CONTESTO SOCIALE, CULTURALE, POLITICO E PSICOANALITICO IN CUI
PRENDE VITA LA
PSICOTERAPIA DI GRUPPO IN ITALIA
24 Febbraio 2011
Relatori: Claudio Neri, Paolo Cruciani
Punti chiave:
1. Nascita della psicoterapia di gruppo durante la seconda guerra mondiale:
• In Gran Bretagna i gruppi vengono studiati per fronteggiare la guerra (es.
Bion: che studia come reagire alle incursioni aeree).
• Le masse sono studiate per fini politici.
2. Due filoni contribuiscono alla nascita della psicoterapia di gruppo:
• Psichiatria di comunità
• Psicoanalisi:
Gruppo dei fratelli Napolitani (Milano-Roma, ispirati a Foulkes)
Gruppo di Roma: Pollaiolo (Corrao) e Spazio (Perrotti)
3. Nascita della psicoterapia di gruppo in Italia alla fine degli anni 60: le
spinte alla base di questo processo
• Movimento per la chiusura dei manicomi
• Diffusione di nuovi farmaci
• Movimento del '68
• SPI: è l’unico ente riconosciuto come titolare della cultura psicoanalitica, ma molti
psicoanalisti che ricoprivano funzioni importanti si mostrano subito interessati ai
gruppi.
4. L’interesse per i gruppi in Italia negli anni della ripresa del dopoguerra
• Gli anni 40 sono dominati dalle vicende belliche e dalle distruzioni portate dal
conflitto: bombardamenti alleati, occupazione tedesca, miseria.
• Gli anni 50 sono quelli della ricostruzione delle strutture (sia reali che
sociali)
• Gli anni 60 sono gli anni di ripresa economica e della vita sociale e culturale.
Introduzione di Claudio Neri
Dal punto di vista antropologico la psicoterapia di gruppo ha una tradizione
millenaria, si ritrova nelle forme di condivisione più antiche, quali cerimonie
o attività artistiche e solo da un certo momento in poi nella storia si è iniziato a
trattare l'individuo isolato dall'ambiente.
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Alla fine degli anni ‘60 la facoltà di Psicologia non esisteva, vi erano pochi
psicologi e la psicologia era spesso considerata di pertinenza delle attività
assistenziali che facevano capo ad associazioni legate alla Chiesa. Non ritenuta
ancora disciplina scientifica autonoma gli psicologi si formavano nell'ambito
psichiatrico e nell'assistenza sociale (attuale sociologia) o provenivano dagli studi di
filosofia.
Due filoni hanno contribuito alla nascita della Psicoterapia di gruppo in
quegli anni:
1.La psichiatria di comunità: diffusa in particolare in Gran Bretagna e
approfondita in Italia da Basaglia.
2.Il movimento di matrice psicoanalitica: tra i principali esponenti troviamo
il gruppo dei fratelli Napolitani (Roma e Milano) ispirati dal lavoro dello
psicoanalista inglese S.H. Foulkes; il gruppo Il Pollaiolo guidato da Corrao
(Roma) e ispirato alle teorie di W.R.Bion; il gruppo Spazio guidato da Perrotti
(Roma) ispirato a Freud ed a Bion.
Nonostante la scissione tra mondo psichiatrico e psicoanalitico, è bene
ricordare che gli stessi Bion e Foulkes, considerati tra i principali esponenti
della psicoterapia di gruppo in Europa, lavorarono negli ospedali psichiatrici
per la riabilitazione di soldati che avevano avuto dei traumi in guerra. Ciò
dimostra quanto la contrapposizione tra questi due filoni fosse in realtà solo
apparente.
Dal punto di vista storico e sociale si possono inquadrare vari fattori che
contribuirono alla nascita della psicoterapia di gruppo in Italia: il movimento
antipsichiatrico, portando avanti l’idea che i manicomi aggravassero le
condizioni di vita dei pazienti ricoverati, aveva come obiettivo la chiusura o
quantomeno la modifica degli stessi, incontrando anche un’opinione pubblica
favorevole; inoltre si aggiunsero i farmaci antipsicotici che resero possibile
un migliore controllo dei sintomi più gravi; a tutto ciò si affiancava la
spinta innovativa che caratterizzava la psichiatria in quegli anni.
Con il movimento del '68 inoltre vi fu una fondamentalmente spinta antiistituzionale. I sessantottini erano chiamati “gruppettari” poiché la loro
struttura portante era formata da piccoli gruppi attivi. L'importanza di questo
movimento è stata certamente quella di rivoluzionare il costume, il pensiero e
la sessualità. A favore di questo movimento si schierò l'unico referente del
mondo psicoanalitico al tempo, la S.P.I. (Società Psicoanalitica Italiana).
L'appoggio della S.P.I e la collaborazione attiva di Francesco Corrao ebbe un
effetto positivo e permise agli psicoterapeuti di gruppo di lavorare con più
serenità senza l’obbligo di giustificare la loro attività come succedeva in altri paesi in
cui l’“ortodossia” psicoanalitica era molto sospettosa nei riguardi dei gruppi..
