Carlo PIOLA CASELLI
QUATTRO RE d'ITALIA e TRE REGINE
ROMA
2016
1
Sommario
Premessa del Presidente dell'Istituto
p.
3
Prefazione del Prof. Finucci e della D.ssa Bafaro
p.
4
Premessa dell'Autore
p.
6
Gli antefatti: Carlo Alberto e Maria Teresa
p.
7
Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, e Maria Adelaide
p.
25
Umberto I e Margherita
p.
81
Vittorio Emanuele III ed Elena
p. 126
Umberto II e Maria José
p. 204
2
Premessa del Presidente dell'Istituto
L’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon fu fondato il 18 gennaio 1878, nove giorni dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II, da un gruppo di Ufficiali reduci
dalle campagne risorgimentali, con l’impegno solenne di prestare un servizio di guardia d’onore
alla Tomba del Gran Re, allora considerato il protagonista principale del raggiungimento della
nostra unità nazionale.
Tale servizio di guardia fu poi esteso alle tombe del Re Umberto I, assassinato nel 1900, e della
Sua consorte, la Regina Margherita, morta nel 1926.
In seguito, il servizio fu esteso alle sepolture, che noi Guardie d’Onore vogliamo continuare a considerare provvisorie, dei due Re e delle due Regine che sono morti all’estero e che l’odio repubblicano continua a non volere in Patria, al Pantheon.
“Quattro Re d’Italia e tre Regine” ottantacinque anni di storia nazionale, certamente più dignitosi
di quelli, all’insegna della miseria, un tempo solo morale, adesso anche materiale, che oggi ci fanno vivere e che non abbiamo la forza di respingere.
Lo Statuto del nostro sodalizio prevede che il servizio di guardia viene svolto “quale tributo di devozione e di amore per l’Augusta Casa Savoia, che portò all’Unità e alla grandezza della Patria”
(art.2).
Questi sentimenti risiedono nel profondo dell’animo anche delle attuali Guardie d’Onore.
L’Istituto pertanto ritiene doveroso accogliere e, per quanto possibile, divulgare l’opera della
Guardia d’Onore Conte Carlo Piola Caselli, di antica famiglia piemontese che ha dato alla Patria
e a Casa Savoia stuoli di ufficiali per varie armi e specialità.
“Quattro Re d’Italia e tre Regine” ripercorre con meticolosa cronologia ed accurata verifica delle
fonti, spesso di natura familiare, la vita dei sette Sovrani dell’Italia Unita.
Se l’Italia di oggi tende ad ignorare, se non a mistificare/demonizzare, la propria storia nazionale,
l’opera di Piola Caselli ha il merito di raccontare, in maniera semplice, ma documentata, gli avvenimenti in un loro susseguirsi che non è legittimo alterare, perché la storia deve raccontare gli
eventi, non già inquinarli o distorcerli in funzione delle ideologie.
Ciò non significa che i soci del nostro Istituto possano/debbano ingoiare acriticamente tutto ciò
che viene scritto dal Conte Piola Caselli. Ad esempio, ho forti dubbi sulla consistenza della tesi
della sostituzione del primo figlio del Re Carlo Alberto nel famoso incendio della culla del 1822,
così come ritengo che il Generale Bava Beccaris, nel 1898, abbia compiuto un’azione prettamente
militare, sventando a Milano un vero tentativo insurrezionale, non una semplice rivolta del pane.
Non cominciò così anche la Rivoluzione Francese, dietro la quale c’erano l’illuminismo, l’avversione nei confronti della religione e la borghesia che reclamava il potere? E i fatti di Milano non
stanno al centro di un periodo storico fra la Comune di Parigi, gli assassinî compiuti dagli anar chici in Europa e in America e la prima Rivoluzione Russa?
Ma, a differenza di chi ha venduto il proprio cervello alla globalizzazione, cioè ai poteri forti, noi
siamo uomini liberi e ci sentiamo ancora padroni della nostra capacità di informarci, comprendere, giudicare.
Un’ottima ragione per dedicarci alla lettura di queste pagine.
Ugo d’Atri.
Roma, 4 Novembre 2016, nel 98° Anniversario della Vittoria del Regno d’Italia nella Grande
Guerra.
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Prefazione del Prof. Finucci e della D.ssa Bafaro
L’ “Amor di Patria” è guida fondante di ogni ricerca, volta alla conoscenza della nostra Storia
d’Italia, la Storia della Corona, in tutta la sua Verità.
La Verità impone Metodo, la Ricerca richiede Studio.
Chi scrive sa d’aver aggiunto un tassello al grande mosaico della Storia.
Noi ci diciamo Italiani perché abbiamo la consapevolezza di appartenere a un processo storico
unitario, che vede il suo compimento con la Dinastia Millenaria dei Savoia.
L’Italia ha realizzato il suo Risorgimento sotto la guida dell’Istituto Monarchico, di una “Monarchia Costituzionale”, simbolo di Unità.
L’Unificazione è il risultato di un processo che trova il suo punto di partenza in un’Unità, che si è
lacerata e frammentata; processo che si innesca per tenere insieme “Qualcosa” che era un Intero.
Il testo “Quattro Re d’Italia e tre Regine” tenta di ricostruire lo sviluppo storico risorgimentale
che portò all’Unità del Regno d’Italia e alla sua affermazione, “attraverso” i Sovrani, che costituirono, per “Noi Italiani”, l’unico punto fermo di questa nostra storia.
La processualità del contenuto viene evidenziata dalla forma cronologica, scelta dall’Autore per
meglio mostrare il succedersi storiografico degli eventi, inanellati come perle autonome, ma tenute
insieme da un unico filo azzurro, quel Nodo d’Amore, simbolo di Casa Savoia.
Il contenuto e la forma del testo si riflettono nel metodo ermeneutico-fenomenologico, che ci consente di osservare un fenomeno nel suo svolgimento: dall’interno, per immersione, considerandoci
parte integrante dello stesso, ricorrendo direttamente alle fonti d’epoca, che ci calano nel contesto,
che si intende studiare; dall’esterno, con distacco e scientificità, con il confronto e la comparazione dei diversi documenti, analizzati criticamente, operando scelte ed interpretazioni, andando incontro a tutti i rischi della sintesi.
Le fonti sono documenti della storia ufficiale, a cui si aggiungono riviste, diari, biografie.
Questo materiale, a volte anche di carattere familiare all’Autore, stratificato nel tempo ed in parte
raccolto nell’archivio della sua Casata, nobile famiglia piemontese, vicina a Casa Savoia, permette
una ricostruzione degli eventi partecipata e distaccata allo stesso tempo, estetica e scientifica.
Il processo si svolge secondo due livelli, uno astratto garantito dalla struttura cronologica frammentata di date, concetti, fatti, che si susseguono ripercorrendo i Grandi Eventi della Storia d’Italia, ed un altro, concreto, che emerge da quella struttura, fatto di accadimenti raccontati dalla cronaca di riviste e giornali d’epoca, attraverso parole e immagini, di cui si specificano i dettagli,
particolari che spesso sfuggono alla Grande Storia.
Il testo si presenta come una materia in continua evoluzione, sempre disponibile ad accogliere nuove ipotesi e approfondimenti, tale da consentire al lettore di trovare non solo informazioni, dati,
notizie, ma addirittura permette al ricercatore attento di individuare crocevia decisivi, passaggi
estremi, nodi problematici, spunti di riflessione per ulteriori ricerche.
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Il quadro che l’Autore mostra è un invito a continuare l’opera di scavo, “Opera Patriottica”,
nell’ambito della ricerca e dello studio. E’ volto ai ricercatori ma, in primo luogo, a “Noi Italiani”: è infatti per questo che la ricerca critica e analitica degli eventi e della Dinastia Sabauda, che
li ha caratterizzati, determinati e orientati, è supportata, ma anche facilitata, dalle indicazioni di
un repertorio iconografico, continuamente richiamato nelle note.
L’immagine fondamentale che il testo genera è in fondo questa:
L’Unità è il punto di partenza e il punto d’arrivo, nel mezzo c’è una linea processuale, uno svolgimento che richiede la fatica del concetto e l’amore per la conoscenza.
Se alla critica sana, concettuale, faremo seguire uno sforzo d’immaginazione, forse riusciremo a
far luce sulla nostra Storia d’Italia e sul nostro “Essere Italiani”, riportando ogni frammento
all’Unità, che è Tradizione, Continuità, Sacralità, Verità.
Prof. Fulvio Massimo Finucci e D.ssa. Emilia Clarissa Bafaro.
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Premessa dell'Autore
Antesignano, Carlo Alberto, del ramo di Carignano, divenuto re per caso, il quale ha avuto
l'illuminazione di capire i tempi moderni e, dopo una cauta lunga riflessione, ha finalmente emanato
una costituzione, rimasta famosa, ed estratto la spada contro l'impero più forte d'Europa, confinante
con il suo regno, una sorta di David contro Golia.
Un re di spade, Vittorio Emanuele II, realizzatore, grazie anche all'abilità diplomatica di Camillo
Cavour, dell'Unità e quindi primo re d'Italia; un re di bastoni o di fiori, Umberto I, sotto il cui regno
la nazione ha potenziato il suo sviluppo; un re di denari, Vittorio Emanuele III, in un periodo in cui
si è avuto un grande sviluppo economico; un re di coppe o di cuori, Umberto II, dapprima per un
paio di anni Luogotenente del Regno e poi re per brevissimo tempo, essendosi reso sensibile ad
evitare una guerra civile, dopo le vicende dolorose della seconda guerra mondiale, rifiutandosi di
contestare il risultato del referendum istituzionale ed accettando perciò un forzoso esilio.
Una regina di denari, Margherita di Savoia, la «prima Regina d'Italia» dal 1878 fino al 1900 e poi
«Regina Madre» dal 1900 al 1926, periodi in cui l'Italia ha assunto un importante ruolo in Europa;
una regina di coppe o di cuori, Elena, originaria del Montenegro, dedicatasi a soccorrere i
terremotati di Messina e della Marsica, i feriti nelle due guerre mondiali, patrocinatrice del
prestigioso nosocomio a lei intitolato e di tante altre istituzioni, insignita da Pio XI della più alta e
rarissima onorificenza, la “Rosa d'oro”, e quindi proclamata da Giovanni Paolo II nel 2001 «Serva
di Dio»; una regina di fiori, Maria-José, nata in Belgio, dal regno breve, illuminata da un fiorire di
idee moderne per la sua epoca.
Carlo Alberto riposa a Superga. I due primi Re d'Italia, Vittorio Emanuele II ed Umberto I al
Pantheon, così la prima Regina d'Italia, Margherita; due re e due regine attualmente sono sepolti
fuori d'Italia: Vittorio Emanuele III nella cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d'Egitto mentre
Elena è nel cimitero di Montpellier, cosicché molto uniti in vita, riposano lontani l'uno dall'altra,
essendo stati travolti entrambi dagli eventi che hanno sconvolto l'Italia nella Seconda Guerra
Mondiale; Umberto II con Marie-José ad Altacomba.
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Gli antefatti: Carlo Alberto e Maria Teresa
Carlo Alberto non è diventato re d'Italia, essendo rimasto re di Sardegna (un regno comprendente
Savoia, Nizza, Valle d'Aosta e Piemonte e, con il Congresso di Vienna, vi era stata aggiunta anche
la Liguria), ma merita un posto d'onore per aver tentato non solo il possibile ma anche l'impossibile.
Era nato il 2 ottobre 1798 a Torino, a Palazzo Carignano, ed era figlio di Carlo Emanuele di SavoiaCarignano1 e di Maria Cristina Albertina di Sassonia-Curlandia. Apparteneva alla settima
generazione del ramo cadetto, quindi, come confidava nel suo diario, 2 le sue probabilità di diventare
re erano estremamente minime ed aleatorie. Senonché, nel 1799, già il destino voleva che morissero
due pretendenti del ramo principale, Carlo Emanuele 3 di vaiolo a tre anni e Maurizio Giuseppe 4 di
malaria, ad Alghero.
Mentre i Savoia riparavano in Sardegna, in seguito all'invasione napoleonica, i genitori di Carlo
Alberto si erano trasferiti a Torino, abbracciando la causa rivoluzionaria, tuttavia le autorità francesi
diffidavano, per cui appena nato il primogenito vennero tradotti a Parigi, i loro beni vennero
confiscati, portati in ostaggio nel quartiere di Chaillot, nella casa di Villement, un addetto della
polizia incaricato di una stretta sorveglianza.5
Il padre morì nel 1800, quando era appena nata la secondogenita, Maria Elisabetta. 6 La madre si
ritrovò in ristrettezze economiche, vessata dai francesi, anche se aveva rinunciato di affidare
l'educazione del giovane ai Savoia, poi ella nel 1808 si risposò ma il figlio ebbe un pessimo
rapporto con il patrigno, chissà, forse per una sorta di complesso edipico. Finalmente quando Carlo
Alberto aveva 12 anni ella riuscì a farsi ricevere da Napoleone che conferì al giovane, il quale non
godeva più di quello avito principesco, il titolo di conte di Carignano dell'Impero francese, con uno
stemma speciale7 ed un vitalizio; andò quindi periodicamente al Collège Saint Stanislas di Parigi a
sostenere i vari esami, poi la famiglia si trasferì a Ginevra dove il giovane venne affidato al pastore
valdese Jean-Pierre Étienne Vaucher, seguace di Jean-Jacques Rousseau, e questo bastava per
renderlo inviso alla corte sabauda; dopo la battaglia di Lipsia (1813) ripararono in Francia ed ai
primi del 1814 egli entrò nel liceo militare di Bourges per diventare aspirante ufficiale.
Tramontato l'astro napoleonico, Luigi XVIII si insediò sul trono di Francia, presente Maria Cristina
Albertina con Carlo Alberto e Maria Elisabetta. Ma il giovane conte dell'impero dovette rinunciare
a questo titolo, al grado di tenente appena ricevuto ed al vitalizio.
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Carlo Emanuele di Savoia-Carignano (1770–1800) dopo aver militato con onore dal 1793 al 1796, si sposò e poi
morì prematuramente. Sventolò idee liberali, messe in moto anche dalla guerra in America, quindi controcorrente
rispetto alle tradizionali idee assolutistiche seguite dai membri del ceppo originario dei Savoia (i tre fratelli, prima
Carlo Emanuele IV, quindi Vittorio Emanuele I e Carlo Felice via via succedutisi sul trono) che rimasero
tenacemente completamente sordi agli impulsi innovativi della rivoluzione francese.
Francesco SALATA, Carlo Alberto inedito, il diario autogr. del re, lett. intime ed altri scritti ined., 1931.
Carlo Emanuele di Savoia (1796–1799), figlio di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d'Austria-Este.
Maurizio Giuseppe di Savoia (Torino 1762 – Alghero 1799), fratello di Carlo Emanuele IV (1751–1819), di
Vittorio Emanuele I (1759–1824) e di Carlo Felice (1765–1831).
Decio CINTI, I Savoia dalle origini della dinastia ai nostri giorni. Cenni biogr. e stor. con numerose ill., compilati
da, 1929.
Maria Elisabetta di Savoia-Carignano nel 1820 sposerà, a Praga, l'arciduca Ranieri d'Asburgo-Lorena ed avranno
due figlie e sei figli. Una di loro, Maria Adelaide, sposerà il cugino, figlio di Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II,
ma non diventerà la prima regina d'Italia, poiché morirà prematuramente nel 1855.
Henri SIMON, Armorial général de l'Empire Français, Paris, 1812, riportato da Giacomo BASCAPÈ & Marcello
DEL PIAZZO, Insegne e simboli, 1983, a p. 846, lo stemma (Arma) di Carlo Alberto, come conte dell'impero, era:
«di rosso, al cavallo spaventato [rampante] d'argento; quarto franco di conte proprietario sovrapposto alla nona
parte dello scudo», mentre quello di Giuseppe Maria di Savoia (n. 1783) di barone dell'impero con levriero
rampante verso stella e bordatura.
Intanto il Congresso di Vienna aveva ridato i propri stati al Re di Sardegna, con l'aggiunta della
Liguria, non essendo più stata ricostituita la gloriosa Repubblica di Genova (come del resto
all'imperatore d'Austria venne aggiunto il territorio dell'ex Repubblica di Venezia).
Il suo tutore, conte Alessandro Saluzzo di Monesiglio, gli consigliò di andare a stabilirsi a Torino,
essendo ormai l'unico erede al trono, in base alla legge salica, accolto benevolmente, anche se con
molte condizioni, malgrado l'educazione assai liberale, dal nuovo re Vittorio Emanuele I, 8 il quale
gli diede un appannaggio, gli restituì il palazzo di suo padre e gli mise alle costole prima il conte
Filippo Grimaldi del Poggetto, che fallì nell'intento, e poi il reazionario cav. gen. Policarpo
Cacherano d'Osasco di Cantarana, i quali ebbero molto filo da torcere per inquadrarlo nelle idee
spiccatamente conservatrici della corte sabauda. Ci sarebbe stato per lui da impazzire, tra
confessioni scavate persino nei reconditi pensieri (che venivano sacrilegamente riportate al re),
preghiere a tutte le ore, ambasciatori e persino il Papa che si interessava dell'evolversi della sua
educazione! Una controrivoluzione: gentiluomini, precettori, scudieri, valletti, lo circondavano
premurosi.
Affinché non si disperdesse nei lacci delle Veneri di corte, affascinate dall'aitante, alto, elegante
principe, si è cercato di farlo convolare a liete nozze. La prescelta dal re è stata la secidenne Maria
Teresa d'Asburgo-Lorena (figlia del granduca Ferdinando III di Toscana), nata a Vienna. Chi la
trovava bella, chi bruttina, non importa, de gustibus, era taciturna, un'apprezzabile virtù in una
donna, ancor di più in una principessa reale, in una moglie poi …
Il giovane diciannovenne il 18 marzo 1817, con la scusa di recarsi nella Città Eterna, si dirigeva a
Firenze per salutare gli augusti parenti e per conoscere, sotto traccia, la promessa sposa. Veniva
ricevuto a palazzo Pitti. Visitata la reggia, grande cena, libagioni, brindisi, ella era accomodata
accanto a lui ed alla fine si sono ritrovati fidanzati. L'annuncio però è stato ritardato di qualche
settimana. Intanto ha fatto amicizia con Gino Capponi, il più liberale degli aristocratici fiorentini, il
quale lo ha rassicurato sui sentimenti italiani della giovane principessa.
A Roma Carlo Alberto si incontrava con Carlo Emanuele IV il quale, avendo abdicato al trono, vi si
era ritirato a vita conventuale. Qui, anche tramite l'amicizia con il diplomatico francese Jean Louis
de Douhet d'Auzers, ha iniziato una profonda crisi religiosa.
Il 30 settembre si son celebrate le nozze, a Santa Maria del Fiore. Regali, tra cui un solitario con
122 diamanti. Al posto del viaggio di nozze, il 16 ottobre son partiti per Torino, passando osannati
attraverso le corti di Modena e di Parma, infine hanno toccato Voghera ed Asti. A Torino il corteo,
dal Valentino, è entrato in città. Anche il re Vittorio Emanuele I si è mostrato teneramente
compiaciuto.
La principessa Maria Teresa, dopo un aborto spontaneo ed un incidente della carrozza, il 14 marzo
1820 ha dato alla luce il sospirato principe ereditario, Vittorio Emanuele. Tra tanti aulici poeti,
Luigi Cibrario compose dei versi, profetizzando: «a te commesso / è d'Italia il destin».9
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Vittorio Emanuele I era diventato re di Sardegna nel 1802, in seguito all'abdicazione del fratello, Carlo Emanuele
IV.
Silvio BERTOLDI, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, 2000, p. 148, li ha commentati
come se fossero una sciocchezza, sfuggendogli il senso profetico. La «Gazzetta Piemontese» dava tempestivamente
la notizia del lieto evento a Firenze e del battesimo nella cappella Reale. Il giorno successivo, per una circolare
apocrifa diramata a Torino a confraternite e conventi, i cappuccini, abboccando, si son recati a palazzo Carignano
salmodiando, ritenendo che Maria Teresa fosse morta di parto. Scherzo di pessimo gusto. COMANDINI, I, p. 1054.
Intanto, in seguito ai moti di Cadice dello stesso anno, Ferdinando VII di Spagna è stato costretto a
concedere nuovamente la costituzione del 1812, cosicché in molti stati d'Europa si è acceso l'anelito
di ottenere simili concessioni sovrane.
L'11 gennaio 1821 Carlotta Marchionni cantava al Teatro d'Angennes La Gazza ladra di
Gioacchino Rossini quando degli studenti indossarono dei berretti frigi e quattro vennero arrestati.
Ciò l'indomani provocò lo scalpore degli universitari insorti al grido di «vincere o morire» ed allora,
malgrado l'intermediazione del conte Balbo, magistrato agli studi, l'Università fu assaltata dai
soldati al comando del governatore di Torino, Ignazio Thaon di Revel, e 34 studenti caddero feriti
dai colpi di baionetta.
Il 6 marzo 1821 i giovani liberali come Giacinto Provana di Collegno, capitano di artiglieria e suo
scudiero, il conte Santorre di Santarosa, il march. Roberto d'Azeglio, Guglielmo Moffa di Lisio,
capit. dei cavalleggeri del re, il col. march. Carlo di San Marzano, figlio del min. degli Esteri,
giovani dai 22 ai 28 anni, tutti suoi amici dei quali è divenuto una specie di leader, avendo
identificato in lui il nuovo corso di rottura con il passato di assolutismo reazionario, lo hanno
segretamente incontrato (se segreta potesse ritenersi la congrega arcispiata dalla polizia), non
nell'intento di congiurare contro la dinastia bensì per favorirla in un processo riformistico. Infatti, la
controreazione alle riforme apportate nel periodo prima rivoluzionario e poi napoleonico aveva
creato molto malcontento, specialmente nel ceto borghese che si stava sviluppando. Carestia, tristi
condizioni dei commerci, gravezza delle imposte facevano il resto.
I congiurati, d'intesa con Carlo Alberto, quella sera fissavano lo scoccare del moto all'8 mattina:
soldati e carbonari, guidati dal principe di Carignano, avrebbero puntato sul castello di Moncalieri,
ove trovavasi il re e gli avrebbero imposto di firmare la costituzione. Un'azione obtorto collo, di
poco appiglio, poiché il re non essendone convinto avrebbe potuto revocarla dopo pochi giorni.
Un piano di pronunciamento dell'esercito sicuramente temerario, per imporre a Vittorio Emanuele I
non solo di concedere la costituzione ma addirittura di dichiarare guerra all'Austria. Il ruolo di Carlo
Alberto sarebbe stato di mediazione tra loro ed il sovrano. L'assurdo però consisteva nell'essersi
fatto prendere troppo la mano dai suoi amici, poiché non si conciliava con la logica che un principe
erede al trono non solo potesse capeggiare una rivoluzione, ma addirittura facesse dichiarare guerra
ad una potenza come l'Austria.
Senonché, al di fuori dell'agiografia di cui è stato oggetto, Carlo Alberto, al quale si è fatta balenare
l'ipotesi velleitaria di fare il condottiero italico in soccorso a Guglielmo Pepe, ha avuto un
ripensamento, per l'illogicità dell'azione intrapresa, dicendo apertamente a Collegno ed a San
Marzano, «uccidetemi, ne avete ragione, ma io non mi sento la forza», anzi invitò le truppe alla
fedeltà al re al quale rivelò il piano. Però ad Alessandria la rivoluzione scoppiò, cosicché la
guarnigione di Torino insorse, chi per associarsi a quella città, chi in difesa del re. Vittorio
Emanuele I fu sul punto di firmare l'agognata costituzione, quando la penna gli cadde di mano,
poiché giunse dal Congresso di Lubiana10 il min. degli Esteri march. di San Marzano il quale gli
portò la notizia che gli altri alleati non solo fossero contrari a qualsiasi statuto, ma minacciavano
addirittura di invadere il Piemonte.
I fatti seguenti sono noti: il 12 Vittorio Emanuele I ha abdicato, in favore del fratello Carlo Felice,
che si trovava in quel periodo a Modena dal cognato, affidando la reggenza a Carlo Alberto, che ha
10 A Troppau vi era stata l'intesa delle potenze rinate dal congr. di Vienna di reprimere ogni movim. rivoluzionario ed
a Lubiana si era dato all'Austria il mandato di marciare su Napoli per reprimere ogni moto italico, capeggiato da
Guglielmo Pepe.
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cercato di tenere a bada i carbonari, i quali gridavano, «o costituzione, o morte!». Il principe di
Carignano in veste di reggente si trovò però abbandonato dai ministri e dovette formare un nuovo
governo, con l'avv. Ferdinando Dal Pozzo agli interni, il gen. Emanuele Pes di Villamarina alla
Guerra e Lodovico Sauli d'Igliano agli Esteri, quindi cercò di trattare con i rivoluzionari, i quali
ripetevano lo stesso grido, perciò redasse una relazione a Carlo Felice chiedendo istruzioni ma, per
non diventare oggetto di furore popolare, per la retromarcia innescata, la sera del 13 firmava il
proclama annunziante la concessione della costituzione, con riserva però che il nuovo re la
approvasse, senonché col veto perentorio da Lubiana ciò era praticamente impossibile.11
Infatti, benché fossero giunti a palazzo Carignano12 i rappresentanti liberali lombardi, Giorgio
Pallavicino Trivulzio, Gaetano Castiglia e Giuseppe Arconati Visconti per far dichiarare guerra
all'Austria e di conseguenza far sollevare Milano, Carlo Alberto, prudentemente, li disilluse,
facendo invece tesoro dei consigli di Cesare Balbo e di Ruggero de Maistre. A mezzanotte del 21
lasciò segretamente il proprio palazzo poiché Carlo Felice aveva intimato a Carlo Alberto di recarsi
a Novara dal gen. Vittorio Amedeo Sallier de la Tour, dove le truppe erano rimaste fedeli alla
monarchia. Qui il 29 giunse l'ordine ulteriore del nuovo re di partire subito per la Toscana.
L'abdicazione di Vittorio Emanuele I aveva avuto un duplice effetto, come osservava il Predari: 13
mentre sconcertò il partito della mediazione, rese più intraprendente quell'altro.
Santorre di Santarosa fu arrestato ma trenta studenti guidati dal col. polacco Schultz lo liberarono.
Tecnicamente, quindi, lo ripetiamo, il comportamento di Carlo Alberto è stato temerario e senza
logica, però politicamente è stato un grande gesto, poiché egli ha lanciato così un fortissimo
messaggio di disponibilità assoluta, che avrà grandissime conseguenze nella storia d'Italia. Anche
quando cercheranno di imbalsamarlo politicamente, sarà sempre un faro di speranza, persino nelle
acri critiche per i suoi tentennamenti, dovuti alla mancanza di forze componenti adeguate per far
fronte al sistema di attanagliamento, fino al giorno della riscossa, in cui dimostrerà tutta la propria
coerenza.14
Infatti, anche Vincenzo Monti,15 ormai anziano, ha preconizzato in lui l'antesignano della
redenzione d'Italia, come narrerà il Cibrario, nei suoi ricordi di una missione in Portogallo presso il
re esule.16
Il moto è stato rivoluzionario, per scuotere gli stati della penisola, dallo Jonio alle Alpi, oppressi
dall'esagerata reazione. Era stato il riverbero a scoppio ritardato del Proclama di Rimini di Murat.
Sopravvenuta la rivoluzione a Napoli, la cospirazione subalpina aveva preso una tinta più precisa.
Strano ma vero, a Torino vi erano stati due distinti “uffici di propaganda” rivoluzionari, in due
salotti diplomatici per i quali passava tutto il fior fiore aristocratico: di Eusebio de Bardaxì y de
11 Il 15 mar. Carlo Alberto giurò di osservare la Costituzione, con le solite clausole pretese dalla regina Maria Teresa
d'Austria-Este, moglie di Vittorio Emanuele I, BERTOLDI, p. 95.
12 Pal. Carignano, opera di Guarino Guarini.
13 Francesco PREDARI, I primi vagiti della libertà italiana in Piemonte, 1861.
14 Sulla decisa presa di posizione di Carlo Alberto, dobbiamo osservare che già nel 1820 egli aveva intessuto con
Federico Confalonieri una corrispond. segreta, facendolo poi incontrare a Vigevano con un proprio emissario, il
conte Ettore Perrone. Giuseppe LETI, Carboneria e massoneria del Risorgim. Italiano, Genova, 1925, p. 121.
15 Giuseppe IZZI, Vincenzo Monti, «Diz. Biogr. degli Italiani»:“tra il 1818 ed il 1821 Monti ebbe rapporti non
insignificanti con Carlo Alberto, per cui fu messo sotto sorveglianza dalla polizia austriaca, anche perché Perticari,
suo genero, era fondatamente sospettato di essere iscritto alla carboneria”.
16 Giulio Cesare CARRARESI, Carlo Alberto, in «Il Risorgimento Italiano», II, 1886, a p. 476. Luigi CIBRARIO,
Ricordi d'una missione in Portogallo al re Carlo Alberto, 1850.
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Azara, di Spagna, e del duca Emerich-Joseph von Dalberg, di Francia! 17 Insomma, non mancavano
in Europa coloro che cavalcavano la trigre della rivoluzione.
Ma per Carlo Alberto18 non finiva qui: chi all'interno lo avrebbe voluto far avvelenare, essendovi
stati anche dei congiurati, uno dei quali vestito da donna, per attirarlo in trappola, chi all'estero. Il
famigerato duca di Modena Francesco IV19 avrebbe voluto privarlo del diritto di successione,
facendo abolire la legge salica, d'intesa con l'imperatore d'Austria, proponendosi lui, in quanto
imparentato doppiamente tramite la moglie, principessa Maria Beatrice di Savoia, figlia di Vittorio
Emanuele I e nipote in quanto figlia della sorella Maria Teresa Giovanna.
Va ascritto a merito di Vittorio Emanuele I non aver seguito i consigli del genero. 20 Si ergeva
comunque contro questo capzioso disegno il re di Francia, avendo calcolato che se l'Austria con i
suoi satelliti si fosse ingrandita fino a divorare Piemonte, Valle d'Aosta, Savoia, Nizza e Liguria,
avrebbe avuto un confinante assai scomodo, spalleggiato anche dallo zar il quale non vedeva di
buon occhio un ulteriore accrescimento della potenza austriaca. 21 Anzi re Luigi XVIII e zar
Alessandro I chiesero lo sgombero delle truppe austriache dal Piemonte. Si arrivò al compromesso
che solo qualora il principe di Carignano fosse risultato reo di fellonia, tendendo a porsi la corona
sul capo a discapito di Carlo Felice, sarebbe stato tolto dalla linea di successione. Venne perciò tutto
rimandato al Congresso di Verona, al quale Carlo Alberto fece giungere un memoriale giustificativo
della propria condotta nei frangenti rivoluzionari.
Passato per Milano, il conte maresciallo austriaco Bubna lo presentò ironicamente all'arciduca
Ranieri, vicerè del Lombardo-Veneto, “Vi presento, altezza reale, il re d'Italia”. 22 A Modena veniva
reietto da Carlo Felice come un intoccabile. La mattina del 2 aprile 1821 giungeva a Firenze, dove
prendeva alloggio all'albergo Schneider, in cui era ospitato anche il march. Cesare Alfieri, che era
stato segretario del ministro degli Esteri a Lubiana. Rimaneva in attesa dell'arrivo dalla Francia,
dove era riparata, della moglie Maria Teresa con il piccolo Vittorio Emanuele, 23 per poi trasferirsi a
Palazzo Pitti dal padre di lei, Ferdinando III.
In maggio si sono incontrati a Lucca i due augusti fratelli, Vittorio Emanuele I e Carlo Felice ma,
benché Maria Cristina, figlia di Ferdinando re di Napoli e moglie di Carlo Felice, divenuta nuova
regina, abbia difeso l'operato del principe Reggente, il giudizio è stato inesorabilmente di
colpevolezza, poiché la famiglia ha preferito decretarlo “intra moenia” per tagliare ogni remora
sulla scena europea. Si è voluto infatti emettere un verdetto in casa piuttosto che chiamare a
giudizio tutta Europa, poiché si sarebbe rischiato di sollevare un vespaio, data la rivalità tra Francia
ed Austria, ciascuna intenta a tirar acqua al proprio mulino. Per metterlo in riga non dovrà ficcarci il
naso il cancelliere austriaco, ci penserà Carlo Felice, d'autorità regia e sovrana. E così sarà. Anche
l'ipotesi di eliminarlo dalla successione, passandola direttamente a Vittorio Emanuele, il
primogenito di Carlo Alberto, veniva accantonata, poiché si sarebbe ripresentato il problema della
reggenza, data la tenerissima età del principino. Persino Metternich, il quale pensava ad un
equilibrio europeo, si espresse con parere contrario, anche perché l'esclusione di Carlo Alberto
17 LETI, pp. 120-21. Il ruolo di Dalberg era stato quello di cercar di far stemperare i rapporti con l'Austria, in favore
della Francia.
18 «Re per tant'anni bestemmiato e pianto» canterà Giosuè Carducci in Piemonte.
19 Giuseppe Giusti, per dileggio, il giorno della sua incoronaz. lo chiamò “il Rogantin di Modena” e riguardo a Carlo
Alberto «Esecrato, o Carignano / va il tuo nome tra le genti».
20 Esiste in merito una stampa, intitolata Vittorio Emanuele I rifiuta di abolire la legge salica.
21 CINTI, p. 260-61. Anzi, Francia e Russia chiesero l'immediato sgombero delle truppe austriache dal Regno di
Napoli e dal Piemonte.
22 Questa specie di dileggio quarant'anni dopo con Vittorio Emanuele II sarà realtà!
23 Viaggiarono da Marsiglia a Livorno in vascello appena il mare si calmò un poco ma non troppo, il 13 entrarono in
porto.
11
avrebbe motivato un accanimento delle forze liberali contro l'Austria. Ciò ci conferma che il
messaggio lanciato dal principe di Carignano ai popoli facesse non solo discutere ma anche tremare
le cancellerie.
A Firenze ha avuto luogo un evento tragico: la culla del principino Vittorio Emanuele (il quale
peraltro non era più un fantolino, bensì un bambino di un anno e mezzo), secondo la versione
ufficiale si era fortuitamente incendiata, ma in realtà le sarebbe stato appiccato il fuoco dai servizi
segreti,24 longa manus del Congresso di Verona in procinto di radunarsi, ossia di coloro i quali
volevano dare a Carlo Alberto un fortissimo avvertimento di mettersi sui binari della restaurazione.
Il bambino, avvolto dalle fiamme, sarebbe stato tosto sostituito dal suo “fratellino di latte”, quale
grazioso prestito alla corona, e tutto veniva messo a tacere. Questo passava così dalle stalle alle
stelle.
Il 15 novembre 1822 nasceva il secondogenito, il principino Ferdinando, ma in quell'epoca, in cui
non esisteva ancora la miocentesi, non era prevedibile il sesso del nascituro!
Intanto, la Costituzione di Spagna era, per dirla con Carraresi, un gran pruno negli occhi delle
grandi potenze che, radunando teste coronate o plenipotenziari a Verona, al Congresso della Santa
Alleanza, decisero di estirparla. Carlo Alberto (per non giocarsi sia la possibilità di ascendere al
trono, sia la sua discendenza, essendo tutti pronti a passare per le vie di fatto nei confronti suoi e del
suo nucleo famigliare) decise di andare con le truppe del duca d'Angoulême in Spagna, a lottare
contro i propri ideali. Infatti, quando nel 1822 a Parigi è uscito il libro di Santorre di Santarosa, La
révolution piemontaise, il re Carlo Felice ha dovuto prendere atto che il coinvolgimento del principe
di Carignano fosse ormai palese. Persino il Papa, Pio VII, che aveva emanato la bolla contro i
Carbonari, gli ha scritto di perdonarlo: insinuando il perdono era però elegantemente implicito il
riconoscimento che fosse stato fortemente implicato.
Finalmente il 26 aprile 1823 dopo varie titubanze era arrivato l'assenso di Carlo Felice di lasciarlo
partire per la Spagna. Imbarcatosi a Livorno per Marsiglia (così evitava di dover passare per Torino
dove avrebbe dovuto ricevere gli onori dovuti al suo rango), proseguendo per Boceguillas, veniva
assegnato alla divisione del gen. Étienne de Bordesoulle. Poi via, in Spagna.
Scaramucce a Manzanares, poi prove di coraggio, che gli valsero la Legion d'Onore, ammirazione
dei soldati. A fine agosto, mentre la flotta proteggeva l'azione dal mare, si diede l'assalto al
Trocadero, dove si vide il granatiere semplice, principe di Carignano, farsi onore, tanto che gli
venivano assegnate sul campo le spalline di ufficiale. Il gen. Giuseppe Enrico Milliet march. di
Faverges ha scritto al min. degli Esteri de la Tour che Carlo Alberto ha mostrato «decisione,
coraggio, sangue freddo, bontà».25
Re Ferdinando VII, finalmente libero, lo ha voluto subito incontrare, per compiacersi della sua
condotta, conferendogli il Toson d'Oro e nominandolo Infante di Spagna, la cugina, regina
Giuseppina, gli ha buttato le braccia al collo. Il principe sabaudo, magari anche un po'
esageratamente, pur non mettendo in dubbio il suo ardore, nella grande parata militare del 2
24 Infatti, secondo quanto scritto da COMANDINI, I, p. 1183, “appiccasi” ha un doppio senso, attivo o passivo: «Nel
granducale palazzo di Poggio Imperiale appiccasi il fuoco alla culla dove stava Vittorio Emanuele di Savoia
Carignano; la nutrice, di 26 anni, Teresa Zanotti Rasca, riporta gravi scottature, ma il fanciullo è salvo». Questa è la
versione ufficiale. La balia morirà il 6 ottobre, come riportato da COMANDINI, I, p. 2186: «Teresa Zanotti Rasca,
nutrice di Vittorio Emanuele, muore per complicazioni seguite alle scottature riportate a Poggio Imperiale il 16
settembre».
25 BERTOLDI, p. 140.
12
settembre, è stato definito “il conquistatore del Trocadero” ed il duca d'Angoulême lo ha decorato
della Croce di San Luigi.26
L'affascinante quanto anticonformista duchessa de Berry, vedova da tre anni, 27 è passata a dedicare
anima e corpo (una delle parentesi rosa) all'eroico principe, il qual ne godeva così in pieno le grazie.
Il 15 dicembre l'Hôtel de Ville dava un grande ricevimento per i vincitori del Trocadero, dove
brillava la presenza di Carlo Alberto.
Il soggiorno parigino si è prolungato, tra parate, feste, balli, finalmente gli è stato fatto sapere di
presentarsi alla legazione dove, davanti all'ambasciatore Carlo Emanuele Alfieri, doveva
sottoscrivere un atto di impegno, per quando salirà al potere, di mantenere tutte le leggi
fondamentali della monarchia sabauda, insomma di lasciare tutto plasmato dall'assolutismo!
Appena giurato e sottoscritto, ha preso congedo da Luigi XVIII, il quale è stato prodigo di consigli
per il suo futuro, ed è potuto ritornare in Piemonte, con l'ordine di entrare a Torino di notte, onde
evitare dimostrazioni di qualsiasi genere, scendendo a palazzo Carignano, andando poi a dimorare
nel castello di Racconigi, di sua avita appartenenza, con la propria famiglia, 28 vivendo ritirato il più
possibile, sopportando anche la discutibile amicizia del duca di Modena.
Per non annoiarsi, si era messo a studiare; negli intervalli, appoggiato sul tavolo di biliardo, con
pochi intimi che gli erano stati concessi, imitava vari personaggi che aveva incontrato, tra risate
goliardiche, ma presto gli era stato ingiunto di smetterla.29
La conciliazione definitiva di Carlo Alberto con il re sarà suggellata da un incontro a Genova
nell'estate del 1825 con l'imperatore d'Austria Francesco I e con Carlo Felice, davanti ai quali è
stato fatto mettere in ginocchio.30 Una scena grottesca, non solo di vassallaggio, che l'imperatore
d'Austria, in visita ufficiale, poteva risparmiargli, non tanto nella sostanza, quanto nella forma, ed
ormai in un tempo inopportuno, a scoppio ritardato. Si sarebbe potuta organizzare questa
pantomima due o tre anni innanzi, prima che partisse per la Spagna, come un'investitura ai cavalieri
antichi, ma come possiamo ora immaginarci l'eroe del Trocadero avvilito, in ginocchio, come un
monellaccio sui ceci, mentre il suo sovrano intonava una giaculatoria dalla quale scaturiva che
dovesse il perdono al potente imperatore il quale aveva interceduto per lui. Si erano svegliati
insieme ad amnistiarlo, per controbilanciare le benevolenze del re di Francia, ma nella maniera più
assurda e disgustosa possibile. Ben altro stile a Parigi, l'armi e gli amori, nel cantare le lodi all'eroe,
parate, balli, ammiratrici, ovattate segrete alcove con seriche cortine.
26 Come leggiamo nella minuziosa relaz. del principe di Carignano: «ho partecipato tredici volte agli scontri, in
circostanze più o meno rilevanti. Sono stato imbarcato con la truppa; ho rischiato di annegare durante le operazioni
di sbarco. Sono stato volontario con i dragoni per far prigioniero un reggim. spagnolo, ho corso il rischio di saltare
in aria portando aiuto ad un parco di artiglieria, mi sono portato ovunque nutrissi la speranza di poter fare o vedere
qualcosa. Ho rischiato due volte di morire sbudellato». Mentre i giornali francesi lo osannavano, a malapena la
Gazz. Uff. del regno sardo, avendo Luigi XVIII sollecitato Carlo Felice, ha dato finalmente qualche notizia del suo
impegno militare.
27 Carolina di Borbone delle Due Sicilie (Caserta 1798 – Castello di Brunnsee 1870) era vedova di Carlo Ferdinando
d'Artois duca di Berry, figlio del futuro Carlo X.
28 CINTI, p. 262.
29 BERTOLDI, p. 153. Indro Montanelli, atteggiandosi a storico, ha emesso un giudizio lapidario, ossia che venga
facile imitare la personalità altrui a chi non ne abbia una propria. Il principe di Carignano è tutt'altro che privo di
personalità, ma è incastonato in un sistema in cui non può farla valere. Carlo Alberto rischiò di essere trascinato in
fondo dal caso Heldewier, Carlo PIOLA CASELLI, La questione valdese nelle carte del diplomatico olandese
Albert Heldewier (1841-1844), pp. 46.
30 CINTI, p. 262. Benché Carlo Felice avesse poca voglia di regnare, aveva ritenuto un affronto che Carlo Alberto
avesse scritto a Vittorio Emanuele I per indurlo a riprendersi la corona, BERTOLDI, p. 146.
13
Carlo Alberto nel 1827, insieme a Maria Teresa, ha scritto in francese, la lingua che si usava a corte,
38 favole per i bambini, Contes moreaux (Racconti morali). Si era messo anche a studiare
seriamente, meditando specialmente sulla Collezione degli scrittori classici italiani di economia
politica di Pietro Custodi e sui libri di Adam Smith, intessendo inoltre una corrispondenza con vari
economisti.31 L'anno dopo a Courmayeur ha scritto una commedia ed ha cominciato a occuparsi di
critica letteraria e di storia. È divenuto ammiratore dello storico Carlo Botta, in forte odore di
liberalismo. Gli è stato concesso di fare un tour della Sardegna. Ha fatto stampare tre operette che
però sono state subito tolte dalla circolazione: Notizie sui Valdesi; Ricordi dell'Andalusia; Viaggio
in Sardegna.
Si era messo a studiare con grande impegno per poter diventare, sia pur ben impacchettato, un buon
monarca. Se avesse però sgarrato, i coalizzati di Verona, capeggiati da Francesco I, erano pronti a
stingerlo ancor di più in una camicia di forza e non ci avrebbero pensato due volte a dargli fuoco. E
lui lo ha capito benissimo.
Carlo X nel 1830 era stato costretto a fuggire e si era insediato Luigi Filippo d'Orléans, un
doppiogiochista (come suo padre Filippo Égalité aveva aderito alla rivoluzione), i parrucconi
d'Europa erano costernati, poiché egli era salito al trono con l'appellativo non di re di Francia ma di
re dei francesi. Si ribaltava il concetto monarchico in vigore da secoli, di derivazione dal diritto
divino, del regno per grazia di Dio. Concetto già insito nell'atto di abdicazione di Napoleone in
favore di suo figlio, che secondo lui avrebbe dovuto chiamarsi “Napoleone II Imperatore de'
Francesi”. Carlo Alberto ha colto l'occasione per fare lo sdegnato, musica per le orecchie dei suoi
giudici, a parole avrebbe voluto marciare su Parigi, però il suo passato continuava a covare sotto la
cenere, non si era spento, gli esuli piemontesi hanno fatto pervenire a Torino un proclama segreto
per invitare all'insurrezione contro il governo incapsulato di Carlo Felice. Si mormorava che lui
fosse il capo dei “Cavalieri della libertà”. Infatti, agli eccessi reazionari, corrispose un accentuarsi
delle sette. Si diceva addirittura che il re di Sardegna si fosse cautelato prendendo in ostaggio i due
principini, Vittorio Emanuele e Ferdinando.32
Poi per Carlo Felice è venuta l'ora del tramonto: il 24 aprile 1831, fatto avvicinare Carlo Alberto, il
quale è stato fatto arrivare da Chambéry, dove era andato a domare dei rivoltosi (suoi ex proseliti),
al suo capezzale, al cospetto di tutto il governo, lucidamente, in francese, pronunciava le parole
«Ecco il mio erede e successore, sono sicuro che farà il bene dei suoi sudditi». Poi il 27 moriva.
«Morto il re, viva il re!». Carlo Alberto, baciata la mano del defunto monarca, assunse così la
corona di re di Sardegna e si insediò con la famiglia a palazzo Reale.
Volendo fare il duro, nessuna amnistia, solo il rinnovato editto dell'indulto di Carlo Felice di dieci
anni prima, una farsa restrittiva che ha fatto più male che bene.
Malgrado il cilicio al cristian petto, trovava rifugio nell'affettuosa, anzi affettuosissima, amicizia
della contessa Maria Antonietta de Waldburg Truchsess, dama d'onore della regina Maria Teresa,
figlia del conte Friedrich Ludwig, diplomatico prussiano a Torino, e sposata al conte Maurizio
31 BERTOLDI ha scritto che a corte questa materia non interessasse ad alcuno, ciò non è vero: Carlo Felice, il quale è
diventato re controvoglia, poiché avendo dei fratelli maggiori non pensava che avrebbe regnato, benché fosse stato
viceré di Sardegna, prediligeva le arti ed il teatro, tuttavia proprio sotto il suo regno hanno iniziato a svilupparsi
istituti di credito, assicurazioni e tante altre iniziative economiche.
32 La forte probabilità che la culla fosse stata incendiata dai sicari del Congresso vien confermata anche da questo.
14
Nicolis di Robilant, gentiluomo di camera e primo scudiero di Carlo Alberto.33 Insomma, una specie
di elegantissimo ménage a quattro! Intanto, la reggia è grande!
Vanamente Mazzini nel 1831 da Marsiglia gli ha rivolto un appello di farsi guida dell'unità d'Italia,
con una lettera indirizzata A Carlo Alberto di Savoia, un italiano, però il nuovo sovrano ha fatto lo
gnorri, essendo tutto prematuro. Anche perché, dal tono usato, recriminatorio assai, stile non adatto
per rivolgersi ad un monarca, e sicuramente l'Apostolo delle Genti lo sapeva benissimo, volto al
passato più che al futuro, sembrerebbe voler più la scissione che l'unione. Interessante comunque
che proprio un inossidabile repubblicano propugnasse, almeno a parole e volutamente malamente,
l'unità d'Italia sotto lo scettro costituzionale del Re di Sardegna. 34 Un'arma a doppio taglio, per poter
anche dimostrare ai quattro venti che Carlo Alberto si crogiolasse immobile e subisse gli eventi
invece di esserne protagonista.
Un po' per opportunità politica, un po' perché in Francia c'era l'ingombrante Luigi Filippo d'Orléans,
un po' perché la duchessa di Berry gli aveva chiesto aiuto, nel 1831 ha stretto un'alleanza difensiva
con l'Austria (ratificata nel 1836), riservandosi il diritto di comandante dell'esercito congiunto.
Trovate le casse dell'erario vuote, ha contratto un debito per sovvenzionare con un milione di
franchi i disegni politici della suddetta duchessa, nuora di Carlo X appena spodestato, e le ha dato
un piroscafo, nulla di più; ella si farà consolare contraendo un matrimonio segreto con il conte
Ettore Lucchesi Palli, gentiluomo di corte del Regno delle Due Sicilie, e ciò verrà in luce quando le
nascerà improvvisamente una bambina.
Dapprima Carlo Alberto ha confermato tutti i ministri, tutto sommato era un atto dovuto, per
segnare una continuità, anche se molti storici strepiteranno su questo! Des Geneys alla Guerra,
presto sostituito, poiché morto,35 con Carlo San Martino d'Agliè, poco brillante, che nel 1832
avrebbe sostituito con Emanuele Pes di Villamarina, dandogli sempre più ampi poteri; 36 Vittorio
Amedeo Sallier de La Tour agli Esteri, fino al 1834, a cui farà subentrare Clemente Solaro della
Margarita, del partito del clero; il 25 luglio 1831 ha però subito nominato il conte Gaudenzio Maria
Caccia di Romentino primo segretario di stato alle finanze, insomma ministro, malgrado il suo
passato napoleonista, dopo passerà la carica al conte Carlo Beraudo di Pralormo ed infine, il 9
maggio 1835, al conte Stefano Gallina, talmente abile da dire di lui, con compiacimento, «ecco la
mia gallina dalle uova d'oro».37
33 Maria Antonietta era figlia di Friedrich Ludwig de Valdbourg Truchsess (1776–1844) e della p.ssa Antonietta
d'Hohenzollern-Hechingen; suo figlio Carlo Felice Nicolis di Robilant (1826–1888) sarà un eroe della battaglia di
Novara e futuro min. degli Esteri del Regno d'Italia ed a lui si dovrà la conservazione del diario di Carlo Alberto,
SALATA. Cfr. PIOLA CASELLI, La questione valdese.
34 CINTI, pp. 263-65, lettera peraltro molto bella, anche se polemica, in cui Mazzini gli ricorda «Vi fu un momento in
cui le madri maledissero al vostro nome e le migliaia vi salutarono traditore, poiché voi avevate divorata la
speranza e seminato il terrore», ed il re rispose con l'editto del 25 ott. 1831, incaricando il conte Benedetto Andreys
di Cimié di procedere contro militari e borghesi imputati, perseguitando persino i preti, a profitto dei gesuiti. I
detentori del giornale mazziniano “La giovine Italia” erano perseguibili con prigione e ammenda di cui se ne
prometteva la metà ai delatori. Italo RAULICH, Storia del Risorgimento Politico d'Italia, Zanichelli, 1920, sulla
scoperta di alcune copie nella caserma di artiglieria di Genova, pp. 266-67, ricordandoci di leggere i romanzi storici
di Giovanni RUFFINI, Il dottor Antonio e il Lorenzo Benoni.
35 Matteo Agnès Des Geneys (1763–1831) era fratello dell'ammir. Giorgio Andrea.
36 PIOLA CASELLI, constatazione fatta da Heldewier.
37 PIOLA CASELLI; Barbara MODUGNO, Stefano Gallina, Diz. Biogr. degli Italiani. Beraudo di Pralormo
(austriacante) andava a sostituire all'Interno il conte Antonio Tonduti dell'Escarena (fervente cattolico) ma nel 1841,
ritiratosi questi per motivi di salute e non solo, anche per lo sgambetto di Tiberio Pacca (fuoruscito dello stato della
Chiesa e collaborazionista dell'Austria), questo importante ed impegnativo dicastero verrà assunto ad interim dal
Gallina.
15
Nel 1831 ha istituito il Consiglio di Stato, su basi moderne, a cui ha commissionato molti studi sui
più svariati argomenti, che ha poi messo in pratica. 38 Nel 1832 ha creato la Pinacoteca Reale a
Palazzo Madama, la Libreria presso Palazzo Reale (che nel 1839 diventerà una prestigiosa
Biblioteca Reale, tanto da possedere anche l'autoritratto di Leonardo da Vinci), e nel 1833 ha
fondato l'Accademia Albertina.
Nel 1833 stabiliva che i delitti militari, anche se commessi da civili, dovessero esser di pertinenza
dei Consigli di Guerra. Nel medesimo anno c'erano state le confessioni di alcuni settari, che
avevano portato all'arresto del medico Jacopo Ruffini, fratello dello scrittore, il quale si era tolta la
vita in carcere, ed alla condanna capitale di altri. Nel 1834 è seguita l'infelice ed inopinata quanto
velleitaria spedizione mazziniana in Savoia, che ha dato luogo ad una ferocissima reazione da pare
del re, dominato come era da austriacanti e da fanatici clericali. 39 Dopo che Mazzini aveva osato
scrivergli in quel modo, vedeva come fumo negli occhi tanto l'Apostolo delle genti quanto tutti i
mazziniani, anche per non compromettere i propri aneliti, che andavano messi su binari di
prudenza, di fronte all'Europa, dove i cecchini erano prontissimi ad impallinarlo per bene.
Tuttavia, liberalizzato il commercio, nel 1834 venne ridotto il dazio sul grano e nel 1835 approvata
l'esportazione della seta grezza, poi ribassati altri dazi sull'importazione di materie prime quali
carbone, metalli, tessuti; il bilancio, malgrado ciò, dal 1835 divenne attivo e si poterono così
apportare miglioramenti ad agricoltura, strade, ferrovie e porti.40 Ha notato Cinti:
«grande probità regnò nelle pubbliche amministrazioni, che l'erario prosperò ed acquistò credito, che l'industria e
il commercio s'invigorirono, che le belle arti e le scienze furono protette e favorite. Le riforme giudiziarie» invece
«lasciarono sussistere gravi lacune e non poche ingiustizie» e nel 1841 proseguiranno le riforme procedurali.
Maria Teresa si dimostrava parsimoniosa come lui, faceva persino rammendare le calze per
dimostrarlo, ma era prodiga in beneficenze, prima di tutto prediligendo l'Istituto delle «Rosine»,
fondato il secolo prima da Rosa Govona 41 per le ragazze bisognose. Nel 1838 la regina soffrì molto,
sputava sangue, le fecero i salassi, come usava all'epoca, riuscì a sopravvivere. Anche Carlo Alberto
non se la passava bene, con i suoi mali al fegato, tanto da far dire al Giusti «il savojardo di rimorsi
giallo».42
A Torino nel 1840 si è tenuto l'importante Congresso dei Dotti Italiani, il primo si era inaugurato a
Pisa nel 1839, ne seguirono altri a Firenze (1841), Padova (1842), Milano (1844), Napoli (1845),
Genova (1846), Venezia (1847). All'esordio pisano i congressisti italiani e stranieri erano stati 428
ed erano state rivendicate le radici italiche della rivoluzione scientifica del seicento. I principali
governanti italiani lo accettarono, salvo il Papa che aveva annusato odor massonico, essendone stato
propugnatore l'ornitologo Carlo Luciano Bonaparte43 principe di Canino. Carlo Alberto diede il suo
illuminato appoggio e ne affidò la presidenza al conte Alessandro Saluzzo.
Il 21 marzo, essendo il compleanno della regina Maria Teresa, il re ha ricevuto anche le felicitazioni
del corpo diplomatico e l'indomani c'è stato qualche concerto a corte, riunendo una società
numerosa e brillante.
38 BERTOLDI, pp. 181-82: «chiamò a farne parte 14 membri e poiché il Consiglio aveva il compito di studiare le
leggi che poi i ministri dovevano solo attuare, se ne deduce quanto questi ultimi lo avversassero»
39 BERTOLDI, pp. 187-98.
40 Giuseppe TALAMO, Carlo Alberto, re di Sardegna, Diz. Biogr. degli Italiani.
41 Rosa Govona o Rosa Govone, alla quale è anche dedicata una via a Roma in zona Monteverde.
42 Paolo COLOMBO, I presupposti dello Statuto Albertino. Dai moti del 1821 alle riforme del 1847, p. 157.
43 Carlo Luciano Bonaparte (1803–1857), era figlio di Luciano (il fratello di Napoleone) e della seconda moglie
Alexandrine de Bleschamp.
16
Il 1° luglio il re e la regina si sono stabiliti, come al solito, per due mesi a Racconigi, con i figli, il
duca di Savoia Vittorio Emanuele ed il duca di Genova Ferdinando. All'inizio della terza decade
d'agosto sono stati raggiunti da Maria Elisabetta, sorella di Carlo Alberto, vice-regina del
Lombardo-Veneto, dal marito vice-re Ranieri e dalle due figlie, dando adito a delle supposizioni di
fidanzamento.
Il 2 ottobre, essendosi celebrato il compleanno del re, vi è stato il concorso delle persone più
distinte del Paese, per testimoniare «la parte che prendono a questa festa nazionale» ed è stato
ammesso anche il corpo diplomatico: essendo giorno di magro, il min. degli Esteri ha spostato il
pranzo al martedì successivo. Il 24 è passata la granduchessa Elena, sorella dello zar, alloggiando a
casa del ministro di Russia, dove il re, la regina ed i principi le hanno fatto visita. In novembre
Carlo Alberto e Maria Teresa sono tornati felicemente a Genova.
Nel 1840 si aprì un contenzioso commerciale con l'Austria, poiché il sale veniva contrabbandato in
Svizzera, ed a denunciare la questione al governo subalpino erano stati, paradossalmente, proprio i
fuorilegge! Per ripicca, l'Austria raddoppiò il dazio sui vini.
Il giorno di capodanno del 1841 il corpo diplomatico ha avuto l'onore d'offrire a Sua Maestà il Re
ed a Sua Maestà la Regina l'omaggio delle proprie felicitazioni. Poi le Loro Maestà hanno ammesso
a baciar la mano i membri della nobiltà e gli ufficiali militari. La sera la regina ha accordato il
medesimo favore a tutte le dame presentate a Corte. A Palazzo Reale quest'anno si sono svolti
quattro balli di carnevale, assai brillanti e molto seguiti.
Il 13 aprile il re si è recato con il principe Vittorio Emanuele a Genova, fermandosi ad Alessandria,
per passarvi in rassegna le truppe, proseguendo la notte, quindi si sono imbarcati su un vapore per
Cagliari. Il 3 maggio hanno preso un bastimento a Sassari e sono ritornati: il 4 a Genova hanno
assistito al varo della fregata “Arcangelo Michele” ed il 5 mattina sono rientrati a Torino, dove
Carlo Alberto ha subito concesso udienza di ricevimento all'ambasc. di Francia e di congedo al min.
di Prussia. Il re e la regina resteranno in città fino a che in luglio si recheranno a Racconigi, dove li
raggiungeranno Maria Elisabetta e Ranieri, riaccendendo le voci di progetti matrimoniali in
famiglia. Così infatti sarà.44
Nel luglio 1841 il re rilasciava la prima concessione ferroviaria per una linea da Genova al Lago
Maggiore, donde per la Svizzera fino ad Ostenda si intendeva unire il Mediterraneo al Mare del
Nord e soffiare a Trieste il transito della Valigia delle Indie, con diramazioni da Alessandria a
Torino e ad Arona. Vagheggiava una ferrovia da Arona al Lago di Costanza per la val di Blenio e
pel passo del Lucomagno e la Valle del Reno. Aveva infatti incaricato il conte Antonio Piola, 45
nell'ambito del Consiglio di Stato, di effettuare una studio approfondito, in chiave europea,
dell'argomento.
Per il compleanno del re la mattina del 2 ottobre 1841 c'è stato il ricevimento del corpo diplomatico,
alcuni accreditati alla corte di Torino sono rientrati appositamente. La «Gazzetta Piemontese» ha
iniziato a dar la notizia del fidanzamento del duca Vittorio Emanuele con la principessa Maria
Adelaide e delle formalità intercorse con la corte di Vienna; il 26 ottobre ne è stata data
comunicazione ufficiale al corpo diplomatico. Il 3 novembre il re, la regina ed il principe ereditario
sono andati per un mese a Genova, facendo sosta per dormire ad Alessandria.
44 HELDEWIER, Vittoriano, Ms. 283.
45 Antonio PIOLA, Delle strade ferrate e della loro futura influenza in Europa, Torino, Stamperia Reale, 1838.
17
A capodanno del 1842 alle 9,30 di mattina le Loro Maestà si son degnate di ammettere il corpo
diplomatico a presentare i propri voti, poi vi è stato il baciamano, prima per i gentiluomini e poi per
le dame. Essendo tornato a Torino il visconte de Vilain XIV con la sposa (il quale si era recato in
Belgio per contrarre il matrimonio), è toccato a Madame Heldewier (come dama più anziana del
corpo diplomatico) a presentarla alla Regina. La sera i sovrani sono apparsi con i principi a teatro,
accolti da vive acclamazioni: c'era infatti anche il duca di Savoia, reduce da una caduta da cavallo.
Il 12 aprile il duca Vittorio Emanuele ha sposato a Racconigi la cugina Maria Adelaide, figlia della
sorella di Carlo Alberto.
Il re quest'estate a Racconigi è stato un po' sofferente. Ripresosi, in settembre è tornato con la regina
a Torino con il duca e la duchessa di Savoia, nonché il duca di Genova, preceduti di qualche giorno
dal principe Eugenio. Poi Carlo Alberto, con i figli, per tre volte alla settimana si è recato alle
manovre militari. Essendo già stato a Genova con la Famiglia, quest'autunno ha deciso di non
tornarci.
A capodanno del 1843 si son ripetute le felicitazioni della corte e del corpo diplomatico, con il
baciamano al re Carlo Alberto ed alla regina Maria Teresa, poi i sovrani si sono recati alla messa
solenne ed all'una i diplomatici sono tornati per felicitare sia il duca Vittorio Emanuele che la
duchessa Maria Adelaide, nonché il duca Ferdinando. Quindi, le dame presentate alla corte sono
state ammesse a baciare la mano alla regina. La sera i sovrani hanno onorato della loro presenza il
teatro, tra vive acclamazioni del pubblico.46
Tra gli aneddoti, ricordiamo che nel 1840 il re aveva esternato a Villamarina, suo confidente, il
quale gli era stato accanto nel 1821, che se fosse morto dopo dieci battaglie «per una causa che so
io», «Ah! Allora morrei ben felice benedicendo il Signore». Nel 1843 scrivendo al medesimo
ministro, aveva disapprovato il comportamento del sindaco di Castelletto Ticinese che si era
permesso di consegnare pavidamente dei contadini venuti a contrasto con dei soldati austriaci.
Avrebbe dovuto far suonare a stormo le campane ed il re stesso sarebbe accorso e se non avesse
ricevuto le scuse ufficiali le avrebbe fatte risuonare sino in Savoia e sarebbe entrato in guerra. Belle
parole, ma parole, parole, parole (per di più confidenziali, non pubbliche).
Nel 1843 esse cominciavano tuttavia a far capolino, a risuonare, avendo il re approvato l'inno
militare, scritto da Giovanni Prati, con una strofa assai significativa:
Tutti siam d'un sol Paese,
solo un sangue in noi traspar,
a ogni tromba piemontese
mandi un'eco l'Alpe e il mar.47
Nel 1843 Carlo Alberto scriveva a Massimo d'Azeglio che, «presentandosi l'occasione, la mia vita,
la vita dei miei figli, le mie armi, i miei tesori, il mio esercito, tutto sarà speso per la causa
italiana». E così, infatti, sarà. Con la questione del sale e della rappresaglia sui vini la fama del re
stava risollevandosi, anche se molti agricoltori ci rimettevano, ma si dimostravano tuttavia contenti
per la buona causa. Tutti i liberali tornavano a catalizzarsi dalla sua parte.
46 HELDEWIER, Vittoriano, Ms. 283.
47 Queste parole del poeta trentino sollevarono il vespaio delle diplomazie austriaca, borbonica e pontificia, sicché
dapprima non venne musicato, poi a furor di popolo da un anonimo. Carlo Alberto allora fece subito coniare la
medaglia con lo scudo contenente la croce sabauda, retto da un icone che sbranava un'aquila, chiara allusione
all'impero austro-ungarico, contornato dal motto «Je atans mon astre», Canti della Patria, Clusone, 1936.
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Durante le devozioni quaresimali la regina Maria Teresa il venerdì era in chiesa quando ha avuto un
forte sputo di sangue. Traiamo dalle relazioni di Heldewier lo svolgersi a corte di questi mesi, in cui
si è sovrapposta anche una malattia del re al ritorno dalla Sardegna:48
Il 4 aprile annotava che la regina si fosse fatta forte, restando sino alla fine della funzione, poi, mentre tornava nei
suoi appartamenti, era svenuta tra le braccia di una delle sue dame. Si è trattato di un'infiammazione ai polmoni
con febbre alta, il re ed i principi si sono avvicendati per varie notti al suo capezzale. Le hanno somministrato
persino i sacramenti di fronte a tutta la corte, con faticoso apparato, al 5° giorno la febbre ha raggiunto il massimo
e poi è cominciata a calare; così continuava l'8: «Quanto la malattia aveva sparso in tutte le classi sociali una
tristezza generale altrettanto grande è la gioia di saperla salva. La Regina è generalmente amata a venerata. Ella
merita d'esserlo per le sue virtù e le buone azioni, che la sua inesauribile bontà spande intorno a lei». Si era in
attesa della vice regina da Milano con la principessa Maria, essendo una grande gioia oltre che per la regina e per
il re, anche per Maria Adelaide. La guarigione avanzava lentamente, la febbre diminuiva ma non cessava. La
sorella di Carlo Alberto, quando arrivò, trascorse la maggior parte del tempo presso il letto della cognata, Ranieri
sarebbe arrivato dopo qualche giorno. Il 1° maggio la convalescenza sembrava in progresso, essendo scomparsa la
febbre, per cui la regina incominciava a nutrirsi in maniera più sostanziosa. Appena possibile l'avrebbero portata a
Stupinigi. Perciò il re con il secondogenito partiva la sera per Genova, dove era pronto un mezzo navale per
condurli in Sardegna. Il vice-re Ranieri alla vigilia della partenza da Milano aveva subito un attentato da parte di
uno che, facendo finta di porgergli una supplica, vi aveva nascosto un filetto. Il 23 maggio 1843 il re con suo
figlio minore era tornato a Genova, dalla Sardegna, quindi si era recato ad Alessandria per la pomposa posa della
corona d'oro benedetta dal Papa sul capo della statua della Madonna della Salve, segno di una consacrazione
particolare, poiché le venivano attribuiti molti miracoli, quindi è stato raggiunto dal primogenito e dal principe
Eugenio, provenienti da Casale Monferrato dove si erano svolti per otto giorni degli altri grandi festeggiamenti
per l'inaugurazione della statua equestre di Carlo Alberto, commissionata ad Abbondio Sangiorgio, per aver
onorato quella città con la sede della seconda corte d'appello del Piemonte e per la costruzione del ponte sul Po. 49
A fine mese, oltre al viaggio del re, il ministro non solo rilevava i pochi progressi nella convalescenza della
regina, ma una quindicina di giorni fa ella aveva avuto anche una ricaduta, dalla quale si stava appena
riprendendo. La vice-regina cognata era ancora presso di lei ma ormai doveva tornare a Milano, il consorte era già
ripartito da tre settimane. Lo strascico è stato assai lungo, secondo la relazione del 19 giugno Maria Teresa non
stava ancora bene, aveva ripreso a stare a tavola ma le era tornata la febbre, intanto da tre giorni Carlo Alberto era
ammalato (già non si sentiva bene dal suo rientro dall'Isola), sua sorella era partita da qualche giorno per Milano,
il re migliorava, la regina era stazionaria; il 3 luglio riassumeva che la malattia del re si era prolungata (un
bollettino medico del 22 giugno ne aveva dato l'annuncio, aggiungendo che era fuori pericolo), però la guarigione
non ha fatto molti progressi. Visto un piccolo miglioramento della regina, i sovrani volevano trasferirsi a
Racconigi, ma hanno dovuto desistere. Anche il principe Eugenio ha rivaleggiato con i due figli di lei per
assisterla, tanto da essersi guadagnato la massima benevolenza cosicché, per decisione del re, sarebbe arrivato a
godere dei privilegi concessi ai propri figli. Si cominciò anche a parlare di un matrimonio tra di lui e la
principessa Maria. Il 21, un aggiornamento della partenza del re per Racconigi, la regina essendovi andata il
giorno avanti, anche se ancor debole, dove vi erano anche i duchi, Maria Adelaide, il principe di Carignano ed il
principe ereditario di Lucca. La sorella di Carlo Alberto è partita per Milano e proseguirà per Vienna, si dà notizia
del progetto di matrimonio di Eugenio con Maria. Il 21 agosto, il re si è ristabilito in salute e la regina si sta
fortificando. Lo stato delle finanze del regno è sempre più brillante. Accenna anche al progetto della ferrovia. Il 28
il re bene, non altrettanto potrebbe dirsi della regina: avendo fatto lunedì una corsa al castello di Pollenza con sua
sorella, nella notte tra martedì e mercoledì ha sputato ancora sangue. L'11 settembre, la corte avrebbe prolungato il
soggiorno a Racconigi a causa della malattia della regina. Il re è stato a Superga. Il 25, piccolo miglioramento. Il 5
ottobre, da lunedì la famiglia reale è tornata a Torino, prima il re con Ferdinando, poi Vittorio Emanuele con
Maria Adelaide ed infine la regina Maria Teresa, la quale non andrà a Genova, vi si recherà solo il re con il
secondogenito; il 2 Carlo Alberto ha compiuto 45 anni, celebrati solennemente, la mattina ha ricevuto il corpo
diplomatico che la sera il min. degli Esteri ha riunito a banchetto. Il 21 circa il fidanzamento del principe Eugenio,
con la relativa domanda solenne all'imperatore. Il 6 novembre il re con il duca di Genova ad Alessandria e poi a
Genova; la regina in via di miglioramento. Il 24 annotava che la corte austriaca pretendesse per il fidanzamento un
appannaggio di 3 milioni di franchi. L' 8 dicembre il ritorno del re. Purtroppo il 25 la regina nuovamente
indisposta.
48 HELDEWIER, Vittoriano, Ms. 283.
49 Cenni alla Madonna in «Rivista Europea», v. I, sem. II, p. 587; acquaforte del monum. di Abbondio Sangiorgi
(1798–1879), dis. di Eleuterio Pagliano, inc. Giuseppe Bramati,
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Infatti il capodanno del 1844 la regina non ha ricevuto, per non affaticarsi a causa della sua salute.
La duchessa di Savoia era nuovamente incinta già da alcuni mesi. Si parlava ancora tra le due corti
dell'appannaggio per il principe Eugenio, quando è giunta una terribile notizia che ha scosso tutta la
famiglia reale, quella della morte dell'arciduchessa Maria, la sorella di Maria Adelaide. Le relazioni
di Heldewier continuavano ad illustrare la vita di corte di questi mesi:
Il 14 gennaio scriveva di aver avuto un'udienza particolare dal re. Il 30 tornava sulla questione dell'appannaggio
quando era giunta la notizia della morte dell'arciduchessa Maria: «Nello stato in cui si trova la duchessa di Savoia
sua sorella, c'è da temere che questa funesta notizia non abbia delle dolorose conseguenze. La Regina, benché più
sofferente in questi ultimi giorni, si è trasportata negli appartamenti di sua nuora per annunciarglielo. S.A.R. ne è
rimasta straziata, ma degli abbondanti pianti, che ella ha potuto versare, hanno alleviato il suo dolore. Rimane a
desiderare che la viva emozione che la Regina stessa ne ha risentito, non abbia delle conseguenze pericolose per la
sua salute. La perdita che fa il Principe di Carignano è immensa: egli ne sente vivamente tutta la portata. In una
parola, tutta la famiglia reale è si abbandonata nella più profonda tristezza. Il re ha subito inviato un corriere alla
sua augusta sorella, la vice Regina, per portarle delle parole di affetto ed indurla a venire a cercare qualche
consolazione in seno alla sua famiglia». Il 10 febbraio, fortunatamente, dopo la crudele prova, la salute della
regina e della duchessa di Savoia non s'è alterata. La vice Regina (distrutta) ha declinato l'offerta di suo fratello
Carlo Alberto, promettendo però una visita più avanti. L'11 marzo il re è andato a Vercelli per la posa solenne
della prima pietra d'un ponte sulla Sesia, sulla strada da Torino a Milano, essendocene solo uno in legno che in
inverno veniva invaso dall'acqua con interruzione delle comunicazioni tra queste due grandi città. Il 15 Maria
Adelaide aveva il giorno prima partorito un maschio, Umberto. Il 15 aprile poteva finalmente dare buone notizie
della famiglia reale. Il 3 giugno comunicava di aver preso ufficialmente congedo dal re mercoledì e “ieri” dalla
regina e dai duchi di Savoia, di Genova e dal principe Eugenio.
Nel 1844 Carlo Alberto aveva concesso ad Antonio Baratta la pubblicazione del Memoriale di
Sant'Elena la cui seconda parte usciva nel 1846.
«Morto un papa se ne fa un altro», recita il detto: nel 1846 a Gregorio XVI succedeva Pio IX, il
quale veniva incoronato il 21 giugno. Il nuovo pontefice scelse come segretario di Stato il card.
Tommaso Pasquale Gizzi, concesse subito un'amnistia ai 400 carcerati politici e ad altrettanti
esiliati di tornare; finalmente un papa liberale (alla cui elezione l'Austria aveva tentato di porre un
veto, ma l'inviato non era arrivato in tempo), e sarebbe anche continuato ad esserlo se l'impero,
capito in tempo cosa stesse avvenendo, non avesse messo in moto i vescovi, conservatori, per
imbalsamarne lo spirito innovativo.
Mentre il neoeletto pontefice riceveva il plauso dei liberali da tutte le parti d'Italia, anche Carlo
Alberto, pur non sognando di fare la controfigura del Papa, poté cominciare ad ammorbidirsi,
secondo le proprie concezioni originarie, tornando quasi ai tempi del '21. Ma già il 20 maggio il re
aveva fatto rispondere per le rime, sulla «Gazzetta Piemontese», intorno alla questione dei vini
correlata al transito del sale. Con spirito di moderazione, aveva proibito però uno spettacolo militare
in cui avrebbero gridato «Viva il re d'Italia!», ritenendolo prematuro.
Con questo suo nuovo atteggiamento, aveva acconsentito a Francesco Predari di pubblicare
l'«Antologia» ed aveva incaricato Cesare Alfieri della pubblica istruzione. Non solo, non impedì che
al congresso dell'Associazione Agraria di Mortara, il 9 settembre 1846, i molteplici brindisi fossero
fortemente tinti di contenuti politici, ma favorì lo svolgimento del Congresso dei Dotti italiani di
Genova dal 14 al 19 settembre, al quale parteciparono per la prima volta anche degli scienziati dello
Stato Pontificio, e nemmeno si oppose alle feste a Genova del 5 dicembre in cui si inneggiava al
Centenario della cacciata degli Austriaci (il famoso episodio di Balilla).50
50 Anche l'8 sett. 1847 i genovesi andranno in pellegrinaggio a Portoria, al monumento di Balilla (Giambattista
Perasso), inneggiando a Pio IX ed a Carlo Alberto. Il giorno seguente i march. Doria, Balbi e Raggi si recavano a
Torino per invocare le riforme, egli prudentemente li accolse distintamente, per evitare un'assemblea politica. Farà
20
Ricominciava ad intrattenersi segretamente con vari liberali, il conte Giacinto di Collegno,
d'Azeglio, i conti lombardi Gabrio Casati, Vitaliano Borromeo, Antonio Durini, Cesare e Rinaldo
Giulini, Carlo d'Adda, Enrico Martini e Luigi Torelli, i marchesi genovesi Lorenzo Nicolò Pareto,
Giorgio Doria e Vincenzo Ricci, il toscano Vincenzo Salvagnoli, riguardò con buon occhio il suo ex
cappellano in esilio, il torinese Vincenzo Gioberti, ed alle sue opere, come a quelle del Balbo.m
Lodava l'articolo di Cavour sulle ferrovie apparso nella «Revue Nouvelle».
Carraresi ha scritto un bilancio del suo operato, che condensiamo:
«Carlo Alberto, certamente considerando che non si potesse parlare di nazionale riscatto, se prima l'interna
legislazione non fosse stata messa a livello della civiltà del secolo, si adoperò a riformare gli abusi. In materia
finanziaria abolì la riserva delle regie cacce, l'esenzione dei nobili da alcuni dazi; riformò le poste, diede impulso
all'industria della seta, favorì in Genova l'istituzione di una Banca di sconti, anticipazioni e depositi, promulgò il
Codice di Commercio che finì di abolire in materia economica ogni privilegio ed ogni abuso. Così le finanze
piemontesi si condussero a tale stato di floridezza 51 da destare l'ammirazione e l'invidia degli Stati vicini».«Ideò
pure la costruzione di una strada ferrata che avrebbe dovuto riunire Genova alla Svizzera, col duplice scopo di
avvantaggiare gli interessi dello Stato e di dare un fiero colpo al commercio dell'Austria. Mentre così egli
preparava il terreno nel campo economico, non trascurava di farlo pure nel militare. Si abolì la carica di Ispettore
generale dell'armata, che avrebbe potuto riuscire d'impaccio alla stessa iniziativa del re, si modificarono i
regolamenti per le evoluzioni della fanteria; l'artiglieria fu riordinata, la cavalleria accresciuta; si organizzò lo
Stato Maggiore Generale; si crearono i bersaglieri, orgoglio dell'esercito. 52 Una medaglia al valore militare venne
istituita per promuovere l'emulazione fra i soldati; si migliorarono le fortificazioni d'Alessandria, di Fenestrelle,
d'Exilles, di Bard, di Ventimiglia. L'amministrazione della giustizia fu pure oggetto delle speciali cure di Carlo
Alberto. Furono aboliti i supplizi della ruota e della tenaglia e la confisca dei beni del condannato. Furono
pubblicati i due Codici civile e criminale che abolivano ogni distinzione di classe davanti alle leggi e cancellavano
ogni traccia dell'antica barbarie. Costituì un Consiglio di Stato composto di uomini ragguardevoli e illuminati,
destinato ad aiutarlo nel compimento di tutte le riforme ideate. Fra queste, una delle più importanti fu lo svincolo
dei feudi nella Sardegna, sistema che ancora regnava nell'isola.
Nell'agosto 1847 l'Austria ha occupato Ferrara e Carlo Alberto ne ha approfittato per offrire a Pio
IX il suo aiuto. Il 30 a Casale Monferrato veniva inaugurato l'importante Congresso Agrario che,
vedendo il concorso di molti liberali di Piemonte, Liguria e dello Stato Pontificio, si trasformava
subito in un'assemblea politica. Mons. Luigi Nazari di Calabiana, elemosiniere del re, aveva parole
di patriottismo e Pier Dionigi Pinelli, con un bel discorso, aveva chiesto, oltre a varie riforme, anche
l'istituzione della Guardia civica e la libertà di stampa. Il conte Cesare Trabucco di Castagnetto,
segretario particolare di Carlo Alberto, leggeva la lettera incisiva del re, in cui criticava
l'occupazione di Ferrara ed aggiungeva «Se la Provvidenza ci manda la guerra d'indipendenza
d'Italia, io monterò a cavallo con i miei figli, mi porrò alla testa del mio esercito e farò come fa ora
Sciamyl53 in Russia. Che bel giorno sarà quello in cui si potrà gridare alla guerra
dell'Indipendenza italiana».
Purtroppo il 1° ottobre si ebbe un incidente allorché, alla vigilia del genetliaco di Carlo Alberto, il
popolo di Torino, alla passeggiata dei Ripari, acclamando il Papa ed il Re, aveva intonato l'inno
papalino di Pietro Sterbini (musicato da Gaetano Magazzari) senonché, inopinatamente, il pacifico
corteo venne violentemente sciolto da guardie e carabinieri, originando uno scontro con contusi e
scrivere a Solaro della Margarita che, se non assalito, non intenda muover guerra, salvo che il Papa non bandisca
una guerra di religione. Non ostante questa oculata prudenza, in varie occasioni ufficiali nelle città del regno
echeggiava il solito grido «Viva il re d'Italia!».
51 PIOLA CASELLI, constatazione fatta anche da Heldewier.
52 Vittorio BERSEZIO scriverà, in maniera esageratam. critica, che Carlo Alberto amasse solo le parate e si perdette
in pedanterie, invece di curarsi dei difetti ed avere considerazioni di guerra.
53 Imam Shamil (1797–1871) è stato un capo musulmano del Caucaso che ha guidato la resistenza ai Russi. È assai
curioso il fatto che l'indipendenza italiana prenda esempio anche da un settore di indipendenza musulmana, oltre
che da quella greca.
21
feriti, cosicché Villamarina , il quale peraltro non aveva dato ordini repressivi, si dimise, ed al suo
posto si insediò il conte Ermolao Asinari di San Marzano; poco dopo venne esonerato anche Solaro
dalla Margarita, sostituito con il conte Broglia di Casalborgone.
In seguito a ciò, un giovane appena laureatosi in medicina, Domenico Carbone, scrisse la famosa
satira intitolata “Re Tentenna”.54 Inutile dire che il re ci fosse rimasto un po' male, anche perché
aveva la coscienza a posto, avendo appena nominato una commissione, composta dal conte Luigi
Francesco Des Ambrois de Nevâche, ministro dell'Interno, dal conte Ottavio Thaon di Revel, delle
finanze, dal march. Cesare Alfieri di Sostegno, dal conte Carlo Ilarione Petitti di Roreto, dall'avv.
Giacomo Giovanetti e dal conte Federico Sclopis di Salerano, per dar il via a delle importanti
riforme.
Trionfale fu la partenza da Torino e l'accoglienza a Genova, dove il re era avvezzo trascorrervi ogni
anno un periodo.
Finalmente potevano esser pubblicati anche vari giornali: il Risorgimento di Cavour, l'Opinione di
Giacomo Durando, la Concordia di Lorenzo Valerio, il Messaggero Torinese di Angelo Brofferio.
Al Congresso dei Dotti a Venezia, presieduto dal conte Giovanelli, nel salone del Gran Consiglio,
ci fu l'esordio di Daniele Manin, ma chi trionfò fu Cesare Cantù nell'esaltare Pio IX.
Carraresi ha accennato alla questione del Tribunale Speciale dell'Ordine Mauriziano: nel 1847 il
march. Domenico Pareto, accreditato a Roma, aveva presentato domanda di soppressione di quel
foro, ritenuto ormai di carattere privato e non più strettamente religioso.55
Il 31 dicembre 1847 il prof. Antonio Montanari, dell'Università di Bologna, consegnava al re di
Napoli Ferdinando II un appello, firmato da 32 piemontesi56 e 34 romani.
Molti detrattori criticano che Carlo Alberto si sia mosso solo sulle orme del Papa, come fecero gli
altri, senonché quando Pio IX fu costretto, non solo dall'Austria, ma soprattutto dai vescovi
austriaci, al voltafaccia, non rinnegò l'opera intrapresa (come invece fece il Borbone di Napoli, il
Lorenese di Firenze, il pontefice stesso, i quali impallinarono il popolo, pur di riprendersi le
prerogative assolutistiche, mentre egli arriverà a mettere a repentaglio e poi a rinunciare alla corona,
pur di non patteggiare con gli avversari, pur di salvaguardare le riforme elargite al suo popolo):
54 Domenico CARBONE (1823–1883), la cui satira recitava così: «In diebus illis c'era in Italia, / narra una vecchia
gran pergamena, / un re che andava fin dalla balia, / pazzo pel giuoco dell'altalena. / Caso assai raro nei re
l'estimo, / e fu chiamato Tentenna primo. / Or lo ninnava Biagio, or Martino; / ma l'uno in fretta, l'altro adagino, /
e il re diceva: in fretta, adagio / bravo Martino; benone, Biagio. / Ciondola, dondola, // che cosa amena, / dondola,
ciondola, è l'altalena. / Un po' più celere, / meno … , di più … . / Ciondola, dondola, / E su e giù »; poiché Carlo
Alberto si sentì contrariato, preferì fuggire in volontario esilio. Infatti, la «Gazzetta Officiale» del regno il 30 ott.
1847 annunziava le più larghe riforme. Anche l'appellativo di “Italo Amleto” che verrà rispettosamente ripreso da
Carducci, in Piemonte, derivava da “Amleto della Monarchia” come lo aveva definito sarcasticamente Mazzini ne
«L'Italia del Popolo» dic. 1849, o nel londinese «Spectator» 23 dic. 1848, 17 feb. e 23 dic. 1849, mentalmente
amletico in politica. In generale, si disse di Carlo Alberto:«Regnò come un debole, combatté come un forte, morì
come un santo», FUMAGALLI, pp. 388-89.
55 Romolo QUAZZA, Problemi di politica ecclesiastica nel carteggio Torino–Roma (1847–1848), «Rass. Stor. del
Risorgim.», 1949.
56 I firmatari del regno di Sardegna, capeggiati da Cavour, erano Cesare Balbo, M.A. Castelli, B. Galvagno, E.
Rignon, Pietro Santarosa, Roberto d'Azeglio, Riccardo Sineo, C. Pansoya, G.B. Cossato, Flaminio Bandi, Eugenio
Truquet, Carlo Alfieri, Augusto Balbis, Eugenio Balbiano, D. De Rolandis, Silvio Pellico, Amedeo Chiavarina,
Domenico Carretti, Giacomo Durando, Angelo Brofferio, David Bertoletti, Clodoveo da Castigliole (minore
osservante), Pacifico Pizzorni (teologo, minore osservante), Giuseppe Bertoldi, G.L. Provana, C. Gazzana,
Costantino Resta, Giorgio Briano, Luigi Re, Tommaso Mattei, supplicandolo di «voler accedere alla politica di Pio
IX, di Leopoldo e di Carlo Alberto &c.».
22
come ha scritto Carraresi, «Ecco donde ha origine nella Casa Sabauda il diritto di assidersi sola sul
trono d'Italia». Uno per tutti, ma non tutti per uno.
Infatti l'8 marzo 1848 Carlo Alberto ha accordato la Costituzione57 ed il 23, sollecitato da Francesco
Arese e Carlo d'Adda, ha varcato coraggiosamente il Ticino, a sostegno della Lombardia e di
Venezia che erano insorte.58
Intanto, il 12 gennaio 1848 era insorta Palermo e Ferdinando II era stato costretto a concedere la
Costituzione, per poi rimangiarsela, ma la scossa avvenne in tutta Europa (tanto che si dirà, anche
quando si farà baldoria, “un quarantotto”), poiché il 22 febbraio Parigi cacciò Luigi Filippo, Milano
si sollevò il 18 marzo, poi Venezia, Berlino e persino Vienna, costringendo Francesco Giuseppe e
Metternich a fuggire.
