Privazione del Sonno e
Depressione
Giuseppe Lago
Direttore IRPPI
Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata
www.irppiscuolapsicoterapia.it
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martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
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Privazione di sonno
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
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• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
• Per potersi considerare quale componente sintomatica della
depressione, occorre che prenda i contorni di una
manifestazione tipica del disturbo depressivo, ossia
l’insonnia
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
• Per potersi considerare quale componente sintomatica della
depressione, occorre che prenda i contorni di una
manifestazione tipica del disturbo depressivo, ossia
l’insonnia
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
• Per potersi considerare quale componente sintomatica della
depressione, occorre che prenda i contorni di una
manifestazione tipica del disturbo depressivo, ossia
l’insonnia
• Non sfugge, però, il particolare che da tempo si conosce
(Vogel, 1975), cioè che la deprivazione del sonno REM
possa in qualche modo avere effetti positivi sulla
depressione
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
• Per potersi considerare quale componente sintomatica della
depressione, occorre che prenda i contorni di una
manifestazione tipica del disturbo depressivo, ossia
l’insonnia
• Non sfugge, però, il particolare che da tempo si conosce
(Vogel, 1975), cioè che la deprivazione del sonno REM
possa in qualche modo avere effetti positivi sulla
depressione
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Privazione di sonno
• Disfunzione fisiologica che causa una serie di disturbi
organici
• Per potersi considerare quale componente sintomatica della
depressione, occorre che prenda i contorni di una
manifestazione tipica del disturbo depressivo, ossia
l’insonnia
• Non sfugge, però, il particolare che da tempo si conosce
(Vogel, 1975), cioè che la deprivazione del sonno REM
possa in qualche modo avere effetti positivi sulla
depressione
• Il fatto indica un’importante implicazione tra funzionalità del
sonno e disturbi depressivi
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1Insonnia
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e depressione
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1Insonnia
e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
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1Insonnia
e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
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1Insonnia
e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
• PIANO CLINICO:
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1Insonnia
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• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
• PIANO CLINICO:
• Difficoltà di addormentamento
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1Insonnia
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• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
• PIANO CLINICO:
• Difficoltà di addormentamento
• Interruzioni del sonno notturno
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1Insonnia
e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
•
•
•
•
PIANO CLINICO:
Difficoltà di addormentamento
Interruzioni del sonno notturno
Risveglio precoce al mattino
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• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
•
•
•
•
PIANO CLINICO:
Difficoltà di addormentamento
Interruzioni del sonno notturno
Risveglio precoce al mattino
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• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
•
•
•
•
PIANO CLINICO:
Difficoltà di addormentamento
Interruzioni del sonno notturno
Risveglio precoce al mattino
• Studi longitudinali mettono in rapporto i soggetti affetti da
insonnia cronica con lo sviluppo successivo di sindromi
depressive
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e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
•
•
•
•
PIANO CLINICO:
Difficoltà di addormentamento
Interruzioni del sonno notturno
Risveglio precoce al mattino
• Studi longitudinali mettono in rapporto i soggetti affetti da
insonnia cronica con lo sviluppo successivo di sindromi
depressive
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e depressione
• Disturbo quantitativo del sonno ma anche qualitativo
•
•
•
•
PIANO CLINICO:
Difficoltà di addormentamento
Interruzioni del sonno notturno
Risveglio precoce al mattino
• Studi longitudinali mettono in rapporto i soggetti affetti da
insonnia cronica con lo sviluppo successivo di sindromi
depressive
