Phytophthora cactorum, agente di danni alla corteccia ed ai frutti di melo Luis Lindner, Centro di Sperimentazione Agraria di Laimburg Il genere fungino Phytophthora de Bary con oltre 90 specie conosciute, rappresenta uno dei più importanti e diffusi microrganismi dannosi per le piante. Ficomiceti La collocazione tassonomica (classe: Oomycetes, ordine: Peronosporales, famiglia: Pythiaceae) di Phytophthora nei Ficomiceti (dal greco “phycos” = alga) è dovuta ai stretti rapporti intercorrenti tra questo fungo e l’ambiente acquatico. La Phytophthora può sopravvivere per diversi anni nel terreno o nelle piante infette in forma di oospora durevole (organo di riproduzione sessuata), ed in alcune specie anche in forma di clamidospora (organo di riproduzione vegetativa). Le specie di Phytophthora sono in massima parte dei microrganismi terricoli in grado di reperire il nutrimento dalle piante vive, con le quali instaurano un rapporto di parassitismo più o meno stretto. La maggior parte delle specie di Phytophthora hanno un alto numero di piante ospiti, potendo vivere a spese di svariate specie vegetali. In particolare, la specie Phytophthora cactorum (Lebert & Chon) Schroeter, agente del marciume del colletto in pomacee e drupacee, fa parte degli Oomiceti meno specializzati potendo vivere su oltre 150 generi diversi di pianta. Questa specie causa alterazioni a carico delle radici, del colletto, del tronco, dei rami e dei frutti nelle piante ospiti ed è perciò ritenuta una delle più pericolose e diffuse forme di Phytophthora. 212 Phytophthora: agente di marciume del colletto A partire dagli anni ‘70 il marciume del colletto (Crown rot) ha perso sempre più d’importanza nelle pomacee per la diffusione del portinnesto clonale M9 che è resistente alla malattia. Solamente nei portinnesti sensibili alla malattia, quali MM104, MM106 e M26, si possono verificare occasionalmente degli attacchi da parte del patogeno ed in particolare in frutteti caratterizzati da terreni pesanti e ristagni d’acqua. La malattia si manifesta nella pianta con rallentamenti della crescita, riduzione della massa fogliare, clorosi fogliare e arrossamenti fogliari anticipati in autunno. I frutti rimangono piccoli, si colorano in anticipo e la pianta in sofferenza muore nel giro di pochi anni. In rari casi la pianta può anche collassare improvvisamente, spesso in seguito ad un periodo estremamente piovoso durante l’autunno o la primavera. Nel corso della stagione calda, i cancri diventano “attivi” e inducono sotto lo strato suberoso la formazione di un tessuto parenchimatico intensamente permeato d’acqua, mentre non si osserva di norma una netta demarcazione tra tessuto sano e tessuto colpito. Nella zona infetta sono visibili a livello parenchimatico delle macchie brune a forma di venature irregolarmente distribuite, che ricordano molto il sintomo da colpo di fuoco batterico. È, infatti, impossibile distinguere ad occhio nudo a livello di corteccia l’attacco da Phytophthora dall’infezione causata da Erwinia amylovora. Durante il riposo vegetativo è facile osservare, per contro, una netta linea di demarcazione tra la parte sana e la parte ammalata della corteccia. Questa appare di colore bruno-rossastro con presenza a volte di fessure e si nota spesso il distacco della corteccia dal cilindro legnoso sottostante. Nell’anno seguente si potrà osservare in estate, in presenza di molta acqua, la fuoriuscita dalle fessure di un liquido colorato Affezione alla corteccia del fusto dovuta a P. cactorum. di bruno. La zona colpita viene spesso attaccata secondariamente da vari microrganismi nocivi, soprattutto agenti di cancro corticale. La radice nella zona immediatamente sottostante al colletto, potrà assumere inizialmente una colorazione bruno-giallastra mentre lo xilema, in corso di lignificazione, andrà via via colorandosi di scuro delimitando chiaramente la porzione colpita. 