelle note sotto cosa stavi facendo e se hai bevuto alcol o assunto
droghe. Nel caso in cui il punteggio sia abbastanza diverso dal
solito, annota sul diario se è successo qualcosa che possa avere
influito sul tuo umore in senso positivo o negativo: un litigio,
l’incontro con un amico, l’aver ricevuto uno sgarbo o un complimento, l’esserti trovato imbottigliato nel traffico, l’avere ceduto
Valutare la depressione e prepararsi ad affrontarla
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all’abulia (scarsa voglia di fare), il non aver fatto le cose che ti eri
ripromesso di fare.
2.5 PROBLEMI PRIORITARI E OBIETTIVI
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Per poter cominciare a mettere in pratica i suggerimenti di questo
manuale, è importante che cominci a vedere la depressione non
più come una maledizione divina, come un cancro che ti divora
dall’interno senza possibilità di fermarlo, ma come un problema
da risolvere, per quanto pesante e logorante esso sia.
Questo cambiamento di prospettiva ti sarà più chiaro più
avanti, a mano a mano che conoscerai i meccanismi psicologici
e comportamentali di mantenimento del disturbo e le tecniche
necessarie a interromperli; per ora ti basti considerare che, psicologicamente parlando, predisporsi ad affrontare un problema o
a raggiungere un obiettivo fa sentire meno impotenti rispetto al
dover far fronte a una calamità.
Prova a vedere la tua depressione come il risultato di una serie
di problemi che ultimamente fai fatica ad affrontare o a risolvere,
e sui quali ti scervelli troppo senza trovare una via d’uscita; prova
anche a considerare queste tue difficoltà come il risultato del fatto
che forse (non per colpa tua) non stai cercando una soluzione nel
modo più efficace. Questo manuale servirà a fornirti nuovi strumenti e a suggerirti nuove strategie di soluzione e, se proprio non
dovesse esserci via d’uscita allo specifico problema, ad aiutarti ad
accettare nel modo più completo e sereno possibile l’inevitabile.
Per facilitare questo cambio di prospettiva, compila con attenzione il modulo 2.3: quelle che segnerai saranno le aree problematiche su cui maggiormente concentrare la tua attenzione e il
tuo impegno.
Se ci si ferma a pensare solo ai problemi, è facile farsi prendere
dallo scoraggiamento, soprattutto se durano da tempo e ci si sente impotenti nei loro confronti.
Un trucco efficace per superare questo ostacolo consiste nel
cercare di definire gli stessi in termini di obiettivi da raggiungere
(torneremo nel capitolo 5 su questo importante tema). Per ora,
per preparare il terreno fertile alle tecniche future, cerca di compilare il modulo 2.4 sforzandoti di immaginare come potrebbe
essere la tua vita se i tuoi problemi fossero risolti. Cerca di essere
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Superare la depressione
• Troppo perfezionistici, perché portano a considerarsi dei
falliti se non si è raggiunto il massimo;
• Troppo dipendenti dal contributo e soprattutto dal cambiamento degli altri; far dipendere il proprio benessere da
ciò che fanno o non fanno per noi gli altri rende troppo
vulnerabili alla delusione e alla frustrazione (ciò non toglie,
comunque, che si possa chiedere aiuto in caso di bisogno).
Un conto è dire: «Vorrei che mio marito la smettesse di
guardare le partite in tv»; un altro è invece: «Mi piacerebbe
trovare un’attività da condividere con lui».
• Scelti dagli altri per te: «voler fare il corso di teatro perché
me lo ha detto la mamma» è un falso obiettivo se non è
un interesse condiviso, e «finire l’università così i miei sono
contenti» non è un obiettivo personale nel caso in cui il
proprio desiderio sia quello di fare il falegname.
2.6 VALUTARE L’INTENSITÀ DEI SINTOMI
Prima di ogni incontro col tuo terapeuta, o una volta alla settimana se non sei seguito da un terapeuta, rispondere alle domande del questionario K10 (riportato alla fine di questo capitolo)
ti permetterà di “misurare” la gravità dei sintomi non solo della
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abbastanza realistico e di non eccedere nell’ottimismo o nelle false
illusioni (del tipo «Potrei vivere per sempre felice e contento»).
Tra gli obiettivi utili da considerare ci sono quelle attività che
in passato ti hanno sempre soddisfatto e che potrebbero aiutarti a
stare meglio, come ad esempio il fare ginnastica per perdere i chili
che hai preso nelle ultime settimane o l’incontrarti di nuovo con
gli amici il sabato sera.
Se hai la tendenza ad “annegare” i tuoi dispiaceri nell’alcol o
nella droga, ti potrebbe essere utile proporti l’obiettivo di resistere a questa tentazione.
Per non farti sopraffare dal senso di impotenza e incapacità,
considera per primi i piccoli obiettivi a breve termine, raggiungibili in meno di 6 mesi, concentrandoti su quelli a medio-lungo
termine (cioè a 1-5 anni) solo in seguito.
Come ribadiremo nei capitoli relativi agli aspetti cognitivi della
depressione, tieni conto che è sbagliato proporsi obiettivi che siano:
Valutare la depressione e prepararsi ad affrontarla
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depressione ma anche dell’ansia, verificandone l’andamento. Per
calcolare il punteggio totale devi sommare i punteggi delle risposte che hai dato a ciascuna domanda. Se il tuo punteggio è
inferiore a 20, la probabilità che tu soffra di un vero e proprio disturbo depressivo o di un disturbo d’ansia è minima. Sale a circa
il 15% se il punteggio è tra 20 e 24, al 30% se è tra 25 e 29, a più
del 40% se è tra 30 e 34 e a circa il 65% se supera i 35.
2.7 COMPITI A CASA
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• Conserva le schede e i moduli che hai compilato in una
cartelletta per poterli riesaminare nel tempo.
• Compila ogni giorno il grafico dell’umore e ogni settimana
il questionario K10.
• Se cominci a dubitare della tua decisione di utilizzare questo
metodo (che forse ti sembra troppo impegnativo o difficile),
elenca nel diario tutte le ragioni che riesci a trovare per cercare il modo di uscire dalla depressione.
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Superare la depressione
Modulo 2.1 – QUESTIONARIO SULLE CARATTERISTICHE
DELLA DEPRESSIONE
Per favore, scrivi le tue iniziali e la data e fai un segno sul riquadro vicino a
ciascun problema e a ciascun sintomo che hai avuto negli ultimi 14 giorni.
a. Iniziali ___________________________________
b. Data giorno|__|__| mese|__|__| anno|__|__|
1 Mi sento giù, triste
Dormo poco e male
3
Dormo molto, più del solito
4
Ho poca energia o mi sento stanco
5
Non ho voglia di far niente
6
Ho troppo poco appetito
7
Ho troppo appetito
8
Sono dimagrito troppo
9
Sono ingrassato troppo
10
Non provo più interesse o piacere in qualche attività che prima mi
piaceva fare (se ti succede, specifica nel diario quali attività)
11
Ho pensieri che mi fanno stare male e mi si presentano alla mente più
volte anche contro la mia volontà, ad esempio pensieri di colpa o di fallimento o preoccupazioni eccessive (se ti succede, specifica nel diario quali
pensieri)
12
Ho difficoltà nel concentrarmi in quello che faccio
13
Ho difficoltà di memoria
14
Mi vergogno
15
Mi sento in colpa
16
Mi sento insicuro o inferiore nei miei rapporti con gli altri
17
Sento di valere poco o niente
18
Non ho speranze per il futuro
19
Penso che non valga la pena di vivere
20
Ho pensieri di suicidio
21
Ho altri sintomi, malesseri o dolori (specificali qui..............................
.........................................................................................................)
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2
Sera
__________
Mattina
Sera
__________
Mattina
Sera
__________
Mattina
Sera
__________
Mattina
Sera
__________
Mattina
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il pomeriggio/sera
Attività svolte durante
la mattinata
Attività svolte durante
100-90
89-80
79-70
69-60
59-50
49-40
39-30
29-20
19-10
9-0
DATA
Mattina
Sera
__________
Mattina
Sera
__________
Modulo 2.2 – GRAFICO SETTIMANALE DELL’UMORE
Per favore, scrivi qui accanto le tue iniziali _______________________________
Scrivi la data sulla prima riga e poi metti due volte al giorno, a fine mattina e la sera, all’incirca alla stessa ora, un segno in
corrispondenza dello stato del tuo umore sulla scala da 0 a 100, dove 0 significa umore bassissimo, il peggiore possibile, e 100 significa
umore altissimo, il migliore possibile. Negli spazi sottostanti scrivi cosa stavi facendo in quel momento.
Valutare la depressione e prepararsi ad affrontarla
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Superare la depressione
Modulo 2.3 – AIUTO PER L’IDENTIFICAZIONE DELLE PRIORITÀ
Per favore, scrivi qui sotto le tue iniziali e la data. Leggi i problemi e poi metti 1
accanto a quello che per te in questo momento è il primo problema in ordine di
importanza, 2 accanto al secondo, 3 accanto al terzo e una crocetta accanto agli
altri problemi importanti che pensi di avere. Non riflettere molto, non cambia
niente se inverti l’ordine di due problemi. Il tuo terapeuta potrà esaminare e
discutere con te le tue valutazioni.
A. Iniziali _____________B. Data giorno|__|__| mese|__|__| anno|__|__|
Sono molto preoccupato per la mia salute fisica
b
Non riesco ad adattarmi a un cambiamento recente nella mia vita
c
Ho difficoltà nei miei rapporti sentimentali
d
Ho difficoltà nei miei rapporti con gli amici
e
Ho difficoltà nei miei rapporti con i familiari
f
Ho difficoltà nei miei rapporti con gli altri
g
Ho difficoltà nel mantenere quello che prometto
h
Mi riesce difficile controllare il mio consumo di alcol o di droghe
i
Ho problemi con il cibo o il peso
j
Mi riesce difficile controllare la mia passione per il gioco d’azzardo
k
Ho problemi finanziari
l
Ho problemi di lavoro
m
Ho difficoltà nel lasciarmi alle spalle episodi del passato
n
Ho difficoltà a controllare la rabbia e a non agire d’impulso
o
Mi riesce difficile stare da solo
p
Non ho speranze per il futuro
q
Ho scarsa stima di me stesso
r
Ho difficoltà nel prendere decisioni
s
Ho difficoltà nell’affrontare e risolvere i problemi che mi capitano
t
Ho momenti di grande ansia o di panico
u
Ho altri problemi importanti, diversi da quelli precedenti (specificarli
qui sotto, per favore) ………………………………………………….
……………………………………………………………………..
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a
Valutare la depressione e prepararsi ad affrontarla
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Modulo 2.4 – AIUTO A DEFINIRE GLI OBIETTIVI
Se non sappiamo dove vogliamo andare, come è possibile capire in che direzione muoverci e quando arriviamo? Alice: «Può dirmi quale strada devo
prendere?». Il Gatto: «Dipende. Dove devi andare?».
Alice: «Non lo so». Il Gatto: «Allora non importa quale strada prendi».
Dopo aver scritto le tue iniziali e la data, cerca di dimenticare per un momento
le tue difficoltà e descrivi come vorresti che fosse la tua vita se non le avessi. Scrivi
quello che vorresti tu per te stesso, non quello che vorrebbero gli altri.
b. Data giorno|__|__| mese|__|__| anno|__|__|
1. Comincia col descrivere come vorresti che fossero i tuoi rapporti familiari e le tue relazioni sentimentali, se tu stessi bene.
2. Descrivi come vorresti che fossero i tuoi rapporti con gli amici, se tu
stessi bene.
3. Descrivi come vorresti che fosse il tuo lavoro e che cosa vorresti fare
nel tempo libero, se tu stessi bene.
4. Ora descrivi come vorresti sentirti fisicamente.
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a. Iniziali ___________________________________
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Superare la depressione
5. Se riuscissi a stare bene, che cosa ti piacerebbe riuscire a fare tra 6 mesi
o 1 anno?
Molti credono che sia troppo difficile ottenere quello che desiderano e sono tentati
di gettare la spugna. Ti chiediamo di non farlo e di pensare a cosa potresti fare
per cominciare a muoverti verso almeno uno degli obiettivi che vorresti raggiungere se stessi bene.
Ricordati che l’importante è INIZIARE.
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6. Che cosa potresti fare per iniziare?
Valutare la depressione e prepararsi ad affrontarla
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Modulo 2.5 – QUESTIONARIO K10 SU ANSIA E DEPRESSIONE
(Kessler et al, 2002)
Per favore, scrivi le tue iniziali e la data e fai un segno, per ciascuna domanda, sul cerchio vicino alla risposta che più corrisponde al tuo vissuto dell’ultimo
mese.
a. Iniziali _____________ b. Data giorno|__|__| mese|__|__| anno|__|__|
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
2. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito nervoso,
allarmato, preoccupato?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
3. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito talmente
nervoso o allarmato che nulla e nessuno riusciva a rassicurarti o a calmarti?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
4. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito senza speranze per il futuro?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
5. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito irrequieto e
incapace di stare fermo?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
6. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito così irrequieto da non riuscire a stare seduto, da doverti alzare e magari camminare
su e giù?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
7. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito giù, demoralizzato?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
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1. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito molto stanco
o spossato senza un vero motivo?
46
Superare la depressione
8. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito tanto giù che
niente e nessuno era in grado di tirarti su, di farti star meglio?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
9. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti è sembrato che ogni
cosa ti costasse sforzo e fatica?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
� per un po’
� raramente
� mai
10. Nelle ultime 4 settimane, per quanto tempo ti sei sentito inutile?
� sempre o quasi
� per buona parte del tempo
Commenti
� raramente
� mai
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PUNTEGGIO:________________
� per un po’
3
In questo capitolo cercheremo di illustrare nel modo più chiaro e semplice possibile il modello teorizzato dall’orientamento
cognitivo-comportamentale per spiegare come si scatena il primo
episodio depressivo e, soprattutto, quali sono i fattori che lo mantengono e lo fanno peggiorare nel tempo fino a renderlo talvolta
cronico e invalidante.
Esso è composto dall’unione di due modelli interpretativi:
quello cognitivo (Beck, 1967; Hawton et al., 1989) e quello comportamentale (Ferster, 1973; Lewinsohn, 1984).
3.1 IL MODELLO COMPORTAMENTALE: RIDUZIONE
DELLE ATTIVITÀ E DEI RINFORZI
Nel capitolo 1 abbiamo sottolineato come gli eventi critici possano scatenare un episodio depressivo. Molti di questi eventi (si
pensi a un lutto, alla perdita del lavoro o al cambiamento di città)
tolgono alla persona che li vive importanti fonti di soddisfazione,
di apprezzamento e di affetto, rendendole più difficile essere attiva e avere rapporti sociali.
Nella psicologia comportamentale sono definiti rinforzi tutte
le cose o le situazioni che corrispondono a un bisogno o desiderio
e che procurano appagamento, piacere, soddisfazione, distensione; sono esempi di rinforzi il mangiare un panino quando si ha
fame o il ricevere un complimento.
Ogni nostra azione è influenzata dalle sue conseguenze; in
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COME NASCE E COME
SI MANTIENE LA DEPRESSIONE
SECONDO LA TERAPIA
COGNITIVO
COMPORTAMENTALE
48
Superare la depressione
La figura 3.1 illustra le relazioni intercorrenti tra comportamenti, rinforzi e depressione.
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particolare, se è seguita da conseguenze che per noi sono rinforzi,
diventa più probabile che in futuro la ripetiamo, mentre tendiamo a fare meno le attività che non sono rinforzate o che provocano conseguenze spiacevoli.
La teoria comportamentale (in particolar modo il modello
di Ferster e Lewinshon) ipotizza che una causa della depressione consista nella diminuzione, a seguito di eventi stressanti, dei
rinforzi che la persona riceve nella sua vita quotidiana. La minor
disponibilità di rinforzi diminuisce, a sua volta, la probabilità di
comportamento adattivo della persona e abbassa il suo livello di
attività, il che riduce ulteriormente i rinforzi disponibili, determinando nel tempo l’instaurarsi di un circolo vizioso.
Alla fine, la persona depressa fa un minor numero di cose
piacevoli, prova meno soddisfazione per ciò che fa (ad esempio,
uscire a cena con gli amici o leggere un libro), riceve un minor
numero di apprezzamenti e diventa particolarmente sensibile alle
conseguenze negative delle proprie azioni, ad esempio una critica
o un rifiuto. Per timore delle conseguenze negative aumentano i
comportamenti di evitamento, come il parlare il meno possibile
con la moglie o il rifiutare gli inviti a cena degli amici. La riduzione dei comportamenti funzionali e adattivi e l’aumento degli
evitamenti provoca un’ulteriore diminuzione dei rinforzi disponibili, che a sua volta riduce ulteriormente il livello di attività,
fino a che la persona non farà più molte cose abituali, si ritirerà,
scombinerà la propria alimentazione, l’igiene e il sonno, diventerà passiva e priva di voglia di fare (abulica).
Qualche volta accade che la passività stessa venga in un certo
senso premiata, cioè rinforzata. Può ad esempio accadere che la
persona, considerata “esaurita” o malata, riceva maggiore sostegno o speciali concessioni da parte degli altri, che si aspettano da
lei molto meno di prima, e che di conseguenza si adagi nel ruolo
di malato.
Come nasce e come si mantiene la depressione
scarse abilità di
comunicazione e assertive
49
diminuzione di effetto
dei rinforzi
eventi critici
minor disponibilità di
rinforzi nell’ambiente
basso indice
di rinforzo
depressione
diminuzione del livello
di attività
rinforzo sociale dei
comportamenti depressivi
aumento
degli evitamenti
Figura 3.1. Modello di Ferster e Lewinshon sulla relazione tra comportamenti,
rinforzi e depressione.
3.2 IL MODELLO COGNITIVO: EVENTI CRITICI, CONVINZIONI DI BASE E PRETESE DISFUNZIONALI
Nel primo capitolo abbiamo evidenziato come alla base della vulnerabilità di una persona a sviluppare questo tipo di disturbo vi
siano fattori genetici, biologici, psicologici e sociali.
Occorre sottolineare di nuovo come la vulnerabilità di per sé
non sia un disturbo, ma costituisca piuttosto il terreno fertile su
cui, in seguito a particolari episodi, chiamati “eventi critici” o
“scatenanti” (spesso associati a un periodo soggettivamente stressante), il disturbo vero e proprio possa innestarsi; lo stesso momento difficile potrebbe risultare pesante anche per una persona
non vulnerabile, ma non la farebbe cadere in depressione.
Sempre nel capitolo 1, abbiamo visto quali possano essere gli
eventi critici più comuni che innescano l’episodio depressivo, che
riguardano generalmente situazioni in cui è necessario adattarsi a
un cambiamento di vita piuttosto importante al quale non sempre si è preparati e che può generare la sgradevole sensazione di
non essere all’altezza o sufficientemente adeguati e qualificati per
farvi fronte con successo.
Purtroppo si tratta di eventi piuttosto comuni, che lasciano fa-
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basso livello di attività
funzionali e adattive della
persona
50
Superare la depressione
Sintomi comportamentali
DEPRESSIONE
Sintomi
metacognitivi
(ruminazione)
Sintomi volitivi
Difficoltà ad
affrontare i
problemi
Sintomi somatici
ESORDIO
INCIDENTE
EVENTO
CRITICO
Ambiente/educazione
VULNERABILITÀ
Convinzioni di base e
Assunti di fondo
(Pretese disfunzionali)
Biologia/genetica
DISTURBO
Sintomi cognitivi
(pensieri negativi
automatici)
Sintomi affettivi
Esperienze di vita
Figura 3.2. Schema che sintetizza il modello cognitivo-comportamentale della depressione.
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cilmente le persone “scottate” per qualche tempo: quelle che non
hanno la vulnerabilità di base precedentemente descritta riescono
a riprendersi dallo shock e a rasserenarsi nel giro di alcuni giorni o
settimane, metabolizzando il cambiamento e adattandosi; quelle
predisposte alla depressione, invece, cominciano a mettere in atto
ragionamenti e comportamenti che innescano una serie di circoli
viziosi e che, alimentandosi a vicenda, in breve tempo arrivano
a comprometterne l’equilibrio psicologico ed emotivo fino alla
depressione vera e propria.
Il modello cognitivo-comportamentale della depressione è
sintetizzato nello schema “a fiore” della figura 3.2.
Come nasce e come si mantiene la depressione
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Lo schema richiama la forma di un fiore e va letto dal basso
verso l’alto: a fondo pagina si possono vedere le radici, da cui
nasce lo stelo che regge la corona di petali.
Di seguito ne descriveremo brevemente ogni componente e le
sue relazioni con tutte le altre.
I fattori biologici e genetici sono variabili che si trasmettono di
generazione in generazione, importanti ma non sufficienti per
determinare l’esordio del disturbo.
Il periodo storico, l’ambiente fisico e i modelli culturali contribuiscono a far crescere l’individuo secondo certi precetti morali o
certi stili di vita: un bambino nato in val Padana nel XXI secolo
da famiglia ricca, ad esempio, crescerà con modelli di riferimento
diversi rispetto a quelli di un altro bambino nato nel XIX secolo in
una regione del meridione da una famiglia povera; una donna nata
all’inizio del ’900 ha sicuramente vissuto un clima culturale diverso
rispetto a un’altra nata dopo il ’68; un ambiente alpino determinerà stili di vita diversi rispetto alla campagna siciliana, ecc…
Analogamente, l’educazione ricevuta in famiglia e dall’ambiente sociale influenzerà in parte lo sviluppo dell’individuo: una persona cresciuta in un una famiglia molto permissiva o iperprotettiva avrà modi di affrontare la vita diversi rispetto a un’altra che
ha ricevuto un’educazione molto rigida o che ha avuto genitori
ipercritici; un genitore presente e affettuoso trasmetterà valori diversi rispetto a un altro assente o affettivamente freddo; un bambino cresciuto in un istituto avrà altri modelli educativi ancora, e
così via. Si tratta di fattori importanti, ma non sufficienti da soli
a generare il disturbo.
Per esperienze di vita si intendono quegli eventi di una certa
rilevanza che possono dare un corso particolare alla vita di una
persona. Ad esempio, la possibilità di frequentare l’università in
una città diversa da quella di residenza potrà favorire un certo
genere di esperienze rispetto alla scelta di lavorare subito dopo
la scuola dell’obbligo; una relazione sentimentale molto negativa
o addirittura un abuso sessuale potrà facilitare lo sviluppo di un
certo modo di intendere le relazioni sessuali e i rapporti affettivi; il subire atti di bullismo a scuola segnerà maggiormente che
l’avere rapporti sereni con i compagni, e gli esempi potrebbero
continuare all’infinito.
52
Superare la depressione
1. a livello emotivo e affettivo la persona comincia a sperimentare emozioni negative, come la tristezza, la paura, la
rabbia, la frustrazione, la delusione, ecc., legate non solo o
non tanto all’evento stesso, quanto alla difficoltà soggettivamente percepita ad adattarsi al cambiamento necessario;
2. a livello somatico comincia a percepire le classiche manifestazioni fisiche da stress, come senso di affaticamento,
difficoltà a rilassarsi, irrequietezza, ecc.;
3. a livello volitivo diminuisce il piacere nell’impegnarsi in
attività di vario tipo; parallelamente diminuisce anche la
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Neppure questo genere di esperienze, da sole, bastano a scatenare la depressione.
La combinazione di tutti questi fattori determina la formazione di idee centrali su di sé, sugli altri e sul mondo - chiamate
convinzioni di base - e di un sistema di valori che vengono definiti
assunti di fondo: entrambi costituiscono una sorta di griglia con
cui ognuno tende a vivere e interpretare ogni evento e che guida
le scelte personali nel corso della vita.
Le convinzioni di base e gli assunti di fondo si formano molto
precocemente, nei primi anni di vita, e tendono ad essere stabili
nel tempo; sono talmente radicati che difficilmente le persone
ne sono perfettamente consapevoli e possono addirittura risultare
apparentemente inconsci. Nel capitolo 8 vedremo come in realtà
non siano tali e come possano essere identificati e modificati.
Essi possono essere più o meno flessibili, adattabili e funzionali a far sì che la persona affronti con efficacia ed equilibrio sufficienti le difficoltà e le avversità della vita; più invece saranno
rigidi, inflessibili, estremizzati, più la persona sarà vulnerabile agli
eventi di vita avversi (definiti nello schema “eventi critici”). In
questo manuale abbiamo deciso, da ora in poi, di chiamare gli assunti di fondo “pretese disfunzionali”, per sottolinearne l’aspetto
patologico ed estremizzato.
L’evento critico innesca una serie di circoli viziosi che coinvolgono la persona nella sua totalità e che danno origine ai tipici sintomi della depressione che abbiamo elencato nel primo capitolo e
che possono essere divisi nelle diverse categorie che costituiscono
i petali dello schema:
Come nasce e come si mantiene la depressione
53
Ognuno di questi “petali” rinforza lo stato depressivo e viene a
sua volta rinforzato dagli altri, amplificando e mantenendo attivo
il disturbo indipendentemente dalla natura, dalla durata e dalla
gravità dell’evento critico che lo ha attivato; in tal modo, un episodio depressivo può persistere anche dopo che la situazione di
vita è tornata alla normalità.
È importante sottolineare come alcuni di questi circoli viziosi,
e soprattutto la tendenza a “ruminare”, possano persistere in forma
silente o molto attenuata anche dopo la fine dell’episodio depressivo conclamato, dando vita a quelli che vengono definiti sintomi
residui, e favorendo l’insorgere di un nuovo episodio depressivo
non appena accade qualcosa - anche di poco significativo - che
può rivitalizzarli. Questo spiega il motivo per cui gli eventi critici,
che sono facilmente identificabili nel primo episodio depressivo,
non sono talora così evidenti e significativi in quelli successivi.
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percezione di avere le capacità e le forze di risolvere gli
eventuali problemi che l’evento critico ha provocato, con
conseguente tendenza a non affrontarli o a rimandare. La
persona triste e stressata si sente sopraffatta dalle difficoltà
e diventa rinunciataria;
4. a livello comportamentale comincia a cambiare drasticamente il proprio stile di vita, isolandosi socialmente, rinunciando a fare cose che normalmente prima faceva, trascorrendo più tempo in casa o a letto, dedicando meno tempo
alla cura di se stesso, ecc.;
5. a livello cognitivo compaiono pensieri automatici negativi
relativi a giudizi su di sé, sul mondo, sugli altri e sul futuro;
6. sempre a livello cognitivo la persona focalizza la propria
attenzione e la propria concentrazione su tutti i sintomi che
percepisce, in un groviglio di pensieri, valutazioni e giudizi
sempre più pessimistici sul senso della vita, sulle possibilità
di cambiare qualcosa, sul perché le è capitato quel che le è
capitato e su chi lo ha provocato, chiamati nel loro insieme
“ruminazione”. Questa attività mentale può occupare gran
parte della giornata e rendere difficile mantenere l’attenzione e concentrarsi sulle attività quotidiane.
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Superare la depressione
3.3 IL CASO DI MARIO
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Mario è un uomo di 57 anni, è sposato e ha un figlio. Dopo 37
anni di lavoro, 25 dei quali trascorsi nell’azienda in cui è attualmente occupato, è stato messo in cassa integrazione a causa della
crisi del settore in cui lavora.
Mario vive in una zona della Lombardia molto industriosa,
dove il lavoro costituisce un valore fondamentale per la comunità. Suo nonno paterno, che ha sempre sofferto di gravi crisi
depressive, è morto in circostanze non chiarissime (in paese si
mormora che si sia suicidato). Anche sua zia paterna ha sempre
avuto una certa predisposizione ad avere episodi depressivi, l’ultimo dei quali l’ha costretta a un ricovero in ospedale; da allora è
seguita privatamente da uno psichiatra che la cura con una terapia farmacologica.
Mario ha vissuto tutta l’infanzia e l’adolescenza in famiglia:
suo padre, persona severa e taciturna, nonché un gran lavoratore,
è sempre stato attento a non far mancare niente alla sua famiglia,
dopo aver sofferto la fame da piccolo a causa della guerra, e ha
sempre sostenuto che «un uomo non è tale se non protegge la sua
famiglia» e che «volere è potere».
Sua madre era affettuosa e presente, spesso preoccupata che
ai figli non accadesse niente di male; li esortava ad essere “dei
bravi ometti responsabili” e ricordava frequentemente loro come
tutto quello che avevano fosse merito dell’impegno e della fatica
di papà.
Mario ha un fratello minore che non ha terminato gli studi e
che, pur essendo sposato, non si è mai preoccupato di raggiungere una buona posizione economica e sociale, accontentandosi
di fare il magazziniere di un supermercato. Da giovane ha anche abusato di alcool. I genitori, pur amandolo, lo hanno sempre
considerato la “pecora nera” della famiglia, mentre hanno sempre
ritenuto Mario un “figlio modello”. I maestri e le catechiste hanno sempre sottolineato quanto Mario fosse bravo e serio rispetto
agli altri ragazzi, rimproverandolo aspramente ogni volta che si
comportava diversamente o faceva qualche “marachella”. Dopo il
liceo, Mario si è iscritto all’università, lavorando contemporaneamente per pagarsi gli studi; quando si è innamorato, tuttavia, non
è riuscito a laurearsi perché il progetto di sposarsi lo ha portato
Come nasce e come si mantiene la depressione
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a lavorare di più e a rimandare continuamente gli esami. Dopo
anni di sacrifici, ha acquistato una casa assieme alla moglie (che è
insegnante elementare), ma deve ancora estinguere il mutuo acceso con la banca. Ha sempre lavorato con impegno e dedizione,
ottenendo diverse gratifiche negli anni e un certo avanzamento di
carriera come responsabile dell’ufficio vendite.
Purtroppo la crisi economica ha colpito l’azienda per cui ha
lavorato tanti anni e i proprietari si sono visti costretti, loro malgrado, a richiedere la cassa integrazione per diversi lavoratori e a
prospettare loro la messa in mobilità.
Mario, che aveva già avuto sentore della grave situazione ed
era preoccupato per il futuro fosco che gli si sarebbe prospettato
in caso di licenziamento, fino all’ultimo ha sperato in una sistemazione lavorativa alternativa nella stessa azienda.
In effetti, la sua situazione comporta dei problemi concreti,
perché le entrate economiche familiari si sono ridotte sensibilmente; tuttavia, al termine del periodo di cassa integrazione e di
mobilità, Mario dovrebbe aver raggiunto i requisiti per chiedere
la pensione. Non a caso, i lavoratori scelti per essere messi in mobilità sono tutti quelli nelle condizioni di Mario, proprio perché
potranno accedere al pensionamento.
Quando riceve la comunicazione della prossima messa in
mobilità senza prospettive di rientro, resta scioccato. Durante il
tragitto per tornare a casa guida come un automa e continua a
pensare: «Non posso crederci! È tutto finito! Cosa farò adesso?
Chi mi offrirà ancora un lavoro, alla mia età? Sono un inutile
ferrovecchio».
La notte non riesce a dormire per l’angoscia e il senso di tristezza che lo travolgono. Nei giorni successivi continua a lavorare
ma con più fatica e minor entusiasmo perché tutto gli sembra
ormai inutile. Prova ad inviare dei curriculum ad alcune aziende e
a contattare qualche conoscente, ma nessuno gli offre un lavoro.
Il suo umore si fa sempre più nero, Mario fa fatica ad alzarsi
dal letto la mattina e si sente stanco, fiacco, dorme male e ha poco
appetito. Parla poco e cerca di evitare di stare da solo con la moglie, non sopportando che quest’ultima voglia sempre sincerarsi
del suo stato di salute, informarsi della sua situazione lavorativa
e rassicurarlo che riusciranno a superare le difficoltà. È nervoso
56
Superare la depressione
3.4 ESERCITAZIONE: COSTRUISCO IL MIO
“FIORE DELLA DEPRESSIONE”
Sull’esempio del caso di Mario (figura 3.3), cerca di ricostruire
da dove e come si è sviluppata la tua depressione, riempiendo
ogni casella con i dati che ti riguardano (figura 3.4). Non preoccuparti se non riesci a completare subito tutto lo schema: ci possono essere degli elementi che, ora come ora, non riesci ancora a
identificare chiaramente, ad esempio le convinzioni di base o la
ruminazione. A mano a mano che proseguirai il programma del
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e reagisce con scatti di rabbia alle minime contrarietà. Per la vergogna evita anche di incrociare lo sguardo del figlio. Inoltre, ha
cominciato a non contattare più gli amici per la solita corsa in
bicicletta del sabato e ha costretto la moglie a inventare una scusa
per non partecipare alla festa di compleanno della nipote.
Nei rari momenti in cui si lascia andare a confidenze con la
moglie, confessa di non sentirsi più un uomo e che forse suo nonno ha fatto bene a fare quello che ha fatto, provocandole reazioni
di allarme e preoccupazione sempre maggiori.
L’ultimo giorno di lavoro raccoglie in ufficio le sue cose e,
senza salutare nessuno, torna a casa, indossa il pigiama e si mette
a letto. La mattina dopo non vuole alzarsi né mangiare. La moglie, esasperata, contatta il medico di famiglia che le consiglia di
prendere appuntamento presso l’ambulatorio psichiatrico territoriale della loro zona di residenza. Mario, dopo qualche resistenza,
accetta di recarsi alla visita psichiatrica, più per non litigare con
la moglie che per vera convinzione. Al termine della visita, lo psichiatra comunica ai coniugi che Mario soffre di un episodio depressivo maggiore, gli prescrive una terapia farmacologica con un
antidepressivo e lo mette in contatto con lo psicologo dell’équipe
per iniziare un trattamento psicologico adeguato.
Durante i colloqui di valutazione con lo psicologo, emerge
come egli avesse già vissuto dei periodi con sintomi simili a quelli
attuali (sebbene meno intensi e duraturi): una volta durante l’università, dopo 2 esami falliti e prima di decidere di abbandonare
definitivamente gli studi, e un’altra dopo la morte della madre a
cui era molto legato. In entrambe le occasioni si era ripreso senza
alcun aiuto nell’arco di alcune settimane.
Come nasce e come si mantiene la depressione
Sintomi comportamentali
Parlare poco, isolarsi, stare a
letto
DEPRESSIONE
EVENTO CRITICO
Mobilità sul lavoro
Ambiente
Grande valore al lavoro,
gente industriosa
Educazione
«Volere è potere», «Un vero
uomo mantiene la famiglia»
(padre), «Devi essere bravo e
responsabile» (madre)
Esperienze di vita
Fratello
scapestrato,
università/lavoro
Figura 3.3. La storia di Mario concettualizzata usando lo schema a fiore.
VULNERABILITÀ
Pretese disfunzionali
Devo avere successo sul
lavoro altrimenti non sono
serio, responsabile, affidabile,
di valore
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Sintomi somatici
Stanchezza, fiacchezza,
sonno disturbato,
inappetenza
Convinzioni di base
Io valgo se sono l’opposto di mio fratello.
Gli altri sono inflessibili o deboli, poco
propensi ad aiutare o critici. Il mondo è
competitivo
Biologia/genetica
Nonno e zia paterni
Sintomi volitivi
Abulia, scarsa voglia
di fare, rinuncia a
cercare lavoro
ESORDIO
Sintomi metacognitivi
(ruminazione)
Proprio a me doveva
capitare. Mio nonno ha
fatto bene. Avrei dovuto
capire che finiva così.
Cosa potrà pensare mio
figlio di me? Se avessi
proseguito l’università non
mi sarei trovato in queste
condizioni. Non riuscirò
ad uscire da questo stato
questa volta
Sintomi affettivi
Tristezza, ansia, irritabilità,
insofferenza
DISTURBO
Sintomi cognitivi
(pensieri negativi
automatici)
È tutto finito!
Nessuno mi darà
lavoro; Sono un inutile
ferro vecchio
57
58
Superare la depressione
Sintomi comportamentali
Sintomi affettivi
Sintomi cognitivi
(pensieri negativi
automatici)
Sintomi volitivi
DISTURBO
DEPRESSIONE
Sintomi somatici
ESORDIO
EVENTO CRITICO
Convinzioni di base
Ambiente
Esperienze di vita
Educazione
Figura 3.4. Lo schema a fiore per concettualizzare il tuo caso.
VULNERABILITÀ
Biologia/genetica
Pretese disfunzionali
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Sintomi metacognitivi
(ruminazione)
Come nasce e come si mantiene la depressione
59
manuale, potrai aggiungere le parti mancanti, sino ad avere, alla
fine del lavoro, un quadro chiaro e completo del tuo problema
secondo la teoria cognitivo-comportamentale.
Le domande che seguono potranno aiutarti a scrivere le risposte.
BIOLOGIA/GENETICA
• Hai in famiglia qualche parente che ha sofferto del tuo stesso problema?
• Ricordi dei racconti familiari su qualcuno degli antenati che
soffriva di “esaurimenti nervosi” con comportamenti o sintomi simili a quelli che provi tu?
AMBIENTE EDUCATIVO
Cosa erano soliti dire tuo padre, tua madre, o le persone responsabili della tua educazione?
• Ci sono dei modi di dire, dei proverbi, degli aneddoti o delle storie che, a tuo avviso, hanno particolarmente guidato la
tua educazione morale?
• A quali comportamenti o scelte di vita si tendeva a dare
particolare importanza nella tua famiglia?
ESPERIENZE DI VITA
Nel primo capitolo hai ordinato la storia della tua depressione sulla linea del tempo segnando anche gli episodi di vita importanti:
riguarda ciò che hai scritto per individuare quali possano essere
stati gli eventi significativi che hanno creato il terreno fertile per
la nascita del disturbo. Di seguito riportiamo alcune domande:
• Ci sono stati, nella tua infanzia o adolescenza, degli episodi
che reputi significativi per la tua crescita, sia in senso positivo che in senso traumatico?
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AMBIENTE CULTURALE
Nell’ambiente dove sei nato e cresciuto, quali sono/erano gli stili
di vita più comuni?
• A quali comportamenti o valori morali si tende/tendeva a
dare particolare importanza?
• Quali caratteristiche vengono/venivano particolarmente
apprezzate in una persona quando si discute/discuteva di
qualcuno o si fanno/facevano pettegolezzi? Quali sono/erano particolarmente criticate?
60
Superare la depressione
• Quali persone possono averti particolarmente influenzato,
nel bene o nel male, nelle scelte che hai fatto?
PRETESE DISFUNZIONALI
• Se dovessi riassumere in una o due frasi ciò in cui credi di
più, cosa scriveresti? Per aiutarti potresti usare frasi che contengano il verbo dovere, per esempio «Io devo essere....»; «Il
mondo/gli altri devono....»
• Quale “comandamento” (non ci riferiamo necessariamente
ai 10 comandamenti della Bibbia) ti ha guidato nel corso
della tua vita e ti ha portato a fare le scelte più importanti?
• Che cosa reputi irrinunciabile nella vita, pena la perdita di
senso di tutta l’esistenza?
• Quale sarebbe la cosa peggiore in assoluto che potrebbe capitarti, che non riusciresti assolutamente a sopportare?
EVENTO CRITICO
La linea del tempo contenuta nel primo capitolo può aiutarti a
riconoscere anche gli eventi che hanno scatenato i singoli episodi.
Poniti le seguenti domande:
• Quando hai avuto il primo episodio depressivo conclamato,
che periodo stavi attraversando?
• C’erano motivi di stress particolari, cambiamenti di vita di
un certo rilievo?
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CONVINZIONI DI BASE
• Se dovessi riassumere in 2-3 coppie di aggettivi come vedi te
stesso, quali sceglieresti? Cerca di abbinare, per ogni coppia,
2 aggettivi che siano l’uno l’opposto dell’altro (ad esempio
buono/cattivo, intelligente/stupido, amabile/indegno di
amore);
• Se dovessi riassumere in 2-3 coppie di aggettivi come vedi
gli altri, quali sceglieresti? Anche in questo caso, abbina per
ogni coppia aggettivi opposti di significato (ad esempio affettuosi/criticanti, attenti/indifferenti, affidabili/non affidabili);
• Quali coppie di aggettivi sceglieresti per definire la tua idea
del mondo (ad esempio sicuro/minaccioso, ricco di prospettive/arido, accogliente/“valle di lacrime”)?
Come nasce e come si mantiene la depressione
61
• Hai dovuto adattarti a qualche cambiamento delicato?
• Hai dovuto fare delle rinunce dolorose?
• Hai dovuto assumerti delle responsabilità impreviste che
hai percepito come eccessive?
DEPRESSIONE
In base all’elenco dei criteri diagnostici riassunti nel primo capitolo e alle schede che hai compilato nel capitolo 2, ordina i tuoi
sintomi depressivi suddividendoli nelle diverse categorie:
Sintomi somatici: come ti senti fisicamente?
….
….
….
Sintomi volitivi: come ti senti relativamente alla voglia di fare,
agli interessi che di solito coltivi, agli impegni che di solito assolvi? Quali cose e attività ti procurano meno piacere di prima?
….
….
….
Sintomi affettivi: come ti senti moralmente? Che emozioni
provi?
….
….
….
Sintomi comportamentali: cosa fai durante il giorno? Cosa hai
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Superare la depressione
62
smesso di fare? Cosa cerchi di evitare o rifiuti se te la propongono? Come è cambiata la tua giornata?
….
….
….
….
….
….
Sintomi metacognitivi (ruminazioni): su cosa tendi a concentrare la tua mente durante la giornata? Quali ragionamenti tendi
a ripetere in modo più o meno stereotipato? Su cosa ti arrovelli?
Cosa ti ossessiona?
….
….
….
3.5 COME SI COMBATTE LA DEPRESSIONE SECONDO IL
MODELLO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
Alcune psicoterapie dedicano molto tempo e attenzione alle esperienze della prima infanzia che possono aver contribuito allo sviluppo dei pensieri negativi. La teoria cognitivo-comportamentale, invece, pur concentrandosi anch’essa sulla storia passata di una
persona per capire cosa può aver scatenato il problema, lavora
prevalentemente sul presente e sul futuro.
La ricostruzione del passato, infatti, le serve in primo luogo
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Sintomi cognitivi (pensieri automatici): cosa pensi di te stesso,
degli altri e del futuro?
Come nasce e come si mantiene la depressione
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• Modificare i comportamenti di inerzia, abulia e rinuncia
attraverso:
1. la riduzione graduale degli evitamenti e dei comportamenti da malato;
2. l’aumento delle attività che possono dare soddisfazione
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per identificare - e successivamente modificare o eliminare - ciò
che di disfunzionale nel modo di pensare e comportarsi della persona continua ad agire nel presente, riducendo il rischio di ricadute future nei vecchi meccanismi perversi.
Analizzando gli schemi riassuntivi dei paragrafi precedenti sui
meccanismi che scatenano e mantengono la depressione, si può
notare come i diversi tipi di sintomi siano legati tra loro da frecce
bidirezionali, che creano una serie di circoli viziosi definiti anche,
nel loro insieme, la spirale della depressione.
Numerosi studi hanno dimostrato come, quando ci si sente
giù di morale, sia più facile ricordarsi solo le cose peggiori, il che
porta a sentirsi ancora più demoralizzati. Se a causa dello stato
d’animo abbattuto e dei brutti ricordi si riducono o si interrompono le attività, ci si sentirà alla lunga ancora peggio e diventerà
sempre più difficile accorgersi di questo meccanismo perverso
che la memoria mette in atto sui ricordi stessi.
Anche i sintomi fisici contribuiscono a mantenere i circoli viziosi della spirale della depressione: quando ci si sente stanchi o
si soffre spesso di mal di testa o di altri dolori, infatti, diventa più
difficile e faticoso impegnarsi in qualunque cosa ed è più facile
formulare pensieri quali «Sono un debole» o «Sono un catorcio»,
che riattivano l’attenzione sui malesseri fisici e il senso di fatica.
La terapia cognitivo-comportamentale si pone come primo
obiettivo l’identificazione e l’interruzione di tutti i circoli viziosi
della spirale della depressione attraverso diverse e specifiche fasi e
tecniche; come secondo obiettivo si propone di ridurre la vulnerabilità alle ricadute.
Ogni capitolo successivo prenderà in considerazione uno specifico circolo vizioso, illustrando i metodi dimostratisi efficaci ai
fini della sua eliminazione.
In sintesi, i passi previsti dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale della depressione sono:
64
Superare la depressione
o sono utili al superamento dei problemi o al raggiungimento di obiettivi personali.
• Imparare a identificare e contrastare i modi di pensare disfunzionali, attraverso il riconoscimento e l’eliminazione di
distorsioni chiamate errori di ragionamento e pretese disfunzionali.
• Imparare a identificare e interrompere la ruminazione.
• Ripassare quanto appreso e prepararsi ad affrontare il futuro
senza ricadere nella depressione.
• Completa lo schema del “fiore della depressione” con i dati
della tua vita e i sintomi della tua depressione.
• Continua a compilare il grafico dell’umore e ad annotare
cosa può influire positivamente o negativamente sul tuo stato d’animo.
• Se cominci a dubitare della tua decisione di combattere la
depressione con questo metodo, che forse ti sembra troppo impegnativo o difficile, rileggi l’elenco delle ragioni che
ti hanno portato a iniziare questa fatica, compilato come
compito a casa alla fine del capitolo due.
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3.6 COMPITI A CASA DURANTE LA SETTIMANA
COMPORTAMENTALI
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PARTE II
STRATEGIE
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4
DEPRESSIONE
E COMPORTAMENTI
In questo capitolo prenderemo in esame il legame esistente
fra umore depresso e comportamenti, facendo riferimento alla
teoria comportamentale del rinforzo e illustrando le strategie per
migliorare la qualità di vita di chi è bloccato dalla depressione,
eliminando uno dei circoli viziosi che costituiscono un petalo
del modello della depressione che hai imparato a conoscere nel
capitolo 3.
DEPRESSIONE
SINTOMI
COMPORTAMENTALI
(riduzione delle attività,
del piacere e delle
gratificazioni)
4.1 LA TEORIA DEL RINFORZO
Come già spiegato, in psicologia si è molto studiato il rapporto
esistente tra l’ambiente e le risposte comportamentali degli animali e dell’essere umano, sviluppando quella che viene chiamata
“teoria del rinforzo”. Tale teoria riguarda il comportamento e
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Riprendere a fare cose piacevoli,
modificare i comportamenti
controproducenti e
aumentare il livello di attività
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Superare la depressione
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le conseguenze che esso produce nell’ambiente; ogni nostra azione ha un effetto sul mondo circostante e sulle persone, e questo
effetto a sua volta modifica il nostro comportamento nel futuro.
In altre parole, le conseguenze di un comportamento possono aumentare o diminuire la probabilità che noi lo ripetiamo ancora.
Per rinforzo si intende qualunque situazione o stimolo che
favorisca il ripetersi di una determinata reazione da parte dell’individuo; il rinforzo può essere positivo o negativo. Quello positivo consiste nell’ottenere qualcosa che ci fa piacere, quello negativo nella rimozione di qualcosa di spiacevole.
Per fare degli esempi, sono rinforzi positivi il bere una bevanda quando si ha sete, il ricevere un complimento sincero, l’acquistare un maglione che ci piace, il guardare un film che ci interessa,
il giocare con i propri figli, il praticare la propria attività sportiva
preferita, l’aiutare qualcuno se ci dà soddisfazione sentirsi utili
per gli altri. Sono invece rinforzi negativi l’uscire da una stanza
molto rumorosa, il terminare una conversazione sgradevole, lo
sputare un cibo disgustoso o l’assumere un farmaco che fa passare
il mal di testa.
Esiste anche la punizione, cioè la conseguenza spiacevole di
un nostro comportamento che riduce o annulla la probabilità che
noi lo ripetiamo nel futuro. Esempi di questa sono la multa per
aver commesso un’infrazione al codice della strada o la lavata di
capo fattaci dal superiore per aver sbagliato nel lavoro.
La maggior parte dei rinforzi è efficace solo in situazioni specifiche, ad esempio una bibita ghiacciata rappresenta un rinforzo
solo se si ha sete e fa molto caldo; altri lo sono invece quasi sempre, ad esempio il denaro o le manifestazioni di apprezzamento e
di affetto da parte degli altri.
Le implicazioni della teoria del rinforzo sono molto importanti per la comprensione del comportamento animale in generale
(si pensi alle tecniche di addestramento degli animali, basate, appunto, sul ricompensare con cibo o coccole ogni comportamento
che si vuole che l’animale apprenda e ripeta), ma anche di quello
umano (si pensi a tutto l’ambito dell’educazione).