• L’insonnia è il riflesso anticipatorio di una ricaduta possibile
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2Insonnia
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e depressione
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2Insonnia
e depressione
• Con la diffusione della concezione psicometrica l’insonnia è
stata considerata una manifestazione clinica della patologia
depressiva e ansiosa e come tale inclusa nei principali
questionari messi a punto per la misura delle costellazioni
Sindromiche (ad esempio nella “rating scale for depression”
di Hamilton)
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2Insonnia
e depressione
• Con la diffusione della concezione psicometrica l’insonnia è
stata considerata una manifestazione clinica della patologia
depressiva e ansiosa e come tale inclusa nei principali
questionari messi a punto per la misura delle costellazioni
Sindromiche (ad esempio nella “rating scale for depression”
di Hamilton)
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2Insonnia
e depressione
• Con la diffusione della concezione psicometrica l’insonnia è
stata considerata una manifestazione clinica della patologia
depressiva e ansiosa e come tale inclusa nei principali
questionari messi a punto per la misura delle costellazioni
Sindromiche (ad esempio nella “rating scale for depression”
di Hamilton)
• La nuova tassonomia USA, che ha riportato in auge gli
aspetti descrittivi della patologia psichiatrica nel DSM ha
dedicato un intero capitolo ai disturbi del sonno ed annesso
l’insonnia direttamente tra i disturbi mentali, tra i disturbi
cioè di Asse I, alla stregua della depressione o dell’ansia,
verso le quali si costituisce così come patologia in
comorbilità
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3Insonnia
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3Insonnia
e depressione
• L’insonnia destabilizza la salute del corpo ed è incompatibile
con la condizione di benessere: negli insonni, oltre ad una
qualità di vita compromessa, vi sono una più alta incidenza di
infortuni, un maggior utilizzo delle strutture sanitarie ed una
insorgenza quasi doppia di patologie mediche
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3Insonnia
e depressione
• L’insonnia destabilizza la salute del corpo ed è incompatibile
con la condizione di benessere: negli insonni, oltre ad una
qualità di vita compromessa, vi sono una più alta incidenza di
infortuni, un maggior utilizzo delle strutture sanitarie ed una
insorgenza quasi doppia di patologie mediche
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3Insonnia
e depressione
• L’insonnia destabilizza la salute del corpo ed è incompatibile
con la condizione di benessere: negli insonni, oltre ad una
qualità di vita compromessa, vi sono una più alta incidenza di
infortuni, un maggior utilizzo delle strutture sanitarie ed una
insorgenza quasi doppia di patologie mediche
• Tra queste il rischio maggiore sembra riguardare il diabete di
tipo 2, l’ipertensione, la dislipidemia ed il precoce
invecchiamento, per i quali il sonno sembra costituire il fattore
fisiopatologico di collegamento con gli eventi stressanti
psicosociali
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3Insonnia
e depressione
• L’insonnia destabilizza la salute del corpo ed è incompatibile
con la condizione di benessere: negli insonni, oltre ad una
qualità di vita compromessa, vi sono una più alta incidenza di
infortuni, un maggior utilizzo delle strutture sanitarie ed una
insorgenza quasi doppia di patologie mediche
• Tra queste il rischio maggiore sembra riguardare il diabete di
tipo 2, l’ipertensione, la dislipidemia ed il precoce
invecchiamento, per i quali il sonno sembra costituire il fattore
fisiopatologico di collegamento con gli eventi stressanti
psicosociali
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3Insonnia
e depressione
• L’insonnia destabilizza la salute del corpo ed è incompatibile
con la condizione di benessere: negli insonni, oltre ad una
qualità di vita compromessa, vi sono una più alta incidenza di
infortuni, un maggior utilizzo delle strutture sanitarie ed una
insorgenza quasi doppia di patologie mediche
• Tra queste il rischio maggiore sembra riguardare il diabete di
tipo 2, l’ipertensione, la dislipidemia ed il precoce
invecchiamento, per i quali il sonno sembra costituire il fattore
fisiopatologico di collegamento con gli eventi stressanti
psicosociali
• A questo si aggiunge che da oltre vent’anni è stata dimostrata
una più elevata probabilità di morte da coronopatia, infarto
miocardico o tumore entro i due anni successivi al rilievo di un
disturbo cronico del sonno
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4Insonnia
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e depressione
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4Insonnia
