Conservatorio di Musica "G.Verdi" di Milano
26 gennaio 2014, ore 21 – Museo Diocesano
MUSICA PERSEGUITATA: un percorso per ricordare
a cura dello Spazio della Memoria Musicale della Biblioteca del Conservatorio “Giuseppe Verdi”
di Milano e del Liceo Musicale “Giuseppe Verdi” di Milano.
Progetto di Simonetta Heger, Simone Fermani, Viviana Cadari, Giovanni Rapallini.
PRESENTAZIONE
"Apprendo in questo momento che il teatro della Scala ha chiuso le sue porte ai vostri compatrioti
israeliti. La musica è fatta per tutti, come il sole e l’aria. Là dove si nega a degli esseri umani questa
fonte di consolazione così necessaria in questi tempi duri e questo soltanto perché essi
appartengono a un’altra stirpe o a un’altra religione io non posso collaborare né come cristiano né
come artista. Debbo di conseguenza pregarvi di considerare nullo il mio contratto, malgrado il
piacere che avrei avuto di dirigere in questo magnifico teatro, che rammenta le più nobili tradizioni
italiane."
Erich Kleiber
Così il grande direttore d'orchestra - che già nel 1936 aveva abbandonato per protesta la Germania
nazista - scriveva nel 1939, rifiutandosi, come fece anche Toscanini, di dirigere in un paese dove la
persecuzione colpiva dei cittadini - dei compatrioti - colpevoli solo di appartenere ad una religione
diversa da quella della maggioranza, colpevoli solo, come dice Liliana Segre, "di essere nati".
La persecuzione in campo musicale non si limitò però a colpire le persone, gli strumentisti e i
compositori, ma anche la musica stessa: fu creata una nuova categoria della storia, quella della
entartete musik ovvero della musica degenerata. Se poi la musica era creata dagli ebrei
rappresentava il nulla o il peggio estetico.
La divisione tra “musicisti buoni e cattivi”, destinati al paradiso dell’esecuzione o all’inferno
dell’oblio, come scrisse Mario Labroca, è uno dei motivi ricorrenti della persecuzione attuata dai
regimi nazista e fascista: le politiche censorie e le leggi razziali travolsero letteralmente molti
musicisti, italiani e non, accomunati con il termine eloquente di “degenerati”: sappiamo oggi come
tanti artisti riuscirono a espatriare, come altri riuscirono a sopravvivere e come molti finirono
divorati dalla soluzione finale.
I salvati, coloro che tra mille peripezie riuscirono a sopravvivere: come Kurt Sonnenfeld, fuggito
dalla natia Austria dopo l'Annessione alla Germania hitleriana e internato poi in Italia nel campo di
Ferramonti; come Mario Castelnuovo Tedesco, espatriato negli Stati Uniti; o Alberto Gentili, che
riuscì a nascondersi ma non riprese più, dopo la guerra, il posto che gli spettava nell'ambiente
musicale italiano.
I sommersi, inghiottiti dal gorgo della persecuzione e poi dello sterminio: Aldo Finzi, che riuscì a
sottrarsi all'arresto e alla deportazione ma morì di crepacuore due mesi prima della Liberazione; e
Hans Krása, il compositore praghese autore della celebre opera per bambini "Brundibár", internato
nel lager di Terezin e poi deportato e ucciso ad Auschwitz.
Compositori, cantanti, strumentisti, critici, docenti e studenti di Conservatorio, studiosi,
musicologi… tessere nel gigantesco mosaico della persecuzione e della distruzione.
PROGRAMMA
UN MONDO CHE NON C'È PIÙ - IMMAGINI A VOCE SOLA
 La politica culturale del III Reich, Testo di Gabriele Battaglia
I SALVATI
Kurt Sonnenfeld (1921 - 1997) Notturno per archi
 L'Anschluss, Testo di Filippo Rotondo
 Il campo di Ferramonti, Testo di Barbara Massaro
Alberto Gentili (1873 - 1954) Pianto Antico
Beatrice Palumbo, mezzosoprano - Simonetta Heger, pianoforte
Mario Castelnuovo Tedesco (1895 - 1968) L'Infinito
Filippo Rotondo, baritono - Marta Ceretta, pianoforte
 Le Leggi Razziali in Italia, Testo di Miriam Marcone
I SOMMERSI
Aldo Finzi (1897 - 1945) C'era una volta
Barbara Massaro soprano, Marta Ceretta, pianoforte
 Terezin, Testo di Eleonora de Prez
Hans Krása (1899 - 1944) Ouverture per piccola orchestra
__________________________________
LE VOCI NARRANTI:
Gabriele Battaglia, Eleonora de Prez, Chiara Lombardi, Miriam Marcone, Filippo Rotondo
L'ORCHESTRA:
Violini I
Federico Ceppetelli (Violino di Spalla); Alessio Cavalazzi (Concertino dei I Violini) Suleika Fiumi;
Violini II
Luca Rapazzini (Spalla dei II Violini); Agnese Omini; Giael Milani;
Viole
Giulia Sandoli; Barbara Massaro;
Violoncelli
Mattia Pacilli; Caterina Ferraris;
Contrabbasso
Alberto Boffelli
Clarinetti
Monica Parmigiani; Noemi Guerriero;
Trombe
Pietro Martinoli; Alessandro Bertoni;
Pianoforte
Marta Ceretta.