In base a questa teoria, la terapia cognitivo-comportamentale
considera i nostri comportamenti influenzati dalle conseguenze
che ne derivano; in altre parole, tutti noi tendiamo a rifare le
Depressione e comportamenti
69
4.2 LA RIDUZIONE DELLE ATTIVITÀ E DEI RINFORZI
E LA DEPRESSIONE: UN CIRCOLO VIZIOSO
Ci si può chiedere se sia la depressione che porta alla diminuzione
delle attività, o se non sia piuttosto la diminuzione delle attività
che porta alla depressione: per alcune persone può essere più vera
la prima ipotesi, per altre la seconda (probabilmente, però, valgono entrambe le possibilità).
Infatti, tra i sintomi che caratterizzano la depressione, uno dei
più importanti è quello di sentire meno interesse per le attività
che prima si facevano volentieri, arrivando a farle meno o addirittura a interromperle, e di essere convinti di fare meno bene le
normali attività quotidiane, sentendosi stanchi e svogliati anche
se si è stati poco attivi. Chi è depresso spesso dice che fa poco o
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azioni che sono seguite da conseguenze gratificanti, mentre tendiamo a ridurre e a fare meno frequentemente quelle che non
danno luogo ad alcun rinforzo o che addirittura procurano conseguenze spiacevoli e sono dunque punite.
Questo principio agisce in maniera proporzionale: ad esempio, una persona tenderà a impegnarsi sempre di più nel lavoro
quanto maggiore sarà la retribuzione o quanto maggiori saranno
la soddisfazione che prova nel compierlo o gli apprezzamenti che
riceve.
Il principio funziona anche momento per momento: ad esempio, se una persona con cui parliamo ci mostra attenzione e interesse, continueremo volentieri a discorrere con lei; se invece
abbiamo l’impressione che non ci ascolti o che ci giudichi male,
tenderemo a interrompere la comunicazione.
Ci sono attività che troviamo piacevoli in se stesse e che proprio per questo rappresentano rinforzi intrinseci come, ad esempio, un lavoro o un’attività sportiva che ci appassiona e che costituisce in sé e per sé una gratificazione sufficiente.
Da quanto detto finora si può concludere che ci sono molti
tipi di rinforzo, da quelli più semplici e concreti, che valgono
anche per gli animali, a quelli più complessi ed elevati. Alcuni
rinforzi valgono per quasi tutti, come il cibo quando si ha fame
o il sonno quando si ha bisogno di dormire, altri soltanto per
alcuni.
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Superare la depressione
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nulla: per alcuni è vero, altri invece interrompono soltanto alcuni
tipi di attività.
Nel primo capitolo, però, abbiamo visto come gli eventi o le
situazioni stressanti siano quasi sempre associati alla comparsa di
un episodio depressivo.
Quando ci si sente sotto stress, la reazione più normale e istintiva è quella di cercare di eliminare ciò che non è indispensabile,
per avere più tempo e risorse per far fronte ai problemi (di solito
si scelgono le attività che si considerano “non necessarie” o “facoltative” come gli hobbies, i contatti sociali o la cura di sé, mentre
ci si sforza di mantenere quelle “utili” o “produttive”, anche se
pesanti e noiose, come le faccende domestiche o il lavoro).
È stato però ampiamente dimostrato come l’isolamento e la
trascuratezza dei propri interessi mantengano e rafforzino l’umore depresso; infatti, quando non si fa nulla di piacevole, indipendentemente dai motivi che hanno portato a questa scelta,
ripensando a come è andata la giornata si possono ricordare solo
la fatica e la noia, così che la vita sembra costellata solo di doveri
e rinunce. La mente tenderà a concentrarsi su pensieri negativi,
pessimistici e di svalutazione di sé, che priveranno ancora di più
della voglia e della forza di impegnarsi in qualunque attività che
non sia di vitale importanza e, alla lunga, pure in quelle. Inoltre,
la persona depressa può diventare particolarmente sensibile alle
conseguenze negative delle proprie azioni, ad esempio una critica, un rifiuto o un insuccesso e, per timore di tali conseguenze,
aumentare i comportamenti di evitamento (ad esempio, parlare
il meno possibile con la moglie o rifiutare gli inviti a cena degli
amici). Poiché il parlare con la moglie o l’andare a cena con gli
amici la mettono in apprensione e le fanno pensare che andrà
male, l’evitamento verrà rinforzato negativamente, in quanto farà
cessare l’apprensione e i pensieri negativi.
Si innescherà allora un circolo vizioso per cui meno la persona
dedicherà tempo a ciò che ama e la gratifica meno rinforzi positivi riceverà; meno rinforzi positivi riceverà, più avvertirà la fatica e
l’inutilità di impegnarsi, riducendo ancora di più le attività in cui
cimentarsi e ricevendo ancor meno rinforzi e gratificazioni.
Allo stesso modo, inizierà a evitare, più o meno consapevolmente, determinate situazioni ed attività; ad esempio, potrà cam-
Depressione e comportamenti
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biare gli orari in cui esce dall’appartamento in modo da ridurre
il rischio di incontrare dei condomini e dover parlare con loro,
oppure, per lo stesso motivo, potrà evitare di fare la pausa caffè
sul lavoro. Evitando le situazioni che la preoccupano e la mettono in tensione si sentirà rassicurata e più tranquilla, ma il fatto
che l’evitamento costituisca un rinforzo negativo aumenterà la
probabilità che la persona lo ripeta in futuro e lo estenda ad altre
situazioni temute.
Inoltre, quando questa comincia a eliminare o a trascurare
determinate attività (ad esempio, giocare a carte o a tennis, sostenere gli esami all’università o anche semplicemente chiacchierare
con un amico), perderà pratica e familiarità con esse, diventando
sempre più preoccupata di riuscire ad affrontarle e a farle bene.
Considerando tutti questi elementi del circolo vizioso, non
stupisce che la persona possa arrivare, nei casi più estremi, a rinunciare del tutto a fare qualunque cosa e a percepire qualunque
attività, anche la più banale come il farsi una doccia, una fatica
eccessiva e inutile.
Le persone depresse spesso perdono le buone abitudini quotidiane, che oltre ad essere piacevoli sono utili al benessere psicofisico (come il farsi la doccia ogni mattina o ogni sera, il farsi
la barba o truccarsi, il dedicare dieci minuti a una abbondante
colazione, il fare una passeggiata 3-4 volte alla settimana); spesso,
inoltre, scombinano anche i propri ritmi e orari di vita, come
quelli del sonno o della cena.
A complicare la situazione si può aggiungere il fatto che, qualche volta, lo stesso atteggiamento passivo e rinunciatario viene in
un certo senso premiato o, meglio, “rinforzato”: ad esempio, può
accadere che la persona depressa, in quanto “esaurita” o “malata”,
riceva da parte degli altri, che per questo motivo si aspettano da
lei molto meno di prima, maggiori attenzioni, maggiore sostegno
o speciali concessioni, favorendo così il fatto che essa si adagi nel
ruolo di malato accudito e deresponsabilizzato.
La figura 4.1 illustra un esempio semplificato di circolo vizioso tra comportamento e conseguenze (in questo caso il comportamento degli altri, con i pensieri e le emozioni corrispondenti).
72
Superare la depressione
SITUAZIONE
Un amico annulla l’appuntamento con te perché ha avuto un imprevisto
PENSIERI
Gli altri si annoiano con me
Non piaccio agli altri
Non avrò mai amici
EMOZIONI
Tristezza
Senso di solitudine
COMPORTAMENTI TUOI
Smettere di chiamare gli amici
Rifiutare gli inviti futuri a uscire
Figura 4.1. Esempio semplificato di un circolo vizioso depressivo.
4.3. DIVERSI TIPI DI ATTIVITÀ
Per i nostri scopi, possiamo dividere le attività quotidiane in due
grandi categorie principali:
• le attività U (utili), sono quelle definibili “neutre”, cioè che
non comportano una particolare reazione emotiva da parte
nostra (come spegnere la luce di una stanza), quelle “spiacevoli”, cioè quelle che non amiamo per una questione di gusti personali (come potrebbe essere, ad esempio, il cucinare)
e quelle “obbligatorie”, cioè quelle che – piacciano o meno
– bisogna fare durante il giorno, come mangiare o pagare le
bollette.
• le attività P (piacevoli), sono invece quelle che piacciono,
cioè quelle che faremmo comunque, obbligatorie o meno,
utili o meno, per il semplice gusto di farle: ad esempio, sdraiarsi al sole, chiacchierare con un amico, leggere una rivista di moto o di moda. Tutte le attività P costituiscono dei
rinforzi positivi. Entrambe queste categorie di attività sono
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COMPORTAMENTI DEGLI ALTRI
Chiamarti sempre meno
Organizzare uscite in compagnia
senza di te
Depressione e comportamenti
73
Una vita qualitativamente soddisfacente e serena è caratterizzata da un equilibrio fra le attività U e le attività P (per la maggior
parte delle persone, comunque, sono almeno un po’ di più le
attività U). La depressione è un segnale che indica come questo
equilibrio sia stato alterato e come le attività U siano in numero
troppo superiore rispetto a quelle P.
Il primo passaggio per interrompere il circolo vizioso “assenza
di rinforzi positivi/depressione” consiste nel cominciare a pensare
alle attività piacevoli non come a un lusso per pochi, una perdita
di tempo, una forma di egoismo o una fatica aggiuntiva, ma come
a un elemento importante nella vita di una persona equilibrata,
una sorta di periodica “ricarica delle batterie” per fare rifornimento delle energie fisiche e mentali indispensabili per sopportare e
affrontare al meglio i momenti difficili.
Il secondo passaggio consiste nel riequilibrare il rapporto tra le
attività U e quelle P e nel migliorare la qualità di queste ultime.
Questo aspetto della qualità delle attività P è molto importante.
Infatti, succede spesso che la persona depressa cerchi di fare qualcosa che le piace, per esempio bere un caffè con un amico, fare
giardinaggio o fare un giro al centro commerciale, ma altrettanto
spesso accade che la faccia male, per esempio che beva il caffè in
fretta per tornare a casa il prima possibile, che si limiti a spazzare
il vialetto di casa, oppure che faccia solo la spesa per la famiglia.
Svolte in questo modo, attività che potrebbero essere gratificanti
diventano al contrario fonte di stress e frustrazione.
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catalogabili secondo criteri per lo più soggettivi, nel senso
che ciò che per qualcuno può costituire un’attività U, per
un altro può invece rappresentare un’attività P, e viceversa;
in sostanza, la collocazione delle attività in una categoria
piuttosto che in un’altra è una questione di gusti e l’unico
criterio fisso è costituito da come ci sentiamo mentre le svolgiamo o dopo averle terminate: la soddisfazione e la felicità
sono sentimenti che proviamo quando siamo coinvolti in
attività che ci fanno sentire bene semplicemente nel farle
e/o soddisfatti per i risultati raggiunti: tutte le attività che
danno questi risultati sono sicuramente P.
74
Superare la depressione
4.4. CHE TIPO DI ATTIVITÀ FACCIO?
1) prendi nota dell’attività non appena l’hai terminata senza, ad esempio, aspettare la sera; più tempo passa e più
è possibile dimenticare o modificare nella memoria i fatti. Per facilitare l’annotazione immediata organizzati, ad
esempio portando con te un taccuino e una matita oppure
registrando un messaggio sul cellulare che poi riporterai sul
diario;
2) registra solo quello che hai fatto, non quello che avresti
voluto o potuto fare;
3) cerca di essere semplice, breve ma preciso nello spiegare
i punteggi attribuiti: ad esempio, se oltre a “chiacchierata
con un amico” scrivi di che amico si tratta, potrai capire
perché a una chiacchierata con Piero hai assegnato un punteggio di piacevolezza pari a 8 e di utilità pari a 2 e a quella
con Paolo un punteggio P di 6 e uno U di 9;
4) ogni volta che devi assegnare un punteggio di piacevolezza
e di utilità, fai un confronto con le attività svolte prima
e decidi il voto di conseguenza: se, ad esempio, prima
hai fatto una passeggiata che ti ha procurato un grado 7
di piacevolezza e poi hai cucinato una pastasciutta e hai
trovato questa attività ancora più piacevole, il punteggio
di piacevolezza da assegnare al cucinare la pastasciutta sarà
almeno 8, o più.
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La prima cosa che può esserti utile è quella di auto-osservarti
per alcuni giorni per capire come passi il tuo tempo. Il modo
più semplice consiste nel compilare la scheda settimanale di registrazione delle attività, riportata nei moduli 4.2 e 4.3. Essa ti
chiede non solo di registrare ciò che fai, ma anche di assegnare a
ogni tua attività, usando una scala da 0 a 10, un punteggio P per
quanto l’hai trovata piacevole e un punteggio U per quanto l’hai
valutata utile e ti ha lasciato il senso di aver svolto il tuo dovere,
di aver fatto qualcosa per raggiungere i tuoi obiettivi, di essere
riuscito a fare una cosa bene anche se non ti è piaciuta tanto, di
esserti liberato di un fastidio.
Di seguito elenchiamo alcuni semplici accorgimenti utili a
migliorare la registrazione delle attività:
Depressione e comportamenti
75
Il modulo 4.1 è stato compilato dal protagonista del nostro
caso clinico, Mario; gli altri due moduli, alla fine di questo capitolo, sono in bianco perché li possa utilizzare tu.
Per avere un quadro generale della tua attuale organizzazione
del tempo e di come la depressione abbia realmente modificato il
tuo stile di vita, generalmente è sufficiente compilarne uno (due
nel caso in cui la settimana presa ad esempio contenga momenti
un po’ atipici, come la malattia dei figli o alcuni giorni di ferie).
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Nel capitolo 6 vedremo come i comportamenti siano strettamente legati all’umore e ai pensieri formulati, e vedremo anche il
ruolo fondamentale di questi ultimi nel determinare e mantenere
un certo stato d’animo e nel decidere come agire. È perciò molto
importante che sin da ora tu inizi a fare attenzione a quello che
pensi prima di iniziare una attività e durante la stessa.
Potresti renderti conto, ad esempio, che continui a ripeterti
frasi del tipo: «Tanto so già che non ne vale la pena»; «Cosa lo
faccio a fare, tanto niente potrà più darmi piacere»; «Non ce la
faccio, sto troppo male»; “Sono così fiacco e debole! Una volta non ero così e guarda adesso come sono ridotto». Per quanto
non abbiamo ancora affrontato in modo strutturato l’argomento,
non è difficile immaginare l’effetto disastroso di tali valutazioni
sull’umore e sul senso di speranza (nel capitolo apposito vedremo
come si possano contrastare efficacemente). La registrazione delle
attività con il punteggio P serve a verificare in modo più obiettivo
se la tua convinzione che «Non ti piace più niente» corrisponde
davvero alla realtà o non sia piuttosto la conseguenza della tendenza a ricordare sempre solo le cose peggiori: in effetti la maggior parte delle persone depresse, quando fa questo esercizio, si
accorge che per qualche attività prova ancora qualche interesse e
piacere, anche se, magari, con un’intensità minore di prima.
Allo stesso modo, la registrazione delle attività U permette di
valutare più obiettivamente quante cose effettivamente fai durante una giornata tipo; generalmente la persona depressa continua
in realtà a fare molto più di quello che nota e convinzioni del tipo
«Non concludo alcunché» o «Non sono più capace di fare alcunché» sono solitamente infondate: spesso, infatti, riesce a mantenersi attiva anche se con fatica ma, per effetto della depressione,
ha l’impressione di non fare granché o di fare tutto male.
13-14
12-13
Mercoledì
Alzato, colazione:
P2, U7
Tornato a letto:
P0, U0
Dormito: P0, U0
Andato in banca:
P4, U6
Commissioni per
figlio: P5, U9
Alzato, colazione:
P3, U4
Lavato, vestito:
P2, U7
Giovedì
Dormito
Alzato e lavato:
P0, U0
Pranzato: P0, U0
Bevuto birra: P6, U2
Ascolto radio: P2,
U0
Preparato pranzo:
P5, U8
Bevuto birra: P6, U2
TV: P1, U2
Pranzato con figlio:
Bevuto birra: P6, U2 P4, U3
Bevuto birra: P6, U2
Sistemato cucina:
P0, U2
Andato a fare spesa: Stato a letto
sveglio: P0, U0
P4, U5
Comprato birra:
P8, U1
Martedì
Alzato, colazione:
P2, U5
Lavato, vestito:
P2, U7
Pulizie in casa:
P0, U5
Bevuto birra: P6, U2
Bevuto birra: P6, U2 Pranzo dai suoceri:
Pranzo: P0, U0
P0, U0
Pranzo dai suoceri:
P0, U0
Pranzo: P2, U2
Parlato con amico:
P5, U2
Lavato l’auto: P5,
U9
Tagliato i capelli:
Telefonata di
lavoro: P0, U8
P5, U4
Bevuto birra: P6, U2
Dormito sul
divano: P0, U0
Domenica
Alzato, colazione:
P0, U4
Lavato, vestito:
P3, U7
Letto giornale:
P3, U3
Sabato
Alzato, colazione:
P3, U5
Lavato, vestito:
P3, U7
Commissioni con
moglie: P3, U6
Venerdì
Alzato, colazione:
P3, U5
Lavato, vestito:
P3, U7
Letto offerte lavoro
sul giornale: P0,
U10
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Sistemato spesa:
P0, U4
Ascolto radio: P2,
U0
Bevuto birra: P6, U2
Pranzo: P0, U2
Pranzo: P2, U3
Bevuto birra: P6, U2 Bevuto birra: P6, U2
Alzato, colazione:
P2, U4
Guardato TV:
P3, U0
Bevuto birra: P6, U2
Lavato e vestito:
P2,U7
Letto giornale:
P7, U9
Bevuto birra: P6, U2
Cercato gatto
perso: P0, U10
Avviato lavatrice:
P0, U10
9-11
11-12
Lunedì
Stato a letto
sveglio: P5, U0
Ore
7-9
Modulo 4.1 – SCHEDA DI REGISTRAZIONE SETTIMANALE DELLE ATTIVITÀ DI MARIO
Accanto a ogni attività riportare il punteggio P (piacevolezza) e U (utilità) usando la scala 0 (per niente) – 10 ( il massimo).
INIZIALI ______________________________________ SETTIMANA dal |__|__| |__|__| |__|__| al |__|__| |__|__| |__|__|
76
Superare la depressione
Guardato TV:
P1, U0
Bevuto birra: P6, U2
Aspettato moglie:
P0, U0
Aiutato moglie
cena: P5, U10
Cena: P1, U2
TV con moglie:
P6, U0
Dormito: P9, U9
Aiutato moglie
cena: P5, U10
Cenato: P1, U4
TV con moglie:
P6, U0
Dormito: P9, U9
Cenato: P6, U6
Aiutato Carlo a
sistemare sua bici:
P9, U9
Andato al cinema TV con moglie:
con moglie: P6, U2 P6, U2
Dormito: P9, U9
Dormito: P9, U9
Cenato: P4, U5
Portato il gatto dal Preparato cena:
veterinario: P0, U6 P5, U6
Aspettato moglie:
P0, U0
TV: P1, U0
Fatto mangiare
gatto: P1, U0
Bevuto birra: P6, U2
Con Carlo dal
riparatore di bici:
P9, U8
Aiutato Carlo a
sistemare sua bici:
P9, U9
TV: P1, U2
Visita di Carlo:
Bevuto birra: P6, U2 P5, U4
Letto libro: P2, U3 Telefonata di
Bevuto birra: P6, U2 Carlo: P5, U1
Sistemato cucina:
P1, U6
Fatto mangiare
Dormito: P8, U0
gatto: P1, U0
Fatto mangiare
Bevuto birra: P6, U2 gatto: P1, U0
Ascoltata radio:
P2, U0
Steso lavatrice: P0,
U10
Portato auto a
lavare: P2, U8
Andato a letto:
P3, U0
Cenato: P0, U3
TV: P1, U0
Bevuto birra: P6, U2
Aspettato moglie:
P0, U0
Aiutato moglie in
casa: P2, U5
Partita in TV: P5, Guardato TV: P3,
U1
U0
Amici a cena: P4, U3 Cenato: P3, U4
A casa, lavato e
cambiato: P8, U8
Fatto mangiare
gatto: P1, U0
Sport in TV: P7, U2
Bevuto birra: P6, U2
Discusso con papà: Aiutato suocero
P0, U0
a tagliare erba
giardino: P3, U6
Fatto mangiare
Riparato bici
gatto: P1, U0
suocero: P8, U6
Bevuto birra: P6, U2
TV: P1, U0
Sport in TV: P4,
U0
Bevuto birra: P6, U2
Ciclismo in TV:
P7, U2
Bevuto birra: P6, U2
Parlato con figlio:
P8, U8
Visita a mamma:
P2, U6
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Pensieri ricorrenti durante le attività: «Non servo a nessuno», «È tutto inutile».
Comportamenti da disincentivare: stare solo a casa, bere birra.
21-24
19-21
17-19
16-17
15-16
14-15
Depressione e comportamenti
77
78
Superare la depressione
4.5. AUMENTO/RIORGANIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ
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Dopo aver compilato la scheda, osserva come hai trascorso il
tempo: hai praticato meno attività rispetto a quando sei sereno?
Hai trascurato cose o impegni che di solito svolgevi senza fatica?
Ci sono situazioni e attività che, più o meno intenzionalmente,
eviti? Se la risposta è no, puoi congratularti con te stesso perché,
nonostante la fatica, sei riuscito a mantenere un buono standard
di efficienza (adesso potrai cominciare a concentrarti sulla qualità
delle attività per valutare se incrementare quelle piacevoli); se la
risposta è sì, bisogna decidere di cambiare qualcosa.
Quando si è depressi è difficile anche solo immaginare di impegnarsi a modificare qualcosa: è normale, questo senso di faticosa impotenza fa parte della sintomatologia depressiva e la motivazione, giustamente, ne risente; tuttavia, come abbiamo già detto
in precedenza, il momento più delicato sta nell’iniziare.
Comincia a pensare a dei piccoli cambiamenti, che non comportino un grande impegno mentale o fisico; con il tempo ne potrai aggiungere di più complessi e impegnativi. Per fare un esempio estremo, un famoso psichiatra americano raccontò di come
fosse stato già un successo terapeutico per un paziente gravemente depresso ricoverato in ospedale, che trascorreva la giornata a
letto, alzarsi per sedersi di fronte alla finestra a guardare il parco
e, il giorno dopo, scendere a sedersi su una panchina: questo piccolo cambiamento aveva innescato una lenta ma salutare spirale
ascendente verso il miglioramento progressivo.
Uno dei primi cambiamenti riguarda le buone abitudini
quotidiane, se esse sono impoverite o sregolate da quando sei
depresso. Ricorda quante volte alla settimana e quanto tempo dedicavi all’igiene e alla cura della persona; se prima ti piaceva fare
la doccia ogni mattina e ora la fai solo 2-3 volte alla settimana,
cerca di riprendere questa buona abitudine, e per motivarti a farlo
compra dei buoni prodotti per la cura della persona.
Per fare un altro esempio, se a colazione ti piaceva bere il caffelatte, mangiare dei biscotti, uno yogurt e un frutto e ora bevi
frettolosamente solo un po’ di caffè, impegnati a preparare tutto
per bene, anche per chi eventualmente vive con te, e dedica 15
minuti a fare con calma colazione.
Altrettanto importante è la regolarizzazione degli orari: cerca
Depressione e comportamenti
79
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di alzarti dal letto sempre alla stessa ora, che tu ne abbia voglia o
no, che tu abbia dormito bene o poco e male.
In questo modo, pian piano, riprenderai il controllo della tua
giornata e sarai tu, e non il disturbo, a decidere quando e se ti alzi
o quando e se dormi.
Altri cambiamenti da fare riguardano gli evitamenti.
Se, dopo averci pensato bene, ti accorgi che cerchi di evitare
situazioni normali per te e per la maggior parte delle persone,
ma che ora trovi faticose, sgradevoli o in cui temi di fare brutta
figura, ricordati della spirale pericolosa dell’evitamento e torna
gradualmente ad affrontarle. Se, ad esempio, quando vi sono visite a casa tendi con qualche scusa a isolarti e a startene per conto
tuo, cerca di modificare questo comportamento e di trascorrere
almeno 5-10 minuti insieme agli ospiti e ai tuoi familiari.
C’è un’ultima possibilità da considerare: osservando la scheda di registrazione e ricordando cosa facevi prima di diventare
depresso, potresti accorgerti di come, forse, prima facessi troppe
cose, cioè di come la tua giornata fosse troppo piena di scadenze
e di impegni. In altre parole, potrebbe essere che non è che adesso
fai troppo poco rispetto a prima ma che, in realtà, facevi troppo
prima, stressandoti fino all’esaurimento. Si tratta di un’eventualità tutt’altro che rara, soprattutto se sei una persona tendente al
perfezionismo o un amante del controllo totale. In questo caso,
dovresti porti come obiettivo il ridistribuire le attività, delegandone alcune o rinunciando ad altre non proprio indispensabili:
non è necessario che tutto sia perfetto per essere efficienti. Potresti, ad esempio, far mettere in lavastoviglie i piatti al marito, se lui
è disponibile e anche se non lo fa perfettamente, oppure presentare una relazione scritta al lavoro anche se non è perfettamente
rifinita nei dettagli.
La scheda compilata dal nostro amico Mario, ad esempio, evidenzia come egli trascorra molto tempo a casa da solo a guardare
la televisione, attività che non apprezza molto e che nemmeno
considera utile, e come spesso ceda alla tentazione di bere birra,
altra attività non particolarmente utile anche se un po’ piacevole.
80
Superare la depressione
4.5.1 Fare un piano per modificare lo stile di vita da
depresso
• procedi lentamente, tenendo presenti le tue attuali condizioni: ad esempio, se sono settimane che hai smesso di
fare attività fisica e sei uscito di casa solo in auto per fare la
spesa, è preferibile che non progetti di correre subito per 10
km, ma è meglio che inizi con una passeggiata di 20 minuti.
Allo stesso modo, se hai smesso da tempo di frequentare
gente, è meglio che inviti un vecchio amico a prendere un
aperitivo o a vedere con te un film invece di organizzare una
mega festa a casa tua;
• scegli attività ben definite (cioè chiarisci bene di che cosa
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Prendi una nuova scheda di registrazione settimanale delle attività per pianificarne altre. Per ogni giorno della settimana, in base
a quello che hai scritto nelle schede precedenti, cerca di decidere
quale parte della giornata modificare, programmando un’attività
nuova (per esempio la doccia mattutina, il cucinare le uova sode
con l’insalata per pranzo invece del caffelatte o una breve passeggiata al parco di fronte a casa invece che tornare a dormire). In
questa fase di programmazione non attribuire i punteggi P e U
alle attività che hai deciso di inserire. All’inizio di ogni giornata
potrai precisare meglio il programma quotidiano, in base anche
alle circostanze del momento o alle proposte di altre persone; ad
esempio, se hai programmato di fare da solo una passeggiata nel
parco, la farai sotto in portici in città il giorno che piove o con un
amico, se questo ti ha chiamato ed è disponibile a venire. Dopo
aver svolto l’attività programmata oppure una volta trascorso il
periodo previsto per la stessa, riprendi la scheda e specifica se
l’hai davvero svolta, indicandone anche il grado di piacevolezza e
di utilità percepito. Scegli tu il metodo che ti torna più comodo
per questo confronto: puoi sottolineare le attività programmate
che sei riuscito a portare a termine oppure cancellare con una
riga quelle che invece non hai svolto. Al termine della settimana,
l’esame della scheda ti consentirà di capire in che misura hai rispettato il programma e dove è meglio intervenire.
Nel pensare in anticipo alle attività da svolgere e nel fare un
piano delle stesse conviene seguire i seguenti consigli:
Depressione e comportamenti
•
•
•
•
•
•
•
•
si tratta): invece che scrivere «svegliarsi presto la mattina» è
meglio precisare «alzarsi dal letto entro le 9.00»;
includi attività di esercizio fisico, che, come diremo tra
poco, aiutano a migliorare l’umore;
includi anche attività piacevoli: ricorda che, nel tempo,
devi riequilibrare le attività di tipo U con quelle di tipo P.
Di questo aspetto parleremo più specificamente nel paragrafo sulle attività piacevoli;
non esitare a chiedere aiuto se pensi di averne bisogno;
ricorda che non devi dimostrare niente a nessuno, stai passando un brutto periodo e ogni minimo sostegno può fare
la differenza tra riuscire a debellare la depressione o rimanerne ancora intrappolati;
includi attività da fare assieme ad altri: il sostegno sociale
può rappresentare un potente antidepressivo, come illustreremo in dettaglio nel capitolo ad esso dedicato, e l’impegno
preso con altri costituisce un vincolo e un potente stimolo
nei momenti di scarsa voglia;
sii flessibile nell’aggiungere attività non previste suggerite dalle opportunità del momento (ad esempio, l’uscita di
un film che aspettavi) o proposte da familiari o amici;
sii invece rigido negli orari e nel rispetto degli impegni
che hai assunto con te stesso, non rimandarli con scuse o
alibi di vario genere: se hai programmato di portare a spasso
il cane alle 8 del mattino, il momento migliore per farlo è
proprio alle 8;
se non riesci con una attività, prova con un’altra: può
capitare di sottovalutare o sopravvalutare alcuni aspetti di
un’attività finché non la si è provata. Se non è una scusa per
rinunciare, dopo aver provato puoi decidere che non fa al
caso tuo e cambiare attività;
continua a fare attenzione ai pensieri che ti passano per
la testa e prendine nota: come già detto, questo lavoro ti
servirà per le tecniche successive;
fatti dei complimenti quando le cose vanno come hai programmato. Nella fase iniziale, congratulati con te stesso anche solo per il fatto di aver portato a termine un’attività
programmata, non importa quanto bene sia stata fatta o
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•
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Superare la depressione
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In questi casi è utile suddividere le attività in tappe intermedie,
per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo un passo alla volta.
Ad esempio, l’attività “pulire la camera da letto” può essere
suddivisa nei seguenti compiti:
•
•
•
•
•
•
fare il letto;
rimettere a posto gli abiti da riutilizzare;
mettere quelli da lavare nel cesto della biancheria sporca;
passare l’aspirapolvere o spazzare per terra;
lavare per terra;
spolverare i mobili.
Se, come in questo caso, l’attività può essere portata a termine
in giorni diversi, puoi proporti di fare una tappa al giorno. Se,
all’inizio, uno dei compiti ti riesce troppo difficile o impegnativo, chiedi a qualcun altro di aiutarti o di farlo per te mentre
ti impegni negli altri che ti sembrano meno difficili: se l’attività
fosse quella di aiutare tuo figlio a studiare, ad esempio, potresti
seguirlo solo negli esercizi di italiano e chiedere al tuo coniuge di
seguirlo in aritmetica.
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quanto piacere abbia generato. Di solito, chi è depresso rifiuta i complimenti perché sono in contrasto con la visione
negativa che ha di se stesso. Sforzati invece di farteli, di accettarli dagli altri con un grazie (e magari con un sorriso),
e anche di farli agli altri. Vedrai che, dopo un po’ e con tua
sorpresa, comincerà di nuovo a piacerti sia il riceverli che il
farli;
• concediti dei rinforzi nel momento in cui termini un’attività, ad esempio un buon gelato alla fine di una passeggiata;
• dividi le attività più complesse in tappe: a volte alcune
attività che sembrano semplici in realtà sono un insieme
di altre che, nel loro complesso, necessitano di una certa
capacità di organizzazione e concentrazione e che, quando
si è depressi, possono sembrare inavvicinabili. Pulire casa,
cucinare la cena per la famiglia o aggiustare il cancelletto
della propria abitazione sono mansioni di questo genere.
Depressione e comportamenti
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4.5.2. Registrazione delle attività e comportamenti
controproducenti
La tecnica della registrazione e programmazione delle attività è
utile non solo per sviluppare o aumentare la frequenza delle attività positive, ma anche per ridurre alcuni comportamenti problematici o controproducenti, come lo stare a letto a piangere,
l’abbuffarsi di cibo per consolarsi, il bere alcolici fino a ubriacarsi
per dimenticare o non pensare, il restare seduti per ore a rimuginare sul passato.
Generalmente, infatti, i comportamenti positivi e quelli controproducenti sono incompatibili: se guardi al cinema un film
che ti coinvolge difficilmente ti metterai a rimuginare e mentre
fai palestra non potrai abbuffarti.
Alcuni possono concentrare il proprio impegno nell’essere
maggiormente attivi, perché si rendono presto conto che, più
sono impegnati, meno tempo hanno a disposizione per i comportamenti controproducenti. Altri invece possono aver bisogno
di dedicarsi appositamente a combattere queste attività: se senti
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Ricordati di congratularti con te stesso per ogni tappa che hai
portato a termine: ne hai davvero motivo, perché quando si è
depressi tutto è più difficile.
All’inizio, comunque, non aspettarti di riuscire a fare subito
tutto quello che riuscivi a fare quando stavi bene e cerca di dedicarti ad attività piuttosto facili. Ricordati che, se è qualche mese
che non ti impegni più in una cosa, ci vorrà un po’ di tempo
perché tu riprenda familiarità con essa e ritorni ad essere abile ed
efficace, come succede agli sportivi che sono stati fermi per qualche mese dopo un infortunio o a chi torna in un paese straniero,
di cui conosce la lingua, dopo un anno di assenza.
Mario ha modificato pian piano le sue giornate sostituendo il
guardare la televisione con attività che lo impegnassero in modo
più utile, come l’offrirsi di aiutare di più il suocero nella cura
dell’orto e del giardino o nel fare commissioni per la moglie; certo, Mario avrebbe preferito trovare un nuovo lavoro ma, accorgendosi che nel fare cose utili agli altri si sentiva un po’ meno depresso, ha valutato che tali attività potessero aiutarlo di più dello
stare in poltrona a pensare continuamente alla sua inutilità.
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Superare la depressione
di appartenere a questa seconda categoria di persone, indica sulla
scheda settimanale delle attività il comportamento che hai deciso
di “disincentivare” e segna poi se ci sei riuscito e come.
Nel caso di Mario, l’attività da disincentivare era il consumo
di birra abbinato al guardare la televisione da solo. L’occuparsi in
attività alternative lo ha aiutato a diminuire il consumo di birra.
4.5.3 Preparare le condizioni e organizzare
le situazioni
• Individuare le condizioni ambientali “buone”, che aiutano e sostengono nel realizzare quanto programmato, e le
condizioni “cattive”, che sono invece di ostacolo. Si può
sintetizzare il principio con la frase «fare in modo di essere
al posto giusto nel momento giusto». Se hai deciso di fare
ogni giorno una passeggiata, scegli itinerari agevoli e paesaggisticamente gradevoli, procurati una tuta e delle scarpe
comode, magari trova un amico che venga con te; se non
vuoi più eccedere nel bere, evita la compagnia di persone
che bevono troppo e organizzati per uscire con altri amici.
• Individuare i cosiddetti comportamenti agevolanti, quelli, cioè, facili da mettere in pratica e che rendono a loro volta più agevole mantenere gli impegni. Ad esempio, se decidi
di andare ogni settimana in piscina, fare un abbonamento
o ancora meglio iscriverti a un corso di nuoto ti aiuterà a
mantenere il tuo impegno; se spesso ti abbuffi per “tirarti
su”, evitare di comprare cibi ipercalorici e dolciumi ridurrà
le tue tentazioni favorendo l’autocontrollo; se vuoi ricordarti di comprare qualcosa, metti un promemoria vicino al
pettine che usi ogni mattina.
• Impegnarsi pubblicamente, ad esempio dicendo ai familiari o agli amici: «Stasera ho deciso che cucino io» oppure
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Capita spesso di sperimentare come, per portare a termine una
certa attività o evitare un comportamento controproducente, le
sole buone intenzioni non bastino, ma siano necessarie alcune
condizioni favorenti e stimolanti la motivazione.
Per organizzare tali condizioni in modo da aumentare le probabilità di successo è opportuno:
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4.6 DEDICARSI AD ATTIVITÀ PIACEVOLI
Finora abbiamo parlato di come aumentare le attività o riorganizzarle nel caso in cui avessi smesso di essere sufficientemente
attivo. Nei suggerimenti per modificare lo stile di vita depressivo
abbiamo evidenziato il fatto di considerare, tra le attività da programmare, anche delle attività piacevoli, definite in precedenza
come tutto ciò che dà soddisfazione per il solo fatto di farlo e
che permette di riequilibrare il senso di fatica e di noia della vita
quotidiana (di riacquistare, cioè, un certo gusto per la vita).
Riprendi la scheda di registrazione delle attività da te compilata all’inizio di questa sezione e osserva come sono distribuite
nell’arco della giornata e della settimana le attività P e U: sono in
proporzione equilibrata (almeno un’attività piacevole ogni tre) o
c’è una evidente disarmonia tra loro? Se la risposta è la seconda,
è necessario inserire nel tuo programma settimanale alcuni momenti piacevoli.
Pensa a cosa ti piaceva fare in passato, non a quanto ti piace
ora o alle difficoltà che avresti ora nel farlo, e scrivi un elenco.
Se non ti viene in mente niente, chiedi a qualcuno che ti cono-
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«Ho deciso di non bere più alcool fuori dai pasti». Prendere degli impegni davanti a dei testimoni aumenta la tua
motivazione e facilita gli altri nell’aiutarti a realizzare i tuoi
obiettivi.
• Usare delle autoistruzioni, cioè delle specie di slogan sintetici e lapidari che puoi dire a te stesso per spronarti: «Fallo
adesso, non serve a nulla rimandare», «Anche se è difficile,
posso provare» o «Vale la pena tenere duro, perché dopo
starò meglio» sono alcuni semplici esempi. Per definire le
autoistruzioni, pensa a quello che diresti a un amico che
avesse i tuoi stessi problemi.
• Pensare anche alle conseguenze a lungo termine dei comportamenti in questione. Se una sera avessi in programma
di andare a vedere una partita di calcio con gli amici e invece, sentendoti stanco e svogliato, decidessi di rimanere a
casa, probabilmente al momento ti sentiresti più sollevato,
ma avresti indebolito il legame con loro e reso più facile
l’essere meno attivo in futuro.
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Superare la depressione
4.6.1 Attività fisica aerobica e anaerobica
È stato dimostrato come l’esercizio fisico contribuisca a migliorare l’umore e come, per iniziare con più slancio la giornata
e sentirsi più in forma, non occorra praticare un’attività sportiva
strutturata o impegnativa in termini di tempo, sforzo e denaro,
ma siano sufficienti 10-15 minuti di attività fisica al giorno.
Sarebbe preferibile esercitarsi la mattina ma, se questa rappresenta un momento proibitivo a causa dei ritmi lavorativi o familiari,
ogni altro momento della giornata può essere adatto. Il tipo di
esercizio può variare a seconda dei gusti: può essere lo yoga, lo
stretching o gli addominali, la cyclette, una passeggiata, l’andare a
prendere il giornale a piedi o in bicicletta. Se fatto in compagnia,
procura ancora più beneficio. Inoltre, puoi aumentare il tuo eser-
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sce bene cosa gli sembra che ti piacesse. Valuta anche se davvero
non ti piacevano le attività che quasi tutti trovano piacevoli (ad
esempio l’attività sessuale) e che adesso non hanno alcuna attrattiva per te. In alternativa, puoi consultare l’elenco delle attività
piacevoli contenuto nel riquadro 4.1.
Come noterai, in esso ci sono attività di ogni genere, dalle più
complesse e costose, come iscriversi all’università o fare un corso
di subacquea, alle più semplici ed economiche, come accarezzare il
gatto o guardare la fiamma di una candela: ce n’è per tutti i gusti,
per tutte le occasioni e per tutte le tasche, l’importante è il risultato
che possono dare. Per fare un paragone, puoi considerarlo come il
menu di un ristorante: anche se non conosci tutti i piatti proposti,
puoi provarne qualcuno per vedere quale ti piace, magari ordinando la stessa pietanza di qualcuno che consideri simile a te.
Chi soffre di depressione di solito ritorna, in modo graduale
e magari faticoso, alle “passioni” che aveva prima: ad esempio,
un amante del tennis, se torna a giocare una volta alla settimana,
molto probabilmente le prime volte si sentirà fuori posto o fuori
forma, senza energia e con le gambe molli, scoraggiato, preoccupato di fare una brutta figura e, soprattutto, si divertirà ben poco;
se, però, riuscirà a tener duro, dopo due o tre settimane starà
già meglio e, dopo poche altre settimane, tornerà a concentrarsi
nel gioco e a sentirsi in forma fisica, ricominciando finalmente a
divertirsi.
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cizio fisico e la tua forma modificando le abitudini quotidiane:
sali le scale anziché prendere l’ascensore, parcheggia l’auto a qualche isolato di distanza da dove devi andare (in tal modo ridurrai
anche lo stress di dover trovare parcheggio proprio in quel punto),
vai a piedi anziché in auto nei negozi vicini a casa.
La cosa ottimale sarebbe dedicare almeno mezz’ora due-tre
volte alla settimana a un’attività sia aerobica che anaerobica.
Per attività aerobica si intende qualsiasi esercizio fisico che
coinvolga più gruppi muscolari e che faccia progressivamente aumentare il ritmo cardiaco per almeno 20 minuti. Durante
l’esercizio aerobico, l’ossigeno viene immagazzinato, trasportato
e utilizzato nei muscoli. Quanto più questo processo è efficiente,
tanto più lo stato di salute migliora. L’attività aerobica fa lavorare
al meglio cuore e polmoni, ma presenta anche molti altri vantaggi: innalza i livelli energetici (e quindi “brucia” i grassi in eccesso),
riduce il rischio di malattie cardiovascolari e di altri tipi di malattie, abbassa la pressione arteriosa, favorisce una buona qualità del
sonno e aiuta a combattere lo stress.
Come dicevamo, in aggiunta a questi benefici di natura fisica,
offre anche vantaggi sul piano psicologico, riducendo l’ansia e
la tensione, inducendo uno stato di rilassamento e procurando
sensazioni piacevoli.
Tra le attività aerobiche consigliate ci sono il nuoto, il jogging,
la corsa, il ciclismo, il canottaggio, lo sci, il pattinaggio, il ballo
o la camminata veloce. Per attività anaerobica, invece, si intende
qualsiasi esercizio fisico che avvenga in assenza di ossigeno e che
utilizzi come “carburante” gli zuccheri presenti nei muscoli e nel
sangue. Gli zuccheri, tuttavia, non bruciano completamente e
dopo poco tempo producono una scoria, l’acido lattico, che è
tossica per l’organismo. La formazione di acido lattico limita la
quantità di lavoro che i muscoli possono compiere e determina rapidamente una sensazione di fatica. Da un punto di vista
psicologico, l’esercizio anaerobico migliora soprattutto il tono
dell’umore.
Sono tipiche attività anaerobiche la corsa veloce e il salto in
tutte le sue specialità. Alcuni sport, come il calcio e la pallacanestro, comportano periodi di anaerobiosi alternati a periodi di
aerobiosi.
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L’ideale per la tua attività fisica sarebbe comprendere una parte anaerobica e una parte aerobica (ad esempio, alternando a una
camminata veloce dei momenti di corsa). Per la maggior parte
delle persone, l’attività fisica è aerobica fino a quando si raggiungono i 110-115 battiti cardiaci al minuto, oltre questa frequenza
diventa anaerobica.
Generalmente, i benefici dell’attività fisica non si percepiscono subito, mentre la si sta praticando, ma più tardi, al termine
dell’esercizio e nel tempo, e lo stesso vale per qualunque altra attività, quindi sforzati e non gettare subito la spugna. Sappiamo che
per chi è depresso ricominciare ad attivarsi può all’inizio essere
davvero difficile e faticoso.
Mario, seguendo i consigli del manuale, ha cominciato ad
andare a comprare il pane fresco tutti i giorni, così poteva camminare per una ventina di minuti al giorno; pian piano ha ricominciato anche a usare la bicicletta, e dopo alcune settimane,
cedendo alle insistenze del suo amico Carlo, è andato a farsi una
pedalata un sabato mattina, ritrovando la vecchia passione per
questo sport. Ha inoltre iniziato a sentirsi meglio fisicamente, grazie all’allenamento fisico e alla riduzione drastica del consumo di
birra. Infine, con la scusa di aiutare il figlio a cercare del materiale
per la scuola, ha ricominciato a usare il computer, riaccendendo la
propria curiosità per il mondo dell’informatica.
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Riquadro 4.1 – ELENCO DELLE POSSIBILI ATTIVITÀ
PIACEVOLI
Dare una mano a qualcuno
Fare attività di volontariato con anziani
Fare attività di volontariato con minori
Partecipare a un gruppo di autoaiuto
Programmare un viaggio
Andare in campeggio
Fare una gita o un picnic
Andare in un agriturismo
Andare a vedere una bella località
Andare a una festa
Fare giardinaggio
Curare i fiori sui balconi o in terrazzo
Curare l’orto
Ascoltare musica
Leggere un libro
Leggere una rivista
Leggere un quotidiano
Guardare il telegiornale
Guardare una partita in televisione
Guardare una telenovela
Guardare un reality
Guardare un gioco a quiz
Guardare un film in tv
Vedere un film in dvd
Andare al cinema
Visitare una mostra d’arte
Fare una passeggiata in un parco o in mezzo alla natura
Fare una passeggiata sulla spiaggia
Cucire o ricamare
Cucinare
Imparare una nuova ricetta
Giocare a calcio
Giocare a calcetto
Assistere a una partita o a una gara sportiva
Fare un giro in bicicletta
Andare in mountain bike
Correre, fare jogging
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Fare ginnastica
Giocare a carte
Fare attività subacquea o imparare a farla
Andare in palestra
Andare a pescare
Pattinare
Andare in barca
Andare a guardare un ruscello di montagna
Nuotare
Lavorare il legno
Fare lavori di ceramica
Fare collane o braccialetti infilando perline e pietre
Giocare a dama, scacchi, ecc.
Giocare al computer o con la consolle di un videogioco
Guardare dei bambini che giocano
Giocare con i bambini
Andare a far visita a un amico
Telefonare a un amico o a un parente
Cantare una canzone che piace
Cantare in un coro
Suonare uno strumento
Navigare su internet
Chattare in internet
Guardare il tramonto
Guardare l’alba
Disegnare o dipingere
Fotografare
Usare la videocamera
Scrivere una lettera a una persona cara
Leggere la posta
Visitare un posto nuovo
Andare in un parco di divertimenti
Andare a ballare
Andare a una scuola di ballo
Fare un giro in auto
Costruire un modellino
Riparare qualcosa
Lavare e sistemare l’auto
Andare a una conferenza
Visitare un museo
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Iscriversi a un corso per imparare qualcosa
Imparare un lavoro artigianale (falegname, fabbro, ecc.)
Fare un cruciverba
Andare in biblioteca
Andare al bar
Andare al ristorante
Fare meditazione
Ascoltare una registrazione con esercizi di rilassamento
Partecipare a un incontro o un convegno politico
Pregare
Fare dei complimenti a qualcuno
Sognare a occhi aperti
Avere fantasie sessuali
Fare l’amore
Avere un appuntamento di corteggiamento
Fare il bagno o la doccia
Andare dal parrucchiere o dal barbiere
Riflettere sui risultati raggiunti sul lavoro
Cominciare o continuare una collezione (francobolli, monete,
cartoline, ecc.)