e depressione
• Consolidate sono le evidenze sul ruolo dell’insonnia
nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore; le indagini
epidemiologiche ad esempio, a fronte di una variabilità di
prevalenza dell’insonnia, che in rapporto ai criteri diagnostici ed ai
periodi di osservazione oscilla tra il 10% e quasi il 50% della
popolazione, concordano su un progressivo aumento dopo i venti
anni con un incremento drastico a partire dai sessanta
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4Insonnia
e depressione
• Consolidate sono le evidenze sul ruolo dell’insonnia
nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore; le indagini
epidemiologiche ad esempio, a fronte di una variabilità di
prevalenza dell’insonnia, che in rapporto ai criteri diagnostici ed ai
periodi di osservazione oscilla tra il 10% e quasi il 50% della
popolazione, concordano su un progressivo aumento dopo i venti
anni con un incremento drastico a partire dai sessanta
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e depressione
• Consolidate sono le evidenze sul ruolo dell’insonnia
nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore; le indagini
epidemiologiche ad esempio, a fronte di una variabilità di
prevalenza dell’insonnia, che in rapporto ai criteri diagnostici ed ai
periodi di osservazione oscilla tra il 10% e quasi il 50% della
popolazione, concordano su un progressivo aumento dopo i venti
anni con un incremento drastico a partire dai sessanta
• Fatti salvi i differenti livelli quantitativi, l’andamento dell’insonnia
nel corso della vita è strettamente parallelo a quello dei disturbi
depressivi
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4Insonnia
e depressione
• Consolidate sono le evidenze sul ruolo dell’insonnia
nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore; le indagini
epidemiologiche ad esempio, a fronte di una variabilità di
prevalenza dell’insonnia, che in rapporto ai criteri diagnostici ed ai
periodi di osservazione oscilla tra il 10% e quasi il 50% della
popolazione, concordano su un progressivo aumento dopo i venti
anni con un incremento drastico a partire dai sessanta
• Fatti salvi i differenti livelli quantitativi, l’andamento dell’insonnia
nel corso della vita è strettamente parallelo a quello dei disturbi
depressivi
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e depressione
• Consolidate sono le evidenze sul ruolo dell’insonnia
nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore; le indagini
epidemiologiche ad esempio, a fronte di una variabilità di
prevalenza dell’insonnia, che in rapporto ai criteri diagnostici ed ai
periodi di osservazione oscilla tra il 10% e quasi il 50% della
popolazione, concordano su un progressivo aumento dopo i venti
anni con un incremento drastico a partire dai sessanta
• Fatti salvi i differenti livelli quantitativi, l’andamento dell’insonnia
nel corso della vita è strettamente parallelo a quello dei disturbi
depressivi
• La valutazione psichiatrica degli insonni cronici dei Centri di
Medicina del Sonno fa rilevare la presenza di un disturbo mentale
di Asse I in circa il 70% dei pazienti, con valori che salgono al 90%
se si prendono in considerazione anche i disturbi di personalità,
quelli cioè che il DSM attualmente pone sull’Asse II
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5Insonnia
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e depressione
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5Insonnia
e depressione
• Da Palagini, Gentili, Guazzelli, 2004
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5Insonnia
e depressione
• Da Palagini, Gentili, Guazzelli, 2004
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6Insonnia
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e depressione
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6Insonnia
e depressione
• L’insonnia precede ed in qualche misura facilita la comparsa
di fenomeni psicopatologici d’ansia e dell’umore,
configurandosi come elemento di perturbazione del normale
funzionamento cerebrale o, più semplicemente, come
epifenomeno di un processo fisiopatologico comune, che si
esprime sul versante neurovegetativo e somatico con la
frammentazione del sonno e la perdita del suo ruolo
ristoratore e su quello più squisitamente psichico con
l’esperienza ansiosa o della tristezza patologica
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6Insonnia
e depressione
• L’insonnia precede ed in qualche misura facilita la comparsa
di fenomeni psicopatologici d’ansia e dell’umore,
configurandosi come elemento di perturbazione del normale
funzionamento cerebrale o, più semplicemente, come
epifenomeno di un processo fisiopatologico comune, che si
esprime sul versante neurovegetativo e somatico con la
frammentazione del sonno e la perdita del suo ruolo
