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UTILIZZO DELL ELETTROMIOGRAFIA NELLA DIAGNOSI E TERAPIA DEI DISTURBI CRANIO-MANDIBOLARI

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SASSARI
SCUOLA DI DOTTORATO IN SCIENZE BIOMEDICHE
INDIRIZZO IN ODONTOSTOMATOLOGIA PREVENTIVA
XXIV CICLO
UTILIZZO DELL’ELETTROMIOGRAFIA NELLA DIAGNOSI E TERAPIA
DEI DISTURBI CRANIO-MANDIBOLARI
Relatore:
Tesi di dottorato di:
Prof. Giacomo Chessa
Dr. Alessandro Minniti
Responsabile di indirizzo:
Direttore della scuola:
Prof.ssa Egle Milia
Prof. Eusebio Tolu
ANNO ACCADEMICO 2010-1011
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
Scuola di dottorato in scienze biomediche -indirizzo in odontostomatologia preventiva
Università degli Studi di Sassari
Utilizzo dell’elettromiografia nella diagnosi e terapa dei
disturbi cranio-mandibolari
Introduzione
Sistema Stomatognatico
Articolazione temporo-mandibolare
Sistema neuromuscolare
Apparato dento-parodontale
I movimenti della mandibola
I disordini cranio-mandibolari
RDC
Indagini strumentali dei DCM
Alternativa all’ RDC
Scopo del lavoro
Materiali e metodi
Risultati
Discussione
Bibliografia
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
Scuola di dottorato in scienze biomediche -indirizzo in odontostomatologia preventiva
Università degli Studi di Sassari
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
Scuola di dottorato in scienze biomediche -indirizzo in odontostomatologia preventiva
Università degli Studi di Sassari
INTRODUZIONE
Sistema stomatogna5co
Il sistema stomatognatico (SSG), od organo della masticazione è un complesso funzionale unitario
preposto ad una serie di funzioni indispensabili alla vita rappresentate dall’assunzione del cibo,
masticazione fonazione deglutizione e respirazione.
esso è costituito da cinque componenti fondamentali : articolazione temporo-mandibolare (ATM),
muscoli masticatori, sistema neuromuscolare (SNM), apparato dento-parondotale (ADP), lingua.
il SSG, costituito da componenti strutturalmente diverse tra loro, non potrebbe esplicare le proprie
funzioni se non costituisse un’unità fisiologicamente caratterizzata da un delicato e perfetto
equilibrio delle sue parti.
Gli impulsi che regolano la contrazione dei muscoli masticatori ed i movimenti dell’ATM partono
dai propriocettori periferici situati nel legamento parodontale e nella gengiva i quali percepiscono la
consistenza dei cibi introdotti nel cavo orale.
tali impulsi attraverso le vie sensitive raggiungono i centri sensitivi e motori del SNC da cui partono
gli impulsi che lungo le vie motrici pervengono agli effettori muscolari.
i rapporti funzionali del SSG possono pertanto essere schematizzati come segue:
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la funzionalità del SSG è anche condizionata dalla corteccia cerebrale che regola l'attività dei centri
sensitivi e muscolari del bulbo e del ponte.
Ar5colazione temporo-­‐mandibolare (ATM)
L’articolazione temporo mandibolare è una articolazione bicondiloidea doppia dotata di ampia
mobilità che lavora sempre contemporaneamente in entrambi i lati.
ciascuna ATM risulta costituita dal condilo mandibolare, dal tubercolo articolare del temporale o
condilo temporale, dal settore anteriore della cavità glenoide, dal menisco, dalla capsula articolare e
dai legamenti intrinseci ed estrinseci.
l’ATM non è immodificabile bensì subisce negli anni un’adattamento agli stimoli funzionali
mediante un meccanismo osteo-genetico e osteo-clastico.
se gli stimoli meccanici che agiscono sulle atm superano le capacità di adattamento di quest’ultima
si può sfociare in quadri patologici funzionali ed oragnici di osteoartrite.
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la fisiologia del SSG indica che l’ATM non guida il il SSG bensi è guidata dalla funzione occlusale
e muscolare.
tale rapporto è confermato dalla patologia dato che i disturbi dell’ASG e dell’ATM nella maggior
parte dei casi sono legati ad una alterazione del combaciamento dentario.
Si può pertanto affermare che contrariamente a quanto si riteneva in passato e cioè che l’ATM fosse
elemento di guida di tutto l’apparato stomatognatico primaria importanza riveste nell’ambito di tale
apparato il complesso dento-parodontale e più precisamente il combaciamento dentario che per via
riflessa condiziona la funzione dei muscoli e delle ATM.
ReceBori dell'ar5colazione temporo-­‐mandibolare
Questi recettori hanno un ruolo importante nella percezione cosciente del movimento e della
posizione della mandibola e probabilmente partecipano anche alla regolazione riflessa del
movimento mandibolare. Nella capsula e nei legamenti della ATM sono stati identificati
istologicamente quattro tipi di recettori: recettori di Ruffini, di Golgi, di Pacini e terminazioni libere
di fibre mieliniche ed amieliniche, molte delle quali di tipo nocicettivo. I recettori sono più
numerosi nelle regioni laterali e posteriori della capsula articolare e sono innervati da fibre che
decorrono nel nervo auricolo-temporale. Sono stati identificati due tipi funzionali di recettori: a
rapido ed a lento adattamento. I primi si eccitano solo all'inizio di un movimento di abbassamento,
ovvero all'inizio di un movimento di elevazione della mandibola. L'eccitazione è determinata dalla
rapida deformazione della capsula articolare, provocata dalla rotazione del condilo. I recettori a
lento adattamento scaricano invece per tutto il tempo in cui il condilo è ruotato, ma non nella
posizione di riposo; la frequenza di scarica è in funzione della estensione del movimento articolare.
Gli effetti centrali provocati dalla stimolazione dei recettori della ATM sono poco noti. Parte di
questi recettori, almeno quelli eccitati dal normale movimento dei condili, provoca effetti eccitatori
sui muscoli elevatori quando la mandibola viene abbassata.
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Sistema neuro-­‐muscolare
I muscoli masticatori sono muscoli scheletrici volontari la cui funzione dipende dal SNC sia nella
contrazione volontaria che in quella riflessa.
essi sono devoluti alla funzione della masticazione, della fonazione e della deglutizione.
la funzione dei muscoli masticatori è complessa sia nel senso che ciascun muscolo masticatorio ha
una funzione principale sia nel senso che ciascun movimento mandibolare è legato a più muscoli.
i muscoli masticatori si dividono in in muscoli elevatori, abbassatori, protusori, retrusori e abduttori.
Muscoli elevatori
I muscoli interessati sono i masseteri, i temporali e gli pterigoidei interni ed agiscono nella fase di
chiusura della mandibola.
Muscoli abbassatori
I muscoli utilizzati sono considerati muscoli flessori fisiologici e sono: muscoli digastrici,
pterigoidei esterni, i miloioideio e genioioidei.
Muscoli di protrusione e retrusione
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I muscoli che producono lo spostamento in avanti della mandibola (protrusione) sono gli pterigoidei
interni ed esterni, i muscoli invece che provocano la retroazione della mandibola sono i temporali
con i fasci posteriori, aiutati dai digastrici.
Muscoli abduBori e adduBori
I muscoli che producono abduzione e adduzione sono gli pterigoidei interni ed esterni, la mandibola
si sposta in direzione del lato controlaterale ai muscoli che si contraggono. L’adduzione della
mandibola può essere passiva od attiva, la prima per rilasciamento dei muscoli, la seconda per
contrazione dei muscoli al lato verso cui la mandibola si sposta.
FaBori nervosi
La masticazione è un evento ritmico, la cui sequenza è generata nel tronco dell'encefalo, che viene
modificato da informazioni provenienti dal sistema nervoso centrale e da quello periferico. Non la
sequenza degli atti masticatori, ma il loro ritmo sarebbe invece determinato da un centro sito nella
sostanza reticolare della base dell'encefalo. Ad un livello più basso di organizzazione gerarchica,
sono coinvolti i nuclei motori dei nervi cranici ed i nuclei sensitivi, specialmente trigeminale e
tratto solitario. Questi ultimi ricevono informazioni dalla periferia e le trasmettono ai centri
superiori oppure, direttamente o indirettamente, ai motoneuroni dei nervi cranici, come avviene in
alcuni riflessi. Il ruolo della corteccia cerebrale nella masticazione non è ancora completamente
chiarito. La zona motrice corticale per la lingua e la mandibola è localizzata nei giri precentrale e
postcentrale. Nella scimmia, la zona corticale motrice dei singoli muscoli si modifica variando la
profondità della stimolazione corticale. E' probabile che la funzione della corteccia cerebrale sia
quella di iniziare il movimento di apertura della bocca, all'inizio dell'atto masticatorio, e di
elaborare ed integrare le informazioni provenienti dalla periferia. La corteccia cerebrale, cioé,
utilizzando le informazioni che le giungono dal cavo orale e dall'apparato muscolo-articolare della
mandibola, può modificare, nel corso della masticazione, sia l'attività stessa del generatore centrale
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che i riflessi che controllano i muscoli masticatori. Nella scimmia, l'ablazione bilaterale dell'area
masticatoria, dell'area cioè la cui stimolazione produce movimenti ritmici mandibolari, é seguita da
gravi difficoltà ed alterazioni della masticazione, particolarmente accentuate nel primo periodo
post-operatorio. La lesione provoca anche alterazioni gravi del movimento della lingua e della
deglutizione. Nel successivo periodo, l'animale riprende a masticare, ma spesso permangono a
lungo, o definitivamente, alterazioni del normale ritmo masticatorio. L'alterazione residua è tale da
suggerire che, in mancanza dell'area corticale motrice, il generatore sottocorticale possa
semplicemente determinare un'alternanza nell'attività dei motoneuroni trigeminali antagonisti, con
ridotte possibilità di modificarne in modo dinamico l'attività, adattandola alle mutate condizioni
della periferia. Si possono pertanto ipotizzare almeno due vie efferenti dalla corteccia cerebrale: la
prima diretta al nucleo motore del trigemino e la seconda al centro della masticazione nel tronco
dell'encefalo. Il ritmo masticatorio sarebbe invece sostenuto da un altro centro, situato nella
sostanza reticolare.
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Apparato dento-­‐parodontale
Oltre alle caratteristiche anatomiche del parodonto, già viste in precedenza, riveste particolare
importanza, nella fisiologia del SSG, la morfologia delle superficie occlusale ed in particolare:
cuspidi e fosse
creste che uniscono le cuspidi
Partendo dai concetti della gnatologia in relazione alla forma e funzione dell’apparato dentoparodontale classica possiamo estrapolare le seguenti definizioni:
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OCCLUSIONE CENTRICA
Corrisponde alla massima intercuspidazione tra i denti antagonisti delle due arcate con la mandibola
in relazione centrica
RELAZIONE CENTRICA:
E' il rapporto intermascellare in cui la mandibola si trova nella posizione fisiologicamente più'
retrusa (non forzata) e della quale siano possibili tutte le escursioni mandibolari
Innervazione del legamento periodontale
Il legamento periodontale è riccamente innervato da grosse fibre mieliniche ed amieliniche. Parte
delle fibre amieliniche è di tipo vegetativo, associata ai piccoli vasi del periodonzio ed in parte
origina da nocicettori. Le fibre mieliniche di grosso diametro terminano in corpuscoli ed apparati
recettoriali più o meno complessi, che potrebbero svolgere la funzione di meccanocettori. Questi
recettori dovrebbero essere considerati veri e propri recettori profondi o propriocettori, essendo
situati in un tessuto articolare, ma vengono in genere inclusi fra i pressocettori del cavo orale.
Possono anche essere considerati un tipo speciale di recettori di tatto-pressione, in quanto
responsabili della sensazione coscente di contatto del dente. Talune fibre afferenti dei
meccanocettori periodontali hanno la cellula di origine nel ganglio semilunare, altre nel nucleo
mesencefalico del trigemino. Il movimento del dente, sottoposto a pressioni esercitate nelle diverse
direzioni, provoca compressioni in alcune zone dei tessuti periodontali e trazioni in altre. E'
probabile che taluni recettori vengano eccitati sia dalla compressione che dalla trazione, mentre altri
sono eccitati dall'una ed inibiti dall'altra. La soglia di eccitabilità dei meccanocettori periodontali è
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molto bassa: sono in genere sufficienti spostamenti del dente di soli 2 micron. La soglia, espressa in
grammi, è nell'ordine di 3 - 10 g, ma alcune fibre possono scaricare per un carico di un solo
grammo. La soglia più bassa è stata trovata nei meccanocettori degli incisivi, che hanno la maggiore
mobilità, mentre la più alta per quelli dei molari, che sono provvisti di un sistema più rigido di
ancoraggio all'alveolo. I meccanocettori periodontali possono essere sia a rapido che a lento
adattamento. Le unità a rapido adattamento sono sensibili alla velocità dello spostamento, quelle a
lento adattamento sono invece egualmente sensibili alla velocità (fase dinamica) che alla
dislocazione statica del dente, in quanto rimangono eccitate per tutto il tempo in cui la forza viene
mantenuta costante (fase statica). La frequenza di scarica dei recettori a lento adattamento è
proporzionale, entro certi limiti, alla intensità della forza applicata. Praticamente tutti i recettori
periodontali rispondono in modo differenziato a forze applicate al dente in una particolare
direzione, anche se esiste una soglia più bassa per stimoli applicati in una direzione ottimale.
L'intera categoria dei meccanocettori periodontali ha azioni complesse sui motoneuroni del
trigemino, potendo sia eccitare che inibire i motoneuroni dei muscoli elevatori. E' probabile che i
tipi di recettori che provocano effetti sinaptici di segno opposto siano tra loro diversi, o per soglia o
per sensibilità a stimoli specifici, ovvero che le loro afferenze vengano controllate a livello centrale
da un meccanismo nervoso che ne può selezionare l'utilizzazione.
Funzioni riflesse delle afferenze periferiche
Esistono strette correlazioni funzionali tra strutture di controllo della posizione delle due arcate
dentarie e l'intero apparato muscolare motore della mandibola. Le pressioni esercitate dai singoli
denti, nella chiusura della bocca e nella masticazione dei cibi, rilevate dai recettori peridontali, della
capsula articolare e dei ligamenti, vengono trasmesse ai muscoli della masticazione. Essi possono in
tal modo adeguare la loro forza di contrazione ed il loro tono di riposo ai riferimenti provenienti dai
denti e dall'articolazione temporomandibolare. Possono comparire disfunzioni dell'apparato
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muscolare della mandibola quando si hanno alterazioni importanti della fisiologica articolarità
dentaria.
MOVIMENTI DELLA MANDIBOLA
I movimenti della mandibola sono tutti bicondilari, in quanto vengono sempre impegnate
contemporaneamente le articolazioni dei due lati.
Possono avvenire per rotazione e/o traslazione condilare, nei tre piani dello spazio: sagittale
mediano, frontale ed orizzontale, fra loro ortogonali. Per seguire i movimenti elementari che la
mandibola compie nello spazio occorre quindi definire i singoli piani dello spazio a cui si fa
riferimento e gli assi intorno ai quali avvengono i movimenti di rotazione dei condili.
Il piano sagittale, disposto in senso verticale ed antero-posteriore, in realtà non è unico: sono infatti
infiniti i piani sagittali che attraversano il cranio con direzione verticale ed andamento anteroposteriore.
Il piano sagittale mediano è invece ben definito, in quanto è l'unico che, passando per la sutura
intraparietale, divide il cranio in due metà speculari, destra e sinistra. Anche i piani frontali ed i
piani orizzontali sono infiniti per definizione e dividono il cranio, rispettivamente, in piani anteriori
e posteriori o superiori ed inferiori.
Per quanto riguarda gli assi di rotazione dei condili, i movimenti articolari possono avvenire intorno
a tre assi: orizzontale, verticale ed antero-posteriore di cui uno solo, quello orizzontale, è comune ad
uno dei due condili: è bicondilare. Quando i condili ruotano intorno all'asse bicondilare, il loro
movimento è sempre consensuale e la mandibola si muove nel piano sagittale.
Se la rotazione avviene intorno ad uno degli assi verticali od anteroposteriori si ha invece rotazione
di un solo condilo alla volta (condilo ruotante), mentre il condilo controlaterale esegue un
movimento traslatorio od orbitante descrivendo un piccolo arco di cerchio (condilo orbitante). La
rotazione dei condili attorno agli assi verticali provoca movimenti sul piano orizzontale, quella
attorno agli assi antero-posteriori provoca movimenti sul piano frontale.
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I movimenti elementari della mandibola sono di tre tipi, di seguito descritti:
1) abbassamento ed innalzamento, chiamati anche, rispettivamente, di apertura e chiusura;
2) proiezione in avanti e di retrazione in dietro, chiamati anche, rispettivamente, di protrusione e
retrusione;
3) lateralità.
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Riflesso mandibolare di chiusura e postura della mandibola
I riflessi da stiramento dei muscoli elevatori, gli unici dotati di fusi neuromuscolari, vengono
distinti in fasici e tonici. Il riflesso fasico, noto anche come riflesso di chiusura della mandibola o
riflesso masseterino, è l'equivalente dei riflessi miotatici o tendinei degli arti. E' evocabile
percuotendo leggermente il mento con un martelletto, in un soggetto che abbia appena aperto la
mandibola ed abbia i muscoli rilassati. L'abbassamento rapido della mandibola è seguito da una
rapida contrazione fasica del massetere e del temporale. Il riflesso da stiramento tonico è provocato
dalle stesse afferenze fusali (specie quelle originate dalle terminazioni secondarie), quando la
mandibola è mantenuta abbassata.
Ai riflessi di chiusura della mandibola, provocati per apertura della stessa, possono anche
partecipare le afferenze delle ATM. I riflessi miotatici (e probabilmente anche quelli iniziati dai
recettori articolari) contribuiscono a mantenere nei muscoli elevatori quell'attività tonica di base che
caratterizza la postura della mandibola, cioè la posizione di riposo della mandibola, chiusa ad un
livello tale da lasciare un certo spazio tra gli incisivi superiori e gli inferiori. I muscoli elevatori
sono tipici muscoli antigravitari, che utilizzano quindi gli stessi meccanismi per il mantenimento
del tono posturale in atto negli antigravitari delle altre parti del corpo. Non tutti i dati sperimentali
sembrano comunque confermare l'ovvia ipotesi che la postura della mandibola sia mantenuta
attivamente per l'azione riflessa delle afferenze fusali. Abolendo sperimentalmente queste ultime,
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infatti, (distruzione del nucleo mesencefalico del trigemino) la postura mandibolare non sembra
alterarsi significativamente. Probabilmente altri riflessi, iniziati dall'articolazione temporomandibolare e dal cavo orale, possono vicariare e/o cooperare con quelli miotatici, ovvero la
postura mandibolare potrebbe non essere dovuta a fenomeni riflessi. Si sostiene, infatti, che la
postura della mandibola possa essere in realtà mantenuta ad opera di soli fenomeni passivi, quali
l'elasticità dei muscoli, delle fasce e dei legamenti, come pure dalla presenza di una pressione
intraorale sub-atmosferica. Probabilmente tutti i sopra citati meccanismi concorrono, in gradi e
momenti diversi, al mantenimento della postura mandibolare. Certamente il fattore contrazione,
attivato per via riflessa, promuove periodicamente quei necessari aggiustamenti posturali della
mandibola che si rendono necessari quando questa viene sottoposta a forze inerziali che ne
inducono l'abbassamento (variazioni rapide della posizione del capo, fasi di appoggio della marcia o
della corsa).
Altri riflessi di chiusura della mandibola.
La stimolazione di talune afferenze intraorali a bassa soglia, fra cui quelle originate dai recettori
periodontali, può provocare un riflesso di chiusura della mandibola per contrazione dei muscoli
elevatori. La stimolazione fisiologica dei recettori periodontali non provoca, in realtà, evidenti
effetti riflessi sui muscoli elevatori se questi sono rilassati, ma ne evoca la risposta contrattile se
questi sono in attività, come si ha mordendo un oggetto interposto tra le arcate dentarie: riflesso
periodonto-masseterino.
Riflessi di apertura della mandibola.
Per lungo tempo si è ritenuto che la stimolazione delle afferenze intraorali provocasse solo riflessi
di apertura della mandibola. In realtà ciò è vero solo per le fibre afferenti che veicolano
informazioni di natura dolorifica. La registrazione contemporanea dell'attività del massetere e del
digastrico evidenzia che il primo viene inibito ed il secondo eccitato, indicando così la presenza di
un'organizzazione centrale del riflesso nocicettivo analoga a quanto presente nelle altre parti
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dell'organismo (riflessi flessori). Il significato funzionale dei riflessi di apertura è palesemente
protettivo nei confronti della integrità dei tessuti intraorali.
Compensazione riflessa della contrazione da variazione di carico
Esistono due situazioni, tra loro opposte, che possono verificarsi in un normale ciclo masticatorio e
che esemplificano, in parte, quanto esposto circa i riflessi mandibolari: un cibo friabile, che offre
inizialmente una certa resistenza, cede rapidamente alla pressione esercitata fra le arcate dentarie,
oppure un cibo, inizialmente tenero, offre un inaspettata resistenza.
Nel primo caso, a seguito del cedimento del bolo, si verifica una risposta riflessa che comporta la
rapida decontrazione del massetere e la comparsa di attività nel muscolo digastrico, impedendo
l'occlusione violenta delle arcate dentarie. La soppressione dell'attività del muscolo massetere
avviene in due fasi: una rapida (dopo circa 8 msec) ed una tardiva (dopo circa 30 msec), mentre per
il digastrico esiste solo la componente tardiva (circa 30 msec). La risposta rapida è verosimilmente
mediata da un arco riflesso breve (a partenza probabilmente dalle terminazioni fusali, rapidamente
detese dall'accorciamento del muscolo), mentre quella tardiva potrebbe coinvolgere anche la
corteccia cerebrale.
Nel caso opposto, l'improvvisa applicazione di un carico è seguita, dopo circa 8 - 10 msec, da un
rapido incremento della contrazione del massetere. L'effetto potrebbe essere dovuto ad un brusco
incremento della scarica fusale: durante la cotrazione, infatti, la scarica nelle efferenti gamma
aumenta progressivamente per adattare la lunghezza dei recettori al progressivo accorciamento del
muscolo; quando l'accorciamento del muscolo viene impedito, la scarica gamma continua,
promuovendo uno stiramento delle terminazioni anulospirali relativamente maggiore a quanto
dovuto per l'accorciamento delle fibre muscolari extrafusali e scatenando, quindi, un riflesso
miotatico.