Il re di Sardegna, affiancato dai valorosissimi figli Vittorio Emanuele (duca di Savoia) e Ferdinando
(duca di Genova) si coprì di gloria, basti ricordare le battaglie di Goito l'8 aprile e 29 maggio, di
Pastrengo il 30 aprile,59 di Santa Lucia presso Verona il 6 maggio, di Peschiera il 30, di Rivoli il 10
giugno, di Govèrnolo il 18 luglio, di Sommacampagna il 24. L'Italia inneggiava al re liberatore.
Poi cominciarono i rovesci: Josef Radetzky, avuti considerevoli rinforzi alle spalle, il 10 giugno
assalì Vicenza, dove le milizie venete e romane si difendevano valorosamente, quindi, fatte
occupare varie città, investì l'esercito piemontese, esteso in una linea troppo lunga e sottile dal
settentrione di Verona sino alle paludi di Mantova, sconfiggendolo, dopo molti combattimenti, a
Custoza il 25 luglio. Qui iniziava la parabola discendente del re di Sardegna, il quale veniva
nuovamente sconfitto a Milano il 4 agosto, per cui il 9 dovette concludere un armistizio, negoziato
dal gen. Carlo Canera di Salasco.
Quando la potente Austria riuscì a rinforzarsi, si capì che le munizioni non erano sufficienti, e Carlo
Alberto venne persino vilipeso, «esecrato, vituperato, minacciato, deriso, sol pochi mesi dopo
esservi stato acclamato, adulato, proclamato liberatore e vindice dell'Italia oppressa».60
Quel che è peggio, con la ripresa delle ostilità nel 1849, invece di prepararsi seriamente tutti quanti
in maniera adeguata all'offensiva contro un fortissimo avversario, nell'Italia settentrionale si
dispersero le energie in movimenti e dimostrazioni di piazza, con agitatori vanagloriosi i quali
cercavano di venire a galla nel far tanto fumo e niente arrosto, cosicché, tornando a scendere in
campo, il re si ritrovò ancor più solo di prima, ma deciso ormai a giocare l'ultima posta.
57 Carlo Alberto il 7 feb. ha riunito un Consiglio di Stato straordinario, l'8 a Torino è stato affisso un editto reale, lo
statuto è stato approvato il 4 mar. e l'8 l'ha firmato. La costituzione albertina, dopo aver resistito per 13 anni ai
rovesci militari ed alle minacce del vincitore, diventerà lo statuto d'Italia. Pur riconoscendo lo Stato confessionale
(art. 1), ciò non impediva al re di promuovere l'emancipaz. dei valdesi (17 feb.) e degli ebrei (29 mar.), come
avrebbe confermato la legge Sineo. Nella costituz. venivano riconosciuti: principio di uguaglianza (art. 24), libertà
individuale (26), inviolabilità del domicilio (27), libertà di stampa (28), diritto di proprietà (29), libertà di riunione
(32).
58 Essendosi sollevati anche i ducati di Modena e di Piacenza, il Papa benediceva la nuova era, il granduca di Toscana
stava facendo un fioretto, di mettersi a capo della crociata contro l'Austria. Carlo Alberto, nel mettersi in marcia,
non aveva ancora chiarito se sarebbe prevalsa la tesi di Carlo Cattaneo di una Lombardia repubblicana e se sarebbe
passata sotto l'egida di Casa Savoia.
59 Il 2 maggio giungeva la notizia del ripensamento di Pio IX, anche se i pontifici continuarono a combattere come
volontari, a loro futuro grave rischio; infatti molti dovettero poi diventare esuli.
60 CARRARESI, pp. 487-88.
23
Affinché non si dicesse che sarebbe stato militarmente incapace, affidò l'esercito al polacco
Wojciech Chrzanowsky61 in cui aveva molta fiducia. Quello austriaco era comandato dal miglior
generale dell'epoca, Radetzky. Quello di Carlo Alberto, malgrado una leva forzata di 90.000
uomini, tra prodigi d'ardimento e di valore, alla Bicocca il 23 marzo 1849 ed a Novara 62 lo stesso
giorno, veniva sconfitto.
Il garbato gen. Georg Thurn Valsassina, dopo molte titubanze, si decise a far finta di non
riconoscere in quel viaggiatore spilungone, sotto il nome di conte di Barge, il re abdicatario, che
aveva preso in carrozza la via dell'esilio.
Le condizioni poste da Radetzky, malgrado fosse stato l'invitato d'onore al matrimonio del duca di
Savoia, divenuto re di Sardegna, questa volta furono durissime, come vedremo quando
analizzeremo la vita di Vittorio Emanuele II.
L'avvio dell'ex-re verso l'esilio e l'arrivo il 19 aprile ad Oporto (di dove si sarebbe dovuto poi
imbarcare per l'America), sono fatti noti e non ci dilunghiamo: lì si fermò, avendo il fegato dilaniato
dal male; il 3 maggio ricevette Giacinto Provana di Collegno e Luigi Cibrario.
Carlo Alberto, re di Sardegna ma progenitore dell'Italia, spirava il 28 luglio 1849 e quindi la sua
salma, debitamente imbalsamata, il 19 settembre veniva trasportata a bordo del Monzambano (al
comando con il Goito del cugino, il principe Eugenio di Savoia-Carignano) e, dopo le solenni
esequie, prima a Genova e poi nella cattedrale di Torino, 63 tumulato nella cripta della basilica di
Superga.
61 Chrzanowsky si era battuto valorosam. nella sua patria, ma in Italia non conosceva né il linguaggio, né i costumi dei
nostri soldati, né il teatro di guerra.
62 Giosuè CARDUCCI scriverà «la brumal Novara». Chrzanowsky commise anche degli errori tattici. Il duca di
Genova, Ferdinando, ebbe due volte i cavalli uccisi.
63 «Il Mondo Illustrato» Torino 1849, Veduta prospettica della Cattedrale di Torino in occasione dei funerali
celebrati nell'ott. 1849 per defunto Re Carlo Alberto disegnati da Pelagio Palagi.
24
Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, e Maria Adelaide
Come ricordiamo, il principino Vittorio Emanuele, che assumerà il titolo di duca di Savoia, era nato
a Torino a palazzo Carignano il 14 marzo 1820. Portato dalla madre ancor piccolo, in seguito
all'ostracismo di Carlo Felice verso suo padre, Carlo Alberto, prima a Nizza e poi a Firenze nella
villa di Poggio Imperiale, il 16 settembre 1822 la culla prese fuoco ma, comunque siano andate le
cose quel bambino avrà un ruolo importantissimo nella storia d'Italia.
Circa due mesi dopo, il 15 novembre, la principessa Maria Teresa di Toscana, malgrado il grande
spavento provato nell'apprendere la notizia, mise al mondo un fratellino, il principino Ferdinando,
che assumerà il titolo di duca di Genova.
Della loro primissima educazione si interessò la madre in persona, poi entrambi ebbero quella
rigidamente militare, dapprima sotto il magg. Giuseppe Dabormida, divenuto poi generale e
ministro, per temprare il corpo, e mons. Andrea Charvaz, 64 per edificare l'anima. Entrambi, appena
potevano uscire dai severi protocolli di corte, si dimostravano di temperamento vivace, ed infatti
diventeranno presto degli ottimi generali, sempre pronti a sfidare i pericoli con i loro soldati.
Vittorio Emanuele era inoltre dotato di molta memoria; nella sua vita (oltre all'onor militare ed alla
caccia, cui si dedicava moltissimo, non amando la vita di corte), non spiccò peraltro se non per un
certo buon senso politico, secondo il detto “scarpe grosse (o, meglio, grandi stivali) e cervello fino”
e questa dote, per un monarca, in un arco di tempo così complesso, non è poco. Malgrado ciò,
specialmente tra le contadinelle e le mondine, se carine e ruspanti, ninfe rinfrescanti della natura,
era un re alla buona, alla mano, diremmo arcadico, ma a corte vestiva panni regali e curiali e non si
poteva sgarrare di un millimetro.
Nella primavera del 1823 il padre, Carlo Alberto, era partito per la campagna militare in Spagna di
dove era ritornato, coperto di fuligginosa gloria (poiché aveva combattuto contro i propri ideali), nel
febbraio dell'anno dopo: si era potuto così riunire con la famiglia, che rientrava a Torino il 17
maggio 1824 e poi nel castello di Racconigi.
Nel 1831, quando Carlo Alberto divenne re, i due fratellini vennero affidati per l'educazione a
Cesare Saluzzo, nominato governatore dei principi, coadiuvato da mons. Charvaz, teologo
intransigente, Lorenzo Isnardi, storico, Giuseppe Manno, giurista, e vari altri. Vita spartana, sveglia
alle 5½, il tempo per lavarsi, vestirsi, rassettarsi, tre uggiose ore di studio, fortunatamente l'ora di
equitazione, un'ora per la colazione con una fame da lupi, quindi scherma e ginnastica, meglio dello
studio, di cui toccava sorbirsi altre tre ore, mezz'ora per il pranzo, la visita alla madre, un altro
momento rilassante, e per finire mezz'ora di preghiere, meglio delle lezioni, bastando recitarle a
memoria. Grammatica e sintassi facevano a pugni tra di loro, stonato come una campana,
stranamente bella ed elegante la calligrafia, non suffragata però da altrettanto dolce stil novo.
Mentre il fratello sarebbe apparso agli occhi di tutti il principe ereditario ideale, lui appariva invece
il monello ideale, una specie di balilla, non quello futuro in camicia nera, ma quello originario con il
sasso in mano, una specie di David contro il Golia. E così sarà. Tuttavia, andavano d'accordo tra di
loro. Inutile dire che il giovane principe ereditario prediligesse dedicarsi alle cavalcate, alla caccia,
64 Mons. Andrea Charvaz quando fu vesc. di Pinerolo fece una lotta esageratamente ossessiva contro i valdesi, poi,
divenuto vesc. di Genova e maturati gli eventi dell'unità d'Italia, mostrò molta sensibilità ed assennatezza.
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alla scherma e qualche volta anche alla montagna, infatti il 27 luglio 1838 era salito sul
Rocciamelone,65 tra la Val di Susa e la Valle di Viù, dove un suo busto ricorda questo evento.
Essendo divenuto il 27 aprile principe ereditario, il 12 maggio è stato insignito da Carlo Alberto,
che vedeva solo per un attimo, il tempo di baciargli la mano, due volte al giorno, del titolo di duca
di Savoia. Il 24 dicembre 1836 è stato ascritto all'Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Il
14 marzo 1839, essendo entrato nel 19° anno di età, è uscito dall'educazione giovanile costituendo
la sua Casa Militare e quindi, come duca di Savoia, ha assunto il comando del 1° Reggimento
Piemonte Reale Cavalleria.66
Il 13 aprile 1841 è partito con il re Carlo Alberto per andare a visitare la Sardegna. Il 15 marzo 1842
è stato promosso maggior Generale, continuando nello stesso reggimento.
All'età di 20 anni Vittorio Emanuele incontrò nel parco del castello di Racconigi le cugine, Maria
Carolina ed Adelaide d'Asburgo-Lorena granduchesse d'Austria e, benché prediligesse la prima, finì
due anni dopo, ossia il 12 aprile 1842, per sposare nella cappella reale di Stupinigi la seconda,
“ribattezzata” Maria Adelaide, figlia della sorella di Carlo Alberto (Maria Elisabetta, sposata con
l'arciduca Ranieri, viceré del Lombardo-Veneto, che trascorrevano volentieri dei periodi a
Racconigi).67 Non essendosi ancora sviluppato lo studio della genetica, succedevano dei bei pasticci
a corte: Carlo Alberto, diventando suo suocero, era già anche suo zio, la suocera cugina di primo
grado da parte di suo padre.
Heldewier, nelle relazioni con cui rendicontava la corte d'Olanda, ha scritto testualmente (in
francese), dapprima del fidanzamento e, poi, di queste nozze,68
il 16 agosto 1841: «Il prossimo matrimonio di S.A.R. il Sig. Duca di Savoia con sua cugina S.A.I. e R.
l'Arciduchessa Adelaide, seconda figlia dell'Arciduca Vice Re Ranieri ha cessato d'essere un segreto o piuttosto
d'essere il segreto della commedia. Il Re stesso ha rotto il silenzio con una lettera autografa al march. Alfieri,
decano dei cav. della SS. Annunziata, per annunciargli ciò. Il Conte di Sambuy, Min. alla Corte d'Austria, rivestito
di carattere di ambasciatore straordinario, ha fatto all'Imperatore la domanda solenne della mano della giovane
Arciduchessa per il Principe reale, ed il consenso imperiale è stato portato dal March. di Monterivel, attaché alla
Legazione sarda a Vienna». Grandi lavori son subito iniziati al castello destinato ad abitazione della giovane
65 «Riv. delle Alpi, degli Appennini e Vulcani», Cimino, 1866; Stanislao CARLEVARIS, Vittorio Emanuele sulle
Alpi, con aneddoti sul comportamento del re, ne «L'Illustrazione Italiana», 1878, p. 379, ricorda il libro dell'ab.
Amé GORRET, Victor Emanuel sur les Apes, 1878, con disegni di Casimir Teja; anche art. di Ugo SOGLIANI, La
leggenda del Re Galantuomo, con altri episodi, tra cui quando ad Angelo Brofferio fece vedere una sua spada con
scritto «Vive la République», pp. 38, 43, 46-47; Leone CARPI e Giuseppe GIUNTI, Vittorio Emanuele II primo re
d'Italia, «Il Risorgim. Italiano», I, 1884, altri fatterelli indicativi del suo affabile e bonario carattere, specialm.
mentre andava a caccia, pp. 148-53. Quando nel 1849 diventerà re, un ufficiale superiore che era stato incaricato da
Carlo Alberto di tenerlo d'occhio, diede le sue dimissioni, ma Vittorio Emanuele II lo chiamò dicendogli che il re
aveva dimenticato i torti di lui verso il duca, parodiando il detto famoso di Luigi XII, Le roi de France ne venge
pas les injures du duc d'Orléans (mentre Filippo senza-terra, conte di Bresse e poi duca di Savoia nel 1464, aveva
detto Il serait honteux au duc de venger les injures faites au comte), FUMAGALLI, p. 45.
66 La sua carriera militare si è svolta così: il 24 genn. 1831 ten. nel 1° Reggim. Piemonte Reale Cavalleria; l'8 mag.
capit. d'ordinanza nella Brig. Savoia; il 1° genn. 1832 capit. d'ord. nel 1° Reggim. della Brig. Savoia; il 13 mar.
1834 magg. d'ordin.; il 24 dic. luogoten. col. nel 1° Reggim.
67 Le due sorelle erano pronipoti della regina di Francia Maria Antonietta, quella che fece una fine tragica. La sorella
Maria Carolina avrebbe dapprima dovuto sposare il duca di Modena e poi invece il principe Eugenio, ma morì
prematuramente il 23 genn. 1844. Il p.pe Eugenio di Carignano dapprima avrebbe dovuto sposare la figlia
dell'imperatore del Brasile, ma si sarebbe dovuto allontanare troppo dalla corte: essendo l'erede di riserva, benché
lontano cugino, Carlo Alberto non diede l'assenso. Finalmente, consolidata la discendenza dei Savoia Carignano, e
fatto il Regno d'Italia, egli potrà sposare nel 1863 Felicita Crosio ed avranno 8 tra figli e figlie, di cui uno morirà
neonato ed una ad 8 anni.
68 HELDEWIER, Vittoriano, Ms. 283, copialettere e lettere di Gazelli di Rossana.
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coppia. «Il Principe reale è nell'incanto e si mostra assai preso dalla sua futura: il Re e la Regina gioiscono» della
sua felicità insieme a tutta la nazione. Il matrimonio sarà celebrato nell'inverno prossimo con pompa e varie feste.
Il 1° settembre, il re, la regina ed i principi son tornati a Torino.
Con l'anno nuovo, in febbraio scriveva: «L'augusta fidanzata arriverà il 12 aprile al castello di Stupinigi con i
genitori, l'indomani la Famiglia Reale si riunirà ai suoi augusti ospiti, il matrimonio sarà benedetto ed entreranno
solennemente a Torino dove riceveranno al castello gli omaggi di tutta la Corte. Nei giorni seguenti ci sarà ballo a
corte, all'Hotel de Ville e presso il Min. d'Austria, déjeuné dansant al castello di Stupinigi, un torneo all'aperto con
120 giovani ufficiali senza contare le feste popolari, alberi della cuccagna, fuochi d'artificio, illuminazioni».
«Stanno per essere nominate le dame che formeranno la corte della futura Duchessa di Savoia, la contessa di
Castiglione (senior), prima dama di palazzo della Regina, passerà come dama d'onore presso la giovane
principessa, le contesse di Castagneto, di Briançon e la march. Pallavicini saranno le dame di palazzo, sottoposte
alla contessa di Robilant, dama d'onore della Regina. Pare che il march. Franzoni, primo scudiero del duca, avrà il
posto di cavaliere d'onore della giovane duchessa».
Riguardo alle nozze poi così si è espresso: «si è amato fare di questo avvenimento di famiglia, un avvenimento
nazionale. Lo si considerava come un avvenimento Europeo». Unico neo, la doppia amnistia che però, per i
condannati politici, era limitativa, per l'usanza delle grazie individuali, ma «Le Journal des débats» era uscito con
un virulento articolo proprio nel bel mezzo dei grandi festeggiamenti, durati quasi quattro settimane, tanto che
l'ambasc. di Francia volle dare delle spiegazioni al min. degli Esteri, ma gli si rispose elegantemente che nulla si
imputasse al Governo francese.
Ha aggiunto: «La giovane Duchessa di Savoia ha un grande successo: Ella ha guadagnato tutti i cuori. Il suo
augusto sposo è assai preso da lei e la sua affabilità ha incantato tutti coloro che hanno l'onore di avvicinarla.
L'affezione, che Ella ispira, non potrà che aumentarsi, se le speranze, che si pretende già, che il suo stato fa
nascere, vengono a realizzarsi. Gli augusti genitori, il Vice-Re e la Vice-Regina, che con tutta la loro famiglia
erano venuti a condurre qui la loro augusta figlia, son restati a Torino fin dopo le feste» non essendo partiti che
dopo tre settimane. «Questa separazione è stata assai dolorosa per la Duchessa di Savoia. Anche il Re (Carlo
Alberto) è rincresciuto della partenza della sua augusta sorella, alla quale è teneramente attaccato, e di cui la
conversazione spirituale e rallegrante gli offriva delle dilettevoli distrazioni», infatti dopo il congedo l'ha
raggiunta sul Moncenisio, per darle un ultimo addio. Poi tutta la famiglia reale è partita per Genova, città che ha
chiesto di poter rivaleggiare in magnificenza con Torino. Molta nobiltà però a teatro era assente, per i fatti del
1833, ma Carlo Alberto fece sapere che fosse meglio dimenticare, così nei giorni seguenti molte dame chiesero di
essere presentate alla regina Maria Teresa, con grande soddisfazione del re, che fece richiamar dall'esilio il march.
di Roveredo e rilasciare da Fenestrelle due avvocati. Heldewier rimarcava il grande successo politico del
soggiorno genovese. La famiglia reale è poi ripartita dirigendosi a Savona e quindi attraverso le montagne del
Mondovì, volendo il re mostrare alla nuora un'altra parte del reame e farla ammirare dalle popolazioni.
A coronamento di tante feste, ci fu anche l'ostensione della Sacra Sindone, portata in processione a
Palazzo Madama che, dopo essere stata adorata dalla famiglia reale e dalla corte, venne esposta al
balcone e mostrata alla devozione del pubblico.69
Alla cerimonia nuziale presenziò anche Radetzsky. L'antico corpo di arcieri e scudieri (risalente già
al XIV sec., poi istituzionalizzato da Emanuele Filiberto, costituendolo in Guardia d'Onore, che
ebbe il battesimo di fuoco alla battaglia di San Quintino il 10 agosto 1557), in questa fausta
occasione prese il nome generico di Corazzieri, essendo i suoi componenti rivestiti di corazze.
Heldewier, molto ben informato, già il 10 ottobre anticipava alla sua corte che nel giro di due mesi
sarebbe stata data la notizia dello stato interessante della duchessa Maria Adelaide, infatti il 5
dicembre annotava, oltre alla salute dell'augusta famiglia reale, «S.A.R. la Sig.ª Duchessa è entrata
nel quinto mese di gravidanza», pare che tutto proceda bene; il 16 gennaio 1843 la famiglia bene e
la gravidanza «avanza senza incomodi»; il 10 febbraio, «la giovane principessa ha ottenuto dal re il
permesso di nutrire ella stessa l'infante»; il 28 accennava ai recenti balli a corte, finalmente il 2
marzo annunciava che all'una e mezza aveva felicemente partorito una principessa ed alle 11
l'arcivescovo l'aveva battezzata con il nome di Clotilde Maria Teresa Luisa (Maria Clotilde),
aggiungendo «la poppante si porta a piacimento».
69 Ill. in CINTI, p. 259.
27
Il ministro olamdese, nella relazione diplomatica del 15 marzo 1844, annunciava alla sua corte che
la duchessa Maria Adelaide il giorno innanzi aveva partorito un principino il quale era stato
battezzato la sera, in una delle sale del castello, con il nome di Umberto, 70 derivante da un antenato
recentemente canonizzato dal Santo Padre, che porterà il titolo di principe di Piemonte; il 28
precisava che il nome dinastico derivasse anche da Umberto Biancamano (o dalle bianche mani):
osserviamo che così la corte volesse dare un carattere di sacralità da una parte ed un carattere legato
all'origine della stirpe dall'altro; il 13 maggio accennava alle pubbliche feste per il lieto evento.
Il 13 maggio 1845 nasceva un altro figlio, Amedeo, duca d'Aosta. L'11 luglio 1846 a Racconigi
(anziché a Torino) nasceva Oddone, duca del Monferrato, il quale morirà a 20 anni di età.
Carlo Alberto mentre fece del figlio un ottimo soldato (il 28 settembre 1846 era nominato tenente
generale), lo tenne in disparte negli affari di Stato, così, quasi senza volerlo, come osservava
Predari, «lo pose in grado di poter osservare e conoscere con libera mente e con occhio più sicuro,
tanto che poi egli riuscì a distinguere molto bene gli amici ed i nemici del padre e del Paese, e delle
cognizioni acquistate da sé, seppe poi provvidamente giovarsi quando fu giunto al potere».71
Non c'è quindi da stupirsi che egli, dato il suo temperamento, si appassionasse con il fratello
Ferdinando alle agitazioni politiche del periodo 1846-1848, andando (il duca di Genova
muovendosi più prudentemente), travestito da agiato campagnolo, avvolto in un mantello, con
cappello a larghe tese sugli occhi, mischiandosi anche tra la gente, nelle piazze, ad udire i vari
pareri.
Il 16 ottobre 1847 Maria Adelaide dava alla luce Maria Pia, la quale veniva tenuta a battesimo da
Pio IX, che per l'occasione le conferiva la “rosa d'oro”, e diventerà regina del Portogallo.
Intanto, nell'aprile del 1847, il principe ereditario si era invaghito di Rosa Vercellana, rischiando un
grande scandalo, essendo ella nata a Nizza l'11 giugno 1833, poiché la legge era severa verso chi
avesse rapporti con ragazze di età inferiore ai 16 anni. Avversata a corte, essendo figlia di un
semplice guardacaccia, poi tamburino, sarà però un amore solido, anche se questo non impedirà al
principe ereditario e poi al re Vittorio Emanuele II tante altre distrazioni. Intanto, dobbiamo dire,
del loro rapporto, «consummatum est», poiché il 2 dicembre 1848 nascerà, nel castello di Pollenzo,
la loro piccola Vittoria, alla quale sarà dato il cognome di Guerrieri.72
Carlo Alberto nel suo proclama, indirizzato da Torino ai popoli della Lombardia e della Venezia,
ricordava che Dio «pose l'Italia in grado di far da sé», frase rimasta famosa, anche se a
Piersilvestro Leopardi, inviato straordinario del re delle Due Sicilie presso di lui, il re di Sardegna
avrebbe confidato che essa gli era stata attribuita, come pure le parole «L'Italia farà da sé» non
erano sue, tuttavia le adottava in pieno.73
Scoppiata la Prima Guerra d'Indipendenza, Vittorio Emanuele, forte propugnatore di essa, assunto il
comando della divisione militare di riserva,74 il 24 marzo partì verso la Lombardia, il 25 aprile
70 Beato Umberto 3° conte di Savoia (1136–1189), canonizzato da Gregorio XVI nel 1838.
71 Francesco PREDARI, Storia politica, civile, militare della dinastia di Savoia dalle prime origini a Vittorio
Emanuele II, Firenze, 1869.
72 Sposerà il nob. Giacomo Spinola Grimaldi, patrizio genovese (m. 1872) e poi il cognato Luigi.
73 FUMAGALLI, pp. 358-59.
74 Decisasi la guerra, il p.pe Vittorio Emanuele si accodò a Cesare Balbo, che usciva dal Consiglio della Corona, per
sapere se avesse avuto un comando, il quale gli assicurò che avrebbe avuto quello della divisione di riserva, CARPI
e GIUNTI, p. 3.
28
varcò il Mincio ed il 30 prese parte alla battaglia di Pastrengo. Il principe si è distinto, come pure il
fratello Ferdinando,75 in tante battaglie, particolarmente alla presa del borgo di Santa Lucia il 6
maggio dove guadagnò la medaglia d'argento al valor militare, ed a Goito il 30 dove è stato
lievemente ferito ed ebbe la medaglia d'oro al v.m.76 Il 16 novembre rientrava nella sede della sua
divisione ad Alessandria. Non sempre era d'accordo sulla conduzione delle operazioni militari ma,
essendo ancora un pivellino, anche se generale, si dovette accontentare del far uso dell'antico “jus
murmurandi”, che in guerra deve essere molto sommesso e potrebbe esser tradotto solo così:
“doversi ciecamente ubbidire a chi ancor più ciecamente comanda”. Il 1° febbraio 1849, entrando a
far parte del Senato, prestava giuramento alla Costituzione.
Succeduto il 23 marzo a Carlo Alberto il giorno della “brumal Novara”, diede prova di fermezza nel
colloquio che ebbe il 24 con Radetzky a Vignale, per le condizioni dell'armistizio (che veniva
siglato a Borgomanero il 26), ossia in un momento così tragico della storia, come ha scritto Predari:
«Il Piemonte era in balìa del nemico, il quale in tre tappe poteva occuparne la capitale; l'esercito del nuovo re era
sparpagliato e in gran parte disfatto dall'opera pervertitrice dei partiti estremi, i quali, ancor più delle baionette
nemiche, minacciavano di ruina la patria; vuoto l'erario; spento il credito; l'anarchia nel Parlamento; la diffidenza
in tutti contro tutti; universali lo scoraggiamento, lo sgomento, destati dall'incerto avvenire; l'Austria accennava a
voler essere inesorabile nella vittoria; la Francia, non per noi; l'Inghilterra con noi, ma quanto larga di consigli,
altrettanto avara di efficaci soccorsi; in Italia non solo nemici tutti i principi, ma nemiche perfino alcune
provincie; i popoli stessi, che pure anelavano a libertà, avversari perché signoreggiati da gelosie e da interessi a
cui si posponevano i grandi interessi ed i destini della nazione. In Piemonte, frattanto c'era chi sognava il ritorno
del vecchio dispotismo, mentre altri consigliavano, sollecitavano una radicale conciliazione con Vienna, come
unico mezzo per ripristinare l'ordine e la tranquillità».77
A Vignale Radetzky aveva posto questi patti: abolizione dello Statuto,78 soppressione del tricolore,
ritorno al regime di Carlo Felice, alleanza con l'Austria, nel qual caso avrebbe avute condizioni di
pace più vantaggiose, il che dimostra che la guerra era stata sostanzialmente ideologica. Ma Vittorio
Emanuele II aveva dichiarato che, piuttosto che agire contrariamente ai giuramenti di Carlo Alberto,
sarebbe stato pronto a lottare sino a soccombere, ma senza disonore. L'unico modo per rimanere un
faro, anche se spento, per il futuro, 79 mentre Leopoldo II, Ferdinando II e Pio IX avevano affossato
tutto, compresa la carta costituzionale.
75 Anche al fratello Ferdinando furono conferite la medaglia d'oro e la medaglia d'argento al v.m.; inoltre Ferdinando
era candidato ad assumere la corona di Sicilia, ma mentre da un lato non si sentiva predisposto a responsabilità del
genere, prediligendo esercito, arsenali e fortezze, dall'altro declinò perché gli veniva offerta da un governo
rivoluzionario, il che avrebbe creato molti ulteriori problemi politici.
76 Vittorio Emanuele si distinse anche nel combattimento di Mortara del 23 mar., CARPI e GIUNTI, p. 4. A Goito un
cippo ricorderà, un po' enfaticamente, quella goccia di sangue: «Italiano che passi – rammenta – Vittorio Emanuele
II – nella gloriosa giornata – del 30 maggio 1848 – qui – ha sparso il suo sangue – per la redenzione – della tua –
Patria».
77 CINTI, p. 280. La Francia aveva decretato l'occupazione di Roma, per scalzarvi la Repubblica Romana e ristabilirvi
il Papa, fuggito a Gaeta con il granduca di Toscana, l'Austria era entrata nelle Legazioni Pontificie ed occupava
Alessandria; sangue si spargeva a Livorno, Ancona, Bologna, Brescia; la Liguria in rivolta.
78 Tranquillo Cremona, verso il 1878, poco prima di morire (m. 10 giugno 1878), farà un intenso abbozzo, ne
«L'Illustrazione Italiana», 1878, p. 245, Dopo Novara. Vittorio Emanuele respinge la proposta di Radetzky di
abolire lo Statuto, (composiz. di T. C. nel Re Galantuomo, Centenari inc.); morte di T. Cremona, p. 395; articolo,
Tranquillo Cremona, p. 410; ritratto di, p. 405.
79 La sua politica estera avrebbe trovato così il logico appoggio di Francia ed Inghilterra, CINTI, p. 182, da
PREDARI. La bandiera tricolore sarebbe stata simbolo di un intento, come aveva detto il nuovo re al conte
Vimercati ed al min. Carlo Cadorna. Incomprensioni da parte di Foresti e di Brofferio, nelle grandi incertezze di
quei giorni, mentre Vittorio Emanuele tornava a Torino con gli avanzi dell'esercito, avvertito di ciò da Maria
Adelaide. Vittorio Emanuele II il 27 mar. 1849 pubblicò un proclama di continuità ideale con il regno di suo padre.
La pace venne firmata con la clausola «salvo l'approvazione del Parlamento», CARPI e GIUNTI, pp. 4-6.
29
Radetzky non insisté né mutò sostanzialmente le già gravosissime condizioni dell'armistizio: 20.000
austriaci dislocati tra Po, Sesia e Ticino; un presidio austro-piemontese nella cittadella di
Alessandria; riduzione dell'esercito come in tempo di pace e congedo dei corpi non piemontesi
(lombardi, ungheresi e polacchi); ritiro delle truppe dalla riva destra del Po, richiamo di quelle finite
altrove, della flotta dall'Adriatico, dei sudditi da Venezia, oltre al versamento di 75 milioni di
franchi.80
Perché Radetzky che aveva la situazione in pugno cedette sulla questione dello Statuto?
Sicuramente poiché la monarchia sabauda dava più garanzie negli equilibri europei, mentre su
questo punto si sarebbe potuta riaccendere una rivoluzione in Europa e la costituzione negata
avrebbe fatto da detonatore.
Il 27 marzo Vittorio Emanuele pubblicò un Proclama, di continuità ideale con il regno di suo padre,
in cui ricordava che gli ordini politici non li stabilisce né li rende adatti ai vari bisogni di un popolo
il decreto che li promulga, bensì il senno che li corregge ed il tempo che li matura; ritenendo
preminente rimarginare le ferite e consolidare le istituzioni costituzionali. Contemporaneamente
costituì un nuovo governo:81 il gen. Gabriele De Launay alla presidenza ed agli esteri, Pier Dionigi
Pinelli agli interni e Vincenzo Gioberti senza portafoglio, per dar credito di politica liberale ed
italiana, ed altri.
Il 29 prestò, come re, giuramento alla Costituzione davanti alla Camera, nell'aula di Palazzo
Madama a Torino, anche se la fiducia in lui non si era ancora manifestata, essendogli ostile gran
parte dei deputati82 e della popolazione, ma non disperò.
Visto che non era possibile mettere ordine in seno alla Camera, si affrettò il 30 a scioglierla, senza
peraltro fissare una data per le nuove elezioni. Allora Genova, una città più attenta e più in
fermentazione, anche perché era stata un po' più lontana dal teatro di guerra, insorse e dovette
intervenire il gen. Alfonso La Marmora con una durissima repressione.83
Dal 7 maggio affidò il governo a Massimo d'Azeglio, che durò sino al 21 maggio 1852, e con un
secondo mandato sino al 4 novembre, con alternanze di ministri, tra cui l'affacciarsi di Cavour
all'Agricoltura e Commercio dal 12 ottobre 1850.84
Il 22 maggio a Torino venne fucilato il gen. Gerolamo Ramorino, il quale era un capro espiatorio
degli errori che avevano condotto l'esercito alla disfatta di Novara. 85 Intanto la cittadella di
80 La pace con l'Austria, dopo estenuanti trattative, veniva firmata il 6 ag. 1849, e ratificato il 9 genn. 1850, con
l'obbligo per il governo di pagare l'indennità di 75 milioni e l'impegno dell'Austria di ritirare entro otto giorni le sue
truppe dal territorio e dalla cittadella.
81 Il nuovo ministero, rinnovato il 29 mar., restò in carica solo sino al 7 mag., anche perché De Launay non era un
convinto costituzionalista, Francesco BARTOLOTTA, Parlamenti e Governi d'Italia dal 1848 al 1970, II, pp. 7-9.
82 Quando Pinelli lesse alla Camera i capitoli dell'armistizio, essa li trovò incostituzionali ed invitò il governo a
proseguire la guerra! Invece il senato si mostrò realisticamente comprensivo della situazione, CARPI e GIUNTI,
pp. 7-8. Al sig. di Saint-Bois-le-Comte e Rodolfo Albercombry (poi lord Dumfermlin) rappresentanti di Francia e
Regno Unito, Vittorio Emanuele II confermò il proposito di fondare un governo d'ordine e di pace. Ma il
plenipotenziario austriaco, bar. di Brüch, annusato che si stava cercando un'intermediazione, minacciò di romper le
negoziazioni di pace e di elevare l'ammenda a 200 milioni.
83 CINTI, p. 282. Molte critiche ebbe La Marmora per il modo assai violento nella repressione, ma occorrevano
misure tempestive e forti per evitare che ci mettessero lo zampino sia Radetzky che la Francia. Tra i ribelli brillava
il march. Lorenzo Pareto, geologo, già min. di Carlo Alberto e presid. della Camera nel 1848.
84 Vittorio Emanuele II avrebbe dimostrato perspicacia quando disse a d'Azeglio “Badi a quel che fa: Cavour non
tarderà a dominarvi tutti” e mancò poco che infatti arrivasse a dominare anche Vittorio Emanuele II e, se non lo
fece apparire troppo, fu per rispetto.
30
Alessandria era stata occupata, come previsto, dalle truppe austriache, 86 le quali tutto controllavano
e condizionavano.
Il 3 luglio il re rivolse il primo «Proclama di Moncalieri», con un programma di «convalescenza»
per il governo, il 15 avevano avuto luogo le elezioni, il 30 inaugurava la IVª legislatura ma si
confermarono i fautori di una sollecita riscossa. Contrariamente alla più elementare saggezza,
mentre l'Austria trionfava ovunque ed in Europa si affermava un'accanita reazione, 87 dopo
lunghissime discussioni venne votata la sospensiva sull'approvazione del trattato di pace, che era
stato firmato a Milano il 6 agosto e ratificato il 20, perciò il re ed il suo nuovo primo ministro,
Massimo d'Azeglio, dovettero decidersi a sciogliere nuovamente la Camera e Vittorio Emanuele II
il 20 novembre pubblicò il famoso secondo «Proclama di Moncalieri», scritto in realtà dal
d'Azeglio, documento memorabile di fermezza, saggezza e previdenza, base di nuove elezioni da
cui uscì una Camera rinnovata che finalmente, approvando il trattato di pace con l'Austria, ci
metteva una pezza, passo indispensabile che avrebbe poi consentito di mirare, pian piano, all'unità
italiana. Finalmente il 20 dicembre poteva inaugurare la seconda sessione della IVª Legislatura in
corso d'opera.
Intanto Carlo Alberto il 28 luglio era spirato ad Oporto e, quando la sua salma era giunta a Torino,
il 12 ottobre era stato allestito il catafalco nella cattedrale.
Ratificata la pace, il regno si trovò abbastanza isolato: la Gran Bretagna si mostrava amica lontana,
la Prussia si meravigliava che non fosse diventato vassallo dell'Austria, la Russia non si era
congratulata per l'avvento di Vittorio Emanuele II, Luigi Napoleone il quale aveva fatto da
gendarme pontificio si era limitato ad inviare il cugino Luciano Murat, il quale tuttavia ricordava a
Vittorio Emanuele II che entrambi fossero figli di due sovrani che avevano combattuto per
l'indipendenza italiana (Gioacchino Murat con il proclama di Rimini, scritto però da Pellegrino
Rossi, e Carlo Alberto con l'intervento).88
Grandi riforme erano sul tappeto, prima fra tutte quella del conte Giuseppe Siccardi che,
prevedendo la separazione della giurisdizione della Chiesa da quella dello Stato, aveva fatto
infuriare l'arcivescovo di Torino, mons. Luigi Fransoni: 89 invano la regina madre Maria Teresa e la
regina Maria Adelaide cercarono di interporsi.
Ferdinando di Savoia il 22 aprile 1850 aveva sposato a Dresda la principessa Elisabetta di Sassonia
ed il 20 novembre 1851 sarebbe nata Margherita la quale, sposando poi il cugino, il figlio
primogenito di Vittorio Emanuele II, il futuro Umberto I, sarebbe diventata la prima regina d'Italia.
Divertente è l'aneddoto del nomignolo attribuitogli di «Re Galantuomo»: Massimo d'Azeglio,
conversando con lui, uscì dicendo “ce ne sono stati così pochi di re galantuomini, che sarebbe
veramente bello incominciarne la serie” cui sorridendo rispose «Ho da fare il re galantuomo?».90 In
85 Non si poté adottare la clemenza, trattandosi di un militare, poiché c'era fuori chi condizionava l'operato, perciò
prevalse la disciplina.
86 CINTI, p. 283.
87 Dappertutto signoreggiava la controrivoluzione in Europa, a Parigi, a Berlino, a Vienna, a Madrid, CARPI e
GIUNTI, p. 15.
88 CARPI e GIUNTI, p. 21
89 Maria Franca MELLANO, Il caso Fransoni e la politica ecclesiastica piemontese (1848-1850), «Miscellanea
Historiae Pontificiae», Univ. Gregoriana, vol. 26, 1964. Fransoni fu arrestato, processato come reo di abuso ed
espulso dal regno, confiscati i beni dei Serviti ed anche loro cacciati da Torino, CARPI e GIUNTI, p. 22.
90 Massimo d'Azeglio ha allora puntualizzato: “Vostra Maestà ha giurato fede allo Statuto, ha pensato all'Italia più
che al Piemonte; continuiamo di questo passo, che per certo in questo mondo tanto un Re, quanto un oscuro
individuo, non hanno che una parola; e a questa si deve stare”, cui Vittorio Emanuele rispose, “Ebbene, il mestiere
mi par facile”, cosicché il capo del governo poté concludere: “E il re galantuomo l'abbiamo”. Essendo due volponi,
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genere con i suoi ministri ed ufficiali, almeno con quelli piemontesi, parlava in piemontese, mentre
a corte si parlava il francese e l'italiano era usato in tutti gli altri casi, nei proclami e negli atti di
governo. Al contrario di quanto era scaturito da questo colloquio, i nomignoli che gli attribuivano
austriaci e pontifici, erano invece di “Re rivoluzionario, fautore di empietà”.91
A Torino vi era anche il grosso problema degli esuli, provenienti da varie parti d'Italia, ad alcuni più
fidati verranno offerti anche dei ministeri, ma non c'erano portafogli per tutti, da qua altri motivi di
scontento, che nel 1860 sarebbero sfociati nella satira di Gustavo Modena, intitolata “Il falò e le
frittelle”, con chiara allusione alle annessioni.
Tra gli esuli che divennero ministri possiamo ricordare l'ing. veneto Pietro Paleocapa (dal 2 nov.
1849), ai Lavori Pubblici, il piacentino Pietro Gioia92 (sino al 19 ottobre 1851), sostituito dal
romagnolo Luigi Carlo Farini.
Nell'ambito di uno sciame di riforme, il 14 dicembre 1849 si erano riunite insieme le Banche di
Genova e di Torino; il 9 aprile 1850 il re sanzionava la Legge Siccardi; il 6 maggio 1850 si era
promulgata la legge sulla costruzione delle strade ferrate; il 21 dicembre 1850 si era varato il Regio
Decreto del “Regolamento che determina le attribuzioni dei cari dipartimenti ministeriali”;93 il 18 e
24 febbraio 1851 si erano pubblicate le leggi abolitive dei fedecommessi, delle primogeniture e
delle commende di patronato famigliare dell'Ordine Mauriziano; il 31 marzo quella per l'imposta
sui fabbricati; il 23 quella della tassa sulle rendite delle manimorte; il 17 giugno sulle successioni; il
16 luglio per l'imposta sulle arti e mestieri. La Camera approvava la legge sul matrimonio civile,
respinta però dal Senato.
Tra le cortine dell'alcova di Castelceriolo, il 4 ottobre 1851,94 la bella Rosina aveva partorito un
maschietto, Emanuele, il quale diventerà conte di Mirafiori e Fontanafredda ed all'età di 15 anni
prenderà parte alla terza guerra d'indipendenza, risultando il più giovane ufficiale. 95 Verso questo
periodo anche la rivale, Laura Bon (un'attrice bella, raffinata, elegante, di famiglia patrizia veneta,
figlia d'arte, nata a Torino nel 1825,96 della quale Vittorio Emanuele II, quando era ancora principe
ereditario, nel 1844, a Casale Monferrato si era invaghito fortemente, infatti dopo incontri alterni
nel 1849 l'aveva fatta trasferire nel castello di Stupinigi), diede alla luce un maschietto che morì
poco dopo.
Il 2 giugno dello stesso anno Maria Adelaide partoriva il piccolo Carlo Alberto, che avrebbe assunto
il titolo di duchino del Chiablese,97 il quale però morirà in tenera età.
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con rispetto parlando, potrebbero aver giocato anche sul doppiosenso, poiché, specialmente le donne straniere
equivocano, ritenendo che un uomo galante sia il gentiluomo, poiché si esprime con galanterie, mentre, in fatto di
femmine, ci sono molti uomini che sono magari tanto galanti quanto piuttosto marpioni. Ma non finisce qui, nel
censimento torinese, nella colonna delle professioni, c'è chi assicura si trovi scritto “Re Galantuomo”, CARPI e
GIUNTI, p. 23; FUMAGALLI, Chi l'ha detto?, 1988, p. 389.
CARPI e GIUNTI, p. 23.
Nipote di Melchiorre Gioia, il quale lasciò posto al Farini poiché, volendo introdurre una legge sulla libertà
d'insegnamento si trovò in disaccordo con Cavour ed anche perché era a Torino il conte di Spaur, plenipotenziario
della Baviera, pieno di consigli avversi alla libertà.
BARTOLOTTA, II, pp. 10-24.
Stranamente questa data è controversa, chi scrive il 16 mar., chi il 26 apr.
Emanuele erediterà il titolo comitale dalla madre, che ne verrà insignita dal re, sarà a capo di associazioni d'arma e
sportive, fonderà un'importante casa enologica, nel 1872 sposerà Bianca de Larderel, nipote di François Jacques, lo
sfruttatore dei soffioni boraciferi toscani.
Laura BON, Memorie di una prima attrice, 1909; Natale CIONINI, Teatro e arti in Sassuolo, 1902, a p. 182;
«Rassegna Storica Toscana», 1972; Enciclopedia dello Spettacolo, II, pp. 754-55, con biografie anche di suo padre
Francesco Augusto. Ella era parente di Adelaide Ristori.
Chiablese, antica provincia del ducato di Savoia, ora divisa tra Alta Savoia, Vallese e Vaud.
Sul fronte estero, si fecero i vari trattati d'amicizia: con la Francia il 5 novembre 1850 ed il 16 luglio
1851, con il Regno Unito il 27 febbraio, con lo Zollverein il 16 luglio, con Svezia-Norvegia il 1°
maggio, con la Svizzera l'8 giugno, con i Paesi Bassi il 16 luglio.
Intanto il 2 dicembre 1851 Luigi Napoleone faceva il colpo di stato ed esattamente un anno dopo, il
2 dicembre 1852, ponendo fine alla seconda repubblica, si proclamava imperatore dei francesi, col
nome di Napoleone III.
In Italia invece nulla da fare, per il momento, tutti arroccati sulle loro posizioni. Ferdinando II
aveva sostituito, come suo rappresentante a Torino, a Luigi Grifeo di Partanna, Vincenzo Ramirez,
il quale cercava di paventare il trono minacciato da tanti pericoli, ma Vittorio Emanuele II tagliò
corto non ravvisando dietro al proprio «né il tradimento né lo spergiuro».
Gioberti, che a Parigi aveva lasciato l'ufficio a Giacinto di Collegno, pubblicava colà ed a Torino il
Rinnovamento civile d'Italia, in cui aveva scritto che, per compiere di fatto l'unità vagheggiata da
Vittorio Alfieri, non vedesse altri che Vittorio Emanuele II.
Abbiamo accennato ai fatti di Francia, i vari fogli li avevano commentati in modo assai poco
lusinghiero e ne derivò una protesta ufficiale, in seguito alla quale si ritenne di dover comprimere
un po' la libertà di stampa ma, per far approvare questa contestatissima legge, Rattazzi fece il
famoso connubio con Cavour.
La Camera scelse suo presidente Pinelli, ma il 25 aprile 1852 morì, allora l'11 maggio subentrò
Rattazzi, favorito da Cavour, in dissenso con d'Azeglio, perciò rassegnarono l'ufficio al sovrano,
Cavour andò a Parigi e d'Azeglio ebbe incarico di ricomporre il governo.
Nella reggia il 7 luglio Maria Adelaide partoriva, il neonato faceva appena in tempo ad assumere il
nome di Vittorio Emanuele, ma non un predicato, poiché lo stesso giorno volava tra gli angioletti in
paradiso.
Le relazioni con il Regno Unito, dapprima tiepide, poi diventate buone, si rafforzarono con l'arrivo
a Torino del rappresentante britannico sir James Hudson, che vi rimarrà fino al 1863; miglioravano
anche quelle con la Francia, specie dopo che il re inviò a Lione a complimentare Luigi Napoleone il
Paleocapa ed il La Marmora. L'Austria, sempre avversa, fece persino pubblicare sulla sua gazzetta
ufficiale un articolo ingiurioso, che cianciava di tradimento piemontese. Gli altri governi d'Italia
abbaiavano al re giacobino, specialmente quello di Roma, irritato per la questione del matrimonio
civile inserito nel discorso della corona. Invano Vittorio Emanuele II scrisse a Pio IX per farlo
addivenire a più miti consigli, inviandogli il conte Manfredo di Sambuy.98
Massimo d'Azeglio però, con la ripresa dopo l'estate, non ce la faceva ad avere la maggioranza, per
cui suggerì al re di chiamare Cavour, il quale a sua volta additò il conte Balbo, che pensò di
appoggiarsi con Thaon di Revel, ma questi realisticamente valutò che non potessero reggere. Quindi
il re tornò alla carica con Cavour, così il 4 novembre 1852 divenne presidente del consiglio
prendendo ad interim le finanze e si inaugurava così la Vª Legislatura.99
98 CARPI e GIUNTI, pp. 24-25, 27-28. Già nel 1850 era stato inviato a Roma Pier Dionigi Pinelli per far digerire al
Papa la legge Siccardi.
99 Nel consiglio dei ministri del 21 ott. 1852 il re dichiarò che non avrebbe sanzionato il disegno di legge sul
matrimonio civile già approvato dalla Camera e presto in discussione al Senato, perciò D'Azeglio il 22 si dimise,
rimanendo in carica sino al 4 nov.; il re incaricò Cavour con la condizione di accordarsi con la Santa Sede sul
disegno di legge; in seguito al rifiuto di Cavour il re gli riaffidò l'incarico, ed intanto rimase in carica sino al 4 mag.
33
Intanto, il 25 ottobre era morto Gioberti, il quale aveva vaticinato l'unità d'Italia nel Rinnovamento
intorno a Vittorio Emanuele II ed a Cavour!
A Torino si viveva la nuova aria di libertà con un senso di calma, rifuggendo la rivoluzione violenta
ed intempestiva, ma i settari ragionavano diversamente, provocando i moti giovanili di Milano del 6
febbraio 1853 e correndo il rischio di rovinare tutto. Allora l'Austria sequestrò i beni degli esuli
lombardi, senonché questo atto si risolse a suo danno, poiché i vari plenipotenziari avevano visto la
moderazione del re, del suo governo e di tutti coloro che vi avevano trovato riparo.100
Dalla relazione continuata di Vittorio Emanuele II con l'attrice Laura Bon, nel 1853 nel castello di
Moncalieri nasceva Emanuela (diventerà poi contessa di Roverbella), ma, per la gelosia dimostrata
verso Rosa Vercellana, venne regalmente liquidata. Infatti, mettendosi in competizione con la
rivale, aveva commesso un errore imperdonabile, agli occhi del giovane re, il quale voleva fare i
fatti suoi senza scenate (non gliele faceva la moglie, la regina, figurarsi se le avrebbe tollerate da
altre, accettando solo quelle più sommesse della sua bella la quale, pur essendo di origine ruspante,
sapeva usare le arti più sottili per sbarazzarsi delle rivali).
Tuttavia Laura Bon merita una considerazione particolare, non essendo stata solo messaggera di
Venere e delle Grazie nell'alcova, prima principesca e poi regale, e primadonna in teatro, poiché
ella appartiene al risorgimento italiano, in quanto cooperò coraggiosamente ai moti rivoluzionari di
Venezia, essendosi intesa con il parroco Felice Benedetti nel far passar la parola fra la sessantina di
cospiratori di cui lui era a capo101 che combatterono nel 1848, tanto che ella venne sospettata dalla
polizia austriaca, cosicché la sua casa di Venezia fu meticolosamente perquisita dagli agenti, ai
quali, con amabile sorriso, fece gentilmente lume con un candeliere a doppio fondo, dono del re
quando era principe ereditario, in cui erano nascoste la parola d'ordine ed altre carte.102
Nell'estate del 1853 Maria Adelaide soggiornò a La Spezia in un albergo che il proprietario elevò
orgogliosamente al nome di “Reale Croce di Malta”, dove la regina poteva praticare sia bagni di
acqua dolce che marina, grazie ad un'apposita pompa installata.
Il giovane re era devotissimo a Venere, ma altrettanto a Marte. Ne fa fede che non trascurava
l'esercito, firmava infatti le leggi del 18 novembre 1853 e del 24 gennaio 1854 sull'avanzamento
militare e quella immediatamente successiva del 24 marzo sul reclutamento.
Vittorio Emanuele II, con la regina Maria Adelaide, il fratello duca di Genova ed il cugino principe
di Carignano, il 20 febbraio 1854 presenziò a Genova all'inaugurazione dell'importante tratto della
linea ferroviaria ligure-subalpina, con traforo dell'Appennino, che collegava Genova, città
commerciale mondiale, con Torino. Erano presenti Cavour, con i min. La Marmora, Paleocapa,
1855 e poi sino al 19 lugl. 1859, BARTOLOTTA, pp. 25-28. Seguirono grandi dimostrazioni di gioia, perché
pareva che i retrogradi volessero cogliere questa occasione per impossessarsi del governo per restringere, e poi
abolire, le libertà costituzionali, CARPI e GIUNTI, p. 29.
100 CARPI e GIUNTI, p. 29.
101 Antonio CAUZ, Bonaventura Cipriani (1826-1887) un godeghese nelle guerre del Risorgimento, «Quaderni di
Storia Locale», Godega di Sant'Urbano, n. 2, p. 13.
102 Da un trafiletto di giornale, quando ella morì, in cui è scritto in maniera inesatta che Benedetti fosse generale
anziché prete.
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Dabormida e Cibrario.103 L'arcivescovo Andrea Charvaz benedì la locomotiva. Poi, serata di gala
delle Loro Maestà al teatro Carlo Felice, con un «Inno al Re» poco noto ma di intenso significato:104
Viva il Re, che, fido al Patto
e alla spada ereditata,
per l'Italico riscatto,
la sua vita ha perigliata;
che dall'Alpi alla vedetta
scopre il turbo e sente il suon;
ma sicuro il giorno aspetta
che lo chiami alla tenzon.
Per Maria Adelaide e per Vittorio Emanuele II il 28 giugno fu una data triste, per la morte a
Stupinigi del duchino del Chiablese.
Il 4 agosto il re tornò a Genova, per visitare i colpiti dal colera; indi con Regio Decreto del 13
settembre fece coniare una medaglia per i benemeriti in occasione del morbo scoppiato anche in
varie altre città del regno.
L'8 gennaio 1855 la regina Maria Adelaide partoriva un altro maschietto, al quale veniva ripetuto il
nome di Vittorio Emanuele ed assumeva il predicato di contino del Genevese.105
Le prime settimane del 1855 venivano segnate da gravissimi lutti nella corte sabauda, avvenuti a
Torino: il 12 gennaio moriva la regina madre, Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto; otto giorni
dopo, ossia il 20, la regina Maria Adelaide, rendendo così vedovo il re; il 10 febbraio Ferdinando, il
valoroso duca di Genova. Poi il 16 maggio sarebbe morto Vittorio Emanuele, ultimo figlio di Maria
Adelaide e del re, contino del Genevese, nato pochi mesi prima.
Intanto 14 aprile il re si era recato ad Alessandria a distribuire le bandiere alle truppe partenti per la
campagna di Crimea. Riassumiamo gli antefatti:106
Ad essa si era addivenuti con lungimiranza politica, per poter far agire il Regno di Sardegna sulla scena europea.
Era accaduto che la Russia aveva mosso guerra alla Turchia, allora Francia e Regno Unito il 10 aprile 1854 si
erano collegate contro di essa e Vittorio Emanuele anelava mandare delle truppe in loro aiuto, ma Landucci,
ministro di Leopoldo di Toscana, aveva fatto pervenire un dispaccio a sir Hudson secondo cui Radetzky, per
potersi muovere contro la Russia, desiderava occupare la cittadella di Alessandria per guardarsi alle spalle. Questi
ne scrisse al min. Clarendon a Londra e lo confidò a Cavour, il quale disse che il governo fosse pronto ad accedere
al trattato di alleanza del 10 aprile ed a mettere in campo 15.000 uomini, senonché il presidente del consiglio non
103 Acquarelli di Carlo Binelli, Istituto Mazziniano di Genova, e svolgimento della cerimonia, in Giulio GIACCHERO,
Genova e Liguria nell'età moderna e contemporanea, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova, 1970, II, p.
235 e tavv. infra pp. 232-33, nota 140 a p. 266, Allocuzione detta da Monsignore Andrea Charvaz, Arcivescovo di
Genova in occasione dell'inaugurazione della ferrovia dello Stato il XX febbraio MDCCCLIV alla presenza delle
LL.MM. Il Re Vittorio Emanuele II e la Regina Maria Adelaide, Genova, s.d. (1854), pp. 6 e 9. Stefano Carlo
Johnson aveva coniato una medaglia commemorativa, con la scritta circolare «Quando Vittorio Emanuele II
inaugurava la via ferrata ligure-subalpina». GIACCHERO, n. 23, p. 244, Elenco dei premiati nella Esposizione
industriale aperta in Genova per cura del Municipio e della Camera di Commercio nel febbraio 1854 quando
Vittorio Emanuele II inaugurava la via ferrata Ligure-Subalpina con notizie sulla Patria Industria dopo il 1850,
Genova, 1857, pp. 56.
104 GIACCHERO, n. 142, p. 267, Nella occasione che le LL. MM. il Re Vittorio Emanuele II e la Regina Maria
Adelaide colla Reale Famiglia onoravano di loro presenza il civico teatro Carlo Felice la sera del XX febbraio
MDCCCLIV dopo la solenne inaugurazione della ferrovia dello Stato, Genova, s.d. (1854).
105 Genevese, antica provincia del ducato di Savoia, da Genève, ossia Ginevra.
106 CARPI e GIUNTI, pp. 32-35. Al gen. Durando il re avrebbe detto: «Fortunato lei, che va a combattere i russi; a me
tocca combattere frati e suore», però Durando poi non andò in Crimea, essendo stato incaricato come ministro della
Guerra dal 2 apr. 1855 in sostituzione di Alfonso La Marmora e fino al ritorno in patria di questi, p. 36.
35
ebbe dalla sua che il min. Alfonso La Marmora, gli altri nicchiavano, pensò di interessare la Francia alla questione
del sequestro dei beni dei lombardo-veneti. Ai primi di giugno il re stesso ebbe un abboccamento col duca di
Grammont, offrendogliene 18.000 e palesando l'intento di mutar ministri se avessero continuato a fargli
opposizione. Intanto Londra e Parigi sondarono Vienna, che preferì starsene in disparte, il re di Napoli se ne
scusò, allora diveniva più prezioso l'aiuto offerto dal Regno di Sardegna, anche se era uscito ben ammaccato
cinque anni prima, ma che disponeva di una discreta flotta, assai utile per le operazioni logistiche.
Però con l'anno nuovo, sul piano diplomatico, malgrado le buone intenzioni, nulla era ancora concluso, perciò il 6
gennaio il re diede udienza al duca di Grammont, cosicché il 9 si poterono riunire i ministri con i rappresentanti di
Francia e di Regno Unito, ma volendo mandare il min. della guerra da Napoleone III per intendersela con lui, i
due inviati preferivano la neutralità del piccolo stato, allora Cavour tagliò corto dicendo che firmassero un
protocollo di simpatia verso la penisola, preferirono non si facesse motto delle condizioni dell'Italia, ma solo dei
sequestri austriaci. Si fece mattina a discutere, finalmente Cavour alle 4 poté presentarsi dal re, al quale propose,
eventualmente, di rassegnargli le proprie dimissioni, invece ebbe libertà di concludere il trattato. Cosicché il
presidente del consiglio, avendo il re istantaneamente quella mattina surrogato lui al Dabormida agli Esteri,
invitava i due plenipotenziari per le 9 del mattino, avendo facoltà di sottoscrivere l'atto di accessione alla lega e la
convenzione militare ed alle 8 di sera del 10 fu finalmente concluso il sospirato trattato con quelle due potenze,
che sarebbe divenuto la fortuna dell'Italia. Infine il 26 gennaio esso veniva approvato dal Parlamento.
In questo periodo si agitava la questione intorno alla soppressione delle comunità religiose non
aventi un fine sociale (legge già approvata dalla Camera ed in discussione al Senato), le quali con la
restaurazione avevano condizionato moltissimo ogni singolo aspetto della vita pubblica e
formavano delle manimorte considerevoli. Dal 27 ottobre 1853 Urbano Rattazzi, essendo min. di
Grazia e Giustizia e degli Affari Ecclesiastici, nell'ambito del suo dicastero, aveva preparato un
progetto di legge, sulla scia di quanto aveva già fatto il min. Siccardi, ed il re non gli aveva negato il
suo appoggio, nell'idea di sopprimere molte ormai inutili corporazioni monastiche, d'incamerarne i
beni e nel medesimo tempo di migliorare le condizioni dei parroci, che erano quasi ridotti in
miseria, mentre spesso arcivescovi e vescovi godevano di prebende e di rendite eccessive.
Inutile dire che la regina madre, Maria Teresa e la regina Maria Adelaide, essendo religiosissime,
un po' per loro natura, un po' per esser guidate da un clero molto conservatore, non avevano perduto
occasione di bacchettare in privato il giovane re. Mentre l'arcivescovo precedente era stato sempre
pronto a prender fuoco, il nuovo, mons. Luigi Nazari di Calabiana, con la sua pacatezza disarmante,
mise, con grande maestria, il governo a repentaglio, affermando che, se si fossero volute abolire le
corporazioni religiose per trarne denaro onde riequilibrare i conti dello Stato, la chiesa cattolica
fosse pronta ad offrire in cambio la somma. 107 Cavour il 26 aprile 1855 rassegnò al re le proprie
dimissioni e Vittorio Emanuele II si trovò sgomento. Come se ciò non fosse bastato, il 16 maggio
moriva il suo ultimogenito, all'età di 4 mesi ed 8 giorni!
Intanto il re, dopo aver offerto invano la presidenza del consiglio al gen. Giacomo Durando, il 4
maggio 1855 aveva riaffidato l'incarico a Cavour, il quale avrebbe tenuto la carica sino al 19 luglio
1859.108
Vittorio Emanuele II aveva tenuto duro (malgrado il clero avesse più o meno sommessamente
cercato di spaventarlo, non perdendo occasione di ripetergli la solita nenia, asserendo che i gravi
lutti che aveva appena sofferti fossero stati manifestazioni dello sdegno divino), cosicché la legge
sui beni ecclesiastici venne definitivamente approvata. Pio IX in luglio lanciò la scomunica contro
tutti coloro che l'avevano proposta, approvata e sanzionata.
107 Il re non avrebbe potuto accettare un simile compromesso con l'episcopato, senza fare oltraggio alla potestà régia e
ed a quella civile dello Stato, nondimeno fissò loro un appuntamento al 2 mag., li avrebbe attesi sino alle tre, per
vedere se si fossero presentati veramente e cosa gli avrebbero detto, altrimenti avrebbe ridato l'incarico «alla bestia
nera», ossia a Cavour. Nessuno arrivò, era stata solo una provocazione, così Cavour fu riconfermato ed il
Parlamento approvò poi quella legge, con qualche modifica.
108 Per vedere in sintesi tutte le cariche ministeriali avute da Cavour in questo arco di tempo, BARTOLOTTA, p. 27.
36
Il 30 giugno moriva a Stresa Antonio Rosmini Serbati, 109 presbitero dallo spirito liberale, assistito
negli ultimi suoi giorni da Alessandro Manzoni, al quale avrebbe presagito la vittoria delle armi
piemontesi. Infatti il 16 agosto le truppe si distinguevano alla battaglia della Cernaia, in Crimea.110
Sin dai primi di settembre 1855 era stato deputato alla legazione sarda a Firenze Antonio Casati
(figlio del conte Gabrio, il quale era stato capo del governo provvisorio della Lombardia), senonché
il governo granducale non lo voleva, allora se ne ingerì l'Austria, intimando al Regno di Sardegna di
non inviarlo, commettendo una gaffe tremenda: come poteva infatti ingerirsi in una questione tra
due stati italiani? Era forse la Toscana da essa dipendente? Il governo francese aveva fatto capire a
quello austriaco dell'errore in cui era corso. Cibrario ne informò Vittorio Emanuele II, il quale
commentò «Così va fatto. Dobbiamo sempre mostrare la nostra dignità e non lasciarci intimorire
dalle prepotenze».111
Poi la vertenza, dopo forte braccio di ferro, venne risolta come una questione tra i due stati italiani,
con il ritiro della nomina del Casati a Firenze. Non mancarono segni particolari di solidarietà, da
parte di don Pietro di Portogallo e dei principi reali del Belgio. Il re però cadeva malato e, non
potendo assistere alla riapertura delle Camere, il 3 novembre lesse il suo discorso il principe di
Carignano.112
Il re di Sardegna si era ritrovato vedovo in giovane età, a 35 anni, perciò intorno a lui si
cominciarono ad imbastire dei progetti matrimoniali. Nutriva una certa inclinazione per la cognata,
Elisabetta di Sassonia, la quale era rimasta quasi contemporaneamente vedova, che non avrebbe
disdegnato diventare regina, ne avrebbe avuto le qualità, però egli fece mente locale, magari anche
ragionandone con Rosina, la quale stava all'erta, che avrebbe perduto la sua libertà di caccia, poiché
la vedovella lo avrebbe imbrigliato per bene, per cui quest'idea venne accantonata, allora la
principessa per ripicca non solo si fece consolare ma addirittura si sposò, dapprima segretamente,
con Nicolò Rapallo, un giovane ufficiale d'ordinanza del suo defunto marito, il che farà andare su
tutte le furie il regale cognato, il quale in un primo impeto di sdegno la caccerà addirittura dalla
corte,113 salvo poi venire a più miti consigli, anche per interposizione non tanto del genitore di lei
quanto della zarina madre, Aleksandra Fëdorovna. La scusa a palazzo era stata perché si era unita in
matrimonio senza il consenso regio, ma in realtà anche perché un pensierino forse il re lo aveva
veramente fatto su di lei, salvo le remore sulla propria libertà nell'officiare intensamente e
fervorosamente il proprio culto alle ancelle di Venere.
Venne accantonata anche l'idea di un matrimonio del re con la principessina Sidonia, sorella minore
di Elisabetta, sempre per il timore di identiche grane d'alcova.
109 Antonio Rosmini è stato beatificato il 18 nov. 2007.
110 CARPI e GIUNTI, p. 37.
111 CARPI e GIUNTI, p. 38; Le relazioni diplomatiche tra la Gran Bretagna ed il Regno di Sardegna (1852 – 1856) .
Il carteggio diplomatico di Sir James Hudson, Torino, II, pp. 336, 339, 154-62, 373, 377, 379, 381-82, scambi di
messaggi tra Hudson e Clarendon, Eliott da Vienna a Clarendon, Emanuele d'Azeglio a Clarendon, con Normanby
(dal 5 sett. al 5 dic.). Neri Corsini, già ministro costituzionale di Leopoldo di Toscana nel 1848, recatosi a Torino
per vedere il figlio, allievo nella prestigiosa scuola militare, desiderò incontrare il re: parlottando del granduca,
Vittorio Emanuele II gli disse: «Se regnassi su un impero grande come l'America e per rimanere sul trono dovessi
fare la decima parte di quello che fa mio zio per conservarselo, non esiterei un momento a rinunciare», pp. 38-39.
112 CARPI e GIUNTI, p. 37.
113 Infatti Margherita, essendo fanciulla, fu portata a soggiornare con la madre prima nel castello di Govone e poi in
una villa a Stresa, infine, per intercessione del nonno e della zarina, il patrigno, che ella mai accettò, fu creato
marchese di Rapallo e tornarono a vivere a Torino a palazzo Chiablese.
37
Il 20 novembre Vittorio Emanuele II si imbarcava a Genova sulla fregata «Carlo Alberto», scortata
dalla «Govérnolo», sbarcando a Marsiglia,114 proseguiva quindi fino a Lione, dove erano ad
attenderlo Cavour e d'Azeglio, per andare a rendere visita a Napoleone III a Parigi dove arrivò il 23,
accolto festosamente, quindi il 30 traversò la Manica per recarsi ad incontrare la Regina Vittoria.
Anche nella capitale inglese fu festeggiatissimo, per il motivo che era un monarca costituzionale, il
Municipio chiese una visita e perciò fu un grande onore per David Salomons, il Lord Mayor,
ottenere di poter ricevere il 4 dicembre questo sovrano nel palazzo di Guildhall, tanto che fece
coniare una medaglia con il profilo del re. Poi proseguì per Windsor, nel cui castello fu ospite della
regina.
Vittorio Emanuele II non perse occasione di fare gli occhi languidi a Mary Adelaide di Cambridge,
che lo colpì poiché, anche se lui era di modi molto casarecci, gli piacevano le donne che non fossero
solo belle ma anche particolarmente gentili, tanto che la corte invierà poi il barone Marocchetti per
intavolare delle trattative matrimoniali, ma ogni idea in tal senso naufragherà presto, poiché lei lo
considerava «una brava persona» ma senza «neppure la cortesia e la raffinatezza di un gentiluomo
per compensare le sue debolezze», come confidava a sue riflessioni personali. Tutto sommato anche
il re trasse un sospiro di sollievo, avendola scampata bella, refrattario com'era a sposarsi,
specialmente in ambito dinastico.
Il 12 dicembre Vittorio Emanuele II rientrava a Torino, acclamato da tutti, poiché il ritorno da due
così importanti capitali prometteva buoni frutti.
In Crimea si era costretti ad una tregua, per la stagione invernale. Se ne approfittò per chiamare a
consiglio a Parigi i generali degli eserciti impegnati in quel fronte, tra cui Alfonso La Marmora il
quale, passando per Torino, si incontrò con il re. In Europa, gli alleati cercavano di attrarre nella
loro orbita la Svezia. La Russia nel frattempo propose una pace, perciò fu convocato un Congresso
europeo per avviare le condizioni affinché risultasse onorata e durevole.
Cavour nel gennaio 1856 aveva prudentemente indirizzato un memoriale a Napoleone III, per
ottenere che inducesse l'Austria a mitigare le condizioni nel Lombardo-Veneto, facesse ravvedere il
re di Napoli che aveva un governo contrario a giustizia ed equità, facesse riaggiustare l'equilibrio
italiano come era stato stabilito dal trattato di Vienna dal 1815, rendendo possibile lo sgombero
degli austriaci dalle Legazioni e dalla Romagna, mettendole sotto un principe secolare o procurando
loro un'amministrazione laica ed indipendente.
Al Congresso, tenuto a Parigi dal 25 febbraio al 16 aprile 1856, al quale partecipò anche Cavour
(Regno di Sardegna) con Salvatore Pes march. di Villamarina, incontrarono Karl Ferdinand von
Buol-Schauenstein (Austria), Alecsej Fëdorovic Orlov (Russia), Otto Theodor von Manteuffel
(Prussia), Alexandre Florian Joseph Colonna Walewski (Francia), George Villiers conte di
Clarendon (Gran Bretagna) e Mehemed Emin Aali Pascià (Impero Ottomano).
Perciò in marzo Cavour, il quale aveva già a favore del Regno di Sardegna i rappresentanti di
Francia e Gran Bretagna, presentò loro una nota verbale, un memoriale del tenore di quello che
d'Azeglio porse a Napoleone III, senza che l'Austria, rappresentata al congresso, si potesse opporre
a quest'atto, tanto ardimentoso in quanto conteneva un'accusa contro di essa nell'ambito di un
areopago europeo.115 Ciò avrà molta risonanza in tutta Italia.
114 Carlo PIOLA CASELLI, Cronache Marinare di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, § 29, Poi si accompagna il Re
Vittorio Emanuele II a Marsiglia.
115 Anche Leopoldo I del Belgio si congratulò dell'esito con Cavour. CARPI e GIUNTI, p. 40. Sulla questione romana
si veda la risposta di Cavour alla Camera il 25 mar. 1861 all'interpellanza dell'on. Audinot.
38
Il Trattato di Parigi venne finalmente firmato il 30 marzo 1856: esso disponeva l'autonomia dei
principati danubiani, la smilitarizzazione del Mar Nero, la cessione da parte della Russia della
Bessarabia meridionale alla Moldavia, la salvaguardia dei cristiani nell'Impero Ottomano e la
regolamentazione internazionale del Danubio.
Ritornato l'esercito sardo dalla Crimea, fu celebrata una festa militare ad Alessandria, con
allocuzione del re ai soldati e distribuzione di medaglie d'onore inviate da parte anche degli alleati.
In questo periodo, per fronteggiare un eventuale attacco da parte degli Austriaci, il procuratore (ma
anche poeta, musicista, pittore ed articolista) Norberto Rosa il 23 gennaio lanciò una sottoscrizione
in tutta Italia, per dotare quella cittadella di cento cannoni. 116 La raccolta ebbe successo, anche per
questa partecipazione del re e per quanto Cavour aveva fatto presente al Congresso.
Il 23 ottobre 1856 Vittorio Emanuele II riceveva a Genova la zarina,117 dal 2 marzo vedova dello zar
Nicola I, il quale aveva dovuto affrontare la rivolta dei decabristi, per lo più nobili ufficiali che
sollecitavano delle riforme.
Nel discorso della Corona del 7 gennaio 1857, per l'inaugurazione della nuova sessione
parlamentare, il re poteva affermare che a Parigi non solo avesse saldato maggiormente i vincoli
con Francia e Gran Bretagna, ma che si erano ristabiliti gli antichi legami con lo zar, e poteva
aggiungere, orgogliosamente: «in un Congresso europeo gl'interessi dell'Italia furono propugnati
da potenza italiana» e pur accennando alle «straordinarie difficoltà finanziarie», evidenziava «la
parte da noi presa nella politica europea», mentre le istituzioni «che il Magnanimo mio genitore»
aveva elargite erano state fatte feconde «dall'unione intima del Trono con la nazione», per cui «esse
assicureranno alla patria nostra un avvenire di prosperità e di gloria».118
Sintomo del nuovo clima che si andava respirando, il viaggio di Francesco Giuseppe nel LombardoVeneto, accolto assai freddamente. Seguirono battibecchi tra le gazzette piemontesi e quelle sotto
l'egida austriaca. Invece lo zar119 usò distintissima cortesia all'inviato sardo, alla presenza di quello
austriaco. Di lì a poco si sarebbero infatti rotte le relazioni diplomatiche del Regno di Sardegna con
l'Austria.
I maneggi di corte per cercar di dare una sposa al re e di instaurare delle belle alleanze non erano
cessati, tra le candidate c'era anche Maria Nikolajevna Romanov, figlia di Nicola I e sorella di
Alessandro II, vedova dal 1852 di Massimiliano di Leutchenberg, senza sapere che ella si fosse già
segretamente risposata nel 1854. Altra candidata era la giovane Stefania Hohenzollern116 Vennero raccolte in tutta Italia (compresa la Sicilia) e all'estero ben 151.914 lire e 21 cent.; rimangono due di essi,
uno murato all'angolo di via Migliara, uno nell'Armeria Reale di Torino, un terzo è stato fuso per fare la targa sulla
facciata di Palazzo Vecchio (anticamente palazzo del governatore, poi comando di Corpo d'Armata). Ad
Alessandria esiste il corso Cento Cannoni per celebrare l'evento. Essi sarebbero stati in realtà 128, poiché molte
città ne donarono due, però il primo arrivò nel 1861 quando l'unità d'Italia era già stata fatta. Nel fervore di
iniziative, i Lombardi commissionarono allo scultore Vincenzo Vela un'opera, «L'alfiere dell'esercito sardo»,
collocata poi a Torino in piazza Castello davanti al palazzo del Senato. Per precauzione una lastra di marmo nera
ricopriva la targa «I milanesi all'esercito sardo il dì 15 gennaio 1857» e verrà scoperta quando le truppe francosarde entreranno trionfalmente in Milano.
117 Carlotta di Prussia che, convertita alla religione ortodossa, aveva assunto il nome Alexandra Fëdorovna (1798–
1860), ved. di Nicola I (1796–1855).
118 CARPI e GIUNTI, pp. 41-42.
119 I due fratelli dello zar andarono da Vittorio Emanuele II a congratularsi e la zarina vedova andò anch'ella, nel
tornare in patria, a ringraziarlo dell'ospitalità ricevuta a Nizza, dove quell'inverno ancora trattenevasi la
granduchessa Elena. Andò da lui anche il re di Sassonia. Visitando il Papa i propri stati, gli inviò incontro il Bon
Compagni, ministro plenipotenziario a Firenze, CARPI e GIUNTI, p. 42.
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Sigmaringen, imparentata con Napoleone III, la quale sposerà invece il re del Portogallo Pietro V.
Non mancò un altro progetto che verteva su Carlotta di Sassonia Coburgo Gotha, ancor più giovane
delle altre, figlia di Leopoldo I del Belgio, la quale sposerà Massimiliano d'Asburgo.
Il 31 agosto il re, inaugurando la ferrovia Vittorio-Emanuele, veniva ricevuto da Sua Altezza
Imperiale il principe Napoleone alla stazione di Sain-Jean de Maurienne e si recavano a Culoz, sulla
Rhône, per la posa della prima pietra del ponte.120
Avvicinandosi al suo termine, in base allo Statuto, la Camera, eletta nel 1853, fu sciolta nel
novembre 1857, senonché le nuove elezioni diedero un maggior numero di deputati amici dei
clericali. Fu un evento politico assai rilevante, infatti Vittorio Emanuele II corse il rischio di dover
abdicare, ma disse «teniam fermo e vedremo». Il 14 dicembre il re teneva il discorso inaugurale
davanti al nuovo Parlamento, in cui faceva presente, tra l'altro, che l'interruzione delle relazioni con
uno stato vicino «avvenuta per ragioni che l'Europa ha saputo apprezzare», sussistesse ancora,
quindi elencava i vari trattati di navigazione e di commercio con Spagna, Danimarca e persino con
la Persia, ricordando come avesse dedicato ogni sforzo personale a render fecondo il pensiero del
proprio genitore.121
Recatosi il re ad Alessandria ad inaugurare la strada per Acqui fino a Voghera, gli si faceva presente
che là vicino c'era confinante un popolo oppresso. Invano l'Austria mandava luogotenente nel
Lombardo-Veneto l'arciduca Massimiliano, poiché gran parte dell'élite non desiderava più la
dominazione straniera.
Nel frattempo, nel punto costiero più a sud della Campania, il 28 giugno 1857 c'era stata l'infelice
spedizione di Carlo Pisacane, in cui aveva perso la vita con i suoi trecento uomini, in onore dei
quali Luigi Mercantini scriverà La spigolatrice di Sapri.122 Avendo il governo delle Due Sicilie
sequestrato il piroscafo «Cagliari» con il suo equipaggio, fatto di sudditi sardi ed inglesi, che era
stato dirottato in quelle acque dagli esuli, sia il re che Cavour ne reclamarono la restituzione fin che
la ottennero.
Nell'agosto 1857 era stata fondata, dal veneziano Daniele Manin (il quale sarebbe morto però il 22
settembre) e dal siciliano Giuseppe La Farina, la Società Nazionale Italiana, favorita da Cavour,
avente per motto «Indipendenza, Unificazione e Casa Savoja», la quale nel regno era alla luce del
sole mentre nella penisola agiva clandestinamente.
Oltre alla fazione retrograda che sedeva in Parlamento, si aggiunse l'attentato compiuto da Felice
Orsini contro Napoleone III il 14 gennaio 1858, poiché molti francesi accusarono i giornali
subalpini, come se essi l'avessero istigato. Proprio in un momento in cui il Regno di Sardegna
contava tanto sull'aiuto della Francia. Rammaricato, il re prese penna e calamaio e scrisse
all'imperatore dei francesi esprimendogli i suoi sentimenti, assicurandogli che avrebbe messo un
freno alla libertà di stampa, la quale non doveva essere al servizio di verun misfatto. Infatti, Cavour
presentò una proposta di legge punitrice dell'apologia di assassinio politico e della cospirazione
120 Inauguration du chemin de fer Victor–Emmanuel. Réception de S.M. le roi de Sardaigne et de S.A.I. le prince
Napoléon à la gare de Saint-Jean de Maurienne; Arrivée de S.M. Victor Emmanuel et de S.A.I. le prince Napoléon
à Culoz (sur le Rhône). Pose de la première pierre du pont, «Le Monde Illustré», n. 22, 1857. Il p.pe Napoleone era
il cugino di Napoleone III, detto Girolamo ed anche Plon-Plon che nel 1859 e sposerà la p.ssa Maria Clotilde e
comanderà il V C. d'A.
121 CARPI e GIUNTI, pp. 42-43.
122 La spedizione di Pisacane, fallendo, chiudeva il sipario su un eventuale avvento murattiano nel sud della penisola
ed apriva il solco all'impresa dei Mille.
40
contro la vita dei sovrani nonché modificante la legge sulla formazione dei giurati nei giudizi
criminali, approvata dal parlamento.123
Compiuti i 14 anni il 14 marzo, il giovane principe ereditario Umberto iniziava i suoi studi militari,
dal grado di capitano nel 3° Reggim. di Fanteria della Brigata Piemonte, contemporaneamente
cominciava ad apprendere diritto costituzionale, insieme al fratello Amedeo, sotto la guida di Bon
Compagni, nonché diritto internazionale, diritto penale e scienze sociali con l'on. Mancini, il tutto
nell'arco di tempo sino al 1862.
La letteratura storica ha ricamato molto sulla bella ed affascinante Virginia Oldoini, più nota come
contessa di Castiglione, la quale anche facendo buon uso della sua “vulva d'oro” avrebbe sedotto
l'imperatore dei francesi e lo avrebbe indotto a sposare definitivamente la causa italiana, anche se a
convincerlo sarebbero state assai di più le bombe che le varie sette stavano per piazzargli sotto al
trono, se non si fosse mosso.124
Il 15 giugno nasceva, figlio di una maestrina di Frabosa Sottana, nel cuneese, e del re, Donato Etna,
il quale tra alterne vicende nel secolo successivo sarebbe diventato generale e senatore.
Per rinsaldare i legami con la Francia, Vittorio Emanuele II aveva mandato segretamente Cavour
alle terme di Plombières, per colloquiare più liberamente con Napoleone III ed il 28 luglio 1858
veniva fatto un accordo sulle questioni italiane.
Nell'ambito degli studi, si diede possibilità di insegnamento a degli esuli, al chimico calabrese Raffaele Piria 125 nel
1856 ed al piacentino Angelo Genocchi,126 appassionato di matematica, nel 1858. Nel frattempo, erano state erette
delle nuove fortificazioni ad Alessandria ed a Casale Monferrato, istituite le scuole militari di Pinerolo, Ivrea ed
Asti, introdotte le scuole nei reggimenti e fondate delle biblioteche militari, aggiunte le esercitazioni di ginnastica
e di scherma, innovate le leggi sulla disciplina, l'amministrazione ed il reclutamento. Le forze di terra erano di
400.000 uomini e di 90 batterie, oltre a 200 battaglioni di guardia nazionale mobile. La flotta era di un centinaio di
navi da guerra (di cui 14 corazzate e 14 ad elica).127
Sul finire dell'anno Vittorio Emanuele II ricevette il granduca Costantino di Russia (fratello di
Alessandro II) con sua moglie Alessandra di Sassonia-Altenburg ed il piccolo Nicola, il quale lodò
la gentile ospitalità, tanto che andò a Parigi a dir gran bene di Vittorio Emanuele II e degli intenti
del governo.
Tra il maggio del 1858 ed il luglio del 1859 la baronessa nizzarda Vittoria Duplessis, morente, fece
interessare Rattazzi, tramite il march. Monticelli, affinché parlasse molto riservatamente con un
augusto personaggio (il re) per affidare in buone mani «un amore di bimba», appena nata, senonché
poco dopo la piccola seguì la madre nel sepolcro.128
Con il nuovo anno, Cavour doveva raccomandargli di esser cauto e di reprimere i suoi impulsi, nel
colloquiare con i diplomatici e con le varie deputazioni che andavano a porgergli gli auguri.129
123 CARPI e GIUNTI, pp. 43-44.
124 Anna Rita GUAITOLI, La contessa di Castiglione. Il peso della bellezza, Roma, 2011; Salvator GOTTA,
Ottocento, Milano, I, 1940.
125 Raffaele Piria era cognato del gen. Enrico Cosenz, avendone sposato la sorella Luisa.
126 Angelo Genocchi approfondì la teoria dei numeri, predecessore in questo di Giuseppe Peano, con il quale nel 1884
scriverà il testo di calcolo differenziale ed integrale noto come il Genocchi-Peano.
127 CARPI e GIUNTI, p. 46.
128 Memorie della baronessa Olimpia Savio, pp. 221-22.
129 CARPI e GIUNTI, p. 45.
41
Il 10 gennaio 1859 l'apertura del Parlamento segnò l'inizio di una nuova era per l'Italia.
L'espressione «il grido di dolore» contenuta nel famoso discorso della corona130 era stata trovata
piuttosto forte da Napoleone III, al quale era stato fatto avere preliminarmente il testo, finalmente lo
approvò con grande giubilo di Vittorio Emanuele II che non desiderava altro.
Unica ombra, il 23 gennaio il gen. Niel, giunto a Torino, chiedeva ufficialmente la mano della
principessina Maria Clotilde, la figlia prediletta del re, per il principe Napoleone, cugino
dell'imperatore dei Francesi, detto Girolamo ed anche «Plon Plon», uomo tanto di grande cultura
quanto però sfrenato libertino. La giovanissima principessa (non aveva ancora compiuto 16 anni)
era già stata informata sin dall'estate del disegno ricaduto su di lei e non era certo entusiasta,
essendo piena di profonde riflessioni sulla fede, intensificate anche perché, quando era ancor più
giovinetta, aveva perso in pochi giorni la nonna, la madre, lo zio, poi un fratellino. Una specie di
Ifigenia sacrificata sull'altare della Patria, per la grandezza di essa. Il 16 gennaio aveva incontrato il
promesso sposo ed il 30 si celebravano le nozze, nella cappella della Sindone. Feste a Torino ed a
Genova, accompagnati in treno da Cavour e da La Marmora, rappresentazione al Carlo Felice,
infine si imbarcavano per Marsiglia. Scorrendo la sua biografia, si nota che, per le cause che
riteneva giuste, fosse dotata di un'angelica caparbietà, come quando chiamerà i soccorsi spirituali al
capezzale di suo suocero, l'ex re Girolamo, il fratello di Napoleone I.
Intanto il 26 gennaio 1859 Napoleone III e Walewski avevano firmato il trattato d'alleanza a Parigi
ed il 28-29 a Torino Vittorio Emanuele II e Cavour (anche se l'imperatore volle retrodatare al 12 e
16 dicembre), comprendente, oltre all'eventuale cessione della Savoia e di Nizza, due convenzioni,
una militare ed una finanziaria. La questione del matrimonio non era stata esplicitata negli accordi,
ma un rifiuto sarebbe stato considerato un affronto al prezioso alleato.
Intanto, erano cominciati ad arrivare tanti giovani italiani, la maggior parte dal Veneto e dalla
Lombardia, ma l'affluenza superò le previsioni, per cui si pensò di arruolarne parte nei «Cacciatori
delle Alpi». Gli ufficiali austriaci, piuttosto burbanzosi, avrebbero voluto «snidare quel covo di
fanatici e sovvertitori della quiete dell'Europa», vincendo quel debole nemico. Per acquietare la
gelosia della Gran Bretagna, Cavour redigeva il memoriale del 7 marzo, in cui delineava come la
politica austriaca si fosse spalmata su tutta la penisola, mentre ogni paventato pericolo
rivoluzionario sarebbe stato evitato se i ducati di Parma e Piacenza avessero avuto un governo
costituzionale. Documento che fece molta impressione in Europa. Ma, volendosi promuovere un
congresso su questo, Napoleone III era titubante. Il re allora gli inviò Cavour, il quale tornò
applauditissimo ed a fine marzo arrivavano le quattro proposizioni inglesi sulla pace durevole tra i
due confinanti, sullo sgombero delle truppe dagli stati del Papa, sull'osservanza dei trattati del 1815,
infine sulle eventuali compensazioni. Invece l'Austria pretendeva che il regno di Vittorio Emanuele
II disarmasse e spedisse i volontari a casa, cui seguì un ultimatum.131
Il governo, per correre ai ripari, visti gli apprestamenti ostili dell'Austria, ottenne dal Parlamento di
indire un prestito di 50 milioni di lire, cui concorsero cittadini d'ogni ceto, ed il 23 aprile chiese che
si dessero al re pieni poteri in caso di guerra. Del resto, come sottolineava Cavour alla Camera,
Vittorio Emanuele II aveva tenuto alto il tricolore ed i suoi dieci anni di regno testimoniavano la sua
lealtà ed il suo onore. Il 26 aprile Cavour rispondeva all'intimazione austriaca che l'eventuale
disarmo era stato oggetto di trattative con le due potenze alleate e ne fossero scaturiti i quattro punti
del governo di Londra, approvati da Francia, Prussia e Russia. Il principe di Carignano venne
130 Il testo sottoposto da Cavour, riveduto e corretto dal re, in CARPI e GIUNTI, pp. 47-48, 158-60 e fac-simile. Una
lunga disquisizione sulla genesi di queste parole in FUMAGALLI, pp. 133-34.
