la Biennale di Venezia 9. Festival Internazionale di Danza

la Biennale di Venezia
9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea
Mondo novo – gesto luogo comunità
Direttore Virgilio Sieni
Venezia, 19 > 29 giugno 2014
COMUNICATO STAMPA DANZA
Il 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea – realizzato in collaborazione con la
Fondazione Prada - si svolgerà a Venezia dal 19 al 29 giugno ma avrà anche un “prologo” e un
“epilogo”. Alcuni avvenimenti, in forma di work in progress, saranno programmati alle Corderie
dell’Arsenale in occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura a partire dal 5 giugno: si tratta
di anticipazioni di spettacoli che debutteranno in forma compiuta all’interno del Festival. Sempre alle
Corderie si vedranno i primi Appunti del Vangelo secondo Matteo: un progetto speciale di Virgilio
Sieni che debutterà in forma definitiva al Teatro alle Tese nei primi tre week end di luglio, a conclusione
del Festival.
“Abbiamo invitato quegli artisti che hanno risposto positivamente ad un’idea di articolazione della
propria ricerca attraverso il concetto di comunità, luogo, intendendo la danza come il territorio del
gesto e della trasmissione - scrive il Direttore Virgilio Sieni. E’ un festival che diviene l’approdo di un
ciclo di ricerche da parte degli artisti (quasi tutti presenti con più proposte) sul dialogo tra corpo e
luogo, corpo e comunità. In questo senso la città è stata immaginata, tracciata da nuovi sentieri,
proposta per una geografia poetica e antropologica del Mondo novo. E’ un Festival che intende creare
aperture e passaggi, viaggi nella città e percorsi di ricerca, ricomporre una storia biologica del corpo,
mettendo a confronto i corpi splendidamente diversi, ponendo lo spettacolo al pari di una pratica dello
sguardo che esercita lo spettatore alla frequentazione del gesto. Gli artisti ospitati verranno coinvolti nel
dialogo col pubblico attraverso un’articolazione di spettacoli e creazioni dislocate in varie parti della
città per dar vita a una geografia di camminamenti e aperture.
Un’azione costante e crescente di sconfinamento, di rottura coraggiosa di confini spesso arbitrari: è
un’azione politica di riconquista che informa l’uomo sulle sue infinite possibilità e lo mette allo stesso
tempo di fronte ai propri limiti.
Coinvolgendo direttamente gli artisti, siamo riusciti a creare in Italia un festival con molti spettacoli in
prima mondiale, tutte proposte studiate capillarmente e associate a luoghi, dettagli di opere, persone e
comunità. Emerge una geografia nuova, un Festival che intreccia lo spettacolo alla pratica, il luogo alla
comunità, costruendo una mappa inedita di sentieri e risonanze”.
Steve Paxton (USA), SaburoTeshigawara (Giappone), Christian Rizzo (Francia), Laurent Chétouane
(Francia/Germania), Jan Martens (Belgio/Olanda), Roy Assaf (Israele), Radhouane El Meddeb, Matias
Pilet & Alexandre Fournier (Francia), Jérôme Bel (Francia), Jonathan Burrows e Matteo Fargion (Gran
Bretagna/Italia), Dewey Dell/Agata, Demetrio e Teodora Castellucci, Eugenio Resta (Italia), Keiin
Yoshimura (Giappone), Meg Stuart (USA/Belgio), Iris Erez (Israele), Cristina Rizzo (Italia), Alessandro
Sciarroni (Italia), Michele Di Stefano (Italia), David Zambrano (Venezuela/Olanda), Anton Lachky
(Belgio), Enzo Cosimi (Italia), Ramona Caia (Italia), Giuseppe Comuniello (Italia), Luisa Cortesi (Italia),
Marina Giovannini (Italia), Raffaella Giordano/Maria Muňoz (Italia/Spagna), Helen Cerina (Italia),
Adriana Borriello (Italia), Simona Bertozzi (Italia), Stian Danielsen (Norvegia), Kinkaleri/Massimo
Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco (Italia).
Sono gli artisti invitati al Festival che il Direttore Virgilio Sieni ha coinvolto in molteplici progetti sia di
ospitalità, Aperto, che di commissione - Aura, Invenzioni, Prima Danza - da cui nasceranno
nuove opere pensate a Venezia e per la Biennale.
In totale saranno presentati 42 titoli, di cui 28 in prima assoluta e 9 in prima italiana.
470 sono i partecipanti alle creazioni in collaborazione con Biennale College – Danza: 20
giovanissimi danzatori hanno partecipato durante il Carnevale Internazionale dei Ragazzi alla Casina dei
biscotti; da aprile a giugno 250 sono i partecipanti al 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea
(100 danzatori, 100 amatori, 50 giovanissimi danzatori tra i 10 e i 14 anni); da gennaio a luglio 200 sono
i partecipanti, tra amatori e danzatori, al progetto Vangelo Secondo Matteo.