Controllo centrale della mas5cazione
Il meccanismo della normale masticazione è più complesso della semplice alternanza di riflessi di
apertura e chiusura della mandibola, scatenati dalla presenza di contenuto nella cavità orale e dalla
tensione dei muscoli masticatori. Per via riflessa possono essere provocati solo semplici movimenti
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di apertura e di chiusura, ma non la successioni di eventi masticatori che si ha in una normale
sequenza, in condizioni fisiologiche. La masticazione è invece iniziata e mantenuta dall'attività di
centri troncoencefalici che possono operare anche indipendentemente dalle afferenze periferiche.
Questi centri sono chiamati, collettivamente, generatore centrale. Per la programmazione di un
determinato tipo di masticazione, questo si avvale delle informazioni provenienti dalla periferia,
può essere modulato e può a sua volta modulare l'azione degli archi riflessi. Il generatore centrale è,
a sua volta, sotto il controllo di livelli superiori, corticali e sottocorticali. Le afferenze periferiche
forniscono ai vari livelli le informazioni loro necessarie e modulano l'attività riflessa dei
motoneuroni trigeminali. Il modello di base del ritmo masticatorio (alternanza di aperture e
chiusure) è generato dall'attività nervosa centrale, ma il tipo, l'intensità, la durata e la frequenza dei
movimenti dipendono dalle caratterisitche del cibo. I cicli della masticazione, quindi, e le forze
prodotte dai muscoli che li promuovono, sono tral loro diversi e sempre adatti alla situazione
contingente, infatti le afferenze periferiche sono di fondamentale importanza per programmare
l'attività del generatore centrale all'introduzione del cibo nella cavità orale e per modificarla mano a
mano che la masticazione procede.
Disordini craniomandibolari
Per disordini cranio-mandibolari (DCM) o temporo-mandibolari (DTM/TMD) s'intende un insieme
di condizioni cliniche ad eziopatogenesi multifattoriale che coinvolgono il sistema stomatognatico,
in particolare i muscoli masticatori, le articolazioni temporo-mandibolari (ATM) e le strutture ad
essa associate, o entrambi.
I DCM comprendono condizioni cliniche differenti, a diversa eziologia, che richiedono diverse
terapie, ma che sono accomunate dagli stessi segni e sintomi clinici:
•
Dolore ai muscoli masticatori, in regione preauricolare, all’ATM;
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•
Limitazione e/o alterazione della normale funzione mandibolare;
•
Rumori articolari.
Questi 3 sono i cosiddetti "sintomi guida diagnostici": in presenza anche di uno solo di questi
sintomi, è possibile trovarsi di fronte ad una forma di DCM; se invece non è presente alcuno dei
sintomi, possiamo escludere la diagnosi di DCM.
Oltre ai 3 sintomi principali possono essere presenti altri sintomi più o meno specifici, detti
secondari, quali: dolore facciale diffuso, cefalea, vertigini. acufeni. ipoacusia sensazione di
ovattamento all’orecchio, cervicalgia.
La prevalenza dei DCM nella popolazione generale è molto alta: si stima che 3 persone su 4
presentino almeno un segno clinico e che 1 persona su 3 presenti almeno un sintomo [OKESON
1996].
Si è evidenziato un picco di prevalenza tra i 20 e i 40 anni e le donne ne sono affette circa 4 volte
più degli uomini. In ogni caso, i DCM costituiscono il più delle volte condizioni cliniche benigne,
autolimitanti e che non producono danni irreversibili né alla muscolatura masticatoria né alle
articolazioni temporo-mandibolari.
Per questo motivo, a fronte di una prevalenza elevata, solo una piccola percentuale di pazienti
necessita effettivamente di terapia. È comunque opportuno, in presenza di dolore o disfunzione,
sottoporsi ad un esame clinico specialistico per escludere la presenza di altre patologie che, sebbene
rare, possono essere gravi e invalidanti.
L’eziopatogenesi dei DCM è multifattoriale quindi diversi fattori intervengono nel predisporre,
scatenare e mantenere nel tempo i DCM.
Fattori morfologici, ormonali ed emotivi possono predisporre il sistema stomatognatico
all’insorgenza di un quadro clinico, ma è quasi sempre un evento traumatico la causa scatenante. In
un paziente su tre si riesce ad individuare un trauma diretto o indiretto alle strutture orofacciali, in
seguito ad una caduta o ad un incidente di varia natura.
Più spesso però responsabili sono i microtraumi, provocati soprattutto dalle parafunzioni oromandibolari, che nel tempo sovraccaricano il sistema fino a romperne l’equilibrio fisiologico.
Questi stessi fattori, se non corretti, possono ostacolare il recupero dell’equilibrio e perpetuare nel
tempo la sintomatologia algica o disfunzionale.
Il processo diagnostico per i disturbi temporo-mandibolari è complicata dalla eziologia
multifattoriale e dalla molteplicità di segni e sintomi clinici che caratterizzano tale disordini.
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Università degli Studi di Sassari
Diversi strumenti elettronici e tecniche radiologiche sono state proposte nel corso degli anni nel
tentativo di integrare la valutazione clinica dei pazienti TMD.
Tuttavia, i dati della letteratura ancora suggeriscono che la diagnosi dei TMD dovrebbe essere
basata su un'accurata valutazione clinica e su schemi di classificazione internazionale.
Schemi di classificazione
La storia della letteratura sui TMD è ricca di proposte tassonomiche di classificazione sulle quali
non si è riuscito ancora a
raggiungere un consenso internazionale. Molti studi epidemiologici
hanno valutato la prevalenza di segni e sintomi di TMD in differenti popolazioni, come ad esempio
caucasici (17-20), cinesi di Hong Kong (21), indiani, ecuadoriani (22), nativo Americani,giovani
adulti provenienti da Nigeria, Brasile e Corea (23 - 26); ma il confronto delle diagnosi TMD è
possibile solo tra i pochi studi adottando il sistema standardizzato di classificazione Aed e i criteri
diagnostici per la ricerca TMD (RDC / TMD) (7, 9, 10, 27, 28).
Le linee guida RDC / TMD forniscono criteri standardizzati mediante due assi di diagnosi. Ciò
significa che, insieme ad una diagnosi fisica (asse I), il paziente riceve una diagnosi psico-sociale
(asse II) (27).
RESEARCH DIAGNOSTIC CRITERIA FOR TMD – Axis I
I.
II.
Disordini muscolari a.
Dolore miofasciale b.
Dolore miofasciale con limitazione in apertura Dislocazioni del disco a.
Dislocazione del disco con riduzione b.
Dislocazione del disco senza riduzione, con limitazione in apertura Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
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c.
Dislocazione del disco senza riduzione, senza limitazione in apertura
III. Artralgia, Artrite, Artrosi
a. Artralgia b. Osteoartrite dell'ATM c. Osteoartrosi dell'ATM RESEARCH DIAGNOSTIC CRITERIA FOR TMD – Axis II
I.
Stato psicologico del paziente
L'asse I del sistema di classificazione RDC / TMD è una valutazione clinica che tiene conto di
entrambi i parametri di valutazione: anamnestici e clinici.
Esso fornisce i criteri per la diagnosi di tre gruppi principali di disturbi: disturbi muscolari (gruppo
I), spostamenti del disco (gruppo II) e altri disturbi comuni, quali artralgia, artrosi e osteoartrosi
(gruppo III).
I disturbi muscolari (gruppo I) sono diagnosticati sulla base dei anamnestici di dolorabilità ai
muscoli masticatori e in base alla valutazione clinica del dolore alla palpazione di almeno tre su
venti siti muscolare nella zona del viso (dieci per ogni lato).
Il gruppo di diagnostica di dislocazione del disco (gruppo II) mira a rilevare le condizioni in cui si
presenta un’ anteriorizzazione del disco rispetto al condilo mandibolare.
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Nell’ambito del gruppo II dell’ RDC-TMD vengono identificati tre sottogruppi diagnostici:
spostamenti con riduzione, dislocamenti senza riduzione, dislocamenti con o senza limitazione di
apertura.
Il criterio principale per la diagnosi dello spostamento del disco con riduzione è la presenza di un
rumore tipo click durante i movimenti della mandibola che deve essere reciproco, cioè udibile sia
durante l'apertura della mascella e della mandibola movimenti di chiusura e non fisso, quindi
udibile in diverse fasi di movimento durante l'apertura e la chiusura della mandibola.
Lo spostamento del disco senza riduzione viene diagnosticato quando una storia di rumori articolari
non è stata preceduta da una flessione durante i movimenti mandibolari e quando l'apertura della
bocca non è inferiore a 35 millimetri.
La diagnosi per il terzo gruppo comprendente, artralgia, osteoartrite e osteoartrosi (gruppo III), si
basa sulla presenza durante la palpazione di dolore e suoni di crepitazione, presenti singolarmente o
combinati.
Per quanto riguarda la diagnosi psico-sociale (asse II), la concomitanza di disordine
cranio-
mandibolare e problematiche psicologiche viene valutata mediante l'uso di questionari validati. Se
presenti i disturbi psichici dovranno essere affrontati a livello terapeutico.
Nonostante le linee guida RDC / TMD non consentano una diagnosi di condizioni meno frequenti o
patologie che non presentano una chiara origine (come le lesioni traumatiche, neoplasie del condilo,
lesioni traumatiche acute, poliartrite, dolore facciale atipico), in realtà rappresentano la standard di
riferimento per la diagnosi e la classificazione TMD in ambito di ricerca.
I punti di forza della classificazione RDC / TMD (standardizzazione dei criteri, gruppi tassonomici
semplici), che hanno portato alla loro ampia diffusione tra gli epidemiologi e ricercatori, non sono
così utili nella pratica clinica, dove l'uso di una più ampia classificazione (sistema di classificazione
eziopatogenetico)
dovrebbe essere più indicato. Questa è il motivo dell’ampia diffusione della
classificazione secondo l’American Accademy of orofaccial pain (AAOP) modificando secon
‘International Accademy for the study of pain (IASP) il cui schema viene ampiamente adottato per
la valutazione di TMD in ambito clinico (29).
Questa classificazione distingue i TMD in forme che colpiscono principalmente imuscoli
masticatori e/o le ATM.
CLASSIFICAZIONE SECONDO L'AAOP Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
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Disordini dei muscoli masJcatori
1
-­‐ Dolore miofasciale 2
-­‐ Miosite 3
-­‐ Miospasmo 4
-­‐ Mialgia localizzata -­‐ non classificabile 5
-­‐ ContraMura 6
-­‐ Neoformazione
Disordini arJcolari 7
-­‐ Disordini congeniJ o dell'accrescimento 8
-­‐ Disordini discali 9
-­‐ Disordini infiammatori 10
-­‐ Osteoartrosi 11
-­‐ Anchilosi 12
-­‐ FraMura I disturbi muscolari masticatori includono dolore miofasciale, miosite, miospasmo o trisma,
contrattura e neoplasie.
I disturbi articolari includono disturbi dello sviluppo o acquisiti, dislocazione del disco, disturbi
infiammatori, disturbi del sistema immunitario, infezioni, osteoartriti, dislocazione condilare,
anchilosi e fratture.
Per ciascuno di questi disturbi la classificazione dell’ AAOP fornisce una descrizione dettagliata
riguardo i sintomi e alcune informazioni patogenetiche.
La quantità di informazioni potenzialmente utili per la valutazione clinica, fornite dalle linee guida
dell’ AAOP è fortemente superiore a quello della RDC / TMD, ma la maggior parte di queste sono
di natura empirica e, di conseguenza, non adatto per essere utilizzato per scopi di ricerca. Per queste
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ragioni, i due schemi di classificazione possono e devono coesistere per essere assunto come
l'attuale standard di riferimento nelle loro rispettive indicazioni.
CONSIDERAZIONI PSICOSOCIALE
E 'ben noto in letteratura che i disturbi temporo-mandibolari coinvolgono la sfera psico-sociale
dove il dolore cronico e la limitazione funzionale risultano possibili fonti di interferenza con le
attività quotidiane (3, 12-15).
Per questo motivo, una serie di strumenti di rilevamento dello stato psico-sociale sono stati proposti
per valutare i pazienti TMD e la letteratura TMD è ormai ricca di studi che hanno cercato di
descrivere un profilo tipico per i pazienti affetti da questi disordini.
Disturbi d'ansia, la depressione e somatizzazione sono stati associati a sintomi TMD, e i recenti
risultati suggeriscono che il dolore, indipendentemente dalla sua origine muscolare o articolare, è il
fattore determinante relativo alla presenza di sintomi depressivi in pazienti colpiti da TMD(13).
E’ stata investigata la relazione tra durata del dolore e la severità di compromissione psicosociale, e
se pur in assenza di definitive conclusioni, si suppone che i disturbi depressivi sembrano essere per
lo più associati con forme croniche di TMD e i disturbi d'ansia con la fase acuta di insorgenza dei
sintomi (45, 46). Il principale difetto della letteratura disponibile è dovuto al disegno trasversale
della maggior parte delle indagini che impediscono di trarre conclusioni circa la relazione temporale
tra il dolore e la compromissione psicosociale.
Questi problemi determinano difficoltà nell’esito terapeutico piuttosto che
nel processo
diagnostico .
La concomitanza di sintomi fisici e psico-sociali nei pazienti con disturbi del DTM deve essere
affrontato nella fase di trattamento con l'adozione di un approccio cognitivo-comportamentale ed
educativo. A livello diagnostico, un’attenta valutazione psichiatrica e psicosociale dei pazienti TMD
può essere facilmente ottenuta mediante le indicazioni dell’asse II RDC / TMD.
DIAGNOSI CLINICA CONTRO STRUMENTALE
Come nel caso per l’ RDC / TMD, la classificazione AAOP è quasi interamente basata su
osservazioni cliniche. Non esiste attualmente un accordo tra ricercatori sullo standard per la
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diagnosi TMD ne su un’approfondito esame clinico condotto secondo uno schema diagnostico
convalidato e con tecniche affidabili e ripetibili (1, 27, 29).
Le evidenze disponibili suggeriscono che la valutazione clinico eseguita da un esperto investigatore
secondo manovre calibrate ha una buona intesa diagnostica con la risonanza magnetica (MR), che è
lo standard di riferimento tra le tecniche di imaging per la rappresentazione dei tessuti molli e per i
due gruppi principali di disturbi articolari (spostamenti disco, patologie infiammatoriedegenerative) (30, 31).
Al contrario, i dati della letteratura suggeriscono che la valutazione clinica da sola non risulta
accurata nel rilevare spostamento del disco di lunga durata senza riduzione e senza limitazione
funzionale (32).
Il processo diagnostico per TMD può essere integrato con l'adozione di tecniche di imaging
opportunamente selezionate.
Lo standard di riferimento per i tessuti molli è rappresentato dalla risonanza magnetica, che
permette di raffigurare la localizzazione esatta di versamenti articolari e la posizione del disco(33).
La tomografia computerizzata (TAC) deve essere riservato ai casi più complessi post-traumatici e/o
chirurgici per le quali e’ richiesto un accurato studio delle strutture ossee (33).
I miglioramenti che sono stati raggiunti nella qualità delle immagini di risonanza magnetica e TC
negli ultimi anni hanno causato un abbandono delle altre tecniche radiologiche nella fase
specialistica del processo diagnostico dei TMD.
In effetti, la tomografia tradizionale e l’ortopantomografia non danno informazioni utili per
la
valutazione specifica dei TMD.
L'ecografia è stata recentemente introdotta in letteratura come ausilio alla diagnosi di TMD e studi
preliminari hanno dato risultati promettenti, suggerendo che potrebbe essere utile per le valutazioni
ripetute di versamento articolare (34-36), piuttosto che per la valutazione di spostamento del disco
(37,38).
In generale, l'applicazione dell’alta qualità d’immagine nelle tecniche per lo studio
dell'articolazione temporo-mandibolare ha consentito di acquisire una migliore comprensione di
questo distretto anatomico e una più semplice correlazione tra anomalie articolari e dolore, che
rimane il motivo principale che spinge i pazienti a ricercare il trattamento specialistico per TMD.
Per quanto riguarda disturbi muscolari, il cui sintomo principale è il dolore, l'assenza di uno
strumento gold-standard per la valutazione del dolore fà della valutazione clinica l'approccio più
utile per la diagnosi (39). Dati di letteratura sostengono l'assenza di una relazione tra il dolore e
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ogni risultato strumentale disponibile, ad eccezione del dolore all'interno del muscolo massetere
suscitato da un algometro a pressione (40).
Diversi dispositivi strumentali ed elettronici, basate principalmente sulla misura del
potenziale
elettromiografico (EMG) l'attività dei muscoli e il monitoraggio dei modelli di movimento della
mandibola, sono stati proposti nel corso degli anni come strumento diagnostico definitivo per il
dolore miofasciale dei muscoli masticatori, ma, come nel caso di altri disturbi muscolari simili si
può evidenziare mancanza di affidabilità e precisione (41). Questa considerazione è applicabile sia
all’ elettromiografia di superficie che alla kinesiografia mandibolare, che non consentono un
miglioramento nella accuratezza diagnostica rispetto alla semplice valutazione clinica, soprattutto
perché non è stata ancora documentata alcuna relazione diretta tra il dolore e i risultati dell’ EMG
(39, 41, 42). Ciò significa che non è possibile stabilire dei valori soglia di EMG utili a discriminare
uno stato di salute da uno stato di patologia dei muscoli masticatori.
La decisione del RDC di eliminare completamente il supporto scientifico strumentale nella
diagnostica medica ha determinato una restrizione conoscitiva clinica da parte dei medici ed
odontoiatri tale che non è più possibile formulare precocemente una diagnosi differenziale nelle
cefalee in cui il danno è organico.
Si può affermare e confermare, perciò, che il RDC non solo è limitativo ma a volte può risultare
pericoloso per l’odontoiatra perché può far ricadere su se stesso la responsabilità di imperizia. Con
quest’affermazione non si vuol annullare tutti gli sforzi fatti da RDC nell’intento di dare dei limiti
diagnostici e terapeutici e di conseguenza ridurre notevolmente la speculazione sulla malattia ma si
rende necessario appaiare a questo modello diagnostico, principalmente odontoiatrico, una visione
più globale di semeiotica medica, compreso l’impiego di indagini strumentali, per cui è necessario
trattare separatamente l’argomento RDC per poter valutare meglio i limiti ed i vantaggi di questo
sistema diagnostico.
RDC: REVISIONE, CRITERI, CRITICHE E SPECIFICHE
Ai fini del lavoro si prenderanno in esame alcuni aspetti dei metodi diagnostici quali la cinematica
mandibolare ( kinesiografia, pantografia, assiografia), le risposte neuromuscolari volontarie
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( elettromiografia ), le stimolazioni elettriche ( TENS) per
passando, però,
per una percorso analitico
accertarne i limiti e/o i vantaggi
bioingegneristico dei sistemi elettromedicali. Si
riprenderanno singolarmente i punti considerati dal sistema RDC.
Il termine di gnatologia corrisponde allo studio delle funzioni dei mascellari (jaws) e
specificatamente alla scienza per la riabilitazione dell’apparato dentale coinvolgente la funzione
masticatoria.
(24,25,26,27)
Attualmente s’incontrano terminologie gnatologiche come: riflesso
mandibolare ( jaw closing reflex ), periodo silente meccanico ed elettrico (jaw opening reflex) oltre
che, occlusione centrica ( centric occlusion) asse cerniera (hinge axis) ed angolo di Bennett (28,29,30)
per cui, essendo i metodi diagnostici eliminati dal RDC essenzialmente gnatologici è necessario
trattare alcuni argomenti che contraddistinguono questa disciplina.
Strumenti di registrazione della cinematica mandibolare
Considerando la mandibola come un sistema rigido, per semplificare la già complessa trattazione
dell’argomento, possiamo dire che si definisce rigido il moto di un sistema di punti materiali che
mantiene inalterate le distanze dei punti stessi scelti.
(31)
sistema rigido in movimento si devono considerare
due
O x1,x2,x3
che in gnatologia corrisponde al piano
solidale con lo spazio di riferimento,
Per la definizione di posizione di un
terne di assi cartesiani ortogonali:
asse – orbitale, eOx1,x 2,x 3 solidale con il sistema in movimento che nel caso specifico può
essere considerato nella mandibola o nel punto di asse cerniera condilare così come in un qualsiasi
punto posto sul corpo in movimento.(Fig.10)
Dalla geometria si deduce che, per stabilire la
posizione della terna di assi Ox1,x2,x3 rispetto alla terna di assi O x1, x2, x3 è necessario fissare
sei parametri tra loro indipendenti quali ad esempio le tre coordinate di Ox1,x2,x 3 (q1 , q2, q3 )
rispetto ad O x1, x2, x3 e i tre angoli di Eulero (q4 ,q5,.q6. ) che determinano
la rotazione di
Ox1,x2,x3 rispetto a O x01, x02, x03. I sei parametri q1 ,q2….q6 tra loro indipendenti e definiscono
la posizione del sistema rigido rispetto alla terna di riferimento O x1, x2, x3 e vengono denominate
coordinate generalizzate del sistema o coordinate Lagrangiane.
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Fig.10:La figura rappresenta il condilo (parallelepipedo) con il proprio centro di rotazione geometrico.(C) Gli assi
Ox1,x2,x 3 corrispondono all’asse verticale (x3 ), trasversale (x2 ) , ed orizzontale (x1 ). Gli assi O x1, x2, x3
corrispondono al riferimento craniale dettato dall’arco facciale e naturalmente Ox3 corrisponde all’asse mediosagittale
che con l’asse Ox1 formano il piano mediosagittale. Il condilo mandibolare C viene rappresentato con un
parallelepipedo ed i parametri q1 ,q2….q6 determinano la posizione e la Rotazione Statica fondamentale (RSf) del sistema
mobile (C) rispetto al sistema di riferimento.
Partendo dai concetti della gnatologia in relazione alla forma e funzione dell’apparato dentoparodontale classica possiamo estrapolare le seguenti definizioni:
OCCLUSIONE CENTRICA
Corrisponde alla massima intercuspidazione tra i denti antagonisti delle due arcate con la mandibola
in relazione centrica
RELAZIONE CENTRICA:
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E' il rapporto intermascellare in cui la mandibola si trova nella posizione fisiologicamente più'
retrusa (non forzata) e della quale siano possibili tutte le escursioni mandibolari
Innervazione del legamento periodontale
Il legamento periodontale è riccamente innervato da grosse fibre mieliniche ed amieliniche. Parte
delle fibre amieliniche è di tipo vegetativo, associata ai piccoli vasi del periodonzio ed in parte
origina da nocicettori. Le fibre mieliniche di grosso diametro terminano in corpuscoli ed apparati
recettoriali più o meno complessi, che potrebbero svolgere la funzione di meccanocettori. Questi
recettori dovrebbero essere considerati veri e propri recettori profondi o propriocettori, essendo
situati in un tessuto articolare, ma vengono in genere inclusi fra i pressocettori del cavo orale.