131 L'intimazione dell'Austria, partita da Vienna coi suoi latori, impiegò del tempo ad arrivare e perciò si temeva che
fosse addivenuta a più miti consigli e sarebbe svanita l'occasione di cimentarsi con lei, CARPI e GIUNTI, pp. 4952.
42
nominato Luogotenente generale del regno. Si susseguirono proclami austriaci e controproclami
nazionali, conditi anche di buona rettorica.
L'Austria fidava nella Germania, dove il suo proclama non fece effetto. Invece Vittorio Emanuele II
era arrivato a dire che si sarebbe persino fatto mazziniano, se avesse creduto che ciò avrebbe potuto
liberare l'Italia; il 27 aprile aveva indirizzato un appello ai soldati, ricordando loro che avrebbero
avuto un avversario disciplinato e valoroso; il 29 agli abitanti del regno ed a tutti gl'italiani, ai quali
additava l'assalto dato dall'Austria al Piemonte, «perché ha perorato la causa della comune patria
ne' Consigli d'Europa», e concludeva «Io non ho altra ambizione che quella di essere il primo
soldato dell'indipendenza italiana». Il re iniziò a far uso dei suoi pieni poteri, concedendo
un'amnistia per tutti i reati politici e di stampa.
Le regioni della penisola furono in agitazione, più di tutte la Toscana, dove quello stesso 27 i
militari chiesero che fosse innalzato il tricolore e di esser mandati al campo contro l'Austria, ma
poiché il granduca minacciò follemente di bombardare Firenze (anche se nessuno se lo filava e
quindi avrebbe dovuto accender le micce da solo), soldati e borghesi si adunarono al Pitti e
Leopoldo, piuttosto che abdicare, se ne andò a Bologna, sotto l'ala protettiva dell'aquila austriaca!
Ciò ebbe un felice effetto domino: costituita una giunta provvisoria di governo, essa offrì la
dittatura a Vittorio Emanuele II; Massa e Carrara fecero lo stesso, per cui il governo, per evitare
delle grane diplomatiche, dispose che Carlo Bon Compagni assumesse il titolo di Commissario
straordinario in Toscana per i provvedimenti militari; altrettanto fu fatto per i ducati di Modena e
Parma.
Il 1° maggio il re si trasferiva da Torino al quartier generale di San Salvatore Monferrato.
Napoleone III il 3 maggio si metteva in viaggio con il suo esercito ed il 13 sbarcava a Genova, dove
veniva accolto da Vittorio Emanuele II. Gli austriaci, imperterriti, entravano nella Lomellina e nel
novarese, ma quel furbacchione di Cavour aveva tutto previsto, aperte le chiuse delle risaie, loro si
ritrovarono ben impantanati nel fango.
Il re e l'imperatore muovevano allora verso Alessandria. Il 20 maggio arrideva la vittoria di
Montebello. Garibaldi varcava il Ticino ed il 25 entrava a Varese, con uno dei soliti proclami
retorici ma con fatti concreti, che è quel che conta, ed il 27, battuto il gen. Urban a San Fermo,
entrava in Como. Il 30 avvenne la battaglia di Palestro, combattuta con uguale valore dai francesi e
dai sardo-piemontesi, in cui gli zuavi acclamarono Vittorio Emanuele II loro caporale, poiché egli
aveva voluto cimentarsi a gara con loro. Il 4 giugno altro combattimento a Magenta, per cui il 5 il
corpo municipale di Milano si presentava al quartier generale, per indirizzargli l'omaggio della
Città, in cui era scritto: «L'eroico esercito di Vostra Maestà e quello del generoso Vostro Alleato,
che proclamò che l'Italia dev'essere libera dalle Alpi all'Adriatico, compiranno in breve la
magnanima impresa».132
L'8 Vittorio Emanuele II e Napoleone III facevano il loro ingresso solenne in Milano, in mezzo ad
un indescrivibile entusiasmo. Il giorno seguente, altro proclama, in cui il re non mancava di
ricordare anche gli animosi volontari lombardi e delle varie altre provincie italiane, ribadendo la
volontà di Napoleone III di liberare l'Italia dalle Alpi all'Adriatico. Qui, nel capoluogo meneghino,
ha avuto luogo anche il primo incontro del re con Garibaldi, recatovisi a complimentarlo.133
132 CARPI e GIUNTI, pp. 52-57.
133 CARPI e GIUNTI, p. 58, asseriscono di questo incontro con Garibaldi. Infatti l'anno dopo gli veniva intitolata la
porta della città, «Porta Garibaldi», dalla quale era entrato in città, reduce dalla battaglia di San Fermo.
43
L'effetto domino continuava: a Piacenza, sollevatasi per la partenza degli austriaci, veniva costituita
una giunta di governo, la quale il 15 giugno otteneva dal Luogotenente generale un regio
commissario, come già Bologna il 12 e Modena il 13; Imola, Faenza, Cesena, Forlì, Rimini e
Ravenna, appena libere dagli austriaci, facevano solenne adesione al Regno di Vittorio Emanuele II;
non curandosi dei pontifici che le occupavano, le città di Ancona, Fano, Urbino, Jesi e
Fossombrone, con luminarie per le vittorie degli eserciti alleati, lanciavano un segnale
inequivocabile dei loro sentimenti. Intanto Perugia tentava di sollevarsi ma, subito oppressa dagli
svizzeri pontifici, doveva soccombere. Ferrara insorgeva il 22. I municipi della Toscana, regione
che abbiamo visto all'avanguardia, manifestavano per l'annessione al regno del re. L'esercito
toscano era comandato dal gen. Ulloa. Ma che Napoleone III si recasse a Livorno e quindi a
Firenze, con truppe francesi, non era visto di buon grado, perciò, onde evitare delle complicazioni
diplomatiche, si era pensato che la loro sorte sarebbe stata decisa alla fine della guerra ed intanto il
governo vi avrebbe mandato i commissari, a tutela dell'ordine pubblico.134
Nel proclama di Vittorio Emanuele II ai popoli del Regno, pubblicato il 20 giugno, si autodefiniva
«il primo soldato dell'indipendenza italiana».135
Il 23 erano giunti a Vittorio Emanuele II anche i deputati dei governi provvisori del bolognese e
delle Legazioni, per offrirgli, a nome delle popolazioni rispettive, la dittatura, ma egli non poteva
accettare, per non mettere altri gravi ostacoli all'impresa, a cagione delle solite questioni
diplomatiche delle quali occorreva tener conto, per cui preferiva rispondere di aver già dei grossi
fastidi con il Papa, del quale aveva una lettera, «né posso fare come vorrei», andassero a dirlo a
Napoleone III, ancora alleato dal 1848 con lo Stato Pontificio, il quale rispose loro che, prima di
pensare ad altro, dovessero mostrarsi «armati sino ai denti». Tuttavia, poco dopo veniva deciso di
inviare Massimo d'Azeglio commissario a Bologna, col solito ritornello della tutela dell'ordine
pubblico, il che non aveva impedito un'allocuzione inviperita di Pio IX, il quale tanto aveva, sia pur
con sacrosanta ragione, sbroccato, che molti prevedevano la caduta del potere temporale, come
testimoniano le carte di sir Hudson.
Hanno intanto avuto luogo, nella medesima giornata, il 24 giugno, le due famose battaglie che
hanno sgominato i potenti austriaci, quella di San Martino, comandata personalmente da Vittorio
Emanuele II, e quella di Solferino dove hanno combattuto per la maggior parte i francesi. Con
molto spirito, il re aveva detto ai suoi soldati che si dovesse prendere San Martino a tutti i costi,
«altrimenti gli austriaci l'avrebbero fatto fare a noi» il trasloco, alludendo al fatto che, con il
rinnovo dei contratti con i fattori, era usanza nelle campagne della pianura padana traslocare proprio
nel giorno dedicato a quel santo. Finalmente le regie schiere sul far della sera avevano potuto
raggiungere Pozzolengo ed il 25 giugno, dal Quartier Generale Principale di Rivoltella, il re poteva
pubblicare un suo enfatico proclama ai soldati, in cui affermava, tra l'altro, «imparerà l'Europa
come l'Italia sia degna di sedere tra le nazioni».136
Tutti anelavano all'espugnazione della roccaforte austriaca, il famosissimo «quadrilatero»,
composto dalle principali fortezze al confine tra la Lombardia ed il Veneto, ma l'8 luglio 1859,
tradendo ogni aspettativa, Napoleone III firmava, unilateralmente, l'armistizio di Villafranca. Il re,
prudentemente, accettava intanto la Lombardia, cosicché l'11 venivano sottoscritti i preliminari di
pace ed il 12 firmati. Invece Cavour, che intanto aveva già raggiunto il campo, aveva uno scontro
con toni violenti contro Vittorio Emanuele II, arrivando persino a dirgli in faccia «Il re sono io»,
134 CARPI e GIUNTI, p. 58.
135 FUMAGALLI, p. 389.
136 CARPI e GIUNTI, pp. 58-60.
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come per ribadire che aveva fatto tutto lui (ed i Carteggi Cavour ne sono la testimonianza), dopo di
che il 19 dava, sdegnato, le dimissioni sue e del governo.
Certamente, nel suo proclama del 12, Napoleone III questa volta doveva arrampicarsi sugli specchi,
far della fantapolitica, affermando che l'Italia stesse per diventare una confederazione, «sotto la
presidenza d'onore del Santo Padre», non dimenticando di accennare a Venezia, che sarebbe
rimasta sotto lo scettro austriaco, ma sarebbe entrata a far parte della suddetta confederazione. I
governi rimasti fuori avrebbero capito la necessità di salutari riforme. Giocava sull'illusionismo, ma
nessuno credeva ciò possibile, neanche se egli, oltre allo scettro del comando, avesse avuto
un'imperiale bacchetta magica.
Vittorio Emanuele II nel suo proclama del 13 luglio ai soldati, da Milano, se non altro sul fronte
italiano si dimostrava più realistico, infatti, rivolgendosi ai lombardi, diceva «Voi formerete d'ora
innanzi, con gli antichi nostri stati, una sola libera famiglia».137
Il 15 luglio il re tornò a Torino con l'imperatore dei Francesi ed il giorno seguente ricevette in
udienza i rappresentanti di Gran Bretagna e di Prussia, ai quali illustrò gli sforzi fatti per distogliere
Napoleone III dalla sua risoluzione, ma assicurando che i suoi sentimenti verso la causa italiana non
fossero mutati e che l'avrebbe sostenuta in un Congresso. Affidò poi al march. Pepoli di dire ai
bolognesi di essersi cautelato nell'avere garanzie che gli austriaci non ne avrebbero più calcato il
suolo, altrimenti avrebbe abdicato e sarebbe corso come semplice soldato a combattere.
Il 19 Garibaldi si rivolgeva ai suoi Cacciatori delle Alpi, scrivendo: «Comunque vadano le cose
politiche» gli italiani ingrosseranno le file, per dimostrare all'Europa che, «guidati dal prode e leale
Re Vittorio Emanuele, sono pronti a nuovamente affrontare le vicissitudini della guerra, comunque
essa si presenti».
Per capire però il voltafaccia di Napoleone III c'è da dire che il rappresentante del re di Napoli a
Parigi aveva detto al ministro Walevski che, se Cavour aveva intenzione di fare un regno
comprendente tutta l'Italia, aveva fatto, come si suol dire, i conti senza l'oste; inoltre Russia, Prussia
e Gran Bretagna avevano intenzione di intervenire come mediatrici. I moti in Italia avevano fatto
impressione in tutta Europa, laonde l'imperatore dei francesi, per non esser costretto a fare la pace,
la offerse, giocando d'anticipo. Di questo tenore infatti era il suo discorso del 19 luglio, di fronte ai
corpi dello Stato, affermando che si sarebbe trovato «in faccia l'Europa in armi». Dopotutto, il re di
Sardegna ora poteva vivere sicuro e la sua frontiera orientale era stata portata dal Ticino al Mincio.
Vittorio Emanuele II dovette provvedere a formare un altro governo, incaricandone La Marmora,
con l'intento principale di trattare la pace. Senonché la convenzione di Villafranca, voluta da
Napoleone III, era un pasticciaccio, non essendo facile definire la sorte delle provincie sollevatesi
che avevano deliberato di unirsi al regno di Vittorio Emanuele II, né cosa si sarebbe fatto dei
principi spodestati, i quali non potevano essere ricollocati sui loro troni poiché i loro popoli non li
volevano richiamare: avendo il re firmato per «quanto a lui concerneva», non se ne sarebbe potuto
ingerire.
Perciò, le istruzioni date ai plenipotenziari, recatisi a Zurigo per il trattato di pace, non potevano che
riferirsi alle sorti della Lombardia. Infatti le proposte di pace erano spalmate in tre trattati, ma in
137 Tale era lo scoramento che Vigliani, luogotenente per la Lombardia, cercò di lenire il dispiacere di Vittorio
Emanuele II per la piega presa dagli eventi, facendogli l'esempio di Filippo il Macedone, il quale lasciò da fare al
figlio le grandi imprese, al che il re avrebbe risposto «Oh! Spero di finirla io quest'impresa, senza mandarla ai
posteri», CARPI e GIUNTI, p. 61.
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quello farneticante tra Francia ed Austria si parlava di confederazione italiana, la presidenza del
Papa e lo zampino (o, meglio, lo zampone) dell'Austria qual signora della Venezia! Però, che
l'Austria dovesse entrare nella confederazione come potenza, questo mai! A Vittorio Emanuele II
cosa importava se l'imperatore austriaco non voleva cedergli la famosa corona ferrea? «Preferisco
quella di amore dei miei popoli». Ed anche questa volta non si sbagliava.138
L'8 agosto il re visitava solennemente Milano e poi altre città della Lombardia. Il giorno prima vi
era stata una manifestazione davanti al municipio, poiché si riteneva che il padiglione allestito per
accoglierlo non fosse adeguatamente decoroso!
Alle varie popolazioni rimase il metodo «fai da te» che, in genere, è il migliore di tutti: Farini, a
Modena, fece ritirare le autorità sarde e rassegnò i suoi poteri ai municipi, così d'Azeglio da
Bologna, Bon Compagni partiva dalla Toscana. Quindi furono convocate le assemblee
rappresentanti delle varie popolazioni: quella di Firenze, l'11 agosto, decretava la decadenza della
dinastia dei Lorena, mantenendo il voto di far parte di un forte regno italico, sotto lo scettro
costituzionale di Vittorio Emanuele II, così a Modena il 19 e 21, con due delibere dichiaranti la
decadenza degli Estense e l'annessione al Piemonte; ai primi di settembre, a Bologna, nella seconda
tornata, l'assemblea romagnola decretava che i popoli delle Romagne non volessero più il governo
temporale pontificio, pur conservando il rispetto dovuto al Papa come capo della Chiesa. Il 7
ottobre si riaprì quell'assemblea, con un solenne discorso di Farini ed il 12 deliberava
unanimemente l'annessione al regno costituzionale sardo. Annessioni che, specialmente quella della
Toscana, ove era governatore il barone Bettino Ricasoli, produssero un effetto insperato anche nel
meridione.
Da un lato si scelsero le deputazioni per andare a porgere questi voti a Sua Maestà, benevola ma un
po' imbarazzata per le solite questioni diplomatiche, poiché Austria e principi spodestati si erano
appellati all'imperatore dei francesi, tacciando Vittorio Emanuele II come ambizioso, sovvertitore e
peggio. Infatti da Parigi vennero inviati in Italia dei messi incaricati di persuadere a desistere da
codeste annessioni. Ma il re aveva risposto, al conte Gustavo di Reizet, 139 che, non cercando
l'ingrandimento del regno, sentivasi però in dovere di non lasciar cadere la fiducia che
manifestavano gli italiani, perciò da un lato non voleva dar dei dispiaceri all'imperatore ma dall'altro
non poteva rifiutare il soccorso ai popoli che glielo chiedevano.
Il 13 settembre al conte Ugolino della Gherardesca, capeggiante la deputazione toscana, il re
rispondeva con parole di gratitudine verso l'Assemblea che rappresentavano, ma che tutto dovesse
procedere attraverso negoziati. «L'Europa non rifiuterà, io spero, di esercitare verso la Toscana
quell'opera riparatrice, che, in circostanze meno favorevoli, già esercitò in pro della Grecia, del
Belgio e dei principi Moldo-Valacchi».140 Agli indirizzi pronunciati dalle deputazioni di Modena e
di Parma il 15 rispondeva, tra l'altro, «avete dimostrato all'Europa, che gl'italiani sanno governare
sé stessi e sono degni di essere cittadini di una libera nazione». Ultima ad esser ricevuta fu quella
bolognese e romagnola, questione ancora più complessa e delicata trattandosi di provincie che erano
dello Stato Pontificio, per cui si convenne di riceverla il 24 a Monza anziché a Torino e rispose, tra
l'altro, evidenziando la riverenza verso il supremo gerarca della Chiesa, «devo ricordare
all'Europa, che le condizioni del vostro paese riceveranno pronti ed efficaci provvedimenti e che ho
contratto con esso formali obbligazioni».
138 CARPI e GIUNTI, pp. 61-64.
139 Nei Carteggi Cavour, conte Gustave-Armand-Henri di Reiset.
140 Lo zar Nicola I aveva occupato la Moldavia e la Valacchia, allora territori sotto l'impero ottomano, per cui si
mossero Gran Bretagna e Francia, nel cui consesso si associò abilmente Cavour.
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Solo la Gran Bretagna riconobbe quanto ragionevole e leale fosse la politica di Vittorio Emanuele
II. Intanto Garibaldi scalpitava, volendo passare il confine alla Cattolica per invadere il restante del
territorio Pontificio, solo il re finalmente riuscì ad acchetarlo; allora il generale non tornò a Bologna
e si ritirò a Nizza, indirizzando agli italiani un proclama, da cui traiamo una leale frase assai
significativa, «La miserabile volpina politica, che per un momento turba il maestoso andamento
delle cose nostre, deve persuaderci più che mai, che noi dobbiamo serrarci intorno al prode e leale
soldato dell'indipendenza, incapace di retrocedere dal sublime e generoso proposito». Passando per
Genova, aveva scritto ai suoi compagni d'arma dell'Italia centrale, in cui aveva anche ricordato di
versare un obolo per la sottoscrizione nazionale.
Intanto, per rafforzarsi, Farini unì Modena a Parma e Bologna, assumendo il titolo di Dittatore
dell'Emilia, Ricasoli di Governatore della Toscana. Si riconvocarono le assemblee e si
riconfermarono le deliberazioni precedenti, nell'intento di voler affidare tutta l'Italia centrale alla
reggenza del principe Eugenio di Savoia Carignano.
Il 20 ottobre, da Saint Cloud, Napoleone III scriveva una lettera circostanziata a Vittorio Emanuele
II, ribadendo, con una congrua dose di malizia, l'obsoleto disegno giobertiano di un'impossibile
federazione, che mettesse, diremmo, insieme il diavolo e l'acquasanta! Né, conclusi poi il 10
novembre i trattati a Zurigo, nulla era mutato nella mente dell'imperatore dei francesi.
Perciò, quando il 14 novembre si presentò al principe Eugenio di Carignano la deputazione di quelle
provincie unite, egli non poté far altro che esprimere il proprio rincrescimento di non potersi recare
in mezzo a loro, tuttavia designava Carlo Bon Compagni ad assumere la reggenza dell'Italia
Centrale.141
La Gran Bretagna non era stata a guardare come semplice spettatrice, essendosi attivata a redigere
altri quattro punti: 1°) Francia ed Austria non sarebbero intervenute con le armi in Italia, se non
invitate dalle grandi potenze; 2°) perciò Napoleone III avrebbe ritirato le sue truppe da Roma, che
l'occupavano dal 1849; 3°) il governo della Venezia non avrebbe dovuto formare oggetto di
transazione tra i potentati europei; 4°) Francia e Gran Bretagna avrebbero invitato Vittorio
Emanuele II a desistere dal mandare truppe prima che i popoli non avessero solennemente
deliberato con altra votazione di assemblee liberamente elette. L'idea piacque e si pensò di scegliere
Cavour per mandarlo a tale Congresso, malgrado il broncio reciproco con il re, il quale però disse
che «la nostra causa era in buone mani, perché affidata ad un valente avvocato».
Intanto a Parigi usciva un opuscolo, ispirato da Napoleone III, con il titolo Il Papa e il Congresso,
nell'intento di persuadere che al capo della Chiesa non fosse necessario il potere temporale (essendo
le popolazioni contrarie al governo papalino), bastandogli come apparato la città di Roma. Inoltre:
la borghesia di Stoccolma aveva chiesto che il rappresentante del suo governo favorisse le
aspirazioni in Italia; in Germania la «Società Nazionale Tedesca» di Breslavia aveva chiesto al
governo prussiano di adoperarsi per la libertà dell'Italia, essendo l'Austria «il nemico dell'unità,
della grandezza e dell'onore dell'Alemagna, della quale la Prussia era capo», e «Già adesso due
grandi popoli, simbolicamente stringendosi le mani sopra le Alpi, acclamano a vicenda Viva l'Italia
unitaria! … Viva la Germania unitaria!».
Napoleone III, misurata la temperatura dei vari componenti la famiglia europea, si rendeva conto di
quanto ci fosse poco da sperare da un Congresso. Il 31 dicembre scriveva al Papa, rispondendo ad
una sua lettera, ribadendo che i fatti avessero una loro logica inesorabile, «La dimissione di
141 CARPI e GIUNTI, pp. 64-70.
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Garibaldi ha preservato le Marche ed Ancona da una invasione certa», consigliandolo che gli
convenisse dar libertà alle popolazioni delle Legazioni.142
Per meglio comprendere la situazione, occorre ricordare che le cosiddette Legazioni, ossia i territori delle
Romagne soggetti allo Stato della Chiesa, ossia da Bologna sino all'Adriatico, erano passate attraverso il dominio
francese (dapprima rivoluzione, poi consolato ed infine impero napoleonico), poiché Napoleone, malgrado il
Concordato, non le mollò e ciò indispettì la corte pontificia, che gliela fece pagare cara. Poi, con la restaurazione,
il Congresso di Vienna le restituì finalmente al Papa, ma nel frattempo tanta acqua era passata sotto i ponti, per cui
i retrivi della corte pontificia non capirono che non potesse essere applicata una reazione così caustica, come
avvenne per i moti del 1821. Come se ciò non bastasse, nel 1823 era morto Pio VII, il quale tutto sommato era un
moderato, malgrado fosse stato costretto ad emanare la bolla contro la carboneria, e gli successe Leone XII, sotto
il cui pontificato ripresero su più vasta scala le persecuzioni, specialmente in Romagna. A Ravenna nel 1824
venne mandato card. Agostino Rivarola, noto sanfedista, con pieni poteri sulle quattro Legazioni e sulla
delegazione di Pesaro e Urbino, il quale si fece amare talmente che il 23 aprile 1826 subì un attentato. Con la
sentenza del 31 agosto 1825 già erano piovute delle condanne di vario genere su 513 persone, tra cui sette capitali,
molte all'ergastolo, emesse senza garanzie. Arresto eccellente fu quello del conte Edoardo Fabbri. Rivarola era
arrivato con grande scorta di dragoni a cavallo e di cacciatori a piedi, che iniziarono ogni limitazione alle libertà
cittadine, e con un nugolo di missionari i quali, simulando grande pietà, più che di convertire le teste calde,
avevano il mandato di penetrare, col mezzo della confessione, nei più reconditi segreti. Poi, in seguito
all'attentato, le autorità strinsero ancor di più il torchio, e mastro Titta (Giambattista Bugatti) ebbe del lavoro
straordinario. Il Papa aveva mandato colà Filippo Invernizzi con il colonnello Ruvinetti, da cui il detto, «O
Ruvinetti ruina Ravenna, o Ravenna ruina Ruvinetti». 143 All'inizio del papato di Gregorio XVI, succeduto a Pio
VIII, si ebbero poi i moti del 1831, che ispirarono anche un sonetto del Belli; poi con l'avvento di Pio IX, il quale
aveva dato nel 1847 ampia amnistia ai condannati politici, si illusero di respirare aria nuova, per cui non deve
destar meraviglia l'entusiasmo che nel 1848 si levò per lui. Il 13 febbraio 1847 Luigi Orlando si era arrampicato
sulla statua di Marco Aurelio in piazza del Campidoglio per issarvi il tricolore donato dalla Sicilia per festeggiare
la costituzione napoletana. Quando Carlo Alberto decise finalmente di promulgare la costituzione e di scendere in
campo, l'assetto italiano era diverso: a Venezia si era radunata una flotta in cui anche lo Stato Pontificio aveva la
sua parte, insieme a quelle del Regno di Sardegna (la più forte), del Regno delle Due Sicilie e del Granducato di
Toscana. Con l'improvviso voltafaccia di Pio IX, le cose cambiarono e vari eserciti, come per esempio i
Bersaglieri del Po, i quali avevano avuto la benedizione del vescovo di Ferrara, all'improvviso diventarono da
legittimi ad illegittimi, infatti piovvero condanne sui loro comandanti, come avvenne su Tancredi Mosti Trotti
Estense il quale, oltre alla confisca dei beni, se acciuffato, avrebbe rischiato addirittura la pena capitale.
Ai primi di gennaio del 1860 Cavour aveva accettato di rappresentare Vittorio Emanuele II al
Congresso a condizione che, sciolta la Camera, ne fosse convocata un'altra per marzo. Per vincere
ogni titubanza, ciò venne stilato in un foglio (vergato da sir Hudson, un appunto preso in un
colloquio con Cavour che sbadatamente o maliziosamente fece migrare), letto da La Marmora nel
consiglio, il che fece inalberare il governo, il quale credette in un'aperta ingerenza di un potentato
straniero. Perciò i ministri, offesissimi, non essendo incollati alle loro poltrone, rassegnarono le
proprie dimissioni.
E come finì il passato malumore tra il re e Cavour? A tarallucci e vino, come si suol dire? Secca la
risposta di Vittorio Emanuele II, nell'affidargli il mandato: «Faccia ciò che crede; sarà lei che starà
pagatore e verrà posto a sindacato di tutto». Cinque giorni dopo, ossia il 21 gennaio 1860, veniva
ricomposto il ministero Cavour, che rimarrà in carica fino al 23 marzo 1861, ossia nell'arco di
tempo costruttivo verso la cui fine, il 17 marzo 1861, nascerà il Regno d'Italia.144 Insomma, il
“tessitore” aveva avuto carta bianca, dal re stizzito, e ne farà buon uso.
142 CARPI e GIUNTI, pp. 70-71.
143 LETI, pp. 165-72.
144 CARPI e GIUNTI, p. 72. Nota BARTOLOTTA, p. 29: in genn. forte contrasto tra Rattazzi e Cavour sulla cessione
della Savoia (e di Nizza) alla Francia; la stampa reclamò il ritorno di Cavour. Il 16 il governo La Marmora si
dimetteva ed il 21 Cavour costituiva il nuovo governo.
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Il 15 febbraio Vittorio Emanuele II faceva il suo ingresso solenne a Milano, circondato dai suoi
generali e dagli ambasciatori delle varie corti. Incontrava Alessandro Manzoni e gli dava, entro
pochi giorni, un seggio in Senato. Intratteneva affabilmente il generale prussiano Wildenbruch.
Intanto a Parigi all'ostico Walewski il 24 gennaio era succeduto Édouard Thouvenel, buon amico
della causa italiana, anche se molti avrebbero presto sollevato rumore contro di lui per la questione
dell'annessione della Savoia alla Francia, la cui cessione avveniva però in cambio delle fertilissime
pianure lombarde; il porto di Nizza, mentre prima del Congresso di Vienna, per il regno era l'unico
sbocco al mare, quindi il solo collegamento con la Sardegna, oltre che con tutto il Mediterraneo,
con l'acquisizione della Liguria non era più indispensabile, essendocene ormai altri: Genova
(importantissimo), La Spezia (in progetto), Savona e Porto Maurizio (Imperia).
Vittorio Emanuele II con una sua lettera del 6 febbraio 1860 rispondeva ad una del Papa del 3
dicembre, in cui puntualizzava che le Legazioni, «per lunghi anni oppresse da soldati stranieri, si
sollevarono, appena questi si ritirarono».«Io rifiutai la Dittatura per rispetto alla Santa Sede.
Cessata la guerra, cessò ogni ingerenza del mio Governo nelle Legazioni». Ed aggiungeva che
qualora Sua Santità avesse creduto di richiedere il suo franco e leale concorso, avrebbe stabilito un
«tale stato di cose, che, serbato alla Chiesa l'alto dominio, ed assicurando al supremo Pontefice un
posto glorioso a capo dell'Italiana nazione» avrebbe fatto partecipare quei popoli ai tanto desiderati
benefici. Insomma, l'esercito del Regno di Sardegna avrebbe fatto da “guardia svizzera” al Papa!
A stretto giro di posta, il 14 arrivava la risposta del Papa, con forte profumo di scomunica: «Maestà,
L'idea che V.M. ha pensato di manifestarmi è un'idea non savia, e certamente non è degna di un Re
cattolico e di un Re di Casa Savoja».«Io sono afflittissimo».«Prego il Signore di tutto cuore,
affinché la illumini e le dia grazia di conoscere e piangere gli scandali dati e i mali gravissimi da lei
procurati […] a questa povera Italia». Poco più di un mese dopo Vittorio Emanuele II replicava
francamente che, dileguata la speranza di un Congresso europeo, non fosse possibile altra soluzione
«fuorché quella d'interrogare nuovamente le popolazioni sopra i loro futuri destini», parole
sprecate, essendo un dialogo con un sordo, secondo il detto “non c'è più sordo di chi non vuol
sentire”. Aggiungiamo, “O non può sentire!”. Infine il 2 aprile Pio IX rispose di non poter aderire,
essendo legato da giuramento di non diminuire il patrimonio della Chiesa, per non sanzionare i
disordini, protestando contro l'usurpazione.145
Intanto, non si era smesso di trattare con Napoleone III, sviscerando ogni possibile modo per
annettere quelle province, pensando al suffragio universale, quello stesso su cui poggiava il trono
dell'imperatore dei francesi. Furono perciò riuniti i comizi popolari per deliberare sopra il plebiscito
dell'annessione.
Così il 18 marzo 1860 Farini poté presentare a Vittorio Emanuele II il plebiscito dell'Emilia ed il re,
nel rispondere, esprimeva doversi «devozione verso il Capo Venerabile della Chiesa». Il 22 arrivò
Ricasoli, con il plebiscito della Toscana. Stesso ritornello da parte del re, il quale poi il 28 indirizzò
ai popoli dell'Italia Centrale (così denominati) un proclama, con «un patto di onore verso la patria
comune e la civiltà universale».146
Il 2 aprile 1860 il re inaugurava la VIIª legislatura.
145 CARPI e GIUNTI, pp. 72-77.
146 CARPI e GIUNTI, pp. 74-75. Si aspettava che il Parlamento, con i suoi nuovi rappresentanti della Lombardia,
dell'Emilia e della Toscana, confermasse i due plebisciti.
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Intanto, essendo morto il 22 maggio 1859 il re di Napoli, Ferdinando II, gli era succeduto il giovane
Francesco II, al quale, essendo figlio di una venerabile principessa sabauda,147 nell'apparecchiare la
guerra contro l'Austria, invano si erano fatte delle sollecitazioni ad unirsi con Vittorio Emanuele II a
liberare l'Italia. Non solo egli si era mostrato completamente sordo a ciò, forse anche perché era
cognato dell'imperatore d'Austria (infatti sua moglie, Maria Sofia di Baviera, era sorella
dell'imperatrice Elisabetta, la famosa Sissi, entrambe giovanissime), ma i suoi ministri dileggiavano
gli intenti di Vittorio Emanuele II. Non teneva minimamente conto che la Sicilia, dove erano
riparati molti esuli illuminati del suo regno, era quasi in ebollizione, anche se le critiche di una
decina di anni prima al regno del padre fatte da lord Gladstone 148 erano state esagerate ad arte, per la
questione del monopolio dello zolfo, cui si era aggiunto un libello, dell'avv. Gustave Chatenet, 149
pubblicato subito dopo a Parigi.
Restando tutto immutato sotto il nuovo giovanissimo regnante, non può destare meraviglia che a
Palermo, il giorno di Pasqua del 1860, al suon delle campane del convento francescano della
Gancia, vi sia stata una sollevazione, sedata dopo pochi giorni, senonché il tempo primaverile aveva
consentito agli animosi di spargersi sulle montagne circostanti, essendo assicurati degli aiuti
promessi, tramite la Società Nazionale Italiana ed il La Farina, il quale se la intendeva benissimo
con Cavour.
Vanamente i ministri di Francesco II accusavano Vittorio Emanuele II delle trame dei due,
ritenendolo connivente, poiché era facile rispondere loro nulla poter fare il governo del regno di
Sardegna, vietando le leggi costituzionali di procedere contro dei liberi cittadini che non venissero a
fatti manifesti tali da esser repressi con la forza.
Garibaldi era titubante, poiché per questo motivo poteva diventare la carta vincente ma la sua
impresa poteva anche facilmente naufragare. A farlo decidere si mosse Rosolino Pilo il quale, dopo
aver trascorso la notte a casa di Luigi Orlando, partì da Genova in avanscoperta a recare il suo
appoggio agli insorti, cosicché farà presto una brutta anche se gloriosa fine.
Finalmente, il 5 maggio, Garibaldi si imbarcava a Quarto con il suo migliaio di volontari dirigendo
a Vittorio Emanuele II la famosa lettera, in cui scriveva di aver udito il grido di dolore della Sicilia
e, poiché si erano sollevati di loro spontanea volontà in nome dell'unità italiana, non esitava a
correre in loro aiuto.150 Il 7 toccava Talamone, nella notte tra il 12 ed il 13 sbarcava a Marsala, il 24
i borbonici gli andavano contro da Palermo, ma egli con uno stratagemma li attirò da una parte,
cosicché riuscì ad entravi dalla porta di Termini e poté proclamarsi dittatore della Sicilia in nome di
Vittorio Emanuele II, quindi mosse vittoriosamente il 20 luglio contro l'avversario chiusosi nel
castello di Milazzo ed il 28 entrò a Messina, laddove però nulla poté fare contro la cittadella.
Napoleone III il 27 luglio forniva delle precisazioni scritte a Persigny, 151 per non discostarsi dalle
intese con lord Palmerston, affermando in un primo tempo che avrebbe rinunciato alla Savoia e
Nizza, ma con l'accrescimento avuto dal Regno di Sardegna, con l'acquisto della Lombardia, ci
ripensò e fece osservare i patti, essendo province geograficamente francesi; mentre era stato
difficile andar d'accordo con la Gran Bretagna per ciò che riguardava l'Italia centrale, essendo
vincolato dagli accordi di Villafranca, per la parte meridionale della penisola era libero da ogni
obbligo, quindi non domandava di meglio che di potersi muovere in perfetta intesa.
147 Ven. Maria Cristina di Savoia (1812–1836), figlia di Vittorio Emanuele I, morta giovane, dal 2014 beata.
148 Lord William Ewart Gladstone (1809–1898).
149 GUSTAVE CHATENET, Le roi de Naples devant l'opinion publique, suite au procès commencé par M. Gladstone
dans ses lettres à M. Aberdeen, Paris, 1851, pp. 56, in 4°.
150 CARPI e GIUNTI, pp. 78-79.
151 Jean-Gilbert Victor Fialin duc de Persigny (1808–1872).
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Aveva fatto quindi bene Cavour a distogliere Garibaldi dal marciare su Cattolica, ma questi era
impaziente di risalire dalla Sicilia al nord, verso Napoli e magari arrivare a Roma. Nel frattempo il
partito murattiano, avente già per seguaci quasi tutti gli esuli napoletani, nutriva delle speranze,
tanto che Luciano Murat il 19 agosto manifestava il proprio desiderio di esser chiamato a salire sul
trono di Napoli per voto popolare, concludendo che allora avrebbe apportato l'alleanza francese,
sola e certa sicurezza di durevole indipendenza, cosicché «l'Italia ritroverà in una confederazione
l'antica sua potenza e il suo prisco splendore». Era quindi palese il disegno di Napoleone III a
Villafranca, anche se in effetti, come abbiamo osservato, il concetto federativo fosse ormai
arrugginito dalla renitenza di Pio IX.
Ma ormai la corona di Casa Savoia aveva ripreso tutto il suo smalto, con aggiunto un lustro nuovo,
costituzionale, perciò questo disegno veniva avversato dagli unitari, fermi nei loro propositi fin dal
1856.
A nulla valse al re di Napoli di aver concesso la costituzione, nessuno fidandosi che non l'avrebbe
ritolta alla prima occasione; allora egli si avvide dell'errore di non essersi alleato con Vittorio
Emanuele II, come gli aveva suggerito anche suo zio Leopoldo, il conte di Siracusa, il quale gli
aveva saggiamente consigliato di seguire una politica nazionale, collegando in stretti rapporti tra di
loro il regno meridionale con quello settentrionale. Non avendo preso la palla al balzo, quando si
svegliò dal torpore, fu detto ai suoi ambasciatori che era troppo tardi.
Intanto Garibaldi il 20 agosto, eludendo la debole vigilanza del naviglio del re di Napoli, entrava in
Reggio, il 29 era a Monteleone, il 4 settembre a Salerno, portatovi quasi in trionfo, pressoché senza
combattere. Invano all'Osteria del Fortino e poi nuovamente a Sapri veniva raggiunto dal suo min.
Giuseppe Alessandro Piola Caselli, con dei messaggi con cui Depretis caldeggiava l'urgenza del
Plebiscito in Sicilia.152
Francesco II, consigliato dal suo primo ministro, Liborio Romano, il 6 settembre usciva da Napoli,
per non mandare in rovina la città, dichiarando però che avrebbe ritenuti nulli tutti gli atti che
fossero stati compiuti in sua assenza. Il 7 vi entrava trionfalmente Garibaldi, acclamato qual
salvatore, in nome di Vittorio Emanuele II.153
A dividere la penisola in due vi era però lo Stato Pontificio, il quale si estendeva dal Mar Tirreno al
Mare Adriatico. Il belga mons. De Merode, min. della Guerra pontificio, contro il patto del non
intervento, aveva chiamato a raccolta sin da aprile varie popolazioni cattoliche, belghe, irlandesi,
tirolesi, spagnole, francesi, affidando quest'armata al gen. Lamoricière, da repubblicano diventato
legittimista, il quale si era detto pronto, come se fosse stato a capo di una crociata, a sguainare la
spada contro Vittorio Emanuele II rappresentante, secondo lui, di un islamismo moderno!
Si voleva farla finita e si stavano formando, a Genova ed in Sardegna, dei corpi di volontari, ma
c'era il problema che Garibaldi traccheggiava sull'annessione delle province meridionali e della
Sicilia, il che avrebbe dato però adito all'esercito regio di scendere lungo l'Adriatico, senza toccare
il Lazio, con la scusa di frenare le mire rivoluzionarie, appagando i voti dei popoli delle Marche e
dell'Umbria, i quali mal sopportavano quei mercenari stranieri, nonché di quelli delle Due Sicilie,
desiderosi e bisognosi di por fine alla Dittatura, tramite il plebiscito.
152 «Cronache Marinare» di Giuseppe Alessandro Piola Caselli. Michele PUCCI, Garibaldi da Rotonda a Tortora a
Sapri.
153 CARPI e GIUNTI, pp. 81.
51
Cosicché quando Farini e Cialdini il 28 agosto si presentarono a Napoleone III ad ossequiarlo a
Chambéry, il quale vi era andato per prendere possesso della Savoia, delineandogli il disegno del
governo, rispose loro «fate, ma fate presto».154
Nel frattempo il Parlamento aveva dato potestà al re di accettare le nuove annessioni, tuttavia
Cavour scrisse un ennesimo memoriale al card. Antonelli, per fargli sapere che, se non avesse
sciolto questi corpi, il governo del re sarebbe intervenuto con le armi. L'11 settembre il card.
segretario di Stato rispose con un rifiuto, per cui Vittorio Emanuele II stilò un proclama per il suo
esercito, dicendosi deciso a liberare le province italiane «dalle straniere compagnie di ventura»,
rivendicando «la tolleranza cristiana a chi stoltamente paragonò all'islamismo l'amore alla patria
italiana», rivendicando la sua unica ambizione, «di preservare l'Europa dai continui pericoli delle
rivoluzione e della guerra».
Il giorno seguente Cavour indirizzava ai Governi esteri un nuovo memoriale, in cui ricordava che
«Disgraziatamente la pace di Villafranca non poté abbracciare che una parte dell'Italia», e che
fintanto che la questione di Venezia non sarà risolta, «l'Europa non potrà godere d'una pace solida e
sicura», accennando al Regno di Napoli, al popolo romano, all'Umbria ed alle Marche.
Da Roma si minacciò la scomunica contro il re, la cui bolla doveva essergli consegnata in mano, per
cui egli, avvertito, con spirito, esclamò: «appena vedrò qualche prete o frate, che voglia parlarmi,
terrò le mani in tasca».155
Vittorio Emanuele II montò in sella e scese lungo la penisola, scortato dal reggimento Guide,
comandato dal conte Angelo Piola Caselli.156 C'era una certa gelosia tra i due corpi d'armata, il 4°
affidato ad Enrico Cialdini ed il 5° al conte Enrico Morozzo della Rocca, poiché si mormorava che
Vittorio Emanuele II avesse una certa inclinazione per la moglie di quest'ultimo, la poetessa Irene
Verasis di Castiglione, anche se la bella Rosina non mollava, stando alle costole del suo re per tutta
la Campagna d'Italia, passando il Tronto al suo fianco. 157 Il monarca gettò e getterà infatti qualche
augusta occhiata, ed a volte non solo, tra le tante altre, su Marie Laetitia Wise Bonaparte (nipote di
Luciano e già vedova del conte de Solms), la quale si sposerà poi con il min. Rattazzi, sulla moglie
di Enrico Bensa (un suo agente segreto), sulla duchessa di Chaulnes e persino su Caterina Sirtori già
amante di Garibaldi.
Il 18 settembre con la battaglia di Castelfidardo, laddove il gen. Cialdini era riuscito ad assicurarsi
una posizione dominante, era stato sconfitto l'esercito papalino. Con la conseguente occupazione da
parte dell'esercito regio di Ancona,158 facilitata dal fatto che Lamoricière per sfuggire aveva fatto
una breccia nelle mura mettendo così in diretta comunicazione la città con il porto, Vittorio
Emanuele II il 4 ottobre divulgava ai soldati ed ai marinai due proclami di lode. Poi il 9 sempre
dalla stessa città ne lanciava uno ai Popoli dell'Italia Meridionale, cui seguiva, da Napoli, quello di
Garibaldi del 12, inneggiante a «l'eletto dalla nazione» e «Mandato dalla Provvidenza». Il 13 il re
giungeva a Giulianova, accolto dal clero che intonava il canto «Domine salvum fac regem nostrum
Victorium Emanuelem». Finalmente, il 26 avveniva l'incontro di Teano (al bivio di Taverna Catena)
in cui Garibaldi pronunciava le famose parole: «Salute al Re d'Italia!», cosicché poco dopo la
154 Secondo CARPI e GIUNTI, p. 82, non solo Napoleone III sapeva che la Gran Bretagna avrebbe appoggiato questo
disegno, ma egli desiderava che fosse umiliato il Lamoricière ed arrestata la rivoluzione.
155 CARPI e GIUNTI, pp. 83-84.
156 Il gen. Carlo Giuseppe Piola Caselli e le Campagne d'Italia, p. 83 e n. 260.
157 Luciano BIANCIARDI, Da Quarto a Torino, 1960, pp. 187-88.
158 Una litografia, di Perrini, Ingresso di Vittorio Emanuele II in Ancona. 4 ottobre 1860.
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divisione di Nino Bixio gridava «Viva il Re d'Italia!».159 Lord Russel, in una lettera a sir Hudson del
27 ottobre, approvava la condotta del re nelle questioni meridionali.
Garibaldi, dopo un lungo colloquio con Vittorio Emanuele II, gli aveva chiesto, come già per
lettera, la dittatura di Napoli e della Sicilia per un biennio e che licenziasse Cavour, ma avrebbe
avuto come risposta che, essendo un re costituzionale, non potesse concedergli ciò, tuttavia in
cambio lo rassicurava sulla sorte dei suoi compagni d'arma e quegli aveva ceduto, sia pur a
malincuore, al fascino che il re «esercitava sopra di lui». Il monarca non aveva alcun sospetto sul
generale, ma era assai cauto, come del resto Cavour, verso alcuni che gli stavano intorno, i quali
volevano far forzare la mano all'eroe.160
Finalmente, caduta Capua, il 7 novembre Vittorio Emanuele II poté fare la sua entrata trionfale in
Napoli con Garibaldi, rivolgendo ai popoli del sud un ennesimo proclama, «Il suffragio universale
mi dà suprema potestà di queste nobili province. Accetto»,«non per ambizione di regno, ma per
coscienza d'Italiano». Il dì seguente gli veniva presentato dall'Eroe dei due Mondi il plebiscito delle
province meridionali. Poi, il 22, giungevano le deputazioni recanti quelli di Umbria e Marche, che
venivano accettati dal re.
Leale il commiato rivolto da Garibaldi l'8 novembre ai suoi commilitoni, anche se con l'amaro in
bocca: «La Provvidenza fece all'Italia il dono di Vittorio Emanuele. Ogn'Italiano deve rannodarsi a
lui», a cui seguivano parole poco prudenti, che venivano manipolate dai suoi avversari a suo danno,
facendo sembrare che volesse far prevalere la sua volontà nei consigli al re ed alla nazione.
La situazione era tutt'altro che pianificata: Mazzini, fervente repubblicano, era stato così estromesso
dal gioco politico, per cui la questione dell'unificazione, che era stata portata avanti anche da molti
suoi seguaci, avrebbe portato alla formazione di molti nuclei non solo antimonarchici, ma
addirittura internazionalisti ed anarchici.
Il 12 Vittorio Emanuele II, dichiarando benemerito l'esercito dei volontari, poneva le basi per
l'incorporazione di essi nell'esercito regolare. Costituita la Luogotenenza di Farini in Napoli, il re si
imbarcava per Palermo dove arrivava il 1° dicembre, dirigendo ai siciliani uno dei suoi tanti
proclami.161
Si dovette affrontar il grosso problema dell'espugnazione di Gaeta, dove Francesco II si era
rinchiuso con la regina Maria Sofia, reso ancor più complesso dal fatto che per un lungo periodo
Napoleone III non ritirò la flotta francese da quelle acque e così la questione poteva complicarsi
ancor di più dal punto di vista internazionale. Finalmente, dopo le esplosioni del 13 febbraio 1861,
il re di Napoli capitolò,162 anche perché stava facendo capolino il colera, quindi il 14 si imbarcava e
partiva per Terracina di dove poi proseguiva insieme alla regina per Roma.
Il 18 febbraio Vittorio Emanuele II, convocato un nuovo Parlamento con i rappresentanti di Napoli
e della Sicilia, inaugurando l'VIIIª legislatura, ha pronunziato un solenne discorso: «l'Italia confida
nella virtù e nella sapienza vostra», quindi ha ricordato la [finta] rottura con Napoleone III, il quale
ha richiamato l'inviato francese, il Governo ed il popolo d'Inghilterra «affermarono altamente il
nostro diritto», ha mandato un ambasciatore al re di Prussia, a volte la parola fu ardimentosa,
159 CARPI e GIUNTI, pp. 84-87. Altra versione, però affine anche se con scambi diversi di frasi, in Dove Garibaldi
per primo salutò il re d'Italia.
160 CARPI e GIUNTI. Vedansi alcuni passi polemici su Garibaldi nel diario della contessa Gianna Maffei, riportati in
Il gen. Carlo Giuseppe Piola Caselli e le campagne d'Italia.
161 CARPI e GIUNTI, pp. 87-90.
162 Il col. Carlo Piola Caselli, capo di Stato Maggiore dell'Armata Cialdini, firmava per accettazione la resa di Gaeta.
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«essendo savio così l'osare a tempo», come «attendere a tempo», quindi un riconoscimento alla
gioventù guidata da Garibaldi, anche se il nome del condottiero non compariva, è lui «che riempì
del suo nome le più lontane contrade».
In questo contesto si pose anche il problema se, negli atti ufficiali, dovesse assumere il titolo di
«Vittorio Emanuele I Re d'Italia», ma egli stesso dichiarò che gli fosse più caro conservare quello di
«Vittorio Emanuele II», per non apparire ingrato ai suoi predecessori, i quali con il senno e con la
spada «gli avevano preparata quella corona» che cingeva, chiamandosi «Vittorio Emanuele II per
grazia di Dio e per volontà della nazione Re d'Italia».163
Gli storici ancora discutono su ciò e continueranno a farlo nei secoli dei secoli, poiché vogliono
ravvisare, in questa intenzione di conservare il numero ordinale, di aver voluto non solo sottolineare
i meriti di Casa Savoia, ma di aver inteso l'unificazione italiana come una concatenazione, ad effetto
domino, delle annessioni che sono avvenute, come atti di dedizione al suo casato costituzionale. Del
resto però, agendo così, egli se ne rendeva anche garante, mentre se avesse assunto il nome di
Vittorio Emanuele I avrebbe ineluttabilmente dato una parvenza, anche di fronte alle altre corti, di
un germe di assolutismo o comunque di protagonismo.164
Il 17 marzo l'articolo unico della legge 4671, stabilendo che il «Re Vittorio Emanuele II assumeva
per sé e per i suoi successori il titolo di Re d'Italia», costituiva il Regno d'Italia. 165 Parve giusto che,
per i grandi avvenimenti intercorsi, Cavour ed i suoi ministri si dimettessero. Il re però lo reincaricò
subito e così il 23 marzo 1861 egli formò un nuovo governo.166
Nella tornata alla Camera del 27 marzo si assicurava l'indipendenza, la dignità ed il decoro del
Pontefice e la piena libertà della Chiesa, ma si auspicava che Roma venisse data all'Italia, secondo il
detto cavouriano «libera Chiesa in libero Stato». Nello stesso periodo era affiorato il dissidio tra
Cavour e Garibaldi per la questione di Nizza, ma l'interposizione del re fece attutire la disputa. Oltre
alla questione di Roma, sul tappeto vi era anche quella di Venezia.
Nella Camera Alta del Parlamento inglese lord Edward Law 1° conte di Ellenborough diede ragione
all'Italia di chiedere che cessasse l'occupazione difensiva francese in Roma, pur ritenendo giusto
assicurare l'indipendenza spirituale del Papa. Per contro, in Francia si pubblicava un opuscolo di
François Guizot il quale, malgrado fosse protestante, si adoperava in difesa del Papato, mentre il
principe Nicolao Galletti marchese di San Cataldo, inviato dalla Sicilia presso Napoleone III, aveva
ribadito gli interessi dell'Italia.
Allora Cavour concepì il disegno di un accordo con la Francia, in cambio dello sgombero delle
truppe da Roma, magari anche cedendo come contropartita la Sardegna al Papato. 167 Ma la
prematura morte del grande statista, avvenuta il 6 giugno 1861, fece naufragare il progetto.
Vittorio Emanuele II affidò l'incarico di formare un nuovo governo al barone Bettino Ricasoli, che
aveva dimostrato fermezza e capacità nella questione della Toscana, il quale riuscì a comporlo il 12
giugno ma, come vedremo, rimarrà in carica solo fino ai primi di marzo. Intanto, con le
163 CARPI e GIUNTI, pp. 90-92.
164 Del resto era nella tradizione di Casa Savoia continuare nel numero ordinale, come al tempo di Vittorio Amedeo II
(1666–1732), duca di Savoia (1675) che tale rimase anche dopo aver ottenuto il titolo di re di Sicilia (1713–1720),
convertito poi con quello di re di Sardegna (1720–1730) fino a quando abdicò e sposò la contessa Anna Canalis di
Cumiana, famosa marchesa di Spigno.
165 Il 14 marzo 1861 Vittorio Emanuele II fu proclamato re d'Italia, il 17 avvenne quella ufficiale, CINTI, p. 294.
166 BARTOLOTTA, p. 32.
167 Carteggi Cavour.
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condoglianze ufficiali di Napoleone III, giungeva il riconoscimento della Francia al Regno d'Italia,
fatto il 15 giugno.168
Da appunti del re sui rapporti con l'imperatore dei francesi possiamo apprendere che non perdeva di
vista Venezia e Roma, insisteva che Francesco II fosse allontanato dall'Urbe, di dove fomentava il
brigantaggio a matrice politica. Napoleone gli accreditava come suo ambasciatore il conte Vincent
Benedetti e Vittorio Emanuele II il 10 ottobre gli inviava Urbano Rattazzi per trattare la questione
romana.
Il 17 novembre il re si recava ad inaugurare l'ultimo tratto della ferrovia Bologna-Ancona,169
fortemente acclamato persino con il grido «Viva Vittorio Emanuele in Campidoglio», al che
confidò ad un personaggio del suo seguito «Se udissero queste grida, si persuaderebbero che non
chiediamo se non l'adempimento di giusti desideri per assicurare la tranquillità all'Italia e la pace
in Europa».170
Nel 1861 era nato un altro figlio del re e di Virginia Rho, Vittorio Rho-Guerrieri, il quale diventerà
un noto fotografo.171
Ricasoli il 28 febbraio 1862 scrisse al re una lettera, non celando il proprio disappunto che il
monarca consultasse dei consiglieri privati in affari di Stato, rassegnando quindi le proprie
dimissioni. Vittorio Emanuele gli rispose deplorando la sua politica, riservandosi di accettarle dopo
un voto esplicito delle Camere, ma egli insistette ed allora il 1° marzo venne incaricato Rattazzi, il
quale il 3 marzo componeva un ministero, che durerà solo nove mesi.
Il brigantaggio politico continuava ad infestare il meridione dell'Italia, perciò Rattazzi convinse
Vittorio Emanuele II di andare a fare un giro in quelle regioni: il re infatti si recò a Napoli, sbarcò a
Messina, risalì a Reggio Calabria ed a Salerno. Infatti da parte borbonica era stata fatta serpeggiare
la voce che la parte meridionale si sarebbe presto sfaldata dal regno d'Italia. Napoleone III mandò il
cugino, principe Gerolamo con una squadra navale, ad ossequiare suo suocero Vittorio Emanuele II
ed a complimentarlo a suo nome, al che il re il 3 maggio da Napoli rispose all'imperatore dei
francesi con un lungo telegramma, puntualizzando «che l'idea dell'unità d'Italia riposa sovra salde
basi».172
Occorreva la massima cautela. Il 14 maggio vennero allertate da Rattazzi le prefetture di Bergamo e
Brescia e furono bloccati militarmente i passi verso lo Stelvio, del Tonale e di Ponte Caffaro, quindi
il 15 vennero arrestati a Sarnico, Trescore Balneario e Palazzolo sull'Oglio 123 garibaldini, tra i
quali Francesco Nullo, i quali volevano compiere una spedizione nel Trentino per sollevare quelle
popolazioni dal governo austriaco: successe un putiferio, mazziniani e garibaldini insorsero, ci
furono tafferugli con le guardie, un morto e tre feriti.173
Nel tessuto italiano operava il «partito d'azione» il quale giustamente rivolgeva sempre il suo
pensiero a Venezia ed a Roma, istituendo anche «il tiro nazionale», che Garibaldi, sollecitato da
Ricasoli, era andato ad inaugurare a Gallarate, con molti giovani accorsi da Bergamo e Brescia,
168 La Gran Bretagna fu la prima, il 30 mar.; seguirono gli Stati Uniti il 13 apr.; una lettera del 18 apr. annunciava il
riconoscimento della Grecia; poi Portogallo, Danimarca e Svezia; il Belgio con riserva nel genn. 1862; Russia e
Prussia nel lugl. 1862, la Spagna nel 1865, l'Austria nel 1866 con la cessione del Veneto.
169 Il primo tratto Bologna-Forlì fu aperto il 1° sett., il secondo Forlì-Rimini il 5 ott., il terzo Rimini-Ancona il 17 nov.
170 CARPI e GIUNTI, pp. 93-94.
171 AA.VV., Pittorialismo e cento anni di fotografia pittorica in Italia, Alinari.
172 CARPI e GIUNTI, p. 95.
173 Sono noti come «fatti da Sarnico».
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però poi Rattazzi, quando divenne presidente del consiglio, nel giugno del 1862 sospese tramite i
prefetti la formazione di essi.
A rompere del tutto a Rattazzi le uova nel paniere è stata la spedizione di Garibaldi quando lanciò il
famoso grido «O Roma o Morte!»; il 3 agosto Vittorio Emanuele II ha emanato un proclama per
disapprovarla, né avrebbe potuto fare altrimenti, essendosi arenati, con la morte di Cavour, gli
accordi internazionali necessari. Effettivamente, anche il re era però pressoché inascoltato, infatti
l'Eroe dei due Mondi riuniva i suoi nel bosco della Ficuzza, muoveva verso Catania, passava
tranquillamente lo stretto di Messina e sbarcava a Reggio Calabria. Il 28 agosto il col. Pallavicini,
dell'Armata Cialdini, lo aveva fatto prigioniero, dopo il ferimento.
Intanto, il 28 settembre la figlia del re, Maria Pia, sposava, per procura, a Torino, don Luis I, il re
del Portogallo. Essendo ella figlioccia di Pio IX, il re gli partecipava queste nozze regali. 174 In
quest'occasione, il 7 ottobre veniva concessa un'amnistia per Garibaldi (e compagni), ferito
all'Aspromonte, instradato dapprima a Pisa, dove un gruppo di gentildonne lo curava, poi tradotto al
Varignano.
Intanto il principe Umberto, che nel 1861 era appena stato avanzato colonnello, in occasione di
questo matrimonio fu nominato generale comandante la 2ª Brigata di Cavalleria ed accompagnò a
Lisbona la sorella Maria Pia, essendo divenuta regina del Portogallo.175
La questione garibaldina non finiva qui: nella seduta del 20 novembre la Camera iniziava la
discussione dell'interpellanza dell'on. Bon Compagni sulle condizioni politiche del regno, articolata
su vari punti, chiedendo: quali mezzi i ministri di Sua Maestà avessero adoperato per prevenire la
spedizione di Garibaldi; perché dopo i fatti di Aspromonte non fosse stato convocato il Parlamento;
per qual motivo esso non fosse stato chiamato a concertare i modi per ricondurre l'ordine e la
quiete; che cosa avesse fatto il governo per l'ordine interno; come mai dopo tanta intimità con la
Francia ci si ritrovasse più lontano che mai dalla soluzione della questione romana.
Nel corso del dibattito Rattazzi si convinse di aver perduto la fiducia, perciò il 1° dicembre
annunziò le proprie dimissioni. Il re, dopo aver dato mandato invano al conte Ponza di San Martino,
pensò ad un governo tecnico-amministrativo, dando incarico al conte Giuseppe Pasolini, il quale gli
consigliò invece un ministero di maggioranza guidato da Farini, che l'8 dicembre presentava la sua
compagine di governo.176
Si è avuta così una “staffetta governativa” poiché Farini diventerà presidente del consiglio sino al
24 marzo 1863, poi sarà costretto a dimettersi, avendo dato segni di follia, 177 e verrà passato il
timone a Marco Minghetti, già ministro delle finanze.
Nel maggio 1863 Vittorio Emanuele II fece sentire la sua voce in Parlamento, con un discorso
inteso a vitalizzare il governo, ricordando che la maggior parte delle potenze avesse riconosciuto il
regno d'Italia; l'alleanza col Portogallo grazie al matrimonio di sua figlia, cosicché «le gioie della
174 CARPI e GIUNTI, p. 95.
175 «Cronache Marinare», § 57, [ Gius. Aless. Piola Caselli] Comand. della Maria Adelaide in Portogallo per le nozze
della regina Maria Pia. La squadra, agli ordini del contrammir. Albini, salpava da Genova il 29 sett., composta da
Maria Adelaide, Duca di Genova, Italia, Garibaldi e dall'avviso Authion.
176 BARTOLOTTA, pp. 36-37. Il re, alla deputazione della Camera per augurargli un prospero anno, diceva «Noi
abbiamo bisogno di concordia per progredire», CARPI e GIUNTI, p. 97.
177 La follia di Farini, dapprima latente, giunse al culmine quando arrivò a minacciare il re con un'arma bianca, per
indurlo a schierarsi con la Polonia, ribellatasi alla Russia. Con lui si dimise anche Pasolini, sostituito agli Esteri da
Emilio Visconti Venosta. Il col. garibaldino Francesco Nullo partì ed il 5 mag. 1863 morì in Polonia.
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mia casa» coincidono con «quelle della nazione»; i trattati di commercio con Francia, Belgio,
Svizzera, persino con la Turchia, e quelli in fieri con Gran Bretagna, Paesi Bassi; la Marina «non
sarà certo seconda all'esercito», facendo voto «che la nazione possa affidarsi sicura sulle proprie
armi, e che tale la ravvisi l'Europa intera»; richiamando la necessità parlamentare di «unificare le
leggi del regno»; raccomandando il riordino delle finanze.178
Vi fu un attrito con la Francia poiché due efferati briganti, Cipriano e Giona La Gala, 179 per sfuggire
alla cattura, si erano rifugiati sul vapore postale francese “Aunis”, senonché, quando esso attraccò a
Genova, il prefetto, marchese Gualterio, li fece arrestare, da qui il contenzioso, essendo il
bastimento assimilato, in base ai trattati, al territorio di quella nazione. Per accomodare la questione,
si mise in scena una pantomima: vennero restituiti alla Francia, se ne chiese formalmente
l'estradizione, si processarono, si condannarono a morte, ma poi la pena venne commutata per
grazia sovrana in ergastolo.180
Quest'anno la bella Rosina si trasferiva negli appartamenti reali di Borgo Castello, nella tenuta
della Mandria, appartenente al patrimonio privato del re, dove egli amava andare a caccia, appena
poteva, e goder con lei un po' di vita privata.
Nel maggio del 1863 Mazzini aveva iniziato dei tentativi, per sondare i sentimenti di Vittorio
Emanuele II, tramite l'ing. Demetrio Diamilla Muller, su un'eventuale impresa nel Veneto, in unione
con la Francia, suggerendo di appoggiare con il Partito d'Azione polacchi, ungheresi, serbi,
galiziani, per portare lo scompiglio in Europa e poter praticare il moto di redenzione, ma il re
temporeggiò, scrivendo poi, senza nominarlo ma facendo capire benissimo che intendeva
rispondere a chi voleva sapere come la pensasse, di voler compiere la grande opera ma «guai a noi
tutti, se non sappiamo ben farlo». Ovviamente, l'Apostolo delle genti si dichiarò insoddisfatto di
questa blanda risposta, ritenendo meglio che il re sciogliesse un governo screditato e ne facesse
formare un altro in grado di accettare il programma «Guerra all'Austria con tutte le forze del
paese». Il monarca italiano il 31 marzo 1864 scrisse all'ingegnere di recarsi «a Londra presso la
persona, onde persuaderla alla calma».
Mazzini ovviamente non si accontentava delle pacche sulle spalle ed in aprile scriveva che il
monarca volesse così «tener a bada» il Partito d'Azione. Vanamente il re fornì qualche precisazione,
preferendo che i volontari si impegnassero lontano, in Galizia, perciò essi pensarono che così
volesse sbarazzarsi del generale, come l'epilogo di Aspromonte aveva fatto credere. 181 In questo
periodo s'intersecava la missione di Garibaldi a Londra, chiamatovi a convegno da vari
rivoluzionari, dove il 17 aprile nella casa del russo Alessandro Herzen si incontrava con Mazzini,
Guerzoni ed altri.182
Stava maturando un compromesso, negoziato da Gioacchino Pepoli a Parigi: Torino era ormai
troppo decentrata, occorreva trasferire la capitale, a Roma per il momento non era possibile,
Napoleone III suggeriva a Napoli, però Vittorio Emanuele II d'intesa con i suoi generali optò per
Firenze, in cambio l'imperatore avrebbe allentato la presa su Roma, ritenendo o facendo finta di
ritenere che il governo si sarebbe definitivamente fissato nella bella città toscana. Il re pensava in
cuor suo che da lì sarebbe stato più facile scender verso Roma, appena fosse maturata l'occasione,
178 CARPI e GIUNTI, pp. 97-98. Il re, in questo periodo, ma in data imprecisata, avrebbe confidato che, una volta
presa Roma, avrebbe anche potuto dire «Viva la Repubblica», p. 99, quindi non dovrebbe essere apocrifa una sua
spada a lui appartenuta od a lui donata con questo motto.
179 Antonio VISMARA, Un banchetto di carne umana, 1866.
180 Nell'ag. 1863 veniva promulgata la «Legge Pica» contro il brigantaggio.
181 CARPI e GIUNTI, pp. 100-01.
182 Leone GINZBURG, Garibaldi e Herzen, 2015.
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mentre sarebbe stato più difficile risalire la penisola. Il messaggio sottinteso che sarebbe stato
rivolto ai patrioti, scegliendo quella città, era chiaro, trattandosi di fare intanto una testa di ponte.
Non così la pensavano i torinesi, i quali avrebbero vista la loro città divenire, da capitale, una delle
tante province italiane. Il disegno era ancora segreto, ma qualcosa era trapelato, per cui il 21 e 22
settembre 1864 a Torino erano scoppiati dei tumulti, con alcuni morti e molti feriti, la repressione
era stata violenta poiché c'era stato chi aveva temuto che vi si sarebbe innestata una sovversione,
tanto che Minghetti era stato costretto a dimettersi ed il 23 il re aveva tempestivamente affidato al
gen. Alfonso La Marmora l'incarico di formare un nuovo governo.
A Londra Mazzini pensava o faceva finta di pensare che Vittorio Emanuele II volesse addirittura
cedere il Piemonte a Napoleone III in cambio di aver mano libera su Roma, ipotesi tanto azzardata
quanto assurda.183
Per rassicurare gli animi, il 30 gennaio il re diede un ballo di corte, 184 ma fu una specie di «valzer
delle candele», poiché il trasferimento ufficiale avvenne con un secco trafiletto sulla «Gazzetta
Ufficiale» del 3 Febbraio 1865: «Questa mattina, alle ore 8.00, S.M. il Re è partito da Torino per
Firenze, accompagnato da S.E. il presidente del Consiglio dei Ministri», 185 accoltovi con grandi
acclamazioni.
Sindaco ed assessori di Torino, che erano stati piuttosto aspri nei suoi confronti, andarono ad
incontrare il monarca a San Rossore, presso Pisa, per una conciliazione, tanto che egli il 23 tornò a
Torino per rassicurare ancor di più gli animi, ma alitava la diffidenza che vi fossero accordi di
ulteriore cessione di territorio, per cui alcuni diedero vita ad un'«Associazione Permanente» per
andare in concordia con Mazzini e Garibaldi.186
Il re andava nella città lombarda per dar il via ai lavori della grandiosa galleria a lui dedicata, come
possiamo vedere nel quadro di Domenico Induno «Posa della prima pietra della galleria [Vittorio
Emanuele] di Milano il 7 marzo 1865»,187 poi il 14 maggio a Firenze ad inaugurare il monumento a
Dante.
Il 13 agosto, alla presenza dei gen. Govone e Bottacco, veniva inaugurato un monumento a Vittorio
Emanuele II realizzato sul campo di Foiano, idea degli ufficiali del 35° Reggimento e realizzato da
183 CARPI e GIUNTI, pp. 102-03.
184 Alcuni insultarono chi entrava a palazzo reale, altri riuscirono a penetrarvi per protestare e vennero arrestati.
Sindaco e consiglio comunale non intervennero al ballo.
185 La Camera aveva approvato il trasferimento della capitale il 19 nov., la legge era stata promulgata l'11 dic. 1864.
186 CARPI e GIUNTI, pp.103-04.
187 Grande quadro di Domenico Induno, mandato nel 1878 all'Esposizione Universale di Parigi; ne «L'Illustrazione
Italiana» del 1878, Il quadro di Induno, descriz., pp. 422-23, con iscrizioni dettate dall'assess. Gio. Visconti
Venosta: «Vittorio Emanuele II – Re d'Italia – pose – 7 marzo 1865»,« Auspice il Re Magnanimo – che rivendicava
l'Italia a libertà – Milano – Iniziò le grandi imprese del lavoro e dell'arte – Che nella libertà – Hanno vita rigogliosa
e feconda» e nella cerimonia religiosa fu detto «Così Dio benedica l'Italia e il suo Re»; poi, nelle pp. 424-25, ill. di
[Ambrogio] Centenari, O[doardo] Borrani dis., La collocaz. della prima pietra della Gall. Vittorio Emanuele, nel
1865, quadro del sig. Domenico Induno, in cui sono raffigurati l'arch. Giuseppe Mengoni che porge la cazzuola al
re, il p.pe di Carignano, il min. della guerra Petitti, il min. Torelli, diplomatici, conte Usedom (Prussia), De Bretti
(Brasile), Ferreira Borges de Castro (Portogallo), bar. Malaret (Francia), Marsh (Stati Uniti), sir Elliot (Gran
Bretagna), conte de Kisseleff (Russia), Rustem bey (Turchia), Gregorio de Baraudiaras (Messico), conte Salvoyiros
(Belgio), Hochkhild (Svezia). A p. 276, L'Agricoltura, affresco di E[leuterio] Pagliano, nella Gall. Vittorio
Emanuele, dis. Crespi, incis. E. Pagliano 1867; Sonetto di Gius. Revere a Gius. Mengoni, p. 159; Milano. Il
grand'arco della gall. Vittorio Emanuele, ultima opera dell'arch. Gius. Mengoni, dis. Bonamore, p. 141; descriz.:
L'arco della gall., p. 150; L'Agricoltura, p. 279.
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quattro soldati , Zardella, Leone, Feriello e Liberti, in alto su una triplice base il re in piedi con la
spada sguainata, attorno tre figure, Fe(de), Speranza e Carità.188
Rimaneva la questione del bilancio dello Stato. Vittorio Emanuele II fu il primo a dare l'esempio,
rinunciando a tre milioni del suo appannaggio annuale.
Pio IX aveva bisogno di accordarsi con il governo per l'elezione di alcuni vescovi, per cui se ne
approfittò per inviare a Roma Saverio Vegezzi, 189 ma i negoziati fallirono per l'opposizione che essi
prestassero giuramento nelle mani del re.
Anche la Spagna finalmente riconosceva il regno ed il 18 settembre giungeva a Firenze il suo
ambasciatore. A Roma il 5 novembre iniziava la partenza delle truppe francesi, in base alla
convenzione di settembre. Verso metà novembre arrivavano a Torino il re del Portogallo e la regina
Maria Pia.190 Il 18 novembre Vittorio Emanuele II inaugurava a Firenze la IXª legislatura.
In questo periodo fiorentino il re, uscendo da palazzo Pitti, la sua residenza ufficiale, si recava
frequentemente alla villa medicea detta “La Petraia”, dove abitava la bella Rosina,191 mettendosi a
suo agio, il che però non gli impediva di frequentare altre alcove, offrendogli le sue grazie anche la
giovanissima attrice Emma Allis (figlia del pittore e disegnatore satirico Alessandro), detta Emma
Ivon, trasferitasi nella nuova capitale del regno, la quale non sarà esente da intrighi strani e forse per
questo verrà mollata.192
Il 19 dicembre la Camera, approvando l'ordine del giorno dell'on. Cesare Valerio, invitava il
governo a non dar seguito al decreto di Sella che affidava alla Banca d'Italia il servizio tesoreria,
prima che fosse approvato dal parlamento. Così La Marmora il 31 si dimetteva ed il re gli affidava
l'incarico di formare un nuovo governo, che costituiva immediatamente, rimanendo in carica sino al
20 giugno 1866.193
Col nuovo anno, nel discorso della Corona davanti al Parlamento, il re accennava in particolare: alle
trattative con la Santa Sede; alla convenzione di settembre; ai trattati commerciali con Gran
Bretagna, Russia, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera, Svezia, Belgio, Turchia, Persia; ai
riconoscimenti al Regno d'Italia da parte di Spagna, Baviera, Sassonia, Germania, Prussia,
Granducato di Baden, città Anseatiche; accennava alle difficoltà nel riequilibrare le finanze, «senza
togliere alla nazione di essere robusta di armi in terra e in mare»; ricordando che avranno da
«deliberare intorno alla separazione della Chiesa dallo Stato;la soppressione delle corporazioni
religiose».
La notte tra il 21 ed il 22 gennaio moriva, prima di aver compiuto i vent'anni, il suo terzogenito
maschio, il buon principe Oddone di Savoia.
188 «L'Emporio Pittoresco» 1-7 ott. 1865, pp. 210-11, con incisione del monumento ed iscrizioni, una delle quali
“Deh! Sire, le Province soggette / Che piangono avvinte in catene / Sorgano presto e regnino invidiate / Nel
consesso dei popoli d'Europa”.
189 CARPI e GIUNTI, p. 104.
190 «Emporio Pittoresco» 18 nov. 1865, Arrivo del Re e della Regina del Portogallo a Torino; Arrivo del re e della
regina di Portogallo alla villa Eugenia a Biarritz.
191 Un cortile di essa nel 1872, con le nozze del figlio, Emanuele Guerrieri, coperto con acciaio e vetro, diventerà il
salone delle feste. Nel 1919 la villa verrà donata all'Opera Nazionale Combattenti.
192 Paolo COLUSSI, Il teatro milanese di Cletto Arrighi, in «Storia di Milano».
193 BARTOLOTTA, pp. 39-40.
59
Il 25 febbraio il re veniva invece deliziato da un altro fiocco rosa, infatti da Virginia Rho gli
nasceva Maria Adelaide (la quale assumerà il titolo di nob. Rho-Guerrieri e nel 1890 sposerà il
conte Alessandro Montecuccoli-Laderchi).
Ritornò a galla la questione delle Venezie, poiché l'alleanza tra Prussia ed Italia chiudeva l'Austria
in una morsa. Bismarck assecondava questo disegno, già abilmente intravisto da Cavour sin dal
1858. Nel 1864, con la guerra condotta dalla Prussia alla Danimarca per l'acquisto dei ducati dello
Schlewig e dell'Hollstein, il trattato di Praga aveva previsto un plebiscito perché decidessero a quale
regno volessero appartenere. Il cancelliere tedesco, per ragioni politiche e militari, ambiva
particolarmente al primo, mentre l'Austria, prima alleata della Prussia, voleva spartire le conquiste a
modo suo. Ecco perché il regno d'Italia poteva diventare un diversivo nello scacchiere europeo: di
qui il trattato atto a produrre l'acquisto delle province venete.
Nel 1865 il principe Umberto si recava a Londra e nel 1866 a Parigi, per sondare in un colloquio
privato i sentimenti di Napoleone III in merito alla guerra che stava per scoppiare tra Austria e
Prussia, quindi nel 1867 in Russia, dove Alessandro II lo avrebbe insignito di tutti gli ordini
cavallereschi e lo avrebbe accompagnato a Tsarskoe Selo ad assistere alle manovre delle guardia
imperiale.194
Vittorio Emanuele II il 25 settembre passava in rassegna le truppe dopo le manovre. 195 Essendo
scoppiato fin dal 2 luglio il colera, serpeggiante in tutta la penisola, il 10 novembre il re si recava a
Napoli a visitare gli ospedali e lasciava 60 mila lire per i poveri, tanto che l'Accademia Pontoniana
nella tornata del 12 votava pubblici ringraziamenti per la sensibilità dimostrata.196
Si arrivò alla terza guerra d'Indipendenza: l'Austria, che prima aveva fatto lo gnorri, accortasi che si
sarebbe trovata in trappola, ricorse all'intermediazione di Napoleone III, offrendo la Venezia
all'Italia purché disdicesse l'alleanza con la Prussia, ma ormai era troppo tardi e per una questione
d'onore non era possibile romperla, avendola solennemente già conclusa l'8 aprile a Berlino.
Quando i preparativi per scendere in campo furono a punto, il 20 giugno il re nominò La Marmora
capo di Stato Maggiore, affidò la cura del Governo e degli Esteri a Ricasoli e nominò il principe
Eugenio di Carignano luogotenente del Regno. Garibaldi tornò nuovamente con i suoi volontari.
Persano, annidato ad Ancona, fu messo a capo della flotta. Nell'aria c'era una certa esultanza, ma si
sapeva di aver a che fare con un osso duro. Un prestito con la Banca Nazionale Sarda provvide
all'erario, ma le fu accordato (senza assoluta necessità) il corso forzoso dei suoi biglietti.
Vittorio Emanuele II da Firenze fece redigere un proclama e partì per il fronte. 197 Il 24 giugno (sette
anni prima era stata una giornata gloriosa, con la battaglia di San Martino), ebbe luogo la battaglia
di Custoza che, malgrado il valore dimostrato anche dai due giovani principi, Umberto (futuro re
194 «La Civiltà Cattolica», 1902.
195 Fazione campale eseguita sul campo di Somma il 25 settembre. Le truppe defilano sul piano della costa dopo le
manovre, alla presenza del Re, dis. Bignami.
196 Vittorio Emanuele II reca il suo soccorso ai colerosi di Napoli, ed ha per essi parole di conforto che attestano la
sua coraggiosa abnegazione, frutto d'una carità senza confini, dis. C. Chiostri, Firenze; Napoli. Vittorio Emanuele
visita i colerosi a Napoli nel 1865, dis. Matania.
197 Piazza di Piacenza. Quartier generale del Re, dis. Pessina, inc. Centenari, «L'Emporio Pittoresco», 1866.
60
d'Italia), il quale si guadagnò la medaglia d'oro al valor militare, 198 ed Amedeo d'Aosta, si risolse in
un disastro.
Il 5 luglio Napoleone III faceva annunciare sul «Monitore Ufficiale» di aver avuto offerta
dall'Austria la Venezia e che egli l'avrebbe consegnata al Re d'Italia, ma ciò ferì l'orgoglio italiano,
trattandosi di un mediatore non richiesto. Nel frattempo la diplomazia si era messa in moto, ma si
perdeva la battaglia di Lissa, benché l'Italia avesse delle corazzate e l'Austria delle navi in legno, da
cui i ritornelli di scherno, perciò Persano fu deposto dal grado e messo sotto inchiesta parlamentare.
Fortunatamente alla Prussia arrise la vittoria di Sadowa che il 26 luglio costrinse l'Austria a firmare
l'armistizio di Nikolsburg. Si trattò però di una pace separata, senza che l'Italia, in base agli accordi
con l'alleata, fosse avvertita. L'Austria in Italia aveva ancora il famoso quadrilatero. Uniche
consolazioni, qualche incursione nel territorio man mano che le armate austriache si ritiravano e
quella su Trento del gen. Giacomo Medici con Garibaldi, ma non si poté però arrivare ad occuparla,
poiché le operazioni furono interrotte dall'armistizio che si dovette concludere obtorto collo a
Cormons, per salvare esercito e Paese.
In Italia c'era molta stizza per come erano andate le cose: sì, l'Austria le dava il Veneto, ma non
direttamente e neppure tramite la Prussia, che aveva combattuto, bensì tramite la Francia che era
stata alla finestra: l'umiliazione era grande e cocentissima. Aggiungasi che i francesi, essendosi
bene o male adoperati nell'operazione, si erano allora messi a tacciare gli italiani di ingratitudine.
Però Napoleone III (il quale, mentre con le idee moderne e magari anche un po' spregiudicate del
conte di Cavour si trovava in sintonia, riteneva il barone Ricasoli uomo da una politica «fiorentina»
d'altri tempi), inviò a Vittorio Emanuele II il principe Napoleone, detto Girolamo, che da alcuni
eanni era diventato suo genero, per smussare la situazione, poiché un eventuale rifiuto dell'Italia ad
accettare la Venezia dalle sue mani lo avrebbe esposto a far pensare che quest'atto fosse stato da lui
provocato per spirito bellicoso, mentre non era così, avendo da pensare alla guerra in Messico,
anche se l'Inghilterra non desiderava essere coadiuvata in quest'operazione oltre Atlantico. Ricasoli
non doveva accrescere l'irritazione che era nell'aria bensì trovare una via d'uscita: infatti, se l'Italia
si fosse trovata abbandonata dalla Francia e dalla Prussia, si sarebbe ridotta in balìa dell'Austria.
Così ebbe luogo la cessione del Veneto ed i comizi popolari (si fa per dire) del 3 ottobre
confermarono la sua annessione al regno d'Italia. Fortunatamente poi, anche il bel sole e le belle
città del veneto fecero presto dimenticare gli aspetti negativi di questa vicenda.199
Intanto il 16 settembre avveniva un'insurrezione popolare a Palermo, della durata di 5 giorni, su cui
soffiavano legittimisti borbonici, parte del clero, contadini esasperati dal fisco, mazziniani e
socialisti, infatti si sentì anche gridare «Viva la Repubblica», per cui venne inviato il gen. Cadorna
con pieni poteri a soffocarla.
198 Il 24 giugno 1866 il principe Umberto, il quale comandava la 16ª divisione, col 49° fanteria che gli fece quadrato,
sostenne due volte, respingendolo, l'assalto della cavalleria austriaca, fatto d'armi divenuto popolare come
«quadrato di Custoza»; nella motivazione: «Per brillantissimo coraggio dimostrato nel condurre la sua divisione al
fuoco e per le savie disposizioni date pel suo piazzamento nel fatto d'armi di Villafranca il 24 giugno, – 6 dicembre
1866 – »; Il principe Umberto nel Quadrato di Villafranca, quadro del conte soldato e pittore Stanislao Grimaldi
del Poggetto (illustratore delle gesta di Umberto, da cui tratte anche incis. di Girardet), ill. in CINTI, p. 310, con
narrazione dell'episodio, pp. 310-11; su Grimaldi soldato e pittore risorgimentale, Laura CIANI, tesi di laurea,
Univ. di Torino, 2010-11; nel luogo nel 1880 verrà eretto un obelisco, abbattuto dal fulmine, ricostruito più grande
nel 1888 ed inaugurato nel 1895; Un album su Custoza, sulle ill. di Quinto Cenni, p. 346; Il principe Umberto nel
Quadrato di Villafranca (24 giu. 1866), acquarello di F. Matania, cromolitogr. f.lli Treves.
199 CARPI e GIUNTI, pp. 105-11.
61
Il 4 novembre giunse a Torino una deputazione veneziana, capeggiata dal conte Giovanni Battista
Giustiniani,200 per presentare a Vittorio Emanuele II gli atti del plebiscito. Nel suo discorso di
ringraziamento, il re osservava che era anche il giorno onomastico di Carlo Alberto. «L'Italia è
fatta, se non compiuta», ed alla corona ferrea anteponeva quella «fatta con l'amore e con l'affetto
dei popoli».201 Il 7 il re arrivava a Venezia alla stazione di Santa Lucia in visita ufficiale alla città,
tra entusiastiche ali di folla, che lo acclamavano sul Canal Grande dalle barche e persino dai tetti.
Rimaneva accesa la questione romana. Da scartare un accordo europeo che avrebbe potuto dar
appiglio a complicare le cose anziché a semplificarle. Allora Napoleone III inviò a Vittorio
Emanuele II il gen. Fleury per assicurarlo che la convenzione del settembre 1864 sarebbe stata
mantenuta, il re rispondeva che l'avrebbe osservata ma non avrebbe garantito il potere temporale del
Papa contro la volontà dei romani, bensì avrebbe offerto tutte le guarentigie per il pieno esercizio
della sua potestà spirituale. Era quindi disposto a seguire i consigli dei potentati amici, specialmente
della Francia, ma non a lasciarsi sopraffare. L'inviato francese ribadì che il Papa avrebbe avuto
migliaia di baionette dalle potenze cattoliche, al che il re fieramente rispose che nemmeno a lui
sarebbero mancate per sostenere i propri diritti.
Poiché il 15 dicembre si apriva la sessione del Parlamento con l'intervento dei nuovi deputati e
senatori veneti, il re fece il suo discorso, alla presenza anche di Fleury, in cui stabiliva l'osservanza
della convenzione di settembre e l'auspicio di risolvere le questioni tra Chiesa e Stato.
Furono ripresi i negoziati con Roma, il re vi inviò Michelangelo Tonello incaricandolo anche di
recare una sua lettera personale a Pio IX, il quale tagliò corto dicendo al commendatore di aver già
risposto in merito direttamente. Il Papa si mostrò tanto refrattario da non voler intestare una
benedizione al re d'Italia ma al re di Sardegna, al che Vittorio Emanuele II gli scrisse di aver letto in
libri approvati dalla Chiesa che Dio «per nascosti suoi fini, qualche volta mosse un papa per
castigare un re, e talvolta un re per correggere un papa. Se Vostra Santità non può riconoscere, né
perciò benedire il Re d'Italia, riconosca almeno e benedica in lui lo strumento di cui si vale la
Provvidenza per i suoi imperscrutabili fini». Malgrado gli attriti, fu provveduto alla definizione
della posizione di mons. Luigi Nazari di Calabiana nella sede arcivescovile di Milano, e di mons.
Alessandro Riccardi di Netro, da Savona promosso arcivescovo di Torino, con plauso
dell'Inghilterra.202
Il partito che voleva regolare la libertà della Chiesa e dar assetto all'asse ecclesiastico, non avendo i
numeri sufficienti, persuase il re ad indire nuove elezioni. Il 22 marzo 1867 Vittorio Emanuele II
inaugurava la Xª Legislatura, ma Ricasoli si trovò ancora spiazzato, per cui rassegnò le dimissioni
ed il re allora affidò l'incarico a Rattazzi, che dal 10 aprile mise insieme una nuova compagine. In
questo periodo si ristabilirono le relazioni diplomatiche con l'Austria.
Il 30 maggio avvenne il matrimonio tra Amedeo, il secondogenito maschio del re, e la principessa
Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, figlia di un illustre patrizio piemontese che era stato esule
per i fatti del 1821.
