A.S. 2005/06 - Appunti di filosofia - Alessandro Raffi
Schemi sui 'fisici pluralisti'
La strategia filosofica che accomuna Empedocle, Anassagora e Democrito non dipende
soltanto dal fatto che essi moltiplicano il numero dei principi ponendo una pluralità di archai
contro il monismo della scuola di Mileto. Si tratta di un mutamento di prospettiva qualitativo, la
cui impostazione teorica può riassumersi in tre punti strettamente legati fra loro:
1) il programma filosofico sintetizzato nello slogan salvare i fenomeni
2) la volontà di conciliare la tradizione empirista di Mileto con il filone razionalistico
(pitagorismo ed eleatismo)
3) l'intento di mettere d'accordo Eraclito e Parmenide cercando una ricomposizione tra
l'affermazione del divenire sul piano fenomenico e il primato dell'essere sul piano
ontologico
Innanzi tutto occorre dire che dopo Parmenide il divenire non poteva più essere concepito
come un passaggio dall'essere al non essere e viceversa, ma come un passaggio da uno stadio, un
'modo', dell'essere a un altro. Questa concezione si radicherà così profondamente in tutto il
pensiero greco da rendere impossibile pensare un Dio creatore 'dal nulla', secondo quanto
proclamerà il monoteismo ebraico-cristiano. Per i fisici pluralisti, si trattava di conciliare la
verità del mutamento fenomenico, così come ci appare nelle realtà sensibili (con la conseguente
affermazione del molteplice e del divenire) con l'unità del cosmo inteso come ordine immutabile
ed eterno, ovvero come originaria unità (l'unità dell'essere). Questa strategia era riassunta con lo
slogan salvare i fenomeni. Il motto dei pluralisti fu quello che sarà più tardi attribuito al chimico
del Settecento Lavoisier: in natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. L'essere
viene identificato con la materia. L'immutabilità dell'essere viene tradotta nel principio secondo
cui la quantità di materia presente nel cosmo non aumenta né diminuisce, e quindi non può
essere generata e nemmeno distrutta. L'universo è un sistema chiuso, nel senso che tutto ciò che
esso contiene rimane costante. Chi nega questa tesi ammette implicitamente il passaggio
dall'essere al non essere e viceversa.
La materia però cambia aspetto, si evolve, subisce trasformazioni sia in senso quantitativo
che in senso qualitativo. L'insieme di questi processi, riassunti ancora una volta nel termine
chiave physis ('natura' nel senso di 'origine', 'crescita e sviluppo'), si spiega col fatto che gli
elementi originari della materia si uniscono e si disgregano ogni volta in combinazioni differenti.
Il dualismo essere / divenire viene tradotto nel dualismo tra elementi della materia / e loro
combinazioni. In Empedocle e in Anassagora, inoltre, si configura per la prima volta il dualismo
tra materia ed energia. Per spiegare la struttura del cosmo non bastano più gli elementi della
materia, ma occorrerà individuare le forze che agiscono in essa permettendole di aggregarsi e
disgregarsi in forme sempre rinnovate.
EMPEDOCLE (492 - 432)
Nativo di Agrigento, Empedocle resta una figura enigmatica. La tradizione lo dipinge come
scienziato, stregone, guru, uomo politico impegnato nella difesa della democrazia, scrittore di
tragedie, sacerdote e negromante. Si dice che sia morto cadendo nell'Etna mentre vi si recava per
compiere degli studi, o che si fosse suicidato intenzionalmente lanciandosi nel cratere.
Per Empedocle, l'uomo è dotato di due facoltà egualmente importanti, i sensi e l'intelletto. I
sensi sono come finestre sul mondo esterno. Non dobbiamo disprezzarli perché talvolta ci
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ingannano, anzi, dobbiamo imparare ad affinarli e a utilizzarli come fanno gli animali. Sembra
infatti che l'uomo sia un essere che utilizza i sensi al di sotto delle loro reali possibilità
conoscitive. Una volta raccolti i dati dei sensi si tratta poi di comporli in un quadro di insieme
per ricavarne una teoria. E questa funzione è compito dell'intelletto (si ritrova qui una lontana
eco del significato originario di 'logos' intesto come 'raccolta'). Il principio che sta alla base della
gnoseologia di Empedocle e consegue dalla sua impostazione ontologica è: 'il simile conosce il
simile'.
