Veterinaria - Club Italiano del Beagle

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completi presenti in commercio (ad oggi attimi alimenti) dobbiamo seconseguire allorchè il cane ha raggiunta la stazza da adulto. Un sisteguire le indicazioni. Se scegliamo l‘alimentazione casalinga consideriama di restrizione dietetica può essere quello di offrire al cucciolo il
mo che i cuccioli consumano una quantità di sostanza secca
pari al 5% nel
70%Notiziario
di quanto riesce a mangiare se offerto a volontà. Un altro sarebbe
Pubblicato
del loro peso. Viceversa si può calcolare la quantità approssimativa di
quello di esaminare visivamente il cucciolo di beagle da sopra e di lato.
Club
17sopra
del si2006
energia necessaria al cucciolo in crescita con la seguente del
formula:
30 xN° Da
dovrebbe vedere un profilo a clessidra formata da torace,
(peso vivo in chili) +70; il totale si moltiplica ancora per 4. Con questa
addome stretto e dal bacino. Visto di lato il profilo dell’addome deve
Formula si ottiene l‘energia metabolizzabile necessaria al cucciolo in
essere raccolto. Vanno assolutamente evitati dolci e cibi salati e speziacrescita ogni giorno. Facciamo l’esempio di un cucciolo di beagle che
ti. Non bisogna eccedere con la carne rossa, che va sostituita frequenpesa 9 chili (circa 5 mesi di età): 30 x (9) + 70 = 340 x 4 = 1.340 kitemente con pollo e pesce. È molto utile somministrare a giorni alterni
localorie al giorno. L’alimentazione ad libitum (cioè senza controllo finun uovo intero per la grande digeribilità e apporto nutritivo.
chè il cucciolo non è sazio) dovrebbe essere evitata per tutto il periodo
Integrare l’alimentazione con un polivitaminico, vitamina E, acidi grasdella crescita. Particolare attenzione deve essere posta alla percentuale
si essenziali (un cucchiaio di olio di mais al giorno) può essere un’ottidi grasso della razione, perchè le diete più grasse sono più concentrama abitudine che permetterà al nostro cane di affrontare la terza età
te, più dense di energia e per questo anche più appetite dal cucciolo.
nel migliore dei modi.
Sebbene uno scarso contenuto di grassi possa sembrare vantaggioso
dott. ANDREA BENI
nel cane in crescita, questo non è vero per il raggiungimento della
[email protected]
show condition, pertanto la condizione da gara sarebbe meglio farla
LA PARVOVIROSI
La Parvovirosi del cane (Parvovirus è il nome dell’agente virale che se
ne rende responsabile) è una malattia infettiva e contagiosa, tristemente nota come “gastroenterite emorragica del cane”.
Generalmente colpisce i cuccioli con un’età compresa tra poche decine
di giorni e i tre mesi, sebbene ultimamente sia stata segnalata anche in
cuccioloni di 7-8 mesi, e può avere un decorso molto grave, quando
non mortale.
Il virus penetra nell’organismo per via oro-nasale e dopo una breve replicazione a livello di orofaringe, invade il torrente circolatorio (dove
persiste per circa un mese), invadendo l’intestino e altri organi (milza,
linfonodi, timo, placche del Peyer). È in questa fase (circa una settimana dall’infezione) che il parvovirus invade le cellule intestinali rendendosi responsabile della diarrea che, in molti casi, è di tipo emorragico.
Il virus viene eliminato con le feci già qualche giorno prima che la malattia di manifesti clinicamente; e i soggetti che riescono a sopravvivere
eliminano il virus fino a 40 giorni post infezione La spiegazione per cui
i maggiori sintomi si localizzino principalmente a livello intestinale, sta
nel fatto che il parvovirus ha una particolare affinità per i tessuti con
cellule in continua replicazione (e le cellule intestinali nelle prime 14
settimane di vita sono in intensa attività replicativa). A questo proposito è bene sottolineare che anche le cellule cardiache hanno un‘intensa
attività replicativa (ma solo fino alla terza settimana di vita del cucciolo), per cui un reperto costante quando iniziò a circolare il virus (fine
anni settanta) era la miocardite acuta, che portava a morte i cuccioli in
maniera fulminante. Oggi questi casi sono fortemente diminuiti: grazie
all’uso di vaccini, infatti, la madre trasmette ai cuccioli anticorpi sicuramente validi a proteggerli nelle primissime settimane, tempo necessario affinchè l’attività replicativa delle cellule cardiache si stabilizzi.
Il decorso della parvovirosi è variabile anche nell’ambito della stessa
cucciolata e, sostanzialmente, si riconoscono una forma gastroenterica,
una cardiaca e una subclinica. La prima è caratterizzata per la presenza
di vomito, disidratazione, depressione, anoressia, talvolta febbre e, naturalmente, diarrea con tracce di sangue. Il decorso di questa forma è
variabile, ci può essere una lenta e progressiva ripresa del cucciolo o un
netto peggioramento con morte del piccolo.
La forma cardiaca, meno frequente come abbiamo visto, interessa i cuccioli fino al primo mese di età.
La forma subclinica è relativamente frequente, ed assume particolare
interesse in allevamenti e canili; infatti il cucciolo colpito presenta
blanda o nulla sintomatologia, ma resta pur sempre un eliminatore del
virus.
La diagnosi di parvovirosi è, nella pratica ambulatoriale, sostanzial-
Siamo o non siamo tutti...canidi!
mente clinica, anche se è sempre opportuno effettuare esami specifici
per evidenziare il virus ed escludere altre malattie con sintomatologia
simile (cimurro, infezione da coronavirus, epatite infettia, infestazione
da coccidi).
Non esistendo per la parvovirosi una terapia specifica (in quanto l’agente eziologico è un virus) si ricorrerà ad una terapia sintomatica, legata cioè a combattere i vari sintomi (fluidoterapia per la disidratazione; antiemetici per il vomito, ecc.), oltre alla somministrazione di antibiotici a largo spettro per prevenire complicazioni batteriche secondarie. Qualora si verifichi un caso di parvovirosi (soprattutto in canili e allevamenti), i cuccioli infetti devono essere posti immediatamente in
isolamento. I box o i locali dove questi cagnolini hanno soggiornato
non devono accogliere nuovi cuccioli per molto tempo, considerata l’elevata restenza del virus in ambiente esterno (anche 4-5 mesi e più) e
la lunga emissione del virus stesso con le feci.
Dopo aver disinfettato gli ambienti con prodotti idonei, si rende assolutamente indispensabile una massiccia disinfezione con prodotti a base
di ipoclorito di sodio (candeggina).
Il metodo migliore per evitare che i nostri cuccioli possano andare incontro a questa patologia resta, ovviamente, quello di impostare un
piano di vaccinazioni con il proprio veterinario di fiducia.
Dr.Med Vet Luca Modesto
Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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