200 Giustiniani o Giustinian.
201 Menabrea gli porgeva quindi la corona di Teodolinda, la quale sarà «difesa dall'affetto di tutti gli italiani». Il
municipio di Torino fece apporre una targa sotto il frontone della loggia reale: «Da questa loggia alli 23 marzo
1848 – Re Carlo Alberto – bandì la guerra dell'indipendenza italiana – Il glorioso fine fu raggiunto – dal figlio di
Lui – Re Vittorio Emanuele II il 4 novembre 1866 – Ricordo posto dal Municipio», CARPI e GIUNTI, pp. 111-12.
202 Mons. Riccardi era lo stesso che Gioberti inviò a Gaeta da Pio IX latore di inascoltati consigli. CARPI e GIUNTI,
pp. 112-15.
62
In estate Garibaldi si recò in Svizzera ad un congresso democratico, in cui disse esplicitamente di
esser risoluto a riscattare Roma. Poiché a Firenze si manifestava un piccolo moto garibaldino, in
principio Rattazzi si oppose, poi pensò fosse meglio cavalcare la tigre ed accarezzare i
rivoluzionari. Un po' come, con maggior abilità, fece Cavour. Verso la metà di settembre arrivò
Garibaldi ed il 22 partì per il Lazio, con un modesto numero di seguaci, senza che il governo vi si
opponesse. Alzò la voce Napoleone III, subito avvertito, minacciando l'intervento. Rattazzi
tentennò, poi il 24 fece arrestare il generale, per condurlo a Caprera, ma il 30 si sollevò Viterbo e
poi altre città. Parendo il vento favorevole, gli insorti si avvicinarono alle mura di Roma. Ma entro
di esse, invano il Senato cittadino presentò al Papa una petizione che chiamava le schiere italiane,
per salvare la città dal vento dell'anarchia e dalla confusione, poiché, tutto sommato, si mossero
solo poche foglioline. 203
Il 19 ottobre, non avendo Vittorio Emanuele II acconsentito all'attuazione del piano di Rattazzi di
occupare lo Stato Pontificio senza il consenso di Napoleone III, il governo si dimise. Il re allora
incaricò dapprima Cialdini e poi, non essendovi riuscito, il gen. Luigi Federico Menabrea, il quale
si insediava il 27 ottobre.204
Intanto il 22 ottobre a Villa Glori, appena fuori città, erano caduti due dei fratelli Cairoli. Garibaldi
fuggiva da Caprera ed il 26 entrava in combattimento. Nel frattempo 12.000 francesi cominciavano
ad imbarcarsi a Tolone, per accorrere in aiuto del Papa, ed il 29 sbarcavano a Civitavecchia.
Vittorio Emanuele II, visto il grave rischio di mettersi in conflitto con la Francia, il 27 ottobre stesso
fece pubblicare un proclama, per gli italiani e per le schiere dei volontari, per disapprovare la
spedizione di Garibaldi, ricordando loro che l'Europa debba «esser convinta che l'Italia, fedele ai
suoi impegni, non vuole né può essere perturbatrice dell'ordine pubblico».«Depositario del diritto
della pace e della guerra, non posso tollerare l'usurpazione. Confido quindi che la voce della
ragione sia ascoltata».
Il re telegrafò a Parigi, al march. Pepoli, di dire all'imperatore che, se Garibaldi avesse sbarcato i
suoi uomini egli avrebbe occupato politicamente parte del territorio, avrebbe chiamato le truppe
sotto le armi (che il Parlamento gli aveva tolto), se invece i garibaldini fossero stati poi respinti
respinti «noi li disarmeremo», lanciando l'idea di un congresso da farsi al più presto, magari a
Savona.
Gli eventi però incalzavano, Roma non si sollevò, Garibaldi fu sconfitto a Mentana nello scontro
con 8.000 pontifici ed altrettanti francesi, i quali si vantavano di aver i nuovi fucili “Chassepots”.
Secondo il re «era necessario trovare una via d'uscita per la quale potesse passare senza chinar la
testa». Vittorio Emanuele II allora fece ritirare le truppe d'osservazione, ma i francesi rimasero.
Garibaldi fu arrestato e condotto al Varignano. Il 5 dicembre il re gli concedeva l'amnistia. In
Francia il ministro Rouher dalla tribuna del Parlamento, con il suo «Jamais» inteso verso gli italiani
per il possesso di Roma, irritò gli animi, tanto che Vittorio Emanuele II si mostrò inferocito fin che
non ne ebbe, tramite l'ambasciatore di Francia, le scuse.205
203 CARPI e GIUNTI, pp. 116-17.
204 BARTOLOTTA, pp. 44-45.
205 CARPI e GIUNTI, 118-19.
63
Arrivato lord Clarendon206 a Firenze, diretto a Roma, nel recarsi ad ossequiare il re, Sua Maestà
condusse il discorso sulla questione romana, facendogli comprendere la propria spinosa situazione
ma anche il suo fermo proponimento di aver Roma, per poter tranquillizzare gli animi. Anzi lo
incaricò di far presente tutto ciò al Papa e come fosse inutile che cercasse l'appoggio delle armi
straniere. Così fece questa ambasciata, ma Pio IX gli rispose che confidava nella Provvidenza, non
nel soccorso degli uomini, al che ribadì garbatamente, con velata ironia della sorte, che da dieci
anni in qua i miracoli della provvidenza fossero favorevoli all'Italia.
Menabrea veniva fortemente attaccato dai mazziniani, dagli unitari di ogni genere, dai seguaci di
Rattazzi (il quale era legato anche ai cavouriani, benché quelli del partito d'azione si fossero sentiti
traditi). Mazzini cercava di maneggiare con Bismarck contro Vittorio Emanuele II, il quale trattava
a fasi alterne con Napoleone III. Il cancelliere tedesco allora faceva avere una nota all'Apostolo
delle genti sul tema «La Germania alleata naturale dell'Italia».207
Però i maneggi di Bismarck con Mazzini si dissolsero quando il card. Antonelli, l'anima nera del
Papa, che lo portò alla rovina, fece avvisare l'ambasciatore prussiano a Firenze di quelli paralleli tra
il governo italiano e quello francese. Vi era un crescendo di venti di guerra tra Francia e Prussia, ma
Vittorio Emanuele II esclamò: «Come imbarcarmi in una guerra all'estero, se per Roma ho in casa
il pericolo continuo della guerra civile?». Comunque fossero andate le cose, per la Prussia era
importante che l'Italia rimanesse neutrale.208
Il giovane principe Umberto venne nominato Presidente Onorario della Commissione italiana per
l'Esposizione Universale di Parigi del 1867.209
Tra il 9 ed il 22 dicembre 1867 iniziava alla Camera la discussione sulle interpellanze di Luigi
Miceli, Luigi La Porta e Tommaso Villa su Mentana e la condotta del governo per l'attuazione del
programma nazionale per acclamare Roma capitale d'Italia. La linea di approvazione della condotta
corretta del Ministero venne sorpassata da quella contraria per 2 voti (199 contro 201), per cui
Menabrea rassegnava le dimissioni ma veniva incaricato nuovamente dal re, infatti il 5 gennaio
1868 presentava un nuovo consesso governativo.
Alcuni anni prima, nell'estate del 1861, Umberto ed Amedeo erano a Monza in vacanza, dove già
soggiornavano la sorella Maria Pia e la zia Elisabetta, duchessa di Genova, con la figlia Margherita,
che aveva dieci anni. Non è da escludere che l'ambiziosa vedova di Ferdinando di Savoia, dopo aver
dato invano l'assalto al cognato Vittorio Emanuele II, già covasse l'idea di far sposare la duchessina
al cugino, con l'aureola di principe ereditario, anche se piuttosto chiuso, taciturno, altero, ostinato,
secondo quanto scriverà il conte Caracciolo. Oramai Umberto in guerra aveva dimostrato il proprio
coraggio ed era perciò ancor più idoneo ad accendere la fantasia della giovane cugina.210
Nel 1864 il marchese Gualterio aveva suggerito quest'unione, anche se Margherita era ancora
troppo giovane; l'idea venne ripresa da Menabrea dopo la tragica morte, in un incendio, in quelle
206 George Villiers 4° conte di Clarendon (1800–1870), avendo già alcuni anni prima attaccato il governo clericale,
definendolo sventura d'Europa, per guadagnarsi i consensi anglicani, pur essendo stato recentemente min. degli
Esteri, non sembrerebbe che fosse la persona più adatta a ragionare con il Papa. Forse Vittorio Emanuele II voleva
rafforzare più i convincimenti di lui sul piano internazionale che Pio IX!
207 I passi salienti di questa nota son riportati da CARPI e GIUNTI, pp. 121-23. Su altri interessanti maneggi di
Mazzini, p. 124.
208 CARPI e GIUNTI, p. 123.
209 L'Italia alla Esposizione Universale di Parigi nel 1867, p. XV.
210 Francesco CARACCIOLO, Victor-Emanuel III intime, Paris, 1903.
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solite strane fiamme che ornavano i saloni di una certa casata, allorché la candidata Matilde
d'Asburgo-Lorena perì in questo modo mentre era intenta ad adornarsi per una festa.
Poiché il principe aveva ormai compiuto ventidue anni, il loro matrimonio fu deciso dal re nel 1867
in una maniera abbastanza pratica per non dire rusticana, in sintonia con il carattere di Vittorio
Emanuele II: giunto improvvisamente a palazzo Chiablese, fece condurre davanti a sé l'istitutrice,
Rosa Arbesser,211 alla quale, senza palesarle il motivo, chiese militarmente «cosa pensate di mia
nipote?», ella cominciò la solita cantilena di lodi, ma il re incalzò di essere più esplicita, poi entrò in
qualche altro particolare, se fosse bella, se avesse qualche difetto fisico. Qualche giorno dopo il re
tornò, parlò con la cognata, le fece un minuzioso interrogatorio, volle sincerasi con i propri occhi,
andando insieme nella camera della principessa, sorpresa in vestaglia mentre si stava facendo
ravviare i biondi capelli, quindi scrisse al figlio di recarsi a Torino a fidanzarsi.
Infatti il 28 gennaio 1868 il principe ereditario reincontrò la promessa sposa, nel frattempo maturata
al punto giusto, così il 29 il march. Filippo Gualterio, ministro della Real Casa, ne chiedeva
ufficialmente, a nome del re, la mano per il principe ereditario; il 30 Umberto e Margherita
comparivano insieme nel palco reale del Teatro Regio, confermando implicitamente il loro
fidanzamento. Il 1° febbraio il presidente del Consiglio, gen. Menabrea, comunicò alla Camera ed
al Senato la decisione del re. In un giorno di marzo Umberto, Elisabetta, Margherita e suo fratello
Tommaso salirono a Superga ad ascoltare la messa sulle tombe dei Savoia.
Così il 22 aprile1868 Umberto sposava a Torino la cugina Margherita, cui seguirono cinque giorni
di grandi festeggiamenti, compresi dei tornei cavallereschi (anche per risollevare l'opinione
pubblica dopo l'opaca terza guerra d'Indipendenza, mal gestita in terra ed in mare, seguita poi dal
velleitario episodio garibaldino di Mentana):212
Il 21 aprile nel Palazzo Reale di Torino veniva solennemente sottoscritto l'atto nuziale: apriva il corteo Umberto il
quale dava il braccio a Margherita (manto e veste di vaporosi merletti, con mazzolini di rose, due stelle di
diamanti nei capelli ed al collo le perle appartenute alla regina Maria Adelaide), poi Vittorio Emanuele II, al
braccio la figlia regina Maria Pia (dal manto rosso cupo), il principe di Prussia a fianco della duchessa di Genova,
il duca d'Aosta Amedeo con la principessa Maria Clotilde, il principe Gerolamo con la duchessa d'Aosta. I
cavalieri della SS. Annunziata, le alte cariche dello Stato, le deputazioni del Parlamento, la giunta municipale e la
nobiltà erano già nel salone da ballo, in attesa dell'ingresso della famiglia reale e del loro seguito. L'indomani
mattina, il 22, nel medesimo salone venne celebrato il matrimonio civile, alla presenza anche del corpo
diplomatico. Quindi, subito dopo la conclusione dell'atto, Margherita chiese al re di potersi affacciare a salutare le
persone che gremivano la piazza, tra interminabili ovazioni. Gli sposi quindi, in fastoso corteo, si recarono nella
vicina Cattedrale di San Giovanni Battista, dove l'arciv. Riccardi di Netro, assistito dagli arciv. di Milano e di
Udine nonché dai vesc. di Mantova e di Savona, celebrò il rito nuziale, alla presenza anche di delegazioni operaie
convenute a rendere omaggio. Nel tardo pomeriggio pranzo di gala al palazzo reale, con la partecipazione, oltre
che del corpo diplomatico, anche dell'alto clero, delle deputazioni del Parlamento e dei sindaci delle principali
città, quindi il corteo di carrozze di gala condusse la famiglia reale ed il suo seguito al Teatro Regio, per uno
spettacolo di gala. L'indomani, alla Società Filodrammatica, assistettero ad una cantata ed alla recita La festa
della colomba di Vittorio Bersezio, cui si aggiunse l'Augurio di un vate alla regal fidanzata di Gustavo Deleuse.
Vittorio Emanuele II aprì il suo giardino per una festa campestre, cui il popolo accorse per assistere a danze di
ninfe su un palcoscenico eretto attorno ad una grande vasca, teatrini di marionette e finti castelli sparsi nel parco.
Un altro ballo venne dato dall'Accademia Filarmonica e, tra i vari festeggiamenti e le gare pirotecniche che
illuminarono il cielo, spiccò il magnifico torneo in piazza Carlo Emanuele, celebrante il ritorno in patria del duca
Emanuele Filiberto di Savoia con Margherita di Valois: il duca d'Aosta diresse le evoluzioni dei cavalieri, il
211 Margherita ebbe la prima educazione dalla marchesa Clelia Monticelli di Casalrosso, severa e piuttosto bigotta,
presto fortunatamente sostituita dalla giovane e gentile istitutrice austriaca Rosa Arbesser, sensibile, raffinata, colta
ed intelligente, la quale plasmò molto la sua educazione anche nella formazione del gusto.
212 Carlo CASALEGNO, La regina Margherita, pp. 38-44. Il matrimonio in cattedrale, «L'Illustration», Parigi, 2 mag.
1868, da dis. di Luigi Borgomainerio.
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duchino di Genova, Tommaso, di 14 anni, aprì la corsa degli anelli e ad ogni colpo assestato si apriva una gabbia
da cui prendevano il volo centinaia di uccellini, con legati dei bigliettini d'augurio, uno dei quali andò a posarsi ai
piedi di Margherita, lasciandosi accarezzare da lei, perciò le tremila persone presenti, malgrado la minuta pioggia,
applaudirono.
In un indirizzo di felicitazioni da parte della Camera, Giovanni Lanza si rivolse a lei,
incominciando il discorso, contro il protocollo, con «Graziosissima principessa». Il 27 aprile
Umberto e Margherita partirono da Torino, sostando brevemente ad Alessandria, Piacenza, Parma,
Modena, Bologna, poi nei pressi di Firenze pernottarono la notte del 29 nella medicea Villa Reale
di Castello ed il mattino del 30 fecero il loro ingresso solenne in città.213
In previsione di ciò, già il 7 febbraio Vittorio Emanuele II aveva reso ancor più bello ed
istituzionalizzato nella città di Firenze il Corpo dei Corazzieri, ed il 20 l'Ordine della Corona
d'Italia, per premiare chi si fosse distinto al servizio della Nazione.
Giunti alle Cascine, il march. Ginori le presentò il dono della città, un giglio costellato di rubini con una
margherita con brillanti; la berlina dorata, trainata da otto cavalli bardati, la medesima che era servita per le nozze
di Carlo Alberto con Maria Teresa, mosse lentamente verso Palazzo Pitti, passando tra piazze trasformate in
aiuole; la sera la città apparve tutta illuminata da fiaccole a finestre, torri, balconi, cupole, colline. Nella festa che
seguì, tra mille invitati, ella apparve con la sua corte di dame, la march. Giulia Trivulzio, la contessa Andriana
Marcello, la duchessa Lelia di Sant'Arpino Caracciolo, le principesse Anna Corsini Barberini, Natalia Farinola
Corsini ed Antonietta Strozzi, con la coccarda azzurra e la «M» di brillanti. Poi, nel parco del Querceto, alle
Cascine, il duca d'Aosta, con giustacuore di broccato d'oro, veste di velluto verde, maniche con ermellini e collare
della SS. Annunziata di diamanti, diresse un'altra giostra, con squadre di Milano, Napoli, Firenze, 200 cavalieri e
poi gli ultimi tre a contendersi un fiore. Margherita, che da giovinetta aveva scritto Le gantelet (il guanto
dell'armatura), un poemetto di gusto medievale, adornato di propri disegni ed acquarelli, vedeva realizzato il suo
sogno.
Essendo primavera, Umberto e Margherita si recarono a Genova ed a Venezia, poi trascorsero una
lunga vacanza a Monza, fecero un viaggio in Baviera ed in Belgio, 214 cordialmente festeggiati
ovunque, si diressero quindi in “grand tour” nel mezzogiorno, a Napoli, Messina e Palermo, quindi
fissarono la loro residenza a Napoli, dovendo far nascere lì il loro figlio, per saldare il nord
dell'Italia con il sud.215
Il 13 maggio 1869 Menabrea presentava al monarca un nuovo rimpasto di governo.
Il 24 settembre 1869 il re prometteva a Napoleone III aiuto in un eventuale conflitto, riservando
però i diritti dell'Italia su Roma, anche se Massari, avendo incontrato Thiers a Parigi nel 1868,
questi gli aveva detto che Vittorio Emanuele II aveva voluto prendere tutte le foglie del carciofo ma
dovesse stare attento all'ultima (Roma) che gli sarebbe potuta costare cara. L'allegoria del carciofo
derivava da un famoso detto che si tramandava in casa Savoia, sin dai tempi del duca Vittorio
Amedeo II e di Carlo Emanuele I, ma già era stata prima di Emanuele Filiberto e poi assunta
persino da Carlo Alberto.216
213 «Rassegna Storica del Risorgimento», Catalogo della mostra di Firenze Capitale d'Italia, 1954, p. 688: Entrata del
p.pe Umberto e della p.ssa Margherita a Firenze – Arrivo del corteggio dinanzi al pal. Pitti (30 apr. 1868), dis. di
Lix, «L'Universo Illustrato» Milano 24 mag. 1868, Firenze, Biblioteca e Archivio del Risorgimento; Memoria
storica della giostra dei cav. italiani data a Firenze il 6 mag. 1868 per le nozze dei p.pi di Savoia Umberto e
Margherita, Firenze, idem. (carte Fenzi); fot. del piazzale del Re e delle Cascine durante lo svolgimento della
giostra, Firenze, Museo Topografico; La villa reale di Castello alle Cascine 1868, in Andrea MERLOTTI, La corte
sabauda dal Regno di Sardegna al Regno d'Italia, diademi e gioielli reali.
214 CINTI, p. 312.
215 CASALEGNO, pp. 45-46.
216 Vari accenni, FUMAGALLI, pp. 381-82.
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Essendosi ammalato, il 18 ottobre, quasi sul punto di morte, il re sposava morganaticamente e con il
solo rito religioso Rosa Vercellana, occasione in cui voleva ricevere i sacramenti. Il confessore
però, assai duramente, gli disse che non potesse dargli l'assoluzione, se prima non avesse ritrattato
gli atti che aveva sanzionato contro la Chiesa. Al che rispondeva di voler morire da cattolico, come
era vissuto; se aveva fatto del male ad alcuno se ne pentiva e ne chiedeva perdono a Dio; «Ma ciò
ch'ella mi chiede è un atto politico, che io non posso fare da re costituzionale» ed essendo nella
stanza accanto il presidente del Consiglio «se la intenda con lui; poi si vedrà». Ma Menabrea, che
era un generale di lungo corso, con piglio militare, lo persuase a dargli l'assoluzione.
L'11 novembre nasceva, nella città partenopea, il figlio di Umberto e di Margherita, al quale veniva
conferito il titolo di principe di Napoli e sarebbe diventato, nel 1900, re Vittorio Emanuele III.
Appena sorte le prime avvisaglie dei dolori, convennero a palazzo reale, 217 dove c'era già il principe
Umberto, due generali (Cialdini, che era stato creato duca di Gaeta, ed il conte sen. gen. Roberto de
Sauget), per volere di Vittorio Emanuele II, rimasto a San Rossore poiché malato, rappresentato dal
principe Eugenio, per ricordare che suo nipote veniva da una stirpe di soldati, il conte Gabrio
Casati, presidente del Senato, come notaio della Corona, le alte cariche, il prefetto, il sindaco di
Napoli (conte Guglielmo Capitelli), ed il sacerdote. Bella notizia, essendo maschio, in base alla
legge Salica, insieme ad una brutta, ossia che la regina non avrebbe potuto avere altri figli. A dar
l'annunzio del lieto evento, al San Carlo, arrivò prima del sindaco il goffo assessore Vonwiller. Lo
spettacolo fu interrotto, l'orchestra intonò la marcia reale, tutti si irrigidirono nell'attenti. All'una di
notte le batterie sugli spalti di Sant'Elmo spararono i 101 colpi di cannone regolamentari. In
compenso il 14 il sindaco teneva al fonte battesimale il principino, implicitamente a nome della
città. Padrino suo nonno il re, madrina sua nonna la duchessa di Genova.
Secondo delle strane voci, Margherita avrebbe partorito una femmina ma, poiché i medici
constatarono che non avrebbe potuto avere degli altri figli, la bimba sarebbe stata sostituita con un
un maschietto: ipotesi strana, che alcuni storici giustificano avventatamente con il fatto che non ci
sarebbe stata altra discendenza maschile, cosa non vera poiché a Genova il 13 gennaio dello stesso
anno era nato Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Amedeo e di Maria Vittoria dal Pozzo della
Cisterna, il quale nel periodo di regno del padre in Spagna assumerà anche il titolo di principe delle
Asturie, ed era cuginetto di primo grado del nascituro di Margherita.
Il 19 novembre, contro il parere del governo, Giovanni Lanza venne eletto presidente della Camera,
perciò Menabrea annunciava le proprie dimissioni. Il re avrebbe preferito un tentativo di rimpasto
ma il chiaro atteggiamento della Camera lo indusse a dar mandato al suo presidente, che in un
primo momento non riuscì nell'intento, allora venne incaricato Cialdini, ma neppure egli sfondò,
infine con l'intervento di Sella si ebbe la nuova compagine, presieduta da Lanza, che si insediò il 14
dicembre.218
Rimessosi in salute, il re riprese i maneggi, preferendo la vicina Francia, giacché l'Austria si
mostrava fredda per i fatti del '66, ma si cercava un'alleanza tra stati cattolici per contenere le mire
della Prussia e della Confederazione Germanica. In caso di guerra, si promettevano all'Italia
frontiere più determinate nella valle della Roja e nelle Alpi Tirolesi, persino una stazione navale in
Tunisia. In caso di conclave, avrebbero sostenuto lo stesso candidato, da ciò conseguiva che Roma
dovesse essere la capitale d'Italia. Le trattative andavano avanti, l'Austria faceva buon gioco, ma il
consiglio dei ministri poneva due condizioni: che la Francia ritirasse le sue truppe da Roma e
riconoscesse il principio del non intervento; che non si dovesse osteggiare la nazionalità germanica.
Il re capì che era un garbato rifiuto, riconoscendo che l'Italia non potesse fare alcun atto
217 Silvio BERTOLDI, Vittorio Emanuele III, 1971, scriveva che fosse nato nella reggia di Capodimonte, ma essa è
lontana dal teatro San Carlo.
218 BARTOLOTTA, pp. 48-49.
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internazionale senza anteporre la questione romana, e che prendere un'iniziativa contro la
nazionalità germanica sarebbe equivalso a rinnegare i principi che avevano ispirato l'unificazione
italiana. Napoleone III rifiutava quelle condizioni con le parole «Je n'accepte, ni le fond ni la
forme» e così la trattativa s'interruppe.
L'8 dicembre 1869 si apriva a Roma, a San Pietro, il Concilio Ecumenico Vaticano I, con la
partecipazione di circa 750 vescovi, di cui 276 italiani. Il re volle che il suo governo procedesse in
concordia con tutta l'Europa cattolica, lasciando piena libertà ai partecipanti di recarvisi,
consigliando a tutti prudenza e moderazione. Esortò parecchi di loro, particolarmente Riccardi,
arciv. di Torino, e Rinaldi, vesc. di Pinerolo, di opporsi fortemente agli ultramontani. 219 Il regio
commissario Vigliani, che sostituiva il re ancor debole nel discorso della Corona, diceva «Sua
Maestà augura che da quell'assemblea esca una parola conciliatrice della fede e della scienza,
della religione e della libertà. Ma in ogni evento la nazione è sicura che il Re serberà intatti i diritti
dello Stato e la propria dignità». Quando fu proclamata l'infallibilità del Pontefice, le sue previsioni
si erano avverate.
Intanto con la guerra franco-prussiana in corso le truppe francesi erano state chiamate
frettolosamente da Roma, perciò il Partito d'Azione spingeva urgentemente il tentennante governo,
perciò Vittorio Emanuele II decideva che fosse il momento di andare risolutamente a Roma,
appoggiato tanto dall'ala sinistra di Crispi e Rattazzi quanto da quella destra di Sella e Minghetti.
Ma, prima di tutto, scrisse una lettera circolare ai vari suoi rappresentanti diplomatici.
A Roma e nel Lazio si firmavano sottoscrizioni in calce ad un memoriale al re d'Italia, chiedendogli
l'invio di truppe italiane. Dal conte Manara da Viterbo vennero presentate al ministero degli esteri
3.500 firme e, considerando gli indici di analfabetismo, non era poco.
Non volendo fare irruzione, senza prima aver seguito le vie diplomatiche, Vittorio Emanuele II
incaricò il conte Gustavo Ponza di San Martino di recarsi a Roma, latore di una sua lettera olografa
indirizzata a Pio IX, garantendogli l'indipendenza spirituale e chiedendogli di evitare che Roma
potesse diventare facile «campo di battaglia di partiti sovversivi». L'inviato, arrivato il 9 settembre
mattina, venne subito ricevuto dapprima dal terribile cardinal Antonelli, quindi il giorno dopo in
udienza dal Papa, al quale porse la lettera di cui era latore, ricevendo come unica secca risposta: il
re facesse come più gli talentasse, ma non sperasse nel consenso pontificio. Quindi, datogli il
riscontro al regio autografo, lo licenziò. Il contenuto di esso, la solita tiritera con retrogusto di
scomunica, la lettera consegnatagli «non è degna di un figlio affettuoso che si vanta di professare la
fede cattolica … Io non entrerò nei particolari … io benedico Iddio, il quale ha sofferto che Vostra
Maestà empia di amarezza l'ultimo periodo della mia vita … Io non posso ammettere le domande
espresse nella Vostra lettera, né aderire ai principi ch'essa contiene». Iniziarono tridui in tutte le
chiese.220
Il conte ripartì l'11 ma nel frattempo ricevette molte visite e gli furono recapitati molti biglietti di
illustri personaggi che anelavano omaggiare l'inviato del re d'Italia. Le schiere del 34° battaglione
bersaglieri e del 39° Reggim. fanteria, entrate nel territorio laziale, si presentarono sotto le mura
aureliane, dalla parte della via Nomentana e sulla destra di Porta Pia, che non venne aperta,
219 Con la famosa dichiaraz. dell'infallibilità del Papa non solo l'ultramontanismo trionfava ma addirittura si rendevano
più difficili gli equilibri dei rapporti tra Stato e Chiesa, poi l'argomento verrà ulteriorm. ripreso con la Lumen
gentium. Però, dobbiamo osservare che quando il ruolo del Papa, nel giro di una decina di mesi, diventerà solo di
pastore, avrà il vantaggio di essere comunque protagonista sulla scena europea e mondiale. Ciò grazie anche a
Napoleone I che, senza accorgersene, con il Concordato del 1801, nell'indurre il Papa, Pio VII, a far dimettere i
vescovi dell'Ancien Régime, ne aveva rafforzato l'autorità come capo spirituale.
220 CARPI e GIUNTI, pp. 123-30: a p. 128 riportata la lettera.
68
l'artiglieria italiana allora operò la famosa breccia, prova documentale da parte pontificia che Roma
era stata presa con la forza e non con il consenso. L'ingresso in città fu abbastanza pacifico, con
entusiasmo generale nelle strade, mentre gli integralisti erano nelle chiese a pregare. Negli scontri
cadevano 49 soldati italiani e 19 pontifici, il gen. Herman Kanzler firmava e Raffaele Cadorna
controfirmava la capitolazione, Roma veniva occupata, salvo il Vaticano, dove si era rifugiato il
Papa.
Michelangelo Caetani duca di Sermoneta221 dal 20 settembre presiedeva la giunta provvisoria di
Governo ed in brevissimo lasso di tempo, ossia il 2 ottobre, nei dodici rioni si tennero le votazioni;
anche gli altri comuni inviarono il loro consenso; allora egli ed principe Baldassarre Odescalchi il 9
si recarono a Firenze a presentare al re il risultato del plebiscito.
Nel suo discorso di risposta all'indirizzo fattogli dalla deputazione romana, recatasi a Firenze,
accompagnata da Lanza e da Sella, per presentare il risultato del plebiscito, Vittorio Emanuele II il
9 ottobre non mancò di specificare: «Io, come re e come cattolico, nel proclamare l'unità d'Italia,
rimango fermo nel proposito di assicurare la libertà della Chiesa e l'indipendenza del Sommo
Pontefice, e con questa dichiarazione solenne io accetto dalle vostre mani, egregi Signori, il
plebiscito di Roma».
Con l'arrivo presso Roma, il re in età più matura avrà un'altra relazione a Cave di Foligno con
Rosalinda Incoronata (detta Linda) De Dominicis (dalla quale nascerà Vittoria), le comprerà una
villa, poi due anni dopo la morte del re ella sposerà il nob. dei march. Barugi, ma lui, dopo vari
litigi, si suiciderà lasciando tutto all'ospedale anziché a lei ed alla piccola.
Intanto a Napoleone III il 4 settembre era succeduto un governo provvisorio di difesa nazionale ed
Adolphe Thiers era stato incaricato di fare il giro della capitali d'Europa, per aver degli aiuti onde
poter continuare la guerra contro la Prussia: il 13 arrivava a Londra, andava a Vienna, giungeva sino
a San Pietroburgo, tornava a Vienna, scendeva a Firenze, il 21 ottobre era sulla via del ritorno a
Tours e, grazie ad un salvacondotto russo (l'unica cosa che aveva ottenuto nel suo peregrinare),
poteva entrare il 30 a Parigi, assediata. A Firenze si era meravigliato della cortesia con la quale era
stato ricevuto, anche dal re, considerando che nel suo passato era stato tra quelli che avevano
avversato la politica di Napoleone III in favore dell'Italia.222
La corte pontificia, che con il concilio aveva voluto affermare la propria unità, era scissa in due
pareri contrari, chi consigliava al Papa di lasciar Roma, essendo pronta a Civitavecchia la fregata
francese “Orénoque” per accoglierlo a bordo, chi di venire a patti. I gesuiti, che erano stati i
capeggiatori dell'integralismo, temevano su di loro le ire degli occupanti, ma così non avvenne, il
famoso padre Secchi, direttore dell'Osservatorio astronomico a Sant'Ignazio, venne rassicurato a
non abbandonare il suo posto. Il governo italiano cercava di persuadere il Papa, tramite Mario
Massimo duca di Rignano, uno dei pochi che in quei giorni potesse avvicinarlo, di non partire,
accettando che fosse garantita la sua sovranità spirituale e nessuna ingerenza dello Stato nelle
questioni ecclesiastiche, idee già espresse in tutti i modi ed a tutti i venti dal re. Ma, sparsasi la voce
di una soppressione di gesuiti, il 4 ottobre i negoziati si interruppero, né furono ripresi.
221 Giuseppe MONSAGRATI, Alcuni ricordi di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta raccolti dalla sua vedova e
pubbl. per il suo centenario con un saggio introdutt. e a cura di, Fondaz. Camillo Caetani, Roma, 2005. In tutto il
Lazio si ebbero, su 167.548 cittadini aventi diritto di voto, 135.188 votanti di cui 133.681 favorevoli e 1.507
contrari, La Storia d'Italia, 2005, v. 25, «Cronologia». Secondo la stima di CARPI e GIUNTI, nello scrutinio di
Roma si ebbero 7.850 sì e 46 no, brillando particolarmente il borgo della città leonina che raccolse 1.566 sì e
nessun no.
222 CARPI e GIUNTI, pp. 131-32.
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La Spagna si era rivolta alla Prussia, per avere un sovrano costituzionale, e la Francia credette di
cogliere quest'occasione per attaccare quest'ultima, la quale non intendeva altro che d'innalzare la
Germania ad unità di nazione, procurando che il principe Leopoldo d'Hohenzollern rinunciasse al
trono iberico. Allora Vittorio Emanuele II aveva ripreso la sua proposta di alleanza con la Francia,
facendo regnare suo figlio Amedeo, ma non venne ascoltato e prevalse il fragore delle armi tra
quella nazione e la Prussia confinante, con smacco dell'imperatore dei francesi. Fu chiesto aiuto,
arrivò il principe Girolamo, il re non era contrario ad intervenire in soccorso di chi, sia pur tra molti
contrasti, gli aveva fatto allargare l'orizzonte, ma era troppo tardi, non potendo l'Italia uscire dal suo
stato di neutralità, né i rapidi eventi consentirono altrimenti: con la sconfitta definitiva di Sedan il 2
settembre 1870, Napoleone III aveva consegnato la propria spada al re di Prussia.
La guerra del 1870 tra la Francia e la Prussia si sarebbe potuta forse ritardare, se gli eventi che
l'avevano prorogata, a cagione della rivoluzione in Spagna, non l'avessero poi per la medesima
ragione affrettata. Vittorio Emanuele II aveva acconsentito che suo figlio Amedeo diventasse re di
Spagna (anche se lo sarà per soli due anni, dal 1870 al 1872, a causa delle turbolenze politiche), in
base al famoso trattato di Utrecht. La prospettiva sarebbe stata bella e portentosa, suo figlio re di
Spagna, alleato con la Francia che si bagna anch'essa nel Mediterraneo, l'Italia lambita dal Tirreno e
dall'Adriatico. Ma si inciampava continuamente nella questione romana. Il disegno era ambizioso,
si sarebbero tarpate le ali ai rivoluzionari e le due penisole sorelle avrebbero avuto un peso notevole
nel Mediterraneo.
Fallita la candidatura dell'Hohenzollern, giunse a Firenze una folta deputazione spagnola, ricevuta
solennemente il 4 dicembre. Terminata la funzione del consenso da parte di Vittorio Emanuele II
per suo figlio, atto redatto a Palazzo Pitti alla presenza di Cialdini, Gino Capponi, Luigi Federico
Menabrea ed Urbano Rattazzi, Amedeo partì con sua moglie ed assunse la corona di Spagna.
Era stato d'obbligo indire nuove elezioni politiche, per dar seggi ai deputati delle nuove provincie,
svoltesi il 20 novembre. Cosicché il 5 dicembre 1870 il re pronunciò a Firenze il suo solenne
discorso di inaugurazione dell'XIª Legislatura, che iniziava così: «L'anno che volge al suo termine
ha reso attonito il mondo per la grandezza degli eventi», quindi ricordava la neutralità dell'Italia
avvenuta tra Francia e Prussia, cui seguiva il solito ritornello sulle garanzie al Papa e si augurava
che la Spagna prosperasse in «un lungo avvenire di concordia, di progresso e di libertà».
A Roma, come ogni tanto accadeva, il Tevere, per le dirotte piogge, il 27 dicembre straripò in gran
parte della città. Il re partì la sera ed arrivò in forma privata il 31 di buon mattino, visitò i luoghi
colpiti e molti vollero accompagnarlo con fiaccole al Quirinale. Aveva colto quest'occasione per
entrare in città senza imbarazzanti cerimonie ufficiali, ricevendo solo i tributi spontanei. Avrebbe
detto agli ufficiali superiori della Guardia recatisi a ringraziarlo per essere accorso a Roma desolata
dall'inondazione, «A Roma ci siamo e ci resteremo», anche se c'è chi ha voluto confutare che le
abbia pronunciate in questa circostanza.
Valendosi anche del fatto che Margherita fosse una fervente cattolica, Vittorio Emanuele II nominò
suo figlio Umberto comandante del Corpo d'Armata di Roma, città in cui arrivò con la moglie nel
pomeriggio del 23 gennaio: il loro ingresso fu solenne, scortati dai corazzieri, e poiché tutti
volevano vederli, malgrado la pioggia ella fece scoprire la carrozza. Arrivati al Quirinale, dovettero
affacciarsi più volte. Il più acuto ritratto di Margherita lo tratteggerà in poche parole Giosuè
Carducci, «tra ciglio e ciglio un corusco fulgore di aquiletta balenava su quella pietà di colomba».223
Il 3 febbraio 1871 veniva approvata la legge per il trasferimento della capitale da Firenze a Roma, e
poi quella sulle garanzie della libertà della Chiesa e del suo sovrano Pontefice, di cui in giugno si
223 Giosuè CARDUCCI, Prose, Bologna, 1938, §. Eterno femminino regale, pp. 877-78.
70
sarebbe celebrato il 25° anno di pontificato.
Il 24 giugno 1871 fu chiuso il Parlamento a Firenze. Il 28 il re partiva ed il 2, essendo stata
approvata la Legge delle Guarentigie, dopo una visita a Napoli, entrava ufficialmente a Roma.
Molti ritengono che Vittorio Emanuele II abbia pronunciato in quest'occasione le parole che
secondo altri avrebbe detto sei mesi prima, «A Roma ci siamo e ci resteremo», dobbiamo però
considerare che una frase rimasta famosa possa esser stata ripetuta in tempi diversi.224
Il 27 novembre fu riaperto il Parlamento, sedente per la prima volta a Roma a Montecitorio dove si
inaugurò la sua seconda sessione, nell'apertura della quale Vittorio Emanuele II lesse il suo
discorso, in cui accennò ad «una nuova era» nella storia d'Italia il cui secondo moto dovesse essere
«ampliando e rafforzando l'insegnamento professionale e scientifico, aprendo nuove vie di
comunicazione e nuovi sbocchi al commercio», essendo il traforo del Cenisio compiuto, intrapreso
quello del San Gottardo, «la via mondiale che, percorrendo l'Italia, riesce a Brindisi e avvicina
l'Europa all'Italia troverà aperti i tre varchi delle vaporiere per traversare le Alpi». Osserviamo
che le prospettive si basassero ormai sui fatti, non sulle parole, sulla retorica. Infatti, con l'apertura
nel 1867 del Canale di Suez, l'Italia, posta al centro del Mediterraneo, aveva sbocchi navali tanto ad
Oriente quanto ad Occidente.
Il re non perdeva occasione di manifestare il proprio rispetto verso il Capo della Chiesa Cattolica:
quando fu a Roma per l'inondazione aveva mandato un suo aiutante di campo a complimentare il
Papa, così anche all'inizio del nuovo anno 1872, ma entrambe le volte non fu ricevuto. L'ostilità
delle sfere vaticane giungeva a far ritenere il Papa colà prigioniero e poiché dall'affaccio del
Quirinale si vede bene quella parte dove erasi volontariamente relegato il Pontefice, un giorno
esclamò: «È là, il libero prigioniero».225 In occasione del giubileo pontificale di Pio IX il re inviò il
generale Bertolè-Viale per omaggiarlo, ma questi s'incontrò solo con il card. Antonelli, anche se
questi fece sapere più tardi che il pontefice ringraziava e, se non l'aveva ricevuto, era per i troppi
impegni di quella giornata!226
Però il Papa aveva a cuore una questione, tanto che s'indusse a scriverne personalmente a Vittorio
Emanuele II, dolendosi che alcune prostitute officiassero vicino ad una chiesa: il re provvide
immediatamente e così, questa volta molto facilmente, fu subito accontentato.
La città di Roma si era trovata divisa con due, anzi tre aristocrazie, da un lato quella nera,
integralista, che aveva abbrunato la bandiera con l'invasione della città e l'incorporazione di essa nel
Regno d'Italia, rispetto all'altra romana di idee più liberali ed a quella che conveniva da tutte le parti
d'Italia.
L'attrito tra regno e papato comportò subito anche vari problemi corollari. Il principe ereditario
Umberto e Margherita la prima domenica del loro soggiorno a Roma avrebbero voluto assistere alla
messa, ma il cappellano di corte, mons. Valerio Anzino, non poteva celebrarla nella cappella del
Palazzo, essendo il luogo colpito da interdetto, allora si recarono a Santa Maria Maggiore, dove i
canonici offersero inginocchiatoi e cuscini, ma vennero poi rimproverati, così lo staffiere in seguito
provvedeva a portarne lui due di velluto. Quando Maria Pia di Savoia, regina cattolica di Portogallo,
si recò a Roma, il card. Camillo Di Pietro, per non andarla ad omaggiare al Quirinale, la incontrò a
224 Giuseppe FUMAGALLI, Chi l'ha detto?, 1988, pp. 296-97, con anche la variante «Siamo a Roma e ci resteremo».
225 CARPI e GIUNTI, pp. 133-35. Alcuni fanatici mandavano all'estero della paglia, da distribuire ai fedeli, per far
pietosamente credere che il Papa fosse relegato in qualche stalla, come in un Presepe!
226 Carlo CASALEGNO, La regina Margherita, 2001, p. 58.
71
Sant'Antonino dei Portoghesi Finalmente, verso la fine del 1871, venne riaperta la chiesa del
Sudario, che era già dei re di Sardegna.227
Nel 1872 i giovani Umberto e Margherita si recarono ufficialmente a Berlino ed a Dresda. 228 In
quella capitale, essendo nata il 22 aprile la figlia del principe ereditario, il caro loro amico Federico,
e di Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha, la principessa di Piemonte la tenne a battesimo ed alla
piccola venne dato il nome di Margherita. Tra le osservazioni del principe, «In Italia tutti
comandano, in Germania tutti obbediscono».
Con la principessa Margherita arrivò al Quirinale una ventata nuova. Il suo intento era quello di
formare un salotto intellettuale, come c'erano in Italia ma soprattutto, ancor più alla grande, in
Francia; famoso era stato, negli anni avanti, quello di Matilde Bonaparte, sposata al conte e poi
principe Anatolio Demidoff. Spettò a lei, non essendoci una regina d'Italia (mentre il re Vittorio
Emanuele II era spesso assente, a San Rossore, a Napoli ed in Piemonte), a render viva la
monarchia ed a far da amalgama con una riottosa aristocrazia locale, che in qualche punto si stava
però sfrangiando: nell'aprile del 1871 diede una festa in onore della granduchessa di Assia-Cassel;
nel carnevale del 1872 Umberto e Margherita assistettero alla corsa dei berberi ed alla festa dei
moccoletti; onorarono della loro presenza i balli dei Doria, dei Pallavicini, degli Sforza Cesarini e
dei Caetani, segno che sia pur tra degli scogli qualche possibilità d'incontro c'era; 229 nel 1873 in casa
di Filippo e Giulia Orsini le dame del seguito della principessa arrivarono ad esibire la coccarda
azzurra;230 nel ballo in costume a palazzo Caetani, quando figurò come Margherita di Valois sposa
ad Emanuele Filiberto per manifestare che sarebbe stata come lei (protettrice di artisti e di
scienziati, nonché di uomini di diversa confessione religiosa);231 l'idea vincente di Margherita fu
quella di avere come dame d'onore anche delle gentildonne romane, amalgamando però
l'aristocrazia con la nobiltà dell'ingegno (invitando personaggi del calibro di Teodoro Momsen e
dell'enciclopedico Ruggero Bonghi) e con personalità politiche, come quando nel 1875, nel ballo al
Quirinale di ogni ultimo mercoledì del mese, aprì la quadriglia con il repubblicano Giovanni
Nicotera.
Il 26 aprile 1872 ci fu un'eruzione del Vesuvio ed allora il principe Umberto si recò a Napoli per
compiervi degli atti concreti di solidarietà.
Il così detto «Circolo» di Margherita, in cui per lungo tempo massimo protagonista fu Marco
Minghetti, oltre che sua moglie Laura Acton, fu improntato principalmente alla destra storica, anche
se egli si farà promotore di un avvicinamento con la sinistra, votando a favore di alcune leggi sociali
del governo Depretis e della riforma elettorale del 1882. La regina però in questo era assai
monolitica, poco flessibile, e forse il torto del suo cavaliere preferito fu di non averne ragionato più
intensamente con lei, magari anche in latino. A corte vi erano pure vari laici (principale tra tutti in
seguito si paleserà tale il principe di Piemonte), ma non era ammesso alcun anticlericale, molti
erano addirittura neoguelfi e conciliatoristi. Va però osservato che gran parte degli uomini della
sinistra non si sarebbero fatti vedere volentieri al circolo della regina, per non perdere voti,
frequentando la corte solo nelle occasioni ufficiali, così ella poteva volgere gentili sorrisi di
benvenuto anche a sinistra, come per esempio ad Amalia Flarer, sposata con Agostino Depretis, ed
alla contessa irredentista Elena Sizzo Noris, sposata con Benedetto Cairoli. Per mettere a proprio
227 CASALEGNO, p. 57.
228 CINTI, p. 312.
229 CASALEGNO, p. 59.
230 Pietro GERBORE, Dame e cavalieri del re, 1952, p. 156.
231 Giulia GORGONE e Cristina CANNELLI, Il costume è di rigore, 8 febbraio 1875: un ballo a Palazzo Caetani ,
Fondaz. Camillo Caetani, 2002.
72
agio gli intervenuti, usava la tattica di parlare poco ma di fare molte domande sulle loro cognizioni,
ascoltando attentamente e rispettosamente le risposte. Favorì anche la musica da camera.232
Le sue dame di corte erano tutte assai colte, massimamente la principessa Pignatelli Strongoli, che
capiva il latino al volo, la marchesa Arborio di Gattinara, la contessa Andriana Marcello.
Mano a mano la città si riempiva di ambasciatori accreditati presso il re, i quali così riconoscevano
Roma capitale d'Italia. Umberto fu scelto a dirimere la questione tra gli Stati Uniti e la Gran
Bretagna sull'Alabama, facendosi rappresentare dal conte Federigo Sclopis di Salerano, cavaliere
della SS. Annunziata, presidente a Ginevra dell'arbitrato internazionale, al quale il 22 settembre
1872 da Firenze scrisse personalmente, per dargli l'investitura, essendo stato eletto dalle parti a
comporre «una causa che resterà celebre nella Storia del diritto delle genti».233
Tutto andava per il meglio in Italia, non così in Spagna, poiché il 17 luglio il re aveva appreso, da
un telegramma da Madrid, che suo figlio aveva subìto un attentato. Gli raccomandò di perseverare
nella causa che aveva abbracciato, dissuadendolo dall'abdicare, ma Amedeo, vedendo che non
riusciva a far accordare i partiti, né volendo accontentarsi di regnare su una parte e non su tutta la
nazione, l'11 febbraio 1873 scendeva lealmente dal trono di Spagna.
Nel 1873 morivano alcuni personaggi strettamente legati alla storia dell'Italia: il 9 gennaio a
Chislehurst (in Inghilterra) Napoleone III dove il re inviò in rappresentanza dell'esercito il gen.
Carlo Giuseppe Piola Caselli, il 22 maggio Alessandro Manzoni a Milano, dove mandò i suoi figli
ed il principe di Carignano, il 5 giugno a Frosinone Urbano Rattazzi, alla cui salma vennero resi
grandi onori a Roma, il 23 settembre a Cecina Francesco Domenico Guerrazzi, il 16 novembre a
Milano Gabrio Casati, il 16 dicembre in Malesia Nino Bixio.
Intanto dal 1° maggio 1873 era caduto il governo, sulla questione dello stanziamento di 6,5 milioni
per l'Arsenale di Taranto, mentre il progetto della Commissione ne prevedeva 23 in un piano
pluriennale: la Camera aveva approvato, ma Sella, come ministro delle finanze, il 30 aprile ne aveva
chiesto la sospensione, dicendo che tutti fossero pronti ad approvare le spese e mai le imposte, per
cui Lanza si era dimesso. Vittorio Emanuele II chiese a Giuseppe Pisanelli di formare una nuova
compagine, ma questi si rifiutò, allora il re incaricò nuovamente Lanza (Sella accettò di
ammorbidire la sua posizione, a patto che si ritirasse, con decreto reale, quel disegno), ma il 25
giugno, in seguito a voto di sfiducia sui provvedimenti draconiani, rassegnò le dimissioni definitive.
Il 10 luglio si formò il governo Minghetti.234
In occasione dell'Esposizione Universale, Vittorio Emanuele II, accompagnato da Minghetti, il 17
settembre si recava a Vienna, dove si incontrava con Francesco Giuseppe, ex nemico ma capo della
casata della defunta sua moglie, il quale era andato con grande deferenza a riceverlo alla stazione
ferroviaria: quanti ricordi, quante battaglie, quanta diplomazia si era consumata sui loro tavoli!
Belle accoglienze anche a corte. Il 22 arrivava a Berlino, accolto da Guglielmo I di Prussia, già
proclamato imperatore di Germania. Al pranzo di gala Vittorio Emanuele II confidò candidamente
che, se non fossero stati i suoi ministri a trattenerlo, sarebbe corso in aiuto a Napoleone III, il che
era vero:235 la sua franchezza venne molto apprezzata tanto che ricevette dal collega prussiano una
232 CASALEGNO, pp. 101 e 113. Nel 1893 un decreto sancirà il famoso Quintetto da camera di Sua Maestà la Regina,
formato da Giovanni Sgambati.
233 CARPI e GIUNTI, p. 136
234 BARTOLOTTA, pp. 50-51.
235 Il gen. Carlo Giuseppe Piola Caselli, p. 156; Il viaggio del Re d'Italia a Vienna e a Berlino, dal 16 al 29 sett. 1873,
con ritratto del re.
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stretta di mano. Questo viaggio era visto dalla stampa italiana come una nuova fase della politica
estera italiana.
Il re, tornato in Italia, si recò a Torino ad inaugurare il monumento a Cavour, poi il 15 novembre a
Roma apriva la terza sessione legislativa, in cui relazionava il Parlamento, soprattutto del viaggio
intrapreso, «garanzia pel mantenimento della pace».236 Ci aveva visto giusto, poiché essa si sarebbe
consolidata in Europa sino allo scoppio della prima guerra mondiale!
In gennaio si discusse alla Camera la legge, presentata da Antonio Scialoja e da Cesare Correnti,
sull'istruzione elementare obbligatoria. Il 30 aprile venne promulgata la legge bancaria. Il 26
gennaio era morto a Milano Giuseppe Rovani ed il 1° maggio a Firenze Niccolò Tommaseo.
Il 23 marzo 1874, segnando i 25 anni di regno di Vittorio Emanuele II, fu un giorno di grande festa
nazionale, venendo dei rappresentanti da tutte le parti d'Italia e dall'estero: deputazioni con bandiere
spiegate sfilarono davanti al re, il quale faceva con la mano dei cenni di ringraziamento, quindi
rispose a vari indirizzi, a quelli della Camera, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti, ai
rappresentanti della scienza, delle province, dei comuni, delle nazioni estere. Unico punto nero,
quell'“Orégon” sempre attraccato a Civitavecchia, che finalmente venne fatto partire.
Tra il 1874 ed il 1877 fuori Porta Pia fu costruita la villa Mirafiori per la bella Rosina, la quale
diventerà poi sede universitaria. Invece Margherita, grazie anche al conte Marcello Panissera di
Veglio, gran maestro delle cerimonie (poi dal 1875 prefetto di palazzo), il quale aveva ascendente
nell'animo del re, riuscì piano piano ad imbastire la propria corte, come moglie del principe
ereditario, e Vittorio Emanuele II la lasciò fare, essendo egli assai più incline a dedicarsi, oltre che
alla caccia, ai ritiri ancillari. Tuttavia la principessa nuora apparve ufficialmente una sola volta nella
sala del trono, quando il re ricevette la deputazione romana che gli recò il plebiscito, poiché fin che
egli fosse vissuto Margherita non doveva occupare il posto che sarebbe stato di Maria Adelaide,
dalla quale ella aveva avuto in eredità la famosa collana di cinque doppi fili di perle che, in seguito,
il principe Umberto, per fare ammenda delle sue distrazioni “extra moenia”, avrebbe garbatamente
fatto aumentare via via fino a sedici, cosicché quel tesoretto, da solo, sarebbe arrivato a contare 684
elementi.237
Il 23 novembre 1874 il re inaugurò la prima sessione della XIIª Legislatura, in cui annunciava varie
riforme: dei codici, del diritto commerciale, del sistema tributario ed amministrativo.
Il 30 gennaio 1875 Vittorio Emanuele II riceveva Garibaldi, come vediamo nel grande quadro di
Girolamo Induno, con raffigurato anche il gen. Giacomo Medici.
Il re il 5 aprile a Venezia dava il benvenuto all'imperatore Francesco Giuseppe 238 (accomodandosi
entrambi sulla medesima gondola), che ripartiva il 7. Non era venuto a Roma per rispetto al
pontefice, decidendo perciò l'incontro in una cornice altrettanto suggestiva.
In estate il principe Umberto veniva inviato a Vienna, per le esequie di Ferdinando I, il quale era
stato imperatore d'Austria dal 1835 al 1848 e si era spento a Praga il 29 giugno; quindi proseguiva il
viaggio, diretto a Londra ed in varie contee d'Inghilterra. L'«Opinione» coglieva l'occasione per
ventilare varie illazioni in merito a questa trasferta, cui faceva eco «La Civiltà Cattolica», 239
236 CARPI e GIUNTI, pp. 137-39.
237 CASALEGNO, pp. 60-61. Invece il diadema era opera di Donato Pirolo-Torelli.
238 Le feste di Venezia. L'incontro di Francesco Giuseppe e Vittorio Emanuele alla staz., 5 apr., dis. Cenni.
239 «La Civiltà Cattolica», … dichiarazione dell'Opinione circa il viaggio del p.pe Umberto di Savoia a Vienna e a
Londra, v. VII della s. IX, 1875, p. 743.
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ironizzando, forse per “prepararsi all'esercizio della grave missione che gli verrà affidata quando
salirà sul trono”, andando a conoscere i principi dei più potenti Stati d'Europa, cosicché saranno più
proficui i colloqui con Andressy,240 Derby,241 Disraeli242 e Gladstone,243 i quali apprezzeranno
maggiormente la sua mente sveglia ed il carattere leale, ponendosi tuttavia quattro questioni: 1ª) che
tutti questi principi salgano poi sul trono; 2ª) che abbiano ministri responsabili; 3ª) che
praticheranno verso il governo italiano la medesima politica che ora mostrano di professare; 4ª) che
tra brevi colloqui, banchetti e cacce, presi da tanta ammirazione per la sua lealtà, gli abbiano svelato
i più reconditi segreti della loro politica. Era stato osservato che egli, sia nell'andata a Londra che
nel ritorno, non avesse toccato il suolo francese, forse per non offuscare i buoni rapporti con la
Germania.
Il 18 ottobre Vittorio Emanuele II ricevette Guglielmo I a Milano, dove la popolazione festante,
rotte le ali di soldati, accompagnò la loro carrozza dalla stazione al palazzo reale. 244 La galleria
dedicata al re era stata illuminata per l'occasione. La visita si protraeva sino al 23, tra un pranzo più
riservato, nella sala gialla (a capotavola Amedeo e Vittorio Emanuele II, da una parte Margherita,
Guglielmo I e la duchessa di Genova, dall'altro lato Tomaso ed Umberto), ed altri di gala, balli,
rappresentazioni alla Scala, escursione di caccia a Monza, non esclusi incontri con personalità
politiche.245
Intanto il 13 luglio a Roma era stata istituita la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, nell'edificio
del Collegio Romano, con i fondi librari delle congregazioni religiose soppresse (la sala di lettura
verrà aperta al pubblico dal 1° aprile 1876). Il 7 settembre il principe ereditario a Palermo
inaugurava il monumento a Vincenzo Florio.246
Durante il carnevale del 1876 il re andò a Napoli e percorse applauditissimo via Toledo sotto una
pioggia di fiori.
Il 6 marzo 1876 Vittorio Emanuele II inaugurò la seconda sessione della Legislatura e, sapendo che
il governo sarebbe durato pochi giorni, il discorso della Corona venne impostato sulle ferrovie, sulla
politica estera, confortata dalle ottime relazioni instaurate con l'accoglienza all'imperatore di
Austria-Ungheria ed all'imperatore di Germania: «Io fui lieto di ospitarli. Venezia e Milano si
mostrarono degne interpreti del sentimento della nazione».«L'insurrezione nell'Erzegovina e nella
240 Conte Gyula Andràssy il vecchio (1893–1890), statista ungherese, già primo min. d'Ungheria ed al momento min.
degli Esteri d'Austria (1871–1879).
241 Edward Henry Stanley XV conte di Derby (1826–1893), segr. di Stato per gli Esteri (1866–68 e 1874–78).
242 Benjamin Disraeli (1804–1881) , primo min. del Regno Unito (1868 e 1874–80).
243 William Ewart Gladstone (1809–1898), primo min. del Regno Unito (1868–74, 1880–85, 1886, 1892–94).
244 CARPI e GIUNTI, p. 141; dis. Cenni: Le feste a Milano per l'Imperatore Guglielmo I. L'arrivo dell'Imperat. alla
staz.; Entrata di Guglielmo I. Il corteo traversa il corso Vittorio Emanuele, 18 ott.; Teja sul «Pasquino» disegnò
una caricatura del caloroso abbraccio, commentandola così:«Una volta, quando gli imperat. di Germania
scendevano in Italia, le città italiane si aggruppavano intorno al Carroccio milanese per respingere il tiranno
invasore. Ora l'Italia unita chiama a Milano le sue cento città sorelle per festeggiare il Primo Imperat. di Germania
che viene ad abbracciare il primo Re d'Italia». Ill., La Gall. Vittorio Emanuele illuminata durante le feste.
245 Milano. Preparativi per la visita dell'Imperat. di Germania. Demolizione notturna dell'isola del Rebecchino in p.za
del Duomo, dis. Scampini; Guglielmo I a Milano; Le feste di Milano per l'imperat. Guglielmo I: Entrata di
Guglielmo I. Il corteo traversa il corso Vittorio Emanuele, dis. Cenni; La serata di gala al teatro della Scala, 19
ott., dis. di Bonamore e di Todaro; dis. Bonamore: Stanza da letto dell'Imperat. nel pal. Reale; Illuminazione a
bengala del duomo la sera del 18 ott.; Il ballo di corte, nella sala delle cariatidi al pal. Reale, 21 ott. ; Guglielmo I
firma la pergamena nella sala del Municipio; Piatto donato dalla colonia tedesca di Milano all'imperat. Guglielmo
I; Il banchetto di fam., nella sala gialla di corte, p.pe Amedeo, p.pe Tomaso, p.ssa Margherita, imperat., p.pe
Umberto, duch.ª di Genova, dis. Mantegazza; Le feste per l'imperat. Guglielmo I di Germania: Il parco di Monza.
Ritorno dalla caccia.
246 Palermo. Il monum. a Vincenzo Florio, inaugur. da S.A.R. il p.pe Umberto, 7 sett., dis. Tofani.
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Bosnia diede luogo a negoziati fra le potenze garanti della integrità dell'impero ottomano. Ho
creduto conveniente di prendervi parte per stabilire, d'accordo con esse, la tranquillità
nell'Oriente, ed assicurare la sorte delle popolazioni cristiane».«L'Italia adempirà ai suoi doveri di
grande potenza, contribuendo coi governi amici al mantenimento della pace» e con le sue libere
istituzioni «saprà usare la propria influenza in modo da procacciarsi il rispetto e la fiducia delle
nazioni civili».247
Dalla morte di Cavour si erano susseguiti, salvo la breve parentesi di Rattazzi, dei governi di destra,
i quali avevano operato per l'unità italiana, ed avevano cercato, anche in maniera discutibile, di
riequilibrare il bilancio dello Stato e, sebbene il re non si fosse messo a studiare profondamente
economia, come fece Carlo Alberto, capiva tuttavia l'importanza di una finanza solida, senonché la
tassa sul macinato, che dal 1870 in poi era stata in crescita, portò alla crisi del governo Minghetti.
Inoltre, la destra voleva che l'esercizio delle strade ferrate fosse diretto dallo Stato, anziché da
società concessionarie.
Così il 25 marzo 1876 si insediò un governo presieduto da Agostino Depretis, della sinistra storica,
il quale precisò che avrebbe governato con i loro voti ma nell'interesse della nazione, poi il re
indisse nuove elezioni. La svolta governativa impressionò molto in Vaticano, ritenendo quella di
sinistra di stampo assai progressista.248
Danzava in Roma all'Apollo la stupenda prima ballerina Rosita Mauri, avente nelle vene sangue
anche spagnolo, ed il re le mandava una stella di diamanti, onore riservato in genere ai veterani: un
premio sul campo?249
Umberto e Margherita si recarono a Monza dove trascorsero un periodo, quindi, mentre Vittorio
Emanuele II andava a cacciare lo stambecco sulle Alpi,250
la notte tra il 10 e l'11 luglio partirono in treno da Milano, con il loro corteggio, per Verona, sostarono a Monaco
di Baviera e la sera del 13 giunsero a Dresda, molto festeggiati e poco riposati per due giorni, il 16 arrivarono nel
palazzo di Potsdam, seguirono banchetti, ricevimenti, udienze, scambi di visite, corse di piacere nei dintorni ed a
Berlino, ripartirono la sera del 18, il 19 valicavano la frontiera russa a Vershbalowo, salutati ed onorati a nome
della corte imperiale, dal principe Galitzine e dal gen. Albedinsky, la mattina del 20 partirono per Peterhoff
giungendovi il 21 verso mezzodì, accolti dallo zar e dalla famiglia imperiale, tre giorni di feste, pranzi di gala,
spettacoli, rassegne militari, ritirate notturne a lume di fiaccole, visite, il 25 a Pietroburgo, ospitati al Palazzo
d'Inverno, altre gale e feste, compresa un'escursione per mare a Peterhoff, il 28 partirono per Mosca dove giunsero
il 29 sul mezzogiorno, accolti dal gen. Douznovo, splendido ricevimento, case ornate da bandiere russe, italiane e
serbe, altre feste, ballo nazionale e rassegna di truppe, visita alla chiesa cattolica, rinunziando di passare a NijniNowgorod, la sera del 3 agosto arrivarono a Kiev, anche lì feste ed udienze, poi via per Vienna, accolti il 7 da
personaggi della casa militare e civile dell'imperatore Francesco Giuseppe, altre feste fino all'11 quando,
accompagnati dall'arciduca, da Andrassay e da altri, ripresero il treno per scendere il 12 a Venezia tra
acclamazioni, poi il 13 Umberto tornava a Monza mentre Margherita rimaneva per i bagni.
Il 29 agosto 1876 il principe ereditario andò ad inaugurare la ferrovia Vicenza–Schio e visitò anche
gli stabilimenti del Lanificio Rossi.251
247 CARPI e GIUNTI, pp. 141-42.
248 Giacomo MARTINA, Pio IX, (1867–1878), «Miscellanea Historiae Pontificiae», v. 58, 1990, p. 296.
249 Tra i più deliziosi fiori, che il re avrebbe colto, si annovererebbe anche Claudina Cucchi, prima ballerina della
Scala, ma per noi non è sempre facile penetrare nei segreti delle alcove reali.
250 «La civiltà Cattolica», Cronaca Contempor., §. Viaggio del p.pe e della p.pessa di Piemonte in Russia, s. 9, v. 11,
1876, pp. 602-03.
251 L'inauguraz. della ferrovia Vicenza– Schio, dis. Mengotti: a) L'ingresso del p.pe Umberto; 2) Partenza del treno
inaugurale [in realtà partito già il 29 lugl.]; 3) Il p.pe visita la via Alessandro Rossi [il quale aveva presentato al
cons. prov. alcuni studi nel 1872]. Luca VALENTE, Cent'anni di treni e di proteste, «Schio» feb. 2011. Il p.pe
Umberto è stato ritratto anche davanti al suo ritratto, Roma. L'esposiz. di Belle Arti. Il P.pe Umberto dinanzi al suo
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L'8 novembre morì prematuramente sua nuora, Maria Vittoria, la quale accanto a suo figlio Amedeo
era stata per due anni regina di Spagna. Non era l'unico lutto per l'Italia: il 3 febbraio a Firenze Gino
Capponi, il 2 luglio a Roma Giuseppe Ferrari, il 4 novembre Luigi Settembrini ed il 6 in Vaticano il
cardinale Giacomo Antonelli.
Il 20 novembre il re inaugurò la XIIIª legislatura, 252 iniziando «contristato da domestico lutto a cui
veggo con riconoscenza prender si viva parte il mio popolo», poi elencò una costellazione di
intenti, da venti anni avendo raccomandato di «render semplice, spedita, economica l'azione
tutelare dello Stato», essendo stato quasi raggiunto l'equilibrio del bilancio, evidenziando le libertà
concesse alla Chiesa «quanto in nessun altro Stato cattolico»,«la legge elettorale»,«la sistemazione
delle scuole popolari»,«l'insegnamento»,«l'educazione militare», dicendo realisticamente di non
preoccuparsi affatto, come molti, che al Governo ed alla Camera ci fossero uomini ritenuti troppo
radicali, essendoci lui a tenere le redini.
A capodanno del 1877, ricevimento al Quirinale nella sala del trono. 253 Dal Vaticano si fece sapere
che si voleva chiamare a Roma gran numero di cattolici, in devoto pellegrinaggio, nell'intento
evidente di mostrare la potenza spirituale del papato: benissimo, anche se in concomitanza con la
festa dello Statuto. Così a Roma i convenuti constatavano esserci il Papa ed il re d'Italia, il cui
prestigio non veniva sminuito, anzi accresciuto. Infatti il 3 giugno in città ci sarebbero stati un
ricevimento al Quirinale254 per lo Statuto ed uno in Vaticano per il giubileo di Pio IX.
Intanto, l'8 aprile Vittorio Emanuele II andò ad inaugurare, con la nuora-nipote Margherita, 255
l'Esposizione Nazionale di Belle Arti in Napoli, intrattenendosi particolarmente sul quadro di JeanLéon Gérôme, additato loro da Domenico Morelli.
Avendo la Russia dichiarato guerra all'Impero Ottomano, il 24 aprile 1877 il governo ribadiva la
propria neutralità, benché vi fosse speranza che l'Austria intervenisse nella questione balcanica,
annettendosi Bosnia ed Erzegovina, poiché l'Italia avrebbe potuto rivendicare qualche compenso
territoriale nel Trentino e nel Friuli.
Il 21 maggio si teneva a Roma la prima seduta del Comitato per l'Esplorazione dell'Africa,
presieduta dal principe Umberto.256
Il 10 giugno veniva inaugurato, a Torino, alla presenza del re e di personalità civili e militari, il
monumento a suo fratello, Ferdinando duca di Genova, sul cavallo stramazzante per le ferite
durante la battaglia della Bicocca, capolavoro di Alfonso Balzico, collocato in piazza Solferino.257
ritratto, dis. A. Bonamore.
252 L'apertura del Parlamento. S.M. il Re è ricevuto alla porta del pal. di Monte Citorio, dis. Paolocci.
253 Pranzo diplomatico al Pal. della Consulta in occasione del natalizio di S.M., 14 mar.; dis. Paolocci: Ricevimento di
capo d'anno di S.M. nella sala del trono, al Quirinale; Pranzo dato da S.M. il Re alle Due Camere.
254 CARPI e GIUNTI, pp. 142-45. Ill.: Il 3 giu. 1877 a Roma: a) Ricevim. al Quirinale per la festa naz.. In alto, grande
cartiglio, «Libera Chiesa in libero Stato. Cavour», b) Ricevim. al Vaticano per il giubileo di Pio IX.
255 Ill., Esposiz. di Napoli. Visita del Re e della P.ssa. Morelli addita loro il quadro di Gérôme, dis. Matania. «Esposiz.
Naz. di Belle Arti in Napoli», Catalogo Gen. dell'Arte Antica compilato dal Comitato Prom. 8 Apr. 1877, Napoli,
1877.
256 Roma. La prima seduta del Comitato per l'esploraz. dell'Africa, presieduta da S.A.R. il P.pe Umberto, Amari,
Beltrami, march. Doria, Umberto, Correnti, dis. Paolocci; Daniele NATILI, Un programma coloniale: la Soc.
Geografica e le origini dell'espans. in Etiopia (1867–1884), Gangemi.
257 Il gen. Carlo Giuseppe Piola Caselli, p. 159.
77
Nel ricevere i componenti di una delegazione di Hasan I, imperatore del Marocco, il quale aveva
voluto così ringraziarlo dei doni ricevuti nel 1875, essendosi messo prima a leggere il Corano,
seppe tirar fuori delle frasi tali da riempirli di stupore.258
Quest'autunno il re non si sentiva bene, infatti il 7 ottobre aveva fatto regolarizzare la trascrizione
del matrimonio con la bella Rosina, con la quale viveva “more uxorio”, sia pur tra molteplici
impegni ed anche svaghi, ma il ricordo andava anche alla regina Maria Adelaide, in cielo, che gli fu
dolce compagna, anzi dolcissima, colma di indulgenza plenaria nel non avergli fatto pesare le
molteplici esuberanti scappatelle. Verso la fine di novembre stava ancora male. Il 20 dicembre si
era aggravato.
Il 13 ottobre era morto a Procida Antonio Scialoja. 259 Il 4 gennaio 1878 Vittorio Emanuele II
riceveva Léon Gambetta.260 Il 5 a Torino moriva il gen. La Marmora. Quella sera stessa il re aveva
incominciato ad aver dei brividi di febbre, sparsasi la voce che avesse i giorni, se non addirittura le
ore, contate, persino Pio IX, ormai libero dall'Antonelli, si commosse, togliendo l'interdetto (anche
perché non vi erano state questioni teologiche ma solo territoriali ed amministrative) 261 ed inviando
al Quirinale il suo sacrista, mons. Marinelli, ma non sapendo bene quale compito preciso avesse, se
solo di un'assoluzione pura e semplice o con condizione, fu accolto con molta diffidenza e non fu
fatto avvicinare al morente, mentre il sovrano ricevette i sacramenti per l'ultima volta dal suo
cappellano, mons. d'Anzino.
Quando Vittorio Emanuele II ebbe ricevuto il viatico, le molteplici personalità, secondo il rituale di
corte, sfilarono davanti a lui, seduto sul letto, mentre egli debolmente faceva qualche cenno di
saluto col capo. Della famiglia reale erano presenti il figlio Umberto e la nuora principessa
Margherita, fu poi introdotto l'altro figlio, Emanuele Guerrieri di Mirafiori: entrambi, egli ed il
principe ereditario, gli restarono accanto devotamente inginocchiati fino all'ultimo suo respiro. Il
dottor Bruno si avvicinò, constatò e dichiarò ufficialmente che il re era morto. Erano circa le 2,30
pomeridiane del 9 gennaio 1878.
Venne proclamato il lutto nazionale di sei mesi. Il Consiglio Comunale di Roma espresse il voto
che il corpo del re, anziché essere tumulato a Superga, rimanesse nella capitale. L'«Illustrazione
Italiana» del 13 gennaio, uscendo settimanalmente, ne dava la notizia in copertina con grande
epigrafe-manifesto e poi, nelle uscite successive di queste settimane, dedicava parecchie pagine e
molti schizzi agli eventi, principalmente tratti da disegni dal vero di Dante Paolocci. Dal 12 al 14 fu
allestita la camera ardente e la salma del re fu esposta per tre giorni al Quirinale nella «Sala degli
Svizzeri», contando un afflusso di circa cinquantamila persone al dì, notevole se si consideri che
Roma non fosse una città molto popolata.262
258 CARPI e GIUNTI, pp. 145-46.
259 «L'Illustrazione Italiana», 1878, p. 288, ritr. di L. Biagi, p. 288; Scialoja e Cabianca, p. 279.
260 Gambetta ricevuto da Sua Maestà Vittorio Emanuele II, il 4 genn. 1878, dis. Paolocci, «L'Illustrazione Italiana»,
1878, p. 25.
261 La grossa teologia polemica del '600 e del '700 era ormai quasi tramontata, per dar posto alla teol. morale ed alla
teol. dogmatica (dogma dell'Immacolata Concezione, che sottintendeva l'interdetto per chi avesse osato toccare
Roma e dintorni).
262 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Vittorio Emanuele, grande ritratto di Vespasiano Bignami, f.t.; Grande epigrafe
sulla morte del re, accenno a Umberto che sale sul trono, p. 17; La p.za del Quirinale dopo la notizia della morte
del re, (dis. Bonamore), p. 32; Doctor VERITAS, Conversaz., pp. 34-35, 38, 50-51, 54-55, 82-83, 86 vendute
subito 100 statuette; Le nostre incis.: I primi Bollettini; Il re riceve il viatico; La morte del re; La folla. Le
condoglianze; Il re morto; Il Pantheon, p. 38; I primi bollettini della malattia del re in p.za Colonna, p. 36; Il re
Vittorio Emanuele riceve il viatico, inginocchiati Umberto e Margherita velata con cero in mano, p. 37; La morte
del re Vittorio Emanuele, dis. Defendi e Semeghini, Baccelli, Depretis, Umberto, gen. De Sonnaz, Mancini,
Mezzacapo, p. 44; Il Pantheon, p. 48; Il presidente del senato Tecchio, legge l'atto di morte del re, dis. Semeghini e
78
In suo onore si svolsero dei riti funebri in tante città d'Italia e del mondo, oltre che ripetutamente a
Roma, a Milano, a Napoli, a Venezia, ad Alessandria d'Egitto, al Cairo (con orchestra di 100
esecutori, musica del maestro Parini già eseguita per Carlo Alberto), inoltre in varie altre città
dell'Egitto e delle Due Americhe la popolazione accorse alle rappresentanze diplomatiche e
consolari a manifestare il cordoglio.263
Venne pubblicato il primo volume di Giuseppe Massari, La vita ed il regno di Vittorio Emanuele II
di Savoia.264 Nella sala del Consiglio Provinciale di Roma venne collocata una statua del re, opera
di Piero Costa.
In molte città d'Italia, come del resto per Garibaldi, sorgeranno dei monumenti in suo onore (oltre
alla torre a San Martino con anche la statua di Antonio dal Zotto 265 e poi il Vittoriano a Roma),
molte sculture del re, in piedi, come per esempio ad Aosta (4 lugl. 1886, di Antonio Tortone, «Au
Roi Chasseur», sulle rocce vestito da cacciatore), Bergamo (22 ott. 1884, Luigi Pagani e Francesco
Barzaghi), Chiavari (1898, Luigi Brizzolara), Crema (1881, Francesco Barzaghi), Ferrara (19 nov.
1889, Giulio Monteverde),266 Giulianova (ag. 1894, Raffaello Pagliaccetti), Intra di Verbania (6
nov. 1887, Donato Barcaglia), Lecce (1889 e adornato nel 1897, Eugenio Maccagnani), Legnago
(1881, Innocenzo Fraccaroli), Lucca (20 sett. 1885, Augusto Passaglia), Modena (24 giu. 1890,
Giuseppe Gibellini), Molfetta (1881, Gerolamo Oldofredi), Monza (16 sett. 1878 a tempo di record,
Luigi Crippa), Pisa (1888, Ettore Ferrari), Rovigo267 (1881, Giulio Monteverde), Sassari (1899,
Giuseppe Sartorio), Torino268 (10 sett. 1899, Pietro Costa), Trapani (1882, Giovanni Duprè),
Vercelli269 (16 ott. 1887, Ercole Rosa ma realizzato da Ercole Villa), Vicenza (18 nov. 1887,
Augusto Benvenuti), Vittorio270 (1882, Antonio dal Favero), ma spesso a cavallo, tra cui a Bologna
(12 giu. 1888, Giulio Monteverde, poi dalla piazza ai Giardini Margherita), Fiesole (1906, Oreste
Calzolari, il re nell'incontro con Garibaldi, a cavallo, a Teano), Firenze (1890, Emilio Zocchi),271
Genova (18 lugl. 1886, Francesco Barzaghi), Livorno (28 ag. 1892, Augusto Rivalta), Milano (4
giu. 1896, Ercole Rosa), Napoli (1897, Alfonso Balzico e scene del basamento di Tommaso Solari),
Novara (30 ott. 1881, Ambrogio Borghi, ricostituito dopo che il cavallo di bronzo era finito al
Paolocci, p. 49; La camera ardente nella sala degli Svizzeri, dis. dal vero di, p. 52; La comparsa del manifesto del
re [Umberto], Folla all'accesso della camera ardente, da schizzi di, p. 53; Le nostre incis.: L'atto di morte; La
camera ardente; l'ultimo saluto; il manifesto del re, p. 56.
263 Milano. Le esequie del re, al duomo, 24 genn., dis. Burlando, p. 89; Napoli. Funerali di S.M. nella chiesa del Gesù,
dis. Montefosco, grande cubo con scritto «Messo di Dio – [venuto a compiere – la ritardata profezia – di Dante
Alighieri]», p. 196; Venezia. Funerali di S.M. il re nella chiesa di San Marco, dis. Guglielmo Stella, p. 201;
Alessandria d'Egitto. Facciata della ch. di S. Caterina durante il servizio funebre al re Vittorio Emanuele, da L.
Fiorillo, fot. del Khedivé, D. Semeghini inc., p. 212; Funerali di Vittorio Emanuele al Cairo. Cerimonia civ. nella
sala del teatro Ismailia, da fot. Helios, dis. Q. Cenni, p. 213; Le ns. incis.: I funerali nel duomo, p. 91; Ultime
esequie al re, a Parigi, Marsiglia, Vienna, fino a Berdiansk in Crimea e nelle Americhe, p. 199; Le esequie del Re
in Egitto, p. 215.
264 «L'Illustrazione Italiana», 1878, La vita di Vittorio Emanuele del Massari, da «La Nazione» di Firenze, p. 395.
265 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Progetto di monum. a Vittorio Emanuele II a San Martino, ill., p. 417, descriz., pp.
417-18.
266 Prima spostato e poi smembrato.
267 Rovigo. Inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele, dis. Bonamore.
268 Med.: L'inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele II a Torino X Sett. 1899; Torino ai compagni d'armi di
Vittorio Emanuele II – Ricordo inauguraz. del monum. al Padre della Patria MDCCCIC, Edoardo Rubino; Al
Gran Re – La riconoscenza del Popolo, per l'inauguraz. del monum., in basso, scudo di Torino con toro.
269 A Vercelli venne coniata anche una med. a ricordo.
270 Nel 1866 in onore di Vittorio Emanuele II, con l'unione dei comuni di Ceneda e Serravalle, si diede origine alla
cittadina di Vittorio, poi dopo la battaglia della prima guerra mondiale e col conferimento del titolo di città nel 1923
divenne Vittorio Veneto. La statua è stata rimossa e quindi non è più visibile nella piazza.
271 Prima di lui fece un grande modello Salvino Salvini.
79
macello!), Palermo (1886, Benedetto Civiletti), Perugia (1890, Giulio Tadolini),272 Roma (Enrico
Chiaradia, portato a termine da Emilio Gallori nel 1911), 273 Udine (26 ag. 1883, Luigi Crippa),
Venezia (1887, Ettore Ferrari)274 e Verona275 (9 genn. 1893, Ambrogio Borghi).
Una vera e propria apoteosi in grande stile, ne abbiamo elencati 34, di cui 20 a piedi e 14 a cavallo,
ma sono sicuramente di più, senza contarne altri di minore portata, generalmente realizzati con
pubbliche sottoscrizioni, quindi un secondo «plebiscito» da ogni parte d'Italia, con grande impegno
di artisti, commissioni artistiche, materiali, trasporti, elevazioni. Specialmente quelli in arcione
hanno comportato lavori ancor più grandiosi, senza considerare che il cavallo del Vittoriano sarà
talmente grande che ci pranzeranno all'interno tutte le maestranze!
272 Autore anche dell'imponente tomba di Leone XIII a San Giovanni in Laterano.
273 Lo stesso autore del monum. a Garibaldi al Gianicolo.
274 Essendo lo scultore un ex deputato radicale, si sparse la voce che il cavallo calpestasse la tiara pontificia, ci fu
un'inchiesta parlamentare ma risultarono soltanto dicerie. È il medesimo autore del monum. a Vittorio Emanuele II
a Pisa e del monum. a Giordano Bruno a Roma.
275 Verona. Inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele, il 9 genn., dello scultore A. Borghi, dis. Ed. Ximenes.
80
Umberto I e Margherita
Il consiglio dei ministri proclamò subito Umberto I re d'Italia e, di conseguenza, Margherita
divenne la prima regina del Regno d'Italia (poiché, come ricordiamo, Maria Adelaide morì sei anni
prima che fosse proclamata l'Unità). Quindi Depretis si dimise con tutti i ministri, ma il re lo
confermò in carica.276 La sera Umberto I e Margherita scesero a salutare la salma.277
Il 7 Depretis assunse l'interim degli Esteri, poiché Crispi si dovette dimettere avendo la stampa
propalato l'accusa di bigamia nei suoi confronti. L'8 Benedetto Cairoli fu eletto presidente della
Camera, contro il candidato ministeriale Giuseppe Biancheri, perciò Depretis si dimetteva ed il re
incaricava Cairoli, della sinistra moderata, di formare un nuovo governo, che sarebbe entrato in
carica il 24 marzo.
Intanto, il 12 vi fu nelle principali città d'Italia la parata del giuramento, imponentissima a Roma: il
re si recò, accompagnato da suo fratello Amedeo e dal min. della guerra, scortato da corazzieri e
carabinieri, al piazzale del Macao dove, quando arrivò, la truppa proruppe in un «urrah», la passò in
rassegna e quindi andò a collocarsi nel mezzo del quadrato, scortato dal suo Stato Maggiore e da
moltissimi ufficiali, quindi furono presentate le bandiere dei vari reggimenti, allora la folla ruppe lo
schieramento, gridando «Viva Umberto, Viva il Re d'Italia, Viva il figlio del Re Galantuomo, Viva
Casa Savoia», tanto che si sentì a malapena la lettura della formula del giuramento. Poi il re andò a
piazza Indipendenza per veder sfilare le truppe, ma anche lì la folla fu d'intralcio; quando si avviò
sulla via Venti Settembre, essa raggiunse il delirio ed egli, col suo cavallo, stentava a procedere
verso il Quirinale, varie donne erano persino svenute, giunto nei pressi fece cenno di silenzio,
poiché là giaceva ancora il cadavere del padre, così la gente si calmò un po'.278
Avendo Umberto I deliberato che suo padre venisse tumulato al Pantheon, anche in sintonia con una
sua famosa frase: «Entrammo a Roma … vi resteremo», ed avendo i torinesi così acconsentito, «Il
sepolcro del primo Re d'Italia sorgerà in Roma ad affermare il diritto italiano», 279 il 17 gennaio si
svolsero i solenni funerali, con un corteo che durò oltre tre ore, con la partecipazione, oltre che di
rappresentanti esteri, di chi era accorso da ogni parte d'Italia, partendo alle 10 dal Quirinale,
svoltando a piazza del Popolo ed arrivando alla Rotonda alle 13,22 dove la bara di zinco, che era
stata posta dentro a casse di piombo e di noce, venne collocata sul catafalco allestito nell'antico
tempio.280
Il carro funebre, preceduto da un drappello di trombettieri e dal clero, era tirato da otto cavalli ed affiancato dai
grandi ufficiali dello Stato, seguìto dai cavalieri della SS. Annunziata, dagli inviati speciali dei governi esteri e dai
diplomatici, spiccavano il principe imperiale di Germania, l'arciduca Ranieri, il maresciallo Canrobert, il figlio di
Mac-Mahon, il duca di Braganza (figlio di Maria Pia), il principe Guglielmo di Baden, il conte Roden
(rappresentante la regina Vittoria), in mezzo a loro il principe Amedeo, seguito dal gen. Medici, a cavallo, con in
mano la spada del defunto, subito dietro al carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello con
276 BARTOLOTTA, p. 56.
277 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Il re Umberto e la regina Margherita scendono la sera a salutare la salma del
padre, dis. Paolocci e Semeghini, p. 60.
278 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Il giuram. delle truppe al Macao, 1. Re Umberto; 2. Duca d'Aosta; 3. Gen.
Mezzacapo; 4. Gen. Bertolè-Viale; 5. Gen. De Sonnaz, dis. Cenni da Semeghini, p. 55; Dopo il giuram.: dimostraz.
del popolo al nuovo re sulla p.za dell'Indipendenza, 1. S.M. Umberto I; 2. Principe Amedeo; 3. Gen. Mezzacapo; 4.
Gen. De Sonnaz, dis. Cenni da Semeghini e Paolocci, p. 57; Le ns. incis.: Il giuram. delle truppe al Macao;
Dimostraz. al ritorno, p. 55.
279 CARPI e GIUNTI, p. 147.
280 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Il funerale del Re: 17 genn. – Il corteo si ferma sulla p.za del Popolo, dis. di
Semeghini, pp. 72-73; Le ns. incis.: I funerali del re, pp. 66-67.
81
cui fece il solenne ingresso a Roma; reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis,
Ricasoli, e Della Rocca; Cesare Correnti, in uniforme mauriziana, portava la corona ferrea; la magistratura con le
toghe rosse; generali mutilati in battaglia; una selva di 2.000 bandiere di Associazioni, Municipi, Veterani e
Reggimenti, velate a lutto; Cialdini in testa ai veterani; i sindaci Bellinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato con
le deputazioni, Ruspoli facente funzione di quello di Torino. Mentre si toglievano le molteplici corone che
sommergevano il feretro, entravano ufficiali superiori di terra e di mare, ufficiali dello Stato e Senatori a destra,
deputati a sinistra ed all'angolo sinistro dell'altare in cornu epistulae i suddetti inviati ed il barone di Boyens. La
cassa con la salma, portata da dieci corazzieri, veniva faticosamente posta sulla cima dell'alto catafalco e coperta
di velluto nero.
Poiché anche 250 veterani avevano accompagnato il feretro dal Quirinale al Pantheon, in seguito a
ciò, il 28 luglio mattina, il loro Sotto Comitato Principale Romano, riunito in assemblea generale,
commemorando Carlo Alberto, deliberava che si sarebbe impegnato a prestare “servizio d'onore
della Guardia alla Tomba del Re Vittorio Emanuele II al Pantheon”, 281 realizzata su disegno
dell'architetto Manfredo Manfredi.
