sociologia generale
per le professioni
della riabilitazione
LA SAPIENZA – UNIVERSITA’ DI ROMA
DOCENTE: Dott.ssa Silvia Mendico
Quaderno di Sociologia Generale
A cura di Silvia Mendico
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INTRODUZIONE ALLA SOCIOLOGIA
Iniziare il discorso sull’argomento Sociologia e’ un’ avventura perchè si tratta un tema ricco di
sfaccettature, classico e moderno, teorico e pratico, con un ampio ventaglio di materie.
Il termine Sociologia e’ abusato, va di moda, si può leggere nei giornali o ascoltare in televisione, nei
sondaggi d’opinione, nei talk shows, nei telegiornali, ovunque si dà la parola ai Sociologi.
Come mai i Sociologi commentano temi che vanno da problemi etico-sociali, che riguardano il
rapporto dell’individuo con il suo sociale al mondo del lavoro, politico, economico ?
Pensiamo al quotidiano della nostra vita: ovunque ci sono aspetti sociologici: nella religione, nei
fenomeni di massa, nella politica, nell’arte, nell’economia e nel lavoro. E’ Sociologia tutto ciò che
riguarda lo studio dei rapporti in una società. La Sociologia studia le regole sociali ed i processi che
uniscono o separano le persone come individui ma anche come componenti di famiglie,
associazioni, gruppi ed istituzioni. Esistono più branche: Sociologia della conoscenza, dell’arte,
della storia, dei gruppi, dell'ambiente, dei consumi, delle migrazioni, dell'organizzazione,
economica, del lavoro e dell'industria, della medicina, urbana e rurale, delle religioni, della famiglia,
c’è una Psicologia sociale, della Comunicazione, dei linguaggi e dei Mass media, della musica, della
scienza e della tecnologia, Sociologia della Criminalità e della devianza… La Sociologia è emersa nel
XIX° sec, nacque in un periodo di grandi rivoluzioni, francese e industriale. Quest’ultima nata in
Gran Bretagna si diffuse poi in Francia e in America, provocò mutamenti nel sistema economico,
organizzativo, tecnologico. Nuovi sistemi di comunicazione e di trasporto incoraggiarono lo
sviluppo economico, attorno alle nuove fabbriche crebbero aree urbane abitate dai lavoratori
sottopagati che vivevano in condizioni disagiate. Questi mutamenti portarono a tensioni, i
lavoratori chiesero il diritto ad organizzarsi in sindacati e alla tutela, la crescita industriale portò ad
una diversa stratificazione dei ceti sociali, i proprietari delle fabbriche chiesero la partecipazione al
governo, la classe media ottenne il diritto al voto, il potere fu diversamente ridistribuito. I sociologi
indirizzano la ricerca su aspetti macrostrutturali, come sistema sociale, l’etnia, le differenze
culturali, le stratificazioni di classe, la famiglia, la devianza, il crimine, i valori, ma la Sociologia si
interessa anche di microprocessi come le interazioni personali del singolo individuo in relazione
alle istituzioni. I sociologi utilizzano metodi quantitativi nella ricerca sociale per descrivere le
relazioni sociali, allo scopo di sviluppare schemi interpretativi che possano aiutare a prevedere i
cambiamenti sociali. Altri sociologi ritengono invece che i metodi qualitativi, come interviste
tematiche, gruppi di discussione e metodi etnografici, permettano una migliore comprensione dei
processi sociali.
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Il termine fu coniato da Comte, che sperava di unificare tutti gli studi sull'uomo, egli credeva che
l'esistenza umana passasse sempre attraverso le stesse tappe storiche e che, comprendendone la
progressione, si potessero individuare i rimedi per risolvere i problemi della società.
SOCIOLOGIA e i RAPPORTI CON LE ALTRE DISCIPLINE :
Vediamo il rapporto della Sociologia con le altre scienze umane:
-
Economia : si interessa ai consumi, le risorse, la produzione, la distribuzione del denaro e
quanto queste variabili influiscono sul comportamento e le tendenze nel sociale.
-
Politica : studia il modo in cui i governi e le persone che detengono il potere si muovono o
come e’ distribuito il potere nelle società. Vi e’ un’area di studio sul motivo per cui la gente
vota, o cambia opinioni o ideologie.
-
Storia: permette ai Sociologia di formulare teorie, sul perchè le cose e gli eventi sono andati
in un certo modo nel corso dei secoli.
-
Antropologia: simile alla Sociologia, ma mentre gli Antropologi studiano l’uomo nella sua
cultura, (tribù...) e si recano sul posto fisicamente, la Sociologia si avvale di ricerche,
osservazione su popolazioni campione, analisi, leggi e metodi.
PSICOLOGIA SOCIALE E SOCIOLOGIA
La definizione Psicologia Sociale di Allport (1924) e’: lo studio dei comportamenti, pensieri,
sentimenti delle persone influenzati dalla presenza di altre persone o gruppi.
L’uomo’ e’ soggetto attivo nel momento in cui conosce, prova sentimenti, elabora intenzioni, agisce
nei confronti dell’ambiente fisico e sociale, lo trasforma e a sua volta ne e’ trasformato.
La Psicologia Sociale condivide interessi con la Sociologia, il suo ambito di studio e’ il
comportamento dell’individuo in rapporto alla società in cui vive.
Il passato della Psicologia e della Sociologia possiamo farlo risalire a Platone (Repubblica) e ad
Aristotele ( Politica ), ma anche ad Ippocrate, con il suo interesse allo studio solistico.
Tutti studiamo fenomeni sociologici nel momento in cui comunichiamo, parliamo di attualità,
commentiamo un notiziario. Psicologia Sociale e Sociologia cercano di conoscere i bisogni e le
finalità dell’uomo, di sapere come l’individuo percepisce, pensa, apprende, ricorda e come si
sviluppa la sua personalità. Per studiare l’intero si devono conoscere le parti che lo compongono,
per capire l’agito di una massa, si parte dalla conoscenza base della Psicologia.
Si deve sempre tener conto che alla base dell’uomo c’e’ un istinto di conservazione che lo spinge a
migliorarsi e generalmente ad ottenere il meglio per sè e la sua specie, per cui ad ogni azione
dobbiamo far corrispondere una motivazione che funge da spinta, una sorta di “principio del
piacere” per cui le nostre azioni servono a mantenere il piacere e ad evitare il dolore.
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L’azione umana quindi sempre motivata, sempre diretta ad un fine, e’ un misto di motivi ed bisogni,
emozioni e cognizioni che concorrono ad influenzare le azioni stesse.
Le azioni si susseguono con un rapporto di causa – effetto, c’e’ sempre una prima azione in
riferimento ad una seconda azione di reazione. La Psicologia Sociale si chiede: partecipare ad un
evento da soli oppure in compagnia e’ la stessa cosa ? Ci comporteremmo allo stesso modo ?
SOCIOLOGIA E SCIENZE MEDICHE
In tante occasioni si incontrano Medicina e Sociologia. Esiste una Sociologia Medica, una
Sociobiologia, una Medicina Sociale, un Epidemiologia, una Statistica Sanitaria.
Quando il panico che genera un virus diventa psicosi, se ne studiano gli effetti sul comportamento
della popolazione interessata: si effettuano rilevazioni dati sociologiche, quando si studiano cali o
incrementi di nascite si stilano degli indici demografici o dei tassi di natalità, è sempre eseguire un
analisi sociologica, che con i suoi metodi, statistiche, sondaggi, dati sui consumi, sulle condizioni di
salute di una popolazione ha stretti contatti con la medicina.
Esistono delle malattie sociali: si riteneva che il diabete fosse la malattia dei ricchi, legata
all’alimentazione, i ceti sociali più abbienti avevano un nutrimento ipercalorico, mentre le classi più
povere soffrivano di malattie provocate dal mal nutrimento, dal freddo, dalla poca igiene e salubrità
degli ambienti domestici e di lavoro. La salute dell’uomo è legata al suo ambiente di vita.
Già Ippocrate, studiava l’uomo nella completezza dei tre aspetti bio-psico-sociale, vedendo
l’individuo immerso nel suo ambiente, sue relazioni, studiando l’aria, l’acqua, le erbe di Atene,
l’uomo al centro di un discorso Olistico, dal greco Olos, unico. Egli studiava i tre stati in una sorta di
equilibrio che equivaleva a salute, al contrario di discrasia = malattia = squilibrio. (Olismo).
I corsi di Laurea e le facoltà di Medicina della Riabilitazione, hanno introdotto un percorso
didattico di tipo Bio-Psico-Sociale, modello che risponde adeguatamente alle nuove esigenze di
cura e salute, non solo centrato sulla malattia, ma sull’uomo ammalato, considerato nella sua
globalità di psiche e soma ed inserito in un contesto sociale.
Il rapporto con il paziente lo vede non come un numero o una patologia, un letto, un protocollo
d’anamnesi, ma persona con un problema che gli procura dolore e disagio esistenziale.
Per un operatore della salute sarà più semplice aver cura del paziente se avrà chiaro il suo quadro di
riferimento generale, i suoi stili di vita, creando un rapporto di empatia come base su cui fondare il
proprio lavoro. Ricordiamo che empatia nel setting psicologico vuol dire stare nello stesso “piano”
del paziente, riuscire a sentire i suoi miglioramenti, le sue evoluzioni, e non prendere confidenza o
affiatamento con tutti i pazienti.
Spesso un paziente dopo la degenza e la malattia, necessita di un reinserimento alla vita quotidiana
e sociale, ai semplici gesti della vita, poter tornare alla sua professione, si dovrebbe muovere una
rete per dare sostegno a paziente e famiglie, che spesso hanno difficoltà a tornare alla normalità,
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quando un paziente e’ dimesso dall’istituzione, tutto e’ cambiato attorno a lui, può essere reduce da
una frattura, da un incidente, da un’ intervento chirurgico, da un trauma, da un ictus, trova ostacoli
burocratici, alcuni devono rinunciare alla professione che svolgevano prima della malattia, cadono
in depressione, nascono problemi di ordine economico, spazio-temporale e le circostanze spesso
sono più difficili di quanto si possa immaginare.
Sociologia nel Corso di Laurea per professionisti della riabilitazione:
Lo studio della Sociologia all’interno degli studi medico-scientifico - riabilitativi consente
all’universitario di applicare le conoscenze di base delle scienze sociali necessarie per assumere
decisioni relative all'organizzazione e gestione dei servizi sanitari .
A livello manageriale, il (Coordinatore) può utilizzare le competenze di Sociologia, di Economia
Sanitaria e di Organizzazione Aziendale per la pianificazione dei servizi sanitari e per la gestione
delle risorse umane e tecnologiche disponibili, valutando il rapporto costi/benefici; utilizzare i
metodi e gli strumenti della ricerca nell'area dell'organizzazione dei servizi sanitari. L’operatore
sanitario in virtù delle sue conoscenze può applicare l'impatto di differenti modelli teorici
nell'operatività dell'organizzazione e gestione dei servizi sanitari; programmare l'ottimizzazione di
risorse (umane, tecnologiche, informative, finanziarie); progettare e realizzare interventi formativi
per l'aggiornamento e la formazione permanente, comunicare su problematiche di tipo
organizzativo e sanitario con i propri collaboratori e con gli utenti; analizzare criticamente gli
aspetti etici e deontologici delle professioni dell'area sanitaria.
PROBLEMATICHE CONNESSE AI PAZIENTI “NEUROLOGICI”
Le problematiche connesse con la gestione dei bisogni assistenziali del malato affetto da patologie
neurologiche croniche, con il passare del tempo sono sempre più rilevanti. La progressione lenta ma
inesorabile comporta, la perdita della autosufficienza spesso associata a gravissimi disturbi
comportamentali e della personalità. Il malato affetto da demenze come l’Alzheimer o forme di inabilità
post-ictus versano in una condizione di fragilità non solo cognitiva ma anche fisica, familiare, sociale e
spesso economica. Si stima che un paziente cronico richiede 18 ore a settimana di servizi assistenziali a
pagamento. Tale impegno aumenta con l’aggravarsi della demenza. Vi è accordo unanime nel ritenere che le
demenze vadano affrontate con un approccio multidisciplinare che integri le competenze medicospecialistiche dell‘ equipe riabilitativa:Fisioterapista, neurologo, psichiatra, geriatra, psicologo, infermiere,
assistente sociale. Le ospedalizzazioni ripetute e l’istituzionalizzazione di questo tipo di pazienti
rappresentano la modalità di assistenza più onerosa per la collettività. Certamente i nuovi farmaci
attualmente disponibili rappresentano un'innovazione ma non sono efficaci nel trattamento definitivo. In
attesa di nuovi farmaci più efficaci, l'attenzione dei ricercatori si concentra su approcci terapeutici non
farmacologici, rivolti alla correzione degli aspetti cognitivi e comportamentali. Il paziente
istituzionalizzato necessita di assistenza multidisciplinare che preveda oltre alla medicina tradizionale,
anche un approccio psicologico-riabilitativo-occupazionale, teso a mantenere un certo grado di
autosufficienza e a migliorare la qualità della vita. La ricerca compiuta sui pazienti che hanno problemi
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neurologici ha dimostrato come le terapie riabilitative rappresentano un ausilio importante alla medicina
tradizionale. L’applicazione di un programma riabilitativo ha l’obiettivo di riduzione della
disabilità, dedicando impegno al recupero, al mantenimento e all’ottimizzazione di quelle funzioni
residue intellettive, fisiche e affettive necessarie al paziente per migliorare la sua qualità di vita. I principali
interventi di riabilitazione cognitivo, emotivo e psicosociale sono: terapia occupazionale, di orientamento
alla realtà, reminescenza, musicoterapica, tecniche comportamentali.
METODOLOGIA e TECNICHE di RICERCA SOCIALE
La Sociologia è una scienza sia applicata che teorica. Possiamo dividerla in due parti: una di
grandi teorie che hanno lo scopo di creare modelli di spiegazione della società, con una grande
tradizione di eminenti teorici; ed una parte di studi empirici focalizzati sui fenomeni sociali che
rappresenta poi la parte applicativa della sociologia, quella che maggiormente la avvicina alle
scienze naturali ma soprattutto quella che necessita di un bagaglio di tecniche e strumenti per la
ricerca sociale, che permette di osservare e rilevare fenomeni oggetto di studio.
Le tecniche di osservazione si dividono in due: quelle che producono matrici di dati, analizzate con
tecniche statistiche che producono numeri, tabelle e grafici; e quelle che producono racconti e testi,
che possono essere analizzati con mezzi come l'analisi del testo e del contenuto, non statistici.
L'esempio tipico di strumento del primo tipo è il questionario, usato nei sondaggi e nei censimenti,
l'esempio emblematico degli strumenti del secondo tipo sono il colloquio, il racconto biografico,
l'osservazione. Nello studio della Sociologia e’ importante l’immaginazione sociologica che
permette a chi la possiede di vedere e valutare il contesto di fatti storici i rapporto a più items
uguali. Grazie all’immaginazione si riesce a districare dal caos delle grandi linee. Ci si chiede :
-
Che struttura ha la società in esame ?
-
Come differisce da un’altra società ?
-
Qual’e’ il componente che ne permette la conservazione o il mutamento ?
-
Che tipo di uomini compongono questa società (per società si intende una popolazione)
L’immaginazione sociologica permette di passare da una prospettiva all’altra: dall’esaminare una
famiglia alla comparazione di questa con i dati nazionali, dall’affluenza negli atenei all’indice di
abbandono degli studi .