Il Leone d’oro alla carriera per la Danza è stato attribuito a Steve Paxton; il Leone d’argento a
Michele Di Stefano della compagnia mk.
Infine, una mostra con i materiali video, fotografici e documentaristici dell’Archivio Storico/ASAC
della Biennale di Venezia, accompagnerà il 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Ideale
proseguimento della mostra ancora in corso, che ripercorre la danza alla Biennale dagli anni ’30 ai primi
anni ‘70, la prossima esposizione presenterà tre approfondimenti su artisti che hanno coinvolto Venezia
in avvenimenti esterni con un richiamo forte al corpo: Merce Cunningham, Living Theater e Meredith
Monk.
Tutte le attività del Settore Danza per il 2014 sono sostenute dalla Fondazione Prada.
ANTICIPAZIONI
Work in progress alle Corderie - Le Corderie dell’Arsenale saranno per la Danza il luogo della
condivisione con le altre discipline - Musica, Teatro, Cinema e Architettura. Lo spazio cinquecentesco è
stato ideato dal direttore Rem Koolhaas come un “work in progress multidisciplinare, una realtà in
costante evoluzione e continuamente fruibile”, con 6 palcoscenici dove avvenimenti di ogni tipo e a
ciclo continuo - da un’incursione di pochi minuti a una performance di 20 a una pratica di ore –
programmati o estemporanei, cambieranno la mostra di giorno in giorno. Una situazione inedita per
coreografi e danzatori, così come per il pubblico: la danza si misura e si modifica in rapporto allo
spazio, alla libertà dello spettatore e al suo sguardo diretto, al “racconto aperto” di un’opera in divenire,
dove la dimensione pubblica si sovrappone a quella solitamente intima della creazione.
Con l’idea di arte come work in progress, le Corderie diventano un luogo dove è possibile proporre un
altro tipo di economia della visione.
In coincidenza con la vernice di Architettura – il 5 e 6 giugno – alle Corderie si svolgeranno azioni
coreografiche nate per l’occasione e si avvierà il ciclo di pratiche e fasi di creazione che si
concluderanno nel 9. Festival di Danza Contemporanea (19 > 29 giugno). Michele Di Stefano, Roy
Assaf, Luisa Cortesi, Marina Giovannini, Cristina Rizzo, Giuseppe Comuniello, Virgilio Sieni, Kinkaleri
sono gli artisti invitati a questa prova.
IL FESTIVAL
Aperto - La sezione Aperto è dedicata agli spettacoli ospiti del Festival, tutti in prima mondiale o in
prima per l’Italia.
Lines del giapponese Saburo Teshigawara - coreografo, danzatore, scultore e regista - sarà sul
palcoscenico del Teatro Malibran in apertura di Festival, il 19 giugno, insieme alla danzatrice Rihoko
Sato e alla violinista Sayaka Shoji. Alla danza nuova di Teshigawara fa da contraltare la secolare
tradizione coreutica giapponese del Kamigata-mai con Keiin Yoshimura. Massima esponente di
questa forma d’arte tutta al femminile nata all’ombra delle corti, Keiin Yoshimura presenta il dittico
intitolato Wa no kokoro, ovvero Lo spirito dell’armonia (26 > 29 giugno, Palazzo Grassi).
Per la prima volta in Italia, Laurent Chétouane, francese residente a Berlino, dove è diventato uno dei
più rappresentativi registi e coreografi di area tedesca, presenta Sacré Sacre du Printemps (21 giugno,
Teatro alle Tese). Autore di spettacoli dove gli attori non sono interpreti di un ruolo ma di una partitura
di movimenti, Chétouane inscrive la partitura di Stravinskij nella musica del compositore
contemporaneo Leo Schmidthals che apre e chiude lo spettacolo e azzera il sacrificio proponendo una
comunità senza vittime, dove l’altro è accettato nella sua differenza.
Come Chétouane, Radhouane El-Meddeb è un artista che approda alla danza muovendo dal teatro,
studiato e praticato prima a Tunisi e poi al Teatro Nazionale di Tolosa. Nel nuovo spettacolo in prima
italiana alla Biennale, Nos limites (25 giugno, Teatro alle Tese), El-Meddeb lavora con due artisti
circensi, provenienti dall’Accademia Fratellini: Matias Pilet e Alexandre Fournier. Insieme hanno
portato a termine il progetto del trapezista Fabrice Champion, che voleva tornare sulla scena per
misurarsi con la propria disabilità dopo un incidente sul lavoro. Nos limites è una storia vera, quella dei
nostri istinti vitali che non cedono di fronte agli impedimenti fisici.
