I MUSCOLI I muscoli sono organi capaci di contrarsi in seguito ad

advertisement
I MUSCOLI
I muscoli sono organi capaci di contrarsi in seguito ad uno stimolo adeguato, determinando il
movimento del corpo o di sue parti. I muscoli si dividono in striati e lisci: i primi sono i muscoli
volontari e costituiscono la muscolatura scheletrica; i secondi sono i muscoli involontari, il cui
movimento, molto piú lento, è sotto il controllo del sistema nervoso vegetativo e sono per lo più
situati nell’intestino, nelle arterie, nell’utero, nella vescica.
Il numero totale delle cellule muscolari si completa entro i primi mesi di vita; con lo sviluppo del
bambino, esse si ingrandiscono; la loro dimensione dipenderà dalla loro attività: se sarà eccessiva
si verificherà ipertrofismo muscolare, se sarà scarsa si avrà atrofismo. Anche la perdurante assenza
di gravità o la forzata immobilità del corpo, può produrre atrofia muscolare, ovvero una
diminuzione della massa muscolare. In questo caso è indispensabile eseguire esercizi isometrici
basati sulla contrazione dei muscoli senza spostamento di alcuna parte del corpo.
Il muscolo volontario è formato da tantissime cellule muscolari (ogni cellula contiene centinaia di
nuclei); ogni cellula muscolare contiene centinaia di miofibrille.
Nelle gambe e nelle braccia ci sono molti milioni di cellule muscolari, ognuna con centinaia di
miofibrille (o fibrille). Ad ogni cellula muscolare arriva un impulso nervoso che stimola tutte le
miofibrille di quella cellula : è la contrazione muscolare che fa muovere il corpo. Sono le
miofibrille che hanno la proprietà di contrarsi; esse sono costituite da proteine, le piú importanti
delle quali sono la actina e la miosina. Durante la contrazione muscolare i filamenti sottili di
actina scivolano tra quelli piú spessi di miosina, determinando la contrazione.
Lo scorrimento di queste proteine
non è dovuto solo alla presenza di ATP (acido
adenosintrifosforico, un enzima fondamentale per la contrazione muscolare), ma soprattutto alla
liberazione di calcio, che viene emesso ogni volta che c’è un impulso nervoso. Il sistema nervoso
ha terminazioni in ogni cellula muscolare; l’impulso viene trasmesso alla cellula muscolare che ha
al suo interno un deposito di calcio; nel momento in cui l’impulso nervoso viene ricevuto, vi è
emissione di calcio che attiva e favorisce l’azione di scorrimento della actina sulla miosina.
La scissione dell’ATP può liberare l’energia necessaria per il mantenimento, o per il ripetersi della
contrazione muscolare, per qualche secondo. Perché il muscolo continui nella sua attività è
necessario che venga rigenerato l’ATP; questo enzima è presente nei muscoli in misura tale da
consentire sforzi massimali per un tempo di uno o due secondi; per proseguire l’attività è
necessario rigenerarlo. Tale rigenerazione può avvenire tramite l’utilizzazione del CP (acido
creatinfosforico) per via anaerobica alattacida; oppure del glicogeno per via anaerobica lattacida;
oppure glucosio grassi e amminoacidi per via aerobica.
Quando l’esercizio fisico è continuo e lungo, della durata pari o superiore ad un’ora, condotto ad
intensità tale da determinare una frequenza cardiaca compresa fra 120 e 150, la fornitura
energetica avviene attraverso il metabolismo aerobico, con utilizzazione di grassi e carboidrati.
Nel lavoro di durata media, 40’-60’, con frequenza cardiaca fra 150-170, si ha sempre
metabolismo aerobico, ma la fonte energetica principale è rappresentata dai carboidrati. Nel
lavoro breve e veloce, 20’-30’, con frequenza cardiaca pari o superiore a 170, il metabolismo è
anaerobico lattacido, con ampia produzione di acido lattico e l’energia utilizzata è data
esclusivamente dai carboidrati.
