PRESENTAZIONE PROGETTO LIRICO per UDINESTATE 2008
OPERAIR A PALAZZO MORPURGO
Questo progetto, è nato per volontà dell’associazione culturale MUSICISTI TRE VENEZIE di Udine
con il patrocinio della REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA della PROVINCIA DI UDINE e del COMUNE DI
UDINE con il sostegno della FONDAZIONE CRUP, con lo scopo di offrire un’occasione per
promuovere e formare giovani artisti attivi in ambito locale ed offrire l’opportunità al grande
pubblico di assistere ad uno spettacolo lirico, accompagnato al pianoforte, ma con una messa in
scena completa normalmente visibile solo a teatro. Il progetto, fortemente voluto, dal giovane
regista CRISTIAN FINOIA, si propone come occasione per promuovere i giovani musicisti e cantanti
lirici.
In questo progetto i giovani musicisti saranno supportati da artisti che hanno già acquisito
un’esperienza professionale concreta, così da ristabilire quel passaggio di esperienze sul quale si è
sempre basata la tradizione culturale italiana. Gli allestimenti realizzati basandosi su questa idea
sono: Suor Angelica di Giacomo Puccini, la cantata di Giovanna d’Arco di Gioachino Rossini, la
scène lyrique La mort de Cléopâtre di Hector Berlioz e La serva padrona di Giovanni Battista
Pergolesi. Le proposte prendono il nome dai personaggi femminili ai quali si ispirano le opere:
ANGELICA, GIOVANNA, CLEOPATRA e SERPINA, quattro donne e quattro differenti modi di essere.
Un percorso che si snoda in tre appuntamenti che, attraverso la dolorosa rinuncia di Angelica, la
forza spirituale di Giovanna, la consapevolezza della sconfitta di Cleopatra e per ultima la furbizia
di Serpina, vogliono offrire una visione, di una piccola parte dell’universo femminile. Gli spettacoli
sono stati concepiti con l’obbiettivo di educare, incuriosendo, il nostro giovane pubblico ormai da
tempo disabituato all’ascolto di un genere musicale “colto”, ed offrire l’opportunità a chi lo
frequenta da tempo di una ventata di novità.I tre appuntamenti si svolgeranno nella suggestiva
cornice di palazzo Morpurgo nell’ambito delle manifestazioni di UDINESTATE 2008.
ASSOCIAZIONE: l’Associazione Musicisti tre Venezie, presente da circa venti anni nel
territorio della provincia di Udine, nasce con lo scopo di promuovere i musicisti e la musica di qualità
prodotta in regione. Le iniziative più importanti all’attivo dell’associazione riguardano la musica d’autore
con rassegne di spessore culturale quali “Sconfinati a Villa Manin” e “Canzoni di Confine” inoltre si occupa
dell’organizzazione e della promozione di diversi eventi musicali e culturali.
PRESENTAZIONE
29 LUGLIO
SUOR ANGELICA
di GIACOMO PUCCINI
suor Angelica: DANIELA DONAGGIO
zia principessa: ISABELLA COMAND
Maestro del coro: LILIANA MORO
Maestro al Pianoforte, Direttore dell’esecuzione: CORRADO GULIN
Direzione Artistica e Regia: CRISTIAN FINOIA
Consulente Musicale: MACRÌ SIMONE
Direttore di produzione: ARIANNA ROMANO
Allestimento e produzione a cura di: ASSOCIAZIONE MUSICISTI TRE VENEZIE
SUOR ANGELICA vuole rendere omaggio a Giacomo Puccini nei 150 anni dalla nascita. Il
compositore toscano nella sua lunga carriera ha concepito diversi personaggi femminili; con lo
struggente personaggio di suor Angelica, Puccini offre una visione personale della maternità negata.
La suggestiva messa in scena, incisiva e fortemente terrena, esalta la semplicità e la spiritualità
forzata della vita monacale. Il cast composto da solisti e coro sarà accompagnato al pianoforte. Si
tratta di un'opera lirica in un atto di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano. Fa parte
del Trittico che comprende anche Il Tabarro e Gianni Schicchi. La prima assoluta ebbe luogo il 14
dicembre 1918 al Metropolitan di New York. È tra le poche opere liriche a contenere solo
personaggi femminili.