LA TRADIZIONE DEL PENSIERO PSICO- SOCIOLOGICO
Isidore Marie Auguste Xavier Comte
(Montpellier 19 gennaio 1798 - Parigi 5 settembre 1857). Filosofo francese, è considerato il padre
della Sociologia e del pensiero positivista. Discepolo di Henri de Saint-Simon, coniò il termine
"fisica sociale" per indicare un nuovo campo di studi. Con la legge dei tre stadi , Comte considera la
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sociologia come l'ultimo risultato di uno sviluppo di scienze, quali la biologia, la chimica, la fisica.
Egli credeva che lo studio di tale disciplina avrebbe portato l'umanità ad uno stato di benessere.
Comte prefigurava l'avvento dell'era positiva in cui la scienza avrebbe avuto un posto centrale nella
vita degli uomini.
1) Stato teologico: chiamato anche età teologica o « fittizia », corrisponde quello dell'infanzia
dell'umanità; nella quale lo spirito ricerca la causa dei fenomeni sia attribuendo agli oggetti delle
intenzioni (feticismo), sia supponendo l'esistenza di esseri soprannaturali come Dio e le religioni.
2) Stato metafisico: o « astratto », corrisponde quello dell'adolescenza del pensiero; in cui gli agenti
soprannaturali sono rimpiazzati da forze astratte: la « Natura » di Spinoza, il « Dio geometra » di
Cartesio, la « Materia » di Diderot, la « Ragione » dell'Illuminismo.
3) Stato positivo: e’ lo stadio più maturo dell’esistenza dell’uomo. Lo spirito positivo rigetta la
ricerca del « perché ultimo » delle cose per considerare i fatti, « le loro leggi effettive.
La classificazione delle scienze: Alla legge dei tre stadi è soggetta la storia dei popoli, la vita del singolo e
le scienze che Comte ordina in una gerarchia. L’ordine è: matematica - astronomia - fisica - chimica biologia - sociologia In questa gerachia le scienze diventano via via più complesse, perché si basano su
elementi sempre più numerosi. La matematica sta alla base, si fonda sulla quantità. L’astronomia,
invece, si basa sulla quantità e sul movimento e riguarda un minor numero di fenomeni rispetto alla
matematica. E così via. Ciascuna delle sei scienze percorre un cammino che va dall’atteggiamento
teologico a quello metafisico e poi positivo. Allo stadio positivo arrivano per prime le scienze meno
complesse. La scienza che è arrivata per prima allo stadio positivo è la matematica con Euclide.
La sociologia, è la scienza più complessa, passa più tardi allo stadio positivo. Comte promuove
questo passaggio. Quanto alla psicologia, essa non è autonoma, si risolve nella biologia e nella
sociologia. La psicologia vorrebbe studiare i comportamenti individuali che sono condizionati dalla
struttura biologica e della società. Lo studio della psicologia è riconducibile alla biologia, che
esamina la fisiologia del cervello, e alla sociologia che esamina il comportamento sociale.
Émile Durkheim
(Épinal, Francia 15 aprile 1858 - Parigi 15 novembre 1917)
Filosofo francese, si richiama all'opera di Auguste Comte e può considerarsi, con Karl Marx, Max
Weber e Herbert Spencer, uno dei fondatori della moderna sociologia. È fondatore della prima
rivista dedicata alle scienze sociali. Nasce in una famiglia di ebrei, la morte del padre rabbino
avviene che lui non è ancora ventenne, sviluppa un carattere responsabile. Insegna all'Università di
Bordeaux, filosofia sociale fino al 1902 e nel 1906 passa alla Sorbonne. La Prima Guerra Mondiale, la
morte del suo unico figlio sul fronte abbatte il suo spirito e lo conduce alla morte nel 1917.
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Secondo Durkheim, per diventare scientifica la sociologia deve studiare i fatti sociali, della vita
quotidiana che influenzano le azioni degli individui come l'economia o la religione.
Nel 1912 scrive Le forme elementari della vita religiosa. La religione è un fatto sociale, si manifesta in un
contesto sociale, regola i rapporti sociali, è fatta di regole che mantengono l’ordine attraverso valori.
Di qui l’importanza dei riti che hanno il compito di rendere viva e di perpetuare l’integrazione e la
vitalità collettività .
Per quanto riguarda l’economia egli analizza la divisione del lavoro. Il lavoro, fondamentale per la
coesione sociale. Con la divisione delle attività, gli individui diventano sempre più dipendenti gli
uni dagli altri, perché ognuno ha bisogno di beni forniti da coloro che svolgono un lavoro diverso
dal proprio. Con Durkheim si arriva a concepire gli eventi sociali come indipendenti ed esterni
dalla coscienza individuale. Durkheim, parla di “ psicologia collettiva” indipendente dalla
psicologia individuale, ma il suo più riconosciuto studio in ambito di psicologia delle società e dei
comportamenti dell’individuo è sicuramente “il Suicidio”, opera in cui Durkheim analizzò le relazioni
tra dati statistici sui suicidi correlandoli a tratti, nazionalità, religione, età, sesso, stagione dell’anno
e influenze di condotte. Se e’ vero che Spencer gettare le basi del Funzionalismo, fu Durkheim che
per primo utilizzò questo quadro per lo studio delle società: se la società come un organismo
costituita da molte parti diverse, ciascuna delle quali contribuisce al funzionamento del tutto, per
spiegare un fatto sociale è necessario mostrarne la funzione nell’ordinamento della società. Per
Durkheim il suicidio pur sembrando soggettivo, imputabile a infelicità personale, può essere
influenzato da fattori sociali. Per Durkheim quando la società perde la capacità di esercitare la sua
forza regolatrice sull’individuo, gli attori sociali incorrono in uno stato di anomia che li spinge a
comportamenti diversi dalla normalità.
Alfred Adler
Considerato il primo psicologo sociale. Nato nel 1870, lavorò inizialmente
con Freud dal quale si distaccò in favore di una psicologia Individuale. Per lui l’uomo e’ un essere
sociale per natura, coopera, e’ altruista. Adler e’ ottimista, l’uomo tende a migliorarsi, tende alla
superiorità e a colmare i suoi vuoti o complessi di inferiorità. La tradizione vuole che Demostene fosse
balbuziente e con poca voce e cercò di correggere i suoi difetti recitando con dei sassolini in bocca e
facendo altri esercizi per migliorarsi. La storia oggi lo ricorda come un grande oratore, grazie ad un
meccanismo di compensazione innato.
 Una corrente di pensiero molto nota fu la
Volkerpsichologie : (Psicologia dei Popoli di
Lazarus, Hermann, Stendal, e Wundt ) filone tedesco, una analisi comparata dei prodotti
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dell’interazione sociale : cioè del linguaggio, miti e costumi.
 Gli inizi della moderna Psicologia Sociale vedono un altro approccio di rilievo: “ la
Psicologia delle folle “di Tarde e Le Bon.
 Per Tarde, l’individuo nella folla ha impulsi e desideri che crede siano i suoi, in realtà gli
derivano dal contagio con chi gli sta attorno, per cui la vita sociale e’ solo frutto
dell’imitazione, infatti Tarde è noto per le sue leggi dell’Imitazione: anche la formazione del
sé e della personalità nei bambini si costruisce nel tentativo di imitare i propri simili. Il
mutamento sociale è spesso causato da una personalità particolare, capace di sottrarsi agli
orientamenti prevalenti, proponendo all’attenzione delle scienze sociali il tema
dell’individuo eccezionale e del suo ruolo nel cambiamento storico.
 Il modello di Gustave Le Bon ( 1841-1931) invece si basa sul parallelismo tra il contagio
batteriologico e mentale come spiegazione plausibile dell’intensa emotività e anomia delle
resse e delle folle in preda all’agitazione, e sul modello di “ folla delinquente” per cui l’individuo
tra la folla diventa più primitivo, più infantile di quando è solo, meno razionale e con minor
autocontrollo. Per Le Bon, le folle minacciano l’ordine sociale, producono sconvolgimenti e
degenerazioni, impediscono alle elites colte di governare, le folle sono aggregati in cui si
forma un’anima o mente collettiva che trascende la mente degli individui che la
compongono. La mente collettiva e’ un’entità completamente diversa e peggiore della
somma delle menti individuali. La folla e’ suggestionabile, l’individuo accetta le idee della
maggioranza, livella le attitudini personali, le capacità e le idee individuali, si innalza il
senso di potenza, si annulla la responsabilità, si perde ogni inibizione nei confronti della
violenza. Gli individui carismatici dominano le folle, facendo leva sull’emotività, dirigendoli
verso l’azione impulsiva, la folla ha bisogno di un conducente.
 Anche l’Italia diede un suo contributo alla Psicologia delle folle con Sighele (1891) con il
concetto di “folla delinquente”, per lui nella folla non tutti perdono razionalità, ci sono persone
meno suggestionabili di altre, egli cerca di capire il nesso tra comportamento criminale e
fenomeni collettivi. La suggestionabilità non avviene per imitazione ma per percezione degli
atteggiamenti e dei gesti di chi ci sta vicino. Le teorie sulle folle sono state criticate in
seguito per mancanza di strumenti empirici.
 Ad Herbert Spencer, si devono teorie macrosociologiche come il Funzionalismo e la Teoria
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del Conflitto. Con Spencer siamo al tentativo di fondare una filosofia, nel senso di una
visione cosmologica, sulla base del trasformismo biologico di Lamarck.
Il Funzionalismo: paragona le società agli organismi viventi e ritiene che le loro varie parti
costituiscano sistemi che operano insieme in un tutto funzionante. Spencer vede le classi sociali
come parti dell'organismo umano, se una parte non funziona, tutto il resto va male.
Sia per gli organismi che per le società, tutto costituito da parti interdipendenti. I sociologi che
seguirono Spencer e Durkheim furono detti funzionalisti.
La Teoria del Conflitto vede i seguenti punti :
1.
cambiamento, coercizione e conflitto sono determinanti in una societa’.
2. la struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi da parte di altri.
3. ciascun gruppo ha i suoi interessi indipendentemente dal fatto che i suoi membri ne siano consapevoli o meno.
4. quando gli individui diventano consapevoli dei loro interessi comuni si forma una classe.
L’ intensità del conflitto di classe dipende dalla presenza di certe condizioni sociali e
politiche,(come per es. la libertà, democrazia ) dalla distribuzione dell’autorità e delle ricompense e
dal grado di apertura delle classi stesse.
*****
 La Psicologia Sociale in America vede in Allport il primo Psicologo sociale della tradizione
Comportamentista, per cui si studiò il comportamento dell’individuo nel momento in cui il suo
agire scatena la reazione di altri. Il Comportamentismo Sociale fu sostenuto da Gorge
Herbert Mead ( 1863-1931) e da Talcott Parson.
Il tentativo di Mead è mostrare come mentale e sé emergano dall’interazione sociale e rendano
possibile l’organizzazione della società attraverso il linguaggio. La mente è costituita da simboli
legati al processo sociale di comunicazione.
AGIL: è il paradigma sociologico indicato da Parsons come strumento di analisi di una società
nell'ambito della lettura funzionalista dei sistemi sociali. Ogni sistema per sopravvivere deve saper
risolvere quattro classi di problemi:
A = Adaptive (funzione adattiva)
G = Goal attainment (raggiungimento dei fini)
I = Integrative (funzione integrativa)
L = Latent pattern maintenance (mantenimento del modello latente)
*****
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Negli anni ’40 gli psicologi sociali dei paesi liberi impressionati dal Nazismo e dal terrore che
instaurava fecero progetti per un mondo democratico, abbandonando la strada ufficiale del metodo,
tra essi si distinse un profugo ebreo di Berlino Kurt Lewin.(1890- 1947).
 Lewin, si focalizzò sul principio dell’interdipendenza: la supremazia del tutto sulle parti.
La sua Teoria del Campo vede l’uomo immerso in un campo = spazio di vita o fondo sociale il quale
campo segue le leggi della Fisica con forze attrattive e repulsive. Per Lewin ogni scelta provoca
conflitto ed e’ una frustrazione.
Vi sono vari tipi di conflitto, si può dover scegliere tra due situazioni che ci allettano entrambe, tra
due persone che ci piacciono, tra due lavori uno più remunerativo ma che necessita di un
trasferimento ed uno che dà meno soddisfazioni ma vicino agli affetti. Per la soluzione dei conflitti
vi sono le seguenti risoluzioni : separazione spazio-temporale, fuga dal ruolo, compromesso. Il
comportamento di una persona varia a secondo del momento in cui agisce, c’e’ sempre un rapporto
tra parte e tutto, tra individuo, ambiente e parti che lo compongono.
Lewin morì nel 1947 ma i molti seguaci diedero un loro contributo nel secondo dopoguerra.
*****
La Scuola di Francoforte: Naque a New York nel 1922, vi gravitano economisti e filosofi come
M. Horkheimer, T.W. Adorno. Fu una teoria critica del capitalismo e del comunismo sovietico. Gli
autori fondamentali cui la scuola si rifà sono Hegel, Marx e Freud.
Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno (Francoforte 1903 - Briga - 1969) Filosofo e
sociologo tedesco, si distinse per una critica alla società ed al capitalismo e per la ricerca di una
ideologia alternativa a quella tradizionale. Entrato da giovane all'Istituto di Ricerche Sociali di
Francoforte, ne fu allontanato dai nazisti per ragioni politiche e razziali. Esule a Los Angeles, vi
insegnò sino al 1950; tornò in Germania come ordinario di filosofia e psicologia all'Università di
Francoforte. La cultura si riduce a scienza, la scienza decade al rango di tecnica, cioè strumento di
dominio sulle cose e sugli uomini.
Herbert Marcuse (Berlino 1898 - Starnberg 1979): filosofo tedesco-americano. Marcuse
nacque a Pommern presso Berlino, figlio di un fabbricante di tessuti ebraico. Nel 1916, fu chiamato
alle armi nella Prima Guerra Mondiale. Prima della presa di potere di Adolf Hitler, Marcuse fugge
nel 1933 a Ginevra, prima di emigrare definitivamente negli Stati Uniti nel 1934, dove ottenne la
cittadinanza nel 1940. Nel 1969 si reca in Europa, tenendo lezioni con studenti a Berlino, Parigi,
Londra e Roma. Con l'inizio del movimento studentesco Marcuse ne diventa uno dei principali
interpreti, definendosi Marxista, socialista e Hegeliano. Le sue critiche al capitalismo risuonarono.
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Nel 1979 Marcuse muore per un'emorragia cerebrale durante una visita in Germania, fu curato nei
suoi ultimi giorni da Jürgen Habermas, importante esponente della seconda generazione della
Scuola di Francoforte .
Jürgen Habermas (1929, Düsseldorf) Filosofo, storico, sociologo nella tradizione della "Teoria
Critica" della Scuola di Francoforte. Nei suoi scritti occupano una posizione centrale le tematiche
inerenti la fondazione delle scienze sociali reinterpretate alla luce della "svolta linguistica" della
filosofia contemporanea; l'analisi delle società industriali nel capitalismo maturo; il ruolo delle
istituzioni in una nuova prospettiva in relazione alla crisi di legittimità che mina le democrazie e i
meccanismi di formazione del consenso.
Vilfredo Pareto (1848 –1923). Economista e sociologo italiano. Laureatosi in ingegneria
all'Università di Torino, studiò matematica e fisica, l’economia, la sociologia, i classici. Muore nel
1923. Riguardo al suo contributo alla teoria economica, egli è stato tra i maggiori rappresentanti
dell’indirizzo neo-classico, impostazione fondata sul tentativo di trasferire nella scienza economica
il metodo sperimentale delle scienze fisiche. Si chiede: la distribuzione dei redditi è probabilistica, e
dunque risultante dalle abilità naturali umane distribuite casualmente in una popolazione, o
influenzata da fattori ambientali che generano ingiustizie?
