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Percorso creato da
Navigli Lombardi
Lungo il fiume Adda e il Naviglio Martesana
L'itinerario parte dal centro storico di Cassano d'Adda e prosegue verso nord, lungo il Naviglio
Martesana sulla sua alzaia, costeggiando il
fiume Adda. Si raggiunge Vaprio d'Adda
con la Casa del Custode delle Acque - oggi
adibita a museo - e si prosegue lungo
l'alzaia da dove si possono scorgere le
imponenti ville, tra cui Villa Melzi d'Eril che
è stato luogo in cui ha vissuto Leonardo
Da Vinci. Proseguendo verso nord si
raggiunge Trezzo d'Adda con il suo
castello, villa Gina, la Centrale Taccani.
L'ultima tappa dell'itinerario è il Villaggio
industriale di Crespi d'Adda (patrimonio
UNESCO),
raggiungibile
da
Trezzo
attraverso il ponte sull'Adda. L'itinerario è
percorribile in 2-3 ore in bicicletta.
Punti di interesse
Castello Borromeo
Villa Borromeo
Linificio Canapificio Nazionale
Ruota di legno “El Rudun”
Chiesa di San Colombano
Villa Melzi d’Eril
Villa Castelbarco
Casa del Custode delle Acque
Castello Visconteo
Chiesa di San Gervasio e Protasio
Oratorio di San Rocco
Villa Gina
Centrale Taccani
Villaggio Crespi d'Adda
Cotonificio
Case degli operai
Le ville
Mausoleo
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Castello Borromeo
Il Castello Borromeo fu costruito intorno all'anno Mille e successivamente rivisto. Fu Francesco
Sforza, a metà del '400, ad apportare le
modifiche più importanti e maestose,
incaricando della progettazione l'architetto
Bartolomeo Gadio, noto anche per aver
lavorato al Duomo, al Castello Sforzesco e
alla rocca di Soncino. Risalgono ad allora
l'imponente
muraglia
di
contrafforti
sull'Adda, le merlature e le falconiere sugli
spalti, l'allargamento della Muzza in funzione
difensiva, il nuovo corpo frontale a cui si
deve l'aspetto attuale. Adibito nel 1705 a
carcere militare, sul finire di quel secolo
rischiò di essere demolito per lasciare spazio
ad un palazzo destinato al principe
Ferdinando, figlio di Maria Teresa: ma si
perdette solo il portone del ricetto che proteggeva il borgo. Nell'800 il castello fu utilizzato come
pretura, carcere, caserma, e nell'ala destra come opificio. I restauri recenti hanno fatto scoprire
affreschi di scuola giottesca. Attualmente il castello è di proprietà privata ed in ristrutturazione.
Ospita al pianterreno un ristorante.
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Villa Borromeo
Iniziata a metà '700, quando la famiglia D'Adda volle darsi residenza in un luogo di villeggiatura
ben collegato con Milano, appare come una
sontuosa dimora preceduta dalla vasta corte
d'onore che ne accentua la rigorosa
impostazione prospettica. Fu il Piermarini a
conferirle tra il 1780 e il 1785 l'attuale veste
neoclassica, intervenendo su un edificio di
Francesco Croce. All'interno si incontrano
affreschi e decori, una sala con stucchi e
pitture agresti, medaglioni, dorature e, sul
retro, un parco con piante secolari. Passata
in eredità ai Borromeo a fine '800, la villa
subì l'occupazione militare tedesca durante
la Seconda Guerra Mondiale e finì smembrata
in
abitazioni
familiari.
Oggi,
grazie
all'acquisto di un privato ,è stata restaurata e viene utilizzata per eventi.
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Linificio Canapificio Nazionale
Il Linificio Canapificio Nazionale è testimone di un passato in cui le acque che bagnavano
Cassano, persa la funzione protettiva,
rappresentavano
una
risorsa
per
l'approvvigionamento dell'energia elettrica.