Riassumendo, possiamo dire che il muscolo, per sforzi elevati, ricorre all’energia derivata dai
carboidrati per sostenere la sua contrazione; in esercizi di lunga durata è predominante
l’utilizzazione dei grassi. Nelle prime fasi dell’attività è comunque maggiore l’uso dei carboidrati e
solo in fasi piú avanzate diventa proporzionalmente maggiore quello dei grassi. Per esercizi di
breve durata ed elevata intensità, la fonte energetica maggiormente utilizzata è il glicogeno
muscolare. Successivamente, il muscolo ricorre al glucosio ematico e al glicogeno epatico. Nel
lavoro di lunga durata, esaurite le fonti glucidiche, il muscolo utilizza gli acidi grassi: ciò comporta
1
una caduta di potenza della prestazione fisica. In condizioni di deplezione glucidica, insieme ai
grassi, aumenta anche la percentuale di utilizzazione degli aminoacidi.
Le fibre muscolari presentano differenti caratteristiche anatomiche e metaboliche per cui vengono
classificate in:
1) fibre lente, esprimenti modesti potenziali di forza, resistenti alla fatica; a basso consumo
energetico, esse consumano soprattutto grassi e in secondo ordine glucosio;
2) fibre rapide, ad alti potenziali di forza, poco resistenti alla fatica; a consumo energetico
elevato, utilizzano come fonti di energia ATP-CP e glicogeno;
La concentrazione di fibre di tipo lente o veloci, è geneticamente determinata. Un rilevante
patrimonio genetico di fibre veloci è necessario per emergere in attività di potenza, di fibre lente
per le attività di resistenza.
MUSCOLO STERNOCLEIDOMASTOIDEO: ha origine nella estremità sternale della
clavicola, dello sterno e si inserisce nell’osso temporale La sua contrazione determina la. trazione
all’indietro della testa, la flessione omolaterale della testa e la rotazione controlaterale della faccia.
Assieme agli altri muscoli della nuca e del collo , guida ed assicura il portamento del capo.
MUSCOLO DIAFRAMMA: posteriormente è collegato alla colonna vertebrale , lateralmente
con le coste, in alto con lo sterno. È il muscolo più importante della respirazione.
Nell’inspirazione si contrae, si sposta verso il basso e di conseguenza permette l’ampliamento
della cavità toracica. Nell’espirazione viene trascinato di nuovo verso l’alto dalla tensione
polmonare e dalla contrazione dei muscoli dell’addome.
MUSCOLI DELL’ARTO SUPERIORE
MUSCOLO BICIPITE BRACHIALE: ha origine con due inserzioni dalla scapola e si inserisce
sul radio. Flette l’avambraccio sul braccio e, con l’aumentare della flessione, può supinare
energicamente e flettere anche la spalla.
MUSCOLO BRACHIALE: va dall’omero all’ulna. È il flessore più efficace dell’avambraccio.
Per sviluppare la forza dei flessori del gomito, la sbarra (o un altro attrezzo) va afferrata con le
mani rivolte verso l’alto( pollici in fuori), poiché questa è l’unica posizione in cui i bicipiti
possono lavorare sviluppando la massima forza.
MUSCOLO TRICIPITE BRACHIALE: ha origine con tre capi di inserzione prossimale di cui
uno origina dalla scapola e gli altri due dalla superficie posteriore dell’omero, e si inserisce
sull’olecrano dell’ulna. Estende l’avambraccio e alcuni fasci intervengono nell’adduzione del
braccio.
MUSCOLO ANCONEO: va dall’omero all’ulna; aiuta il muscolo tricipite nella estensione
dell’avambraccio, tende e protegge la capsula articolare del gomito.
MUSCOLI DEL TRONCO
I movimenti della spalla sono controllati da diversi muscoli. Possono essere suddivisi nei seguenti
gruppi:
1) Muscoli che originano sulla scapola e si inseriscono distalmente sull’omero:
SOVRASPINOSO : ha la funzione di abdurre l’arto superiore (abdurre: allontanare).
GRANDE ROTONDO, PICCOLO ROTONDO, SOTTOSPINOSO: hanno la funzione di
adduzione e rotazione interna dell’omero ( addurre: avvicinare).
