C.P SS Redentore e S. Gregorio Comunità Giovani 22/09/11 Incontro di lectio divina sul Vangelo Di Giovanni Il Prologo (Gv 1, 1-18) Impariamo a pregare la parola, a ripetere frasi del Vangelo che ci diventano care. La parola sta davvero al principio. Cosa inizio se non inizio dalla parola? Il comandamento più grande per Israele, il comandamento che deve ricordare sempre, scrivendolo sugli stipiti delle porte, è “Ascolta Israele”. Per accadere nella nostra vita la Parola ha bisogno di essere ascoltata. Contemplando l’icona dell’ascolto del monte Athos in cui è raffigurato Giovanni che tiene la testa sul petto di Gesù nell’ultima cena è bene rammentare le parole di Origene di Alessandria (II sec): Non può comprendere il senso profondo dell’Evangelo chi non abbia posato il capo sul petto di Gesù. Il discepolo amato posando il capo sul petto di Gesù aderiva alla Parola e si riposava sulla Parola, con la Parola rivolta al seno del Padre. […] Chi posa il capo sul petto di Gesù è colui che Gesù ama. Possiamo anche noi il capo sul petto di Gesù. Facciamo, dunque, nostre le parole di preghiera composte dai monaci di Bose che accompagnano l’esercizio dell’ascolto della Parola: “Signore Dio misericordioso, mentre poso il mio sguardo sulle sante scritture, fa che io posi il mio capo sul petto di Gesù, Figlio amato. Dal suo petto riceverò l’acqua viva dello Spirito Santo e potrò comprendere la tua parola, amarla e realizzarla nella mia vita, compiendo la tua volontà, Padre benedetto ora e nei secoli dei secoli. Amen Capitolo 1 1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali, non da sangue 2 Egli era, in principio, presso Dio: né da volere di carne 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui né da volere di uomo, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. 6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: per dare testimonianza alla luce, Colui che viene dopo di me perché tutti credessero per mezzo di lui. è avanti a me, 8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10 Era nel mondo perché era prima di me". 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; la grazia e la verità vennero per mezzo di eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Gesù Cristo. 11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12 A quanti però lo hanno accolto 18 Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Lettura L’esercizio della lectio è appunto quello della lettura di queste parole, che sono scritte e che abbiamo ascoltato. Questo lavoro è faticoso, perché si tratta di tirare fuori dal testo quello che l’evangelista ci vuole dire. Molti commentatori analizzano il testo frammentandolo, dividendolo in più parti, commentando, ad esempio, che i versetti su Giovanni Battista sono, forse un’inserzione successiva. Questo è un lavoro possibile ed interessante, ma è bene ricordare che la parola testo viene dal latino textus che è la stessa parola per “tessuto”. Il tessuto si può frammentare, ma forse è meglio tenerlo unito. Alla fine del Vangelo Giovanni riporta un fatto curioso: i soldati che si divisero il mantello, ma gettarono la sorte sulla tunica perché era tessuta tutta d’un pezzo ed era un capo molto prezioso. La parola di Dio va letta unitariamente, non si può frammentare troppo. Teniamo, quindi, il testo del Vangelo così com’è, senza frazionarlo troppo. Proviamo, invece, a fare l’esercizio della lectio, cercando di interagire col testo e di entrare nella fibre della Parola. Scopriremo da questa lectio che siamo fatti della Parola di Dio. La nostra fibra e la fibra del Verbo, del Figlio di Dio, si intrecciano. Noi siamo il tessuto del Verbo. Il salmo 139 ci regala un’immagine molto bella: “mi hai tessuto nel grembo di mia madre”. Questo significa che le nostre vite sono intrecciate col verbo di Dio. Leggere il Vangelo è perciò anche leggere se stessi, capire di cosa siamo fatti, di che stoffa è la nostra vita. La lectio divina ha il potere di portare la pienezza e la conoscenza anche di noi stessi. La pratica quotidiana della lectio ci consente di conoscerci nel profondo, si tratta di un esercizio che bisogna imparare. 