Un’altra storia vera arriva dal Festival di Avignone, dove ha debuttato la scorsa estate: D’après une
histoire vraie (27 giugno, Teatro Piccolo Arsenale, prima nazionale) di Christian Rizzo, artista attivo
in campi diversi come la musica rock e la moda, l’arte e la regia lirica (fino allo scorso anno è stato in
residenza all’Opéra de Lille). I balli folkloristici che Rizzo ha visto ad Istanbul sono all’origine di questo
pezzo che riflette sulla memoria dei gesti, tra popolare e contemporaneo. La stampa francese ha parlato
di una nuova danza rituale, moderna e antica insieme: in scena 8 danzatori accompagnati in un
crescendo di energia dai ritmi percussivi di Didier Ambact e King Q4.
Tecnica rigorosa e tensione drammatica si compenetrano da sempre nel lavoro di Enzo Cosimi, fra i
maggiori rappresentanti della danza italiana, che al Festival riserva la prima assoluta di Sopra di me il
diluvio (20 e 21 giugno, Teatro alle Tese). Nel nuovo spettacolo Cosimi torna ad indagare, dopo il
felice esito di Welcome to my world, il rapporto uomo – natura nella società contemporanea. Cosimi torna
alla Biennale Danza e al mondo pop dei facili esotismi di Hallo Kitty!, successo del 2002, sostituisce ora
una “scrittura di danza scarna, ossuta, un campo percettivo vuoto in cui si vive in uno stato irreale” (E.
Cosimi).
Della stessa generazione di Cosimi e caratterizzata da una vena fortemente lirica, Raffaella Giordano,
che ha saputo andare oltre l’idea del teatro danza a cui si è formata a Wuppertal, è presente al Festival
in coppia con la danzatrice e coreografa Maria Muñoz, con cui firma L’incontro (24 giugno, Teatro alle
Tese), il nuovo spettacolo in prima italiana. Entrambe sono autrici e creatrici di universi gestuali,
curiose delle molteplici forme d’espressione artistica, e hanno fondato compagnie negli anni ’80: Sosta
Palmizi per Raffaella Giordano, insieme ai compagni d’esperienza con Carolyn Carlson alla Fenice, Mal
Pelo, compagnia catalana, per Maria Muñoz.
Il trentunenne israeliano Roy Assaf, a lungo danzatore e collaboratore alle coreografie di Emmanuel
Gat e il ventinovenne belga Jan Martens, con studi ad Anversa e di recente trasferito ad Amsterdam
presso il centro ICK, affidano alla danza, in modi diversi, una narrazione intima. Assaf è autore e interprete di un dittico: Six years later (24 giugno, al Teatro alle Tese, prima
nazionale), un duetto con Hadar Yunger Harel, che disegna lo sviluppo di una relazione di coppia
sospesa tra passato e presente, e The Hill (25 giugno, Teatro alle Tese), un trittico al maschile, con
Shlomi Bitton e Igal Furman, in cui si evocano tempi e luoghi di violenza (la collina del titolo è
l’Ammunition Hill, terreno di aspra battaglia nella guerra dei sei giorni) mescolando dolore, gioia e
ironia.
Come Six Years Later di Assaf, Sweat baby sweat (26 giugno, Teatro alle Tese, prima nazionale) di
Martens è un corpo a corpo sull’amore fra un uomo e una donna, un amore divorante ed estremo. Ne
risulta una danza dalla forte fisicità, dove il realismo si stempera nell’emozione attraverso l’ossessivo
rallentamento dei gesti. Un vero tour de force mentale e fisico per i due interpreti, Kimmy Ligtvoet e
Steven Michel.
Sul versante opposto rispetto al lavoro di questi artisti si colloca la ricerca di Jonathan Burrows, per 13
anni danzatore e coreografo del Royal Ballet, prima di trovare una via originale insieme al compositore
Matteo Fargion, con cui crea una serie di duetti che sorprendono pubblico e critica. In coppia hanno
sviluppato una visione musicale del corpo, sulla strada tracciata da Cunningham-Cage, di cui rinnovano
eccentricità ed aspetti provocatori. Per la prima volta alla Biennale Danza, Burrows e Fargion
presentano Body Not Fit To Purpose in prima assoluta (19 > 22 giugno, Palazzo Grassi). Il punto di
partenza musicale è La Follia, uno dei temi più antichi e più sfruttati (da Vivaldi, Corelli, Händel a
Rachmaninov), ma tutto finisce in danza - parole, musica e oggetti di scena - perché “il pubblico possa
ascoltare la musica del movimento e vedere la danza nei testi e nei suoni che ascolta” (M. Fargion).