2) Muscoli che originano dal tronco e si inseriscono sulla scapola:
ELEVATORE DELLA SCAPOLA, PICCOLO E GRANDE ROMBOIDE: che sollevano la
scapola e provocano una certa rotazione interna.
TRAPEZIO: ha origine dalla base del cranio e dalle spine delle vertebre cervicali e toraciche e si
inserisce sulla spina della scapola e sull’estremità laterale della clavicola. Quando si contrae
2
provoca innalzamento, adduzione e rotazione esterna della scapola. Serve a mantenere la scapola
fissata al tronco quando si sollevano pesi. Si contrae quando si eleva l’arto superiore, cioè
mantiene il braccio sopra l’orizzontale.
3) Muscoli che originano dal tronco e si inseriscono sull’omero. Sono quei muscoli che
maggiormente assicurano forza e mobilità all’arto superiore:
GRANDE PETTORALE: origina dalla clavicola, dallo sterno e dalle coste e si inserisce
sull’omero. Forma la parete anteriore dell’ascella. La sua azione è quella di addurre e ruotare
internamente l’arto superiore.
DELTOIDE: ha origine dalla clavicola e dalla spina della scapola e si inserisce sull’omero. La sua
funzione principale è l’abduzione, ma entra in gioco in tutti i movimenti del cingolo scapolare.
Fissa l’articolazione dell’omero e si contrae quando il braccio è sottoposto a trazione.
GRANDE DORSALE: ha origine dalle vertebre lombosacrali e si inserisce sull’omero. Forma la
parete posteriore dell’ascella. La sua azione è quella di estendere e ruotare internamente
l’omero. Assieme ad altri muscoli interviene nell’arrampicata.
MUSCOLI ADDOMINALI
La colonna vertebrale è formata da 7 vertebre cervicali, 12 dorsali, 5 lombari, 4 o 5 sacrali. Tra le
vertebre sono interposti dei dischi intervertebrali formati da un anello esterno fibrocartilagineo
(anello fibroso) e da un centro meno denso (nucleo polposo). Questi dischi rappresentano una
struttura estremamente elastica di assorbimento delle tensioni. Dopo una notte di riposo, lo
spessore dei dischi è superiore rispetto al periodo di attività normale. La statura diminuisce con
l’età poiché lo spessore dei dischi intervertebrali si riduce per una degenerazione dei tessuti.
I dolori alla schiena sono spesso dovuti a scarso allenamento dei muscoli del dorso, degli arti,
dell’addome; a torsione e stiramento causati dal sollevamento di oggetti pesanti con una sola mano
o con le gambe estese; mantenimento della stessa posizione (sia in piedi che seduta) per lunghi
periodi.
La contrazione dei muscoli addominali e del diaframma determina una diminuzione della
pressione sui dischi intervertebrali e quindi la colonna si scarica, e viene ridotto anche il
lavoro dei muscoli dorsali. Inoltre la distribuzione simmetrica del peso su entrambi gli arti
superiori, riduce notevolmente la tensione cui è sottoposta la colonna.
MUSCOLO RETTO ADDOMINALE: ha origine dallo sterno e dalle ultime coste e si inserisce
sull’osso del pube. Il muscolo tira la gabbia toracica verso il bacino, cioè flette il tronco in avanti,
ma può, viceversa, da supini, elevare il bacino ed avvicinarlo alla gabbia toracica ed interviene nel
torchio addominale.
MUSCOLO OBLIQUO ESTERNO: ha origine dalle ultime coste e si inserisce sulla cresta
iliaca.
MUSCOLO OBLIQUO INTERNO: origina dall’osso dell’anca, passa sotto il muscolo retto
addominale. I muscoli obliqui agiscono in sinergismo con i muscoli retti. Inoltre possono
ruotare il tronco. Se da supini, ci si pone seduti diagonalmente, ruotando in avanti la spalla destra
verso il fianco sinistro, vengono coinvolti l’obliquo esterno destro e l’obliquo interno sinistro.
MUSCOLO TRASVERSO ADDOMINALE: ha origine dalle ultime coste, dalla cresta iliaca e
si inserisce nella lamina anteriore e posteriore della guaina del muscolo retto dell’addome. La
contrazione di questo muscolo fa rientrare la parete addominale.
