IL DISALLINEAMENTO: ECCO PERCHÉ CONTA
È stata presentata a Roma la Bozza delle Linee guida del secondo biennio e ultimo anno, relative al sistema
di istruzione tecnica e professionale, mentre quasi in contemporanea il servizio statistico del Miur ha
proposto l’andamento delle iscrizioni alla scuola secondaria di II grado per l’anno scolastico 2011/2012. Il
report leggibile sul sito del Ministero specifica che al termine della scuola secondaria di I grado è oggi
possibile iscriversi ad un percorso di istruzione nella scuola secondaria superiore della durata di cinque anni,
oppure ad un percorso regionale di istruzione e formazione professionale della durata di tre/quattro anni.
Gli alunni in uscita dalla secondaria di primo grado che nel prossimo anno scolastico proseguiranno il
percorso di studi nel sistema di istruzione statale sono 520.133, mentre 15.825 frequenteranno la scuola
paritaria. Nell’istruzione sbarcherà il 93,3% del totale dei giovani che devono completare l’obbligo. Il restante
6,7%, pari a circa 38mila alunni, intende seguire i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) di
competenza regionale, per il conseguimento di uno dei 21 diplomi di qualifica professionale, presso gli istituti
professionali o presso le strutture formative accreditate dalle Regioni.
Molto importante anche la distribuzione interna al canale della Istruzione e Formazione Professionale: il
77,9% degli iscritti (poco meno di 30mila ragazzi) ha scelto di conseguire la qualifica triennale presso i Centri
di Formazione regionale, mentre il rimanente 22,1% degli studenti ha scelto di seguire i percorsi IeFP attivati
presso gli Istituti Professionali in regime di sussidiarietà complementare.
Per quanto riguarda la scuola superiore, spopolano ancora i licei, con una quota di iscritti pari al 49,2% che è
addirittura superiore a quella dello scorso anno (46,2%). Nel dettaglio dei vari indirizzi, sono in aumento gli
studenti iscritti al Liceo scientifico per l’opzione scienze applicate (+2%), a seguire quelli del Liceo linguistico
(+1,2%) e del Liceo delle scienze umane (+0,5%).
Un accenno di novità viene però anche dagli Istituti tecnici che registrano un aumento delle iscrizioni rispetto
allo scorso anno scolastico (+0,4%). La diversificazione interna è la seguente: aumenta la preferenza per il
settore Tecnologico (+1,1%) e diminuisce quella per il settore Economico (- 0,7%). Decresce invece
l’istruzione professionale statale (- 3,4%), con indebolimento distribuito in egual misura fra il settore dei
Servizi (-1,8%) e quello Industria e artigianato (-1,6%).
Giustamente la rilevazione statistica evidenzia il fenomeno rappresentato dalla crescita dei percorsi in
ambito tecnologico-scientifico: i ragazzi che hanno optato per lo scientifico con indirizzo Scienze applicate e
il ramo tecnologico degli Istituti tecnici, nel complesso, fanno rilevare una crescita del 3,1% rispetto alle
iscrizioni dello scorso anno.
Altri dati rilevativi delle distorsioni presenti nel nostro sistema di istruzione, specie se rapportato ai profili in
uscita sui quali punta la riforma della scuola superiore, sono rappresentati dalle tendenze degli alunni,
comparate con il fabbisogno di figure tecnico-professionali da parte delle imprese.
L’analisi della necessità delle imprese, fa emergere che nel 2010 alcune figure professionali, fra cui
“Contabile e assimilati”, non trovano sufficiente risposta alla richiesta proveniente dal mondo del lavoro: sono
proprio quelle corrispondenti agli indirizzi dei tecnici e dei professionali in flessione. Eccolo qui il
disallineamento.
Anche la domanda di diplomati tecnico-professionali da parte delle imprese è aumentata per le figure
professionali dei tecnici meccanici, che rappresentano in assoluto quelle con la maggiore difficoltà di
reperimento (49,3%), e degli elettrotecnici (48,2%). Altrettanto problematica è la ricerca di tecnici informatici,
elettronici, chimici, biologi e tecnici delle biotecnologie.
Abbiamo dunque in Italia una scuola ancora fortemente licealizzata, dove per giunta lo stesso concetto di
liceo è messo in crisi dall’innesto sul filone originario classico/scientifico di formule per così dire “ambigue”:
l’opzione “scienze applicate” del liceo scientifico è un liceo senza latino e con una vasta area scientificonaturalistica; il liceo delle scienze umane vede la preponderanza di materie (antropologia, pedagogia,
psicologia e sociologia) il cui sviluppo didattico nell’arco del quinquennio è tutto da verificare.
L’aspetto preoccupante, ancora una volta, è fornito dalla istruzione professionale che, tuttavia, mostra una
interessante tendenza a evolvere nell’ambito della IeFP regionale. Questo è il settore che richiede la
maggiore attenzione. Anche di questo si è occupato l’incontro romano sulle Linee Guida che dovrebbero
appunto raccordare le aree di indirizzo degli istituti professionali con i percorsi IeFP. Una parola decisiva
spetta anche alle Regioni e, di rimando, a tutta la società civile. Dall’intreccio tra settore statale e non statale
dipende gran parte del futuro della nostra scuola.
da libednews 38, 12/06/2011
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