Il 19 Umberto I giurò, nella sede del Parlamento, sullo Statuto.282 Al ritorno verso il Quirinale fu
osannato lungo il percorso, molti seguirono la carrozza e si trattennero sotto alle finestre, allora
decise di affacciarsi dal balcone, lo seguirono due regine, Margherita e Maria Pia, 283 entrambe in
gramaglie, ed il principe ereditario di Germania, detto Fritz (futuro Federico III), che ebbe l'idea,
fuori del protocollo, di prendere tra le braccia il principino di Napoli (futuro Vittorio Emanuele III),
il quale era nascosto dietro le tende, di dargli un bacio e di sollevarlo per mostrarlo alla folla, che
applaudì. Bella la scena di un principino ereditario di un regno tra le braccia di un principe
ereditario anche lui, di un impero, assai più maturo di età.284
Il 7 febbraio in Vaticano moriva Pio IX, il quale veniva poi esposto per tre giorni nella cappella del
Sacramento in San Pietro e quest'evento dava ulteriore daffare a Dante Paolocci e ad altri
disegnatori ed incisori.
Altre solenni esequie per Vittorio Emanuele II si svolsero il 16 febbraio al Pantheon e ne
«L'Illustrazione Italiana» del 3 marzo possiamo vedere anche gli addobbi all'esterno ed all'interno,
con le suggestive grandi stelle poste nei 140 lacunari (una per ogni cassettone), illuminate da interne
fiamme di gas, mentre al centro della volta una grandissima «Stella d'Italia» 285 e, sotto ad essa,
campeggiava un altissimo catafalco con tre basamenti.286
281 Alfonso MARINI DETTINA, Storia e ruolo della Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, § Nascita della
Guardia d'Onore, 2009, pp. 8-10.
282 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Re Umberto legge il giuram. dinanzi al Parlam. – 19 genn., dis. Paolocci, p. 65; Le
ns. incisioni: Il giuram. del Re Umberto, p. 67; La Camera dei Deputati durante la seduta reale del giuram. – 19
genn., dis. Paolocci, p. 69.
283 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Roma. Arrivo della Regina Maria Pia, accolta al treno, dis. Bonamore da Paolocci,
p. 53; Le ns. incis.: Arrivo della Regina Maria Pia; Il giuram. delle truppe del Macao; dimostraz. al ritorno, p. 55.
284 «L'Illustrazione Italiana», 1878: Il p.pe imperiale di Germania dalla loggia del Quirinale, presenta al popolo il
p.pino di Napoli, dis. di Paolocci, p. 81; Le ns. incis.: I p.pi ereditari di Germania e d'Italia; I funerali nel duomo
[di Milano], p. 91.
285 Il re era solito addobbare anche i quadri del suo studio con una stella di metallo, ritenendola il suo portafortuna, in
base al motto del Conte Verde, «Attendo il mio astro». I lacunari del Pantheon sono 28 per ogni girone e sono
disposti nella volta in 5 strati che, innalzandosi a spicchio, si rimpiccioliscono, risultando perciò 140, però le stelle
nell'illustrazione appaiono su 6 gironi, quindi calcolandone altre 26 sono in tutto 166, qualora fossero state messe
anche verso la congiunzione della calotta in cui campeggia la grande Stella d'Italia: «L'Illustrazione Italiana» 1878,
L'esequie per Vittorio Emanuele nel Pantheon, il 16 [feb.], p. 139; Esequie di S.M. Vittorio Emanuele al Pantheon,
16 feb. Interno, da Paolocci; Esequie … Pantheon. L'esterno, dis. Paolocci, pp. 148-49.
286 «L'Illustrazione Italiana», 1878: I funerali del re a Roma 17 genn. – L'ufficio funebre nel Pantheon, (dis. dal vero),
p. 68; descriz. I funerali del re, p. 66; Doctor MINIMUS, Conversaz. di supplemento, pp. 67 e 70; Le nostre incis.:
I funerali del re, p. 66; Il funerale del re: 17 genn.. – Il corteo si ferma sulla p.za del Popolo , (dis. D. Semeghini),
82
Nel nuovo mese ha avuto luogo una cerimonia in onore di Umberto I, poiché il duca di Abercorn lo
ha insignito dell'«Ordine della Giarrettiera» ma, essendo periodo di lutto, tutto si è svolto in
maniera tale che nel medesimo settimanale l'addetto alle cronache ha scritto «Io non saprei
immaginare nulla di più corretto, di più severo e ad un tempo di più elegante della cerimonia che
ebbe luogo il 2 marzo alla Reggia». Sei carrozze di corte abbrunate con i rispettivi equipaggi
andarono all'albergo Costanzi a prendere l'illustre inviato ed il suo seguito, vestiti in maniera d'altra
epoca, il duca, serio e compassato, tanto anziano quanto magro e prestante, in lunga toga di velluto
cremisi scuro e pesante catena d'oro, il gen. Chapman in divisa e pieno di decorazioni scintillanti,
gli araldi Voods, Planché e Cochayne, in tunica inquartata d'oro e d'azzurro con manto di seta rossa,
l'ammir. Keppel in uniforme di gala. Sulla piazza del Quirinale un battaglione rese gli onori, nella
corte altra compagnia con bandiera e musica intonante il loro inno «Dio salvi la Regina», scesi i sei
personaggi dalle carrozze innalzarono su cuscini cremisi le insegne dell'ordine supremo e, preceduti
dal conte Panissera, salirono lo scalone ed attraversata la Sala degli Svizzeri, tra una doppia ala di
corazzieri, giunsero nell'aula del trono, ove già si trovavano il re Umberto I (in divisa di gran
maestro dell'ordine mauriziano, con calzoni appena sotto al ginocchio e calze bianche di seta, il
piede sinistro poggiato su un basso sgabello), con alla sua destra la regina Margherita in decolté
senza gioielli, a sinistra il duca d'Aosta, intorno ministri, dignitari, Cesare Correnti quale gran
segretario dell'ordine mauriziano ed il conte di Castellengo grande scudiero. Lette le lettere di
partecipazione, il re prestò il giuramento prescritto dall'ordine che riceveva, quindi il duca,
genuflesso, si chinò ad affibbiargli la giarrettiera, rialzatosi agilmente gli passò al collo la fascia
azzurra e gli appuntò al petto la placca, quindi pronunciò brevi parole, felicitandosi della leale
amicizia tra i rispettivi regni; il re in risposta auspicò che questi vincoli potessero ancor più
rafforzarsi.287
Il 3 marzo ebbe luogo l'incoronazione di Leone XIII, nella Cappella Sistina, in seguito alla cui
elezione incominciarono a fiorire studi ed approfondimenti sul suo pensiero, anche se occorre
considerare che per un Papa un conto sia veder le cose in un modo ed altro esser libero di agire.288
Il medesimo giorno Umberto I decretava che l'Esercito italiano assumesse la denominazione di
«Regio Esercito», sottolineando così lo stretto legame tra le forze armate e la dinastia.
Il 7 marzo, dimostrandosi già sensibile alle questioni africane, Umberto I, accompagnato dalla
regina Margherita, visitava alla Società Geografica i doni di Menelik a lui ed al Papa, recati in Italia
dal capitano Sebastiano Martini.289
pp. 72-73; Carro funebre pel trasporto della salma di Vittorio Emanuele (dis. Paolocci), In occasione dei funerali
del re, dis. Bonamore da Semeghini: 1 e 3, La cavall. accampata sotto gli archi del Colosseo, 2, Una sala
dell'ufficio telegr., p. 76; Le memorie di Vittorio Emanuele a Torino, p.119; L'elmo, la spada, le decoraz. di S.M.
Vittorio Emanuele donati dal re Umberto alla città di Torino. Piedestallo e cornice contenente l'autografo relativo ,
dis. Bonamore da Poggio ed E. Zuccaro, p. 124; Il re galantuomo, recens., p. 243, con accenno a Tranquillo
Cremona.
287 «L'Illustrazione Italiana», 1878, Lord Abercorn consegna a S.M. Umberto I l'Ordine della Giarrettiera, dis.
Paolocci, p. 177; ROMANOFILO, Quirinale e Vaticano. La giarrettiera del re, p. 178; Le insegne dell'ord. della
giarrettiera. 1. La Giarrettiera; 2. Placca; 3. Il San Giorgio; 4. Collana, dis., p. 192.
288 Ruggero BONGHI, Leone XIII e l'Italia, seguito dal testo completo delle tre pastorali di Leone XIII quand'era
vesc. di Perugia. La Chiesa Cattolica e il secolo XIX – La Chiesa e la civiltà , 1878; BONGHI, Pio IX e il Papa
futuro.
289 «L'Illustrazione Italiana», 1878, I doni del re Menelik a S.M. Umberto I, e a S.S. Leone XIII, portati dall'Africa dal
capit. Martini, ed esposti dalla Soc. Geografica, a Roma, dis. Paolocci, p. 321; Gli oggetti portati dall'Africa dal
conte Martini, descriz. anal., p. 319 (il n. 12 bastone pastorale con salterio di David in copto ed il 13 croce, per il
Papa); JARRO, Firenze, 1-2 mar., Il ritorno dall'Africa del Capit. Sebastiano Martini, pp. 163-64 e 166; Maria
CARAZZI, La soc. geografica italiana e l'esploraz. coloniale in Africa 1867-1900, Univ. di Milano, La Nuova
Italia, Firenze, 1972.
83
Cairoli l'8 venne eletto presidente della Camera, contro il candidato ministeriale Biancheri, allora
Depretis rassegnava le dimissioni, rimanendo in carica sino al 24 per gli affari correnti. Il re dava
incarico a Cairoli di formare un nuovo governo
.
Il 14 per solennizzare la ricorrenza della nascita di Umberto I (coincidente con quella che risultava
di Vittorio Emanuele II), essendo periodo di lutto, si svolse solo la rivista militare al Macao.
Assistevano in carrozza la regina Margherita, il principino di Napoli, il principe di Carignano, a
cavallo tra i generali il principe Amedeo ritornato da Vienna, comandava lo schieramento il gen.
Giuseppe Bruzzo (diverrà pochi giorni dopo ministro della Guerra), poi la folla seguì i reali fino al
Quirinale, dove li acclamò.290
Il 17 marzo apparve, in prima pagina, essendoci stato tre giorni prima il genetliaco dei due re,
un'altra illustrazione, intitolata «La tomba di Vittorio Emanuele al Pantheon» di Dante Paolocci.291
Il 24 si insediava il nuovo ministero, formato da Cairoli: Bruzzo, il vice ammir. Enrico di Brocchetti
alla Marina, il conte Luigi Corti agli Esteri, Alfredo Baccarini ai Lavori Pubblici, Raffaele Conforti
alla Giustizia, Federico Seismit-Doda alle Finanze, Francesco De Sanctis all'Istruzione.292
Verso la fine di aprile od ai primissimi di maggio Umberto riceveva un'ambasciata persiana, venuta
per condolersi e per congratularsi, inviatagli dallo scià, 293 memore delle belle accoglienze ricevute
in Italia. Essa componevasi del min. Mirza Aalì Khan, del gen. Meriman Khan, del ciambellano
Mirza Rabim-Farzana, del console René Odinet.294
Il 1° maggio veniva inaugurata a Parigi l'Esposizione Universale, con una consistente presenza di
espositori italiani, tra i quali l'orafo Augusto Castellani con l'elmo di Vittorio Emanuele II.295
L'11 a Berlino Max Hödel tentò invano di assassinare Guglielmo I, imperatore di Germania, mentre
passava in carrozza, invece il 2 giugno l'anarchico Karl Nobiling, nel viale dei Tigli, riuscì a
ferirlo.296 In conseguenza di questi due tentativi vennero varate delle leggi apposite per comprimere
il socialismo, i relativi movimenti di classe e le organizzazioni dei lavoratori, con l'effetto definitivo
però opposto.
290 «L'Illustrazione Italiana», 1878, Roma: Alla rassegna mil. del Macao il 14 mar., dì natalizio di S.M., dis. Paolocci,
la regina in carrozza con il p.pe ed il p.pino, il re ed Amedeo a cavallo, p. 217; Le ns. incis., La rivista al Macao, p.
215; Gen. Giuseppe Bruzzo, min. della Guerra, dis. da fot. Arena, p. 225; Il giuram. fatto dalle truppe al re
Umberto in Roma, le bandiere tenute dai soldati sulle aste che sono abbassate con le punte fino a terra, in segno di
lutto, al cospetto del re.
291 «L'Illustrazione Italiana», 1878, La tomba di Vittorio Emanuele nel Pantheon, dis. Paolocci, p. 169 e trafiletto p.
178, provvisoria, nel vano dell'intercolonnato, auspicante che dovrebbe ergersi un monum. al centro del Pantheon.
292 «L'Illustrazione Italiana», dis. dei ritratti, tra parentesi i nomi dei fot.: Bruzzo (Arena), Baccarini (Della Valle),
Conforti (Montabone), Seismit-Doda (Schemboche), p. 225; Corti (f.lli Abdullah), Brocchetti (f.lli Vianelli), p.
243; De Sanctis (Lamarra), Domenico Farini presid. della Camera (Duschek), p. 297; I nuovi ministri, pp. 226-27;
De Sanctis e Farini, pp. 297-98.
293 Mozafar al-Din Shah Qajar (1853 – 1907), scià dal 1896, visitò varie volte l'Europa.
294 «L'Illustrazione Italiana» 5 mag. 1878, L'Ambasciata persiana ricevuta dal re d'Italia, dis. di Paolocci, p. 295;
L'ambasciata persiana, trafiletto, tutti in eleganti uniformi, il primo con molte dorature, p. 291.
295 Ill., Esposiz. Univers. di Parigi del 1878. L'elmo di Vittorio Emanuele, del sig. Augusto Castellani; l'orafo tra i suoi
clienti aveva anche Federico III di Prussia.
296 «L'Illustrazione Italiana», Primo e Secondo attentato contro l'imperat. Guglielmo, dis. Quinto Cenni, pp. 388-89;
Le ns. incis.: I due attentati all'Imperat. Guglielmo, p. 390; sul primo, L'attentato all'imperat. Guglielmo, descriz.,
p. 311.
84
Trascorsi i sei mesi di lutto di corte, i nuovi sovrani iniziarono un lungo giro per tutta Italia, il 10
luglio assistettero nel cantiere de La Spezia al varo della poderosa corazzata “Dandolo”, poi
andarono a Torino,297 città in cui soggiornarono dall'11 al 30 luglio, dove Umberto I intervenne ad
un ricevimento all'Associazione Generale degli Operai; il 30 si recarono a Milano, quindi in agosto
a Venezia.298 In occasione delle grandi manovre, visitarono Brescia,299 Mantova300 e Verona.
Dopo l'ormai consueta villeggiatura a Monza, dove arrivarono il 16 settembre ed inaugurarono il
primo monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, 301 il 4 novembre si recarono a Bologna, accolti
alla stazione con una quarantina di bandiere delle società operaie e poi questi, solidarizzando con
studenti e borghesi nell'omaggiare il re, lo acclamarono al teatro Brunetti, mentre Margherita tra
molti successi come donna e come regina catturava nella propria orbita il fiero poeta repubblicano,
Giosuè Carducci. Egli la vide, prima passare e poi affacciata sulla piazza San Petronio, ma venne
definitivamente conquistato da quest'amabilissima sovrana quando ebbe modo di incontrarla
personalmente durante il ricevimento del 6 novembre, al quale era stato non a caso invitato. 302 Ella
ispirerà scrittori e poeti come per esempio Giovanni Pascoli, Gabriele d'Annunzio, Antonio
Fogazzaro, Riccardo Zanella, Salvator Gotta, Giovanni Prati, Giuseppe Giacosa, Ugo Ojetti,
Angiolo Silvio Novaro.
La coppia reale il 9 andò a Pisa ed a Livorno al varo nei Cantieri Orlando del piroscafo
“Venezia”,303 quindi a Firenze, dove l'11 il principino ricevette l'omaggio di ottomila bambini delle
elementari i quali, riuniti a palazzo Vecchio, gli presentarono gli auguri per il suo compleanno. La
regina ascoltava l'indirizzo augurale, scritto da Yorick.304 Poi si recarono ad Ancona, a Chieti, il 13
erano a Giulianova,305 visitando la costa sino a Bari, quindi si diressero a Foggia, dove il 16 alla
stazione Arrigo Altieri tentò di assalire il re ma venne bloccato in tempo: secondo un'indagine
faceva parte di un complotto. Arrivati a Napoli il 17 novembre, mentre il corteo delle carrozze si
stava dirigendo verso la reggia sotto una pioggia di fiori, nei pressi di Carrera Grande un cuoco
lucano, Giovanni Passannante, facendo il gesto come se volesse buttarsi avanti per presentare al re
una supplica, estrasse invece un pugnale, tentando di colpire Umberto al cuore, il quale prontamente
balzò in piedi, percuotendo l'assalitore con una sciabolata mentre Margherita altrettanto
prontamente gli gettava in faccia un mazzo di fiori che teneva in grembo, gridando «Cairoli, salvi
il re», ed il buon presidente del consiglio lo abbrancò per la testa ma ricevette un taglio nella coscia,
finalmente un capitano dei corazzieri, che era rimasto isolato dalla ressa, riuscì a far cadere
297 Arrivo del Re e della Regina alla staz. di Torino, dis. Bonacore.
298 Le Feste di Venezia alle Loro Maestà Umberto I e Margherita: La serenata sul Canal Grande, dis. G. Stella;
Passaggio del Corteggio Reale sotto il Ponte di Rialto. «Gazzetta Ufficiale», 5 Ag., n. 183, Da Venezia, i
preparativi, splendide accoglienze, allestimento a pal. Foscari, concorso di tutta la nobiltà su gondole addobbate di
ori e velluto, serenata regate, bagni al Lido, isola di S. Elena, pp. 3056-57.
299 Ill.: Le Feste di Brescia alle Loro Maestà Umberto I e Margherita. L'esterno del Teatro all'arrivo delle Loro
Maestà.
300 Ill.: Le feste di Mantova per l'arrivo delle Loro Maestà Umberto I e Margherita, e per le esposiz.: 1. L'esposiz.
agricola in p.za Virgiliana; 2. P.za Sordello; 3. Corso Vittorio Emanuele; 4. L'Esposiz. Industr.; 5. L'Ippodromo; 6.
Teatro Sociale.
301 Questo monum., opera di Luigi Crippa, venne chiamato el re de sass (il re di sasso), essendo la statua, alta 3,25 m.,
di marmo di Carrara, la base di granito di Baveno, la spada di bronzo.
302 CASALEGNO, pp. 66-67. La biblioteca della regina, dopo la morte di Umberto I, in parte è rimasta al Quirinale ed
in parte è stata portata nella sua abitazione a palazzo Piombino, quella di Monza seguirà lo stesso percorso, poi,
quando Margherita morirà, verrà versata al Quirinale ma subito dopo molti libri a loro volta verranno distribuiti a
varie biblioteche, Raoul ANTONELLI, Il fondo dei “rari sabaudi”. La formaz. delle raccolte librarie della
Biblioteca del Quirinale, §. ... La biblioteca di Margherita … , «Segretariato Gen. della Presidenza della
Repubbl.», 2009.
303 Ill.: Livorno. Il varo del Piroscafo “Venezia” dinanzi alle Loro Maestà, nel cantiere dei F.lli Orlando.
304 Pietro Coccoluto Ferrigni, detto Yorick.
305 Giuseppe GRAZIANI, I Reali d'Italia a Giulianova.
85
l'assalitore. Alla scena era presente nella carrozza anche il principino, dell'età di 9 anni. Il corteo
proseguì, la regina ebbe l'animo di salutare come se nulla fosse accaduto, ma appena arrivata e
scesa dalla carrozza, seduta su una cassapanca, le mancarono per un momento le forze.
Napoli aveva preparato una bell'accoglienza, illuminata la chiesa di San Carlo in piazza del
Plebiscito, con la stella d'Italia nel timpano, e fuochi d'artificio. 306 L'indomani, a Firenze ed a Pisa si
ebbero delle manifestazioni di protesta contro l'attentato, con tafferugli, bombe che uccisero due
persone e ne ferirono varie.
Il re offrì a Benedetto Cairoli, per trascorrervi la convalescenza, la reggia di Capodimonte. Il 20
novembre a Napoli, giorno natalizio di Margherita, i napoletani mostravano la loro gioia nei suoi
confronti.307 Quindi partirono ed il 24 novembre ritornavano a Roma, accolti da molte ovazioni.308
Umberto aveva fronteggiato l'attentato con freddezza militare. Un giorno, sollecitando la regina e
gli ospiti a prendere posto, dirà «Mettiamoci a tavola e non facciamo più aspettare i cuochi. Avete
visto di che cosa sono capaci?».
Furono presentate delle interpellanze alla Camera sulla politica interna e venne votato un ordine del
giorno di Guido Baccelli,309 rassicurante per mantenere l'ordine nel rispetto della libertà, ma non
passò, perciò Cairoli si dimise ed il re incaricò allora Agostino Depretis, il quale si sarebbe
insediato il 19 dicembre 1878, con portafoglio anche di Interni ed Esteri, alla Guerra Gustavo Mazè
de la Roche, Agostino Magliani a Finanze e Tesoro.310
Si tenne il ricevimento di Capodanno al Quirinale. Durante l'anno la regina continuava nelle sue
opere assistenziali.311 Ricorrendo il primo anniversario della morte di Vittorio Emanuele II, una
valanga di corone veniva ammucchiata sulla sua tomba al Pantheon, altre esequie si svolgevano, a
cura del Comune di Roma, a Santa Maria degli Angeli.312
I collegiali della Nunziatella chiesero di poter baciare la mano al principino di Napoli, il quale
entrava in questa scuola militare, ma la regina volle che contraccambiasse addirittura con loro un
abbraccio, non sappiamo con quale sua gioia, essendo per natura molto schivo.
Il 27 gennaio 1879 Umberto e Margherita ripresero la vita al Quirinale, dove ella intanto presiedette
al primo dei tre balli di corte, con la partecipazione non solo delle alte cariche, del patriziato, dei
diplomatici, con le rispettive consorti, ma anche di personalità della cultura e dell'amministrazione
(le cui mogli non sempre erano ammesse, essendo di prammatica che lo fossero solo se una dama di
palazzo le avesse già presentate alla regina), come avvenne anche in occasione dei concerti. Tra le
306 Dimostraz. a Napoli alle LL. MM. L'illuminazione sulla piazza del Plebiscito, dis. Cosenza.
307 Ill.: Le dimostraz. a Napoli alle Loro Maestà. L'arrivo in tramway dei consigl. dei Comuni e delle deputaz. delle
Provincia, dis. Cosenza; Napoli. Grande manifestaz. il giorno natalizio di Sua Maestà la Regina.
308 Napoli. La partenza delle Loro Maestà. Il re aiuta Cairoli [ferito] a salire sulla vettura del treno, dis Cosenza;
Dimostraz. a Roma al ritorno delle LL. MM. 24 nov.. La staz. all'arrivo delle Loro Maestà, dis. Paolocci.
309 Luca BORGHI, Il medico di Roma. Vita, morte e miracoli di Guido Baccelli (1830-1916), Roma, 2015, p. 164.
310 BARTOLOTTA, pp. 59-60.
311 Dis. Paolocci: Il ricevim. di Capo d'Anno al Quirinale, Umberto e Margherita; La Regina Margherita visita la
corsia dell'Ospedale San Giovanni Laterano.
312 Dis. Paolocci: Le corone sulla tomba del re al Pantheon nell'annivers. della sua morte; Commemoraz. di Vittorio
Emanuele; Commemoraz. funebre del re Vittorio Emanuele al Pantheon; Roma. Le esequie a Vittorio Emanuele in
Santa Maria degli Angeli, in epigrafe, «Al primo Re d'Italia Vittorio Emanuele celebra annuali esequie il Comune
di Roma».
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frequentatrici abituali del cenacolo del giovedì, Laura Acton sposata a Marco Minghetti, Antonietta
Faraggiana sposata a Domenico Farini e Bice Antona Traversi sposata al sen. Tomaso Tittoni.
Quest'anno, presente Amedeo e Margherita, Umberto I conferì il Toson d'Oro al principino di
Napoli, come vediamo in un'illustrazione di Paolocci.
Il 26 maggio 1879 si ebbe un'eruzione dell'Etna ed il re si recò in Sicilia per organizzare l'assistenza
alle persone colpite.
Il 24 giugno il Senato approvò la proposta di legge sull'abolizione della tassa sul macinato, ma la
Camera si mostrò contraria, perciò il 3 luglio votò un ordine del giorno di Baccarini, implicante la
sfiducia al governo, che si dimise; il re incaricò allora Cairoli che il 14 insediò la nuova squadra,
rimanendo in carica sino al 25 novembre.
In seguito ai dissensi insorti tra i ministri sul rinvio dell'abolizione della famigerata tassa sul
macinato, Cairoli si dimise ma Umberto I lo reincaricò.
Il 17 agosto la regina Margherita soggiornò a Recoaro 313 con il principino, da settembre cominciò a
frequentare Bordighera, dove faceva con lui, un poco scontrosetto nel non rispondere ai saluti della
gente malgrado i ripetuti moniti della madre, delle lunghe gite in carrozza lungo la bella costa
ligure.
Il 29 aprile 1880 si discuteva alla Camera la proroga a maggio dell'esercizio provvisorio di bilancio,
così Crispi, Nicotera e Zanardelli riuscirono a mettere in minoranza Cairoli, che presentava
ledimissioni ma il re non volle accettarle e con decreto del 2 maggio sciolse la Camera.
Il 26 maggio 1880 Umberto I pronunciò il discorso di apertura della XIVª legislatura, augurandosi
che il parlamento desse seguito alla riforma elettorale, all'abolizione del corso forzoso e soprattutto
della gravosa tassa sul macinato, la quale era stata di grande importanza poiché aveva consentito nel
1876 il raggiungimento del pareggio di bilancio dello Stato ed il Parlamento, nell'abbassarla,
previde di riuscire ad abolirla nel giro di altri quattro anni, poiché gravava principalmente sulle
fasce deboli della popolazione, essendo legata al pane quotidiano. Poi, il 23 febbraio 1881, venne
abolito il corso forzoso, che abbiamo visto in vigore dal 1866.
Il 30 maggio la regina, a Napoli, assisteva alle regate. I reali erano alloggiati alla reggia di
Capodimonte.314 Il 20 novembre, compleanno della regina, ella veniva omaggiata all'interno ed
all'esterno del Quirinale.315
Nel 1880 con grande spirito di conciliazione il compositore Domenico Tescari dedicava un
Omaggio a S.M. Margherita di Savoia Regina d'Italia. Preghiera alla Vergine.316
Ai primi del 1881 Umberto I e Margherita visitarono ufficialmente la Sicilia e la Calabria, infatti
sbarcarono a Palermo317 ed il 12 gennaio si recarono anche a Girgenti, ossia ad Agrigento bassa,
313 Francesco MOLON, La regina Margherita e gli alpinisti della sez. a Recoaro (17 ag. 1879), 1879.
314 A Napoli nel 1880, 30 mag., assiste alle regate, dis. Paolocci: L'arrivo di S.M. la Regina d'Italia; dis. Cosenza:
L'arrivo della Regina; La villa di Capodimonte all'arrivo della Regina; Napoli. La Regina alle regate del 30 mag.
315 Roma. Il natalizio della Regina Margherita, dis. Paolocci: a) Sala apparecchiata all'interno; b, c) All'esterno
ovazione: A piazza Colonna, Al Quirinale.
316 N.° 35455, Milano, Stabilim. Musicale F. Lucca, Proprietà per tutti i Paesi, F. 2,50.
317 Ill., Il viaggio dei Sovrani in Sicilia, dis. Ettore Ximenes: Sulla «Roma». L'alba davanti a Palermo; Arrivo a
Palermo delle LL.MM., davanti alla Sanità Maritt.; Sulla «Roma». La regina cena sola sul casserotto; L'entrata
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dove ad ogni fischio della vaporiera arrivavano in frotta le società operaie con le loro bande
musicali, che allietavano la città, promuovendo nella popolazione, che aveva addobbato balconi e
finestre anche con arazzi, da cui gettava fiori, un sincero entusiasmo; i sovrani vennero persino
ossequiati dal vescovo nel palazzo della Provincia; a teatro assistettero dal palco reale al
Trovatore.318 Quindi salirono a Monreale, andarono a Siracusa, passarono in Calabria, dove il re, a
Reggio, tra la folla, rassicurava le autorità, «Sono in mezzo al mio popolo», poi il 21 erano a
Catanzaro dove inauguravano il parco botanico «Villa Margherita».319
Il 6 aprile 1881 iniziava alla Camera la discussione intorno all'occupazione di Tunisi da parte della
Francia, allora Giuseppe Massari chiedeva spiegazioni al min. degli Esteri sulla notizia che vi
fossero accordi sottobanco tra la potenza confinante e la Gran Bretagna: Cairoli dopo la votazione
rassegnava le dimissioni ma il re non le accettava ed allora Pasquale Stanislao Mancini e Giovanni
Nicotera presentavano un ordine del giorno di fiducia che veniva approvato, ma il 7 il march.
Antonio Starabba di Rudinì chiedeva spiegazioni sull'occupazione francese di Biserta, per cui il 14
maggio ripresentava le dimissioni ed il re allora ne investiva Sella ma, non essendo questi riuscito a
formare una compagine di governo, Umberto I ne affidò l'incarico a Depretis, il quale rimarrà
intanto in carica sino al 25 maggio 1883.320
Nel frattempo, il 6 maggio, si apriva l'Esposizione Nazionale a Milano, dove era stato esposto anche
un grande ritratto della Regina, di Francesco Moretti.321
A complicare le già difficilissime relazioni dell'Italia con il papato il 13 luglio 1881 ci si mise
un'orda di diavoli scatenati i quali, approfittando della traslazione del corpo del defunto Pio IX da
San Pietro a San Lorenzo, tentarono di impossessarsene, onde gettarlo per sfregio nel Tevere. I
rapporti con le alte gerarchie ecclesiastiche, già sofferenti, lo diventavano ancor di più, malgrado
qualche prete inossidabile, come il parroco di Bignasco, il quale portava sulla veste talare la
medaglia dell'Unità d'Italia e quella dei Veterani, per aver fatto tre servizi di guardia d'onore alla
tomba di Vittorio Emanuele II al Pantheon.322
Un'illustrazione mostrava l'arrivo della regina a Ponte delle Alpi, nel Bellunese. Il 21 ottobre 1881 a
Venezia venne dedicato alla regina il primo battello a propulsione meccanica in servizio sul Canal
Grande. Il 26, accompagnati da Depretis e Mancini, oltre che da numeroso seguito, Umberto I e
colle fiaccole, a Palermo, disegnati nastri con scritto Siracusa, Messina, Palermo, Reggio, Cosenza; L'illuminaz. di
Corso Vittorio Emanuele, a Palermo; La gita a Monreale; L'entrata a Siracusa. Roma. Il ritorno dei sovrani dalle
prov. Merid., dis. di Paolocci.
318 Ignazio CASTROGIOVANNI TIPALDI, I sovrani in Sicilia nel 1881. Cronica, Palermo, 1881.
319 GAVROCHE (pseudon.), «Il Messaggero» 26 e 28 genn. 1881. A Bologna nel 1879 le furono dedicati i «Giardini
Margherita» in ricordo della sua visita alla città nel 1878, nel 1944 vi sarà trasferito il monum. a Vittorio Emanuele
II e nel 1988 vi atterrerà l'elicottero con Giovanni Paolo II in visita all'Università per il IX centenario. Con l'unità
d'Italia la popolaz. di Saline di Barletta adottò un'amministraz. civica autonoma e così in seguito alla visita della
regina nel 1878 divenne il comune Margherita di Savoia, poi nel 1977 verrà istituita la «Riserva naturale Salina di
Margherita di Savoia». A Collepardo le verranno dedicate le grotte, in seguito alla sua visita nel 1904. A
Bordighera nel 1940 verrà inaugurato il monum. a lei dedicato, dello scultore [Orlando] Italo Griselli. A Torino ed
a Roma grandi viali, l'Ospedale Infantile di Torino, il ricovero di mendicità di Sassari, molte scuole, alcune
intitolare ad «Umberto e Margherita».
320 BARTOLOTTA, pp. 63-65.
321 Ill., All'Esposiz. d'arte di Milano: L'arrivo delle Loro Maestà. Alla staz.; La Regina d'Italia dipinta dal vero da
Francesco Moretti di Perugia; La villa Reale, ora unita al Palazzo dell'Esposiz., dis. Quintilio Michetti.
322 Giorgio CECI & Veronica GRILLO, §. I primi trent'anni di vita della Soc. di Solferino e San Martino, in AA.VV.,
Il crinale dei crinali, 2009, p. 234; sulle complicazioni, Matteo SANFILIPPO, §. La breccia di Porta Pia e i
rapporti tra chiesa cattolica statunitense e Santa Sede (1870-1888), in AA.VV., Le relaz. tra Stati Uniti e Italia nel
periodo di Roma capitale, Centro Studi Americani, p. 76.
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Margherita partirono da Monza giungendo a Vienna la sera del 28. 323 Francesco Giuseppe,
conferendogli con marcata dose di malizia il titolo onorifico di colonnello del 28° reggimento
austriaco, gli fece trovare anche una bella divisa che, come atto di cortesia, dovette indossare nei
ricevimenti; avendo esso però inferto delle forti batoste nel 1848, i veterani, appena saputolo, si
adiravano fortemente, cosicché anche le riviste italiane più monarchiche si mettevano ad inveire
contro il re, mentre assai candidamente quelle austriache lodavano aulicamente la regina come
l'apparizione di una creatura di Tiziano e del Veronese.
Umberto I, stando al gioco, si era subito infilata la divisa ussara poiché, specialmente con
l'occupazione francese della Tunisia a dispetto dell'Italia, il Papa maneggiava per cercar di
coinvolgere le potenze, specialmente l'Austria cattolica, in suo aiuto, cosicché tenendosi buono
l'imperatore, tanto beffardo verso di lui quanto cavalleresco verso sua moglie, prendeva due
piccioni con una fava, come si suol dire, ossia teneva a bada la tracotanza francese e le velleità degli
integralisti cattolici, mentre Francesco Giuseppe faceva inorgoglire le sue sfere militari ma lasciava
stare nel fodero la spada.
La contestazione non era solo alla divisa, bensì anche al motivo politico della visita ufficiale, poiché
si stava preparando la Triplice Alleanza tra impero Asburgico, impero Tedesco e regno d'Italia, il
cui preambolo segreto era di rafforzare il principio monarchico, offrendo spunto alla satira di uscire
con la frase, indicativa del trasformismo di Depretis, che «passeggia da destra a sinistra come un
vero re costituzionale». Specialmente l'alleanza con l'Austria diveniva importante per sviare le mire
di parte del Papato, che sperava in un intervento nella penisola a suo favore. Così, anche per
pressione della Germania, il min. degli Esteri austriaco Gustav Kàlnosky il 20 maggio 1882 firmerà
con l'Italia il primo trattato.324
Il 15 dicembre 1881 veniva inaugurata a Roma, nel Museo dell'Istituto Agrario di Santa Susanna, la
mostra dei 98 bozzetti per il grande monumento a Vittorio Emanuele II, di cui Gabriele d'Annunzio
faceva una caustica critica nel «Fanfulla».325 Vincitore sarebbe stato l'architetto francese Henri-Paul
Ménot ma, non essendo italiano, veniva eliminato, il secondo premio andò al progetto FerrariPiacentini ed il 24 giugno 1884 vincerà Sacconi, mentre Luigi Boffi si classificherà secondo e
Stefano Galletti avrà il terzo premio per il modello della grande stele lavorata al centro di piazza
Venezia. Le statue premiate nel concorso del 1884 saranno quelle di Emilio Gallori, Alfonso
Allegretti e Lio Gangeri.326
Intanto il 10 marzo 1882 il governo italiano aveva acquistato, da Rubattino, la baia di Assab, nel
Mar Rosso, quindi pattuiva con la Gran Bretagna l'occupazione di Massaua, che avverrà il 5
febbraio 1885, non ottenendo però di sviluppare un'ulteriore collaborazione.
Nel 1882 Margherita decise di prendere lezioni di latino da Marco Minghetti, assiduo nel suo
salotto letterario: alcuni hanno cercato di ricamare intorno a questa relazione platonica, quasi che
ella, trentunenne, avesse voluto sottilmente vendicarsi, tramite il sessantaquattrenne ministro, della
323 Ill., Il viaggio dei sovrani a Vienna: L'arrivo, dis. Paolocci; Il palco imperiale al teatro dell'Opera, dis. Paolocci,
arciduch.ª Gisella, imperat., regina, p.pe, imperatrice, re, arciduch.ª Stefania (del Belgio); Il gran concerto di corte,
dis. Bonamore; Il banchetto, Il brindisi, dis. Paolocci; La rivista mil., dis. Q. Cenni.
324 CASALEGNO, pp. 12-13.
325 «Fanfulla», 16 genn. 1882, e poi Gabriele D'ANNUNZIO, La statua equestre di Vittorio Emanuele II, «La
Tribuna», 22 apr. 1885, in occasione di una successiva esposiz. di bozzetti al Pal. delle Belle Arti, Maria Pia
PAGANI, Dall'exhibit alla performance: tracce di sinergie creative dannunziane, pp. 2-3. Sulla prima mostra, ill.,
Sala principale dell'Esposiz. dei bozzetti pel monum. a Vittorio Emanuele nell'Ist. Agrario, dis. Paolocci.
326 Tra i vari secondi premi, quello a Tito Azzolini; concorse anche Manfredo Emanuele Manfredi al quale fu dato,
come premio di consolaz., l'incarico di sistemare la tomba al Pantheon. Sul fervore de I lavori per il monum. a
Vittorio Emanuele al Vittoriano, dis. Paolocci del 1887 e del 1911.
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licenza monzese di Umberto, elucubrazioni assurde, poiché ella vedeva in lui, sicuramente, la figura
di un padre, che aveva perso da piccola, il quale la guidava nella sua arte di perfezionarsi.
La città era scissa in due, con due corti, quella Vaticana, la cui lingua ufficiale era il latino, e quella
del Quirinale: non che ella volesse ergersi ad antipapessa, ma occorre considerare che era usanza,
tra i dotti che frequentavano il suo salotto, declamare nella lingua originaria i classici ed usarla
anche per composizioni proprie. Inoltre assecondare regalmente il fiorire del latino a corte era il
modo elegante per legittimare l'Unità d'Italia come proiezione storica di un'antica identità. Ne sarà
prova quando nel 1890 scriverà «Questo mio ritratto dedico a Giosuè Carducci in segno della
grande ammirazione che sento per il poeta, che, unendo in sommo grado ne' suoi versi il senso
d'italianità gentile e di ferrea latinità, seppe fare della sua poesia la più alta espressione dell'Italia
risorta». Egli era infatti per lei il cantore della grandezza antica di Roma e della nuova grandezza
d'Italia, il quale nel 1889 l'additerà «figlia e regina del sacro / rinnovato popolo latino».
Margherita espresse il proprio sdegno quando gli inglesi bombardarono Alessandria d'Egitto per
occupare quel territorio, definendolo «atto di prepotenza senza pari», e manifestò il proprio dolore
in una lettera a Minghetti del 15 luglio 1882 pensando agli italiani che risiedevano laggiù.327
Il 17 settembre 1882 ci fu l'alluvione del Polesine ed Umberto I accorse fra le popolazioni colpite.
Nel 1883 per commemorare Vittorio Emanuele II i veterani convennero a Roma, adunandosi su
tutta la cordonata e sulla piazza del Campidoglio.328
Umberto I e Margherita, accompagnati dal principe ereditario, il 21 gennaio, bellissima giornata,
uscivano dal Quirinale per immettersi su via Nazionale, addobbata anche con trofei ed
imbandierata, per recarsi, tra ali di folla, tenuta da soldati schierati, al nuovo Palazzo delle
Esposizioni, ad inaugurare la grande Mostra di Belle Arti329 di artisti italiani ma anche europei.
Venivano accolti da ministri, parlamentari, ambasciatori, membri della Commissione, vari sindaci,
tra popolazione acclamante, marcia reale, coro, un discorsetto del sindaco di Roma, Leopoldo
Torlonia; la visita durò tre ore; i reali si soffermarono particolarmente davanti a La battaglia di San
Martino di Michele Cammarano, alla Malaria di Giulio Aristide Sartorio, a Lo scoppio della
granata di Sebastiano De Albertis; la regina osservò minuziosamente Il voto di Francesco Paolo
Michetti.
Il 26 aprile i sovrani inauguravano a Torino l'Esposizione Nazionale (od Italiana), organizzata dalla
Società Promotrice dell'Industria Nazionale.330
In marzo andarono a Livorno, dove il 17 la regina tenne a battesimo la corazzata “Lepanto”.331
Il 15 aprile 1883 il fratello di Margherita, Tomaso, duca di Genova, aveva sposato, nel castello di
Nymphenburg (Monaco), Isabella di Baviera. Egli, dal 31 marzo 1879 al 20 settembre 1881 aveva
327 CASALEGNO, pp. 126 e 157.
328 I veterani alla commem. di Vittorio Emanuele. Nella p.za del Campidoglio, dis. Paolocci.
329 Roma. Esposiz. di Belle Arti. Le LL.MM. e il P.pe di Napoli visitano la gall. della pittura , dis. Paolocci; Massimo
MIGLIO, §. Microstorie, 1883. Riflessi di Medioevo, pp. 461-61, in AA.VV., Come l'orco della fiaba: studi per
Franco Cardini, Firenze, 2010.
330 Ill. implicitam. pubblicitaria: Esposiz. Naz. di Torino. La mostra degli Stabilim. del Fibreno, visitata dalle Loro
Maestà; si trattava della grande fabbrica di elegante carta da tappezzeria. Torino e l'Esposiz. Italiana del 1884.
Cronaca illustrata della Esposiz. Naz. – Industr. ed Artistica del 1884, Torino – Milano, 1884.
331 Il varo della “Lepanto” a Livorno, dis. Ed. Ximenes: a), Il battesimo della Regina; b) La cerimonia religiosa; c) Il
palco reale.
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fatto il giro del mondo, al comando della corvetta “Vettor Pisani”. A Roma il 23 maggio si svolgeva
un torneo cavalleresco in loro onore.332
Intanto, il 22 maggio 1883, per dei dissensi tra ministri sulla politica interna, Depretis rassegnava le
dimissioni, ma veniva incaricato di ricomporre il governo, del quale non fece più parte la fronda di
Zanardelli e Baccarini, per cui rimaneva nuovamente in carica intanto sino al 30 marzo 1884. Poi,
in seguito all'assottigliamento della maggioranza, rassegnava nuovamente le dimissioni ma il re,
considerato che il governo non aveva perduto la fiducia e che il presidente del consiglio aveva, a
livello personale, la maggioranza parlamentare, lo incaricò di formarne uno nuovo, che rimarrà
nuovamente in carica sino al 29 giugno 1885.333
Il 5 gennaio 1884 veniva estratta dai corazzieri la cassa di Vittorio Emanuele II dal loculo di
deposito del Pantheon, per essere traslata nella nuova tomba.334
In una lettera a Minghetti la regina palesava il suo interesse per la navigazione aerea,
compiacendosi che l'esercito italiano vi si dedicasse, mostrando molta lungimiranza, in analogia con
quanto scritto da Jules Verne, ritenendo che invece di pensare al «più leggero» si dovesse studiare il
modo di realizzare il «più pesante dell'aria», di assai più ardua soluzione. Nel novembre del 1890
scrivendo al col. Osio, espresso il proprio compiacimento per l'impianto di luce elettrica al
Quirinale, sperava di poter fare con lui, anche se egli non ci credeva, una volata tra qualche anno.335
Nel 1884 un libretto dello scrittore e poeta anarchico Pietro Sbarbaro, pubblicato da Angelo
Sommaruga, quello della «Cronaca bizantina» a cui collaboravano le più prestigiose penne
dell'epoca, con il titolo impenitente e provocatorio di Regina o Repubblica, aveva fatto irretire
Margherita e soprattutto la corte, tanto che, per altri pezzi satirici, l'anno dopo l'editore sarebbe stato
arrestato e nel 1887 anche l'autore. Cosicché i bellissimi versi, scritti nel carcere di Civitavecchia,
che iniziano «Salve o Regina, pronuba / Di ogni itala grandezza, / Modello incomparabile / di
umana grandezza» non solo vennero probabilmente cestinati dalla destinataria, ma persino un suo
distinto biografo, quale Casalegno, li ha liquidati, a torto, come «grottesche fantasticherie,
documento curioso ma di fastidiosa lettura», preferendo glissare sugli autori dialettali.336
In settembre scoppiava il colera ed Umberto I si recava a Busca nel cuneese ed anche nella città
partenopea, per portarvi aiuti e solidarietà, dove a ricordo veniva coniata una medaglia
commemorativa, con scritto «A Napoli si muore. Vado a Napoli», ma di Umberto son state
registrate delle parole, quali «Raccomando la calma, ché la calma è dei forti».337 Un'altra medaglia
332 Tournament at Rome in honour of the Duke of Genoa and his Bride, the Princess Isabella of Bavaria , 1) Victor
Emmanuel prince of Naples, Crown Prince of Italy, 2) Spiting the Heads, 3) The Heralds, 23 may 1883.
333 BARTOLOTTA, pp. 67-68.
334 La traslaz. della salma di Vittorio Emanuele II nella nuova tomba, dis. Paolocci; La tomba definitiva di Vittorio
Emanuele nel Pantheon a Roma.
335CASALEGNO, pp. 200-01. Margherita si appassionerà anche alle automobili, avrà tra i suoi autisti Alessandro
Umberto Cagno, il quale diventerà un famoso aviatore e si cimenterà in esibizioni sin dal 1909. Léon Delagrange,
sceso dall'aereo, nel 1909, le presenterà i suoi omaggi. Infatti la regina madre e Vittorio Emanuele III erano al cam po durante l'esibizione di Wilbur Wright. Margherita ha sempre mostrato molto interesse anche per la scienza e per
la tecnica, in questo molto simile all'imperatr. Eugenia, la quale ricevette gli omaggi dell'aviatore Samuel Franklin
Cody e prestò a Guglielmo Marconi, per i suoi esperimenti, lo yacht “Thistle”, che significa “cardo”.
336 CASALEGNO, pp. 129-31.
337 Niccolò PERSICHETTI, Diz. di Pensieri e Sentenze, 1935, n. 8568; «L'Illustrazione Italiana», L'arrivo del re la
sera del 14 sett. alla staz. di Roma, di ritorno dal colera di Napoli, dis. Paolocci. Poi proseguiva, Arrivo del Re
Umberto alla staz. di Milano il 15 sett. di ritorno dal colera di Napoli, dis. Ed. Ximenes. Il re a Busca, dis. Ettore
Ximenes; cart., Re Umberto visita i colerosi a Napoli. 1884.
91
riguardava invece l'«Esposizione di Torino 1884 – Auspice Savoia Italia Unita», con i ritratti dei
sovrani, stella d'Italia e monumenti.
Il 22 marzo 1885 Umberto I dava il via, con la posa della prima pietra alla presenza di tremila
invitati, alla costruzione del Vittoriano, il grande monumento in onore di suo padre.338 Il 28 aprile
usciva il bando di concorso per la statua equestre di Vittorio Emanuele II da egersi al centro di esso.
Nel portico dell'Università si collocava un busto del re defunto.
Ai primi di aprile il sovrano ricevette un'ambasciata birmana.339
Il 17 giugno, essendo stato approvato il bilancio degli Esteri con un'esigua maggioranza (169 contro
163), Depretis rassegnò le dimissioni, ma venne reincaricato dal re, continuando a governare ancora
dal giugno 1885 al 4 aprile 1887.
Il re, accompagnato dalla regina, quest'anno si recò a Napoli per passare in rassegna le truppe e non
mancarono vari festeggiamenti in loro onore. In estate il giovane Vittorio Emanuele effettuò il suo
primo viaggio all'estero, in Svizzera, toccando Interlaken e Losanna.
Il 20 settembre 1886 Umberto I rispondeva con un telegramma alle felicitazioni del Municipio di
Roma, «Rendo con tutta Italia omaggio alla memoria di coloro, che con tanti sacrifizi,
cooperarono alla “intangibile conquista”, oggi affidata al nostro senno, al nostro patriottismo,
alla fedeltà ai principii, sui quali si fonda il risorgimento italiano».340
Quest'anno in visita a Genova i sovrani furono assai festeggiati, anche con una fiaccolata, fatta
passare sotto alla loggia del teatro Carlo Felice.341
Il 1° febbraio 1887, in seguito all'eccidio di Dogali del 26 gennaio da parte delle armate del negus
Giovanni IV, veniva presentato alla Camera un disegno di legge per autorizzare una spesa di 5
milioni, onde rinforzare i presidi sulla costa del Mar Rosso ma, concludendosi la votazione con un
ordine del giorno proposto dal march. Antonio di Rudinì, esso veniva respinto, per cui il min. degli
Esteri, Carlo Felice Nicolis di Robilant, giudicando il risultato (215 contro 181 ed 1 astenuto) poco
favorevole, si dimetteva, determinando una crisi di governo. Umberto I allora tentava di incaricare
dapprima di Robilant, poi Giuseppe Biancheri e quindi Farini, ma avendo tutti e tre ricusato, lo
stesso Depretis, il quale si era mostrato contrario all'avventura africana, successivamente
reinvestito, riusciva a ricomporre una compagine, grazie alla cosiddetta pentarchia, per cui il 10
marzo il presidente del consiglio dichiarava alla Camera che Sua Maestà, respinte le dimissioni del
governo, attendeva dal Parlamento un voto esplicito e chiarificatore. Una mozione di sfiducia,
formulata da Crispi, veniva respinta dalla Camera con 214 voti contro 194, cosicché Depretis
costituiva il nuovo governo che entrava in carica dal 4 aprile.342
Con l'allocuzione pontificia del 23 maggio 1887 si era aperto uno spiraglio di conciliazione tra
Chiesa e Stato, dopo diciassette anni di guerra fredda, perciò il poeta e sacerdote Giacomo Zanella,
338 Dis. Paolocci: Roma. Collocam. della prima pietra del monum. a Vittorio Emanuele II; Inauguraz. dell'anno
scolastico e busto di Vittorio Emanuele, nel portico dell'Università.
339 «L'Illustrazione Italiana» 5 apr. 1885, Roma. Sua Maestà riceve l'ambasciata birmana, dis. Paolocci.
340 FUMAGALLI, p. 297, scrive anche che il 4 febb. Umberto I avrebbe detto di Roma « suggello infrangibile
dell'unità italiana», però non era ancora re.
341 Le feste di Genova. La fiaccolata in onore dei Sovrani passa sotto la loggia del teatro Carlo Felice, dis. A. Della
Valle.
342 BARTOLOTTA, pp. 68-71.
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in una lirica A Leone XIII,343 esprimeva la speranza che le assidue preghiere della regina potessero
aiutare questo processo, che non dispiacque al Papa, perciò si cominciò a sussurrare che Margherita
non mancasse di intessere segreti rapporti con le sfere vaticane: ella infatti era un'avida lettrice degli
opuscoli dei conciliatoristi, ma si rivelarono vane speranze.
In luglio i sovrani andarono a Siena dove, per l'occasione venne fatto un panforte detto
«Margherita», una variante del panpepato tradizionale non speziata; visitarono l'oratorio di Santa
Caterina nella contrada dell'Oca e tutte le altre, l'Istituto dei Sordomuti e l'oratorio di Sant'Antonio
da Padova; la contrada della Tartuca organizzò in loro onore dei particolari festeggiamenti e vi si
recarono il 17: chiesto di poter mettere delle margherite ed il nodo Savoia nel loro emblema, ne
ottennero alcuni mesi dopo il relativo decreto dal min. della Real Casa, una lapide avrebbe poi
ricordato il fausto evento.344
Il 29 luglio 1887 Depretis moriva, perciò l'indomani il governo rassegnava nelle mani del re il
mandato, ma Umberto I ne respingeva le dimissioni, chiamando ad assumerne la presidenza
Francesco Crispi il quale, al contrario del suo predecessore, era un assertore della politica africana:
intanto rimarrà in carica sino al 9 marzo 1889 e poi, dopo un rimpasto, sino al 6 febbraio 1891.
In settembre Umberto I e Margherita si recarono ad assistere alle grandi manovre nell'Emilia.345
Con la legge del 12 febbraio 1888 nei vari dicasteri furono istituiti i sottosegretari di Stato, con
norme di esecuzione nel regio decreto del 1° marzo.346
Crispi inviò in Africa un contingente di ventimila uomini sotto il comando del gen. Antonio
Baldissera, chiedendo che il conte Pietro Antonelli,347 ambasciatore ad Addis Abeba, si adoperasse
per far trarre partito dalle lotte intestine. Insomma, faceva tutto facile, armiamoci e partite!
L'architetto Francesco Azzurri ha elevato ed Umberto I ha inaugurato, il 5 giugno, l'obelisco in
onore dei Caduti di Dogali, ritrovato dal Lanciani in scavi tra sant'Ignazio e la Minerva, collocato
davanti alla stazione, con epigrafe di Ruggero Bonghi.348
Quest'anno il re inaugurò l'esposizione nei nuovi locali del Circolo Artistico Internazionale.349 A
Napoli iniziarono le demolizioni a Santa Brigida per far posto alla costruzione della Galleria
Umberto I.350
Il 7 maggio Umberto I, Margherita, con il principe di Napoli, presente Crispi, inaugurarono a
Bologna la mostra di Agricoltura.351 I sovrani poi vi ritornarono, infatti Carducci, il 12 giugno
343 Giacomo ZANELLA sac. vicentino, Alla Santità di Leone XIII omaggio ed augurio di, 1887. Non era il solo ad
affrontare lo spinoso tema della conciliazione, spicca anche il prete calabrese Vincenzo Beccafumi, CASALEGNO,
pp. 128-29, 170, in una lettera del 1885 a Minghetti la regina ricordava quanto dettole, ossia che due persone che
vivano nella stessa casa, incontrandosi per le scale, finiscano per salutarsi.
344 Giordano Bruno BARBARULLI, I nodi e le margherite dei Savoia nello stemma della Tartuca, Ecomuseo Siena; le
altre contrade sparsero anche dis. di rosette di Cipro, iniziali sabaude e collari della SS. Annunziata, corone; la
regina madre vi ritornerà nel 1904 con suo fratello Tomaso, un'altra lapide lo ricorda.
345 Ill.: Le grandi manovre nell'Emilia. Davanti al palco della regina, dis. Ettore Ximenes; Lo scontro di cavall. sul
fiume Secchia presso Magreta. 4 Sett., dis. Cenni.
346 BARTOLOTTA, pp. 71-74.
347 Il conte Pietro Antonelli (1853–1901), esploratore e diplomatico, era nipote del card. Giacomo.
348 Il re torna al Quirinale dopo l'inauguraz. del monum. di Dogali, dis. Paolocci; Roma. Inauguraz. del monum. ai
caduti di Dogali in p.za dei Cinquecento, fot. Felici e C.; il leone verrà aggiunto il 9 mag. 1937.
349 Roma. S.M. il Re inaugura l'Esposiz. nei nuovi locali del Circolo Artistico Internaz., dis. Paolocci.
350 Napoli. Le demolizioni per la Gall. Umberto I a Santa Brigida, dis. Matania.
351 Inauguraz. dell'Esposiz. di Bologna. 1888: Le LL.MM. Il Re e la Regina col p.pe Ereditario si recano a visitare la
mostra dell'Agricoltura, dis. Amato; Aspetto del piazzale dei Giardini Margherita all'arrivo dei sovrani, Ed.
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chiudeva il suo discorso per l'8° centenario dell'Archiginnasio, alla loro presenza, con le parole
rivolte al re: «Voi, Sire, fedele assertore di otto secoli di storia italiana, Voi, interprete augusto e
mantenitore sovrano del voto di tutto il popolo vostro, Voi, con parola che suona alta nel cospetto
del mondo, o Re, lo diceste: Roma, conquista intangibile. Sì, o Re, conquista intangibile del popolo
italiano, per sé e per la libertà di tutti».352
Già da vari anni Umberto I e Margherita andavano a villeggiare in Val d'Aosta, il re a caccia di
stambecchi e la regina a far passeggiate anche in luoghi più impegnativi, come quando affrontò la
salita al Colle del Gigante, dallo scenario maestoso, accompagnata dai Villamarina e dalla
principessa Pignatelli Strongoli.
Nel 1888 a Courmayeur le fu presentato il barone Luigi Peccoz, originario della Svizzera, il quale le
metterà a completa sua disposizione, per molti anni, la propria villa, appena fuori Gressoney, ed il
romitaggio di Stafel, come si rileva da un album con pensieri di ringraziamento olografi di
Margherita, i quali inizieranno dal 1889.353
Il 1° settembre Umberto I inaugurò a Ravenna il monumento ai martiri ravennati e ad Anita
Garibaldi.354
Essendo morto il 9 marzo 1888 Guglielmo I, il giovane principe di Napoli, in divisa da tenente,
venne ufficialmente inviato ai funerali, che si svolsero il 16. L'imperatore ebbe come successore il
figlio Federico III senonché, essendo sofferente alla gola, morì dopo pochissimi mesi, il 15 giugno
dello stesso anno. Gli successe il figlio, Guglielmo II.
Il nuovo imperatore Guglielmo II venne in Italia in visita ufficiale dall'11 al 19 ottobre. Prima del
brindisi al Quirinale,355 venne ricevuto da Leone XIII, il quale incominciò a lamentarsi per
l'occupazione di Roma ma, dopo 12 minuti secondo alcuni o 29 secondo altri che erano chiusi in
udienza, fecero irruzione, forzando le guardie alla porta, il principe Enrico di Prussia ed Herbert
Bismarck, min. degli Esteri (figlio del Cancelliere), tentativo di incidente diplomatico
velleitariamente architettato da Crispi per non consentire ulteriore sciorinamento delle proteste
papali, come se fosse così facile chiudere la bocca ad un Papa. 356 Ci conviene intanto sintetizzare la
cronaca di questi giorni a Roma ed a Napoli anche attraverso le pagine de «L'Illustrazione Italiana»,
per poi esaminare il commento vaticano a questa visita in Italia ed all'episodio:
Nella mattinata del 10 ottobre Guglielmo II era partito da Neuberg (Stiria) accompagnato dal fratello Enrico, dal
conte von Liebenau (gran maresciallo), dai gen. von Hahnke (capo di gabinetto militare) e von Brautschisch, dal
conte Pückler (capitano delle guardie del corpo), dal giovane Bismarck, ed alle 8 di mattina dell'11 giungeva alla
stazione di Pontebba, trovando a riceverlo il conte Lanza, aiutante generale di campo del re con un suo aiutante, i
Ximenes, articolata in Musica, Industria ed Agricoltura, Belle Arti, con concorso dei sindaci di tutti i comuni della
regione.
352 FUMAGALLI, p. 297.
353 CASALEGNO, p. 133 segg.
354 S.M. il Re all'inauguraz. del monum. ai Martiri Ravennati, dis. Amato.
355 Dis. Paolocci: Arrivo del corteo imperiale in p.za di Termini a Roma; Arrivo del corteggio reale in p.za del
Quirinale; La galleria d'Armi in p.za di Termini; Il grande ricevim. in Campidoglio; I sovrani traversano i Musei
Capitolini; L'illuminaz. del Colosseo e del Foro Romano [trittico, grande fuoco d'artificio che esce dal Colosseo];
Aspetto di via Nazionale a Roma prima dell'arrivo dell'Imperat. [striscione con scritto «W. Guglielmo»];
L'imperat. Guglielmo II depone una corona davanti alla tomba di Vittorio Emanuele al Pantheon; La visita al
Papa; dis. Amato: Arrivo dell'Imperat. nel cortile di San Damaso in Vaticano; altri: Imperat. Guglielmo II ed
Umberto I a cavallo in p.za del Pantheon; dioscuri al Quirinale; Incontro dell'Imperat. e di Umberto I alla staz. di
Roma; med. d'oro commemor. presentata a Guglielmo II, dis. di L. Pogliaghi, inc. Stabil. Johnson di Milano, r/v:
«Sempre Uniti / Ottobre 1888».
356 Mario MENGHINI, Guglielmo II, «Encicl. Italiana», 1933.
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comm. Borgnini, Bastogi e Brambilla, rappresentanti della Società delle Ferrovie Meridionali. Passava in rivista
una compagnia con musica e bandiera e poi, pranzato in una sala addobbata, ripartiva, trovando ad Udine,
Pordenone e Mestre festosa accoglienza, la notte passava Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, a Firenze la mattina
lo attendeva il conte amb. de Solms, il gen. Edoardo Driquet salì a bordo e l'imperatore lo invitò ad
accompagnarlo sino a Roma.
Umberto I arrivò alla stazione alle 16, per accogliere l'augusto ospite, accompagnato da Vittorio Emanuele p.pe di
Napoli, da Amedeo duca d'Aosta, Tomaso duca di Genova, in grande uniforme e gran cordone dell'Aquila Nera,
ricevuti da Crispi, da De Launay amb. italiano a Berlino, dai gen. Emilio Pallavicini di Priola, Enrico Cosenz, dal
sindaco Alessandro Guiccioli, passò in rassegna la compagnia d'onore.
Il convoglio imperiale tirato da due locomotive inghirlandate, con bandiere italiane e tedesche, giunse alle 16,10
in una stazione sfarzosamente addobbata, salutato da un colpo di cannone. Guglielmo II era in piedi sulla
piattaforma, uniforme rossa degli ussari della guardia, colbacco ed airone, giubba fermata su una spalla, alla
ussara, collare della SS. Annunziata, sorridente; mentre scendeva seguivano altre salve, mentre la campana del
Campidoglio suonava a festa, il 5° Reggim. intonava l'inno prussiano Heil dir im Sieges–Kranz (Salve, o cinto di
lauro della vittoria) facente, secondo i maligni, effetto funereo.
Accolto da Umberto I, lo abbracciò e baciò ripetutamente, poi il p.pe di Napoli e strinse la mani ai duchi, quindi
nella sala ebbero luogo le presentazioni. Sotto il baldacchino eretto dal municipio s'avanzò la carrozza; ecco i
corazzieri ed eccolo comparire fra due ali di soldati, col brio di un ufficiale più che di un imperatore, gesticolante
irrequieto (più dolce, amabile, compassato suo fratello, il principe Enrico, in divisa da ufficiale di marina), molte
ovazioni nel salire su di essa, salutante con due dita alla fronte, conversando con Umberto I, alla sua sinistra.
Nella 1ª due aiutanti di campo e due maestri delle cerimonie del re; nella 2ª Guglielmo II ed Umberto I preceduta
e seguita dai corazzieri, il conte gen. Paolo d'Oncieu de la Batie cavalcava a destra, Werner capitano comand. dei
corazzieri a sinistra; 3ª p.pe Enrico e p.pe di Napoli; 4ª Amedeo e Tomaso; 5ª Herbert Bismarck (grossissimo e
con baffoni), Crispi, entrambi in abito diplomatico, Solms e Liebenau; 6ª i gen. Vittich, von Hanhnke, Pasi e conte
Visone, nelle altre seguito dell'imperatore e della casa militare del re; un drappello di corazzieri a chiusura.
Grande folla, alla svolta dell'Esedra, fontana scintillante con getto maestoso, oltre 100.000 persone dietro le file
dei soldati lungo la via Nazionale (faceva ala la divisione di Roma del gen. d'Oncieu), piovvero biglietti rossi con
«Evviva l'Imperatore» ma in contrapposizione altri con «Evviva Trento e Trieste. Viva Alsazia e Lorena. Viva la
Francia. Abbasso la Triplice Alleanza», poi anche in piazza del Quirinale «Viva la Francia. Abbasso la Triplice».
Gli edifici con arazzi, bandiere, fiori e festoni, alle finestre ad ai balconi signore eleganti, gente persino sui tetti,
abbarbicate alle inferriate, piovevano fiori e banderuole con i ritratti dei sovrani, le gradinate del Palazzo
dell'Esposizione gremite da tante ore, in luoghi liberi palchi, anche addobbati, bande musicali, inno tedesco,
antenne con pennoni lungo il percorso con stemmi delle città italiane, signore con eleganti toilettes, egli salutava
militarmente, molto soddisfatto.
Al Quirinale ad accoglierlo ai piedi dello scalone il conte Cesare Giannotti, 1° maestro delle cerimonie e ff. di
prefetto di palazzo, con la commenda prussiana; l'imperatore ed il re salirono insieme; Margherita con le p.sse
Letizia, Elisabetta ed Isabella, seguita dal march. e marchesa di Villamarina, attendeva nel salone degli Svizzeri,
egli baciò la mano prima a lei, quindi alle p.sse, mentre Enrico si inchinava baciando la mano della regina, poi
Guglielmo II dando il braccio a Margherita, Umberto I a Letizia, Enrico alla duch.ª di Genova, Vittorio Emanuele
ad Isabella, passarono nella sala azzurra, dove veniva presentata la duch.ª Sforza Cesarini, la contessa Andriana
Marcello, la p.ssa Pallavicini dame di corte, la duch.ª Massimo di Rignano, la contessa Santafiora e la march.
Calabrini dame di palazzo; passarono poi nella sala da ballo dove erano i cav. della SS. Annunziata, grandi
dignitari, i comand. del IX corpo d'armata e della div. di Roma, il prefetto, strinse la mano al gen. Della Rocca, a
Giuseppe Biancheri presidente della camera ed a Farini del senato, al gen. Pallavicini e salutò con cordiali parole
il sindaco Alessandro Guiccioli, per l'accoglienza nella capitale d'Italia, e la giunta. Fuori la folla applaudiva,
allora tre camerieri svolsero al balcone il tappeto di velluto rosso e comparvero i sovrani, Guglielmo II con
Umberto I ed il p.pe di Napoli a sinistra, a destra Margherita, Letizia ed Elisabetta, egli aperse le braccia come per
voler abbracciare tutti e le acclamazioni crebbero.
L'appartamento a sua disposizione era addobbato con dei Gobelins, anche del Bouché, mobili in stile Luigi XV,
tappeto di Breslavia, soffitto con genietti in atto di gettar fiori del Pericci, salottino giapponese, venne costruita
una lunga galleria di ferro e cristalli, con 6 tempietti a cupola, ognuno illuminato da una grossa lampada elettrica.
Alle 19,30 pranzo di famiglia, solo 48 commensali.
L'indomani, essendo Guglielmo II un sovrano con molti milioni di sudditi cattolici, si recò da Leone
XIII in Vaticano, adottando tutti gli accorgimenti diplomatici del caso, per esempio non facendo
entrare una carrozza della corona italiana ma avendone fatta venire una appositamente dalla
Germania:
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essendo stato stabilito che, il giorno seguente al suo arrivo, l'imperatore sarebbe andato a colazione dal dott.
Schöetzer amb. di Germania presso la Santa Sede e che di lì si sarebbe recato in Vaticano, dopo una passeggiata
mattutina si recò infatti, con suo fratello Enrico, il conte di Bismarck ed i principali personaggi del suo seguito, in
carrozza del Quirinale al palazzo Capranica in piazza della Valle, residenza dell'ambasciatore, dove lo attendeva
il card. Rampolla del Tindaro, segretario di Stato, con alcuni prelati, e sedendo a tavola tra lui ed il diplomatico,
colloquiarono lungamente durante la colazione. Al tocco e mezzo preciso usciva, con carrozza di corte tedesca,
una victoria a quattro alla Daumont, verniciata di scuro, con armi imperiali ai lati, pure i morelli berlinesi, bardati
con finimenti neri e argento, i postiglioni in livrea imperiale rossa con lutto al braccio, avanti cavalcavano due
battistrada, in identica livrea ma con decorazioni sul petto, dietro due staffieri con abito scuro filettato in argento.
A bordo di essa l'imperatore ed il dott Schöetzer, precedevano e seguivano Liebenau, Bismarck jr., Hahnke
aiutante di campo gen., i gen. de Brautschitsch e de Wittich, il cons. de Lucanus, il ten. col. de Bissing, i magg. de
Lippe e de Scholl, il medico di S.M. prof. Leuthold. Molte persone dell'aristocrazia nera erano state ammesse alle
logge di Raffaello a vederne l'arrivo. Guglielmo II apparve loro in divisa bianca di col. delle guardie del corpo,
elmo d'argento sormontato dall'aquila. Entrò nel cortile di San Damaso dalla scala detta Papale, guardia svizzera
schierata, guardie nobili, 100 guardie palatine, un po' di esercito pontificio, pochi gendarmi, accolto dal p.pe
Ruspoli, maestro del Sacro Ospizio, e da un cameriere segreto di cappa e spada, incontrato da mons. Macchi,
maggiordomo del Papa, prelati, p.pe Altieri comand. della guardia nobile, comandanti di diversi corpi, cavalieri di
cappa e spada, bussolanti, si avviavano verso lo studio papale, ecco andargli incontro Leone XIII in persona in
veste bianca di lana e zucchetto pure bianco, Guglielmo II fece un profondo inchino mentre il Papa gli stendeva
ambe le mani invitandolo ad entrare, all'imperatore, per aderire a quel gesto così affabile, cadde in terra l'elmo con
fragore, premurosamente raccolto da mons. Della Volpe. Il colloquio si protraeva e venne interrotto dal
sopraggiungere del p.pe Enrico. Il papa si congratulò per la pace religiosa in Germania, suggerendo di
consolidarla ancor più. Espose delle idee sulla costituzione civile degli Stati, in conformità alle sue encicliche e
discorsi, mentre sulla condizione del Papa a Roma avrebbe accennato più volte ma indirettamente. Presentato al
papa il p.pe Enrico e tutto il seguito, nel medesimo ordine e con gli stessi onori con i quali era stato introdotto
nelle segrete stanze fece ritorno e salì al 3° piano a far visita al segretario di Stato. Quindi passò a visitare, con il
suo seguito, la Pinacoteca, le stanze di Raffaello, le Logge (confondendosi con gli invitati), la Biblioteca, i Musei,
fiancheggiati da due maestri di camera, dal direttore comm. Visconti, dall'arch. Vespignani e da numerosa scorta
d'onore. Rimase assi colpito dalla Conversione di Costantino e dalla grande tela del Trionfo di Sobjeski, entrarono
nella cappella Sistina e discesero quindi nella basilica di San Pietro, uscendo dalla porta di Santa Marta per
tornare al Quirinale, prendendo posto nella prima carrozza con il p.pe Enrico. Sulla piazza San Pietro due
battaglioni di bersaglieri gli resero gli onori militari e la popolazione lo salutò con varie acclamazioni.
Tornato al Quirinale, Guglielmo II fece chiamare Crispi, trattenendosi mezz'ora con lui e
conferendogli la più alta onorificenza dell'impero germanico, il gran cordone dell'Aquila Nera, forse
anche per troncare ogni speranza che la visita nel palazzo apostolico potesse accendere le speranze
del partito ultramontano, infatti Bismarck jr. disse chiaramente esser ormai l'Italia riconosciuta
come grande potenza ed essersi persuaso l'imperatore, de visu, dell'indipendenza del pontefice e del
rispetto universale di cui godeva, per cui Leone XIII si sarebbe accontentato di parlare di questioni
ecclesiastiche inerenti i cattolici tedeschi. La sera alle 19 gran pranzo di gala al Quirinale
che terminò alle 21, con ministri, grandi dignitari, generali, dame della regina e delle p.pesse, tutto il seguito
imperiale e regale, tavola a ferro di cavallo, immensi mazzi di fiori al centro, servizio di Sèvres con stemmi
sabaudi, posate e vasellame d'oro e d'argento. Al centro Umberto I e Guglielmo II, a destra Margherita, esclusione
delle mogli dei ministri, perché non si volle che la vivace baronessina Lina Barbagallo, 357 sposatasi col bigamo
Crispi, quindi non ancora ammessa a corte, si trovasse a tavola con l'imperatore. Ecco i brindisi ufficiali:
Umberto I: «Con gioia profonda e con viva gratitudine, saluto qui nella mia reggia, qui nella Capitale d'Italia,
l'Imperatore e Re Guglielmo II. La presenza in Roma del Capo di una grande Nazione e di una gloriosa dinastia,
alla quale son legato da antica, salda amicizia, è nuovo pegno dell'alleanza stretta tra noi per la pace d'Europa e
pel benessere dei nostri popoli. Bevo alla salute di Sua Maestà Imperiale e Reale, il mio ospite augusto. Le sue
virtù mi affidano che Iddio gli serberà lungo e glorioso regno. Bevo alla salute di Sua Maestà l'Imperatrice e
Regina. Bevo alla salute dell'Esercito Tedesco, tutela e gloria della Germania».
Guglielmo II, in tedesco e concludendo in italiano, rispose: «Ringrazio le Maestà Vostre dal profondo del cuore
per le calde parole che mi ha rivolto. L'accenno all'alleanza ereditata dai nostri padri trova in me una vivace eco.
357 Filomena Barbagallo detta Lina (1842 – 1915), seconda moglie di Francesco Crispi.
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I nostri Paesi guidati dai loro grandi Sovrani conquistarono colla spada la loro unità. L'analogia fra le nostre
storie implica il perpetuo accordo di entrambi i popoli pel mantenimento di questa unità, che è la più sicura
guarentigia di pace. Le nostre relazioni hanno trovato la più viva espressione nella grandiosa accoglienza che la
Capitale di Vostra Maestà mi ha fatto. Io alzo il mio calice e bevo alla salute di Vostra Maestà, di Sua Maestà la
Regina e del valoroso Esercito di Vostra Maestà».
La mattina del 13 Umberto I e Guglielmo II si recarono alla grande rivista militare nella piana di
Centocelle:
Margherita arrivò alle 10,15 con Letizia, Isabella, Elisabetta e loro seguiti, nella tribuna reale non ampia ma
elegantissima, con bandiere italiana e tedesca, frontone con stemmi Hohenzollern e Savoia, presero posto anche
Crispi, i min. Brin della Marina e Boselli dell'Istruzione, i presidenti delle camere, gli ambasciatori di Turchia,
Austria, Spagna e de Launay, poco dopo comparve il corteo, dalla strada del forte Casilino, dove i sovrani erano
montati a cavallo, Guglielmo II su uno nero, la divisa bianca, elmo con aquila d'argento ad ali spiegate, Umberto I
da gen. d'armata, cavallo sauro, p.pe di Napoli da ten. di fanteria, Enrico da capit. di corvetta, i duchi Amedeo e
Tomaso, Bertolè Viale min. della Guerra, Bismarck jr., i gen. Cosenz, Hanke, Barutschich, Wittich, Liebenau,
Corvetto sottosegr., gli ispettori gen. d'artigl. e genio, gli addetti militari esteri (escluso quello di Francia) ed i
seguiti imperiale e reale. Le truppe presentarono le armi e venne intonato l'inno prussiano, le loro maestà si
soffermarono dinnanzi al palco per complimentare la regina, partirono quindi al galoppo alla destra delle truppe
ed iniziò la rivista, imperatore alla destra del re, cavalli al passo. Finita la rivista tornarono verso il palco, intanto
si erano iniziati ordinatamente i movimenti per lo sfilamento, presero posto accanto a Margherita, dietro di loro i
p.pi reali, 22 gen. italiani e 4 tedeschi.
Alle 11,25 iniziarono a sfilare carabinieri, fanteria, artiglieria da fortezza, genio, alpini, artiglieria da montagna,
bersaglieri, artiglieria di campagna magnificamente, artiglieria a cavallo, cavalleria. Quelli a piedi al suon della
marcia d'ordinanza regolare, al passo, i bersaglieri in corsa (provocando un'esplosione di applausi, Guglielmo II
strinse ripetutamente la mano al re), alpini e forze a cavallo. L'imperatore espresse viva soddisfazione oltre che al
re ai vari generali: il march. Pallavicini comand. del IX C. d'A., i conti d'Oncieu ed Annibale Boni comand. le div.
di Roma e di Torino, Asinari di San Marzano la 2ª linea, Testafochi i bers., Luigi Pelloux gli alpini, Boselli la 3ª
linea, Crotti de Rossi di Costigliole e De Morra le due brigate di cavalleria. C'era anche molta folla, arrivata a
piedi ed in carrozza. Tutto si concludeva alle 12,30. Un ordine del giorno dell'esercito di poche ore dopo
esprimeva l'altissima soddisfazione.
La sera alle 19,30 pranzo di gala al Quirinale e poi, aderendo all'invito rivoltogli a nome della città,
alle 22,30 Guglielmo II si recava con i sovrani al ricevimento nei tre palazzi capitolini, riuniti con
costruzioni provvisorie:
la piazza del Campidoglio illuminata con luce elettrica, spettacolo fantastico. Musei illuminati ma vuoti per dar
agio agli ospiti di ammirare meglio le opere d'arte. Riuscirono a giungere alle 22,50 per la grande folla nelle
strade, alcuni bengala, al Gesù i soldati per far inoltrare il corteo forzarono la folla, ne nacque una confusione
indescrivibile, finalmente le carrozze passarono fra grida di protesta. In Campidoglio, nell'attesa e nella ressa, gran
soffoco, alcune signore svennero e furon portate all'aria aperta. Vennero accolti dal march. e dalla marchesa
Guiccioli. Guglielmo II in uniforme rossa degli ussari dava il braccio a Margherita, Umberto I a Letizia,
seguivano tutti i principi reali e le principesse con i loro seguiti. Entrati i sovrani nella sala degli Orazi e Curiazi,
venne presentata la giunta. Otto staffieri precedevano il corteo che dai musei passò al pal. Senatorio dove, nella
sala consiliare o delle bandiere, l'orchestra diretta dal maestro Tinelli intonò l'inno prussiano mentre la campana
suonò a distesa, trovandovi il consiglio comunale adunato a rendergli omaggio e dove venne scoperta la lapide
commemorativa della visita, poi breve concerto, quindi sinfonia del Fernando Cortes di Spontini e parte di un
inno sinfonico di Pinelli, dopo di che si avviarono al pal. dei Conservatori dove furono serviti dei rinfreschi. Si
ritiravano a mezzanotte, accompagnati alla porta principale da sindaco e giunta. Dei 3.500 invitati, presenziarono
2.600 persone.
Mentre molti governanti italiani affettavano irreligiosità, l'imperatore ed il principe Enrico il 14 si
recarono nella cappella del palazzo Caffarelli, sede dell'ambasciata tedesca presso il re d'Italia, per
assistere in grande raccoglimento alla funzione officiata dal pastore evangelico Roeuncke.
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Levatosi di buon mattino, l'imperatore si trattenne con il suo min. degli Esteri, quindi (in piccola tenuta di gen.)
uscì, con il p.pe Enrico (in uniforme da marina) e con Bismarck jr. (in uniforme di magg. dei dragoni), dal
Quirinale diretto all'ufficio religioso, ricevuto dall'amb. e Solms, cantando anche i versetti del salmo. Si trattenne
colà a colazione, invitati Crispi, Bertolè Viale, Brin, Guiccioli. Quando stava per prendere commiato sopraggiunse
sua sorella Carlotta, sposata con il granduca ereditario Bernardo di Sassonia Meiningen che, viaggiando in
incognito con il marito, volle esser testimone dell'accoglienza ricevuta in Italia dal fratello. Si trattenne alquanto
con lei, quindi uscì nella carrozza imperiale con Enrico, seguito dalle altre del seguito, facendosi condurre al
Pantheon, dove giunse inaspettatamente, per deporre una corona d'alloro con bacche dorate, nastri tricolore:
l'appese al centro e domandò ai veterani «Avete l'album?», glielo indicarono a destra ed egli con Enrico e quindi
tutto il seguito vi posero la loro firma. Quindi tornarono al Quirinale, di dove Guglielmo II con Umberto I verso le
16 uscirono in carrozza diretti al Corso ed al Gianicolo, quindi al rientro gli vennero presentati i 17 generali aventi
avuto un comando nella rivista, volendo egli congratularsi con loro.
Il 15 per il cattivo tempo saltò la gita a Tivoli ed ai castelli romani; la sera ci fu pranzo di gala al
Quirinale.
L'imperatore la mattina si trattenne con Bismarck jr. il quale poi ebbe un lungo colloquio con Crispi, poi
passeggiò un'ora a cavallo nei giardini del Quirinale, dopo colazione uscì in carrozza con Driquet e visitò vari
monumenti tra cui il Colosseo. La sera al pranzo di gala di 102 coperti era stato invitato anche il corpo
diplomatico, Guglielmo II fu tra Margherita ed Umberto I, dirimpetto a lui Amedeo fra le duch. di Genova,
Elisabetta ed Isabella, assenti i rappresentanti di Francia e di Russia, uno per congedo e l'altro per malattia. La sera
i tedeschi residenti a Roma si riunirono nella sala Dante, l'imperatore si fece rappresentare da Schöetzer,
cantarono inni patriottici e si suonò la marcia reale italiana.
Il 16 mattina alle 7,30 della salve d'artiglieria annunziarono la partenza dei sovrani per Napoli,
truppe schierate fino alla stazione, grande folla, Guglielmo II ed Umberto I nella 2ª carrozza, dopo
quella degli aiutanti, Enrico, Vittorio Emanuele, Amedeo e Tomaso nella 3ª, quindi il seguito:
acclamati lungo la via, ossequiati alla stazione dalle autorità, alle 8,10 il treno partì, con a bordo anche Crispi,
Bertolè Viale, Brin e Boselli. Tutte le stazioni ferroviarie erano imbandierate. Arrivati a Napoli alle 13,50
Guglielmo II scese per primo, poi Umberto I, i principi, Crispi, Bismarck jr., ministri, seguito. Quando salì in
carrozza, in gran tenuta, un urlo immenso, entusiastico lo accolse, dalle finestre tantissimi «Evviva», gettavano
fiori, agitavano fazzoletti e bandiere, folla straordinaria, la gente persino sui tetti; già alle 11 le vie di Napoli si
erano affollate, ai poggioli bandiere italiane e tedesche, nelle piazze pennoni, trofei ed emblemi; lungo il percorso,
da una parte la truppa, dall'altra le associazioni popolari ed operaie anche della provincia, venute persino dalla
Sicilia, alcune con costumi tradizionali come i pescatori del quartiere Santa Lucia, molte con vessilli e musiche.
Accoglienza rumorosa, solare. Impiegarono un'ora per raggiungere la reggia, spesso ostacolati dalla ressa delle
confraternite e della folla plaudente, si accodarono 70 bande con 600 bandiere. Guglielmo II ebbe l'appartamento
reale, Enrico si sistemò nel mezzanino utilizzato da Vittorio Emanuele nei suoi brevi soggiorni. Tutte le 200
persone del seguito furono alloggiate a Palazzo. Alle 15 si affacciarono al balcone per 10' per ringraziare, alle
16,45 si recarono ai musei, molti li aspettarono al rientro a palazzo. La sera alle 19 pranzo a corte, alle 20,30
serenata di mandolini davanti al palazzo reale, re ed imperatore si affacciarono ma dovettero subito ritirarsi per
l'impetuosissimo vento. Alle 21,30 serata di gala al San Carlo, ma i sovrani non vi andarono, bensì parecchi del
loro seguito.
Il 17 Guglielmo II, in divisa da ammiraglio germanico, Umberto I, principi e seguito partirono per
Castellammare di Stabia per assistere al varo della corazzata “Re Umberto” ed alla rivista navale,
agli ordini del viceammir. Ferdinando Acton:
arrivando al Cantiere navale alle 10,50 e prendendo subito posto nella tribuna, alcune navi in rada salutarono. Lo
scafo si ergeva maestoso, era della classe del “Duilio” ma più grande, progettato da Benedetto Brin, costruzione
sotto la guida del commend. Capaldo, direttore dell'Arsenale di Napoli, e dal cav. Micheli, dir. del cantiere (figlio
del compianto on., ispettore del genio navale). Campeggiava verso la discesa, visibili le due immense eliche. A
suon di tromba gli operai presero posto intorno ad esso. Mons. Vincenzo Maria Sarnelli vesc. di Castellammare di
Stabia benedì la prua, poi discese con tutto il capitolo intorno allo scafo, continuando a benedire, poi la signorina
Acton, figlia, infranse una bottiglia di spumante d'Asti sospesa ad un nastro, prima di essere presentata ai sovrani,
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quindi il commend. iniziò a dirigere le operazioni: ad ogni squillo vennero tolti i puntelli, le taccate, gli scontri, i
tacchi, le castagne, le trinche, rinforzati i martinetti e poi tagliate le trinche. Silenzio assoluto, solo i colpi delle
maestranze; il colosso oscillò appena, poi accelerò il suo moto in una rapida fuga, tra acclamazioni frenetiche,
scendendo tra onde spumeggianti alle 12,05. L'imperatore lodò Brin e decorò Capaldo delle insegne di commend.
della Corona di Prussia.
Poi entrambi i sovrani, salutati dalle artiglierie, salirono con i principi ed i dignitari a bordo della yacht reale
“Savoia”, che venne seguito dall'armata navale pavesata anche con bandiera germanica. Dopo un lunch servito a
bordo, Guglielmo II brindò a Crispi ed a Brin, ministro e progettista. Quindi salirono in coperta, per assistere alla
rivista. Iniziando la marcia delle navi con le torpediniere in testa, ad angolo, sfilando a due colonne sui fianchi del
“Savoia”, poi, con evoluzioni a quattro, andarono davanti a Chiaia. La flotta, agli ordini di Acton, sul “Savoia”,
era condotta dai contramm. Lovera di Maria e Martinez (capi di S.M. Castelluccio e Quigini Puliga), con bandiere
di comando sull'“Etna” e sul “Dandolo”. Solo il “Candia” tardò, avendo dovuto cedere il passo a dei battelli
gremiti di invitati. Salve d'artiglieria, urrah, saluti ai mercantili, poi alla reggia. L'imperatore non mancò di
ammirare la città di Napoli, lo splendido golfo, la flotta. Poi tornarono a palazzo, la piazza del Plebiscito gremita,
alle 10 di sera si affacciarono al balcone e l'emiciclo come per incanto s'illuminò a bengala fra lo scoppio di razzi
e di fuochi.
Il 18 Umberto I con Guglielmo II e loro seguito la mattina si recarono a Pompei e poi tornarono a
Roma.
Era arrivata gente da Scafati, Torre Annunziata e ville vicine. Agli scavi vennero ricevuti dal min. Boselli, dal
sottosegr. Filippo Mariotti e dal sen. Fiorelli, alla loro presenza venne eseguito uno scavo in via della Fortuna.
All'una partivano da Napoli ed alle 17,55 arrivavano a Roma. Alle 20 pranzo di famiglia al Quirinale.
