Anno A 6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Sir 15,15-20 - A nessuno ha comandato di essere empio. Dal Salmo 118 - Rit.: Beato chi cammina nella legge del Signore. 1 Cor 2,6-10 - Dio ha preordinato una sapienza prima dei secoli per la nostra gloria. Canto al Vangelo - Alleluia, alleluia. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia. Mt 5,17-37 - Così fu detto agli antichi: ma io dico a voi... La sapienza di Dio S. Paolo affronta il tema dei rapporti positivi tra sapienza e Vangelo in una delle pagine più difficili, ma tra le più feconde dell’epistolario paolino. Se finora aveva condannato le sterili pretese della sapiente logica umana, messa in scacco dalla croce di Cristo, adesso invece ricupera alcuni tratti di quella tematica, ma sotto diversa luce, con tre concetti: 1) La sapienza esposta ai cristiani perfetti. 2) La sapienza di Dio. 3) Lo Spirito Santo rivelatore della vera sapienza. La sapienza esposta ai cristiani perfetti (v. 6) Alcuni Corinzi consideravano Paolo come un uomo che non aveva né scienza, né eloquenza; egli però sostiene la sua autorità, assicurandoli che annuncia la vera sapienza, e spiega quello che intende con la parola «sapienza». Tra i cristiani ha diritto di cittadinanza un certo discorso sapienziale; non si tratta però della sapienza di questo mondo, bensì della sapienza divina, la quale è superiore alla portata dei comuni fedeli ed è riservata ai perfetti. Con la parola «perfetti» l’Apostolo non vuol alludere a un gruppo aristocratico di iniziati, ma a coloro che, adulti nella fede, hanno raggiunto la piena maturità della vita cristiana e sono in grado di penetrare più a fondo nella rivelazione divina. A coloro, in altri termini, che non corrono il rischio, come è capitato ai Corinzi, di ridurre il cristianesimo a una ideologia umana qualsiasi. Ma il cristianesimo non è una ideologia o una filosofia, né soltanto un’etica. Il Verbo di Dio nel seno del Padre è la sapienza eterna di Dio; e questo medesimo Verbo nel seno verginale di Maria, vestendosi della nostra umanità, è diventato la sapienza di Dio nascosta in un grande mistero. S. Paolo è pieno di questa sapienza, e la predica in modo diverso secondo la capacità dei suoi uditori. Ai piccoli in Gesù Cristo, a quelli che sono ancora bambini nella fede, insegna gli elementi di questa sapienza, quello che è necessario credere per salvarsi: che Dio si è fatto uomo, ha patito ed è morto per noi. Ma a quelli che sono perfetti e molto bene informati nella fede, la predica in tutta la sua sublimità. S. Paolo afferma di non voler annunciare la sapienza dei prìncipi di questo mondo, votati alla rovina. I prìncipi di questo mondo sono le potenze soprannaturali malvagie che dominano sul mondo perverso e suscitano opposizione al regno di Dio, nonché coloro che ne sono gli strumenti: le autorità giudaiche e pagane, contrarie a Cristo e al suo Vangelo; in sostanza, ogni potere ostile a Dio. La sapienza di Dio (vv. 7-8) Paolo espone la sapienza di Dio, non quella che traspare attraverso il creato e nella storia, ma quella sapienza misteriosa che si esprime nel mistero, inteso nel senso paolino come 6ª Domenica del Tempo Ordinario - “Omelie per un anno - vol. 2”, Elledici 1 il segreto dell’amoroso progetto divino di salvezza (cf Rm 16,25-27), realizzato in Cristo, e la cui conoscenza dipende solo da rivelazione. Questa sapienza nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta, perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero messo in croce il Signore della gloria. Se i demoni avessero sospettato i disegni di Dio, avrebbero impedito la morte di Cristo, la quale doveva distruggere il loro dominio. Ma i demoni sono gli ispiratori della falsa sapienza del mondo e quindi incapaci di comprendere la sapienza di Dio. Il mistero di questa superiore sapienza in definitiva si riassume attorno al Signore della gloria, già definito da Paolo sapienza di Dio (cf 1 Cor 1,24.30) personalizzata; proprio da lui prendono forza e senso tutti gli altri capitoli della sapienza cristiana: il significato ultimo della creazione e del peccato, la preparazione evangelica nella storia di Israele e degli altri popoli e culture, la novità radicale del cristiano nel confronto degli altri uomini, il mistero di Dio stesso e quello della Chiesa, la prospettiva dei nostri destini eterni. L’espressione di Paolo: Signore della gloria, indica la divinità di Gesù Cristo, sia perché Signore era titolo divino (cf At 1,6; Fil 1,9ss), sia perché la frase Signore della gloria, applicata a Gesù ancora passibile, ce lo mostra dotato di quello splendore divino che è proprio della maestà di Dio. Come Dio è «padre della gloria» (Ef 1,17), così Cristo è Signore della gloria, in quanto gli appartiene già prima della risurrezione (cf Fil 2,6). Tale gloria supera ogni umano intelletto e comprende l’incarnazione del Figlio di Dio, la nostra adozione per mezzo della sua grazia e la nostra eterna glorificazione in cielo. Lo Spirito Santo rivelatore della sapienza (vv. 9-10) Sotto il profilo dell’acquisizione della sapienza di Dio gli uomini si dividono in due categorie. Da una parte si collocano quelli che non conoscono. Si tratta dei dominatori di questo mondo, da identificarsi non solo con i personaggi responsabili della morte di Gesù, ma soprattutto con le potenze del male che estendono il loro influsso sul cuore di ogni uomo, in diretto contrasto con la croce di Cristo dalla quale proviene la loro eliminazione (cf Col 2,14-15). Dall’altra parte c’è il noi di coloro che pervengono alla sapienza di Dio o alle profondità di Dio per mezzo di una rivelazione del suo Spirito, il quale possiede la perfetta conoscenza dei segreti impenetrabili della divinità e può comunicarli. Una tale conoscenza dimostra che lo Spirito di Dio possiede la natura divina ed è consostanziale a Dio Padre, come lo spirito dell’uomo è consostanziale all’uomo. Avendoci Dio rivelato il mistero per opera del suo Spirito, da questa attività appare che lo Spirito è in qualche modo presentato come una persona distinta dalla persona del Padre. Lo Spirito Santo è il maestro che fa conoscere ai cristiani i doni di Dio: la salvezza, la gloria futura e principalmente la dignità di figli adottivi di Dio (cf Rm 8,16ss). Questa sapienza, che ha come sorgente lo Spirito di Dio, evidenzia al massimo la soprannaturalità della rivelazione e la gratuità dell’essere chiamati in comunione con Dio. Riflessioni pratiche Amiamo la sapienza di Dio predestinata per la nostra gloria. Un Dio predestinato per la gloria degli uomini! Il Creatore, per la salvezza della creatura! Il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo, affinché il figlio dell’uomo divenisse figlio di Dio, su questa terra mediante la grazia, e nella eternità mediante la gloria. Ammiriamo, adoriamo, amiamo questa eterna, immensa e incomprensibile sapienza di Dio e invochiamo lo Spirito Santo perché la riveli al nostro spirito. 6ª Domenica del Tempo Ordinario - “Omelie per un anno - vol. 2”, Elledici 2