Relazione di Paolo Cruciani
Da sempre l'interesse sui gruppi è stato incentrato su due polarità. Da un
lato il funzionamento dei processi di pensiero dominati dall'emotività,
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dall'intensificarsi delle passioni e dal ridursi del controllo razionale del pensiero e
delle azioni, un versante dunque di potenziamento di meccanismi arcaici diversi da
quelli individuali.
Dall'altro il gruppo si presenta come strumento fondamentale poiché coordinando
e regolando i comportamenti collettivi permette la realizzazione di obiettivi
altrimenti impossibili per il singolo. Dunque la costituzione di gruppi di
ricerca, istituzioni e accademie non soltanto si presenta come importante
strumento collettivo ma sostiene anche la soggettività dell'individuo che può
sviluppare le sua potenzialità proprio perché e inserito in un contesto che lo stimola e
lo sostiene.
Per comprendere a pieno i passaggi che hanno condotto alla nascita della
psicoterapia di gruppo nei diversi paesi, è necessario cogliere la complessa
fase storica scaturita dalla Seconda Guerra Mondiale. La caratteristica
dominante del secondo dopoguerra fu il bipolarismo tra USA e URSS e relativi
paesi alleati. Questa situazione generò una condizione di tensione che,
determinando l'andamento delle relazioni internazionali e spesso anche
l'evoluzione politica e sociale dei singoli paesi, si protrasse fino al 1991
quando si verificò il crollo del potere sovietico e la disintegrazione
dell'URSS. Le tappe principali del confronto tra USA e URSS furono scandite,
fino agli anni 70, da confronti armati tra paesi alleati delle due
superpotenze. Il primo tra questi fu la guerra di Corea combattuta agli inizi
degli anni 50 poi seguita da quella in Vietnam. Tali conflitti non avvennero
mai in forma diretta perché contemporaneamente andava crescendo la paura che
potessero degenerare in una guerra atomica. A tal proposito Fornari scrive:
“Fino adesso le guerre si potevano vincere o perdere, adesso siamo in
condizioni tali che se si fa la guerra perdono tutti”.
Dunque, con la Seconda Guerra Mondiale, tutti gli equilibri preesistenti
andarono persi, determinando un lungo periodo di instabilità ed incertezza.
D'altra parte però, da tale situazione di crisi emersero esigenze politiche,
culturali, economiche e sociali che apportarono profonde rivoluzioni. Così, la
tragicità della guerra portò alla necessità di intervenire su problematiche
condivise in una dimensione di gruppo. La Gran Bretagna in particolare, trovò
estremamente utile ed efficace l'utilizzo di pratiche di gruppo, che
permettevano il sostegno a più persone contemporaneamente. A tal proposito è
interessante ricordare il primo scritto di Bion fu dedicato a come fronteggiare le
incursioni aeree e reagire in situazioni di allarme nel modo più razionale
possibile.
La pressione sociale e la maturazione delle conoscenze psicoanalitiche
permisero, quindi, la sperimentazione e la creazione di nuove tecniche
psicoterapeutiche, tra cui il cosiddetto “esperimento di Northfield” di Bion.
Grazie a questo, il gruppo manifestò le sue capacità terapeutiche utilizzando
strumenti di trasformazione diversi da quelli osservabili con la terapia
individuale.
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In Italia invece i gruppi terapeutici arrivarono in un secondo momento poiché,
prima della guerra, la psicoanalisi venne ostacolata dal regime fascista e mal
vista sia dalla chiesa cattolica che dalla tradizione marxista e comunista.
Lo sviluppo economico del periodo 1946-1973 mutò profondamente le condizioni
di vita del nostro paese.
Nella ricostruzione che investì gli anni 50 fu coinvolta anche la cultura
psicoanalitica, che vide l'emergere di personaggi come Fornari, Perrotti e
Corrao i quali, rifiutando l’immagine dell’analista chiuso nel suo studio,
avviarono una riformulazione della psicoanalisi come chiave di lettura
dell'uomo e della società.
Contro il nuovo stile di vita “consumistico” si levarono critiche da ampi
strati della società che affermarono la necessità di una profonda riforma della
cultura sociale e dei rapporti personali. Questa esigenza di rinnovamento
sfociò nelle rivolte giovanili e studentesche che iniziarono negli Stati Uniti
nei primi anni 60 e culminarono in Europa con il movimento del '68. È proprio
grazie al fortissimo fermento culturale e politico di quegli anni ricchi di
manifestazioni, corsi e dibattiti che venne sottolineata l'importanza del
concetto di “gruppo”. È in questo clima, dunque, che da un lato crebbe
l'attenzione per l’antipsichiatria, grazie alla quale il trattamento custodialistico
della patologia venne rifiutato e sostituito dalla convinzione che il disagio
sociale influisca sui disturbi psichici (pochi anni dopo chiuderanno i
manicomi). Dall'altro si giunse ad una riscoperta del pensiero psicoanalitico
freudiano, di Wilhelm Reich, della scuola di Francoforte e degli
esistenzialisti, prendendo da queste differenti tradizioni degli strumenti critico di
analisi della società.