1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. il richiamo immediato è quello del primo capitolo della Genesi. Come là abbiamo l’inizio di una storia, così anche in questo caso. Nella Genesi abbiamo un principio in cui Dio disse: sia la luce. La differenza è che in questo caso non c’è prima Dio e poi la Parola, ma essa c’è da sempre insieme a Dio. Nell’antico testamento esiste qualcuno che era con Dio quando Dio creava il mondo, questo qualcuno si chiama Sapienza, come una realtà creata da Dio. Nel Vangelo non si parla di Dio che crea il Verbo e attraverso il Verbo crea tutto il resto, ma si sottolinea l’esistenza dal principio del Verbo. Non sappiamo ancora chi sia il Verbo, ma intanto registriamo questo fatto: c’è qualcosa che sta al di fuori di Dio, ma che ne fa parte, con la stessa dignità. Non si parla di Dio come una realtà solitaria, ma c’è un mistero di comunione, un Dio la cui Parola ha una sua consistenza, la Parola non è creata e fa parte del mistero di Dio. 2 3 Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Giovanni ci sta parlando del mistero di Dio che è incomprensibile, ma allo stesso tempo ci sta dicendo che questo mistero ci viene incontro, anzi è all’inizio di noi stessi e di tutto quello che esiste. Il mistero di Dio e il senso del creato sono inscindibili. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Questo Verbo è la pienezza della vita, una vita che illumina gli uomini. C’è una analogia col racconto della creazione. Notiamo l’ordine delle parole: prima la vita e poi la luce. Queste parole tornano spesso, come in Gv 8, 12: “ Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. Il prologo ci anticipa molti concetti ricorrenti. C’è una luce che irrompe nelle tenebre, essa è minacciata dalla tenebre, ma questa luce non è vinta dalle tenebre. 6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Alcuni commentano questi versi dicendo che non sono coerenti con quello che si è letto fino ad ora. Cosa c’entra Giovanni Battista col Verbo? Perché si parla di Giovanni il Battista, che testimonia Gesù, se ancora non abbiamo parlato di Gesù? Qualcuno risponde dicendo che Giovanni rende testimonianza innanzitutto alla luce del Verbo che risplende nel creato. Giovanni è il profeta che la annuncia. 8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Il Battista non si confonde con la luce, ma la indica e le rende testimonianza. Testimoniare è una delle parole chiave del vangelo di Giovanni. Il Battista è l’ultimo dei testimoni di questa luce che è presente nel mondo, irrompe nel mondo. 10 Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Quelli che dovrebbero avere una certa familiarità col Verbo e con la luce non la riconoscono. Ciononostante la luce non ritorna nel mistero nascosto di Dio, ma continua a venire anche se non viene accolta. In questo passaggio si sviluppa il dramma di coloro che non accogliendo la luce non gustano la pienezza della vita. Però la luce non pone condizioni per il suo arrivo, viene comunque e di fronte al rifiuto la luce rimane in mezzo a noi. 12 A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. Quelli che accolgono la luce nella loro casa, lasciandosi intrecciare dalla Parola diventano figli di Dio, riconoscono di esserlo e vivono la loro vita in pienezza. Qualcuno riesce a giocarsi nella relazione con questa luce che è il Verbo, scoprendo il tessuto più profondo della propria persona. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Il Verbo che stava presso Dio si fa carne, quella carne che si ammala, che si stanca, che si annoia, che non capisce, che si innamora, senza però svuotarsi della sua dignità di Dio. Egli si stabilisce tra gli uomini. L’espressione andrebbe tradotto più esattamente con “pose la sua tenda tra di noi”. A questo punto si fanno i nomi che stiamo aspettando. Chi è il Verbo? E’ il Figlio, l’unigenito. Chi è Dio? E’ il Padre. La fatica di questo strano percorso ci porta a riconoscere e a chiamare per nome il Verbo, che è il Figlio, è Gesù, è la carne di Gesù, è Gesù nella sua carne e nella sua storia e ci fa conoscere Dio, il Padre di fronte al quale il Figlio sta da sempre, dal principio. Gesù ci rivela la gloria, intesa come lo spessore, la consistenza e la concretezza di Dio, la storia di Dio con noi. C’è una pienezza di grazia e di verità nel contemplare la gloria che si è incarnata nel la storia di Gesù. La pienezza la si trova lì 15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". Qua l’ultima testimonianza di Giovanni. Adesso possiamo vedere qual era la luce che abitava nel creato. E’ la luce del Cristo. 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. E infine arriviamo al punto più alto, che è anche il punto più basso in quanto è il più accessibile agli uomini 18 Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Se vogliamo conoscere chi sta al principio della nostra vita, cosa significa vivere in pienezza, comprendere la luce che abita in tutto il creato, noi dobbiamo incontrare il figlio unigenito che è nel seno del padre e che ci racconta il mistero di Dio. Commento In principio c’e sempre una parola, il Verbo. La Parola come principio. Anche nel racconto della creazione, Dio crea con la Parola. Nelle mitologie sorte intorno al popolo di Israele, come anche in quelle nordiche, la creazione è un atto di violenza, invece nel racconto