5/2009 Il marciume del colletto può occasionalmente colpire anche portinnesti clonali normalmente resistenti alla malattia (M9), sia nel vivaio durante l’allevamento degli astoni, oppure durante il primo anno d’impianto in concomitanza di prolungati periodi caldi e con terreno costantemente saturo d’umidità, come anche in terreni molto infetti. In questi casi l’attacco inizia normalmente al colletto della pianta, dove il patogeno è in grado di penetrare attraverso le lenticelle, le ferite o gli abbozzi radicali (burrknots). A causa della ridotta circonferenza del portinnesto, le pianticelle colpite vanno incontro entro breve a morte. Phytophthora: agente di marciume della corteccia P. cactorum può infettare anche alcune cultivar di melo particolarmente suscettibili alla malattia, insediandosi al di innesto intermedio. La cv. Topaz produce molti abbozzi radicali che sono facili punti d’entrata per le zoospore di P. cactorum. Il cancro alla corteccia si manifesta in inverno tipicamente con corteccia depressa e colorata di violetto. Quando l’alterazione avrà raggiunto l’intera circonferenza del tronco, si avrà l’appassimento e la morte dell’intera pianta. Nel corso del 2008, caratterizzato da molti eventi piovosi, presso il Centro per la Sperimentazione di Laimburg in un frutteto di Topaz all’undicesima foglia e a conduzione biologica, è stata registrata una moria di piante del 57%. Sempre nell’anno 2008 nel corso dei controlli ufficiali per la lotta contro il colpo di fuoco batterico, sono state notate delle lesioni corticali di sospetta origine batterica su rami delle cv. Braeburn, Rosy Glow, Golden Delicious e Granny Smith, in diversi frutteti della Val Venosta e del Burgraviato, posti a dimora in primavera. L’analisi Netta delimitazione dell’affezione al parenchima corticale in inverno nella cv. Topaz. sopra del punto d’innesto (Collar rot). Dal punto d’innesto o a partire dagli abbozzi radicali (burrknots) dislocati lungo il tronco, la malattia avanza fino a raggiungere i rami bassi della pianta. Una varietà di melo particolarmente soggetta all’infezione è la cv. Topaz, varietà diffusa in agricoltura biologica. In questi casi non sarà colpito il portinnesto o la varietà usata come cale, in quel momento ancora scarsamente suberificato e quindi poco protetto, attraverso le aperture naturali, le lenticelle o le ferite, scatenando così il processo infettivo. Phytophthora: agente di marciume dei frutti Il marciume dei frutti ad opera di P. cactorum può sopraggiungere durante la conservazione in cella o durante lo “Shelf Life”, oppure anche su frutti ancora in pianta. I frutti colpiti mostrano all’esterno tipicamente delle aree marcescenti di colore marrone scuro a contorno non ben definito rispetto alla parte ancora sana. La polpa marcescente si presenta di un colore che va dal bruno scuro al bruno chiaro e giunge in profondità fino alla regione carpellare. La polpa marcescente è dapprima piuttosto compatta e collassa in seguito. Caratteristico per P. cactorum è la colorazione molto scu- Alterazioni corticali nel ramo causato da P. cactorum. di laboratorio ha potuto escludere la presenza di batteriosi e rilevare invece come causa P. cactorum. È probabile che l’infezione sia avvenuta ancora al momento della messa a dimora degli astoni, per via dell’imbrattamento delle piante con del terriccio infetto da P. cactorum. L’agente nocivo presente nelle particelle di terriccio e d’argilla ha dunque attaccato il parenchima corti- ra dei vasi conduttori nella polpa, che contrastano nettamente dall’area circostante. Nelle mele poste in un ambiente saturo d’umidità, la buccia può lacerarsi e sulla superficie si formeranno dei cuscinetti del fungo costituiti da ife intrecciate. Quando per l’irrigazione soprachioma viene usata dell’acqua infetta da germi di Phytophthora, è facile che avvenga 213 Marciume in post-raccolta nella zona peziolare di mela dovuto a P. cactorum. l’infezione dei frutticini destinati ad un rapido processo di marcescenza. Questo succede quando l’acqua d’irrigazione è prelevata direttamente dalle fosse superficiali di scolo. In anni recenti ci sono stati alcuni casi dove al termine della conservazione faceva la comparsa sui frutti un marciume con le caratteristiche tipiche di Phytophthora. Non era stato possibile a quel tempo identificare l’agente causale con le normali tecniche di laboratorio, in quanto non fu possibile coltivare l’agente patogeno nei terreni di coltura artificiali alla temperatura d’incubazione di 26 °C. Parimenti falliva anche il saggio d’inoculazione artificiale fatto con