ristoratore e su quello più squisitamente psichico con
l’esperienza ansiosa o della tristezza patologica
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6Insonnia
e depressione
• L’insonnia precede ed in qualche misura facilita la comparsa
di fenomeni psicopatologici d’ansia e dell’umore,
configurandosi come elemento di perturbazione del normale
funzionamento cerebrale o, più semplicemente, come
epifenomeno di un processo fisiopatologico comune, che si
esprime sul versante neurovegetativo e somatico con la
frammentazione del sonno e la perdita del suo ruolo
ristoratore e su quello più squisitamente psichico con
l’esperienza ansiosa o della tristezza patologica
• Fin dagli anni Sessanta è noto che il 90% dei pazienti
depressi soffre di insonnia la cui gravità e durata sono in
rapporto diretto con l’episodio depressivo, e che nel restante
10%, per quanto il sonno non sia frammentato né
precocemente interrotto, non c’è comunque alcun ristoro nel
dormire
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7Insonnia
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e depressione
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7Insonnia
e depressione
• L’insonnia che persiste dopo un episodio depressivo predice una
ricaduta in tempi brevi con la probabilità di un nuovo ricovero entro
un anno quattro volte superiore rispetto alla guarigione senza
postumi di insonnia
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7Insonnia
e depressione
• L’insonnia che persiste dopo un episodio depressivo predice una
ricaduta in tempi brevi con la probabilità di un nuovo ricovero entro
un anno quattro volte superiore rispetto alla guarigione senza
postumi di insonnia
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7Insonnia
e depressione
• L’insonnia che persiste dopo un episodio depressivo predice una
ricaduta in tempi brevi con la probabilità di un nuovo ricovero entro
un anno quattro volte superiore rispetto alla guarigione senza
postumi di insonnia
• Dalle ricerche prospettiche, mirate a valutare l’insonnia come
fattore di rischio per le patologie d’ansia e dell’umore, emerge che
negli insonni cronici il rischio di suicidio è notevolmente più alto
rispetto ai non insonni e che la probabilità di ricaduta depressiva
entro due anni è praticamente doppia rispetto a quella attesa nella
popolazione generale
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7Insonnia
e depressione
• L’insonnia che persiste dopo un episodio depressivo predice una
ricaduta in tempi brevi con la probabilità di un nuovo ricovero entro
un anno quattro volte superiore rispetto alla guarigione senza
postumi di insonnia
• Dalle ricerche prospettiche, mirate a valutare l’insonnia come
fattore di rischio per le patologie d’ansia e dell’umore, emerge che
negli insonni cronici il rischio di suicidio è notevolmente più alto
rispetto ai non insonni e che la probabilità di ricaduta depressiva
entro due anni è praticamente doppia rispetto a quella attesa nella
popolazione generale
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7Insonnia
e depressione
• L’insonnia che persiste dopo un episodio depressivo predice una
ricaduta in tempi brevi con la probabilità di un nuovo ricovero entro
un anno quattro volte superiore rispetto alla guarigione senza
postumi di insonnia
• Dalle ricerche prospettiche, mirate a valutare l’insonnia come
fattore di rischio per le patologie d’ansia e dell’umore, emerge che
negli insonni cronici il rischio di suicidio è notevolmente più alto
rispetto ai non insonni e che la probabilità di ricaduta depressiva
entro due anni è praticamente doppia rispetto a quella attesa nella
popolazione generale
• Questo sembra valere non solo per l’insonnia cronica ma anche
per quella transitoria e per la periodica ipersonnia che si
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1Sonno
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e depressione
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
• 3) Incremento della quantità di sonno REM.
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
• 3) Incremento della quantità di sonno REM.
• 4) Durata prolungata del primo episodio di sonno REM.
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1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
• 3) Incremento della quantità di sonno REM.
• 4) Durata prolungata del primo episodio di sonno REM.
• 5) Incremento del numero di movimenti oculari durante
sonno REM (densità del sonno REM).
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
11
1Sonno
e depressione
• 1) Riduzione del sonno ad onde lente (SWS) – stadi 3 e 4
del sonno NREM
• 2) Accorciamento dell’intervallo fra l’inizio del sonno (sleep
onset) e la comparsa del primo episodio di sonno REM
(riduzione della latenza del sonno REM)
• 3) Incremento della quantità di sonno REM.