97. Comprarsi un vestito
98. Comprarsi un paio di scarpe o una borsa
99. Guardare una commedia
100. Fare un mazzo di fiori
101. Tagliare la legna
102. Andare a un concerto
103. Ridipingere parte della propria casa
104. Seguire la borsa e le notizie economiche
105. Imparare qualcosa di utile per il proprio lavoro
106. Andare alle corse dei cavalli
107. Andare al casinò
108. Andare in discoteca
109. Scrivere una poesia o un racconto
110. Andare a una funzione religiosa
111. Andare a fare un pellegrinaggio
112. Partecipare all’organizzazione di una pesca di beneficenza
113. Partecipare all’organizzazione di un incontro o festa di quartiere
114. Invitare qualche amico o conoscente a cena
115. Andare a giocare a bowling
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116. Andare a teatro
117. Vestirsi in modo elegante
118. Iscriversi a un club
119. Andare dall’estetista
120. Entrare a far parte di un gruppo di discussione
121. Scrivere un diario
122. Guardare foto ricordo fatte in passato (di viaggi, cerimonie o di
quando si era bambini)
123. Andare a cavallo
124. Costruire un puzzle
125. Studiare una lezione o fare i compiti
126. Osservare gli uccelli nel loro ambiente naturale
127. Accendere un fuoco nel camino
128. Partecipare a una discussione
129. Giocare a biliardo
130. Guardare il cielo stellato
131. Andare a prendere un gelato
132. Bere un bicchiere di vino o un liquore (per chi non ha problemi
di alcolismo)
133. Cercare di capire il funzionamento di qualcosa
134. Andare a sciare
135. Andare a vedere automobili nuove
136. Giocare a golf
137. Fare alpinismo o trekking
138. Fare una passeggiata in città
139. Andare allo zoo
140. Visitare l’acquario della città
141. Andare in un centro commerciale
142. Invitare a casa un amico
143. Fare una gita in montagna
144. Lavorare a maglia
145. Risolvere un indovinello o un rebus
146. Giocare a frisbee
147. Raccontare una fiaba a un bambino
148. Congratularsi con qualcuno
149. Partecipare a un’asta
150. Fare beneficenza
151. Andare dal parrucchiere
152. Guardare la televisione
153. Ascoltare la radio
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154. Pettinarsi o spazzolarsi i capelli
155. Andare a vedere uno spettacolo di cabaret
156. Entrare a far parte di un gruppo politico
157. Andare in mongolfiera
158. Fare yoga
159. Fare un corso di arti marziali
160. Rastrellare le foglie
161. Andare in libreria
162. Comprare un libro
163. Guardare le vetrine dei negozi
164. Comprarsi un capo di abbigliamento
165. Portare a termine un compito interrotto o tralasciato
166. Volare su un aereo da turismo
167. Fare la manicure o la pedicure
168. Andare a vedere un balletto
169. Far volare un aquilone
170. Fare una chiacchierata
171. Imparare una nuova canzone
172. Fare un falò notturno
173. Sedersi sull’uscio o stare alla finestra e guardare cosa succede
174. Mettere in ordine qualcosa
175. Spedire una e-mail o un SMS
176. Dormire fra lenzuola pulite
177. Amministrare le proprie finanze
178. Andare al planetario
179. Giocare a tennis
180. Giocare a bocce
181. Esercitarsi a sperimentare i cinque sensi, uno per uno
182. Mettersi in costume a carnevale
183. Sorridere
184. Accendere una candela e guardare la fiamma
185. Imbandire la tavola da pranzo con una cura particolare
186. Guardare un libro di fotografie
187. Abbracciare qualcuno
188. Preparare un tè, un caffè o una cioccolata calda
189. Visitare un sito archeologico
190. Ascoltare la pioggia
191. Camminare sotto la pioggia
192. Saltare la corda
193. Andare in altalena
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194. Mangiare un dolce
195. Fare una sauna
196. Comprare o preparare un regalo per qualcuno
197. Organizzare una festa
198. Comprarsi un regalo
199. Sdraiarsi a prendere il sole
200. Comperare un animale domestico
201. Giocare con un gatto o con un cane
202. Fare una passeggiata con un cane
203. Imparare come funziona un apparecchio (computer, videoregistratore, cellulare, ecc.) seguendo le istruzioni
204. Installare un nuovo programma sul PC
205. Leggere le voci interessanti di un’enciclopedia
206. Restaurare un mobile
207. Giocare a pallacanestro
208. Fare una grigliata
209. Fare una torta o dei biscotti
210. Recitare
211. Giocare a pallavolo
212. Spalmarsi una crema sul corpo
213. Farsi fare un massaggio
214. Fare un massaggio a qualcuno
215. Andare in una sala giochi
216. Fare tiro con l’arco
217. Giocare a ping pong
218. Farsi una bella dormita per tutta la notte
219. Stare svegli tutta la notte a guardare film
220. Portare a termine un esercizio di assertività
221. Fare un giro in treno su un percorso panoramico
222. Far visita a un parente
223. Parlare di politica
224. Ascoltare gli altri con attenzione
225. Far ridere qualcuno
226. Andare a cercare funghi o erbe commestibili
227. Imparare il nome degli alberi o dei fiori
228. Telefonare a un programma radiofonico o televisivo
229. Andare in pizzeria
230. Fare shopping
231. Giocare a bingo
232. Annusare profumi
Depressione e comportamenti
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233. Comperare una pianta o dei fiori
234. Prendere un aperitivo con qualcuno
235. Andare in piscina
236. Fare un giro in moto
237. Fare surf
238. Andare a fare il bagno al mare o al lago
239. Andare al luna park
240. Raccontare o ascoltare una barzelletta
241. Fare il karaoke
242. Fare lavoretti in casa
243. Leggere l’oroscopo
244. Farsi fare i tarocchi
245. Fare giochi di prestigio o imparare a farli
246. Imparare uno sport
247. Parlare con un esperto di psicologia
248. Leggere un libro di autoaiuto
249. Ascoltare la radio preferita
250. Uscire con una persona che attrae sessualmente
251. Comprare un cosmetico
252. Comprare oggetti di arredamento per la casa
253. Riordinare gli armadi
95
96
Superare la depressione
4.7 COSA FARE PER L’ANSIA
4.8 COMPITI A CASA
• Fai un elenco nel diario di tutte le attività che ti piaceva
fare o ti sarebbe piaciuto fare. Durante le prossime settimane
cerca di ricordarti di altre attività e aggiungine ogni giorno
almeno una all’elenco.
• Usa la scheda di registrazione delle attività riportata in fondo
a questo capitolo per riprendere le buone abitudini quotidiane che hai perso e per programmare ogni giorno almeno
un’attività piacevole (anche breve, possibilmente di tipo fisico e preferibilmente da svolgere in compagnia).
• Al termine di ogni attività, riporta sulla scheda delle attività
o sul diario il punteggio P e U corrispondente.
• Continua a compilare il grafico dell’umore e fai attenzione
a ciò che contribuisce a sollevarlo e ad abbassarlo, compresi
i tuoi pensieri.
• Registra se stai ricorrendo a comportamenti controproducenti come l’uso di alcool o droghe e cerca di sostituirli con
altri gratificanti ma meno pericolosi per il tuo benessere psicofisico (metti in evidenza anche gli evitamenti a cui ti rendi
conto di ricorrere, cercando gradualmente di eliminarli).
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Spesso nella depressione sono presenti anche intense e frequenti
preoccupazioni e sentimenti di allarme e ansia. Di solito, con
il miglioramento della depressione, migliorano anche i sintomi
ansiosi. In ogni caso, anche per i disturbi d’ansia esistono efficaci interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che
però non possono essere trattati in dettaglio qui. Nel caso in cui
l’ansia sia molto intensa e disturbante, parlane con un terapeuta,
che potrà insegnarti specifici esercizi di rilassamento muscolare e
di respirazione lenta. In alternativa, esistono ottimi manuali di
auto-aiuto per i disturbi d’ansia (vedi il capitolo “Libri e risorse”
alla fine di questo manuale).
Depressione e comportamenti
97
Modulo 4.2 – SCHEDA DI REGISTRAZIONE SETTIMANALE
DELLE ATTIVITÀ
Accanto a ogni attività riportare il punteggio P (piacevolezza) e U (utilità) usando la
scala 0 (per niente) – 10 (il massimo).
INIZIALI ______________________________________
SETTIMANA dal |__|__| |__|__| |__|__| al |__|__| |__|__| |__|__|
Ore
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
7-9
11-12
12-13
13-14
15-16
16-17
17-19
19-21
21-24
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9-11
98
Superare la depressione
Modulo 4.3 – SCHEDA DI REGISTRAZIONE SETTIMANALE
DELLE ATTIVITÀ
Accanto a ogni attività riportare il punteggio P (piacevolezza) e U (utilità) usando la
scala 0 (per niente) – 10 (il massimo).
INIZIALI ______________________________________
SETTIMANA dal |__|__| |__|__| |__|__| al |__|__| |__|__| |__|__|
Ore
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
7-9
11-12
12-13
13-14
15-16
16-17
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19-21
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9-11
5
DEPRESSIONE
E COMPORTAMENTI:
il metodo strutturato di soluzione
dei problemi e di raggiungimento
degli obiettivi
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La vita di tutti noi è quotidianamente costellata da problemi,
dalle piccole seccature come il traffico stradale o una perdita del
lavandino ai grandi problemi come trovare lavoro o pagare il mutuo della casa. Generalmente, comunque, lo stress viene ben tollerato grazie a una buona gestione delle risorse materiali e personali
disponibili.
A volte, però, queste situazioni diventano troppe o troppo pesanti da sostenere: generano stress eccessivo e la persona comincia
ad accusare la fatica di farvi fronte.
Abbiamo visto più volte come, tra i sintomi della depressione,
quello che spaventa di più e paralizza sia la sensazione di non avere le forze fisiche, emotive e mentali per affrontare talvolta anche
le più piccole mansioni quotidiane (cioè, di non essere all’altezza
o di essere inadeguati).
Il circolo vizioso che si instaura tra la sensazione di essere troppo sotto pressione, la diminuzione delle attività, la riduzione dei
rinforzi positivi e la flessione del tono dell’umore è stato affrontato nel capitolo precedente.
In questo capitolo vogliamo introdurre un altro aspetto fondamentale dei meccanismi della depressione, strettamente collegato al precedente: il rapporto tra lo stress, i problemi e il senso
di impotenza acquisito, allo scopo di interrompere un secondo
circolo vizioso della depressione, rappresentato nella figura 5.1.
100 Superare la depressione
DEPRESSIONE
DIFFICOLTÀ
AD AFFRONTARE I
PROBLEMI IN MODO
COSTRUTTIVO
Figura 5.1. L’incapacità di reagire appresa e la depressione.
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Martin Seligman è uno psicologo americano che per anni ha
studiato l’effetto delle avversità sul comportamento sia animale
che umano, giungendo alla formulazione della teoria dell’impotenza appresa e dello stile attributivo. Di quest’ultimo parleremo più avanti nel capitolo dedicato alle tecniche cognitive,
mentre in questo capitolo ci soffermeremo sulla prima.
Sulla base di esperimenti condotti su animali, Seligman avanzò l’ipotesi che l’uomo, di fronte a una situazione stressante, dapprima diventi ansioso e poi diventi depresso se si convince che è
impossibile controllarla o uscirne.
Nella prima parte dei suoi esperimenti, alcuni cani venivano
messi in una gabbia a due scomparti e sottoposti a stimoli fastidiosi o dolorosi, ad esempio un forte rumore o piccole scosse
elettriche, a cui non potevano sottrarsi qualunque cosa facessero.
Nella seconda parte, gli stessi cani, e altri non sottoposti prima ad
alcuna forma di condizionamento, venivano messi ancora nella
stessa gabbia, ma questa volta lo stimolo fastidioso o doloroso
era presente solo in uno dei due scomparti e lo si poteva evitare passando semplicemente nell’altro. Seligman vide che il comportamento degli animali era influenzato molto dall’esperienza
precedente: infatti, i cani che non l’avevano vissuta imparavano
rapidamente a saltare nell’altro scomparto, mentre quelli che avevano subito gli stimoli negativi inevitabili restavano accovacciati, passivi e lamentosi nello scomparto doloroso, pur avendo, in
questo caso, la possibilità di reagire.
Allo stesso modo, le persone che si trovano a dover risolvere
Depressione e comportamenti 101
5.2 PROBLEMI CONTROLLABILI E NON CONTROLLABILI
Le situazioni che ognuno di noi si trova quotidianamente a dover
affrontare possono essere distribuite su un continuum che va da
quelle totalmente sotto il nostro controllo a quelle che invece
sono completamente fuori da qualunque controllo volontario;
esempi di entrambi gli estremi sono alcuni movimenti muscolari,
alcune scelte (cosa mangiare, come vestirsi per la serata), l’antipatia di una persona nei nostri confronti o il clima.
In realtà, sono molti di più gli eventi che sfuggono al nostro
controllo, perché le variabili in gioco sono talmente tante che
nessuno di noi può arrivare a comandarle completamente, come
in fisica la teoria del caos ha ampiamente dimostrato (per un assaggio molto semplice e gradevole di questa affascinante materia
puoi guardare il film Jurassic Park o, ancora meglio, leggere il libro
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problemi che in realtà non hanno soluzione tendono a diventare
passive e rinunciatarie e, in seguito, a non cercare di risolvere
anche quei problemi che sarebbero affrontabili e alla loro portata. Seligman chiamò questa condizione impotenza appresa e
sostenne che questa può spiegare alcune forme di depressione: chi
è depresso, cioè, può avere avuto esperienze di impossibilità di
controllo di situazioni difficili, che lo hanno portato a convincersi di non avere le necessarie capacità per far fronte alle difficoltà
quando queste si manifestano.
Grazie a studi neuropsicologici si è anche scoperto come lo
stato di impotenza appresa sia accompagnato da cambiamenti
nella regolazione di neurotrasmettitori cerebrali, in particolare
della noradrenalina, che comporta una riduzione dell’iniziativa. È ancora fonte di grandi discussioni in ambito scientifico il
rapporto tra fattori biologici e fattori ambientali nel determinare
l’insorgenza dei disturbi mentali. È la biologia a determinare il
modo di funzionare della mente, come nei disturbi neurologici
(Alzheimer, epilessia, vari tipi di demenza), o sono le esperienze
di vita a modellare il cervello? Nel primo capitolo (vedi il paragrafo 1.3) abbiamo visto come molto probabilmente entrambi i
fattori si influenzino a vicenda, e le ricerche di Seligman hanno
dato un contributo significativo alla migliore comprensione della
depressione.
102 Superare la depressione
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di Michel Critchton - Garzanti editore, 1990 - se ti piace o ti
piaceva il genere avventura).
Generalmente, però, le persone sanno destreggiarsi abbastanza bene tra le infinite variabili e sanno manovrare efficacemente
quelle che possono controllare, lasciando al fato o al caso quelle
su cui, con tutta la buona volontà, non possono interferire. Ad
esempio, per affrontare il problema “acquistare una casa”, generalmente si cerca di fare in modo di avere quanto più denaro
possibile e di scegliere la miglior casa disponibile nel territorio
preferito compatibile con il proprio budget, affidandosi alla banca
che più sembra conveniente per il mutuo e all’agenzia immobiliare che più sembra affidabile, consapevoli, però, che non sarà mai
possibile acquistare la casa perfetta e non correre alcun rischio di
prendere una fregatura.
Le persone equilibrate sanno anche accettare con sufficiente
serenità il fatto che alcune situazioni siano inevitabili, come la
perdita di una persona cara o l’impossibilità di continuare una
relazione se l’altro non è più innamorato; il dolore che provano
per questi eventi ineluttabili viene considerato il naturale scotto
da pagare, accettato e nel tempo metabolizzato, con un rapido
ritorno a una soddisfacente serenità.
Le persone più vulnerabili alla depressione sono quelle che
non solo hanno vissuto esperienze negative, ma che di fronte a
situazioni difficili hanno cominciato a convincersi che, non potendo far sì che le cose andassero in un certo modo (generalmente
quello da loro desiderato, voluto o sperato), non fosse possibile
fare niente. Sono persone cioè che, a causa di certe esperienze
per loro particolarmente stressanti o dolorose, è come se avessero
perso la capacità di distinguere ciò che è direttamente controllabile da ciò che è ineluttabile, passando da un estremo «se voglio
posso» all’altro «non posso neanche se voglio».
Ovviamente non è un atteggiamento deciso a tavolino e razionalmente applicato, perché ha a che fare con esperienze precoci
di vita e, nel corso degli anni, con meccanismi molto complessi
in cui intervengono fattori biologici, genetici, ambientali e psicologici; generalmente, quindi, la persona non si accorge di questo suo modo di far fronte alle cose, perché magari, nel tempo,
ha sviluppato strategie compensatorie abbastanza efficaci (come
Depressione e comportamenti 103
evitare sempre le situazioni incerte e affidarsi molto ad altre persone, oppure - al contrario - contare esclusivamente su se stessi e
programmare tutto nei minimi dettagli).
Prima o poi, però, capita quel periodo o quell’insieme di eventi che, contro ogni volontà, sfuggono a un controllo troppo rigido o all’evitamento; il senso di impotenza, allora, si insinua
fino a sgretolare il senso di autoefficacia, i problemi rimangono
irrisolti, si cronicizzano e si aggravano, e la depressione trova la
strada aperta.
PROBLEM SOLVING
Dalla lunga introduzione che abbiamo fatto finora si può concludere che i problemi non risolti, o risolti in modo insoddisfacente,
possono suscitare ansia e scoraggiamento fino a provocare la depressione; a sua volta, quest’ultima rende più difficile affrontare
i problemi.
Poiché la depressione è strettamente legata al senso di impotenza acquisita, per spezzare il circolo vizioso “problemi irrisolti/senso di impotenza/depressione” è importante ricominciare a
prendere in mano i problemi che assillano, entrando nell’ottica
di iniziare a risolvere quelli per cui ci sono delle possibilità reali di
soluzione, magari non perfette, ma almeno parzialmente efficaci
e attuabili in breve tempo con le risorse disponibili.
Uno strumento che si è dimostrato utile sotto molti aspetti
per questo scopo è il cosiddetto metodo di soluzione strutturata dei problemi e raggiungimento degli obiettivi (o “problem
solving”). Tale metodo, infatti, aiuta chi è depresso non solo a
migliorare la sua capacità di affrontare e risolvere i problemi risolvibili, distinguendoli da quelli irrisolvibili, ma anche ad avere
un approccio agli stessi costruttivo e orientato alle “soluzioni”,
piuttosto che uno controproducente quale quello costituito dalla ruminazione (vedremo meglio questi aspetti nel capitolo 9).
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5.3 IMPARARE A CONTROLLARE IL CONTROLLABILE
(E AD ACCETTARE L’INCONTROLLABILE) CON IL
104 Superare la depressione
5.4 ALCUNE CONDIZIONI DI BASE PER APPLICARE IL
PROBLEM SOLVING
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• Puoi usare il problem solving sia individualmente sia in un
contesto di gruppo (quest’ultima modalità è consigliabile
se i problemi/obiettivi coinvolgono anche altre persone, se
sono complessi o se da solo non riesci a trovare soluzioni
alternative: ad esempio, con i parenti potresti affrontare il
problema di dove trascorrere le prossime vacanze e con i
colleghi quello di come organizzare la prossima relazione di
fine anno).
• Se lo applichi con altri, bisogna che tutti siano al corrente
delle caratteristiche del metodo, impegnandosi a collaborare
nel definire il problema/obiettivo e nel cercare una soluzione che soddisfi il più possibile, o almeno che non scontenti
troppo tutti.
• Sia individualmente che in gruppo, è meglio organizzare
una seduta di problem solving in un momento preciso della
giornata, specie se il problema è serio: ad esempio, non cercare di applicarlo mentre guidi o cucini la cena, e assicurati
che non ci siano troppe fonti di distrazione (spegni la televisione e, se hai bambini piccoli, assicurati che ci sia qualcuno
che si prenda cura di loro o che siano già andati a letto).
Un buon momento può essere la sera dopo cena, se non sei
troppo stanco, o il pomeriggio di un giorno festivo; considerando che una seduta di problem solving ben condotta
normalmente non dura più di 20-30 minuti, con un po’ di
buona volontà e organizzazione può essere anche un breve
momento di comunione o di riflessione costruttiva.
• Se lo fai da solo, è opportuno che comunichi le tue difficoltà
e le tue soluzioni a tutti coloro che sono gioco forza coinvolti nel problema, magari usando delle tecniche assertive
illustrate nel capitolo 11.
• Ti conviene definire in anticipo ciò di cui vuoi discutere, in
modo da evitare di divagare e di cominciare a “ruminare” su
una serie di problemi interconnessi, altrimenti alla fine non
ne affronterai nemmeno uno e ti sentirai solo sopraffatto
dalla catena delle difficoltà.
Depressione e comportamenti 105
5.5 LE SEI TAPPE DEL PROBLEM SOLVING
Il metodo strutturato di soluzione dei problemi e definizione degli obiettivi è composto da 6 tappe, sintetizzate nel modulo riportato alla fine di questo capitolo.
Nei successivi paragrafi cercheremo di descriverne ogni singola tappa; quindi, prendendo il caso di Mario, illustreremo come
tutto il processo si possa applicare a un problema (a ciò seguirà
un esercizio da completare).
Fase 1. Definire il problema o l’obiettivo
Di solito questa è la fase più delicata del metodo, perché facil-
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• Poiché scrivere aiuta a chiarirsi le idee, favorisce il fatto di
ricordarsi con maggior precisione le decisioni prese e aiuta
a non divagare, è utile usare il modulo riportato alla fine di
questo capitolo. Con il tempo e la pratica memorizzerai la
sequenza delle tappe e, almeno per i problemi più semplici,
non ti sarà più necessario ricorrere a carta e penna, salvo
riprenderle ogni volta che ti troverai davanti a problemi più
complessi.
• Considera solo un problema per volta e passa al successivo
solo dopo che hai risolto il precedente o quando questo è
in fase di risoluzione; in questo modo eviterai di disperdere
energie preziose e di fare confusione, oltre che di venire sopraffatto dalla sensazione di avere troppe cose da sistemare.
• All’inizio non prendere decisioni troppo importanti, come
cambiare lavoro o divorziare, che è opportuno rimandare
a quando la depressione sarà passata. Scegli invece un problema relativamente semplice che non ti coinvolga troppo
emotivamente, tipo “come trascorrere il sabato pomeriggio”
oppure “ricominciare a tenere in ordine la casa”.
• Infine, non demoralizzarti se, quando cominci ad applicare
il metodo, il tuo umore all’inizio sembrerà non migliorare:
come ogni metodo, anche il problem solving ha bisogno di
un po’ di tempo per essere ben appreso e automatizzato;
inoltre, stai per riaffrontare problemi che magari stavi evitando o rimandando da tempo, quindi è naturale che ti possa sentire turbato.
106 Superare la depressione
mente, nel pensare ai problemi, si può cadere nel meccanismo
nefasto della ruminazione, cioè del continuare a pensare alle proprie difficoltà in un crescendo di ansia e sconforto. Nel capitolo 9
vedremo come imparare a non cadere in questa trappola.
Per ora è sufficiente che tu cerchi di seguire i seguenti suggerimenti:
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• Quando decidi di affrontare un problema cerca di rispondere nel modo più conciso possibile a domande del tipo:
«Qual è il problema che mi assilla?»; «Se dovessi raccontare
a qualcuno cosa mi fa star male, cosa direi?»; «Cosa mi aiuterebbe a stare meglio?»; «Cosa potrei cambiare per sentirmi
meglio?».
• Nel rispondere alle domande del punto precedente, trasforma ogni problema nell’obiettivo che vorresti raggiungere se
il problema fosse risolto (ad esempio, il problema “Mi annoio” può essere trasformato nell’obiettivo molto più concreto
“Vorrei trovare qualcosa di interessante da fare almeno tre
pomeriggi alla settimana”; il problema “Non ho un lavoro”
può essere trasformato in “Trovare un lavoro part time in città” e il problema “Sono sovrappeso” in “Dimagrire di 5 chili”). Questo semplice accorgimento permette di vedere non
tanto l’ostacolo, che sottolinea le difficoltà, ma l’obiettivo da
raggiungere, cioè la soddisfazione alla fine della fatica.
• Cerca anche di definire il problema/obiettivo in modo specifico, perché ciò riduce il rischio di andare fuori strada
e rende più facile decidere se il problema è stato risolto o
l’obiettivo raggiunto. Ad esempio, evita problemi/obiettivi
vaghi come “Vorrei stare meglio” o “Il mio capo mi tratta
male”, e ridefiniscili in termini di specifici comportamenti
che vorresti avere o di specifiche emozioni/sensazioni che
vorresti provare, come “Vorrei sentirmi meno stanco” o “Il
mio capo vuole che faccia gli straordinari anche domani, ma
io non sono d’accordo”.
• Se l’obiettivo è complesso o richiede molto tempo, suddividilo in sotto-obiettivi, ciascuno dei quali raggiungibile
in tempi relativamente brevi. Ad esempio, se l’obiettivo è
trovare un nuovo lavoro, il primo sotto-obiettivo potrebbe
Depressione e comportamenti 107
essere quello di decidere che tipo di lavoro cercare, un secondo come raccogliere informazioni sui lavori disponibili,
e così via.
• Pensa a cosa vorresti cambiare nel presente per migliorare
il futuro, senza badare troppo a quando il problema si è
manifestato o alle sue cause remote; ad esempio, l’obiettivo
“Uscire di più con le amiche” è preferibile al problema “Incapacità in passato di stare in compagnia”.
Esempi di problemi/obiettivi
Possibili problemi
Preoccupazione per la propria salute
Possibili obiettivi
Fare attività fisica regolare
mangiare più sano
Problemi finanziari
Eliminare qualche spesa non
necessaria
trovare nuove fonti di reddito
oppure
oppure
Fatica a stare solo
Trovare un'attività che permetta di
passare qualche ora in compagnia di
qualcuno
Momenti di ansia
Trovare come rilassarsi
Difficoltà di rapporto con il coniuge
Come discutere con lui/lei del fatto
che...
Come puoi notare, alcuni esempi sono piuttosto circoscritti,
mentre altri lasciano intuire che si tratti di problemi più complessi e che vadano pertanto divisi in sotto-obiettivi.
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Per aiutarti a definire i tuoi problemi/obiettivi, nel capitolo
2 hai compilato il modulo 2.3 “Aiuto per l’identificazione delle
priorità” e il modulo 2.4 “Aiuto a definire gli obiettivi”. Puoi fare
riferimento ad essi per cominciare a definire un piccolo problema in termini di obiettivo da raggiungere (magari quello che hai
scritto al punto 6 “Che cosa potresti fare per iniziare”).
A scopo puramente dimostrativo, di seguito riportiamo alcuni
esempi che potrebbero aiutarti:
108 Superare la depressione
Se da solo fatichi a identificare chiaramente dei problemi/
obiettivi, ti suggeriamo di parlarne con le persone di cui hai fiducia, coinvolgendole magari in una vera seduta di problem solving.
Fase 2. Fare il “brainstorming” o proporre soluzioni
“a ruota libera”
Fase 3. Valutare le soluzioni
In questa fase si discutono brevemente i vantaggi e gli svantaggi
di ognuna delle soluzioni proposte, scrivendoli sul retro del modulo, dopo aver diviso la pagina a metà e aver scritto “Vantaggi”
e “Svantaggi” in testa a ogni colonna.
Anche in un contesto di gruppo, cerca di considerare il “peso
soggettivo” di ogni vantaggio e svantaggio di ciascuna soluzione,
usando i simboli +, ++, +++, che indicano quanto ogni partecipante ritiene importante e significativo quel vantaggio o quello
svantaggio. Da solo è ovviamente più semplice, perché puoi considerare solo la tua valutazione.
Tieni sempre presente che nessuna soluzione sarà ideale e che
anche le proposte apparentemente più valide avranno degli inconvenienti, mentre altre, a prima vista più scadenti, avranno
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Il brainstorming, che letteralmente significa “tempesta di idee”,
serve a liberare la creatività nell’individuazione delle soluzioni.
Se la seduta di problem solving è di gruppo, durante questa
fase, a turno e senza discutere o criticare in alcun modo le
proposte, i partecipanti elencano le idee che vengono loro in
mente, comprese quelle che possono sembrare impraticabili o
anche assurde; spesso, da soluzioni di questo tipo si origina una
proposta originale ed efficace. Chi al suo turno non ha proposte
può astenersi dall’intervenire.
Se invece sei da solo, può capitare, un po’ per mancanza di
allenamento, un po’ perché la depressione tende a spegnere la
fantasia, che tu faccia fatica a individuare più soluzioni alternative; in questo caso non demoralizzarti, ma piuttosto chiedi a
qualcuno che consideri dotato di buon senso come affronterebbe lui quel problema. Cerca di individuare per ogni problema/
obiettivo un numero di soluzioni possibili compreso tra quattro
e otto.
Depressione e comportamenti 109
anche dei vantaggi, ad esempio quello di dare un po’ di sollievo
a breve termine.
Fase 4. Scegliere la soluzione “migliore”
Fase 5. Mettere in pratica la soluzione scelta
Il motivo più comune per cui i tentativi di soluzione di solito
falliscono è la mancanza di un buon piano esecutivo (questo va
quindi formulato in dettaglio). Può capitare, ad esempio, di non
riuscire a uscire a cena con gli amici solo perché nessuno ha prenotato il ristorante per tempo.
Nel pianificare la messa in pratica della soluzione scelta, è buona norma dividere la stessa in tanti compiti intermedi e stabilire
chi deve fare che cosa e quando. È necessario pensare in anticipo
ai possibili ostacoli e a come superarli, e stabilire anche come e
quando verificare lo stato di avanzamento del piano. Può anche
essere utile incaricare qualcuno di ricordare le scadenze a chi si
è preso un impegno. Nel caso in cui alcuni passi del piano ti
risultino difficili (ad esempio telefonare per un reclamo), puoi
provare prima a simulare la chiamata con qualcuno che si imbarazza meno in queste situazioni, per avere qualche suggerimento
da adattare poi al tuo modo di essere.
Fase 6. Verifica del piano
Spesso i problemi non si risolvono e gli obiettivi non si raggiungono al primo tentativo. È perciò necessario fissare dei momenti di verifica, una data precisa (tra 3 mesi, tra un mese, tra 15
giorni) in cui valutare se si sono raggiunti i risultati voluti o se si
sono incontrati degli ostacoli imprevisti o più difficili di quanto
atteso.
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Dopo aver soppesato i pro e i contro di ciascuna soluzione, scegli
quella che appare applicabile presto, senza troppe difficoltà, e che
ha più crocette vantaggiose, anche se non risolve del tutto il problema; ciò che imparerai potrà servire in seguito per avvicinarti
ancora di più alla soluzione più soddisfacente. A volte è possibile combinare più soluzioni. Ricorda sempre che la soluzione
“migliore” non è quella ideale, ma quella attuabile e che può
dare risultati in tempi brevi con le risorse disponibili.
110 Superare la depressione
Riquadro 5.1. Domande per capire se il piano è ben fatto e completo
1. È disponibile tutto ciò che serve (tempo, denaro, materiali, abilità) o
almeno si sa come procurarselo?
2. Tutte le persone che dovrebbero contribuire al piano sono d’accordo
nel collaborare?
3. Per ogni fase, si sa chi deve fare cosa e chi eventualmente gli deve ricordare di farlo?
4. Sono stati definiti tempi e scadenze?
5. Sono stati individuati gli ostacoli che si potrebbero presentare nelle
varie fasi del piano?
6. Si è stabilito cosa fare per superare gli eventuali ostacoli?
7. Le persone che devono attuare il piano (in primo luogo te stesso) si
sono esercitate nelle attività più difficili da fare (ad esempio, fare un
colloquio con una possibile baby sitter)?
8. Le persone che devono attuare il piano (in primo luogo te stesso) hanno deciso come premiarsi e gratificarsi per gli sforzi fatti e i risultati
raggiunti?
9. Le persone che devono attuare il piano (in primo luogo te stesso) hanno stabilito quando fare le verifiche dello stato di avanzamento del
piano?
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Tenendo presente la tua difficoltà, a causa della depressione,
a mantenere una motivazione sufficientemente forte e duratura,
ricordati di congratularti con te stesso o, meglio ancora, di gratificarti con qualche piccolo rinforzo, anche per risultati piccoli,
anche solo per il fatto di star provando a cambiare qualcosa nella
tua vita. Inoltre, prevedi una ricompensa a obiettivo raggiunto
(ad esempio un libro o una serata fuori) che ti sproni a perseverare nell’impegnarti a combattere la depressione.
Anche congratularsi ed esprimere sentimenti positivi nei confronti di chi sta cercando di aiutarti facilita un’atmosfera distesa
tra voi, rinfranca l’umore di tutti e rinforza il desiderio altrui di
continuare a darti una mano.
I consigli del riquadro seguente possono servire a verificare
il piano e a modificarlo in caso di difficoltà, mentre quelli del
riquadro successivo aiutano a vivere in modo costruttivo un eventuale parziale insuccesso.
Depressione e comportamenti 111
Riquadro 5.2. Raccomandazioni utili per la verifica del piano quando qualcosa
non è riuscito
5.6. ESEMPIO DI APPLICAZIONE DEL METODO
STRUTTURATO DI SOLUZIONE DEI PROBLEMI
Mario, dopo aver cominciato a sentirsi un po’ meglio e più attivo
seguendo il programma di trattamento, ha deciso di prendere in
considerazione i problemi che lo opprimevano.
All’inizio del programma, nel modulo 2.3 “Aiuto per l’identificazione delle priorità”, ha segnato come problemi più importanti:
1. Ho problemi di lavoro (l’ho perso!)
2. Ho problemi finanziari
3. Non riesco ad adattarmi a un cambiamento recente nella
mia vita (mobilità sul lavoro)
Anche se il problema che considerava fondamentale era quello
di essere senza lavoro, ha deciso di non affrontarlo per primo,
perché lo angosciava troppo e lo faceva sentire troppo impotente;
ha scelto invece di concentrarsi inizialmente sul problema “Ho
problemi finanziari”.
In seguito, Mario ha preso in considerazione il fatto che, finché
non avesse trovato un altro lavoro, poteva occuparsi svolgendo altre
attività: facendo il problem solving ha deciso di continuare a cercare
lavoro e, contemporaneamente, di offrirsi come consulente gratuito per l’associazione di volontariato fondata da un suo amico.
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• Considera non solo quello che è andato male, ma anche quello che è
riuscito.
• Se qualcosa è andato male, ammetti di sentirti deluso, ma non trasformare la delusione in depressione e un semplice insuccesso in catastrofe.
Pensa che i risultati insoddisfacenti sono dovuti spesso a una cattiva
pianificazione e non a incapacità personali. Basati sul presupposto che
ognuno fa del suo meglio.
• Vivi ogni tentativo che non è riuscito del tutto come un parziale successo e come un’occasione per imparare.
• Modifica il piano.
• Prova ancora il più presto possibile.
112 Superare la depressione
Modulo 5.1 – METODO STRUTTURATO DI RAGGIUNGIMENTO
DI OBIETTIVI E SOLUZIONE DI PROBLEMI
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Vendere l’auto____________________________________________
Eliminare la birra dalla spesa ________________________________
Non accendere più il riscaldamento_____________________________
Non andare in vacanza quest’anno_____________________________
Scegliere solo prodotti in offerta quando si fa la spesa _______________
Cambiare supermercato con uno più economico ___________________
Terza fase: VALUTARE CIASCUNA DELLE SOLUZIONI PROPOSTE. Prendere in esame ciascuna delle soluzioni proposte e discuterne brevemente vantaggi e
svantaggi; scrivere poi la soluzione o la combinazione di soluzioni migliore
tra quelle facilmente attuabili. Come esempio di esercitazione riportiamo
anche le valutazioni dei vantaggi e degli svantaggi (le crocette a fianco di
ogni frase rappresentano il “peso soggettivo” o “peso emotivo”, che può aiutare a far pendere la bilancia a favore di una soluzione piuttosto di un’altra
in caso di numero uguale di vantaggi e/o svantaggi)
Soluzione 1 Vantaggi: si risparmia molto +++
Svantaggi: mia moglie la usa per lavoro +++
abitiamo in una zona poco servita dai mezzi pubblici +++
Soluzione 2 Vantaggi: è un prodotto non necessario ++
mi fa anche male +
Svantaggi: non fa risparmiare abbastanza ++
Soluzione 3 Vantaggi: si risparmia molto +++
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Prima fase a): DEFINIRE IL PROBLEMA DA AFFRONTARE. Discutere i vari problemi (o gli obiettivi che si potrebbero raggiungere se i problemi fossero
risolti) e quindi scrivere qui, in modo specifico e chiaro, l’obiettivo da raggiungere o il problema da affrontare.
Le entrate finanziarie in famiglia sono diminuite: dobbiamo spendere meno.
Prima fase b): PRECISARE LA TAPPA CHE SI INTENDE AFFRONTARE. Se si tratta
di un obiettivo o di un problema che richiede molto tempo, suddividerlo e
specificare qui il primo sotto-obiettivo.
Come risparmiare almeno 100 euro al mese.
Seconda fase: FARE UN ELENCO DI TUTTE LE POSSIBILI SOLUZIONI. È la fase di
brainstorming. Scrivere tutte le idee che vengono in mente, anche quelle apparentemente sciocche o assurde. Non criticare e commentare le proposte.
Depressione e comportamenti 113
Svantaggi: il clima dove abitiamo è troppo freddo +++
non è giusto verso moglie e figlio +++
i miei familiari non accetterebbero +++
Soluzione 4 Vantaggi: risparmieremmo abbastanza ++
Svantaggi: non è giusto verso la mia famiglia +++
i miei familiari non accetterebbero +++
Soluzione 5 Vantaggi: si risparmia abbastanza +++
Svantaggi: non sempre si desiderano i prodotti in offerta +
già un po’ lo facciamo +
Quarta fase: SCEGLIERE LA SOLUZIONE. Trascrivere quale soluzione sembra la
più praticabile, la più opportuna, la più semplice e potenzialmente “migliore”.
Soluzioni scelte: la 2 e la 5.
Quinta fase: PROGRAMMARE COME ATTUARE LA SOLUZIONE PRESCELTA
(RIVEDERE IL RIQUADRO 5.1)
a) Risorse da ottenere e informazioni da procurarsi all’inizio.
Conservare i volantini promozionali e portarli quando si fa la spesa.
b) Chi farà che cosa e quando (Precisare anche le eventuali esercitazioni
da fare all’inizio).
Mia moglie controllerà che io non metta nel carrello della spesa la birra.
c) Chi ricorda gli impegni e quando.
Io comunicherò alla famiglia la proposta. Io lascerò in auto i volantini promozionali.
d) Ostacoli o difficoltà a cui prepararsi.
Moglie e figlio sono “affezionati” ad alcune marche.
e) Premi, gratificazioni, riconoscimenti. Ricordarsi di esprimere apprezzamento per ogni sforzo fatto. Esprimere gratitudine reciproca per la disponibilità
a partecipare. Maria procurerà una scatola di cioccolatini da consumare insieme
durante la riunione. Se funziona, si stabilirà una piccola somma come mancia.
f ) Date di verifica: Prima tra un mese _____ Seconda tra 4 mesi _____
Sesta fase: VERIFICARE COME SONO ANDATE LE COSE ed eventualmente rivedere il piano.
Il problema è risolto? Se sì, farsi reciprocamente i complimenti; se no, rivedere
cosa è andato storto ed eventualmente applicare la soluzione alternativa (rivedere il riquadro 5.2).
5.3).
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Soluzione 6 Vantaggi: risparmieremmo di più +
Svantaggi: ci troviamo bene dove andiamo ++
quello più economico è più scomodo e lontano ++
114 Superare la depressione
Per far fronte al problema “Non ho un lavoro”, attraverso il
problem solving ha stabilito che poteva continuare a cercarlo sia
attraverso i canali tradizionali (offerte di lavoro sui giornali, agenzie interinali) che attraverso le persone che già conosceva o che
andava incontrando nel tempo.
5.7 MI ESERCITO CON IL PROBLEM SOLVING
Di seguito è riportato un esempio da completare: dopo aver fotocopiato il modulo vuoto a fine capitolo e aver copiato le parti già
suggerite, completalo in quelle mancanti.
La mamma di un bimbo di 4 mesi si sente sopraffatta dalla sensazione
di non farcela più perché suo figlio si sveglia anche 4 volte per notte e
lei non riesce a dormire a sufficienza. È quindi molto stanca e nervosa,
e di giorno fatica a sbrigare le faccende di casa e ad accudire il figlio.
PROBLEMA: non dormire/riposare abbastanza.
OBIETTIVO: riuscire a dormire 7 ore al giorno.
POSSIBILI SOLUZIONI:
• far alzare il marito di notte;
• lasciar piangere il bambino;
• fare un pisolino il pomeriggio e la mattina quando anche il
bimbo dorme;
• pagare una tata/colf;
• una notte a settimana andare a dormire dalla mamma;
• una notte a settimana portare dalla nonna il bimbo;
• altre soluzioni.............................
Ti proponiamo un’altra situazione problematica affrontabile con
la tecnica del problem solving: prova a seguire tutte e 6 le tappe.
Esercizio 2: “L’uomo senza auto”
Un uomo lavora in una grossa ditta di riparazioni e fino a ieri gli
hanno lasciato usare l’auto aziendale. I suoi capi hanno però deciso
che dal mese prossimo potrà usarla solo per gli spostamenti sede/clien-
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Esercizio 1: “La mamma affaticata”
Depressione e comportamenti 115
ti/sede e dovrà lasciarla nel parcheggio della ditta a fine lavoro. La
moglie ha l’auto ma le serve per lavorare. Abita a 10 Km dal posto
di lavoro.
Problema:
Obiettivo:
Possibili soluzioni:
Quando ti sembrerà di aver compreso il funzionamento della
tecnica, potrai iniziare ad applicare il metodo a un tuo problema
personale. Prendi un modulo in bianco e prova a compilarlo insieme a una persona di fiducia che sta collaborando con te nel fare
pratica con questo manuale. Ti raccomandiamo di iniziare a esercitarti scegliendo un problema concreto e semplice: in questo momento, l’obiettivo principale è quello di impratichirti con la tecnica, non di risolvere subito i problemi più grossi che ti affliggono.
Come Mario, a mano a mano che ti sentirai più disinvolto, potrai
prendere in considerazioni problemi più complessi o delicati.
5.8. COMPITI A CASA: “COMBATTO LA DEPRESSIONE
AFFRONTANDO I PROBLEMI CON METODO E UNO ALLA
VOLTA”
• Da ora in poi, ogni volta che ti trovi di fronte a un problema,
non farti subito prendere dallo sconforto e dai ragionamenti
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Problema: dalla settimana prossima non avrò più l’auto aziendale (problema pratico).
Obiettivo: raggiungere il posto di lavoro.
Possibili soluzioni:
• vado con i mezzi pubblici;
• compro una motocicletta;
• vado in bici;
• compro un’altra auto;
• mi accordo con un collega per andare con lui;
• cerco un altro posto di lavoro che mi offra l’auto aziendale.
116 Superare la depressione
•
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•
pessimistici e, soprattutto, non confonderlo con altri; usa,
piuttosto, il metodo di soluzione strutturata dei problemi:
anche se non troverai soluzioni soddisfacenti, almeno saprai
di averlo affrontato nel modo più efficace possibile.
Sul diario fai un elenco dei problemi che ti assillano o degli
obiettivi che vorresti raggiungere, cercando di metterli in
scala gerarchica, da quelli più semplici e facilmente risolvibili o raggiungibili a quelli più delicati e complessi.
Affronta un problema alla volta.
Se bevi alcolici o prendi droghe, considera questo comportamento un problema da risolvere tra i più urgenti perché,
qualunque sia il loro effetto iniziale, dopo un po’ di tempo
tutte le sostanze psicotrope come alcool e droghe portano a
un abbassamento del tono dell’umore, quindi incancreniscono la depressione invece di eliminarla. Se proprio non
ci riesci da solo, valuta, tra le soluzioni possibili, quella di
rivolgerti a un centro specializzato come il Ser.T. (Servizio
Tossicodipendenze) o alle associazioni di auto-aiuto presenti
sul tuo territorio di residenza.
A parte l’eventuale problema di abuso di sostanze (da considerare prioritario), comincia da quello più facile e cerca di
trovare una soluzione applicando il metodo a sei tappe.. Fai
un po’ di fotocopie del modulo da tenere pronte all’uso; con
la pratica e l’esperienza, in futuro ti sarà sufficiente un semplice foglio di carta. Procedi lungo la lista a mano a mano
che i problemi vengono risolti.
Continua a monitorare l’umore, utilizzando settimanalmente il questionario K10 e giornalmente il grafico dell’umore,
in cui puoi segnare cosa influisce positivamente o negativamente sul tuo stato d’animo.
Continua a tenere in equilibrio le attività P e le attività U.
Se cominci a tentennare nella tua decisione di combattere
la depressione con un metodo che ti sembra troppo impegnativo o difficile, rivedi l’elenco delle ragioni che ti hanno
portato a iniziare questa fatica (vedi la fine del capitolo 2).
Depressione e comportamenti 117
Modulo 5.2 - METODO STRUTTURATO DI RAGGIUNGIMENTO
DI OBIETTIVI E SOLUZIONE DI PROBLEMI
Prima fase a): DEFINIRE IL PROBLEMA DA AFFRONTARE. Discutere i vari problemi (o gli obiettivi che si potrebbero raggiungere se i
problemi fossero risolti) e quindi scrivere qui, in modo specifico e chiaro,
l’obiettivo da raggiungere o il problema da affrontare
_________________________________________________________
Seconda fase: FARE UN ELENCO DI TUTTE LE POSSIBILI SOLUZIONI. È la fase di brainstorming. Scrivere tutte le idee che vengono in
mente, anche quelle apparentemente sciocche o assurde. Non criticare e
commentare le proposte.
1- _______________________________________________________
2- _______________________________________________________
3- _______________________________________________________
4- _______________________________________________________
5- _______________________________________________________
6- _______________________________________________________
Terza fase: VALUTARE CIASCUNA DELLE SOLUZIONI PROPOSTE. Prendere in esame ciascuna delle soluzioni proposte e discuterne brevemente vantaggi e svantaggi.
1- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
2- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
3- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
4- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
5- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
6- Vantaggi ___________________ Svantaggi ____________________
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Prima fase b): PRECISARE LA TAPPA CHE SI INTENDE AFFRONTARE. Se si tratta di un obiettivo o di un problema che richiede molto
tempo, suddividerlo e specificare qui il primo sotto-obiettivo.
_________________________________________________________
118 Superare la depressione
Quarta fase: SCEGLIERE LA SOLUZIONE. Trascrivere quale soluzione
sembra la più praticabile, la più opportuna, la più semplice e potenzialmente “migliore”.
_________________________________________________________
Quinta fase: PROGRAMMARE COME ATTUARE LA SOLUZIONE
PRESCELTA
a) Risorse da ottenere e informazioni da procurarsi all’inizio.
_________________________________________________________
c) Chi ricorda gli impegni e quando.
_________________________________________________________
d) Ostacoli o difficoltà a cui prepararsi.
_________________________________________________________
e) Premi, gratificazioni, riconoscimenti. Ricordarsi di esprimere apprezzamento per ogni sforzo fatto.
_________________________________________________________
f ) Date di verifica:
Prima ______________ Seconda _____________
Sesta fase: VERIFICARE COME SONO ANDATE LE COSE ed eventualmente rivedere il piano.
_________________________________________________________
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b) Chi farà che cosa e quando. Precisare anche le eventuali esercitazioni da
fare all’inizio.
_________________________________________________________
_________________________________________________________
_________________________________________________________
STRATEGIE COGNITIVE
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PARTE III
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6
DEPRESSIONE E PENSIERI:
individuare il legame fra eventi,
pensieri ed emozioni e costruire gli ABC
DEPRESSIONE
SINTOMI
COGNITIVI
Pensieri automatici
negativi
6.1 L’ABC DEL COGNITIVISMO
Secondo il modello cognitivo-comportamentale esiste un preciso
collegamento tra gli eventi di vita, le emozioni e i comportamenti
delle persone, costituito dal modo soggettivo con cui queste ultime interpretano ciò che accade loro.
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Nei capitoli precedenti abbiamo visto alcune strategie per iniziare di nuovo ad apprezzare alcune cose della vita e per risolvere i
primi problemi.
Nei prossimi due capitoli prenderemo in considerazione il tuo
modo di ragionare su te stesso e sul mondo e le tecniche cognitive
più efficaci per modificarlo e renderlo meno distruttivo, intervenendo su un altro dei circoli viziosi della depressione:
122 Superare la depressione
Normalmente si pensa che le emozioni, i sentimenti e i comportamenti di una persona siano una diretta e automatica conseguenza degli eventi e delle situazioni vissute, come nel seguente
esempio:
La terapia cognitivo-comportamentale afferma invece che,
come nell’alfabeto tra la A e la C c’è la B, anche tra l’evento attivante A e la conseguenza C interviene una B, che nella lingua
inglese sta per Belief (letteralmente credere, ritenere); in italiano
non esiste un termine equivalente che inizi con la B, perciò questa parola si traduce con pensieri, valutazioni, credenze o cognizioni. In questo contesto specifico, per pensieri si intendono le
cose che dici a te stesso quando ti succede qualcosa, come valuti
una certa esperienza, ciò che ritieni vero e reale.
La sequenza completa e corretta dell’esempio precedente perciò diventa:
Situazione o evento attivante A
Ti accorgi di aver fatto un errore nella relazione di lavoro che hai preparato
Ø
Pensieri o interpretazioni B sull’evento A
«Sono proprio uno stupido! Il capo si arrabbierà moltissimo e perderò
il posto!»
Ø
Conseguenze C determinate dall’evento A
Emozioni: ansia, tristezza.
Comportamenti: rifuggire il capo, cercare una scusa per non consegnare
la relazione.
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Situazione o evento attivante A
Ti accorgi di aver fatto un errore nella relazione di lavoro che hai
preparato.
