Gli Ultrasuoni - Home Page Prof. Francesco Zumbo. Matematica

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Liceo Scientifico Statale
L. Da Vinci
Fisica
“Gli ultrasuoni”
Studente:
Carmelo Spadaro
VH
2004-2005
Lo sguardo che indaga nel buio
Per il nostro orecchio è silenzio. Eppure nell'aria, alla
velocità di 344 metri al secondo, si propagano onde
sonore. Sono gli ultrasuoni, la cui frequenza(cioè il numero
di oscillazioni in un secondo) è superiore a 20 mila HZ,
toppo alta per essere udita dagli esseri umani. Eppure,
anche se non lo percepiamo, questo tipo di onda è molto
utile sia agli animali che a noi. Esso è oggi usato in molti
settori della scienza: dalla medicina(si pensi alle ecografie)
alla geologia e oceanografia(sonar e altre apparecchiature
per le indagini di questo tipo). Una delle caratteristiche
peculiari di queste onde sonore ad alta frequenza è la loro
eco di ritorno, netta e chiaramente rilevabile al contrario
delle onde di frequenza inferiore. Alcuni animali, in
particolar modo pipistrelli e delfini, hanno sviluppato nel
corso della loro evoluzione complessi sistemi di emissione
di ultrasuoni e ricezione della loro eco che gli permettono
di individuare prede e ostacoli e, addirittura, di avere una
chiara idea della loro distanza, forma e posizione. Alcune
proprietà delle onde permettono quindi di ricavare delle
precise informazioni sull' oggetto che colpiscono. Ad
esempio se la lunghezza d' onda dell'eco di ritorno è
grande, l'oggetto sarà grande. Oppure se l' eco è netta
vuol dire che la superficie esaminata è dura e liscia,
mentre se l' eco è confusa,la superficie è una superficie
irregolare. Ancora più è lungo il tempo richiesto per il
ritorno dell' eco, più sarà lontano l' oggetto considerato.
A caccia muniti di voce
Possiamo quindi considerare
pipistrelli e delfini come veri e propri
ingegneri del suono, capaci di decifrare
queste informazioni per avere ben chiaro
dove e come colpire la preda o evitare
l'ostacolo. Ripeto che per fare ciò hanno
sviluppato strumenti precisissimi. Basti
pensare che i pipistrelli sono in grado di
catturare circa dieci insetti al minuto. Gli
ultrasuoni sono prodotti dal laringe,
forzando l'aria fra le pieghe del tessuto
che costituisce quest' organo, ed emessi
dal naso o dalla bocca. Nel caso di
emissione dal naso, la struttura di quest'
ultimo funziona come un megafono. Le
narici, infatti, sono posizionate in modo
tale da concentrare e focalizzare il suono
in un cono davanti all' animale. Per la
ricezione dell' eco risulta invece di grande
importanza la struttura dell' orecchio. I
pipistrelli sono dotati di padiglioni molto
sviluppati: all' interno dell' orecchio medio
gli ossicini e la membrana timpanica sono
piccoli e leggeri in modo da mettersi
facilmente in moto. Inoltre questi piccoli
mammiferi volanti hanno sviluppato un
sistema di autoprotezione, nel senso che
quando emettono l'ultrasuono,
contraggono i muscoli dell' orecchio in
modo da ridurre la sensibilità uditiva e non
rimanere assordati..
200 mila Hertz sotto i mari
Gli strumenti di ecolocalizzazione dei delfini sono diversi da
quelli dei pipistrelli, e ciò è dovuto alle proprietà acustiche
dell' acqua. Qui infatti il suono viaggia circa quattro volte
più velocemente che nell' aria, per cui la lunghezza d' onda
di ogni frequenza risulta quattro volte maggiore. Poiché gli
oggetti riflettono solo lunghezze d'onda uguali o più brevi
delle loro dimensioni, i delfini devono emettere ultrasuoni di
frequenza altissima, per produrre lunghezze d' onda
abbastanza corte. E questo non è facile per animali che
vivono in un ambiente in cui non ci si possono permettere
sprechi d'aria. Non è più il laringe che produce i suoni, ma
un complesso sistema di sacche e aperture nasali, in cui
l'aria viene spinta avanti e indietro per produrre energia
sonora, che viene poi trasferita in una particolare regione
della parte superiore del muso detta “melone”. Questo è un
corpo grasso pieno di olio, che innanzitutto evita che
l'energia sonora venga dispersa, poiché il passaggio del
suono dall'olio all'acqua è migliore di quello dall'aria all'
acqua. Inoltre il melone focalizza l'energia sonora in un
unico fascio di onde. Così ci sono alcune specie di delfini
che producono frequenze di addirittura 200 mila hertz.
Sorge però il problema della ricezione dell'eco di ritorno,
dal momento che l'energia sonora viene in gran parte
assorbita dalla superficie corporea. Ma i delfini hanno
risolto questo inconveniente isolando il loro orecchio
interno dal suono propagato attraverso i tessuti. Il segnale
quindi arriva all'orecchio interno puro, poiché trasmesso
attraverso l'acqua viene ricevuto da uno speciale ammasso
di grasso situato nella mascella inferiore. Da qui passa
nell'orecchio attraverso un'area di tessuto osseo molto
sottile, detta finestra acustica. A questo punto il delfino
dispone di tutte le informazioni necessarie per identificare il
bersaglio(preda o ostacolo).