• 4) Durata prolungata del primo episodio di sonno REM.
• 5) Incremento del numero di movimenti oculari durante
sonno REM (densità del sonno REM).
• 6) Continuità del sonno disturbata.
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
11
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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2012
martedì 27 novembre 2012
e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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martedì 27 novembre 2012
e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
12
2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
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2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
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2Sonno
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e depressione
La sindrome delle apnee notturne
etc.
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e depressione
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etc.
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2Sonno
•
(da Siracusano
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e depressione
e Calia,La2004)
sindrome delle apnee notturne
etc.
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etc.
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1Dati
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strumentali
La sindrome delle apnee notturne
etc.
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1Dati
strumentali
• La riduzione di latenza del sonno REM è
considerato un marker biologico della depressione
maggiore
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etc.
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1Dati
strumentali
• La riduzione di latenza del sonno REM è
considerato un marker biologico della depressione
maggiore
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etc.
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1Dati
strumentali
• La riduzione di latenza del sonno REM è
considerato un marker biologico della depressione
maggiore
• Non ci sarebbero differenze polisonnografiche tra
depressi unipolari e bipolari
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etc.
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1Dati
strumentali
• La riduzione di latenza del sonno REM è
considerato un marker biologico della depressione
maggiore
• Non ci sarebbero differenze polisonnografiche tra
depressi unipolari e bipolari
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etc.
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1Dati
strumentali
• La riduzione di latenza del sonno REM è
considerato un marker biologico della depressione
maggiore
• Non ci sarebbero differenze polisonnografiche tra
depressi unipolari e bipolari
• Nella depressione stagionale non sono presenti le
stesse anomalie della depressione maggiore
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etc.
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2Dati
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strumentali
La sindrome delle apnee notturne
etc.
14
2Dati
strumentali
• La frequenza dei movimenti oculari in fase REM si
mantiene elevata in modo uniforme nella
depressione, a prescindere dalla fascia d’età
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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2Dati
strumentali
• La frequenza dei movimenti oculari in fase REM si
mantiene elevata in modo uniforme nella
depressione, a prescindere dalla fascia d’età
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
14
2Dati
strumentali
• La frequenza dei movimenti oculari in fase REM si
mantiene elevata in modo uniforme nella
depressione, a prescindere dalla fascia d’età
• Nell’età più giovane, è più difficile rilevare
alterazioni polisonnografiche nei depressi
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etc.
14
2Dati
strumentali
• La frequenza dei movimenti oculari in fase REM si
mantiene elevata in modo uniforme nella
depressione, a prescindere dalla fascia d’età
• Nell’età più giovane, è più difficile rilevare
alterazioni polisonnografiche nei depressi
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etc.
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2Dati
strumentali
• La frequenza dei movimenti oculari in fase REM si
mantiene elevata in modo uniforme nella
depressione, a prescindere dalla fascia d’età
• Nell’età più giovane, è più difficile rilevare
alterazioni polisonnografiche nei depressi
• Il riscontro di un’alterazione polisonnografica
giovanile, d’altronde, deporrebbe per una familiarità
del disturbo depressivo
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3Dati
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strumentali
La sindrome delle apnee notturne
etc.
15
3Dati
strumentali
• Gli studi polisonnografici, non permettono di differenziare in
fase diagnostica i vari sottotipi di depressione, e consentono
al momento solo la valutazione della gravità del disturbo
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3Dati
strumentali
• Gli studi polisonnografici, non permettono di differenziare in
fase diagnostica i vari sottotipi di depressione, e consentono
al momento solo la valutazione della gravità del disturbo
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2012
martedì 27 novembre 2012
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etc.
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3Dati
strumentali
• Gli studi polisonnografici, non permettono di differenziare in
fase diagnostica i vari sottotipi di depressione, e consentono
al momento solo la valutazione della gravità del disturbo
• Sia la riduzione della latenza del sonno REM, sia la
riduzione del sonno a onde lente (SWS) è considerato un
marker di vulnerabilità della depressione
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etc.