Ø
Conseguenze C determinate dall’evento A
Emozioni: ansia, tristezza.
Comportamenti: rifuggire il capo, cercare una scusa per non consegnare
la relazione.
Depressione e pensieri 123
Persone diverse possono avere pensieri diversi di fronte allo
stesso evento e di conseguenza modi diversi di reagire, come nel
seguente esempio.
Quattro persone aspettano l’autobus alla fermata. Quando lo
vedono avvicinarsi, gli fanno cenno di fermarsi, ma l’autista prosegue continuando la sua corsa:
Poiché è lo stesso evento ad aver prodotto quattro reazioni
diverse, non si può dire che sia stato direttamente questo ad
averle prodotte, ma è più plausibile che esse siano state provocate dal diverso modo con cui le quattro persone lo hanno
interpretato e cioè:
• la prima persona potrebbe aver pensato: «L’autista doveva
fermarsi! Adesso per colpa sua arriverò tardi a un appuntamento importante!»;
• la seconda: «Arriverò tardi, non riuscirò a finire in tempo
tutto quello che devo fare e verrò giudicato male dal capo e
dai colleghi»;
• la terza: «Arriverò in ritardo. Vedrò cosa posso fare per recuperare e comunque adesso non ci posso fare nulla. Ne
approfitterò per leggere un articolo che mi interessa»;
• la quarta: «Lo sapevo, nemmeno oggi sono stato capace di
organizzarmi come si deve. Sono proprio un incapace».
Questa modalità di valutare gli eventi che influenza la reazione
ad essi è una caratteristica particolarmente sviluppata e condivisa da ogni essere umano; in psicologia clinica si è constatato
come, indipendentemente dalle reali conseguenze, quanto più i
modi di interpretare la realtà sono rigidi, inflessibili, categorici, estremi, tanto più essi determinano emozioni intense e
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• La prima persona si arrabbia e alza i pugni imprecando.
• La seconda diventa ansiosa e comincia a camminare nervosamente avanti e indietro.
• La terza alza le spalle e continua a leggere il giornale.
• La quarta abbassa la testa e comincia sommessamente a
piangere.
124 Superare la depressione
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comportamenti coerenti con esse. Sempre riferendosi all’esempio precedente, quanto più la prima persona sarà convinta di
star subendo un torto, tanto più si sentirà arrabbiata e portata
di conseguenza a sbraitare o addirittura a scrivere una denuncia
ai giornali sul disservizio subito; la seconda si sentirà sempre più
nel panico quanto più sarà convinta che il suo ritardo comporterà
conseguenze catastrofiche e irrimediabili sulla sua vita; la terza
sarà tanto più tranquilla e tollerante quanto più sminuirà le conseguenze del ritardo; la quarta sarà tanto più depressa quanto più
si convincerà che per lei non ci sono più speranze di riscatto.
Tutte le persone che sviluppano un disturbo mentale o emotivo tendono ad avere un modo di pensare a ciò che capita loro
troppo rigido, estremo, catastrofico e negativo rispetto alla realtà,
modo che, per questo motivo, viene definito disfunzionale (per
sottolineare il fatto che è controproducente, cioè che non aiuta
ad affrontare meglio l’evento o la situazione, e fa star male inutilmente). Al contrario, i pensieri cosiddetti funzionali sono più realistici, più costruttivi, più flessibili e, in ultima analisi, più utili.
Se ti senti spesso ansioso, infelice o arrabbiato, se di solito
tendi ad aspettarti il peggio, se reagisci in modo eccessivamente
negativo quando le cose non vanno bene e ti preoccupi troppo di
quello che pensano gli altri, è probabile che il tuo modo personale di interpretare la realtà sia disfunzionale.
Questo modello di funzionamento dell’essere umano non è
nuovo ma è stato proposto nel corso dei secoli da importanti
filosofi come Epitteto, Marco Aurelio, Montaigne, Spinoza, Bertrand Russell (per citarne solo alcuni); tutti questi autori concordano nel ritenere che nessun evento o circostanza esterna può
riuscire da sola a creare tanta sofferenza, ma che sono le nostre
interpretazioni della realtà a determinare in modo significativo le
nostre risposte emotive. Il nostro modo di pensare a particolari
eventi e situazioni, a sua volta, è influenzato dalle personali esperienze precedenti e dalle visioni generali che ci siamo formati nel
tempo su noi stessi e sul mondo.
La psicoterapia cognitiva insegna alle persone a riconoscere
quello che esse pensano di loro stesse e del mondo che le circonda e le aiuta a identificare i modi di pensare disfunzionali e a
modificarli rendendoli più costruttivi, cosicché riescano a vivere
Depressione e pensieri 125
con minori difficoltà le avversità e con più completezza le gioie
della vita.
6.2 LE BASI COGNITIVE DELLA DEPRESSIONE:
LA TRIADE DI BECK
6.2.1 Pensieri negativi su di sé e stile “attributivo”
depressivo
Le persone depresse come Mario hanno frequenti pensieri negativi come: «Non valgo nulla»; «Sono un buono a nulla»; «È tutta
colpa mia». Si tratta di pensieri controproducenti che inducono
la persona a provare scarsa autostima e insicurezza personale, e
quindi a impegnarsi poco o per nulla, esponendosi più facilmente
a fallimenti e a insuccessi nei rapporti con gli altri.
Martin Seligman, lo psicologo di cui abbiamo già parlato a
proposito del senso di impotenza acquisita nel capitolo sul problem solving, ha constatato come la scarsa autostima e i sensi di
colpa di chi è depresso siano associati a un modo particolare di
spiegarsi ciò che succede, cioè di attribuirne le cause. Secondo i
suoi studi, chi è depresso tende ad attribuire a se stesso, e non al
caso o agli altri, la colpa di tutto ciò che va male e a considerare
invece come dovuto al caso o agli altri (mai a se stesso) tutto ciò
che va bene («Sul lavoro ho avuto una promozione perché, per ragioni che non mi spiego, il capo mi ha preso in simpatia» oppure
«Perché non sapevano chi promuovere»). Tende inoltre a considerare stabili e generali gli eventi avversi e le conseguenze negative
delle proprie azioni e temporanei e isolati gli eventi favorevoli e
le conseguenze positive del proprio agire. Ad esempio, un automobilista portato alla depressione non penserà «Ho tamponato
perché questa volta mi sono distratto a cercare le sigarette», ma
«Ho tamponato perché sono sempre distratto e sono un imbrana-
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Le teorie dello psichiatra americano Aaron T. Beck sono fondamentali per la comprensione e il trattamento della depressione.
Negli anni ‘60, egli osservò come la depressione fosse caratterizzata da tre schemi negativi di pensiero: su se stessi (eccessiva
autocritica), sul mondo (ingiusto e ostile) e sul futuro (sfiducia,
pessimismo). L’insieme di questi schemi viene chiamato triade di
Beck.
126 Superare la depressione
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to». Uno studente depresso, di fronte al fallimento di un singolo
esame, tenderà a pensare «Sono un disastro totale nello studio»
invece che «Non mi sono preparato abbastanza in questa materia» e, di fronte a una buona votazione, arriverà alla conclusione:
«Questa volta mi è andata bene perché l’insegnante non mi ha
fatto altre domande».
In sintesi, chi è depresso o portato alla depressione tende ad
attribuirsi la responsabilità degli eventi negativi, che considera
come manifestazioni di sue caratteristiche generali e durature,
mentre tende ad attribuire agli altri o al caso gli eventi positivi,
che considera come specifici e temporanei. È importante considerare come questo modo di spiegarsi i fatti, questo stile attributivo che potremmo chiamare depressivo, tenda a persistere anche
una volta superato l’episodio di depressione e aumenti il rischio
di andare incontro a una ricaduta.
In conclusione, chi è portato alla depressione si condanna senza possibilità di appello quando si tratta di prendersi le colpe per
qualcosa di negativo, mentre sostiene che non c’entra, che non è
dipeso da lui, quando si tratta di prendersi i meriti per qualcosa
di positivo: è un modo profondamente ingiusto di giudicare se
stessi. Al contrario, le persone non portate alla depressione tendono leggermente all’opposto, e cioè ad attribuire più spesso i
successi a se stesse e alle proprie capacità, gli insuccessi alla sfortuna o all’intervento di qualcun altro.
Come vedremo nel paragrafo successivo, questa tendenza
all’autocritica eccessiva e lo stile attributivo depressivo sono il risultato dell’azione di distorsioni cognitive (che in questo testo
chiameremo anche errori di ragionamento o virus mentali).
Cerca di ricordarti un periodo in cui la tua autostima o la sicurezza in te stesso erano particolarmente basse: riporta alla mente
i pensieri che hai avuto o immagina cosa potresti dire a un amico
se dovessi raccontargli cosa ti angosciava allora. Nel modulo seguente, prendi nota di ogni pensiero e per ognuno annota come
ti sentivi, cioè che emozione provavi quando ti passava per la
mente.
Depressione e pensieri 127
Modulo 6.1 – PENSIERI NEGATIVI SU TE STESSO ED
EMOZIONE CORRISPONDENTE DURANTE UN EPISODIO DI
DEPRESSIONE
Episodio a cui sto pensando:…………………………………………….…
Cosa pensavo o dicevo di me stesso
(un pensiero per ogni riquadro)
Come mi sentivo
1.
2.
4.
6.2.2. Pensieri negativi sul mondo e sugli altri
Chi è depresso, avendo una bassa opinione delle proprie capacità
e caratteristiche di personalità, è portato a pensare che tutto sia
più difficile o pericoloso di quanto possa sopportare e che gli altri
siano troppo esigenti, incapaci di capire, ingiusti.
Anche questo modo di vedere la realtà e gli altri è spesso il
risultato dell’azione di alcuni errori di ragionamento (descritti
più avanti), che portano a notare e a ricordare gli aspetti negativi
degli eventi più di quelli positivi o neutri. Ad esempio, chi è depresso tende a notare e a ricordare gli articoli di giornale relativi
ai disastri più di quelli che contengono buone notizie. Inoltre, si
dimentica dei complimenti e degli apprezzamenti che ha ricevuto
e si ricorda esclusivamente delle critiche.
Mario, ad esempio, era convinto che gli altri non lo avrebbero
più stimato come prima e che lo avrebbero compatito.
6.2.3. Pensieri negativi sul futuro
Quando si ha una bassa opinione di sé e ci si vede circondati da
un ambiente ostile e pieno di difficoltà, è difficile avere fiducia nel
futuro. Esempi di questo stile di pensiero sono: «Rovinerò tutto»;
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3.
128 Superare la depressione
Modulo 6.2 – ATTIVITÀ CHE SMETTI DI FARE QUANDO SEI
DEPRESSO E PREVISIONI PESSIMISTICHE COLLEGATE ALLA
RINUNCIA
Attività tralasciate
1.
2.
3.
Previsioni pessimistiche
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«Non sarò simpatico a nessuno»; «È inutile tentare o continuare,
tanto andrà tutto male». L’atteggiamento pessimistico nei confronti del futuro si manifesta anche con pensieri come: «Non ce la farò
mai a uscire da questa depressione» oppure «A che serve sforzarsi?
Tanto non starò mai meglio». Chi è depresso prevede che non avrà
niente da dire in una conversazione, che una nuova relazione non
funzionerà, che un problema non potrà essere risolto.
Nella sua forma più estrema, la sfiducia nel futuro può portare
a pensieri di suicidio. È stato osservato come, negli adolescenti
depressi, la decisione di togliersi la vita venga spesso assunta dopo
un evento vissuto soggettivamente come un disastro, ad esempio
un insuccesso scolastico considerato irrimediabile o una lite coi
genitori ritenuta irreparabile. Anche questa tendenza pessimistica
a prevedere gli eventi è associata all’intervento di errori di ragionamento che illustreremo più avanti.
Mario era convinto che la sua vita fosse finita e che non avrebbe mai più trovato un altro lavoro, quindi aveva smesso di impegnarsi nella ricerca di nuovi obiettivi e si era isolato.
Per verificare come la visione negativa del futuro possa influenzare la tua vita, pensa a un’attività che generalmente ti piace
ma che eviti di fare quando sei depresso (perché in quel momento
sei convinto che non ci riusciresti o che non ne varrebbe la pena),
trascrivila sul modulo seguente e, nella colonna accanto, segna le
tue previsioni negative su come andrà a finire.
Depressione e pensieri 129
6.3 ESERCITARSI CON LA TRIADE DI BECK:
DISTINGUERE I PENSIERI DISFUNZIONALI SU DI SÉ,
SUL MONDO E SUL FUTURO
Il modulo che segue contiene l’elenco di alcuni pensieri disfunzionali
frequenti in chi è depresso. Chiediti se li hai avuti e scrivi accanto a
ognuno di essi se riguardano te stesso, il mondo o il futuro.
Modulo 6.3 – PENSIERI DISFUNZIONALI SU SE STESSI,
IL MONDO E IL FUTURO
Pensieri disfunzionali su:
Sono un buono a nulla
Sono un fallito
Sono un perdente
Non valgo nulla
Nessuno può aiutarmi
Non faccio che sbagliare
Non ci sono speranze per me
Gli altri sono delusi da me
Nessuno mi trova simpatico
Ciò che la vita mi chiede è troppo
difficile
Non riuscirò a cambiare
Gli altri sono migliori di me
Gli altri pensano solo ai propri interessi
Sono indegno di essere amato
Sono una persona inutile
Combino solo guai
Se stessi Il mondo Il futuro
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Accanto a ognuno dei seguenti pensieri disfunzionali fai un segno nella colonna
che corrisponde alla tua opinione sul fatto che sia prevalentemente relativo a se
stessi, al mondo o al futuro
130 Superare la depressione
Mia moglie/mio marito/mio figlio non
mi ama più
Non mi aspetto niente dal futuro
Il mio matrimonio/la mia vita
sentimentale è un fallimento
6.4 COMPITI A CASA
• Continua a compilare settimanalmente il questionario K10
e quotidianamente il grafico dell’umore, osservando se vi
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Questi pensieri di solito si sono formati nel tempo e sono diventati così abituali da essere ormai automatici o quasi; la persona
non si accorge di formularli, così come chi guida un’automobile,
se non pensa alla guida, può arrivare a destinazione senza accorgersi di essersi fermato ai semafori, di aver cambiato marcia, eccetera. Basta però farvi attenzione per accorgersi di averli.
Gli psicoterapeuti cognitivisti sostengono che, finché non succede qualcosa di particolare, chi tende ad avere pensieri negativi
su se stesso, sul mondo e sul futuro riesca a mitigarne gli effetti
e a vivere abbastanza serenamente; può però crollare quando si
trova a dover affrontare una situazione soggettivamente troppo
stressante, detta “evento critico” (nel capitolo 2 abbiamo visto
quali possono essere le situazioni a rischio).
In quel contesto, i pensieri negativi affiorano e compromettono la capacità della persona di reagire in modo efficace alla situazione; l’insuccesso li rafforza e, in questo modo, si genera un
circolo vizioso che porta alla depressione vera e propria.
Occorre sottolineare come tutti gli esseri umani presentino pensieri disfunzionali. Quando non si è depressi, pensieri funzionali e
disfunzionali generalmente sono in un rapporto di circa 2 a 1 a
favore dei primi, mentre, durante un episodio depressivo, i secondi
prendono il sopravvento diventando incontrollabili.
I farmaci antidepressivi possono senz’altro migliorare il tono
dell’umore per quanto riguarda i meccanismi biologici e chimici
coinvolti, ma certo non riescono a correggere i modi disfunzionali di pensare, che portano a commettere sempre gli stessi errori.
Depressione e pensieri 131
•
•
•
6.5 IMPARARE A RICONOSCERE IL LEGAME TRA EVENTI,
PENSIERI, EMOZIONI E COMPORTAMENTI: COSTRUIRE
GLI ABC
Quando avrai preso dimestichezza con la triade di Beck, sarai
pronto per il passaggio successivo, che consiste nel riconoscere il
legame tra ciò che ti capita, i tuoi pensieri negativi, il tuo umore
basso e le tue reazioni.
Questo obiettivo è raggiungibile analizzando le situazioni tramite uno schema, che da ora in poi chiameremo ABC, cioè evento Attivante - Beliefs (pensieri) - Conseguenze.
Per aiutarti in questo delicato lavoro, riportiamo alcuni esempi già parzialmente strutturati che puoi completare nelle loro
parti mancanti, tenendo conto che, soprattutto quando si parla
di mente e persone, non ci sono risposte sicuramente giuste o
sbagliate (cioè un unico modo esatto di vedere le cose) e che,
con il tempo, ti verrà più facile e familiare organizzare gli eventi
secondo questa logica.
Non spaventarti se, soprattutto le prime volte, ti sembrerà di
sentirti peggio quando fai questo genere di esercizi cognitivi: è
normale perché, forse per la prima volta, stai cercando di affrontare la tua depressione guardandola in faccia anziché fuggirla. Ti
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•
sono collegamenti tra le attività svolte, i pensieri che stai
formulando in quel momento e l’umore.
Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
Ogni volta che ti senti giù, cerca di fare mente locale sui tuoi
pensieri e cerca di riconoscere la tua specifica triade di Beck,
scrivendola sul tuo diario: dopo qualche giorno ti accorgerai
che il tipo di pensieri che la caratterizza sarà, grosso modo,
sempre lo stesso.
Se cominci a tentennare nella tua decisione di combattere la
depressione perché questo metodo ti sembra troppo impegnativo o difficile, elenca nel diario tutte le ragioni che riesci
a trovare per cercare di uscire dalla depressione.
132 Superare la depressione
può aiutare paragonare questo lavoro al disinfettare una brutta
ferita: fa molto male ma serve a farla rimarginare.
Primo esempio: il primo giorno da cassaintegrato di
Mario
Evento attivante A:
Mi sveglio la mattina del primo giorno di cassa integrazione e
realizzo che non devo andare a lavorare.
Pensieri automatici negativi B:
1. «È tutta colpa mia».
2. «Sono un fallito».
3. «Avrei dovuto capire che le cose si mettevano male».
4. «Non troverò mai più un altro lavoro come quello».
5. «Mia moglie e mio figlio mi disprezzano e mi compatiscono».
6. «Sono diventato inutile».
7. «Chi vuoi che si prenda uno che è stato lasciato a casa? Tutti penseranno che è successo perché sono un incapace».
Cerca di completare lo schema scrivendo sotto quali potrebbero essere lo stato d’animo e le azioni di Mario.
Conseguenze C:
• Emozioni: ………………………………………………
• Comportamenti: …………………………………………
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La mattina seguente il suo ultimo giorno di lavoro, dopo una
notte di sonno discontinuo, Mario si alza come al solito al suono
della sveglia. Davanti allo specchio del bagno si ricorda che quel
mattino non deve andare al lavoro e un flusso di pensieri negativi
riempie la sua testa: «È tutta colpa mia»; «Sono un fallito»; «Avrei
dovuto capire che le cose si mettevano male»; «Non troverò mai
più un altro lavoro come quello»; «Mia moglie e mio figlio mi
disprezzano e mi compatiscono»; «Sono diventato inutile»; «Chi
vuoi che si prenda uno che è stato lasciato a casa? Tutti penseranno che è successo perché sono un incapace».
Depressione e pensieri 133
[Esempi di possibili risposte: 1. Emozioni: tristezza, vergogna, voglia di fare niente, senso di inutilità, spossatezza, occhi che bruciano
per la voglia di piangere; 2. Comportamenti: torno a letto, ecc...].
Secondo esempio: «Nessuno mi vuole»
Evento attivante A:
Prova a definirlo tu: _______________________________
_______________________________________________
[Esempi di possibili risposte: gli amici non chiamano da una
settimana, sono solo tutto il giorno e sto davanti alla tv, bevendo
birra e mangiando patatine.]
Pensieri automatici negativi B:
• «Eccomi qua tutto solo come un ferrovecchio, un reietto».
• «Vedi? Lo sapevo! Nessuno vuole più vedermi adesso che
sono finito!».
• «Agli altri non piace stare con i falliti come me».
• «Cosa sto al mondo a fare ridotto così?».
Conseguenze C:
• Emozioni: sempre più depresso e triste, aumento della vergogna.
• Comportamenti: non lavarsi, stare tutto il giorno davanti
alla tv senza seguire alcun programma particolare, bere birra e mangiare patatine.
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Mario, sentendosi depresso, inutile e vergognandosi della sua
situazione di disoccupato, da giorni non esce di casa e si rifiuta di
incontrare amici e conoscenti. Dopo alcune settimane, visti i suoi
ripetuti rifiuti di contatto, gli amici hanno smesso di chiamarlo,
così lui si ritrova tutto il giorno solo in casa senza alcunché di
interessante da fare e comincia a elucubrare sul divano, davanti
alla tv: «Eccomi qua tutto solo come un ferrovecchio, un reietto»;
«Vedi? Lo sapevo! Nessuno vuole più vedermi adesso che sono
finito!»; «Agli altri non piace stare con i falliti come me»; «Cosa
sto al mondo a fare ridotto così?».
134 Superare la depressione
Terzo esempio: “Giovanna, la mamma degenere”
Una donna depressa, facendo
facendo fatica
fatica aa fare
fare le faccende
faccende di
di casa
casa e
a seguire i figli
fi gli nelle
nelle loro
loro attività
attività ee nei
nei compiti,
compiti, sisi accorge
accorge che
che
marito e figlio
fi glio sono
sono più
piùtaciturni
taciturni ee nervosi
nervosi ee sisiconvince
convince di
di essere
essere
un fallimento come madre. Le sembra che i suoi familiari siano
molto insoddisfatti
soprattutto che il fifiglio
insoddisfatti di lei e soprattutto
glio non
non lele voglia
voglia
più bene.
Evento attivante A:
Faccio fatica a fare i mestieri di casa
• …………………………………………………………
• …………………………………………………………
• …………………………………………………………
• …………………………………………………………
• …………………………………………………………
[Esempi di possibili risposte: «Sono un fallimento come madre»; «Loro sono insoddisfatti di me»; «Non mi sopportano più»;
«Mio figlio e mio marito non mi amano più».]
Conseguenze C:
• Emozioni: ancora più triste, nervosa, senso di colpa.
• Comportamenti: piangere, evitare di stare con marito e figli
chiudendosi in camera, non fare più nemmeno quel poco
che riuscirebbe a fare.
Adesso prova ad applicare lo schema ABC alla tua situazione:
pensa a un momento della tua vita in cui ti sei sentito particolarmente depresso, magari l’inizio dell’ultimo episodio depressivo o,
se ci riesci, il primo (ma ne va bene uno qualunque). Cerca di fare
mente locale su come ti sentivi (C) e su cosa in quel momento
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Pensieri automatici negativi B:
Prova a definirli:
Depressione e pensieri 135
può aver scatenato l’episodio (A); quindi focalizzati su ciò che
in quel momento stavi dicendo a te stesso come se dovessi raccontarlo a qualcuno (B), facendo riferimento anche alle schede
che hai compilato precedentemente per identificare la triade di
Beck.
Puoi usare uno schema a tre colonne come il seguente. Come
puoi notare, non è necessario che tu segua l’ordine esatto da sinistra a destra: l’importante è collocare tutti gli elementi nella
colonna corrispondente.
Pensieri B
Conseguenze C
1. Emozioni
2. Comportamenti
Non ti preoccupare e non arrenderti subito se, soprattutto
all’inizio, fai fatica a riconoscere i tuoi B, perché ti sembrerà di
non avere alcun pensiero in testa ma solo un grande dolore. In
realtà, come abbiamo cercato di illustrare in questo capitolo e
come risulterà ancora più chiaro nei prossimi, quando si è molto turbati emotivamente sperimentiamo un flusso ininterrotto di
pensieri che si accavallano e ci risucchiano in un vortice, chiamato ruminazione, che si autoalimenta in modo incontrollabile.
Se non riesci a identificare i tuoi pensieri automatici mentre sei
troppo turbato o sotto stress, rimanda questa analisi a un secondo
momento, quando sarai più calmo. Ti può aiutare rivedere ciò
che hai scritto durante gli esercizi di riconoscimento della triade
di Beck. Con la pratica diventerai capace di identificare e contrastare i tuoi pensieri disfunzionali anche quando ti troverai in una
situazione difficile.
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Attivante A
136 Superare la depressione
6.6. COMPITI A CASA
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• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore, segnando se vi sono connessioni tra le attività
svolte, i pensieri e l’umore.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Ogni volta che ti senti giù o provi qualche emozione negativa intensa, cerca di costruire un ABC: ti accorgerai che
emozioni e comportamenti (C) saranno coerenti coi pensieri (B) che ti passano per la mente in quel momento, e dopo
qualche tempo probabilmente noterai che, anche di fronte a
situazioni (A) diverse, i pensieri che formuli e le tue reazioni
saranno tendenzialmente simili.
• Se cominci a tentennare nella tua decisione di combattere la
depressione perché questo metodo ti sembra troppo impegnativo o difficile, elenca nel diario tutte le ragioni che riesci
a trovare per cercare di uscire dalla depressione.
7
RISTRUTTURAZIONE
COGNITIVA:
mettere in discussione i pensieri
controproducenti e formulare pensieri
alternativi più funzionali
In base ai risultati delle sue ricerche sui meccanismi psicologici
che portano alla depressione e la mantengono, Beck giunse alla
conclusione che le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul
futuro dipendessero da modi di ragionare particolari (che lui definì
“distorsioni cognitive”, ma che si possono tradurre anche con “errori di ragionamento”, “virus mentali” o “errori di osservazione e
comprensione della realtà”).
Gli errori di ragionamento iniziano a formarsi nell’infanzia per
l’influenza dei modelli educativi e ambientali in cui si nasce e si
vive, che portano ogni persona a elaborare gli stimoli e le esperienze
vissute in un modo caratteristico.
Ci teniamo a sottolineare come nessuno di noi sia esente dal
commettere errori di valutazione e comprensione della realtà: la
differenza tra chi sviluppa problemi di ansia o depressione e chi
non ne rimane vittima sta nella sistematicità, nella rigidità e nella
estremizzazione con cui questi vengono involontariamente applicati.
Di seguito riportiamo i principali errori di ragionamento.
a. Saltare alle conclusioni. Questo errore di osservazione e
comprensione della realtà può essere considerato “la madre di tutti
i virus mentali” e consiste, sostanzialmente, nell’arrivare troppo in
fretta a opinioni definitive senza essersi informati adeguatamente e
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7.1 GLI ERRORI DI RAGIONAMENTO
138 Superare la depressione
b. “Leggere la mente” o “essere telepatici”. È un virus mentale attivo quando dai per scontato di sapere cosa pensa un altro
senza chiederlo a lui o ad altri, come nell’esempio precedente.
Considera quanto è davvero probabile che gli altri abbiano un
giudizio completamente negativo su di te, tenendo presente che
generalmente:
• le persone che non ci conoscono o ci conoscono poco non
si curano di noi e di come ci comportiamo perché sono molto
più interessate alle proprie vicende personali: il litigio della
sera precedente, le scadenze di lavoro, eccetera;
• le persone che ci conoscono e ci stimano difficilmente smetteranno di volerci bene e sicuramente non cambieranno atteggiamento verso di noi se siamo giù d’umore o se facciamo
una figuraccia (anzi, possono giustificarci o passarci sopra).
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senza dati obiettivi. Esso può essere applicato ai più svariati contesti: le opinioni altrui nei nostri confronti, le cause di determinati
comportamenti o le probabilità che un’iniziativa abbia successo. È
presente quando, nel tuo dialogo interno, ti dici senza dubbi, quasi
senza riflettere o disporre di fatti concreti che lo dimostrino: «Lo ha
fatto apposta»; «È successo per colpa mia»; «Si è comportato così
perché ce l’ha con me»; «Farò una pessima figura e tutti rideranno
di me». Ad esempio, Sandra potrebbe convincersi che la sua amica
Giulia sia arrabbiata con lei, dato che non si fa più viva, quando
invece, se cercasse di verificare la sua idea chiamandola e parlandole, potrebbe scoprire come quest’ultima la stimi ancora, ma abbia
a sua volta l’impressione che sia Sandra a non volerla vedere (in
effetti, magari, Sandra, a causa del periodo di scoraggiamento e
di chiusura che sta attraversando, le ha passato questo messaggio
senza rendersene conto).
Per evitare di saltare alle conclusioni è utile che ti sforzi di considerare le cose in modo più completo, cercando di verificare se la
tua è solo un’impressione o se corrisponde veramente ai fatti, dicendoti ad esempio: «Ci possono essere altre spiegazioni?»; «È solo
una mia impressione o è proprio così? Sarà meglio che mi informi
per sincerarmene».
Ristrutturazione cognitiva 139
Se pensi che qualcuno ti giudichi male, chiedi a lui o ad altri
che lo conoscono se è vero; se per caso lo fosse, rifletti sul fatto che
nessuno di noi è tenuto a dimostrare agli altri quanto vale e che
gli altri possono essere importanti, ma non dovrebbero mai esserlo
così tanto da farci perdere il rispetto e la stima per noi stessi.
d. Generalizzare. Questo errore di osservazione e comprensione della realtà è all’opera quando nei tuoi pensieri usi con troppa
convinzione termini come “mai”, “sempre”, “tutti”, “nessuno”, ad
esempio quando ti dici: «Nessuno mi trova simpatico», «Non mi
lasciano mai fare quello che voglio» o «Sono tutti così».
È vittima di questo errore di ragionamento chi pensa che nessuno abbia o abbia avuto problemi come i suoi o che la normalità
sia stare sempre bene e non avere mai momenti di debolezza. Sta
generalizzando anche chi, poiché non è riuscito una volta in una
cosa, si convince che non ci riuscirà mai, o chi, essendo stato rifiutato da qualcuno, ritiene che non riuscirà mai più a trovare chi
lo amerà, o ancora chi pensa che, poiché è riuscito a cavarsela una
volta con un’astuzia o un inganno, ci riuscirà sempre, o chi crede
che, dato che adesso riesce a scuola senza fatica, non dovrà mai
impegnarsi più di tanto.
Anche per combattere questo virus mentale occorre sforzarsi di
vedere le cose più nei particolari, ad esempio dicendosi: «Non sono
simpatico a quel gruppetto, ma ci sono altri che stanno bene con
me»; «Non ci sono riuscito questa volta, ma non è detto che non ci
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c. Pensare in modo dicotomico, cioè “tutto o nulla”, “bianco
o nero”, senza sfumature o vie di mezzo. Applicando questo errore
di ragionamento, è facile ritenere che il mondo sia o completamente sicuro e accogliente o completamente pericoloso e ostile,
che gli altri siano o totalmente benevoli o totalmente malvagi. Ne è
vittima chi è convinto che, se un lavoro non è perfetto, allora è da
buttare, e che chi ha fatto qualcosa di sbagliato sia completamente
incompetente o totalmente immorale. Pensare in termini assoluti
rende difficile valutare efficacemente un’infinità di situazioni dove
bene e male, bello e brutto, giusto e sbagliato convivono e spesso si
fondono: basti pensare alle grandi discussioni etiche e morali sulla
legittimità della pena di morte, dell’eutanasia o dell’aborto.
140 Superare la depressione
riuscirò mai»; «Questa volta mi è andata bene, ma è meglio che la
prossima volta mi prepari meglio»; «In questa cosa non riesco, ma
ce ne sono altre in cui posso essere abbastanza abile».
f. Fare l’oracolo. Consiste nel credere di poter predire con certezza un futuro per definizione incerto. Lo applichi ogni volta che
nelle tue valutazioni usi verbi al futuro semplice; ad esempio quando, pensando a un discorso che devi fare in pubblico, ti dici: «Farò
una figura orrenda e mi rideranno dietro». Anche dare eccessiva
importanza al passato rientra nello stesso errore e consiste nel
ritenere che una cosa accaduta in passato sia destinata a ripetersi
inevitabilmente in futuro, per esempio un errore, oppure che, se
stai male adesso per qualcosa, starai male per sempre. Il fatto che
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e. Catastrofizzare. Quando si esagera, generalizzandola, l’importanza di errori e insuccessi, è normale credere che le loro conseguenze saranno terribili e insopportabili (in una parola, catastrofiche), pensarci continuamente e provare ansia e senso di impotenza
intensi e frequenti. La catastrofizzazione è anche il risultato della
tendenza a sopravvalutare le probabilità di un evento spiacevole. È vero che qualcosa può andare male e che nel mondo esistono
luoghi, situazioni o persone pericolosi, ma i rischi sono spesso minori di quello che comunemente si teme.
Per evitare di incorrere in questa distorsione cognitiva, considera
che non è saggio concentrare l’attenzione esclusivamente sull’eventualità peggiore che potrebbe verificarsi, ma è più utile pensare in
termini di oggettive probabilità. In effetti, nella vita di tutti i giorni
sono molto più frequenti e probabili le piccole seccature, i disguidi,
gli imprevisti e i rischi relativamente piccoli, affrontabili e ridimensionabili prima che diventino più gravi, mentre le vere catastrofi
(cioè gli eventi disastrosi contro cui è impossibile fare qualunque
cosa, come i terremoti, i crolli di borsa, le epidemie mortali o le
guerre mondiali) sono, per fortuna, piuttosto rare. Al posto di dirti
«Sarà una catastrofe, non ci sarà rimedio», prova a pensare in termini di «C’è una certa probabilità che succeda, ma non mi aiuta
pensare solo al peggio»; «Che probabilità oggettiva c’è che si avveri
proprio ciò che temo?»; «Cosa è più probabile che accada veramente, indipendentemente dalle mie paure?».
Ristrutturazione cognitiva 141
g. Filtrare la realtà e sminuire. Questo errore di osservazione e
comprensione della realtà può essere paragonato al guardare attraverso un cannocchiale e consiste nel fare attenzione solo ad alcuni
elementi della realtà, quelli che confermano le proprie aspettative e
la propria visione del mondo (ad esempio, vedere di se stessi solo i
punti deboli, i difetti e gli sbagli e degli altri solo i punti di forza, le
virtù e le opere di bene).
Prima di esprimere un parere o una valutazione personale, bisognerebbe considerare di un evento, una persona, un oggetto o una
situazione, sia gli aspetti negativi che quelli positivi, sia i pro che i
contro, sia ciò che attira sia ciò che non convince. Filtri la realtà
quando ricordi solo i tuoi errori e ti dimentichi dei tuoi, seppur piccoli, successi o quando ignori le risorse che hai e le cose che sai fare.
Filtri la realtà anche quando ti concentri solo su un dettaglio e ignori
gli indizi di natura diversa, per esempio quando concludi, se non
ricevi da un amico la telefonata promessa, che a lui non importa più
niente di te, senza pensare a tutte le altre possibili spiegazioni e a
tutte le gentilezze che ti ha fatto anche recentemente.
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le cose siano andate in un certo modo in passato non vuol dire
che andranno allo stesso modo in futuro. È esperienza comune il
fatto che, nel tempo, l’importanza delle cose cambia perché anche
le circostanze cambiano, come capita inevitabilmente a noi stessi.
Inoltre non è raro che ciò che è stato considerato una disgrazia, con
il tempo si dimostri una fortuna: ad esempio, la fine di una relazione, per quanto sofferta, potrebbe aver permesso di conoscere più
tardi un partner molto migliore, o un errore potrebbe aver insegnato come sbagliare meno. Chi dà eccessiva importanza al passato cambia più difficilmente perché, come diretta conseguenza, è
più portato a credere che ormai sia troppo tardi per cambiare.
Pensa a quante volte ti sei detto la stessa cosa in passato, mentre
ora ti rendi conto che allora eri ampiamente in tempo a cambiare.
Più a lungo dura una cattiva abitudine (ad esempio, più a lungo
eviti di fare qualcosa che ti sarebbe utile fare, ma che ti costa fatica
o ti spaventa) più difficile è modificarla (ciò non significa comunque che sia impossibile). Ci puoi riuscire con l’aiuto delle tecniche
suggerite in questo manuale e di quelle descritte nei manuali sui
disturbi d’ansia (vedi il capitolo finale sulle altre risorse).
142 Superare la depressione
Le persone portate alla depressione applicano questo errore di
valutazione in particolare con se stesse, sminuendo, cioè svalutando o squalificando sistematicamente, loro stesse e tutto ciò che
fanno. Lo compi quando sostieni con te stesso e con gli altri che i
tuoi successi sono poco rilevanti o immeritati, ad esempio quando,
nonostante tu sia riuscito a mantenere un impegno, dici che: «Era
troppo facile e ci sarebbe riuscito anche un bambino», trascurando
le reali difficoltà che hai incontrato. Come avrai notato, lo stile
attributivo depressivo si nutre abbondantemente di questo errore di valutazione.
i. Giudicare in base alle emozioni. Succede quando dai per
scontato che le emozioni che provi riflettano esattamente i fatti:
«Mi sento giù, quindi le cose vanno sicuramente male»; «Mi sento
uno schifo, quindi sono uno schifo». Sarebbe meglio non decidere
solo sulla base delle emozioni, ma prestare attenzione ai fatti e agli
indizi obiettivi. Di solito è meglio lasciare che le emozioni diminuiscano di intensità prima di esprimere giudizi, fidandosi del proverbio “la notte porta consiglio”. In altri termini, occorre “andare dove
ci porta il cuore” solo dopo aver riflettuto se quel che il cuore ci
suggerisce è basato su un’osservazione e una comprensione corrette
della realtà o se non è piuttosto il frutto di errori di ragionamento.
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h. Personalizzare. Sei vittima di questo virus quando pensi
di essere il principale o unico responsabile di un evento negativo
mentre il tuo ruolo è stato solo secondario o nullo (vedi lo stile
attributivo e il capitolo 10 sul senso di colpa esagerato), ad esempio quando pensi: «Il progetto è fallito solo per colpa mia», «Sono
io che gli ho rovinato la festa» o «È infelice o arrabbiato per colpa
mia» (quando, a un esame più approfondito, risulta che l’esito negativo è in realtà dovuto a una serie di concause). Tieni presente
che, come tu sei responsabile dei tuoi pensieri e dei tuoi sentimenti, così gli altri lo sono dei propri, e che sei in grado di influenzare,
ma non di determinare, le reazioni altrui. Lo stile attributivo depressivo e il senso di colpa sono figli anche di questa distorsione.
Personalizzi anche quando ti convinci che qualcuno ti guarda male
e ce l’ha con te, mentre invece potrebbe avere uno sguardo corrucciato perché è assorto nei propri problemi o ha il mal di testa.
Ristrutturazione cognitiva 143
Gli errori di ragionamento suddetti portano facilmente al pessimismo eccessivo che, a sua volta, è causa e conseguenza di uno
scarso senso di autoefficacia, cioè della scarsa convinzione nella
propria capacità di affrontare e superare i problemi.
Può darsi che non sia possibile modificare alcunché nella tua
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Una forma particolare di errore di valutazione, che costituisce
un misto di tutte le precedenti ed è fondamentale per l’insorgenza
della depressione, riguarda il giudicare le persone e non i loro
comportamenti. Consiste nell’esprimere un giudizio di valore
globale sulle persone e su se stessi partendo da singoli comportamenti, ad esempio dicendo «Sei uno stupido» a qualcuno che ha
commesso un errore nel preparare un lavoro specifico o nel dirsi
«Sono una frana» quando non si è riusciti a completare un lavoro
in tempo. Generalizzare i comportamenti specifici e ingigantirne
le conseguenze fino ad arrivare a emettere sentenze irrevocabili sul
valore di una persona porta, inevitabilmente, ad essere molto critici
e poco tolleranti non solo o non tanto verso gli altri (che di solito si
tende a giustificare con varie scuse), ma soprattutto verso se stessi.
Adottando questo modo di valutare te stesso diventi, contemporaneamente, imputato e giudice supremo e inflessibile in un processo
senza possibilità di appello: la condanna è scontata, dal momento
che, in questo tribunale, il detto “chi è senza peccato scagli la prima
pietra” vale solo per gli altri ma non per te stesso.
Per combattere questo virus mentale occorre imparare a non
emettere mai giudizi sulla persona usando epiteti quali «Sono uno
stupido», «È un incapace», «Siete dei falliti» e a non usare frasi
come «Non vali proprio niente» o «Cosa ci si può aspettare da uno
come me?». Occorre invece fare mente locale sul comportamento
specifico che non si è gradito o che non si accetta e “giudicare solo
il peccato e non il peccatore”, dicendo ad esempio: «Il modo in cui
ti sei comportato è stupido»; «Questo lavoro non è fatto per niente
bene»; «Sono rimasto deluso dal fatto che …..».
Se ti sembra troppo difficile, più avanti troverai un capitolo apposito che ti potrà insegnare alcune tecniche di comunicazione efficaci,
dette di assertività, che aiutano a non cadere in questo errore.
In ogni caso più avanti riprenderemo l’argomento per affrontarlo nel dettaglio.
144 Superare la depressione
vita, ma è difficile che sia così per sempre, e comunque non lo
saprai mai con certezza se non provi a fare qualcosa.
7.2 RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA: CONFUTARE I
PENSIERI NEGATIVI AUTOMATICI DISFUNZIONALI (CIOÈ
DIMOSTRARNE L’INFONDATEZZA) CON L’AIUTO DEGLI
ABC
7.3 PRIMA FASE DELLA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA:
RICONOSCERE GLI ERRORI DI RAGIONAMENTO NEI TUOI
PENSIERI
In questo paragrafo riprenderemo i tre esempi utilizzati nel capitolo
6 per costruire gli ABC e mostreremo come in essi si possano riconoscere i virus mentali inclusi nella triade di Beck. Useremo gli elementi
da noi suggeriti nelle esercitazioni precedenti, ma tu puoi fare lo stesso esercizio usando degli A, dei B e dei C che hai scritto tu.
Potrà sembrarti un esercizio mentale un po’ difficile o macchinoso ma, come sempre, è una questione di abitudine e allenamento (dopo un po’, ti accorgerai che i virus mentali che distorcono i tuoi pensieri sono più o meno sempre gli stessi, quindi il
lavoro si alleggerirà).
Tieni presente che le persone non depresse, cioè non invischiate nei circoli viziosi del disturbo, riescono più facilmente a
cogliere l’aspetto distorto di certe affermazioni (anche a te sarà
capitato, quando stavi bene, di dover rincuorare un amico troppo
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Non è facile riuscire a ridurre l’effetto dei virus mentali, perché
il modo di pensare è sostanzialmente un’abitudine e, come tale,
non si può cambiare dalla mattina alla sera; ci vogliono tempo e
una certa tenacia per vedere i frutti dei propri sforzi.
Hai però già fatto passi da gigante avendo imparato a costruire
i tuoi ABC, che ti hanno permesso di farti un’idea più chiara e
organizzata di come i meccanismi psicologici della depressione
agiscano su di te.
Lo schema ABC costituisce lo strumento chiave per quella che
viene definita, in modo un po’ altisonante, ristrutturazione cognitiva e che, in sostanza, consiste nel riconoscere gli errori di
ragionamento e nel modificare l’aspetto disfunzionale e controproducente del proprio modo di valutare gli eventi.
Ristrutturazione cognitiva 145
preoccupato per qualcosa che a te, oggettivamente, non sembrava
poi così terribile o di tranquillizzare chi se l’era presa troppo per
uno scherzo, dicendogli che stava esagerando).
La collaborazione di qualcuno di fiducia con cui confrontarti ti
può offrire una prospettiva diversa da cui guardare le cose rispetto
a quella che hai nella tua testa. Mentre fai questo genere di esercizi,
cerca di essere “flessibile” e “possibilista”: in altre parole, prova a
considerare le tue convinzioni come delle opinioni da vagliare attentamente e soppesare, anziché delle verità assolute e definitive.
Attivante A
Conseguenze C
Pensieri B
Errori di
ragionamento
1. Emozioni
2. Comportamenti
Emozioni:
«È tutta colpa mia» Personalizzare
tristezza, vergogna,
senso di inutilità,
«Sono un fallito»
Generalizzare
Giudicare la
voglia di fare niente,
persona e non il
comportamento
spossatezza,
Mi sveglio la
mattina del
primo giorno
di cassa integrazione e mi
ricordo che
non devo andare a lavorare. voglia di piangere.
Comportamenti:
torno a letto.
«Avrei dovuto capire Personalizzare
che le cose si mettevano male»
«Non troverò mai
Fare l'oracolo
più un lavoro come Catastrofizzare
quello»
«Mia moglie e mio Leggere la
figlio mi compatisco- mente
no e mi disprezzano»
«Sono diventato
inutile»
Generalizzare
Saltare alle conclusioni
«Chi vuoi che si
prenda uno che è
stato lasciato a casa?
Tutti penseranno che
è successo perché
sono un incapace»
Leggere la
mente
Fare l'oracolo
Generalizzare
Giudicare la
persona
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Esempio 1: “Il
“L’ultimo
di lavoro
di Mario”
primo giorno da
cassaintegrato
di Mario”
146 Superare la depressione
Sulla base dello schema precedente, adesso prova tu a completare gli esempi successivi.
Esempio 2: «Nessuno mi vuole»
Attivante A
Conseguenze C
Pensieri B
1. Emozioni
2. Comportamenti
Emozioni: sempre «Eccomi qua tutto
più depresso e triste, solo come un ferroaumento della ver- vecchio, un reietto»
gogna.
Comportamenti:
non lavarsi, stare
tutto il giorno davanti alla TV senza
seguire alcun programma particolare,
bere birra e mangiare patatine.
«Vedi? Lo sapevo!
Nessuno vuole più
vedermi adesso che
sono finito!»
«Agli altri non piace stare con i falliti
come me»
«Cosa sto al mondo
a fare ridotto così?»
[Esempi di risposte:
•
•
•
•
Giudicare la persona e non i comportamenti, sminuire.
Leggere la mente, generalizzare.
Leggere la mente, sminuire.
Saltare alle conclusioni.]
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Carlo non chiama da una settimana, sono solo
tutto il giorno e
sto davanti alla
tv a bere birra e
mangiare patatine.
Errori di
ragionamento
Ristrutturazione cognitiva 147
Esempio 3: “La mamma degenere”
Attivante A
Conseguenze C
Pensieri B
1. Emozioni
2. Comportamenti
Faccio fatica
a svolgere
le faccende
domestiche.
Emozioni:
ancora più triste,
preoccupata,
nervosa, senso di
colpa.
Errori di
ragionamento
«Sono un fallimento come madre»
Comportamenti:
piangere, evitare di
stare con marito e
figli chiudendosi in «Loro sono insodcamera, non fare
disfatti di me»
più nemmeno quel
poco che riusciva
«Non mi soppora fare.
tano più»
«Mio figlio e mio
marito non mi
amano più»
[Esempi di possibili risposte:
• Saltare alle conclusioni, generalizzare, giudicare la persona
e non i comportamenti, sminuire.
• Saltare alle conclusioni, generalizzare.
• Leggere la mente.
• Leggere la mente.
• Fare l’oracolo.
Ora tocca ai tuoi pensieri. Riprendi gli ABC che hai costruito
in questi giorni relativi a episodi personali: riportali nella scheda
seguente e cerca di riconoscere gli errori di ragionamento che
tendi più frequentemente a compiere.
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«Una brava moglie e madre non
si sente così e non
fa mancare niente
ai suoi cari»
148 Superare la depressione
Attivante A
Conseguenze C
1. Emozioni
2. Comportamenti
Pensieri B
Errori di
ragionamento
• Continua a compilare giornalmente il grafico dell’umore e
settimanalmente il questionario K10.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Ogni volta che ti senti giù, cerca di costruire un ABC e
identifica i possibili errori di ragionamento nei tuoi pensieri, eventualmente con l’aiuto di chi ti sta vicino. Sii “spietato
con te stesso” e non scappare dai pensieri che più ti fanno
soffrire, ma affrontali come un nemico che hai deciso di
combattere.
7.5 SECONDA FASE DELLA RISTRUTTURAZIONE
COGNITIVA. VALUTARE LA FONDATEZZA E L’UTILITÀ DEI
PENSIERI AUTOMATICI NEGATIVI: QUANTO SONO
REALISTICI?
Una volta compresi i meccanismi distorti del proprio modo di
pensare, il lavoro successivo consiste nel correggere gli errori. An-
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7.4. COMPITI A CASA
Ristrutturazione cognitiva 149
Riquadro 7.1. Domande da fare a se stessi per contrastare i pensieri disfunzionali
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
Questi pensieri e opinioni mi fanno sentire come vorrei?
Questi pensieri e opinioni mi aiutano a comportarmi come vorrei?
Su 100 persone, quante reagirebbero nel mio stesso modo?
Che cosa penserebbe in questa situazione un’altra persona che stimo?
Che cosa direi a un’altra persona che pensasse quello che penso?
Quali virus mentali ho identificato nei miei pensieri automatici?