Per alimentare il Linificio fu infatti aperta nel
1927 la centrale elettrica che sfruttava le
acque della Muzza, il canale d'irrigazione
scavato nel 1230 che si stacca dall'Adda
proprio a Cassano. Il linificio, inizialmente
destinato
alla
semplice
filatura,
fu
completato con i reparti per la tessitura e il
candeggio di lino e canapa. In realtà il luogo
era occupato da una filanda finché nel 1873
la società LCN, che possedeva già uno
stabilimento a Fara Gera d'Adda, acquistò i
fabbricati organizzando l'azienda secondo i
modelli inglesi, sia nella progettazione che nei macchinari, facendone, verso la fine del 1800,
uno dei più grandi linifici d'Europa. Lungo la via che costeggia il fabbricato sorge l'asciutta mole
del Convitto Operaio, costruito nel 1907 per ospitare parte delle maestranze. La produzione si è
chiusa nel 1994.
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Ruota di legno “El Rudun”
In passato il "rudun", con un diametro di 11 metri, costituito da 8 pale e voluto da Carlo
Borromeo nel 1618, portava l'acqua a livello
della strada e permetteva così l'irrigazione
degli orti e dei giardini della Villa
Arcivescovile, e riempiva le vasche dei
lavatoi per il bucato. Il ruotone attuale fu
ricostruito nel 1989, il ponte ha la
particolarità di essere neogotico con bugnati
in ceppo nella parte a monte e a tutto sesto
sul lato a valle. Vicino al ponte sono ancora
visibili gli antichi lavatoi.
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Chiesa di San Colombano
Chiesa romanica ad unica navata, dei secoli XI-XII. Essa è un importante documento storico del
periodo altomedievale. Un monumento che,
nonostante i rimaneggiamenti intervenuti nei
secoli e i restauri non sempre felici, si
afferma a pieno titolo come una preziosa
testimonianza
dell'arte
romanica
in
Lombardia. Costruita in blocchi squadrati di
pietra arenaria, la chiesa di S. Colombano è
un edificio a pianta rettangolare, con abside
semicircolare e due cappelline sul lato rivolto
al fiume. Sulla semplice facciata a capanna
spicca il portale arricchito da colonne e
lesene, mentre la parte absidale, aperta da
oculi con diaframmi in pietra lavorata e
piccole monofore a forte strombatura, è
ingentilita da una cornice di archetti ciechi,
retta da esili colonnine. Più della struttura - semplice anche all'interno, dove un arco trasversale
divide l'aula riservata ai fedeli dal presbiterio - cattura l'attenzione dell'osservatore attento la
fitta decorazione scultorea che orna gli stipiti e la fascia sopra le colonnine del portale centrale, i
portali sui fianchi dell'edificio e i capitelli dell'interno, dove figure più raffinate e complesse
propongono più chiare analogie con i modelli pavesi. Il repertorio è quello tipico dell'iconografia
medievale, che alterna a immagini di angeli e santi, intrecci vegetali, motivi geometrici e la
rappresentazione di mostri e figure fantastiche, simboli della tentazione e del peccato.
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Villa Melzi d’Eril
La villa si affaccia sull'Adda, con i suoi terrazzamenti a giardino. L'aspetto odierno dell'edificio
dipende dai molti rimaneggiamenti compiuti
nel 1845, ma esso era già stato fatto
costruire nel '400 e ampliato poi nel '600. In
origine l'aveva voluta Giovanni Melzi, di
casata milanese, che fece sfruttare le rovine
di un precedente castello. La villa ospitò
Leonardo da Vinci tra il 1506 e 1507 e
nuovamente tra 1510 e 1513. Di lui lì
rimasero molti appunti e opere tra cui si
pensa, all'ultimo piano dell'edificio, un
grande affresco che raffigura una Madonna
con Bambino (l'ipotesi è che sia stato
affrescato da Francesco Melzi su disegno di
Leonardo). Attualmente è di proprietà
privata.
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Villa Castelbarco
L'inizio dell'insediamento è databile intorno al 1100 circa, periodo in cui, secondo alcuni studiosi
in questa zona fu costruito dai frati
Cistercensi un convento. La struttura
originaria sembra infatti essere assai
semplice ed appartenere quindi ad una
presenza
monastica
riconducibile
alla
tradizione austera promossa dai Discepoli di
San Colombano. Nel '600 la residenza diviene
una modesta casa di campagna detta "La
Contessa". Fu il Conte Giuseppe Simonetta,
allorchè entrò in possesso del complesso
all'inizio del '700, a trasformare l'antico
monastero in "Villa delle Delizie". Risale a
quell'epoca la ricostruzione della Chiesetta
con campanile e la realizzazione dell'esedra,
nonché la creazione del cortile di servizio.