Concertatore e direttore d'orchestra
Giacomo Ferraris
I COMPOSITORI:
Kurt Sonnenfeld, importante compositore austriaco di grande fama anche in Italia, negli Stati Uniti
ed in Giappone, fu internato nel campo di concentramento Ferramonti nel febbraio del 1941, dopo
tre settimane di detenzione nel carcere San Vittore di Milano.
La sua vita è testimonianza del
forte legame tra Milano, Vienna e la cultura mitteleuropea. Nato nel 1921, fu allievo del celebre
compositore Edmund Eysler. Si salvò dalla persecuzione nazista in Austria raggiungendo Milano
nel luglio del 1939. Pochi mesi dopo il suo arrivo in Italia fu, però, arrestato dai fascisti e trasferito
nel campo di Ferramonti. Della vita di prigionia all’interno del campo seppe apprezzare i lati
positivi, collaborò e fece amicizia con molti degli altri internati musicisti e partecipò attivamente
alla vita culturale musicale del Ferramonti. Le sue memorie del campo iniziano infatti così: “Era una
landa malarica e desolata nella quale si vedevano allineate svariate decine di baracche circondate
da colline. Per mia fortuna mi è stato assegnato un posto nella baracca numero 14, dove si
trovavano già due giovani, dei quali uno ci faceva sentire tutti i giorni il suono di una fisarmonica e
l’altro suonava la chitarra (…)” In tali memorie è possibile leggere anche dei circoli strumentali, dei
concerti di cantanti e solisti, del coro, del balletto e di numerosi avvenimenti musicali.
Liberato
dalla prigionia nel 1943, rientrò a Milano dove lavorò e visse fino alla sua morte, avvenuta nel
1997. La Biblioteca del Conservatorio di Milano conserva il fondo «Locatelli-Sonnenfeld», corpus di
opere manoscritte autografe del compositore. (dal sito Fondazione Ferramonti)
Il nome di Alberto Gentili nella storia della musica è indissolubilmente legato alla straordinaria
scoperta del corpus, oggi conservate alla Biblioteca Nazionale di Torino, noto come Raccolta Mauro
Foà e Raccolta Renzo Giordano.
Per sovrintendere alla straordinaria scoperta, Gentili nel 1933 venne anche nominato nel 1933
Regio Ispettore bibliografico onorario per il Piemonte con particolare riguardo al materiale
musicale. La casa Ricordi lo incaricò di curare una serie di revisioni di fonti inedite acquisite dalla
Biblioteca (Musiche della Raccolta Mauro Foà nella R. Biblioteca Nazionale di Torino): iniziò così
una serie di edizioni, dalla Forza d'amor paterno, opera in tre atti di Alessandro Stradella a
numerosi concerti vivaldiani. Il suo nome si aggiunse così agli “scopritori” dello straordinario
patrimonio proveniente dal passato italiano, in piena epoca neoclassica.
Qualche anno prima, Alberto Gentili aveva avuto notevole successo con la “Nuova teorica
dell’armonia”, testo che gli valse numerosi riconoscimenti, tra i quali la docenza, nel 1925, sulla
prima Cattedra di Storia della musica istituita nelle Università Italiane, a Torino.
La sua carriera, che lo aveva visto operare anche come compositore e direttore, venne però
bruscamente troncata– come purtroppo quella di molti altri musicisti e lavoratori dello spettacolo
di origine ebraica - per la sciagurata promulgazione delle Leggi razziali del 1938.
Sopravvissuto, dopo la guerra ritornò a Torino nella sua casa di Corso Francia, rifiutò il rientro in
cattedra e lavorò sporadicamente, in un ritiro dignitoso, curando la rielaborazione del suo libro per
la casa editrice Genio, la futura Suvini e Zerboni, e seguendo la messa in onda della sua
rielaborazione della Forza d’amor paterno di Stradella, radiotrasmessa dalla RAI in prima
esecuzione moderna, nel 1953.