La sua cosmologia è basata invece su una distinzione tra materia ed energia che sembra
affacciarsi per la prima volta nella storia del pensiero occidentale. La materia è eterna, ingenerata
e imperitura come l'essere parmenideo. L'apparenza della nascita e della morte va spiegata con
l'unione e la separazione delle radici (rizomata) che compongono ogni cosa. Le radici (più tardi
chiamate da Platone elementi) sono il fuoco (associato a Zeus), l'aria (Era), l'acqua (Nesti) e la
terra (Edoneo). Tutti derivano da diverse combinazioni delle qualità primarie definite dalla
coppia di opposti caldo / freddo, secco /umido.
Terra = freddo + secco
Aria = caldo + umido
Acqua = freddo + umido
Fuoco = caldo + secco
Le differenze qualitative che distinguono ciascun elemento sono tali da impedirci di pensare
che possa esistere un solo elemento fondamentale, una sola archè da cui i restanti deriverebbero
grazie a processi puramente quantitativi di rarefazione e condensazione, secondo la teoria
avanzata dai filosofi di Mileto. Le differenze quantitative non possono produrre differenze
qualitative: chi ammette questo principio afferma implicitamente che l'essere deriva dal non
essere. Le differenze qualitative tra i quattro elementi sono quindi originarie e irriducibili. I
composti, e l'insieme di tutti i fenomeni che percepiamo con i sensi, nascono dalla differente
combinazione dei quattro rizomi originari.
Occorre anche aggiungere che la materia non si organizza da sola. Ha bisogno di un principio
esterno, di un motore, una forza che a sua volta non sia a sua volta riducibile al complesso dei
quattro rizomi. Empedocle concepisce questa energia in termini dualistici attraverso una
opposizione dialettica: da una parte la forza di attrazione, Amore (philia); dall'altra la forza di
repulsione, Odio (neikos). Questa concezione è chiamata anche pampsichismo: il cosmo è visto
come un essere vivente macroscopico vivificato dalle stesse forze psichiche elementari presenti
nell'animo degli esseri umani. In un certo senso può essere considerata come una versione più
evoluta dell'ilozoismo della scuola di Mileto. Dall'interazione tra i quattro elementi e le due forze
cosmiche si sviluppa la vita del cosmo, che può essere ripartita in quattro cicli. Quando l'Amore
prevale nella sua lotta contro Odio, tutta la materia si comprime in uno Sfero (reminiscenza di
Parmenide), quasi collassando su se stessa in una massa unitaria e indifferenziata. In questa fase
il mondo non esisteva ancora, perché tutto era identico e indistinto (Empedocle afferma: "[lo
sfero] era una divinità che gode della propria completa solitudine"). In seguito all'azione
dell'Odio lo Sfero si divise, ed ebbe così origine il mondo come lo conosciamo. Il cosmo
pertanto si basa sul perfetto equilibrio tra le due forze opposte. Ma alla fine anche Amore è
destinato a soccombere sotto l'incalzare della forza opposta, e quando l'Odio prevale tutta la
materia si polverizza in una nube caotica. Il caos pertanto non è lo stato originario della materia
da cui è nato il cosmo, ma una fase intermedia, destinata a ritornare ogni volta che Odio prevale
su Amore. Questa concezione ciclica del tempo si salda con l'idea dell'eternità della materia, e ne
costituisce una sorta di corollario.
