UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI 4. Criteri di progetto: Principali metodi di progetto e verifica (con semplice esempio applicativo tramite software) Per progettare la resistenza al fuoco delle strutture bisogna sempre verificare che queste possano sempre garantire una resistenza maggiore della capacità distruttiva dell’incendio che potrebbe venirsi a creare. Per fare questo bisogna ricorrere a delle misure preventive che assicurino la salvaguardia delle persone e minimizzino i danni arrecabili alle strutture. 4.1. Sicurezza antincendio Il concetto di sicurezza antincendio è un qualcosa che non riguarda solo la progettazione iniziale ma tutta la durata della struttura al fine di garantire la corretta gestione di una eventuale emergenza. In base alla struttura da salvaguardare e su cui operare le misure preventive, il codice di prevenzione incendi indica i livelli di prestazione minimi da attribuire all’attività. Fig. X Livelli di prestazione 1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Ogni opera deve garantire che in caso di incendio le strutture portanti restino integre per il tempo che occorre agli occupanti di lasciare l’opera. Ciò presuppone la progettazione del maggior numero di elementi con materiali incombustibili, impianti a regola d’arte e collegamenti elettrici a terra, il tutto abbinato a una manutenzione puntuale e programmata. Non meno importante è la formazione delle persone che operano all’interno di strutture quali negozi, magazzini, autorimesse, e non da meno deve essere la prevenzione anche in ambito privato. Infatti per ogni abitazione privata si prevede la certificazione di un tecnico riguardo agli impianti, per quanto concerne le attività commerciali invece si prevede l’emissione del certificato di prevenzione incendi (CPI) da parte dei vigili del fuoco. Per quanto riguarda l’ambito progettuale che ci concerne, invece, non possiamo parlare di progettazione attraverso materiali ignifughi ma possiamo comunque adottare soluzioni che mitighino eventuali problematiche legate all’incendio. 4.2. Resistenza al fuoco degli elementi in cemento armato La norma UNI 9502 dà le indicazioni per lo studio delle strutture composte da cemento e armature metalliche soggette al fuoco. Si distinguono quindi due casi, da una parte il conglomerato cementizio e dall’altra le armature. Nel primo elemento si assiste ad un decadimento della resistenza meccanica, espresso dalle relazioni: fck(Q) = kc(Q)*fck(20°) dove kc(Q) indica il fattore di riduzione della resistenza a compressione. fctk(Q) = kct(Q)*fctk(20°) 2 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI dove kct(Q) indica il fattore di riduzione della resistenza a trazione. I valori di kc(Q) e kct(Q) sono tabellati. Tab. 1 Valori di kc(Q) kc(Q)=1 20° ≤ Q < 100° kc(Q)=(1600-Q)/1500 100° ≤ Q < 400° kc(Q) =(900-Q)/625 400° ≤ Q < 900° kc(Q) =0 Q ≥ 900° Tab. 2 Valori di kct(Q) kct(Q)=1 20° ≤ Q < 100° kct(Q)=(600-Q)/500 100° ≤ Q < 600° kct(Q) =0 Q ≥ 600° Per quanto riguarda le armature si studia il decadimento della resistenza caratteristica analoga a quella del calcestruzzo ma con valori diversi. fyk(Q) = ks(Q)*fyk(20°) dove ks(Q) indica il fattore di riduzione della resistenza caratteristica delle armature ed è distinto in due sezioni: ks1 quando le armature si trovano in zona compressa (pilastri ed elementi compressi) e ks2 quando si trovano in zona tesa (travi e solette e con una deformazione ultima minore del 2%). Anche in questo caso i valori di ks1 e ks2 vengono tabellati. Tab. 3 Valori di ks1(Q) ks1(Q)=1 20° ≤ Q < 350° ks1(Q)=(6650-9*Q)/3500 350° ≤ Q < 700° ks1(Q) =(1200-Q)/5000 700° ≤ Q < 1200° ks1(Q) =0 Q ≥ 1200° Tab. 4 Valori di ks2(Q) ks2(Q)=1 20° ≤ Q < 100° 3 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI ks2(Q)=(1100-Q)/1000 100° ≤ Q < 400° ks2(Q) =(8300-12*Q)/5000 400° ≤ Q < 650° ks2(Q) =(1200-Q)/5000 650° ≤ Q < 1200° ks2(Q) =0 Q ≥ 1200° Fig.X Andamento di kc e kct 1 0,9 0,8 0,7 0,6 0,5 kc 0,4 kct 0,3 0,2 0,1 1000 900 800 700 600 500 400 300 200 100 90 80 70 60 50 40 30 20 0 Fig.X Andamento di ks1 e ks2 1 0,9 0,8 0,7 0,6 0,5 