Morì nel 1954 con l’onore del necrologio sulla Rivista Musicale Italiana: «Nel settembre è mancato
a 81 anni Alberto Gentili, compositore e, particolarmente, cultore di studi teorici. La sua opera più
nota è la Nuova teorica dell’armonia, di recente ripubblicata in una nuova edizione; aveva tra l’altro
trascritto e armonizzato La Forza d’amor paterno di A. Stradella. Dal 1925 al 1938 aveva tenuto
l’insegnamento di Storia della musica nell’Università di Torino.»
Nel 1957 il Ministero della Pubblica Istruzione decretava alla sua memoria la medaglia d'oro per
meriti nel campo della Cultura, dell'Arte e della Scuola. (Pinuccia Carrer)
Aldo Finzi nacque in una famiglia mantovana, tradizionalmente impegnata nel mondo della musica
classica: una zia, la sorella del padre era il soprano Giuseppina Finzi Magrini.
Dopo il diploma al liceo classico Parini di Milano, ottenne una laurea in giurisprudenza
all'Università di Pavia. Contemporaneamente ricevette il suo diploma in composizione
all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Ebbe velocemente successo e divenne famoso tra
i giovani musicisti italiani. Tra i suoi lavori figurano opere liriche, musica da camera, musica
sinfonica, l'opera comica La serenata al vento e l'opera drammatica incompleta Shylok, ispirata alla
persecuzione antisemita.
All'età di 24 anni era divenuto uno degli autori di cui Ricordi pubblicava le opere, dopo aver
Fantuzzi e Sonzogno come editori.
Nel catalogo Ricordi del 1931, tra le sue opere sono citate: "Il chiostro" per voci femminili e
orchestra, i poemi sinfonici "Cirano di Bergerac" e "Inni alla notte", una "Sonata per violino", un
"Quartetto per archi" e altre opere liriche, così come una commedia gioiosa in tre atti, "La serenata
al vento".
Tra le opere più importanti degli anni successivi, si possono citare "L'infinito", poema sinfonico del
1933, "Interludio", concerto per pianoforte e orchestra del 1934, "Numquam", poema sinfonico
per pianoforte del 1937.
Nel 1937 il Teatro alla Scala indisse un concorso per una nuova opera da eseguire la stagione
successiva. Finzi partecipò con "La serenata al vento". Uno dei membri della giuria, Riccardo Pick
Mangiagalli, rivelò in confidenza al giovane compositore la sua vittoria. Tuttavia l'annuncio
ufficiale, che era atteso per la primavera del 1938 non arrivò mai.
La delusione per Aldo Finzi fu profonda; la decisione della giuria non poteva che essere stata
bloccata da un veto del governo, che significava l'imminenza di una campagna razziale in Italia. Le
leggi razziali fasciste arrivarono infatti alcuni mesi dopo e a Finzi fu tolto il diritto di far eseguire la
propria musica.
La sua vena artistica rimase ciononostante intatta. Nel 1939 scrisse un poema sinfonico il cui titolo,
tratto da un verso dantesco, fu assegnato da una sorella di Finzi: "Come all'ultimo suo ciascun
artista". Nel 1940 compose "Danza", concerto per due pianoforti, sassofono e orchestra. Nel 1942
fu la volta di "Shylok", opera drammatica su libretto di Rossato: in quest'opera l'autore centrò
l'azione sui piani di Shylok contro le persecuzione del suo popolo di cui era vittima. Solo il primo
atto fu messo in musica. Finzi scrisse in seguito il testo ritmico degli altri due atti, che però non
ebbe il tempo di mettere in musica.
Per sopravvivere fu costretto a lavorare in anonimato o sotto prestanome. Sua era la traduzione
ritmica delle "Beatitudini" di Cesar Franck in Italia, che circola sotto altro nome. Nel 1944 scrisse
"Preludio e fuga per organo" composto durante l'occupatione nazista di Torino, dove l'autore si era
rifiugiato. In seguito ad una denuncia le SS italiane trovarono l'abitazione dove si era nascosto il
figlio del compositore. Per evitare la perquisizione della casa e la cattura del figlio il maestro si
consegnò spontaneamente alle SS, tuttavia egli riuscì a corromperle e fu rilasciato.
Tra il 1944 e il 1945 compose il "Salmo per coro e orchestra" per ringraziare Dio di aver salvato suo
figlio e lui stesso e per esprimere la certezza della protezione divina. Il salmo glorifica la bontà del
Signore.