La contrazione di tutti i muscoli addominali aumenta la pressione endoaddominale scaricando i
dischi durante il sollevamento di un peso.
MUSCOLO QUADRATO DEI LOMBI: è il più importante muscolo flessore laterale della
colonna.
MUSCOLI FLESSORI DELL’ANCA
MUSCOLO ILEO-PSOAS: è costituito da una parte laterale, il muscolo iliaco, e da una parte
mediale, il muscolo psoas. Ha origine dalle ultime vertebre lombari e si inserisce con un tendine
3
sul femore. Determina, ad arti inferiori fissi, la flessione del tronco; a tronco fisso, determina la
flessione delle cosce. È il più potente flessore, e non è necessario allenarlo, in quanto viene
utilizzato in esercizi come correre, camminare, salire le scale.
MUSCOLO SARTORIO: è il più lungo muscolo dell’organismo. Origina dalla spina iliaca e
prosegue lungo la coscia formando una esse per inserirsi sulla faccia interna del ginocchio. Flette,
abduce e ruota esternamente l’anca.
MUSCOLI DELLA NATICA
MUSCOLI PICCOLO E MEDIO GLUTEO: questi muscoli vengono attivati durante la
deambulazione e giocano un ruolo molto importante, assieme al grande gluteo, nello stabilizzare
l’articolazione per mantenere la stazione eretta.
MUSCOLO GRANDE GLUTEO: va dall’osso sacro al femore. Quando si contrae estende la
coscia. Può girare all’esterno, in ogni posizione, il femore. È fondamentale in quanto impedisce in
stazione eretta e nella deambulazione che il bacino e il tronco si sbilancino.
MUSCOLI DELL’ARTO INFERIORE
MUSCOLO ESTENSORE DEL GINOCCHIO
MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE: è costituito dal retto del femore, dal vasto
mediale, dal vasto intermedio e dal vasto laterale che hanno origini differenti. I quattro muscoli
formano un unico tendine di inserzione il quale ingloba la rotula e si inserisce sulla tibia. Il
quadricipite estende la gamba e attraverso una azione frenante impedisce che il tronco venga
tirato verso il basso. Il muscolo retto, da solo, può flettere la coscia o tirare il tronco verso la
coscia.
MUSCOLI FLESSORI DEL GINOCCHIO
Sono muscoli sia flessori del ginocchio che estensori dell’anca, sono antagonisti degli estensori del
ginocchio e sono situati sulla faccia posteriore della coscia. Essi, tre in tutto, originano dall’Ischio(
osso dell’anca) e si allungano verso il ginocchio.
MUSCOLO BICIPITE FEMORALE: muscolo a due capi, si inserisce sul capitello del perone.
Flette la gamba e la ruota all’esterno. Concorre anche nell’estensione della coscia.
MUSCOLI SEMITENDINOSO E SEMIMEMBRANOSO: si inseriscono sul condilo mediale
della tibia e quindi flettono e ruotano la gamba internamente.
MUSCOLI DELLA CAVIGLIA
MUSCOLO TRICIPITE DELLA SURA: il tricipite della sura è il muscolo principale per il
salto e per la corsa. È costituito dal muscolo gastrocnemio, biarticolare ed a due capi che origina
dal femore, e dal muscolo soleo che ha origine dal perone. I tendini terminali di entrambi i
muscoli costituiscono il tendine calcaneale ( o di Achille), che si inserisce sul calcagno.
Il muscolo gastrocnemio flette sia il ginocchio sia la caviglia ( sollevamento sulla punta dei
piedi-flessione plantare).
Il soleo, invece, flette solo la caviglia.
Quando si vuole allungare i muscoli del polpaccio, bisogna ricordare che a ginocchia tese si
allunga il gastrocnemio, a ginocchia flesse, si stira il soleo.
MUSCOLO TIBIALE ANTERIORE: va dalla tibia al primo metatarso; è estensore della
caviglia e può tirare in avanti la gamba; interviene nella supinazione e adduzione del piede.
4
Scarica