Si muovono sempre nel solco della performance, ma con spirito radicalmente diverso, i nuovissimi
Dewey Dell. Sono: la coreo-artista Teodora Castellucci, il compositore Demetrio Castellucci, il
disegnatore luci e scenografo Eugenio Resta, l’assistente alla coreografia Agata Castellucci. Alla
Biennale presentano Marzo (28 giugno, Teatro alle Tese), che giunge in Italia dopo l’esordio allo
Steirischer Herbst 13 di Graz. Marzo, che per gli autori è fonte di molteplici suggestioni – mitologiche,
guerresche, astronomiche - è il primo lavoro in cui la compagnia affronta la narratività e si avvale della
collaborazione di personalità esterne al gruppo: il fumettista e artista visuale Yuichi Yokoyama e il
drammaturgo, Kuro Tanino.
A tre mesi dal debutto tedesco arriva in Italia Hunter (28 giugno, Teatro alle Tese), il nuovo spettacolo
di Meg Stuart, autrice di importanti improvisation projects che hanno coinvolto molteplici artisti, e di
assoli, coreografie d’ensemble, installazioni site-specific ospitati anche in gallerie e mostre come
Documenta X di Kassel. Con il nuovo assolo, Hunter, Meg Stuart esplora il proprio corpo danzante
come fosse un archivio di esperienze e memorie personali e culturali da cui trarre una serie di
autoritratti. Lontana da ogni virtuosismo, la pratica dell’improvvisazione che è alla base della sua ricerca
determina quella struttura aperta, smontabile, libera e dinamica della danza che impronta anche il lavoro
della compagnia.
Steve Paxton, Leone d’oro alla carriera del 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea,
ha contribuito in modo decisivo a mutare la natura della danza contemporanea e oggi la sua lezione si
riverbera in misura diversa in molti dei coreografi invitati. La ricerca del coreografo americano,
condotta in totale coerenza di stile e di vita, è presentata con Bound (20 giugno, Teatro Piccolo
Arsenale): una successione di episodi, interpretati dal danzatore sloveno Jurij Konjar, ognuno dei quali
rappresenta un microcosmo isolato, in un processo di accumulazione quasi numerica. Lo spettacolo
torna in Italia a 32 anni dalla sua creazione per Spaziozero a Roma.
Aura - Il direttore Virgilio Sieni ha invitato 5 dei coreografi ospiti del 9. Festival Internazionale di
Danza Contemporanea a un dialogo con la pittura e con l’arte. Saburo Teshigawara, Laurent
Chétouane, Jonathan Burrows con Matteo Fargion, Jérôme Bel, Michele Di Stefano creeranno 5
performance inedite partendo dal dettaglio di un’opera d’arte dei grandi artisti del passato presenti a
Venezia.
Saburo Teshigawara ha intitolato Eyes Off (21 e 22 giugno, Ca’ Giustinian) la performance solista in
omaggio a La Nuda del Giorgione, l’affresco datato 1508, staccato dal Fondaco dei Tedeschi e oggi alla
Galleria Franchetti della Ca’ d’Oro.
Jonathan Burrows e Matteo Fargion presenteranno The Madonna Project (19 > 22 giugno, Ca’
Giustinian) ispirandosi alla Madonna col bambino in gloria di Giovanni Bellini, dipinto del 1485 circa e alle
Gallerie dell’Accademia.
Perspective(s)/avec R (26 > 29 giugno, Palazzo Grassi) è il titolo dell’assolo che interpreterà Roberta
Mosca per la coreografia di Laurent Chétouane, che prende spunto da un particolare del Miracolo di
San Marco del Tintoretto, conservato alle Gallerie dell’Accademia. Dopo il debutto a Venezia, l’assolo
sarà in scena al Théâtre de la Bastille di Parigi dal 17 al 21 novembre.
Mondo novo di Jérôme Bel con 25 interpreti (19 > 22 giugno, Conservatorio), fautore di una critica
radicale e non priva di ironia allo statuto dell’arte, si ispira all’omonimo grande affresco di
Giandomenico Tiepolo, oggi a Ca’ Rezzonico.
Leone d’argento del 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, Michele Di Stefano,
presenterà insieme a Margherita Morgantin 190.cm ca. (27 e 28 giugno, Ca’ Giustinian), un lavoro che
trarrà ispirazione, come per Bel, da un particolare del Mondo Novo del Tiepolo.
Prima Danza - Come nasce una danza? Due coreografe, Marina Giovannini e Luisa Cortesi, sono
state invitate a condurre un percorso di creazione alla Biennale Danza. Ognuna ha sviluppato questo
progetto attraverso due interventi in connessione fra loro.
