Il discorso del Sindaco Roberto Bruni cattedra UNESCO
E’ un onore per la città di Bergamo ospitare la cattedra UNESCO “Diritti
dell’uomo e etica della cooperazione internazionale”. Per la Nostra città
rappresenta un’occasione di altissimo livello formativo, una preziosa chance per
tanti studenti. Con ammirazione e gratitudine saluto a nome della città tutti i
presenti, i Signori Relatori e gli emeriti Professori che con passione e
professionalità contribuiscono, ogni giorno, a rendere la Cattedra UNESCO una
realtà universitaria di rilievo internazionale.
Come Sindaco e come privato cittadino, il tema della cooperazione
internazionale mi è particolarmente caro tanto che ho ritenuto opportuno
assumerne personalmente la delega assessorile. Il Comune di Bergamo si
spenderà negli anni a venire con crescente impegno ed entusiasmo per
sostenere, promuovere e intraprendere iniziative e occasioni di cooperazione e
solidarietà internazionale. Iniziative, dunque, di promozione di pace.
Gli organismi internazionali, i governi nazionali, la società civile e in generale il
mondo associativo, le università e il mondo imprenditoriale sono tutti, a diverso
titolo, attori di cooperazione internazionale, ciascuno con la propria filosofia e le
proprie strategie.
La cooperazione internazionale che privilegia l'intervento assistenzialistico
rispetto ai progetti di sviluppo, il paternalismo e l'autoritarismo rispetto a forme
di reale partenariato, i progetti di sviluppo come strumento di pressione e di
scambio su temi di politica estera, o come strumento di penetrazione
economica dei Paesi industrializzati, sarà certamente fallimentare oltre che
dannosa.
Al contrario, la cooperazione allo sviluppo può costituire un laboratorio del
cambiamento, uno strumento per mettere a punto le soluzioni innovative che
devono accompagnare i processi di sviluppo e deve rispondere alla sua finalità
primaria che è quella di essere uno strumento di pace e di democrazia.
Di fronte a una realtà nella quale un crescente numero di persone nel nostro
pianeta vengono pericolosamente spinte verso la più totale esclusione dal
tessuto economico e sociale, le soluzioni invocate ed in parte già sperimentate
con successo si pensi alle Conferenze di vertice dell'ONU di Copenaghen sullo
sviluppo sociale, di Rio sull'ambiente, di Pechino sulle donne, di Istanbul
sull'habitat, di Roma sulla sicurezza alimentare, del Cairo sulla popolazione,
fanno inevitabilmente riferimento, in ciascuno dei campi esaminati, alla
necessità di coordinare le azioni di cooperazione e gli interventi strutturali non
più con progetti di carattere sporadico e assistenzialistico, ma con interventi
pensati e attuati in termini di co-sviluppo e di partenariato, verso un riordino dei
rapporti economici e sociali tra il Nord e il Sud del mondo.
Co-sviluppo e partenariato significano la ricerca attiva della partecipazione
paritetica di tutti i soggetti della cooperazione ad ogni livello di scelta e di
decisione, e quindi governi e società civile, associazionismo e produttori, donne
e uomini dei Paesi donatori e dei Paesi beneficiari.
Per fare questo, però, essa deve superare i limiti che l’affliggono e che sono
riconducibili ad una radice comune: un difetto di partecipazione effettiva della
maggior parte della gente ai processi di sviluppo.
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La cooperazione decentrata, prevedendo la partecipazione diretta degli
individui, sia quelli dei paesi donatori che quelli dei paesi beneficiati, riconosce
l’esistenza di una molteplicità di soggetti dello sviluppo. L’obiettivo finale della
cooperazione decentrata è quello di rendere autonomi gli attori locali. E’
necessario che essi prendano parte in modo attivo ai progetti, che imparino ad
essere flessibili, a negoziare, a risolvere i conflitti, a riflettere e a ottenere una
migliore efficacia delle azioni di sviluppo.
Occorre partire da ciò che gia esiste: ogni popolazione possiede delle capacità.
Su queste le azioni si devono basare per strutturare o acquisire nuove
competenze. Lo sviluppo delle capacità è un processo evolutivo che non può
essere separato dalla cultura e dai valori della società in questione. Lo sviluppo
delle capacità presuppone informazione completa delle persone, strutture di
appoggio ai gruppi di base o ai poteri pubblici locali, creazione di reti e scambio
di esperienze, il cambiamento di atteggiamenti.
L’UNESCO, favorendo lo scambio scientifico e tecnico, garantendo a tutti il
diritto all’educazione inteso come diritto alla diversità, valorizzando e
promuovendo i sistemi educativi esistenti nei diversi paesi, si muove proprio in
questa direzione. L’UNESCO affronta il tema dell’approccio culturale allo
sviluppo come una risposta alle sfide della globalizzazione.
Lo sviluppo delle capacità è una strategia globale e complessa, lunga e
costosa. Ma è anche un mezzo che contribuisce al rafforzamento della società
civile.
Rafforzando le capacità delle popolazioni si può influire sulla politica e produrre
dei cambiamenti nella società.
Per le nostre Università mai come oggi si aprono nuove frontiere di
cooperazione e di cooperazione educativa in particolare centrate su strategie di
appoggio istituzionale alle istituzioni formative dei diversi Paesi nel rispetto dei
piani di sviluppo.
Per concludere, vorrei citare un passaggio della Déclaration de Glion di Ginevra
del 1988 che mi ha positivamente colpito e che ritengo appropriato ricordare in
questa occasione “L’Università, attraverso le sue attività, deve saper riaffermare
che l’integrità è l’esigenza, l’eccellenza la norma, la razionalità il mezzo, la
comunità il contesto, l’apertura di spirito la base delle sue relazioni e la
responsabilità l’obbligo sui quali si fondano la sua esistenza e dei quali il sapere
è una funzione”.
L’occasione odierna dimostra che l’Università di Bergamo ha fatto propria
questa importante raccomandazione. La città non può che esserle
riconoscente.
A tutti, buon lavoro.
Roberto Bruni
Sindaco di Bergamo
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