Alle 21 i palchi del Palatino erano gremiti e così pure i ripari per il pubblico, che la folla ancora sbucava da tutte
le parti. Corso e via Nazionale illuminate, folla verso il Foro Romano, alle 21,30 uscirono dal palazzo con le
altezze reali ed il seguito diretti al Palatino, per assistere all'illuminazione del Colosseo e del Foro Romano. Alle
21,55 le trombe annunziarono l'arrivo dell'imperatore, la musica intonò l'inno reale italiano e quello germanico
Wacht am Rhein, poi musiche alternate a spettacolo pirotecnico, bengala fuori e dentro il Colosseo, agli Orti
Farnesiani, all'arrivo ed alla partenza illuminati a magnesio: sotto l'arcata del Tempio della Pace era radunata una
banda di 374 suonatori e masse corali. Erano presenti la corte, il corpo diplomatico in uniforme, senatori, deputati,
grandi dignitari. S'illuminarono il Campidoglio, il Tabulario, l'Arco di Settimio Severo, le basiliche di Costantino
e Giulia, gli avanzi del tempio di Vespasiano, il tempio di Saturno, il tempio di Romolo e Remo, la colonna di
Foca, l'Arco di Tito ed il Colosseo, apparvero tutti improvvisamente splendenti di luci, un applauso allora coprì
momentaneamente l'Inno di introduzione di Meyerber sonato dalle sei bande riunite, subito dopo l'intrattenimento
pirotecnico fu cantato l'Urrah di Gnoli musicato da Vessella, poi razzi dal Colosseo, quindi altra illuminazione a
bengala, infine tutto ricadde nel buio; unica luce, venne accesa la Stella d'Italia sulla torre del Campidoglio. Le
musiche intonarono la Gran Marcia di Wagner, mentre l'imperatore ed il re, al ritmo della marcia dell'Assedio di
Corinto, verso le 23 lasciavano il Palatino, tra folla plaudente.
Il 19 l'imperatore, dopo aver assistito ad uno schieramento di un battaglione di bersaglieri al Macao,
è partito:
per suo desiderio, la mattina della partenza un battaglione di bersaglieri, comandato dal ten. col. Maggiora, venne
schierato sul piazzale del Macao, alla presenza del ministro Bertolè Viale, dei gen. Pallavicini e d'Oncieu.
Guglielmo II sopraggiunse con Umberto I e Pallavicini presentò il battaglione, che manovrò in ordine chiuso e poi
sparso, sfilando due volte, al passo e quindi di corsa, chiamati infine a rapporto gli ufficiali, comunicò che erano
stati decorati dall'imperatore il colonnello e 9 ufficiali.
Rientrati, nel pomeriggio l'imperatore prendeva congedo dalla regina e dalle principesse, quindi il corteo usciva
dal Quirinale diretto alla stazione, dove egli salutava ministri, autorità, si accomiatava dai principi, mentre Enrico
salutava il re con affettuoso rispetto. Quindi Guglielmo II ed Umberto si abbracciavano con effusione, 4 volte,
pronunciando dei marcati «Arrivederci!». Già a Napoli si era parlato tra Bismarck jr. e Crispi di una visita di
Umberto I con il p.pe di Napoli a Berlino in maggio, in giorni da definire. Alla partenza alle 15,10 stese ancora la
mano al re mentre i presenti gridavano «Viva l'Imperatore!». Giunto ad Ala alle 10,30 del 20 gli inviò un
telegramma di ringraziamento, rinnovando delle espressioni di viva gratitudine per le accoglienze a Roma ed a
Napoli. Di là Enrico andò a Vienna, mentre egli proseguì per Berlino.
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Secondo il «Don Chisciotte» pochi applausi, poca folla, mentre il «Fanfulla» rimarcava la ripetuta
stretta di mano, da parte dell'imperatore, a Crispi, sperando di rivederlo a Berlino e poi di nuovo «in
questa Roma intangibile», a suggello della Questione Romana, così anche l'«Unità Cattolica». Alla
fine di questa augusta visita sbirciamo le conclusioni tratte dal «Mémorial Diplomatique» e
soprattutto dall'«Osservatore Romano»:358
Secondo il primo, n. 41, L'Empereur Allemand à Rome, «La visita di Guglielmo II al Quirinale è un atto di alta
politica; quindi non servirà a fortificare il Quirinale di fronte al Vaticano», mantenendo lo statu quo, rassodando
gli impegni politici, ma avendo egli veduto le funeste conseguenze del Kulturkampft non «può pensare di riaprire
l'otre delle tempeste religiose, che i suoi predecessori hanno durato fatica a chiudere. I suoi impegni con l'Italia
non ve l'obbligano!».
Altrettanto interessante e ben più pungente ma altrettanto equilibrato, malgrado l'episodio nel sacro palazzo, il
commento dell'«Osservatore Romano»: essendo venuto a Roma, l'imperatore non ha potuto fare a meno di recarsi
in Vaticano ad inchinarsi davanti al Pontefice, capo spirituale di 200 milioni di persone sparse nel mondo. Ma ha
dovuto adempiere a certe condizioni, che altri può deridere, invece «rilevantissime, perché servono a far sapere ai
vicini, ed ai lontani, che il Papa non rinunzia a nessuno dei suoi diritti. L'imperatore accetta le condizioni e le
osserva con lealtà scrupolosa, sapendo che nell'intendimento del Pontefice esse suonano affermazione incrollabile
del suo diritto in faccia a chi lo spogliò coi modi che tutti sanno». Avrebbe potuto limitare la sua visita al
Quirinale, fece invece «atto di buona politica acconciarsi ai voleri del Papa» pel quale oltre 14 milioni di cattolici
tedeschi domandano che sia protetto contro la violenza e mantenuto nei suoi diritti. Egli è leale e il suo cancelliere
è abilissimo ed esperto diplomatico. Possibile che Germania ed Italia possano da sole dire l'ultima parola sopra
una questione la quale, «dopo che si è aperta, tiene agitate tutte le potenze europee, passa i mari e commuove tutto
il vecchio ed il nuovo mondo? Certe stranezze le può pensare Crispi, ma credere che i governi» che contano le
prendano a modello è inimmaginabile. Infatti la stampa straniera, non avendo le passioni di quella italiana «non dà
alla visita imperiale significato ostile alla sacrosanta causa del Papa». Errato aver dato altro senso «al viaggio del
potente imperatore».«Se questo è dimostrato […] che cosa rimane di questo rumore, menato dal cavalier Crispi e
dai sudditi della stampa liberale?»,«non possiamo celare l'impressione che ci fece la gazzarra suscitata dal cav.
Crispi in questa occasione della visita imperiale».«Col Papa, riposando nella sapienza che il mondo ammira in lui,
tiriamo innanzi, e fidenti in Dio … lasciamolo cantare».
Tra le cronache di quest'anno, anche la gita della regina Margherita ai Castelli Romani (lago di
Nemi, villa Sforza Cesarini a Genzano, Albano e Frascati). 359 Una stampa disegnata da Amato
ricordava la spedizione in Abissinia con il nuovo forte intitolato a Vittorio Emanuele II.
Agli inizi del 1889 ebbe luogo l'ormai consueta funzione religiosa al Pantheon. 360 Il 28 gennaio le
Loro Maestà assistettero alla riapertura della terza sessione della legislatura. 361 Il 30 Rodolfo, il
figlio di Francesco Giuseppe e di Elisabetta (Sissi), moriva suicida insieme alla baronessa Maria
Vetsera, sua amante, nel castello di Mayerling.
Il 10 marzo Giovanni IV moriva in battaglia, così Menelik, prevaricando i diritti di ras Mangascià,
diveniva negus e, per rafforzare i suoi diritti, il 2 maggio firmava con l'Italia il Trattato di Uccialli,
il quale però comportava un grave errore di traduzione, cosicché mentre la versione italiana
prevedeva l'obbligo del negus di farsi rappresentare dall'Italia nei negoziati con le potenze europee,
in quella etiope ciò non era previsto.
La delegazione etiope aveva portato in regalo un elefante e, ricevuta al Quirinale, aveva avuto, oltre
ad un prestito ed a vari doni, anche un quadro, raffigurante L'Ascensione di Gesù al cielo, con in
basso Umberto I, Margherita e Crispi in preghiera.
358 «La Civiltà Cattolica», Cronaca Contemporanea, 1888, pp. 367-75; «Mémorial Diplomatique», n. 41;
«L'Osservatore Romano», n. 242.
359 Sua Maestà la regina ai Castelli Romani, dis. Paolocci.
360 Margherita inginocchiata, ill. Funzione religiosa per il XI annivers. della morte di Vittorio Emanuele al Pantheon
alla presenza dei Sovrani.
361 Roma. Apertura del Parlamento. L'equipaggio di S.M. la Regina, dis. Paolocci.
100
Il 19 maggio Umberto I ed il Principe di Napoli si recarono con Crispi a Berlino, per restituire la
visita a Guglielmo II. Vediamo la partenza ed il passaggio in Svizzera:362
il 19 maggio Umberto I con il p.pe ereditario uscirono dal Quirinale in carrozza, seguita da altre tre in piccola
livrea, tra ali di persone, trovando il piazzale di Termini affollatissimo, attesi all'interno da ministri, sottosegretari,
presidenti delle Camere, senatori, deputati, diplomatici, sindaco, giunta, prefetto, consiglio provinciale, molte
signore. Scendendo, la musica municipale intonò l'inno reale. Pronte 4 carrozze salon, 1 con letti, 2 vetture
pullman della Soc. Belga, 2 vagoni salon (uno per Crispi e l'altro per il comm. Massa dir. gen. della Rete
Mediterranea, staccata al confine), 1 ordinaria di 1ª, 1 di 2ª ed un carro bagagli; 2 locomotive, Arianna ed
Antonina; alle 14 una macchina staffetta Giulia Barolo partì con 1 ing. e 2 ispettori del movimento. Il march.
Guiccioli fu l'ultimo ad augurare buon viaggio. Re e p.pe erano già sul terrazzino del vagone, poi salirono Crispi,
l'on. Finali (fino alla frontiera svizzera), il gen. Pasi ed il col. Canera di Salasco, il gen. Abate, il contramm.
Accinni, il col. Osio, il conte Giannotti, il comm. Rattazzi mentre altri già avevano preso posto. Il Re disse ancora
qualcosa a Biancheri e poi gli strinse nuovamente la mano, alle 16,20 partenza, al grido di « W. il Re»; a
Civitavecchia; a Grosseto gran folla; a Campiglia Marittima illuminazione con trasparenti; a Pisa, accolto
festosamente lungo tutta la linea; il 20 alle 0, 45 di notte a La Spezia salutato dalle autorità civili e militari; a
Genova; alle 5, 25 ad Alessandria, sosta di 25'; alle 6,58 a Novara, stazione affollata ed imbandierata (folla con
musica e bandiere anche a Valenza e ad Oleggio); alle 8 a Luino, stazione di frontiera ben decorata, gran
manifesto, molta gente malgrado il maltempo, reduci, ufficiali, scolaresche, società operaie, valligiani e
provenienti dalle sponde del Lago Maggiore. Umberto, affiancato dal p.pe di Napoli, Crispi e Finali, ricevette
sulla piattaforma una rappresentanza militare della Confederazione Elvetica (il col. Pfyffer capo ufficio delle Stato
Maggiore gen., il ten. col. Curti, il capit. Wildbolz), una della Ferrovia del Goliardo363 (il col. Rider presidente di
essa, il direttore Zing e l'ing. Maraini presentarono i piani di essa perché potesse seguirne meglio il tracciato) e
della Central Bahn, il prefetto di Corno, il sindaco di Luino ed il col. Casnedi. Il re li invitò tutti a bordo fino a
Göschenen. Alle 8,50 ripartì tra marcia reale ed acclamazioni. A Bellinzona ossequi del comm. Peiroleri, min.
italiano a Berna; a Faido, Airolo, ovunque passasse, bande e concorso anche di italiani residenti nel Canton
Ticino.
Alle 11, 50 a Göschenen, atteso da Bernhard Hammer, presidente della Confederazione, con il vice presidente
Louis Ruchonnet, i delegati federali (o ministri), servizio d'onore da una comp. del cantone di Uri, al suono della
marcia reale re e p.pe li passarono in rassegna, poi entrarono nel salone dove vennero loro presentate tutte le
autorità, quindi déjeuner offerto dal governo svizzero, 44 commensali, Umberto I fra Hammer ed il p.pe di
Napoli, seguì il brindisi, il Collegio Federale ed il Popolo Svizzero si felicitarono dell'onore, «Noi ci incontriamo
qui dirimpetto alla galleria del San Goliardo, parte essenziale di quella grande opera a cui il regno d'Italia ha
contribuito in così larga misura. Questa opera forma un potente legame di più fra i due popoli amici». Umberto
ringraziò per i sentimenti d'affetto che la Svizzera ha sempre espressi all'Italia e al suo Re, augurando alla
Confederazione prosperità. La musica dello Schweizerhoff, che durante la colazione suonò un pezzo del
Tannhäuser di Wagner e la sinfonia della Semiramide, intonò l'inno svizzero, poi la marcia reale italiana. Alla
partenza salirono sul treno Hammer, Ruchonnet e Droz (min. Esteri) sino a Lucerna, tutte le stazioni con bandiere
federali, cantonali ed italiane, giungendo alle 16 e prendendo congedo dal re e dal p.pe.
Umberto I qui ricevette un invito da parte del duca di Baden a pranzare la sera nel suo palazzo di
Friburgo ed accettò, giungendovi col treno alle 19,15 (prima città tedesca in cui sostasse):
stazione ornata di festoni, ghirlande e stemmi, ricevuto dal p.pe Guglielmo, granduca ereditario di Baden, da
autorità mil. e civ., dal municipio, dal senato universitario e da una deputazione di studenti in costume di gala con
la spada sguainata. Il re, il p.pe e Crispi raggiunsero il palazzo in vettura, alcune strade imbandierate, folla
acclamante, vi restarono 50' per non alterare l'orario di marcia, folla immensa al ritorno in stazione. A Carlsruhe,
362 Arrivo alla staz.; Incontro dell'Imperat. Guglielmo e del re d'Italia alla staz. di Berlino; Arco di trionfo alla
Friedrichstrasse; Arco di trionfo Unter den Linden davanti al pal. imperiale; dis. Amato: Passaggio del corteggio sotto
l'arco di trionfo all'Anhalter Bahnhof; Il re d'Italia a Berlino. Pranzo di gala nella sala bianca, il brindisi con l'imperat.;
L'Imperat. di Germania presenta ad Umberto I il 13° Reggim. Ussari; La grande rivista di Tempelhof. Il Re d'Italia a
Berlino, L'illuminaz. sulla Sprea; dis. Paolocci: Presentaz. a S.M. il Re d'Italia della fam. imperiale germanica sul
terrazzo del Neues Palais; Il Neues Palais a Potsdam, dove sono alloggiati i sovrani d'Italia; Pranzo di gala. Il brindisi
con l'Imperat.
363 Ferrovia del San Goliardo o del San Gottardo.
101
capitale del Granducato, secondo il desiderio espresso, non vi fu ricevimento ufficiale, ma la folla lo acclamò. A
Friburgo si erano presentati ed erano saliti i gen. Henduch, comand. del 15° Corpo, e Versen della cavalleria di
esso, destinato dall'imperatore addetti alla sua persona, il gen. Schlieff ed il col Bissing al p.pe di Napoli.
Alle 0,50 del 21 arrivarono a Sachsenhausen presso Francoforte, alla biforcazione per Berlino, nessun
ricevimento ufficiale, per desiderio del re, ossequi solo del console gen. italiano. L'imperatrice mandò da
Homburg un gran mazzo di margherite con nastro tricolore.
Cambiata locomotiva, ripartì all'1ª per Berlino, dove l'imperatore aveva ispezionato personalmente i
32 archi trionfali e tutto l'apparato:
una figura femminile rappresentava la città nell'atto di gettar fiori, in piazza dell'Opera un gruppo allegorico
rappresentava l'unione dell'Italia con la Germania, bandiere italiane e tedesche ovunque, con corone d'alloro,
festoni, tappeti, arazzi alle finestre. La parte superiore del castello ricoperta interamente di tappeti e corone
d'alloro e di mortella, numerosi palchi, lungo il viale dei tigli, per le autorità ed a pagamento, affittati persino i
balconi a 100 marchi, all'Arsenale 3 palchi con fiori, una gran tribuna sormontata da corona imperiale davanti
all'Università, folla già di buon mattino, difficile poi da contenere. Molto entusiasmo, musiche militari, fiori,
stemmi di città, ritratti di Umberto, iscrizioni, tempietto, ovunque «W. Umberto!», a ruba i giornali con i ritratti
del re e dell'imperatore. Tempo magnifico. Il treno arrivò alle10,35. In attesa Guglielmo II (in uniforme della
guardia del corpo con collare della SS. Annunziata e gran cordone dell'Ordine Militare di Savoia) con suo fratello,
p.pe Enrico di Prussia (in uniforme della marina tedesca), con affidati il p.pe ereditario col fratellino Eitel
Federico (in camiciotto bianco da marinai), tutti i p.pi reali, il p.pe Bismarck (in uniforme dei corazzieri bianchi
ed il collare della SS. Annunziata), il conte Bismarck, il conte maresc. Moltke, il conte di Waldersee, tutti gli altri
min., gen. e dignitari, tra cui il p.pe d'Anhalt, il granduca di Oldemburgo, il p.pe di Sassonia Meiningen ed altri
principi germanici. Umberto I (in divisa del 13° Ussari prussiano, essendo comandante onorario, il p.pe di Napoli
di capitano dello stesso) scese incontro all'imperatore, abbracciandolo, poi baciò i suoi due figli, il p.pe imperiale,
vispo, di 7 anni, avendolo già veduto a Berlino, si accostò a Vittorio Emanuele salutandolo. Re ed imperatore si
avvicinarono alla compagnia dei fucilieri per passarla in rivista. Scorto il p.pe Bismarck gli mosse incontro,
trattenendosi a lungo con lui, poi parlò con Moltke, quindi con tutti i p.pi e generali che gli venivano presentati;
infine col Borgomastro ed i rappresentanti della Municipalità. Il p.pe di Napoli s'intratteneva intanto col p.pe
Enrico e coi figli dell'imperatore; Crispi con Bismarck. Alle 11 la compagnia d'onore sfilava davanti ai sovrani,
accelerando come i bersaglieri. Si formò poi il corteo: squadrone di corazzieri della guardia, poi 1 scudiero e 2
battistrada, la carrozza imperiale tirata da 4 morelli guidati alla postiglione (la stessa che fece arrivare a Roma per
andare da pal. Capranica al Vaticano), una Victoria a soli 2 posti, in cui Umberto si accomodò accanto; nel landò
a 4 cavalli seguito da un piccolo drappello di corazzieri Vittorio Emanuele, il p.pe Enrico, i figli dell'imperatore;
nella 3ª carrozza i p.pi tedeschi che servivano nell'esercito; nella 4ª i generali di servizio presso il re e l'imperatore;
nella 5ª Crispi con Bismarck, soli; nella 6ª i conti Erberto Bismarck, De Launay, di Solms ed il gen. Pasi; nella 7ª
Giannotti, Accinni, Rattazzi ed Osio; poi gli aiutanti di campo del re e dell'imperatore, in tutto 30 carrozze. Grandi
acclamazioni, ancor più fragorose all'apparire di Bismarck con Crispi. Indescrivibile l'ingresso sulla Pariser Platz,
ancor di più sulla Polsdamer Platz, convergenza di 5 vie, dove gli urrah proruppero «come un uragano». Sulla
facciata dell'Hotel Bellevue a lettere colossali «Viva Roma Capitale d'Italia», dietro agli alberi ed alle siepi del
Theirgarten migliaia di teste, lungo il viale dei Tigli la gente stipata fino ai tetti, ciò non ostante allineamento delle
truppe perfetto. Girato il monumento a Federico il Grande arrivarono sotto il padiglione bianco e oro tra
Università ed Opera, studenti in gran tenuta abbassarono gli stendardi universitari, gli artisti vestiti da
lanzichenecchi presentarono le picche, 50 allieve del Conservatorio (25 bionde nel costume di Gretchen e 25
brune in quello del '400) intonanti l'inno di Haendel con parole italiane di Jourdan direttore dei Musei, cui rispose
un coro di allievi vestiti da senatori veneziani. Anna Juergens, la più bella attrice berlinese, avvicinatasi, declamò
una poesia di Jourdan col finale «Evviva l'Italia, Evviva Re Umberto», parole ripetute da centomila voci su cui
predominò il cannone che continuava a tuonare dal Lusgarten.
Verso mezzodì il corteo raggiunse il castello dove tutti scesero dalle carrozze mentre l'imperatore
ed il re passarono in rassegna i granatieri della guardia facenti servizio d'onore, l'imperatrice
Augusta Vittoria364 si affacciò con gli altri tre figli piccoli (uno ancora lattante), avendo accanto la
p.ssa Alberto di Hohenzollern e la granduch. ereditaria di Sassonia Meiningen; lungo lo scalone era
schierata una compagnia di veterani della guardia, coll'antico colbacco a forma di mitra, dell'epoca
di Federico il Grande.
364 Augusta Vittoria di Schleswig–Holstein–Sonderburg–Augustenburg, la cui bisnonna era la regina Vittoria.
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L'imperatrice, con le due p.sse e le dame di corte attendeva nella sala delle guardie del corpo. Umberto I che la
vedeva per la prima volta le andò incontro, le baciò la mano e le portò i saluti della regina, poi vennero presentate
le dame. Quindi il re si ritirò nell'appartamento d'onore (già abitato da Napoleone I nel 1809) ed ordinò che gli si
portasse la ghirlanda di fiori freschi da deporre sulla tomba di Federico III. Nella sala grande era stato posto il
ritratto di Vittorio Emanuele II; la camera del p.pe Vittorio Emanuele era contigua. Un altro appartamento era per
Crispi. Alle 14 déjeuner con la famiglia imperiale, le p.pesse delle case sovrane tedesche che stavano in città od a
Potsdam, Vittoria Augusta tra Umberto I e Vittorio Emanuele, Guglielmo II fra la duch. di Macklemburgo
Schwerin e la granduch. ereditaria di Sassonia Meiningen, poi dopo pranzo i sovrani con pochissimo seguito
uscirono in carrozza per Charlottemburg al mausoleo in cui riposa Guglielmo I. Fra le 17 e le 18 il re e suo figlio
visitarono i principi della casa imperiale, il p.pe Bismarck e Moltke, che restituirono subito la visita. Alle 19
pranzo di gala nella galleria dei quadri, 140 convitati, principi, p.sse, i grandi dignitari, gli ambasciatori, i ministri
dell'impero e del regno di Prussia, i membri del Bundesrath, suonavano le musiche dei fucilieri e del 2° Reggim.
della Guardia. Poi fu tenuto circolo di corte e si notò nel vano di una finestra il p.pe Bismarck colloquiare a lungo
con il p.pe di Napoli. Il viale dei Tigli era stato splendidamente illuminato alla veneziana; ancor più pubblico la
sera; improvvisa, spontanea dimostrazione sotto le finestre, in onore del Re d'Italia, che dovette affacciarsi ad un
balcone con l'imperatore ed il p.pe di Napoli. Alle 23,30 si ritirarono.
Il 22 maggio mattina Umberto I ed il principe di Napoli andarono con Guglielmo II alla rivista
militare al campo di Tempelhof, quindi la sera pranzo di gala:
già alle 6 la popolazione era in moto per la Friedrichstrasse e la Belle Alliancestrasse, verso il campo di
Tempelhof, una piana dove si erge un solo albero gigantesco alla cui ombra soleva stare Guglielmo I per assistere
alla sfilata delle truppe, schierate alle 8,15 su due linee, la prima in piedi e la seconda a cavallo con anche
l'artiglieria. Sulle piccole alture un pallone frenato innalzato dagli aeronauti militari. Usciti alle 8,15 andarono alla
caserma dei dragoni della guardia e montarono a cavallo, Umberto I (in divisa azzurra del 13° Ussari attraversata
dalla fascia arancione dell'Aquila Nera) su un morello, Guglielmo II alla sua destra (in divisa da gen.), il p.pe
Vittorio Emanuele dietro, accanto ad Augusta Vittoria (la quale indossava la divisa bianca del suo reggimento dei
corazzieri, con gonna bianca), con lei galoppava anche la granduch.ª di Sassonia Meiningen; seguivano i p.pi,
generali, ufficiali, quindi le carrozze dei p.pi, delle p.sse, della contessa De Launay, dei ministri. Le truppe
salutavano «Guten Morgen Majestat». La rassegna della 1ª linea si svolse in 10' mentre le musiche intonavano la
marcia reale italiana; durante la rassegna della 2ª la 1ª si ammassò per la sfilata, iniziata alle 8,35 terminata alle
9,05 mentre loro si recavano sotto lo storico albero, Umberto I tra Guglielmo II e Augusta Vittoria, dietro il p.pe
di Napoli ed il p.pe Enrico, vi era anche Erberto Bismarck (in uniforme di col. dei dragoni). La cavalleria fu
«impareggiabile». Alle 11,15 Umberto ritornò alla caserma dove, sceso da cavallo, rientrò al castello in carrozza,
l'imperatore invece tornò direttamente a cavallo alla testa delle compagnie e dello squadrone con musica, per
riportare, secondo l'uso, nella sala stellata le bandiere e gli stendardi dei reggimenti. Poi andò a visitare la fabbrica
d'armi Loewe Wool, sempre osannato per strada. Alle 13 déjeuner di famiglia. Nel pomeriggio il p.pe di Napoli e
poi il re visitarono nuovamente il p.pe Bismarck, ed alle 15 il p.pe Alberto.
La sera gran pranzo di gala nella Sala Bianca del Castello, la medesima in cui si inauguravano le sessioni
parlamentari, al posto del trono un baldacchino dorato con aquila prussiana, tavola a rettangolo con 140
commensali, fiori a profusione, gruppi d'oro e d'argento, fra gli oggetti preziosi la navicella d'oro donata dalle città
tedesche in occasione delle nozze dell'imperatore con l'imperatrice; nella tribuna di destra musica dei fucilieri
della guardia, dirimpetto degli ussari rossi, tra i pezzi la fanfara d'ordinanza dei bersaglieri, tutti in divisa, avendo
il pranzo un carattere militare ed essendo invitati tutti i gen. aventi un comando nella rivista o al seguito dei
sovrani. Alle 18,45 il conte Eulemburg gran ciambellano annunciava l'ingresso dei sovrani, inno reale italiano,
Umberto I in divisa del 13° dava il braccio a Vittoria Augusta (in abito nero scollato con fascia dell'Aquila Nera,
diadema e collana di perle), Guglielmo II alla p.ssa Alberto, Vittorio Emanuele alla granduch.ª di Sassonia
Meiningen, il re prese posto tra l'imperatore e l'imperatrice, a sinistra di lei il p.pe di Napoli, la p.ssa di Sassonia
ed il p.pe Alberto, a destra dell'imperatore la p.ssa Alberto ed il p.pe Enrico, davanti al re il conte Bismarck
(mancando suo padre) a destra di lui Crispi, Moltke ed il gen. Pasi, a sinistra De Launay min. della guerra ed il
gen. von Pape. Pranzo di etichetta ma animato, imperatore ilare ed affabile, rivolgeva spesso la parola a
commensali lontani od accennando col bicchiere all'uso tedesco. Umberto I ed il p.pe conversavano con
l'imperatrice e con la leggiadra granduch.ª di Sassonia.
Ad un segno del ciambellano, silenzio. Guglielmo II si alzò e così tutti i convitati, quindi guardando fisso
Umberto I parlò in tedesco: «Gradisca Vostra Maestà la mia gratitudine e quella del mio popolo per la prova di
amicizia datami con la Sua visita. I miei soldati pure sono compresi di riconoscente orgoglio per aver avuto il
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privilegio di esser passati in rivista da V.M. Pieno di lieto ricordo della grandiosa rivista in Roma, levo il mio
bicchiere e bevo alla salute di V.M. e di S.M. la Regina d'Italia, alla salute del valoroso esercito italiano nonché
alla immutabile amicizia mia con quella di Casa Savoia, il cui motto Sempre avanti Savoia ha compiuto l'Unità
d'Italia. Viva Re Umberto!».
Tutta la sala echeggiò del triplice Hoch su invito dell'imperatore. La banda dei fucilieri intonò ancora la marcia
reale che tutti ascoltarono in piedi. Quindi, spenti gli applausi, Umberto I rispose in italiano: « Ringrazio V.M. con
profonda emozione, pei sentimenti espressi. Il mio viaggio a Berlino era un augusto dovere di gratitudine. Sono
convinto che con queste parole sono interprete dei sentimenti dell'Italia. Dopo il compimento della loro unità, la
Germania e l'Italia sono pegni di pace europea. I miei soldati, di cui V.M. fece così onorevole menzione, e
l'esercito di V.M., di cui ho potuto ammirare una parte, sapranno compiere la loro grande missione. Bevo alla
salute di V.M., di S.M. l'Imperatrice e Regina, di tutti i membri della illustre Casa d'Hohenzollern. Bevo all'onore
del vostro glorioso esercito, ed alla prosperità dell'Impero Tedesco».
Alle 21 la Corte lasciava la sala al suono della fanfara dei bersaglieri. Poi, serata di gala all'Opera,
cui erano invitati molti ufficiali della guarnigione di Berlino:
entrarono nel palco imperatore, re, p.pe di Napoli, omaggiati dal pubblico in piedi fin che Umberto I non si
accomodò. Presero posto anche Crispi, Solms, De Launay, Pasi ed altri del seguito. Nel palco di proscenio Moltke
ed altri generali. Si rappresentò il primo atto de La Stella del Nord, con innestata la coreografia di una parata dei
tempi di Federico il Grande, le ballerine de Le quattro stagioni con addosso i colori italiani, alla fine un quadro
allegorico dell'Italia stringente la mano a Roma e la maestosa Germania alzante su di loro il braccio a difesa,
freneticamente applaudito (sebbene la rigorosa etichetta vietasse l'applauso in teatro alla presenza dell'imperatore
e dell'imperatrice). All'uscita, la popolazione accompagnò i sovrani al Castello con acclamazioni «affatto nuove
per Berlino e che davano all'accoglienza fatta ad Umberto I il significato di un importantissimo atto politico».
Il 23 maggio i sovrani, il p.pe di Napoli, i loro seguiti, Crispi, il conte Bismarck, partirono in treno
speciale per Potsdam, giungendovi alle 8,45:
stazione splendidamente addobbata, 1ª comp. della guardia con bandiere e musica per servizio d'onore, marcia
reale italiana. Innumerevoli treni avevano portato da Berlino parecchie migliaia di persone, città pavesata a festa, i
cavalli per i sovrani ed il loro seguito pronti, tutti al galoppo verso la secolare grande Paraden Platz tra il palazzo
ed il boschetto di Lustgarten, 5.000 soldati schierati, tra cui un reggim. di guardie del corpo a cavallo con corazze
nere (in cui servono come ufficiali p.pi della casa di Hohenzollern e di altre case sovrane tedesche) ed uno di
ussari rosso e oro. Umberto I nella divisa azzurra del 13° che ben si adattava alla sua figura imponente e marziale,
al suo fianco cavalcava Guglielmo II con l'uniforme rossa degli ussari della guardia, seguivano Vittorio Emanuele,
il p.pe Alberto e pochi altri. Rassegna rapida, poi sfilata a cui l'imperatrice assisté con i bambini da una finestra
del primo piano, ad un'altra Crispi, con personaggi di corte. La cavalleria passò, secondo il consueto, due volte, al
passo ed al galoppo, ogni volta Guglielmo si staccò dal fianco del re, sguainando la sciabola, ponendosi alla testa
del suo reggimento, sfilando, e salutando Umberto I come fecero tutti gli altri colonnelli. Alle 10 le truppe
rientrarono. Poi, i sovrani, a colazione nella Sala di Marmo. Alle 12, 30 un treno speciale riconduceva a Berlino
Crispi, Erberto Bismarck e gran parte dei seguiti. I sovrani andarono invece, attraverso il parco, a visitare
Friedrichskrone, dove Federico III «spirò la grande anima», poi alla Chiesa della Pace, dove Umberto I depose la
corona sul mausoleo, non ancora terminato. Alle 16 in una ridente ansa della Havel s'imbarcarono sul piccolo
yacht “Alexandra” con poco seguito, che fino a Spandau è larga come un lago e scorre lentamente tra isolette
boscose, sosta davanti a quella detta dei pavoni, proseguendo quindi fino al ponte dove la Sprea sbocca nella
Havel: tutte le rappresentanze locali erano là riunite ed al passaggio applaudirono e gridarono Hoch sventolando
freneticamente fazzoletti e cappelli. Risalirono la Sprea sino a Charlottemburg dove i sovrani erano attesi dalla
carrozza per arrivare a Berlino alle 19. Alle 19,30 pranzo all'Ambasciata italiana, 40 convitati in una sola tavolata.
A destra di Umberto I la contessa De Launay, i gen. Heuduck e Schlieffen, Giannotti, Osio, a sinistra il conte
Bismarck, Crispi, il min. di Portogallo, il gen. Abbate, il col. von Bissing, il p.pe di Napoli dirimpetto al re con a
destra De Launay, a sinistra Solms. Re e p.pe in uniforme italiana, soddisfattissimi delle accoglienze. Alle 10
arrivò inaspettatamente l'imperatore a fumare un sigaro ed a prendere il re: all'uscita alle 23,30 trovarono una folla
acclamante. Nel frattempo Crispi era andato al pal. della Cancelleria, intrattenendosi lungamente con Bismarck
padre e figlio; parecchi deputati del Reichstag andarono a fargli visita al Castello, per invitarlo ad un amichevole
banchetto (parlò a nome di tutti Benda), ringraziò riservandosi di attenersi alle disposizioni regali, rilevando
tuttavia l'importanza politica delle accoglienze riservate al Re d'Italia, prova della popolarità dell'alleanza tra la
Germania e l'Italia.
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Il 24 alle 9 sovrani, principi e seguito si recarono a Tempelhof per assistere alle manovre di alcuni
reggimenti della guardia:
la guarnigione era in moto da ore e ad esse partecipava anche Guglielmo II conducente un reggim. di corazzieri
all'assalto. Umberto I ed i principi seguirono le mosse galoppando nella piana. Accinni cadde da cavallo
slogandosi un polso. Nel seguito reale la p.ssa ereditaria di Sassonia Meiningen e la p.ssa Alberto di
Hohenzollern. Il p.pe Alberto, comand. onorario del 1° Dragoni, era alla testa del suo reggim. quando le truppe
sfilarono davanti al re prima di tornare ai loro quartieri. Déjeuner al casino degli ufficiali del 2° reggim. della
guardia a piedi, sulla tavola riccamente addobbata molti edelweiss offerti al re ed al p.pe come ricordo. Alle 15
Umberto I, tornato a Berlino, ricevette una deputazione di italiani presentatigli da De Launay (Viotti, Micotti,
Gazzolo, Brossi, Niccolini, Gucci, Baccigalupo, Martinuzzi, Pellosini ed Oliva), parlando con tutti, informandosi,
esprimendo riconoscenza per le accoglienze dei berlinesi.
Alle 18 sfilarono davanti al castello gli studenti (Università, Politecnico, Scuola Superiore delle Miniere, di
Agricoltura, di Veterinaria, fila interminabile di carrozze infiorate e con stendardi, tirate da cavalli con nastri
tricolori), col costume tradizionale, stivaloni e cappello piumato, arma sguainata, i reali assistevano da un balcone,
il p.pe Bismarck facente da cicerone, passando le bandiere si abbassavano, gli studenti alzavano in alto le sciabole,
immensa folla stipata dinanzi al castello prorompente in applausi. Quindi i componenti del comitato universitario
ed un rappresentante di ciascuna scuola entrarono nel Castello e salirono negli appartamenti reali: Umberto I
espresse cordialmente la propria gratitudine, lo studente Lhose indirizzò parole di omaggio, quindi, fatto circolo di
conversazione, rammentò le feste di Bologna cui qualcuno di loro aveva assistito; congedandoli augurò loro di
restare sempre concordi con quelli italiani. Il re e suo figlio il p.pe di Napoli pranzarono dal p.pe Alberto. Crispi
fu invitato dal p.pe Bismarck. Alle 21,30 concerto nella Sala Bianca, entrando Umberto I dava il braccio
all'imperatrice, il p.pe di Napoli alla duch.ª di Mecklemburgo, l'imperatore alla p.ssa Alberto. Assistevano corpo
diplomatico, ministri, grandi cariche, borgomastro e presid. del consiglio comunale. Dopo, circolo di
conversazione.
Il 25 alle 9.30 Umberto I, Vittorio Emanuele e Guglielmo II visitarono l'Esposizione degli
Apparecchi contro gli Incidenti sul Lavoro:
i reali vestivano la piccola uniforme da Ussaro col berretto, l'imperatore quella di fanteria. Ricevuti dal min.
Boetticher, Roesicker capo del dipartimento imperiale delle assicurazioni fece da cicerone; tutte le macchine in
movimento, il re si soffermò nella sala di quelle dei pompieri, ricordando i 2 o 3 notevoli incendi a Roma negli
ultimi anni; visitò tutto minuziosamente; uscì a mezzogiorno, acclamatissimo, ed andò col p.pe a visitare
l'Arsenale. Nel pomeriggio i reali andarono a vedere il panorama e fecero una passeggiata al Thiergarten. Il p.pe
Bismarck, in bassa tenuta da corazziere, al Castello visitò il re e poi il p.pe di Napoli. Dalle 17 alle 18 colloquio
con Crispi. Il re fece rimettere dal comm. Rattazzi 20.000 lire per gli istituti di beneficenza ed una lettera al
Borgomastro ringraziando anche personalmente. Alle 21 sulla piazza del Castello 1.100 tamburini di tanti
reggimenti suonarono la ritirata d'ordinanza e vari pezzi. Lustgarten, Museo dell'Arsenale, piazza del Castello e
Torre municipale illuminate a bengala, assistevano imperatore, imperatrice, re, p.pe di Napoli, i rispettivi seguiti,
altra dimostrazione di simpatia della folla, acclamazioni fra un pezzo e l'altro, obbligarono Umberto I a
ringraziare.
Anche il grande banchetto parlamentare offerto a Crispi al Kaiserhof Hôtel riuscì benissimo. Egli al posto d'onore
fra Levetzow presidente e De Benda vice del Reichstag, davanti Erberto Bismarck che, dovendo recarsi a corte,
fece solo atto di presenza, posto occupato subito da Bontebehr, capo dei conservatori moderati, alla cui destra
Helldorff capo della destra conservatrice ed alla sinistra Buhl capo dei nazionali liberali, ben 180 commensali tra
cui De Launay e Solms, il sig. di Keudell già ambasc. a Roma, il min. Boetticher, Doscholf, Stolberg,
Vernigerode, Schlieman e tutti i notabili del Parlamento, eccetto i clericali, il prof. Wirchow, il p.pe Karolath ed i
direttori dei principali giornali di Berlino. Levetzow brindò a Guglielmo II e ad Umberto I, garanti della pace nel
mondo, invocando la benedizione di Dio sui due sovrani e lo ripeté in italiano. De Benda brindò in italiano, «la
triplice alleanza significa libertà, pace e sicurezza delle nazioni», augurando lunga vita a Crispi, il quale rispose
ringraziando, parlando ed aggiungendo «Alcuni miei amici mi hanno calunniato dicendo che desidero la guerra.
Nulla di più falso. Non desidero che la pace. [...] Vi sono delle guerre necessarie, guerre sante, ma queste le
abbiamo di già combattute. Questa Germania e questa Italia ne sono il premio. Ogni altra guerra sarebbe un
crimine. Chi la provocasse commetterebbe un reato di lesa umanità». Poi parlò Miguel facendo l'apoteosi della
Triplice Alleanza che non minacciava alcuno e si basava sull'amicizia. Quando Crispi uscì venne salutato da
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rinnovati evviva, il cui significato non venne certo diminuito dai vituperi comparsi la mattina seguente nel
clericale «Germania».
Il 26, essendo domenica, Umberto I, il p.pe Vittorio Emanuele ed il loro seguito andarono alle 11
alle funzioni religiose nella chiesa cattolica di Santa Edvige, ricevuti all'ingresso da De Launay e
poi andarono a fare un'escursione con Guglielmo II e con Vittoria Augusta,
oltre Charlottemburg, nella foresta di Grunewals, fino a Wansee, seno formato dalla Havel, con rive seminate di
ville, re ed imperatore nella 1ª carrozza, p.pe di Napoli e imperatrice nella 2ª, tornando fecero visita al granduca
ereditario di Sassonia Meiningen. Al ritorno, trovarono tanta popolazione schierata sino alla stazione. Al pranzo,
assistettero solo le persone del seguito dei due sovrani, in tutto 50 commensali, quindi re e p.pe presero congedo
dall'imperatrice «la quale ebbe parole di viva simpatia e di rispettosa affezione per la Regina Margherita».
Accompagnato poi alla stazione da Guglielmo II e dai principi imperiali, lungo la strada solo folla, non truppe,
continui hoch, hoch. Erano stati preceduti dal conte Bismarck, da De Launay, da Solms, da generali, da alti
dignitari, dal Borgomastro, tutti con decorazioni italiane conferite dal re. Stazione illuminata a bengala. Il vagone
reale pieno di fiori. Addio fra i sovrani cordialissimo, quattro baci, poi altri due! Guglielmo II scherzò col p.pe di
Napoli fino alla partenza, strinse più volte la mano a Crispi, re e p.pe salutarono i p.pi tedeschi, il conte Bismarck,
le autorità civili e militari, il Borgomastro.
Il treno si mosse alle 21,45 tra gli ultimi evviva, altri scambi di saluti dell'imperatore col re e col p.pe mentre il
convoglio si allontanava. Essendo Umberto I col. onorario del 13° ussari di stanza a Francoforte e suo figlio
capitano, aveva fatto sapere che si sarebbe fermato per passarlo in rassegna: arrivarono alla 7,45 del 27, ricevuti
dalle autorità civili e militari, dal borgomastro, da Miquel e dagli ufficiali della guarnigione, passarono in carrozza
davanti ad esso, poi scesero ed il reggim. sfilò davanti a loro, poi il col. Bissing emise tre urrà al Koenig von
Italien, ripetuti dal reggim. e dalla popolazione, mentre la musica intonava la marcia reale e la fanfara dei
bersaglieri.
Tornati in stazione, in una sala Umberto I e Vittorio Emanuele trovarono l'imperatrice Vittoria
vedova di Federico III, con le tre figlie, Vittoria, Sofia e Margherita, giunte allora dal castello di
Homburg per salutarli, incontro inaspettato quanto commoventissimo, per i tanti ricordi che
suscitava:
infatti il re l'aveva veduta per l'ultima volta alla stazione di Sampierdarena quando ella stava andando a Berlino
con l'imperatore sofferente ed ormai quasi alla fine. Non ci fu bisogno di parole. Loro ripartirono subito. Il
console presentò ad Umberto I i maggiori rappresentanti della numerosa colonia italiana, la folla acclamò anche
Crispi. In un'altra sala attigua trovarono gli ufficiali del 13°, presentatigli dal col. Bissing, trattenendosi
lungamente con essi, nel frattempo le loro signore adornavano di rari fiori l'interno del vagone. Risalendo, altri
saluti, partenza alle 9,50 ed arrivo a Karlsruhe alle 11,30 dove il presid. del consiglio salutò il re a nome del
granduca, sosta solo di 10' e, sebbene ormai viaggiasse in forma privata, in quasi tutte le stazioni ove fecero sosta
venne ossequiato ed acclamato, a Muchlheim grande dimostrazione, a Schwetzingen delle fanciulle posero altri
fiori, ovazioni anche a Basilea, benché fosse sera.
Il treno alle 23,50 giungeva a Chiasso ed a mezzanotte rientrava in Italia; alle 2,35 di notte del 28
arrivava a Monza. Avendo il re dispensato le autorità di attenderlo, trovò solo il prefetto di Milano,
comm. Basile ed il sottopref. di Monza cav. Canera di Salasco:
il re apparve in divisa da gen. italiano con mantello, raccontò più volte della «commovente» accoglienza a
Berlino. Crispi, nell'accomiatarsi, gli ripeté più volte di prendersi un po' di riposo e poco dopo proseguì nel
medesimo treno per Milano. Umberto I, trascorsi tre giorni, fece ritorno a Roma, arrivandovi il 1° giugno alle
13,07 accolto (con quel medesimo affetto con cui era tornato da Napoli per l'epidemia del 1884) da 22
associazioni militari ed operaie (con a capo i veterani del 1848-49), rappresentanze universitarie e di altre scuole,
di circoli politici (schierati dalle 12,30 sulla piazza della stazione), ministri, presidenti di senato e camera, molti
senatori e deputati (mancando solo quelli dell'estrema sinistra), dal prefetto Gravina, dal sindaco Guiccioli, giunta
e consiglio, generali, magistrati, appena sceso cercò tra i tanti personaggi, affollatisi intorno, Crispi, poi entrò nel
salone reale, ricevendo le felicitazioni di tutti, rispose che le dimostrazioni berlinesi non fossero per lui ma per
l'Italia e ricordò le molte iscrizioni italiane; uscendo, un grido immenso li salutò, rimasero alcuni minuti in piedi in
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carrozza salutando, mentre la folla agitava fazzoletti e cappelli, al grido «Viva il Re! Viva il Principe! Viva la
Germania», impiegando quasi mezz'ora ad arrivare al Quirinale, ripetuti quando si affacciarono al balcone.
Il 21 giugno 1889 Umberto I era a Taranto.365 Nello stesso mese la regina era nella reggia di
Capodimonte quando, per poter gustare la famosa pizza e forse anche per accattivarsi i napoletani,
Camillo Galli, capo dei servizi di tavola, convocò il pizzettaro Raffaele Esposito di via Chiaia, il
quale arrivò con tutto l'armamentario e ne preparò vari tipi da farle assaggiare: ella gli fece
comunicare la propria preferenza ed allora egli battezzò quella tricolore, al pomodoro, mozzarella e
basilico, «pizza Margherita». Non c'è solo quest'aneddoto del suoi soggiorni partenopei, un giorno,
per gustarla meglio, prese una coscia di volatile con le mani, perciò venne fuori il detto «anche la
regina Margherita mangia il pollo con le dita».366 Poiché ella dettò legge anche nella moda, non solo
le venne dedicata nel 1890 dalla «Haid & Neu» la macchina da cucire «Regina Margherita», ma
l'editore Treves, appena salita a trono, le intitolò la rivista «Margherita. Giornale delle Signore
Italiane», che verrà pubblicata sino al 1921, dando luogo al «margheritismo».367
Invece al re verrà dedicato lo sviluppo urbanistico, con i quartieri umbertini in varie città (come a
Roma, La Spezia, Bari, Siracusa). Quello della Spezia era inizialmente un villaggio operaio che egli
inaugurava il 15 agosto 1889, costruito in seguito al colera manifestatosi cinque anni prima, per
addivenire a condizioni igieniche e sanitarie confacenti allo sviluppo cantieristico della città. 368 A
Roma al contrario, poiché la popolazione cresceva, se ne svilupparono vari, con speculazioni che
portarono a sacrificare dei giardini stupendi, come quello Ludovisi, pieno di evocazioni storiche, di
arte e di letteratura, nonché molte ville.
Il 18 agosto, compleanno di Francesco Giuseppe ed onomastico di Leone XIII, l'anarchico Frattini
fece scoppiare una bomba tra Montecitorio e palazzo Chigi: sei persone rimasero ferite.
Guglielmo II ed Augusta Vittoria, al ritorno da un altro loro giro in Europa, 369 sbarcarono a Venezia
e si recarono a Monza,370 dove vennero accolti dai sovrani, e quindi ad Innsbruck da Francesco
Giuseppe.
Il 1° gennaio 1890 entrava in vigore il codice penale Zanardelli, che comportò l'abolizione della
pena di morte (rimasta solo in base al codice penale militare) ed un certo diritto di sciopero. Da
quest'anno mutò formalmente il modo di governare: il re non avrebbe più presieduto il consiglio dei
ministri, limitandosi a ricevere il presidente dopo le riunioni del governo, esser relazionato e firmare
i provvedimenti, cosicché le responsabilità verranno condivise, divenendo collettive e parlamentari.
La regina Margherita il 14 marzo si recò alla rivista militare, dove è stata ritratta in carrozza con un
parasole molto chiaro.
365 Il viaggio del Re. Passaggio della corazz. “Italia” nel canale navigab. di Taranto il 21 giu. 1889.
366 Già quando era bambina, a Stresa, dove ella soggiornava, essendo stata momentaneamente scacciata sua madre
dalla corte, nel 1857 vennero fatte le «margheritine», divenute poi dolcetti tipici locali.
367 Alla rivista collaborarono anche molte scrittrici, Evelina Cattermole Mancini (Contessa Lara), Matilde Serao,
Virginia Treves Tedeschi (Cordelia), Egle Giordano Orsini, Anna Radius Zuccari (Neera), Ines Castellani Fantoni
Benaglio (Memini); Sofia GNOLI, Un secolo di moda 1900-2000, Roma, 2005, p. 19; Silvia FRANCHINI, Editori,
lettrici e stampa di moda e di fam. a Milano dal «Corriere delle Dame» agli editori dell'Italia unita, 2002, p. 295.
368 Ill.: 1. S.M. il Re prende imbarco sulla lancia elettrica. 2. Il viaggio del re. Partenza di S.M. il Re e del P.pe di
Napoli dalla Spezia (da foto di A. Conti-Vecchi di Spezia), il re e la regina a braccetto.
369 Guglielmo II in ag. andò in Inghilterra, in ott. ad Atene per concludere il matrim. di sua sorella Sofia con
Costantino, quindi proseguì per Costantinopoli per promuovere le consultazioni con il sultano 'Abd ul-Hamïd ed al
ritorno sbarcò a Venezia.
370 L'imperat. di Germania alla villa reale di Monza [scena di caccia con volatili, dis. Amato]. Arrivo dell'imperat. e
imperatrice di Germania a Monza e alla villa Reale.
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Il principe ereditario (aveva da poco compiuto i 21 anni) si recò a Roma per trascorrere il Natale
con i genitori, con grande gioia di Margherita: una stampa lo ritrasse alla passeggiata a Villa
Borghese, su piccola carrozza scoperta.371 Nell'inverno del 1891 la regina si recava a Napoli dal
figlio, il quale ormai da un anno vi aveva assunto il suo primo comando militare, ed ella dimorò a
Capodimonte, dove egli saliva spesso a pranzo od a cena da lei.
Il 28 gennaio 1891, discutendosi un disegno di legge sull'aumento dei diritti doganali e della tassa
sugli spiriti, venendo respinto l'ordine del giorno presentato da Tommaso Villa, Crispi si dimetteva.
Il re allora affidava l'incarico ad Antonio di Rudinì, il quale il 6 febbraio si insediava con la nuova
compagine.
Il 14 marzo il principe di Napoli passava in rassegna, a cavallo, le truppe nella sua città natale.372
All'Albergo di Russia, a Roma, dove soggiornò a lungo, assistito dalla moglie Maria Clotilde
(sorella di Umberto I), il 18 marzo morì il principe Girolamo Napoleone.373
Conclusa la Mostra del Lavoro di Napoli (svoltasi nella Galleria Umberto I dal 9 novembre 1890 al
4 gennaio 1891), il 19 aprile il principe Vittorio Emanuele si recò all'Istituto Tecnico a distribuire i
premi.374 A Roma la regina Margherita continuò a presenziare alle conferenze al Visconti.375
In agosto contemporaneamente alle manovre alpine di 20.000 francesi, si svolgevano sul versante
piemontese quelle di 10.000 colleghi italiani con artiglieria da montagna. Quando terminarono, si
portarono a Mondovì, dove Umberto I, recatosi là per inaugurare il Monumento al duca Carlo
Emanuele I, colui che tenne testa a Richelieu, li passò in rivista; poi, scorto Carducci nel santuario,
lo chiamò a sé e gli strinse la mano ai piedi del monumento a Pio VII.376
Il 2 ottobre 1891 si ebbe uno spiacevole tafferuglio: alcuni pellegrini francesi, giunti a Roma per
festeggiare la «Rerum Novarum» di Leone XIII, si recarono al Pantheon a scrivere sul registro delle
firme “Vive le Pape”, ciò venne ritenuto un insulto alla tomba di Vittorio Emanuele II, per cui
pattuglie di anticlericali si aizzarono sui temerari, con grande subbuglio internazionale, chi voleva
abolite le guarentigie, mentre oltr'Alpe si chiedeva riparazione, poi però tutto finì come una bolla di
sapone, anzi dal corto strascico fu chiaro che né Francia né imperi centrali sarebbero mai intervenuti
nelle diatribe tra Quirinale e Vaticano.377
Umberto e Margherita assistevano al concerto dei mandolinisti ed il 17 novembre 1891 visitavano
l'Esposizione Nazionale di Palermo, insieme al principe di Napoli, a Giuseppe Biancheri, a Farini,
ai gen. Pallavicini e Morra di Lavriano, a Giovanni Nicotera ed all'on. Bruno Chimirri, dove il
principe di Camporeale teneva il discorso inaugurale, andando poi a soffermarsi particolarmente
nella Sala delle Belle Arti.
371 Il p.pe di Napoli alla passeggiata di Villa Borghese, dis. Paolocci.
372 Napoli. La rivista mil. del 14 mar. Il p.pe ereditario alla testa del 5° Reggim. Fanteria, dis. Amato.
373 Roma. La morte del p.pe Napoleone, all'Albergo di Russia: L'esterno; I reporters; Nel salone, dis. Paolocci,
Amedeo, Margherita, Matilde, card. Gaspard Mermillod, card. Luciano Luigi Bonaparte, Umberto I, Letizia,
Vittorio Emanuele. Silvio NEGRO, Roma, non basta una vita, 2014.
374 Napoli. Distribuz. delle ricompense della Mostra del Lavoro coll'intervento di S.A.R. il Principe Ereditario, dis. E.
Matania; Il p.pe Vittorio Emanuele a Villa Borghese, in carrozza.
375 S.M. la Regina alle conferenze di Roma, dis. Paolocci.
376 Mondovì. La folla e le associaz., l'arrivo di re Umberto, ill.; «La Civiltà Cattolica», 16-31 agosto 1881.
377 Saretta MAROTTA, §. La Questione Romana, in AA.VV. Cristiani d'Italia, Treccani, 2011. Ill.: Oltraggio alla
tomba di Vittorio Emanuele al Pantheon. 2 ott. 1891.
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Dall'11 al 15 dicembre il principe di Napoli fu ospite gradito a Corigliano Calabro; 378 Anche
quest'altro Natale tornava a trascorrerlo con i genitori. Pur essendo nato a Napoli e sapendo fare
qualche battuta in quel dialetto, era piemontese nell'animo, come del resto gran parte della sua corte
e dell'esercito, non essendo stato caratterizzato dall'espansività napoletana.
Nel 1892 Margherita fondò a Firenze la prima Biblioteca Italiana per i Ciechi, infatti ella è sempre
stata sensibile ad ogni problema umano e sociale, come testimoniano i molteplici istituti che ha
visitato ed alle volte eretto o che realizzerà anche in seguito od asseconderà.
Il 14 aprile 1892, in seguito a dissensi sulle economie, il ministro delle Finanze, Giuseppe
Colombo, rassegnava il mandato e, di conseguenza, si dimetteva tutto il governo, ma Umberto I
reincaricava di Rudinì, solamente che nessuno voleva accettare quel ministero scomodo, per cui il
re ne aveva incaricato, ad interim, il min. del Tesoro, Luigi Luzzati, ma, bocciato nuovamente, il
presidente del consiglio era costretto a dimettersi. Il re affidava allora l'incarico a Giovanni Giolitti,
che si insediava il 15 maggio. Avendo avuto il 25 maggio 1892 una maggioranza risicata,
presentava le dimissioni, ma il sovrano non le accettava.
Verso sera del 18 giugno 1892 Umberto I e Margherita partirono da Roma, con il ministro degli
esteri Benedetto Brin ed un po' di seguito di corte, passarono per Monza e poi proseguirono per
Potsdam,379 la seconda residenza imperiale che, trovandosi a soli 30 km. da Berlino, era considerata
la versione tedesca di Versailles. Questo viaggio era stato annunciato come atto di pura cortesia, per
ricambiare a Guglielmo II la visitina a Monza di quasi tre anni prima, invece in Germania assumerà
un carattere marcatamente pubblico, come per esempio nel lungo segmentato brindisi
dell'imperatore, riportato dal «Reichsanzeiger»:
«La visita delle Vostre Maestà ha non solo colmato di gioia mia moglie e me, ma con noi gioisce tutto il mio
popolo. Le Vostre Maestà degnandosi d'intraprendere sì lungo viaggio dalla loro bella patria per visitarci, ci hanno
resi felici e noi siamo loro grati. La sala che le Vostre Maestà onorarono di lor presenza non è a loro ignota. Di già
un'altra volta questo palazzo ha avuto l'onore di ospitare le Vostre Maestà, quando voi adempiste presso il mio
indimenticabile signor padre (la cui grande figura, ora divenuta leggendaria, era allora in tutta la pienezza della
sua forza e della sua bellezza)380 le amichevoli funzioni di padrino e di madrina della mia sorella minore, di quella
stessa giovane principessa, di cui sono lieto di annunciare gli sponsali, 381 oggi appunto, in occasione del soggiorno
fra noi dei suoi augusti padrini. Quell'eroe è sparito, ma sono tuttavia restate le intime relazioni della più fraterna
amicizia ed affezione fra le nostre due Case e noi due. Il giubilo della popolazione che accolse le Vostre Maestà, e
che domani eromperà dalla bocca dei miei berlinesi, dimostrerà quanto tutto il popolo tedesco sia grato per la
presenza delle Vostre Maestà fra noi. La bionda sorella Germania saluta la sua bella sorella Italia e per la mia
bocca ella saluta le Vostre Maestà. Levo il mio bicchiere alla Vostra salute e mi auguro che la prosperità vi arrida,
e che la benedizione di Dio si estenda su di voi e sul vostro bel Paese che accoglie così ospitalmente tanti dei miei
sudditi e miei camerati. Evviva Sua Maestà il Re e Sua Maestà la Regina d'Italia». (Queste ultime parole le
pronunciò in italiano).
Con queste premesse, sarebbe inutile dire che, nel recarsi a Berlino, Umberto I e Margherita vi
fecero un ingresso trionfale, se non fosse che ciò ha dato adito agli osservatori di misurare il
termometro della situazione, analizzandone attentamente il surriscaldamento. Nell'entrare di
378 Giovanni SCORZAFAVE, Vittorio Emanuele III a Corigliano Calabro.
379 Ill.: Il viaggio dei sovrani a Berlino. Presentaz. a S.M. il Re d'Italia della fam. imperiale germanica sul terrazzo del
Neues Palais a Potsdam, ove sono alloggiati i sovrani d'Italia, dis. Paolocci: Il Neues Palais a Potsdam, dove sono
alloggiati i sovrani d'Italia; Il p.pe di Napoli a Treviri, alla rivista mil.
380 Federico III imperat. di Germania e re di Prussia, figlio di Guglielmo I di Germania, regnò solo dal 9 mar. al 15 giu.
1888, per morte prematura.
381 P.pessa Margherita di Prussia (1872–1954), sorellina di Guglielmo II, il 25 genn. 1893 sposerà il langravio Federico
Carlo d'Assia–Kassel, il quale diventerà, brevemente, re di Finlandia con il nome di Carlo I di Finlandia (9 ott. – 14
dic. 1918).
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Umberto I in città, il primo magistrato pronunciò le seguenti parole, attingendo al risorgimento
parallelo, le quali non suonavano solo di circostanza:
«All'ingresso della città mi permetta la Maestà Vostra di ossequiarla umilmente. Una identica storia affratella i
Tedeschi e gl'Italiani, e genera una amicizia indissolubile in ambo le nazioni, che sotto la direzione de' Principi
magnanimi conseguirono l'indipendenza in pugne lunghe e difficili […]».
Inoltrandosi nelle vie di Berlino,
si leggevano delle parole di giubilo molto mirato, quali «Viva Roma Capitale d'Italia»,«Roma intangibile»,«A
Roma ci siamo e resteremo»! Tradotto urbi et orbi, «Hic manebimus optime!». Poi, dulcis in fundo, all'Opera era
stata messa in scena un'allegoria parlante implicitamente in tutte le lingue del mondo: apertosi il sipario, ecco due
figure, Germania ed Italia, a stringersi la mano, il Genio della Pace pronto a porgere un aureo ramo d'olivo, tutto
irraggiato da vivissima luce elettrica, ai piedi variopinta schiera di ninfe, nereidi e pastori, in alto le Grazie e gli
Dei dell'Olimpo, agitanti rami dai nastri tricolore.382
Il 26 erano di ritorno a Monza.
Nel gennaio 1893 si tenne la consueta commemorazione al Pantheon.383
Il 19 maggio veniva bocciato dalla Camera il bilancio della Giustizia, per cui il min. Teodorico
Bonacci si dimetteva, l'indomani l'intero governo Giolitti rassegnava nelle mani del re le dimissioni
ma egli accettava solo quelle di quel ministro.
Un aneddoto divertente su Giolitti, al quale le vignette satiriche avevano affibbiato il soprannome di
«mortadella» (poiché essa si faceva con carne di maiale e d'asino): la regina, con spiritosa rima
sottintesa, rivolgendosi a lui, aveva ironizzato sul «vinattiere di Stradella», Depretis, ed il
«tessitore di Biella», Sella, al che egli, pur non riuscendo a risponderle garbatamente per le rime,
non trovando subito quella adatta, le fece tuttavia prontamente osservare che ella dovesse a
quest'ultimo se era «regina d'Italia in Roma».384
Tale era la passione della regina per la montagna che il 18 agosto 1893 raggiungeva, scortata da
guide, da alpini e da gentiluomini, per inaugurarla, la «Capanna Regina Margherita», sul Monte
Rosa, pernottandovi: la notte infatti si divertì ad incidere su una tavoletta, con una punta rovente:
«Tutto ciò che è grande ispira la Fede, grande in se stessa. Innanzi a questa grandezza di monti e a
questa solenne distesa di ghiacciai, tace il dubbio misero e la Fede si alza forte e vivace insino a
Dio! Margherita 18-19 Agosto 1893».385
Quest'anno si svolsero molte ed a volte anche grandi feste per i 25 anni di matrimonio di Umberto e
Margherita, così la loro immagine trionfò nell'immaginario collettivo, specialmente nel grandioso
torneo in loro onore a Villa Borghese: due vessilliferi seguiti dai littori portavano i labari con la
382 Tutta la cronaca di questa «gita» da «La Civiltà Cattolica», 1892, Cronaca Contemporanea, pp. 243-45,
appoggiatasi anche ad «Unità Cattolica» n. 28, «Tribuna di Roma» n. 21, 22, 23, e «Messaggero». Commenta che
ne derivasse il rassodamento della lega con gli imperi Tedeschi per assicurare il territorio italiano nella sua
integrità. Segno di pace quindi, non di guerra, la triplice lega assicurando a ciascuno ciò che più temeva di perdere:
alla Germania contro i francesi Alsazia e Lorena, all'Austria Trento e Trieste contro gli irredentisti, Roma all'Italia.
383 Roma. La commemor. di Vittorio Emanuele al Pantheon. 9 genn., dis. Paolocci.
384 Gaetano NATALE, Giolitti e gli italiani, Milano, 1949, p.183.
385 Tale capanna verrà utilizzata da Angelo Mosso per gli studi di medicina d'alta quota. Luigi Amedeo di Savoia
Aosta duca degli Abruzzi il 22 agosto 1898 salirà su una vetta delle Grandes Jorasses, sul Monte Bianco,
chiamandola «Punta Margherita» o «Pointe Marguerite», m. 4.066, in suo onore, mentre la «Punta Elena», un po'
più bassa, la dedicherà alla cognata Elena d'Orléans; poi nel 1906 conquisterà e chiamerà cosi la punta o «Picco
Margherita» del Monte Stanley, della catena del Ruwenzori. Nel 1896 Vittorio Bottego, uff. ed esploratore, le
intitolerà la scoperta del Lago Margherita in Etiopia.
110
lupa capitolina e con l'aquila romana, cento portabandiera recavano i gonfaloni dei liberi comuni,
mentre il corteo dei cavalieri rappresentava la tradizione feudale e sabauda. Mentre i cavalieri
italiani figuravano da Umberto Biancamano (allusione al re) ad Amedeo VIII, con il principe
ereditario ravvolto nel rosso manto di gran maestro dell'ordine della SS. Annunziata, i cavalieri
sassoni omaggiavano l'ascendenza materna della regina. Festeggiamenti ad impronta italo tedesca, a
conferma della Triplice Alleanza, rafforzata dagli avvenimenti in Tunisia. Tutte le case reali
d'Europa erano rappresentate, al pranzo del 22 aprile al Quirinale spiccavano Guglielmo II con
Augusta Vittoria, il duca di York, l'arciduca Ranieri, 386 il granduca Vladimiro di Russia, il principe
Giorgio di Grecia.387
Tra le varie celebrazioni, venne anche ideata, nell'aprile del 1893, l'Esposizione Biennale Artistica
Nazionale di Venezia (sarà poi detta «La Biennale»), la quale verrà inaugurata dai sovrani il 30
aprile 1895. Quest'anno, la regina ha fatto il suo ingresso alla festa del Circolo Artistico,
accompagnata dallo scultore Monteverde.388
Uno studente triestino Umberto Piccoli si fece espellere da tutte le scuole poiché portava una
margheritina all'occhiello e non c'era stato verso di farlo rinunciare ad essa. Persone invece più
ingenuamente pensavano che una margheritina secca, nel libro delle preghiere, potesse essere un
valido talismano, mentre nelle campagne, pronunciando il suo nome, molti si facevano il segno
della croce, come anche si segnava la guida delle grotte di Cuma che aveva accompagnata la regina
nella visita.389
La sovrana non mancava di pensare alle relazioni del figlio con le belle e vivaci nobildonne
napoletane, come da una lettera al col. Osio scritta da Capodimonte il 21 giugno 1893.390
Il 23 novembre 1893 venne data lettura alla Camera della relazione del Comitato dei Sette
incaricato di un'inchiesta sugli istituti di credito, in seguito allo scandalo della Banca Romana, in
cui si biasimava la mancata vigilanza degli organi governativi. Ma il sospetto che Giolitti avesse
foraggiato Tanlongo, a scopi elettorali, lo faceva dimettere. Umberto I allora incaricò Zanardelli, il
quale però rassegnò il mandato, in seguito all'ingiunzione dell'Austria, oppostasi alla nomina del
gen. Baratieri a min. degli Esteri. Così il re affidò nuovamente il governo a Crispi, il quale si
insediò il 15 dicembre.
Agli inizi di dicembre, in base alla propria interpretazione del trattato di Uccialli, il negus trattava
direttamente con la Francia e, invece di dare dei chiarimenti, scatenava le sue bande contro le forze
italiane, ma il 21 dicembre il col. Giuseppe Arimondi, con 2.000 ascari e 400 italiani riusciva ad
infliggere una sconfitta ai dervisci, al comando di Ahmed Alì, emiro del Ghedareff.
Alcuni eventi, come le insurrezioni dei lavoratori in Sicilia e quella in Lunigiana del gennaio 1894,
portarono inopinatamente Umberto I a firmare lo stato d'assedio, così Crispi ne approfittò per
sciogliere il Partito Socialista, le Camere del Lavoro e le Leghe Operaie.
386 Ranieri Ferdinando d'Asburgo-Lorena (1827–1913), figlio dell'arciduca Ranieri e di Maria Elisabetta di Savoia
Carignano (sorella di Carlo Alberto) era cugino e poi diventò anche cognato di Vittorio Emanuele II, era stato
primo ministro di suo nonno, Francesco Giuseppe (1861– 65).
387 CASALEGNO, pp. 155-56. Ill.: Le nozze d'argento: Il ricevimento dei Sovrani di Germania alla staz. di Roma, dis.
Paolocci, arrivo di Guglielmo II il quale baciava la mano di Margherita, mentre Umberto I si premurava di aiutare
Augusta Vittoria a scendere dal treno; med., Umberto I Biancamano di Savoia, Corteo cavalleresco.
388 Roma, La festa al Circolo Artistico. S.M. la Regina accompagnata dallo scultore G. Monteverde, dis. Paolocci.
389 CASALEGNO, p. 153.
390 CASALEGNO, pp. 144-45.
111
Nel marzo 1894 arrivava a Firenze la Regina Vittoria ed il duca d'Aosta andava a presentarle un
mazzo di fiori inviatole da Margherita. Poi i Reali d'Italia le renderanno visita, trattenendosi ella a
villa Fabbricotti per due mesi.391
Il 6 maggio Umberto I e Margherita, presenti Crispi, il sindaco, il presidente della Camera di
Commercio e molte personalità, inauguravano a Milano, al Castello Sforzesco ed al Parco
Sempione, le Esposizioni Riunite. Poi al Teatro Pompeiano si teneva un concerto in onore della
regina.392
Il 24 maggio iniziava alla Camera il dibattito sui provvedimenti finanziari proposti da Sonnino per
la grave situazione, aumento dell'imposta fondiaria ed istituzione di altre. Felice Cavallotti presentò
un ordine del giorno, firmato da molti colleghi, chiedendo economie su tutti i bilanci, compresi
quelli militari. Crispi il 2 giugno proponeva una soluzione, che veniva approvata con 225 voti
contro 214 perciò, avendo un'esigua maggioranza, presentava al re le dimissioni del governo, ma
veniva riconfermato, allora il 14 giugno si presentava alla Camera, dichiarando che il sovrano aveva
ratificato il passaggio di Paolo Boselli dall'Agricoltura alle Finanze, nominato Sidney Sonnino al
Tesoro ed Augusto Barazzuoli all'Agricoltura.393
In estate il barone Luigi Peccoz, sofferente di cuore, volle avventurarsi a scortare la regina, a quota
elevata ma il 25 agosto, sul ghiacciaio Grenz, improvvisamente si abbatté svenuto al suolo ed una
delle guide, avvedutasi che intanto era morto, fece cenno al conte Oldofredi di farla allontanare.394
Il 25 giugno 1895 a Kingston upon Thames, nell'immediato circondario di Londra, Emanuele
Filiberto di Savoia-Aosta aveva sposato la principessa Elena d'Orléans.395
Purtroppo, tra il 16 ed il 17 agosto si era avuto l'eccidio ad Aigues-Mortes di un gruppo di italiani,
andati a lavorare a cottimo nelle saline del sud della Francia, il quali, essendo venuti alle mani con
altri francesi, mentre la gendarmeria li trasferiva alla stazione per rimpatriarli, vennero assaliti e
massacrati. Ciò sollevò molta indignazione, a Genova ed a Napoli alcuni tram di una compagnia
francese vennero incendiati, a Roma la sede dell'ambasciata presa a sassate. Questi i fatti, ma ancor
più grave la sentenza, che il 30 dicembre avrebbe assolto tutti gli imputati nel modo più indegno: il
“The Graphic” di Londra commentò che secondo i giurati, intenti a mostrare un concetto errato di
patriottismo, per un operaio francese non fosse reato uccidere un concorrente italiano. Anche se il
governo francese non poteva esser tenuto responsabile di un così incivile giudizio popolare, quello
italiano non poteva però più considerare la Francia come una nazione amica. Inutile dire che
Margherita si sia messa a tuonare, dal colle del Quirinale, più di Giunone dall'Olimpo, contro i
francesi, verso i quali in quel periodo aveva più di un dente avvelenato.
Crispi, fissato ad approfittare del successo avuto da Arimondi, ordinò un'avanzata sull'altopiano
etiope, in un'azione che durò tre mesi, conclusasi nell'aprile del 1895 con la conquista del Tigré e di
391 Il «Corriere Illustrato delle Famiglie» del 25 mar. 1894 le dedicò la copertina ill.; dis. Ed. Ximenes: Firenze. Arrivo
di S.M. la Regina Vittoria. S.A.R. il Duca d'Aosta presenta il mazzo inviato dalla Regina d'Italia ; Visita dei Reali
d'Italia alla Regina d'Inghilterra. Ingresso della Fam. Reale alla Villa Fabbricotti, Margherita con parasole chiaro,
Umberto, p.pe ereditario, in carrozza.
392 Inauguraz. delle Esposiz. Riunite di Milano. I sovrani visitano la Galleria, dis. M. Bianchini; Rosanna PAVONI e
Ornella SELVAFOLTA, Milano 1894, le Esposiz. Riunite, «Impresa & Stato», n. 29, Riv. della Camera di
Commercio di Milano; ill: All'inaugurazione delle Esposiz. Riunite di Milano nel 1894, Umberto e Margherita; dis.
E. X: Esposiz. riunite di Milano. Concerto nel Teatro Pompeiano in presenza di S.M. la Regina; Le corse a San
Siro. La tribuna Reale.
393 BARTOLOTTA, pp. 82-85.
394 CASALEGNO, pp. 133-39.
395 Per nozze Savoia–Orléans. Incontro della P.pessa Elena [di Francia] colla Regina d'Italia, dis. E.X.
112
Macallé, Adigrat ed Adua, venne però sottovalutata la capacità di reazione di Menelik, il quale
contrattaccò. Il 7 dicembre 1895 il presidio militare italiano, comandato dal magg. Pietro Toselli,
per la marcata disparità di forze, veniva annientato nella battaglia dell'Amba Alagi. Il 22 gennaio
1896 si aggiungeva la resa di Macallé. Il negus aveva intavolato delle trattative per l'abrogazione
del Trattato di Uccialli, che dava origine alle molte controversie, ma non si accettò. Altra pesante
sconfitta subì l'esercito, comandato dal gen. Oreste Baratieri, malgrado il valore dei soldati, il 1°
marzo 1896 nella cruenta battaglia di Adua, in cui caddero i gen. Giuseppe Arimondi e Vittorio
Dabormida. Baratieri veniva allora sostituito dal gen. Antonio Baldissera nel governo dell'Eritrea.
In seguito alla disfatta di Adua, Umberto I pensò addirittura di abdicare, secondo quanto annotava il
6 marzo Farini nel suo diario. Crispi, spinto dal re, presentava le dimissioni alla Camera il 5 marzo,
senza attendere il voto parlamentare, il sovrano allora incaricava Giuseppe Saracco, il quale non
riusciva nell'intento, mentre tramite delle strane trattative espletate dal gen. Cesare Ricotti Magnani,
riaffidò l'incarico al di Rudinì, il quale si insediò il 10 marzo. Senonché dopo quattro mesi questo
governo ebbe una crisi interna, poiché lo stesso generale, min. della Guerra, avrebbe voluto portare
l'organico dell'esercito ad 8 corpi d'armata mentre il re e la maggioranza dei generali ritenevano che
ne fossero necessari 12, allora si dimise; dietro a lui si sfilarono Onorato Caetani di Sermoneta, min.
degli Esteri, non essendo favorevole al mantenimento del contingente in Eritrea, Giuseppe
Colombo, min. del Tesoro, contrario a nuove spese militari, Costantino Perazzi, min. dei Lavori
Pubblici, e Pietro Carmine, min. delle Poste e Telegrafi. Il re reincaricò di Rudinì, il quale fece un
rimpasto di governo, riprendendo i lavori con la nuova compagine l'11 luglio.396
Mentre Margherita era dispiaciuta del siluramento di Crispi, la duch.ª Litta era raggiante. Questi due
governi ultraconservatori contribuiranno a rafforzare, per reazione, le tensioni sociali.
Intanto, nell'estate del 1896, il principe di Piemonte si era fidanzato, convinto di aver fatto tutto da
solo, di essersi trovato moglie senza alcuna interferenza, anche se non è stato esattamente così: per
non urtare la sua suscettibilità, non è mancato un lavorìo dietro le quinte di Crispi, che già aveva
proposto la p.ssa montenegrina, di Costantino Nigra, ambasc. a Vienna, di Urbanino Rattazzi, min.
delle Real Casa, del re e della regina, del di Rudinì, presid. del Consiglio, e di Farini, presid. del
Senato. Già Crispi, intenzionalmente o no, in un colloquio con Margherita, si era fatto scappare il
nome dell'area geografica sulla quale aveva posato gli occhi, sia per espandere l'influenza nei
Balcani, sia ritenendo che là vi fossero donne forti, belle, dal sangue vivo.
Tra le candidate, si era anche pensato alla secondogenita del duca di Edimburgo, però la corte
inglese non accettava che si convertisse al cattolicesimo prima delle nozze, come pretendeva la
regina Margherita, anche se, secondo quanto aveva annotato Farini, persino il Papa, fatto
interpellare tramite i buoni uffici di Nigra a Vienna, riuniti i card. Monaco Lavalletta, Parocchi e
Rampolla del Tindaro, si era mostrato consenziente che ella si fosse fatta cattolica dopo la
celebrazione.397
Elena era nata l'8 gennaio 1873 a Cettigne (la capitale, un borgo montano, anche se a tavola si
parlava in francese), ed era la sesta figlia del p.pe e poeta Nicola I del Montegnegro (sarà re dal
1910 a1 1918) e di Milena Vukotich (figlia del voivoda slavo Pietro). Ha avuto come istitutrice la
svizzera Luis Neukoman, a dodici anni è entrata allo Smolny, l'istituto di Mosca per le nobili
fanciulle, prima che Lenin prendesse il palazzo per il partito. Aveva dipinto degli acquarelli ed era
poetessa, la rivista radicale russa «Nedelya» le aveva già pubblicato alcuni versi, apparsi sotto
pseudonimo. Bellissima, di bel portamento, tra i suoi spasimanti c'è stato il bar. Karl von
396 BARTOLOTTA, pp. 85-89.
397 CASALEGNO, p. 148; BERTOLDI, pp. 101-02.
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Mannerheim, uff. dell'esercito dello zar, il quale diventerà l'eroe nazionale finlandese contro
l'Unione Sovietica. Assecondando i segreti maneggi in atto per farle sposare il principe ereditario,
ella ha dato volentieri la sua disponibilità, accettando di seguire la madre e la sorella Anna (ipotesi
di riserva) alla Biennale di Venezia, dove Umberto e Margherita hanno tosto delegato il figlio a
recarsi all'inaugurazione. Egli, di 26 anni e mezzo, dotato di finezza di spirito ma che detestava
l'intellettualità galante e la superficiale mondanità della vita di corte, anziché per le opere d'arte non
ha avuto occhi che per lei, di 23 anni, di quasi un metro e ottanta (specialmente rapportata a lui, un
mingherlino di un metro e cinquantadue centimetri), la quale calamitò la sua attenzione, essendo
dotata del famoso fascino slavo, con un bel volto ed occhi pensosi, anche se di modi sia pur
maestosi ma piuttosto semplici, proprio come piaceva a lui.
Diciamo subito che non solo la satira, come è logico, si sia divertita con scritti e vignette sulla bassa
statura del principe, specialmente quando diventerà re, poi anche quasi tutti gli storici hanno voluto
gareggiare a far elucubrazioni su di un suo presunto complesso di inferiorità fisica, ma, a ben
vedere, sono chiacchiere senza fondamento. Ciascuno di noi si sviluppa secondo quanto è previsto
dalla natura, dalle ghiandole endocrine, e, trattandosi di una crescita graduale, ognuno rimane
assuefatto al suo status. Inoltre tanti uomini famosi non sono stati alti di statura, è vero che nel caso
di un re ci sia il fatto che egli abbia un ruolo pubblico di maggior impatto rispetto ad uno scienziato
il quale possa stare a proprio grado nella sua torre d'avorio. Personaggi come Alessandro Magno
(1,50 ) o Benito Juarez (1,37) son stati più bassi di lui. C'è il famoso detto «la statura non fa l'uomo»
e comunque nella vita ci sono degli handicap ben maggiori di una mediocre statura. Inoltre, quando
il principe di Napoli è nato e cresciuto non c'era ancora stato in Italia quello sviluppo
antropometrico del secolo successivo, c'erano alcune persone di alta statura, specialmente in certe
regioni, ma altre di bassa corporatura. Generalmente nessuno se ne fa un problema, perché avrebbe
dovuto esserselo fatto un personaggio come il re d'Italia, il quale poteva compensare brillantemente
in mille altri modi ad una carenza? La sua riservatezza era piuttosto caratteriale, non derivata da
canoni vitruviani. Nel suo aspetto, i suoi lineamenti erano abbastanza normali, nulla di repellente o
di particolarmente grottesco. Lo dimostra il fatto che le nobili damigelle napoletane gli facevano
corona intorno nel periodo giovanile.
In maggio il principe di Napoli veniva allora inviato in rappresentanza dell'Italia alla corte dello zar,
per la cerimonia dell'incoronazione di Nicola II e di Alessandra (non era la prima volta che lui
andava in Russia, già c'era stato quando era ancora vivo Alessandro II). Il 19 pomeriggio salì sul
treno speciale da Varsavia a Mosca, dove arrivò la sera del 20. 398 Assistette a scene incredibili: per
il tripudio la folla ruppe i cordoni e la polizia, insensibile che ciò fosse stato causato da gioia
frenetica, si mise a sparare, colpendo 250 persone, tra morti e feriti. A Mosca, nel parco Khodinsky
lo zar fece distribuire bicchieri di latta, ordinati in serie a Vienna, per dare al popolo due salsicce,
un pane e la birra, ma per la ressa ci furono altri morti, gettati poi da una parte, contando 1.630
cadaveri e centinaia di feriti.
Della festa a corte la regina Maria di Romania399 ci ha lasciato qualche tratto: per i cortei ufficiali gli
ospiti regali erano stati accoppiati dal cerimoniale, le toccò come cavaliere proprio il principe di
Napoli, «compìto secondo le convenienze, senza essere né troppo amabile né troppo premuroso»,
così lo descrisse nelle sue memorie, «di poche parole, parlava a frasi brevi e staccate, protendendo
la mascella con aria pugnace», mentre Elena con lei si mostrava particolarmente gentile per potersi
398 Train special de Son Altesse Royale / Le Prince de Naples / de Varsovie à Moscou, orario dettagliato del percorso,
partenza il 19 alle 3,45 pom. ed arrivo il 20 alle 10,15 di sera.
399 Maria di Sassonia-Coburgo-Gotha (1875–1938) era sp. col p.pe ereditario di Romania, Ferdinando di
Hohenzollern-Sigmaringen, il futuro Ferdinando I.
114
meglio appropinquare, «vivace, allegra, per nulla timida, con due occhi superbi e dei modi
piacevoli».400
Il 24 giugno, giorno anniversario della battaglia di San Martino, a Milano, alla presenza di Umberto
I e di Margherita, veniva inaugurato il monumento a Vittorio Emanuele II, in un isolato sull'altro
lato della grande piazza, comunque proprio di fronte al Duomo.401
Sulla conversione al cattolicesimo e sul matrimonio di Elena di Montenegro con il principe
ereditario sono state riportate delle considerazioni interessantissime da «La Civiltà Cattolica»,402 la
cui portata politica e storica, nell'ambito delle interazioni tra Stato e Chiesa, sarà fortemente ed in
parte volutamente sottovalutata prima dagli editorialisti e poi dai loro biografi:
Essendo ella appartenente ad un'antica famiglia autoctona della regione balcanica affacciantesi sull'Adriatico,
diventava interessante un'alleanza in quella regione, tanto più che la sua casata, pur essendo piuttosto povera in
confronto a tante famiglie principesche e dinastiche europee, era ben legata alla corte dello zar di Russia.
Vi era però il problema della differenza di religione: essendo cristiana ma scismatico-ortodossa, non era sembrato
il caso farla entrare in Roma come promessa sposa, anche perché Leone XIII si stava occupando, nell'ambito
umanitario, di ottenere da Menelik, il negus cristiano-copto, la restituzione dei prigionieri italiani. Umberto I mise
in moto la diplomazia di Nigra, il principe Nicola padre di Elena (un furbacchione, un montanaro dal cervello
fino, con modi che ricordano Vittorio Emanuele II) si mostrò favorevole ad una sua preventiva conversione al
cattolicesimo, la madre integralista ortodossa invece no e perciò non è venuta né a Bari né a Roma al matrimonio.
Nicola girò al largo dal Vaticano e dalla basilica di San Pietro, per non creare imbarazzi, e ciò veniva molto
apprezzato dalla Santa Sede: anche se il Papa non aveva ritenuto opportuno riceverlo, malgrado fosse di religione
ortodossa era in buoni rapporti con lui per un trattato che aveva concluso proprio con Leone XIII il 18 agosto
1886, tanto che era stato insignito della gran croce dell'Ordine di Pio IX.
Il 16 agosto il principe di Napoli sul suo panfilo “Gaiola” arrivò ad Antivari, atteso al porto dal p.pe ereditario
Danilo, autore di romanze, lo accompagnò a Cettigne dove lo ospitò a casa sua, una specie di casermetta vista
dall'esterno. Poi feste e luminarie, Nicola con spirito patriarcale, circondato dalla numerosa famiglia e dai suoi
fidi, la moglie un po' altezzosa, distribuzione all'aperto di cacciagione, un banchetto rustico, paesano. La domanda
di rito, in italiano. Poi venne ufficialmente annunciato il fidanzamento, il biondo p.pe venuto dal mare (come lei
ha scritto in poesia) estrasse un braccialetto e lo porse alla promessa sposa. La bella Elena venne immediatamente
affidata all'arciv. di Antivari per catechizzarla.
Il 19 ottobre alle 7,30 del mattino i promessi sposi partirono da Cettigne, accompagnati dal p.pe Nicola, dal figlio
Mirko, dalla figlia Anna, da Tomaso duca di Genova (il fratello della regina Margherita), pranzo a Virbazar a base
di montone tagliato all'antica, a fil di spada, arrivo ad Antivari alle 7 di sera, imbarco sullo yacht reale “Savoia”,
alle 10 tolti gli ormeggi, tra il rombo cannoni della squadra navale austriaca. Mare molto mosso, all'alba del 20 in
vista di Bari, alcuni sofferenti.
400 BERTOLDI, pp. 114-15.
401 Ovviamente, trattandosi di una città così importante, molte riviste dedicarono all'evento delle illustrazioni nella
prima pagina, come «La Tribuna Illustrata»,«Il Secolo Illustrato della Domenica» ed altre, con dis. di A. Bonamore
e di G. Galli.
402 «La Civiltà Cattolica», 1896, pp. 476-80, puntualizzava ciò contro i liberali, che facevano la religione a modo loro e
polemizzava anche contro il giornale semitico di Roma, secondo cui all'atto civile e non al sacramento si dovesse
dare importanza e, volendosi celebrare davanti a Dio, si sarebbe potuto scegliere «quel Pantheon che, eretto in
onore di tutti gli Dei, s'onora oggi del culto alla memoria di Vittorio Emanuele, del rinnovatore della dinastia, del
Re Liberatore», cui aggiunge, ebrei che «lodano la Monarchia solo per trarla nel laicismo» e «se ne servano solo
per compiere l'opera rivoluzionaria. Et nunc, reges, intelligite! Dicono i libri sacri». Tra grande profusione di lodi
per il comportamento della famiglia reale, che ha usato la massima discrezione non pretendendo come celebrante
un card. od un vesc., lodando i buoni rapporti che si stavano nuovamente instaurando tra l'Italia ed il Portogallo,
avendo Maria Pia portato con sé l'antico ministro portoghese Carvalho y Vasconcellos ed il re mandato a Lisbona
Gerbaix de Sonnaz. «La Casa Savoia, benché alleata alla rivoluz. Italiana […] ha conservato più cristianesimo di
quello che sta a Montecitorio, a palazzo Madama, a palazzo Braschi, nei codici e nelle leggi dell'Italia legale. E la
celebrazione di queste nozze l'ha manifestato […] La conversione della p.ssa Elena alla fede cattolica e la solennità
data al matrim. religioso ne sono una prova», non manca però di dare una stoccata su Roma, avendo voluto che
«nelle sue vie, tra i suoi monumenti e negli antichi palazzi de' Papi si affermasse ancora una volta quel potere che
entrò per Porta Pia, e pose il suo Trono di fronte al Papa».