TRAMA
L'azione si svolge verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero. Da sette anni Suor
Angelica, di famiglia aristocratica, ha forzatamente abbracciato la vita monastica per scontare un
peccato d'amore. Durante questo lungo periodo non ha saputo più nulla del bambino nato da
quell'amore, che le era stato strappato a forza subito dopo la nascita. L'attesa sembra finalmente
terminata: nel parlatorio del monastero Angelica è attesa a colloquio dalla zia principessa. Ma la
vecchia signora, algida e distante, non è venuta a concederle il sospirato perdono, bensì a chiederle
un formale atto di rinuncia alla sua quota del patrimonio familiare, allo scopo di costituire la dote
per la sorella minore Anna Viola, prossima ad andare sposa. Il ricordo di eventi lontani ma mai
cancellati dalla memoria e la possibilità di avvicinare una persona di famiglia spingono Angelica a
chiedere con insistenza notizie del bambino. Ma con implacabile freddezza la zia le annuncia che da
oltre due anni il piccolo è morto, consumato da una grave malattia. Allo strazio della madre, caduta
di schianto a terra, la vecchia non sa porgere altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di
Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana. Nel
suo animo si fa strada l'idea folle e disperata di raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui
per sempre. È scesa intanto la notte e Suor Angelica, non vista, si reca nell'orto del monastero:
raccoglie alcune erbe velenose e con esse prepara una bevanda mortale. D'improvviso, dopo aver
bevuto pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita da un angoscioso terrore: conscia di essere
caduta in peccato mortale, si rivolge alla Vergine chiedendole un segno di grazia. E avviene il
miracolo: la Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con gesto materno, sospinge il bambino
fra le braccia protese della morente.
5 AGOSTO
GIOVANNA D'ARCO
di GIOACCHINO ROSSINI
LA MORT DE CLEOPATRE
di HECTOR BERLIOZ
La serata è dedicata a due eroine romantiche votate alla morte, due cantate brevi ma dal forte
impatto emotivo: verranno eseguite in forma scenica la cantata di Giovanna d’Arco di Rossini e la
scène lyrique La mort de Cléopâtre di Berlioz, due donne, due anime in antitesi.
Giovanna, combattendo per un sacro ideale, la patria, diventa soldato per volere divino e diviene la
Santa di Francia. All’opposto Cleopatra, grande regina protagonista di uno spettacolare suicidio,
incarna l’amante romantica per antonomasia che, spogliatasi della regalità, diventa donna e si
arrende al suo destino. L’impianto scenico fortemente moderno, in netto contrasto con lo spazio di
palazzo Morpurgo, simboleggia la sottile confine che divide il mondo terreno da quello spirituale.
Le due cantanti soliste saranno accompagnate al pianoforte.
GIOVANNA D'ARCO
di GIOACCHINO ROSSINI
Giovanna d’Arco: LIANA TARUSSIO
Maestro al Pianoforte: ANDREA DEL PICCOLO
Direzione Artistica e Regia: CRISTIAN FINOIA
Consulente Musicale: MACRÌ SIMONE
Direttore di produzione: ARIANNA ROMANO
Allestimento e produzione a cura di: ASSOCIAZIONE MUSICISTI TRE VENEZIE
TRAMA
Nel 1832 Rossini compone per Olympe Pélissier la cantata di Giovanna d’Arco. Questo
componimento è la metafora di una spiritualità passionale, l’episodio narrato in prima persona da
Giovanna è quello della battaglia di Patay contro l’esercito Inglese in difesa della Francia. Giovanna
d’Arco è tratta dai Péchés de vieillesse. Il pezzo in questione è del tutto atipico rispetto alle altre
composizioni raccolte sotto tale titolo, e difatti è stilisticamente e cronologicamente più vicino alla
produzione teatrale che contraddistingue la prima parte della carriera del compositore pesarese. Lo
spirito della composizione era quello di trasferire in un’opera da camera il più tipico belcantismo
teatrale che aveva fatto la fortuna di Rossini negli anni ’10 e ’20. La struttura musicale della
Cantata è quella della Gran Scena tipica dei personaggi rossiniani combattuti fra opposti sentimenti:
Tancredi, Falliero, Ciro, Arsace; tutti condottieri “en travesti” la cui fisionomia richiama quella
androgina di Giovanna d’Arco, santa guerriera.