La sociologia di Pareto ha quattro grandi temi: la teoria dell’azione non logica, dei residui e delle
derivazioni, la teoria delle élites, la teoria dell’equilibrio sociale.
La teoria dell’azione non logica, una classificazione dei comportamenti sociali nei suoi aspetti
percettivo-motori e linguistico-cognitivi. La teoria dei residui e delle derivazioni spiega la natura
delle manifestazioni simboliche, che accompagnano il comportamento sociale, è una teoria della
cognizione sociale e una teoria delle tecniche argomentative che l’individuo sociale adopera nella
costruzione dei suoi discorsi.
La teoria delle élites, è un’ulteriore conseguenza dell’ipotesi di Pareto sulla costanza della natura
umana, e anche di una sua preminenza sui fattori ambientali. La storia, è un susseguirsi di nuovi
immodificabili rapporti unilaterali di rispetto tra governanti e governati; la teoria dell’equilibrio
sociale: la parte più debole. La scelta di un equilibrio rende la sua sociologia faticosa.
Karl Heinrich Marx (Treviri, 1818 – Londra, 1883),
Filosofo, critico dell'economia politica, rivoluzionario comunista, la sua produzione intellettuale è
caratterizzata da una forte interdisciplinarietà. Marx, figlio di un rabbino di Treviri - avvocato di
origine ebraica, descritto come uomo colto e fine, illuminista tanto da sapere a memoria Voltaire e
Rousseau. Karl sarà sempre legato al padre da vincoli di affetto e stima.
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Il giovane Marx nel 1835, si iscrive a giurisprudenza dell'Università di Bonn, ma antepone agli studi
di diritto quelli filosofici e letterari nei corsi tenuti da Schlegel. Nell'estate del 1836 conosce a
Treviri e si fidanza con Jenny, Marx prosegue gli studi nell'Università di Berlino, dove fino a cinque
anni prima aveva insegnato Hegel.
Marx inizia a scrivere una Filosofia del diritto. Durante il decorso di una malattia legge tutte le
opere di Hegel, ricevendone una forte impressione. Nel 1845 Marx e Engels entrano in rapporto a
Londra con l' Associazione dei lavoratori tedeschi..
La Prima Internazionale: Marx sottolinea l’esperienza positiva del movimento operaio, con la
conquista della giornata lavorativa di 10 ore in Inghilterra, lo sviluppo del sindacalismo, e delle
associazioni di operaio e la necessità della conquista del potere politico..
Valore e plusvalore La merce, forma elementare della ricchezza nella società capitalistica, è un valore
d'uso, un oggetto utile che soddisfa bisogni umani di qualunque specie. Ma ogni merce è depositaria
anche di un altro valore: un valore di scambio. La merce prodotta in otto ore dall'operaio contiene il
valore della materia prima e il valore corrispondente al consumo in otto ore dei mezzi di
produzione, C, il valore di sei ore di lavoro retribuito V e il plusvalore corrispondente a due ore non
retribuite, PV. E’ possibile produrre maggior quantità di plusvalore aumentando la giornata
lavorativa e ottenendo così ulteriore pluslavoro quanto sono le ore lavorate in più. Marx spiega
l’estraniazione dell’individuo da sé attraverso l’analisi del lavoro, cioè l’attività; che distingue l’uomo
dagli animali; poiché il lavoro è costituito da gesti ripetitivi ed uguali, l’uomo non può più
riconoscersi in esso, né nel prodotto finito, ciò che non avveniva all’artigiano medievale che poteva
specchiarsi nel frutto del suo operato. E’ per questo che per Marx, è necessario trasformare il
rapporto tra uomini e divisione del lavoro.
Maximilian Weber (Erfurt, 1864 - Monaco di Baviera, 1920)
Economista, sociologo, filosofo, storico tedesco. Considerato uno dei padri della moderna
sociologia e della politica, fu un erudita. Insegnò Economia nelle università di Friburgo e
Heidelberg. I suoi interessi erano diffusi in varie discipline. Tra il 1897 e il 1901 soffrì di depressione,
durante tale periodo, non poté svolgere attività didattica universitaria.
Riuscì a dedicarsi a tempo pieno ai suoi studi, che spaziarono dall'economia al diritto, dalla filosofia
alla storia comparata ed alla sociologia. Durante la prima guerra mondiale fu ufficiale e al termine
del conflitto tornò all'insegnamento con una cattedra di Economia a Monaco di Baviera. Fu ucciso
dalla grande epidemia postbellica di Spagnola nel 1920.
Weber subì l'influenza di Karl Marx, ma ne criticò molti aspetti: respinse ad esempio, la concezione
materialistica della storia e attribuì una minore importanza al conflitto di classe.
Con la Sociologia si possono interpretare fatti passati e presenti, indicare prospettive per il futuro.
La burocrazia, è un modo per organizzare grandi masse di persone, ed è frutto del capitalismo.
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Importante il suo intervento nel campo della sociologia urbana: per Weber la città è uno spazio
economico: in quanto luogo del consumo, della produzione, del commercio; in città che si
concentrano le funzioni di controllo del sistema economico.
L’uomo crea razionalmente i tipi ideali: come lo Stato, il Capitalismo, la burocrazia, al fine di
razionalizzare la sua esistenza. Il concetto di Idealtipo: Gli idealtipi sono delle costruzioni di
pensiero di cui il sociologo si serve per generalizzare i fenomeni analizzati, sono astrazioni
attraverso cui è possibile condurre la realtà a insiemi di categorie più pratici. Esempi di tipi ideali
utilizzati da Weber sono concetti come burocrazia, potere carismatico, capitalismo occidentale
moderno. L’agire sociale secondo Weber può essere studiato suddividendolo in quattro tipi ideali:
1) agire razionale rispetto allo scopo (ingegneria)2) agire razionale rispetto al valore ( religione) 3)
agire affettivo (amoroso), 4) agire tradizionale (abitudini).
CONCETTI BASE DELLA SOCIOLOGIA
Motivazione del comportamento sociale
L’uomo ha più motivazioni di ogni altro animale, il suo sistema nervoso e’ più complesso.
I bisogni umani sono per es. l’affiliazione cioè lo spirito di fratellanza, il trarre soddisfazione
nell’associarsi, la compagnia, il prestigio, il potere, la ricerca della felicità, l’altruismo e la felicità.
Solo in un contesto sociale si possono realizzare quelle aspirazioni o desideri che la vita individuale
non potrebbe permettere. La tendenza alla realizzazione di mete prefissate viene detta "pulsione".
Le pulsioni che costituiscono la motivazione alla vita sociale sono 7:
Pulsioni non sociali: istintive: bisogno di risorse alimentari, di protezione dalle avversità
ambientali, caldo, freddo ecc.
Dipendenza: ha origini nel rapporto di sottomissione dei figli rispetto ai genitori e di premura di
questi ultimi nei riguardi dei figli. C'è dipendenza nei confronti di individui ritenuti, superiori.
Questo bisogno decresce dall'infanzia all'adolescenza, ma può riemergere negli adulti (malattie,
morte di una persona cara, perdita di un bene, delusione ecc.). L’opposto è "dominante".
Affiliazione: è il bisogno di avere rapporti amichevoli con i propri simili. I bambini passano da un
comportamento di dipendenza a uno di affiliazione quando scoprono di avere interessi comuni con
i coetanei e sperimentano che stare con loro è altrettanto significativo che stare con i genitori.
Dominanza: è il bisogno di potere, di controllo sugli altri, di essere ammirato. Queste persone
vogliono imporre le loro opinioni o influenzare quelle altrui, impegnando tutte le loro forze per
raggiungere delle posizioni autorevoli. I bambini con genitori dominanti acquisiscono questo
atteggiamento. Se il genitore è eccessivamente dominante può indurre una forte dipendenza.
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Sessualità: pulsione paragonabile a quella di affiliazione, ma diretta generalmente verso individui di
sesso opposto. Se ne differenzia per lo stato di eccitazione e gratificazione più intensi e di più breve
durata. Inoltre la pulsione è limitata al periodo biologico della maturità sessuale. La sessualità è
determinata da fattori complessi: educazione, ideologie, moralità, abitudini, norme sociali, ecc.
Aggressività: è il frutto di un condizionamento sociale. Se nei bambini tale comportamento viene
incoraggiato dai genitori, perdurerà anche da adulti. Oppure esso può sorgere in quei bambini che
hanno ricevuto un'educazione repressiva o che abbiano subìto molte punizioni fisiche.
Autostima e identità: bisogno di una valutazione positiva da parte degli altri. L'origine va cercata
nel fatto che il bambino è portato ad accettare i giudizi dei genitori e da adulto tenderà a riprodurre
situazioni che lo portino ad acquisire valutazioni.
Coerenza interna: legata all'autostima, ossia alla definizione di un'immagine di sé coerente con le
esperienze già vissute. Permette alla persona di ritenersi, nel contempo, uguale e diversa dagli altri.
L'individuo deve cercare di fornire un'immagine di sé che sia proponibile a accettabile.
La teoria dello sviluppo sequenziale :
Maslow (1943) formulò una teoria dell’ordine di sviluppo dei bisogni dell’uomo in questo ordine:
- Bisogni fisiologici ( fame, sete…)
- Bisogni di salvezza ( conservazione, sicurezza…)
- Bisogni di appartenenza ( identificazione, affetto…)
- Bisogni di aver stima e prestigio
- Bisogno di realizzarsi e desiderio di appagare l’Io.
Maslow ritiene che il bisogni più bassi vanno realizzati dopo quelli più urgenti.
Quando tutti bisogni sono realizzati, emergono bisogni nuovi e così via.
Dopo esser passato attraverso i vari livelli, l’individuo possiede una personalità ben strutturata .
Esistono anche scopi vicarianti che sopraggiungono in assenza di trovare un’adeguata
soddisfazione ad alcuni bisogni o sogni. Ad esempio, per molte ragazze diventare mogli e madri e’
uno scopo primario nell’appagamento di sè, per avere sicurezza, prestigio e realizzazione. Può
capitare che una di queste ragazze non diventi madre a causa di problemi fisiologici, essa avrà dalla
società un gran numero di scopi vicarianti, potrà provare a diventare una brava insegnante, adottare
bambini, anche se tali scopi non potranno mai sostituire il bisogno primario che hanno sostituito.
Gli Atteggiamenti dell’uomo nel sociale
Gli atteggiamenti sono il modo di porsi, una tendenza a reagire o un comportamento.
L'atteggiamento è una costante tipica e rappresentativa dei sentimenti e delle reazioni di un
individuo. E' possibile individuare nell'atteggiamento tre componenti essenziali: affettiva,
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cognitiva, comportamentale. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi di "atteggiamento" le
credenze e le opinioni.
Le credenze. Sono costituite dalle informazioni che riceviamo su determinate idee, azioni, oggetti,
eventi, prescindendo dal fatto che tali informazioni abbiano un fondamento di verità o meno. Sono
piuttosto "intense" e permanenti, tali da influenzare i più vasti aspetti del comportamento.
Dipendono più da fattori sociali che non da esperienze strettamente individuali. Non è
documentabile una loro origine biologica (genetica).
Le opinioni. Sono credenze meno persistenti nel tempo. Influenzano in modo meno determinante il
comportamento. Interessano un'area di comportamento più limitata. Dipendono in misura
relativamente minore dai fattori sociali rispetto alle esperienze strettamente personali. Mentre la
credenza è, in genere, molto diffusa e condivisa socialmente, l'opinione è un fatto personale, pur
avendo origine sociale.
Gli atteggiamenti possono essere positivi (a favore di) o negativi (a sfavore di).
Per.es. un individuo nei confronti di un partito politico che egli rifiuta. La componente affettiva
dell'atteggiamento è costituita dai sentimenti di ostilità (che egli ad es. manifesta quando si trova a
discutere con un seguace di quel partito, o quando si irrita alla semplice vista di un giornale che sia
espressione di quel partito). La componente cognitiva dell'atteggiamento è costituita dai pensieri,
convinzioni o idee che egli ha nei confronti di quel partito, ed è dettata da ciò che egli ritiene e
afferma di conoscere (ad es. per lui i politici di quel partito sono disonesti, arrivisti...). La
componente comportamentale dell'atteggiamento è costituita dalle predisposizioni ad agire che
l'individuo ha nei confronti di quel partito (ad es. facendo una propaganda negativa o denigrando
apertamente quel partito, o leggendo solo articoli di oppositori politici...).
Gli atteggiamenti sono importanti perché viviamo in un mondo che ci stimola di continuo, con una
vasta gamma d'informazioni, è necessario disporre di un sistema di classificazione delle
informazioni che consenta di "ridurre" ad un numero relativamente piccolo di categorie l'infinita
varietà di stimoli che riceviamo. Gli atteggiamenti filtrano e selezionano le informazioni nuove,
permettendoci di fare delle analogie tra queste informazioni e quelle già acquisite (ad es. il
considerare un'informazione nuova come sostanzialmente identica ad una già posseduta ci facilita
l'esistenza (categorizzazione).
Mediante gli atteggiamenti possiamo accattivarci la stima-simpatia del prossimo (o la sua
antipatia); oppure ottenere gli scopi che ci siamo prefissi. Sul piano personale, gli atteggiamenti
possono servire da alibi (o difesa) nei conflitti interiori (p.es. quando abbiamo difficoltà ad
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affermarci in una determinata situazione-prestazione, spesso incolpiamo la società, l'ambiente
lavorativo, le compagnie, allontanando così le nostre responsabilità e allontanando i dubbi sulle
nostre capacità).
Gli atteggiamenti sociali. La natura degli atteggiamenti e’ funzionalistica ( Katz), ed utilitaristica,
infatti alcuni atteggiamenti ci fanno risultare più simpatici. Tutti sanno che la somiglianza
accomuna. Gli atteggiamenti possono essere un mezzo di auto-affermazione, e a volte hanno uno
scopo economico, servono cioè ad organizzare un mondo altrimenti caotico. Lo studio di questi
atteggiamenti riguarda due temi fondamentali.
Il pregiudizio. È presente in tutte le società, s'instaura nei confronti di altri gruppi; E' dipendente
dall'educazione ricevuta, dalla fede religiosa, dallo stato socio-economico, dal contesto culturale di
appartenenza, dall'ideologia del proprio ambiente. Ha ha un contenuto percettivo, cognitivo,
emotivo e comportamentale, ed è persistente nel tempo. È radicato nella personalità e può
influenzare i comportamenti con intensità forte. Dipende da fattori sociali.
Lo stereotipo: L'idea che ci facciamo delle persone è legata agli attributi assegnati dalla società alla
categoria o classe sociale di appartenenza. L'assegnazione di attributi viene denominata
stereotipizzazione. Tali attributi possono essere modelli comportamentali specifici, fattori fisici,
oppure legati all'appartenenza a gruppi particolari (ad es. religiosi). P. es. giudichiamo con uno
stereotipo quando pensiamo che tutte le donne nubili di una certa età siano delle zitelle, piene di
manie e poco cordiali, o che le hostess siano tutte belle.
Spesso gli stereotipi sono coscientemente ritenuti in parte falsi o imprecisi, in quanto
rappresentano solo in minima misura le caratteristiche dell'individuo stereotipizzato. Se nel giudicare
un individuo si tiene conto degli attributi della categoria di appartenenza ma si riconosce, nel
contempo, anche l'esistenza di caratteristiche individuali, lo stereotipo non agisce in misura
determinante.
Stereotipo sociale: è una descrizione semplicistica di interi gruppi: turchi iracondi, italiani
impulsivi , tedeschi rigidi e precisi, e così via. Gli stereotipi possono generare molto facilmente, in
un secondo momento, un secondo livello di conoscenza, i pregiudizi. Può essere uno stereotipo il
giudizio sull'abbigliamento e la selezione di indumenti adeguati ad un gruppo sociale particolare.
