ASS/PATOLOGIE CRONICHE
COME SI VIVE OGGI
CON LO SCOMPENSO
Cosa può fare il Distretto per chi è affetto da scompenso cardiaco? Per capire come si
vive oggi a Trieste con questa patologia e cercare di provvedere, a primavera il
Distretto 2 ha avviato una campagna porta a porta. I medici distrettuali insieme al
medico di famiglia e all’infermiere dell’assistenza domiciliare sono entrati nelle case
di un centinaio di cittadini con scompenso e, attraverso una dettagliata scheda, ne
hanno verificato, accanto allo stato di salute fisica, le condizioni familiari, abitative e
sociali. La lunga visita si è conclusa con una rinnovata presa in carico. Ma la portata
del progetto non si esaurisce qui. Dalle schede-intervista emerge infatti uno spaccato
inedito del quotidiano di tanti triestini malati, da cui s’intravede un modo diverso di
gestire le grandi patologie croniche invalidanti che, secondo l’Organizzazione
mondiale della sanità, sono la grande sfida del millennio.
“L’iniziativa – spiega Giovanni Galimberti, medico del Distretto 2 – è nata dal fatto
che lo scompenso ha un grosso peso sanitario. E’ una patologia che incide
profondamente sulla qualità e sull’aspettativa di vita e che, con quasi 1200 ricoveri
l’anno, comporta costi elevati per il sistema sanitario”. Da marzo 2007 l’équipe ha
dunque visto 115 malati, individuati attraverso le microaree o i medici di famiglia.
“Non si voleva in alcun modo - spiega Carlo Rotelli, medico del Distretto 2, che ha
gestito l’iniziativa insieme al dottor Galimberti - sostituirsi al cardiologo o ad altre
iniziative già in atto”. “L’obiettivo – prosegue - era verificare, caso per caso, cosa
aiuta la riuscita di una terapia e cosa la contrasta; qual è il livello di educazione
sanitaria dei singoli e quali risposte possono arrivare dal Distretto, dal Centro
Cardiovascolare o dall’ASS, quali situazioni possono essere segnalate agli ospedali e
quali altre risorse possono essere attivate”.
Le schede che sintetizzano i colloqui dicono che ben 56 persone su cento avevano
una disabilità motoria che rendeva difficili i controlli sanitari. Ventotto vivevano una
situazione di degrado ambientale o familiare con impossibilità di adottare stili di vita
adeguati alla patologia; 31 erano soli; 13 avevano anche una patologia psichiatrica. In
66 eseguivano il controllo della pressione ma solo 22 si curavano del peso e appena
11 seguivano una dieta con poco sale. Dieci non seguivano per nulla lo schema
terapeutico indicato dal medico e solo 28 erano in grado di modulare da sé la terapia.
“Si è così confermato il sospetto – dice Giovanni Galimberti –che tante persone non
possono accedere alle cure perché disabili, circondate da barriere architettoniche,
parzialmente autosufficienti o povere. Si è visto infatti che molti vivono in condizioni
di tale degrado sociale da essere privi dei beni essenziali. In situazioni così è difficile,
se non impensabile, curarsi una patologia complessa quale lo scompenso cardiaco”.
A sostegno di questi cittadini sono state messe in campo le risorse a disposizione.
Ogni scheda si è conclusa con alcune considerazioni o suggerimenti al medico di
famiglia, cui spetta la gestione dello scompenso cardiaco. E a seconda delle necessità
si sono programmate ulteriori visite, si sono allertati i centri specialistici o si è
attivata un’assistenza infermieristica a domicilio. Nel Distretto 2 le visite ora
proseguiranno per verificare altre situazioni delicate o a rischio. Solo incontrando le
persone a casa, nel loro normale contesto di vita, si può infatti capire davvero come
stanno di salute.
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Cosa può fare il Distretto per chi è affetto da scompenso cardiaco