ks1 0,4 ks2 0,3 0,2 0,1 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 350 400 500 600 650 700 800 900 1000 1100 1200 0 Il calcolo della resistenza al fuoco si traduce nella distribuzione delle varie temperature all’interno di ogni elemento. È possibile quindi studiare e anche graficare una mappatura delle temperature a cui l’elemento è soggetto, aggiungendo dei paramenti qualora 4 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI fossero presenti dei rivestimenti che aumentano o diminuiscono l’effetto ignifugo. Ciò può essere fatto attraverso metodi semplificati oppure modellazione agli elementi finiti. La determinazione della distribuzione delle temperature è un problema non lineare in quanto si è in presenza di un regime transitorio di conduzione che avviene all’esterno di una struttura sulla quale agiscono variabili fisiche anch’esse non dipendenti linearmente con la temperatura. 4.3. Progettazione e verifica delle strutture sottoposte ad incendio Come criteri generali per la progettazione di strutture resistenti al fuoco compaiono tre fattori: Criterio di capacità portante R (resistenza meccanica mantenuta per tutto il tempo di esposizione al fuoco); Criterio di tenuta E (non lasciar passare fiamme o fumi nella superficie non esposta al fuoco) Criterio di isolamento I (aumento della temperatura media, sulla superficie non esposta, inferiore a 140K e aumento della temperatura massima, sulla superficie non esposta, di 180K) . La procedura per la verifica di resistenza al fuoco è descritta nelle NTC2018, che descrive l’incendio come un’azione eccezionale al capitolo 3.6.1, e che dà proprio la definizione di capacità portante di una struttura sottoposta a incendio come “…l’attitudine di una struttura, di una parte della struttura o di un elemento strutturale a conservare una sufficiente resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco con riferimento alle altre azioni agenti… “ . Le verifiche di sicurezza possono essere affrontate considerando tre diversi aspetti: 5 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI il dominio delle resistenze: Ed,fi ≤ Rd,t,fi (1) L’azione che agisce sull’elemento durante l’incendio deve essere minore della resistenza esplicitata in funzione del tempo. il dominio delle temperature: θd,t ≤ θcr,d Si confronta la temperatura limite dell’elemento con la massima temperatura dell’incendio di progetto. Si considera quindi la temperatura limite che si raggiunge quando la capacità portante dell’elemento è uguale ai carichi di progetto oppure la temperatura al di sopra della quale è previsto il collasso dell’elemento. il dominio del tempo: tfi richiesto ≤ tfi,d Si considera il tempo equivalente di un incendio standard della stessa gravità, spesso indicata come classe di resistenza. La classe di resistenza si può ottenere da elenchi di valori sperimentali legati a specifici prodotti o da valori fondati su pareri di esperti qualificati. La valutazione della resistenza al fuoco si esegue sulla base di molteplici aspetti: si determina un incendio di progetto adeguato alla struttura da analizzare; si determinano le distribuzioni di temperature a seconda del tempo di esposizione dell’elemento strutturale; si studia la variazione delle proprietà meccaniche al variare della temperatura; si deve verificare la capacità portante allo stato limite ultimo con il metodo agli stati limite. Condizione essenziale è che le caratteristiche meccaniche si mantengano per tutta la durata dell’incendio. Le forze agenti vengono calcolate come avviene solitamente nella progettazione strutturale, aggiungendo però alcuni parametri adeguati alla 6 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI condizione di incendio. Si valuta la combinazione meno gravosa di carico eccezionale Ffi,d= gG,A*G1 + G2 + P + Ad + y2,1*QK,1 + Sy 2,i*QKi Dove: Ffi,d = Azione di progetto gG,A = Coefficiente parziale di sicurezza per azioni eccezionali (in caso di incendio gG,A =1) G1 = Peso proprio elementi strutturali G2 = Peso proprio elementi non strutturali P = precompressione Ad = Valori di progetto derivanti dall’esposizione