Possono anche essere considerati un tipo speciale di recettori di tatto-pressione, in quanto
responsabili della sensazione coscente di contatto del dente. Talune fibre afferenti dei
meccanocettori periodontali hanno la cellula di origine nel ganglio semilunare, altre nel nucleo
mesencefalico del trigemino. Il movimento del dente, sottoposto a pressioni esercitate nelle diverse
direzioni, provoca compressioni in alcune zone dei tessuti periodontali e trazioni in altre. E'
probabile che taluni recettori vengano eccitati sia dalla compressione che dalla trazione, mentre altri
sono eccitati dall'una ed inibiti dall'altra. La soglia di eccitabilità dei meccanocettori periodontali è
molto bassa: sono in genere sufficienti spostamenti del dente di soli 2 micron. La soglia, espressa in
grammi, è nell'ordine di 3 - 10 g, ma alcune fibre possono scaricare per un carico di un solo
grammo. La soglia più bassa è stata trovata nei meccanocettori degli incisivi, che hanno la maggiore
mobilità, mentre la più alta per quelli dei molari, che sono provvisti di un sistema più rigido di
ancoraggio all'alveolo. I meccanocettori periodontali possono essere sia a rapido che a lento
adattamento. Le unità a rapido adattamento sono sensibili alla velocità dello spostamento, quelle a
lento adattamento sono invece egualmente sensibili alla velocità (fase dinamica) che alla
dislocazione statica del dente, in quanto rimangono eccitate per tutto il tempo in cui la forza viene
mantenuta costante (fase statica). La frequenza di scarica dei recettori a lento adattamento è
proporzionale, entro certi limiti, alla intensità della forza applicata. Praticamente tutti i recettori
periodontali rispondono in modo differenziato a forze applicate al dente in una particolare
direzione, anche se esiste una soglia più bassa per stimoli applicati in una direzione ottimale.
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L'intera categoria dei meccanocettori periodontali ha azioni complesse sui motoneuroni del
trigemino, potendo sia eccitare che inibire i motoneuroni dei muscoli elevatori. E' probabile che i
tipi di recettori che provocano effetti sinaptici di segno opposto siano tra loro diversi, o per soglia o
per sensibilità a stimoli specifici, ovvero che le loro afferenze vengano controllate a livello centrale
da un meccanismo nervoso che ne può selezionare l'utilizzazione.
Funzioni riflesse delle afferenze periferiche
Esistono strette correlazioni funzionali tra strutture di controllo della posizione delle due arcate
dentarie e l'intero apparato muscolare motore della mandibola. Le pressioni esercitate dai singoli
denti, nella chiusura della bocca e nella masticazione dei cibi, rilevate dai recettori peridontali, della
capsula articolare e dei ligamenti, vengono trasmesse ai muscoli della masticazione. Essi possono in
tal modo adeguare la loro forza di contrazione ed il loro tono di riposo ai riferimenti provenienti dai
denti e dall'articolazione temporomandibolare. Possono comparire disfunzioni dell'apparato
muscolare della mandibola quando si hanno alterazioni importanti della fisiologica articolarità
dentaria.
MOVIMENTI DELLA MANDIBOLA
I movimenti della mandibola sono tutti bicondilari, in quanto vengono sempre impegnate
contemporaneamente le articolazioni dei due lati.
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Possono avvenire per rotazione e/o traslazione condilare, nei tre piani dello spazio: sagittale
mediano, frontale ed orizzontale, fra loro ortogonali. Per seguire i movimenti elementari che la
mandibola compie nello spazio occorre quindi definire i singoli piani dello spazio a cui si fa
riferimento e gli assi intorno ai quali avvengono i movimenti di rotazione dei condili.
Il piano sagittale, disposto in senso verticale ed antero-posteriore, in realtà non è unico: sono infatti
infiniti i piani sagittali che attraversano il cranio con direzione verticale ed andamento anteroposteriore.
Il piano sagittale mediano è invece ben definito, in quanto è l'unico che, passando per la sutura
intraparietale, divide il cranio in due metà speculari, destra e sinistra. Anche i piani frontali ed i
piani orizzontali sono infiniti per definizione e dividono il cranio, rispettivamente, in piani anteriori
e posteriori o superiori ed inferiori.
Per quanto riguarda gli assi di rotazione dei condili, i movimenti articolari possono avvenire intorno
a tre assi: orizzontale, verticale ed antero-posteriore di cui uno solo, quello orizzontale, è comune ad
uno dei due condili: è bicondilare. Quando i condili ruotano intorno all'asse bicondilare, il loro
movimento è sempre consensuale e la mandibola si muove nel piano sagittale.
Se la rotazione avviene intorno ad uno degli assi verticali od anteroposteriori si ha invece rotazione
di un solo condilo alla volta (condilo ruotante), mentre il condilo controlaterale esegue un
movimento traslatorio od orbitante descrivendo un piccolo arco di cerchio (condilo orbitante). La
rotazione dei condili attorno agli assi verticali provoca movimenti sul piano orizzontale, quella
attorno agli assi antero-posteriori provoca movimenti sul piano frontale.
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I movimenti elementari della mandibola sono di tre tipi, di seguito descritti:
1) abbassamento ed innalzamento, chiamati anche, rispettivamente, di apertura e chiusura;
2) proiezione in avanti e di retrazione in dietro, chiamati anche, rispettivamente, di protrusione e
retrusione;
3) lateralità.
Riflesso mandibolare di chiusura e postura della mandibola
I riflessi da stiramento dei muscoli elevatori, gli unici dotati di fusi neuromuscolari, vengono
distinti in fasici e tonici. Il riflesso fasico, noto anche come riflesso di chiusura della mandibola o
riflesso masseterino, è l'equivalente dei riflessi miotatici o tendinei degli arti. E' evocabile
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percuotendo leggermente il mento con un martelletto, in un soggetto che abbia appena aperto la
mandibola ed abbia i muscoli rilassati. L'abbassamento rapido della mandibola è seguito da una
rapida contrazione fasica del massetere e del temporale. Il riflesso da stiramento tonico è provocato
dalle stesse afferenze fusali (specie quelle originate dalle terminazioni secondarie), quando la
mandibola è mantenuta abbassata.
Ai riflessi di chiusura della mandibola, provocati per apertura della stessa, possono anche
partecipare le afferenze delle ATM. I riflessi miotatici (e probabilmente anche quelli iniziati dai
recettori articolari) contribuiscono a mantenere nei muscoli elevatori quell'attività tonica di base che
caratterizza la postura della mandibola, cioè la posizione di riposo della mandibola, chiusa ad un
livello tale da lasciare un certo spazio tra gli incisivi superiori e gli inferiori. I muscoli elevatori
sono tipici muscoli antigravitari, che utilizzano quindi gli stessi meccanismi per il mantenimento
del tono posturale in atto negli antigravitari delle altre parti del corpo. Non tutti i dati sperimentali
sembrano comunque confermare l'ovvia ipotesi che la postura della mandibola sia mantenuta
attivamente per l'azione riflessa delle afferenze fusali. Abolendo sperimentalmente queste ultime,
infatti, (distruzione del nucleo mesencefalico del trigemino) la postura mandibolare non sembra
alterarsi significativamente. Probabilmente altri riflessi, iniziati dall'articolazione temporomandibolare e dal cavo orale, possono vicariare e/o cooperare con quelli miotatici, ovvero la
postura mandibolare potrebbe non essere dovuta a fenomeni riflessi. Si sostiene, infatti, che la
postura della mandibola possa essere in realtà mantenuta ad opera di soli fenomeni passivi, quali
l'elasticità dei muscoli, delle fasce e dei legamenti, come pure dalla presenza di una pressione
intraorale sub-atmosferica. Probabilmente tutti i sopra citati meccanismi concorrono, in gradi e
momenti diversi, al mantenimento della postura mandibolare. Certamente il fattore contrazione,
attivato per via riflessa, promuove periodicamente quei necessari aggiustamenti posturali della
mandibola che si rendono necessari quando questa viene sottoposta a forze inerziali che ne
inducono l'abbassamento (variazioni rapide della posizione del capo, fasi di appoggio della marcia o
della corsa).
Altri riflessi di chiusura della mandibola.
La stimolazione di talune afferenze intraorali a bassa soglia, fra cui quelle originate dai recettori
periodontali, può provocare un riflesso di chiusura della mandibola per contrazione dei muscoli
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elevatori. La stimolazione fisiologica dei recettori periodontali non provoca, in realtà, evidenti
effetti riflessi sui muscoli elevatori se questi sono rilassati, ma ne evoca la risposta contrattile se
questi sono in attività, come si ha mordendo un oggetto interposto tra le arcate dentarie: riflesso
periodonto-masseterino.
Riflessi di apertura della mandibola.
Per lungo tempo si è ritenuto che la stimolazione delle afferenze intraorali provocasse solo riflessi
di apertura della mandibola. In realtà ciò è vero solo per le fibre afferenti che veicolano
informazioni di natura dolorifica. La registrazione contemporanea dell'attività del massetere e del
digastrico evidenzia che il primo viene inibito ed il secondo eccitato, indicando così la presenza di
un'organizzazione centrale del riflesso nocicettivo analoga a quanto presente nelle altre parti
dell'organismo (riflessi flessori). Il significato funzionale dei riflessi di apertura è palesemente
protettivo nei confronti della integrità dei tessuti intraorali.
Compensazione riflessa della contrazione da variazione di carico
Esistono due situazioni, tra loro opposte, che possono verificarsi in un normale ciclo masticatorio e
che esemplificano, in parte, quanto esposto circa i riflessi mandibolari: un cibo friabile, che offre
inizialmente una certa resistenza, cede rapidamente alla pressione esercitata fra le arcate dentarie,
oppure un cibo, inizialmente tenero, offre un inaspettata resistenza.
Nel primo caso, a seguito del cedimento del bolo, si verifica una risposta riflessa che comporta la
rapida decontrazione del massetere e la comparsa di attività nel muscolo digastrico, impedendo
l'occlusione violenta delle arcate dentarie. La soppressione dell'attività del muscolo massetere
avviene in due fasi: una rapida (dopo circa 8 msec) ed una tardiva (dopo circa 30 msec), mentre per
il digastrico esiste solo la componente tardiva (circa 30 msec). La risposta rapida è verosimilmente
mediata da un arco riflesso breve (a partenza probabilmente dalle terminazioni fusali, rapidamente
detese dall'accorciamento del muscolo), mentre quella tardiva potrebbe coinvolgere anche la
corteccia cerebrale.
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Nel caso opposto, l'improvvisa applicazione di un carico è seguita, dopo circa 8 - 10 msec, da un
rapido incremento della contrazione del massetere. L'effetto potrebbe essere dovuto ad un brusco
incremento della scarica fusale: durante la cotrazione, infatti, la scarica nelle efferenti gamma
aumenta progressivamente per adattare la lunghezza dei recettori al progressivo accorciamento del
muscolo; quando l'accorciamento del muscolo viene impedito, la scarica gamma continua,
promuovendo uno stiramento delle terminazioni anulospirali relativamente maggiore a quanto
dovuto per l'accorciamento delle fibre muscolari extrafusali e scatenando, quindi, un riflesso
miotatico.
Controllo centrale della mas5cazione
Il meccanismo della normale masticazione è più complesso della semplice alternanza di riflessi di
apertura e chiusura della mandibola, scatenati dalla presenza di contenuto nella cavità orale e dalla
tensione dei muscoli masticatori. Per via riflessa possono essere provocati solo semplici movimenti
di apertura e di chiusura, ma non la successioni di eventi masticatori che si ha in una normale
sequenza, in condizioni fisiologiche. La masticazione è invece iniziata e mantenuta dall'attività di
centri troncoencefalici che possono operare anche indipendentemente dalle afferenze periferiche.
Questi centri sono chiamati, collettivamente, generatore centrale. Per la programmazione di un
determinato tipo di masticazione, questo si avvale delle informazioni provenienti dalla periferia,
può essere modulato e può a sua volta modulare l'azione degli archi riflessi. Il generatore centrale è,
a sua volta, sotto il controllo di livelli superiori, corticali e sottocorticali. Le afferenze periferiche
forniscono ai vari livelli le informazioni loro necessarie e modulano l'attività riflessa dei
motoneuroni trigeminali. Il modello di base del ritmo masticatorio (alternanza di aperture e
chiusure) è generato dall'attività nervosa centrale, ma il tipo, l'intensità, la durata e la frequenza dei
movimenti dipendono dalle caratterisitche del cibo. I cicli della masticazione, quindi, e le forze
prodotte dai muscoli che li promuovono, sono tral loro diversi e sempre adatti alla situazione
contingente, infatti le afferenze periferiche sono di fondamentale importanza per programmare
l'attività del generatore centrale all'introduzione del cibo nella cavità orale e per modificarla mano a
mano che la masticazione procede.
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
Scuola di dottorato in scienze biomediche -indirizzo in odontostomatologia preventiva
Università degli Studi di Sassari
Disordini craniomandibolari
Per disordini cranio-mandibolari (DCM) o temporo-mandibolari (DTM/TMD) s'intende un insieme
di condizioni cliniche ad eziopatogenesi multifattoriale che coinvolgono il sistema stomatognatico,
in particolare i muscoli masticatori, le articolazioni temporo-mandibolari (ATM) e le strutture ad
essa associate, o entrambi.
I DCM comprendono condizioni cliniche differenti, a diversa eziologia, che richiedono diverse
terapie, ma che sono accomunate dagli stessi segni e sintomi clinici:
•
Dolore ai muscoli masticatori, in regione preauricolare, all’ATM;
•
Limitazione e/o alterazione della normale funzione mandibolare;
•
Rumori articolari.
Questi 3 sono i cosiddetti "sintomi guida diagnostici": in presenza anche di uno solo di questi
sintomi, è possibile trovarsi di fronte ad una forma di DCM; se invece non è presente alcuno dei
sintomi, possiamo escludere la diagnosi di DCM.
Oltre ai 3 sintomi principali possono essere presenti altri sintomi più o meno specifici, detti
secondari, quali: dolore facciale diffuso, cefalea, vertigini. acufeni. ipoacusia sensazione di
ovattamento all’orecchio, cervicalgia.
La prevalenza dei DCM nella popolazione generale è molto alta: si stima che 3 persone su 4
presentino almeno un segno clinico e che 1 persona su 3 presenti almeno un sintomo [OKESON
1996].
Si è evidenziato un picco di prevalenza tra i 20 e i 40 anni e le donne ne sono affette circa 4 volte
più degli uomini. In ogni caso, i DCM costituiscono il più delle volte condizioni cliniche benigne,
autolimitanti e che non producono danni irreversibili né alla muscolatura masticatoria né alle
articolazioni temporo-mandibolari.
Per questo motivo, a fronte di una prevalenza elevata, solo una piccola percentuale di pazienti
necessita effettivamente di terapia. È comunque opportuno, in presenza di dolore o disfunzione,
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sottoporsi ad un esame clinico specialistico per escludere la presenza di altre patologie che, sebbene
rare, possono essere gravi e invalidanti.
L’eziopatogenesi dei DCM è multifattoriale quindi diversi fattori intervengono nel predisporre,
scatenare e mantenere nel tempo i DCM.
Fattori morfologici, ormonali ed emotivi possono predisporre il sistema stomatognatico
all’insorgenza di un quadro clinico, ma è quasi sempre un evento traumatico la causa scatenante. In
un paziente su tre si riesce ad individuare un trauma diretto o indiretto alle strutture orofacciali, in
seguito ad una caduta o ad un incidente di varia natura.
Più spesso però responsabili sono i microtraumi, provocati soprattutto dalle parafunzioni oromandibolari, che nel tempo sovraccaricano il sistema fino a romperne l’equilibrio fisiologico.
Questi stessi fattori, se non corretti, possono ostacolare il recupero dell’equilibrio e perpetuare nel
tempo la sintomatologia algica o disfunzionale.
Il processo diagnostico per i disturbi temporo-mandibolari è complicata dalla eziologia
multifattoriale e dalla molteplicità di segni e sintomi clinici che caratterizzano tale disordini.
Diversi strumenti elettronici e tecniche radiologiche sono state proposte nel corso degli anni nel
tentativo di integrare la valutazione clinica dei pazienti TMD.
Tuttavia, i dati della letteratura ancora suggeriscono che la diagnosi dei TMD dovrebbe essere
basata su un'accurata valutazione clinica e su schemi di classificazione internazionale.
Schemi di classificazione
La storia della letteratura sui TMD è ricca di proposte tassonomiche di classificazione sulle quali
non si è riuscito ancora a
raggiungere un consenso internazionale. Molti studi epidemiologici
hanno valutato la prevalenza di segni e sintomi di TMD in differenti popolazioni, come ad esempio
caucasici (17-20), cinesi di Hong Kong (21), indiani, ecuadoriani (22), nativo Americani,giovani
adulti provenienti da Nigeria, Brasile e Corea (23 - 26); ma il confronto delle diagnosi TMD è
possibile solo tra i pochi studi adottando il sistema standardizzato di classificazione Aed e i criteri
diagnostici per la ricerca TMD (RDC / TMD) (7, 9, 10, 27, 28).
Le linee guida RDC / TMD forniscono criteri standardizzati mediante due assi di diagnosi. Ciò
significa che, insieme ad una diagnosi fisica (asse I), il paziente riceve una diagnosi psico-sociale
(asse II) (27).
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RESEARCH DIAGNOSTIC CRITERIA FOR TMD – Axis I
I.
II.
Disordini muscolari a.
Dolore miofasciale b.
Dolore miofasciale con limitazione in apertura Dislocazioni del disco a.
Dislocazione del disco con riduzione b.
Dislocazione del disco senza riduzione, con limitazione in apertura c.
Dislocazione del disco senza riduzione, senza limitazione in apertura
III. Artralgia, Artrite, Artrosi
a. Artralgia b. Osteoartrite dell'ATM c. Osteoartrosi dell'ATM RESEARCH DIAGNOSTIC CRITERIA FOR TMD – Axis II
I.
Stato psicologico del paziente
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L'asse I del sistema di classificazione RDC / TMD è una valutazione clinica che tiene conto di
entrambi i parametri di valutazione: anamnestici e clinici.
Esso fornisce i criteri per la diagnosi di tre gruppi principali di disturbi: disturbi muscolari (gruppo
I), spostamenti del disco (gruppo II) e altri disturbi comuni, quali artralgia, artrosi e osteoartrosi
(gruppo III).
I disturbi muscolari (gruppo I) sono diagnosticati sulla base dei anamnestici di dolorabilità ai
muscoli masticatori e in base alla valutazione clinica del dolore alla palpazione di almeno tre su
venti siti muscolare nella zona del viso (dieci per ogni lato).
Il gruppo di diagnostica di dislocazione del disco (gruppo II) mira a rilevare le condizioni in cui si
presenta un’ anteriorizzazione del disco rispetto al condilo mandibolare.
Nell’ambito del gruppo II dell’ RDC-TMD vengono identificati tre sottogruppi diagnostici:
spostamenti con riduzione, dislocamenti senza riduzione, dislocamenti con o senza limitazione di
apertura.
Il criterio principale per la diagnosi dello spostamento del disco con riduzione è la presenza di un
rumore tipo click durante i movimenti della mandibola che deve essere reciproco, cioè udibile sia
durante l'apertura della mascella e della mandibola movimenti di chiusura e non fisso, quindi
udibile in diverse fasi di movimento durante l'apertura e la chiusura della mandibola.
Lo spostamento del disco senza riduzione viene diagnosticato quando una storia di rumori articolari
non è stata preceduta da una flessione durante i movimenti mandibolari e quando l'apertura della
bocca non è inferiore a 35 millimetri.
La diagnosi per il terzo gruppo comprendente, artralgia, osteoartrite e osteoartrosi (gruppo III), si
basa sulla presenza durante la palpazione di dolore e suoni di crepitazione, presenti singolarmente o
combinati.
Per quanto riguarda la diagnosi psico-sociale (asse II), la concomitanza di disordine
cranio-
mandibolare e problematiche psicologiche viene valutata mediante l'uso di questionari validati. Se
presenti i disturbi psichici dovranno essere affrontati a livello terapeutico.
Nonostante le linee guida RDC / TMD non consentano una diagnosi di condizioni meno frequenti o
patologie che non presentano una chiara origine (come le lesioni traumatiche, neoplasie del condilo,
lesioni traumatiche acute, poliartrite, dolore facciale atipico), in realtà rappresentano la standard di
riferimento per la diagnosi e la classificazione TMD in ambito di ricerca.
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I punti di forza della classificazione RDC / TMD (standardizzazione dei criteri, gruppi tassonomici
semplici), che hanno portato alla loro ampia diffusione tra gli epidemiologi e ricercatori, non sono
così utili nella pratica clinica, dove l'uso di una più ampia classificazione (sistema di classificazione
eziopatogenetico)
dovrebbe essere più indicato. Questa è il motivo dell’ampia diffusione della
classificazione secondo l’American Accademy of orofaccial pain (AAOP) modificando secon
‘International Accademy for the study of pain (IASP) il cui schema viene ampiamente adottato per
la valutazione di TMD in ambito clinico (29).
Questa classificazione distingue i TMD in forme che colpiscono principalmente imuscoli
masticatori e/o le ATM.
CLASSIFICAZIONE SECONDO L'AAOP Disordini dei muscoli masJcatori
1
-­‐ Dolore miofasciale 2
-­‐ Miosite 3
-­‐ Miospasmo 4
-­‐ Mialgia localizzata -­‐ non classificabile 5
-­‐ ContraMura 6
-­‐ Neoformazione
Disordini arJcolari 7
-­‐ Disordini congeniJ o dell'accrescimento 8
-­‐ Disordini discali 9
-­‐ Disordini infiammatori 10
-­‐ Osteoartrosi 11
-­‐ Anchilosi 12
-­‐ FraMura Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
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I disturbi muscolari masticatori includono dolore miofasciale, miosite, miospasmo o trisma,
contrattura e neoplasie.
I disturbi articolari includono disturbi dello sviluppo o acquisiti, dislocazione del disco, disturbi
infiammatori, disturbi del sistema immunitario, infezioni, osteoartriti, dislocazione condilare,
anchilosi e fratture.
Per ciascuno di questi disturbi la classificazione dell’ AAOP fornisce una descrizione dettagliata
riguardo i sintomi e alcune informazioni patogenetiche.
La quantità di informazioni potenzialmente utili per la valutazione clinica, fornite dalle linee guida
dell’ AAOP è fortemente superiore a quello della RDC / TMD, ma la maggior parte di queste sono
di natura empirica e, di conseguenza, non adatto per essere utilizzato per scopi di ricerca. Per queste
ragioni, i due schemi di classificazione possono e devono coesistere per essere assunto come
l'attuale standard di riferimento nelle loro rispettive indicazioni.