Ecografia tridimensionale
Il sistema impiegato da pipistrelli e delfini per “vedere”
attraverso gli ultrasuoni è utilizzato anche dall' uomo con
apparecchiature che producono e ricevono onde sonore ad
alta frequenza. Il primo di questi fu costruito nel 1917 dallo
studioso francese Paul Langevin. Il sistema di
localizzazione ad ultrasuoni, il sonar, fu costruito nel 1941
dall' americano Frederick Hunt, che si basò sulle scoperte
di Langevin. Il dispositivo consisteva in un oscillatore per la
produzione di ultrasuoni e in un trasduttore per la ricezione
dell'eco di ritorno. Visto che a differenza dei Raggi X,gli
ultrasuoni non risultano nocivi per un feto in gestazione,
nel 1958 l'inglese Ian Donald sviluppò la tecnica del sonar
per ottenere un'immagine del bambino nel grembo
materno. Nacque così l'ecografia, che dalle prime confuse
immagini si è sviluppata fino a raggiungere,negli ultimi
anni,un elevato livello di definizione addirittura in tre
dimensioni,in tempo reale,della struttura e dei movimenti
degli organi interni. Per ottenere questi risultati è
necessario però un sistema di acquisizione e di
elaborazione delle immagini mille volte più veloce di quelli
impiegati per altre tecniche di diagnostica per immagini,
come la risonanza magnetica o la TAC. Basti pensare che
durante un ecografia di dieci minutivengono prodotte tante
immagini da poter riempire seimila Cd-Rom. È inoltre
possibile visualizzare il flusso di sangue nelle vene oppure
l'affluso di questo al cuore. Prima di praticare
un'ecografia,sul ventre della madre viene spalmato uno
strato di gel,la cui consistenza serve a evitare la presenza
di area e quindi a permettere una migliore propagazione
delle onde sonore(questa tecnica è stata suggerita proprio
dal melone dei delfini). Successivamente viene fatto
sorrere il trasduttore e gli ultrasuoni arrivano all'embrione.
Le diverse parti del suo corpo riflettono le onde in modi
differenti, a seconda della loro densità, e le caratteristiche
dell'eco di ritorno permettono di ottenere un'immagine
scandita del bambino. Tale immagine è in due dimensioni.
Per le nuove ecografie tridimensionali si impiegano
computer
che accostano o sovrappongono le immagini
bidimensionali, ottenute in sequenza e nelle diverse
posizioni,delle parti del corpo del bambino,ricostruendo
una figura in 3D. Immagine dopo immagine si arriva ad
avere tutto il corpo in tre dimensioni,completo di organi
interni. La precisione di questo esame è tale che,sempre
con il computer è possibile ottenere sezioni del corpo e
osservare i singoli organi e la loro conformazione.
Le immersioni del sonar
In campo scientifico gli ultrasuoni vengono utilizzati negli
studi geologici e biologici dei fondali marini. Sono utilissimi
per determinare la profondità e per localizzare oggetti
sommersi o branchi di pesce. Le onde sonore(ultrasuoni
compresi)si propagano nell'acqua a 1400 metri al secondo.
Sapendo questo dato e misurando l'intervallo di tempo che
intercorre tra la trasmissione e il ritorno dell'onda riflessa è
possibile ricavare le informazioni necessarie. Negli ultimi
anni sono stati costruiti dei “sonar-pesci”,cioè degli
apparecchi comandabili a distanza che, una volta immersi
in acqua,si dirigono nella zona da mappare e la
scansiscono punto per punto. Andando avanti e indietro
emettono e ricevono le onde sonore. In questo modo
trasmettono dati continui che danno la possibilità di
tracciare un profilo geologico completo. Non possiamo
sentire gli ultrasuoni, che però possono farci “vedere”
bambini non ancora nati e profondità del mare.
Le onde sonore
Naturalmente gli ultrasuoni appartengono a una delle classi
di onde sonore esistenti,cioè quelle ad alta frequenza. Ma
non dobbiamo dimenticare che esistono le onde a bassa
frequenza e, ovviamente quelle con frequenza percepibile
dall'uomo. Tutti questi tipi di onde si comportano allo
stesso modo, sono cioè regolate dalle stesse leggi fisiche,
solo che quando ne studiamo l'andamento otteniamo
qualche risultato differente. Ciò è dovuto ad alcune
caratteristiche come: l'intensità(che dipende dall'energia
trasportata dall'onda);l'altezza(determinata dalla frequenza
dell'onda);il timbro. Queste peculiarità del suono dipendono
dal modo di vibrare della meteria all'interno della sorgente
sonora. A differenza della luce le onde sonore non si
propagano nel vuoto, poiché esse sono trasportate dalla
materia, per cui in assenza di questa il suono si annulla. La
velocità di propagazione del suono dipende dalle
caratteristiche fisiche del mezzo. Come sappiamo
nell'acqua un'onda viaggia molto più velocemente che
nell'aria.
Formulario
La perturbazione prodotta dall'onda passa con continuità da valori
positivi a valori negativi che si ripetono dopo un certo intervallo. Questo
intervallo è detto lunghezza d'onda λ. Questa lunghezza d'onda è
definita in un certo intervallo di tempo che, per ogni lunghezza della
stessa onda , è lo stesso e si chiama periodo T. Così come avviene in
cinetica la velocità di un'onda è spazio diviso il tempo:
v= λ:T.
(u.d.m.-metri al secondo)
La frequenza è l'inverso del periodo:
f=1:T . (u.d.m.-hertz)
Da qui si può ricavare che la velocità si può anche scrivere:
v=(1:T) x λ=f x λ.
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