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ANASSAGORA (500 - 427)
Si tramanda che Anassagora, nato a Clazomene, nella Ionia, attorno al 500 a.C., fu discepolo
di Anassimene. Si trasferì ad Atene all'età di circa trent'anni, dove vi introdusse la filosofia. Ad
Atene diventò maestro e amico di Pericle, e per questo motivo attirò su di sé l'ostilità dei molti
notabili della polis che erano contrari alla politica del suo protettore. Il pretesto per screditarlo,
con l'intento di colpire indirettamente il suo protettore politico, fu escogitato nel 432. Siccome
Anassagora aveva affermato che il Sole e la Luna non sono divinità, bensì corpi inerti costituiti
di fuoco e pietra, fu accusato di empietà, processato, ed esiliato a Lampsaco sull'Ellesponto.
Quello di Anassagora è il primo processo della storia intentato contro un filosofo con l'accusa di
empietà e vilipendio alla religione.
Ricollegandosi alla riflessione degli eleati, Anassagora afferma che "la totalità delle cose è
sempre eguale a se stessa". Egli esclude quindi il divenire nei due momenti del nascere e perire,
se con questi termini si intende il passaggio dal nulla all'essere o dall'essere al nulla. Come ha
insegnato Parmenide soltanto l'essere è, e il non essere non è. Interpretando l'ontologia eleatica in
chiave naturalistica, Anassagora ritiene che la materia presente nel cosmo permanga sempre in
quantità costante, senza mai aumentare o diminuire. Ma diversamente da Empedocle, non ritiene
che l'origine di tutti gli elementi sia da ricercare in soli quattro elementi tradizionali, bensì in una
molteplicità infinita di particelle corrispondente a ogni materiale presente in natura. I principi
della materia, che Empedocle aveva chiamato 'rizomi', nel linguaggio di Anassagora diventano i
'semi'. Esistono semi della carne, della roccia, del legno. Semi della linfa che scorre nelle piante,
semi della pelle, e poi anche della terra, del fuoco e di ogni altra sostanza visibile in natura. Sulla
base del principio 'tutto è in tutto', Anassagora arriva a teorizzare la divisibilità all'infinito della
materia. I semi sarebbero grandezze infinitesimali di materia diversa per qualità e caratteristiche,
e in ogni più piccola particella di materia sarebbero presenti i semi di tutte le sostanze presenti
nel cosmo. Ciò che differenzia il legno dalla roccia dal fuoco e così via è dovuto alla presenza
maggioritaria del seme di quella sostanza rispetto agli altri. E quindi, la roccia è tale perché in
essa vi sono presenti in percentuale maggiore i semi della roccia rispetto a quelli delle altre
sostanze presenti nel cosmo. I semi saranno chiamati più tardi da Aristotele omeomerie (parti
simili). Quello che noi chiamiamo 'nascere' diventa così una riunione di omeomerie, mentre il
processo che chiamiamo 'morire' è costituito dalla separazione delle particelle che prima stavano
insieme in un unico organismo o corpo fisico.
Ma qual è la causa motrice che permette ai semi di aggregarsi in parti diverse e dare così
origine alla diversità delle cose? Se Empedocle poneva due forze, Amore e Odio, Anassagora
propone una concezione monistica affermando che esiste una sola forza che muove l'universo
conferendogli una struttura ordinata. Questa forza è il nous, termine che in greco significa
Mente, Intelletto. Il nous è a sua volta costituito di semi, e non è un'entità immateriale o
puramente spirituale. Ma a differenza dei semi di cui sono fatti gli oggetti del cosmo, i semi del
nous hanno la proprietà di non mescolarsi con gli altri. Il nous pertanto è la forza cosmica che
muove ogni cosa permeando tutta la materia dell'universo e imprimendole un movimento
ordinato. Dal miscuglio originario (il 'migma') in cui tutti i semi erano raccolti caoticamente, il
nous diede origine al cosmo imprimendo una spinta. In questo modo le particelle degli elementi
leggeri si separarono da quelle degli elementi pesanti, in primo luogo l'etere igneo e l'aria. Gli
elementi pesanti come acqua roccia terra e legno si ammassarono al centro dando origine al
nostro pianeta. E fu così che dal caos primordiale nacque il cosmo come noi lo vediamo. Il
complesso costituito dal nous e dai semi costituisce un sistema di cause meccaniche che sembra
escludere il concetto di una provvidenza o di uno scopo in vista del quale i processi si verificano.