CONSIDERAZIONI PSICOSOCIALE
E 'ben noto in letteratura che i disturbi temporo-mandibolari coinvolgono la sfera psico-sociale
dove il dolore cronico e la limitazione funzionale risultano possibili fonti di interferenza con le
attività quotidiane (3, 12-15).
Per questo motivo, una serie di strumenti di rilevamento dello stato psico-sociale sono stati proposti
per valutare i pazienti TMD e la letteratura TMD è ormai ricca di studi che hanno cercato di
descrivere un profilo tipico per i pazienti affetti da questi disordini.
Disturbi d'ansia, la depressione e somatizzazione sono stati associati a sintomi TMD, e i recenti
risultati suggeriscono che il dolore, indipendentemente dalla sua origine muscolare o articolare, è il
fattore determinante relativo alla presenza di sintomi depressivi in pazienti colpiti da TMD(13).
E’ stata investigata la relazione tra durata del dolore e la severità di compromissione psicosociale, e
se pur in assenza di definitive conclusioni, si suppone che i disturbi depressivi sembrano essere per
lo più associati con forme croniche di TMD e i disturbi d'ansia con la fase acuta di insorgenza dei
sintomi (45, 46). Il principale difetto della letteratura disponibile è dovuto al disegno trasversale
della maggior parte delle indagini che impediscono di trarre conclusioni circa la relazione temporale
tra il dolore e la compromissione psicosociale.
Questi problemi determinano difficoltà nell’esito terapeutico piuttosto che
diagnostico .
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nel processo
La concomitanza di sintomi fisici e psico-sociali nei pazienti con disturbi del DTM deve essere
affrontato nella fase di trattamento con l'adozione di un approccio cognitivo-comportamentale ed
educativo. A livello diagnostico, un’attenta valutazione psichiatrica e psicosociale dei pazienti TMD
può essere facilmente ottenuta mediante le indicazioni dell’asse II RDC / TMD.
DIAGNOSI CLINICA CONTRO STRUMENTALE
Come nel caso per l’ RDC / TMD, la classificazione AAOP è quasi interamente basata su
osservazioni cliniche. Non esiste attualmente un accordo tra ricercatori sullo standard per la
diagnosi TMD ne su un’approfondito esame clinico condotto secondo uno schema diagnostico
convalidato e con tecniche affidabili e ripetibili (1, 27, 29).
Le evidenze disponibili suggeriscono che la valutazione clinico eseguita da un esperto investigatore
secondo manovre calibrate ha una buona intesa diagnostica con la risonanza magnetica (MR), che è
lo standard di riferimento tra le tecniche di imaging per la rappresentazione dei tessuti molli e per i
due gruppi principali di disturbi articolari (spostamenti disco, patologie infiammatoriedegenerative) (30, 31).
Al contrario, i dati della letteratura suggeriscono che la valutazione clinica da sola non risulta
accurata nel rilevare spostamento del disco di lunga durata senza riduzione e senza limitazione
funzionale (32).
Il processo diagnostico per TMD può essere integrato con l'adozione di tecniche di imaging
opportunamente selezionate.
Lo standard di riferimento per i tessuti molli è rappresentato dalla risonanza magnetica, che
permette di raffigurare la localizzazione esatta di versamenti articolari e la posizione del disco(33).
La tomografia computerizzata (TAC) deve essere riservato ai casi più complessi post-traumatici e/o
chirurgici per le quali e’ richiesto un accurato studio delle strutture ossee (33).
I miglioramenti che sono stati raggiunti nella qualità delle immagini di risonanza magnetica e TC
negli ultimi anni hanno causato un abbandono delle altre tecniche radiologiche nella fase
specialistica del processo diagnostico dei TMD.
In effetti, la tomografia tradizionale e l’ortopantomografia non danno informazioni utili per
valutazione specifica dei TMD.
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la
L'ecografia è stata recentemente introdotta in letteratura come ausilio alla diagnosi di TMD e studi
preliminari hanno dato risultati promettenti, suggerendo che potrebbe essere utile per le valutazioni
ripetute di versamento articolare (34-36), piuttosto che per la valutazione di spostamento del disco
(37,38).
In generale, l'applicazione dell’alta qualità d’immagine nelle tecniche per lo studio
dell'articolazione temporo-mandibolare ha consentito di acquisire una migliore comprensione di
questo distretto anatomico e una più semplice correlazione tra anomalie articolari e dolore, che
rimane il motivo principale che spinge i pazienti a ricercare il trattamento specialistico per TMD.
Per quanto riguarda disturbi muscolari, il cui sintomo principale è il dolore, l'assenza di uno
strumento gold-standard per la valutazione del dolore fà della valutazione clinica l'approccio più
utile per la diagnosi (39). Dati di letteratura sostengono l'assenza di una relazione tra il dolore e
ogni risultato strumentale disponibile, ad eccezione del dolore all'interno del muscolo massetere
suscitato da un algometro a pressione (40).
Diversi dispositivi strumentali ed elettronici, basate principalmente sulla misura del
potenziale
elettromiografico (EMG) l'attività dei muscoli e il monitoraggio dei modelli di movimento della
mandibola, sono stati proposti nel corso degli anni come strumento diagnostico definitivo per il
dolore miofasciale dei muscoli masticatori, ma, come nel caso di altri disturbi muscolari simili si
può evidenziare mancanza di affidabilità e precisione (41). Questa considerazione è applicabile sia
all’ elettromiografia di superficie che alla kinesiografia mandibolare, che non consentono un
miglioramento nella accuratezza diagnostica rispetto alla semplice valutazione clinica, soprattutto
perché non è stata ancora documentata alcuna relazione diretta tra il dolore e i risultati dell’ EMG
(39, 41, 42). Ciò significa che non è possibile stabilire dei valori soglia di EMG utili a discriminare
uno stato di salute da uno stato di patologia dei muscoli masticatori.
La decisione del RDC di eliminare completamente il supporto scientifico strumentale nella
diagnostica medica ha determinato una restrizione conoscitiva clinica da parte dei medici ed
odontoiatri tale che non è più possibile formulare precocemente una diagnosi differenziale nelle
cefalee in cui il danno è organico.
Si può affermare e confermare, perciò, che il RDC non solo è limitativo ma a volte può risultare
pericoloso per l’odontoiatra perché può far ricadere su se stesso la responsabilità di imperizia. Con
quest’affermazione non si vuol annullare tutti gli sforzi fatti da RDC nell’intento di dare dei limiti
diagnostici e terapeutici e di conseguenza ridurre notevolmente la speculazione sulla malattia ma si
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rende necessario appaiare a questo modello diagnostico, principalmente odontoiatrico, una visione
più globale di semeiotica medica, compreso l’impiego di indagini strumentali, per cui è necessario
trattare separatamente l’argomento RDC per poter valutare meglio i limiti ed i vantaggi di questo
sistema diagnostico.
RDC: REVISIONE, CRITERI, CRITICHE E SPECIFICHE
Ai fini del lavoro si prenderanno in esame alcuni aspetti dei metodi diagnostici quali la cinematica
mandibolare ( kinesiografia, pantografia, assiografia), le risposte neuromuscolari volontarie
( elettromiografia ), le stimolazioni elettriche ( TENS) per
passando, però,
per una percorso analitico
accertarne i limiti e/o i vantaggi
bioingegneristico dei sistemi elettromedicali. Si
riprenderanno singolarmente i punti considerati dal sistema RDC.
Il termine di gnatologia corrisponde allo studio delle funzioni dei mascellari (jaws) e
specificatamente alla scienza per la riabilitazione dell’apparato dentale coinvolgente la funzione
masticatoria.
(24,25,26,27)
Attualmente s’incontrano terminologie gnatologiche come: riflesso
mandibolare ( jaw closing reflex ), periodo silente meccanico ed elettrico (jaw opening reflex) oltre
che, occlusione centrica ( centric occlusion) asse cerniera (hinge axis) ed angolo di Bennett (28,29,30)
per cui, essendo i metodi diagnostici eliminati dal RDC essenzialmente gnatologici è necessario
trattare alcuni argomenti che contraddistinguono questa disciplina.
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Strumenti di registrazione della cinematica mandibolare
Considerando la mandibola come un sistema rigido, per semplificare la già complessa trattazione
dell’argomento, possiamo dire che si definisce rigido il moto di un sistema di punti materiali che
mantiene inalterate le distanze dei punti stessi scelti.
(31)
sistema rigido in movimento si devono considerare
due
O x1,x2,x3
che in gnatologia corrisponde al piano
solidale con lo spazio di riferimento,
Per la definizione di posizione di un
terne di assi cartesiani ortogonali:
asse – orbitale, eOx1,x 2,x 3 solidale con il sistema in movimento che nel caso specifico può
essere considerato nella mandibola o nel punto di asse cerniera condilare così come in un qualsiasi
punto posto sul corpo in movimento.(Fig.10)
Dalla geometria si deduce che, per stabilire la
posizione della terna di assi Ox1,x2,x3 rispetto alla terna di assi O x1, x2, x3 è necessario fissare
sei parametri tra loro indipendenti quali ad esempio le tre coordinate di Ox1,x2,x 3 (q1 , q2, q3 )
rispetto ad O x1, x2, x3 e i tre angoli di Eulero (q4 ,q5,.q6. ) che determinano
la rotazione di
Ox1,x2,x3 rispetto a O x01, x02, x03. I sei parametri q1 ,q2….q6 tra loro indipendenti e definiscono
la posizione del sistema rigido rispetto alla terna di riferimento O x1, x2, x3 e vengono denominate
coordinate generalizzate del sistema o coordinate Lagrangiane.
Fig.10:La figura rappresenta il condilo (parallelepipedo) con il proprio centro di rotazione geometrico.(C) Gli assi
Ox1,x2,x 3 corrispondono all’asse verticale (x3 ), trasversale (x2 ) , ed orizzontale (x1 ). Gli assi O x1, x2, x3
corrispondono al riferimento craniale dettato dall’arco facciale e naturalmente Ox3 corrisponde all’asse mediosagittale
che con l’asse Ox1 formano il piano mediosagittale. Il condilo mandibolare C viene rappresentato con un
parallelepipedo ed i parametri q1 ,q2….q6 determinano la posizione e la Rotazione Statica fondamentale (RSf) del sistema
mobile (C) rispetto al sistema di riferimento.
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La situazione geometrico - matematico riportata in figura10 mostra alcune sostanziali caratteristiche
dei sistemi gnatologici di replicazione cinematica:
1) La discrepanza tra gli assi O x1, x2 , x3 di riferimento ( piano asse – orbitale ) e gli
Ox1,x2,x
3
assi
riferiti al centro geometrico condilare si verifica nell’impiego di archi facciali a
valori medi con determinazione di assi cerniera arbitrari o anatomici. Conseguenza del fatto è
che la terna di assi cartesiani di riferimento ha una componente anatomica ( posizionamento
craniale ) mentre quella del sistema mobile ( asse cerniera ) ha una componente cinematicogeometrica.
2) I 6 parametri per la localizzazione degli assi non sono conosciuti (solo q2 = ± 55 mm, destro e
sinistro, può essere considerato come localizzazione media dell’ asse di rotazione verticale ) e
ciò genera un errore aggiuntivo alle successive fasi cinematiche e di registrazioni.
3) Il tentativo di annullare quest’errore di posizione è dato dalla registrazione
dell’asse cerniera
trasversale attraverso un arco cinematico individuale, che permetterebbe di collineare gli assi
Ox1, x2 , x3 con gli assi Ox1,x2,x 3 . In questo modo (Fig.11) si conoscerebbero i valori di q1 ,
q2, q3 , ma non q4 ,q5,.q6.
4) I parametri q4 ,q5,.q6. e cioè Θ,Φ,Ψ derivano dalla Rotazione Statica fondamentale ( RSf) degli
assi Ox1,x2,x 3 condilari ( componente anatomico-geometrica) con gli assi O x1, x2, x3 di
riferimento dell’arco facciale assiografico solidale con la piastrina verticale ( componente
anatomica). Purtroppo il fenomeno non si annulla perché il sistema micrometrico tracciante
solidale è ortogonale alla piastrina e perciò collineare con gli assi O x1, x2 , x3.
5) Calcolando la distanza intercondilare di lavoro dell’articolatore SAM (110 mm) e considerando
una distanza interfacciale media di 150 mm, la distanza del centro geometrico condilare sinistro
dalla superficie esterna della piastrina assiografica (−dcp ) corrisponderebbe a circa 10-20 mm.
L’errore lineare sull’asse X 3 (a: della fig.11) sulla piastrina assiografica con un Ψ di 5° , 10° e
15° sarà di 1.7 mm, 3.47 mm e 5.17 mm rispettivamente.
6) Soltanto impiegando una registrazione cinematica a valori individuali e trasferendo i modelli in
articolatore con l’asse cerniera cinematico individuale si possono annullare i parametri spaziali
q1 ,q2….q6 . (Fig.12,13). Come risulta dalla figura13 il sistema di assi cartesiani Ox1,x2,x3 è stato
ruotato per essere collineare con gli assiOx1,x2,x 3. In questo modo il sistema di riferimento
craniale con la componente anatomica è sovrapponibile alla componente geometrica.
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Fig.11: La figura rappresenta la situazione biomeccanica dei sistemi di replicazione cinematica gnatologici. C
corrisponde al condilo mandibolare, P alla piastrina assiografica su cui giace il punto di asse cerniera trasversale
geometrico; −d c p alla distanza tra il centro geometrico condilare intraorale (asse verticale) e la superficie esterna della
piastrina assiografica; a, corrisponde all'effetto stereoscopico di posizionamento sull’asse xp3 e Pms al punto
d’intersezione dell’asse x2 con il piano mediosagittale
7)
Anche se la sovrapposizione degli assi Ox1,x2,x 3 e degli assi O x1, x2 , x3 con il montaggio
dei modelli in articolatore attraverso l’arco cinematico individuale annulla la discrepanza tra gli
assi in una situazione statica, i 6 parametri
spaziali q1 ,q2….q6 si trasferiscono sul sistema
scrivente micrometrico (Xp1, Xp2 e Xp3) il quale purtroppo mantiene la componente anatomica.
( Fig.13)
L’argomento trattato evidenzia l’elevata complessità della localizzazione del sistema di riferimento
spaziale e del corpo rigido mobile, complessità che risiede nella conoscenza dei parametri q1 ,q2….q6.
I sistemi gnatologici sono in grado, almeno in questa fase, di annullare le discrepanze a patto che
s’impieghino esclusivamente sistemi di montaggio cinematici individuali. Con il trasferimento dei
modelli con archi facciali a valori medi o con occlusori non si conoscono i parametri spaziali
q1 ,q2….q6 e le discrepanze si amplificano con evidenti errori occlusali nell’arco di chiusura
mandibolare evidenziabile solo a lavoro terminato sul paziente..
Si può notare come l’origine del sistema ortogonale di C si sia posizionato sull’asse X2 annullando,
relativamente, l’errore di localizzazione sull’asse X1 e X
3
ma il congiungimento dei due centri
geometrici di rotazioni condilari destro e sinistro può generare una inclinazione ψ rispetto al
riferimento. (Pms della Fig.11) Questo a sua volta si trasferisce sulla piastrina assiografica e perciò
Xp1, Xp2 e Xp3 corrispondono alla terna di assi cartesiani della piastrina assiografica ortogonale a
quella di riferimento ( ortogonalità della componente anatomica) in quanto la mina scrivente
assiografica deve essere mantenuta rigorosamente perpendicolare alla piastra verticale
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dell’assiografo la quale, a sua volta, è rigorosamente mantenuta parallela al braccio laterale della
struttura cinematica mandibolare dell’assiografo. (Fig.12,13)
Fig.12: Rappresentazione dell’aiuto di montaggio a valori individuali del sistema assiografico.
Spostamento di un corpo rigido. Gradi di libertà di un sistema
La variazione delle coordinate generalizzate dai valori iniziali q1 ,q2….q6 ai valori di q’1, q’2….q’6
definiscono uno spostamento S del corpo. In questo spostamento la terna solidale Ox1,x2,x3 si
porta in
O’x’1,x’2,x’3 ed ogni punto materiale del corpo, in questo caso dell’asse cerniera,
subisce lo spostamento
S = OP’ - OP funzione delle coordinate di P rispetto al sistema di
riferimento O x1, x2, x3 . Ad ogni coordinata generalizzata qi corrisponde un grado di libertà del
corpo e pertanto un corpo rigido in movimento possiede 6 gradi di libertà..
Ciò significa che in un tracciato mediotrusivo (Tm della figura13) dovremmo conoscere oltre che i
valori di q1 ,q2…, q6 e cioè gli angoli Θ, Φ, Ψ, l’inclinazione angolare aggiuntiva ϑ1, ϑ2 e ϑ3
incorporata dal sistema nel movimento condilare mediotrusivo e perciò conoscere l’iniziale
Rotazione Statica fondamentale + la successiva Rotazione Dinamica ( RSf + RD).
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Fig.13:La figura è riferibile alla precedente con la sovrapposizione di due effetti geometrici: la sovrapposizione delle
componenti anatomiche e geometriche tra i sistemi di riferimento e movimento; l’effetto di rototraslazione del condilo
nel movimento mediotrusivo.
Possiamo rappresentare (fig.13) i due effetti cinematici principali:
I – Montaggio dei modelli con arco cinematico individuale. Notare come la terna di assi cartesiani
di riferimento si sia inclinata e posizionata collinearmente con la terna di assi del sistema mobile C
(condilo) ma i parametri q4 ,q5,.q6. e cioè Θ, Φ, Ψ non sono stati annullati dalla procedura ma si
sono trasferiti sulla piastrina assiografica.
II – Primo spostamento mediotrusivo S del condilo C. Il condilo C (parallelepipedo) compie una
rototraslazione tridimensionale
con centro nel condilo controlaterale CC, il quale genera di
conseguenza gli angoli ϑ1,ϑ2, ϑ3 responsabili della Rotazione Dinamica ( RD)
Traslazioni e rotazioni di un corpo rigido
Lo spostamento di traslazione è caratterizzato dal vettore libero
uguale per ogni elemento del
sistema rigido, quindi lo spostamento di un punto generico materiale è
vettore costante
(1)
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Purtroppo non è il caso della cinematica mandibolare in cui non esistono pure traslazioni nemmeno
in protrusiva. Nelle rotazioni, un punto materiale P del sistema, (fig.14 ) si sposta sul piano frontale
al quale appartiene e P descrive sul piano un arco di circonferenza PP’ con centro in C ( condilo
controlaterale) ed un angolo ϑ.
La rotazione è rappresentata dal vettore
ϑ applicato alla retta “a” (coincidente con l’asse X1)
passante per C e ϑ risulta l’angolo di rotazione. Riferendoci alla (Fig.14) lo spostamento
può
esprimersi con la seguente espressione
(2 )
dove e a è il versore di direzione in “a” e cioè il senso di rotazione sull’asse.
.1
Per l’analisi delle composizioni di più traslazioni e le composizioni di una rototraslazione
vale la proprietà commutativa. La composizione di più traslazioni dà luogo a spostamenti
dei punti materiali del sistema rappresentati dal vettore  t somma dei vettori  ti.
delle traslazioni componenti. La composizione di una traslazione e di una rotazione (Fig.
14,15) dà luogo, invece, a spostamenti dei punti materiali del sistema rappresentati dal
vettore:
(3 )
Questo fenomeno è di fondamentale importanza nella determinazione dell’angolo di Bennett in cui
il condilo mediotrusivo compie, nei primi 2–3 mm una rototraslazione tridimensionale. La
composizione di quest’iniziale spostamento dovrebbe essere rappresentata dalla proprietà di
sovrapposizione degli effetti (rotazione-traslazione), mentre le successive fasi del movimento
mediotrusivo possono essere rappresentate dalla proprietà dei centri di rotazione ed in particolare
della sovrapposizione degli effetti di due o più rotazioni.
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Fig.14: Simulazione di uno spostamento mediotrusivo del condilo di sinistra (visione frontale del soggetto) con
riferimento alle leggi di meccanica razionale. La figura rappresenta uno spostamento lineare P’P’’ ed un spostamento
angolare del punto PP’. Il condilo controlaterale C ruota sull’asse X1 ( a, versore di posizione ).
Da notare che per angoli di rotazioni di minima ampiezza ( rotazioni infinitesimali) è sufficiente
conoscere l’angolo ϑ in radianti o il sen ϑ in quanto il QP consistente nel ( cosϑ −1) CP è ≅ 0.
Fig-15: Rappresentazione clinica dell’effetto biomeccanico della rototraslazione del condilo mediotrusivo
sovrapponibile alla figura 14. Per la descrizione analitica della figura vedere il testo.
Proprietà dei centri di rotazione
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Prima di descrivere la proprietà dei centri di rotazione è bene analizzare il concetto delle rotazioni
infinitesimali.(Fig.14,15)
Nelle rotazioni infinitesimali l’ampiezza della rotazione ϑ ( espressa in radianti ) è cosi’ piccola
rispetto all’unità da poter essere trascurata, in quanto (Eq.2) il termine ( cos ϑ -1) è ≅ 0 ed il termine
(sen ϑ) è ≅ϑ. Ciò trasforma l’equazione in:
(4 )
Supponendo di descrivere la rotazione di un parallelepipedo (condilo laterotrusivo sinistro del
paziente) sui tre assi (fig.16) la componente di spostamento vettoriale risulterebbe :
(5)
che corrisponderebbero ai spostamenti di un punto generico P a seguito dell’applicazione delle
rotazioni inifinitesime per angoli ϑ1,ϑ2, ϑ3 attorno agli assi x1,x 2,x3. Se si pone l’origine O delle
coordinate del punto C ( per semplificazione) si avrà che
con la
conseguente
semplificazione delle formule di rotazione;
(6)
.2
Se conferiamo al sistema lo spostamento S rappresentato da una traslazione t e da una
rotazione ϑ attorno ai tre assi lo spostamento del punto generico P sarà dato da
(7)
Supponiamo di annullare la distanza tra condili e calcolare gli effetti delle rotazioni su un solo
condilo in cui ci si trasferiscano anche il centro di rotazione ( esigenza geometrica necessaria a
semplificare il processo matematico), ebbene, avremmo i seguenti cambiamenti nella formula:
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(8)
Simuliamo una rotazione pura (fig.16) per semplificare l’effetto complesso tridimensionale del
condilo laterotrusivo sinistro (parallelepipedo). Le componenti vettoriale che si generano sulle
piastrine di registrazioni extraorali (piastrine pantografiche od assiografiche) sono condizionate da
questo effetto.