biblico la creazione si sviluppa attraverso una Parola che mette ordine, una Parola che entra nella nostra storia e si fa riconoscere. Come cominciano le nostre storie personali? Quanto tempo dedichiamo alla Parola? Pur potendo essere violenta, la parola è mite, permette di spiegarsi, se la si tesse nella relazione illumina, incoraggia, aiuta, quindi non è un caso che in principio ci sia il Verbo e che Dio crei pronunciando. Dovremmo accrescere il culto della parola, considerarne il valore e non comunicare parole vuote, senza significato o poco meditate. La parola è troppo preziosa per essere trattata con estrema leggerezza, come viene proposto e favorito dai nostri modi di comunicare. Quante persone allontaniamo per le nostre parole vane, dette per circostanza invece di parole che creano e che costruiscono? Quali parole usiamo nel tessere le relazioni? Chi ascolta la Parola di Dio non si può permettere il lusso di dire la prima cosa che gli passa per la mente, noi dobbiamo essere estremamente attenti alle parole che pronunciamo. Non dobbiamo disfare con le nostre parole ciò che Dio pazientemente ha fatto o liquidare con una battuta un complesso di storie e vissuti. Questa Parola che si fa carne pone la sua tenda in mezzo a noi, senza costruire cattedrali, edificare cittadelle o mura. Nel libro di Isaia, al capitolo 26 i primi due versetti recitano così: Abbiamo una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza. Aprite le porte: entri una nazione giusta che si mantiene fedele. La fortezza di queste mura sono una porta spalancata. L’immagine della tenda è molto significativa perché dice che il Verbo cammina e fa tenda con noi, non si arrocca insieme a noi. L’ideale di vita è la tenda che si può montare e smontare in poco tempo. Questo è proprio il senso del rifiuto, da parte del Signore, dell’edificazione del Tempio ad opera del re Davide. Il Signore dirà a Davide, per mezzo del profeta Natan, di non volere il Tempio, ma di voler rimanere nella tenda per poter camminare con Davide in qualunque momento. Il Signore non deve essere relegato negli ambiti che noi scegliamo per lui. La luce del Verbo è presente ovunque nella nostra vita, non solo nei momenti dedicati. La stessa questione verrà riproposta nel famoso brano della Samaritana nel quarto capitolo del vangelo di Giovanni in cui la Samaritana chiede a Gesù dove si debba adorare Dio, se sul monte o nel Tempio di Gerusalemme e Gesù le risponde: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. […] viene l’ora –ed è questa- in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”. Il primato va riconosciuto a Gesù. Il Battista riconosce che è Gesù la persona da seguire. Chi è chiamato ad essere il testimone di Gesù deve riconoscere di non essere la luce, è un passaggio fondamentale. Non siamo noi la luce, ma dobbiamo riconoscere la luce e possiamo farlo solo intessendo la nostra vita con la Parola, per saper riconoscere che il primato non è il nostro ed essere così testimoni del Verbo e non di noi stessi. Nel Concilio Vaticano II il documento che parla della chiesa è la Lumen Gentium, e ci verrebbe istintivo pensare che questa espressione (luce dei popoli) sia riferita alla Chiesa. Invece no, questa affermazione è detta di Gesù. Anche per la Chiesa, la luce è Gesù. La nostra vita può solo diventare luminosa trasparenza di Lui, ma questo è possibile solo attraverso l’ascolto della parola, lasciandola entrare nel nostro grembo e lasciandoci tessere da essa, intrecciando la nostra umanità alla luce di Gesù. Consigli di lettura Lettura dell’ Evangelo secondo Giovanni – Xavier Leon Dufour E’ un testo che sviscera quasi parola per parola. Ad esempio si legge in questo testo che la parola logos si usa pochissimo nella Bibbia, nel vangelo di Giovanni si usa solo un’altra volta. Logos è tutto ciò che è espresso con la voce (parola, sermone, discorso) oppure causa, ragione e conto della spesa, che è come dire che ogni ambito della nostra vita è pervaso dal mistero di Dio e ogni cosa che facciamo può essere vissuta secondo la pienezza suggerita da Dio. Una comunità legge il Vangelo di Giovanni – Silvano Fausti (più accessibile) Il caso serio della fede – Carlo Maria Martini È un testo in cui in cinque giorni si rilegge il vangelo di Giovanni. Si tratta di esercizi spirituali i quali, come la lectio, devono essere visti come un condensato che poi ciascuno deve diluire nella propria vita. Dopo aver letto il testo riprendendo le suggestioni suscitate è possibile rileggere delle pagine bibliche che richiamano quello che abbiamo letto oggi. A.T. Proverbi 8, 22-31 (Inno alla Sapienza) Siracide, 24 Isaia, 55 (la forza della parola che cresce autonomamente) N.T Efesini 1 Colossesi 1 Lettera agli Ebrei (inizio)