Morì il 7 febbraio del 1945 e fu inumato sotto falso nome. Sua moglie dovette attendere il
dopoguerra e la fine di un processo per poter trasferire le sue spoglie nella tomba di famiglia al
Cimitero Monumentale di Milano.
Il 1º dicembre 2012 è stata eseguita per la prima volta, al Teatro Gaetano Donizetti di Bergamo, la
sua opera "La serenata al vento".
Mario Castelnuovo-Tedesco nacque il 3 aprile 1895 in una agiata famiglia ebrea fiorentina. Mostrò
fin da piccolo un precoce talento musicale. Ricevute le prime lezioni di piano dalla madre, si
iscrisse al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, dove studiò pianoforte con Edgardo Del Valle de
Paz pianista e compositore allievo di Beniamino Cesi, e quindi composizione con Ildebrando
Pizzetti.
Ottenuto nel 1914 il diploma di pianoforte e nel 1918 quello di composizione, Castelnuovo-Tedesco
riscosse sin dall'inizio della carriera ottimi consensi in tutta Europa come concertista e
compositore. Nel 1932 Castelnuovo-Tedesco incontrò a Venezia per la prima volta Andrés Segovia
con il quale stabilì una collaborazione destinata a protrarsi negli anni e che avrebbe fatto di
Castelnuovo-Tedesco uno dei più importanti compositori del Novecento per chitarra classica.. A
Firenze prese parte attiva alla vita musicale e culturale, non solo con la sua musica ma con una
vasta produzione saggistica e collaborando con Vittorio Gui alla nascita del Maggio Musicale
Fiorentino. [
Nel 1939 a causa delle leggi razziali promulgate dal regime fascista, Castelnuovo-Tedesco fu
costretto a lasciare l'Italia con la sua famiglia. Grazie all'aiuto offertogli da Arturo Toscanini, Jascha
Heifetz e Albert Spalding si trasferì negli Stati Uniti, dapprima a New York, quindi a Hollywood
affermandosi come stimato autore di colonne sonore per film. Accanto alla carriera
cinematografica, Castelnuovo-Tedesco continuò la sua attività di compositore di musica classica e
dal 1946 lavorò come insegnante di composizione al conservatorio di Los Angeles. Ebbe tra i suoi
allievi musicisti del calibro di Elmer Bernstein, Jerry Goldsmith, John Williams, Henry Mancini,
André Previn, Nelson Riddle.
Castelnuovo-Tedesco morì a Beverly Hills in California il 17 marzo 1968.
Hans Krása, allievo di Alexander von Zemlinsky si mise in luce per un gran talento musicale sin da
giovane, tanto che all’età di 11 anni alcune sue composizioni erano già state eseguite in pubblico.
Scrisse musica da camera, opere teatrali e sinfoniche, canzoni e vari spettacoli teatrali, anche se
gran parte di queste opere non furono più trovate al termine della guerra.
Deportato nel campo di Theresienstadt nel 1942, qui ritrovò quasi completamente il cast
originario di Brundibar a cui stava lavorando prima della Guerra, e riuscì a ricostruire l'intera
partitura dell'opera basandosi sulla propria memoria e su una parte dello spartito del pianoforte
che ancora possedeva, adattandola agli strumenti disponibili al campo: flauto, clarinetto, chitarra,
fisarmonica, piano, percussioni, quattro violini, un violoncello e un contrabbasso.
Il 23 settembre del 1943 ebbe luogo la premiere di Brundibár e fu riproposto 55 volte durante
l'anno successivo.
La maggior parte dei partecipanti alla rappresentazione di Theresienstadt, incluso il compositore
Krása, furono successivamente trucidati ad Auschwitz.
SPAZIO EUROPEO DELLA MEMORIA MUSICALE
È un centro di documentazione e di ricerca, istituito nel 2007 presso la Biblioteca del
Conservatorio. Finalità specifica è quella di valorizzare i musicisti discriminati da politiche di regime
o vittime di persecuzioni razziali, attraverso concerti, ricerca storica e musicologica, trasmissioni
radiofoniche, divulgazione.
Presso la Biblioteca sono stati istituiti un Fondo documentario e una collana di studi mirati: il primo
materiale originale pervenuto, relativo al musicista milanese Aldo Finzi, è stato oggetto di studio e
catalogazione confluite nella pubblicazione del libro: Aldo Finzi 1897-1945, a cura di Eleonora
Carapella e Raffaele Deluca, Musica perseguitata 1, Milano 2009. Alle musiche di Finzi si è aggiunto
un cospicuo numero di composizioni di Alberto Gentili (1873-1954) donate dagli eredi alla
Biblioteca. Il catalogo delle musiche di Gentili è divenuto la tesi di laurea magistrale di Kether
Perolfi Garro, studente della Facoltà di Lettere e Filosofia - Dipartimento di musicologia
dell'Università Statale degli Studi di Milano; la catalogazione dei dati nel Servizio Bibliotecario
Nazionale è stata contemporaneamente oggetto di tirocinio presso l'Ufficio Ricerca Fondi Musicali
della Biblioteca Nazionale Braidense. Perolfi ha anche curato un’edizione critica di alcune musiche
di Alberto Gentili, producendo la tesi del Corso di Musicologia del Conservatorio di Milano.