Con i Castelbarco la villa assunse il suo massimo splendore. Il Conte Cesare, amante delle belle
arti e delle lettere, l'ampliò con saloni di rappresentanza, raddoppiò l'ala Sud (limonaia), edificò
sulla spianata a lato del terrazzo due palazzine in stile impero adibite l'una a Museo, l'altra a
Teatro, e realizzò le Gallerie sotterranee. Il complesso è ora proprietà privata e sede di eventi
espositivi.
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Casa del Custode delle Acque
La "Casa del Custode delle Acque" da quasi cinque secoli caratterizza il paesaggio dell'Adda,
reso celebre anche dalle opere di Leonardo
da Vinci. Le prime notizie sul suo conto
risalgono al 1542. In questo periodo l'edificio
viene chiamato "Casa regia". È una specie di
stazione dove i mercanti si fermano per
pagare il dazio imposto dai governanti locali,
e dove il "camparo" cura la rete idraulica che
mette in comunicazione l'Adda con il
Naviglio. Nel corso della storia, al suo
interno, hanno soggiornato artisti del calibro
di Bernardo Bellotto, pittore e incisore
italiano del Settecento, e Gaspar Van Wittel,
pittore olandese dello stesso periodo. Oggi
l'edificio è sede di un vivace circolo culturale.
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Castello Visconteo
Il Castello Visconteo fu costruito nel 1300, per volere di Bernabò Visconti , accanto ad una
rocca che la tradizione vuole edificata dalla
regina Teodolinda. Questa fortificazione è
stata testimone di una storia tormentata, di
cruenti lotte e di conquiste, che vide
protagonisti il Barbarossa, i Torriani e i
Visconti. Proprio in questo luogo morì
Bernabò, per mano del nipote Gian Galeazzo.
Oggi dell’imponente castello, rimane la torre
a pianta quadrata, alta 42 metri, il
pozzo, fatto costruire nel 1400 dal castellano
Vercellino, e i suggestivi sotterranei. Del
coevo ponte sull’Adda, utilizzato per
trent’anni, prima di essere distrutto nel 1416
dal Carmagnola, sono ancora visibili la spalla
e l’attacco. Dal 1982 il Castello è divenuto
proprietà del Comune di Trezzo. All'interno si possono visitare la Sala Bernabò e nella Villa del
Castello il recente "Spazio Didattico Informativo", con le immagini dei ritrovamenti e dei
reperti di epoca longobarda, la tomba detta "del gigante", perfettamente ricostruita.
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Chiesa di San Gervasio e Protasio
La chiesa, di cui si hanno notizie dal 1414, ha subito profondi e ripetuti restauri che ne hanno
alterato il volto originario. Gli interventi più
evidenti sono stati ad opera di Gaetano
Moretti (prima metà del '900), che ne ha
definito le forme attuali. L'architetto ha
interpretato i canoni dell'arte lombarda
secondo il gusto neomedievale del tempo,
aggiungendo alle sobrie linee primitive,
elementi del tutto nuovi (uso del mattone e
del ceppo, arco acuto delle finestrelle, rosone
centrale). All'interno l'edificio è a pianta
basilicale, orientata a levante. La parte più
antica e intatta, è la cappella del Crocifisso,
con una decorazione ad affresco del 1362. In
essa è custodita anche una statua medievale
di San Benedetto (XII-XIII sec.). L' altare
maggiore è un' opera settecentesca con intarsi di marmi policromi. L' affresco cinquecentesco
dell'abside (Ascensione e Discesa dello Spirito Santo) è stato attribuito da studi recenti alla
scuola di Bernardino Luini. Conservata all'interno della Cappella del Sacro Cuore, si può vedere
l'antica croce di legno in cui veniva incastonata la reliquia del Sacro Chiodo (ora nel Duomo di
MIlano), portata da San Carlo in processione per le vie della città, durante la peste del 1576.