Giovanna d'Arco ( 6 gennaio 1412 – Rouen, 30 maggio 1431) è stata una santa francese, eroina nazionale e venerata
dalla Chiesa cattolica come patrona della Francia. È oggi conosciuta come la Pulzella di Orléans. Ebbe il merito di
riunificare il proprio Paese contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei cent'anni. Nata in una famiglia di
contadini della Lorena, molto religiosa, Giovanna aveva tredici anni quando disse di udire voci celestiali spesso
accompagnate da visioni dell'Arcangelo Michele, di Santa Caterina e di Santa Margherita. Era da poco iniziato l'anno
1429 quando gli inglesi erano ormai prossimi ad occupare completamente Orléans; per Giovanna, che sarebbe diventata
una figura emblematica della storia di Francia, fu quello il momento - sollecitata dalle voci che diceva di sentire - per
correre in aiuto di Carlo VII, Delfino di Francia e futuro re, estromesso dalla successione al trono a beneficio dei
sovrani inglesi. Presentandosi come inviata di Dio, Giovanna sostenne di aver ricevuto l'incarico celeste di salvare la
Francia. Carlo, decise di affidarsi alla guida di Giovanna per riscattare le sorti della Francia. Iniziò pertanto la riforma
dell'esercito trascinando con il suo esempio le truppe francesi e imponendo uno stile di vita rigoroso e quasi monastico,
molto simile allo stile che adottarono i cavalieri templari, circa tre secoli prima. I soldati, trascinati dal carisma della
giovane, si esaltarono e si prepararono alla riscossa.
LA MORT DE CLEOPATRE
Di HECTOR BERLIOZ
Cleopatra: SELMA PASTERNAK
Maestro al Pianoforte: ANDREA DEL PICCOLO
Direzione Artistica e Regia: CRISTIAN FINOIA
Consulente Musicale: MACRÌ SIMONE
Direttore di produzione: ARIANNA ROMANO
Allestimento e produzione a cura di: ASSOCIAZIONE MUSICISTI TRE VENEZIE
TRAMA
La mort de Cléopâtre è genialmente uscita dalla penna di un Berlioz venticinquenne. La regina
Cleopatra, negli ultimi drammatici attimi della sua esistenza, liberata da tutte le preoccupazioni
terrene, ci narra della sua vita. Berlioz con questo brano ci regala una delle più drammatiche e
struggenti pagine di musica. Berlioz rielabora in chiave romantica anche molti temi autobiografici.
Stessa impostazione emotiva ed espressiva è rintracciabile nella cantata, che raccoglie due principi
ricorrenti nell’opera del compositore, l’amore per Shakespeare e per l’antichità classica. Per il
compositore la musica dovesse avere un soggetto, un programma e che il trionfo dell'arte è di
esprimere questo programma mediante effetti pittoreschi, sia con il soccorso della voce, sia con gli
strumenti soli. Tutta l'opera di Berlioz è il prodotto della sua volontà mirante a realizzare questo
progetto.
La vita di Cleopatra ha ispirato molte opere letterarie, tra le quali le più famose sono le tragedie Antonio e Cleopatra
(1606-1607) di William Shakespeare e Cleopatra (1775) di Vittorio Alfieri. Tra le opere in musica figurano Cleopatra
(1790) di Domenico Cimarosa e l'oratorio omonimo (1835) di Hector Berlioz.
Cleopatra VII nasce nel 69 a.C. ad Alessandria da uno dei due matrimoni di Tolomeo XII Neodioniso (80-51 a.C.) detto
"Aulete" (il "flautista"), amante del vino e della musica. Si narra che Cleopatra fosse una donna non molto bella, ma
simpatica, intelligente, astuta, determinata e spietata. Tutte qualità ideali per governare un regno come quello d'Egitto.