Quali altri modi di considerare la situazione ci potrebbero essere?
Sono davvero sicuro che quello che penso sia corrispondente alla realtà?
Questi pensieri corrispondono davvero alla realtà o sto per caso prendendo come un fatto una mia impressione o un mio timore? Non
è che mi sto lasciando influenzare troppo nei miei giudizi dalle mie
emozioni, dal mio umore e dai miei timori?
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che questa tecnica all’inizio sembra difficile, ma può essere appresa con un po’ di pazienza e di esercizio.
Tieni conto che quando siamo depressi tendiamo a notare e a
ricordare solo gli aspetti negativi e a non vedere alternative a ciò
che abbiamo in testa (lo sforzo maggiore consiste pertanto nel
non lasciarsi prendere dal disfattismo e, tenendo presente il modello cognitivo di funzionamento della mente, provare a considerare le proprie valutazioni come delle ipotesi da testare piuttosto
che delle verità assolute).
Le domande del riquadro 7.1 sono utili per cominciare a prendere le distanze dai propri pensieri automatici negativi e a vagliare
altre possibilità.
Poiché i virus mentali tendono ad alterare la percezione della
realtà in senso eccessivamente pessimistico e catastrofico, è importante cercare di non farsi guidare ciecamente dai propri timori
o dalle proprie impressioni solo perché ci appaiono molto verosimili, ma osservare tutti gli elementi che possono portare a una
valutazione più obiettiva, realistica e concreta di ciò su cui si sta
riflettendo; talvolta è utile anche ricorrere a dei piccoli esperimenti per verificare se quello in cui si crede riguardo a un certo fatto
corrisponde davvero alla realtà, ad esempio chiedendo a qualcuno se è vero che è annoiato o provando a fare qualcosa, anche se
non si è tanto convinti che serva, per vedere cosa succede.
150 Superare la depressione
7.5.1 Le scale USM e il grado di credibilità
Per poter valutare con maggior precisione l’effetto del processo di ristrutturazione cognitiva sui pensieri negativi automatici
disfunzionali, è utile ricorrere a quella che viene chiamata Unità
Soggettiva di Malessere o scala USM. Essa consiste nel dare un
punteggio da 0 a 100 all’intensità dell’emozione provata in una
data circostanza.
Valutare su una scala graduata l’intensità del tuo umore depresso può servire a imparare a non giudicare lo stato d’animo
solo in termini dicotomici di presenza o assenza (Sto bene/sto
male, sono triste/non sono triste), visto che in realtà, come hai
già potuto constatare grazie al grafico settimanale dell’umore,
esso fluttua continuamente in un’infinità di sfumature di grigio;
inoltre, questa operazione può servirti a sviluppare una maggiore
familiarità con le tue emozioni, il che ti sarà utile per controllarle
meglio.
La scala “grado di credibilità” si riferisce a quanto un certo
pensiero che provoca un disagio USM sia soggettivamente con-
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Ridurre l’effetto dei virus mentali sui nostri giudizi consiste,
in sostanza, nel togliersi dagli occhi una sorta di “lenti a contatto deformanti” per poter vedere le cose nel modo più realistico
possibile.
Pensare in modo funzionale non significa quindi, come molti
erroneamente credono, “pensare positivo”, cioè sostituire semplicemente un pensiero pessimistico con uno ottimistico. Ad esempio, Mario non deve “semplicemente” arrivare a pensare che non
sia un problema il fatto di essere in cassa integrazione a 57 anni,
né che ciò non comporterà assolutamente problemi per lui e la
sua famiglia; egli potrà vedere la situazione nella sua reale dimensione se si limiterà a valutarne i rischi obiettivi e le difficoltà reali,
senza catastrofizzarne le conseguenze o mettere in discussione il
suo valore come persona e come uomo, marito e padre. In questo
modo, potrà provare anche emozioni negative come la tristezza e
il dispiacere, ma non la disperazione, e potrà essere preoccupato
senza lasciarsi prendere dal pessimismo più nero, conservando la
forza d’animo sufficiente per far fronte al momento critico della
sua vita.
Ristrutturazione cognitiva 151
Esempio 1: “Il primo giorno da cassaintegrato di Mario”
Attivante A
Mi sveglio la
mattina del
primo giorno
di cassa
integrazione
e mi ricordo
che non devo
andare a
lavorare.
Conseguenze C
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Pensieri B
+
Grado di credibilità
Emozioni: tristezza - «È tutta colpa mia» - 80
85 vergogna - 80
«Sono un fallito» - 100
senso di inutilità 100
«Avrei dovuto capire che le cose si
voglia di fare niente
- 100
voglia di piangere
- 90
spossatezza - 95
Comportamenti:
torno a letto.
mettevano male» - 90
«Non troverò mai più un altro
lavoro come quello» - 100
«Mia moglie e mio figlio mi
disprezzano e mi compatiscono» 75
«Sono diventato inutile» - 100
«Chi vuoi che si prenda uno
che è stato lasciato a casa? Tutti
penseranno che è successo perché
sono un incapace» - 90
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vincente, credibile appunto. Dare un punteggio di “credibilità” ai
tuoi pensieri ti permetterà di valutare non solo quanto sei convinto della veridicità dei pensieri automatici ma, soprattutto, quanto i pensieri alternativi che andrai a costruire saranno un valido
aiuto. Inoltre, potrai constatare con maggiore evidenza quanto la
forza dei pensieri automatici, come l’intensità dell’umore, sia soggetta a variazioni nel tempo e come esista una proporzione diretta
tra i due punteggi (quanto più credi a un pensiero negativo tanto
più l’umore sarà basso e viceversa).
Non preoccuparti se all’inizio troverai difficile dare un punteggio alla spiacevolezza delle emozioni e alla convinzione nei
pensieri, perché con l’esercizio ti diventerà via via più facile.
Ecco come si presenta la prima scheda ABC degli esempi completa e pronta per la fase di ristrutturazione cognitiva (prova quindi a completare le altre due schede immaginando i punteggi):
152 Superare la depressione
Esempio 3: “La mamma degenere” (prova a completarlo tu)
Attivante A
Conseguenze C
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Faccio fatica
a svolgere
le faccende
domestiche.
Emozioni:
Pensieri B
+
Grado di credibilità
«Sono un fallimento come madre»
ancora più triste,
Nei tuoi ABC dai un punteggio all’intensità delle tue emozioni (USM) e alla credibilità dei tuoi pensieri automatici negativi;
dopo di che sarai pronto per l’ultima fase della ristrutturazione
cognitiva.
7.6 TERZA FASE DELLA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA:
CORREGGERE I VIRUS MENTALI E COSTRUIRE PENSIERI
PIÙ FUNZIONALI
Mario, cercando di non farsi accecare dagli errori di ragionamento, si è sforzato di analizzare i dati obiettivi e i fatti concreti che
potessero avvalorare le sue ipotesi pessimistiche oppure disconfermarle, in una sorta di ricerca delle prove a favore o contro le
proprie convinzioni. Cercando di rispondere alle domande del
riquadro 7.1 ha fatto le seguenti considerazioni:
«forse sto un po’ esagerando. Innanzitutto devo tenere presente che:
• la situazione economica ha costretto molte aziende nelle
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preoccupata, nervosa, «Una brava moglie e madre non si
sente così e non fa mancare niente
senso di colpa.
ai suoi cari»
Comportamenti:
piangere, evitare di
«Loro non sono contenti di me»
stare con marito e
figli chiudendosi in
camera, non fare più «Non mi sopportano più»
nemmeno quel poco
che riusciva a fare.
«Finirò in una casa di riposo»
Ristrutturazione cognitiva 153
•
•
•
•
•
•
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
•
stesse condizioni in cui si è trovata quella in cui lavoravo,
quindi la mia situazione è molto simile a quella di tanti altri
ed è dovuta a fattori estranei alla mia persona;
nella mia azienda tutti i colleghi della mia stessa fascia d’età
hanno ricevuto lo stesso trattamento e alle riunioni sindacali
ci hanno ben spiegato come stessero le cose e le prospettive
future per i “veterani”;
anche al mio amico Cesare è successa la stessa cosa alcuni
mesi fa e anche lui ci è rimasto male, ma non è caduto in
depressione e ultimamente si è trovato un’occupazione che
gli piace e lo fa sentire utile, per quanto non sia un lavoro
a tempo pieno. Mi ricordo che me ne parlava e che cercavo
di fargli coraggio e di dargli consigli. Non lo disprezzavo né
lo compativo, ero solo molto dispiaciuto per lui e un po’
preoccupato;
non è bello quello che mi è capitato, ma non posso dire che
sia tutta e solo colpa mia; non è una vergogna imperdonabile, anche se non mi piace ammettere che ho sottovalutato
alcuni elementi perché mi sono illuso troppo che le cose
andassero secondo i miei desideri;
i risparmi di una vita più la cassa integrazione e la mobilità
mi permetteranno di arrivare alla pensione abbastanza tranquillo dal punto di vista economico; mia moglie lavora e
non abbiamo debiti importanti, quindi ho fatto abbastanza
bene i miei conti e posso stare abbastanza tranquillo;
è molto probabile che non trovi un altro lavoro, ma avevo
già messo in conto che una volta in pensione mi sarei dedicato ai miei interessi; se mi organizzerò bene dovrò solo
anticipare un po’ i miei programmi;
la mia famiglia e i miei amici mi hanno ripetutamente detto
che sono dispiaciuti per me ma che non mi compatiscono né tanto meno mi considerano un fallito; dicono anche
che sono esasperati e insofferenti verso i comportamenti di
chiusura e rinuncia che ho assunto da quando sono caduto
in depressione; so che sono persone sincere, quindi non ho
motivo di dubitare di ciò che mi dicono;
non è vero che non mi vuole nessuno perché mia moglie e
mio figlio mi stanno aiutando e sono stato io a non voler
154 Superare la depressione
•
•
•
•
Alla fine di questa analisi, Mario ha completato lo schema con
i pensieri alternativi e le relative conseguenze emotive e comportamentali: nella colonna “Pensieri alternativi funzionali + grado
di credibilità” (che chiameremo D per rispettare l’alfabeto) ha
inserito la sintesi dei suoi ragionamenti e il grado di convinzione
che sentiva di attribuire loro, mentre in quella “Effetti dei pensieri D sulle emozioni e i comportamenti (Colonna E + USM)”
ha riportato come variavano l’intensità delle sue emozioni e i suoi
comportamenti considerando credibili e validi i pensieri D.
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•
più vedere gli amici rifiutando ripetutamente ogni tipo di
invito;
ho ricevuto sia negli anni passati che ultimamente manifestazioni di stima da parte dei miei colleghi, anche di coloro
che non posso considerare amici e che non avrebbero alcun
interesse a farmi apprezzamenti se non fossero veri;
la carriera che ho fatto me la sono sudata, non è frutto di
regali o raccomandazioni, quindi vuol dire che forse non
sono così incapace; ho imparato tante cose in questi anni
che posso mettere a frutto in diversi settori;
analizzando come sono andate le cose in azienda, non potevo fare niente di più di quello che ho fatto per evitare che
questa finisse male;
mi sto giudicando troppo duramente, e dirmi che sono un
fallito non mi aiuta a trovare dentro di me le forze per risollevarmi e all’esterno l’aiuto e le soluzioni per i problemi che
sento di avere adesso;
posso aver sbagliato in alcune cose, ma questo non fa di me
un fallito.»
torno a letto.
Comportamenti:
spossatezza - 95
voglia di piangere - 90
voglia di fare niente - 100
senso di inutilità - 100
vergogna - 80
tristezza - 85
Emozioni:
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Conseguenze C
«Sono una persona con i suoi difetti e le
sue qualità» - 70
«Non è colpa mia per quello che è successo, ma di tanti fattori per lo più esterni»
- 60
PENSIERI ALTERNATIVI
FUNZIONALI (D)
+
Grado di credibilità
«Questa è una mia paura, non la verità»
- 80
«In realtà sapevo bene come stavano le
cose ma per paura mi sono illuso. In tutta
«Non troverò mai più un
altro lavoro come quello» - 100 onestà devo ammettere che non potevo
fare niente di più di quello che ho fatto
per evitare che l’azienda finisse male» - 70
«Mia moglie e mio figlio
mi disprezzano e
«È molto probabile che non trovi più un
compatiscono» - 75
altro posto di lavoro uguale, ma non esiste
solo quel genere di attività utile in cui
«Sono diventato inutile» - 100 posso impegnarmi e dare il mio contributo alla società e alla famiglia» - 80
«Chi vuoi che si prenda uno
«I miei familiari mi amano e mi stimano;
che è stato lasciato a casa?
per questo sono così preoccupati per
Tutti penseranno che è
me» - 90
successo perché sono un
«Ho tanta esperienza nel mio settore e so
incapace» - 90
fare tante altre cose; con un po’ di spirito
di iniziativa e di aiuto da parte di chi mi
conosce posso ancora essere utile» - 65
«Avrei dovuto capire che le
cose si mettevano male» - 90
«Sono un fallito» - 100
«È tutta colpa mia» - 80
PENSIERI
B
+
Grado di credibilità
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3/6/14 Mi sveglio
la mattina
del primo
giorno di cassa
integrazione e
mi ricordo che
non devo andare
a lavorare.
A
Evento
Attivante
mi alzo dal letto, mi
preparo e chiamo
Cesare per discutere
con lui la mia
situazione e cercare
una soluzione.
Comportamenti:
spossatezza - 25
voglia di piangere - 0
voglia di fare niente
- 20
senso di inutilità - 30
vergogna - 30
tristezza - 40
Emozioni:
RISULTATI E dei
pensieri D
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Modulo 7.1 – MODULO DI REGISTRAZIONE E CONFUTAZIONE DEI PENSIERI AUTOMATICI NEGATIVI DISFUNZIONALI DI MARIO
Data
Ristrutturazione cognitiva 155
A
Evento
Attivante
Comportamenti:
Emozioni:
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Conseguenze C
PENSIERI
B
+
Grado di credibilità
PENSIERI ALTERNATIVI
FUNZIONALI (D)
+
Grado di credibilità
Comportamenti:
Emozioni:
RISULTATI E dei
pensieri D
1. Emozioni + USM
2. Comportamenti
Modulo 7.2 – MODULO DI REGISTRAZIONE E CONFUTAZIONE DEI TUOI PENSIERI AUTOMATICI NEGATIVI DISFUNZIONALI
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Data
156 Superare la depressione
Ristrutturazione cognitiva 157
7.7 ESERCITAZIONE: COSTRUIRE PENSIERI PIÙ
FUNZIONALI
7.8 PROBLEMI COMUNI NEL METTERE IN PRATICA LA
RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA
Le seguenti sono difficoltà che si incontrano spesso quando si
cerca di confutare i pensieri automatici negativi disfunzionali per
sostituirli con pensieri più realistici e funzionali.
«Non mi viene in mente alcun pensiero funzionale»
Abbiamo già più volte sottolineato come, quando si è depressi,
la mente tenda a focalizzarsi in modo caratteristico solo su ciò
che combacia con la visione pessimistica di sé, del mondo e del
futuro; quindi, non ti deve stupire il fatto di non riuscire a trovare alternative al tuo modo di vedere le cose. Inoltre, riflettere
sui propri pensieri disfunzionali e contrastarli non è una cosa che
facciamo normalmente e, almeno all’inizio, questo tipo di esercizi mentali può far aumentare il disagio. Considera il tuo modo
di pensare automatico un’abitudine che si è creata nel corso degli
anni, allo stesso modo di come hai imparato a camminare o sciare
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Usando come riferimento il caso di Mario compilato, prova ad
analizzare i pensieri automatici negativi degli altri due esempi
delle pagine precedenti, cercando di non farti coinvolgere emotivamente dai contenuti dei loro pensieri, come un avvocato che
deve valutare l’attendibilità di un testimone molto credibile ma
sospetto di falsa testimonianza; cerca, in altre parole, di essere
obiettivo e “freddo”. In questo delicato compito fatti aiutare,
come sempre, da qualcuno di fiducia che possa facilitarti nell’assumere la dovuta distanza emotiva dalle tue paure e dal tuo pessimismo eccessivo.
Usa lo schema a 5 colonne (modulo 7.2) per avere un quadro
finale del processo di ristrutturazione cognitiva (qui lo abbiamo
riportato vuoto); sul retro puoi scrivere tutte le considerazioni
che possono aiutarti a modificare i pensieri automatici negativi,
come ha fatto Mario.
Ora che hai provato con i pensieri degli altri, completa lo
schema con i tuoi pensieri automatici negativi disfunzionali che
hai analizzato nei precedenti esercizi.
158 Superare la depressione
o parlare con un “tuo stile caratteristico”, non necessariamente
giusto solo perché ti viene ormai automatico. Il modo di pensare
è un’abitudine che puoi cambiare come ogni altro comportamento che decidi essere non più adatto alle circostanze, quindi non
scoraggiarti ma metti in conto che ci vorranno tempo e fatica per
cambiare.
Comunque, all’inizio può bastare che tu riesca a mettere in
dubbio i tuoi vecchi pensieri disfunzionali, anche se non riesci a
formulare pensieri alternativi.
«Non riesco a credere davvero ai pensieri funzionali»
«Mi sento ancora depresso»
Questa impressione è legata alla difficoltà precedente. Finché i
pensieri alternativi non saranno sufficientemente testati e la loro
credibilità rafforzata, i pensieri automatici negativi potranno interferire ancora con il tuo benessere e impedirti di liberarti completamente dalla depressione. Pensa che sei migliorato e che puoi
farcela anche se ti senti ancora depresso. Anche Mario non è del
tutto sereno nonostante cerchi di formulare pensieri alternativi,
ma almeno l’umore e il comportamento sono un po’ migliorati.
Non scoraggiarti e non gettare la spugna se alcuni pensieri
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Non è necessario che tu sia convinto, basta che consideri i pensieri funzionali come ipotesi da valutare e che ti comporti come se
queste ipotesi fossero vere, per poi osservare cosa succede; con il
tempo e la verifica dei loro effetti sull’umore e la qualità di vita,
la loro credibilità aumenterà.
Ad esempio, per mettere alla prova l’ipotesi che non sei sempre al centro dell’attenzione, prova a fare una passeggiata in una
strada affollata e, quando incontri le persone, dai loro un’occhiata veloce cercando di incrociare gli sguardi per un attimo. Cosa
noti?
Inoltre, non sempre è possibile trovare un pensiero funzionale
convincente, ma normalmente si procede per tentativi ed errori.
Anche in questo caso, ti esortiamo ad avere pazienza e costanza.
Anche Mario non è del tutto convinto dei pensieri alternativi, ma
prova a considerarli almeno possibili, come testimonia il punteggio.
Ristrutturazione cognitiva 159
disfunzionali automatici continueranno per un po’ a tornarti in
mente. Considera che hai avuto molto più tempo per abituarti a
loro che per contrastarli. Continua a esercitarti, perché ci vuole
tempo prima che la confutazione dei pensieri disfunzionali diventi anch’essa un’abitudine.
«La realtà non è poi così diversa da come credo»
7.9. COMPITI A CASA
• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore, usando le eventuali connessioni che noti tra le
attività svolte, i pensieri e l’umore per costruire gli ABC.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Ogni volta che ti senti giù o provi qualche emozione negativa intensa, usa lo schema a 5 colonne: costruisci l’ABC, dai
un punteggio USM alle emozioni e un punteggio di credibilità ai pensieri; sottoponi al vaglio della realtà le tue convinzioni e cerca di vedere le cose senza il filtro deformante degli
errori di ragionamento; infine valuta, sempre con i punteggi
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Anche se raramente, può succedere che l’esame obiettivo delle
prove a favore e contro i pensieri negativi porti a dover ammettere
che, in effetti, la situazione è molto difficile. Cosa puoi fare in
questo caso?
Poiché devi già affrontare una situazione dolorosa, come un
divorzio non voluto o un lutto difficile da accettare, considera che
non ti aiuta molto cominciare ad autocriticarti in modo eccessivo
e a prospettarti scenari catastrofici. Stai già abbastanza male per
ciò che ti tocca vivere, non aggravare la situazione colorando di
nero la tua vita con la triade di Beck e il pessimismo cosmico.
Cerca invece di mantenerti obiettivo e di identificare quali aspetti della situazione sono modificabili, anche se con sforzi e fatica
maggiori del previsto o del desiderabile, e di accettare ciò che non
si può cambiare. Di quest’ultimo aspetto parleremo più avanti.
160 Superare la depressione
USM e di credibilità, quanto i pensieri alternativi che hai
formulato ti aiutano a far fronte con più efficacia e serenità
alla situazione.
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8
PRETESE DISFUNZIONALI
E CONVINZIONI DI BASE
8.1 COME SI SVILUPPANO GLI ERRORI DI RAGIONAMENTO?
IL SECONDO TIPO DI VIRUS MENTALE: LE “PRETESE
DISFUNZIONALI”
La tendenza a mettere in atto errori di ragionamento nel valutare
gli eventi di vita non nasce dal nulla né è semplicemente frutto
della biologia, ma ha le sue radici in un altro genere di virus mentali, che noi abbiamo deciso di nominare “pretese disfunzionali”
per sottolinearne al massimo l’aspetto controproducente. Il termine “pretesa” si riferisce infatti a quell’atteggiamento inflessibile
e rigido con cui si esige qualcosa a cui si crede di avere diritto.
Questo tipo di virus è all’opera quando trasformiamo i nostri
desideri in bisogni assoluti e/o le nostre aspettative in necessità irrinunciabili; ad esempio, quando esigiamo che il mondo sia
troppo diverso da quello che è, quando pretendiamo di essere
persone radicalmente diverse da quello che siamo o quando vogliamo assolutamente che le cose vadano come desideriamo.
Le pretese disfunzionali si formano già nei primi anni di vita e
generalmente non creano danni particolari, anzi spesso, all’inizio,
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In questo capitolo ci occuperemo di quell’aspetto che, nello schema riassuntivo del modello cognitivo-comportamentale della
depressione, è raffigurato come lo stelo che collega le radici del
fiore ai suoi petali, e cioè delle convinzioni di base e delle pretese
disfunzionali che da esse derivano.
162 Superare la depressione
Sintomi comportamentali
DEPRESSIONE
Sintomi
metacognitivi
(ruminazione)
Sintomi volitivi
Difficoltà ad
affrontare i
problemi
Sintomi somatici
Ambiente/educazione
VULNERABILITÀ
Convinzioni di base e
Pretese disfunzionali
(Assunti di fondo)
Esperienze di vita
spronano la persona a impegnarsi anima e corpo in un “grande
progetto” o a rincorrere un “grande sogno” (fare carriera, avere
successo, ricchezza, ammirazione, ecc.).
Prima o poi, però, capita una situazione particolarmente critica e stressante (che potremmo chiamare “invalidante” perché il
sogno/progetto non viene esaudito) che innesca un circolo vizioso per cui, più è esasperata l’esigenza di vedere soddisfatti i propri
desideri, più i pensieri automatici negativi si impregnano di errori di ragionamento che assolutizzano ancora di più le pretese.
Per Mario, ad esempio, il prepensionamento non è stato solo
un evento che ha accelerato un processo naturale, forse un po’
triste ma tutto sommato gestibile, ma ha invalidato il suo bisogno
esasperato di essere l’uomo di casa che produce, ha successo e vale
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ESORDIO
INCIDENTE
EVENTO
CRITICO
Biologia/genetica
DISTURBO
Sintomi cognitivi
(pensieri automatici
negativi)
Sintomi affettivi
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 163
8.2. TIPI DI PRETESE DISFUNZIONALI
In linea di massima, le pretese disfunzionali possono essere raggruppate in quattro grandi categorie, che a volte possono combinarsi tra loro.
• La competenza e il successo. «Devo assolutamente riuscire,
altrimenti sono un fallito»; «Devo assolutamente essere il migliore, altrimenti non valgo». L’ambizione ad essere bravi e ad
aver successo è positiva, ma la sua esagerazione può portare a
perfezionismo esagerato, a reagire male di fronte a eventuali
insuccessi, a sentirsi dei falliti totali, a sacrificare aspetti importanti della propria vita e a fare troppi sforzi e a dedicare
troppo tempo per miglioramenti anche non fondamentali.
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perché è utile alla famiglia e alla società; per lui lavorare ed essere
produttivo era l’unico modo possibile e accettabile per assicurarsi
la stima e l’apprezzamento degli altri, che lo rendeva una persona
seria, responsabile e affidabile (in una parola, di valore). Per Mario, quindi, perdere il lavoro non è stata l’occasione per cominciare prima a fare qualcosa di nuovo, ma ha significato perdere di
valore come persona e sentirsi un fallito.
Per Giovanna, invece, la maternità ha esasperato il desiderio,
preesistente e già estremizzato, di essere perfetta e di avere il controllo di ogni situazione per essere sicura di essere sempre adeguata e quindi amata. Queste pretese, prima volte a fare carriera o
a ottenere riconoscimenti professionali, con la maternità si sono
concentrate nell’aspettativa di essere una madre perfetta, che sa
sempre cosa fare, che non ha mai sentimenti negativi verso i propri cari, che è sempre serena e mai stanca (in una frase, che ha
tutto sotto controllo e quindi che è adeguata). Questo desiderio,
però, si scontra, se troppo esasperato, con la reale difficoltà di
conciliare esigenze personali, lavoro e famiglia, come molte donne sperimentano ogni giorno.
Nel caso di Angela, l’esperienza di abuso subita da ragazzina ha
esasperato fino all’eccesso il bisogno di essere amata (al punto da
farle ritenere che nessuno fosse in grado di assicurarle l’amore che
tanto desiderava e da determinare conseguenti comportamenti di
isolamento e sensazioni di essere ancora meno amata).
164 Superare la depressione
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Chi è vittima di questa pretesa disfunzionale ritiene che il
proprio valore dipenda solo dai traguardi raggiunti e dai riconoscimenti professionali. Un’altra forma con cui essa si manifesta, più frequente negli uomini, è riconoscibile in frasi
del tipo: «Non devo assolutamente mostrare alcun segno di
debolezza perché sarebbe intollerabilmente vergognoso».
• Il rapporto con gli altri. «Tutte le persone importanti per
me devono assolutamente amarmi e apprezzarmi»; «La gente
deve assolutamente avere una buona opinione di me»; «Ho
assolutamente bisogno di essere amata per accettarmi ed essere felice»; «Non posso sopravvivere se non vengo amato».
Sotto questa pretesa si nasconde una eccessiva dipendenza
dal giudizio degli altri, come se il proprio valore dipendesse
completamente da esso. È vittima di questa pretesa anche
chi è convinto di doversi sempre mostrare in accordo con gli
altri, con il sottinteso che «Altrimenti mi rifiuterebbero, e ciò
sarebbe la prova che non valgo nulla», e chi crede di dover
mettere sempre gli altri al primo posto, con la sottintesa conseguenza «Altrimenti sono un egoista, una persona cattiva».
Si tratta di un atteggiamento altruistico, nobile e generoso
ma che può diventare dannoso se portato all’eccesso, perché
finisce con il creare relazioni poco equilibrate, in cui le nostre esigenze vengono sempre sottovalutate e frustrate non
solo da noi stessi ma, alla fine, anche dagli altri, che non potranno mai conoscerci veramente e, in sostanza, apprezzarci
completamente. Inoltre, non prendersi cura anche di se stessi
impedisce di mettere a frutto le nostre potenzialità e capacità
di aiutare efficacemente gli altri. Questa forma di “altruismo
patologico” è più frequente nelle donne. Anche espressioni
del tipo «È intollerabile ogni comportamento scorretto o ingiusto degli altri e mi devo difendere a ogni costo» nascondono la pretesa che gli altri debbano sempre essere gentili,
rispettosi e altruisti, desiderio condivisibile ma difficilmente
esaudibile nella sua assolutezza e che porta a covare rabbia,
rancore, sfiducia e diffidenza eccessivi, rinforzando il timore
di poter non essere, in fondo, apprezzati.
• Il mondo. «Devo assolutamente avere subito tutto ciò di
cui ho bisogno senza fatica»; «Non devo in alcun modo es-
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 165
Riquadro 8.1. Sintesi dei contenuti delle pretese disfunzionali
Categorie di
contenuto
Sintesi della pretesa
Conseguenze a livello
comportamentale ed
emotivo
La competenza e il «Io devo essere perfetto,
Perfezionismo eccessivo,
successo
altrimenti sarei un fallito» timore estremo di sba«Io devo sempre essere uti- gliare, senso di fallimenle ed efficiente, altrimenti to esagerato di fronte a
un errore
non valgo»
Il rapporto con gli «Gli altri devono sempre
altri
amarmi e avere una buona
opinione di me, altrimenti significa che non valgo niente»
«Io non devo deludere mai
gli altri, altrimenti significa che non sono una brava
persona»
Atteggiamento eccessivamente accondiscendente
e remissivo, esagerata
dipendenza dal giudizio
degli altri, evitamento
eccessivo di conflitti e di
iniziative personali
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sere costretto a fare fatica o a superare ostacoli»; «È ingiusto
e inaccettabile che debba rinunciare a ciò che mi piace o
che desidero». Si tratta di una pretesa che nasconde spesso il
timore di dover ammettere la propria inadeguatezza e porta
facilmente a sentirsi frustrati, spaventati, oppressi dai fastidi
e, spesso, a rimandare gli impegni, a non riuscire a rinunciare ai piaceri immediati e a sentirsi eccessivamente vittime di
un mondo vissuto come troppo ostile.
• Il controllo. Affermazioni come «Devo assolutamente controllare tutto quello che può accadere», «Devo assolutamente evitare ogni rischio», «Devo assolutamente sapere cosa
succederà in anticipo per controllarlo» provocano la terribile sensazione di essere in balìa degli eventi e nascondono
generalmente il timore di dover arrivare ad ammettere di
essere inadeguati, incompetenti o fragili. Poiché nella vita di
tutti i giorni niente è sicuro, prevedibile, evitabile e certo al
cento per cento, questa pretesa espone inevitabilmente a vivere ogni nuova esperienza come un rischio eccessivo e ogni
imprevisto come una minaccia terribile; può portare quindi
a evitare ogni minimo rischio fino alla paralisi. La sua conseguenza più ovvia è una vita troppo prudente, povera di
stimoli, poco gratificante, piena di ansie e insoddisfazioni.
166 Superare la depressione
Il mondo
Il controllo
«Il mondo deve darmi
sempre quello che voglio,
deve essere sicuro, altrimenti significa che è un
posto troppo ostile per me»
Tendenza eccessiva alla
rinuncia o a rinviare le
cose, timore estremo
dell’ignoto, senso esagerato di insicurezza e
fragilità personale
«Io devo avere il controllo Perfezionismo patolodi tutto, altrimenti significa gico, rigidità eccessiva,
che potrei non essere capa- comportamenti iperconce, adeguato, preparato, e trollati
sarei in balìa di tutto quello
che può capitare»
IDEE IRRAZIONALI E DOVERIZZAZIONE
Lo psicologo americano Albert Ellis, già negli anni ‘50/‘60, aveva formulato un
elenco di quelle che lui ha definito “le 10 idee irrazionali”, dove per irrazionali
intendeva disfunzionali o controproducenti; questo elenco potrebbe essere considerato un modo per schematizzare le più diffuse pretese disfunzionali.
1. Si deve essere amati e apprezzati da tutte le persone per noi importanti.
2. Si deve essere totalmente competenti, adeguati e vincenti per essere considerati
degni di valore.
3. Le persone cattive, perfide o infami devono essere condannate e punite per la
loro malvagità.
4. È tremendo e insopportabile che le cose non vadano come vogliamo.
5. L’infelicità umana dipende da cause esterne e nessuno è in grado di controllare le
proprie pene e i propri disturbi.
6. Se qualcosa è o può essere pericolosa o dannosa, è necessario preoccuparsene al
massimo e continuare a pensare alla possibilità che si verifichi.
7. La vita deve essere facile, quindi bisogna evitare le difficoltà e le responsabilità
piuttosto che affrontarle.
8. È indispensabile avere sempre qualcuno più forte di noi da cui dipendere e a cui
delegare le responsabilità.
9. Il passato determina totalmente ogni nostro comportamento attuale e ciò che
una volta ha influenzato fortemente la nostra vita continuerà per sempre a farlo
anche in futuro.
10. C’è sempre una soluzione giusta, esatta e perfetta per tutti i problemi, ed è una
catastrofe se non la si trova.
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È importante sottolineare come, per quanto riguarda i contenuti, questi desideri o bisogni siano sani e condivisibili; ciò che li
rende delle “pretese disfunzionali” è il modo assoluto con cui si
ritiene debbano essere soddisfatti (che Ellis, uno psicologo americano che ha studiato fin dagli anni ’50 i disturbi emotivi, chiama
schiavitù del dovere o “doverizzazione”).
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 167
Esercizio: due modi diversi di pensare
• Come si sentirebbe una persona che ritenesse utile o preferibile avere
sempre nel portafogli almeno 100 euro e quel giorno scoprisse di averne
solo 80? Probabilmente un po’ dispiaciuta e infastidita, e comincerebbe
a pensare a come può arrangiarsi quel giorno con soli 80 euro.
• Come si potrebbe sentire, invece, se ritenesse di dover avere assolutamente nel portafogli 100 euro e poi scoprisse di averne solo 80? Probabilmente reagirebbe molto peggio, si infurierebbe con se stessa dandosi
dell’imbecille e con il mondo dicendo che è un inferno, comincerebbe a
preoccuparsi di tutte le possibili conseguenze negative (reali o presunte),
la sua autostima comincerebbe a vacillare e il problema di come recuperare i 20 euro che mancano diventerebbe una complicazione terribile.
Tutto questo flusso di pensieri negativi e catastrofici ostacolerebbe il ragionamento su come procurarsi i 20 euro mancanti o su come arrangiarsi lo stesso.
• Inoltre, la persona che “doverizza”, anche se avesse 100 euro nel portafoglio, molto probabilmente vivrebbe con la preoccupazione di come fare
per conservarli e con il timore di perderli.
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Assecondare totalmente queste pretese porta non solo a compiere errori di ragionamento nelle proprie valutazioni, ma anche
a non reagire in modo costruttivo alle difficoltà del mondo e ai
propri difetti. Inoltre, ingigantisce i problemi e le difficoltà e fa
stare troppo male.
Il motivo che rende questi bisogni così estremizzati è il fatto che
il non soddisfarli comporta la messa in discussione della propria
autostima: in sintesi, l’alternativa al fatto di non avere il successo
desiderato, di non essere perfetti, di non essere completamente
apprezzati, o di vivere in un mondo faticoso o incontrollabile è
dover arrivare a considerarsi persone di scarso valore. Poiché la
posta in gioco è molto alta, è normale che si adottino strategie di
comportamento rigide, inflessibili ed estremizzate come il perfezionismo, l’ipercontrollo, l’evitamento eccessivo, che impediscono di vivere con sufficiente tranquillità gli imprevisti, le difficoltà
e gli errori anche più comuni.
Un’altra caratteristica che si può notare nelle frasi che sintetizzano le pretese disfunzionali è la presenza degli stessi errori di ragionamento che caratterizzano i pensieri automatici negativi che
da esse hanno origine: infatti, accanto ai devo si possono notare
168 Superare la depressione
8.3 LAVORARE CON LE PRETESE DISFUNZIONALI
Come hai imparato a identificare e a contrastare i tuoi pensieri
automatici negativi disfunzionali, allo stesso modo puoi allenarti
a riconoscere e a contrastare le tue pretese disfunzionali, in modo
da ridurre la sofferenza provocata dai pensieri automatici negativi
e i comportamenti di rinuncia e isolamento che caratterizzano la
depressione.
L’individuazione delle pretese disfunzionali è di solito più difficile di quella dei pensieri disfunzionali, perché, come vedremo
più avanti a proposito delle convinzioni di base, si tratta di schemi generali molto radicati, interiorizzati in età molto precoce e
probabilmente mai espressi a parole, per cui la persona può esserne molto poco consapevole.
Tutto il lavoro che hai fatto finora sui pensieri automatici negativi, però, può aiutarti a raggiungere una migliore consapevolezza di quali desideri sani e condivisibili hai trasformato in bisogni assoluti ed estremizzati.
8.3.1 Identificare e “smussare” le proprie pretese
disfunzionali
Per contrastare gli effetti negativi delle pretese disfunzionali non è
necessario arrivare a pensare in maniera totalmente opposta (cioè,
non è necessario convincersi di non aver bisogno dell’affetto e
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parole come mai, sempre, tutti (tipiche della generalizzazione,
del saltare alle conclusioni, del giudicare in base alle emozioni,
ecc…).
La depressione nasce dalla difficoltà ad accettare il fatto che
questi desideri possano non essere esauditi nella loro totalità secondo il nostro volere. L’umore triste conseguente e i pensieri
automatici negativi che possono nascere diventano una sorta di
conferma del fatto che ormai il progetto di vita è fallito e non si
ha più uno scopo valido. Affermazioni del tipo «Devo assolutamente essere sempre felice» o «Non devo essere depresso» sottintendono pensieri quali «Altrimenti significa che sono un debole,
un incapace e che non valgo nulla» e sono il risultato di questo
processo che porta a confondere il risultato di una delusione con
la causa del proprio malessere.
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 169
8.3.2 Identifico e modifico le mie pretese
disfunzionali
Un modo per identificare le proprie pretese disfunzionali è quello
di partire dai pensieri negativi automatici che hai imparato a registrare e confutare tramite gli ABC. Analizzandone i contenuti,
puoi cercare di identificare quali temi tendono ad essere comuni;
chiediti, infine, quali atteggiamenti eccessivi o pretese possono
esserne alla base.
Considerando il caso di Mario, i suoi pensieri più frequenti riguardavano il fatto di essere diventato inutile, di essere un fallito,
di non essere più apprezzato ma compatito, di vergognarsi della
sua condizione di “messo a riposo”. Si può pertanto ipotizzare
che la pretesa disfunzionale di Mario fosse un misto tra quella relativa al successo e quella relativa al rapporto con gli altri: «Devo
sempre essere utile e non deludere gli altri per essere un uomo di
valore e apprezzato».
Nei pensieri di Giovanna prevalevano giudizi del tipo «Una brava mamma» e «Una brava moglie», che fanno pensare all’eccessivo
bisogno di esser apprezzata e di avere il controllo su tutto: «Io devo
sapere sempre cosa fare e avere tutto sotto controllo per essere apprezzata e valere». Angela, infine, con pensieri del tipo «Ormai è
tardi», «Nessuno mi amerà più», «Gli altri sono felici e io no perché
sono sola (cioè senza un partner)», sentiva come bisogno assoluto
quello di essere amata: «Io valgo solo se sono amata».
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della considerazione degli altri o che il mondo sia un posto sicuro
o ancora che si possano fare le cose male senza conseguenze).
Ricorda: il contenuto delle pretese è sano, condivisibile e desiderabile, ma sono la loro assolutizzazione, la rigidità con cui si
cerca di soddisfarle e la mancanza di alternative che le rendono
disfunzionali.
Il lavoro, quindi, consiste “solo” nello “smussare” gli eccessi e
nel rendere il bisogno un po’ più flessibile. A questo scopo, cerca
di sostituire espressioni come “Devo assolutamente”, “Bisogna”,
“È necessario” “Non tollero che”, con termini quali “Preferisco”,
“Mi piacerebbe tanto”, “È meglio”, “Desidererei”.
Prima di considerare le tue pretese disfunzionali, prova ad
esercitarti con gli esempi del modulo seguente.
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Punteggio 1-10
Desideri e preferenze più funzionali
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6. «La vita ha senso solo se si ha un compagno, un
partner»
5 «Per accettarmi, non devo mai deludere le aspettative
degli altri»
4. «Per accettarmi, devo sentire di vivere senza difficoltà,
ostacoli o limiti»
3. «Per accettarmi, devo sentire di avere sempre il
controllo della situazione, di sapere sempre cosa fare,
come fare e come andranno le cose»
2. «Per accettarmi, devo assolutamente essere amato e
apprezzato da tutte le persone importanti per me»
1. «Per accettarmi, devo assolutamente essere sempre
all’altezza, adeguato, competente»
Pretese disfunzionali
Nella colonna centrale valuta con un punteggio da 1 (per niente) a 10 (del tutto) quanto credi a ciascuno degli atteggiamenti della colonna
di sinistra e scrivi in quella di destra quali potrebbero essere delle preferenze più funzionali per stare bene e per raggiungere obiettivi di vita
soddisfacenti.
Modulo 8.1 – PROVA A “SMUSSARE” LE PRETESE DISFUNZIONALI
170 Superare la depressione
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 171
Riporta di seguito quelle che ritieni essere le tue pretese disfunzionali. Se ti accorgi di fare troppa fatica nell’identificarle,
puoi chiedere a qualcuno che ti conosce molto bene e ti stima
cosa ritiene sia eccessivo nel tuo modo di porti, di fare o di credere. Oppure puoi fare mente locale su quale ritieni possa essere
stato il tuo comandamento di vita (non necessariamente uno del
decalogo della Bibbia), un motto o un proverbio di famiglia che
ti ha sempre accompagnato nelle scelte importanti e che ritieni di
non aver rispettato a sufficienza.
Per modificare le pretese disfunzionali cerca di rispondere alle
domande del riquadro seguente, adottando lo stesso spirito critico e distaccato che hai usato per confutare i pensieri automatici
negativi.
Riquadro 8.2. Domande e considerazioni utili per modificare le pretese disfunzionali in desideri e preferenze più funzionali
- Questo mio desiderio è un vero e proprio bisogno indispensabile, come
l’ossigeno per vivere, o sono io a viverlo così? Questa mia esigenza è realistica? Ad esempio, «Non devo sbagliare mai» porta al perfezionismo
eccessivo e a ignorare la fragilità e la fallibilità umana.
- Questo mio bisogno/desiderio è condiviso dagli altri nello stesso modo
assoluto? Probabilmente no, anche se molti possono affermare che fare le
cose a un certo livello di qualità sia apprezzabile.
- Come reagiscono gli altri quando questo bisogno/desiderio non viene
soddisfatto/esaudito? Come si sentono? Quanto stanno male? L’imperfezione può irritare o dispiacere ma non far soffrire.
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Le mie pretese disfunzionali:
172 Superare la depressione
- Cosa rischio realmente nel caso in cui non venga soddisfatto questo mio
bisogno o esaudito questo mio desiderio? È una conseguenza reale o un
mio timore? Probabilmente qualcuno (me stesso compreso) potrà non
essere completamente contento e sarà forse necessario apportare qualche
miglioramento futuro, ma niente di irrimediabile.
- Questa esigenza mi aiuta a sentirmi come vorrei? Il perfezionismo può
avere come conseguenza negativa un eccesso di ansia o un continuo senso
di inadeguatezza? Quanto verrebbe realmente minata la mia autostima?
Penso davvero che potrei valere di meno?
- Questa mia esigenza ha senso in questa fase della mia vita? Può darsi che
in un certo caso o in certe circostanze essere perfetti sia stata una buona ed
efficace strategia e che, quindi, sia stata appresa in passato per valide ragioni, ma non significa che essa sia adatta anche alle circostanze di adesso e
alla realtà attuale. Di questo ultimo aspetto riparleremo fra poco.
8.4 COSA TRASFORMA DESIDERI E BISOGNI SANI IN
PRETESE DISFUNZIONALI? LE CONVINZIONI DI BASE
Semplificando al massimo, la risposta a questa domanda può essere: la necessità di difendersi da un’idea primitiva e radicata di sé,
degli altri e del mondo troppo negativa e minacciosa.
Per spiegarci meglio dobbiamo tornare al modello eziopatogenetico (cioè che cerca di spiegare le cause della patologia) illustrato nel capitolo 3, secondo cui la depressione è il risultato
dell’azione combinata di più fattori, alcuni di natura biologicogenetica, altri di tipo ambientale.
Tra i fattori ambientali si considerano la famiglia e la società.
I modelli educativi e culturali che ci circondano e che respiriamo
fin dal primo giorno di vita ci guidano e ci indirizzano mediante
critiche, sanzioni, punizioni, apprezzamenti, premi e ci portano
a costruirci un’idea di chi siamo noi, di come sono gli altri e di
quale ruolo possiamo svolgere in questo mondo, le cosiddette
“convinzioni di base”. Esse si formano in età molto precoce, tendono ad essere stabili nel tempo e potrebbero essere definite il
“nocciolo duro della nostra identità”.
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- Questa esigenza mi aiuta a comportarmi come vorrei? Il perfezionismo
può portare a non finire mai un lavoro, perché non risulta mai abbastanza
perfetto, o a fare sforzi eccessivi e a impegnare troppo tempo per ottenere
piccoli miglioramenti trascurabili.
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 173
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Un bambino che cresce in un ambiente affettuoso, in cui si
sente amato e accudito, tenderà a sviluppare un’idea di sé sufficientemente positiva del tipo «Valgo così come sono» oppure
«Sono amabile e degno di stima», mentre gli altri tenderanno
ad essere visti come “gentili, premurosi e benevoli”. Nel corso
della sua vita, una persona che ha sviluppato convinzioni di base
di questo tipo tenderà ad affrontare le difficoltà con sufficiente
fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di ricevere aiuto
e sostegno da parte degli altri e, se non li otterrà, sentirà di avere
comunque la forza di tenere duro e penserà di non avere ancora
trovato le persone giuste ad aiutarlo.
Un bambino che, invece, sia cresciuto in un clima familiare
e/o culturale ipercritico (dove si è sentito troppo spesso dire «Non
vali niente») o che, per vari motivi, non sia stato sufficientemente
supportato e incoraggiato dagli adulti, potrà sviluppare un’idea
di sé più negativa del tipo «Non valgo un granché» oppure «In
me c’è qualcosa di sbagliato» o, ancora, «Sono una persona indesiderabile», e tenderà a vedere gli altri come ostili, menefreghisti,
minacciosi, affettivamente freddi e distanti.
Di fronte alle avversità della vita, un bambino con questo genere di convinzioni di base si sentirà molto più in difficoltà del
primo, penserà di non avere le qualità e le forze sufficienti per
resistere e di non poter contare sull’aiuto di nessuno. Il primo
bambino si sentirà sufficientemente fiducioso del fatto che i propri bisogni, prima o poi, saranno soddisfatti e sarà piuttosto elastico rispetto alla soddisfazione dei propri desideri (cioè sarà più
portato a dire che, se anche non ha ottenuto quello che voleva,
può essere sereno ugualmente e accontentarsi); il secondo sentirà
di dover faticare di più per ottenere il soddisfacimento dei propri
bisogni e la non soddisfazione dei propri desideri verrà tendenzialmente vista come l’ennesima prova della propria incapacità e
del proprio scarso valore.
Le pretese disfunzionali possono quindi essere considerate
uno strumento, delle regole che la persona si autoimpone per
difendersi o per cercare di far fronte a situazioni difficili o minacciose per l’autostima in un periodo di vita molto delicato
come quello dell’infanzia, in cui non si hanno molte possibilità
di ribellarsi, di negoziare o di scappare dall’ambiente in cui si
174 Superare la depressione
vive. Il perfezionismo e la ricerca del successo, ad esempio, possono sembrare un buon modo per limitare la possibilità di incorrere in critiche continue da parte dei genitori o degli insegnanti,
ed essere remissivi ed eccessivamente compiacenti può aiutare a
ottenere quel po’ di attenzione da parte degli altri che altrimenti
non si avrebbe.
Poiché può darsi che in un certo periodo della vita o in certe
circostanze queste strategie abbiano funzionato, la persona cercherà di applicarle anche in seguito, trasformandole in un’abitudine indipendentemente dalla loro utilità.
Mario era nato e vissuto in un ambiente dove lavorare e produrre
costituiva un valore fondamentale; anche in famiglia, essere produttivi e lavorare costituiva la prova di essere una persona utile,
responsabile, accorta, affidabile, degna di stima. Questo valore gli
era stato in parte trasmesso dal padre, sempre preoccupato di non
far mancare niente alla famiglia e convinto che un “vero uomo
ottenga sempre quello che vuole grazie al proprio impegno”, in
parte dalla madre, che insisteva sul fatto di comportarsi da “bravi
ometti responsabili”.
In questo ambiente culturale, il fratello minore veniva considerato “la pecora nera” della famiglia e additato come quello non
responsabile e immaturo; Mario, invece, più tranquillo e sensibile
alle critiche, veniva portato a modello sia dai genitori che dagli
adulti responsabili della sua educazione, che tendevano però a criticarne continuamente i comportamenti non corretti e gli errori:
«Da te non me lo sarei aspettato»; «Ma anche tu adesso ti metti a
farci preoccupare?»; «Che fine farai se non tieni la testa a posto?