A seguito di donazione alla Biblioteca del Conservatorio, lo Spazio ha acquisito il fondo «LocatelliSonnenfeld» rappresentato dal corpus di opere manoscritte autografe del compositore austriaco
Kurt Sonnenfeld. Fuggito in Italia per sottrarsi alle persecuzioni naziste, fu internato nel campo di
Ferramonti-Tarsia (Cosenza) e, al termine della guerra, rientrò a Milano dove lavorò e visse fino alla
morte, avvenuta nel 1997.
Musica perseguitata non è solo il nome della collana di studi, ma anche il titolo di una ricerca
rivolta alla 'musica degenerata' e a quanto avvenuto in Italia e in particolare nel Conservatorio di
Milano. La ricerca, nata da un'idea di Simonetta Heger, è stata realizzata da Cecilia Missaglia,
Francesco Steca e Emiliano Rossi, studenti della V B del Liceo musicale sperimentale del
Conservatorio, coordinati dalla loro docente di Storia della musica Pinuccia Carrer. Tale ricerca ha
inoltre costituito la base per le note storiche dei Concerti per il Giorno della Memoria 2011. In
formato pannelli Musica Perseguitata veniva esposta nel cortile del Conservatorio e visitata dagli
studenti e dal pubblico; i pannelli sono poi divenuti una dispensa. Il gruppo di studio, sempre
coordinato dalle docenti Heger e Carrer, ha continuato a sviluppare il tema di ricerca Musica
perseguitata, partecipando alle manifestazioni del Conservatorio per il Giorno della Memoria 2012,
al Convegno Internazionale “Musica e propaganda nel secolo breve” (maggio 2012, Pistoia),
rivedendo i testi della ricerca per una nuova mostra, inaugurata il 5 maggio 2013 presso la
Sinagoga di Vercelli.
Lo Spazio Europeo della Memoria Musicale ha sinora contribuito, con la collaborazione di docenti e
allievi del Conservatorio stesso, alla realizzazione di numerosi concerti per il Giorno della Memoria,
di lezioni-concerto per la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale e per le scuole superiori
di Milano e Provincia, sempre inserendo materiale musicale, spesso inedito, conservato presso la
Biblioteca.
IL
LICEO MUSICALE G.VERDI
Il liceo musicale G. Verdi di Milano è forte di un'esperienza quarantennale e ricco dello stretto
rapporto di collaborazione educativa con il più importante Conservatorio d'Italia.
Confermato con decreto ministeriale il 25 Giugno 1981 come sperimentazione statale del
Conservatorio G. Verdi con lo scopo immediato di superare lo scoglio della doppia scolarità (la
frequenza contemporanea ad una scuola media superiore e al Conservatorio), il liceo si è proposto
nel corso del tempo finalità ben più ambiziose: esprimere un progetto di formazione musicale
organico, ponendo le basi per la nascita dei futuri licei musicali.
L'articolazione dei nuovi licei musicali ha recepito, in linea di massima, l'esperienza della nostra
scuola: le discipline insegnate (area comune e area musicale) sono simili a quelle da noi impartite e
il Conservatorio è l'istituzione che garantisce alti livelli qualitativi degli insegnamenti musicali (in
entrata e in uscita).
La nostra storia ci sembra poter essere un punto di riferimento valido per il futuro per un altro
motivo: il forte legame rapporto tra musica e cultura ha avuto una ricaduta anche sulla didattica
delle materie dell'area comune.
Un esempio fra i tanti: è diffusa fra gli insegnanti delle materie non musicali della nostra scuola la
consapevolezza dell'incidenza dell'educazione musicale sulla lettura delle opere artistiche,
filosofiche, letterarie e scientifiche. I nostri studenti, così, sono abituati a cogliere nei testi non
musicali analogie con aspetti riguardanti il timbro, il ritmo, le armonie, le consonanze e le
dissonanze, gli aspetti polifonici.
Lavoriamo dunque per formare culturalmente i futuri musicisti e rinnovare la didattica in senso
pluridisciplinare, partendo dalla musica.
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