Quando nel 51 a.C. il padre muore, Cleopatra ha 18 anni e si trova a sedere sul trono d'Egitto col fratello Tolomeo
XIII di soli 10 anni. Roma nomina Pompeo tutore di Tolomeo XIII. Tra i due fratelli vi è un odio profondo che sfocia,
per il volere del potentissimo eunuco Potino, nell'allontanamento da palazzo di Cleopatra che decide di rifugiarsi in
Siria ed inizia ad organizzare un proprio esercito. In quel periodo a Roma scoppiò una guerra civile tra Giulio
Cesare e Pompeo. I due si inseguirono fino in Egitto dove quest'ultimo fu assassinato dai cortigiani di Tolomeo XIII,
forse per ingraziarsi Giulio Cesare. Quest'ultimo si stabilì nel palazzo di Alessandria dove convocò Tolomeo XIII e
Cleopatra per porre fine ai conflitti dinastici. Cleopatra, per paura di essere uccisa dagli uomini di suo fratello, arrivò
a Palazzo a bordo di una brigantino condotto da un suo servo fidato, Apollonio Siciliano, attraccò proprio sotto le mura
e, quindi, si introdusse avvolta in un tappeto portato da Apollodoro sulle spalle. Giunto all'appartamento di Cesare il
tappeto venne posato a terra e srotolato lasciando stupito il romano. L'incontro terminò con la riconciliazione delle
parti ma, in realtà, il governo dell'Egitto sarebbe stato nelle mani di Cleopatra.
19 AGOSTO
LA SERVA PADRONA
di GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI
Direzione artistica e regia: CRISTIAN FINOIA
Direttore di produzione: ARIANNA ROMANO
Maestro al Pianoforte: MATTEO ZIRALDO
Allestimento e produzione a cura di: ASSOCIAZIONE MUSICISTI TRE VENEZIE
La serva padrona è un intermezzo buffo composto nel 1733 da Giovanni Battista Pergolesi ed è
considerato la madre di tutto il teatro comico in musica.
È nota la funzione degli intermezzi settecenteschi: dovevano intrattenere il pubblico negli intervalli
fra gli atti delle opere serie e spesso venivano composti dagli stessi autori di queste ultime. Erano
opere comiche in miniatura, scritte in genere per due cantanti e un organico strumentale limitato
agli archi e al clavicembalo. La Serva padrona, ad esempio, nacque come coppia di intermezzi per
il pergolesiano Prigionier superbo, dramma serio in tre atti dato al Teatro S. Bartolomeo di Napoli
il 28 agosto 1733. Mentre ne stendeva il testo, probabilmente Gennarantonia Federico non
immaginava che nelle mani di Pergolesi La Serva padrona sarebbe divenuta un capolavoro del suo
genere, ottenendo un tale favore di pubblico da conquistarsi immediatamente una vita autonoma dal
Prigioniero. Il successo della sua prima rappresentazione a Parigi, nel 1752, non solo le propiziò la
diffusione in tutta Europa ma giunse a scatenare la celebre disputa fra sostenitori dell’opera
francese di Lully e Rameau e gli estimatori dello stile italiano ben rappresentati da Jean-Jacques
Rousseau. Il nostro intermezzo divenne il prototipo dell’opera buffa ed ebbe innumerevoli
esecuzioni. Ancora ai giorni nostri sprigiona fascino, freschezza e arguzia tali da garantirgli
immutato e spontaneo successo.
TRAMA
Costituita da cinque arie e due duetti, ciascuno dei quali funge da finale d’atto, intessuta di recitativi
secchi - cioè accompagnati dal solo clavicembalo - fra i più riusciti della storia dell’opera, La Serva
padrona narra la vicenda di Uberto un vecchio celibe che vive con due servi: Vespone (che ha una
parte muta affidata ad un mimo) e Serpina, che abita col padrone fin da bambina. Avendola vista
crescere, Uberto tratta Serpina con un’indulgenza della quale la ragazza ormai approfitta: all’inizio
la vediamo rifiutarsi di portare il caffè al padrone, impedirgli di uscire di casa, percuotere Vespone.
Esasperato, Uberto chiede a quest‘ultimo di procurargli una moglie che lo liberi della petulante
cameriera. Serpina si dichiara d’accordo: la sposa sarà lei. Uberto va naturalmente su tutte le furie.
Allora Serpina architetta uno stratagemma: traveste Vespone da Capitan Tempesta e lo presenta ad
Uberto come suo futuro sposo. Figurandosela in balia di un ribaldo Uberto è angosciato per la sorte
di Serpina nei confronti della quale si accorge di provare un inconfondibile sentimento. Così
quando il “Capitan Tempesta” si presenta minaccioso a chiedere una cospicua dote o, in subordine,
a costringere il padrone al matrimonio, Uberto accondiscende - non così a malincuore - alle nozze
con l’astuta servetta.
Serpina guidata da un’intraprendenza volubile e determinata riuscirà, attraverso il divertente
inganno, a svelare i veri sentimenti che Uberto prova per lei ed a spingerlo tra le sue braccia.
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