Gli stereotipi, impediscono di vedere il rapporto tra parte e tutto, ma anche di essere obiettivi.
Stereotipi culturali: la gente concorda nel vedere tratti e caratteristiche culturali ed associandovi
una personalità correlata o abitudini, per es. la quantità di rossetto che una donna usa viene messa
in rapporto alla sessualità che esprime, altra tendenza e’ quella di percepire gli uomini alti e anziani
come distinti e raffinati. A volte giudichiamo una persona dal linguaggio che usa, dai termini, dalla
precisione grammaticale. Anche la voce può fornire dettagli corretti sull’età di una persona ma
anche su caratteristiche esterne, come l’essere dominante o sottomessa e timida.
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Mutamento dell'atteggiamento. Gli atteggiamenti possono mutare in seguito a nuove esperienze e
nuove informazioni. Il mutamento può essere volontario o involontario, temporaneo o permanente,
portare a un atteggiamento più favorevole o più sfavorevole o più neutrale. Kelman, con la sua
Teoria dei tre processi (1961), ha affermato che il mutamento può intervenire in seguito
all'intervento di tre differenti processi di interazione sociale: l'accondiscendenza, l' identificazione e
l'interiorizzazione.
1) L'accondiscendenza. Può portare al mutamento nel caso in cui un individuo si lasci influenzare
da un altro gruppo, in quanto così egli pensa di essere meglio approvato-accettato. Tale
cambiamento s'instaura solo a livello apparente e solo in presenza di chi influenza. Spesso
l'accondiscendenza interviene quando la situazione comporta l'erogazione di un premio o di una
punizione da parte del soggetto che influenza.
2) L'identificazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo adotta gli atteggiamenti di un altro
individuo-gruppo, in quanto così egli raggiunge un'interazione soddisfacente con chi lo influenza.
In questo caso l'individuo influenzato crede effettivamente a questo modo di agire che gli conferisce
una certa identità, infatti, il fatto di modellarsi a immagine di un altro individuo o ad un gruppo,
giunge ad incorporarne gli attributi .
3) L'interiorizzazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo accetta di essere influenzato da un
altro individuo-gruppo, in quanto il comportamento a cui è spinto non contrasta sensibilmente col
suo sistema di valori, anzi risulta essere coerente con questo.
Ogni individuo oppone resistenza alla modificazione dell'atteggiamento. I meccanismi mediante i
quali si mantiene inalterato il proprio equilibrio sono tre: negazione, rafforzamento e
differenziazione.
P.es. un fumatore accanito, avvisato dello stretto rapporto fumo/cancro, nega che esista un rapporto
così stretto di causa/effetto; afferma che fumare procura una soddisfazione superiore al timore dei
danni che può provocare (rafforzamento emotivo); considera che se si mette a fumare sigarette
leggere, con filtro, solo dopo aver mangiato, ecc. potrà conservare inalterato il comportamento
(differenziazione).
I nostri atteggiamenti infine possono cambiare più facilmente e in modo consistente nel caso in cui
la comunicazione ci giunga da una fonte d'informazione per noi credibile (il che dipende dal
prestigio e dalle garanzie dell'emittente). Oppure nel caso in cui la comunicazione in sé abbia
determinate caratteristiche: semplicità o complessità, comprensibilità, emotività, ecc. è stato
dimostrato che è soprattutto la connotazione emotiva ad avere un peso determinante circa
l'efficacia del messaggio. Infine vanno considerate le caratteristiche della persona che riceve un
messaggio (ricevente). Alcuni individui subiscono la pressione dei messaggi che ricevono in misura
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maggiore rispetto ad altri (ad es. si potrebbe verificare se le persone poco colte sono più
influenzabili di quelle istruite, ma ciò non sempre è vero.
Il concetto di "Ruolo"
Il ruolo e’ ciò che un individuo svolge nella società, e la società e’ un insieme integrato di ruoli
interagenti. Si possono rivestire più ruoli contemporaneamente o in tempi diversi ma da una stessa
persona, una donna può esser madre, nipote, moglie, sorella, nonna, parrucchiera, varie figure in una
che si muovono nel tempo e nello spazio sociale.
Il "sistema sociale" indica una società costituita da un insieme più o meno numeroso di componenti,
ognuno dei quali, essendo in interazione con l'altro, secondo norme pattuite, svolge (occupa) un
determinato ruolo. I componenti di un sistema sociale non svolgono tutti le stesse funzioni, anzi
svolgono compiti diversi in diverse situazioni e con competenze specifiche.
Un sistema sociale di solito non è perfettamente omogeneo, tra i soggetti che occupano ruoli
diversi, spesso vi sono rapporti unilaterali o di dipendenza non perfettamente equilibrata .
Ogni sistema sociale è definito anche dalle "norme" (modelli pattuiti di comportamento) che
regolano le relazioni reciproche tra gli individui. Un sistema sociale può essere descritto come la
storia delle norme che regolano le relazioni sociali tra i suoi componenti.
I modelli o le norme di azione sociale hanno anche una valenza anticipatoria, nel senso che valgono
a definire quanto ogni individuo può aspettarsi dal comportamento altrui. Si può dire che un ruolo
è costituito dall'insieme delle aspettative che il sistema sociale ha elaborato per delineare un ambito
di competenza o un campo di azione sociale. La normativa sociale ha un valore di prescrizione
(indica ciò che un individuo può e deve fare) e un valore di anticipazione (selezione di ciò che gli
altri si aspettano da un individuo del sistema).
Status e…Status symbol… sinonimo di prestigio
Status: nell'antica Roma designava la condizione giuridica di una
persona. Oggi il termine Status viene impiegato dalle scienze sociali (sociologia, antropologia
sociale e culturale, psicologia sociale) in accezioni diverse. Lo status è la valutazione di cui è
oggetto una persona o un gruppo sulla base di certe sue proprietà, che possono derivare sia
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dagli sforzi del soggetto, come la capacità professionale (status acquisito), sia da fattori
indipendenti dalla sua volontà, come l'affiliazione etnica o religiosa alla nascita (status ascritto).
Status sono anche i compensi attribuiti a un soggetto oppure a un gruppo per il fatto che esso
occupa una determinata posizione nella società o in un settore. Questi compensi includono, oltre
al prestigio, qualche forma di ricchezza o reddito, e di potere o autorità. È possibile che essi
risultino equilibrati tra loro, ma spesso, sono squilibrati. Questa condizione viene detta
incongruenza
di
status
ed
è
uno
dei
più
potenti
motivi
dell'azione
umana.
In tutte le società lo status che una persona possiede viene manifestato esternamente per mezzo di
simboli, negli abiti, nell'arredamento, nel gestire, nella parola del soggetto e nel comportamento
degli altri nei suoi confronti. Questi simboli, spesso appartengono a una posizione sociale e non
all'individuo che la occupa in un dato momento. Il concetto di status è collegato al concetto di
posizione sociale e a quello di ruolo.
Il ruolo è quindi l'insieme delle norme che prescrivono certi comportamenti a chi occupa una
posizione, e lo status è l'insieme dei compensi, in senso lato, che spettano allo stesso individuo
qualora egli si conformi entro certi limiti alle norme stesse .
Si parla anche di “status dal doppio ruolo”, e’ il caso della segretaria laureata, il contadino / poeta
l’autista/ confidente / segretario che mantiene i segreti…, queste situazioni portano il soggetto ad
un’ incongruenza, ad un malessere generale della persona che trovandosi in conflitto con le due
identità cerca la risoluzione per uscire dalla “gabbia” con varie reazioni che vanno dalla fuga dal
ruolo, all’aggressività, al distanziamento spazio-temporale.
LA SOCIALIZZAZIONE
e’ il processo con cui apprendiamo le abilità e gli atteggiamenti legati a al
nostro ruolo sociale. Senza la socializzazione non saremmo in grado di interagire, di lavorare in
gruppo, e la vita sociale non sarebbe possibile.
Un ruolo e’ un insieme di comportamenti attesi e richiesti ad un individuo per il fatto che esso
occupa una specifica posizione in una società. La socializzazione, rende possibile agli individui di
sostenere i ruoli sociali, assicura la sopravvivenza della società. Le idee, i valori, e i modelli di
comportamento che tengono insieme una società hanno una durata superiore alla vita dei suoi
membri, la socializzazione preserva il gruppo. Maestri, insegnanti, genitori, capi…e tutti coloro
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possono concorrere ad insegnare ad un individuo un ruolo e a farglielo sostenere, i gruppi e le
istituzioni che contribuiscono alla socializzazione sono detti agenti di socializzazione.
La socializzazione non e’ un processo semplice. La socializzazione ci cambia, può bloccare certe
persone da un punto di vista emotivo e renderle inadatte determinati ruoli, può spingere gli
individui a ribellarsi allo status quo, producendo cambiamenti sociali di grossa entità.
La socializzazione si attua all’interno di un contesto biologico e culturale che consta nei tratti che
definiscono la persona e che vengono trasmessi ai figli. Tra i condizionamenti biologici ereditati
geneticamente abbiamo azioni come succhiare il capezzolo, afferrare…i bambini quando nascono
hanno comportamenti grossolani, che grazie alla socializzazione e all’apprendimento diventano
complessi come il parlare e il camminare.
Teorie sullo Sviluppo della Personalità
Il più importante prodotto della socializzazione e’ la personalità. Nel corso delle relazioni con
parenti ed amici, fin dall’infanzia una persona sviluppa modelli di comportamento, di pensiero e
sensibilità che nel loro insieme costituiscono una personalità. Il modo in cui una persona cresce e si
sviluppa e’ influenzato da alcuni fattori: intelligenza, età, sesso, peso…perchè in una cultura come la
nostra una persona in soprappeso può aver difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e
relazionale in genere e, dal momento che nell’idea collettivo l’obeso risulta poco attraente, può
sentire minacciata la sua autostima.
Anche l’ambiente povero e con siccità provocando denutrizione può per conseguenza ostacolare la
crescita intellettiva ed emotiva di un bimbo. Gran parte della personalità deriva dalle esperienze
dell’individuo: un grave incidente può lasciare una paura dentro di sè, un incontro fortuito può
portare a conoscere idee e valori inconsueti. Il più importante fattore per lo sviluppo è la cultura.
 Per Sigmund Freud, l’individuo è in conflitto con la società e le pulsioni ci inducono a
cercare i piaceri che la società proibisce. Secondo Freud, la personalità si compone di tre
parti.
ES : la sorgente di energia tesa alla ricerca del piacere, cerca di scaricare energia per ridurre la
tensione come per esempio l’orgasmo, l’escrezione, il poppare…
IO : il sorvegliante della personalità, controlla il traffico in entrata ed in uscita.
SUPER-IO : esercita una funzione morale e giudicatrice, incarna il genitore idealizzato, richiede un
comportamento perfetto, secondo gli standard di tale genitore.
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Tutte queste tre parti sono attive già nel bambino, che viene premiato o punito dal super-io con
sentimenti di colpa o di orgoglio.
La personalità si forma in 4 fasi collegate ognuna con una zona erogena del corpo. La prima di
queste zone e’ la bocca.
FASE ORALE : le attività del bambino si incentrano nell’ottenere soddisfazione attraverso la bocca,
come per assumere cibo, ma anche solo per il piacere di succhiare.
FASE ANALE : nella vita del bambino i problemi legati alla ritenzione o all’eliminazione assumono
una grande importanza. Questa fase e’ contrassegnata da una lotta per l’autonomia, e del controllo
sfinterico.
FASE FALLICA : i bambini entrano nella fase edipica ed iniziano a fare fantasie di rapporti sessuali
con la madre, le bambine si accorgono di essere prive di pene e si sentono inferiori.
Dopo un periodo di latenza in cui maschi e femmine si trascurano a vicenda si avvia la 4 fase.
FASE GENITALE : si pone all’inizio della pubertà, ma la sorgente principale di piacere e’ costituita
dal rapporto sessuale.
Freud osservò che le 4 fasi possono verificarsi anche simultaneamente o in maniera sovrapposta. A
volte accade che una persona anzichè andare avanti , crescere e procedere alla fase successiva,
rimane fissata ad essa, e per Freud ciò può portare anche a forme di esibizionismo e perversione.
Le persone che tendono a tornare alle fasi precedenti si dice che sono in regressione.
 Erikson (1902), propone una teoria dello sviluppo che copre tutto l’arco della vita di un
individuo. Ciascuna delle 8 fasi ruota attorno ad un problema o ad un momento di crisi
specifico. Il passaggio alla fase successiva avviene quando il problema e’ stato risolto.
Erikson si rifà al modello freudiano delle fasi orali, anale…ma la sua e’ una prospettiva meno
biologica e più sociale.
Il primo compito dell’Io e’ la ricerca di un modello duraturo per la risoluzione del conflitto tra
fiducia e sfiducia. I bambini sono abituati che gli si cambi il pannolino, sono accuditi in tutto,
quando loro non si arrabbiano se chi si prende cura di loro va via, allora la fase e’ superata, la prima
crisi e’ risolta. Il 2° anno vede il bambino in rapida crescita sia del linguaggio che muscolare, la crisi
da superare e’ ora il conflitto tra autonomia vergogna e dubbio.( controllo sfinterico).
La terza fase si verifica intorno al quarto anno di vita, e’ una fase di curiosità e immaginazione, c’e’
una duplice tensione : spirito di iniziativa e senso di colpa.
La quarta fase abbraccia i primi anni di scuola, la crisi da fronteggiare e’quella tra operosità e senso
di inferiorità. I bambini hanno rapporti con adulti e insegnanti, si interessano a ruoli della vita reale
come il pilota, il pompiere, il medico…ruoli che interpretano nelle loro fantasie. La non riuscita di
questa crisi lascia nel bambino sentimenti di inadeguatezza ed inferiorità.
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La quinta fase si colloca nell’adolescenza con il conflitto tra pulsioni e ricerca di una collocazione
socio-professionale. Emerge la confusione circa il proprio Sé e il proprio ruolo. Un insuccesso in
questa fase può compromettere gravemente i successivi tentativi di scelta del lavoro, di un partner,
e di amici adatti.
Erikson prosegue le sue fasi con una fase adulta con il corteggiamento, il matrimonio, l’intimità e la
fiducia nel rapporto, questo periodo fronteggia il conflitto tra creatività e stagnazione minaccia
della fase successiva e più matura fino alla senescenza dove il non accettare le crisi di questa fase
porta l’anziano al disprezzo per sè stesso.
La Socializzazione cambia dall’infanzia all’età adulta, a volte può essere un adattamento che usiamo
per fronteggiare un periodo di crisi. Un tema oggi molto discusso e’ quello della crisi di mezza età,
che si riferisce ad un adulto al vertice della carriera, di fronte alla pensione, o alla donna che vede il
proprio “nido” svuotarsi. Questo periodo e’ vissuto con forti angosce all’idea di invecchiare,
preoccupazione della morte, tentativi frenetici per sentirsi giovani, ciò può portare a modificare
atteggiamenti abitudinari, all’adulterio, al divorzio, ad un cambiamento radicale di lavoro e di
immagine, ad atteggiamenti inconsueti, goffi e ridicoli per l’età. La socializzazione nella vecchiaia
e’importante per la nostra cultura che esalta i valori della giovinezza e ignora gli anziani.