Per entrambe il primo intervento si svolgerà negli spazi delle Corderie e prevede - dal 5 al 25 giugno –
l’apertura di ogni fase di una coreografia al pubblico e ai frequentatori della 14. Mostra Internazionale di
Architettura che la vedranno crescere di giorno in giorno e prendere la sua forma definitiva. Punto
sulla forma, questo il titolo, è “la narrazione aperta di una creazione” di Marina Giovannini, formata al
classico e danzatrice solista per il Balletto di Toscana, prima di intraprendere un percorso indipendente.
Il secondo intervento di Marina Giovannini, Meditation on Beauty 1, 2, 3 (24 giugno, Ca’
Giustinian) è uno spettacolo compiuto, scandito in 3 frammenti complementari. Fulcro dell’intero
lavoro è il femminile.
Con le stesse modalità, Luisa Cortesi, che ha studiato danza contemporanea in Europa e negli Stati
Uniti e dal 1999 alterna progetti personali a collaborazioni con artisti di varie discipline, come l’artista
visuale Massimo Barzagli, per tutto il mese di giugno nelle ore di apertura della 14. Mostra sarà alle
Corderie con La trappola, lavoro in fieri dalla struttura aperta, mentre presenterà lo spettacolo
L’appuntamento al Laboratorio delle Arti di Ca’ Giustinian il 21 e 22 giugno, e di nuovo dal 25 al 28
giugno. Siamo di fronte a due spazi architettonici e diverse modalità temporali, riflette la Cortesi: “La
trappola è una azione concepita in un tempo dilatato e in un luogo predisposto architettonicamente per
la visione e l’esposizione al pubblico del corpo della durata di otto ore al giorno per venti giorni. Uno
spazio aperto di costruzione e rappresentazione. L’appuntamento compatta ed esibisce le azioni e le
partiture costruite ne La trappola in un tempo performativo limitato e trasferendosi in un altro luogo”.
Invenzioni - Si tratta di tre nuove creazioni che nasceranno a Venezia dal lavoro di tre coreografi dal
segno marcatamente distinto - Jérôme Bel, Roy Assaf, Alessandro Sciarroni.
Jérôme Bel, che alla Biennale sarà impegnato anche nella sezione Aura, proporrà Senza titolo (19 > 22
giugno, Palazzo Grassi) con 10 danzatori. Il lavoro molto caratterizzato di Jérôme Bel, dietro l’ironia e
l’apparente banalità delle situazioni che espone, rileva il desiderio di liberare dagli interpreti la natura
dell’essere umano, alla ricerca inaspettata di uno stato d’animo. Fra i maggiori rappresentanti della
danza francese nel mondo, Jérôme Bel è cresciuto in uno dei più prestigiosi centri coreografici, il
Centre National de Danse Contemporaine di Angers, è stato danzatore per Preljocaj, Joelle Bouvier,
Régis Obadia, Caterina Sagna, Philippe Découflé, di cui diventa anche assistente, quando inizia un
percorso personale che lo svincola dai modelli consueti, per concentrarsi attorno al confine sottile che
separa il fisico dal filosofico, la performance dalla realtà. Alla Biennale era già stato 2002 con l’assolo
Shirtologie.
Roy Assaf, proveniente da Israele, dove la danza è arte per eccellenza e che negli ultimi anni ha dato
alla scena internazionale tanti nuovi talenti, è coinvolto dalla Biennale Danza su un duplice versante:
invitato nella sezione Aperto con un dittico, e qui autore di un lavoro nato a Venezia e per la Biennale,
Dance Grammar, focalizzato sull’organizzazione delle relazioni umane in una comunità, le cui fasi di
creazione si svolgeranno alle Corderie fino alla presentazione della performance (27 > 29 giugno,
Corderie dell’Arsenale).
Si intitola You don’t know how lucky you are la nuova creazione di Alessandro Sciarroni in scena al
Conservatorio B. Marcello dal 26 al 29 giugno. Performer, coreografo, regista, con alle spalle una
formazione nell'ambito delle arti visive e diversi anni di pratica teatrale, Alessandro Sciarroni si mette
alla prova ogni volta analizzando il patrimonio gestuale di un mestiere, da cui parte per arrivare alla
costruzione coreografica, un atto di resistenza fisica in scena. A luglio 2013 ha debuttato Untitled. I will
be there when you die, una pratica performativa e coreografica – di cui una parte è stata presentata anche
alla Biennale - ispirata alla giocoleria, sulla disciplina, la resistenza, la concentrazione e la ripetizione che
quest’arte comporta. Proseguendo questa la ricerca, a Venezia Sciarroni esplorerà “il concetto di salto
inteso come elevazione fisica, ineluttabile caduta e metafora delle forze che possiedono l’esistenza”
coinvolgendo ginnasti, danzatori, coreografi e parkouristi.