Fig.16:In questa figura si può notare la complessità dell’analisi del movimento laterotrusivo.Il condilo viene fatto
ruotare in senso antiorario simulando una laterotrusione sn( fig.16A eC) Non è sufficiente la rilevazione vettoriale
+ϑ2X3 (fig.16B) per la descrizione della rotazione del condilo di sn in quanto il vettore precedentemente determinato si
annullerebbe con una rotazione antioraria dell’asse X3 (Fig.16C). In questo modo è facilmente comprensibile come il
tracciato laterotrusivo pantografico (back line) sia il risultato di una somma vettoriale di rotazioni multiple sugli assi.
Il tracciato pantografico laterotrusivo (back line) è un tracciato molto complesso da quantificare in
quanto corrisponde ad una rappresentazione grafica bidimensionale (piano sagittale e/o orizzontale)
di componenti vettoriali tridimensionali e cioè della somma vettoriale di
come
rappresentato nelle formule 6,7,8.
Il tracciato pantografico laterotrusivo (seguire le fig.16 e 19) incorpora 4 componenti angolari (si
tralasciano le componenti lineari) e cioè la componente superiore +ϑ1 x2 , la componente inferiore
−ϑ2 x1 , la componente anteriore ϑ2 x3 , la componente posteriore −ϑ3 x2, la componente laterale
esterna +ϑ3 x1 e l’interna −ϑ1 x3.
Tutto ciò dovrebbe far riflettere sull’interpretazioni cliniche dei tracciati pantografici.
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Finalmente si giunge alla proprietà dei centri di rotazione, che sono di rilevante importanza in
gnatologia.
Se si applicano infatti n rotazioni ϑi attorno ai centri di rotazione Ci (Xci,Yci ) le espressioni delle
componenti dello spostamento
sono:
(9)
Per cui
(10)
allora si ottiene che :
(11)
Si deduce da queste trasformazioni come l’effetto di più rotazioni ϑi (Fig.17) attorno ai centri di
rotazione Ci corrisponde alla rotazione di ampiezza Θ attorno al centro C di coordinate ( Xc , Yc ).
Traducendo in termini gnatologici il principio biomeccanico sopraesposto, l’angolo totale che si
genera sul piano assiale attraverso più rotazioni del asse verticale X3 risulta avere un centro di
rotazione medioC di coordinate ( Xc , Yc ).
Fig.17: La figura mostra il fenomeno di più centri di rotazione in cui si possa identificare un centro di rotazione medio
che approssimi la somma angolare di tutte le rotazioni. Questo fenomeno può riflettere il meccanismo della rotazione
del condilo laterotrusivo in cui il condilo ruota e si sposta contemporaneamente lateralmente descrivendo una serie di
centri di rotazione istantanei. Ci
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Se in un piano (x,y) un corpo C (Fig.17) è sottoposto ad una rotazione ϑ1 attorno al centro di
rotazione C1 (x1,y1) ed alla rotazione ϑ2 attorno al centro di rotazione C2 (x2,y2) si ottengono le
equazioni equivalenti alla rotazione Θ = ϑ1 + ϑ2 attorno al centro C le cui coordinate sono:
(12)
Si constata immediatamente che xc e yc soddisfano le condizioni di appartenenza di C alla retta C1 ,
C2. Se si assume un sistema di assi aventi
18) e posto
e
risultano
(Fig.
si ha come indicato nella figura le seguenti
funzioni
(13)
Fig.18: La figura riprende una spiegazione tratta dalla meccanica razionale ma che si può trasferire con moderata
disinvoltura su i concetti gnatologici. La formula (13) descrive come per angoli infinitesimali i centri di rotazione medi
possono essere calcolati. Da notare che la formula si calcola su un piano in cui l’asse y=0 .
Risulta chiaro da questa esposizione geometrico-matematica che la posizione del centro di rotazione
medio C sulla retta congiungente i due centri di rotazione C1 e C2 , come si può verificare nei
tracciati condilari laterotrusivi pantografici, dipende dall’ampiezza degli angoli ϑ1 e ϑ2. Impostando
il limite della funzione ad angoli di ampiezza tendenti a zero si determinano angoli infinitesimali
da cui estrarre il centro di rotazione istantaneo medio. Si tornerà ancora su questo argomento.
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Vantaggi e limiti delle registrazioni cinematiche mandibolari
Dai concetti di meccanica razionale sopradescritti si può verificare la complessità nel
rappresentare matematicamente e geometricamente la cinematica mandibolare. Complessità di tipo
descrittivo ed analitico che derivano dalla necessità di conoscere:
-
I parametri di posizione dei punti P nello spazio di riferimento “ q1 ,q2….q6 “, perciò essere in
grado di analizzare i 6 gradi di libertà
-
Ogni spostamento lineare di un punto qualsiasi della mandibola
-
La componente angolare dello spostamento del punto mandibolare
-
La posizione dei centri di rotazione C nelle varie fasi, quindi, se volessimo spezzettare il
.
movimento mediotrusivo continuo di un condilo in più spostamenti composti da una
componente traslatoria ed una rotatoria avremmo:
L’evoluzione scientifica da parte di ricercatori ha condotto a notevoli modifiche degli strumenti
gnatologici come i replicatori pantografici ( Denar, Stuart ecc.), assiografici ( SAM, Panadent ) e
elettrognatografici ( Sirognathograph). Descriveremo perciò, i concetti bioingegneristici
che sono alla base di ogni strumento medicale ma seguiremo il percorso dettato dal RDC.
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SISTEMA PANTOGRAFICO
Indice di Riproducibilità Pantografica
Test Diagnostici
Cutoff
IRP (Shields et al.1978) 10 unità
Sensibilità
Specificità
VPP
0.89
0.30
0.15
Per rappresentare in maniera reale i movimenti condilari il sistema pantografico(32,33) impiega 6
piani o piastrine con 6 stili scriventi che descrivono i tracciati condilari. Rappresentando le
componenti posteriori pantografiche le piastrine e gli stili scriventi rappresentano:
-
Il tracciato protrusivo
-
Il tracciato mediotrusivo
-
Il tracciato laterotrusivo o back line
Il tracciato pantografico viene descritto in figura 19 e nella rappresentazione grafica della dinamica
del movimento si possono rilevare importanti parametri matematico - geometrici.
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Fig.19: Tracciato condilare pantografico che mostra le principali componenti del movimento condilare e cioè la
componente protrusiva, mediotrusiva e laterotrusiva denominata anche back line
Dopo la descrizione matematico-geometrica riportata precedentemente, possiamo notare
immediatamente come il sistema pantografico registrando i tracciati su 6 piastrine è in grado di
conoscere i 6 parametri q1 ,q2….q6 , e contiene, perciò, nel sistema tutti i 6 gradi di libertà. Purtroppo
proprio per l’effetto dei centri di rotazione (Fig.re 16,17 e18) la faccenda si complica. Tenendo
presente la figura 16B e 16C ed il tracciato laterotrusivo o back line della figura 19 si potrebbe
pensare che questo tracciato sia reale e determinato dalla rotazione sul piano assiale del condilo
laterotrusivo. Non è per nulla un dettaglio notare che questo effetto determina un tracciato sul piano
assiale
corrispondente al vettore −ϑ3X2 (fig.16C) che ruota, naturalmente sull’asse
x3 mentre
simultaneamente si genera una rotazione del condilo laterotrusivo sull’asse X2 dovuta alla
mediotrusione del condilo controlaterale. L’effetto finale è un vettore ϑ2X3 (Fig.16B) che ruota
sull’asse X2
La risultante di questa sommazione vettoriale è inequivocabilmente la
e, in
conclusione, spiega l’artefatto dei tracciati laterotrusivi, il tutto amplificato all’aumentare
dell’errore di posizione del centro di rotazione verticale ( distanza intercondilare).
Risulta chiaro come la perfetta sovrapposizione dei tracciati, la conoscenza della sommazione
vettoriale e la localizzazione del centro di rotazione condilare geometrico verticale sia fondamentale
per le registrazioni pantografiche (Fig.20). Un errore di localizzazione del centro di rotazione
verticale condilare di ± 2 mm lateralmente sull’asse x2 determinerà angoli
rispettivamente, a differenza di
=10°
di
8.6° e
11.3°
generati sull’esatta posizione spaziale condilare (Fig.20
posizione C).
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Fig.20: Rappresentazione del tracciato laterotrusivo pantografico sulle piastrine posteriori. Il ϑ1 descrive l’angolo di
rotazione del condilo laterotrusivo sul piano frontale e genera il tracciato AB sulla piastrina verticale e AD su
quell’orizzontale con conseguente riduzione ed allungamento degli stili scriventi. La figura simula un errore di
localizzazione del centro di rotazione condilare dell’asse verticale (x3) ± 2mm e cioè C = posizione esatta, C1= -2 mm
medialmente e C2= +2 mm lateralmente. Il risultato grafico mostra come le registrazioni pantografiche possono
generare un artefatto nelle discrepanze di localizzazione dei centri di rotazione verticale generando dati clinici inesatti
( movimento di Bennett patologico).
In una posizione esatta coincidente con il centro O, supponendo che il condilo nella replicazione
compia una rotazione pura (escludendo per il momento l’aggiuntiva traslazione condilare) esso
compierà una rotazione pura attorno all’origine O senza generare alcun movimento di Bennett
patologico,
mentre se spostato di +2 mm all’esterno sull’asse x2
si genererà un artefatto di
surtrusione (0.34 mm ) e di spostamento laterale 0.05 mm (movimento di Bennett patologico).
E’ evidente che per la pantografia sia indiscutibilmente essenziale la determinazione del centro di
rotazione verticale condilare destro-sinistro ed insieme determinano la distanza intecondilare. La
determinazione dell’asse verticale x3 è affidata infatti ai tracciati pantografici generati sulle piastrine
anteriori.
Dal manuale di Guichet sulla programmazione pantografica, si evince che la regolazione degli assi
verticali (ubicazione medio-laterale degli elementi componenti le fosse-condilari) va eseguita
facendo sovrapporre gli stili verticali anteriori al tracciato dell’arco gotico anteriore.(Fig.21)
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Fig.21:Tracciato pantografico dell’arco Gotico sulle piastrine anteriori. Il tracciato che la paziente sta determinando
eseguendo una laterotrusione sinistra non deve essere considerato come una sezione di un arco di cerchio ma di una
sommazione di più archi di cerchio di ϑ i che naturalmente richiedono più centri di rotazione Ci. In questo tracciato
perciò risiede tutta la genesi del complesso movimento tridimensionale del condilo laterotrusivo.
Se tutti gli stili non seguissero esattamente le code mediali dei tracciati anteriori, si sposta l’asse
verticale ( asse x3) medialmente o lateralmente. A questo punto è doveroso far notare al lettore un
altro inaccettabile limite della pantografia e cioè il fatto che questa procedura riflette in pieno la
spiegazione matematica riportata in figura 17 in cui si assume che in un piano (x,y) un corpo C è
sottoposto ad una rotazione ϑ1 attorno al centro di rotazione C1 (x1,y1) ed alla rotazione ϑ2 attorno al
centro di rotazione C2 (x2,y2) quindi si ottengono le equazioni equivalenti alla rotazione Θ = ϑ1 + ϑ2
attorno al centro di rotazione medio C le cui coordinate sono:
Le coordinate (xc, yc) risultano essere le coordinate del centro di rotazione medio C sulla retta
congiungente i due centri di rotazione C1 e C2 . La localizzazione del centro medio C nei tracciati
pantografici dell’arco gotico nelle piastrine anteriori dipende dall’ampiezza degli angoli ϑ1 e ϑ 2 ..
ϑ i e perciò la regolazione degli assi verticali risulta essere una procedura di localizzazione media
dell’asse verticale e così, di conseguenza, la determinazione della distanza intercondilare. Non si
può certamente parlare di registrazioni individuali e tanto meno di replicazione reale dei tracciati
condilari e ciò rende comprensibile il basso valore predittivo (0.15 ) di questa metodica strumentale
e l’esclusione dal RDC. Questo limite risiede proprio nei limiti bioingegneristici del metodo e non
nella standardizzazione del protocollo. (34,35,36)
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Si tenga presente che nelle discipline gnatologiche da quest’effetto di localizzazione media dei
centri di rotazione condilari verticali e dalla conseguente determinazione della distanza
intercondilare si sono generati le basi fondamenti per la realizzazione di un replicatore della
cinematica mandibolare assiografico.
SISTEMA ASSIOGRAFICO
Movimenti mandibolari e cicli masticatori
Test Diagnostici Cutoff
Sensibilità
Specificità
VPP
Cicli masticatori descrittivi
(Feine et al.,
1988)
0.26
0.70
0.11
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Attraverso il sistema assiografico e con un artifizio elegante è stato superato l’ostacolo dei sistemi
pantografici per la localizzazione del centro di rotazione condilare verticale e di conseguenza della
distanza intercondilare individuale. Non essendo possibile conoscere a priori la distanza
intercondilare e tanto meno riprodurla fedelmente, si è pensato di impiegare metodi trigonometrici
che permettessero di trasferire i valori ottenuti da una distanza interfacciale (facilmente calcolabile)
ad una distanza intercondilare mantenuta fissa sull’articolatore (110 mm)
I valori dei tracciati assiografici, comunque, vengono determinati da una serie di procedure
trigonometriche e la loro conoscenza risulta utile per la comprensione del proprio meccanismo
d’azione e del risultato.
Il processo trigonometrico riportato
(37,38)
descrive la sequenza di un processo matematico per la
determinazione dell’angolo di Bennett.
(14)
(15)
(16)
(17)
Si può notare che l’angolo di Bennett deriva dall’arcotangente del rapporto − yB e w derivabile da
senX (eq.14). Quest’ultimo rappresenta il rapporto tra lo spostamento protrusivo S della mina
tracciante sulla piastra verticale assiografica, che di norma è a passi di un millimetro, ed il raggio
equivalente alla distanza interfacciale
più il Δη indicante lo spostamento mediale del condilo
mediotrusivo.
In questo modo si stabilisce che:
-
Il senX deriva da una rotazione su un centro di rotazione posizionato nella piastrina assiografica
controlaterale al tracciato mediotrusivo. La formula (14) infatti, incorpora nel denominatore la
distanza interfacciale (
)
più il Δη. Ciò corrisponde ad una forzatura del processo
geometrico in quanto le rotazioni, intraoralmente, si sviluppano nell’area condilare e non sulle
piastrine assiografiche ad una distanza interfacciale. Successivamente si riprenderà questo
concetto.
-
Il rapporto − yB e w trasformerebbe il valore dell’angolo da una distanza interfacciale ad una
distanza intercondilare incorporando però l’errore di localizzazione della rotazione Eq. 14.
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Simulando una registrazione assiografica con una distanza interfacciale di 167 mm ed un Δη di 0.3,
0.35, 0.5, e 0.6 mm a rispettivamente 1, 2, 3 e 4 mm di spostamento S mediotrusivo, l’angolo di
Bennett risulta 20.7°, 12.5°, 11.9°e 10.7° rispettivamente (risultati axiocomp).
Il procedimento trigonometrico assiografico è perciò sovrapponibile alla trattazione
precedentemente esposta di spostamenti S definito da:
(3 )
che essendo in presenza di rotazioni d’ampiezza infinitesimali attraverso l’eq.4 si trasformerà in:
(18)
dove il vettore t corrispondente al Δη ed il
. L’arctg
al senX dell’eq.14, determinerebbero il valore
genererebbe l’angolo di Bennett ad una distanza interfacciale. Il parametro di
conversione Pc trasformerebbe la eq.18 in :
(19 )
da cui deriva l’angolo di Bennett trasferito da una distanza interfacciale individuale ad una distanza
intercondilare fissa di 110 mm. (Eq. 20)
(20)
Sostituendo i valori sopradescritti di Δη e senX nella formula 19 si avranno i valori di
da cui
estrarremo l’arcotangente:
1)
2)
3)
4)
Le eq. 18, 19 e 20 ci permettono di sostituire l’elaborato procedimento trigonometrico con soli tre
parametri e cioè il Δη, l’angolo ϑ in radianti che corrisponde al senX ed il parametro di conversione
Pc.Ciò di conseguenza ci consente di veicolarci alle leggi della meccanica razionale sopradescritte e
di estrapolare delle conclusioni significative sul sistema assiografico.
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Il concetto su cui si fonda il sistema assiografico è incompleto in quanto, anche se attraverso le
misurazioni sulle piastrine i valori lineari di spostamento (q1 , q2, q3 ) sono conosciuti, i valori
angolari ϑ1, ϑ2 , ϑ3 di rotazione dinamica
sulla terna di assi cartesiani Ox1,x2,x3
sono
sconosciuti ed il sistema di replicazione perde tre gradi di libertà angolari. Per risolvere questo
limite si è ricorsi a processi matematici ed alle leggi della meccanica razionale in cui si evince che
per rotazioni di ampiezza molto piccole (infinitesimali) si può impiegare il solo parametro ϑ
derivabile da senX.
Se per la pantografia è inappropriato quantificare un tracciato distorto dai limiti geometricomatematici che incorpora il sistema stesso e tanto vero che l’assiografia non può essere validata
scientificamente visto il grave errore trigonometrico che amputa il sistema di 3 gradi di libertà.
Queste due procedure, incorporando difetti di progettazione bioingegneristica non potranno mai
essere in grado di stabilire dei cutoff statistici applicabili a studi clinici. Possono dunque essere
considerate solo come procedure descrittive in cui la descrizione può significare tutto o nulla ed
avere, di conseguenza, termini ambigui come quelli volutamente eliminati dal RDC. Un esempio
può essere osservato in (Fig.22)
Fig.22: Tracciato assiografico eseguito con cucchiaio paraocclusale per permettere l’esecuzione di funzioni
masticatorie. L’area laterotrusiva e mediotrusiva corrisponde ai cicli masticatori ipsilaterale e controlaterale
rispettivamente.
In figura il tracciato assiografico eseguito con cucchiaio paraocclusale mostra alcuni parametri
importanti della cinematica mandibolare. La distanza in millimetri tra il punto di asse cerniera
terminale forzata e retrusa rispetto all’asse cerniera in Relazione Centrica guidata non è
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statisticamente documentata; l’area che si sviluppa dal ciclo masticatorio ipsilaterale o area
laterotrusiva non è stata mai quantificata. Cosa significa quantificare l’area masticatoria? Per essere
clinicamente validizzato un metodo deve dare dei valori numerici e non aleatori e cioè quanto è
l’area laterotrusiva e quale è la sua media e deviazione standard? Prima di tutto bisognerebbe
scomporre l’area in tanti piccoli rettangolini ( con limite tendente a 0), base costante ed altezza
variabile (conosciuta in µm), dopo di che si eseguirebbe l’integrazione di quest’area ed il risultato
sarebbe definito come l’area integrale laterotrusiva in mm2 (per ogni asse). Soltanto dopo aver
statisticamente, con un gran numero di casi, definito la media di quest’area e la deviazione standard
si possono determinare i cutoff che divideranno il campione dei malati dai sani. Naturalmente
questo è il primo passo verso la validizzazione del metodo perché dopo il metodo stesso dovrebbe
essere saggiato con parametri di valutazione diversi quali la sensibilità, specificità, VPP come
riportato in tabella 2. Anche questa definizione importante per la validazione clinica non è stata mai
considerata e per cui è giusto parlare di eliminazione da parte del RDC della procedura diagnostica
a patto che si parli di limite bioignegneristico e non di standardizzazione del metodo.
SISTEMA ELETTROGNATOGRAFICO
Movimenti mandibolari e cicli masticatori
Test Diagnostici
Cutoff
Ampiezza di apertura Maschi:35 mm
mandibolare (Dworkin et
Femmine:30 mm
el.,1990)
Velocità di movimento 300 mm/sec
mandibolare (Cooper e
Rabuzzi, 1984)
Velocità di movimento 250 mm/sec
mandibolare (Feine et
al., 1988 )
Rapporto Antero/
1/2
Posteriore
Sensibilità
Specificità
VPP
0.21
0.97
0.58
0.21
0.97
0.55
-
0.24
-
1.0
0.20
0.15
0.86
0.30
0.14
(Feine et al., 1988)
Un sofisticato strumento elettronico è stato realizzato per le registrazioni cinematiche mandibolari
con l’obiettivo principale di:
-
Essere tridimensionale nella registrazione.
-
Di ridurre al minimo l’invasività evitando il disturbo intraorale.
-
Di ottenere una buona linearità del segnale in uscita.(39)
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Questo strumento denominato elettrognatografo è prodotto da due aziende leader nel settore la
“Myotronics e Siemens”. Da un punto di vista fisico ed elettronico i due strumenti sono analoghi di
conseguenza si considererà il Sirognatograph della Siemens,(40) e si descriveranno le parti per
valutarne i vantaggi ed i limiti clinici di questa metodica .Nell'antenna del sirognathograph sono
inseriti otto sensori ad effetto Hall, identificati con le lettere A B C D E F G H (Fig.23), disposti
come gli angoli di un parallelepipedo a base rettangolare, facendo in modo che nei movimenti
mandibolari il magnete rimanga all'interno del solido stesso.
Fig.23:L’antenna incorpora per ciascun lato 4 sensori ad effetto Hall. Per la descrizione del metodo vedere testo.
Le tensioni (proporzionali all’intensità del campo magnetico) provenienti da ciascuno degli 8
sensori opportunamente miscelati e filtrati daranno lo spostamento della mandibola secondo i
tre assi cartesiani X1,X2,X3.
E` importante sapere che i sensori non sono continuamente in funzione, ma vengono attivati ogni 20
mS (frequenza di campionamento 50Hz).
Questo pone dei limiti per la massima velocita’ di spostamento che e’ possibile rilevare (secondo
la teoria del campionamento nel nostro caso 25Hz).
Comunque, anche se tale campionamento e` sufficiente per registrare i normali movimenti della
masticazione non lo e’ quando si vuole rilevare un atto impulsivo. (41)
Per semplificare la descrizione del circuito elettrico del Sirognathograph e’ necessario dividerlo in
4 stadi (Fig.24)
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Fig.24: Riferimento nel testo
Stadio 1
Ha la funzione di prelevare la frequenza di rete (50-60 Hz) per mezzo di un fotoaccoppiatore.
Successivamente un "trigger di Schmitt" provvede a trasformarla in un onda quadra, per ottenere
alla fine un impulso della durata di 10 µS con fronte di salita che coincide con quello dell'onda
quadra a 50 Hz .
Questo stadio, come già detto, e' quello deputato a prelevare la frequenza della rete elettrica molto
stabile e precisa per poterla poi utilizzare come frequenza di campionamento ( F.d.C.); essa ha un
importanza fondamentale in riferimento al contenuto informativo del segnale campionato e alle
possibilita` di ricostruire fedelmente il segnale originario.