Ecco 3 famosi esempi che mostrano l’importanza di una socializzazione fin dai primi giorni di vita:
IL CASO DI KAMALA
Nel 1921, un missionario trovò in India una ragazzina “selvaggia” di otto anni che si supponeva
fosse stata rapita ai suoi genitori ed allevata dai lupi. Mangiava carne cruda avvicinando la bocca al
cibo e non viceversa, non aveva espressioni facciali, viveva nuda e si dimostrava assolutamente
ostile verso altri esseri umani. Negli anni fece grandi progressi, si affezionò alla moglie del
missionario, imparò un linguaggi semplice, imparò a mangiare cibi cotti e a vestirsi, ma non
raggiunse mai il livello di un bambino normale.
IL CASO DI ISABELLE :
Questa bambina visse in isolamento forzato solo con la madre sordomuta, e con lei stabilì un
linguaggio gestuale. A sei anni venne trovata, mancava di socialità nei confronti di altri, era ostile,
produceva solo suoni rauchi, ma con due anni di trattamenti intensivi, divenne socievole ed allegra.
Appare evidente che il fatto della presenza e del contatto con la madre nei primi anni di vita e
l’assistenza speciale ricevuta per tempo siano stati fattori determinanti al suo sviluppo.
Da qui l’importanza di un contatto sociale fin dall’infanzia.
Gli studi sulle SCIMMIETTE DI HARLOW sottolineano l’importanza del calore materno come
forza di socializzazione. Le scimmiette venivano esposte ai “surrogati di madre”, che dispensavano
latte tramite un filo, la scimmia madre era di ferro l’altra madre era di stoffa. Le scimmiette
preferivano avvicinarsi il modello di madre di stoffa, alla ricerca del calore. In altri esperimenti le
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scimmie che avevano preso latte solo dal surrogato di ferro erano cresciute più aggressive nei
confronti dei propri piccoli, arrivando talvolta ad ucciderli; quelle diventate madri e fin da piccole
allevate dalla scimmia in stoffa risultavano più materne e protettive verso i loro piccoli.
LA RISOCIALIZZAZIONE nel disabile:
Si deve evitare di pensare che ciò che si acquisisce nei primi anni di vita sia un fenomeno
immutabile. La Socializzazione dura tutta la vita: Il fatto che esistano le conversioni religiose anche
in età adulta, il successo della psicoterapia nel dare una svolta alla risoluzione di crisi esistenziali, il
reinserimento socio-lavorativo degli ex tossicodipendenti o ex detenuti mostra che la
risocializzazione e’ comune produce risultati anche nella vita adulta, dove può assumere la forma di
un addestramento occupazionale.
La risocializzazione dà l’opportunità di ri-inclusione nella società per tutto l’arco della vita. Anche i
pazienti che riportano lievi o gravi menomazioni fisiche o neurologiche possono attraverso
programmi riabilitativi su misura essere reinseriti nel mondo produttivo grazie anche all'uso delle
tecnologie informatiche che vanno a ridurre il gap cognitivo ed esperenziale di individui con
situazioni di deprivazione. Esistono vari progetti che possono dare un aiuto al reinserimento sociale
di un disabile, di un individuo che ha riportato invalidità in seguito ad pregresso trauma o malattia.
Attraverso un percorso graduale, si deve cercare di raggiungere i seguenti scopi:
1.rafforzare l'identità ed il ruolo del disabile;
2. rendere possibile il reinserimento lavorativo favorendo l'aspetto della socializzazione al lavoro compromessa
dell'evento infortunistico;
3. garantire pari opportunità nella ricerca delle occasioni di lavoro. Percorsi individuali volti al collocamento
mirato: Orientamento professionale - competenze, percorsi di counseling per individuare le risorse latenti Formazione professionale – Riqualificazione - Tirocini.
La filosofia dell'intervento di risocializzazione e rimotivazione al disabile mette al centro del
percorso la persona che, accompagnata da operatori esperti nel campo della mediazione all'interno
di strutture convenzionate nel campo della formazione professionale, condivide con essi in forma
individualizzata le scelte da effettuare per riavvicinarsi al mondo del lavoro.
La persona disabile, viene posta al centro di un approccio multidisciplinare che, tramite la
collaborazione e specifiche professionalità porta ad un progetto riabilitativo personalizzato.
Si sta affermando il superamento del concetto di inabile a favore di diversamente abile e cioè
capace, con strumenti di sostegno sia sulla persona che sugli ambienti di lavoro, di recuperare la
propria autonomia e di essere reinserito, tornando a svolgere la vita sociale piena a tutti gli effetti.
Si deve entrare nell’ottica che la persona disabile può e deve rappresentare una risorsa per
l’economia di un paese e non essere solo il destinatario di un costo sociale.
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*****
L’APPROCCIO “SOCIAL COGNITION”:
Teoria Cognitivo-Sociale: E’ l’approccio che sostiene il paradigma dell' apprendimento
sociale, secondo cui l'apprendimento, soprattutto nell'età infantile, promana dall'esperienza dei
modelli comportamentali, quindi dalla cultura della propria comunità o gruppo di appartenenza.
Questo approccio vede la persona attiva, in grado di elaborare informazioni provenienti
dall’ambiente in modo da orientare il proprio comportamento.
Come fa la mente a riconoscere la realtà sociale e a comportarsi di conseguenza ?
La conoscenza e’ organizzata in base a schemi e categorie sociali. La percezione umana non
riproduce semplicemente ma ricostruisce attraverso l’uso di questi schemi. Gli schemi sono
strutture cognitive che rappresentano un oggetto di conoscenza, e influenzano la codifica delle
informazioni nuove.
Categorizzazione: La creazione di categorie mentali rende equivalenti cose diverse tra loro
discernendole ma consentendo di raggrupparle in base agli eventi e in classi, perchè se dovessimo
rispondere in modo unico agli stimoli che riceviamo e alle nozioni che apprendiamo saremmo
sopraffatti dalla complessità dell’ambiente circostante.
Il membro di una categoria che possiede il massimo di attributi in comune con gli altri membri della
categoria stessa e’ il prototipo. E’ difficile stabilire i criteri per definire l’appartenenza di un
oggetto ad una determinata categoria, ma si può affermare che alcuni esemplari sono più
rappresentativi di altri. Le categorie sociali hanno un’organizzazione gerarchica, che dipende dalla
situazione e dagli scopi degli individui.
Esistono gli schemi di persona che contengono le informazioni utilizzate per descrivere le persone
in base a tratti di personalità: simpatia, aggressività…o altre caratteristiche che differenziano lo
studente di psicologia, da quello di giurisprudenza. Gli schemi inducono aspettative, influenzano il
ricordo di azioni e la comprensione di nuove informazioni.
Schemi di sè : Contengono le informazioni relative a sé stessi. La descrizione di sé e’ organizzata
intorno ad alcuni tratti centrali.
Schemi di ruolo: Organizzano le conoscenze relative ai comportamenti che ci aspettiamo da una
persona che occupa quel ruolo in quella struttura sociale. Per es. se vediamo una persona in camice
in ospedale lo associamo subito alla professione del medico, ci aspetteremo da lui un
comportamento consono, serio, colto, professionale, ma se questo urla e ride in corsia ci disorienta,
perchè fuoriesce dagli schemi standard ove abitualmente collochiamo la professione medica.
PSICO-SOCIOLOGIA DEL SENSO COMUNE:
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Si intende il modo in cui interpretiamo il comportamento nostro e altrui e come attribuiamo
disposizioni di personalità ed intenzioni a noi stessi e agli altri.
Teorie della percezione sociale degli altri: Facilmente ci facciamo un’impressione su una
persona, anche se le informazioni su sono limitate, ed e’ per questo che facciamo degli errori e siamo
cattivi giudici, c’e’ da dire però che negli errori comuni siamo coerenti. Gli errori che facciamo sono
dovuti al fatto che valutiamo secondo la nostra cultura, per cui la percezione che abbiamo degli altri
non e’ reale ma quella dettataci dalle teorie implicite della personalità .
Le Teorie implicite della personalità: La conoscenza di una persona o delle idee viene
organizzata dalla persona mediante uno "schema" psicologico con cui è costruita, selezionata e
classificata, ogni informazione disponibile all'individuo.
L'effetto alone spiega il giudizio su di una persona attribuendogli solo qualità positive se di essa
abbiamo una informazione positiva; se abbiamo una impressione favorevole di qualcuno, tenderemo
a sopravvalutare il tutto, per es. se una persona e’ bella crediamo che sia anche buona.
E’ a causa dell’ effetto "alone" che la simpatia o l'antipatia dell'insegnante per l'allievo si concentra
solo su determinati tratti e credenze sull’alunno tanto da non considerare eventuali progressi, o a
vedere, gli errori come semplici sbagli. L’effetto alone e’ la tendenza a lasciarsi influenzare, durante
la formulazione di un giudizio verso una persona, da tratti o aspetti che non hanno una relazione
con quanto si sta valutando. L'effetto "Pigmalione" descrive il fenomeno che avviene quando ad
esempio un docente si crea una sua immagine dell'allievo, per cui è lento nell'accorgere di
cambiamenti del profitto che lo costringono a riaccomodare la sua immagine; le prime impressioni
permangono sulle nuove informazioni, l'effetto Pigmalione, spiega perché lo studente qualificato
come "negativo" nella percezione del docente si veda accusato di aver copiato quando produce un
test sufficiente.
ATTRIBUZIONE CASUALE E SPONTANEITA’
Numerose sono le teorie psicologiche che forniscono spiegazioni alla costruzione delle interazioni e
dei comportamenti possiamo solo citare la teoria sull’attribuzione casuale di Heider sull’analisi
ingenua dell’azione. Alcuni studi si concentrano sulla spontaneità di certe attribuzioni, risposte o
di atteggiamenti. Il pensiero casuale e’ importante nel vivere quotidiano, le persone sanno quali
eventi richiedono una spiegazione.
Gli studi hanno messo in luce l’effetto prodotto dall’anticipazione di un’interazione futura e delle
profezie autoavverantesi.
“Noi siamo quello che pensiamo”.: in realtà siamo quello che pensiamo di essere!
Luogo comune? False credenze? Filosofia spicciola? No, “profezia autoavverantesi”. Esempio:
Devo andare ad una festa, prima di arrivarci mi convinco che a quella festa troverò solo persone
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antipatiche e noiose, mi condizionerò in maniera così negativa che, una volta arrivato: sarò teso, mal
disposto nei confronti degli altri .Le altre persone faranno presto ad etichettarmi come asociale,
triste, e, si comporteranno evitandomi ed isolandomi. Morale? Le persone saranno noiose ed
antipatiche, ma questo dipenderà dal modo sbagliato con il quale mi sono rapportato ai presenti.
Se fossi andato a quella festa convinto di divertirmi, con un atteggiamento di apertura rispetto alla
possibilità di conoscere persone interessanti, probabilmente sarebbe finita in maniera diversa .
Noi siamo quel che pensiamo e che quel che diventeremo in futuro è una conseguenza diretta
di ciò che pensiamo adesso. La maniera in cui siamo abituati a percepire il mondo influenza i
risultati che riusciamo a raggiungere e le relazioni che stabiliamo con gli altri.
Perche’ le persone cercano attribuzioni: l’attribuzione e’ una credenza sulle cause di un
evento. Un’altra ragione per la quale le persone compiono attribuzioni e’ di salvaguardare i risultati
positivi ottenuti, negare i propri errori ed accrescere la propria autostima. Quante volte diciamo: “ho
preso un brutto voto perchè stò antipatico al Professore!”. Ciò che conta non e’ quello che causa l’
insuccesso, ma quello che pensiamo ne sia la causa.
IL GRUPPO
La Sociologia definisce gruppo un insieme di persone che interagiscono le une con le altre sulla
base delle aspettative condivise riguardanti il comportamento. È un insieme di persone i cui status
e i cui ruoli sono interrelati. Dato che gli esseri umani sono portati a cooperare, i gruppi sono una
parte vitale della struttura sociale. I gruppi si formano e si trasformano costantemente non è
necessario che siano autodefiniti, possono anche essere identificati dall'esterno.
INTERAZIONE IN UN GRUPPO: Lo studio del comportamento tra individui comporta
l’osservazione delle relazioni tra questi, la relazione è l’interazione tra più persone.
Un processo di interazione tra i componenti di un gruppo ha più contenuti :
- Varietà e qualità delle cose fatte insieme dai partecipanti ad un gruppo
- Reciprocità dei rapporti all’interno del gruppo
- Livello di intimità tra partecipanti
- Percezioni e Grado di coinvolgimento
Queste osservazioni possono essere applicate ad ogni situazione gruppale, un gruppo di studio, di
lavoro, o nel corso di una cena tra amici. Con l’osservazione della gestualità, degli atteggiamenti si
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capiscono le dinamiche delle interrelazioni tra persone, le affinità, le divergenze.
La Teoria dell’Equilibrio: descrive le affinità che ci legano ad una persona piuttosto che ad
un’altra, perchè ha in comune con noi un interesse. La Teoria dell'equilibrio (o Adattamento ) è
mutuata dalla biologia, Piaget indica la tendenza dell'organismo e della mente a sviluppare
equilibrio tra ambiente (stimoli percettivi, culturali) e strutture proprie (organismo, mente), quindi
tra cultura e biologia.
CLASSIFICAZIONE DEI GRUPPI :
Gruppo primario: composto da almeno tre persone che interagiscono per un periodo di tempo
relativamente lungo sulla base di rapporti intimi faccia a faccia (es: famiglia, gruppi di amici,
piccole comunità).
Gruppo secondario: composto da un numero di persone che interagiscono su basi temporanee,
anonime e impersonali. I suoi membri non si conoscono affatto personalmente o, al massimo si
conoscono in relazione a particolari ruoli formali anziché come persone nella loro completezza.
Solitamente conseguono finalità specifiche e meno emotivamente impegnate (aziende, partiti
politici, burocrazie statali).
La coesione di gruppo: definisce il livello di solidarietà fra i membri, la condivisione di norme e
produce senso di appartenenza determinata da fattori emotivi.
Il
LEADER di un gruppo : Cosa fa di una persona un leader?
Essere leader significa gestire e condurre, dirigere e orientare la propria azienda verso gli obiettivi
fissati. Avere la capacità di comunicare in vari contesti, gestendo le proprie emozioni. Anticipare i
tempi, scoprendo nuovi spazi e tendenze. Essere leader significa scegliere, decidere, ottenere.
La leadership, è l’insieme di più capacità:
Capacità di problem solving e di mediazione, cioè trovare soluzioni pratiche ai problemi.
Sensibilità: accorgersi di ciò che funziona e di cosa non va nel team e nei singoli.
Passione: sapere ciò che motiva e coinvolge il gruppo. La Strategia: comprendere le forze in campo
per raggiungere il proprio obiettivo. Molti leader di successo hanno imparato queste attitudini e
comportamenti. Leader in alcuni casi non si nasce ma si può anche diventare.
GESTIRE RISORSE NELLE AZIENDE: Il manager di un azienda è responsabile, imprenditore,
direttore e d organizzatore. Quando pensiamo al leader, pensiamo al capo, a colui che comanda, al
responsabile di una divisione. Ci sono leader che adottano uno stile autocratico e che esercitano il
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loro potere in virtù della posizione e del ruolo che ricoprono. Il vero leader, possiede delle
caratteristiche quali:
- Self-awareness: coscienza di sé. Il leader è cosciente delle proprie capacità, della propria
intelligenza da non confondere con immodestia e presunzione.
- Credibilità: tutti coloro che hanno a che fare con lui lo reputano una persona credibile ed
affidabile; è importante che il team si fidi di lui.
- Empatia: il leader è capace di «sentire» le persone, di capire quello che provano.
- Onestà: il leader è una persona onesta, corretta e leale.
- Comunicazione: capacità di farsi capire, capacità di esprimere chiaramente le idee e gli obiettivi
da raggiungere; il bravo leader sa comunicare, sa capire gli altri e sa farsi comprendere dagli altri.