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3Dati
strumentali
• Gli studi polisonnografici, non permettono di differenziare in
fase diagnostica i vari sottotipi di depressione, e consentono
al momento solo la valutazione della gravità del disturbo
• Sia la riduzione della latenza del sonno REM, sia la
riduzione del sonno a onde lente (SWS) è considerato un
marker di vulnerabilità della depressione
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2012
martedì 27 novembre 2012
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etc.
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3Dati
strumentali
• Gli studi polisonnografici, non permettono di differenziare in
fase diagnostica i vari sottotipi di depressione, e consentono
al momento solo la valutazione della gravità del disturbo
• Sia la riduzione della latenza del sonno REM, sia la
riduzione del sonno a onde lente (SWS) è considerato un
marker di vulnerabilità della depressione
• La stimolazione colinergica (con arecolina) è in grado di
provocare riduzione di latenza del sonno REM rispetto ai
soggetti normali
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etc.
15
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etc.
16
1Il
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sonno e gli
La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
1Il
sonno e gli
• La maggior parte degli antidepressivi agisce in modo da
ridurre il sonno REM, sia aumentandone la latenza, sia
diminuendone la durata
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
1Il
sonno e gli
• La maggior parte degli antidepressivi agisce in modo da
ridurre il sonno REM, sia aumentandone la latenza, sia
diminuendone la durata
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2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
1Il
sonno e gli
• La maggior parte degli antidepressivi agisce in modo da
ridurre il sonno REM, sia aumentandone la latenza, sia
diminuendone la durata
• Ciò può essere dovuto all’azione anticolinergica e
all’incremento dei mediatori come serotonina e
noradrenalina indotti dagli antidepressivi
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2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
1Il
sonno e gli
• La maggior parte degli antidepressivi agisce in modo da
ridurre il sonno REM, sia aumentandone la latenza, sia
diminuendone la durata
• Ciò può essere dovuto all’azione anticolinergica e
all’incremento dei mediatori come serotonina e
noradrenalina indotti dagli antidepressivi
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2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
1Il
sonno e gli
• La maggior parte degli antidepressivi agisce in modo da
ridurre il sonno REM, sia aumentandone la latenza, sia
diminuendone la durata
• Ciò può essere dovuto all’azione anticolinergica e
all’incremento dei mediatori come serotonina e
noradrenalina indotti dagli antidepressivi
• Vista la diversa azione sul sonno REM e NREM di farmaci
con effetto antidepressivo, si evince che la diminuzione o
l’incremento del sonno REM comunque non può essere una
condizione necessaria per l’azione antidepressiva
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
16
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etc.
17
2Il
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2012
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sonno e gli
La sindrome delle apnee notturne
etc.
17
2Il
•
sonno e gli
da Siracusano e Calia, 2004
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etc.
17
2Il
•
sonno e gli
da Siracusano e Calia, 2004
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
17
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etc.
18
3Il
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sonno e gli
La sindrome delle apnee notturne
etc.
18
3Il
sonno e gli
• Fino a ieri lo psichiatra doveva fare i conti con la eccessiva
sedazione di cui erano responsabili i suoi farmaci e si
preoccupava piuttosto della sonnolenza che infliggeva ai
suoi pazienti, con lo sviluppo e la diffusione delle nuove
molecole, sempre più selettive per i singoli distretti
neurotrasmettitoriali e tendenzialmente prive di effetti
sedativi ed ipnoinducenti, si trova di nuovo costretto, dopo
oltre mezzo secolo, a fronteggiare l’insonnia, almeno fino a
quando l’azione antidepressiva, antifobica o antiossessiva
del suo trattamento non risolve il disturbo dell’umore od il
nucleo della psicopatologia che si declina nel polimorfo
coacervo dei quadri clinici d’ansia.
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etc.
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19
Fattori endocrini
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etc.
19
Fattori endocrini
• Nei pazienti depressi che manifestano una riduzione
del sonno a onde lente (SWS), si osserva anche una
riduzione del GH e un incremento del cortisolo ematico,
relativa ad un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisisurrene
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etc.