l’innesto di frammenti di polpa marcescente nelle mele sane, nonostante che al microscopio era apparso ben visibile il tipico micelio cenocitico, non settato degli Oomiceti. Questo singolare comportamento è stato ora chiarito: si trattava di marciume dovuto alla specie Phytophthora syringae Klebahn. Questa specie di Phytophthora cresce bene solo con temperatura d’incubazione di 12 – 14 °C. È stato quindi dimostrato che oltre a P. cactorum, nei terreni altoatesini è presente anche la specie P. syringae, un Oomicete ugualmente nocivo per le pomacee. I germi delle due specie potranno giungere nelle celle di conservazione se trasportati con cassoni sporchi di terra, dove rimangono vitali per tutto il periodo della conservazione. Durante le operazioni di cernita e calibratura che avvengono in bagno 214 Frutti colpiti in pianta con cuscinetti di ife del fungo P. cactorum. d’acqua, i germi potranno arrivare ai frutti infettandoli attraverso le lenticelle o le microferite spesso presenti nella fossa picciolare. Al termine delle operazioni di cernita, i frutti confezionati sono tenuti a bassa temperatura fino al momento della vendita. Le mele, soprattutto se confezionate nei sacchetti di plastica o nei “foodtainer”, sono particolarmente a rischio di sviluppare il marciume della polpa nel corso dello “Shelf Life”, a causa della “camera umida” che si crea all’interno della confezione. Prevenzione e difesa L’agente infettante può rimanere vitale per diversi anni nel terreno in forma di oospora ed è anche sufficientemente protetto contro i periodi siccitosi ed i trattamenti chimici. Nel legno infetto e nelle mele cadute a terra sverna come oospora e durante il periodo freddo non è facile reperire il fungo sotto forma di micelio. È pertanto molto difficile una diagnosi di laboratorio nei campioni prelevati durante la stagione fredda. Con l’aumentare della temperatura, l’Oomicete torna in attività e superati i 10 °C e in presenza di luce e d’acqua, le oospore inizieranno a germinare. Le mele cadute in terra in seguito alla cascola di giugno, diradamento o per altri motivi, sono un’importante fonte d’inoculo: il fungo una volta colonizzata la polpa produce fin da subito le oospore che, in condizioni favorevoli di temperatura, luce e d’umidità, ger- minano formando lo sporangio. Le zoospore uscite dallo sporangio sono trasportate dall’acqua e una volta giunte a contatto della pianta la infettano. Nei terreni a rischio d’infezione (ristagni d’acqua, terreni pesanti) le mele cadute a terra andranno raccolte e tolte dai frutteti per mantenere basso il potenziale d’inoculo. I terreni agricoli sono più o meno gravati dall’agente patogeno che è di natura prettamente terricola e soprattutto gli impianti più vecchi sono particolarmente carichi di oospore. La migliore prevenzione contro il marciume del colletto (Crown rot) è l’utilizzo di portinnesti clonali resistenti alla malattia oltre che, naturalmente, l’eliminazione dei ristagni d’acqua con appropriate misure di drenaggio. L’inerbimento lungo il filare sembra essere vantaggioso nei frutteti a rischio, dato che viene facilitato l’assorbimento dell’eccesso d’acqua in caso di forti piogge. Va tenuto però presente che la base della pianta andrà tenuta sempre libera dall’erba. Nei terreni lavorati è facile che si formino degli schizzi di terra durante piogge scroscianti, e questi schizzi potranno facilmente imbrattare i frutti sulla pianta, trasportandovi i germi infettanti. Contro le infezioni del tronco (Collar rot) delle varietà suscettibili (Topaz), l’innesto della varietà andrà fatto ad un’altezza di almeno 40 – 70 cm sopra il livello del suolo. Come alternativa si potrà interporre un innesto intermedio con una varietà di melo re- 5/2009 sistente alla malattia (per esempio la cv. Summerred). Durante la messa a dimora si dovrà evitare di appoggiare gli astoni direttamente sul suolo aperto, per evitare l’imbrattamento delle giovani piante con il terriccio da ritenersi sempre potenzialmente infetto. Buoni risultati per prevenire l’insediamento di P. cactorum sulla cv. Topaz sono stati ottenuti con la spennellatura del tronco con un prodotto a base di rame, come si è visto in una apposita prova pratica durata più anni e fatta dai collaboratori