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Oratorio di San Rocco
La chiesa risale alla fine del '500, ed è legata storicamente alle vicende della grande peste del
1576. Infatti sembra fosse affidata ad una confraternita
di Disciplini che si dedicava ad opere di carità e
assistenza soprattutto durante le epidemie. L'aspetto
esterno attuale è dato dai numerosi rifacimenti in cui si
notano elementi stilistici diversi con archi e lesene che
rivelano già un gusto settecentesco. Anche l'interno è
stato rimaneggiato, ma recenti restauri hanno riportato
alla luce il grande dipinto della parete centrale
raffigurante i Santi Rocco, Ambrogio e Sebastiano (fine
XVI sec.).
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Villa Gina
Oggi sede del Parco Adda Nord, la nobile dimora, che svetta su uno scenografico dirupo di rocce
affacciato all’Adda e alla Martesana, cambiò
più volte proprietà e destinazione d’uso.
Costruita nel 1855 da Paolo Bassi - podestà
di Milano – nelle linee classicheggianti di
gran moda a quel tempo, divenne nel 1915
proprietà di Silvio Crespi, che la chiamò Villa
Gina in onore della moglie. Nel 1939 fu
donata all’Opera Balilla di Bergamo, che la
adibì a sede di un Istituto di educazione
professionale per gli orfani di guerra.
Occupata da militari durante la seconda
guerra mondiale, passò nel 1950 al CIF di
Bergamo che, ribattezzandola Casa del Sole,
la trasformò in un centro di assistenza per
giovani in difficoltà. Proprietaria della dimora divenne la Regione Lombardia e in seguito il
Comune di Trezzo. Dal 1993 è sede del Parco Adda Nord.
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Centrale Taccani
La centrale idroelettrica di Trezzo, voluta da Cristoforo Benigno Crespi, proprietario della
fabbrica tessile di Crespi d’Adda, doveva
inserirsi nell'ambiente originario senza creare
stridenti contrasti. Così l’architetto Gaetano
Moretti, incaricato della parte architettonica,
e l’ingegner Adolfo Covi, che curò la parte
tecnica, realizzarono un edificio davvero
unico nel suo genere, che univa alle
innovazioni tecnologiche un linguaggio
decorativo raffinato, ricco di richiami
all'architettura eclettica e liberty. Proprio
questa ricerca della “forma bella”, evidente
nei decori di gusto orientaleggiante come nei
lampioncini in ferro battuto, conferma la
centrale Taccani come uno degli episodi più
alti del tentativo di mediazione tra
ingegneria e architettura, arte e tecnica. Costruita in cemento conglomerato - materiale
ancora poco utilizzato in Italia agli inizi del XX secolo - ma interamente rivestita in pietra di
ceppo estratta dal fiume. Il suo coronamento frastagliato ripropone infatti le merlature del
soprastante castello, mentre aperture e rientranze che movimentano la monumentale facciata
ricordano le naturali sporgenze della roccia. La pianta dell’edificio, con due ali asimmetriche e
un corpo centrale sporgente, corrisponde perfettamente alla destinazione degli spazi presenti
all’interno: alla sala dei comandi, posta al centro, si affiancano infatti una lunga ala delle turbine
a sinistra e l’ala per le macchine a vapore a destra.
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Villaggio Crespi d'Adda
Lo stabilimento ed il villaggio di Crespi d’Adda furono fondati dal comm. Cristoforo Benigno
Crespi nel 1878. Proveniente da una famiglia
di tintori di Busto Arsizio (Va), Cristoforo
Crespi pensò di insediare un nuovo
stabilimento lungo le rive dell’Adda, nella
punta meridionale dell’”Isola Bergamasca”,
al fine di sfruttare l’acqua come forza
motrice. Infatti nel 1877, dopo aver
acquistato 85 ettari di terreno nel territorio
del comune di Canonica d’Adda e di Capriate
d’Adda, ottenne la concessione a costruire un
canale che convogliasse parte delle acque
del fiume all’interno della centrale. Poco
tempo dopo furono inaugurate le case
condominiali (palasöcc) che il Crespi aveva
fatto costruire per alloggiare le maestranze che aveva importato da altri suoi stabilimenti.