Boschetto, Ballate, Danze per capire / Kinkaleri -­ Sono tutte performance che nascono
dall’incontro tra coreografi, danzatori e il coinvolgimento della comunità: musicisti, cantanti, anziani,
bambini, artigiani, donne, uomini, giovani, non vedenti, altre categorie di interpreti, portatrici di un
differente alfabeto espressivo. Boschetto, Ballate, Danze per capire sono esperienze che dipendono dal
contesto spaziale – Campo S. Angelo e le Corderie - e hanno in comune la momentaneità della
performance. Ci saranno i “corti” delle creazioni di Ramona Caia e Sara Sguotti, dedicate a
personaggi fiabeschi che abiteranno un boschetto artificiale in Campo S. Angelo. Ci saranno i
“cortissimi” delle Ballate: duetti, trii, quartetti nello spazio delle Corderie coinvolgendo tutti i
coreografi. Infine, i “piani-sequenza” di Danze per capire con il danzatore non vedente Giuseppe
Comuniello: percorso di trasmissione tra danzatori e non vedenti che presenterà forme coreografiche
in progress ricreando lo spazio della rappresentazione tra i visitatori della 14. Mostra. E’ sempre all’interno delle Corderie che nei dieci giorni del Festival, dal 19 al 29 giugno, si svolgerà
Found Dances & Everyone Gets Lighter/All! di Kinkaleri, compagnia che partecipa alla nuova
scena coreografica europea, e che abbraccia diverse modalità di spettacolo, tra performance,
installazioni e produzioni video ospitati in musei d’arte contemporanea, teatri, festival, discoteche e
produzioni televisive.
La compagnia abiterà continuativamente lo spazio delle Corderie e lì darà vita a una serie di azioni
variabili - predefinite ma anche occasionali, brevi o brevissime, interagendo con il pubblico della mostra
– tutte fondate sulla “alfabetizzazione del movimento” (a ogni gesto viene fatto corrispondere una
lettera dell’alfabeto). Found Dances & Everyone Gets Lighter estende la ricerca sul linguaggio che Kinkaleri
persegue in questi ultimi anni all’interno di un’opera modulare, ispirata a William Burroughs, intitolata
All!, strutturando percorsi fisici, verbali, visivi, sonori nella totale libertà espressiva. “L'invenzione di un
codice che permette di trascrivere il simbolo alfabetico direttamente sul proprio corpo, in continua
dinamica nello spazio e nel tempo, è stato un vero e proprio atto fondante del progetto; una pratica
coreografica dove una griglia rigida di traduzione tra alfabeto e gesto spalanca un luogo di libertà
individuale e sviluppa tutte le funzioni di un corpo compreso in un movimento. Una pura invenzione
per far assumere a qualsiasi performer la scrittura come dato compositivo da interpretare qui e ora,
adottando un codice arbitrario che nella sua applicazione calligrafica ha la possibilità di divenire altro,
travalicando la parola stessa e ridefinendo l’idea di coreografia… Il pubblico si troverà casualmente o in
maniera premeditata a contemplare un corpo che nella sua presenza si fa danza, performance, voce,
parola, scrittura, ritmo. Dance is a virus!”
BIENNALE COLLEGE – DANZA
Dedicato a percorsi formativi in vista di una creazione, Biennale College – Danza coinvolge quest’anno
tutti giovani e giovanissimi danzatori per il ciclo Vita Nova. Con il 9. Festival Internazionale di Danza
Contemporanea si apre, inoltre, un contesto internazionale e si offre un approdo per tutte quelle
esperienze nazionali che si rivolgono ai giovani. Coreografi affermati – Adriana Borriello, Stian
Danielsen, Cristina Rizzo, Simona Bertozzi, Helen Cerina e Virgilio Sieni - condurranno periodi
di pratica con interpreti selezionati tra i 10 e i 14 anni in vista di una nuova creazione, commissionata
dalla Biennale. Ogni evento finale verrà presentato al Teatro alle Tese e a Ca’ Giustinian;
successivamente al Festival anche nei teatri dei territori coinvolti. Sono state sviluppate collaborazioni
con 6 regioni italiane ed enti e istituzioni operanti nella danza: Veneto/CSC - Centro per la scena
contemporanea di Bassano del Grappa, Toscana/Regione Toscana e Accademia sull’arte del Gesto,
Marche/AMAT e Civitanova Danza, Umbria/Teatro Stabile dell’Umbria e Associazione culturale
Nexus, Lazio/Fondazione Romaeuropa, Puglia/Teatro Pubblico Pugliese.