al fuoco y2,1 = Coefficiente associate all’azione variabile principale QK,1 = Valore caratteristico dell’azione variabile principale y 2,i = Coefficiente di combinazione delle azioni variabili secondarie QK,i = Valore caratteristico di altre azioni variabili y2,1 e y 2,i sono tabellati in base alla categoria e all’azione variabile. In ogni istante la temperatura via in funzione della condizione dell’elemento stesso sia in funzione della temperatura degli elementi attigui. Fig. X Valori dei coefficienti di combinazione in caso di azione eccezionale (incendio) 7 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Per la valutazione delle azioni a freddo, i valori di progetto vengono tutti sottoposti ad un fattore di riduzione hfi a seconda della situazione di incendio. 𝜂𝑓𝑖 = 𝐺𝑘 + 𝜓𝑓𝑖 ∙ 𝑄𝑘,1 𝛾𝐺 ∙ 𝐺𝑘 + 𝛾𝑄,1 ∙ 𝑄𝑘,1 Nella peggiore delle ipotesi, il valore massimo che può assumere 𝜂𝑓𝑖 è di 0.70. Questo si traduce in una riduzione di sollecitazione del 30% rispetto alla valutazione di azioni a caldo. Non esiste un metodo assoluto per studiare il comportamento degli elementi, ragion per cui ci si affida a delle procedure che utilizzano: 1. metodi tabellari e basati sull’esperienza (il calcolo viene fatto sui componenti direttamente esposti al fuoco. Le azioni termiche si applicano per una durata massima di 120 minuti e si ipotizza che su tutto l’elemento agisca la stessa distribuzione di temperatura. Quando si utilizza questo metodo non si procede alla verifica di resistenza a taglio o torsione né dello spalling. Le tabelle forniscono le dimensioni minime che devono avere gli elementi in caso di un determinato evento e in funzione di 𝜂𝑓𝑖 ). 8 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Fig. X Allegato D.5.1 al DM16/02/2007: Valori minimi di altezza H di solai e solette e distanza dall’asse delle armature alle superfici esposte al fuoco per garantire il requisito di classe R Fig. X Allegato D.6.1 al DM16/02/2007: Valori minimi della base b della sezione, della distanza a dall’asse delle armature alla superficie esposta al fuoco per garantire il requisito di classe R. 2. metodi di calcolo semplificati con particolari tipi di membratura (usati per determinare la capacità portante allo SLU di una sezione, con metodi di riduzione della sezione, e confrontarla con la 9 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI combinazione di azioni di calcolo. Tra questi va annoverato il metodo dell’ Isoterma 500°) . Per i metodi di calcolo avanzati ci si deve affidare a software di calcolo che possano effettuare analisi non lineari. 4.4. Iperstatiticità nelle strutture sottoposte ad incendio Le strutture che presentano molteplici iperstaticità riescono a distribuire meglio il carico verso elementi più resistenti. Maggiore è il grado di iperstaticità, maggiori sono i percorsi di ridistribuzione del carico, di conseguenza risulta improbabile il collasso dell’intero edificio a causa di un incendio localizzato. Una struttura iperstatica è sempre considerata vantaggiosa nella progettazione strutturale all’incendio: nelle costruzioni in calcestruzzo questo aspetto è garantito dalla natura stessa del cemento armato, nelle costruzioni metalliche va invece tradotta nel progetto dei collegamenti fra gli elementi. 4.5. Metodo Tabellare A livello nazionale la normativa di riferimento è il D.M. 16/02/2007 (Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione), che riporta alcune tabelle contenute nel UNI EN 1992-1-2. Per gli elementi in cemento armato sono disponibili tabelle per la progettazione di: Murature non portanti in blocchi realizzati con calcestruzzo normale con funzione di compartimentazione e isolamento: le prescrizioni riguardano lo spessore della parete (escluso l’intonato) e valgono per altezze di solai inferiori a 4 m. Murature non portanti in blocchi realizzati con calcestruzzo alleggerito con funzione di compartimentazione e isolamento: 10 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI valgono le stesse prescrizioni dei blocchi non alleggeriti, ma a parità di classe questi permettono una riduzione di spessore, poiché la