Vedi tuo fratello quante preoccupazioni ci dà già». Mario aveva
anche assistito alle sfuriate del padre nei confronti del fratello,
alle punizioni a cui lo sottoponeva nel tentativo di “mettergli la
testa a posto” o alle battute sprezzanti con cui ne sminuiva i successi nel tentativo di fargli capire “che non ci voleva poi tanto per
fare le cose giuste”; inoltre, aveva visto frequentemente la madre
con le lacrime agli occhi, incapace di placare gli animi, che faceva
la vittima dicendo (al fine di far capire l’importanza di valutare
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8.5 LE CONVINZIONI DI BASE DI MARIO, GIOVANNA E
ANGELA
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 175
8.6. MA ALLORA È TUTTA COLPA DEI GENITORI?
Quanto illustrato finora potrebbe portare a credere che, se una
persona sviluppa la depressione, la colpa sia sostanzialmente dei
genitori e dell’educazione da loro ricevuta. In realtà, pur non potendo negare un loro ruolo, non bisogna dimenticare l’influenza
degli altri fattori. Inoltre non va dimenticato come, probabilmente, ciò che ha funzionato in un certo periodo di vita non
necessariamente si dimostri altrettanto efficace in altri contesti o
circostanze.
Può darsi che Mario non avesse altra scelta se non quella di dimostrare di essere un “bravo ragazzo” per essere accettato quando
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le conseguenze delle proprie azioni): «Mi farete morire di dolore
con tutte queste cose brutte!».
Considerando l’insieme delle esperienze accumulate e l’ambiente culturale e familiare in cui era vissuto, Mario si era formato
un’idea di sé legata a quella del fratello (del tipo «Io valgo se sono
l’opposto di mio fratello» e «Gli altri sono inflessibili o deboli,
poco propensi ad aiutare o critici»). Queste convinzioni di base,
frutto di esperienze per lui cariche di angoscia e di sensi di colpa
e di inadeguatezza, in un periodo di vita in cui si è naturalmente
più vulnerabili ai giudizi e ai comportamenti degli altri, lo hanno
portato a sviluppare la pretesa disfunzionale «Devo sempre essere
utile e non deludere gli altri per essere apprezzato e di valore» che
abbiamo identificato precedentemente.
Giovanna proveniva da una famiglia in cui il valore della persona in generale veniva stabilito in base all’efficienza nell’anticipare i problemi e le difficoltà, con una madre molto critica e
controllante e un padre che delegava tutto alla consorte per dedicarsi alla propria carriera e ai propri interessi; la sua convinzione
di base si era sviluppata intorno al tema del «Io non sono tanto
brava» e del «Gli altri considerano solo i forti e i capaci».
L’ambiente in cui era cresciuta Angela, invece, era molto chiuso e poco affettuoso, con un padre rigido in materia di educazione e una madre molto religiosa e altrettanto rigida in fatto di
morale e sessualità. Angela si era costruita un’idea di sé di persona
cattiva e poco amabile in base al trattamento ricevuto da parte di
persone fredde e distanti.
176 Superare la depressione
era bambino e viveva, di necessità, alle dipendenze di altre persone (genitori ma anche educatori); crescendo, però, questa necessità è sicuramente scemata, perché il suo grado di autonomia
e autodeterminazione è progressivamente aumentato, permettendogli di poter scegliere altre strategie. Purtroppo, però, per lui era
ormai diventata un’abitudine presentarsi come il “bravo ragazzo”
di sempre, e così ha continuato a cercare di esserlo anche quando
ormai non era più necessario, rendendosi vulnerabile a sviluppare
la depressione in risposta al prepensionamento. Lo stesso si può
dire di Giovanna e Angela.
Nel capitolo 3 abbiamo sottolineato come le convinzioni di
base, essendo molto radicate, sembrino inconsce (per questo la
persona non sembra esserne consapevole). Grazie al lavoro che
hai fatto fino a qui, però, adesso potresti essere in grado non solo
di riconoscerle ma anche di contrastarle. È un passaggio piuttosto
delicato ed emotivamente doloroso, perché significa guardare in
faccia ciò da cui per anni hai cercato di scappare. Talvolta diventa
più agevole se ad accompagnarti c’è uno psicoterapeuta esperto,
ma è necessario se vuoi veramente ridurre la tua vulnerabilità alla
depressione. Siamo abbastanza sicuri che il dolore che hai affrontato in tutti questi anni ti abbia fortificato più di quanto tu stesso
non immagini: ci vuole molto coraggio, infatti, per convivere con
la depressione per lungo tempo come probabilmente hai fatto
tu.
In base a quello che hai imparato a conoscere della depressione
e di te stesso seguendo questo programma, cerca di sintetizzare in
una frase l’idea, che da anni ti porti dentro, di te e degli altri, un
po’ come abbiamo illustrato per Mario, Giovanna e Angela.
Cerca di non scappare più da questa idea, ma guardala come
fosse una cosa di vecchia data, un’eredità che ti porti dietro da
anni ma che forse, ormai, è un prodotto del passato, qualcosa che
non esiste più perché non sei più quel bambino, ma un adulto
che ha fatto scelte e ha sofferto abbastanza per il passato.
Non prendere la depressione come la prova del fatto che non
sei forte come gli altri, ma considera questo disturbo il risultato
di questa stessa idea (un suo effetto, non la sua causa).
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8.7. RICONOSCO LE MIE CONVINZIONI DI BASE
Pretese disfunzionali e convinzioni di base 177
La mia idea antica di me stesso, degli altri e del mondo:
8.8 VIVERE SANI DESIDERI RINUNCIANDO ALLE PRETESE
E ACCETTANDO UN PO’ DI PIÙ SE STESSI E IL MONDO
Al termine di questo complesso e delicato lavoro potresti arrivare a riformulare i tuoi desideri secondo criteri più elastici e
flessibili: «Mi piace molto fare le cose bene, avere alti standard di
qualità; mi piace avere successo e riuscire in ciò che faccio, ma se
anche sbaglio Nessuno è perfetto »; «Sarebbe bello avere l’amore
e l’apprezzamento di tutti, ma posso vivere serenamente anche se
c’è qualcuno che non approva le mie scelte o mi trova antipatico
(come capita, peraltro, anche a me nei confronti di qualcuno)»;
«È meglio non avere dubbi e avere il controllo della situazione
ma, poiché non sono onnipotente né onnisciente, posso fare del
mio meglio e poi stare a vedere cosa succede: finché c’è vita c’è
speranza ». Tali affermazioni sono solo alcuni tentativi di mantenere i propri sani desideri di essere delle persone migliori e perfettibili senza cadere nella schiavitù della doverizzazione.
Mario, dopo aver riconosciuto la sua pretesa disfunzionale
«Devo sempre essere utile e non deludere gli altri per essere apprezzato e di valore», ha provato a considerare il proprio prepensionamento non tanto un fallimento totale quanto un incidente
di percorso; ha notato inoltre come sua moglie lo amasse e lo
stimasse ancora, così come i suoi amici e parenti, preoccupati
per lui più che critici e delusi. Non ha cessato di ritenere importante il fatto di sentirsi utile in famiglia e nella società solo
lavorando, ma ha cominciato a considerare altri ruoli e mansioni,
come aiutare la moglie in alcune faccende domestiche e dedicarsi
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Immaginati come una persona adulta, matura, che ha lottato,
che ha accumulato cicatrici e ricordi dolorosi, ma che non ha più
motivo di difendersi eccessivamente e di proteggersi.
178 Superare la depressione
8.9. COMPITI A CASA
• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Continua a correggere gli errori di ragionamento tramite
i tuoi ABC e in particolare stai attento a quando, nei tuoi
pensieri, usi espressioni come «Devo assolutamente»; «È necessario»; «Bisogna assolutamente»; «Non posso mai tollerare che…». Sono un campanello d’allarme che segnala come,
molto probabilmente, sia in azione una pretesa disfunzionale: identificala e “smussane” gli eccessi.
• Costruisci un’idea di te e degli altri un po’ meno distruttiva
e prova a prendere le distanze dalle convinzioni di base che
ti hanno accompagnato ormai per troppo tempo.
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ad attività di volontariato e a qualche consulenza esterna in ambiente lavorativo. Poco a poco è riuscito a ricavarsi degli impegni
che lo hanno fatto sentire soddisfatto di se stesso e desideroso di
fare nuove esperienze, cogliendo l’opportunità che il prepensionamento gli aveva dato.
Giovanna ha rinunciato, anche se a fatica, ad essere la mamma perfetta e sempre pronta, accettando di non riuscire a volte a
conciliare famiglia e lavoro e di delegare alcune mansioni ad altri;
infine, ha tentato di accettare il fatto di provare talvolta sentimenti non completamente positivi verso i propri cari, constatando come ciò non diminuisse l’amore e la stima reciproci.
Angela ha rinunciato a rincorrere l’amore perfetto, ha deciso di
correre il rischio di fidarsi di nuovo di qualcuno e ha cominciato
a provare a conoscere le persone per quello che erano e potevano
darle e non per quello che credeva o temeva fossero. Non sappiamo se abbia trovato marito, ma quando l’abbiamo congedata aveva una vita sociale più ricca e che la faceva sentire un po’ meno sola
e diversa dagli altri. Chissà se avrà trovato il principe azzurro…
9
IL MECCANISMO PERVERSO
DELLA RUMINAZIONE
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Finora abbiamo parlato principalmente del contenuto dei pensieri, cioè di COSA le persone si dicono quando sono depresse, di
come non tutto ciò che passa per la testa sia vero e attendibile e
di come modificare in modo costruttivo tale contenuto attraverso
le tecniche di ristrutturazione cognitiva.
In questo capitolo ci occuperemo della FUNZIONE e
dell’UTILITÀ di elaborare e continuare a pensare a quei pensieri, nonostante facciano stare tanto male e siano sostanzialmente
infondati o comunque eccessivi.
È esperienza comune nelle persone depresse la sensazione di
non riuscire a controllare il flusso di pensieri negativi e pessimistici che si accavallano nella testa, tanto più forte quanto più ci si
sente depressi (molti dicono: «Non capisco perché mi vengano.
So che mi fanno solo star male ma mi vengono in mente da soli,
non ne ho il controllo»). Molti affermano anche di essere sempre
state persone che “macchinavano” troppo con la testa.
Questa esperienza è dovuta all’azione di un processo mentale
chiamato ruminazione, che costituisce l’ultimo circolo vizioso di
cui si nutre la depressione e che predispone ad avere delle ricadute:
180 Superare la depressione
DEPRESSIONE
SINTOMI
METACOGNITIVI
Ruminazione
Prima di iniziare questo programma cognitivo-comportamentale
per la depressione, Mario, grazie ad alcuni libri che aveva letto
negli anni, si era convinto che nel suo passato ci fosse la chiave
del problema. Pertanto, passava gran parte del suo tempo libero
a tentare di capire perché fosse caduto in depressione, pensando
a ciò che gli era successo da ragazzino e a come ciò avesse potuto
influire sulla sua mente. Purtroppo, anche se qualche volta aveva
dei lampi di comprensione, più pensava a queste cose meno gli
sembrava di avere le idee chiare e più diventava depresso.
Quando pensava al proprio prepensionamento, cercava di rievocare tutta la sua storia lavorativa nel tentativo di capire perché
gli avessero fatto una cosa simile, dove potesse aver sbagliato o
cosa lo avesse portato a quella fine. Ripensava anche al giorno in
cui aveva ricevuto la notizia, a come avevano reagito lui e i colleghi e a quello che avrebbe potuto e dovuto fare di diverso. Il risultato di tutto questo lavoro mentale era che trascorreva anche ore
sulla poltrona a ruminare sul problema: «Non capisco perché mi
è capitato. Dove ho sbagliato?». Più pensava a queste cose e più si
sentiva depresso e impotente, tornando nuovamente a pensarci:
«Sto così male! Non riesco a non pensarci! È troppo brutto!». I
pensieri automatici negativi affollavano la sua mente, in un vortice inarrestabile di senso di fallimento, inutilità e disperazione.
9.1. LA DIFFERENZA TRA RIFLETTERE E RUMINARE
In psicologia, con il termine “ruminazione” ci si riferisce all’attività mentale che consiste nel continuare a pensare e ripensare a
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Le ruminazioni di Mario
Il meccanismo perverso della ruminazione 181
Il termine "ruminazione" è stato preso in prestito dalla zoologia per descrivere un
particolare modo di pensare che assomiglia molto al modo di mangiare delle mucche: queste, oltre allo stomaco, hanno una sacca chiamata rumine, dove depositano
velocemente il cibo per poi appartarsi in un luogo tranquillo, riportarlo in bocca
e masticarlo, ingurgitarlo, rigurgitarlo e rimasticarlo più volte finché non diventa
digeribile; la ruminazione è un processo lento, che richiede un certo impegno da
parte dell'animale.
1
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uno stesso argomento in modo stereotipato, rigido, astratto e, in
definitiva, inconcludente1.
La ruminazione è una funzione della mente molto simile a
quella del riflettere sui problemi, ma ha importanti differenze e
particolarità che la rendono altamente patogena (cioè generatrice
di patologia). Chi “rumina” si concentra principalmente sui problemi e sulle difficoltà di una situazione e non sulla ricerca di una
possibile soluzione; riflettere su un problema, invece, significa
concentrarsi principalmente su quest’ultimo aspetto, oppure, se
il problema è irrisolvibile, su cosa fare per sopportare o ovviarne
le conseguenze.
La ricerca di questi ultimi anni nell’ambito della psicologia clinica ha evidenziato come le donne siano più propense degli uomini a ruminare e come potrebbe esistere persino un “gene della
ruminazione”, cioè una predisposizione genetica a ruminare.
Ha dimostrato, inoltre, come la ruminazione sia un processo
di pensiero presente in molti disturbi mentali, tra cui i disturbi
d’ansia, i disturbi alimentari e, appunto, i disturbi dell’umore, ma
riscontrabile anche nelle persone “sane”; nel linguaggio comune
si parla di “macchinare”, “macinare con la testa”, “scervellarsi” o
“arrovellarsi”.
La differenza tra coloro che sviluppano un disturbo e quelli
che mantengono un sano equilibrio sta nel fatto che i primi trascorrono molto più tempo e dedicano molte più energie mentali
ed emotive a questo genere di attività, amplificandone i suoi effetti negativi e restandone inconsapevolmente vittime; mentre i
secondi, dopo un lasso di tempo ragionevole, si rendono conto
dell’inutilità di questo processo e lo abbandonano, o per tornare
a concentrarsi sulla ricerca di una soluzione concreta praticabile o
per dedicarsi ad altre faccende più gratificanti o produttive, se si
accorgono che si tratta di un problema senza soluzione.
182 Superare la depressione
9.2 ESERCIZIO: FAI UN’ESPERIENZA “CONSAPEVOLE E
VOLONTARIA” DI RUMINAZIONE
Adesso che sei arrivato a conoscere e padroneggiare un po’ meglio i meccanismi comportamentali e cognitivi della depressione,
puoi permetterti di fare un piccolo ma importante esperimento
pratico di quanto andremo a illustrare in seguito sulle caratteristiche e le conseguenze della ruminazione.
Prendi il grafico settimanale dell’umore o il questionario K10
del capitolo 2 come strumenti di misurazione del tuo stato d’animo attuale (non considerare cioè il periodo di riferimento settimanale ma il momento presente) e compilali. Dopo la valutazione, scegli un argomento, un problema o un ricordo di un
momento della tua vita in cui ti sei sentito depresso e prova a
pensarci profondamente (se sono più di uno prendi quello che
più frequentemente hai in testa) per 10-15 minuti, lasciandoti
assorbire completamente dal flusso di pensieri, immagini e ricordi. Subito dopo, ricompila il grafico e il questionario K10:
cosa è successo al tuo umore? È migliorato? Peggiorato? Rimasto
stabile?
Se hai “ruminato bene”, il tuo umore sarà presumibilmente
peggiorato in modo direttamente proporzionale a quanto eri assorto e concentrato. Sulla base di quanto hai sperimentato, ora
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Per distinguere le due forme di attività mentale si usano modi
di dire diversi: alcuni proverbi popolari sintetizzano l’inutilità
della ruminazione con frasi tipo: “Non piangere sul latte versato”, “Metterci una pietra sopra”, “Del senno del poi sono piene le
fosse”, ecc. Altri invece affermano che “La notte porta consiglio”
o che è meglio “Pensare prima di agire” per evidenziare l’opportunità di ragionare sulle cose.
La cattiva abitudine di ruminare permane anche al di fuori
degli episodi depressivi conclamati e costituisce uno dei fattori
predisponenti alle ricadute insieme allo stile attributivo depressivo, di cui abbiamo già parlato nel capitolo 6.
Nei paragrafi successivi cercheremo di descrivere le caratteristiche e le conseguenze della ruminazione, per poi illustrare quali
strategie possano aiutare a trasformarla in ragionamento costruttivo o a interromperla.
Il meccanismo perverso della ruminazione 183
puoi cercare di definire meglio cosa significa ruminare e quali
effetti produce.
9.3 CARATTERISTICHE, FUNZIONI E CONSEGUENZE
DELLA RUMINAZIONE
9.3.1 Ruminare come strategia per capire il perché
delle cose
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Frasi come: «Perché proprio a me? Cosa ho fatto di male?», «Solo
continuando a riflettere sui problemi si possono capire veramente» o «Bisogna sviscerare la questione» sintetizzano questa caratteristica.
Mario era convinto che ruminare servisse a dare un senso a
tutto ciò che gli capitava e trascorreva ore sulla poltrona in solitudine impegnato in questa attività mentale, sentendosi però
sempre peggio.
Perché l’analisi dettagliata che Mario faceva del suo passato e
del suo problema non lo aiutava? Cosa c’è di sbagliato nel cercare
le cause e/o i responsabili del proprio malessere? In realtà, cercare
di capire qual è il problema che ci assilla e cosa ci turba non equivale necessariamente a cercare il perché delle cose. Tutte le persone, quando hanno un problema o quando succede loro qualcosa
di brutto, tendono a concentrarsi su di esso (normalmente lo scopo di tale attività, piuttosto impegnativa e tale da assorbire molte
energie mentali ed emotive, è quello di trovare una soluzione).
Conoscere le cause e i responsabili (cioè il “perché”) spesso
aiuta nella ricerca di soluzioni, ma non sempre è indispensabile
per decidere cosa fare: ad esempio, sapere perché si è rotta una
gamba non è fondamentale per decidere quale tipo di intervento sanitario sia più opportuno applicare nell’immediato; oppure
sapere che il vetro della finestra è stato rotto da nostro figlio non
cambia il fatto che questo vada sostituito.
Cercare di collegare il passato con il presente e il futuro in un
rapporto di causa/effetto è stato, ed è tuttora, un metodo molto
usato anche in psicologia, perché aiuta a dare un senso di continuità e coerenza agli eventi della nostra vita. Se ci si ferma solo
a questo stadio, tuttavia, il rischio è di non vedere vie d’uscita:
ad esempio, capire che si è depressi perché da bambini si sono
184 Superare la depressione
9.3.2 Ruminare come metodo per risolvere i problemi
Se credi che «Pensare ai problemi sia un buon modo per risolverli», «Pensare in modo pessimistico protegga dalle delusioni»
o «Capire il perché serva a trovare anche la soluzione» significa
che ruminare è per te una strategia di soluzione dei problemi.
Ruminare, però, equivale solo alla prima parte del modo di dire
“Pensa prima di agire”.
In generale, se pensiamo che una strategia sia utile è difficile
smettere di usarla: ad esempio, se pensi che guidare più velocemente possibile sia il modo migliore per arrivare a casa e non
lasciare solo tuo figlio, difficilmente eviterai di schiacciare l’acceleratore, anche se hai paura della velocità; oppure, se credi che
preoccuparsi sia un buon modo per risolvere i problemi, non potrai mai stare tranquillo: significherebbe che non stai risolvendo
i problemi o che non sarai pronto nel caso dovessero capitare;
infine, se sei convinto che “sviscerare” i problemi a lungo prima
di decidere significhi essere una persona profonda e matura, difficilmente abbandonerai questa strategia: sarebbe come diventare
superficiale e inaffidabile.
La ricerca clinica ha però ampiamente dimostrato come limitarsi a pensare ai problemi non solo non li risolva (perché rimane
un’attività mentale astratta - si potrebbe dire una speculazione
filosofica - se non viene seguita da una decisione ad agire e da una
messa in pratica del piano di azione), ma addirittura comprometta la capacità di risolverli, come è successo a Mario alcuni giorni
dopo aver ricevuto la notizia della sua prossima cassa integrazio-
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vissute certe esperienze dolorose sicuramente aiuta a trovare una
parziale giustificazione al proprio stato attuale (come abbiamo
visto nel capitolo 8), ma non è sufficiente per capire automaticamente come fare a uscire dalla depressione e, soprattutto, a non
ricaderci.
ESERCIZIO: cerco sempre il perché delle cose?
Fai mente locale su come hai pensato durante l’esercizio di ruminazione consapevole: hai cercato di risalire alle cause? Ti sei posto spesso domande che iniziavano con “Perché” o “Come mai”?
Se sì, hai trovato la risposta definitiva? Se sì, ti sei sentito meglio?
È una strategia che consiglieresti a un amico in difficoltà?
Il meccanismo perverso della ruminazione 185
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ne. Una mattina, nell’uscire di casa per andare al lavoro, questi
si è accorto di non riuscire a trovare le chiavi dell’auto. Ha pensato di averle perse e si è arrabbiato così tanto con se stesso che
è rimasto in macchina a rimproverarsi per 10 minuti, dicendosi
amareggiato: «Ma come avrò fatto! Avrei dovuto stare più attento! Ora dovrò andare al lavoro in pullman, arriverò in ritardo e i
miei colleghi, che già mi compatiscono, mi guarderanno ancora
peggio. Sono proprio un incapace. Perché capitano tutte a me?».
Poi, adirato, è tornato in soggiorno per cercare l’orario dei mezzi
pubblici e, guardando nel cassetto, si è accorto che le chiavi erano
lì dove di solito le metteva sua moglie per non perderle; le ha
prese ed è riuscito ad andare al lavoro ma, nel frattempo, la ruminazione gli aveva fatto perdere 10 minuti ed era arrivato tardi.
Questo non sarebbe successo se invece di ruminare avesse cercato
subito nel posto dove di solito lei metteva le chiavi.
È stato dimostrato anche come continuare a “rigirare nella
mente” gli stessi concetti non aggiunga alcuna conoscenza ulteriore al problema perché, mancando l’esperienza e il confronto
con la realtà, non si riesce a modificare le conclusioni a cui si è
giunti: se si continua a fare la stessa somma senza verificare se gli
addendi sono stati trascritti correttamente, non si riuscirà mai a
capire veramente dov’è l’errore e perché il totale non corrisponda.
ESERCIZIO: uso la ruminazione come metodo di soluzione
dei problemi?
Rifletti ora per alcuni minuti su quante volte ruminare ti abbia
effettivamente portato a risolvere un problema o a capire meglio
una certa situazione e su quante, invece, ti abbia solo fatto sentire
più depresso o inadeguato. Scrivi qui sotto le tue conclusioni.
Puoi prendere l’esempio dell’esercizio di ruminazione consapevole fatto in precedenza:
186 Superare la depressione
Pensa invece adesso a quando hai risolto con successo un problema: hai semplicemente pensato o, piuttosto, hai cominciato a
pianificare una serie di azioni pratiche (in questo caso pensare al
problema è stata solo la prima parte della fase 1 del metodo strutturato di soluzione dei problemi, cioè quella che riguarda l’analisi
del problema e la definizione dell’obiettivo)?
Scrivi le tue considerazioni qui sotto:
Molte persone, quando hanno troppa paura di affrontare un problema o una situazione complessa, usano la preoccupazione come
modo per evitare il problema stesso, illudendosi allo stesso tempo
di occuparsene.
Mario doveva comunicare alla famiglia la sua prossima cassa
integrazione ma era spaventato dalle possibili reazioni di moglie,
figlio e parenti. Il risultato era che passava ore e ore a pensare a
quello che avrebbe detto loro e alle conseguenze che ne sarebbero scaturite, piuttosto che parlarne apertamente e affrontare il
problema. Più pensava a queste cose, più la prospettiva di dover
“confessare” la situazione gli creava ansia, più si agitava, più si
deprimeva e più rimandava il fatto di parlarne ruminando ancor di più sulla futura cassa integrazione; in altre parole, Mario,
anziché cercare un modo per tollerare l’ansia legata alla necessità
di far fronte alla nuova realtà che gli si prospettava, continuava a
ruminare sul problema (di conseguenza, la sua ansia e la sua depressione peggioravano, mentre il giorno della cassa integrazione
si avvicinava, rendendo sempre più urgente la necessità di comunicare alla famiglia lo stato delle cose).
Anche tu, come Mario, tendi a evitare le cose che ti spaventano o che pensi di non riuscire a affrontare limitandoti a pensarci
in continuazione e a rimandare una decisione?
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9.3.3 Ruminare come modo per evitare ciò che fa
paura
Il meccanismo perverso della ruminazione 187
Scrivi qui sotto quando ti è capitato, cosa hai fatto e come si
è conclusa la faccenda. Anche in questo caso, se ti sembra pertinente, puoi usare l’esempio dell’esercitazione sulla ruminazione
consapevole e volontaria, o scegliere un’altra situazione che hai
sperimentato.
«Pensare alle cause della depressione aiuta a prevenirla», «Solo analizzando attentamente come ci si sente e perché è possibile uscire
dalla depressione» e «Se mi concentro sul mio stato d’animo posso tenerlo sotto controllo e non lasciarlo peggiorare» sono alcuni
esempi di ciò che pensano alcune persone. Purtroppo, non solo
ruminare non aiuta a uscire dalla depressione ma la prolunga.
Normalmente, quando si vivono esperienze come la fine di
una relazione o la perdita di un lavoro o di una persona amata, è
più che normale sentirsi tristi, scoraggiati, amareggiati o anche,
momentaneamente, un po’ depressi. Può essere brutto sentirsi
così ma, per fortuna, per loro natura le emozioni tendono ad
essere limitate nel tempo e, se la persona si concede di farne esperienza, tendono a svanire da sole entro pochi minuti, poche ore,
pochi giorni o poche settimane al massimo.
Quando invece si cerca di evitare di vivere la tristezza perché
considerata inaccettabile, troppo dolorosa o frustrante, si finisce
con il ruminarci sopra («Ecco che sono ancora triste»; «Perché
sono così? Gli altri non stanno come me»; «Se continuo a sentirmi così arriverò al suicidio») e con il sentirsi ancora più depressi.
Ruminare non prolunga solo la depressione ma anche le altre
emozioni negative, come il senso di colpa, i rimorsi e i rimpianti,
senza lasciare la possibilità di agire. Molte persone si tormentano
con frasi del tipo: «Se non fosse stato per.... io adesso sarei una
persona diversa e invece...»; «Se lo avessi capito prima adesso potrei... invece...».
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9.3.4 Ruminare come strategia per stare meglio
188 Superare la depressione
9.3.5 Ruminare ha anche effetti deleteri sulla
capacità di vivere il presente
In sintesi, quando le persone ruminano, cioè continuano a
pensare al problema e non alla soluzione, non riescono a “mettere
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È esperienza molto comune quella di essere così assorti e concentrati su qualcosa da arrivare ad estraniarsi dalla situazione
reale. Questo genere di situazione può verificarsi, ad esempio,
quando si guida, quando si gioca a un videogame o si naviga su
internet, o quando semplicemente si sogna ad occhi aperti.
In genere è un’esperienza che si può interrompere facilmente
riportando l’attenzione su quello che sta accadendo nel presente
e non lascia grandi conseguenze, ma può favorire l’insorgere di
umore depresso se, riguardo alle esperienze dolorose, diventa eccessiva e abitudinaria. Infatti, quando ci sentiamo già un po’ giù
e cominciamo a ruminare sul passato o sul perché stiamo così,
perdiamo il contatto con ciò che ci circonda diventando incapaci
di apprezzarlo e di farvi fronte, come invece potremmo se fossimo più presenti.
Una nostra paziente, a cui era morta la madre 10 anni prima di venire in terapia e che da allora era sempre stata depressa,
non solo raccontava dell’evento come se fosse appena successo,
ma diceva anche di sentirsi esattamente come allora: «Quando ci
penso, è come se rivivessi quel che è successo». Questo fenomeno,
però, aveva comportato anche che da allora non fosse più riuscita
a godere appieno della presenza e dell’affetto del marito, dei figli
e dei nipotini, perdendosi così la possibilità di trarre giovamento
dal suo ambiente ricco di affetti.
Anche a te capita o è capitato di ruminare sui problemi e di esserti accorto di essere meno in contatto con quello che ti succede
intorno o, per così dire, di esserti “perso dei pezzi di vita”?
Scrivi qui sotto le tue esperienze:
Il meccanismo perverso della ruminazione 189
9.4 SI PUÒ CONTROLLARE LA RUMINAZIONE?
Come già accennato, molte persone riconoscono spontaneamente la propria tendenza a “macchinare troppo con la testa” e imparano abbastanza in fretta a diventarne consapevoli, ma quasi tutte
affermano di non essere in grado di interrompere questo processo
una volta che è iniziato.
Ma si possono controllare i pensieri? E cosa significa fare questo?
È esperienza comune a tutti avere pensieri, ricordi, immagini
che compaiono nella mente improvvisamente e involontariamente (quindi in modo incontrollabile), chiamati per questo “intrusivi”. Esempi di pensieri intrusivi sono: un ricordo improvviso
d’infanzia associato al profumo di una brioche, un pensiero del
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una pietra sopra il passato”, ma continuano a viverlo nel presente
come se si stesse ancora verificando, anziché concentrarsi sul qui
e ora per risolvere, rimediare, annullare, limitare o anche solo
abituarsi alle conseguenze di quell’episodio ormai passato, e di
costruire il futuro, alimentando così le emozioni negative, il senso di impotenza e la depressione.
In un’immagine, è come se la persona camminasse all’indietro
per guardare che percorso ha seguito senza fare attenzione a quale
direzione sta prendendo. Limitarsi a cercare di capire il perché
di tutte le cose comporta lo svantaggio di non arrivare mai a una
conclusione soddisfacente. Rivangare continuamente il passato
fa sentire sommersi dai sensi di colpa, dai rimorsi e dai rimpianti
senza lasciare la possibilità di agire, e porta a reagire con ansia
e preoccupazioni eccessive di fronte a ogni nuovo problema o
decisione da prendere, per la paura di non farcela e di ricadere di
nuovo nella depressione.
In questo modo, la ruminazione può trasformare dei semplici
pensieri o ricordi negativi in vere e proprie ossessioni, che fanno
sentire la persona incapace, inadeguata e diversa da come era prima, perpetuando così la depressione e predisponendo il terreno
per le ricadute. Per questi motivi, è importante imparare a identificare questo meccanismo perverso, che non è altro che una
cattiva abitudine, e interromperlo il più rapidamente possibile.
Vediamo come è possibile raggiungere questo obiettivo.
190 Superare la depressione
9.5 COSA FARE PER NON RUMINARE
Poiché è molto facile rimanere incastrati nel processo di ruminazione, è importante imparare a gestirla. Da ora in poi può essere
utile considerare questa attività mentale un comportamento che
si può apprendere, che può diventare abitudinario e automatico,
ma che si può cambiare con un po’ di pazienza e allenamento,
quando ci si accorge che non è efficace per raggiungere l’obiettivo
di vivere una vita serena.
I passi per raggiungere l’obiettivo sono:
1. riconoscere quando si rumina;
2. riconoscere la ruminazione come un’abitudine da cambiare;
3. imparare a spostare l’attenzione dalle ruminazioni;
4. imparare a non reagire alla ruminazione, ovvero a lasciar
scorrere i pensieri in modo non giudicante.
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tipo «Pensa se capitasse a me» dopo aver sentito una brutta notizia al telegiornale, l’immagine di noi stessi vecchi e soli mentre
passiamo davanti a una casa di riposo.
Ruminare, come abbiamo visto, significa invece ragionare
in modo inconcludente sulle cose, cercando significati reconditi. Spesso la ruminazione è scatenata da pensieri intrusivi, ma si
tratta di prodotti della mente molto diversi: mentre questi ultimi
sono effettivamente incontrollabili e involontari, la prima è una
strategia mentale messa in atto in modo più o meno consapevole
per far fronte a un problema o in risposta a stimoli percepiti come
sgradevoli o pericolosi (tra cui, appunto, certi pensieri).
Quando viene usata in modo abitudinario, può diventare così
automatica da sembrare involontaria (come il modo di camminare o di parlare), ma ciò non significa che non sia controllabile
e modificabile come lo stile di camminata o l’inflessione dialettale.
Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come esistano delle
convinzioni sulla sua utilità che ne rinforzano e alimentano l’uso,
facendola sembrare effettivamente incontrollabile.
Il meccanismo perverso della ruminazione 191
9.5.1 Primo passo: riconoscere quando si rumina
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Mario, seguendo questo programma di trattamento della depressione, aveva già fatto notevoli progressi. Da alcune settimane
era più attivo, aveva ripreso alcune attività che aveva tralasciato
e stava diminuendo le situazioni evitate, tanto che il suo umore
giornaliero era migliorato; tuttavia faticava ancora a provare gioia
per quelle attività (tipo lo stare con gli amici), che invece gliene
davano prima che cadesse in depressione.
Durante un colloquio terapeutico, Mario ha riferito di aver
partecipato il sabato precedente a un barbecue in montagna organizzato dall’amico Carlo, attività che in passato apprezzava molto
ma che quel giorno non lo aveva lasciato del tutto soddisfatto:
«Vede come sono cambiato? Come mi sono ridotto? Non riesco
più a godermi gli amici, mentre prima ero il trascinatore della
compagnia».
Cercando di capire cosa fosse successo, il terapeuta e Mario
hanno scoperto come, in realtà, quest’ultimo fosse fisicamente
presente durante le discussioni e gli scherzi degli amici, ma come
mentalmente fosse completamente assorto nel fare differenze e
paragoni tra la sua attuale situazione di cassaintegrato e la loro
(alcuni erano già in pensione per raggiunti limiti di età, altri erano ancora occupati): in particolare, continuava a pensare a come
si sarebbe sentito se avesse potuto continuare a lavorare fino alla
fine “naturale” della sua carriera o a come sarebbe stata la sua vita
se avesse continuato gli studi e fosse diventato un libero professionista non suscettibile alle scelte aziendali altrui.
L’aspetto interessante di questo colloquio è che Mario ha fatto
molta fatica a riconoscere come quel giorno stesse ruminando.
Infatti, quando il terapeuta gli ha chiesto cosa avesse fatto con gli
amici quel giorno, lui ha risposto: «Ho cucinato e scherzato con
loro». Ma cucinare e scherzare sono comportamenti molto diversi
dal ruminare sulla propria condizione di vita!
Anche la “mamma degenere”, Giovanna, trascorreva molte ore
della giornata a ruminare su quello che aveva fatto passare ai propri
cari a causa della propria depressione (che le impediva di godersi
pienamente le loro attenzioni e dimostrazioni di affetto). Eppure,
se qualcuno le avesse chiesto, ad esempio, cosa avesse fatto quel fine
settimana, avrebbe risposto di essere stata in un parco acquatico
192 Superare la depressione
• A cosa mi serve pensare a questo?
• Mi sta aiutando a risolvere il problema che mi preoccupa?
• Ho le idee più chiare di prima a riguardo o mi sembra di
avere un disco rotto nella testa?
• Mi sento meglio rispetto a quando ho cominciato a pensarci?
Se le risposte sono tutte negative stai sicuramente ruminando.
Puoi prendere come primo esempio l’argomento che hai usato
per l’esperimento di “ruminazione consapevole”.
Lo scopo ultimo di questo esercizio è quello di arrivare alla
conclusione che, sebbene siano pensieri dolorosi e forse anche
parzialmente giustificati, essi siano solo ruminazioni, cioè un
prodotto mal riuscito della tua mente che, in quanto tale, è inutile nella pratica e dannoso per il tuo benessere.
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insieme alla sua famiglia e di aver giocato con i bimbi: in realtà era
fisicamente presente al parco, ma era rimasta a distanza a pensare e
a guardare i figli che giocavano su scivoli e gommoni.
A sua volta, Angela, quando andava alle feste di paese, invece di ballare o chiacchierare con la sorella e il cognato, passava
la serata a osservare le famigliole presenti e a ruminare sul fatto
che lei, a causa di una brutta esperienza vissuta all’età di 17 anni
con un uomo molto più vecchio, adesso non avesse una propria
famiglia. Raccontava di aver passato la serata in compagnia dei
parenti, ma in realtà rivangava tutto il tempo la storia sfortunata
della propria vita sentimentale, immersa in un mondo tutto suo
di ricordi e rimpianti.
Questi esempi illustrano come possa non essere facile riconoscere quando si sta ruminando, perché spesso è un comportamento talmente abitudinario e automatico da sembrare normale
e totalmente involontario.
La prima cosa su cui devi allenarti è quindi quella di riconoscere
quando rumini. Lo schema da seguire è esattamente uguale a quello che hai imparato a usare per identificare e contrastare i pensieri
disfunzionali (cioè l’ABC), con la differenza che ora, invece di cercare gli errori di ragionamento, osservando il flusso di pensieri che
hai scritto nella colonna dei B, puoi porti le seguenti domande:
Il meccanismo perverso della ruminazione 193
9.5.2 Secondo passo: riconoscere la ruminazione
come un comportamento abitudinario
1
2
Situazione in cui scatta
la ruminazione
ANGELA
Sono alla festa di paese
con mia sorella e mio
cognato.
GIOVANNA
Sono con i miei figli
che giocano al parco.
Ruminazione
Conseguenza
«Tutti hanno un
compagno, una
famiglia. Io non ce
l'avrò mai perché ormai
è troppo tardi per me.
Perché mi sono lasciata
sedurre da uno così?
Se fossi stata più forte
adesso anche io avrei la
mia famiglia»
«Quanto li ho fatti
soffrire! Se non fossi
caduta in depressione
sarebbero stati più
felici! Che persona sono
a far soffrire così i miei
cari? Perché non sono
stata capace di essere
una brava madre?»
Sentirsi depressa,
sola, diversa dagli
altri, in colpa
Non ascoltare la
conversazione, non
ballare, isolarsi
Depressa
Sentirsi una madre
inadeguata
Senso di colpa
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Abbiamo sottolineato in precedenza come ruminare sia un comportamento e come, analogamente a tutti i comportamenti, possa diventare un’abitudine.
Quando ti capita più spesso di ruminare durante la giornata o
in quali giorni della settimana? Mario, ad esempio, tendeva a ruminare quando stava a osservare gli altri senza far niente o a casa
da solo senza un impegno preciso, mentre riusciva a farlo meno
quando partecipava attivamente a qualche iniziativa degli amici
o era occupato in mansioni di vario tipo. Dal canto suo, Angela
aveva l’abitudine di ruminare maggiormente durante i fine settimana, quando non aveva il lavoro a distrarla e quando stava
in posti affollati a osservare gli altri che si divertivano; tendeva
invece a farlo meno la sera, quando era stanca dopo una giornata
piena di impegni e quando andava a trovare sua madre anziana. Giovanna, invece, cadeva più facilmente nella ruminazione
quando rimaneva sola in casa con i figli piccoli, meno quando
stava in compagnia dei propri cari o quando organizzava uscite
con le proprie amiche e i loro figli.
194 Superare la depressione
MARIO
Sono da Carlo in
montagna e osservo
i miei amici che
chiacchierano davanti
al barbecue mentre io
sono seduto a bere una
birra.
4
Esempi tuoi
«Guarda loro come
sono sereni e contenti!
Loro sì che hanno avuto
quello che volevano!
Se avessi finito gli
studi magari adesso
sarei al posto di quello
che mi ha mandato
in cassa integrazione
o addirittura sarei un
libero professionista.
Perché non ho
terminato quello
che avevo iniziato?
Non sarei finito in
depressione»
Triste
Senso di fallimento
Senso di vergogna
Tendenza a isolarsi
Lo scopo di questo esercizio è quello di abituarti a considerare
la ruminazione un comportamento controproducente da sostituire con altri più utili e/o gratificanti: con un paragone un po’ forte, ma suggestivo, come l’alcolista deve imparare a non ricorrere
più alla bottiglia quando ha problemi o è in difficoltà, così tu devi
“disintossicarti” dalla ruminazione per uscire dalla depressione e
ricominciare a vivere.
9.5.3 Terzo passo: imparare a spostare l’attenzione
dal mondo interno (i pensieri e le emozioni) al mondo esterno
9.5.3.1 Rimandare la ruminazione
Poiché all’inizio è piuttosto difficile smettere di ruminare “a comando”, soprattutto se tale processo è considerato una possibile
strategia di fronteggiamento dei problemi e del disagio, può esse-
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3
Il meccanismo perverso della ruminazione 195
9.5.3.2 Concentrarsi su quello che sta accadendo intorno
a noi e dedicarsi ad attività piacevoli
Lo stratagemma appena proposto facilita l’interruzione della ruminazione e va abbinato alla tecnica seguente.
Quando da anni si è abituati a fare attenzione a ciò che capita
dentro di noi e si dedica ogni momento libero da impegni e distrazioni impellenti a valutare come stiamo, di che umore siamo,
se un certo ricordo ci fa meno male o se un certo problema ci spaventa meno di ieri, può sembrare difficile immaginare di pensare
ad altro, soprattutto se si è convinti che sviscerare nel profondo
queste questioni sia utile (vedi paragrafo 9.3.1).
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re utile un piccolo stratagemma: quando ti accorgi che stai ruminando, stabilisci un momento preciso della giornata da dedicare
espressamente alla ruminazione e rimandala a quel momento e
solo a quello. Potresti, ad esempio, decidere di ruminare in auto
fra le 17.00 e le 17.15 mentre torni a casa dal lavoro; scaduto
il tempo potresti dirti: «Ho ruminato come stabilito. Adesso è
ora di smettere. Lo rifarò domani alle....». Potresti anche “imbrogliarti” fissando orari in cui sai già che sarai impegnato in altre
attività (per esempio le 13.30 e le 13.45, quando solitamente sei
abbastanza indaffarato a preparare il pranzo o a partecipare a una
riunione di lavoro, oppure il giovedì sera dalle 21.00 alle 21.15,
quando sai che giocherai a calcetto con gli amici): quando arriva
l’ora della ruminazione, decidi se vale la pena trascorrere il resto
della serata in compagnia delle sue conseguenze o se non sia meglio continuare a fare quello in cui sei già impegnato.
Non scegliere il momento in cui vai a letto, perché lo stato
di abbandono e di sottostimolazione che precede l’addormentamento può amplificare la ruminazione e ostacolare il sonno. Se ti
svegli la notte e cominci a ruminare sui tuoi problemi puoi dirti:
“Adesso, alle 3 di notte, non mi serve pensare a questa cosa, non
potrei comunque far niente di utile. In questo momento mi serve
di più dormire, o almeno far riposare la mente. Su questa faccenda
ruminerò domani mattina appena sveglio». Cerca poi di non soffermarti su alcun argomento, per quanto doloroso e spiacevole, e
lascialo scorrere come fai con i tanti altri pensieri che normalmente passano per la testa quando ci si abbandona al sonno.
196 Superare la depressione
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Abbiamo però cercato di spiegare come in realtà questa attività mentale sia fonte di tanti problemi. Così come cambiamo
canale quando ci accorgiamo che un film ci sta annoiando o sembra inconcludente, quando ci rendiamo conto che quello che ci
passa per la testa sono le stesse elucubrazioni mentali senza scopo
e dannose per il nostro equilibrio, occorre spostare l’attenzione
su altro.
Sicuramente avrai già provato a distrarti in passato senza successo e avrai reagito con irritazione e insofferenza a chi ti avrà
detto mille volte: «Dai, non pensarci!». Ma spostare (o rifocalizzare) l’attenzione non significa distrarsi: queste due attività mentali sono molto simili, ma presentano una sottile e sostanziale
differenza. Distrarsi significa cercare attivamente di pensare ad
altro pur restando convinti che la cosa più importante sia quella
a cui ci si sforza di non pensare: è come cercare di non far caso
al proprio cuore quando si teme di stare per avere un infarto o al
proprio umore triste quando si è convinti che finché si è tristi non
valga la pena vivere.
Rifocalizzare o spostare l’attenzione, invece, significa sì pensare ad altro, ma solo dopo aver valutato e deciso che continuare
a pensare alle stesse cose è inutile. Questo può essere il caso della ruminazione: dopo aver stabilito che continuare a monitorare
il proprio stato d’animo e a ricercarne le cause non aiuta a sentirsi
maggiormente a proprio agio con gli altri, la si può abbandonare
a favore, ad esempio, della conversazione.
Una volta che, grazie ai passi precedenti, hai raggiunto la conclusione che stai ruminando, bisogna che trovi qualcosa su cui
concentrarti di più utile o gratificante e che ti alleni a sostituirla
alla ruminazione fino a farla diventare un’abitudine alternativa.
Ad esempio, potresti dirti: «In questo momento sto ruminando.
Quel che è stato è stato, non voglio più “perdere pezzi di vita”;
meglio che vada a fare qualcos’altro»; «Ho già ruminato abbastanza sul fatto che sono triste anche oggi. Continuare a pensarci
non mi aiuterà certo a stare meglio, quindi tanto vale che, mentre
aspetto di sentirmi meno giù, faccia qualcosa di utile o, meglio
ancora, qualcosa che so che in passato mi faceva stare bene».
“Qualcos’altro” è tutto ciò che ti può sembrare più stimolante
della ruminazione, come:
Il meccanismo perverso della ruminazione 197
Mentre ti dedichi a queste attività, cerca di concentrarti sui
vari aspetti dell’ambiente fisico (i rumori, i profumi, gli odori,
i colori, il paesaggio, l’arredamento) e sulle azioni che si stanno
svolgendo intorno a te (cosa dicono gli altri, come sono vestiti),
come se dovessi memorizzarli per poi riferirli.
Mario, quando si è accorto che stava ancora ruminando sulle
solite cose del passato, ha deciso di alzarsi, di andare dagli amici e
di partecipare alla conversazione; ha anche proposto una partita a
biliardino. Angela ha chiesto a suo cognato se la invitava a ballare
e Giovanna si è alzata per andare a giocare con i propri figli.
9.5.3.3 Il training attentivo
L’esercizio che proponiamo è tratto dal protocollo proposto da
uno dei maggiori studiosi al mondo sulla ruminazione, Adrian
Wells - “Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione”, Eclipsi, Firenze, 2012 -, e lo presentiamo in forma semplificata e abbreviata per permetterne l’utilizzo anche in un contesto
di auto-aiuto. La versione completa va appresa e applicata con
l’ausilio di un terapeuta esperto nella tecnica e nel protocollo di
intervento metacognitivo.
Il suo scopo è quello di sperimentare come si possa spostare
l’attenzione da uno stimolo a un altro in modo consapevole e
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• attività che di solito ti piacciono o ti piacevano (nel capitolo
4 c’è l’elenco che ti ha aiutato a riattivarti all’inizio del percorso di terapia);
• attività che ritieni utili, come fare i conti di casa o la lista
della spesa, pianificare le prossime vacanze, ecc.;
• ricercare la compagnia di qualcuno (seguire una conversazione è un’attività mentale piuttosto impegnativa, quindi è
una buona strategia per pensare ad altro. Ovviamente, non
devi parlare delle tue ruminazioni, ma di argomenti di interesse comune, alla peggio di pettegolezzi. Non è necessario
dire che devi pensare ad altro: se sono persone che già conoscono il tuo problema, puoi spiegare semplicemente che hai
bisogno di “distrarti” dalle tue solite elucubrazioni, passando poi velocemente ad altri argomenti);
• impegnarti in qualche attività fisica.
198 Superare la depressione
volontario, notando anche le dirette conseguenze sulla forza dei
pensieri e lo stato d’animo.
Prima di iniziare, cerca di valutare quanto sei concentrato su
di te, ponendo una crocetta sulla seguente scala, dove -3 sta per
“attenzione completamente rivolta all’esterno” (cioè agli stimoli provenienti dall’ambiente circostante), 0 sta per “attenzione
equamente distribuita” e +3 sta per “attenzione completamente
rivolta all’interno” (cioè alle tue sensazioni, alle tue emozioni e ai
tuoi pensieri):
-2
-1
0
+1
+2
+3
Per i successivi 5 minuti, cerca di concentrarti su alcuni suoni
provenienti dall’ambiente intorno a te che avrai precedentemente
selezionato e che siano di vario tipo: inizialmente vicino a te, come
il ticchettio delle dita sul tavolo, poi un po’ più lontano a dx, come
il ronzio del frigorifero, quindi ancora più lontano, come il cinguettio degli uccellini; trova almeno 4 o 5 rumori diversi e cerca,
durante ogni minuto di questa fase, di ignorare qualunque altro
rumore che non sia quello su cui hai deciso di concentrarti. Successivamente, e per 3 minuti, sposta rapidamente l’attenzione da un
suono all’altro, ogni 10 secondi, sempre mantenendo la concentrazione al massimo sul singolo stimolo selezionato. Infine, nei successivi 2 minuti, cerca di percepire simultaneamente tutti i rumori.