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Questa almeno è l'accusa che venne rivolta alla filosofia di Anassagora da parte di Platone e
Aristotele, che restarono delusi da tale atteggiamento meccanicistico e materialistico.
DEMOCRITO (460 - 380 circa)
L'atomismo venne fondato da Leucippo di Mileto, un allievo della scuola eleatica e di Zenone.
Egli visse verso la metà del quinto secolo a.C, ed ebbe come discepolo Democrito di Abdera,
l'esponente principale dell'atomismo dell'età classica. La sua teoria venne poi rielaborata da
Epicuro di Samo (341 - 270 a.C.) e si diffuse a Roma tramite il poema didascalico De rerum
natura di Tito Lucrezio Caro (morto nel 35 a.C. circa). Il titolo intendeva richiamare la
tradizione antica dei testi Peri physeos.
Democrito individua una contraddizione implicita nelle tesi di Anassagora, che può riassumersi
con questo schema in forma di riduzione ad assurdo, secondo la tecnica di Zenone di Elea.
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se la materia fosse divisibile all'infinito dovrebbero esistere particelle infinitamente piccole
particelle infinitamente piccole avrebbero un'estensione uguale a zero
ma il concetto di 'materia priva di estensione' è una contraddizione in termini
pertanto il processo di divisione della materia ha un limite (divisione fisica e divisione
geometrica appartengono a due ambiti differenti)
il limite oltre il quale il processo di divisione della materia non può procedere è appunto
l'atomo (l'indivisibile)
La struttura dell'argomentazione di Democrito richiama i presupposti dell'ontologia eleatica, oltre
che il metodo argomentativo di Zenone. Se la materia fosse divisibile all'infinito, come vuole
Anassagora, essa andrebbe soggetta alla distruzione completa, quindi dovremmo ammettere che
l'essere può trapassare nel non essere. La teoria di Anassagora è in conflitto con il principio
logico di non contraddizione e con il principio fisico della conservazione della materia.
La materia pertanto è costituita da atomi indivisibili e invisibili, particelle che si differenziano tra
loro per le qualità primarie, ossia grandezza, forma, e posizione. Sono dette 'primarie' le qualità
geometriche della materia da cui derivano le proprietà meccaniche dei corpi composti di atomi.
Gli atomi sono anche dotati di una forma di energia cinetica immanente da cui deriva il loro
movimento. Aristotele obietterà a Democrito di non aver spiegato ulteriormente questo punto e
di non avere indicato le cause del movimento degli atomi. Sono dette 'secondarie' le qualità
come il colore, il sapore, l'odore che per Democrito non sono immanenti agli atomi, ma si
spiegano con l'azione esercitata dai corpi esterni sui nostri organi di senso. La conseguenza più
importante di questo assioma è che i quattro elementi tradizionali (terra, acqua, aria, fuoco) non
possono nemmeno essere più considerati 'elementi' in senso proprio, ossia i componenti ultimi
della realtà: i quattro elementi si distinguono per le loro qualità secondarie (le differenti
combinazioni delle qualità primordiali caldo / freddo, secco / umido) aspetti che non hanno alcun
valore dal punto di vista scientifico. È l'ingresso del meccanicismo nella storia del pensiero
occidentale: il geometrismo rigoroso di Democrito distrugge definitivamente la fisica qualitativa
dei predecessori.
Ma Democrito compie un passaggio ulteriore, che stavolta costituisce una sfida all'ontologia
eleatica. Posto che la materia è costituita di atomi, bisogna ammettere l'esistenza di uno spazio
vuoto entro il quale gli atomi possono muoversi e quindi aggregarsi o disgregarsi a seconda delle
loro proprietà meccaniche. Contro ogni forma di pampsichismo o di panteismo, sia nella forma
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introdotta da Empedocle sia nella forma di Anassagora, Democrito sostituisce un nuovo
dualismo: quello tra materia (l'essere pieno) e vuoto (lo spazio privo di materia, il non essere).
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