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Il sindaco Re David pronunciò un indirizzo di saluto, feste ed applausi, pronte le carrozze per recarsi alla basilica
di San Nicola, colma di invitati, scesero nella cripta, dove riposa il corpo del santo, solo i promessi sposi, il duca
di Genova, il ministro Guardasigilli Giacomo Costa, il ministro degli esteri del Montenegro. Una conversione
sofferta, la madre ed il fratello maggiore dissenzienti, lontani, al di là del mare la sua terra. Il gran priore mons.
Oderisio Piscicelli Taeggi le sottopose da recitare e da firmare la formula della professione di fede cattolica, un
documento estremamente impegnativo, non essendo una p.ssa qualunque ma nella prospettiva che diventerà
regina d'Italia:
«Riconosco la Santa Cattolica ed Apostolica Chiesa Romana Chiesa per Madre e Maestra di tutte le Chiese, e
prometto e giuro vera obbedienza al Romano Pontefice, successore del Beato Pietro Principe degli Apostoli e
Vicario di Gesù Cristo. Accetto pure e professo senza alcuna dubbiezza tutte le altre cose trasmesse, definite e
dichiarate dai Sacri Canoni e dagli Ecumenici Concilii, e specialmente del Sacrosanto Sinodo Tridentino, e del
Vaticano; e insieme tutte le cose contrarie, gli scismi e le eresie di qualsiasi genere dalla Chiesa condannate,
rigettate ed anatemizzate, io pure condanno, rigetto, anatemizzo ed abiuro. Questa stessa Cattolica Fede, fuori
della quale nessuno può essere salvo, che adesso spontaneamente confesso ritengo veracemente, procurerò per
quanto sarà in me, coll'aiuto di Dio, di costantissimamente ritenerla e confessarla intiera ed inviolata fino
all'ultimo respiro di vita, e di farla tenere, insegnare e predicare dai miei soggetti e da quelli, la cura dei quali
spettasse a me nel mio ufficio. Io stessa prometto, voto e giuro: così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli di Dio,
che tocco colle mie proprie mani. Io Elena Petrovich, ho di propria mano sottoscritta la presente cedola della
mia sincera conversione, tal quale ho recitato di parola in parola, ed entro nel grembo della medesima Chiesa».
Il 22 ottobre arrivavano a Roma, ricevuti alla stazione con gran pompa da Umberto I e da
Margherita nonché da quasi tutti i componenti la famiglia reale italiana: la Regina Maria Pia del
Portogallo, la principessa Letizia Bonaparte (seconda moglie e vedova di Amedeo) con il principino
conte di Salemi,403 Vittorio Emanuele conte di Torino (figlio di Amedeo), Tomaso ed Isabella di
Baviera duchi di Genova, il duca di Oporto (figlio di Maria Pia), Emanuele Filiberto di Savoia ed
Elena d'Orléans duchi d'Aosta, insomma oltre trenta carrozze di corte erano pronte con gli
equipaggi in livrea, per portare tutti da «Termini al Palazzo apostolico del Quirinale» 404 tra ali di
folla. Elena con la sua famiglia passò provvisoriamente ad abitare nel palazzo della Consulta.
Il 23, venerdì, ricevimenti vari. Il 24, sabato, dopo aver redatto l'atto civile dinnanzi alle massime
autorità dello Stato, Farini e di Rudinì, il corteo «oltremodo splendido e veramente regale» di
berline dorate, corazzieri, ufficiali, grandi dame, soldati, tra moltissima gente, si recò nella basilica
di Santa Maria degli Angeli, dove venne celebrato il matrimonio religioso, alla presenza del
medesimo «don Oderisio Piscitelli, Benedettino, Priore di San Nicola di Bari, venuto di là col suo
clero palatino, ossia stipendiato dal Re»,405 il quale non ha perduto occasione per aggiungere, dopo
aver benedetto la loro unione, delle parole molto significative, una vera e propria investitura che lo
storico deve saper leggere attentamente:
«Altezze Reali! Solenne è la cerimonia che qui oggi si è compiuta per la volontà di Nostro Signore Gesù Cristo e
di Sua Santità Leone XIII, Vicario di Cristo in terra; solenne per voi e per tutto un popolo che ebbe con l'uno di
voi comuni i natali, e per un altro popolo di prodi che li ebbe comuni con la sposa, associata oggi alle sorti della
patria nostra, ed entrata nel grembo della Santa Madre Chiesa cattolica apostolica romana. Per me, che ebbi da
Sua Santità il Sommo Pontefice Leone XIII l'alto onore di essere autorizzato a consacrare in questa chiesa della
grande Roma l'unione vostra, è dolce soddisfazione dell'animo e dovere di buon cristiano, rivolgervi in questo
giorno, per voi sì auspicato, i più lieti auguri. Anzitutto auguri di salute e di pace tra voi, pel bene vostro, dei
vostri genitori, della augusta famiglia a cui appartenete, della nazioni che vi considerano loro figli e loro
speranze. Auguri di prosperità, perché essa ridondi al bene della Santa Madre Chiesa Cattolica e dei popoli dei
quali voi dovete reggere i destini».
403 Quando nacque, la casa Borbone di Napoli fece in modo che non assumesse il titolo di conte di Caserta, già di
spettanza di uno di quella dinastia, ed allora si scelse questo titolo.
404 Parole testuali usate da «La Civiltà Cattolica», aggiungendo che fosse la prima volta che una giovane donna, come
sposa, entrava in quel pal., prima claustro religioso e quindi reggia papale (non è esattamente così, poiché era stato
abitato da Margherita quando non era ancora regina).
405 «La Civiltà Cattolica». Ill.: Al matrim. di Vittorio Emanuele il 24 ottobre 1896, Umberto I e Margherita.
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All'uscita, veniva suonata la «Marcia nuziale Savoia-Petrovich» composta dal maestro Marco
Enrico Bossi. In una fotografia si distinguono il conte Tozzoni, mons. Valerio Anzino cappellano di
corte, il march. Solaro del Borgo, Nicola I, Margherita, Umberto I, 406 Sebastiano Trojano Marulli
duca d'Ascoli. Tornati gli sposi al Quirinale si affacciarono al balcone per salutare la folla
acclamante e furono liberati in volo 200 piccioni viaggiatori per portare in Montenegro l'annuncio
dell'avvenuto matrimonio. Tuttavia, salvo il corteo della carrozze per evidenziare che il matrimonio
lo si era celebrato in chiesa, con dispetto di molti, l'insieme è stato protocollare ma non
particolarmente sfarzoso, infatti oltre a Maria Pia non arrivarono teste coronate a festeggiare gli
sposi, poiché a livello ufficiale venire a Roma diveniva per loro imbarazzante nei confronti del
Papa,407 la corte prese la debole scusa degli infausti fatti di Adua, ma c'è stato anche chi ha osato
malignare, come Edoardo Scarfoglio, sulle «nozze coi fichi secchi».
La prima notte di nozze gli sposi l'hanno trascorsa al Quirinale, dopo molti ricevimenti ufficiali,
l'indomani visita al Pantheon a rendere omaggio a Vittorio Emanuele II e deposizione di una
corona. Son seguite alcune sere di luminarie, rivista militare in piazza Indipendenza e non al campo,
per le recenti piogge, il 29 rappresentazione all'Argentina de I Puritani, poi ennesimo ricevimento
al Quirinale, quindi sono iniziate le partenze della famiglia montenegrina, del re e della regina, degli
sposi per Firenze dove fisseranno la loro dimora. Sono stati rilasciati i 4.000 vagabondi che erano
stati arrestati per ripulire le strade.
Il principe ereditario ed Elena, dopo vari ricevimenti in alcune città, sono andati infatti ad abitare a
Firenze nella palazzina della Meridiana, al Pitti, con finestre su Boboli e dall'altra parte verso
Bellosguardo. Spesso, con lo yacht “Yela”, così ribattezzato in onore di Elena, si recavano all'Isola
di Montecristo, mutuata dal marchese Carlo Ginori Lisci, il quale allevava piccioni viaggiatori per
comunicare con la città, dove il principe si esibiva anche in lavori manuali, come costruire un
muretto, del resto per lei non aveva sapore di novità, poiché in Montenegro anche i suoi fratelli
sapevano fare di tutto; inoltre, con tutte le prime pietre che egli poserà nel corso del suo lungo
regno, un po' di dimestichezza iniziale con la cazzuola non guastava. La loro passione era la
botanica, la floricoltura, oltre naturalmente la numismatica,408 in cui egli era riuscito a coinvolgerla,
e quindi la storia. Egli aveva anche approfondite cognizioni di diritto, avendo avuto come maestro il
famoso giurista Filomusi Guelfi. Si eran subito ben sintonizzati, anche se lei aveva lasciato da parte
la pittura, l'arpa ed il violino, la danza, il tennis. Quando erano soli, il marito si comportava come un
bravo sposo qualsiasi, inoltre non aveva grosse esigenze ai fornelli. Non era dedito a Bacco, né al
tabacco, aveva una Venere sola, che adorava e per la quale coglieva i fiori in giardino o nei campi.
A volte, stavano lungamente, muti come pesci, a pescare, a Montecristo come a San Rossore o
altrove. Altra comune passione, questa volta abbastanza moderna, la fotografia. Ella inta od extra
moenia non ficcava il naso negli affari di Stato e quando lui doveva ricevere degli alti ufficiali o
delle personalità politiche (tutti sapevano che dovessero essere puntualissimi), ella si appartava
discreta.
406 Ill.: Al matrim. di Vittorio Emanuele il 24 ott. 1896, Umberto I e Margherita; Le nozze del P.pe di Napoli: a) La
firma del contratto nuziale; b) Il matrim. religioso a Roma, dis. Linzaghi; a) I ritratti della p.pessa Elena di
Montenegro e del p.pe di Napoli; b) La chiesa di San Nicola in Bari; c) Savoia – Montenegro; d) Il pal. di Cettigne
nel Montenegro; Il corteo nuziale si reca alla ch. di Santa Maria degli Angeli a Roma , dis. A. Bonamore, in p.za
del Quirinale.
407 Vedremo il putiferio per l'arrivo del presid. francese Loubet.
408 Il p.pe ereditario già nel 1897 scriverà alla Soc. Numismatica la propria intenzione di compilare un'opera scientifica
sulla monetaz. italiana nei sec., infatti preparerà il Corpus Nummorum Italicorum al quale dedicherà tutta la vita,
sin da quando a 14 anni scrisse ad Osio del suo primo marengo.
117
Intanto, il 30 settembre, in un clima di distensione, erano state finalmente stipulate tre convenzioni
tra l'Italia e la Tunisia. Il 26 ottobre di Rudinì firmava la pace di Addis Abeba, che prevedeva
l'annullamento del famigerato trattato di Uccialli e per il negus la piena sovranità sull'Etiopia.
Il 21 novembre a Monza veniva inaugurato il nuovo Ospedale Umberto I, una delle tante iniziative
(infatti nel 1883 il ministro Baccelli aveva dato il via anche alla costruzione del Policlinico di
Roma, che prenderà il nome del re).
Il 2 marzo 1897 Farini annotava nel suo diario di aver saputo che la duchessa Eugenia Attendolo
Bolognini, sposata con Giulio Litta Visconti Arese (ma amante di Umberto I già dal 1864, ossia
ancor prima del matrimonio con Margherita, benché avesse sette anni più di lui), aveva scritto al re
di non andar più da lei, dal momento che si era messo a frequentare la contessa di Santa Fiora.409
Il 5 aprile Umberto I si recò in Parlamento per inaugurare la XXª Legislatura, in carrozza chiusa a
sei cavalli.410
Il 22 il re, dopo il pranzo al Quirinale per il 29° anniversario di matrimonio con Margherita, in cui
era riunita gran parte della famiglia reale, volle uscire per recarsi al derby alle Capannelle, avendo
fatto una grossa puntata: salì in carrozza con il suo primo aiutante di campo, il gen. Emilio Ponzio
Vaglia, ma, appena fuori Porta San Giovanni, tra il vicolo della Morana ed il cascinale dei Valloni,
sbucò fuori dalla folla l'anarchico Pietro Acciarito, il quale estrasse un coltello tentando di ferire il
re che stava all'erta, poiché il padre, avendo indovinato che il figlio andasse a mettersi nei guai, era
corso a prevenirne la polizia. Stranamente però la sicurezza, a maglie larghe e quindi così poco
affidabile, lo lasciò avvicinare alla carrozza! Commentò, con un sorriso, «Sono gli incerti del
mestiere». Il principe ereditario criticò nei suoi appunti il questore, per le gravi omissioni.411
Umberto I in effetti si esponeva molto: banchetti, inaugurazioni, sfilate erano pressoché il suo pane
quotidiano, oppure a cena dai suoi ministri (Margherita andava spesso al capezzale delle loro mogli
malate); quando non aveva altro da fare, usciva in borghese col suo calessino, scendeva al Tritone,
risaliva per via Sistina, passando per Trinità dei Monti, al Pincio e ritorno attraverso villa Borghese,
una mano alle redini, un'altra per togliersi il cappello e rispondere ai molteplici saluti.
Il giubileo della regina Vittoria fece esclamare a Margherita, in una lettera al gen. Osio del 27
giugno, «che immensa cosa è la potenza inglese!».
In novembre arrivò a Monza Agenor Goluchowski, min. degli Esteri dell'Impero Austro-Ungarico il
quale, tra uno sparo e l'altro a caccia nel parco della villa Reale, 412 ebbe modo anche di colloquiare
con il collega italiano, Emilio Visconti Venosta, volendo parare l'eventualità di vedere l'Albania in
mani italiane, che avrebbe consentito il controllo dell'Adriatico.
Il 3 dicembre nelle discussioni alla Camera di un disegno di legge relativo all'avanzamento
nell'esercito, il gen. Luigi Pelloux, min. della Guerra, si dimise e ne conseguì una crisi di governo,
quindi di Rudinì dovette riorchestrare una compagine ministeriale, rimanendo così nuovamente in
carica dal 14 dicembre 1897 al 1° giugno 1898.
409 Vincenza dei p.pi Publicola-Santacroce sp. al conte Bosio Sforza Cesarini di Santa Fiora. CASALEGNO, pp. 9293.
410 L'inauguraz. della XX legislatura. S.M. il Re si reca al pal. del Parlamento, dis. Paolocci.
411 BERTOLDI, p. 137.
412 Ill.: Il conte Goluchowski a Monza. La caccia nel parco Reale.
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La regina Margherita, invece di ammirare Felice Cavallotti, poeta e patriota radicale, quando questi
morì il 6 marzo 1898, ucciso in duello dal conte Ferruccio Macola, lo criticò per i suoi 32
precedenti e per l'apoteosi tributatagli, essendo invece egli molto meglio di tanti pullulanti che,
invece di battersi lealmente, erano dei vili striscianti come serpi.
Nel maggio 1898 scoppiavano i tumulti di Milano, detti anche da Napoleone Colajanni la «protesta
dello stomaco», una sollevazione popolare contro le dure condizioni di vita della popolazione.
L'esponenziale sviluppo industriale aveva comportato, nel suo seno, l'allargamento dei movimenti
di massa, quali il socialismo più o meno radicale, che mal si conciliava con la mentalità di certe
sfere di potere, le quali si irrigidivano su posizioni conservatrici. Milano contava a fine secolo
mezzo milione di abitanti (essendo la seconda città più popolata, dopo Napoli) e si era già affermata
come la città finanziaria più importante.
Con l'aumento repentino del pane, alla base dell'alimentazione, da 35 a 60 cent. al chilo, a causa
della scarsità del raccolto e dell'aumento del costo dei cereali, avendo la Spagna perso numerosi
possedimenti, quali Cuba e le Filippine passati agli Stati Uniti, trovò terreno fertile un movimento
anarcoide, pur senza un vero e proprio progetto rivoluzionario. Le prime avvisaglie di rivolte
popolari si erano avute in Romagna ed in Puglia il 26 e 27 aprile, poi in varie città, il 2 maggio a
Firenze era stato dichiarato lo stato d'assedio ed il 4 a Napoli. Il ministero degli Interni aveva dato
mandato ai prefetti del regno di affidare, in caso di necessità, il ristabilimento dell'ordine all'autorità
militare territoriale competente.
A Milano c'era il presidio del III Corpo d'Armata, agli ordini del gen. Fiorenzo Bava Beccaris, il
quale era stato avvertito dal prefetto di Milano, bar. Antonio Winspeare, che ci sarebbero stati dei
disordini in città.
Il 6 alla mensa della Pirelli venivano distribuiti dei volantini, coi quali si riteneva il governo
responsabile della carestia, dando origine a vari arresti, poi, per l'interposizione di Filippo Turati,
erano stati tutti rilasciati meno uno, di qui l'inizio della protesta che aveva trovato solidali altri
operai di varie fabbriche. Nel tardo pomeriggio in risposta ad una sassaiola le forze dell'ordine
avevano sparato qualche colpo. Scaramucce. Però più tardi veniva fatta una barricata davanti alla
caserma di polizia e c'era chi stava tentando di darvi fuoco. Si era cominciato quindi a sparare sulla
folla, con qualche ferito. L'indomani, per protesta, veniva proclamato lo sciopero generale, con
barricate alle varie porte della città, con affluenza nelle piazze da tutte le fabbriche interne ed
esterne. Il governo decretava lo stato d'assedio ed il generale veniva nominato Regio Commissario
straordinario della città e provincia.
Senonché, l'8 maggio faceva entrare in azione addirittura i cannoni e la mitraglia contro la folla,
composta da uomini e donne ma anche da anziani e bambini, provocando un centinaio di morti e
circa 400 feriti. L'opinione pubblica moderata veniva fortemente scossa da simile pazzesco modo di
procedere.
Il 9 fece fare una breccia nel convento dei Cappuccini di viale Piave, ritenendo che vi si fossero
annidati dei rivoltosi, trovandovi invece i soliti poveri in fila per avere la minestra quotidiana. Il
glorioso generale veniva soprannominato «il macellaio di Milano». Egli, nel 1866 nei fatti d'arma di
Pozzolengo si era guadagnata la croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, benissimo, se l'era
meritata, ma per la repressione dei moti di Milano il re gli conferì l'onorificenza di Grande Ufficiale
dello stesso Ordine, commettendo un gravissimo errore politico e militare, poiché essa era riservata
alle operazioni di guerra e non per quelle di carattere civile. Umberto I riteneva forse di essere in
guerra con dei cittadini inermi? Dove finiva la tanto decantata carta costituzionale? Inoltre il re gli
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diede un seggio in Senato, insomma lo colmò dei più alti onori. Molte persone credevano in buona
fede che invece dei cannoni Bava Beccaris avesse usato gli idranti, per disperdere la folla. Ciò
significa che già si stesse delineando un servizio informazioni, sia pure infedeli alla realtà, per
giustificare il cruento operato. Pare che le cannonate fossero state sentite persino nel novarese.
La regina era convinta della congiura internazionale, di «un brigantaggio organizzato su vasta
scala in tutta Europa», anche perché era il cinquantenario del '48, e la notizia le giunse a Torino
mentre era colà per la commemorazione dello Statuto a Palazzo Madama. Umberto I non fece che
oscillare fra liberalismo e reazione, tra fioco senso democratico e velleità di dominio personale, a
volte quasi pronto al colpo di Stato, subito dopo disposto a ripiegare su soluzioni di compromesso.
Secondo il sen. Ferraris,413 il re aveva «una bontà infinita, molta memoria» ma non una mente
capace di coordinare fatti così complessi, a Roma dicevano che era un «capoccione», che era
«buono», ma i maligni aggiungevano «a nulla», a volte appariva timido, persino imbarazzato, poi
spesso si abbandonava a dichiarazioni imprudenti o addirittura compromettenti, generalmente
affabile con tutti, all'atto pratico poi faceva l'inverso, tanto che Crispi una volta gli inviò una lettera
assai dura per questo motivo. Correva voce che il re Umberto fungesse in realtà da principe
consorte di Margherita! Forse sono facezie spiritose e basta, infatti se ciò fosse stato vero questa
lettera non avrebbe avuto luogo, essendo il Presidente del Consiglio nella manica della regina.
Nei giorni successivi c'era chi premeva il re per il colpo di stato, di Rudinì alla vigilia delle
dimissioni del governo predisponeva la guarnigione ed alla domanda di Alessandro di San Marzano,
min. della Guerra, e del gen. Pelloux, rispondeva: «domani può essere un giorno di gravissimi
avvenimenti: tutto dipende dalla risposta che darà il re». Chi forse premeva in tale senso era anche
Guglielmo II, ma a lui era lecito, essendo a capo di una monarchia militare, mentre Umberto lo era
di una monarchia costituzionale.414
In seguito a dei dissidi sorti sul disegno di legge che dava al governo la facoltà di togliere
l'exequatur ai vescovi, proposto da Giuseppe Zanardelli, min. di Grazia, Giustizia e Culti, nel
consiglio dei ministri, di Rudinì si dimetteva ma il re lo reincaricava ed allora formava l'ennesima
compagine (che durerà solamente dal 1° fino al 29 giugno).415
Il 18 giugno, durante la discussione sulla politica generale del governo, di Rudinì, accortosi di non
avere la maggioranza, presentò le dimissioni. Umberto I provò ad affidare l'incarico prima a
Giovanni Visconti Venosta, poi a Gaspare Finali, i quali non riuscirono nell'intento, infine al gen.
Pelloux il quale formò un nuovo governo che si insediò il 29 giugno 1898 e sarebbe durato, intanto,
sino al 14 maggio 1899.
Il principe ereditario ed Elena, in luglio, dopo aver attentamente studiato le carte geografiche, si
spinsero nel nord dell'Europa, toccando Copenaghen ed Oslo, passando quindi nel circolo polare
artico sino alle isole Spitzbergen, mandando poi una relazione corredata di fotografie alla Società
Geografica.
Il 10 settembre un italiano, Luigi Luccheni (il quale però si dichiarerà non anarchico), a Ginevra ferì
mortalmente, con una lima, l'imperatrice d'Austria, la famosissima Sissi, mentre ella viaggiando in
incognito stava andando a prendere, insieme ad una sua dama di compagnia, un battello.
413 Conte sen. avv. Luigi Ferraris.
414 CASALEGNO, pp. 167-69.
415 BARTOLOTTA, II, p. 91.
120
Il 13 ottobre Guglielmo II con Augusta Vittoria si incontrarono nuovamente con Umberto I e
Margherita, questa volta a Venezia, dove la coppia imperiale si imbarcava con Bernhard von
Bülow, ministro degli Esteri, sull'“Hohenzollern”, per intraprendere il loro viaggio a Costantinopoli
ed in Levante, fino in Palestina.416
Il 16 venne inaugurata la seconda sessione della XXª Legislatura ed il re a Montecitorio tenne il
discorso della Corona.417 Il 21, con la firma dell'Accordo commerciale italo-francese, si
ricomponevano i rapporti con la nazione confinante.
Nel cinquantesimo anniversario dello Statuto, Umberto I e Margherita hanno ricevuto dalla città di
Pavia una medaglia d'oro a celebrazione dell'evento. Nell'ambito dei suoi impegni sociali e
filantropici, quest'anno ella si è recata all'Asilo Regina Margherita.418
Alla fine dell'anno il principe ereditario ed Elena si trasferirono nella reggia di Capodimonte, poiché
lui fu nominato gen. comandante del X Corpo d'Armata nella sua città natale.
Nell'aprile 1899 Umberto I e Margherita si recavano in Sardegna, il 14 a Cagliari per la posa della
prima pietra del nuovo municipio, progettato da Crescentino Caselli, con puntata alla miniera di
Monteponi, quindi il 19 a Sassari per inaugurare il monumento a Vittorio Emanuele II, assistendo
alla sfilata di quasi tremila persone in costume, di cui 600 a cavallo, provenienti da tutta la
provincia.419
Il 1° maggio iniziava alla Camera il dibattito sulle varie interrogazioni relative all'occupazione da
parte del governo italiano della baia di San-mun420 in Cina ed alla relativa azione diplomatica, anche
perché erano stati trucidati dei missionari italiani. Il 3 Pelloux prendeva atto che una forte
minoranza era contraria ma che comunque tutti, favorevoli e contrari, si sarebbero uniti per
disapprovare il metodo adottato, onde, per non compromettere i gravi interessi dello Stato, con un
voto esplicito del Parlamento, il presidente preferiva rassegnare le dimissioni nelle mani del re, il
quale lo riconfermava nell'incarico di formare un nuovo esecutivo, che presentava il 14 maggio e
rimarrà in carica sino al 24 giugno 1900.421
416 «L'Illustrazione Italiana», 1898: Venezia. I Reali d'Italia lasciano l'“Hohenzollern”, dopo la visita agli Imperiali di
Germania, dis. A. Minardi; Per l'incontro dei due sovrani d'Italia e di Germania a Venezia, a col.; L'arrivo degli
Imperiali di Germania. Il corteggio nel Canalazzo; L'Imperat. Guglielmo II a Venezia, dis. E. X.: Illuminazione nel
bacino di San Marco; Arrivo al Pal. Reale; Visita alla corazz. “Sicilia”. Cart.: Telegr. della Prima Soc. Internaz. di
Cart. Postali Illustrate: «Venezia la sposa del mar' saluta l'illustriss. amico d'Italia la Sua Maestà l'Imperat. e Re
Guglielmo II».
417 Roma. Inauguraz. della II sessione della XX Legislatura: Sua Maestà arriva a Montecitorio, dis. Paolocci, carrozza
chiusa; Il discorso della Corona. Altre ill. del 1897: Inauguraz. del nuovo acquedotto Umberto I ad Abbiate
Guazzone. Il corteo religioso; Le autorità e il comitato per l'acquedotto Umberto I.
418 Roma. S.M. la Regina all'Asilo Regina Margherita, dis. Paolocci.
419 Ill., Il viaggio dei Sovrani in Sardegna: a) La partenza da Civitavecchia, b) Lo sbarco a Cagliari; Arrivo del
“Savoia” nel porto di Cagliari, fot. Ed. Ximenes; Le LL.MM. si recano a Pal., E. X.; I sovrani ossequiati dalle
autorità di Cagliari; La posa della prima pietra del nuovo pal. comunale di Cagliari; I costumi di Villanova, la
cavalcata; Ittiri. La cavalc. in cost. a Sassari, fot. E. X.; Bonorva; Alla cavalc. di Sassari. Le donne di Osilo e
Sennari, in cost. tradiz.; La cavalcata in cost. a Sassari, cost. di Bonorva; All'inauguraz. del monum. a Vittorio
Emanuele a Sassari. Le donne di Ittiri, in cost.; Alla miniera di Monteponi. I minatori escono dal pozzo Vittorio
Emanuele, acclamando i sovrani, dis. Paolocci; «La Tribuna Illustrata della Domenica» 23 apr. 1899, Le feste a
Sassari. Inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele II; La regina Margherita e l'amm. Magnaghi a bordo del
“Savoia”.
420 Esattamente sarebbe San-men-wan [tre-porte-baia] ossia baia delle tre porte, «La Civiltà Cattolica», Cronaca, 1899,
pp. 620-22, in cui operava un sindacato anglo-italiano, detto anche Luzzatti, dal nome dell'ex ministro, volendo
sfruttare le immense miniere, con risvolti politici, industr. e finanz. dell'operazione, poiché secondo gli analisti
l'occupaz. italiana non avrebbe portato alcun pericolo per gli interessi della Gran Bretagna.
421 BARTOLOTTA, pp. 90-97.
121
In giugno, non più con lo “Yela”, bensì col “Taurus”, più robusto, il principe Vittorio Emanuele con
Elena sono tornati ad Oslo, dove hanno incontrato il duca degli Abruzzi il quale, con Umberto
Cagni, il 12 ha salpato con la “Stella Polare”. Umberto I in estate a Como ha visitato l'Esposizione
per il centenario della pila di Alessandro Volta (per l'occasione Giacomo Puccini aveva composto
la marcetta Scossa Elettrica), ma l'8 luglio un incendio la distruggeva, tuttavia in un mese, il 20
agosto, grazie ad una sottoscrizione alla quale aveva contribuito anche il re, veniva ricostituita e
riaperta.
Il 21 novembre la regina Margherita a San Vito Romano interveniva alla festa degli alberi,
rallegrata da tanti bambini, istituita da Guido Baccelli ministro della Pubblica Istruzione. 422
Quest'anno ha anche presenziato, con tante dame, alla festa artistica della “Dante Alighieri”.423
Il 18 gennaio 1900 moriva Farini, il re lo faceva spesso chiamare per aver qualche suo parere,
perciò era convinto di esser l'unico suo consigliere.
Il 14 marzo a Roma di lato al Quirinale si inaugurò il Monumento a Carlo Alberto ed i sovrani
ebbero molte ovazioni.424
In aprile l'Associazione pei Missionari Cattolici in Italia, per intercessione della regina Margherita e
l'avvallo di Bettolo, min. della Marina, ottenne dal Governo, in seguito a decisione del Consiglio dei
Ministri, di instaurare a bordo del regio naviglio dei cappellani e furono proposti i francescani: ella
e la duchessa d'Aosta provvidero a donar loro i paramenti sacri. Mentre «La Civiltà Cattolica»425
espresse apprezzamento, la giudaica «Tribuna» non risparmiò sarcasmo a quest'iniziativa.
Il 28 aprile si chiudeva a Napoli il Congresso contro la Tubercolosi, con l'intervento di Baccelli,
min. dell'Istruzione, con la partecipazione della famiglia reale, Umberto I, Margherita ed il principe
(infatti l'Esposizione di Igiene di Napoli era nata sotto l'Alto Patronato del principe ereditario e si
sarebbe conclusa sotto Vittorio Emanuele III),426 i mille congressisti ed un folto gruppo di dame,
votavano per acclamazione quanto espresso dal prof. Schoetter al Congresso di Parigi del 1898 di
formare un Comitato Internazionale, in nome delle tre nazioni promotrici, istituendo una Lega
Internazionale contro tale flagello, Lannelongue per la Francia, il duca di Ratibor per la Germania e
Baccelli per l'Italia; il presidente del congresso, De Renzi, ringraziò i convenuti italiani ed esteri ed
il prof. Di Giovanni, fondatore della Lega nazionale. Poi seguirono feste in onore degli illustri
ospiti, pranzi, balli, tre vapori per scorrazzarli tra le isole ed alla grotta azzurra, la ferrovia per
condurli a veder Pompei, tanto che i regnanti si congratularono, come scriveva la «Tribuna», della
grandiosa organizzazione e del coronamento di quel convegno.427
Il 2 maggio il principe ereditario dovette partire per Berlino. Da tempo si parlava del prossimo
incontro in quella capitale degli imperatori di Germania e d'Austria e che la Triplice sfumasse in
Duplice, essendosi un po' raffreddate le relazioni tra Roma e Berlino, a causa dell'andata di Salandra
422 Circ. 56, 27 giu. 1899, «Bollettino Ufficiale del Ministero dell'Istruzione Pubblica», a. XXVI, II, n. 27, 6 lugl.
1899; Roma. La festa degli alberi coll'intervento di S.M. la Regina, dis. Paolocci.
423 Roma. S.M. la Regina alla festa artistica della Dante Alighieri, dis. Paolocci.
424 «La Domenica del Corriere», L'inauguraz. del monum. a Carlo Alberto a Roma, 14 mar., dis. Beltrame; Roma.
Inauguraz. del monum. a Carlo Alberto. La dimostraz. ai Sovrani sale ai giardini del Quirinale, dis. B. Salvadori, da
fot. Paolocci; cart.: «Je atans mon astre – Ricordo del 14 mar. 1900», inauguraz. del monum. a Carlo Alberto in
Roma, ed. «L'Attualità», Roma.
425 «La Civiltà Cattolica», 1900, pp. 494-95.
426 Ill.: a) Esposiz. d'Igiene – Napoli 1900 sotto l'alto patronato di S.A.R. il P.pe di Napoli ; b) Esposiz. Naz. d'Igiene a
Napoli. Vittorio Emanuele III Re d'Italia.
427 «La Civiltà Cattolica», 1900, pp. 493-94.
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a Parigi, poi si seppe che anche il principe di Hohenlohe, cancelliere dell'Impero, vi si recava ed
allora si tirò un sospiro di sollievo.
A Berlino si stava per prender lo spunto del raggiungimento della maggiore età del primogenito di Guglielmo II, il
diciottenne p.pe Federico Guglielmo, per indire il convegno, pomposamente detto «di Sovrani e di Principi».
Ritenendola una festa loro di famiglia, secondo la «Corrispondenza Verde», Umberto I, dati i vecchi rapporti
cordiali con Guglielmo II, riteneva stizzito, parlando con Salandra, che un telegramma fosse più che sufficiente!
Poi si mutò parere, per salvaguardare un certo garbo, anche su pressioni di Lanza da Berlino, allora il Consiglio
dei Ministri italiano designò ufficialmente il p.pe di Napoli che, dopo aver gustato le feste partenopee, si mise in
viaggio con il gen. Brusati, il ten. col. Robaglia ed il capit. Giovanni bar. Romeo delle Torrazze, uff. d'ordinanza, i
quali furono tutto sommato i benvenuti per sostener la borsa del ghiaccio affinché non si sciogliesse una parte
della Triplice. Invece Francesco Giuseppe vi si recò personalmente, con grande apparato (il conte Goluchowski,
min. degli Esteri, il gen. de Beck capo di Stato Maggiore, elevatissimi dignitari), accolto con straordinarie
manifestazioni tanto ufficiali che popolari. Pomposi cortei, rassegne di truppe, illuminazioni, ovazioni, imponenti
ritirate militari con fiaccole multicolori e bande innumerevoli, particolare solennità alla cerimonia del giuramento
alla bandiera del p.pe prussiano. Vistoso scambio di cortesie tra i due imperat., Francesco Giuseppe avendo
nominato il collega tedesco addirittura feldmaresciallo austriaco e il giovane figlio capo di un reggimento del suo
esercito. Il p.pe di Napoli ebbe più volte posto accanto a Guglielmo II, ma piuttosto come testimone «che quale
parte attiva nella cerimonia». La Russia era rappresentata dal granduca Costantino, la Gran Bretagna dal duca di
York (primogenito del duca del Galles ed erede al trono), tutti ad assistere alle effusioni austro tedesche, chissà se
comprendendone il vero significato. Non venne dimenticato, nel brindisi del pranzo di corte, di fare il nome di
Umberto I, quale terzo membro (o terzo incomodo) delle Triplice Alleanza, ma a contrasto di tale atto dovuto
brillavano per la loro assenza le bandiere e gli emblemi italiani nell'addobbo delle vie, tanto che gli analisti più
smaliziati osservarono che se i due imperi avessero occupato Albania o Macedonia, l'Italia sarebbe stata semplice
spettatrice in Europa, come lo fu il suo p.pe a Berlino. Una delle più belle quanto strane cerimonie fu quando al
giovane p.pe Federico Guglielmo appena maggiorenne fu conferito il collare dell'Aquila Nera, un ordine riservato
generalmente ai sovrani, che non contava più di 30 cavalieri, a parte i componenti della famiglia, la cui formula
d'investitura era: «difendere la religione, la virtù, i buoni cittadini, i deboli, la giustizia, la pace».
Il cronista cattolico concludeva che tuttavia il principe italiano era stato ben accolto, così non si
scioglieva la Triplice ma la povera Italia, con simili potenti alleati o, meglio, padroni, dovrà, come
umilissima ancella, «pugnar col braccio di straniere genti / per servir sempre, o vincitrice, o vinta» e
così infatti sarà, sia pur nelle alterne vicende, nei successivi 45 anni, poiché gli altri alleati che
andrà a scegliersi non si dimostreranno certo migliori!428
Il 16 giugno Umberto I inaugurava la XXIª Legislatura, nell'aula del Senato. 429 Il 18, in seguito ai
dissensi tra ministri sul regolamento della camera per dare più poteri al presidente di essa onde
porre freno all'ostruzionismo, Pelloux comunicava di aver rassegnato le proprie dimissioni, ponendo
cosi termine al tentativo reazionario di fine secolo. Umberto I affidava allora l'incarico al
conservatore Giuseppe Saracco, il quale si insediava con la sua squadra di governo dal 24.430
Intanto il 19 giugno il principe ereditario ed Elena partivano per una crociera a bordo dello “Yela”,
passando per Zante, Milos, Nafplia, Hydra, recandosi il 27 a vedere la piana di Maratona,
proseguendo per Volos, Salonicco, oltrepassando il sacro Monte Athos (vietato alle donne),
arrivando ai Dardanelli, poi, costeggiando l'Impero Ottomano, spingendosi fino a Gerusalemme.
Intanto, il 19 luglio Umberto I si era recato a Napoli per salutare il contingente italiano pronto ad
imbarcarsi, passando in rassegna due battaglioni di fanteria ed un reparto d'artiglieria, destinati alla
spedizione internazionale in Cina, dovendo essi raggiungere il corpo interalleato del maresciallo
428 «La Civiltà Cattolica», 1900, Cronaca Contempor., §. Cose Ital. e §. Cose Stran., pp. 492-93 e 500-01; versi da un
sonetto sull'Italia di Vincenzo da Filicaja, in Arcadia Polibio Emonio; Il convegno di Berlino: Arrivo del P.pe di
Napoli alla staz. di Anhalt a Berlino, dis. Minardi; Il brindisi imperiale, dis. R. Salvadori.
429 Roma. Inauguraz. del Parlamento nell'aula del Senato, dis. Paolocci.
430 BARTOLOTTA, pp. 97-99.
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Waldersee e prender parte alla lotta contro i Boxer. Il principe di Napoli nei suoi appunti aveva
criticato lucidamente le velleità di far in Cina una colonia, avendo un'agricoltura troppo simile alla
nostra, miniere troppo lontane dalla costa e poi il trasporto in Italia del carbone sarebbe costato
troppo.431
Il 20 il re si era fermato brevemente a Roma ed il 21 era tornato a Monza: qui aveva accettato per il
29 l'invito della società ginnica locale «Forti e Liberi», essendo per di più prevista la presenza delle
squadre di Trento e Trieste.
Dopo aver premiato gli atleti, alle 22,35 Umberto I aveva dato la mano ad un neo eletto deputato
radicale, Pennati, con un simpatico scambio di battute, dicendo che invidiava quei giovani, non
avendo più l'età per fare anche lui cose del genere, scesi i cinque gradini della tribuna,
accompagnato dai gen. Felice Avogadro di Quinto e Ponzo Vaglia, salito in carrozza, una Daumont
scoperta, non aveva ancora fatto in tempo a sedersi che riceveva in pieno petto i colpi di pistola
sparati da Gaetano Bresci.
Non si sa se sia vero o leggenda metropolitana, la regina avrebbe avuto un presentimento, cosa
possibilissima, poiché era nell'aria che gli anarchici avrebbero fatta pagar cara al re la strage di
Bava Beccaris, essendo fortemente indignati per l'onorificenza di cui la sua mano regale lo aveva
insignito, infatti l'attentato questa volta era stato commesso con la pistola, non più ad arma bianca,
per andare a colpo sicuro.432
Ecco come Decio Cinti commentava questo triste epilogo: «Il Re Buono scontò con la vita gli errori
e le colpe di una politica impopolare ed infausta, suscitatrice di lotte accanite e di odii implacabili,
della quale, come sovrano costituzionale, non poteva essere ritenuto in alcun modo responsabile».
Aggiungiamo che fu però un suo grave atto politico insignire di quella specifica decorazione Bava
Beccaris, anche perché essa si doveva conferire sui campi di battaglia e non nelle piazze cittadine.
In Piemonte, appena giunta la notizia, i rintocchi della campane a morto si sentirono di pieve in
pieve …
Nella villa reale Margherita mostrava sensibilità umana nell'acconsentire che la duchessa Litta
entrasse nella camera mortuaria per l'estremo saluto. Tanto, ormai …
C'era un problema, avvertire il figlio, il quale era in crociera, poiché suo padre non essendo anziano
non era previsto un epilogo del genere: proprio quel giorno aveva telegrafato dal porto del Pireo che
stava partendo con il suo yacht “Yela”. Vennero avvertiti tutti i fari di stare all'erta e Margherita
chiese telegraficamente aiuto a suo fratello Tomaso al comando navale di Ancona, il quale aveva
fatto comunque subito attivare tutta la segnaletica costiera del sud: in caso di avvistamento di
mandare ad avvisarlo, non essendoci ancora il telegrafo senza fili. Ovviamente, era logico che la
regina volesse aver vicino il figlio, in un momento così tragico, ma rintracciarlo al più presto ed in
ogni modo era affar di stato, trattandosi ormai del re d'Italia, con tutti gli onori ed oneri annessi e
connessi, per cui erano immediatamente scattati tutti i sistemi possibili.
Lo “Yela”, lasciato il Pireo, aveva percorso il nuovo canale di Corinto, era arrivato a Nafpaktòs
(Lepanto), di dove era partito verso l'Italia. Finalmente, all'alba del 31 luglio il semaforo di Capo
Spartivento (quello di Calabria) lo avvistò, diretto a Reggio, e gli segnalò che il re era grave ed il
comandante dello yacht, Giorgio di Pons, ne prese nota e lo comunicò al principe il quale, essendo
431 BERTOLDI, pp. 137-38.
432 Arrigo PETACCO, L'anarchico che venne dall'America. Storia di Gaetano Bresci e del complotto per uccidere
Umberto I, 2000.
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mattiniero, si stava già intrattenendo sul ponte con il suo aiutante di campo, il gen. Ugo Brusati; una
torpediniera era intanto salpata per andare incontro al panfilo reale da cui il principe ereditario,
scorgendo che essa aveva la bandiera a mezz'asta ed abbrunata, capì di essere diventato re d'Italia.
Notiamo che Umberto I a Roma ha un grande monumento equestre a Villa Borghese (1926 di
Davide Calandra e terminato da Edoardo Rubino), collocato però un po' in disparte, a Milano un
bassorilievo mentre a Buenos Aires ne ha uno grandissimo, su un'altissima colonna, poiché aveva
contribuito alla pacificazione dell'Argentina con il Cile; un busto a Mar del Plata. Altri, a cavallo,
ad Asti (di Odoardo Tabacchi, 4 ottobre 1903),433 a Bari (di Filippo Cifariello, 11 maggio 1905), a
Caltanissetta (di Michele Tripisciano, 1911, collocato nel 1922), a Catania (Mario Rutelli, 30
maggio 1911) e in piedi, ad Alessandria (Luigi Belli, 13 aprile 1906), a Napoli (Achille d'Orsi,
1911), a Novara, (Giuseppe Rossi, settembre 1905),434 a Roma (1903, nel Consiglio Provinciale),435
a Verona (Roberto Cristani, 17 marzo 1906), o più semplici come ad Aosta,436 ad Empoli,437 a
Stresa,438 a Desio (8 agosto 1926), a Calabritto (Achille d'Orsi, 2 ottobre 1904),439 a Fucecchio (2
ottobre 1904),440 a Palermo (1901),441 a Reggio Calabria (1907), a Superga (Tancredi Pozzi, 1921),
ed in altre città. A Monza, sul luogo dell'attentato, verrà eretta un'alta cappella espiatoria, a forma di
faro e di croce, progettata da Giuseppe Sacconi, lo stesso che ha disegnato la sistemazione della sua
tomba al Pantheon, di fronte a quella di Vittorio Emanuele II. In vita ed in morte gli son stati
dedicati ospedali, ricoveri, caserme ed altro, ricordiamo infine l'Ospedale Umberto I al Cairo.442
Ebbe grandi onoranze funebri anche all'estero, specialmente nell'America Latina. 443 Al Quirinale c'è
un bel bozzetto in terracotta di Umberto con Margherita, eseguito per i loro 25 anni di matrimonio
(1893).
Un'attenzione particolare merita la «Cartolina delle Trasteverine» con un affettuoso sonetto a lui
dedicato, molto ben equilibrato, intesa a mantenerne viva la figura.444
433 Ill.: Asti, Inauguraz. del monum. a Umberto I. S.A.R. il duca d'Aosta si congratula con lo scultore. 4 ott.
434 Cart.: Novara. Auspice la Soc. l'Esercito. Sett. 1905. Statua demolita il 28 sett. 1944.
435 Roma. Inauguraz. del monum. a Umberto I al Cons. Provinc., dis. Paolocci.
436 Aosta, cippo con testa, sormontato da aquila, «A Humbert I la Vallée d'Aoste».
437 Empoli. Monum. ad Umberto I inaugurato il 30 giu. 1901, busto su stele, «A Umberto I Re d'Italia Empoli MCMI».
438 Monum. a Umberto I. Stresa 28 sett. 1902. Scultore cav. Pietro Canonica, busto su erma tenuta da due figure.
439 Inauguraz. busto a Umberto I a Calabritto (Avellino), 2 ott. 1904, di Achille d'Orsi, voluto da un emigrato negli
Stati Uniti, Alfonso Monaco.
440 Cart.: Fucecchio. Piazza P.pe Amedeo e Monum. a Umberto I; Inauguraz. del monum. a S.M. Umberto I con
intervento di S.A.R. il Conte di Torino, 2 ott. 1904.
441 Palermo. Inauguraz. del busto a Umberto I, dis. Salvadori.
442 Inauguraz. dell'Ospedale Umberto I al Cairo, sull'Arco e sulla targa «Ospedale Italiano Umberto I», ill., 1903.
443 Ill:. Onoranze a Umberto I all'estero, Bolivia, Brasile, Valparaiso.
444 «Cartolina delle Trasteverine. S. M. Umberto I» in due ediz., con ritratto, su carta rosa, ed altra su bianca con
aggiunto “L. Contessa – Via Colonna, 36, Roma”, entrambe con il seguente sonetto: Chi dice che sei morto è un
gran buciardo / Che te vò dà ad intenne' 'na buvatta. / Perché quel boja, è vero, te l'ha fatta, / E se dovea lincià
senza ritardo; // Ma er tu' spirito nobbile e gajardo / Nun c'è mano assassina che t'abbatta; / L'anima tua
simpatica e benfatta / A toccalla qui a Roma è un brutto azzardo. // In ogni opra gentile, indove ariva / Er
sacrifizzio, la pietà, l'amore, / La tu' figura è sempre fresca e viva // La luce tua arisplenne in ogni sguardo, /
Parpita er tu coraggio in ogni core: / Chi dice che sei morto è un gran buciardo.
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Vittorio Emanuele III ed Elena
Appena sullo “Yela” è stato raggiunto dall'annuncio ufficiale della morte del padre, il principe di
Napoli ha assunto automaticamente il titolo di Re d'Italia con il nome di Vittorio Emanuele III.
D'Annunzio, scrivendo il famoso verso «fosti re sul mare», alludeva anche al grande destino
dell'Italia, la quale deteneva il 4° posto come potenza marittima e la somma dei suoi interessi
andava crescendo.
A mezzodì del medesimo giorno, il 31 luglio, il giovane re saliva sul treno speciale, pronto ad
attenderlo a Reggio Calabria. A Battipaglia incontrava suo zio Tomaso, duca di Genova. Il treno
aveva precedenza assoluta sull'unico binario calabro, nessuna fermata, piccole folle mute alle
stazioni.
Un po' di sgomento è assai probabile che lo abbia colto, poiché la nazione si era dimostrata tanto
bella quanto difficile da governare. Non che egli fosse impreparato, poiché aveva osservato,
silenziosamente, sempre tutto, anche in negativo, come si usa in fotografia, facendo così tesoro
anche degli errori e delle omissioni altrui.
A Napoli salivano sul treno Crispi, per porgergli le condoglianze (anche se a lui non è mai piaciuta
la sua politica), ed i duchi d'Ascoli,445 latori della lettera olografa di Margherita, «A mio figlio».
La sera del 1° agosto il re giungeva alla stazione di Monza,446 accolto dai principi reali, compreso il
duca d'Aosta, quindi diede il braccio ad Elena, divenuta regina d'Italia, e si avviò verso la prima
delle cinque carrozze. Margherita dapprima incontrò il figlio senza testimoni, in un salone della
villa reale, poi volle baciargli la mano, essendo ormai diventato re, ed entrando quindi, per il saluto
del figlio al padre, nella camera ardente, cedette il passo ad Elena. Si instaurò così immediatamente
il protocollo di corte. Sul petto di Umberto I, alla fioca luce dei ceri, tra le tante decorazioni,
riluceva la medaglia d'oro guadagnata in battaglia. Si era dovuto attendere il nuovo re per chiudere
il sarcofago.
Vittorio Emanuele III scrisse, di proprio pugno, il suo primo proclama agli Italiani, in cui, per
l'emozione, non la dava a vedere ma c'era, indulgeva ad un po' di retorica, riferendosi ai suoi
predecessori, il Padre della Patria, il quale diede all'Italia unità ed indipendenza, ed il proprio Padre,
che gelosamente la custodì, «Mi conforta la forza che ricevo dall'amore e dalla devozione del
popolo italiano».«Così mi aiuti Iddio e mi consoli l'amore del mio popolo» nella tutela della libertà
e nella difesa della monarchia, chiedendo domestiche «lacrime ed onore alla sacra memoria» di
Umberto I.447
Il gen. Coriolano Ponza di San Martino, da poco ministro della Guerra, gli propose, esageratamente,
di dichiarare lo stato d'assedio! No, dovendo bastare le misure di polizia, purché fossero
scrupolosamente predisposte ed osservate. Bella stoccata! Non volle nemmeno che il Parlamento
votasse la condanna a morte del regicida, anche se ci sarà chi penserà di farlo fuori, fors'anche per
sigillargli la bocca. Intanto, le forze progressiste si stavano dividendo, Ettore Sacchi dava prova di
445 Sebastiano Trojano Marulli duca d'Ascoli e sua moglie Alberta Falcò de Belaochaga y Trivulzio dei p.pi Pio di
Savoia.
446 Arrivo a Monza di S.M. Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, dis. R. Salvadori; Vittorio Emanuele III
davanti alla salma di Umberto I, dis. Amato; «La Domenica del Corriere» 12 ag. 1900, I reali visitano la salma di
Umberto I, appena giunti a Monza, nel pom. del 1° corr., dis. Beltrame.
447 Il re ha aggiunto, «l'unità della patria che si compendia nel nome augusto di “Roma intangibile”, simbolo di
grandezza e pegno d'integrità per l'Italia», FUMAGALLI, p. 297.
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lealismo dinastico, commemorando Umberto I, altri, come Carlo Romussi ed il gruppo de «Il
Secolo» non fecero coro al cordoglio.
Subito dopo la morte di Umberto I il governo Saracco si era formalmente dimesso ma Vittorio
Emanuele III lo aveva riconfermato ed infatti rimarrà in carica sino al 15 febbraio 1901.
L'anziano Saracco, esperto di diritto, passato al Viminale a tastare il polso alla nazione, appurava
che non c'era alcuna sommossa, essendo tutto tranquillo; direttosi subito a Monza, quando Vittorio
Emanuele III era da poco arrivato, subito dopo le rituali espressioni di cordoglio gli porse la da
firmare alcuni decreti che erano rimasti sulla scrivania di suo padre, ma egli rispose che avrebbe
firmato i propri eventuali errori, non quelli degli altri, ossia che voleva averli sul tavolo due giorni
prima per leggerseli ed, eventualmente, modificarli. Gli chiarirà: «Bisogna che ognuno, senza
eccezioni, osservi strettamente i suoi obblighi. Io sarò d'esempio, adempiendo a tutti i miei doveri
di re. I ministri mi aiuteranno, non cullando alcuno in vane illusioni, non promettendo che quando
saranno certi di poter mantenere. Chi compirà tutto il suo dovere e non esiterà a mettere a
repentaglio la vita per farlo, sarà per me il migliore dei cittadini».448
In Italia non tutti quelli che avevano criticato Umberto I avevano condiviso simile epilogo. Era stato
il capro espiatorio di una classe dirigente che non capiva o si ostinava a non voler capire i tempi
nuovi che da qualche decennio si stavano profilando, in tutta Europa. Un'esigua minoranza ha
osannato all'assassino, infatti anche i socialisti più estremi hanno subito preso le distanze dal delitto,
benché a molti di loro venisse gridato «coccodrilli!». Turati rifiutava di difendere in tribunale il
Bresci.
Margherita ha ricevuto telegrammi di cordoglio anche da cardinali, da presidenti di repubbliche
oltre che da regnanti. Ella, ormai con il titolo di «regina madre», ha scritto una preghiera in onore di
Umberto I e la ha mandata a mons. Geremia Bonomelli perché ne appoggiasse la diffusione
ufficiale. Egli infatti la ha pubblicata, componendo un preambolo con cinque misteri dolorosi, per
non sottrarre al popolo religioso questo esempio edificante di fede, pietà e fortezza cristiana. Una
nota, pubblicata dall'«Osservatore Romano», pur palesando molto rispetto per il suo dolore, prese
ufficialmente posizione contro l'ammissione di essa tra le pratiche di culto: «La Chiesa Cattolica
che di questo esempio si compiace, non può tuttavia considerare la preghiera della regina che come
uno sfogo pio di carattere privato».449
Poi la corte si trasferì a Roma ed il 9 agosto ci furono i solenni funerali, nel Pantheon. La città si
svegliava pavesata a lutto:450
448 BERTOLDI, p. 163.
449 CASALEGNO, pp. 181-83, 186, 192. Divozione in mem. del Re Umberto I compilata a suffragio dell'Anima del
buono e sventurato Sovrano da Margherita di Savoia con approvaz. di S.E. Mons. Bonomelli vesc. di Cremona III
Agosto MDCCCC, 4 piccole facc., piegate. Margherita non scrisse solo questa preghiera per il marito, indubbiam. la
più nota, poiché quando a Gressoney una valanga travolse una compagnia di alpini, compose un'invocazione alla
Madonna delle Nevi. Alessandro ZACCHERINI, Alla Madonna delle Nevi. Preghiera di S.M. la regina
Margherita per i perduti tra le valanghe del Cenisio (ridotta in versi), «L'Indipendente», Susa, 27 ag. 1899. La
regina si prodigò per ottenere l'insegnamento religioso nelle scuole, specialm. in quelle magistrali, e per il ritorno
dei cappellani sulle navi della Marina Mil., fu contro Zanardelli sulla questione del divorzio, scoprì tardi l'intensità
dei Vangeli, poiché a corte era usanza limitarsi al catechismo, al libro da messa ed al rosario. Compose anche una
preghiera per la campana di Rovereto per ricordare i caduti nella Grande Guerra.
450 BERTOLDI, pp. 164-68. Ill.: Roma. a) Arrivo di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, b) Arrivo di S.M. la
Regina Margherita, dis. Paolocci; I funerali di Umberto I a Roma: Sua Maestà Vittorio Emanuele III al Pantheon,
dis. E. Ximenes; Gruppo di S.M. Vittorio Emanuele III coi Principi e le rappresentanze estere, dis. G. Amato;
Roma. Arrivo della corona per Umberto I, inviata dalla Colonia Italiana di Buenos Ayres, dis. Matania da fot.
Paolocci; «Natura ed Arte», L'apoteosi funebre di Re Umberto I.
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corone di alloro con veli neri attendevano il treno alla stazione Termini, 96 bandiere dei reggimenti di fanteria
erano allineate a render gli onori, il cannone cominciò a rombare in lontananza, finalmente due locomotive, col
pennacchio di fumo, comparvero ciuffettanti, le quali hanno portato il convoglio con il feretro. Il re in prima fila,
il seguito delle autorità rispettosamente discosto. Quando si fermò, scesero il duca d'Aosta ed il conte di Torino, i
quali hanno scortato la salma, incedendo di qualche passo verso il re, si arrestarono, salutandolo militarmente.
Dieci corazzieri, in alta tenuta, presero la bara e la portarono nella camera ardente. Un canonico del duomo di
Monza recava su un rosso cuscino la corona ferrea, poi cento frati e cento sacerdoti benedirono la salma. Quindi
iniziò il corteo, davanti il gen. Avogadro di Quinto che era in carrozza con lui il giorno dell'attentato, recante la
spada, seguiva l'affusto di cannone, tirato da sei cavalli, con la bara coperta dalla bandiera della corazzata
“Roma”, sopra l'elmo piumato ed una corona di alloro con scritto «Margherita, Vittorio ed Elena», poi il cavallo
bajo preferito da Umberto I, seguivano le bande musicali con i tamburi velati, le corone delle città, compresa
quella di Trento e Trieste, quindi Vittorio Emanuele III, con un corteo di principi di casa Savoia e delle case
regnanti venuti a rendere l'estremo omaggio, l'arciduca Ranieri Ferdinando (in rappresentanza di Francesco
Giuseppe), i principi Enrico di Prussia (mandato da Guglielmo II), Nicola del Montenegro, Chkraborgo del Siam,
Ferdinando di Bulgaria, Federico di Danimarca, Fuad d'Egitto, il duca d'Argyl (inviato dalla regina Vittoria), il
duca di Oporto, il principe ereditario di Grecia. Reggevano le corone il presidente del consiglio Saracco, Visconti
Venosta min. degli Esteri, Tommaso Villa presidente della Camera, Gaspare Finali vice presidente del Senato.
Verso la fine di via Nazionale il corteo si scompose, non era un attentato, era solo caduto qualcosa, un mulo degli
alpini si era spaventato, il cavallo preferito si era imbizzarrito, ci fu un certo fuggi fuggi nelle vie limitrofe, della
Consulta e dei Serpenti. Il re non si scompose, Nicola gli corse accanto a fargli da scudo. Finalmente il corteo
arrivò al Pantheon.
Sul pronao un'iscrizione di Enrico Panzacchi. Giunse Margherita in gramaglie, accanto Elena, la cognata Maria
Pia del Portogallo, Letizia ed Elena d'Aosta, Militza Petrovic sorella di Elena e granduchessa di Russia. Nelle
prime file erano inginocchiate le collaresse della SS. Annunziata, le mogli o le vedove degli insigniti, Laura
Minghetti, Amalia Depretis, Antonia Farini, Elena Cairoli, Lina Crispi. Altra benedizione della salma, con il
consenso della Santa Sede, da parte dell'anziano mons. Tommaso Reggio, 451 arcivescovo di Genova, con il
capitolo del Pantheon. Pietro Mascagni452 diresse il coro dei fanciulli. Il catafalco, al centro, si ergeva altissimo,
illuminato da 500 ceri. La bara rimase esposta per tre giorni.
Il 18 «L'Osservatore Romano» usciva puntualizzando che l'autorità ecclesiastica avesse tollerato i
funerali religiosi di Umberto I solo perché egli ultimamente aveva dato segni di sentimento in quel
senso. Il re però mai era stato contro la religione in se stessa, bensì contro un modo di intenderla.
Poi Margherita è partita per Misurina, quindi andrà a Venezia, in seguito nel castello di Stupinigi.
L'11 agosto Vittorio Emanuele III ha giurato sullo Statuto nell'aula del Senato,453 parata a lutto,
presente Saracco ed i due rami del Parlamento, decretando nel medesimo giorno l'amnistia per i
reati di stampa e del lavoro, condonando metà delle pene per le vicende del 1898. Spiccavano
Crispi, di Rudinì, Biancheri, Giolitti, Zanardelli, c'era anche Leonida Bissolati. Nella tribuna le
collaresse e le dame di corte, vestite a lutto, di fronte Elena, pallida. Spontaneo un grido, «Viva la
Regina», poi «Viva il Re». Vittorio Emanuele III le ha fatto un cenno di saluto, quindi ha
pronunciato la formula, scritta da Saracco, riveduta da Niccolò Gallo ed Emanuele Gianturco,
corretta da lui e finalmente firmata in tre copie, disposte sullo stesso tavolino usato da suo padre,
leggendo tra l'altro «Non mancherà mai in me la più serena fiducia nei nostri liberali ordinamenti e
451 Tommaso Reggio aveva studiato da laico nel Collegio Reale di Genova, poi avrà un vocazione adulta; nel 2000
sarà proclamato beato. Sorgerà qualche polemica, poiché sulla Tomba di Umberto I si scriverà solo il nome, senza
l'aggiunta «Re d'Italia», ritenendo sia stato in ossequio al Vaticano. Il 16 ag. l'«Osservatore Romano» aveva
precisato che erano stati tollerati i funerali ecclesiastici perché Umberto I ultimamente aveva dato dei segni di
sentimento religioso.
452 La «Messa da Requiem» di Pietro Mascagni per Umberto I è del 1906.
453 «La Domenica del Corriere» 19 ag., Il giuram. del re Vittorio Emanuele III nell'aula del Senato, a Roma, il giorno
11 corr.; «La Tribuna Illustrata», 1ª, Sua Maestà la Regina Vedova Margherita, 4ª, Il giuram. di Vittorio Emanuele
III; Roma. Sua Maestà Vittorio Emanuele III giura davanti al Parlamento nel pal. Madama, dis. Amato; med.,
profili che si incontrano, Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro, 1900.
128
non mi mancherà la forte iniziativa per difendere vigorosamente le gloriose istituzioni del Paese». I
progressisti cominciavano a sentire un profumo di monarchia socialista, con sospetto dei
conservatori.
Due giorni dopo il treno diretto a Firenze si scontrava con un altro a Castel Giubileo, 16 i morti, a
bordo c'erano il granduca Pietro con la moglie Militza, sorella di Elena, fortunatamente illesi, e la
delegazione belga, il cui capo ebbe le gambe spezzate. Il re corse a dirigere i soccorsi, mostrando
molto senso pratico.454
Il 29 il re passava in rivista le truppe in piazza d'armi, per il giuramento. 455 Poche le attività di
rappresentanza, per il lutto di corte, in una rara stampa, è raffigurato nella visita di S.M. all'Ospizio
dei vecchi di San Cosimato, a Roma, il primo avente sul petto delle medaglie al valore.456
Il 3 dicembre 1900 Margherita a Stupinigi faceva da madrina di battesimo al principino Aimone e
della cresima al fratellino maggiore, il conte di Salemi. 457 Tornava a Roma per Natale, appena
allestito il «palazzo Margherita» che il figlio nel frattempo aveva acquistato per lei da Rodolfo
Boncompagni Ludovisi principe di Piombino.
Finito il lutto, per volere del re a corte si cambiavano le abitudini, non più pranzi con ministri e
generali; allontanate le favorite, ridotti i balli; liquidazione degli oltre 150 cavalli che Umberto I
andava a salutare quasi ogni giorno; falcidia di personale di servizio, trasferito in altre branche.
Conserverà solo i corazzieri. Al di fuori degli impegni di governo, vita ritiratissima, con la regina, la
quale, quando non aveva impegni, amava curare l'andamento domestico, preparare conserve, cucire
a macchina, comportandosi insomma come la brava moglie dell'impiegato modello.
Metteva mano anche al gineceo, riducendo le dame di corte della regina, rimanendo: la contessa
Francesca Guicciardini nata Corsi Salviati; Alberta Marulli duchessa d'Ascoli nata Falcò; la
contessa Maria Costa Carrù di Trinità nata San Martino di San Germano; la contessa Giulia Trigona
nata Tasca di Cutò.458 I gentiluomini, i loro mariti: il conte Lodovico Guicciardini; il duca
Sebastiano Marulli, il conte Paolo Costa Carrù di Trinità, il conte Romualdo Trigona dei principi di
Sant'Elia. Poi c'erano quelle delle 13 città principali ed i gentiluomini di 8 capoluoghi. La regina
madre aveva la dama d'onore march. Paola Pes di Villamarina-Montereno, nata Rignon, il cav.
d'onore march. Ferdinando Guiccioli, 8 dame di corte e 4 gentiluomini.459
Il re, chiusa la villa di Monza, avrebbe continuato a frequentare, nelle vacanze, Sant'Anna di
Valdieri, già riserva di caccia di Vittorio Emanuele II e di suo padre, dove Elena si divertiva a
pescare le trote, Racconigi e, soprattutto, San Rossore, anche perché più vicina a Roma e con
affaccio sul mare.
454 BERTOLDI, pp. 168-71. Il disastro di Castel Giubileo. S.M. soccorre i feriti. Braccio del deputato Massimini, dis.
Edoardo Matania.
455 Roma. La prima rivista passata dal re Vittorio Emanuele III il 29 ag., dis. Paolocci; Giuram. di re Vittorio
Emanuele III di Savoia in P.za d'Armi. Il giuram. delle truppe in P.zza d'Armi.
456 Dis. Paolocci. I sei mesi di lutto decorrevano dal 29 lugl. 1900 ed il re faceva avere al sindaco di Roma 100 mila
lire per sussidi caritatevoli.
457 «La Domenica del Corriere» 16 dic., Regina Margherita madrina di battes. del p.pe Aimone e della cresima del
conte di Salemi. Il battes. del p.pe Aimone di Savoia nella capp. del castello di Stupinigi, il 3 corr., arciv. di Torino
card. Richelmi, mons. Lanza, padrino il duca di Chartres prozio della duch.ª Elena, dis. Beltrame.
458 Erroneam. BERTOLDI, p. 180, indica le contesse Jaccarino e Valagussa, ma subentreranno dopo molti anni. Nel
1911 saranno 5 dame e 5 gentiluomini, depennata la Trigona, uccisa dall'amante, mentre le dame di Palazzo a Roma
da 4 nel 1911 saranno 15, compresa Beatrice Marconi nata O' Brien, di un'antica famiglia reale irlandese.
459 «Calendario Reale», Roma, 1901, pp. 255-61. La regina madre nel 1911 avrà 4 dame di corte, 5 gentiluomini, ed a
Roma 5 dame di palazzo.
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In dicembre Emilio Visconti Venosta, min. degli Esteri, scambiava delle note con il rispettivo min.
francese Camille Barrère, ottenendo il 4 gennaio 1901 un primo riconoscimento sull'interesse
italiano per la quarta sponda, vale a dire Tripolitania e Cirenaica.
Il 20 dicembre 1900 un decreto del prefetto di Genova aveva sciolto la Camera del Lavoro di quella
città, gli operai avevano proclamato lo sciopero generale e Saracco allora la aveva ripristinata: l'on.
Edoardo Daneo aveva chiesto chiarezza mentre Nicolò Fulci e Fausto Massimini avevano ottenuto
che si facesse una votazione, perciò il governo era caduto. Vittorio Emanuele III aveva allora
incaricato Zanardelli, massone ed anticlericale, il quale il 15 febbraio 1901 aveva presentato la sua
formazione, con Giovanni Giolitti all'Interno, essendo entrambi due uomini dell'ala liberale e
progressista, agli Esteri ed alla Guerra due ministri a lui graditi (per non dire di sua scelta, come già
accadeva con Umberto I, Giulio Prinetti e confermato Coriolano Ponza di San Martino), cosicché
con un occhio benevolo a Zanardelli ed un altro a Giolitti, entrambi osteggiati da suo padre, iniziava
a spingere l'acceleratore dell'evoluzione progressista.
Il deputato Tito Sinibaldi il 9 gennaio 1901 teneva a Spoleto una commemorazione del re, su
iniziativa dei reduci.460
Il re d'Italia riceveva nella sala del trono la Legion d'Onore inviatagli dal Presidente della
Repubblica Francese, segno delle convergenze politiche tra le due nazioni.461
Dalle carte segrete di Giolitti sarebbe emerso, continuando egli ad indagare sui mandanti
dell'uccisione di Umberto I, che la «nota Signora» sarebbe stata l'ex regina di Napoli, Maria Sofia,
moglie di Francesco II, la quale, riparata a Roma, prima si occupò di brigantaggio, poi, in seguito
alla breccia di Porta Pia, fissò la sua corte nella villa Hamilton a Neuilly, vicino a Parigi, facendola
diventare un covo di anarchici. Se non fu la mandante potrebbe esser stata verosimilmente una delle
ispiratrici del regicidio, però forse si dovrebbe guardare anche più lontano, poiché Bresci veniva
dagli Stati Uniti, in un probabilissimo piano di destabilizzazione dell'appetibile penisola italica.
Parendo che Angelo Insogna dovesse trovare il modo di liberare Bresci ed ordire una sollevazione
nell'ex reame, era stato fermato (con il conte Gugliemo Angiol, esponente del movimento
filoborbonico, essendosi saputo che aveva contattato il gesuita Remer ed il duca di San Martino),
ma lo si era dovuto rilasciare. Era il 18 maggio 1901, il 22 Bresci moriva in maniera piuttosto
misteriosa.462
Il 30 maggio scendeva in mare alla Spezia la corazzata “Regina Margherita” ed Enrico Costantino
Morin (min. degli Esteri e ad interim della Guerra) telegrafava a Guiccioli di informare Sua Maestà
del felice esito dell'operazione relativa all'unità navale a lei dedicata. Ella faceva rispondere
congratulandosene.
Il 1° giugno 1901 nasceva a Roma la principessina Jolanda, da alcuni mesi si erano così sfatate
molte chiacchiere sul fatto che la coppia reale non potesse avere figli, poiché finalmente un
460 Commemor. di Umberto I tenuta a Spoleto il 9 genn. 1901 dal deputato Tito Sinibaldi per iniziativa della Soc. fra i
reduci dell'Esercito, Spoleto, 1901. Tra le varie commemor., pagine di album per le firme del «Comitato delle
Dame Italiane per le onoranze al compianto Re Umberto di Savoia con sede in Roma. Albo–ricordo del
Pellegrinaggio Naz. alla tomba del compianto Re Umberto I di Savoia nel primo anniv. della sua morte 29 lugl.
1901 da rassegnarsi a S.M. la Regina Margherita», Cognome e Nome.
461 «La Domenica del Corriere» 17 feb. 1901, La presentazione a S.M. il Re d'Italia dell'alta onorificenza conferitagli
dal Presid. della Repubbl. Francese, dis. Beltrame; Il conferim. delle insegne della Legion d'Onore a S.M. il re
Vittorio Emanuele III, dis. Paolocci.
462 PETACCO, pp. 143-51.
130
luminare della medicina si era accorto di una piccola imperfezione ginecologica della regina, la
retroversione del collo dell'utero, perciò ella si era sottoposta ad un'operazione. Solita trafila di
personalità, durante il parto, non sapendo se stesse per esser partorito un maschio od una femmina:
il conte Robert de Sauget, Cialdini, fuori il re con la regina madre, la quale entrava ad abbracciare la
nuora appena avvenuto il lieto evento. Soddisfatto dell'esito il ginecologo di corte, il professor
Ottavio Morisani, senatore del regno dal 1890. Si pensa che il nome scelto, al di fuori della
tradizione di famiglia, derivi dalla protagonista de La partita a scacchi di Giuseppe Giacosa,
rappresentata nel 1873, che la regina aveva letto in quel periodo. La principessina veniva battezzata
al Quirinale il 15 giugno.463
Una delle tante tavole di Achille Beltrame a lei dedicate ritraeva Margherita che il 25 giugno
arrivava a Stupinigi, poi in settembre, sempre vestita di nero, a Gressoney, tra i bambini delle
colonie alpine convenuti a renderle omaggio. Rientrerà poi a Roma per Natale, andando nella sua
nuova residenza. Invece la regina Elena quest'anno ha visitato un asilo materno a Napoli. 464 Il re,
nell'ambito dei nuovi assetti politici dell'Europa, ha ricevuto i membri della missione inglese.465
Con Regio Decreto del 14 novembre si stabilivano nuove norme sulle attribuzioni del Consiglio dei
Ministri.
Vittorio Emanuele III ha ricevuto, da re, i primi auguri di capodanno al Quirinale.466
Il 29 gennaio 1902 grande festa a casa della marchesa Capranica del Grillo, essendovisi recato il re
in persona a porgere gli auguri ad Adelaide Ristori, la quale compiva ottanta anni, per ringraziarla
dei coraggiosi gridi dai palcoscenici nel periodo del Risorgimento, per l'Italia e per Vittorio
Emanuele II.467
Il 21 febbraio, procedendosi alla nomina del presidente della Camera, l'on. Tommaso Villa aveva
solo 135 voti (contro 142 bianche e 25 ad Andrea Costa), l'indomani il governo presentava le
dimissioni ma il re non le accettava.468
La regina Madre si era recata in Sicilia ed all'uscita dalla cattedrale di Siracusa era stata festeggiata
dalla popolazione.469
Vittorio Emanuele III con uno sparo apriva la gara del «Tiro Nazionale». Il 10 maggio inaugurava
con Elena a Torino la prima Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna, 470 mentre la
463 BERTOLDI, pp. 200-01. Ill., Il battes. della p.pessa Jolanda, Roma, 15 giu. 1901.
464 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 7 lugl. 1901, L'arrivo della regina Margherita nel castello di Stupinigi
il 25 giu. u.s.; 22 sett., La regina Margherita fra i bambini delle colonie alpine convenuti a Gressoney per farle
omaggio. Dic., Ritorno della regina Margherita. Roma. Dimostraz. di affetto della popolazione.
465 Roma. S.M. il Re riceve i membri della Missione Inglese, dis. Paolocci; Roma. Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele
a passeggio (in carrozza, scortato dai corazzieri).
466 «La Domenica del Corriere» 5 genn. 1902, Gli auguri di Capodanno a S.M. il Re, al Quirinale, dis. Beltrame.
467 Nelle prime ore del pomeriggio Vittorio Emanuele III si presentò a porgerle gli auguri suoi e della regina. Anche
Margherita le aveva mandato un bracciale d'oro con cifre in brillanti ed un'affettuosa dedica, Mirella CASSISA &
Liliana NALDINI, Adelaide Ristori: la marchesa del Grillo, un'attrice del Risorgimento, 2000, p. 126.
468 BARTOLOTTA, pp. 103-08.
469 «La Domenica del Corriere» 24 apr. 1902, Dimostraz. popolare per la Regina Madre all'uscita dalla Cattedr. di
Siracusa, dis. Beltrame.
470 Cartoline: I Reali inaugurano l'Esposiz. di Torino (10 mag. 1902); I Sovrani all'Esposiz. 10 mag. 1902; La Regina
Madre all'Esposiz. di Torino. 20 giu. 1902.
131
Regina Madre vi sarebbe andata il 29 giugno. Una medaglia ricorda il re all'Esposizione
Campionaria Internazionale di Roma.471
Il 30 giugno avveniva uno scambio di note segrete tra il conte Giulio Prinetti, min. degli Esteri, ed il
collega francese Camille Barrère, su reciproca neutralità e libertà d'azione in Tripolitania, Cirenaica
e Marocco.
In luglio Vittorio Emanuele III si è recato in Russia dove sul campo di Tsarkoje-Selo con Nicola II
ed il duca di Oldenburg ha passato in rassegna le truppe, è stato sulla nave “Alexandra” sulla Nevà,
alla stazione di Peterhof, all'ambasciata italiana, si è interessato vivamente agli esperimenti di
Guglielmo Marconi, poiché alla fonda c'era l'incrociatore “Carlo Alberto” che ha ricevuto i primi
telegrammi tramite la telegrafia senza fili dalla Cornovaglia distante 1600 miglia inglesi.472
Al ritorno è passato quindi a Berlino dove al pranzo di gala ha scambiato un brindisi con Guglielmo
II e si son recati, tra l'altro, all'Arsenale ad assistere alla benedizione delle Bandiere ed alla rivista di
cavalleria a Potsdam.473
A Pechino gli veniva dedicato un corso.474
La regina Elena non ha seguito il re nel viaggio in Russia ed a Berlino, essendo in stato interessante
avanzato, infatti il 19 novembre nasceva a Roma la loro figlia Mafalda.475
Nel 1903 ricorreva il 25° anniversario della morte di Vittorio Emanuele II, la famiglia reale si è
recata al Pantheon e le regine son state ritratte devotamente inginocchiate. 476 Il 9 aprile la regina
Elena, accompagnata dai conti Guicciardi, alle 14 iniziava un giro devozionale ai “Sepolcri” a Santa
Maria della Vittoria, Sant'Andrea del Quirinale, SS. Vincenzo e Anastasio, Santa Susanna, Santa
Maria degli Angeli e San Nicola da Tolentino.477
La regina Maria Pia del Portogallo il 18 aprile giungeva a Napoli con lo yacht “Amelia”.478
471 Una cart. ricorda anche la II Esposiz. Campionaria Naz. Perugia. Giu. MCMII.
472 «L'Illustrazione Italiana», n. 30, 31 e 32, 1902, dedicava molte ill. a “Il viaggio del Re d'Italia in Russia”: Lo czar
in attesa del Re d'Italia al pal. di Tsarkoe-Selo; Alla rivista di Tsarkoe-Selo: la sfilata dell'artigl.; fot., Il re esce
dalla cattedr. di San Pietro e Paolo, carrozza.
473 «L'Illustrazione Italiana» n. 35, 1902; Berlino. La carrozza del re e dell'imperat. arriva all'Arsenale, fot. Ed.
Ximenes; La benediz. delle bandiere all'Arsenale, dis. A. Minardi; Alla porta di Brandeburgo, dis. G. Amato;
Potsdam. Arrivo del re Vittorio Emanuele III alla staz. di Wildpark, dis. R. Salvadori; Il re d'Italia alla rivista di
cavall. di Potsdam; Alla rivista di Tempelhof. L'imperat. l'imperatrice e re Vittorio Emanuele III, dis. Fortunino
Matania. «La Domenica del Corriere» 7 sett. 1902, Il re a Berlino: il saluto del Borgomastro innanzi la Porta di
Brandeburgo, dis. Beltrame; fot.: The visit of the King of Italy to Germany: the Burgmaster of Berlin receiving his
Majesty at the Brandenburger Gate, August 28; 6 sept., the King of Italy's visit to Berlin: a Military Display; med.:
Victor Emanuel III konig von Italien (scudi affiancati Germania e Italia)
474 Corso Vittorio Emanuele III a Pechino. Altre ill.: Tattica di presidio, interviene il Re.
475 Roma. La registraz. della nascita della p.pessa Mafalda; Ricevimenti al Quirinale per la nascita della p.pessa
Mafalda, carrozze, dis. Paolocci; «La Domenica del Corriere» 7 dic. 1902, registraz. atto di nascita; cart., Ricordo
del battes. della p.ssa Mafalda di Savoia. 15 dic. 1902, nel pal. del Quirinale alla presenza di S.M., Maria Pia di
Portogallo (Madrina) e fam. di Casa Savoia.
476 Dis. Amato: Roma. XXV annivers. della morte di Vittorio Emanuele; La regina prega davanti alla tomba di
Umberto nel Pantheon.
477 «Gazzetta Ufficiale» 10 apr. 1903.
478 S.M. la regina di Portogallo a Napoli. 18 apr., a) Il yacht “Amelia”, b) La Regina di Portogallo all'Arsenale di
Napoli, fot. C. Crocco Egineta e C. Abéniacar.
132
Edoardo VII ha compiuto un tour diplomatico, in parte sullo yacht “Victoria and Albert”, recandosi
a Lisbona, Roma e Parigi. Fatto scalo a Gibilterra, Malta, Siracusa, il 23 aprile è arrivato a Napoli,
ha fatto alcuni giri in città, in carrozza, in forma privata, ha visitato il Museo di San Martino, 479 il 27
ha raggiunto in treno Roma, accolto alla stazione Termini da Vittorio Emanuele III. Era da quasi
sette secoli, ossia dai tempi di Canuto I, che un re inglese non visitava la città eterna. Percorsa via
Nazionale pavesata, nella sala degli Svizzeri al Quirinale ha fatto un brindisi spontaneo. 480 I due re
hanno girato Roma in carrozza, anche per far ammirare all'ospite le antichità, il quale il 28 a Porta
Pia è voluto scendere alla breccia, dove entrambi sono andati a mettersi insieme sugli attenti,
benché poco dopo Edoardo VII sarebbe stato ricevuto dall'anziano Leone XIII, il quale invece di
dolersi del gesto ci passava sopra ed anzi lo ringraziava per il buon trattamento che avevano i
cattolici nel Regno Unito. Quindi il 30 il re d'Inghilterra prendeva congedo alla medesima stazione:
in questi pochi mesi aveva rivoluzionato la politica estera del Regno Unito, con l'equilibrato viaggio
a Roma, il giro in Europa ed il ravvicinamento con la Francia.
Dal 2 al 5 maggio veniva invece Guglielmo II, con il quale Vittorio Emanuele III passava in
rassegna la cavalleria a Centocelle e si recavano in automobile anche Montecassino. L'imperatore
non mancava di far nuovamente visita anch'egli a Leone XIII.481
Alla fine di agosto Vittorio Emanuele III andava a Montebelluna ad assistere alle grandi manovre
militari nel Veneto (in un'illustrazione si scorge nello sfondo un draken ballon ed un aerostato),
mentre la Regina Elena a Treviso482 visitava la Pia Casa dei Cronici, poi il re il 4 settembre si
recava a visitare lo stabilimento trevigiano di Graziano Appiani. Il duca d'Aosta veniva incaricato
dal sovrano ad andare ad inaugurare il 4 ottobre il monumento ad Umberto I ad Asti. 483 La regina
Madre si recava a Stoccolma, dove assisteva ad una danza nazionale fatta in suo onore.484
Gli accordi con la Francia avevano ricevuto un ulteriore rafforzamento nel luglio del 1902 con le
intese tra Prinetti con il suo omologo francese Barrère, per creare un contrappeso, con Francia e
Russia, agli impegni con la Triplice. Vittorio Emanuele III si recava con Elena a Parigi, accolti il 14
ottobre 1903 dal presidente della Repubblica francese Émile Loubet e dalla signora alla stazione del
Bois de Boulogne, partecipavano al pranzo in loro onore all'Eliseo, poi si recavano agli Invalides, il
15 a Versailles, a Vincennes, il 17 la regina al Louvre ad ammirare la Venere di Milo ed il re a
caccia a Rombouillet, il 18 insieme alla rivista militare a Vincennes.485
479 Cart., fot. in carrozza: Re Edoardo d'Inghilterra in Italia: Sua Maestà britannica si reca al Museo di San Martino
presso Napoli.
480 Ill., da fot., Il corteggio reale in via Nazionale passa davanti alla Chiesa anglicana. Sidney LEE, King Edward VII,
II, p. 230; cart.: Le LL.MM. Re Edoardo VII, regina Elena e re Vittorio Emanuele III assistono alla sfilata delle
truppe in p.zza d'Armi, in carrozza, corazzieri a cavallo; idem, assistono alla rivista.
481 Luigi SALVATORELLI, Storia del novecento, 1964, p. 377. Ill.: Pranzo al Quirinale per Imperat. Guglielmo II di
Prussia e Germania, re, regina, imperat., p.pi tedeschi, Guglielmo Marconi; dis. Fortunino Matania; Vittorio
Emanuele III alle manovre del Presidio di Roma; Rivista a Centocelle, a cavallo, con Guglielmo II, dis. Amato;
L'imperat. Guglielmo II ed il re Vittorio Emanuele III si recano a Montecassino, intrattenimento con i frati; Papa
Leone XIII riceve l'imperat. Guglielmo II di Prussia e Germania ospite in Roma del Re d'Italia, mag. 1903.
482 Arrivo dei reali a Treviso, fot. G. Ferretto.
483 Cart., con un ritratto del re a sin., «Treviso Ag.-Sett. 1903. Ricordo delle Grandi Manovre»; Le grandi manovre nel
Veneto. Il re in automobile, dis. Salvadori; La regina Elena visita la casa dei Cronici, fot. G. Ferretto; La regina
Elena visita la pia Casa dei Cronici; S.M. Vittorio Emanuele III Re d'Italia si congeda dalla villa Appiani dopo la
visita allo Stabilim. omonimo. 4 sett. 1903.
484 Ill., Viaggio della regina Margherita. Una danza naz. a Stoccolma in onore di S.M.
485 L'arrivo alla stazione del Bois de Boulogne. 14 ott., dis. Marchetti; Arrivo della regina Elena e della sig.ª Loubet,
in berlina; I sovrani d'Italia a Parigi: Il passaggio del corteo pei Campi Elisi, 14 ott., dis. A. Minardi; Pranzo di
gala all'Eliseo, dis. Marchetti, scambio di brindisi; Sua Maestà la Regina agli Invalidi, al braccio di Loubet; La
tribuna dei Reali e del Presidente; La visita a Versailles. 15 ott.; Al Louvre: La Regina Elena davanti alla Venere
di Milo, dis. Tonani; La caccia a Rambouillet. 17 ott., dis. Marchetti; La rivista mil. a Vincennes. Re Vittorio e il
133
I sovrani in novembre proseguivano per Londra, dove venivano ricevuti alla stazione da Edoardo
VII e da Alessandra (in una bellissima illustrazione, le regine in primo piano si baciavano sulla
guancia mentre i re in prospettiva si davano la mano), quindi dopo il soggiorno nel castello di
Windsor, con pranzo di gala il 18 novembre, c'era stata la solenne accoglienza alla Guild Hall, come
già per Vittorio Emanuele II, poi scendendo con Elena dal “Victoria and Albert” il re passava in
rassegna i marinai a Portsmouth, dopo di che, malgrado la pioggia, una grossa barca li portava ad
imbarcarsi.486
In questi cinque anni di ripresa dei buoni rapporti con la Francia si era infatti affievolito l'effetto
della Triplice Alleanza, la quale era stata rafforzata proprio dai contrasti italo-francesi nel
Mediterraneo. Si acuivano invece le tensioni con l'Austria, anche perché Nicola II si era incontrato
con Francesco Giuseppe per rinsaldare l'intesa sulla questione balcanica, escludendo l'Italia, ed
inoltre lo zar aveva deciso di non restituire la visita che Vittorio Emanuele III gli aveva fatto l'anno
precedente, motivando ciò con il timore di dimostrazioni preannunciate dai socialisti, il che
provocava delle critiche alla debolezza del governo Zanardelli. In politica estera non venivano
trascurati i buoni rapporti con il governo di Londra, infatti il re d'Italia nel 1903-1904 sarebbe stato
prescelto come arbitro per stabilire i confini tra Brasile e Guayana britannica, poi nel 1905 tra
Portogallo e Gran Bretagna per i confini del Barotseland.
L'8 dicembre Roma è stata soggetta ad una delle inondazioni che ogni tanto la tormentavano ed il re
ha fatto un sopralluogo.487
Giolitti il 21 giugno si era dimesso, per dei contrasti con Zanardelli, però, in seguito alla malattia di
questi (dovette ritirarsi nella sua casa di Maderno e vi morirà il 26 dicembre), il re gli aveva affidato
l'incarico, cosicché il 3 novembre 1903 formava il suo secondo governo, con l'appoggio esterno del
partito socialista, ritenendo con lungimiranza utile lasciar svolgere le correnti riformiste e
massimaliste, con il rafforzamento del sindacato, secondo la linea propugnata da Turati e dal
radicale Marcora.