- Active listening: capacità di ascoltare e di capire.
- Vision: lungimiranza, il vero leader guarda lontano, ha la capacità di trasmettere la sua vision al
proprio team.
CURIOSITA’: Differenze semantiche tra capo autoritario e autorevole
Autorevole: importante, influente, degno, potente, preminente, prestigioso, eccellente, egregio,
insigne, ascoltato, considerevole, notevole, significativo, elevato, nobile, dotto competente, esperto,
ferrato, preparato, qualificato, specialista, valente, versato.
autorevolezza: calibro, importanza, polso, forza, prestigio autorità che influenza, peso, potenza,
potere, valore, incidenza.
autoritario: deciso, determinato, imperioso, perentorio, arrogante, prepotente, antidemocratico,
assolutista . Contrari: debole, imbelle, democratico, illuminato
Knowledge management e gestione delle competenze professionali
In Italia, a partire dagli anni ‘80, il SSN ha subìto numerosi interventi legislativi che hanno
modificato
gli
assetti
organizzativi
delle
unità
preposte
alla
tutela
della
salute.
Le strutture sanitarie pubbliche hanno assunto la natura di azienda, a cui viene affidato il ruolo di
realizzare gli obiettivi di prevenzione, cura e riabilitazione, sotto il potere di programmazione,
controllo e vigilanza delle Regioni, compatibilmente con le risorse disponibili. In questo scenario,
c’è il rischio di sovrapposizioni di incarichi, per cui diventa primario il coordinamento dei poteri.
I responsabili di centri sanitari devono operare interventi finalizzati a razionalizzare le risorse, a
migliorare la qualità e la quantità delle prestazioni fornite, sostenere attività in grado di generare un
risparmio e di contribuire ad eliminare gli sprechi e le duplicazioni di spesa, per cui è importante
che abbiano le basi teoriche e gli strumenti gestionali. Il leader di un gruppo deve avere competenze
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e strumenti per gestire i professionisti sanitari, le risorse umane vanno valorizzate favorendo il
riallineamento tra fini istituzionali e fini individuali del singolo professionista.
AZIENDA SANITARIA - Il processo di riforma che ha avuto origine con i D.Lgs. 502/92 e 517/93.
Il
processo
di
riordino
del
SSN
ispirandosi
ai
principi
della
regionalizzazione,
dell'aziendalizzazione e della responsabilizzazione, ridefinisce l'assetto istituzionale, gestionale e
organizzativo; le Regioni diventano responsabili. Con il processo di aziendalizzazione si
concentrano autonomia e responsabilità gestionale a livello locale; le aziende sono governate da un
direttore generale nominato dalle Regioni, hanno autonomia giuridica, patrimoniale, contabile,
organizzativa, amministrativa, gestionale e tecnica e sono quindi responsabili del loro operato. Con
il termine azienda sanitaria si intende la dimensione economica di un istituto in cui le risorse si
combinano realizzando la produzione di beni o servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute.
Altro elemento caratterizzante l'azienda, è la eterogeneità delle funzioni. All'interno di un'azienda
sanitaria vi è una divisione del lavoro centrata sul concetto di specializzazione, verso il quale viene
indirizzato il paziente.
LEADERSHIP TRASFORMAZIONALE e CARISMATICA:
I leader sono i capi che riescono a creare un’ immagine positiva di sè stessi tra coloro che li
circondano.
Nei ruoli organizzativi il potere assume varie forme (di posizione, di competenza, di
riconoscimento, di coercizione, di carisma). Il potere nelle organizzazioni e la leadership sono intesi
come uso di una influenza non coercitiva per dirigere e coordinare le attività dei membri di un
gruppo verso il raggiungimento degli obbiettivi del gruppo stesso. Sono stati fatti numerosi
tentativi nel definire la personalità del leader ma non ne esiste ancora una definizione univoca.
Il compito del leader è dirigere, coordinare, promuovere l'iniziativa personale, sciogliere le tensioni
emotive, far si che il gruppo lo percepisca come un punto di riferimento.
Le teorie hanno studiato i tratti del leader e hanno cercato di capire se le caratteristiche che
rendono un leader tale siano acquisibili o ereditarie. Galton, nel 1869, ha affermato che quelle
qualità le possiede solo chi le ha ereditate e che è impossibile acquisirle tramite l'apprendimento,
secondo la sua teoria quindi il successo è legato a caratteristiche genetiche predominanti.
Gli studi si concentrano su: intelligenza, la personalità e le abilità.
Le teorie della contingenza osservano come il leader riesce a gestire una situazione.
Hersey e Blanchard, hanno focalizzato teoria della leadership situazionale.
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Alcuni teorici affermano che la leadership possiede delle doti definibili solo dagli osservatori in base
a delle qualità quasi inspiegabibili ma percecibili da classificare una persona invece di un'altra come
leader, in base a degli schemi cognitivi che influenzano la percezione.
Fiedler e i suoi collaboratori elaborano la teoria delle risorse cognitive: un nesso tra le abilità
intellettuali, lo stress, l'esperienza del leader e la performance del suo gruppo. Blades nel 1986
afferma che i leader dovrebbero comportarsi nei confronti del gruppo in base alla propria
intelligenza. E’ il gruppo che definisce il proprio leader in base a sue caratteristiche, è il gruppo che
risponde emozionalmente al leader.
I leader transazionali sono coloro che riescono a creare una immagine positiva di se’ stessi nelle
menti di chi li circonda, individui dotati di qualcosa che gli altri chiamano carisma: la leadership
carismatica non esiste un modello, i leader carismatici vengono studiati in base all'effetto che essi
hanno sulle emozioni dei collaboratori.
Gli effetti delle caratteristiche del leader sul gruppo di seguaci sono: la fiducia, la similitudine tra i
membri del gruppo e il leader, l'accettazione, l'obbedienza, l'identificazione con il leader, il coinvolgimento emotivo
dei membri del gruppo nel raggiungimento degli obiettivi e il grado di partecipazione alla mission.
*****
Oggi la figura di questo ruolo organizzativo è altamente richiesta. Viene promossa
l'iniziativa personale e non c'è posto per coloro che non ne hanno. Come avviene con
le leggi di mercato, gli individui migliori vengono scelti in base alla qualità. La
motivazione al successo è necessaria per poter emergere. Così si giustifica, la corsa
verso una scolarizzazione più alta e verso corsi di formazione più qualificati. Per non
essere tagliati fuori la società ci offre la possibilità di investire su noi stessi di
trasformarci in una offerta o in una proposta di lavoro.
LE RELAZIONI SOCIALI
La Natura dei Rapporti: Il comportamento sociale avviene tra persone che sono legate tra loro
da rapporti di varia natura, coppie, amici, parenti, colleghi…varie teorie cercano di distinguere il
motivo di tali legami. La teoria biologica osserva le relazioni tra insetti, per loro l’importanza del
cooperare e relazionarsi e’ per garantire la sopravvivenza della specie. Nell’uomo, un impulso
biologico favorisce la sopravvivenza dei geni, e fa si che le persone siano attratte da chi possiede i
geni simili ai propri. Molte ricerche studiano il motivo che spinge le persone a donare i reni, la
parentela e’ determinante. Ricerche sull’attrazione mostrano che ci piacciono le persone che ci
procurano gratificazione. La Teoria dell’Equilibrio postula che la simpatia tra due persone dipende
dalla coerenza fra le loro opinioni e credenze. Le relazioni subiscono l’effetto della socializzazione
per es. il comportamento tra innamorati, tende a riproporre i gesti e le azioni tra madre e neonato.
Nell’AMICIZIA preferiamo persone simili a noi, e’ più probabile che si diventi amici se c’e’
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affinità nelle credenze e nei valori, ma anche stessa età, stessa classe sociale. Alla base dell’amicizia
vi e’ il bisogno di compagnia, affetto, aiuto, fiducia. Il rapporto evolve in base alla confidenza che si
instaura nel rapporto e al grado di coinvolgimento, ad esempio si può trasformare in amore.
Il MATRIMONIO: e’ un legame appagante, comporta maturità, pazienza, sostegno, comunanza
di interessi nel tempo, giochi di potere, gelosia, e un gran numero di litigi. Il rapporto matrimoniale
e’ un vero contratto, comporta un investimento di tempo e di denaro, l’appagamento che provoca
però si trasforma in angoscia se il legame finisce. A dispetto delle battute sul matrimonio, questo e’
fonte di felicità, e’ un’esperienza che procura gioia, alcuni dati mostrano che le persone della stessa
età non sposate sono meno felici. Un’indagine condotta a Londra, ( O’Connor- Brown) evidenziò
che il 70 % di donne che dichiaravano di avere una relazione stretta e appagante non soffrivano di
alcun disturbo psicologico, contrariamente a quelle che non avevano alcuna relazione.
I PARENTI: rappresentano il legame più importante al di fuori della famiglia d’origine. Al
contrario dell’amicizia i legami tra consanguinei non si indeboliscono nel tempo. Con i parenti ci si
diverte meno che con gli amici, ma ci si aiuta di più nelle questioni di denaro, e anche se le cene di
Natale possono sembrare anacronistiche, mostrano la voglia di star insieme, e il motivo e’ da
ricercare in quel “gene egoista” oggetto di studio della sociologia e della genetica.
I COLLEGHI DI LAVORO: L’ambiente di lavoro favorisce scambi e incontri, possono nascere
amicizie nelle pause caffè, momento di relax e sfogo, ma anche ostilità tra gruppi e persone, al punto
di etichettarne alcune e rendergli la vita difficile. Il Mobbing, sia dal punto di vista di fenomeno
sociologico che psicologico, e’ frutto di situazioni stressanti e disagi a scapito di una persona e fatte
dal gruppo che lo mette al margine ed in ridicolo, ne deriva un trauma stressante e con evidenti
effetti sulla salute psico-fisica e sul comportamento nel sociale.
IL COMPORTAMENTO SOCIALE
Il Comportamento Altruistico o pro-sociale segue le leggi che valgono per il singolo, e’
dettato dalle ricompense e dai costi che possono generare dall’essere altruisti, anche se in buona
fede nel dare aiuto al prossimo. Ciò non significa che non esistono persone totalmente buone o
disinteressate, che danno aiuto rischiando in prima persona, come che si tuffa in acque gelide per
salvare uno sconosciuto a rischio di un assideramento.
Gli studi condotti sull’altruismo evidenziano motivi come il senso del dovere morale, empatia,
reciprocità, riconoscimenti, innalzamento dell’autostima. In realtà c’e’ uno scambio reciproco tra
chi riceve aiuto e chi lo dà. La norma della responsabilità sociale e’ che le persone diano una mano a
chi dipende dal loro aiuto, e’ un processo che inizia quando ci si accorge che una persona ha
bisogno di aiuto, la fase seguente e’ la creazione di sentimenti di dovere, la valutazione di costi –
benefici (rischi, fisici e di immagine). Numerose ricerche segnalano che la disponibilità a donare
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aiuto e’ maggiore quando lo spettatore si trova solo rispetto a quando e’ in compagnia, un po’ per
timore della valutazione e un po’ perchè la responsabilità e’ alleggerita.
Il Comportamento Aggressivo: L’aggressività e’ il comportamento che di nuoce un altro
essere umano in termini di minacce fisiche o morali. E’ l’applicazione del potere con punizioni.
L’aggressività e’ favorita dalle condizioni emotive, per esempio se e’ frustrata o meno.
Approccio psicanalitico: Secondo Freud, l’aggressività e’ una reazione dell’individuo alla
frustrazione sperimentata durante la ricerca del piacere. Dopo il 1920, abbandona questa visione in
favore della teoria dei due istinti di vita di autoconservazione e di morte (thanatos). L’energia
distruttiva va indirizzata verso l’esterno, per Freud l’energia impiegata nell’essere aggressivi ha il
fine di allentare e ridurre la tensione, proprio come l’attività sessuale. Nel 1939, il Gruppo di Yale,
riprese i concetti di Freud sulla frustrazione come causa degli istinti aggressivi, essi affermavano
che una frustrazione produce sempre qualche forma di reazione aggressiva e che l’aggressività e’
sempre conseguenza della frustrazione. Giunsero le critiche che quali affermavano che esistono altri
tipi di reazione alla frustrazione, come il pianto, la fuga, l’apatia, il comportamento aggressivo non
e’ l’unica risposta. Le teorie sulle folle indicano quanto cambia il comportamento umano se e’
influenzato da chi sta vicino, la folla e’ più irrazionale. La teoria della Norma emergente conferma
che all’interno di un neo-gruppo si creano neo-regole condivise da tutti i presenti.
La Devianza
Si verifica devianza quando gli individui si discostano da un comportamento standard, questo non
e’ un concetto semplice o assoluto, perchè in determinate circostanze gli omicidi sono permessi e
giustificati, per es. in guerra, e gli stupri erano considerati un bottino di guerra.
La devianza si può definire un comportamento che si discosta dalle norme di un gruppo, una
divergenza dalle norme sociali con il conseguente discredito per l’individuo che le compie.
Essa è una categoria più ampia di quella del "crimine" che designa solo quegli atti cui si applica una
sanzione ufficiale. Durkheim sottolinea che la devianza è un fenomeno normale della societá, e
alcuni l'hanno messa in rapporto con l'attitudine alla creativitá che fa parte del nostro agito. Per
Durkheim l'analisi della devianza e delle reazioni ad essa costituisce un elemento funzionale alla
definizione dei confini sociali e all'espressione della solidarietá sociale. I teorici del conflitto hanno
invece investigato la maniera in cui il trattamento della "devianza" nella società costituisce un
meccanismo di controllo e di repressione; questo si presta a manipolazioni strategiche da parte
della classe dominante per favorire i propri interessi e conservare la propria posizione. Per
Durkheim “un atto è criminale perché urta la coscienza comune” ma bisogna tener conto del fatto
che le risposte della collettività a uno stesso atto variano nello spazio e nel tempo: per questo
motivo si parla di relatività dell'atto rispetto al: momento storico, ambito geografico, situazione.
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Il medico italiano Cesare Lombroso, mise in rapporto il comportamento aggressivo e deviante della
persona e certi suoi tratti somatici: mascella prognata, barba rada, bassa sensibilità al dolore.
Questa teoria fu largamente apprezzata ma ebbe anche molte critiche legate alle generalizzazioni.
Sheldon, descrisse i tipi endomorfi con un corpo soffice e tondeggiante, più socievoli del tipo
mesomorfo duro, angolare e più irrequieto, e dell’ ectomorfo: sottile, fragile, sensibile e nervoso.
Nella devianza sessuale si spiega l’esibizionismo con un complesso di castrazione non risolto.
La teoria dell’anomia, forse e’ la più antica spiegazione della devianza, e si deve a Durkheim. Questa
afferma che in una condizione sociale priva di norme, gli individui compiono infrazioni perche’ non
hanno un punto di riferimento. Le
regole svolgono un ruolo psicosociale: regolano il
comportamento degli individui, che sanno cosa aspettarsi dagli altri e cosa la società si aspetta da
loro. Becker, e’ fautore della Labeling Theory o Teoria dell’Etichettamento che spiega il fatto per cui i
gruppi dei più potenti facilmente etichettano come devianti i più deboli. La persona che infrange le
regole non si definisce deviante da sé (devianza primaria), nella devianza secondaria la persona
etichettata e’ trattata come deviante, al punto di considerare sé stessa veramente deviante.
*****
FAMIGLIA e RETE SOCIALE
La famiglia è da sempre considerata il più importante gruppo di riferimento dell’individuo, il
gruppo sociale primario. Nella società feudale, agraria, la struttura familiare era patriarcale
parentale estesa, con proprietà indivisibile e collettiva dei beni. La donna era sottoposta ad un
rapporto di subordinazione piena. La famiglia premoderna, è legata al tessuto sociale della
parentela, del villaggio, della comunità locale, e i ruoli del marito-padre e della moglie-madre sono
al contempo vincoli limitativi per l'individualità, ma anche garanzie di solidarietà sociale.