In questo modo si “sovraccarica” l’attenzione al punto da impedirle di vagare a piacimento. Al termine di questo esercizio,
rivaluta la tua concentrazione sulla stessa scala di prima: dove
posizioneresti la crocetta adesso?
Puoi fare questo esercizio una o massimo 2 volte al giorno per
5 o 6 giorni, finché non avrai ben compreso il contributo dell’attenzione selettiva sulla percezione dei propri stati d’animo e dei
propri pensieri e ti sentirai pronto a fare la stessa cosa con altri
stimoli più complessi della vita reale, come gli esempi di situazioni proposte nel paragrafo precedente.
9.5.4 Problem solving e ruminazione
Nel capitolo 5 abbiamo illustrato la tecnica strutturata di soluzione dei problemi come metodo per risolverne alcuni che, quando
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Il meccanismo perverso della ruminazione 199
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si è depressi, tendiamo a non affrontare o a rimandare per paura
di non essere all’altezza o delle loro conseguenze. Ora che hai
imparato un po’ di più a usarla, possiamo considerare il problem
solving un’ottima strategia per trasformare la sterile e controproducente ruminazione in un modo utile e pratico di pensare ai
problemi concreti e reali che preoccupano.
Durante una seduta di problem solving, infatti, l’attenzione si
focalizza non tanto sul problema (questo argomento riguarda solo
la prima tappa di tutto il processo), né sul perché si è verificato e
su di chi è la colpa (abbiamo già sottolineato come ai fini pratici
spesso non sia indispensabile avere una risposta a questi quesiti),
quanto su cosa si può concretamente fare per risolverlo o almeno
ridimensionarlo.
Il problem solving non considera pertinenti valutazioni di valore sulla persona o giudizi globali sul senso della vita (frequentemente oggetto di ruminazioni senza fine), ma si interroga su
quali risorse e strategie attualmente disponibili possano essere rapidamente applicate per far fronte al problema: se le risorse sono
10 si useranno tutte e 10, se sono solo 2, usarle è comunque meglio che non fare niente, stando poi a vedere cosa succede. Hai già
potuto sperimentare gli effetti di questa impostazione di pensiero
e di comportamento sul tuo umore e sulla qualità della tua vita.
Ora continua a usarla anche per interrompere la ruminazione.
Mario, quando si accorgeva di cadere ancora nella ruminazione, si diceva: «Va bene! Ho ruminato abbastanza! Cosa posso fare
oggi per rendere utile questa giornata?». Angela, invece, dopo un
certo periodo in cui si è resa conto di come continuare a pensare
alla sua triste storia non la aiutasse a trovare marito, ha deciso di
dedicarsi con maggiore determinazione al delicato problema di
aumentare le proprie amicizie al fine di sentirsi meno sola. Giovanna, dal canto suo, ha valutato che, se non voleva sentirsi una
madre inutile per il resto della sua vita, doveva trovare un modo
per organizzarsi e riuscire a conciliare la maternità con il lavoro.
Ha fatto un problem solving con il marito e, dopo aver vagliato
diverse soluzioni, ha deciso insieme a lui che avrebbero assunto
una persona per le pulizie di casa.
200 Superare la depressione
9.5.5 Quarto e ultimo passo: imparare a “non
reagire alla ruminazione”, ovvero a lasciare
scivolare i pensieri in modo non giudicante
• noi occidentali abbiamo sviluppato nei secoli una mentalità
molto razionale, centrata sulla necessità di valutare, comprendere, capire e spiegare tutto per controllare e piegare
alla nostra volontà la realtà. Questo modo di fare ha portato
alla nascita del metodo scientifico e della tecnologia che, a
loro volta, ci hanno permesso di sconfiggere malattie incurabili, di arrivare sulla luna e di inventare i computer e internet;
• questo bisogno di capire per controllare ha però anche sviluppato nel tempo una crescente insofferenza e intolleranza
per ciò che non è comprensibile razionalmente o piegabile
alla nostra volontà, acuendo il bisogno di controllo e la necessità di essere pienamente “padroni di sé” e della propria
vita;
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Finora abbiamo presentato tecniche e strategie per interrompere
attivamente e volontariamente i pensieri e le ruminazioni. Esse,
però, rischiano di diventare un modo più raffinato e autorevole di
fuggire dalle emozioni e dai pensieri temuti se non si arriva all’ultima tappa, quella più difficile non solo da spiegare ma anche
da comprendere (la sua messa in pratica è invece relativamente
semplice perché, in sostanza, consiste nel non reagire in alcun
modo ai pensieri negativi).
Quest’ultimo passo fa riferimento agli studi sugli effetti della
meditazione buddista zen sulla mente, che hanno portato allo
sviluppo di una pratica meditativa chiamata mindfulness, termine che in italiano si potrebbe tradurre approssimativamente con
“pienezza della mente” o “piena consapevolezza”.
Non è questa la sede per descrivere in modo dettagliato i principi di questa pratica, per cui ci limiteremo ad accennare solo
alcuni concetti e a proporre alcuni esercizi che riteniamo utili
allo scopo di questo manuale, rimandandone l’approfondimento
ai testi in bibliografia.
Desideriamo partire da alcune considerazioni generali per introdurre l’argomento:
Il meccanismo perverso della ruminazione 201
La mindfulness è una forma di meditazione che insegna a osservare le proprie esperienze sensoriali e mentali senza interferire
con il loro flusso, senza cioè cercare di ostacolarle, controllarle,
valutarle o giudicarle. “Atteggiamento non giudicante” significa,
semplificando, che di una certa esperienza non è necessario dire
se sia bella o brutta, giusta o sbagliata, positiva o negativa; si può
prendere atto di come essa è, delle sue caratteristiche, e arrivare a
osservarla con una sorta di distacco emotivo.
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• nonostante le conoscenze accumulate nel secolo scorso, la
nostra mente resta quanto di più incomprensibile e incontrollabile ci possa essere; basti pensare ai cosiddetti “lapsus
freudiani” (voler dire una parola e invece dirne inconsapevolmente un’altra di significato completamente diverso),
oppure all’impossibilità di richiamare un termine alla memoria quando lo si ha “sulla punta della lingua”: cercare di
controllare a piacimento la mente è come cercare di fermare
le onde del mare;
• Nel mondo orientale è stato invece adottato un approccio
alla vita basato principalmente sull’osservazione contemplativa, sul raggiungimento di una fusione dell’individuo in
un tutto più completo (si pensi alla ricerca del nirvana nel
Buddismo), sull’accettazione non giudicante di ogni esperienza;
• questa mentalità ha portato allo sviluppo di un atteggiamento nei confronti della vita che ai nostri occhi occidentali a
volte appare passivo, eccessivamente remissivo nei confronti
delle avversità (per aver un’idea può essere utile vedere il
film “Sette anni in Tibet” con Brad Pitt); d’altra parte, sempre più in questi ultimi anni anche in Occidente si stanno
riscoprendo le discipline orientali, il cosiddetto “approccio
olistico” (dal greco olos che significa il tutto, la totalità) o la
cultura newage, nel tentativo di recuperare una visione un
po’ più completa e armoniosa dell’individuo e dell’esistenza.
Inoltre, sentiamo sempre più il bisogno di trovare spazi e
momenti in cui lasciarci andare, abbandonando l’abitudine
di programmare e controllare tutto, come mostra la grande
diffusione di SPA e programmi di rilassamento.
202 Superare la depressione
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Ad esempio, si può osservare un frutto in tutti i suoi aspetti
senza sbilanciarsi a esprimere un proprio parere sul suo gusto,
odore o aspetto; questo è possibile sia che si tratti di un frutto che
piace sia che si tratti di un frutto marcio: l’importante è cercare di
fare un’esperienza il più possibile piena e completa dello stesso.
Il già citato Adrian Wells (2012) ha introdotto, nelle procedure
della terapia cognitivo-comportamentale della depressione e dei
disturbi d’ansia, quella che lui definisce la “detached mindfulness”
(cioè “consapevolezza distaccata”) per cercare di distinguerla dalla
meditazione buddista zen e dalla mindfulness vera e propria.
Per descrivere l’atteggiamento corretto da assumere nei confronti dei pensieri disturbanti che scatenano la ruminazione,
Wells paragona i pensieri alle nuvole. Queste ultime fanno parte
del cielo ed è impossibile - oltre che inutile - tentare di controllarle; si possono solo osservare mentre compiono le loro evoluzioni e
considerare il loro aspetto: a volte sono scure e cariche di pioggia,
altre volte sembrano panna montata, altre ancora sembrano pecorelle, tutte però sono di passaggio.
Un’altra metafora utile può essere quella che paragona i pensieri negativi a un bambino che fa i capricci in un negozio: più
si cerca di controllarne il comportamento e gli si dà retta, più
quest’ultimo rincarerà la dose di capricci; se invece lo si lascia
fare, mantenendo solo una vigilanza passiva, prima o poi smetterà vedendo che non ottiene l’attenzione che desidera. Se ogni
volta manterremo lo stesso atteggiamento, quel comportamento
capriccioso si estinguerà spontaneamente. I pensieri sono il bambino: se si presta loro attenzione peggioreranno, mentre se non
si cerca di controllarli attivamente ma li si osserva come farebbe
uno spettatore passivo, perderanno nel tempo la loro forza.
Questo ultimo passaggio è possibile solo se si è raggiunta la
consapevolezza che la ruminazione è solo un flusso di pensieri sterile, frutto della nostra paura di certe esperienze e di certe
emozioni, che non ha alcuna sostanza o relazione diretta con la
realtà; potrebbe essere considerata una fantasia, una realtà virtuale, a volte molto verosimile e magari con qualche contatto con il
mondo reale, ma pur sempre virtuale (hai presente quanto possano essere realistici alcuni giochi di guerra o certi effetti speciali
dei film? Il fatto che facciano riferimento a fatti reali o possibili
Il meccanismo perverso della ruminazione 203
non significa che siano veri!). Le tue ruminazioni sostanzialmente
hanno la stessa natura della realtà virtuale, a cui bisogna imparare
a dare la giusta importanza e da cui bisogna prendere le giuste
distanze.
Wells, nel suo manuale, propone anche alcuni esercizi mentali
di mindfulness: ti proponiamo i più semplici, che puoi provare a
mettere in pratica anche da solo; se sei seguito da uno psicoterapeuta addestrato a questa tecnica puoi concordare con lui un
programma più complesso; se, invece, vuoi fare un’esperienza
completa di mindfulness rivolgiti a un centro specializzato.
Come avrai notato, sono esercizi semplici ma in realtà non
facili da mettere in pratica con successo. Sono necessari allenamento e pazienza: i monaci buddisti dedicano gran parte della
loro vita alla meditazione zen, ma non è necessario che tu diventi
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• Esercizio delle associazioni libere. Scegli tre o quattro parole a caso da un qualunque libro o rivista, tipo: meteo,
città, giardino, colonna. Considerane una e lascia vagare
la mente liberamente intorno ad essa; osserva cosa succede
nella tua mente (se, per esempio, affiorano delle immagini
o dei ricordi, o altre parole in risposta alla prima, oppure
niente). Non cercare di controllare o analizzare quello che
pensi, osserva solo passivamente come la mente reagisce.
Ripeti lo stesso esercizio con le altre parole scelte. Quando
avrai preso dimestichezza con questa forma di osservazione
passiva e distaccata dei prodotti della tua mente, potrai provare a fare lo stesso con i pensieri negativi e le ruminazioni.
• Esercizio della ripetizione verbale. Fai una registrazione
di alcuni minuti delle tue ruminazioni, come se pensassi ad
alta voce (un minuto o due sono sufficienti). Ascolta la registrazione come se quello che senti fossero solo dei suoni,
dei rumori che provengono dall’esterno. Mentre li ascolti,
tieni a mente che sei solo un ascoltatore, al sicuro, perché
ciò che ascolti sono solo pensieri, degli eventi mentali e non
dei fatti. Riascolta la registrazione finché non senti che quel
flusso di pensieri non ti fa più alcun effetto. Passa quindi a
un’altra ruminazione.
204 Superare la depressione
uno di loro per avere buoni risultati. Sarà sufficiente che tu faccia
un po’ di esercizio ogni giorno per alcune settimane.
Quando proprio non riesci a raggiungere il distacco emotivo,
non scoraggiarti, perché è normale; continua a non scappare dai
pensieri, dalle nuvole o dai capricci della tua mente, e cerca di non
fermarti su un pensiero in particolare solo perché è più triste degli
altri (allarga la mente fino ad abbracciare tutti i pensieri negativi,
come fossero una tempesta in arrivo di cui osservi tutti gli aspetti:
dopo un po’ la tua attenzione inevitabilmente divagherà).
La ruminazione costituisce uno dei circoli viziosi che alimentano
la depressione e favorisce le ricadute nei periodi di relativo benessere.
Ogni volta che ti accorgi di ruminare o capisci che sei molto
vicino a farlo, cerca di continuare a fare quello che stavi già facendo, ad esempio guardare la televisione, e lascia che i pensieri negativi arrivino, passino e se ne vadano senza reagirvi, come fossero un vicino un po’ rumoroso che ormai hai imparato a conoscere
e che sai che più di tanto non può fare. Se reagisci con fastidio
starai molto peggio che se lo lasci fare e ti limiti a prendere atto
che è arrivato a casa; torna quindi a goderti il film.
Questo è l’atteggiamento con cui puoi allenarti giorno per
giorno, con pazienza e costanza; l’alternativa è continuare a farti
governare dal passato e dalle paure.
9.7 COMPITI A CASA
• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore e cerca di identificare quando rumini.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Un paio di volte al giorno e per qualche giorno applica per
alcuni minuti il training attentivo, in modo da riconoscere
come sia sempre possibile spostare l’attenzione dalle ruminazioni alla vita reale.
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9.6 CONCLUSIONI
Il meccanismo perverso della ruminazione 205
• Un paio di volte al giorno dedica alcuni minuti ad esercitarti
con gli esercizi mentali per prendere la giusta distanza emotiva dai tuoi pensieri negativi.
• Ogni volta che ti senti giù o provi qualche emozione negativa intensa, chiediti se stai ruminando: se sì, metti idealmente in un sacco della spazzatura questi pensieri e immagina di
buttarli.
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10
SUPERARE IL SENSO DI COLPA
ECCESSIVO
Un sentimento spesso associato alla depressione è il senso di colpa
(per questo abbiamo deciso di dedicargli un capitolo specifico).
In generale, prova senso di colpa chi ritiene di aver commesso
qualcosa di sbagliato o di non aver fatto qualcosa che moralmente era tenuto a fare; spesso il senso di colpa si accompagna alla
vergogna se si pensa di meritare il giudizio negativo degli altri.
Se provi frequentemente sensi di colpa o ti vergogni spesso
per le tue azioni, le possibilità sono due: o vivi in modo da violare
continuamente i tuoi principi morali (per esempio hai una relazione extraconiugale e credi nel matrimonio monogamo), oppure
ti giudichi con eccessiva severità.
L’errore di ragionamento più coinvolto nel generare e alimentare i sensi di colpa eccessivi è la personalizzazione (rivedi il
capitolo 7 per maggiori informazioni), cioè l’attribuirsi responsabilità eccessive o addirittura fuori luogo per azioni, situazioni o
eventi che, in realtà, non sono poi così sotto il proprio controllo
e la propria volontà.
La personalizzazione si accompagna frequentemente alla tendenza a usare due metri di misura differenti quando si tratta di
giudicare l’operato di se stessi o quello degli altri: chi personalizza
tende, cioè, ad essere troppo severo e rigido con se stesso e troppo
comprensivo e tollerante verso gli altri.
Il senso di colpa provocato dall’eccesso di personalizzazione
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10.1 SENSO DI COLPA E RESPONSABILITÀ
208 Superare la depressione
10.2 VALUTARE CON MAGGIORE RIGORE E OBIETTIVITÀ
LE PROPRIE COLPE
Ogni volta che ti senti in colpa, prima di condannarti senza
appello, prova a rispondere in modo sincero e imparziale alle
seguenti domande; se non sei sicuro di essere sufficientemente
obiettivo, puoi chiedere l’aiuto di una persona che ti conosce
bene:
• Gli altri considerano questa azione (questo pensiero) grave
come la considero io?
• Quanto mi sembrerebbe grave questa azione (questo pensiero) se a farla (ad averlo) fosse stato il mio migliore amico?
• Quanto mi sembrerà davvero importante, imperdonabile
questa azione (questo pensiero) tra un mese? E tra un anno?
E tra cinque anni?
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e dall’uso di criteri di giudizio non omogenei, infine, è strettamente associato alla triade di Beck e al senso di impotenza, che
nel capitolo 5 abbiamo visto essere alla base della depressione ed
essere mantenuto dalla ruminazione.
Superare il senso di colpa non significa necessariamente giustificare e assolvere qualsiasi azione o mancanza personale, ma vuol
dire attribuire le giuste responsabilità per gli eventi e gli errori,
non prendendosi colpe che non si hanno o non considerando irreparabili sbagli che possono essere rimediabili o che riterremmo
trascurabili se fossero commessi da altri.
Per spiegarci meglio ricorreremo a un esempio. Un automobilista che investe una persona che si è gettata all’ultimo momento
sotto le ruote della sua auto senza guardare prima di attraversare è
responsabile del fatto, cioè ha effettivamente investito la persona,
ma non ne ha colpa, perché non è dipeso del tutto da lui l’accaduto, essendo l’altro almeno altrettanto responsabile del fatto di
non aver prima controllato di avere la via libera o di aver scelto
proprio quell’auto per buttarsi sotto le sue ruote. In giurisprudenza esiste una precisa terminologia che distingue l’omicidio
volontario da quello preterintenzionale, da quello colposo, ecc…
in base al livello di responsabilità (e, in seconda battuta, di colpa)
dell’imputato.
Superare il senso di colpa eccessivo 209
• Quanto mi sembrerebbe grave questa azione se ne fossi io la
vittima?
• Conoscevo in anticipo il significato o le conseguenze della mia azione (o del mio pensiero)? Se adesso sapessi soltanto quello che sapevo allora, mi comporterei nello stesso
modo?
• È possibile porre rimedio in tutto o in parte al danno causato? Quanto tempo ci vorrà?
• Avrei potuto fare qualcosa di peggio che invece sono riuscito
a evitare?
10.3 STIMARE CORRETTAMENTE LA RESPONSABILITÀ
DI UN EVENTO/ERRORE:
LA “TORTA DELLE RESPONSABILITÀ”
Nel capitolo 5, a proposito di stile attributivo e senso di impotenza, abbiamo visto come chi è portato alla depressione abbia
uno stile attributivo depressivo, cioè tenda ad attribuire a sue
caratteristiche negative permanenti la colpa di tutto ciò che va
male e a considerare come dovuto al caso o agli altri ogni suo
successo.
Un buon metodo per soppesare in modo realistico e bilanciato le responsabilità e/o i meriti personali consiste nel disegnare
la “torta delle responsabilità”, di cui di seguito elenchiamo le
fasi; puoi già provare a compilare gli spazi disponibili per il tuo
caso specifico ma, se ti sembra di non avere ben compreso cosa
fare, puoi leggere gli esempi relativi a Mario riportati successivamente e solo in seconda battuta ritornare all’esercizio.
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Queste domande ti aiuteranno a osservare la situazione da
punti di vista diversi e ti saranno particolarmente utili se tendi a
sentirti in colpa per azioni che non sono considerate particolarmente immorali o sbagliate da altri che hanno più o meno i tuoi
stessi valori.
210 Superare la depressione
10.3.1 Come si costruisce una torta delle
responsabilità
1. Pensa a un episodio in cui il tuo senso di colpa è stato particolarmente forte e riportalo di seguito:
a. ______________________
b. ______________________
c. _______________________
d. _______________________
e. _______________________
f. _______________________
g. _______________________
h. IO
3. A questo punto attribuisci a ogni variabile una percentuale, in
base a quanto ritieni essa possa aver contribuito all’esito dell’evento
considerato: la somma totale deve corrispondere a 100.
4. Disegna infine un cerchio e dividilo in spicchi di ampiezza proporzionale al punteggio che hai attribuito a ogni item. Lo
spicchio che avanza dopo aver terminato la lista è quello che rimane per la tua parte di responsabilità.
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2. Elenca quindi tutti coloro che sono stati coinvolti nell’episodio di cui ti senti colpevole (escluso te) e le circostanze che potrebbero avervi contribuito: elencane quante più puoi e, se non te
ne vengono in mente, chiedi di nuovo a qualcuno che conosce ciò
su cui stai riflettendo di aiutarti e di darti qualche suggerimento.
Terminato l’elenco, aggiungi il tuo nome alla fine della lista.
Superare il senso di colpa eccessivo 211
Mario si sentiva in colpa per il fatto di aver “perso il lavoro”,
ritenendo che, se i proprietari dell’azienda avevano scelto lui, era
perché non aveva dimostrato di valere abbastanza o di esser sufficientemente utile.
Elenco dei fattori coinvolti nel determinare il prepensionamento e relative percentuali:
• Crisi economica
30%
• Investimenti azzardati da parte del socio maggioritario 20%
• Scelta dei responsabili del personale di privilegiare
i più giovani
20%
• Possibilità di ottenere aiuti statali per i
prepensionamenti
25%
• Mario
5%
________
Totale
100%
Crisi economica
Investimenti azzardati da parte
del socio maggioritario
Scelta dei responsabili
del personale di privilegiare
i più giovani
Possibilità di ottenere aiuti
statali per i prepensionamenti
Mario
30%
20%
20%
25%
5%
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10.3.2. Le torte della responsabilità di Mario
212 Superare la depressione
Mario si sentiva anche in colpa poiché stava causando problemi e preoccupazioni a sua moglie e a suo figlio per la situazione in
cui si era cacciato. Ha quindi costruito un’altra torta delle responsabilità sul problema “I miei cari stanno male a causa mia”.
I fattori che Mario, con l’aiuto dei suoi familiari, ha elencato
perché ipoteticamente coinvolti nel determinare le tensioni e le
incomprensioni in casa furono:
Perdita del lavoro
Problemi economici conseguenti
Depressione di Mario
Mario
20%
25%
54%
1%
_________
Totale 100%
Perdita di lavoro
20%
Problemi economici
conseguenti
25%
Depressione di Mario 54%
Mario
1%
Per i suoi familiari è stato molto importante distinguere i
problemi derivanti dalla depressione di Mario da quelli riferibili
alla persona Mario perché, come spesso sottolineavano, ciò che
li faceva stare male era vedere il suo cambiamento in seguito alla
depressione, non Mario in sé, che per loro, escludendo questa,
continuava ad essere il marito amorevole e il padre affettuoso di
sempre. L’1% attribuitogli, semmai, serviva a evidenziare l’inerzia
con cui, soprattutto all’inizio, questi aveva reagito alla depressione che lo aveva travolto (egli non si rendeva conto che il problema principale era l’essere depresso, non l’aver perso il lavoro).
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•
•
•
•
Superare il senso di colpa eccessivo 213
10.4 CONCLUSIONI
Nasce prima il senso di colpa o la depressione? A volte è difficile
rispondere, perché chi è depresso spesso si incolpa anche di cose
che non lo riguardano e chi sente di aver commesso una colpa
può facilmente cadere nell’autocritica più spietata che porta alla
depressione.
In entrambi i casi, l’errore di base sta nella difficoltà a distinguere in modo realistico ciò che è controllabile da ciò che non lo
è e a riconoscere i propri limiti (il fatto di essere necessariamente imperfetti, per quanto perfettibili). Pretendere di controllare
l’incontrollabile fa sentire più impotenti o colpevoli del dovuto,
mentre non affrontare o non gestire ciò che è controllabile fa
sentire più impotenti e vittime in un mondo ostile di quanto sia
opportuno.
La torta delle responsabilità costituisce la sintesi grafica di
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Grazie a questo esercizio, Mario ha cominciato a sentirsi meno
in colpa e a ruminare meno, si è mostrato più disposto a discutere
con i propri cari dei problemi che percepiva, accettando anche un
po’ di più le loro esortazioni a reagire, e, più in generale, ha iniziato a vergognarsi meno della sua condizione di prepensionato.
Ha provato a fare questo tipo di esercizio anche con eventi
positivi della sua vita che, con il suo stile di pensiero, tendeva ad attribuire a fattori estranei alla sua responsabilità, come
l’avanzamento di carriera o la scelta di comprare casa. In questo
modo si è reso conto di non essere stato poi così estraneo a certi
successi e di come la fortuna c’entrasse solo in parte. Questo
esercizio l’ha aiutato a sentirsi meno in balìa degli eventi o della
sorte e un po’ più sicuro del suo effettivo ruolo nel determinare
i successi come gli insuccessi. Anche il suo umore ne ha tratto
giovamento.
A volte può capitare di valutare la propria responsabilità in
percentuali decisamente maggiori rispetto a quelle stimate da
Mario; anche in questi casi, comunque, non bisogna dimenticare
che “ogni croce ha (almeno, aggiungiamo noi) due bastoni”, cioè
che, per quanto alta sia la responsabilità che ci attribuiamo, non
potrà mai essere del 100%, perché nessuno di noi è libero da influenze, condizionamenti e limiti.
214 Superare la depressione
quanto illustrato in questo manuale: tenerla presente aiuta a rimanere responsabili ed equilibrati.
10.5 COMPITI A CASA
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• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore e cerca di identificare quando rumini interrompendo questa distruttiva attività mentale.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Un paio di volte al giorno e, per qualche giorno, applica
per alcuni minuti il training attentivo, in modo da prendere
atto di come sia sempre possibile spostare l’attenzione dalle
ruminazioni alla vita reale.
• Un paio di volte al giorno dedica alcuni minuti ad esercitarti
con gli esercizi mentali per prendere le giuste distanze emotive dai tuoi pensieri negativi.
• Ogni volta che ti senti troppo in colpa, valuta se non stai
cadendo nell’errore di personalizzare troppo e ridistribuisci
la responsabilità degli eventi tra tutti i co-protagonisti.
STRATEGIE INTERPERSONALI
E SOCIALI
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PARTE IV
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11
DEPRESSIONE E ABILITÀ
DI COMUNICAZIONE:
l’assertività
•
•
•
•
Non aspettare che siano gli altri per primi ad essere gentili.
Ogni tanto, offri o regala qualcosa agli altri.
Aiuta ogni tanto qualcuno a fare qualcosa.
Fai complimenti a chi ti sta vicino e anche agli altri.
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Le persone possono essere più o meno abili nel comunicare e nel
mantenere buoni rapporti con gli altri. Come tutte le nostre abilità, anche quelle assertive possono essere migliorate e sviluppate,
sia da chi ne è piuttosto carente sia da chi già le possiede a un
livello discreto o, addirittura, buono.
Anche se prima di sviluppare la depressione eri a tuo agio e
riuscivi bene nei rapporti con gli altri, ti conviene leggere questo
capitolo, perché la depressione e la tendenza a isolarsi possono
aver inciso negativamente sulla quantità e qualità dei tuoi rapporti interpersonali; se, invece, anche prima avevi qualche difficoltà a
relazionarti con gli altri, è raccomandabile che tu legga il capitolo
con maggior attenzione e segua i consigli che ti verranno dati.
In genere, per avere buone relazioni con gli altri, possono valere le regole che Di Pietro, Bassi e Filoramo (L’alunno iperattivo
in classe: problemi di comportamento e strategie educative, Edizioni
Erickson, Trento 2004) raccomandano ai bambini, ma che valgono per tutti:
218 Superare la depressione
11.1 INTRODUZIONE E PRINCIPI GENERALI PER UNA
BUONA COMUNICAZIONE
Questo capitolo prende spunto dal libro di Ian Falloon, Intervento Psicoeducativo Familiare (Edizioni Erickson, Trento, 1998),
e contiene alcune indicazioni su come migliorare la capacità di
comunicare con gli altri. Per ragioni di spazio, è molto sintetico
e comprende solo i principali consigli utili per provare a relazionarsi meglio con le persone che ci stanno vicino.
I principi fondamentali sono:
11.2 ESPRIMERE APPREZZAMENTI
Criticare non è meglio che lodare. Abituati a “cogliere” gli altri
mentre fanno le cose che ti piacciono o che approvi, e a dirglielo. Le regole per esprimere il proprio apprezzamento a qualcuno
sono riportate nel riquadro 11.1.
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• Fare in modo che il linguaggio non verbale (tono di voce,
espressione del viso, eccetera) corrisponda al significato delle parole. Il tono della voce e i gesti trasmettono messaggi
molto potenti. Ad esempio, serve a poco chiedere a qualcuno di fare qualcosa con parole cortesi se ci si mette di fronte
a lui con le mani sui fianchi o si usa un tono aggressivo o
sarcastico.
• Esprimere apprezzamento per le cose che ti sono piaciute
piuttosto che fare critiche.
• Se proprio si devono esprimere critiche, criticare il comportamento, non la persona.
• Fare richieste in modo cortese.
• Essere specifici nel fare complimenti, critiche e richieste; ad
esempio, invece di dire «Vorrei che non poltrissi a letto»,
dire «Vorrei che ti alzassi prima delle nove» e, se lo fa, non
dire semplicemente «Bravo», ma «Sono contento che ti sia
alzato prima delle nove».
• Verificare se l’altro ha capito bene quello che si è detto e se
si è capito bene quello che l’altro ha detto.
• Saper iniziare e mantenere una conversazione.
• Saper essere assertivo.
Depressione e abilità di comunicazione 219
Riquadro 11.1. Regole per fare (il più spesso possibile) complimenti
Ad esempio, puoi guardare negli occhi la persona in questione e dirle:
• «Ti sono grato perché mi hai aiutato a…».
• «Sono contento perché sei stato bravo nel...» (non dire solo
«Bravo», perché non è abbastanza specifico e potrebbe essere considerato un giudizio generale sulla persona: vedi il
capitolo 7).
• «Mi è piaciuto quando…» oppure «Sono soddisfatto per
come hai…».
• «Mi sei stato veramente utile quando hai…».
Durante la settimana, prendi nota sul diario di tutte le volte
che qualcuno fa qualcosa di utile o piacevole per te e registra se
sei riuscito a dirglielo o meno.
11.3 FARE UNA RICHIESTA IN MODO CORTESE
Le regole per chiedere a qualcuno gentilmente di fare qualcosa
sono riportate nel riquadro 11.2.
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• Guarda la persona in questione negli occhi e magari sorridile.
• Dille esattamente qual è il comportamento che ti è piaciuto, sii specifico.
• Possibilmente esprimile il sentimento favorevole che provi (gratitudine,
sollievo, contentezza, orgoglio).
• Esprimi l’apprezzamento subito dopo che la persona in questione ha
fatto la cosa che ti è piaciuta.
• Esprimi il tuo apprezzamento anche per piccoli progressi, senza aspettare grossi successi o miglioramenti.
• Evita i complimenti accompagnati da critiche, anche indirette (ad esempio, «Sei stato bravo, ma perché non l’hai fatto prima?» oppure «Grazie
per essere arrivato puntuale, da parte tua è un miracolo»).
220 Superare la depressione
Riquadro 11.2. Regole per fare una richiesta
•
•
•
•
Guarda la persona in questione nel viso.
Dille esattamente che cosa desideri che faccia (sii specifico).
Dille che sentimento proveresti se lo facesse o che conseguenze ci sarebbero per te in questo caso.
Mostrati comprensivo verso i sentimenti e le reazioni dell’altro.
Ad esempio, puoi guardare la persona negli occhi e dirle con
tono di voce gentile:
Chi non è assertivo fa difficilmente richieste, per paura di incontrare un rifiuto e perché pensa di non dover mai infastidire gli
altri. Sei libero di rifiutare le richieste degli altri (vedi il paragrafo
11.8) e di fare richieste proprio perché metti in conto la possibilità che l’altro possa rifiutare.
Può darsi che qualche volta tu non faccia richieste perché pensi, soprattutto se si tratta di un familiare o del partner, che l’altro
debba assolutamente capire da solo i tuoi desideri; ma l’altro,
purtroppo, non è capace di leggere il pensiero ed è meglio che lo
agevoli chiarendo cosa vuoi.
11.4 ESPRIMERE I SENTIMENTI NEGATIVI E LE
CRITICHE IN MODO COSTRUTTIVO
Per sentimenti negativi si intendono emozioni come la rabbia, la
frustrazione, la delusione, la tristezza, l’invidia, la paura, il disgusto. Abbiamo visto come sia meglio fare complimenti che critiche. Tuttavia, qualche volta non si può fare a meno di esprimere
un sentimento negativo, anche perché altrimenti chi l’ha suscita-
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• «Ti sarei grato se tu…».
• «Per me farebbe davvero una gran differenza se tu potessi
aiutarmi con…».
• «Se tu potessi… io mi sentirei molto più tranquillo».
• «Se tu riuscissi a fare la spesa mi renderesti le cose molto
più facili. Avrei più tempo per preparare una buona cena».
• «So che è dura alzarsi presto al mattino, ma sarebbe bello
se potessi essere pronto entro le dieci».
Depressione e abilità di comunicazione 221
to non può rendersi conto di aver fatto qualcosa che ci ha fatto
stare male. Inoltre, se manifesti i sentimenti negativi, è meno probabile che crescano dentro di te il rancore e il risentimento, che ti
potrebbero portare a scoppi ritardati di rabbia.
Ci sono persone, cosiddette passive o remissive, che trovano
molto difficile esprimere i propri sentimenti negativi. Per loro
può essere particolarmente utile quanto riportato nel paragrafo
11.8 sull’assertività. Le regole per fare critiche in modo costruttivo sono riassunte nel riquadro 11.3.
•
•
•
•
Guarda la persona negli occhi e parlale con calma e fermezza.
Dille l’emozione negativa che provi usando la prima persona, e specifica che cosa esattamente non ti è piaciuto del suo comportamento, ad
esempio: «Io mi sento deluso (o amareggiato o irritato) quando tu...».
Suggerisci un modo per cercare di evitare che la cosa si ripeta.
Evita le affermazioni troppo forti (ad esempio, non dire: «Non sopporto il casino disgustoso che hai fatto»).
Ad esempio, puoi guardare la persona negli occhi e dirle con
tono di voce gentile:
• «Sono rimasto molto male quando tu hai… Ti sarei davvero
grato se in futuro…».
• «Sono triste perché tu hai… Vorrei discutere con te su come
fare in modo che…».
• «Sono arrabbiato perché sei arrivato in ritardo. La prossima
volta non aspetterò più di cinque minuti».
Per esprimere i sentimenti negativi in modo costruttivo si consiglia di:
• Usare il cosiddetto linguaggio dell’io, ossia dire come ci
sentiamo, non come l’altro ci ha fatto sentire. Ad esempio,
non dire «Tu mi hai fatto arrabbiare quando…», ma «Io mi
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Riquadro 11.3. Regole per esprimere i sentimenti negativi e le critiche in modo
costruttivo
222 Superare la depressione
Ricorda che il tono della voce e i gesti sono molto importanti.
Fai in modo di dare il messaggio giusto anche col corpo e il tono
di voce.
11.5 ASCOLTARE ATTIVAMENTE
Quando parliamo con qualcuno che sembra non prestarci attenzione, solitamente ci sentiamo frustrati e avviliti. Lo stesso succede agli altri quando siamo noi a dare l’impressione di non essere
attenti a quello che dicono. E in più corriamo il rischio di non
capire ciò che l’altro vuole dirci. Le regole di un buon ascolto,
detto anche ascolto attivo, sono riassunte nel riquadro 11.4.
11.6 ACCERTARSI DI ESSER STATI CAPITI
Molti litigi e disguidi derivano dal fatto che una persona crede
che l’altro abbia capito quello che ha detto e desidera che faccia, mentre questi ha capito in buona fede una cosa diversa. Con
l’ascolto attivo abbiamo capito l’importanza di accertarci se gli
altri ci hanno veramente capito bene. Le regole per farlo sono
riassunte nel riquadro 11.5.
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sono arrabbiato quando tu…». In questo modo è più chiaro che ammettiamo di avere una certa responsabilità per le
nostre reazioni e che altri avrebbero potuto reagire in modo
diverso.
• Non esprimere giudizi sulla persona, ad esempio, non dire:
«Tu sei il solito ritardatario», «Sei un menefreghista» o «Non
sei mai capace di rispettare un impegno».
• Non enunciare giudizi morali o di buona educazione. Ad
esempio, non dire: «È da villani».
• Non generalizzare, affermando che è “sempre “ così. Ad
esempio: «Sembri sempre troppo sicuro di te»; «Sbatti sempre la porta»; «Non pulisci mai»; «Lasci sempre tutto in disordine».
Depressione e abilità di comunicazione 223
Riquadro 11.4. Regole dell’ascolto attivo
•
•
•
•
•
Riquadro 11.5. Regole per accertarsi di essere stati capiti
•
•
•
Guarda la persona negli occhi.
Dille: «Vorrei essere sicuro di essere stato chiaro» o «Vorrei verificare se
mi sono spiegato bene» (Evita: «Vorrei accertarmi che tu abbia capito»
o «Vorrei capire se sei stato attento»).
Continua ad esempio con: «Mi puoi ripetere che accordo abbiamo preso?» o «Sarei più tranquillo se mi dicessi con le tue parole che cosa mi
aspetto che tu faccia».
11.7 INIZIARE E MANTENERE UNA CONVERSAZIONE
Ci limitiamo qui a fornire qualche indicazione generale. Per iniziare e continuare una conversazione sono utili i seguenti consigli:
• Guarda l’altro in faccia, fai cenni di assenso col capo quando
parla, appena puoi sorridi, stai a circa un metro di distanza,
né più vicino né più lontano.
• Fai all’altro domande aperte. Le domande aperte sono quelle a cui non si può rispondere con un semplice “sì” o “no”
e che di solito iniziano con “Perché…?”, Come…?”, “Che
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•
Guarda la persona in faccia.
Mostrati interessato, falle capire che sei attento, ad esempio mediante
cenni col capo o suoni come “ehm”, “eh già”, ecc.
Cerca di ridurre al minimo le fonti di distrazione (ad esempio, spegni
la TV o spostati in un posto più tranquillo).
Fai domande di chiarimento quando non sei sicuro di avere capito.
Data la tendenza di molte persone, particolarmente in Italia, a parlare
in modo troppo astratto e per giudizi sommari, espressioni molto utili
sono «Mi puoi fare un esempio?», oppure «Che cosa è successo esattamente?», o anche «Che cosa hai provato in quel momento?».
Verifica se hai compreso ciò che è stato detto. Per farlo, puoi riassumere
i punti più importanti e chiedere conferma di avere capito bene. Ad
esempio: «Mi sembra che tu voglia che io… Ho capito bene?» o «Sei
veramente deluso per come Piera si è comportata, non è vero?».
Dimostrati sensibile ai sentimenti dell’altra persona, riconoscendoli.
Dille ad esempio: «Certo che ti devi essere sentito molto arrabbiato».
224 Superare la depressione
•
•
•
Inoltre, è utile che tu metta in pratica le abilità di comunicazione precedentemente illustrate, in particolare non perdere occasione di comunicare all’altro che ha detto o fatto qualcosa che
ti è piaciuto.
11.8 SAPER ESSERE ASSERTIVI
Lo stile di comunicazione assertivo si contrappone a quello remissivo e a quello aggressivo.
Lo stile remissivo/passivo
Chi ha uno stile remissivo o passivo tende ad anteporre le esigenze altrui alle proprie. Può considerarsi inferiore, pensare che le
proprie esigenze siano poco importanti, credere di non poter badare a se stesso o di non essere in grado di decidere da solo. Anche
quando è insoddisfatto delle decisioni altrui, tende ad accettarle
“per amor di pace”. Con il passare del tempo, però, le persone remissive cominciano a soffrire per il fatto che le loro esigenze sono
trascurate, ad avere scarsa autostima, a sentirsi depresse, a provare
rabbia e risentimento e a soffrire anche di malesseri fisici.
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•
cosa…?”, “Dove…?”, “Quanto…?”. Sono opportune le domande in cui si chiede all’altro quanto una certa cosa gli
piace, soprattutto se si vuole iniziare una conoscenza.
Dai informazioni su di te, anche non richieste dalle domande dell’altro; “apriti”, raccontando ad esempio che cosa ti
piace, che lavoro fai, per quale squadra tifi, dove ti piacerebbe andare. Naturalmente non devi parlare solo di te stesso,
ma praticare l’ascolto attivo e sollecitare l’altro a parlare di
sé con domande aperte.
Non fare troppe domande contemporaneamente (ad esempio: «Ti sei divertito? Con chi sei uscito? E che cosa hai
visto?»). Fanne invece una alla volta (ad esempio: «Cosa ti è
piaciuto del film?») e aspetta la risposta prima di porre quella successiva.
Coltiva qualche interesse di cui parlare con una certa competenza.
Leggi dei libri di battute di spirito e imparane a memoria
qualcuna. Prima o poi ci sarà l’occasione di usarle.
Depressione e abilità di comunicazione 225
Lo stile aggressivo
L’aggressività si manifesta nella difesa prepotente ed eccessiva dei
propri diritti, dettata qualche volta dal non preoccuparsi di violare i
diritti o di urtare i sentimenti degli altri, altre volte da mancanza di
controllo e da eccessiva impulsività. Ogni tanto si manifesta anche
nelle persone remissive, che possono esplodere dopo aver represso
a lungo la propria frustrazione e il proprio risentimento.
Lo stile assertivo
Chi è remissivo e vuole diventare assertivo deve essere consapevole che non
ha meno diritti degli altri. Dovrebbe ripetere a sé stesso più volte il seguente
decalogo:
• Ho il diritto di essere il giudice di ciò che faccio e penso.
• Ho il diritto di non fornire spiegazioni o scuse per il mio comportamento.
• Ho il diritto di non assumermi la responsabilità di risolvere i problemi
altrui.
• Ho il diritto di cambiare idea.
• Ho il diritto di sbagliare.
• Ho il diritto di dire «Non lo so».
• Ho il diritto di decidere per me stesso.
• Ho il diritto di dire «Non capisco».
• Ho il diritto di dire «Non mi interessa».
• Ho il diritto di rifiutare una richiesta che porta via troppo tempo o risorse
dai miei altri impegni.
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Le persone assertive sono consapevoli dei propri diritti, ma si rendono contemporaneamente conto dei diritti degli altri e si preoccupano dei loro sentimenti. Hanno il senso del dare e dell’avere
e, nelle situazioni di potenziale conflitto, sanno arrivare spesso al
compromesso e alla cooperazione. Chi è capace di essere assertivo
si comporta in modo diverso a seconda delle situazioni; qualche
volta può cedere (ad esempio se la persona fastidiosa, o troppo
esigente, è malata), in altre circostanze può assumere un atteggiamento di forte difesa dei propri diritti. Se qualcuno reagisce
negativamente a un tuo atteggiamento assertivo, ad esempio in
modo aggressivo o eccessivamente lamentoso, sei autorizzato a
pensare che sia un problema dell’altro e non tuo. È possibile che
chi cerca di metterti in difficoltà voglia in realtà manipolarti.
226 Superare la depressione
Esempi
I due esempi seguenti confrontano nella stessa situazione i tre
diversi stili di comunicazione (passivo, aggressivo e assertivo).
Primo esempio: Maria va a lavorare tutti i giorni, e, quando
torna a casa, vorrebbe avere un po’ di tempo per se stessa. Quasi
tutti i pomeriggi la sua vicina, che non esce mai di casa, passa a
trovarla per prendere una tazza di tè. Come può Maria dire alla
sua vicina che preferisce stare sola?
In questo caso Maria accetta un compromesso (prendere il tè
tutti i mercoledì) perché le dispiace che la sua vicina si senta sola.
Non era però tenuta a proporre un compromesso; è stata una sua
libera scelta.
Secondo esempio: Mario è in coda davanti allo sportello della
società dei telefoni ed è quasi giunto il suo turno quando qualcuno gli passa davanti dicendo: «Devo solo chiedere una cosa.
Faccio in un secondo!». C’è molta gente in coda. Che cosa può
fare?
Passivo:
«Va bene, faccia pure».
Aggressivo: «Non crede che io abbia di meglio da fare che star
qui ad aspettare mentre lei risolve i suoi problemi?»
Assertivo: «Ho atteso un bel po’ e adesso è il mio turno.
Non dovrei metterci molto nemmeno io».
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Passivo:
«Va bene, metto l’acqua a bollire».
Aggressivo: «Senti, dovresti smetterla di venire qui tutti i pomeriggi. Non ne posso più, ho bisogno di un po’
di tempo per me stessa».
Assertivo: «Spesso mi piace prendere il tè con te, ma in questi giorni avrei bisogno di un po’ di tempo per
me stessa quando torno a casa dal lavoro. Che ne
diresti di scegliere il mercoledì come giorno in cui
incontrarci?».
Depressione e abilità di comunicazione 227
Porsi degli obiettivi di assertività
Neutralizzare il senso di colpa
Alcuni riescono a ottenere che gli altri facciano quello che vogliono suscitando in loro sensi di colpa e di inadeguatezza. Ci sono
bambini che riescono a far sentire in colpa i genitori mandando
loro dei messaggi di questo tipo: «Saresti un bravo genitore se
soltanto non mi obbligassi a smettere di giocare».
Se ti senti in colpa e inadeguato, chiediti per prima cosa se
non dipende dalla tua aspirazione irrealizzabile ad essere perfetto.
Chiediti anche se non dici troppo spesso “Mi dispiace” o “Scusa”.
Chi chiede sempre scusa si sente in colpa anche quando non è il
caso e, spesso, non si rende conto di avere il diritto di esprimere
le proprie opinioni e di vivere la propria vita.
Tecniche di autoprotezione
In alcune situazioni è impossibile seguire le regole fin qui illustrate, ad esempio quando si è bersagliati continuamente da critiche
ingiuste, oppure quando qualcuno reagisce in modo inaccettabile
o insensato ai nostri comportamenti assertivi. Sono utili, allora, le
cosiddette tecniche di autoprotezione, il cui uso va però limitato
alle sole situazioni in cui non si possono applicare soluzioni più
costruttive. Tra le diverse tecniche ne illustriamo brevemente tre.
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Se hai deciso che per te è importante imparare ad essere più assertivo, bisogna innanzitutto che individui quali sono le aree in
cui diventarlo. Pensa alle situazioni in cui ti trovi in difficoltà e
in quale di esse vorresti essere più assertivo. Definisci gli obiettivi in termini positivi; ad esempio, invece di dire «Non voglio
rimanere a casa tutti i venerdì sera come invece vuole che faccia
il mio ragazzo», formula lo stesso obiettivo in questo modo: «Mi
piacerebbe uscire con il mio ragazzo un venerdì sì e uno no; se
non è d’accordo, uscirò anche senza di lui». È sempre meglio
cominciare con un obiettivo semplice. Dopo aver scritto su un
foglio i possibili obiettivi, ordinali dal più semplice al più difficile
e quindi trascrivili sul modulo 11.1. Se trovi difficile raggiungere
un obiettivo, ti conviene riprendere in mano il modulo “Metodo
di soluzione strutturata dei problemi e raggiungimento di obiettivi” riportato nel capitolo 5.
228 Superare la depressione
Disco rotto
Sordità selettiva
Questa tecnica consiste nel rifiutarsi di parlare di un certo argomento. Ad esempio, quando qualcuno insiste nel ricordarti un
evento passato anche se gli hai fatto chiaramente capire che non
intendi più parlarne, cerca di non commentare e di non replicare,
anche di fronte a critiche ingiuste. Qualche volta è utile che tu
ribadisca il tuo atteggiamento con frasi come: «Ho capito bene,
ma d’ora in poi non ho più intenzione di risponderti. Abbiamo
già discusso di questo argomento e sai come la penso. Se continui ancora a parlarne, fingerò di non sentirti. Su qualsiasi altro
argomento sono disposto a discutere, ma non su questo». Dopo
questo, non dovrai dire più niente sull’argomento in questione,
anche se provocato.
Chiedere scusa in modo specifico
Ci sono situazioni in cui è bene scusarsi. Se ci si scusa, è bene
essere precisi. Ad esempio, se ti sei comportato in modo sgarbato
o insensibile verso una persona, e questa non solo si lamenta del
tuo specifico comportamento ma estende le sue critiche a tutto
quello che fai, chiarisci come il fatto di scusarti per la scortesia
non significhi accettare ogni sua critica.