19
Fattori endocrini
• Nei pazienti depressi che manifestano una riduzione
del sonno a onde lente (SWS), si osserva anche una
riduzione del GH e un incremento del cortisolo ematico,
relativa ad un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisisurrene
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etc.
19
Fattori endocrini
• Nei pazienti depressi che manifestano una riduzione
del sonno a onde lente (SWS), si osserva anche una
riduzione del GH e un incremento del cortisolo ematico,
relativa ad un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisisurrene
• Uno studio ha dimostrato che la somministrazione
ripetitiva notturna dell’ormone ipotalamico CRF in
soggetti sani induce una riduzione del SWS e un
conseguente incremento della cortisolemia con una
diminuzione di GH, senza una corrispondente
attivazione del sonno REM (Kupfer, 1987)
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
19
Corso multidisciplinare
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etc.
20
Modello cronobiologico
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
20
Modello cronobiologico
• Borbély (1982) propone la teoria dei due processi per spiegare le
alterazioni del sonno nella depressione, configurando la
cosiddetta “sleep homeostasis” (2009)
Corso multidisciplinare
2012
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etc.
20
Modello cronobiologico
• Borbély (1982) propone la teoria dei due processi per spiegare le
alterazioni del sonno nella depressione, configurando la
cosiddetta “sleep homeostasis” (2009)
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
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etc.
20
Modello cronobiologico
• Borbély (1982) propone la teoria dei due processi per spiegare le
alterazioni del sonno nella depressione, configurando la
cosiddetta “sleep homeostasis” (2009)
• Postula che l’interrelazione tra Processo C (circadiano) e
Processo S (articolazione sonno-veglia) costituisca l’aspetto
essenziale della regolazione del sonno
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
20
Modello cronobiologico
• Borbély (1982) propone la teoria dei due processi per spiegare le
alterazioni del sonno nella depressione, configurando la
cosiddetta “sleep homeostasis” (2009)
• Postula che l’interrelazione tra Processo C (circadiano) e
Processo S (articolazione sonno-veglia) costituisca l’aspetto
essenziale della regolazione del sonno
Corso multidisciplinare
2012
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
20
Modello cronobiologico
• Borbély (1982) propone la teoria dei due processi per spiegare le
alterazioni del sonno nella depressione, configurando la
cosiddetta “sleep homeostasis” (2009)
• Postula che l’interrelazione tra Processo C (circadiano) e
Processo S (articolazione sonno-veglia) costituisca l’aspetto
essenziale della regolazione del sonno
• Nei pazienti depressi, il Processo S, che agisce mediante
neurotrasmettitori come serotonina, catecolamine, acetilcolina,
funziona male, in modo tale da provocare la riduzione del sonno
a onde lente NREM (SWS) e la diminuzione della latenza del
sonno
REM
Corso
multidisciplinare
La sindrome delle apnee notturne
20
2012
martedì 27 novembre 2012
etc.
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
I due processi
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2012
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
(Borbély)
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
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etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
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etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
Corso multidisciplinare
2012
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
Corso multidisciplinare
2012
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
• Il pace-maker è
localizzato nel n.
soprachiasmatico
(ipotalamo ant.)
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etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
• Il pace-maker è
localizzato nel n.
soprachiasmatico
(ipotalamo ant.)
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
I due processi
(Borbély)
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
• Il pace-maker è
localizzato nel n.
soprachiasmatico
(ipotalamo ant.)
• Dipende da fattori
genetici, ormonali, stimoli
luminosi, temperatura
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
I due processi
PROCESSO C
• Controlla il ritmo
circadiano collegato con
un pace-maker
• Meccanismi che producono il
sonno collocati lungo il
troncoencefalo, diencefalo,
corteccia
peptide, prostaglandina D2,
muramyl dipeptide, interleuchina
1, amidi primarie degli acidi
grassi, melatonina
• Dipende da fattori
genetici, ormonali, stimoli
luminosi, temperatura
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PROCESSO S
• Condizionati da fattori umorali
come: delta sleep inducing
• Il pace-maker è
localizzato nel n.
soprachiasmatico
(ipotalamo ant.)
