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Testo di Luigi Sorella
Una costante nelle storie dei piccoli e dei grandi paesi dell'Italia, esplosa durante i moti culturali dello Stato pre e postunitario, è data dalla presenza di formazioni musicali, costituite in Bande municipali. Si tratta di un'esperienza condivisa, a livello popolare, del linguaggio delle note, la scrittura universale per eccellenza, che da sempre richiede due capacità didattiche per il suo apprendimento: la lettura e l'ascolto. Nell'Italia del XIX secolo, con un tasso di analfabetismo
piuttosto elevato e con tanti nodi ancora da sciogliere, tra le diverse fazioni imperiali e patriottiche, tra le rivendicazioni feudali, non del tutto sopite, e le soppressioni clericali, in grande fermento, l'educazione musicale, alla lettura o all'ascolto, divenne una concreta forma d'istruzione e, come tale, si trasformò in coesione culturale per il tessuto sociale e,
non di rado, in mestiere per i giovani talenti.
Il pensiero di Patria, cioè l'idea di un'Italia unita, fu difficile a divulgarsi, forse prematuro a scriversi, suggestivo, però,
da musicare. Chi non rivive l'anima del Risorgimento quando si evoca il grido "W Verdi", e chi non si rifugia nel ricordo del più grande tra i compositori della Storia d'Italia quando legge le pagine del Risorgimento italiano. Un connubio indissolubile che intreccia fra le note di un pentagramma i segreti di quell'epoca, storie che appartengono ai protagonisti e al loro patriottismo. E così, il ricomporre la vicenda umana ed artistica di uno dei tanti profeti della musica spesso significa descrivere le vicissitudini dell'amor di patria, riscoprendo prospettive della cultura locale, celate nel
silenzio degli archivi. Ciò che lega il Maestro Giuseppe Manente alla sua fama di Direttore di bande musicali, alla gloriosa istituzione della Reale Banda della Guardia di Finanza, alle tante opere composte, all'instancabile mestiere di musicante, non può isolarsi dai luoghi della fanciullezza e della formazione giovanile, non fosse altro per il riposo eterno
che lo consuma nella terra di Guglionesi.
GIUSEPPE MANENTE [3 Febbraio 1867 - 18 Maggio 1941]
Giuseppe Manente suonò le sue prime note nel borgo di Guglionesi (Campobasso - Molise), sotto la guida del papà,
il Maestro Liborio Manente, chiamato a dirigere la Banda musicale della cittadina molisana negli anni Settanta del secolo decimo nono. Il talento del piccolo Giuseppe ebbe modo di crescere con le interpretazioni musicali esibite insieme
alla Banda musicale diretta dal papà Liborio, nella Piazza Grande di Guglionesi, dove la straordinaria riverberazione
del suono e la complicità di un'architettura accogliente contribuiscono ad esaltare i repertori dei concerti bandistici che,
ancora oggi, si avvicendano con particolare entusiasmo nelle manifestazioni religiose della stagione estiva.
Il giovane Giuseppe frequentò il Regio Conservatorio di Musica di "San Pietro a Maiella", studiando la composizione,
l'armonia e il contrappunto con il Maestro Camillo De Nardis, e imparando le tecniche della tromba con le lezioni del
Maestro Domenico Gatti. I successivi perfezionamenti avvennero dapprima al Conservatorio di Madrid, con le lezioni del Maestro Emilio Serrano, e poi al Liceo Musicale di Santa Cecilia di Roma, sotto la guida del Maestro Cesare De
Santis. Nel 1910 al Maestro Giuseppe Manente fu affidato, dal Ministro della Guerra, la composizione di "Frammenti
musicali" da destinare all'attività ginnica dei reggimenti di fanteria. Dallo stesso Ministero, nel Novembre del 1911, fu
nominato alla Direzione della Banda del II Reggimento Granatieri di Sardegna, alla quale Direzione rimase legato fino
al 1918, compiendo anche una tournèe negli Stati Uniti d'America. Dal 1921 al 1925 diresse la Banda musicale del Re
Fuad in Egitto.
Nel 1925 il Maestro Manente vinse il concorso per la Direzione della costituenda Banda Musicale della Guardia di
Finanza, contribuendo alla selezione di una formazione di musicanti altamente qualificati, provenienti da diversi conservatori italiani. Fu, così, il primo Direttore della Banda del Corpo della Guardia di Finanza, per la quale compose
l'Inno dei Finanzieri, e che debuttò a Roma, in Piazza Colonna, il 25 Aprile del 1925. Restò alla guida della prestigiosa Banda sino al 1931, dimettendosi, per raggiunti limiti d'età, il 3 Febbraio 1932, quando gli succedette il Maestro
Antonio D'Elia, accademico del Conservatorio di Santa Lucia in Roma ed illustre compositore. Prima del congedo
dalla prestigiosa Direzione il Maestro Manente accettò l'invito di esibirsi nel suo paese di adozione, Guglionesi, e in
occasione delle festività di Sant'Antonio di Padova diresse, il giorno 12 Giugno 1931, la Banda della Guardia di
Finanza, nella formazione al completo con 120 musicisti finanzieri. Quel giorno è indelebile nella memoria degli anziani di Guglionesi. Chi ebbe il privilegio di vivere la giornata di festa racconta di un evento straordinario per la stessa
Banda del Corpo, alla quale il suo primo Maestro volle donare una delle ultime magistrali direzioni.
Nel corso dell'intensa attività di compositore, Giuseppe Manente firma diverse opere, pezzi per il pianoforte, concerti per il clarinetto, berceuse per il flauto, melodie per il soprano e sinfonie per l'orchestra. Fu autore di due opere liriche: "Alla Regata", opera in un atto su libretto di Martinetti, in scena nel 1906 al Teatro "Manzoni" di Pistoia; "Il Paradiso dei Cigni", operetta in tre atti su libretto di Anton Menotti Buja, pubblicata a Firenze nel 1939. Tra le passioni del
Maestro un posto particolare occupò il mandolino, per il quale compose un centinaio di brani.
Muore a Roma il 18 Maggio 1941, e le sue spoglie riposano nel cimitero di Guglionesi, accanto a quelle della moglie
Ida Visdomini.
Foto: Giuseppe Manente, in alta uniforme della Guardia di Finanza.
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