11.9 ESERCITARSI CON L’ASSERTIVITÀ
Non si può certo pretendere di diventare assertivi dall’oggi al domani. Si cambia gradualmente col tempo e con la pratica. Prima o poi
il tuo nuovo modo di comportarti comincerà a sembrarti spontaneo e ti sentirai più sicuro e più contento di te stesso. Anche i tuoi
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Questa tecnica consiste nel ripetere più e più volte la propria
risposta finché l’altro finalmente non recepisce il messaggio. La
strategia si applica, ad esempio, quando si ripete senza dare spiegazioni «Non mi interessa» o «Mi dispiace, non me la sento» o
ancora «Mi dispiace, no» più e più volte a un venditore o anche a
un amico troppo insistente. L’errore più comune che si commette
in situazioni di questo tipo è quello di continuare a dare spiegazioni o a rispondere alle domande. Quando è chiaro che l’altro
non ci permette di respingere la sua proposta in modo assertivo
e cortese, è tempo di lasciar perdere le spiegazioni, smettere di
rispondere alle domande e limitarsi a ripetere la stessa risposta.
Depressione e abilità di comunicazione 229
familiari, amici e conoscenti potrebbero aver bisogno di un po’ di
tempo per adattarsi al tuo cambiamento. Infatti, se in precedenza
eri troppo aggressivo, tutti saranno piacevolmente sorpresi ma, se eri
troppo remissivo, qualcuno potrebbe non gradire il tuo nuovo stile:
in questo caso considera che si tratta di un problema suo, non tuo.
Modulo 11.1 - OBIETTIVI DI ASSERTIVITÀ
Obiettivi:
1.
............................................................................................................
............................................................................................................
2.
............................................................................................................
............................................................................................................
............................................................................................................
3.
............................................................................................................
............................................................................................................
............................................................................................................
4.
............................................................................................................
............................................................................................................
............................................................................................................
5.
............................................................................................................
............................................................................................................
............................................................................................................
6.
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............................................................................................................
............................................................................................................
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............................................................................................................
230 Superare la depressione
11.10 COMPITI A CASA
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• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore e cerca di identificare quando rumini interrompendo questa distruttiva attività mentale.
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Usa il training attentivo e le tecniche di mindfulness per distaccarti emotivamente dai pensieri che ti fanno soffrire inutilmente.
• Ogni volta che ti senti troppo in colpa, ridistribuisci la responsabilità degli eventi tra tutti i co-protagonisti.
• Ricordati di comunicare in modo assertivo: migliorerai o
consoliderai le tue relazioni sociali.
12
DEPRESSIONE E SOSTEGNO
SOCIALE
Questo capitolo ha lo scopo di stimolarti a riprendere ed eventualmente allargare i contatti sociali e le relazioni di sostegno. Se sei già
soddisfatto dei progressi che hai fatto e dei rapporti che hai con gli
altri, puoi leggerlo velocemente e passare al capitolo successivo.
Abbiamo già visto che solitamente chi è demoralizzato o depresso:
• diminuisce il numero e la frequenza dei rapporti con gli altri;
• sta meno bene quando è in compagnia;
• è meno attivo quando è con gli altri, ad esempio parla
meno;
• esprime più raramente le proprie preferenze e fa capire meno
agli altri cosa gli piace e cosa non gli piace;
• può essere critico, impaziente e irritabile.
È la depressione che porta alla diminuzione dei contatti sociali, o è la diminuzione dei contatti sociali che porta alla depressione? Probabilmente sono vere entrambe le cose. Se siamo
demoralizzati, ci interessano meno i contatti con gli altri, specie
con le persone che conosciamo poco, diventiamo meno attivi e,
di solito, siamo anche meno sicuri di noi stessi e a disagio nei
rapporti con gli altri.
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12.1 INTRODUZIONE
232 Superare la depressione
• mantenere o riprendere i rapporti con familiari, amici e conoscenti, anche se ti risulta faticoso e, qualche volta, fonte
di disagio;
• allargare il numero delle tue conoscenze, se pensi che sia
troppo esiguo o se gli altri a te vicino ti consigliano di farlo;
• approfondire o rinsaldare dei legami di amicizia (chiamati
anche “relazioni di confidenza”), se ti sembra di non avere
persone con cui confidarti e su cui contare in caso di bisogno.
La relazione di confidenza che si instaura con un amico è particolare e più profonda delle altre relazioni: essa comporta di poter parlare liberamente di tutto, di confidarsi appunto, sapendo
che quella persona vorrà comprendere e non giudicare e che non
rivelerà mai ad altri le cose più delicate; vuol dire, inoltre, poter
contare su quella persona per qualsiasi aiuto, nella misura in cui
potrà darlo. Di solito, i bambini e i ragazzi hanno una relazione
di confidenza con i genitori - più spesso con la madre - gli adolescenti con uno o più compagni di scuola o di altre attività che
svolgono nel tempo libero, gli adulti con il partner e con uno o
più amici stretti, e gli anziani con uno o più figli. È stato osservato come ognuno, per stare bene, debba avere un legame del
genere con almeno una persona, possibilmente con due o tre.
Usa le righe sotto per indicare i nomi delle persone con cui hai
attualmente una relazione di confidenza e, tra parentesi, quelli di
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D’altra parte, la diminuzione dei contatti aumenta la vulnerabilità alla depressione perché riduce la nostra capacità di affrontare i fattori e le situazioni stressanti, a causa della mancanza
di comprensione e di aiuto emotivo e pratico da parte delle persone che frequentavamo. Al contrario, il sostegno sociale rende
più facile superare i problemi e gli eventi difficili e stressanti, ad
esempio la morte di una persona cara, la perdita del lavoro o una
grave malattia fisica.
Quando sei depresso, o sei appena uscito dalla depressione e
ti senti in pericolo di ricaderci, occorre che tu faccia attenzione e
ti impegni a:
Depressione e sostegno sociale 233
coloro con cui potresti recuperarla, se si è allentata, o addirittura
svilupparla.
12.2 LA TUA RETE ATTUALE DI RAPPORTI SOCIALI
Usa la figura 12.1 per costruire una visione d’insieme della tua
rete di rapporti. Tu sei il punto al centro. Nell’ellisse più interna
scrivi il nome della persona o delle persone che senti più vicine,
senza le quali ti riuscirebbe difficile vivere; naturalmente le attuali
relazioni di confidenza vanno messe proprio qui. Le persone che
non ti sono così vicine, ma che sono lo stesso importanti per
te, mettile nell’ellisse di mezzo. Nell’ellisse esterna metti chi ti è
ancora meno vicino, ma che ha comunque una certa importanza
nella tua vita.
In questo modo, potrai valutare meglio se la tua rete di rapporti sociali significativi è troppo scarsa o superficiale e se hai perso i contatti con persone che ti stanno a cuore; in questo caso, e
se ti interessa riprendere a sentire e vedere queste persone, indica
il loro nome tra parentesi.
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Utilizza la confidenza che hai con queste persone per parlare
di quello che stai facendo, di come ti senti, delle difficoltà che
incontri, dell’aiuto concreto che vorresti ricevere, ma sempre in
modo positivo e funzionale al programma di trattamento che stai
seguendo; fai tesoro dei loro apprezzamenti, ascolta i loro suggerimenti e riconosci l’importanza che hanno per te queste persone.
Evita, per quanto possibile, di utilizzare la relazione di confidenza
per lamentarti, piangere e farti compatire, stando attento a non
abbandonarti alla ruminazione improduttiva a voce alta.
234 Superare la depressione
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le dieci persone
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Carlo, dall’amico
dal fratello
Carlo,
dal
fratello
e
dalla
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e dalla cognata.
12.3 AUMENTARE E MIGLIORARE I RAPPORTI SOCIALI
Solitamente è più facile costruire rapporti partendo da quelli esistenti, ad esempio riprendendo i contatti con i vecchi amici o
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Figura 12.1. Visione d’insieme dei rapporti personali significativi.
Depressione e sostegno sociale 235
conoscendo qualcuno quando siamo in compagnia di persone
che già conosciamo.
Per la maggior parte delle persone, comunque, aumentare e
migliorare i rapporti con gli altri non è facile e richiede una certa
pianificazione e determinazione. Bisogna che tu decida cosa è necessario fare, lo pianifichi (vedi il capitolo 4), ti riservi del tempo
allo scopo e poi lo metta in pratica. È anche importante che pensi
a un premio, a una specie di ricompensa, che puoi darti quando
sarai riuscito a fare quello che ti sei ripromesso.
Esempi:
• Se ti piace cucinare o sei appassionato di lavori fai-da-te,
potresti iscriverti a un corso di cucina o di bricolage, o unirti
a un gruppo di persone che hanno la stessa passione.
• Se ti piacciono l’attività fisica e lo sport, potresti iscriverti a
un circolo sportivo o a un corso, o praticare insieme ad altri
un’attività sportiva.
• Se sei appassionato di teatro, cinema o musica, puoi fare,
meglio se insieme a qualcuno, l’abbonamento per la stagione teatrale o musicale, oppure frequentare un cineforum.
• Se ti interessa aiutare gli altri, puoi progettare di unirti a un
gruppo di volontari che svolgono attività utili per chi ne ha
bisogno.
• Se la religione è una parte importante della tua vita, potresti
partecipare più attivamente alla vita della parrocchia o della
chiesa a cui appartieni.
Mario, ad esempio, ha parlato con il suo amico Carlo e gli ha
chiesto di invitarlo sempre quando la compagnia andava a fare
un giro in bicicletta; gli ha spiegato come riprendere questa abi-
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Ti sarà più facile stare bene con gli altri se condividi con loro
qualcosa che ti piace. A questo proposito, ti può essere utile
consultare di nuovo l’elenco delle attività piacevoli riportato
alla fine del capitolo 4.
236 Superare la depressione
Modulo 12.1 – ATTIVITÀ CHE VORRESTI FARE INSIEME AD ALTRI
Meglio se piacevoli, poco costose e relativamente facili
1.
2.
3.
4.
5.
12.4 COMUNICARE CON I GESTI, LE ESPRESSIONI E LE
PAROLE
Tieni presente che gli altri possono non capire o interpretare male
i segnali che invii loro. I tuoi atteggiamenti da depresso, infatti,
possono essere vissuti come segno di mancanza di interesse o addirittura di ostilità. È ancor peggio quando, come succede alcune
volte, chi è depresso diventa più irritabile e impaziente e lo fa
notare.
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tudine e rivedere i compagni di bicicletta gli facesse molto piacere
e gli fosse utile per recuperare la forma fisica e per uscire dalla
depressione. Gli ha anche confidato che durante i giri avrebbe
potuto avere qualche momento di malumore o di isolamento,
parlandogli delle ruminazioni tramite i concetti appresi in terapia
e di come la compagnia e l’attività lo aiutassero a controllarle. Si è
impegnato a partecipare a tutti i giri, anche qualora il tempo non
fosse stato dei migliori o non avesse avuto voglia di correre, e ha
pianificato una breve uscita da solo in bicicletta ogni settimana
per mantenere la forma ed essere pronto alle uscite in gruppo.
Il modulo 12.1 ti permette di elencare quali attività piacevoli
potresti coltivare insieme a persone con cui ti senti di riprendere
o approfondire i contatti.
Depressione e sostegno sociale 237
Per capire se anche a te succede di comunicare disinteresse, o
addirittura ostilità, rispondi alle seguenti domande:
Per migliorare la tua capacità di conoscere meglio gli altri, di
farti conoscere e di avere con loro rapporti costruttivi, possono
esserti utili i consigli riportati nel riquadro 12.1, derivanti dal
capitolo 11 sulle abilità di comunicazione assertiva.
Riquadro 12.1. Suggerimenti per migliorare il proprio modo di parlare con gli
altri
•
•
•
•
•
Esprimi apprezzamenti, fai più spesso possibile dei complimenti, purché sinceri. Sforzati di trovare negli altri qualcosa che ti piace, senza
per questo sentirti inferiore. Accettati con i tuoi pregi e i tuoi difetti: è
noto come solo chi accetta se stesso sia capace di amare gli altri.
Esprimi in modo educato i tuoi bisogni e i tuoi desideri, senza tenerli
per te e senza aspettare che gli altri ti leggano nel pensiero e li scoprano
da soli. Se ti sembra di essere troppo passivo, ti può essere utile rileggere il capitolo sull’assertività.
Se vuoi conoscere qualcuno, chiedigli se gli piace qualcosa (un posto,
una musica, un’attività, ecc.) e poi raccontagli quanto piace o non
piace a te e perché.
Se vuoi uscire con qualcuno, cerca qualcosa che potresti fare con lui e
poi proponigli di farla assieme.
Se vuoi inserirti in un gruppo di persone che conosci poco, semplicemente chiedi con gentilezza se ti puoi unire, parlare e stare in compagnia con loro.
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a. Mostri interesse per quello che dice l’interlocutore, ad esempio accennando un sì con movimenti del capo o dicendo
ogni tanto «Uhm», «Sì», «Certo»?
b. Sorridi agli altri, li guardi in viso?
c. La postura del tuo corpo è chiusa e rigida oppure tieni le
mani e le braccia aperte e quando un altro ti parla ti volti
verso di lui in segno di interesse?
d. Parli con un tono di voce monotono e spento oppure il tuo
tono cambia a seconda di quello che vuoi dire e dell’emozione che provi?
238 Superare la depressione
12.5 CONTATTI SOCIALI E PENSIERI DISFUNZIONALI
12.6 COMPITI A CASA
• Continua a compilare il questionario K10 e il grafico
dell’umore e cerca di identificare quando rumini interrompendo questa attività mentale distruttiva (comprese le ruminazioni che riguardano i tuoi rapporti con gli altri).
• Continua a bilanciare attività P e U nell’arco della giornata.
• Continua ad affrontare poco alla volta i problemi che ti disturbano attraverso il problem solving, da solo o con l’aiuto
di qualcuno di fiducia.
• Ogni volta che ti senti troppo in colpa, ridistribuisci la responsabilità degli eventi tra tutti i co-protagonisti.
• Coltiva e allarga le tue relazioni sociali svolgendo attività
piacevoli insieme agli altri e comunicando in modo assertivo.
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La fatica e lo scarso interesse o anche il rifiuto che puoi avere
per gli altri sono probabilmente collegati a pensieri disfunzionali,
quali: «Tanto non ne vorranno sapere di me»; «Non meritano che
io li annoi»; «Stanno troppo bene per capirmi»; «Sono troppo
superficiali perché valga la pena di spiegare loro le mie preoccupazioni e complicazioni»; «Non mi posso fidare di nessuno».
A questi e a simili pensieri disfunzionali sono collegate emozioni di abbattimento e di sfiducia o di irritazione e di disprezzo,
con conseguenti comportamenti di chiusura e di ritiro sociale.
Usa gli ABC e le tecniche di ristrutturazione cognitiva illustrate nei capitoli 6, 7 e 8 per identificare e modificare anche questo
tipo di pensieri, che puoi considerare disfunzionali come tutti gli
altri che hai imparato a gestire, arrivando a ignorarli come hai
fatto con le ruminazioni.
CONCLUSIONE
DEL PROGRAMMA
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PARTE V
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13
VALUTARE I PROGRESSI E
PREVENIRE LE RICADUTE
È esperienza comune constatare come, in qualunque attività che
comporti un apprendimento o un cambiamento di abitudini, i
progressi non presentino un andamento regolare, costante e lineare ma, alternativamente, subiscano sia delle brusche accelerazioni, per cui si assiste a miglioramenti rapidi, sia dei rallentamenti
che danno l’impressione di essersi fermati, inframmezzati da piccoli avanzamenti seguiti da periodi di stasi o anche di peggioramento; nel lungo periodo, però, il miglioramento diventa sempre
più evidente.
La figura 13.1 mostra la differenza tra quello che frequentemente le persone si aspettano e quello che si verifica invece nella
realtà.
Nel corso delle settimane ti sarai accorto anche tu, compilando il grafico dell’umore e il questionario K10, di come non tutti
i giorni siano stati buoni, di come il tuo umore e il tuo benessere
siano spesso dipesi da eventi specifici o da tuoi modi di pensare e
agire non sempre funzionali, e di come talvolta ti sia stato facile,
altre volte difficile applicare ciò che stavi imparando. Una brutta
giornata, quindi, non indica che non c’è speranza o che devi ricominciare da zero.
Non ti demoralizzare se ti accorgi che stai attraversando “un
momento di stanca” o di fare più fatica del solito: consideralo
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13.1 ANDAMENTO DEI MIGLIORAMENTI
242 Superare la depressione
MIGLIORAMENTO
REALE
Miglioramento
Miglioramento
ATTESO
Tempo
Figura 13.1. Differenza tra l’andamento atteso e quello reale.
una normale fluttuazione del percorso che hai intrapreso da poche settimane e che forse necessita di un po’ più di tempo per
dare miglioramenti stabili. Rischi di azzerare tutti i tuoi sforzi
solo se smetti di fare completamente tutto ciò che hai imparato
e ritorni alle vecchie strategie di ruminazione e di isolamento
sociale.
In ogni caso, se temi di non star migliorando abbastanza o ne
sei davvero convinto:
• Considera che c’è chi migliora rapidamente e chi, invece,
in modo meno evidente. Se il tuo umore migliora lentamente, è comprensibile che tu sia dispiaciuto, ma non che
tu ti deprima ancora di più perché non ottieni risultati in
tempi più rapidi. Lo ripetiamo: per uscire dai circoli viziosi
della depressione ci vogliono coraggio, pazienza e impegno,
e puoi essere davvero orgoglioso anche del più piccolo miglioramento. D’altra parte, se sei arrivato a questo punto del
programma, con ogni probabilità hai già fatto dei progressi,
anche se, forse, tendi a sottovalutarli.
• Valuta se bevi troppi alcolici, se ricorri troppo frequentemente a tranquillanti e sonniferi, o se fumi marijuana.
Tutte queste sostanze agiscono alterando le capacità di ra-
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Tempo
Valutare i progressi e prevenire le ricadute 243
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gionamento, e spesso vengono impropriamente usate dalle
persone depresse per “pensare di meno” e anestetizzare le
emozioni negative. Questa loro azione “calmante”, però,
rende contemporaneamente più difficile impegnarsi nel
mettere in pratica le strategie di cambiamento proposte,
che richiedono invece un certo livello di attenzione e concentrazione. Certamente bere due o tre bicchieri di vino al
giorno, specie se durante i pasti, non è dannoso, ma berne
di più offusca la mente e lo spirito. I tranquillanti e i sonniferi, se assunti occasionalmente, possono aiutare a superare
un momento negativo particolare e specifico ma, se presi
regolarmente, tendono ad abbassare il tono dell’umore, a
indurre assuefazione (cioè necessità nel tempo di aumentarne le dosi per ottenere lo stesso effetto) e dipendenza (cioè
difficoltà a smettere a causa dei sintomi di astinenza che
compaiono rapidamente, come l’aumento dell’agitazione e
dell’ansia, la difficoltà a dormire e un senso di malessere
generale). Anche la marijuana riduce la motivazione a cambiare e compromette l’uso efficace delle proprie capacità
mentali ed emotive.
• Rileggi e torna a mettere in pratica le tre principali componenti della psicoterapia cognitivo-comportamentale della
depressione, e cioè:
• Dedicati ad attività piacevoli. Oltre a quelle che hai
già sperimentato, cerca di individuarne altre che possano
migliorare il tuo umore.
• Applica il metodo di soluzione strutturata dei problemi. Sii pratico, affronta i problemi o le questioni in
sospeso.
• Non accettare passivamente e acriticamente tutto ciò
che ti passa per la testa solo perché è abituale o automatico, ma continua a esercitarti nell’analizzare i pensieri disfunzionali per formulare pensieri alternativi più
realistici e utili, nel “prendere al volo” i pensieri controproducenti delle ruminazioni e nel “buttarli nel sacco per
l’immondizia”.
244 Superare la depressione
Se dopo sei settimane dall’inizio di questo programma di trattamento continui a non riscontrare alcuna forma di miglioramento, anche minimo, devi considerare l’eventualità di rivolgerti
a uno psicoterapeuta in carne e ossa (se non sei già in terapia), al
quale un libro non potrà mai sostituirsi, e/o ricorrere a un farmaco antidepressivo (se non lo stai già assumendo sotto controllo
medico), oppure di rivalutare la tua motivazione al cambiamento: è forse successo qualcosa che ti ha involontariamente allontanato dai tuoi buoni propositi?
Per aiutarti ad avere un quadro il più possibile obiettivo della tua
situazione e del livello di miglioramento che hai raggiunto, ti può
essere utile compilare il modulo di sintesi 13.1, in cui sono riportati i punti cardine da tenere in considerazione per uscire dalla
depressione e non ricadervi e gli obiettivi a breve e medio-lungo
termine che puoi continuare a perseguire in futuro per consolidare i progressi fatti fino ad ora.
Per quanto riguarda gli obiettivi, ricorda che sono sbagliati
quelli:
• troppo perfezionistici, perché comportano il rischio di considerarsi dei falliti se non siamo i migliori;
• troppo dipendenti dalle azioni e, soprattutto, dal cambiamento degli altri, cosa ben diversa dal chiedere aiuto in
caso di bisogno; nel primo caso c’è l’implicita “pretesa” che
i propri problemi vengano risolti dall’altro, con il rischio di
restare delusi e sentirsi soli e deboli se questa “pretesa” non
viene soddisfatta; il secondo caso, cioè il chiedere aiuto, implica invece farsi personalmente carico dei propri problemi
e delle proprie difficoltà pur riconoscendo i propri limiti;
• scelti dagli altri e accettati passivamente da te.
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13.2 FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Valutare i progressi e prevenire le ricadute 245
Modulo 13.1 – VISIONE D’INSIEME DEI PROBLEMI
AFFRONTATI IN QUESTO PROGRAMMA
Pensieri automatici
disfunzionali su di me
Pensieri automatici
disfunzionali sugli altri
Errori di ragionamento
più frequenti
Situazioni che suscitano
ancora in me pensieri ed
emozioni spiacevoli
Argomenti su cui tendo più
facilmente a ruminare
Obiettivi personali a breve
termine: cosa mi piacerebbe
riuscire a fare/ottenere entro
sei mesi
Obiettivi personali a mediolungo termine: cosa mi
piacerebbe riuscire a fare/
ottenere entro due-cinque
anni
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Pensieri automatici
disfunzionali sul futuro
246 Superare la depressione
In che cosa sono migliorato
durante il programma
C’è qualcosa che impedisce o
rallenta i progressi? Che cosa?
Che cosa posso fare di
diverso?
modulo 2.3:
cosa è cambiato:
modulo 2.4:
rapporti in famiglia e relazioni sentimentali:
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Per quanto riguarda il bilancio dei miglioramenti, puoi fare
un confronto tra la tua situazione attuale e i problemi che avevi
segnalato nei moduli 2.3 “Aiuto per l’identificazione delle priorità” e 2.4 “Aiuto per definire gli obiettivi”: che differenze noti?
Riportale qui di seguito:
Valutare i progressi e prevenire le ricadute 247
rapporti con gli amici:
lavoro e tempo libero:
13.3 MANTENERE I PROGRESSI E PREVENIRE LE
RICADUTE
Gli esercizi e le riflessioni suggeriti da questo manuale ti hanno
portato gradualmente a una nuova visione della vita, a sentirti
più sereno e ad essere più efficiente. Ci sono e ci saranno ancora,
però, momenti della vita in cui ti sentirai demoralizzato, ansioso, arrabbiato o sperimenterai un qualunque altro stato d’animo
spiacevole: ti imbatterai ancora in fatti e situazioni che troverai
difficile affrontare, come per esempio una malattia fisica, un problema di lavoro o una delusione affettiva, che potrebbero avere
una momentanea influenza negativa sul tuo stato d’animo.
Nei momenti di sofferenza e di insuccesso i pensieri negativi e
le pretese disfunzionali probabilmente tenderanno a fare ritorno.
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salute fisica:
248 Superare la depressione
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È a questo punto che diventa veramente importante ricordarsi di
mettere in atto tutto ciò che hai faticosamente imparato per non
reinnescare i circoli viziosi della depressione.
Abbiamo più volte ripetuto come le fluttuazioni dell’umore
(dalle piccole delusioni alle grandi sofferenze dovute a vere e proprie disgrazie) siano un’esperienza normale e comune a tutti. Il
primo episodio di depressione generalmente è preceduto da un
evento soggettivamente molto stressante, ed è abbastanza comprensibile nel suo esordio, mentre gli episodi successivi spesso
non sembrano avere uno stimolo scatenante evidente. Come
mai? Alla luce di quanto è illustrato in questo volume, puoi facilmente intuire come non sia sufficiente dare la colpa alla biologia,
né tantomeno alla sfortuna.
Per spiegare questo fenomeno può essere utile ricorrere a quella che viene chiamata “teoria della sensibilizzazione”, secondo la
quale, quando una persona ha subito un’esperienza particolarmente negativa, può rimanere per così dire traumatizzata o ipersensibilizzata, cioè può cominciare a temere di rivivere ciò che ha
già sperimentato. Lo stesso principio può essere applicato anche
alla depressione, il cui primo episodio in genere passa nel giro di
pochi mesi. Una persona che non cade nei suoi circoli viziosi e
non ne sperimenta perciò gli effetti devastanti sull’autostima e la
capacità di reagire, di fronte a un nuovo momento di demoralizzazione e di tristezza tenderà a sopportarlo meglio e a portare
pazienza, consapevole che è solo un brutto periodo che prima o
poi finirà come quelli del passato: continuerà a lavorare, a cercare
conforto negli amici e negli hobbies e ad affrontare i problemi
della vita quotidiana. Chi, però, ha sofferto di depressione vera e
propria, comincerà a temerne il ritorno e ad essere assalito dal ricordo delle sofferenze vissute, cioè a cadere vittima delle seguenti
ruminazioni: «Oh no! Ecco che ritorna! Questa volta non ce la
posso fare. Starò ancora male e non posso fare nulla per impedirlo!». Parallelamente, ricomincerà ad assumere atteggiamenti di
chiusura e rinuncia, creando le migliori condizioni perché il fiore
della depressione rinasca più florido e rigoglioso di prima. Si crea
in questo modo una sorta di profezia che si auto-avvera: “aspettati il peggio e il peggio verrà”.
Non sei necessariamente destinato ad essere una vittima
Valutare i progressi e prevenire le ricadute 249
passiva del tuo passato, né delle circostanze o della tua vulnerabilità biologica, e applicare le tecniche della psicoterapia
cognitivo-comportamentale può aiutarti a diventare più padrone
del tuo futuro e a controllare il rischio di ricadute. Per questo ti
raccomandiamo di conservare, oltre al manuale, tutto il materiale
che hai prodotto nelle settimane precedenti e di andare a rispolverarlo se senti di essere pericolosamente vicino a una ricaduta:
mantenendo un atteggiamento prudente ma tranquillo sarai più
preparato a far fronte al rischio e, soprattutto, a scongiurarlo.
RICADUTA
Poiché sei stato “sensibilizzato alla depressione”, ancora per molto tempo sarai altrettanto sensibile ai segnali che hai imparato a
identificare come campanelli d’allarme di una sua ricomparsa.
Proviamo allora a usare questa tua abilità in modo costruttivo,
impedendo alla profezia di auto-avverarsi.
Ognuno di noi può imparare a riconoscere i propri “segni precoci di crisi”, cioè quelle sensazioni, quei sintomi, quelle reazioni
automatiche che si attivano quando la capacità di tollerare lo stress
arriva molto vicino al limite di sopportazione e che si presentano
in modo tipico e peculiare: qualcuno si accorge di essere vicino
al “punto di rottura” quando comincia a dormire male per più
di un certo numero di notti (ad esempio 4-5 notti consecutive),
altri quando cominciano a mangiare troppo poco o troppo per
più giorni di seguito (ad esempio, più di una settimana), altri
ancora quando cominciano a pensare in modo troppo ossessivo a
certe cose per un numero di giorni superiore al solito o quando si
sentono irrequieti, nervosi o irritabili per più giorni consecutivi
senza un valido motivo scatenante, ecc. In sintesi, quando il nostro modo di reagire allo stress si altera in modo evidente per un
numero di giorni superiore a quello che può essere considerato
normale alla luce del nostro stile di vita o del nostro modo di
essere (approssimativamente un periodo compreso tra i 4 e i 10
giorni), è lecito pensare di essere vicini a un momento di maggiore vulnerabilità al rischio di “scompenso” depressivo.
In base al tipo di vulnerabilità cui è più predisposto, qualcuno svilupperà le cosiddette malattie psicosomatiche (ad esempio,
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13.4 RICONOSCIMENTO PRECOCE DEL RISCHIO DI
250 Superare la depressione
Ora fai un elenco delle strategie e delle tecniche che senti
esserti state di maggior aiuto nel vincere la depressione, tra quelle che hai imparato in queste settimane di trattamento e che
riportiamo in questo elenco come sintesi dei contenuti di tutto
il manuale:
• monitorare l’umore con il grafico settimanale per riconoscerne le normali fluttuazioni alla luce degli eventi;
• mantenere un certo equilibrio tra attività utili e attività piacevoli per equilibrare fatiche e rinforzi;
• coltivare hobbies e amicizie per non isolarsi;
• fare attività fisica regolare;
• affrontare con metodo i problemi reali e concreti;
• riconoscere e modificare il proprio modo distorto e disfunzionale di interpretare gli eventi, il proprio valore e le possibilità future;
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dermatiti, cistiti, emicrania, gastriti, ecc.), qualcun altro i disturbi
emotivi (come i disturbi d’ansia o dell’umore).
L’esperienza passata ti ha insegnato come, di fronte a livelli di
stress che superano la tua capacità di tollerarlo, tu tenda a cadere
in depressione; il lavoro che hai fatto fino a ora per superarla
ti ha reso più consapevole dei meccanismi comportamentali e
cognitivi perversi e patologici che possono attivarsi e, nel giro di
poco tempo, farti ricadere in depressione; se unisci queste informazioni, puoi riuscire a riconoscere i tuoi “campanelli d’allarme”
senza spaventarti e a mettere in atto quei pochi accorgimenti che
ti hanno aiutato in passato, facendo fronte al momento critico
senza necessariamente ricadere nella spirale depressiva.
Scrivi qui di seguito quali possono essere i tuoi “segni precoci di crisi”, ricordando gli ultimi episodi di depressione che hai
vissuto:
Valutare i progressi e prevenire le ricadute 251
• arginare la tendenza a ruminare, cioè a “pensare troppo e a
vuoto” invece di agire e vivere;
• recuperare un più sano senso di responsabilità per contrastare i sensi di colpa e di impotenza.
Cosa posso fare per superare il rischio di una ricaduta:
13.5 CONCLUSIONI
Hai dedicato molto tempo e fatica a questo progetto volto a
cambiare in meglio la tua esistenza. Speriamo che, con l’aiuto di
questo programma, tu sia riuscito a rompere i condizionamenti
causati dalla depressione e tu stia recuperando il controllo della
tua vita.
Non demoralizzarti per la fatica di vivere, ma lotta per liberarti dalla sofferenza inutile, accettando ciò che non puoi cambiare e
affrontando con realismo e un pizzico di curiosità il futuro; la vita
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Consulta questo elenco ogni volta che ti sembra di essere vicino a una possibile ricaduta e ricorda che prevedere che ci potranno essere dei momenti difficili e prepararsi ad affrontarli è diverso
dal fare previsioni catastrofiche, che invece possono portare ad
aspettarsi il peggio passivamente impotenti.
Per prevenire gli episodi depressivi futuri è anche utile cambiare gli stili di vita controproducenti, ad esempio ridurre carichi
e ritmi di lavoro eccessivi, imparare a dire di no alle richieste
altrui che non tengono conto delle proprie energie e dei propri
progetti, adottare abitudini più sane per quanto riguarda sonno, alimentazione, assunzione di sostanze come alcool, fumo o
droghe in genere. Per usare una metafora: se avere la depressione
equivale ad essere usciti di strada perché si guidava troppo veloce,
il trattamento consiste nel rimettere la macchina in carreggiata, la
prevenzione nel modificare lo stile di guida.
252 Superare la depressione
è un libro che si scrive ogni giorno: non si può cancellare ciò che è
scritto nelle pagine precedenti, ma ogni giorno possiamo scrivere
ciò che vogliamo in quelle bianche che seguono e, finché non
finiranno tutte le pagine, non possiamo scrivere la parola FINE.
Terminiamo con una citazione di Albert Camus:
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Nel profondo dell’inverno,
finalmente scoprii
che dentro di me
c’era una invincibile estate.
Libri consigliati, altre risorse e bibliograÄa 253
LIBRI CONSIGLIATI, ALTRE RISORSE
E BIBLIOGRAFIA
Libri e opuscoli
Per le terapie guidate di gruppo:
Morosini P., Leveni D., Piacentini D., Michielin P., Gigantesco
A., Capire e superare la depressione. Manuale di autoterapia di
gruppo. Roma, Avverbi, 2011.
Per chi soffre di depressione post-parto:
Leveni D., Morosini P., Piacentini D., Mamme tristi- Vincere la
depressione post parto. Trento, Edizioni Erickson, 2009.
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Per la depressione:
Dryden W., Superare il senso di colpa. Bologna, Calderini, 1997.
Dyer W.W., Le vostre zone erronee. Milano, Rizzoli, 1977.
Ellis A., L’autoterapia razionale emotiva. Trento, Edizioni Erickson, 1998.
Greenberger D., Padesky C., Penso dunque mi sento meglio. Trento, Edizioni Erickson, 1998.
Golant M., Golant S., Che cosa fare se le persone a voi care sono
depresse. Milano, Edizioni TEA, 2001.
Lazarus A., Lazarus C.L., Fay A., La vita è già difficile, perché
complicarsela? Verona, Positive Press, 1993.
IDEA, La depressione; facciamocene un’idea. Milano, Fondazione
IDEA, 2000.
Leahy L.R., Come sconfiggere la depressione. Un percorso di autoaiuto. Milano, Raffaello Cortina Editore, 2012.
Seligman M.E.P., Imparare l’ottimismo. Firenze, Giunti, 2009.
Seligman M.E.P., Fai fiorire la tua vita. Una nuova, rivoluzionaria
visione della felicità e del benessere. Torino, Anteprima Edizioni, 2012.
Seligman M.E.P., La costruzione della felicità. Milano, Sperling &
Kupfer, 2010.
254 Superare la depressione
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Per chi soffre anche di un disturbo d’ansia:
Andrews
G. etlaal.,
Disturbo d’ansia generalizzato. Manuale per chi
depressione
254 Superare
soffre del disturbo. Torino, Centro Scientifico Editore, 2004.
Andrews
G. et
al., Disturbo
di panico
e agorafobia. Manuale per chi
Per chi soffre
anche
di un disturbo
d’ansia:
soffre del
Torino,d’ansia
Centrogeneralizzato.
Scientifico Editore,
Andrews
G.disturbo.
et al., Disturbo
Manuale2004.
per chi
Andrews
G.disturbo.
et al., Fobia
Sociale.
Manuale
perco
chiEditore,
soffre del2004.
distursoffre del
Torino,
Centro
Scientifi
bo. Torino,
Scientifi
co Editore,
2004. Manuale per chi
Andrews
G. et Centro
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di panico
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Leahy
Sette mosse
per liberarsi
soffreL.R.,
del disturbo.
Torino,
Centrodall’ansia.
ScientificoMilano,
Editore,Raffaello
2004.
Cortina
2007.Sociale. Manuale per chi soffre del disturAndrews
G.Editore,
et al., Fobia
Marks
I.M., Ansia
e paure.
Comprenderle,
e dominarle.
bo. Torino,
Centro
Scientifi
co Editore, affrontarle
2004.
Milano,
Graw-Hill,
Leahy
L.R.,Mc
Sette
mosse per 2002.
liberarsi dall’ansia. Milano, Raffaello
Melli
G., Vincere
le ossessioni.
Cortina
Editore,
2007. Capire e affrontare il disturbo ossessivo-compulsivo.
2011. affrontarle e dominarle.
Marks
I.M., AnsiaFirenze,
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Comprenderle,
Milano, Mc Graw-Hill, 2002.
Per
chiG.,
soffre
anchelediossessioni.
insonnia:Capire e affrontare il disturbo ossessiMelli
Vincere
Espie
C.A., Superare
l’insonnia.
Come
dormire meglio con la teravo-compulsivo.
Firenze,
Eclipsi,
2011.
pia cognitivo-comportamentale. Firenze, Eclipsi, 2013.
Sanavio
E., Come
l’insonnia. Firenze, Giunti, 2005.
Per chi soffre
anchevincere
di insonnia:
Espie C.A., Superare l’insonnia. Come dormire meglio con la teraPerpia
chi cognitivo-comportamentale.
soffre anche di ansia per la salute:
Firenze, Eclipsi, 2013.
Leveni
M., Piacentini
Ipocondria.
SanavioD.,
E., Lussetti
Come vincere
l’insonnia. D.,
Firenze,
Giunti, Guida
2005. per il
clinico e manuale per chi soffre del disturbo. Trento, Edizioni
2011.di ansia per la salute:
PerErickson,
chi soffre anche
Leveni D., Lussetti M., Piacentini D., Ipocondria. Guida per il
Siticlinico
Internet
e manuale per chi soffre del disturbo. Trento, Edizioni
• Erickson,
IPSICO (www.ipsico.it).
Sito dell’Istituto di Psicologia Co2011.
gnitivo-Comportamentale di Firenze. Contiene informazioni
servizi interessanti.
Sitie Internet
• IDEA
(www.fondazioneidea.org).
È il sito dell’Istituto
la
IPSICO
(www.ipsico.it). Sito dell’Istituto
di Psicologiaper
CoRicerca
e la Prevenzione della
Depressione
e del’Ansia.
Offre,
gnitivo-Comportamentale
di Firenze.
Contiene
informazioni
fra
l’altro,interessanti.
informazioni su come ricevere sostegno e aiuto.
e servizi
• ASSOCIAZIONE
PER LA RICERCA
DEPRESIDEA (www.fondazioneidea.org).
È il sitoSULLA
dell’Istituto
per la
SIONE
Con esede
a Torino,
si
Ricerca e(www.depressione-ansia.it).
la Prevenzione della Depressione
del’Ansia.
Offre,
pone
l’obiettivo
di informare
e sensibilizzare
sullee tematiche
fra l’altro,
informazioni
su come
ricevere sostegno
aiuto.
ad ansia e PER
depressione.
Offre anche
un servizio
di
• relative
ASSOCIAZIONE
LA RICERCA
SULLA
DEPRESascolto.
SIONE (www.depressione-ansia.it). Con sede a Torino, si
• pone
PROGETTO
(www.progettoitaca.org).
Progetto
Ital’obiettivoITACA
diLibri
informare
e sensibilizzare
sulle
tematiche
consigliati,
altre risorse e bibliograÄ
a 255
ca
è un’associazione
di volontari uniti
di attivare
relative
ad ansia e depressione.
Offre dall’intento
anche un servizio
di
ascolto. di prevenzione, solidarietà e assistenza nel campo delprogetti
• la
PROGETTO
ITACA (www.progettoitaca.org). Progetto Itasalute mentale.
ca è un’associazione
di volontari Salute
uniti dall’intento
di attivaree
• ECOMIND
(www.ecomind.it).
mentale, Autoaiuto
Sviluppo personale.
• OASIBLU (www.oasiblu.com). Sito no-profit gestito da chi
ha sofferto di disagi psichici.
la salute mentale.
• ECOMIND (www.ecomind.it). Salute mentale, Autoaiuto e
Sviluppo personale.
• OASIBLU (www.oasiblu.com). Sito no-profit gestito da chi
ha sofferto di disagi
psichici.
Libri
consigliati, altre risorse e bibliograÄa 255
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
Fonti
bibliografi
che
progetti
di prevenzione,
solidarietà e assistenza nel campo delIl contenuto
del presente manuale si basa sui più autorevoli testi
la salute mentale.
scientifi
ci relativi(www.ecomind.it).
agli argomenti citati.
I principali
• ECOMIND
Salute
mentale,sono:
Autoaiuto e
Sviluppo
Addis
M.E., personale.
Martell C.R. (2004), Overcoming depression one step
• at
OASIBLU
(www.oasiblu.com).
Sito no-profi
t gestito
da chi
a time. The
new behavioural activation
approach
to getting
ha
sofferto
di
disagi
psichici.
your life back. Oackland CA, New Harbinger Pub.
Addis M.E., Martell C.R., Jacobson N.S. (2001), Depression in
Fonti
bibliografi
chefor guided action. New York, W.W. Norton
context.
Strategies
Il contenuto
del
presente
manuale si basa sui più autorevoli testi
& Company.
scientifi
ci
relativi
agli
argomenti
I principali
sono:R., TibalAndrews G., Hunt C., Jarry M., citati.
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P., Roncone
di G.
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Disturbi
base, strumenti
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C.R. mentali:
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Overcomingdidepression
one stepe
tecniche
perThe
tuttinew
gli operatori.
Torino,
Centro
Scientifi
Ediat a time.
behavioural
activation
approach
toco
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tore.
your life back. Oackland CA, New Harbinger Pub.
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terapeuta
sione. un
Milano,
Franco Angeli Editore.
Wells A. (2012), Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della
La terapia illustrata
in questo manuale è di tipo cognitivodepressione.
Firenze, Eclipsi.
comportamentale, l’unica forma di psicoterapia (insieme a quella
interpersonale) di cui vi siano solide prove di efficacia dal punto di vista
co. Sebbene nelle forme di disagio più lievi il
Cercare
unscientifi
terapeuta
manuale possa essere utilizzato come strumento di auto-aiuto, in
quelle
clinicamente
più insignifi
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La terapia
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Libri consigliati,
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257
medico.
interpersonale)
di cui vi siano solide prove di efficacia dal punto di
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e talvolta
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possa
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ricercare
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esperienza
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nel trattamento
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a uno
psicoterapeuta
qualificato, sia esso psicologo o
determinato
disturbo
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medico.
Le conoscenze in questo ambito e gli approcci psicoterapeutici
sono sempre di più, e i trattamenti sempre più specifici e tecnologicamente raffinati richiedendo uno specifico training formativo.
Non è più possibile pensare che qualsiasi operatore della salute
mentale possa essere esperto in modo specifico in ogni problema-
Libri consigliati, altre risorse e bibliograÄa 257
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
È comune la difficoltà che le persone, e talvolta gli stessi clinici, trovano allorché devono ricercare o indicare un terapeuta che
abbia formazione ed Libri
esperienza
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carisorse
nel trattamento
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determinato disturbo psicologico.
Le
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questoche
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gli stessi clinisono
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in ogni tipo
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sociali. Solo i medici, in particolare gli psipeutico) cheassistenti
risulti indicato.
chiatri,
possono molte
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quando
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Oggigiorno,
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professionali
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nella
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lo psicologo
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terapie nelclinico
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tale:
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psicologi,
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sociali. Solo
medici,
in particolare
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processo difarmaci;
trattamento.
chiatri,dell’intero
possono prescrivere
perciò,Conseguentemente,
quando è necessariaè
importante
che l’utente ponga
alcune domande
che ha
una terapia farmacologica,
lo psicologo
clinico o al
gliclinico
altri operatodi
fronte. Alcune
queste possono
imbarazzanti, ma sono
ri devono
lavoraredicollaborando
conessere
lo psichiatra.
necessarie
l’utente abbia
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il professionista
a cuiuna
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mazione,
come è suo
dirittodiottenere,
che loConseguentemente,
aiuti a prendere unaè
critica dell’intero
processo
trattamento.
decisione:
importante che l’utente ponga alcune domande al clinico che ha
di fronte. Alcune di queste possono essere imbarazzanti, ma sono
•necessarie
Quale èperché
la sua formazione/specializzazione
quanto tempo
l’utente abbia una corretta eedacompleta
inforesercita?
mazione,
come è suo diritto ottenere, che lo aiuti a prendere una
•decisione:
Quanti pazienti col mio disturbo ha trattato?
• Ha una formazione specifica per il trattamento dei pazienti col
disturbo?
• mio
Quale
è la sua formazione/specializzazione e da quanto tempo
• esercita?
Quale tipo di approccio, metodo, terapia utilizza per trattare
La psicoterapia
di gruppo
• questo
Quantidisturbo?
pazienti col
mio disturboè ha
trattato?o individuale? La
è necessaria?
• terapia
Ha unafarmacologica
formazione specifi
ca per il trattamento dei pazienti col
• mio
La terapia
proposta è stata dimostrata efficace secondo i criteri
disturbo?
basata sullemetodo,
evidenzeterapia
(Evidence
Based
• della
Qualemedicina
tipo di approccio,
utilizza
perPsychiattrattare
questo
disturbo?
La psicoterapia è di gruppo o individuale? La
258ry)?
Superare
la depressione
• terapia
In base farmacologica
alla sua esperienza,
quanto tempo è necessario prima
è necessaria?
cheterapia
il trattamento
a funzionare?
• La
propostainizi
è stata
dimostrata efficace secondo i criteri
• della
In base
alle ricerche
esperienza,
quali Based
sono lePsychiatprobamedicina
basatae alla
sullesua
evidenze
(Evidence
bilità di successo di questo trattamento per questa problemary)?
tica?
• In
base alla sua esperienza, quanto tempo è necessario prima
• Se il trattamento non si rivelerà efficace, quale sarà il passo
successivo?
• Quali sono gli effetti collaterali più frequenti del trattamento
proposto?
258 Superare la depressione
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
che il trattamento inizi a funzionare?
• In base alle ricerche e alla sua esperienza, quali sono le probadi successo
di questo trattamento per questa problemaSuperare
la depressione
258bilità
tica?
• che
Se ilil trattamento
rivelerà efficace, quale sarà il passo
trattamento non
inizi sia funzionare?
• successivo?
In base alle ricerche e alla sua esperienza, quali sono le proba• bilità
Quali di
sono
gli effetti
collaterali
più frequenti
del trattamento
successo
di questo
trattamento
per questa
problemaproposto?
tica?
Quanto
spesso dovrò
e quanto
durerà
ognisarà
seduta?
• Se
il trattamento
nonvenire
si rivelerà
efficace,
quale
il passo
• successivo?
Quali costi dovrò sostenere?
• Quali sono gli effetti collaterali più frequenti del trattamento
Qualora
cercaste uno psicoterapeuta in grado di seguirvi
proposto?
descritto
in questo
dovreteogni
ricercarne
•l’approccio
Quanto spesso
dovrò
venire emanuale,
quanto durerà
seduta?
terapia
cognitivo-comportamentale. Presso
•specializzato
Quali costinella
dovrò
sostenere?
ordini dei medici e gli ordini degli psicologi provinciali e regionali esistono
appositi
professionaliin
dove
sonodielencati
Qualora
cercaste
unoalbi
psicoterapeuta
grado
seguirvitutti
coni
professionistidescritto
abilitatiinall’esercizio
della psicoterapia
in quell’area
l’approccio
questo manuale,
dovrete ricercarne
uno
geografica e dove
essere indicato, seppur in modo
genespecializzato
nelladovrebbe
terapia cognitivo-comportamentale.
Presso
gli
rico, l’indirizzo
psicoterapeutico
seguito.
ordini
dei medici
e gli ordini degli
psicologi provinciali e regioPer informazioni
su terapeuti
con formazione
cognitivo-compornali
esistono appositi
albi professionali
dove sono
elencati tutti i
tamentale potete
rivolgervi
anche alle
societàinnazionali:
professionisti
abilitati
all’esercizio
dellaseguenti
psicoterapia
quell’area
geografica e dove dovrebbe essere indicato, seppur in modo gene• Associazione
Italiana di Analisiseguito.
e Modificazione del Comporrico,
l’indirizzo psicoterapeutico
e Terapia
Comportamentale
e Cognitiva
(AIAMC).
Pertamento
informazioni
su terapeuti
con formazione
cognitivo-comporwww.aiamc.it.
tamentale
potete rivolgervi anche alle seguenti società nazionali:
• Società Italiana di Terapia Cognitivo-Comportamentale
• (SITCC).
Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comporwww.sitcc.it
tamento
e Terapia Comportamentale e Cognitiva (AIAMC).
www.aiamc.it.
• Società Italiana di Terapia Cognitivo-Comportamentale
(SITCC).
www.sitcc.it
Acquistato da Serena Pierantoni su Libreria Centro Studi Erickson il 2020-07-16 15:10 Numero Ordine Libreria: ews_5f1051ac5ddb1 Copyright © 2020, Edizioni Centro Studi Erickson
www.erickson.it