resistenza meccanica è maggiore e la diffusività termica minore. Solette piene e solai alleggeriti con funzione portante e di compartimentazione e isolamento: è richiesto uno strato pieno di materiale isolante con conducibilità termica inferiore a quella del calcestruzzo. Tab. X Solette e solai: confronto tra D.M. 16/02/2007 e UNI EN 1992-1-2 CLASSE EI30 EI60 EI90 EI120 EI180 EI240 SPESSORE MINIMO (mm) UNI EN 1992-1-2 D.M. 16/02/2007 60 60(40) 80 60(40) 100 100(50) 120 100(50) 150 150(60) 175 150(60) Travi Pilastri Pareti portanti e non portanti. Per le verifiche di resistenza di solette piene, solai alleggeriti, travi e pilastri, il valore minimo indicato dalla normativa è 4.6. Progettazione al fuoco secondo l’Eurocodice Secondo quanto espresso dalle relazioni precedenti (1), deve essere sempre soddisfatta l’equazione secondo cui l’azione sollecitante in caso di incendio deve essere sempre minore della variazione di resistenza (funzione del tempo). Questo studio può essere fatto sui singoli elementi, analizzando delle sottostrutture oppure per l’intera struttura, considerando sia le 11 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI deformazioni termiche sia le variazioni delle caratteristiche termomeccaniche dei materiali durante l’incendio. A seconda degli elementi da considerare esistono delle tabelle nelle quali sono esplicitati i valori di spessore e distanza minima delle armature per garantire una resistenza al fuoco degli elementi per 120’. Nell’eurocodice sono nominati vari metodi semplificati per la verifica al fuoco degli elementi, come l’ “Isoterma 500°C” e quello “a zone”. 4.6.1. Metodo dell’isoterma 500°C Si considera una sezione trasversale ridotta, nella quale si ipotizza che il calcestruzzo che abbia raggiunto temperature maggiori di 500 °C non possa più dare alcun contributo alla resistenza. La restante sezione trasversale mantiene i suoi valori di resistenza e modulo d’elasticità iniziali. Se ad esempio consideriamo una trave rettangolare esposta al fuoco su tre lati, la sezione trasversale efficace in situazione di incendio viene individuata determinando un nuovo spessore bfi e una nuova altezza efficace dfi della sezione, trasversale escludendo il calcestruzzo al di fuori dell’isoterma dei 500 °C. Dopo aver stimato la temperatura, si calcola la resistenza a rottura della nuova sezione ridotta. Questo metodo trova validità con spessori minimi di sezione tabellati: 4.6.2. Metodo a zone 12 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Si considera una sezione trasversale ridotta e si ognora la parte deteriorata sottoposta a incendio (di spessore az). Per la valutazione di az, la sezione viene divisa in elementi rettangolari di uguale spessore in cui si andrà a misurare la temperatura media e la resistenza a compressione media fcd(Q). 4.7. Calcolo della resistenza al fuoco di una sezione rettangolare Per allegare una valida attestazione delle disquisizioni riportate in questo capitolo, si è voluto aggiungere un breve esempio di calcolo che mostra, tramite l’utilizzo di un software commerciale, le varie isoterme e l’eventuale riduzione di sezione. Il software utilizzato fa parte della suite Namirial, e in particolare si è usato “CPI win REI” per la risposta della sezione. Dati iniziali: Sezione 30x50 cm Elemento di protezione impostato: REI 60 Fronti fuoco: 4 lati esposti Sollecitazioni: momento Mx= 2000 daN m Incendio da idrocarburi (Tmax=1100 °C) Rck calcestruzzo: C25/30 Acciaio da armatura: B450C Armatura: 5ϕ16 Tempo di incendio: 120 minuti 13 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Si è avviata una verifica con Eurocodice 1992-1-2 che ha dato come restituzione l’andamento delle isoterme con le varie temperature raggiunte. Oltre alle temperature si è potuto calcolare se tale sezione, nelle condizioni sopra esposte, si sarebbe ridotta. 14 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI Così è stato e nell’immagine che segue è possibile vedere la sezione ridotta (in giallo) a confronto con quella iniziale. Inoltre è stato possibile prevedere il tempo di spalling e la profondità. 15