Conclusione di Claudio Neri
Il grande fermento culturale di quegli anni non ha mai incontrato un vero e
proprio progetto, una solida e definita struttura, piuttosto è stato
caratterizzato dalla reazione ad un'insoddisfazione generale.
Nella scena italiana si ricorda l'occupazione del congresso di psichiatra a
Milano in cui avvenne un primo acceso dibattito tra specializzandi e politici
puri e il Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi nel 1969 a Roma.
Domande
D: “Cosa, in particolare, le scuole psicoanalitiche contestavano alla nascita
dei gruppi?”
Professor Neri: “Vista la mia esperienza posso parlare prevalentemente per
quanto riguarda gli psicoanalisti francesi: per loro la psicoanalisi consisteva
essenzialmente nella disciplina fondata da Sigmund Freud. Ogni affermazione per
poter essere psicoanalitica doveva essere quindi legata ai suoi enunciati di
base.
Da qui nacque il “dramma” di René Kaës poiché, per dimostrare la validità
psicoanalitica dei suoi costrutti, li ha dovuti “riadattare” secondo un
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linguaggio freudiano.
Il movimento psicoanalitico nel contesto italiano si mostrava, e lo era
effettivamente, più “eclettico”. In questo caso infatti ci poniamo in confronto
con un nuovo movimento che evolve con una certa autonomia pur dovendo
mantenere una “coerenza interna”.
Sin dall’inizio del movimento, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, i tre
presidenti della società psicoanalitica italiana (Fornari, Corrao e Gaddini)
appoggiarono apertamente l’analisi di gruppo. Dunque in Italia si presentava
una situazione molto più aperta rispetto a quella francese.
La psicoanalisi di gruppo è comunque da considerare come indipendente dal
“corpus” centrale della psicoanalisi, ad esempio Lacan non si è mai mostrato
favorevole al sorgere della psicoanalisi di gruppo poiché egli considerava
tutto ciò che fosse “gruppo” come primitivo e caotico quindi, non adatto al
“setting” terapeutico.
Rispetto alla psicoanalisi inglese invece (dominata dalla scuola kleiniana), si è venuto
a delineare un contesto frammentario in cui un appoggio allo studio dei gruppi c’era,
ma attraverso la formazione di istituzioni separate.”
D: “Come il Neorealismo per l’Italia degli anni 50, anche la corrente della
“nouvelle vague” (con i vari Godard, Truffaut ecc.) nella Francia degli anni ‘60’70 sintetizza attraverso film come “La band a part” e “Quattrocento colpi”, la
tendenza sociale e culturale di quel decennio ad esplorare il mondo
intrapsichico dell’individuo e, allo stesso tempo, il mondo sociale nel quale
questo è inserito? Viene influenzato anch’esso da una spinta della psicoanalisi
francese e, dall’altra, dalle contestazioni studentesche? Può essere quindi
considerato anche il cinema un mezzo attraverso il quale veniva espresso questo
fermento culturale?”
Professor Cruciani: “ Assolutamente sì, in quegli anni il sincretismo
culturale veniva espresso nei più svariati modi ed era alquanto complesso
inquadrarlo in una corrente scientifica e culturale particolare. Ad esempio,
anche all’interno dello strutturalismo, era difficile individuare un filo
conduttore tra i vari pensatori: Lacan aveva la sua visione, Levi Strauss la
sua e asserivano che non si poteva parlare di strutturalismo ma di pensatori
autonomi e indipendenti. “
D: “Per quale motivo è importante il contesto Storico?”
Professor Cruciani: “Gli avvenimenti degli anni della seconda guerra mondiale
hanno evidenziato l’importanza che poteva avere studiare i gruppi ed usarli per
ottenere dei cambiamenti sul piano terapeutico e per quanto riguardava la
riabilitazione di molti soldati che erano stati traumatizzati dalle esperienze belliche.
Questo però non è accaduto in Italia in cui i gruppi terapeutici si sono diffusi solo nel
dopoguerra quando psicologi e psichiatri si sono potuti rendere conto della situazione
sociale e culturale in cui si trovavano.
La situazione politica e culturale ha preso una strada che ha favorito l’interesse per i
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fenomeni collettivi; non possiamo, in questa sede ricostruire le cause economiche e
politiche che hanno determinato questo cambiamento, legato a tutte le trasformazioni
che, come abbiamo detto, si sono prodotte nella società italiana negli anni della
ricostruzione, ma dobbiamo limitarci piuttosto spiegare come ciò ha influito
sull’interesse degli psicoanalisti per i gruppi.”
Esempi
In riferimento a quanto espresso fino ad ora, i professori hanno citato alcune
fonti ed esempi per una maggiore comprensione e approfondimento della lezione:
1. Quaderni Piacentini: E. Fachinelli “Gruppo chiuso o gruppo aperto?” (nov.
1968)
2. Il film La parola ai giurati – Sidney Lumet (1957)
3. Bion → Gruppo organizzato → Gruppo di lavoro specializzato: Gruppo dominato
da una forte emozione di fondo che avvicina i membri al “gruppo massa” ma che ha
la capacità di regolarla in modo realistico frenandone gli effetti più irrealistici..
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