Ai coreografi invitati è stato dato come tema i giochi popolari: uno stimolo alla leggerezza con
interpreti-bambini cui trasmettere il gioco coreografico attraverso il gioco tradizionale, ma anche una
scommessa e un approfondimento del proprio viaggio coreografico.
Vita Nova inaugura il primo giorno del Festival, il 19 giugno (repliche 25 > 28, Ca’ Giustinian), con
Bolerò, per la coreografia di Cristina Rizzo, formata alla scuola di Martha Graham e nello studio di
Merce Cunningham e Trisha Brown, poi tra i fondatori di Kinkaleri, e oggi attiva autonomamente,
firmando lavori in proprio e per altre istituzioni, fra cui Aterballetto. Sulle note di una delle partiture più
riconoscibili del 900, il Boléro di Ravel, Cristina Rizzo, in linea con la sua ricerca attuale, conduce i
giovani danzatori selezionati a sperimentare nuove dimensioni dinamiche.
Debutterà il 20 giugno al Teatro alle Tese Tacita Muta…, firmato da Adriana Borriello, danzatrice e
coreografa dal segno incisivo cresciuta al Mudra di Béjart e cofondatrice di uno dei gruppi più originali
degli anni ’80, Rosas, sotto la guida di Anne Teresa De Keersmaekeer, in seguito autrice in proprio di
coreografie dal forte contenuto espressivo. Lo spunto mitologico di Tacita Muta…, ninfa e poi dea
infera romana personificante il silenzio, è per Adriana Borriello occasione di “lasciare la parola alla danza
e immaginare con i giovanissimi danzatori di quest’avventura una sorta di rito di passaggio, ludica
trasmissione di saperi, sapori, umori”.
Il 21 giugno sempre alle Tese sarà la volta di Post grammatica di Helen Cerina, ventinovenne che
spazia dalla coreografia alla performance, vincitrice nel 2010 del premio Nuove sensibilità con Dulcis in
pomerio e da tempo docente per bambini delle scuole dell’infanzia e delle elementari nell’ambito del
progetto NotteNera Junior. “Credo che il gioco sia veramente gioco solo nel superamento della sua
stessa grammatica, lì dove si liberano l’energia e l’emozione antica della sopravvivenza” scrive Helen
Cerina spiegando il titolo del brano, che del gioco intende mettere in luce il paradosso di “simulazione
più concreta ed intensa della realtà”.
La stanza del fauno e Indigene (prima parte) sono i due lavori condotti da Virgilio Sieni in scena
rispettivamente il 24 e il 28 giugno al Teatro alle Tese: entrambi terreno di indagine del gesto in forma
di gioco, un gioco combinatorio sul duetto e il quartetto. Indigene è, inoltre, uno dei progetti in
collaborazione con il Settore Musica. Al compositore Giovanni Manzini è stato commissionata la
musica e lo spettacolo vedrà una prima fase di elaborazione nel corso del Festival di Danza e una
seconda per il Festival di Musica a ottobre.
Guardare ad altezza d’erba, in debutto il 25 giugno (Teatro alle Tese), è una creazione di Simona
Bertozzi che, formata alla ginnastica artistica e alla danza classica, è autrice di coreografie e performance
presentate in festival nazionali e internazionali. Pensando al gioco come alla possibilità di riformulare le
regole rinnovando le azioni che lo sviluppano, Guardare ad altezza d’erba è un invito a mutare, per
esempio, la verticalità delle posture con l’orizzontalità, un modo per far scoprire ai giovani l’invenzione
e l’esercizio della fantasia.
Il ciclo Vita Nova si conclude il 26 giugno alle Tese con Let’s play del ventottenne norvegese Stian
Danielsen, educato all’Accademia Nazionale delle Arti e in procinto di debuttare con il suo ultimo
spettacolo al Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Oslo, dopo aver dato prova in qualità di
interprete del Ballet Laboratory e di coreografo con diverse creazioni, alcune presentate anche in Italia
(Grip, I Reckon, Cargo, Preg). Per la commissione della Biennale, Danielsen sceglierà un gioco da cui
sviluppare un vocabolario di movimenti e costruirà la coreografia sulla scorta delle suggestioni e degli
stimoli a contatto con i giovani danzatori.
BIENNALE COLLEGE – DANZA
Agorà - La sezione Agorà propone un ciclo di brevi creazioni inedite, pensate per i campi di Venezia.
Michele Di Stefano, Cristina Rizzo, Iris Erez, Anton Lachky e David Zambrano sono i
coreografi che guideranno i danzatori selezionati per Biennale College – Danza a indagare il rapporto
fra corpo, movimento e natura del luogo.