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2012
(Borbély)
• Stimoli condizionati e
incondizionati, temperatura
ambientale, fattori genetici,
psicologici, socio-culturali
La sindrome delle apnee notturne
etc.
21
Corso multidisciplinare
2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
• La deprivazione di sonno produce un effetto
antidepressivo, permettendo l’accumulo di fattori umorali
inducenti il Processo S
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
• La deprivazione di sonno produce un effetto
antidepressivo, permettendo l’accumulo di fattori umorali
inducenti il Processo S
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2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
• La deprivazione di sonno produce un effetto
antidepressivo, permettendo l’accumulo di fattori umorali
inducenti il Processo S
• Tutte le volte che il Processo S viene rallentato o inibito, si
verifica una riduzione dell’attività del sonno a onde lente
(SWA) e si manifesterebbero più facilmente fenomeni
depressivi
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2012
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
• La deprivazione di sonno produce un effetto
antidepressivo, permettendo l’accumulo di fattori umorali
inducenti il Processo S
• Tutte le volte che il Processo S viene rallentato o inibito, si
verifica una riduzione dell’attività del sonno a onde lente
(SWA) e si manifesterebbero più facilmente fenomeni
depressivi
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
Depressione e Processo S
• La deprivazione di sonno produce un effetto
antidepressivo, permettendo l’accumulo di fattori umorali
inducenti il Processo S
• Tutte le volte che il Processo S viene rallentato o inibito, si
verifica una riduzione dell’attività del sonno a onde lente
(SWA) e si manifesterebbero più facilmente fenomeni
depressivi
• Il delta ratio, ossia il rapporto tra primo e secondo stadio
del sonno NREM, nei depressi gravi è ridotto
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
22
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etc.
23
Modello di Hobson e
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etc.
23
Modello di Hobson e
• Secondo questo modello esisterebbe una rete di neuroni REMoff (neuroni noradrenergici del locus coeruleus, neuroni
serotoninergici del rafe dorsale) in interazione competitiva con
una rete di neuroni REM-on, che originariamente si pensava
localizzata soltanto nel tegmento pontino, ma che attualmente si
ritiene distribuirsi ampiamente su tutto il sistema nervoso
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etc.
23
Modello di Hobson e
• Secondo questo modello esisterebbe una rete di neuroni REMoff (neuroni noradrenergici del locus coeruleus, neuroni
serotoninergici del rafe dorsale) in interazione competitiva con
una rete di neuroni REM-on, che originariamente si pensava
localizzata soltanto nel tegmento pontino, ma che attualmente si
ritiene distribuirsi ampiamente su tutto il sistema nervoso
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2012
martedì 27 novembre 2012
La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e
• Secondo questo modello esisterebbe una rete di neuroni REMoff (neuroni noradrenergici del locus coeruleus, neuroni
serotoninergici del rafe dorsale) in interazione competitiva con
una rete di neuroni REM-on, che originariamente si pensava
localizzata soltanto nel tegmento pontino, ma che attualmente si
ritiene distribuirsi ampiamente su tutto il sistema nervoso
• Nella depressione esisterebbe un disequilibrio centrale nella
regolazione della trasmissione colinergica che si rifletterebbe in
un’attivazione sbilanciata dei neuroni REM-on, con le relative
conosciute conseguenze (incremento di sonno REM,
diminuzione della latenza del sonno REM). (Siracusano et al.
cit.)
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
• Competono con in
neuroni REMon
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
• Competono con in
neuroni REMon
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
• Competono con in
neuroni REMon
• Aumentano la SWA
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La sindrome delle apnee notturne
etc.
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Modello di Hobson e McCarley(1975)
NEURONI REMoff
• Noradrenergici
(locus coeruleus,
rafe dorsale)
• Competono con in
neuroni REMon
• Aumentano la SWA
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NEURONI REMon
• Inizialmente si
pensava fossero
localizzati nel
tegmento pontino
• Attualmente si
ritengono
ampiamente distribuiti
in tutto il SNC
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