Il teorema
del campionamento ( teorema di Shannon ) stabilisce
campionamento
deve essere maggiore
o uguale
al doppio
che la frequenza
di
di quella della componente di
frequenza più elevata del segnale in esame.(42)
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Stadio 2
In questo stadio abbiamo 5 monostabili collegati in cascata che fungono da linee di ritardo, di cui
4 a 25 µS ed 1 a 0,75 mS. I primi 4 impulsi di 25 µS servono per campionare in sequenza i 4 gruppi
di sensori G/H E/F C/D A/B Infatti tale impulso dopo essere stato ritardato di altri 7 µS arriva
al monostabile che genera l'impulso di campionamento. Tale impulso, della durata di 10 µS, verra`
utilizzato dai circuiti di sample and hold dello stadio 3 .
Il quinto monostabile della catena (0,75 mS) ha lo scopo di produrre
una latenza tra
il
campionamento degli ultimi due sensori e la generazione di un impulso per la demagnetizzazione
dei sensori stessi. Infatti un impulso della durata di 2,5 mS e di ampiezza 12 volt viene inviato alla
fine di ogni ciclo di campionamento agli 8 solenoidi posizionati vicino a ciascun sensore.
In definitiva dei 20 mS (50 Hz) di ogni ciclo il Sirognathograph esaurisce la sua funzione in circa
3 mS, i restanti 17 mS e` a riposo.
Il motivo che ha indotto il progettista del sirognathograph a scegliere il campionamento dei sensori
piuttosto che l`analisi continua e` da ricercare nella particolare caratteristica dei sensori di Hall
utilizzati .
Infatti, per aumentare la sensibilita`, il sensore di Hall e` collocato tra due piastre di ferrite che
aumenta la superficie efficace del sensore e da un convogliatore di flusso, sempre in ferrite, che
concentra il campo magnetico nella zona attiva del sensore.(43,44,) Come tutti gli altri materiali
ferromagnetici anche la ferrite conserva una certa quantita` di magnetismo residuo dopo che il
campo magnetico a cui e` sottoposto e` stato rimosso (isteresi magnetica). Pertanto per avere delle
misure lineari e precise e` necessario "demagnetizzare" il sensore (o meglio, la parte in ferrite del
sensore) con un campo magnetico inverso.
Se si aggiunge a questo il fatto di voler limitare
l`assorbimento massimo, ecco che abbiamo il campionamento sequenziale. A questo infatti servono
le linee di ritardo a 25 µS precedentemente descritte . E` questo anche il tempo durante il quale i
sensori vengono alimentati, mentre il campionamento dura 10 µS ed e` grazie alla linea di ritardo a
7 µS che essa e` centrata all`interno del tempo durante il quale i sensori da campionare sono attivati.
Comunque e` da notare
che al momento
della scarica demagnetizzante i sensori non sono
alimentati; infatti la linea di ritardo a 0,75 mS
evita che la scarica magnetica possa alterare la
misura degli ultimi due sensori campionanti.
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Stadio 3
Nel terzo stadio abbiamo gli otto circuiti di sample and hold che prelevano i segnali dall' antenna e
li congelano secondo la sequenza precedentemente descritta.
Gli otto segnali così ottenuti opportunamente sommati e filtrati daranno lo spostamento sui tre assi.
Lo spostamento sull'asse X2, viene ottenuto dapprima miscelando i segnali dai sensori ABCD ed
EFGH
Questa fase di campionamento e congelamento dei valori è determinante per la funzionalità dello
strumento. Lo spostamento infatti viene realizzato da una sommatoria dei due segnali i quali
vengono di nuovo miscelati non prima che il secondo sia stato invertito di polarità.
Il segnale cosi` ottenuto passa attraverso un filtro passabasso che rigenera il segnale analogico.
Per gli assi X1,.X3 il procedimento e' lo stesso ciò che cambia e' la combinazione degli otto segnali
dei sensori. Infatti per l'asse X1. i gruppi di sensori interessati sono ABEF e CDGH, mentre per
l'asse X3 sono ACEG e BDFH.
I tre valori degli assi così ottenuti vengono inviati al circuito di azzeramento che provvede a far
coincidere la posizione di massima intercuspidazione con l`origine dei tre assi
e quindi a far
apparire sul "display" il valore zero.
Dopo che i valori registrati dai sensori sono stati congelati dai circuiti di sample and hold, questi
segnali vengono
utilizzati nel
modo
precedentemente descritto per ricavare la posizione del
magnete rispetto ai tre assi .
Per questo motivo,purtroppo, il Sirognathograph non permette di registrare le rotazioni sui tre
assi.
Motivo principale di tale affermazione risiede nella progettazione tecnica dello strumento. Come
abbiamo precedentemente descritto nello stadio 3 nei circuiti di sample and hold viene fatta una
misurazione differenziale tra le due antenne e precisamente tra due gruppi di 4 sensori ciascuno. Ciò
significa che la misurazione non è singola per ciascun sensore ma una sommatoria di 4 sensori.
Inoltre a questo limite elettronico del sistema la difficoltà nel registrare le rotazioni madibolari
risiede anche in un fenomeno fisico legato direttamente al magnete. La rotazione sull’asse lungo del
magnete X2, non genera variazioni di campo magnetico.(Fig.25)
Ora possiamo ricollegarci ai concetti di meccanica razionale esposti precedentemente. Se un punto
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venisse posizionato sull’area incisale inferiore esso si muoverà nello spazio con tre gradi di libertà
lineari e cioè q1 , q2, q3 e tre gradi di libertà angolari q4 ,q5,.q6. Quest’ultimi tre parametri sono
sconosciuti proprio per il modo di campionamento e di congelamento della misurazione. Non
essendo possibile rilevare queste rotazioni non è possibile determinare angoli di rotazione per cui lo
strumento dovrebbe essere impiegato per pura esame descrittivo e non diagnostico.
Fig.25:La figura rappresenta le rotazione su i tre assi che il sistema elettrognatografico non è in grado di registrare.
Anche per questo strumento il basso valore predittivo
(45)
è da imputare ad errori e limiti di
progettazione più che ad errori interpretativi od alla mancanza di standardizzazione clinica.
Stadio 4
Questo stadio e' rappresentato dai tre "display" a cristalli liquidi che visualizzano la posizione sui
tre assi, dal circuito che seleziona i volts per centimetro (1-2-5) e infine dal selettore dei piani per il
plotter (X1,.X2,=orizzontale; X1,.X3.=sagittale; X2,.X3.=frontale).
Stadio 5
Antenna
Oltre al supporto in parte metallico e in parte plastico l'antenna e' costituita da 8 sensori (Ferrite
mounted Hall generator of InSb semiconductor material) e dai solenoidi posti in prossimita' di
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ciascuno di essi. Il potenziale elettrico generato da ciascun sensore di Hall prima di essere inviato
al circuito di sample and hold viene opportunamente amplificato da un integrato operazionale in
configurazione differenziale.
Oltre ai limiti precedentemente esposti un ulteriore limite bioingegneristico del sistema
elettrognatografico viene dalla frequenza di campionamento ed alla precisione della
misura. Recenti studi eseguiti su soggetti affetti da disfunzione temporo mandibolare
hanno dimostrato che l'ampiezza del riflesso mandibolare e' diminuita sul lato
ipsilaterale alla deviazione. Per
valutare più dettagliatamente la correlazione tra
posizione mandibolare e riflesso mandibolare evocato percuotendo il mento con un
martello triggerato, non e' sufficiente il campionamento del Sirognatograph. Infatti come
si può osservare in figura 26 (grafico superiore) al momento della martellata non si nota
nessuna deflessione verso il basso della mandibola (traccia inferiore) e comunque la
mandibola inizia ad abbassarsi soltanto dopo il potenziale d'azione muscolare.
Fig.26:Riflesso mandibolare evocato percuotendo il mento con un martello triggerato piezoelettrico.
Questo risulta dal fatto che per un campionamento di 50 Hz lo strumento prende 1
punto ogni 20 mSec, quando il riflesso mandibolare si e' gia esaurito. La martellata può
perciò,essere considerata come un atto impulsivo per cui e' necessario aumentare il
campionamento. Da un`attenta analisi del circuito elettrico e` emerso che e` possibile,
senza modifiche drastiche, aumentare la F. di C. fino ad un massimo di 500 Hz. Infatti
del periodo di 20 millisec. (F. di C. = 50 Hz) il Sirognathograph esaurisce il ciclo di
campionamento in circa 3 millisec., nei restanti 17 msec. e` inattivo. Pertanto riducendo
il Ciclo di campionamento a 2 msec. e` possibile aumentare la F. di C. di 10 volte.(500
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Hz). Cio` e reso possibile dal fatto che il tempo di latenza (0.75 msec) e il tempo di
saturazione (2,5 msec) hanno una tolleranza di ± 50%. Quindi per aumentare la F. di C.
e` stato necessario eseguire alcune modifiche al circuito elettrico, inserendo una piccola
scheda tra lo stadio squadratore d`onda e il monostabile a 10 microsec che moltiplica la
frequenza di rete per 10 ottenendo in uscita una F. di 500 Hz in fase con quella di
ingresso.
E` stato modificato il tempo del monostabile a 0,75 msec portandolo a 0,2 millisec e del
monostabile a 2,5 msec (demagnetizzazione) portandolo a 1,25msec.
E` stata modificata la F. di taglio dei filtri passa basso dagli originari 20-25 Hz agli attuali
200-250 Hz. Come si può notare in fig.26 (grafico inferiore), dopo aver eseguito le modifiche
opportune al Sirognathograph l'abbassamento mandibolare avviene prima del riflesso mandibolare,
e precisamente a 2,5 mSec. Si può, perciò, analizzare dettagliatamente la posizione della mandibola,
la accelerazione, il tempo di latenza meccanico di spostamento. Il nostro limite per studiare
ulteriormente la posizione mandibolare ed i riflessi trigeminali e` tuttora la F. di C., in quanto la
precisione di questo strumento e` principalmente vincolata dalla presenza della demagnetizzazione
dei sensori (precedentemente descritta).
Tutti gli studi elettrognatografici eseguiti con
Sirognathograph abbinato a sistemi
software in cui viene soppressa la demagnetizzazione dovrebbero essere considerati non
attendibili e clinicamente non significativi. La demagnetizzazione, registrabile come
corrente indotta dalle bobine dell`antenna su gli elettrodi EMG posizionati sul viso del
paziente mostrano l’importanza di questo fenomeno
(Fig.27). A tale proposito è
sufficiente schermare i cavi degli elettrodi più che eliminare la demagnetizzazione.
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Fig.27:Tracciato oscilloscopio per la valutazione del potenziale elettrico generato dalla
demagnetizzazione registrato con due elettrodi posizionati sul viso del paziente e l’asse in uscita ( z axis
corrispondente all’asse x3 ) del sirognatograph.
ELETTROMIOGRAFIA
Elettromiografia
Test Diagnostici
Cutoff
Sensibilità
Specificità
VPP
EMG a riposo ( Cooper e
Rabuzzi 1984)
EM1=10µ V
0.89
0.19
0.13
-
-
-
EM2= 2.5µ V
Livello di massima chiusura 160 µ V
masticatoria
Troppo spesso e non sempre con le adeguate conoscenze scientifiche si parla di gnatologia
funzionale riguardante l’impiego di metodiche ed apparati elettromiografici. Questo fenomeno
clinico, che per certi versi è stato forzatamente introdotto nelle discipline odontostomatologiche ed
in particolar modo nella gnatologia, ha assunto una aspetto più di moda e di speculazione che di
efficacia clinica. Per questo ed altri motivi il metodo diagnostico elettromiografico (EMG) è stato
eliminato dal RDC per il basso valore predittivo (0.13). Si discuteranno, perciò, gli argomenti base
dell’EMG generale mentre si riprenderanno e si approfondiranno successivamente gli argomenti di
EMG clinica.
Elettrodi
I segnali registrati durante una contrazione volontaria muscolare dipendono in massima parte dal
tipo di elettrodo impiegato. L’elettrodo di superficie posizionato sul
muscolo è in grado di
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registrare più unità motorie sommate, mentre l’uso dell’elettrodo ad ago permette registrazioni di
potenziali di singola unità motoria durante una moderata attività muscolare. Aumentando il carico
muscolare la sincronizzazione dell’attività di molte unità motorie preclude l’identificazione della
singola unità motoria. Per un impiego di routine si può affermare che l’elettromiografista nei
laboratori di neurofisiologia impiega principalmente elettrodi standard concentrici ad ago, bipolari
o monopolari, mentre per un uso esclusivamente gnatologico si impiegano elettrodi di superficie.
Gli elettrodi di superficie costituiti di placchette di metallo fatte di platino o argento di dimensioni
≅1 cm2 , possono essere di tipo adesivo o fissate sulla cute con collodio. La pulizia della pelle, il
lieve graffiamento e l’applicazione di pasta conduttrice
riducono l’impedenza della pelle.
L’eccessiva pasta conduttrice può generare un ponte tra i due elettrodi cancellando la differenza di
potenziale. Il voltaggio dell’offset dell’elettrodo all’interfaccia non è registrabile dall’amplificatore
ma un movimento meccanico determina cambiamenti dell’interfaccia metallo – pasta conduttrice
causando un evidente artefatto. Elettrodi di superficie vengono usati prevalentemente per il
monitoraggio della contrazione volontaria muscolare durante studi kinesiologici, (46) registrazioni di
potenziali d’azione muscolari e nervosi ed infine per stimolare le terminazione nervose periferiche.
Un elettrodo di questo tipo può anche servire come elettrodo di riferimento o di
terra. In
congiunzione con un elettrodo monopolare ad ago si possono eseguire elettromiografia in muscoli
poco profondi come il massetere, mentre per muscoli di profondità superiore come lo pterigoideo
esterno è consigliabile impiegare un ago coassiale. Come si può notare in Fig.28 il paziente viene
sottoposto ad esame elettromiografico con un elettrodo ad ago monopolare ed uno di superficie
come riferimento per la rilevazione di attività di unità motorie in profondità nel muscolo massetere.
Fig.28:Elettromiografia eseguita con elettrodo ad ago monopolare e elettrodo di superficie come riferimento. In questo
modo l’asse di registrazione diviene più trasversale e meno superficiale ma riduce l’area di registrazione stessa rispetto
alla registrazione con elettrodi di superficie.
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Il paziente si é presentato con un blocco mandibolare completo e nessuna manovra riuscì ad
sbloccare la mandibola. Furono eseguiti immediatamente gli esami elettrofisiologici trigeminali
come sopradescritto. L’assenza di attività a riposo del massetere ha escluso un interessamento
muscolare
ed ha indotto immediatamente l’operatore ad un intervento anestesiologico con
curarizzazione per permettere un indagine intraorale. La diagnosi definitiva fu di carcinoma
faringeo con invasione del muscolo pterigoideo interno di sinistra.
La punta di un elettrodo concentrico coassiale introdotto da Adrian e Bronk,(47) ha una forma ovale
con un’area esposta di circa 150 – 600 µm ed un’impedenza di 50 kΩ. L’elettrodo quando vicino
alla sorgente registra la differenza di potenziale tra il filo interno all’ago e la cannula esterna.
L’elettrodo concentrico bipolare è costituito da una cannula nel cui interno si trovano due filamenti
di platino. L’elettrodo registra la differenza di potenziale tra i due filamenti e la cannula serve da
terra. La registrazione determinata dalla differenza di potenziale elettrico tra i due filamenti
permette solo la registrazione di un piccolo numero di fibre muscolari.Nel caso riportato (Fig.29) si
evidenzia il tracciato EMG di una paziente affetta da DOF.
Fig.29:Elettromiografia di superficie dei masseteri e temporale. Si può notare un aumento dell’attività interferenziale ed
in ampiezza del temporale sinistro.
Eseguendo un’ elettromiografia ad ago (Fig.30) si è potuto evidenziare un’attività spontanea a
riposo dei muscoli masticatori ed in particolare del temporale sn con scariche polifasiche che hanno
indirizzato la diagnosi su una distonia oro facciale. Si può facilmente comprendere l’importanza di
un’indagine elettromiografica con elettrodi ad ago per una diagnosi differenziale precoce tra
patologia neurologica
o gnatologica tipicamente funzionale. In presenza di attività
elettromiografiche elevate mantenendo la mandibola in posizione di riposo è indispensabile una
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valutazione del fenomeno con elettrodi ad ago per analizzare qualitativamente
l’unità motoria
(MUP).
Fig.30: Vedi testo
Sensibilità
I potenziali registrabili durante esaminazioni elettrodiagnostiche variano in ampiezza da microvolt a
millivolt.Tenendo presente uno schermo tradizionale dei più comuni elettromiografi per uso
neurologico si deve notare che la quadrettatura della finestra temporale elettromiografica
corrisponde ad 1 V/cm. I segnali di 1 µV ed 1 mV se amplificati 1.000.000 ed 1.000 volte
rispettivamente causano una deflessione di 1 cm del segnale sul monitor. Per seguire questo range
di sensibilità l’amplificatore deve avere una serie di livelli. Un sistema che usa un preamplificatore
con un guadagno di 500, seguito da ulteriori livelli di amplificazione ed attenuazione può produrre
una variabità di guadagno da 2 a 2000. Questo arrangiamento aumenta il rapporto segnale – rumore
permettendo una maggiore amplificazione prima dell’emergenza del rumore sviluppato dal circuito
successivo. Per ottenere questo risultato è importante che il preamplificatore abbia un alta
impedenza in entrata ed un basso livello di rumore.
Questo concetto di bioingegneria sta alla base dell’interpretazione dei fenomeni elettrofisiologici,
infatti molti lavori che riportano dati di elevata attività elettromiografica registrata con elettrodi di
superficie nei muscoli masticatori in posizione di riposo, non hanno una validazione scientifica
(vedi tabella RDC). Il range di 5 – 10 µV, come riportato in letteratura
(48,49,50)
risulta essere un
errore di interpretazione in quanto questo valore deriva dal basso rapporto segnale – rumore e
dall’interferenze con la corrente di rete. Per registrare potenziali così bassi, tipici del segnale
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elettroencefalografico, sono necessari elettromiografi ad altissima sensibilità ed impedenza come
quelli per neurofisiologia. Infatti con questi apparati è possibile rilevare potenziali evocati cerebrali
somatosensoriali, visivi ed acustici che sono nell’ordine dei µV.
Si raccomanda perciò molta attenzione nell’interpretare
un rumore elettromiografico come
ipertonia muscolare.
Impedenza
L’entità della corrente generata in funzione del tempo nel tessuto muscolare o nervoso certamente
non può essere considerata come un circuito a corrente continua in cui la corrente in uscita è
costante. In questo tessuto non solo vi è un generatore di corrente, come la fibra muscolare o
nervosa ma si interpongono in questo biosistema, tessuti che posseggono una loro capacitanza,
induttanza e resistività. Tale situazione raffigura il sistema neuromuscolare come un circuito a
corrente alternata con una variante che complica ulteriormente il sistema e cioè la sorgente elettrica
viene rappresentata come un “ segnale stocastico “. Ciò indica che il segnale in uscita non è un
segnale certo, ripetibile costantemente nel tempo e facilmente configurabile come può essere la
corrente di rete, che ha una rappresentazione sinusoidale di 50 Hz, ma è un segnale che varia nel
tempo proprio per la sua modulabilità ed aleatorietà. Questo fenomeno comporta l’introduzione
dell’impedenza. In un circuito a corrente alternata in cui si sovrappongono elementi induttivi e
capacitivi, il rapporto tra il voltaggio e la corrente è chiamato impedenza ed è simile alla resistenza
in un circuito a corrente continua per la legge di Ohm. Mentre la resistenza è una costante,
l’impedenza è una quantità bidimensionale che richiede la specificazione della grandezza e
dell’angolo di fase, infatti, ambedue possono variare al variare della frequenza.(51)
Filtri
Riprendendo il concetto del segnale elettrico registrabile che abbiamo considerato variabile in
frequenza, si può notare come questo segnale risulti compreso tra una frequenza più bassa ed
un’altra più alta e ciò significa che il segnale in uscita ha una banda di frequenza propria. I filtri non
sono altro che circuiti i quali permettono il passaggio di qualche banda di frequenza mentre ne
attenuano altre, un poco come avviene per gli equalizzatori dei sistemi musicali stereo. Esistono
perciò negli apparati elettrofisiologici più complessi, filtri che tagliano le frequenze alte e filtri che
tagliano le basse ma anche i notch che consisterebbero in filtri centratori in cui si specifica la
frequenza di taglio.
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Metodi di quantificazione:Trasformate di Fourier, Integrali e Rettificazione
Un ulteriore concetto fondamentale di elettronica che è stato impiegato da tempo in elettrofisiologia
è lo studio delle frequenze di scarica del segnale elettromiografico o elettroencefalografico e
corrisponde all’analisi spettrale di Fourier. Questo matematico francese dimostrò che una
qualunque forma d’onda ripetitiva può essere espressa come la somma di una serie di sinusoidi e di
cosinusoidi. Per dare un valore clinico all’interpretazione di un tracciato elettromiografico si è
pensato fosse necessario analizzare il tracciato non in funzione del tempo ma attraverso un’analisi
dinamica
spettrale basata sulla presentazione del contenuto energetico delle varie componenti
spettrali dei segnali contenuti. Un esempio significativo che si incontra i vari campi della fisica è
costituito dalla rappresentazione di uno stesso fenomeno nel dominio del tempo o nel dominio delle
frequenze.(52) Prendiamo il caso dell’udito; un suono orchestrale può essere descritto come
andamento nel tempo della pressione totale acustica istantanea, oppure con i valori istantanei di
tutte le componenti armoniche della pressione stessa.
Una rappresentazione nel dominio del tempo di un segnale elettromiografico perciò, è più adatto ad
evidenziare episodi ed eventi mentre quella nel dominio delle frequenze fornisce maggiori
informazioni sulla natura dei generatori di quel evento o fenomeno.(Fig.31)
Fig.31:Tracciato elettromiografico dei masseteri e dei temporali
EMG non rettificato.
Il tracciato elettromiografico (Fig.31) ad una analisi visiva
mostra una normale attività
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interferenziale elettromiografica, ma se volessimo dare un valore di energia del segnale dovremmo
prima rettificarlo, successivamente analizzare lo spettro d’onda del segnale con la trasformata di
Fourier ed infine calcolarne l’area integrale e dunque quantificare l’integrale di ogni banda di
frequenza (Fig.32)
Fig.32:Tracciato elettromiografico della figura precedente trattato con rettificazione ed integrazione del tracciato per
analizzare lo spettro di potenza del segnale.
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Questo metodo fu spesso impiegato per valutare le risposte in frequenza di scarica delle unità
motorie. Si sosteneva appunto, che i muscoli interessati da tale patologia avessero una bassa
frequenza di scarica rispetto ai muscoli non coinvolti.