A inaugurare questa sezione del Festival il 19 giugno in Campo Pisani (repliche il 20 e 21 giugno) è A
demain del coreografo slovacco Anton Lachky, dal 2004 membro della compagnia di Akram Khan,
prima di fondare nel 2012 la sua compagnia a Bruxelles.
Michele Di Stefano sarà in Campo San Maurizio il 20 e 21 giugno, dopo una lunga fase di prove
aperte alle Corderie, con Sahara Para Todos, ispirato al tema del viaggio e alla capacità di
orientamento nel mondo esterno.
Con la stessa modalità Cristina Rizzo anticiperà alle Corderie, prima del debutto in Campo Novo il 20
giugno (repliche 21 e 22), il suo Bolero Variazioni, sul celebre brano che Ravel costruisce su una
singola melodia - divisa in due frasi - che si ripete nove volte. “Ma che cosa è effettivamente un Bolero?
– si chiede la coreografa. È come un’isola deserta, lontana dai continenti. Un campo espressivo esteso,
un gesto d’iscrizione nel mondo. Il progetto si estende dunque per Biennale College a un formato più
aperto, Bolero Variazioni, in cui la dimensione musicale si amplifica come detonatore di espressione”.
Public Intimacy, in scena in Campo San Maurizio dal 26 al 29 giugno, allude fin dal titolo alla
situazione di uno spazio inedito, che cerca il dialogo tra ciò che è palese, collettivo, aperto e ciò che
personale, interiore, privato. A firmare il pezzo è l’israeliana Iris Erez che, dopo la lunga collaborazione
come danzatrice con Yasmeen Godder (2000 – 2007), intraprende una carriera autonoma che la porta a
collaborare con artisti di diversa natura - registi cinematografici, artisti visuali, videoartisti, musicisti e
cantanti d’opera.
Da Amsterdam, ma venezuelano di origini, con alle spalle una lunga carriera tra Europa e Stati Uniti,
David Zambrano è autore di Passing-Through, in scena in Campo Pisani dal 26 al 29 giugno. La
performance verrà costruita seguendo la filosofia di Zambrano per cui la creazione non ha bisogno di
un leader: il movimento nasce spontaneamente dall’interazione armoniosa dei corpi dei danzatori che,
dopo un adeguato training, sembrano mossi da un’unica coscienza in cui ognuno è leader di se stesso.
EPILOGO
Il Vangelo secondo Matteo - Sono 27 quadri dal Vangelo secondo Matteo con 180/200 interpreti
provenienti da diverse regioni d’Italia; alcune fasi di creazione e prove saranno mostrate negli spazi
delle Corderie dell’Arsenale. L’intero ciclo verrà presentato nella sua compiutezza performativa al
Teatro alle Tese: il 4, 5, 6 luglio i primi nove quadri; i successivi nove l’11, 12, 13 luglio; gli ultimi nove
quadri il 17 e 18 luglio.
Scrive Sieni: “Un viaggio nelle pieghe dei volti e nella verità del gesto. Il progetto sarà articolato in 27
quadri interpretati da danzatori, anziani, bambini, gente comune, non vedenti, artigiani, madri, padri e
figli, interpreti provenienti da varie regioni italiane e da altri continenti. Ogni azione nasce seguendo un
processo di ascolto e trasmissione: ascolto del proprio gesto in risonanza all’altro, aprendo ciascun
quadro alla dimensione della tattilità e dello sguardo. Nell’affrontare quelle che saranno vere e proprie
azioni coreografiche, gli aspetti della misura, del ritmo, della qualità della figura e del gesto
dialogheranno con l’iconografia del racconto evangelico. Le incertezze e le fragilità di alcuni
risuoneranno nella manualità e nella postura di altri: in tal senso il ciclo dei quadri si incontra con le
generazioni, corpi e attitudini, esperienze e qualità. Potremmo dire che ogni quadro andrà ad abitare
allo stesso tempo il luogo dell’iconografia e quello della memoria personale. Ci affideremo alle qualità
individuali degli interpreti, alla diversità del gesto per creare un arcipelago di presenze. Gesti e volti,
adiacenze e sguardi, daranno luogo ad un affresco che intende far emergere il senso di comunità, del
vivere donando alla figura e al corpo il gesto della danza”.
Il Vangelo secondo Matteo verrà realizzato con il sostegno di Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Ert
Emilia Romagna Teatro, Teatro Pubblico Pugliese, Crest, Regione Toscana, CID Centro Internazionale
della Danza e Festival Oriente Occidente, Comune di Matera, Comitato Matera 2019, Soprintendenza
BSAE della Basilicata, Basilicata 1799/Festival Città delle 100 scale.