Il tipo prevalente di famiglia premoderna è quello che raggruppa tre grandi funzioni sociali: di
integrazione e socializzazione culturale di tutti i membri della parentela ad un comune sistema; la
funzione economica (consumo) connotata da chiusura verso l'esterno e da pochissimi scambi
economici; infine la funzione politica, che, comprende aspetti di assistenza reciproca, di governo, di
controllo della proprietà.
La famiglia, ha subito nel corso del XX secolo profonde trasformazioni. Agli inizi del Novecento si
parlava di famiglia patriarcale, dove i ruoli dei coniugi erano distinti: il capofamiglia, l'uomo
pensava a lavorare e a mantenere la famiglia, mentre la donna si preoccupava dei lavori di casa e
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della crescita dei figli. I rapporti con tutta la parentela erano saldi e fortemente connessi con la
morale
cristiana,
così
la
vita
quotidiana
girava
intorno
al
focolare
domestico.
A partire dagli anni’50, la famiglia muta. La donna: negli ultimi decenni con il riconoscimento di
diritti fondamentali si è sempre più inserita nella società; partecipa all'attività lavorativa, alla vita
politica, assume il ruolo di "manager". Oggi, la famiglia sta attraversando un periodo di crisi, dovuta
da una parte alla perdita di valori morali importanti e dall'altra al lavoro e agli impegni che
condizionano la vita quotidiana della coppia italiana. Nasce l'unione coniugale "tipo" occidentale,
ossia la famiglia nucleare o coniugale.
La famiglia estesa invece è formata da almeno una coppia o da più famiglie nucleari unite, per es.
quando un figlio adulto si sposa e convive con moglie e figli nella casa paterna.
Il matrimonio assume un significato diverso, se prima era "per la vita", oggi le coppie che divorziano
sono sempre più numerose. Emergono nuovi tipi di famiglie che rappresentano una buona parte
della popolazione: le libere unioni, le famiglie ricostituite e quelle formate da single. La famiglia è
un gruppo speciale, è una istituzione con regole dettate dall’affetto e non codificate, trasmesse
culturalmente, ma ha anche regole del diritto scritto che la definiscono e tutelano.
Uno dei segnali importanti di tutela risiede nella proibizione dell’incesto, che non scaturisce da
tendenze religiose o psicologiche ma da un istinto sessuale primitivo: da un lato vi sono i parenti
che possono fornire il coniuge, dall’altro coloro con cui è vietato accoppiarsi. Questo
comportamento arcaico si è trasmesso fino ai nostri giorni. Sebbene le trasformazioni subite, la
famiglia mantiene l’importante ruolo di agenzia primaria educativa per il bambino, consente la
socializzazione che determina la formazione della personalità, funzione resa possibile dalle sinergie
dell’intera rete sociale.
*****
Comunicazione: un processo psico-sociale
Tra tutte le varie tipologie di interazioni sociali, la comunicazione riveste un ruolo centrale.
La tecnologia sta trasformando la concezione della comunicazione che viene mediata da mezzi
elettronici e multimediali; ciò da un lato consente di comunicare a grandi distanze e con velocità,
dall’altro si perde tutta la ricchezza, le sfumature di una buona comunicazione faccia a faccia.
Il campo di studi sul linguaggio e’ molto vasto, le discipline di cui e’ oggetto di studio sono
linguistica, fonetica, arte, dialettologia,patologia(afasia), antropologia culturale, sociologia.
Ciò che rende possibile la comunicazione e dà un significato al comunicare e’ la competenza
comunicativa intesa come l’insieme di regole, condizioni e conoscenze che un individuo di una
comunità linguistica e sociale utilizza per interagire con altri parlanti. Oltre ad una competenza
comunicativa, c’e’ una competenza linguistica che ci fa produrre ed interpretare i segni verbali,
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riconoscere i suoni e formare le frasi; una competenza paralinguistica: gli intercalare, le risate, le
esclamazioni, l’enfasi e la pronuncia; una competenza cinesica : ovvero la comunicazione mediante
gesti, cenni, mimica e una competenza prossemica, cioè la capacità di variare gli atteggiamenti le
movenze e le distanze nel corso dell’atto comunicativo. Il terapeuta, il professionista della salute, se
aiutati da doti empatiche innate, riescono con la competenza socio-culturale a riconoscere in un
paziente il tessuto sociale e gli elementi che lo inseriscono in una determinata cultura e ruolo. Può
infatti essere utile saper analizzare i sistemi di comunicazione o stili comunicativi del suo paziente,
il suo sistema intonazionale, le inflessioni di voce, il sistema paralinguistico: che comprende fenomeni
quali borbotii, sbadigli, sussurri, risolini, colpi di tosse, la velocità dell’eloquio, le esitazioni, oltre al
sistema cinesico ovvero i movimenti delle mani, del corpo, del viso, dello sguardo ed il reciproco
contatto visivo. La distanza o la prossimità tra due persone e’ interpretabile come un indice della
relazione esistente tra gli interlocutori.
L’atto comunicativo ha bisogno di più fattori: l’ emittente, chi produce il messaggio, un codice, che fa
da sistema di riferimento, un messaggio, che e’ l’informazione da trasmettere, un contesto in cui il
messaggio e’ inserito, un canale, cioè un mezzo fisico che rende possibile la trasmissione del
messaggio e un ricevente, che e’ colui che riceve il messaggio. La relazione tra ricevente ed emittente
e’ bilaterale e reversibile.
La funzione della comunicazione e’ dare un significato ad un interazione, e ad una situazione.
Con la parola-formula PARLANTE, si possono individuare le parti componenti del discorso.
P = partecipanti ad un evento, ad un discorso ( persone, emittente-ricevente)
A = atti: forma e contenuti di ciò che viene detto.
R = risultati, obiettivi.
L = localizzazione o setting, ambiente psicologico, scena, luogo dello scambio comunicativo.
A = agenti strumentali: scelta del mezzo, del canale, parlato, scritto…
N = norme di interazione e di interpretazione, regole condivise
T = tipi, categorie: conversazione, lezione, preghiera…
E = Espressione, tono, modo umore con cui un atto e’ compiuto.
Il momento dell’emissione di un messaggio e’ caratterizzato dalla necessità di trasformare un
contenuto psichico in un fatto obiettivo, il processo di decodifica di un contenuto da un mittente
ad un interlocutore e’ una serie complessa di operazioni a livello cognitivo, emotivo, affettivo,
interpersonale. Dapprima l’emissione può essere rappresentata dal canale dell’apparato fonatorio,
cinesico, tattile o addirittura da suoni meccanici ( come lo squillo di un citofono e di un sms), poi a
seconda della modalità di codifica ( verbale o non ) avviene l’interpretazione del messaggio e la
comprensione del significato.
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La gamma di tratti extra linguistici e paralinguistici, sono potenziali portatori di informazioni utili
relative all’identità e alla personalità dell’emittente. Dal linguaggio, si possono capire caratteristiche
di una persona, lo schema concettuale del suo discorso, le scelte grammaticali, sono utili indicatori
di caratteristiche circa l’età, il sesso, la provenienza geografica, l’occupazione, il livello culturale, lo
strato sociale. Possiamo capire se il suo modo di parlare e’ consono all’età e al percorso di studi
effettuato, se il suo linguaggio e’ da “addetto ai lavori”ed in quale determinato settore.
L’espressione “sono felice! ” , può essere espressa verbalmente, dichiarandolo o con segni non
verbali, come un sorriso. Studi effettuati nel 1972 da Argyle confermano che l’efficacia comunicativa
dei sistemi non verbali e’ maggiore delle espressioni verbali, addirittura di sei volte.
Comunicare con il Counseling
Il Riabilitatore può entrare nel mondo del paziente conoscendo alcuni elementi di comunicazione e
tecniche di Counseling Sociologicologico e Psicosomatico
Il Counseling è uno strumento che si avvale di tecniche comunicative e psicologiche in grado di
facilitare la comunicazione relazionale.
Le tecniche di Counseling si basano sul colloquio, sull’ ascolto, sull’osservazione dello psico-soma
della persona e del suo ambiente, l’operatore sanitario può avvalersi di queste tecniche per facilitare
il rapporto terapeutico con il paziente, riuscendo a capire la personalità o la tipologia del paziente.
Durante il 1° colloquio con un paziente si deve far caso alle sensazioni, alle parole pronunciate dal
paziente ma anche a quelle non dette, dal linguaggio del suo corpo. Si possono apprendere ed
utilizzare tecniche di Counseling per comunicare con il paziente e per entrarvi in empatia più
facilmente, per es. adattandosi alle caratteristiche del paziente (età, cultura, ecc.), facendolo sentire
il paziente accolto e mai giudicato.
Le tecniche di Counseling ci insegnano anche a riconoscere il non verbale del paziente, quanto
comunica il suo corpo. Il Corpo parla ed è capace di dare informazioni che vanno a smentire quanto
viene enunciato verbalmente.
Lo studio della CNV riguarda la cinesica, la postura, la mimica facciale, l’abbigliamento, la distanza
dall’altro, c’è poi un linguaggio Paraverbale i cui elementi caratterizzanti sono:
il tono, il timbro di voce, il volume, il ritmo, la cadenza,la velocità e la dizione.
Saper riconoscere gli stili comunicativi del paziente, la sua intonazione, le inflessioni di voce, il
sistema paralinguistico: borbotii, sbadigli, sussurri, risolini, tosse, la velocità dell’eloquio, le
esitazioni, il sistema cinesico: i movimenti delle mani, del corpo, del viso, dello sguardo sono nozioni
utili x la realizzazione di un alleanza terapeutica.
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Apetti psico-emotivi della postura
Il non verbale della comunicazione è un linguaggio fatto di respiri, atteggiamenti, posture e gesti ed
Emozioni. Emozione: un termine dal latino ex movere: mettere in moto.
Stati d’animo positivi come tranquillità, serenità, sicurezza, entusiasmo mettono in condizioni di
affrontare percorsi, situazioni e periodi difficili, viceversa le emozioni negative come paura e rabbia
spingono a comportarsi in modo non produttivo.
Capita a volte di sentirci stanchi e scarichi, svogliati o privi di energia. Altre volte, invece, si provano
sensazioni di benessere e sicurezza grazie alle quali ci si sente in grado di fare qualsiasi cosa. Stati
d'animo diversi ci permettono di accedere a risorse diverse.
Il modo in cui ci sentiamo determina il modo di affrontare la giornata lavorativa, lo studio, e ciò è
importante come messaggio anche da trasmettere al paziente nel caso sia sfiduciato su una terapia o
riabilitazione. Mente e corpo sono strettamente legati e collegati. Ogni emozione è connessa ad
espressioni, postura e movimenti: "emotions are created by motions" : i movimenti generano emozioni. La
postura è il modo di stare al mondo, è il risultato delle posizioni che si assumono al lavoro, del letto su
cui si dorme, dei traumi: "la postura è l'emozione che prende forma nello spazio".
La comunicazione delle emozioni
Le emozioni più comuni vengono espresse dal comportamento esteriore. Uno stato ansioso può
essere rivelato dal tono di voce, dalla tensione in viso, dalle pupille, dal sudore, dalla gestualità delle
mani e del corpo, dallo sguardo rapido. Anche altri movimenti del corpo possono essere indice di
sensazioni, stringere i pugni mentre si parla può essere legato ad aggressività, grattarsi e’ indice di
imbarazzo, asciugarsi la fronte e’ indice di stanchezza.
In un processo di interazione, si può anche verificare l’atteggiamento nei confronti dell’argomento
in questione, si può infatti essere interessati, coinvolti, annoiati, disgustati, e ciò e’ reso evidente da
posture, espressioni facciali. In ogni incontro si evidenziano anche informazioni sul grado di
parentela o stima o altro caratterizzate dal diritto-dovere di alcune forme linguistiche . In tutte le
culture occidentali, la possibilità di scelta sul darsi del tu o del lei , specifica la relazione. Il fatto che
una persona si presenti con appellativi “Dott, Prof”. dando del lei significa che pretende il Lei, e svela
la differenza di status, mentre l’uso reciproco di forme familiari (tu), indica solidarietà.
La conversazione faccia a faccia: una volta iniziata la conversazione, ogni persona guarda l’altra,
chi parla di solito distoglie lo sguardo nelle frasi lunghe, e solo quando e’ alla fine del discorso fissa
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l’ascoltatore come per aspettare un cenno di risposta. Cenni con il capo, segni di assenso vengono
prodotti dall’interlocutore alla fine di ogni unità ritmica dell’emittente, ad indicare il desiderio
dell’ascoltatore di dare assenso e fornire un feedback. A questo punto il corpo dell’ascoltatore si
prepara a una nuova posizione come per indicare che c’e’ un passaggio nel processo di interazione .
Lo tattiche dello psichiatra si riassumono così : una fase di ascolto in cui e’ seduto sulla poltrona
distante dal paziente, con il capo inclinato per sollecitare le associazioni libere del paziente, poi c’e’
una fase attiva in cui si sporge in avanti ed una finale in cui il terapeuta riabbassa il capo in
posizione di ascolto. Questo modo di fare facilita regola la conversazione e non e’ solo uno scambio
di ruoli, anzi, implica un coordinato movimento detto: “sincronia dell’interazione”. I cambiamenti
nel flusso del discorso avvengono contemporaneamente ai cambiamenti nel movimento del corpo.
Comunicazione non verbale
Svolge importanti funzioni nel comportamento sociale dell’uomo. Grazie alla ricerca, sappiamo che
l’informazione fornita dalle parole può essere contraddetta e smentita da segnali non verbali che la
accompagnano. Le funzioni svolte dalla comunicazione non verbale sono molteplici, e’ il mezzo
principale per esprimere le emozioni e l’ immagine di sè. Un segno di comunicazione non verbale
può essere il contatto, che rappresenta la forma più primitiva di azione sociale come l’abbracciarsi,
il baciarsi, stringere, colpire etc. In alcune culture come la cinese o giapponese il contatto e’ meno
usato che in altre, lo spazio personale che teniamo tra noi e l’altro e’ la zona che ci circonda
immediatamente e che difendiamo. Questa zona e’ una proiezione dell’Io. Il contatto corporeo oltre
a comunicare atteggiamenti interpersonali, produce altri effetti, come l’attivazione fisiologica. Non
siamo tutti uguali nell’interazione, alcuni di noi non sopportano essere toccati, altri si sentono a
disagio in situazioni pubbliche, ciò perchè una forte vicinanza di estranei e’un’invasione del
territorio personale, subentrano sensazioni, l’olfatto, il calore…
La postura segue delle leggi, esistono posture dominanti, mani sui fianchi, portamento eretto, testa
all’indietro, e posture sottomesse, vi sono atteggiamenti di ostilità posizioni amichevoli.
La postura varia con lo stato emotivo, specie in termini di rilassamento-tensione. La postura e’
meno controllabile del tono di voce, e può svelare un’ansia segreta che il volto non lascia trapelare.
Anche il modo di camminare e di stare in piedi rivela comportamenti, ruoli, stato d’animo e status.
La gestualità e’ importante e funge da rinforzo, si pensi al leader che fa un cenno con il capo come
segno di assenso e di attenzione o al saluto silente ma significativamente espresso con le mani.