(53)
Questo dato clinico venne criticato per
molti motivi:
-
Lo smorzamento (damping) indotto dalle differenze strutturali e di posizione del tessuto sul
muscolo target sottostante.
-
Le variabili che entrano in gioco nell’attività muscolare volontaria.
-
La mancanza di correlazione con la forza esercitata nella chiusura della bocca (trasduttore di
forza).
Anche in questo caso il metodo EMG è stato, giustamente, eliminato dal RDC per un gravissimo
errore di interpretazione elettrofisiologico in quanto il range di EM1=5-10 µV e EM2=2.5µV,
riportati in letteratura (tabella 2) è da riferirsi a potenziali di placca (end plate potentials) di cui si
discuterà nei prossimi capitoli.
Gli argomenti trattati nei paragrafi precedenti, riguardanti l’elettromiografia generale focalizzano
l’attenzione sul tracciato elettromiografico con
attività volontaria del soggetto. Questo tipo di
elettromiografia si riferisce ad una elettromiografia quantitativa in cui si assiste ad una valutazione
principalmente organica del sistema nervoso centrale e periferico trigeminale. Nel campo della
gnatologia riabilitativa e delle disfunzioni temporo madibolari l’interesse si sta spostando su un
analisi elettrofisiologica del sistema trigeminale di tipo qualitativo. (54,55) Per questi motivi si stanno
costruendo protocolli elettrofisiologici basati su valutazioni qualitative dei riflessi trigeminali e dei
potenziali evocati motori. (56)
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STIMOLAZIONE ELETTRICHE TRANSCUTANEE
(TENS)
Metodologie di stimolazione elettrica
Test Diagnostici
Cutoff
Spazio libero di riposo prima 0.75-2.0 mm
della stimolazione ( Cooper
e Rabuzzi 1984)
Spazio libero di riposo dopo 0.75-2.0 mm
dopo la stimolazione
( Cooper e Rabuzzi 1984)
Non definita
Traiettoria di chiusura
prima dopo stimolazione
elettrica ( Cooper e Rabuzzi
1984)
Sensibilità
Specificità
VPP
0.42
0.62
0.17
0.76
0.19
0.11
0.75
0.27
0.12
La TENS da Transcutaneal Electric Nerve Stimulation è stata introdotta in odontoiatria nel 1969 ed
il principale requisito della procedura era la determinazione della posizione centrica denominata
appunto “miocentrica”. Alcuni autori criticarono immediatamente il metodo perché incapace di
evocare una risposta diretta di tutti i muscoli masticatori trigeminali mentre altri tentarono di dare
una loro spiegazione sulla genesi della trasmissione neuromuscolare.(57,58)
Uno dei concetti fondamentali su cui si basò la procedura era la stimolazione diretta dei muscoli
masticatori trigeminali. Alcuni muscoli masticatori sono inseriti in regioni profonde della faccia a
volte non raggiungibili nemmeno con elettrodi ad ago, per cui si doveva in ogni caso evocare un
risposta diretta di tutto il tronco nervoso periferico motorio trigeminale. Per studiare l’effetto del
myomonitor si è interfacciarlo un elettromiografo a 4 canali equipaggiato di un trigger di
sincronizzazione con lo stimolo erogato dal myomonitor. Questo trigger di sincronizzazione
permetteva all’elettromiografo di far partire la traccia di acquisizione ed in tal modo si poteva
evidenziare la presenza o l’assenza della risposta neuromuscolare con la propria latenza ed
ampiezza. In figura 33 si può notare la disposizione degli elettrodi sia stimolanti che registranti. Il
myomonitor, a conclusione della ricerca, non fu n grado di evocare una risposta su i muscoli
temporali in quanto il ramo nervoso motorio trigeminale di questo muscolo corre in profondità in
fossa infratemporale.
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Fig.33:Posizionamento degli elettrodi registranti e di stimolazione. Il myomonitor venne interfacciato con apposita
scheda di interfacciamento all’elettromiografo. Questa scheda permetteva di sincronizzare lo stimolo proveniente dal
myomonitor con l’acquisizione della traccia dell’elettromiografo
Si evidenzia questo fenomeno dalla figura 34 in cui appare la risposta dei muscoli masseteri ad una
latenza di ≅2ms ed ampiezza di ≅3mV mentre non appare la risposta dei muscoli temporali.(59,60)
Fig.34:Potenziale d’azione muscolare fasico generato dalla stimolazione con myomonitor. Si evidenzia solo il
potenziale dei masseteri dx. e sn
Da questo prima constatazione scientifica si assistette ad una serie di aggiustamenti metodologici
accompagnati da altrettanti spiegazioni empiriche. Avendo smantellato la teoria della stimolazione
diretta del tronco nervoso motorio trigeminale i difensori del myomonitor asserirono che la
stimolazione determinava una risposta indiretta e perciò riflessa capace di evocare un potenziale di
azione di tutti i muscoli masticatori trigeminali. Purtroppo la risposta riflessa tanto esaltata è una
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Università degli Studi di Sassari
risposta riflessa trigeminale molto complessa ed è denominata onda H da Huffman (61)
Questa risposta riflessa deriva dalla stimolazione diretta delle fibre Ia in fossa infratemporale che
inviano l’impulso nervoso al sistema nervoso centrale e precisamente ai nuclei mesencefalici
trigeminali i quali, con un collaterale, determinano il reclutamento fasico dei motoneuroni
trigeminali. Ci sono due parametri essenziali in questo tipo di risposta riflessa:
 Lo stimolo elettrico deve essere assolutamente basso per evocare un potenziale d’azione
dalle fibre Ia e non dalle fibre α per cui lo stimolo in fossa infratemporale deve essere
portato con elettrodo ad ago in prossimità del nervo motorio masseterino (Fig.35)
 Per evocare una risposta dai nuclei motori del V non è sufficiente l’input periferico delle
fibre Ia e del nucleo mesencefalico ma è necessario che il nucleo motorio del V sia in una
condizione di pre-eccitabilità . Questa pre-eccitabilità sul V motorio viene dal wolley del
sistema cortico-bulbare, il che significa, che il paziente deve volontariamente stringere con
moderazione i denti. In conclusione, nessuna risposta riflessa di tipo onda –H può essere
evocata mantenendo la bocca in posizione di riposo fisiologico.
Fig.35:Posizionamento degli elettrodi per evocare un onda H. Gli elettrodi di stimolazione sono costituiti da un
elettrodo ad ago inserito in fossa infratemporale i cui réperi anatomici sono l’arco zigomatico e la posizione del condilo
mandibolare in apertura. Gli elettrodi di registrazione sono posizionati sul massetere.
Il sistema RDC ha giustamente eliminato questa metodica come esame diagnostico in quanto non
validizzato clinicamente (valore predittivo positivo 0.11-0.17). Il difetto che si può imputare al
sistema RDC è che questa metodica doveva essere eliminata per l’errore grave di interpretazione
elettrofisiologica e non per la mancanza di dati statistici standardizzati. E’ da tener presente che
non è pensabile una preparazione bioingegneristica da parte di un ampia popolazione di medici
che impiegano strumenti elettromedicali per scopi diagnostici, per cui è auspicabile che le industrie
stesse realizzino strumenti ineccepibili da un punto di visto fisico e fisiologico. Premesso questo
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l’utilizzatore e perciò il medico, si adopererà per la sperimentazione clinica e di conseguenza per la
validizzazione del metodo.
ALTERNATIVA AL RDC
Un alternativa al sistema RDC che, nel suo contesto ovviamente, ha ridotto il livello scientifico
diagnostico a soli esami clinici puramente odontoiatrici, rimane: a) una attenta semeiotica medica,
b) un test psicometrico di qualsiasi tipo ( si tende a screening con test semplici tipo Hamilton),
c) l’impiego di indagini strumentali appropriati al percorso diagnostico intrapreso. In un paziente
con DTM, per esempio,
che riferisce dolore e ipoestesia, spasmo muscolare o movimenti
involontari mandibolari, vertigini o quant’altro, sarà più opportuno indirizzare la diagnostica
strumentale su indagini elettrofisiologiche o di RM dell’encefalo o test di laboratorio ematochimici
più che una RM dell’ATM o un semplice esame clinico dell’apertura della bocca come consiglia
RDC.
Per quanto riguarda l’elettrofisiologia trigeminale un riflesso è certamente una risposta complessa
che coinvolgente il sistema nervoso centrale e periferico, più o meno complessa in quanto dipende
dalla circuiteria mono o polisinaptica interessata. In una risposta riflessa si può relativamente
distinguere il contributo dell’input periferico dall’output centrale. In questo modo l’analisi
elettrofisiologica ha una componente organica e funzionale. Per ottenere ciò è necessario che le
risposte evocate dai muscoli target siano messi in relazione ad un evento. Questo evento può essere
uno stimolo visivo, acustico, elettrico o meccanico. Inoltre lo stimolo, chiamato trigger, determina
lo start dell’acquisizione del tracciato con una finestra temporale precedentemente programmata. In
questa finestra temporale risiede tutta la risposta muscolare interessata. Attraverso questo metodo è
possibile implementare il tracciato con average, smoothing, analisi dell’area integrale pre-e post
trigger, ecc..
Se il trigger è di tipo visivo o acustico e la registrazione avviene con elettrodi posti sul cranio si
assiste ad un’analisi del tracciato elettroencefalografico di quella finestra temporale che corrisponde
ad un potenziale evocato visivo od acustico. Questo fenomeno elettrofisiologico viene chiamato
potenziale corticale evocato in quanto lo stimolo ha origine periferica e la registrazione viene
eseguita sull’attività del sistema nervoso centrale. Di solito l’analisi di questi potenziali evocati si
ferma alle prime stazioni della generazione dell’impulso, tronco encefalico per l’acustico, corteccia
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occipitale per il visivo, perciò le onde elettrofisiologiche studiate sono nell’ordine di 10 –100 mSec.
Il loop di questo evento, perciò, è periferico- centrale.
Se uno stimolo di tipo elettrico o recentemente magnetico(Fig.36) fosse applicato sullo si può
indurre una depolarizzazione del tessuto nervoso centrale motorio, sia delle fibre cortico bulbari
(C-MEPs)
che della radice motoria (R-MEPs) e registrare in periferia sui muscoli target un
potenziale evocato chiamato potenziale evocato motorio. Il loop di questo evento a differenza
dell’altro è centrale- periferico.
Fig.36: Rappresentazione di una stimolazione corticale trigeminale magnetica. Il coil consiste di una bobbina in cui
passa un impulso di 3000 V con durata di 100 –200 µS. Il passaggio di corrente nella bobbina genera un campo
magnetico indotto capace di attraversare il cranio facilmente e senza alcun dolore per il paziente. Il campo magnetico
intracranico viene ritrasformato in campo elettrico indotto capace di depolarizzare i motoneuroni piramidali con
meccanismi complessi.
Un altro tipo di valutazione qualitativa elettrifisiologica consiste nell’analisi delle risposte
muscolari evocate da un stimolo applicato alla periferia e registrato alla periferia stessa nei muscoli
target. In questo caso il loop è periferico- centrale- periferico e corrisponde allo studio dei riflessi
in senso stretto. L’analisi dei riflessi trigeminali e dei potenziali evocato motori delle radici e della
corteccia trigeminale perciò consente di valutare il livello di facilitazione o inibizione di tipo
centrale o periferico nell’uomo.(62) Un esempio di riflessi trigeminali è riportato.(Fig.37)
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Fig.37:Riflesso mandibolare evocato percuotendo il mento attraverso un leggera percussione del mento attraverso un
martelletto neurologico triggerato piezoelettrico. Lo stiramento indotto dalla martellata determina lo stiramento dei fusi
neurmuscolari ed un potenziale di azione delle fibre Ia che hanno il loro corpo cellulare nei nuclei mesencefalici
trigeminali. Il loop del riflesso si chiude evocando una risposta fasica dei motoneuroni trigeminali.
In conclusione la gnatologia si sta evolvendo verso una tecnologia capace di incorporare
metodologie specificatamente neurofisiologiche e bioingegneristiche per ottenere un miglioramento
diagnostico ed un riconoscimento scientifico internazionale.
MATERIALI E METODI
PAZIENTI
Sono stati testati 69 soggetti dei quali un gruppo di 33 pazienti riferivano dolore cronico oro
facciale unilaterale differenziato in un sottogruppo di 13 pazienti che riferivano dolore oro-facciale
atipico (DOA) in cui era difficile evidenziare segni patologici occlusali e/o dell’articolazione
temporomandibolare ATM ed in un sottogruppo di 20 pazienti con dolore oro-facciale e segni
clinici caratteristici dei DTM.
Questi segni clinici erano rappresentati da rumori dell’ATM come click e scrosci, blocchi articolari
parziali e totali, deviazioni mandibolari in chiusura e limitazione nell’apertura della bocca inferiore
a 30 mm.. L’età media del gruppo fu di 37.4 ±± 12.4 e fu classificato come “ painfull patients
“ (pf).
GRUPPO DI CONTROLLO
Il gruppo dei 36 soggetti di confronto erano costituiti da un sottogruppo di 15 soggetti sani e di un
altro di 21 soggetti che non riferivano alcun dolore oro facciale ma presentavano sintomi episodici
rari con caratteri fisici tipici dei DTM. L’età media del gruppo fu di 30.8 ±± 9 e fu classificato come
“ painless patients “ (pl).
A tutti i soggetti furono eseguiti i seguenti esami elettrofisiologici:
POTENZIALE EVOCATI MOTORI DELLE RADICI TRIGEMINALI (BILATERAL ROOT- MOTOR
EVOKED POTENTIALS BR-MEPS )
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La Stimolazione Elettrica Transcraniale (eTCS) delle due radici trigeminali fu evocata attraverso un
elettromiografo equipaggiato di due elettrostimolatori (Phasis OteBiomedica, Italia). Gli elettrodi
per la stimolazione furono posizionati sul cranio seguendo questa disposizione: l’anodo al vertice ed
il catodo a 11-12 cm lungo una linea meato acustico-vertice della regione parietale su ciascun lato.
La disposizione degli elettrodi permette il passaggio di corrente tra il catodo e l’anodo. Da tener
presente che per evocare una risposta dalla radice trigeminale è preferibile posizionare il catodo
sull’area della radice in quanto questo tessuto nervoso si comporta elettrofisiologicamente come un
nervo periferico.
In fig.2 si può notare come la distanza tra la regione parietale del cranio ed il forame ovale è
di ≅ 4 cm il che favorisce la stimolazione catodica per evocare una risposta dalla radice motoria
trigeminale intra o extra cranica. Se invertiamo la disposizione elettrodica si determinerà una
stimolazione anodica più efficace per evocare una risposta corticale trigeminale.
Fig.2: Il taglio assiale TC passante per il meato acustico medio ed interno evidenzia chiaramente il forame ovale ad una
distanza dalla regione parietale ≅ 4 cm.
In figura 3 , infatti, viene riportata una tipica stimolazione anodica del emisfero cerebrale destro.
L’artefatto elettrico viene registrato ovviamente su ambedue i lati ( masseteri) dopo di che si può
assistere ad una risposta ispilaterale allo stimolo denominata Root-MEPs da potenziale evocato
della radice motoria ed una risposta controlaterale denominata C-MEPs da potenziale evocato
motorio corticale. Questa risposta neuromuscolare ha una latenza di ≅ 6mS ed è generata dalla
distanza del fascio cortico-bulbari.e dal ritardo centrale.
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Fig.3: Stimolazione anodica della corteccia trigeminale. Il posizionamento dell’anodo in regione parietale a 11 cm sulla
linea meato acustico-vertice, genera due risposte la Root- MEPs (ispilaterale) e la Cortex-MEPs (controlaterale)
Le risposte neuromuscolari furono chiamate Potenziali Evocati Motori Trigeminali Bilaterali e
siglate come
b
R-MEPs.
(11,12)
Lo stimolo elettrico consisteva in un onda quadra di 250 µms in
durata ad un voltaggio di 200-300 V ed una corrente di ≅@100 mA. La sensibilità EMG fu di 2
mV per divisione ed i filtri passabanda 0.1 - 2 kHz.
Furono registrati ed analizzate le ampiezze del potenziale attraverso il calcolo picco-picco. Il
reclutamento massimale della radice trigeminale fu determinato aumentando il voltaggio fino alla
saturazione delle risposte e cioè fin quando l’ampiezza del
b
R-MEPs non cambiava più
aumentando ulteriormente la corrente di stimolazione.
MISURE
Il primo step di questo studio fu di individuare un lato a cui riferire le risposte neuromuscolari
trigeminali riflesse ed evocate motorie. Per i “painfull patients”x il lato fu individuato nel lato
algico e denominato “painfull patients - ” ( pf – ) mentre per i painless patients e precisamente per i
soggetti sani, fu considerato il lato di non preferenza masticatoria, mentre per gli asintomatici il lato
dove si verificavano episodicamente fenomeni fisici riferibili clinicamente a DTM e fu denominato
“painless patients - ” ( pl - ) I controlaterali,naturalmente, per i painfull patients e i painless patients
furono denominati ( pf + ) e ( pl + ) rispettivamente .
Sono stati analizzati i seguenti parametri:
a) ampiezza picco-picco del jaw jerk per ogni lato quando la mandibola veniva mantenuta in rest
position, per i painfull patients and painless patients.(
rpJJpf
-,
rpJJpf
+,
rpJJpl
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-
e rpJJpl +)
b) ampiezza picco-picco del jaw jerk per ogni lato quando la mandibola veniva mantenuta dal
paziente in intercuspal position per i painfull patients and painless patients. ( ipJJpf -, ipJJpf +,
ipJJpl
-
e ipJJpl + )
c) ampiezza picco-picco del bRoot-MEPs per ogni lato ( Rpf –, Rpf +,Rpl – e del Rpl + )
d) il rapporto espresso in percentuale tra il valore di ampiezza del JJpf – ed il controlaterale JJpf
+
denominato JJpf % ; del JJpl – ed il JJpl + denominato JJpl %. Il test fu eseguito nelle condizioni
di posizione di riposo e di massima intercuspidazione ( rpJJpf %, rpJJpl %, ipJJpf % ed ipJJpl % )
e) il rapporto espresso in percentuale tra il valore di ampiezza del Rpf – ed il controlaterale Rpf
+
denominato Rpf % , del Rpl – e del controlaterale Rpl + denominato Rpl %.
Per i valori assoluti dei voltaggi sono stati calcolati media, deviazione standard, mediana, valore
minimo e massimo. Inoltre fu calcolata la differenza in percentuale dell’ampiezza del jaw jerk in
rest position ed in intercuspal position rispetto all’ampiezza dei Root.MEPs ipsilaterale.
Per i valori dei rapporti sono stati calcolati i seguenti parametri descrittivi: media, deviazione
standard, mediana, varianza, asimmetria e curtosi. Per valutare la differenza tra gruppi e’ stato
utilizzato il test di Mann-Whitney per 2 campioni indipendenti.
Il rapporto fu calcolato inserendo sempre al numeratore il lato di riferimento e cioè per i bRootMEPs il Rpf – ed il Rpl – e per il jaw jerk in rest position
ipJJpf
–
rpJJpf
-,
rpJJpl
-
ed intercuspal position
ed il ip JJpl –.
Inoltre sono stati anche calcolati i seguenti percentili: 5, 10, 25, 50, 75, 90, 95. L’uso dei percentili
al posto degli intervalli di confidenza, per la valutazione dei cut-off diagnostici, e’ reso necessario
dalla distribuzione non perfettamente normale dei valori, vedi curtosi e asimmetria, e dalla loro
ridotta numerosità.
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RISULTATI
In Tab.1,2,3 sono riportati rispettivamente,i valori assoluti per i painfull e i painless patients, del
jaw jerk in rest position, in intercuspal position e dei
±0.23 ) e del
rpJJpl
+
bRoot-MEPs.
La media del rpJJpl - ( 0.75
(0.94 ± 0.24) mostrarono una relativa simmetria tra lati e tra i gruppi ed il
valore di ampiezza tra il jaw jerk e l’ampiezza massima della Root-MEPs ipsilaterale risultò in
media di ≅@ 20 % per ambedue i gruppi.
Tab.1
rpJJpl −
rpJJpl
+
rpJJpf −
rpJJpf
mV
mV
mV
mV
Media
0.75
0.94
0.65
0.87
S:D.
0.23
0.24
0.21
0.23
Mediana
0.72
0.95
0.64
0.84
Min.
0.4
0.53
0.31
0.54
Max.
% of R-MEPs
1.19
0.17
1.28
0.2
1.09
0.15
1.3
0.16
+
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ipJJpl−
+
ipJJpl
ipJJpf−
+
ipJJpf
mV
mV
mV
mV.
Media
0.8
1.3
0.4
1.5
S:D.
0.5
0.6
0.4
1.1
Mediana
0.7
1.2
0.3
1.2
Min.
0.2
0.4
0.03
0.2
Max.
% of R-MEPs
2.2
18
2.8
27
1.9
9.5
6.8
29
Rpl−-
Rpl+
Rpf−-
Rpf+
mV
mV
mV
mV
Media
4.4
4.7
4.2
5.2
S:D.
1.9
2.1
2.9
2.5
Mediana
4
4.3
4.2
4.5
Min.
2
2.2
0.6
1.9
Max.
11
12.5
14.9
11.1
Tab.2
Tab. 3
La media del ipJJpl−- fu di 0.8 mV ±± 0.5 mentre per il controlaterale ipJJpl+ fu di 1.3 mV ±± 0.6. I
risultati in questo gruppo furono simili a quelli riportati per i soggetti sani in altri studi (13,14).
La media del ipJJpf−- fu di 0.4 mV ±± 0.4 e 1.5 mV ±± 1.1 per il controlaterale.
Per i bRoot-MEPs la media del Rpl−- fu di 4.4 mV ±± 1.9 mentre per il controlaterale Rpl+ di 4.7
mV ±± 2.1. La media per Rpf−- fu 4.2 mV ±± 2.9 mentre per Rpf+ fu 5.2 mV ±± 2.5.
Fu calcolata per ciascun gruppo, anche, la percentuale in ampiezza del jaw jerk rispetto
all’ampiezza della Root-MEPs ipsilaterale. I risultati furono:
L’ampiezza del jaw jerk in intercuspal position rispetto all’ampiezza della R-MEPs ipsilaterale nei “
pf ” fu il 9.5% sul lato del dolore mentre risultò normale sul controlaterale ≅@ 30%. Il valore medio
in percentuale dell’ampiezza del jaw jerk rispetto all’ampiezza della Root-MEPs, riportata in
letteratura è del ≅@ 30%.