All’inizio del 1900, il complesso industriale contava un reparto di filatura capace di trentamila
fusi, uno di tessitura con trecento telai ed uno di tintoria per il finissaggio dei tessuti. In quel
periodo si sviluppò ulteriormente il villaggio operaio attorno alla fabbrica: fu abbandonata la
tipologia di casa plurifamiliare a “caserma” e si adottò la nuova tipologia di casette bifamiliari,
circondate da un giardino e dall’orto.
Il Comitato per il Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, nella riunione svoltasi a Berlino nel dicembre
1995 ha accolto Crespi d'Adda nella World Heritage List in quanto esempio eccezionale del
fenomeno dei villaggi operai. Quinto sito al mondo inserito per l'archeologia Industriale. La
fabbrica, tra l'altro, ha mantenuto la sua attività produttiva fino al dicembre del 2003.
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Cotonificio
L'ingresso del cotonificio di Crespi è oggi l'immagine più conosciuta dai visitatori. Quasi una
cattedrale al lavoro a all'industria, dove la
ciminiera, le palazzine dirigenziali e il
cancello in ferro battuto creano una superba
composizione architettonica, ormai simbolo
dell'architettura industriale a cavallo tra Otto
e Novecento. La fabbrica di Crespi è a piano
unico ed è caratterizzata da eleganti
decorazioni in cotto e mattoni. I suoi
capannoni a shed si ripetono in una
affascinante prospettiva lungo la via
principale.
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Case degli operai
Le file di case operaie disposte ordinatamente, con i loro orti e giardini, costituiscono
sicuramente l’immagine più caratteristica di
Crespi, nonchè il cuore del Villaggio. Queste
abitazioni
dall’aspetto
semplice
ma
gradevole
erano
soluzioni
abitative
d’avanguardia. Fu Silvio Crespi, figlio del
fondatore, a voler imitare gli esempi di
abitazioni operaie visti nei suoi viaggi in
Inghilterra. Attualmente le case sono private
e quasi tutte abitate.
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Le ville
Le case operaie non sono l'unico tipo di abitazione presente nel Villaggio: a queste si
aggiungono le ville volute dai Crespi nella
seconda metà degli anni Venti, in stile
eclettico. Estrose, eleganti, incantevoli, erano
assegnate
principalmente
a
direttori,
capireparto e impiegati. Attualmente le ville
sono private.
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Mausoleo
Il cimitero, costruito tra il 1904 e il 1905, è dominato dal grande mausoleo che custodisce le
spoglie dei defunti della famiglia Crespi . Il
mausoleo, a forma di “piramide” , è
decorato verso la sommità con tre statue
raffiguranti le tre virtù teologali: Fede,
Speranza e Carità. Al termine dello scalone e
all’interno del portale vi è una cappella
abbellita da un fine mosaico, con al centro un
altare e ai lati due porte che conducono al
piano inferiore ove sono sistemati i sarcofagi
contenenti le salme dei Crespi. Una scritta in
latino spicca sul portone in bronzo della
cappella: Mors et vita duello conflixere
mirando:mors mortua est (Morte e vita si
sono affrontate in un prodigioso duello: la
morte è stata sconfitta). All’esterno il
mausoleo si allarga con una muraglia
semicircolare. Nei prati antistanti il
mausoleo si notano dei cippi (o lapidi) in cemento e a forma di croce, che la ditta Crespi aveva
messo a disposizione gratuitamente per tutti i defunti crespesi, fatta eccezione per coloro che
desideravano costruire una tomba diversa a proprie spese. In questo caso però la tomba doveva
essere costruita appoggiata al muro di cinta, per non spezzare l’armonia tra il mausoleo ed i
prati antistanti. Ai lati della cancellata del cimitero, costruita in ferro battuto, sorgono due
costruzioni in cemento: una serviva come casa mortuaria, l’'altra come deposito degli attrezzi. Il
cimitero, come del resto tutto il paese, è posto sotto latutela della Sovrintendenza ai Beni
Culturali.
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