Il comportamento mimico del volto
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e’ indubbiamente il più espressivo e comunicativo e costituisce il canale privilegiato per esprimere
le emozioni, il volto come mimica e’ diviso in metà inferiore e superiore. Le sopracciglia per
esempio, forniscono dati di perplessità, attenzione, interesse, indifferenza a seconda dell’arco che
formano. Il volto umano e’ capace di produrre un gran numero di espressioni, ed e’ fin dalla nascita
un importante canale di interazione fra adulto e bambino.
Lo sguardo, ha funzioni molto importanti nella comunicazione quotidiana e nell’istaurare di nuove
relazioni., e ciò avviene da sempre, la letteratura e’ ricca di sguardi, spesso diciamo: “evitare lo
sguardo, dare un’occhiata, distogliere lo sguardo…”. I neonati sono attratti dagli occhi fin dalle prime
settimane, con la funzione di ricompensa associata a sorrisi e al cibo.
Un contatto visivo prolungato può provocare imbarazzo e attivazione fisiologica, perchè la
comunicazione e’ una componente dell’intimità. La persona a questo proposito sente delle
contraddizioni tra il voler essere guardata e non esser guardata. L’ansia che ne consegue origina da
esperienze infantili di sorveglianza da parte dei genitori, con la sensazione di esser giudicati.
Anche il silenzio ha i suoi significati nell’ambito di una relazione, può essere associato ad una presa
di decisione, ad un atteggiamento cauto; profonde emozioni sono espresse da lunghi silenzi, e anche
il disagio e’ legato al silenzio, nel tentativo di prevenirlo o ridurlo.
L’aspetto esteriore: consiste nel volto come forma fisica, di abbigliamento, trucco, acconciatura, la
pelle, si ipotizza che se un individuo assume abitualmente un’espressione per motivi caratteriali o
professionali, essa lascerà tracce sui muscoli e sulla pelle fino a divenirne una caratteristica costante
Per quanto concerne la cura di sè, il manipolarsi, truccarsi, abbigliarsi in modo ricercato e’ un voler
fornire un immagine di sé ben precisa.
*****
Dalla globalizzazione delle malattie alle nuove patologie sociali
Prima del 1492 vi erano state in Europa carestie a livello locale. La vita media un tempo arrivava a
trenta anni o più, molti non superavano la prima infanzia. Oggi, la vita si sta avvicinando ai 70 anni
nei paesi più ricchi, si è innescato un processo di modernizzazione, sono migliorati i servizi di cura
e assistenza, sono aumentate le conoscenze mediche. Si diffondono patologie non trasmissibili
come quelle cardiovascolari, il diabete, il cancro, l’ obesità.
L’Aids negli anni ’80 ebbe una veloce diffusione dovuta a migrazioni locali rurali, urbane interne
all’Africa e poi la diffusione si allargò con i grandi viaggi, con abitudini sessuali errate e all’uso di
droghe per endovena in situazioni non protette. Nella storia troviamo altri esempi di viaggi e
trasmissione di malattie: la sifilide fu uno dei primi esempi di globalizzazione di una malattia.
L'origine della sifilide, che flagellò l'Europa nel Rinascimento, è oggetto di accese polemiche.
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Le ricerche sembrano a favore della “Ipotesi Colombo”, secondo la quale il navigatore genovese al
suo ritorno dall'America avrebbe portato con sé un ceppo del batterio della sifilide, ipotesi questa
che nasce dalla considerazione che la prima epidemia di sifilide in Europa risale al 1493-1495, data
coincidente con il periodo successivo al ritorno in patria di Colombo. La mondializzazione delle
malattie, cioè la diffusione degli stessi quadri morbosi in ogni parte del mondo e il tema della salute
umana diventano all’inizio del’900 di interesse socio-politico.
Anche alcune malattie rare si possono considerare sociali.
 E’ malattia sociale anche l’ Alzheimer per il quale dovrebbe essere realizzato un grande
progetto accessibile a tutti i malati. Chi ha sventura di avere un malato di Alzheimer non sa
a chi rivolgersi. Servono punti di riferimento, informazioni prima che la malattia
progredisca, bastano medici o infermieri, un ufficio, un telefono con operatori formati che
parlino con i parenti, e dar loro il supporto psicologico.
 L’ obesità, una vera epidemia. Più di un miliardo di persone è in soprappeso e il numero
cresce sia in paesi progrediti che sottosviluppati. L’aspetto della malattia è preoccupante nei
bambini fenomeno che negli USA è particolarmente evidente. Le industrie alimentari hanno
trasformato in profitto la predilezione umana per gli zuccheri e i grassi che l’uomo porta con
sé dalla preistoria per fronteggiare periodi di carenza.
 Per il diabete va fatto un discorso particolare. Nato come malattia dei ricchi ( alimentare) è
oggi diffuso tra tutte le classi sociali. Dal greco “passare attraverso il miele” è noto fin
dall’antichità. Oggi assume il ruolo di malattia sociale per l’elevata incidenza. Anche la
psicosomatica interviene con i suoi concetti a dare una spiegazione: conflitti e bisogni orali
(una vita amara!) possono manifestarsi con appetito eccessivo, ricerca del dolce e quindi con
soprappeso e diabete.
La società in trasformazione.
Come cambia la normalità: nuove forme di sofferenze psico-sociali.
Sociologi, psichiatri e psicologi clinici segnalano come negli ultimi decenni, parallelamente ad una
trasformazione della societa’, si e’ assistito ad un progressivo mutare dei disturbi psicopatologici e
psicosociali. Le istituzioni mutano, la famiglia e’ mutata, la figura del genitore e’ meno autoritaria.
Vecchie patologie che hanno dominato la fine ottocento come l’isteria sembrano meno frequenti,
altre e nuove malattie sociali e psicosociali o da stress emergono: anoressia, disturbo borderline e
narcisistico, sindrome da shopping compulsivo, fobia sociale, panico, dipendenze e abuso di
sostanze, disturbi dell’umore e nella crescita di bambini e adolescenti, iperattività’ e bullismo,
dipendenze, Sindrome di Peter Pan, del Nido vuoto…Workalcolism, tecno dipendenze e
tecnomalattie…
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Tecnomalattie
Non avevamo Videogiochi, Playstation,
Wii, Nintendo,
iPod
Telefonini ...
SkyTv,Skype, 800 canali, videoregistratori,
dolby surround, PC, chat, second lifes,
Facebook...
aste on line
……..Ma avevamo tanti AMICI…
MALATTIE PSICOSOMATICHE DA STRESS O SOCIALI
Molti disagi dell’individuo non dipendono solo da modificazioni che si verificano dentro sè, ma dal
contesto sociale e da come un singolo individuo fronteggia determinate situazioni. Esistono molte
malattie messe in relazione con l’uomo nella collettività, dette “malattie da stress”, sembra che tali
malattie sia da attribuire al modo in cui le persone reagiscono ai fattori ambientali negativi. Da qui
l’importanza nel mantenere un equilibrio bio-psico-sociale e salvaguardare la propria salute.
Il nostro cervello ed il nostro organismo hanno un forte livello di adattabilità allo stress sia negativo
che positivo, ma se questo e’ ripetuto o sollecitato più a lungo c’e’ un crollo per cui qualunque
strategia risulta inadeguata, e la persona comincia a sentirsi vittima di ansia e depressione.
Quando un individuo percepisce un pericolo presenta delle reazioni emotive e mette in atto
strategie di difesa e processi fisiologici e neuroendocrini che sono alla base di mutamenti
psicologici. Le malattie da stress, sono ormai conosciute come malattie psicosomatiche o sociali. Il
termine psicosomatico spesso ha avuto connotazioni negative o veniva usato in modi riduttivi che
lasciavano intendere che le malattie psicosomatiche non venivano considerate reali o degne di
attenzione dal punto di vista medico-scientifico. In passato, alcune malattie di ignota eziologia
venivano dette psicosomatiche ( ulcera, colite, asma, ipertensione…) e si pensava derivassero da
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conflitti inconsci. Esistono molte condizioni che possono debilitare il fisico di un individuo e sono
riscontrabili nei seguenti fattori: classe sociale, stili di vita- lavoro-lutti, perdite, separazioni.
Si pensa che fattori quali la qualità e quantità dell’alimentazione, il fumo, le condizioni igieniche
dell’abitazione, la condizione di disoccupazione, il malessere nel lavoro, un basso livello economico
con minor possibilità di curarsi, siano tutti fattori psicosociali che facilitano l’insorgere di alcune
malattie. Esistono lavori che rappresentano una minaccia per la salute (miniera).
Le ricerche hanno dimostrato che il genere di lavoro e determinate caratteristiche psicofisiche
dell’ambiente di lavoro, sono fattori predisponesti per certe malattie organiche o psicologiche.
Un lavoro notturno può esser pericoloso perchè altera i ritmi circadiani del sonno e creare oltre a
disturbi del sonno e relativi nervosismi, anche problemi familiari e sociali.
Si e’ visto che chi svolge lavori con mansioni di grande responsabilità soffre maggiormente di
infarto, mentre chi fa un lavoro lento e noioso ha più possibilità di soffrire di depressione, la
monotonia logora l’individuo fino a portarlo ad uno stato di debolezza che lo rende più vulnerabile
anche ad altre malattie. Questi dati non si applicano a tutti, vi sono persone che si abituano e non
soffrono ne’ per i trasferimenti o ambienti difficili, ne’ per le privazioni o abusi sul lavoro, ma altre
per vari fattori possono cadere preda del Mobbing
con esiti morbosi anche gravi. La
disoccupazione può portare a perdita di autostima.
Alcuni studi sul modo di vivere, si incentrano sulla incidenza di coronopatie ponendole in relazione
a persone che lottano per vincere e nella cui vita c’e’ competitività e una lotta contro il tempo.
Alcune calamità naturali e non, e le vicissitudini che costringono l’individuo ad un processo di
riadattamento sono fattori predisponesti a malattie.
Le malattie psicosomatiche, malattie da stress, o malattie del sociale, frutto di una moderna società.
Oggi i malesseri della società Occidentale sono altre, la globalizzazione porta a mode e consumismi
che non sempre hanno conseguenze positive e costruttive come nel caso dell’anoressia, la bulimia,
psicosi e paure vaghe nate dal terrorismo, la Sindrome di Peter Pan, disturbi del sonno, il ricorrere
alla chirurgia plastica per la smania di giovinezza eterna, questi sono solo alcuni esempi di stati
mentali che si scontrano con un normale stato di benessere e salute psichica.
*****
MITI, SIMBOLI, MODA : SEGNI DI APPARTENENZA ALLA SOCIETA’
In una società post-moderna, tutto si muove all’insegna del consumo e alla ricerca di identità. C’e’
l’incubo dell’appiattimento degli ideali. Anche il concetto della moda, come i nuovi miti e’ ciò che ci
rappresenta, nel modo o modus di essere o di pensare. Non c’e’ una moda, ma le mode o i modi, c’e’
un modo di parlare, un modo di far politica. La moda e’ contagio sociale, senso di appartenenza, vi
sono delle mode che nascono dalle proteste, come quelle ideologiche.
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E’ moda il cantante che i giovani seguono in massa, il piercing, e i tatuaggi un tempo appannaggio di
classi meno agiate o riscontrabile in personaggi nei carceri, oggi con nuova connotazione simbolica.
E’ moda la chirurgia estetica, e’ moda non sembrare vecchi, e’ moda avere un corpo in forma. La
moda e’ comunicazione, parla di noi. L’identità e’ qualcosa che neppure la moda può modificare,
l’identificazione e’ un processo emotivo che ci vorrebbe uguali al soggetto con cui ci si identifica. E’
moda la magrezza delle adolescenti e gli effetti pericolosi che ne conseguono. La rincorsa a quelle
top-model, con leggerezza, notorietà, ricchezza e’ dannosa per adolescenti che oltrepassano i limiti
dell’emulazione.
*****
Sindrome di Peter Pan: gli Eterni Giovani
Sono detti Peter Pan i nuovi quarantenni, i "puer aeternus"; con la voglia di rimanere giovani. La
Sindrome di Peter Pan è un fenomeno tipicamente italiano e per lo più maschile; anche in America
si riscontra un qualcosa di simile: si chiamano giovani bomerang che, dopo il college tornano a casa a
circa 24 anni, in attesa di un lavoro e soprattutto perché abituati ad un certo tenore di vita, sono i
giovani appartenenti alla middle class. Insomma, i bamboccioni americani !
I nostri Peter hanno comportamenti stereotipati, ludici, di gruppo, con codici e infantili
(linguaggio, modo di vestire, consuetudini,). Fino a due o tre anni fa si parlava di trentenni che
dopo la laurea continuano a fare master ritardando l’entrata al mondo del lavoro o restando a casa
con i genitori, continuando a fare ciò che facevano a venti anni. Ma oggi si parla di quarantenni,
circa dieci milioni gli eterni ragazzi con i capelli bianchi, alcuni sono separati, girano per aperitivi e
vestiti alla moda. E’ difficile distinguerli dai figli nelle mode e nei modi. Giocano con il computer e
Wii, hanno l’I Phone, scaricano musica e film, chattano su Face Book.
Come si spiega questa generazione che cambia. Questa adolescenza prolungata ha del
poetico…meglio giovani eterni che vecchi precoci! Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere ci
regala una visione disincantata di adulti in preda al panico per la paura di nuove responsabilità, ma
un lato positivo c’è, ed e la capacità di saper giocare anche in età adulta.
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La Sociologia e’ un po’ come la filosofia la scienza “omnium rerum”,
che studia ed è collegata a tutte le altre scienze e fatti conoscibili
S.M.
-INDICEIntroduzione alla Sociologia- Sociologia e rapporti con altre scienze
Psicologia Sociale Sociologia-Scienze Mediche
Sociologia nel Corso di Laurea per Terapisti della Riabilitazione……………...
Problematiche connesse al trattamento dei pazienti neurologici………………..
Metodologia e Tecniche di Ricerca sociologica………………………………...
La Tradizione del pensiero Psico-sociologico…………………………………..
Figure chiave nella Storia della Sociologia…………………………………….. “
Adler- Hegel- Gli inizi della moderna Psicologia Sociale……………………… “
Psicologia delle Folle – Tarde – Le Bon – Sighele……………………………..
Spencer – Il Funzionalismo……………………………………………………..
Teoria del Conflitto……………………………………………………………...
Allport – Mead – Parsons……………………………………………………….
Kurt Lewin e la Teoria del Campo……………………………………………...
Comte……………………………………………………………………………
Durkheim………………………………………………………………………..
Adorno – Marcuse - Habermas – Pareto - Marx- Weber
Concetti base della Sociologia ………………………………………………….
Motivazione del comportamento sociale – le pulsioni..........................................
Bisogni e Teoria dello Sviluppo sequenziale…………………………………...
Atteggiamenti – Credenze – Opinioni…………………………………………..
Pregiudizi e stereotipi…………………………………………………………...
Teoria dei Tre Processi………………………………………………………….
Ruolo - Status
La Socializzazione -Teorie sullo Sviluppo della Personalità: Freud – Erikson
Risocializzazione nel disabile………………………………………………… .
Teoria Social- Cognition- Categorizzazione- Schemi- Prototipo
Teorie implicite della Personalità - Attribuzione Casuale
I Gruppi – il Leader - Teoria dell’Equilibrio
Le Relazioni Sociali – La natura dei rapporti sociali…………………………...
Il Comportamento Sociale: Altruistico - Aggressivo…………………………..
Devianza
Famiglia e Rete Sociale – Sindrome di Peter Pan
Comunicazione : un processo psico-sociale- Malattie sociali – psicosomatiche – da
stress - Miti – Simboli – Moda
Quaderno di Sociologia Generale
A cura di Silvia Mendico
www.sociologiadellasalute.it
[email protected]
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Sociologia generale – La Sapienza Roma studenti 2° anno