(15,16)
L’analisi del rapporto in percentuale tra lati (Tab.4 ) mostrò un’elevata simmetria della risposta della
bRoot-MEPs
sia per i Rpl % (0.93 % ±± 0.12 ) che per i Rpf % (0.91% ±± 0.22) con una differenza
tra le medie di 0.02 non statisticamente significativo ( P>>0.5).
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Quando i soggetti mantenevano la mandibola in rest position rpJJpf
rpJJpl
%
%
( 0.86 ±± 0.38 ) che per i
( 0.81 ±± 0.4 ) la differenza tra le medie non fu statisticamente significativa mentre si
evidenziò una elevata asimmetria tra il ipJJpl % (0.61 % ±± 0.2) ed i ipJJpf % (0.24 % ±± 0.14) con
una differenza tra medie di 0.37, corrispondente al 37%, statisticamente significativa (P<10-3).
Tab.4
Rpl %
0.93
0.12
0.90
1.5-2
1.5
3.13
Media
D. S.
Mediana
Varianza
Asimmetria
Curtosi
Differenza tra le medie
P-value (test di Mann
Rpf %
0.91
0.22
0.92
5-2
-1.7
4.7
rpJJpf
%
rpJJpl
0.86
0.38
0.75
0.14
1.13
2
%
ipJJpf
0.81
0.4
0.74
0.16
0.95
2
0.02
> 0.5
%
ipJJpl
0.24
0.14
0.23
2.03-2
0.79
-0.11
0.05
>0.5
%
0.61
0.2
0.6
4.2-2
0.21
-1.1
0.37
<10-3
Whitney)
L’analisi dei percentili a differenti step per i ipJJpl
%
, ipJJpf %, Rpl
%
e Rpf
%
è stata eseguita per
determinare due cutoff:
-
il primo, denominato cutoff a, necessario per una precoce diagnosi differenziale tra DOA e
patologie neurologiche intracraniche ed extracraniche coinvolgenti il sistema nervoso
trigeminale. Questo primo filtro è basato sulle risposte dei
bRoot-MEPs
ed in particolare sul
rapporto Rpf % e Rpl % .
-
il secondo, denominato cutoff b, basato sulle risposte del jaw jerk
(ipJJpf
%
e ipJJpl
%
in intercuspal position
) rappresenta un secondo filtro che oltre ad essere una conferma del primo,
identifica nel campione del DOA il comportamento specifico neuromuscolare dei pazienti con
DTM. Tab.5
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Tab.6
ipJJpf
Cutoff a <0.76
Cutoff a >0.76
Organic Damage
DTM
(out)
(entry)
Organic Damage
DOA
(out)
(entry)
%
Cutoff b > 0.32
Percentili
5
10
25
50
75
90
95
Rpf %
%
Cutoff b< 0.32
ipJJpf
Rpf %
Rpl %
0.76
0.81
0.85
0.9
0.96
1.1
1.2
ipJJpl
0.32
0.35
0.44
0.60
0.81
0.9
0.94
%
Rpf %
0.21
0.74
0.85
0.92
1.06
1.1
1.2
ipJJpf
5.1-2
%
0.1
0.13
0.23
0.32
0.46
0.56
Considerando un percentile del 5% il cutoff a cade ad un rapporto in percentuale tra lati (Rpl % ) di
0.76 e viene considerato come valore di riferimento per disturbi di tipo organico del sistema
trigeminale. Valori < 0.76, che descrivono asimmetrie tra lati superiori al 24 % sono considerati
Organic Damage ed escono dal modello mentre valori > 0.76 sono considerati DOA e passano al
secondo filtro e cioè al cutoff b .
Il cutoff
b
basato sul rapporto del jaw jerk, ad un percentile del 5% genera, per i ipJJpl
asimmetria tra lati di 0.32
%
una
e questo fu considerato come valore di riferimento per la diagnosi
differenziale tra DOA e DTM. Valori < 0.32 e cioè asimmetrie superiori al 68 % tra lati sono
riferibili a pazienti con DTM e nel nostro campione corrispondono al 75 %.
In Tab.6 viene riportata una matrice per il cutoff a e per il cutoff b che consente un rapida valutazione
elettrofisiologica del caso clinico.
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DISCUSSIONE
CONSIDERAZIONI NEUROFISIOPATOLOGICHE
Con la eTCS le fibre trigeminali sono depolarizzate lungo il proprio corso intracranico prossimale
al forame ovale. La simmetria in ampiezza delle risposte Rpf % ci permettere di escludere possibili
danni organici della radice motoria od errori tecnici di registrazione includendo anche il
posizionamento degli elettrodi.
Alcuni autori
(17)
riportarono estreme asimmetrie in ampiezza nei pazienti con DTM, altri
reclutando principalmente paziente DTM con sintomatologia decisamente unilaterale
che le asimmetrie del jaw jerk erano a carico della latenza
(19,20,21) oltre
(18)
che della ampiezza.
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notarono
In questo studio l’asimmetria di ampiezza del jaw jerk sembra essere dovuta principalmente ad una
mancata facilitazione del riflesso sul lato del dolore quando la mandibola era mantenuta in massima
intercuspidazione (ipJJpf %.) Questa affermazione deriva dalla considerazione che l’ampiezza media
del riflesso sul lato del dolore dei painfull subjects corrisponde al 9.5% della Root-MEP inferiore
perciò al controlaterale ( 29%) ed a quello registrato con la mandibola in rest position. Tab.1,2.
Sono presi in considerazione i possibili meccanismi neurofisiopatogenetici che modulano le risposte
riflesse muscolari trigeminali.
SBILANCIAMENTO PRIMARIO DEL DRIVE CENTRALE
Alcuni studi hanno dimostrato una diminuzione del 50% della forza di chiusura mandibolare
(22)
mentre altri conclusero che “ iperattività muscolare “ potesse essere il meccanismo chiave nel DTM
e che l’iperattività muscolare originasse da un meccanismo centrale nel sistema nervoso
L’anormale attività del drive centrale si esplicherebbe mediante una modulazione direttamente sui
motoneuroni, attraverso il sistema corticobulbare, o indirettamente attraverso la modulazione delle
circuiterie multisinaptiche della formazione reticolare laterale. Le cause dell’iperattività muscolare
sono state riferite a fattori psicogeni
(23,24,25,26)
od a patologie primarie del sistema nervoso centrale
come le distonie.(27)
In uno studio in cui furono reclutati pazienti affetti da DTM con sintomatologia e segni clinici
unilaterali,
(28)
fu testata la funzionalità del sistema corticobulbare ed il sistema corticoreticolare,
attraverso stimolazione magnetica corticale ed il ciclo di recupero del periodo silente esterocettivo
masseterino.
Il comportamento elettrofisiologico delle risposte neuromuscolari, in questi pazienti, fu
sovrapponibile a quello dei soggetti sani escludendo,perciò, qualsiasi forma di ipereccitabilità del
sistema nervoso centrale elettrifisiologicamente documentabile.(29,30)
SBILANCIAMENTO PRIMARIO DELL’INPUT PERIFERICO
Deviando la mandibola su un lato, si determina
un aumento dell’attività elettromiografica e
dell’ampiezza del jaw jerk sul lato mediotrusivo (controlaterale alla deviazione) ed inoltre questo
aumento è proporzionale alla deviazione mandibolare.
(31)
e ciò porterebbe a pensare ad un
potenziamento dell’asimmetrie in intercuspal position.
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Negli esperimenti sull’uomo la contrazione volontaria è in grado di attivare sia i neuroni
scheletromotori che i fusimotori.
(32,33,34)
Rimane comunque non chiaro se gli effetti sui riflessi
siano mediati da cambiamenti delle proprietà meccaniche delle fibre extrafusali, delle intrafusali o
di ambedue. In un recente lavoro
(35)
gli autori dimostrarono che il riflesso tendineo aumenta del
doppio ed oltre con una contrazione muscolare volontaria del 5% e che questa facilitazione aumenta
fino ad una contrazione del 25% dopo di che il riflesso va incontro ad una saturazione..
Se coesistesse una deviazione mandibolare verso il lato algico si determinerebbe un cambiamento
fisico-meccanico dei fusi neuromuscolari sia di tipo passivo ( stiramento) che di tipo attivo
( attivazione fibre γ )
S BILANCIAMENTO S ECONDARIO
DEL
D RIVE C ENTRALE
DA INPUT DELL ’A RTICOLAZIONE
TEMPOROMANDIBOLARE
La sostanza P (SP) e la Neurokinina A (NKA) sono state trovate nel fluido sinoviale, nelle fibre
nervose dell’articolazione temporomandibolare (ATM).(36) e nel subnucleo caudalis del V.
(37,38)
Stimoli nocicettivi provocano rilascio di SP e NKA facilitando le reazioni nocicettive attraverso una
lenta DISCUSSIONE
CONSIDERAZIONI NEUROFISIOPATOLOGICHE
Con la eTCS le fibre trigeminali sono depolarizzate lungo il proprio corso intracranico prossimale
al forame ovale. La simmetria in ampiezza delle risposte Rpf % ci permettere di escludere possibili
danni organici della radice motoria od errori tecnici di registrazione includendo anche il
posizionamento degli elettrodi.
Alcuni autori
(17)
riportarono estreme asimmetrie in ampiezza nei pazienti con DTM, altri
reclutando principalmente paziente DTM con sintomatologia decisamente unilaterale
che le asimmetrie del jaw jerk erano a carico della latenza
(19,20,21) oltre
(18)
notarono
che della ampiezza.
In questo studio l’asimmetria di ampiezza del jaw jerk sembra essere dovuta principalmente ad una
mancata facilitazione del riflesso sul lato del dolore quando la mandibola era mantenuta in massima
intercuspidazione (ipJJpf %.) Questa affermazione deriva dalla considerazione che l’ampiezza media
del riflesso sul lato del dolore dei painfull subjects corrisponde al 9.5% della Root-MEP inferiore
perciò al controlaterale ( 29%) ed a quello registrato con la mandibola in rest position. Tab.1,2.
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
Scuola di dottorato in scienze biomediche -indirizzo in odontostomatologia preventiva
Università degli Studi di Sassari
Sono presi in considerazione i possibili meccanismi neurofisiopatogenetici che modulano le risposte
riflesse muscolari trigeminali.
SBILANCIAMENTO PRIMARIO DEL DRIVE CENTRALE
Alcuni studi hanno dimostrato una diminuzione del 50% della forza di chiusura mandibolare
(22)
mentre altri conclusero che “ iperattività muscolare “ potesse essere il meccanismo chiave nel DTM
e che l’iperattività muscolare originasse da un meccanismo centrale nel sistema nervoso
L’anormale attività del drive centrale si esplicherebbe mediante una modulazione direttamente sui
motoneuroni, attraverso il sistema corticobulbare, o indirettamente attraverso la modulazione delle
circuiterie multisinaptiche della formazione reticolare laterale. Le cause dell’iperattività muscolare
sono state riferite a fattori psicogeni
(23,24,25,26)
od a patologie primarie del sistema nervoso centrale
come le distonie.(27)
In uno studio in cui furono reclutati pazienti affetti da DTM con sintomatologia e segni clinici
unilaterali,
(28)
fu testata la funzionalità del sistema corticobulbare ed il sistema corticoreticolare,
attraverso stimolazione magnetica corticale ed il ciclo di recupero del periodo silente esterocettivo
masseterino.
Il comportamento elettrofisiologico delle risposte neuromuscolari, in questi pazienti, fu
sovrapponibile a quello dei soggetti sani escludendo,perciò, qualsiasi forma di ipereccitabilità del
sistema nervoso centrale elettrifisiologicamente documentabile.(29,30)
SBILANCIAMENTO PRIMARIO DELL’INPUT PERIFERICO
Deviando la mandibola su un lato, si determina
un aumento dell’attività elettromiografica e
dell’ampiezza del jaw jerk sul lato mediotrusivo (controlaterale alla deviazione) ed inoltre questo
aumento è proporzionale alla deviazione mandibolare.
(31)
e ciò porterebbe a pensare ad un
potenziamento dell’asimmetrie in intercuspal position.
Negli esperimenti sull’uomo la contrazione volontaria è in grado di attivare sia i neuroni
scheletromotori che i fusimotori.
(32,33,34)
Rimane comunque non chiaro se gli effetti sui riflessi
siano mediati da cambiamenti delle proprietà meccaniche delle fibre extrafusali, delle intrafusali o
Alessandro Minniti Diagnosi e terapia dei disturbi cranio-mandibolari
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di ambedue. In un recente lavoro
(35)
gli autori dimostrarono che il riflesso tendineo aumenta del
doppio ed oltre con una contrazione muscolare volontaria del 5% e che questa facilitazione aumenta
fino ad una contrazione del 25% dopo di che il riflesso va incontro ad una saturazione..
Se coesistesse una deviazione mandibolare verso il lato algico si determinerebbe un cambiamento
fisico-meccanico dei fusi neuromuscolari sia di tipo passivo ( stiramento) che di tipo attivo
( attivazione fibre γ )
S BILANCIAMENTO S ECONDARIO
DEL
D RIVE C ENTRALE
DA INPUT DELL ’A RTICOLAZIONE
TEMPOROMANDIBOLARE
La sostanza P (SP) e la Neurokinina A (NKA) sono state trovate nel fluido sinoviale, nelle fibre
nervose dell’articolazione temporomandibolare (ATM).(36) e nel subnucleo caudalis del V.
(37,38)
Stimoli nocicettivi provocano rilascio di SP e NKA facilitando le reazioni nocicettive attraverso una
lenta DISCUSSIONE
CONSIDERAZIONI NEUROFISIOPATOLOGICHE
Con la eTCS le fibre trigeminali sono depolarizzate lungo il proprio corso intracranico prossimale
al forame ovale. La simmetria in ampiezza delle risposte Rpf % ci permettere di escludere possibili
danni organici della radice motoria od errori tecnici di registrazione includendo anche il
posizionamento degli elettrodi.
Alcuni autori
(17)
riportarono estreme asimmetrie in ampiezza nei pazienti con DTM, altri
reclutando principalmente paziente DTM con sintomatologia decisamente unilaterale
che le asimmetrie del jaw jerk erano a carico della latenza
(19,20,21) oltre
(18)
notarono
che della ampiezza.
In questo studio l’asimmetria di ampiezza del jaw jerk sembra essere dovuta principalmente ad una
mancata facilitazione del riflesso sul lato del dolore quando la mandibola era mantenuta in massima
intercuspidazione (ipJJpf %.) Questa affermazione deriva dalla considerazione che l’ampiezza media
del riflesso sul lato del dolore dei painfull subjects corrisponde al 9.5% della Root-MEP inferiore
perciò al controlaterale ( 29%) ed a quello registrato con la mandibola in rest position. Tab.1,2.
Sono presi in considerazione i possibili meccanismi neurofisiopatogenetici che modulano le risposte
riflesse muscolari trigeminali.
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SBILANCIAMENTO PRIMARIO DEL DRIVE CENTRALE
Alcuni studi hanno dimostrato una diminuzione del 50% della forza di chiusura mandibolare
(22)
mentre altri conclusero che “ iperattività muscolare “ potesse essere il meccanismo chiave nel DTM
e che l’iperattività muscolare originasse da un meccanismo centrale nel sistema nervoso
L’anormale attività del drive centrale si esplicherebbe mediante una modulazione direttamente sui
motoneuroni, attraverso il sistema corticobulbare, o indirettamente attraverso la modulazione delle
circuiterie multisinaptiche della formazione reticolare laterale. Le cause dell’iperattività muscolare
sono state riferite a fattori psicogeni
(23,24,25,26)
od a patologie primarie del sistema nervoso centrale
come le distonie.(27)
In uno studio in cui furono reclutati pazienti affetti da DTM con sintomatologia e segni clinici
unilaterali,
(28)
fu testata la funzionalità del sistema corticobulbare ed il sistema corticoreticolare,
attraverso stimolazione magnetica corticale ed il ciclo di recupero del periodo silente esterocettivo
masseterino.
Il comportamento elettrofisiologico delle risposte neuromuscolari, in questi pazienti, fu
sovrapponibile a quello dei soggetti sani escludendo,perciò, qualsiasi forma di ipereccitabilità del
sistema nervoso centrale elettrifisiologicamente documentabile.(29,30)
SBILANCIAMENTO PRIMARIO DELL’INPUT PERIFERICO
Deviando la mandibola su un lato, si determina
un aumento dell’attività elettromiografica e
dell’ampiezza del jaw jerk sul lato mediotrusivo (controlaterale alla deviazione) ed inoltre questo
aumento è proporzionale alla deviazione mandibolare.
(31)
e ciò porterebbe a pensare ad un
potenziamento dell’asimmetrie in intercuspal position.
Negli esperimenti sull’uomo la contrazione volontaria è in grado di attivare sia i neuroni
scheletromotori che i fusimotori.
(32,33,34)
Rimane comunque non chiaro se gli effetti sui riflessi
siano mediati da cambiamenti delle proprietà meccaniche delle fibre extrafusali, delle intrafusali o
di ambedue. In un recente lavoro
(35)
gli autori dimostrarono che il riflesso tendineo aumenta del
doppio ed oltre con una contrazione muscolare volontaria del 5% e che questa facilitazione aumenta
fino ad una contrazione del 25% dopo di che il riflesso va incontro ad una saturazione..
Se coesistesse una deviazione mandibolare verso il lato algico si determinerebbe un cambiamento
fisico-meccanico dei fusi neuromuscolari sia di tipo passivo ( stiramento) che di tipo attivo
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S BILANCIAMENTO S ECONDARIO
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DA INPUT DELL ’A RTICOLAZIONE
TEMPOROMANDIBOLARE
La sostanza P (SP) e la Neurokinina A (NKA) sono state trovate nel fluido sinoviale, nelle fibre
nervose dell’articolazione temporomandibolare (ATM).(36) e nel subnucleo caudalis del V.
(37,38)
Stimoli nocicettivi provocano rilascio di SP e NKA facilitando le reazioni nocicettive attraverso una
lentadeporalizzazione mediata dai recettori tachikinici o attraverso il rilascio di altre sostanze come
gli ammino acidi eccitatori (EAA) (39,40,41)
L’iniezione di olio di mostarda (MO ) nella ATM provoca una acuta risposta infiammatoria nei
tessuti ed un sostenuto aumento dell’eccitabilità dei neuroni troncoencefalici nocicettivi nel
subnucleus caudalis del V con attivazione dei riflessi di apertura e chiusura mandibolare.(42) Alcuni
autori,
(43)
dimostrarono che
l’iniezione di MO nella ATM
del topo evocava un aumento
dell’attività EMG nei muscoli digastrico e massetere. Questa co-attivazione suggerisce uno
splinting dei muscoli che determina una limitazione del movimento della mandibola.(44,45,46,47).
Inoltre l’iniezione di MO nella ATM del topo è capace di indurre cambiamenti neuroplastici nei
neuroni nocicettivi caudalis che riflettono un processo analogo al “central sensization” descritto per
i modelli nocicettivi spinali (48, 49)
Il nostro studio elettrofisiologico ha evidenziato un decremento facilitatorio del jaw jerk sul lato del
dolore, in contrasto con gli studi sperimentali sopra citati che affermano un effetto eccitatorio, ma
non si può escludere il diverso comportamento delle risposte riflesse trigeminali nei diversi tempi
della malattia come nell’evento acuto (trauma, blocco in chiusura completo ecc.)in cui ci si può
aspettare un aumento dell’attività EMG per spintaggio della ATM.
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SBILANCIAMENTO SECONDARIO DEL DRIVE CENTRALE DALL’INPUT MUSCOLARE
Il modello del “ vicious circle” fu proposto anche per il dolore muscolare. Le afferenze del gruppo
III e IV dai muscoli dovrebbe avere un azione eccitatoria sui neuroni fusimotori ed aumentare
l’attività di fondo dei fusi muscolari e di conseguenza aumentarne la loro sensibilità. (50).
Altri studi
(51)
hanno dimostrano che i fusimotori rimanevano inibiti 5-15 min dopo lo start
dell’infiammazione muscolare indotto farmacologicamente e ciò contraddice la teoria del “viciuos
circle”.
L’infusione di soluzione salina ipertonica nel muscolo fu proposta per studiare il comportamento
dell’eccitabilità dei riflessi spinali nell’uomo e si affermò che vi è un aumento del riflesso da
stiramento e che ciò poteva essere relazionato al modello di adattamento al dolore.(52) Inoltre la
mancanza di incremento del riflesso-H suggerì un effetto periferico più che centrale del fenomeno
neuromuscolare.
Alcuni autori
(53)
hanno documentato le proprietà funzionali dei neuroni del tronco encefalico che
ricevono input dai fusi neuromuscolari. Essi
(54)
investigarono l’effetto del dolore muscolare
sperimentale, sul central processing dei segnali propriocettivi in relazione ai movimenti mandibolari
ed identificarono neuroni nel subnucleus caudalis V, prevalentemente nella parete mediale del
subnucleus interpolaris (Vi) adiacente alla formazione reticolare, che ricevono input
dai fusi
neuromuscolare, probabilmente, attraverso il tratto di Probst.
Gli autori conclusero che i nocicettori muscolari, agendo attraverso interneruroni, alterano il drive
fusimotorio il quale di conseguenza modula la sensibilità e output delle terminazioni primarie e
secondarie dei fusi neuromuscolari. Le afferenze muscolari del III gruppo agiscono primariamente
sui motoneuroni γg- statici mentre quelle del II gruppo agiscono preferenziamente sui motoneuroni
γg- dinamici. (55) Questo studio citato ed altri principalmente dimostrarono che il dolore muscolare
e la fatica è capace di inibire i motoneuroni γg- statici e di conseguenza l’attività dei fusi
neuromuscolari. (56,57,58)
Questo modello neurofisiologico in cui si distingue un meccanismo centrale secondario,
direttamente legato ad uno sbilanciamento dell’input dalle afferenze muscolari del gruppo III e II ed
i principali cambiamenti sui motoneuroni γg- statici può essere di notevole aiuto nella
comprensione dei meccanismi neurofisiopatogenetici che intervengono nelle risposte del jaw jerk
nei pazienti del nostro campione..
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CONSIDERAZIONI CLINICHE
Il modello presentato può essere considerato un valido aiuto diagnostico da appaiare all’anamnesi
clinica nelle DOA e nei disturbi dell’ATM per vari motivi:
I-
il segno clinico obiettivo in patologie gravi neurologiche si possono manifestare solo
tardivamente.
II-
Avendo una alta selettività sui DTM e per le patologie organiche che in qualche modo alterano
la funzionalità trigeminale elettrofisiologica ancor prima di quella clinica, mettono in guardia il
clinico anche da quelle condizioni di DOA dove il modello tende alla simmetria massima.
III- La semplicità di esecuzione
IV- Il
basso costo di impatto sociale rispetto al costo di altre manovre diagnostiche di tipo
odontoiatrico.
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