della sezione Agricoltura Biologica del Centro per la Sperimentazione di Laimburg, impiegando diversi prodotti in funzione anti-Phytophthora. I tronchi delle piante sono stati trattati in autunno ed in primavera applicando della poltiglia bordolese al 3% (contenuto in rame 20%), con l’aggiunta di “Vapor Gard” (pinolene al 96%) all’1% come adesivante. Sempre nel corso di queste prove, ha dimostrato di avere buona efficacia anche il fosfito di potassio (Fosfidor, 410 g/hl), applicato come concime fogliare subito dopo la fioritura. Il fosfito di potassio è assimilato dalla pianta come anione fosfito che possiede una certa azione antifungina, ma il fosfito è soprattutto in grado di attivare nella pianta i meccanismi di difesa, in grado di impedire la formazione degli sporangi e la germinazione delle clamidospore. La pianta non è capace di metabolizzare il fosfito, e questo rende la molecola persistente nella pianta. Inoltre, in virtù delle sue proprietà sistemiche, il fosfito è trasportato dalle correnti linfatiche verso l’alto e verso il basso all’interno della pianta. Solo nel terreno, il fosfito trasformato in ione fosfato dai microrganismi del terreno, diverrà disponibile come elemento fosforo per le piante, rendendolo in tal modo un importante tassello nel ciclo del fosforo. Contro la Phytophthora, l’unico fitofarmaco ancora disponibile in frutticoltura è rimasto il fosetyl-alluminio (Aliette), che agisce nella pianta con un meccanismo simile a quello descritto per il fosfito di potassio. Il fosetyl-al- Cellula della polpa di mela pervasa dalle ife e con oospora di P. cactorum. luminio possiede di per sé solo una limitata azione fungicida nei confronti degli Oomiceti, ma in seguito alla sua divisione all’interno della pianta nelle componenti etanolo e acido fosforoso, sarà l’anione fosfito dell’acido fosforoso a svolgere l’azione fungitos- Zoosporangi con caratteristica papilla prominente di P. cactorum. sica in grado di bloccare la formazione degli sporangi e delle zoospore e limitando la crescita del micelio. Ed è sempre il fosfito in grado di attivare i meccanismi di difesa interni alla Ingrossamenti tondeggianti delle ife e zoosporangio di P. syringae. pianta con l’induzione delle fitoalessine, che sono sostanze antibiotiche proprie della pianta. L’anione fosfito è dotato d’azione sistemica, potendo essere trasportato con la linfa verso l’alto e verso il basso fino alle radici. Il prodotto commerciale Aliette è utilizzato per irrorare direttamente il terreno alla base della pianta (50 g/l e 1-2 l per pianta), oppure viene irrorato sulla chioma (200 g/hl). Va tenuto presente che il trattamento andrà fatto solo con piante in attiva crescita e durante condizioni climatiche favorevoli, dato che in caso di arresto della crescita, ad esempio per eccesso idrico, freddo, asfissia del terreno o per siccità, il trattamento risulterà non solo inefficace, ma potrà causare anche dei danni alla vegetazione. Il formulato Aliette non va miscelato con prodotti rameici, non va abbinato con i concimi fogliari e si dovrà rispettare il periodo di carenza è di 40 giorni. Le affezioni indotte da Phytophthora vanno ad interessare ai giorni nostri, salvo poche eccezioni (cv. Topaz, varietà di melo Spur innestate su M26), soprattutto i frutti di melo. Come già sopra accennato, nelle irrigazioni soprachioma bisognerà fare attenzione nell’usare le acque di superficie che sono da ritenersi sempre potenzialmente infette. Per prevenire i marciumi in post-raccolta bisognerà evitare di imbrattare i cassoni con il terriccio e i cassoni non andranno posti a diretto contatto con il terreno lavorato, dal momento che durante forti piogge potranno sporcarsi di terra. La migliore prevenzione contro Phytophthora rimane comunque la limitazione del potenziale d’inoculo dell’agente infettivo nel terreno. Le mele cadute a terra, andranno raccolte prima dell’arrivo di un periodo piovoso, così come andranno allontanate dal frutteto le piante o parti di piante palesemente ammalate. Si dovrà evitare di procurare ferite alle piante in prossimità del colletto o in corrispondenza del punto d’innesto e le ferite da gelo andranno opportunamente trattate con mastici cicatrizzanti. Tradotto dall’Autore 215