Giolitti sapeva giocare d'anticipo, capire l'evoluzione sociale, cogliere il nocciolo di ogni problema,
risolverlo od adeguarvisi, capace di affrontare con coraggio e polso fermo le situazioni impervie,
come era avvenuto per lo sciopero dei ferrovieri del 1902, militarizzandoli ma ricevendo una loro
delegazione e facendo approvare subito dal Parlamento i miglioramenti richiesti.488
Min. della Guerra André davanti alle truppe alpine, 18 ott., dis. Salvadori; Elena al braccio di Loubet e la sig. a
quello del re; Il conferimento delle insegne della Legion d'Onore a S.M. il Re Vittorio Emanuele III, dis. Paolocci;
Caricature di Vittorio Emanuele III ed Elena in Francia; «L'Illustration» 24 oct. 1903, Le séjour à Paris des
Souverains italiens. La Reine et le Président, M.me Loubet et le Roi, descendant l'escalier du palais des Affaires
Étrangères; «Le Petit Journal»: 25 oct. 1903, Le Roi et la Reine d'Italie en France. Promenade sur les boulevards,
carrozze; 1° nov., Le roi et la reine à la revue à Vincennes. Med.: busti, Victor Emanuel Hélène. A leurs majestés le
Roi et la Reine d'Italie; Visita dei Reali in Francia; Esposizione Campionaria di Roma, Vittorio Emanuele III Re
d'Italia.
486 Il corteggio Reale, Elena e Vittorio Emanuele III nella City in carrozza; La rappresentaz. del “Garrik” nella sala
«Waterloo» del castello di Windsor, dis. Minardi; Con la regina a Portsmouth; L'imbarco a Cherbourg, dis. R.
Salvadori, con pioggia; «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 25 ott. 1903, I Reali d'Italia a Parigi: i balli
pop. nelle vie in segno di giubilo; 22 nov., Il viaggio dei Sovrani a Londra. Lo yacht “Victoria and Albert che li
conduce passa davanti la squadra inglese; med.: Visita a Londra 17.11.1903, Edoardo VII e Vittorio Emanuele III;
Omaggio al British Fire Prevention Committee, Vittorio Emanuele III Re d'Italia, International Fire Prevention
Congress; MERLOTTI, Pranzo di Gala in onore dei reali d'Italia. Windsor, 18 nov. 1903.
487 Vittorio Emanuele attraversa la via di Roma inondata, dis. Matania: dopo una relativa calma, da quelle del 1870 e
del 1878, vi erano state quelle del 2 dic. 1900, del 5 feb. 1902 e poi ci sarà quella del 25 nov. 1905.
488 «Critica Sociale» 16 aprile 1901; Giuliano PROCACCI, La lotta di classe in Italia agli inizi del sec. XX, Roma,
1970, pp. 164-65.
134
Insediandosi alla guida della nazione, dalle fila della sinistra anziché dai crispini si opponeva ai
reazionari, coinvolgendo a tutti i costi Turati, anche se questi non aveva accettato di diventare
ministro.
Intanto il 20 luglio era morto Leone XIII ed il 4 agosto era stato eletto Pio X. L'Austria aveva
bloccato la candidatura del card. Mariano Rampolla del Tindaro, ritenuto troppo tiepido nei
confronti della Triplice.
Il 7 novembre usciva a Firenze la rivista «Il Regno», fondata dal nazionalista Enrico Corradini, con
Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini.
Le elezioni del 1904 segnavano il rafforzamento di nazionalisti e cattolici, contrarie a Giolitti il
quale, pur essendo cattolico, nella questione romana si era mantenuto sulla linea già segnata dai
precedenti governi, di libera Chiesa in libero Stato, dovendo stare su binari paralleli senza
incontrarsi.489 Del resto Vittorio Emanuele III aveva una mentalità positivista e quindi scientifica,
professandosi addirittura, non si capisce se per intima convinzione o per provocazione, ateo.
Dobbiamo però osservare che parlare di ateismo non sia esatto, poiché vigendo negli ambienti
militari una mentalità concreta, molti ufficiali si vantavano affermando, come Emilio De Bono, 490
«io sono militare, ammiro la ragione, e per questo sono ateo», ma ciò significava scartare solo
l'aspetto immaginifico, mentre un Dio autore dell'universo era ed è ben altro.
Il 5 aprile 1904 Jack La Bolina teneva nell'aula magna del Collegio Romano la prima conferenza
della «Pro Roma Marittima», su Roma e il suo mare, seguita il 16 aprile da quella di Luigi Borsari,
direttore degli scavi, su Ostia e l'antico porto di Roma, entrambe alla presenza di Margherita e di
Vittorio Emanuele Orlando, min. dell'Istruzione.491
Nell'aprile del 1904 Loubet,492 accompagnato da Delcassé, min. degli Esteri, ricambiava la visita dei
sovrani italiani a Parigi dello scorso anno, per gli amichevoli rapporti maturati, venendo ricevuto al
Quirinale dalla regina Elena, come veniva dato risalto da «La Tribuna Illustrata»,493 senonché
quest'accoglienza a Roma indispettiva il Vaticano, non tanto il Santo Padre quanto il cardinale
Merry del Val,494 segretario di Stato, poiché, non recandosi anche dal Papa, riconosceva
implicitamente la sovranità assoluta di Vittorio Emanuele III sulla città eterna (anche se il tono era
stato parzialmente ammorbidito dal fatto che era stata la regina e non il re a riceverlo, comunque al
Quirinale), cosicché la Chiesa contribuiva avventatamente persino a far saltare il concordato
napoleonico, che tantissima fatica era costata dapprima ai negoziatori Giuseppe Spina e Carlo
489 Discorsi Parlament., II, p. 820.
490 Emilio De Bono scriverà la famosa canzone Monte Grappa, tu sei la mia patria, music. da Antonio Meneghetti.
491 Paolo ORLANDO, Diario, pp.1-2
492 «L'Avanti!»: I socialisti e la visita a Loubet, 25 apr.; L'attesa e l'arrivo di Loubet; Il cittadino Emilio Loubet a
Roma, 26 apr.; fot. di Ugo Brusati, ACS, Vittorio Emanuele III e Loubet.
493 «La Tribuna Illustrata» 1° mag. 1904, copertina, La regina Elena riceve Loubet al Quirinale; all'interno, I sovrani
d'Italia e Loubet in Campidoglio; «Le Petit Journal» 8 mag. 1904, M. Loubet à Rome. Feuilles dans le Forum
exécutés devant le Président de la République.
494 Il card. Merry del Val inviò una durissima nota alle potenze cattoliche la quale, pubbl. da «L'Humanité», fondato
proprio nel 1904 dal socialista Jean Jaurès, sfociava nella rottura diplomatica. Il mancato accenno alla Triplice
Alleanza da parte del re, nel brindisi, irritò Bülow, il quale se ne lagnò con l'amb. Lanza, più serena la reaz.
austriaca, non essendosi rilevate parole scorrette, Giancarlo GIORDANO, Tra marsine e stiffelius: 25 anni di
politica estera italiana 1900–1925, 2012, pp. 47-48, l'alleanza dell'Italia con la Germania e l'Austria-Ungheria non
essendo più quel «terribile ordigno di guerra diretto contro la Francia».
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Francesco Caselli e poi persino al segretario di Stato card. Ercole Consalvi, per arrivare alla
conclusione.495
Oltre ai soliti giri archeologici, i sovrani lo accompagnavano anche in Campidoglio ed alla rivista
militare.496 Poi il re ed il presidente si recavano a Napoli, accolti il 28 aprile con molto giubilo dalla
popolazione,497 nel cui golfo il 29, a bordo della corazzata “Regina Margherita”, passavano la
grande rivista navale della flotta italiana e della squadra francese nel Mediterraneo.498
In maggio con il primo congresso nazionale radicale nasceva ufficialmente questo partito, con la
vittoria di Sacchi, fedele all'istituto monarchico, contro Marcora, il quale era convinto di
un'incompatibilità di esso con le aspirazioni democratiche.
Il 10 maggio il re riceveva in udienza Paolo Orlando, il quale gli illustrava il progetto del porto di
Ostia e del canale di collegamento con Roma, promettendogli di esser presente alla conferenza del
19 in cui avrebbe esposto il programma del Comitato «Pro Roma Marittima».499
L'11 la regina madre si recava a La Spezia per consegnare personalmente la bandiera di
combattimento della corazzata “Regina Margherita” con il motto «Per l'onore d'Italia» al
comandante, il capitano di vascello Leone Viale.500
Il 18 giugno Vittorio Emanuele III alle 8,30 scortato dai corazzieri arrivava in carrozza alla
Caserma La Marmora a Trastevere, contigua a San Francesco a Ripa, per inaugurare il Museo
Storico del Corpo dei Bersaglieri,501 ricevuto dai gen. Ettore Pedotti, min. della Guerra, Francesco
Antonio Mazza, Paolo Spingardi, Edoardo Bertarelli, Tancredi Saletta, Giuseppe Ruggero,502 Felice
Sismondo, Lionello Grillenzoni, Pompeo Grillo, Alfonso Chiaiso, Bruto Bruti (il quale era stato
l'ultimo ispettore), dall'amb. Nigra, dal sindaco Colonna, dai col. comand. dei reggimenti; alla
495 Carlo PIOLA CASELLI, Il card. Carlo Francesco Caselli.
496 Cart. a colori: Grande rivista in onore del Presid. Loubet, Apr.1904, con i bersagl.
497 A Napoli si mobilitarono anche i f.lli Mele con l'Unione Fabbriche Miccio che addobbarono il Municipio, via San
Carlo con 20 colonne, 3 statue (Commercio, Pace, Lavoro), realizzarono un arco di trionfo di gesso in via Santa
Brigida con 1.000 lampadine, 2 grandi statue (Italia e Francia), dai Grandi Magazzini Italiani al passaggio della
carrozza fecero gettare dal personale tantissime rose, organizzar. un incontro di scherma tra uff. e sottuff. delle due
flotte e comporre in it. ed in fr. da Pasquale Cinquegrana con mus. di Eduardo di Capua il pezzo « Viva Loubet»,
con 400 esecutori sotto la reggia, oltre ad una cart. con ritratti e nastri dei due tricol., Una moderna realtà della
Napoli imprenditor. di fine ottocento. I grandi magazz. Italiani dei fratelli Emiddio & Alfonso Mele.
498 Fot.: Il Presid. ed il Re sul ponte della corazz.“Regina Margherita” durante la rivista nav. a Napoli; La “Regina
Margherita” corazz. italiana sulla quale il Presid. Loubet e il Re d'Italia Vittorio Emanuele III passarono in rivista
la squadra; L'imbarco dei notabili per la riv. navale in onore del Presid. della Repubbl. Francese Emilio Loubet.
Napoli 29 apr. 1904; L'imbarco del popolo; ill.: La grande rivista nav. italo– francese passata dal Presid. Loubet e
dal Re d'Italia nel Golfo di Napoli; cart., Fêtes franco-italiennes. Sa Majesté Victor-Emmanuel, Roi d'Italie et M.
Loubet, Présid. de la Républ. Française, passant à bord de la “Regine Marguerita”, la Revue Nav. à Naples (Avril
1904); med.: Visita del Presid. Francese Émile Loubet. Souvenir d'Italie. Avril 1904; La Francia alle feste di
Roma. Victor Emanuel–Loubet.
499 ORLANDO, p. 3; il re gli farà poi pervenire i sensi del proprio compiacimento.
500 Dino BUZZATI, La «Nera» di, Primavera 1904: «Alla Spezia la Regina madre Margherita dona e consegna
personalm. la bandiera di combattimento alla nave da battaglia che porta il suo nome», con ill.; ill.: La Regina
Margherita alla Spezia. Consegna della bandiera di combattim. alla corazzata “Regina Margherita”; La corazz.
Regina Margherita; La Regina madre scende dalla “Regina Margherita” dopo la cerim. della consegna; Spezia.
Consegna della bandiera di combattim. alla corazz. “Regina Margherita”; La bandiera che S.M. la Regina Madre
consegna alla corazz. “Margherita”.
501 «Gazzetta Ufficiale» 18 giu. 1904, L'inauguraz. del Museo storico del Corpo dei Bersagl., p. 2962; fot., Inauguraz.
del Museo Storico dei Bersagl. nella Caserma La Marmora da parte di re Vittorio Emanuele III avvenuta il 18 giu.
1904, Archivio del Museo Stor. dei Bersagl.; med., Corpo dei Bersagl. 1836–1904 / 18 Giu. 1836 – 18 Giu. 1904,
busti di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele III.
502 Giuseppe Ruggero (1841–1911) collaborò, tra l'altro al Corpus Nummorum Italicorum del re.
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rivista erano presenti anche molti ciclisti piumati; al brindisi, ha avuto «speciali parole di elogio»
per i membri del comitato ordinatore col. Giovanni Butturini, magg. Menarini, 503 capit. Trompeo,
Heys, Renato Piola Caselli, Armani, ten. Broda e Bassano, furier magg. Calderoni e serg.
Caccialancia.
Il re nel pomeriggio è partito, con treno speciale, diretto a Pisa, con la regina Elena in stato
interessante e le figlie Jolanda e Mafalda, di dove lui in nottata si è diretto a La Spezia, onde
assistere la mattina seguente al varo della corazzata “Regina Elena”, mentre loro hanno proseguito
per Racconigi dove le avrebbe poi raggiunte.
La Regina Madre ha visitato la scuola «Margherita di Savoja» di via Panisperna, ricevuta dal
sindaco don Prospero Colonna e dalla direttrice Amalia Prandi–Ribighini e poi con don Augusto
Torlonia la casa di cura «Regina Margherita» di via Porta Angelica.
Il re e la regina erano in villeggiatura a Stupinigi, nella notte ella saliva in carrozza per farsi portare
a Racconigi, dove il 15 settembre 1904 alle 11 di sera, nell'avito castello, assistita dal prof.
Morisani, dava facilmente alla luce il principe ereditario, il quale saltava nel mondo come un
gioioso tappo di champagne, cui veniva dato un nome di famiglia, Umberto. Il 16 il principino
ereditario riceveva l'acqua lustrale alle sei del pomeriggio da mons. Biagio Balladore, il municipio
la sera veniva illuminato da centinaia di lampadine, il re di sua tasca destinava un milione di lire
alla Cassa di vecchiaia degli operai: occorre notare che le cento mila lire date da Umberto I in
occasione del matrimonio del figlio con Elena erano state offerte per le opere pie religiose, ora
invece ad un'opera laica.504
Il 20 a Racconigi è stato stilato l'atto di nascita, notaio della corona Giolitti, ufficiale di stato civile
il presidente del senato Saracco, testimoni il presidente della camera Biancheri e l'ambasciatore
Costantino Nigra. Il neonato era tra le braccia della dama di corte più affezionata, la contessa
Trigona.505 Il re conferiva tre collari della SS. Annunziata, a Giolitti, al conte sen. Giuseppe Gerbaix
de Sonnaz ed al conte amb. Giuseppe Tornielli Brusati di Vergnano; il sindaco Ceriana-Majneri
veniva nominato cav. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Non mancarono anche degli atti
d'intolleranza, il sindaco di Milano fece esporre la bandiera sul duomo, la giunta comunale a
maggioranza socialista la fece ammainare.
Solo il «Corriere della Sera» riuscì a pubblicarne la notizia, poiché era stato proclamato lo sciopero
generale ma il giornale aveva fatto appena in tempo a chiudere il numero inserendovi il comunicato
ufficiale.
Era stato infatti un settembre nero per le varie vertenze sindacali, con tumulti e scontri tra forze di
polizia e dimostranti, scappandoci anche qualche morto, come a Castelluzzo in Sicilia ed a
Buggerru in Sardegna, compromettendo il già difficile equilibrio voluto dal governo con i sindacati,
il cui eco aveva raggiunto le manifestazioni operaie di Genova, Sestri Levante, Torino e Monza,
provocando la decisione di indirne uno per il 16 partendo proprio da Milano, sede del quotidiano, il
quale tuttavia in quattro giorni si sarebbe esaurito, anche per l'azione intelligente di decompressione
503 Il gen. Giuseppe Menarini è stato tra i fondatori ed il primo presidente del Museo Storico dei Bersaglieri. Qui
veniva indicato maggiore, o in senso storico, oppure in riferimento ad un suo parente.
504 Dis. Matania: La presentaz. del P.pe Ereditario, alla Regina Madre; La nascita del P.pe Ereditario. La fiaccolata.
Il faro della Torre che illumina il Castello Reale; La firma dell'atto di nascita al castello di Racconigi; «La
Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 25 sett. 1904, Nel castello di Racconigi dopo la nascita del p.pe ereditario;
9 ott., Le soc. operaie piemont. sfilano di fronte al Re, a Racconigi.
505 Ill.: Roma. Il clero al battes. del P.pe di Piemonte, 14 prelati; Roma. Il battes. del p.pe Umberto di Savoia, dis.
Amato; Il battes. del P.pe di Piemonte, dis. A. Beltrame.
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di Giolitti: aveva tenuto la polizia nelle caserme, non aveva mobilitato i carabinieri, aveva lasciato
l'esercito alle normali sue occupazioni e non era ricorso allo stato d'assedio. Cambiati i tempi ma
anche i modi di fare dei re. Eppure questo sciopero era tosto: bloccate le ferrovie, sospesa l'uscita
dei giornali, tolta l'energia elettrica, chiusi i pubblici locali.506
Il 12 ottobre a Castellammare di Stabia, alla presenza del re, avveniva il varo della corazzata
“Vittorio Emanuele”, la cui madrina era la signorina Rubina Calì, figlia del contrammiraglio,
mentre Antonino Giordano pubblicava una poesia.507
Giolitti si era mostrato favorevole alla libertà sindacale poiché i lavoratori, organizzandosi, erano
meglio di movimenti spontanei, lasciando allo stato non di parteggiare ma di far da mediatore,
limitandosi alla tutela dell'ordine pubblico. Ha fatto approvare norme di tutela del lavoro,
specialmente quello infantile e femminile, su una gamma di problemi sociali, vecchiaia, invalidità,
infortuni, ma, dovendo chiudere i conti con il sindacato, il 18 ottobre con un regio decreto venivano
indette le nuove elezioni per la Camera per il 6 novembre, secondo il motto «né rivoluzione, né
reazione».
Il 30 novembre si è inaugurata la XXª legislatura, cerimonia alla quale ha presenziato anche la
Regina Elena.508 Essendo tornata la famiglia a Roma, il 4 dicembre il principino è stato
solennemente battezzato da don Ferrarini nella chiesa dei santi Vincenzo ed Anastasio, presenti
anche nonno Nicola I con tre delle sue figlie, Alfonso Carlo di Braganza duca di Oporto (cugino del
padre), i principi Vittorio Napoleone ed Alberto di Prussia nonché il duca di Connaught (figlio della
regina Vittoria). La regina nonna, Margherita, esultante, da una foto del volto, fatta coniare una
medaglietta, la ha inviata anche a mons. Bonomelli, affinché pregasse per lui.509
Il filantropo ed antiquario Giuseppe Sangiorgi aveva ideato l'istituzione delle “Case del Pane” per
offrire ai bisognosi questo mezzo primario di sostentamento, esponendo le sue teorie in un libro,
che si era giovato nel 1904 della prefazione di Giovanni Pascoli, poi, come atto pratico, avrebbe
fatto realizzare nel 1906 a Basilio Cascella dodici cartoline augurali con altrettante mietitrici di
varie regioni d'Italia, le quali verranno messe in vendita con un “erinnofilo” prima verde e poi
cremisi di 5 cent. a scopo benefico, mentre Domenico Baccarini aveva realizzato delle scene rurali
relative, buone intenzioni che avevano catturato l'attenzione di Margherita, la quale offriva il
proprio patronato.510
Il 22 febbraio il re e la regina si sono recati all'inaugurazione dell'Esposizione di Belle Arti al
palazzo di via Nazionale.511
506 BERTOLDI, pp. 205-07.
507 Antonino GIORDANO, Per il varo della R. Nave Vittorio Emanuele III nel R. Cantiere di Castellammare di
Stabia, Napoli, 12 ott. 1904, riportata anche con altre ill. in «Marinai d'Italia». Ill.: Castellammare di Stabia, il
varo della nave Vittorio Emanuele III; Si leva l'ultimo puntello. Il varo della Vittorio Emanuele III, fot. Andreuzzi.
Quest'unità il 30 dic. 1908 condurrà il re, la regina Elena ed il min. Vittorio Emanuele Orlando a Messina, distrutta
dal terremoto, per organizzarvi i soccorsi, Antonio CIMMINO, Nave da battaglia pluricalibro Vittorio Emanuele
III. Il nome ufficiale dell'unità navale era “Vittorio Emanuele” ed era stata disegnata dal col. del genio navale
Vittorio Emanuele Cuniberti. Nel 1904, Sua Maestà il Re alle esercitaz. di tiro a Nettuno, dis. Paolocci.
508 Roma. La regina Elena all'inauguraz. della XXII Legislatura, dis. Paolocci.
509 BERTOLDI, pp. 208-10.
510 AA.VV. Le origini degli alimenti e la loro conservaz. nel mondo, per il cinquanten. della F.A.O., 1996. G.
SANGIORGI, Per le Case del Pane, con prefazione di Giovanni Pascoli, Roma, MCMIIII; in una, r) ritr. delle
regina, Margherita di Savoia Augusta Patrona delle Case del Pane, in tutte sul v) Cartolina augurale per le Case
del Pane sotto l'alto patronato di S.M. la Regina Madre, nell'“erinnofilo”, Casa del Pane. Auguri. Cent. 5.
511 «Gazzetta Ufficiale» 21 feb., p. 757 con anche invito a Venezia. In seguito all'annullam. del ballo di corte del 21
sera, per l'attentato mortale al granduca Sergio, il buffet è stato distribuito ad istituti di beneficenza.
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Il 4 marzo 1905 Giolitti, ufficialmente in seguito ad una depressione nervosa, ha scritto al re
affermando di aver bisogno di un lungo periodo di riposo assoluto, un modo di fare un passo
indietro per far risolvere le questioni più spinose ad altri governi da lui appoggiati. Vittorio
Emanuele III il 12 incaricava Alessandro Fortis il quale però il 16 rinunciava, allora il re
confermava tutti i ministri e sottosegretari ed affidava l'interinato della Presidenza e dell'Interno a
Tommaso Tittoni, il quale chiedeva un voto chiarificatore, ma il 24 il dibattito si chiudeva con due
votazioni, su ordini del giorno di Attilio Brunialti e di Ignazio Marsengo Bastia, perciò si dimetteva,
allora il monarca riaffidava l'incarico a Fortis, dell'area giolittiana, il quale finalmente si insediava
dal 28.
Il 26 aprile il re con la regina Elena ha presenziato a Venezia all'inaugurazione della mostra, su
invito del sindaco conte Grimani e dell'on. Fradeletto del Comitato per l'Esposizione di Belle Arti,
nei nuovi locali della Biblioteca Marciana. L'11 maggio erano a Bari per l'inaugurazione del
monumento equestre ad Umberto I,512 accolti dal sindaco Paolo Lembo. Un aneddoto divertente: lo
scultore Cifariello, arcimattoide, aveva litigato con il fonditore il quale, per esser sicuro di essere
saldato del lavoro, si era tenuto in pegno la coda del cavallo. Poi all'Aida al Petruzzelli, dove i
sovrani vennero accolti dalla marcia reale.
Vittorio Emanuele III dopo un incontro con l'utopista statunitense David Lubin, di famiglia ebraica,
scrisse una lettera molto circostanziata a Giolitti per patrocinare a Roma una conferenza
internazionale, ritenendola elemento poderoso di pace, con concise riflessioni sulla globalizzazione,
sul commercio, sulla distribuzione, sui prezzi, sulla qualità dei prodotti, sulla mano d'opera degli
emigranti, sulle malattie delle piante e del bestiame, sulle assicurazioni e sul credito agrario.
All'iniziativa aderirono ben 74 nazioni, i cui rappresentanti il 7 giugno 1905 fondarono l'Istituto
Internazionale di Agricoltura, che nel 1946 si trasformerà nella F.A.O.513
L'11 giugno il re e la regina si recarono a Chieti per inaugurare la ferrovia elettrica (ad un'unica
carrozza, come un tram, su una linea di 8.590 metri circa), collegante lo scalo con la città alta.514
Il 24 agosto Vittorio Emanuele III ed Elena assistettero a Napoli alle grandi manovre che vedevano
impegnate cavalleria ed artiglieria: nello sfondo da una parte si vedeva un aerostato e dall'altra il
Vesuvio.515
Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 1905, preceduto da numerosi fenomeni acustici e luminosi, boati e
luci boreali, ci fu un forte terremoto nella Calabria centrale, tra il 10° e l'11° grado della scala
Mercalli, che provocò 557 vittime, il re accorse, come quando nel 1906 sarà nei paesi intorno a
Napoli flagellati da un'eruzione del Vesuvio.
In settembre il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena si recarono a Novara per inaugurare il
nuovo Ospedale San Giuliano ed il monumento ad Umberto I. Gli agricoltori di questa provincia
512 Ill.: Bari. All'inaugurazione del monum. a Re Umberto dello scultore Cifariello; cart.: Visita delle LL. MM. allo
studio del comm. Cifariello in Roma. Quest'anno il re visitò anche lo studio di Maccari (Il Re visita lo studio del
pittore Cesare Maccari, dis. Paolocci; Sua Maestà osserva i cartoni degli affreschi destinati al palazzo di Giustizia)
il quale era stato autore sia del ritratto di Vittorio Emanuele II che riceveva il plebiscito toscano, che de Il trasporto
della salma di Vittorio Emanuele II al Pantheon, per il pal. Pubblico di Siena.
513 BERTOLDI, pp. 197-98; Fiorenza Francesca PIOLA CASELLI, Le origini della F.A.O, in AA.VV., Le origini
degli alimenti e la loro conservaz. nel mondo, 1996; Ill.: Seduta inaugurale in Campidoglio, Il re inaugura in
Campidoglio l'Istituto Agrario, 5 mag. 1906.
514 Ill., La visita di S.M. il Re a Chieti.
515 Ill.: Le grandi manovre. La rivista passata a Napoli dalle LL. MM.; La rivista mil. a Napoli delle LL. MM.
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fecero coniare una medaglia dedicata al re «sapiente protettore degl'interessi agricoli universali». 516
Il 25 settembre i sovrani andarono a Turate a visitare la «Casa Militare Umberto I», che già nel
1898 era stata intitolata al re e nel cui cortile già c'era un suo busto, opera di Achille Alberti, come
nell'illustrazione della «Domenica del Corriere» 517 dipinta da Achille Beltrame, in cui l'autore aveva
immortalato i primi tre veterani ospitati. Il 28 ottobre il re e la regina andarono a Genova per la
cerimonia della posa della prima pietra per l'ampliamento del porto ed egli si recò anche alla mensa
degli scaricatori del carbone.518
Con il ritorno della corte nella capitale la vita sociale si era rianimata, essendovi convenute molte
persone da ogni parte d'Italia, d'Europa e del mondo. Tra le attrattive che la città offriva c'erano i
concerti popolari del venerdì al teatro Argentina, del corpo di musica municipale diretto dal maestro
Alessandro Vessella, seguiti spesso anche dalla regina Elena, dal suo palchetto di proscenio. 519 Tra
un impegno e l'altro, i sovrani quest'anno sono stati anche a Tarquinia. 520 Non dobbiamo
dimenticare il palco reale allestito a Milano, sotto la torre del Filarete del castello Sforzesco,
ribattezzata “Torre Umberto I”, poiché vi veniva inaugurato un bassorilievo in marmo di Candoglia,
rappresentante Umberto I a cavallo, come il sindaco Ponti illustrava al re.521
Abbiamo accennato alle automobili della regina madre. Infatti nel 1905 ella ha compiuto un viaggio
in Europa di ben 4.812 km. in 39 giorni, come ha precisato il settimanale torinese «La Stampa
Sportiva», intitolando, il 5 novembre 1905 in primis, I grandi viaggi in automobile della Regina
Margherita, con una grande fotografia, riportando quindi un articolo in quasi tutta la terza pagina,
non solo di cronaca ma anche pubblicitario, I viaggi della Regina Margherita, che condensiamo:
Nella lunga didascalia della grande immagine in prima pagina, la partenza dall' Aja dove, malgrado la regina
viaggiasse in incognito, la folla l'ha riconosciuta ed acclamata mentre stava per salire a bordo, vien fatta la
considerazione che l'automobile, dopo aver conquistato gli sportivi, dovesse a maggior ragione riscuotere la
preferenza dei sovrani, consentendo di scavalcare la rigida etichetta di corte per poter visitare in incognito paesi
sconosciuti, come ella ha fatto con il «suo fido automobile Sparviero, una ottima F.I.A.T. 24 HP che il buon gusto
regale ha trasformato in una piccola Reggia»! La seconda pagina era stata dedicata alla pubblicità, mentre nella
seconda colonna della terza pagina un'altra fotografia, S.M. la Regina Margherita guida l'automobile
«Rondinella». In alto il titolo dell'articolo e nei sottotitoli i chilometri percorsi. La mattina del 7 settembre la
regina, accompagnata dalla march. di Villamarina, dalla contessa Pes di Villamarina e dal march. Guiccioli,
partiva dal castello di Stupinigi con alla guida il direttore del garage reale, il giovane veneto cav. Ettore Cariolati,
assistito dal meccanico toscano Attilio Grossi. Il bagaglio complessivo dei sei viaggiatori era di 330 kg. in 4 bauli
(2 posteriori e 2 laterali), con biancheria, scialli e pellicce, 522 piccola farmacia, scaffale di guide Touring (che
aveva studiato attentamente), 2 copertoni di ricambio antisdrucciolevole ed un completo per refezioni campestri.
Incontrarono molto vento e pioggia, neve sul Moncenisio ed un po' di tormenta nelle montagne di Pontarlier. La
media dei percorsi fu di 200 km. al giorno (80 la mattina e 120 il pomeriggio), a 30 km. orari, anche per le cattive
516 Med.: A Vittorio Emanuele III sapiente protettore degl'interessi agricoli universali gli agricoltori della prov. di
Novara devoti riconoscenti offrono MCMV. Un'altra di quest'anno era dedicata al Ricreatorio Vittorio Emanuele e
Mafalda di Savoia.
517 «La Domenica del Corriere» 26 mar. 1899, Apertura della casa pei veterani a Turate (Saronno). I tre primi ospiti,
dis. Beltrame.
518 Ill.: Genova. L'arrivo dei sovrani: il corteo reale in p.za Carlo Felice, fot. Rossi; Genova, il Re nella mensa degli
scaricatori del carbone; cart.: I sovrani d'Italia a Genova. 27 ott. 1905; in carrozza; I sovrani d'Italia a Genova.
Ricordo della cerim. per la posa della prima pietra in occasione di nuovi lavori per l'ampliam. del porto di
Genova, 28 ott. 1905. La cerim. ha però avuto luogo il 29. «Pro Familia», Le feste di Genova: a) Il re e la regina
scendono dal palco dopo la posa della prima pietra; b) I sovrani in carrozza col sindaco; c) I sovrani tornano a
bordo della loro lancia; I sovrani nella sala del trono; «La Tribuna Illustrata», I sovrani a Genova. La prima pietra
dei nuovi lavori del porto.
519 I concerti orchestrali pop. al teatro Argentina, dis. Paolocci.
520 I sovrani a Corneto Tarquinia, in carrozza.
521 Ill.: Milano. L'inauguraz. della torre Umberto I. Il palco reale. Parla il sindaco Ponti.
522 In altro art. successivo la regina indossava ampio cappotto sportivo o pelliccia, manicotto, occhiali da viaggio.
140
strade; la preoccupazione maggiore son stati gli animali. Passato il Piccolo San Bernardo, prima tappa, ad Evianles-Bains (Alta Savoia), attorno al Lago di Ginevra, a Losanna, Neuchâtel, Basilea, costeggiando poi il Reno, nel
ducato di Baden, sosta di 2 gg. a Freiburg, quindi in Alsazia e Lorena (dove la regina diede un alt per illustrare il
teatro della guerra franco-prussiana del 1870) visitando Strasburgo, Triers e Metz, il granducato del Lussemburgo,
quindi in Prussia con sosta di 2 gg. ad Aachen, poi in Olanda, sosta ad Utrecht di 2 gg., poi a Rotterdam e 5 gg.
all'Aja, ricevendo le visite della regina Guglielmina e delle regina madre, poi ad Amsterdam altri 5 gg.; non
sempre riusciva a mantenere l'incognito desiderato, specialmente in Olanda dove si trattenne tanti giorni, con
varie passeggiate in città e tornò cinque volte al museo di quest'ultima. Molti volevano riuscire a fotografare una
regina automobilista! Per le autorità si creò un vero problema, poiché le popolazioni di alcune regioni dei Paesi
Bassi erano ostili alle automobili, perciò quella reale veniva preceduta da un'altra con un autista e tre gendarmi.
Ripartiti il 4 ottobre, incontrarono freddo intenso in Frisia dove lo Sparviero dovette lottare con i venti nordici,
tanto che in pianura a volte non superò i 15 km/h, con fermate a Kampen, Ziwollen, Meppel, Leenwarden e
Groningen, città interessanti e con abitanti cortesissimi. Sulla via del ritorno, si passò quindi in Germania, sosta a
Münster, poi si seguì la valle del Reno, Colonia, Mürlhausen, rientrando attraverso la Francia per la via di
Montfort, a Pontarlier dovettero accontentarsi di un albergo di terz'ordine, poi costeggiando il lago di Annecy,
attraversava tutta l'Alta Savoia, raggiungeva Lanslebourg, saliva il Moncenisio per rientrare lunedì alle 14 a
Stupinigi, nel cui garage la «robusta macchina» destava l'ammirazione dei sovrani e dei principi reali che
l'indomani apprendevano dalla regina madre i particolari del viaggio. Nei passaggi doganali, benché ella fosse
munita di speciale lasciapassare, usufruì sempre dei trittici del Touring Club Italiano. In tutto il percorso, solo due
volte in panne per la rottura delle gomme; anche in Svizzera la popolazione faceva guerra alle automobili, in
territorio elvetico dovettero andare a passo d'uomo affinché il fumo della benzina perdesse il suo odore. Qui,
malgrado la regina fosse una scrupolosa osservatrice dei regolamenti di polizia stradale, dopo Evian-les-Bains,
poiché dei paesani stavano giocando a bocce sulla strada provinciale, vedendo arrivare lo Sparviero misero un
palo attraverso la strada affinché, arrestandosi, non guastasse la loro partita; si chiese loro cortesemente di lasciar
passare, uno dei giocatori era una guardia municipale, rimase impassibile, arrivarono i gendarmi, ma nulla fecero
in favore degli automobilisti, anzi elevarono una contravvenzione per eccesso di velocità! Poi, saputo trattarsi
dell'automobile delle regina, diventarono cortesi ma pretesero comunque il pagamento delle 23 lire di multa!
Osserviamo però la disparità, poiché coloro che usavano impropriamente la strada pubblica come campo di bocce,
non solo non erano multati, ma potevano continuare imperterriti il loro torneo. Veniva infine annunciato dal
redattore-capo della rivista, Gustavo Verona, che la regina l'anno seguente avrebbe compiuto un viaggio in
automobile in America, avendo ordinato una vettura di 40 HP, che porterà il nome di Aquila II.
Non abbiamo traccia di altri grandi viaggi all'estero della regina madre, bensì di alcuni tra Stupinigi
e Roma ed in altri luoghi, tra cui all'Ospizio del Moncenisio.523 Molte famiglie regnati hanno
acquistato, in seguito a questa pubblicità, seguita da varie riviste d'Europa, molte automobili,
persino Vittorio Emanuele III trovò questo modo comodissimo per recarsi, senza troppa pubblicità,
a Racconigi od a Castel Porziano. I regnanti con l'automobile hanno constatato anche il vantaggio di
poter visitare la nazione potendo giovarsi dell'incognito, più difficile da mantenere passando
attraverso le stazioni ferroviarie.
Il 9 dicembre il re riceveva Paolo Orlando, il quale gli manifestava che Giolitti ponesse nel suo
programma di governo la resurrezione di Roma sul mare.524
Il 18 novembre era stato pubblicato il regio decreto per l'esecuzione di un accordo commerciale tra
Italia e Spagna, per agevolare l'esportazione della seta, della canapa e del marmo, avendo il governo
accettato la diminuzione del dazio sui vini spagnoli. Il 13 dicembre se ne discuteva in aula ed il 17
Carlo Gorio presentava un ordine del giorno in due parti, 525 la prima di fiducia veniva approvata, la
seconda sul decreto da convertire in legge respinta. Il governo si dimetteva ma per quel voto di
523 Nel 1904 una didascalia, «Un tempo i sovrani ed i principi del sangue non viaggiavano che a suon di trombe e di
campane, anche quando il viaggio non aveva tale importanza politica da meritare forme solenni di esteriorità.
Adesso l'automobilismo tende a democratizz. gli stessi viaggi principeschi. Ecco infatti come si compiace viaggiare
la Regina Margherita. Questa caratteristica istantanea fu ripresa giorni addietro all'arrivo dell'Augusta Donna in
automobile a Ponte a Serraglio (Bagni di Lucca), fot. A. Pellegrini».
524 ORLANDO, p. 7.
525 BARTOLOTTA, pp. 111-19.
141
fiducia il re riconfermava Fortis, incaricandolo di formare una nuova compagine, che si insediava il
24 dicembre 1905 e sarebbe durata sino all'8 febbraio 1906.
Alla conferenza internazionale di Algesiras, in Spagna, in cui dal 16 gennaio al 7 aprile 1906 si
discusse sull'assetto del Maghreb, si sanciva l'integrità del Marocco, affidando compiti di polizia a
Francia e Spagna. Avendo il min. Visconti Venosta appoggiato le richieste della Francia, la
Germania protestava in merito e solo con la riaffermazione del governo italiano di fedeltà alla
Triplice Alleanza si ristabilivano dei buoni rapporti.
Intanto, battuto il 1° febbraio 1906, Fortis si dimetteva ed il re incaricava allora Sonnino. Giolitti
continuò a tenersi in disparte, anzi operò dietro le quinte per farlo cadere. Infatti il 15 maggio la
Camera respinse la richiesta del governo di fissare un termine per il riscatto delle ferrovie
meridionali, per cui Sonnino il 18 si dimise. Il re affidò allora a Giolitti di formare il suo terzo
governo, relativamente «lungo» ma «fattivo», che si insediò nuovamente dal 29 maggio 1906 all'11
dicembre 1909. Abbassando i tassi d'interesse dei titoli di Stato rafforzò il bilancio, con i risparmi
potenziò la nazionalizzazione delle ferrovie.
Il 6 febbraio Paolo Orlando, in udienza dal Re, gli esponeva lo stato della propaganda di Roma in
relazione ad un suo porto sul mare.526
Dal 4 al 21 aprile vi fu l'eruzione del Vesuvio, seguita dal vulcanologo Raffaele Vittorio Matteucci,
circostanza in cui la regina accorse a portare aiuto e conforto.527
Il 27 aprile 1906 il re sulla corazzata “Umberto I” prendeva parte alla rivista navale.528 Poi Vittorio
Emanuele III e la regina Elena il 28 aprile 1906 si recavano all'inaugurazione dell'Esposizione
Universale di Milano, dove non solo c'era un grande parco aerostatico, ma era stato dato risalto
all'importanza sociale, economica e politica del traforo del Sempione, il più lungo del mondo, di 19
km. ed 825 m. (chi dice e 769 m., comunque un primato per l'epoca che sarà superato soltanto nel
1982), perciò il 29 aprile presiedeva anche alla cerimonia della posa della prima pietra della
Stazione Centrale di Milano, non mancando di accompagnare prima la regina ad un tè d'onore
offerto all'Esposizione dalle dame della sezione dei lavori femminili.529
Il 19 maggio veniva inaugurato il Traforo del Sempione: il re arrivava a Domodossola dove, accolto
da Sonnino, accompagnato da Pietro Carmine, min. dei Lavori Pubblici, e dall'ing. Riccardo
Bianchi, direttore generale delle Ferrovie dello Stato, con trazione a vapore (la linea era elettrificata
ma c'era ancora difficoltà nei mezzi di trasporto adatti), percorreva il lungo tunnel fino a Briga, 530
ricevuto sull'altro versante da Luigi Forrer, presidente della Confederazione Elvetica, e dai
526 ORLANDO, p. 10.
527 «La Tribuna Illustrata» 29 apr. 1906, Il cuore della regina Elena dopo la sventura vesuviana, dis. M. Scagliarini;
L'eroismo dei nostri soldati nei Paesi devastati dal Vesuvio; l'evento indusse l'Italia a rinunciare alle olimpiadi del
1908, che si svolsero perciò a Londra.
528 Ill.: Il re col suo seguito fra gli uff. e l'equipaggio della corazz. “Re Umberto”; Il re a bordo della Umberto I col
suo seguito e lo Stato Maggiore della corazz.
529 «La Domenica del Corriere» 6 mag. 1906, dis. Beltrame: 1ª, La solenne inauguraz. dell'Esposiz. di Milano: la
cerim. all'entrata d'onore al Parco; 4ª, L'arrivo dei sovrani e delle autorità alla p.za d'Armi per inaugur. l'altra
parte dell'Esposiz.; ill.: Al concorso dei Palloni all'Esposiz. di Milano del 1906; Milano–Esposiz., Inauguraz.,
palco reale; Il Re e la Regina al the d'onore offerto all'Esposiz. dalle Dame della Sez. Lavori Femm.; med.: Vittorio
Emanuele III pose. 29 Apr. 1906. Visitando i sovrani anche la mostra del Comitato Pro Roma Marittima, il re e
Carlo Mirabello, min. della Marina, si fecero spiegare minuziosam. tutto da Paolo Orlando, ORLANDO, p. 11 è
scritto 26 anziché 28, intende il giorno del suo arrivo a Milano.
530 Ill., Arrivo del treno reale alla staz. di Briga, fot. L. Comerio.
142
consiglieri federali Muller e Zemp, i quali nel pomeriggio gli restituivano la visita in Italia e nel
salone d'onore venivano scambiati i discorsi ufficiali.
Il 20 maggio 1906 Margherita si recava a Turate a visitare la Casa per i veterani intitolata a suo
marito; il 18 giugno all'Esposizione di Milano.531
In maggio il re e la regina tornavano a Palermo, dove erano già stati da principi nel gennaio del
1898 e poi in veste regale nel 1900 e nel 1902.532
Celestino Usuelli con l'aerostato “Regina Elena”, partito il 2 giugno da Milano con due compagni,
dopo aver percorso 600 km., cadeva in mare presso Ancona, i suoi colleghi perivano mentre egli
riusciva a stento a salvarsi.533
Purtroppo, il 3 agosto, nella galleria d'arte decorativa italiana e ungherese scoppiava un incendio,
venendo completamente distrutto il padiglione di architettura, subito ripristinato nel giro di quaranta
giorni, allora il re e la regina vi tornavano per inaugurarlo, poi il 1° ottobre vi si recava Giolitti per
inaugurare nuovamente la sezione ungherese.534
L'11 novembre l'Esposizione Aeronautica Internazionale di Milano, che aveva visto il raduno di
oltre 30 sferici ed anche di alcuni dirigibili, si concludeva con il felice volo dell'aerostato a gas
“Città di Milano” montato da Celestino Usuelli e Carlo Crespi, i quali effettuavano la prima
traversata delle Alpi da est ad ovest, sorvolando Lago Maggiore, Val d'Aosta, Monte Bianco e
raggiungendo, in 4 h. di volo, Aix-les-Bains, aggiudicandosi il premio “Regina Margherita”.
La regina Madre quest'anno si era interessata in modo particolare al volo, essendosi anche recata, in
automobile, in visita alla base sul Lago di Bracciano, accompagnata dal marchese Guiccioli e dalla
contessa Pes di Villamarina, anche per assistere alle prove di velocità del ten. Emilio Munari su un
idroplano detto “Barchino n.° 1”,535 ideato da Gaetano Arturo Crocco ed Ottavio Ricaldoni, da cui si
svilupperà alcuni decenni dopo l'aliscafo.
Quest'anno il ritratto del re compariva in due medaglie, una riguardante l'Esposizione Campionaria
Internazionale di Savona e l'altra l'Inaugurazione del telefono fra Roma e Parigi. Margherita in una
riguardante l'Ospedale per gli Italiani a Versailles, in occasione della sua visita al Trianon.536 Tra le
curiosità, una fotografia di Elena a cavallo, avente accanto un pony con sopra il principino
ereditario, altre del re alla guida di un'automobile con lei al fianco, o ella in barca sul laghetto di
villa Borghese.537
531 Ill.: Tra i veterani di Turate a Milano, 1906; Sua Maestà la Regina Margherita visita l'Esposiz. Internaz. di
Milano, 18 giu., dis. Salvadori.
532 Ill.: Le LL. MM. il Re e la Regina a Palermo, alla Favorita ed alla tonnara Florio.
533 «La Domenica del Corriere» 17 giu. 1906, Tragico viaggio. L'areostato “Regina Elena” partito da Milano cade in
mare presso Ancona, dis. Beltrame.
534 Ciro FONTANA, L'esposiz. di Milano, «Historia», II, 1958, n. 5. Ill., Modello del monum. a Vittorio Emanuele II
in Roma, distrutto nell'incendio della sez. di Architettura.
535 Il successivo “Barchino n.° 2”, più grande, verrà realizzato dai “Cantieri Baglietto” a Varazze, Massimo
MONDINI, Il Lago degli aviatori, Bracciano, 2016, pp. 36-37, ill. p. 39. L'entusiasmo della madre potrebbe aver
contagiato il figlio, infatti Vittorio Emanuele III, dapprima era scettico, in sintonia con il ministero della guerra che
aveva dapprima negato i finanziamenti per il progetto di un dirigibile, presentato dal gen. Mario Maurizio Moris,
mentre poco dopo, improvvisamente, erano state concesse le 425.000 lire richieste!
536 Ill.: La regina Margherita visita il grand Trianon, 10 ott. 1906, scende dall'automob.: med..: Margarita Regina
Sabauda adstat benigna Hospitio italicis commigrantibus parato dom. oct. MCMVI.
537 Ill. con didascalie esagerat. enfatiche, La kermeesse a Villa Borghese: a) La regina Elena fa un giro sul lago
[laghetto]; b) La regina Margherita in battello sul lago [lunga barca], Silvio GHELLI, Nel paese della nostra
regina. Ricordi di viaggio, Roma, 1906. Trafiletto: La Regina Margherita a Gressoney St. Jean. Villa Savoia posata
143
Particolarmente dal 1903 al 1906 Elena si appassionò di archeologia, effettuando personalmente
delle fortunate scoperte nella tenuta di caccia di Castelporziano (che la famiglia Savoia aveva
acquistato nel 1872), come emerge anche dalle relazioni di Rodolfo Lanciani.538
Vittorio Emanuele III arrivò col lo yacht reale “Trinacria” al Pireo, andò ad Atene, accolto in
piazza Omonia dal sindaco l' 8 aprile 1907, in seguito salì a visitare accuratamente l'Acropoli; 539 al
ritorno, scese dalla corazzata “Regina Margherita” a Catania, poi visitò Siracusa e Messina;540 il 18
aprile si recò a Gaeta ad accogliere Edoardo VII; 541 il 27 aprile si recò a La Spezia dove, dopo aver
presenziato in Arsenale al varo della “Roma”, ha consegnato alla “Regina Elena” (comandante
Davide Gerra) la bandiera di combattimento confezionata dalle allieve della scuola professionale di
Roma; il 26 maggio tornò a Torino per l'inaugurazione del ponte Umberto I;542 a Tor di Quinto
presenziò agli esami di equitazione degli ufficiali ed a Parma alla Scuola Centrale di Tiro di
Fanteria; verso la metà di giugno inaugurò a Roma la Vª Gara di Tiro a Segno, sparando il primo
colpo.543 La visita in Italia del re del Siam comportò l'invito al decoratore e pittore Galileo Chini alla
corte di Bangkok, dove introdusse l'art nouveau e lo stile liberty.
In giugno la Triplice Alleanza veniva tacitamente rinnovata.
Il re in agosto si recava a caccia a Noasca. 544 La regina madre il 27 agosto 1907 saliva al col d'Olen
per inaugurare l'Istituto Angelo Mosso da lei promosso,545 che diventerà un centro scientifico molto
attivo, tanto che dopo l'incendio del 2000 verrà interamente ricostruito.
Il 13 novembre 1907 nasceva a Roma un'altra figlia della coppia reale, la principessina Giovanna, il
23 si svolgeva la cerimonia dell'Atto di nascita e l'11 marzo il battesimo.546
la prima pietra nel 1900 ed inaugurata nel 1904 fra feste, suoni, canti e fuochi di gioia di quella popolaz.: a) il
castello Savoia della regina madre a Gressoney St. Jean; b) La regina madre conversa con le villeggianti.
538 Domenico PALOMBI, Rodolfo Lanciani: l'archeol. a Roma tra Ottocento e Novecento, p. 304, n. 483; ill., Gli
scavi della regina Elena a Castelporziano.
539 Ill.: Il viaggio del re d'Italia in Grecia: Arrivo del yacht reale “Trinacria” al Pireo, 8 apr.; Alla staz. di Atene, in
attesa dell'arrivo del re; Alla staz. di Atene. Il sindaco Mercouris dà il benvenuto al Re in nome della città; L'arrivo
del corteo in via dello Stadio; Il concerto al palazzo del p.pe ereditario; La visita al Museo; La visita del re Vittorio
Emanuele ad Atene, La visita all'Acropoli; «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 14 apr. 1907, Il viaggio del
re d'Italia in Grecia, arrivo del corteo nella p.za della Costituzione, ad Atene; 21 apr., La grandiosa dimostraz.
fatta al Re d'Italia dopo i giuochi nello stadio di Atene.
540 Ill.: Dal Pireo a Catania sulla “Regina Margherita”; Il viaggio del Re in Sicilia: Nel teatro greco di Siracusa;
Visita alle latomie di Siracusa; Il re a Messina: a) L'arrivo; b) Il re esce dal Municipio dopo il ricevim.
541 Ill.: L'incontro di Re Edoardo VII con Vittorio Emanuele III a Gaeta (Il yacht inglese “Victoria and Albert” entra
in porto), dis. R. Salvadori; un'altra rappresenta un brindisi, dis. Amato.
542 Inauguraz. Ponte Umberto I sul Po a Torino: a) S.M. taglia il nastro simbolico inaugurando il ponte Umberto I; b)
Il Re salutato dai Canottieri del Po; c) 1° tramway che passa.
543 Ill., Gli esami al corso di equitaz. degli uff. a Tor di Quinto presente il re Vittorio Emanuele; med., Scuola Centrale
di Tiro di Fant. Parma. Corso complement. 1907-1908. «La Domenica del Corriere» 16 giu. 1907, Il re inaugura la
Vª Gara di Tiro a Segno a Roma, sparando il primo colpo, dis. Beltrame. Ill. del 1907 e 1908: Vittorio Emanuele
III e la Regina Madre escono dal Pantheon, fot. Paolocci.
544 «La Domenica del Corriere» 18 ag. 1907, Prima partita di caccia del Re allo stambecco a Noasca (Alto Piemonte),
dis. Beltrame.
545 Ill., Arrivo della Regina Margherita al col d'Oleon. Vittorio Emanuele III presenzierà alla relaz. all'Accademia Naz.
dei Lincei; figurine Liebig, “Rifugi Alpini”, n. 2, Rifugio Regina Margherita.
546 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 7 dic. 1907, La cerim. dell'atto di nascita della p.ssa Giovanna, al
Quirinale, il 23 nov.; 22 mar. 1908, La cerim. del battes. della p.ssa Giovanna, ultima figlia dei Sovrani, avvenuta
l'11 corr. nella gran sala del Quirinale.
144
Il 25 ottobre il re aveva ricevuto Paolo Orlando in udienza, trattenendolo a lungo, quindi il 19
dicembre lo onorava della propria presenza alla sua conferenza al Collegio Romano su Il porto
marittimo di Roma nella ricorrenza del 1911. In quell'occasione ci fu un tale concorso di pubblico
che trecento persone rimasero fuori della sala.547
Il 27 febbraio 1908 la mozione di Leonida Bissolati sulla completa abolizione dell'insegnamento del
catechismo nelle elementari veniva respinta dalla Camera con 347 voti contrari e 60 favorevoli.
Le relazioni con l'Austria tornavano ad essere tese, essendo stato annunziato il progetto di una linea
ferroviaria dal confine della Bosnia a quello della Macedonia, attraverso il Sangiaccato di Novi
Bazar, essendo allo studio negli ambienti industriali italiani la costruzione di una linea dal Danubio
all'Adriatico, collegante la Serbia al porto albanese di San Giovanni di Medua, sotto il dominio
turco.
Il 25 marzo Vittorio Emanuele III incontrava a Venezia Guglielmo II, con tragitto in gondola sul
Canal Grande, avvenimento che veniva anche documentato dalla ripresa di Luca Comerio.548
Dal 28 al 30 aprile era stato convocato a Roma, dal consiglio delle italiane, il Primo Congresso
Nazionale delle Donne (nato nel 1903 per coordinare le lotte a favore del suffragio femminile sotto
la presidenza della contessa Gabriella Spalletti Rasponi), con la presenza di circa 1.400 di esse:
insieme alle varie delegate di una settantina di associazioni e commissioni femminili, dedite alla
beneficenza ed all'assistenza, e alle rappresentanti di organizzazioni straniere, spiccava la presenza
della regina Elena, mentre Anna Kuliscioff aveva rifiutato di partecipare. In questo convegno si era
discusso di istruzione, assistenza, lavoro, diritto di voto, repressione della violenza carnale,
superamenti del matrimonio riparatore, unico motivo di frizione con le laiche era la proposta di
Linda Malnati di abolire la religione nelle scuole, per cui dopo il congresso quelle cattoliche si
separavano dal movimento emancipazionista, dando vita all'Unione Donne Cattoliche d'Italia,
riscuotendo così i consensi vaticani.549
La regina Elena dedicava le sue attenzioni al miglioramento della vita della popolazione, rivolgendo
la sua particolare cura alla maternità, assistendo per esempio alle visite pediatriche in un dispensario
o visitando la sala di allattamento di una manifattura.550
Il 23 maggio 1908 il re inaugurava l'Istituto Internazionale di Agricoltura a Villa Borghese, da lui
fortemente voluto.551
Il 29 maggio i sovrani andavano ad assistere, in piedi su un'automobile, il re con macchina
fotografica e la regina con una dama ed un parasole, ai voli di Léon Delagrange a Piazza d'Armi, in
cui il pilota francese riuscì a spiccare un volo di 12,75 km.552
547 ORLANDO, pp. 22-23.
548 «La Domenica del Corriere» 5 apr. 1908, L'arrivo degli Imperiali di Germania a Venezia: il corteo lungo il
Canalgrande che scorta la gondola coi Sovrani, dis. Beltrame; Incontro delle LL.MM. il Re d'Italia e l'Imperat. di
Germania a Venezia il 25 mar. 1908, Luca Comerio & C., Milano
549 La Storia d'Italia, Cronologia, vol. 25°, 2005, p. 247.
550 «La Domenica del Corriere» 8 mar. 1908, Maternità regale:la Regina Elena assiste alle visite dei bambini in un
dispensario a Roma e ne soccorre i genitori poveri, dis. Beltrame; «L'Illustrazione Popolare, giornale per le fam.»,
La Regina Elena visita la sala dell'allattam. nella manifatt. dei Tabacchi, dis. Paolocci.
551 Ill. di Salvadori; placca: Istituto Internaz. d'Agricoltura Roma. Inauguration solennelle de L'i(n)stitut International
d'Agricolture à Rome par S.M. Victor Emanuel III Roi d'Italie 23 Mai MCMVIII, sotto, Baron C.N.D. de Billot
Delegué de Suède, a d. profilo Vittorio Emanuele III e sotto gli agricoltori all'opera, al centro 1905.
552 «La Domenica del Corriere» 31 mag. 1908, I sovrani assistono alle prove di aviazione a Roma, Delagrange
supera tutti i records percorrendo 16 km., in 15 minuti, dis. Beltrame. La stima però della commiss., composta dal
145
In agosto ad Arezzo si inaugurava la Prima Esposizione Biennale Provinciale d'Arte, come vediamo
in una medaglia in cui veniva raffigurato il re, però nel corso dell'anno ne avevano luogo delle altre,
come per esempio quella Internazionale delle Industrie e delle Produzioni di Genova, quella del
Lavoro e dell'Industria a Roma, o l'altra Generale Nazionale di Asti.553
Avendo annunziato il 25 settembre Alois Lexa von Aehrenthal al collega italiano Tittoni la volontà
di porre fine all'occupazione del Sangiaccato, si profilava uno spiraglio di distensione, senonché a
fine novembre, per degli scontri tra gli studenti in Austria con quelli che volevano un'università
italiana, si riacutizzava la tensione tra i due governi.
Il 4 dicembre la Camera approvava la politica estera, con 297 voti favorevoli e 140 contrari
(socialisti, repubblicani, radicali, alcuni liberali di sinistra, il centrodestra di Sonnino e la destra):
Giolitti dichiarava che la pace dovesse essere l'obiettivo quando non fossero in gioco «né interessi
vitali né l'onore del Paese».
Assai catastrofico fu il terremoto che alle 5,20 di notte del 28 dicembre 1908 in soli 37 secondi
distrusse metà di Messina ed un terzo di Reggio Calabria. Squadre navali russe ed inglesi alla fonda
a Siracusa ed Augusta raggiunsero immediatamente i luoghi, poi sopraggiunsero quelle italiane,
partite da Napoli, e di altre nazioni ancora. Sul luogo del disastro c'è stato un testimone d'eccezione:
Salvatore Quasimodo aveva sette anni e visse con la famiglia per mesi su due vagoni merci, poiché
suo padre, essendo capostazione, fu inviato a dirigere il traffico ferroviario, come ricorderà in questi
versi, «Dove sull'acque viola era Messina, tra fili spezzati e macerie tu vai lungo i binari e scambi
col tuo berretto di gallo isolano. Il terremoto ribolle da due giorni, è dicembre d'uragani e mare
avvelenato».
Vittorio Emanuele III ed Elena si recarono sul posto, arrivandovi sul “Regina Margherita” con altre
unità, il re telegrafò di mandare «navi, navi, navi». Intanto, occorrendo cominciare ad imbarcare i
feriti, per portarli negli ospedali, lei scongiurò anche il comandante russo contramm. Ponomarëv a
prenderne a bordo, egli si rifiutava non avendo ordini superiori, anche perché con il dissesto c'era il
grosso timore di epidemie, ella gli disse parole in lingua russa alle quali non poté resistere, non
esser la regina a chiederglielo ma una donna, in nome della carità cristiana, egli le baciò la mano e
così fece.554 Ci furono molte vittime illustri. Sotto le macerie giacevano 17.000 persone vive, di cui
13.000 furono estratte dai militari italiani, 1.300 dai marinai russi, 1.100 da quelli inglesi e 900 dai
tedeschi. Mentre il re, militarmente, faceva sopralluoghi e dava gli ordini per potenziare al massimo
i soccorsi, la regina si prodigava anche personalmente in opere di carità, dando il buon esempio,
duca di Gallese e dal magg. Mario Maurizio Moris, è quella indicata di 12,750 km.
553 Med.: r) tutte Vittorio Emanuele III, v): 1ª Esposiz. Biennale Provinc. d'Arte. Arezzo Ag.–Sett. 1908; Esposiz.
Internaz. delle Industrie e delle Produz. Genova 1908; Esposiz. del Lavoro e dell'Industria. Roma 1908; Esposiz.
Generale Naz. Asti 1908.
554 BERTOLDI, p. 211.
146
tanto che una rivista titolava un'illustrazione «La Regina Elena – Regina di pietà».555 Con la
ricostruzione, un quartiere assumerà il suo nome.556
L'8 gennaio 1909 Giuseppe Branza dedicava un idillio alla regina Elena ed i circoli militari
ponevano una targa sulla tomba di Vittorio Emanuele II al Pantheon.557
Lo stesso giorno la Camera ha deliberato alcuni provvedimenti ed il 12 il Senato ha approvato il
progetto di legge a favore di Messina e Reggio ed in un ordine del giorno ha reso «omaggio e
riverente plauso alle LL.MM., il Re e la Regina, a S. Maestà la Regina Madre ed ai Principi Reali,
primi a portar sollievo al luogo del disastro; al Governo, all'Esercito, alla Marina, alle Nazioni ed
alle Marine straniere».
Col nuovo anno permaneva la tensione con l'Austria, la politica estera italiana si teneva in un
difficile equilibrio fra l'alleanza con Austria e Germania e gli accordi particolari maturati con
Francia, Gran Bretagna e Russia. Un'ala fortemente militarista austriaca aveva cinicamente scritto
sul «Danzers Armee-Zeitung», forse più che altro come provocazione che come vera e propria
intenzione, che avrebbe dovuto approfittare delle difficoltà inerenti al terremoto per scatenare una
guerra, ma il ministro degli Esteri austriaco prendeva le distanze da queste opinioni estreme,
assicurando, tuttavia solo a parole e non con i fatti, sull'istituzione di un'università italiana a Trieste,
cosicché Tittoni riprendeva le trattative con il conte Alois Lexa von Aehrenthal sulle questioni
balcaniche.
L'8 febbraio Giolitti, in occasione dello scioglimento della Camera, presentava al re la relazione in
cui elencava, nei suoi tre anni di governo, le leggi speciali per le province meridionali e per la
Calabria (1906), per Roma (1907), per il terremoto (1908).
Vittorio Emanuele III il 29 aprile si incontrava a Baia con Edoardo VII, non mancando poi di fare
un'escursione con lui in automobile a Camaldoli, quindi nella seconda decade di maggio aveva un
incontro a Brindisi con Guglielmo II, per uno scambio a quattr'occhi sulla realtà balcanica in
seguito alla rivolta di Costantinopoli, anche se era stata repressa.558
555 In questa ill. la regina Elena è sul “Regina Margherita” con i feriti. «La Domenica del Corriere» 10 genn. 1909, dis.
Beltrame, La regina Elena, modestamente vestita, cura con una grande pietà i feriti su le rovine della già ricca
Messina; Terremoto Calabro–Siculo 28 dic. 1908. Le LL. MM. Vittorio Emanuele III Re d'Italia e la Regina Elena
che con carità ed abnegazione sfidando pericoli e disagi mostrarono al mondo intero come si deve col sacrificio
soccorrere la sventura; Nella Marina di Reggio Calabria, il Re solleva e conforta un bimbo mentre alcune madri
inginocchiate chiedono aiuto. Cart. in franchigia: La Regina Elena a Messina china ad assistere una ragazza, dis.
Beltrame; Le visite dei sovrani nei paesi del terremoto. Alcune di queste ill. sono apocrife, infatti la regina assistette
i feriti a bordo ed organizzò autorevolmente i soccorsi, ma ebbe l'assoluto divieto da parte del re di scendere a terra
poiché con le scosse continuavano i crolli. Med.: r) Sicilia e Calabria 1908, v) Alla Regina Elena eroina di carità
gli Italiani al Perù nel dì sacro alla Patria XX sett.1909 Lima; r) Vittorio Emanuele III, v) Terremoto 28 dic. in
Calabria e in Sicilia; r) Vittorio Emanuele III, v) Med. commem. terremoto Calabro–Siculo 28 dic. 1908; Messina
nel 1960 ossia in epoca repubblicana, grazie alla sezione messinese delle Guardie d'Onore del Pantheon, le
dedicherà un monumento e nel 2014 la mostra «Elena Regina di Bontà», Dino DINI, L'Angelo di Carità. La Regina
Elena a Messina.
556 Ill. del 1909: La nuova Messina. Villaggio Regina Elena. Le piazze. I bambini delle scuole maschili, case con
chiesa.
557 Giuseppe BRANZA, I bimbi reali. Idillio dedicato a Elena di Savoia Regina d'Italia nel giorno VIII genn. MCMIX,
epigrafe dell'ode Nazionale (dello stesso), Roma, 1909; La targa di tutti i circoli mil. italiani sulla tomba di
Vittorio Emanuele al Pantheon, fot. Abéniacar.
558 Benedetto CIRMENI, Non della Triplice, ma della questione d'Oriente si è parlato a Brindisi, «La Stampa», 14
mag. 1909; Luciana FRASSATI, Un uomo, un giornale, Alfredo Frassati, I, p. 351; Re Edoardo e il Re d'Italia si
recano a Camaldoli in automobile, dis. G. Melillo.
147
Il 28 maggio Giolitti accusava gli anticlericali di faziosità nel creare divisioni all'interno dei liberali,
cosicché il 13 giugno riusciva a far passare il voto sulle nuove spese militari, con l'opposizione di
soli 49 deputati.
A Vercelli il 30 maggio veniva inaugurato il Monumento a Carlo Alberto, una stele con in basso
delle grandi belle figure in altorilievo, opera di Guido Bianconi.559
Il 24 giugno, provenienti da San Martino e Solferino, Vittorio Emanuele III e la regina Elena
giunsero a Venezia, accolti con entusiasmo: poco dopo le 15 a palazzo Ducale, poi al corteggio di
gondole. Il 25 il re, uscito assai presto, con il gen. Brusati e l'ammir. Garelli, fece un giro in laguna
ed al Lido, poi verso le 8 arrivò all'Esposizione Artistica con la regina, ricevuti dal sindaco Grimani
e da Fradeletto, rivolgendo poi alcune amabilissime parole agli artisti loro presentati, tanto che ella
arrivò a confidare a Ciardi: «Come amerei anch'io continuare a dipingere, ma mi manca il tempo.
Eppure, mi creda, io sono in piedi sempre di buon mattino». Il pomeriggio tornarono a rivederla e
di nuovo la domenica 26, dopo aver visitato monumenti ed istituti di carità, poi alle 16,30 partirono
per Roma, dove il re decorò la bandiera degli allievi carabinieri, per l'eroismo che l'Arma dimostrò
a Pastrengo.560
L'Austria l'anno prima si era annessa la Bosnia e l'Erzegovina, suscitando le proteste della Serbia
appoggiata dalla Russia, ma anche da parte italiana, perciò il 20 ottobre von Aehrenthal comunicava
a Tittoni la disponibilità ad un accordo per consultarsi sulle questioni balcaniche, garantendo
all'Italia eventuali compensi. Però erano in corso delle intese con la Russia, infatti il 24 venne
firmato il Trattato di Racconigi sul principio di nazionalità, per ostacolare l'espansione austriaca nei
Balcani e si sarebbe lasciato fare all'Italia sulla quarta sponda. 561 La «Domenica del Corriere»
riportò in copertina una tavola a colori di Beltrame, Arrivo dell'Imperatore Nicola II di Russia nel
castello di Racconigi: il baciamano alla Regina Elena, poi lo zar venne fotografato nel cortile, in
primo piano, seduti, Vittorio Emanuele III con gran cappello a larghe tese in mano, Nicola II e la
regina, dietro, Giolitti e molti altri. Come retroscena, Nicola II venne in Italia accompagnato da
Aleksandr Petrivič Izvolskij, suo min. negli Esteri, rifiutando di recarsi a Roma, con la scusa che
anni prima dovette rinunciarvi per timore dei tumulti, allora il re, forse secondo il famoso detto, «se
Maometto non va alla montagna è la montagna che va a Maometto», invitò il sindaco della capitale,
Ernesto Nathan, per poter dire che la città era a Racconigi. Tittoni e Izvolskij firmarono anche un
codicillo, dovevano conoscerlo solamente gli interessati, il re e Giolitti, invece era il segreto di
Pulcinella, lo sapeva persino chi non avrebbe dovuto, ossia Francesco Giuseppe!
Il 2 dicembre, per un inciampo sul disegno di legge riguardante la riforma tributaria, Giolitti si
dimise ed il re affidò l'incarico di formare un nuovo governo a Sidney Sonnino, che si insediò l'11
dicembre, con prevalenza di esponenti di centro e di destra, ma durerà solo sino al 31 marzo 1910.
Il 14 Francesco Guicciardini, nuovo ministro degli Esteri, firmava l'accordo segreto, sul genere di
quello russo, trovato appena pronto, con il collega austriaco, sulle questioni balcaniche.
559 Ill., Il monum. a Carlo Alberto in Vercelli, inaugurato dom. 30 mag.
560 «La Domenica del Corriere» 27 giu. 1909, Il re appende alla bandiera degli allievi carab., a Roma, la med. al v.m.
per l'eroismo dell'Arma a Pastrengo, dis. Beltrame.
561 Bartolo GARIGLIO, Un viaggio, un'Epoca: La visita dello zar Nicola II a Racconigi: 23-25 ott. 1909, «Atti del
Convegno naz., Racconigi 22-23 ott. 1999», Soc. per gli Studi Stor., Archeolog. ed Artistici della Prov. di Cuneo,
2002; «La Domenica del Corriere» 31 ott. 1909.
148
Il 28 Paolo Orlando si recava in udienza dal re, il quale seguiva attentamente il programma “Pro
Roma Marittima”, tanto che il 20 maggio già lo aveva ricevuto per parlare insieme del tracciato
della ferrovia di Ostia e dei lavori nell'area archeologica.562
Anche quest'anno sono state coniate diverse medaglie con l'effige del re: per l'Esposizione
Internazionale di Roma (ed anche una placca), del Lavoro e dell'Industria di Roma, del Risveglio
Industriale e Commerciale di Milano, Nazionale d'Igiene di Brescia di Agosto–Ottobre (sotto gli
auspici del Ministero dell'Interno, Direzione Generale della Sanità Pubblica), e della Cooperativa
Luzzatti di Roma; un'altra con accanto al suo volto quello di Carlo Emanuele per i 250 anni dei
Granatieri di Sardegna, del 18 aprile.
Nel marzo 1910 era iniziata la discussione sul disegno di legge del min. Giovanni Bettòlo, relativo
alle convenzioni marittime ma, poiché quasi tutti si erano dimostrati contrari, Sonnino, per evitare
che un voto pregiudicasse la questione, nella seduta del 21 alla Camera annunziava che il governo
aveva rassegnato le dimissioni. Allora il re aveva incaricato dapprima Giuseppe Marcora e, dopo un
suo rifiuto, Luigi Luzzatti il quale, avendo avuto l'appoggio dei radicali, sarebbe rimasto in carica
per un anno, ossia sino al 30 marzo 1911.563
In maggio il re e la regina si recarono in via Nazionale all'inaugurazione dell'Esposizione di Belle
Arti di Roma.564
Il 7 giugno un forte terremoto interessò l'Irpinia e la Basilicata, con epicentro a Calitri, dove
Vittorio Emanuele III ed Elena si recarono con Ettore Sacchi, min. dei Lavori Pubblici, a confortare
gli attendati.565 Proseguirono per Messina per visitare il villaggio “Regina Elena”.
Il re nella seconda decade di giugno si recava a Ferrara dove, con l'on. Pietro Niccolini, visitava
l'Esposizione delle Bonifiche;566 verso la fine del mese il re si recò a prender cognizione dei lavori in
corso alle Terme di Diocleziano e la mattina del 1° luglio di quelli per l'Esposizione a Vigna
Cartoni, anche per tacitare le voci dei ritardi.567
Il 29 luglio Vittorio Emanuele III a Monza presenziava all'inaugurazione della cappella espiatoria in
onore di suo padre, in pietra di Oggiono, a forma di croce in alabastro, progettata e realizzata prima
da Giuseppe Sacconi e poi da Guido Cirilli, alta 12 metri, illuminantesi all'interno, con la «Pietà» di
Ludovico Pogliaghi nella parte inferiore.568
562 ORLANDO, pp. 40 e 55.
563 BARTOLOTTA, p. 120.
564 Ill.: I sovrani si recano a inaugurare l'Esposiz. di Belle Arti a Roma, in via Nazionale; I sovrani arrivano in
Campidoglio, in carrozza; med.: r) tutte Vittorio Emanuele III, v) : Esposiz. Internaz. delle Industrie e delle Produz.
Genova 1910; Regio Yacht Club (Ministero della Marina); Esposiz. Internaz. Napoli 1910; r) R.N. Italia. Scuola dei
Torpedinieri. 1910, v) Capo Torpediniere Vittorio Emanuele di Savoia 1878; cart. con Inno dedicato alla Regina
Elena, C. CALERI, Cuor di Regina, 1910.
565 «L'Illustrazione Italiana» 12 giu. 1910, I pietosi pellegrinaggi della Regina Elena. La regina Elena è partita per i
paesi colpiti dal terremoto. «Questa bella fotografia la mostra mentre nella sua recente visita al Civico Ospedale di
Reggio Calabria, ella sale in automobile, sorridendo alla folla plaudente che la saluta»; del 19, Il terremoto in
Basilicata. I sovrani col min. Sacchi visitano gli attendati di Calitri, dis. Amato; «La Domenica del Corriere» 12
giu. 1910, I sovrani in visita al villaggio “Regina Elena” a Messina: l'omaggio floreale dei bambini alla Regina ,
dis. Beltrame.
566 Ill., S.M. il Re visita l'Esposiz. di Ferrara accompagnato dall'on. Niccolini.
567 «Roma. Rassegna Italiana dell'Esposiz. del 1911, Ufficiale per gli Atti del Comitato Esecutivo», art., Le visite del
re, ill. a) e b) Il re a Vigna Cartoni, fot. Angerosa, fasc. 2, p. 6,
568 «La Domenica del Corriere» 31 lugl. 1910, Nel X annivers. della morte di Re Umberto: inauguraz. della Cappella
Espiatoria a Monza, nel luogo ove avvenne il regicidio, dis. Beltrame; Cart. Ufficiale del Comitato, gentilm.
stampata dalle Officine Ricordi Milano, timbro verde: «Regie Poste Italiane. Primo Pellegrinaggio Naz. alla
149
I sovrani il 20 agosto erano a Castellammare di Stabia al varo della corazzata “Dante Alighieri”.569
Il 28 Vittorio Emanuele III, con Elena e con la famiglia di lei, sono stati ritratti in una fotografia,
scattata da Kel Bebi in Montenegro, per l'incoronazione di Nicola I, il quale passava in rassegna una
rivista militare in onore dei sovrani d'Italia e del re di Bulgaria.570
Al ritorno a Roma, un giorno il re si fece portare, in automobile, in visita privata, a Vigna di Valle,
sul Lago di Bracciano, a vedere i lavori per il dirigibile “N 1 bis” e relativo hangar.571
Nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre un'alluvione distrusse la cittadina di Cetara, con la morte di 111
persone: il re si recò sul posto dove il piroscafo “Tirreno” sbarcò delle compagnie del 63°
Fanteria.572
Finalmente, in un attimo di intimità familiare, i sovrani hanno portato i figli al giardino zoologico.573
Il 6 dicembre, fatta fermare l'auto di fronte al ponte di ferro, alle 8,30 i sovrani si recarono, con il
gen. Brusati, l'ammir. Garelli ed il magg. Camicia, a Castel Sant'Angelo, accolti dal conte Enrico di
San Martino, dal col. Mariano Borgatti, dall'ing. Croari e dall'avv. Fanelli, per visitare
l'impostazione della Mostra Retroattiva (celle del frate, dell'alchimista) mentre la piazza era ridotta
a giardino, salirono quindi all'antica armeria, dove sarebbero state allestite la mostra cosmatesca e
del costume romano.574
L'11 il re ricevette a Roma il sen. Tomaso Villa, presidente del Comitato Esecutivo dell'Esposizione
di Torino, il sen. Secondo Frola, presidente del Comitato Centrale, ed il sindaco sen. Teofilo Rossi,
venuti per fissare la data dell'inaugurazione nella città subalpina, dopo di che loro si recarono dal
presidente del consiglio Luzzatti per riferigli. Infatti delle grandi celebrazioni si sarebbero svolte,
per accontentare tutti, anche in quelle città che erano tate le due prime capitali del Regno d'Italia,
ossia Torino e Firenze.575
Il 25 gennaio 1911 Vittorio Emanuele III poneva la prima pietra della Centrale Elettrica fuori Porta
San Paolo, alla presenza di ministri ed assessori, parlarono l'assessore anziano Tonelli ed il prof.
Montemartini, mentre il sindaco Nathan, assente perché malato, aveva dettato la pergamena.576
Cappella Espiatoria, 29 Lugl. 1914».
569 «La Domenica del Corriere» 28 ag. 1910, Il varo, alla presenza dei sovrani, della grande corazz. “Dante
Alighieri” dal cantiere di Castellammare di Stabia, dis. Beltrame.
570 Fot. erroneam. indicata del 1902, BERTOLDI, «Fototeca Stor. Naz.»; altra in una mostra nella biblioteca comunale
dell'Archiginnasio di Bologna, del «Fondo Antonio Baldacci», b. 128, gruppo 85, n. 1.426; altra a colori, altrove.
Ill.: Cettigne. La regina Elena con re Nicola, scendono le scale a braccetto; Nel nuovo Regno del Montenegro: a)
L'incontro della regina Elena col padre Re Nicola, b) Il re d'Italia con re Nicola a Cettigne, c) L'arrivo del p.pe
Alessandro dalla Serbia; d) la nuova artigl. del Montenegro; La rivista in onore dei sovrani d'Italia e del re di
Bulgaria, Danilo p.pe ereditario di Bulgaria, Re Vittorio, Re di Bulgaria; «La Domenica del Corriere» 4 sett. 1910,
I sovrani d'Italia nel Montenegro: la Regina Elena visita gli ammalati all'ospedale di Cettigne, dis. Beltrame.
571 Angela CARLINO BANDINELLI, Parlando di Bracciano, Roma, 1989, p. 174, “S.M. visita il cantiere di Vigna di
Valle”, da «L'Illustrazione Italiana»; MONDINI, p. 51, ill. p. 55.
572 «La Domenica del Corriere» 6 nov. 1910, Dolori e lutti dell'Italia merid., il Re visita le rovine di Cetara, nel golfo
di Salerno, distrutta da un nubifragio, dis. Beltrame.
573 «La Domenica del Corriere» 4 dic. 1910, I sovrani fanno visitare ai figli il nuovo giardino zoologico di Roma,
davanti alle rocce degli orsi bianchi, dis. Beltrame.
574 Guido TREVES, Le esposiz. del 1911. Torino. Roma. Firenze. Rassegna illustrata delle mostre indette nelle tre
capitali per solennizz. il cinquanten. del regno d'Italia, compil. a cura di, Milano, F.lli Treves, 1911, p. 22.
575 Infatti, Il 29 aprile 1911 il re inaugurerà l'Esposizione di Torino, TREVES, p. 22.
150
Il 13 febbraio, ricorrendo il cinquantenario della resa di Gaeta, il re si è recato ad inaugurare il
Museo del Genio a Castel Sant'Angelo.577
La dama di corte Giulia Tasca di Cutò, 578 confidente di Elena, infedele al tiepido marito Trigona di
Sant'Elia, era diventata amante di un bell'imbusto, il bar. ten. di cavalleria Vincenzo Paternò del
Cugno, indebitatissimo sino al collo, il quale non faceva che spillarle denaro; lei, disperata, su
consiglio anche della regina, aveva deciso di troncare la relazione e lui le troncò la vita, in una
camera del «Rebecchino», e poi si sparò, ma non morì. Ella aveva 35 anni e fu trovata assassinata
con tre ferite alla carotide la mattina del 3 marzo 1911 dalla cameriera che aveva sentito quel
trambusto.579 Lo scandalo fu enorme, anche perché la corte se ne trovava coinvolta e sconvolta,
tanto più che lui aveva delle sue lettere molto confidenziali, che lei aveva cercato invano di riavere.
La polizia riuscì a sequestrarle prima che altri vi arrivasse o, secondo altra versione, da uno che le
aveva appena arraffate, il pacchetto seguì quindi il suo iter, venne rimesso a Giolitti il quale lo
consegnò al re, che lo archiviò come fatti da gineceo.
L'11 marzo la commissione voleva frenare la riforma elettorale mentre il 18 Bissolati e Luigi Fera
alla Camera volevano accelerarla. Domenico Pozzi proponeva un ordine del giorno, ma il gruppo
radicale, che aveva accettato la partecipazione al governo di Ettore Sacchi (Lavori Pubblici) e Luigi
Credaro (Istruzione) previo assenso di Luzzatti su questa legge, votava contro, perciò i due ministri
si dimettevano ed il governo faceva lo stesso. Il 30 marzo si reinsediava per la quarta volta Giolitti,
che governerà sino al 21 marzo 1914, riconfermando però anche loro due. Poi Francesco Saverio
Nitti, all'Agricoltura, il 3 giugno, proporrà la nascita dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni.
Il 23 Bissolati era il primo deputato socialista a “bussare” al Quirinale, per esser ricevuto dal re,
dando occasione di polemiche ai colleghi di partito, che nel luglio 1912 arriveranno all'espulsione
degli esponenti delle destra riformista.
Occorrendo stringere i tempi, in vista del cinquantenario della proclamazione dell'Unità d'Italia, i
lavori per il monumento a Vittorio Emanuele II erano a buon punto. 580 Intanto il 27 marzo i sovrani
si recavano in Campidoglio581 dove nell'aula senatoriale, in solenne seduta reale, Vittorio Emanuele
III teneva il discorso ufficiale del Cinquantenario, seguivano quelli dei Presidenti del Senato,
576 Antonio David FIORE, La centrale termoelettrica Montemartini; ill.: Il re pone la prima pietra della centrale
elettrica in Roma.
577 TREVES, p. 52.
578 Giuseppe TOMMASI di LAMPEDUSA, I ricordi, a cura di Nicoletta POLO, 2015, accenna di sfuggita a questa
sorella di sua madre Beatrice, il cui cognome esatto era Mastrogiovanni Tasca di Cutò, mentre l'altra sorella
Nicoletta era morta nel terremoto di Messina; Anna Maria RUTA, Giovanni Boldini a Palermo, in «Salvare
Palermo», schizzo del 1901.
579 Roma, Museo Criminologico, sez. Delitti passionali, Caso Trigona–Paternò, scheda con alcune inesattezze.
580 Ill.,1910: Il portico del monum. a Vittorio Emanuele quasi ultimato; L'impalcatura per la statua equestre del re;
1911, I lavori per l'inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele II; «La Tribuna Illustrata», La colossale statua di
Vittorio Emanuele dello scult. Chiaradia nel Monum. dell'Unità d'Italia, tav. a col. di E. Abbo. Già il 25 apr. 1909
il cavallo colossale, nel cui ventre banchettarono trenta persone, era pronto.
581 I Sovrani si recano alla solenne seduta in Campidoglio, 27 mar., dis. Aldo Molinari; a) I sovrani arrivano in
Campidoglio, b) La seduta reale del 27 mar., fot. Molinari; TREVES, Il discorso del re in Campidoglio, hanno
inviato telegr. Guglielmo II e Francesco Giuseppe, p. 96, Le feste per il cinquanten. a Roma e l'inauguraz. delle
mostre a Valle Giulia e in Castel Sant'Angelo, un colpo di cannone alla mezzanotte del 27 e poi la mattina, tricolori
dappertutto, cravatte, bandierine sui trolley dei tram, alle finestre, ai palazzi, alle ambasciate, ed i sovrani si
recarono a Vigna Cartoni, pp. 82-83; Le feste per il cinquanten. del Regno d'Italia, 27 mar. 1911. S.M. legge il
discorso in Campidoglio, dis. Aldo Molinari. Med. per il 50° della Proclamaz. del Regno d'Italia: Vittorio
Emanuele II e Vittorio Emanuele III MDCCCLXI – MCMXI. r) «Vittorio Emanuele II Vittorio Emanuele III. Il
Regno d'Italia sogno di Martiri. Per volere di popoli per lealtà di re in Torino proclamato con Roma capitale nelle
feste di progresso e di pace. Nel primo cinquanten. celebra», v) «Secol si rinnova torna giustizia e primo tempo
umano e progenie discende dal ciel nuova» dal Purg., XXII, 70-72, attingendo a Virgilio.
151
Giuseppe Manfredi, della Camera, Giuseppe Marcora, e quindi del sindaco Ernesto Nathan; nel
pomeriggio si recavano a Villa Giulia per l'inaugurazione dell'Esposizione di Belle Arti. Il 28 si
recavano a Castel Sant'Angelo all'Esposizione di Arte Retrospettiva e Storica, accolti dal col.
Borgatti, poi nel pomeriggio a Valle Giulia ad inaugurare i padiglioni di Belle Arti di Ungheria e di
Gran Bretagna. Essendosi tenuto in Campidoglio il Congresso dei Sindaci e Segretari generali dei
comuni capoluoghi di provincia, la sera il re ha loro offerto un banchetto di gala; il 31 pomeriggio a
Vigna Cartoni inaugurava i padiglioni di Belle Arti di Olanda, Danimarca, Norvegia e Svizzera; il 2
aprile a Castel Sant'Angelo il Congresso Artistico Internazionale, poi nel pomeriggio il padiglione
Tedesco; il 4 a Vigna Cartoni i padiglioni Austriaco e Danese.
Giornate intense e suggestive, riunione imponente, anche se, secondo il diario di Paolo Orlando, «In
tutte le cerimonie e i festeggiamenti della giornata è mancata però la vivida e lucente fiamma del
patriottismo che speravo; è mancato il palpito del cuore italiano della bella epoca del romanticismo.
E' stata una grande cerimonia ufficiale».582
Il 5 aprile, accolti solennemente, arrivavano a Roma il principe ereditario Guglielmo di Prussia con
la venticinquenne moglie principessa Cecilia di Meclemburgo-Schwerin, i quali il 6, di ritorno da
villa Falconieri di Frascati, di proprietà di Guglielmo II, hanno fatto colazione da Margherita, poi
hanno visitato l'Esposizione583 e la sera c'è stato un gran banchetto in loro onore al Quirinale, con il
consueto scambio di brindisi, quindi il 7 il re ed il kronprinz nelle ore antimeridiane sono stati a
visitare le principali caserme, infine l'8 mattina i principi ospiti hanno inaugurato con i sovrani la
Mostra Archeologica alle Terme di Diocleziano, dopo di che loro alle 12,40 sono partiti ed re è
andato ad inaugurare a Vigna Cartoni il padiglione del Belgio.584
Il 7 Sonnino, che con la destra di Salandra avrebbe votato contro il programma di Giolitti, pur non
dichiarandosi contrario ai contenuti, lo era sulla scelta di fondarsi sull'appoggio della sinistra
estrema. A giustificazione del desiderio di coinvolgere Bissolati, il giorno seguente Giolitti coniava
la famosa frase che Carlo Marx fosse stato mandato in soffitta, ottenendo 340 voti favorevoli, 88
contrari e 9 astensioni.
Il 13 i sovrani di Svezia, Gustavo V e Vittoria di Baden, erano ospiti del re d'Italia. Andavano anche
a visitare gli scavi archeologici di Ostia. 585 Il 20 arrivò il principe duca di Connaught, latore di una
lettera scritta da Giorgio V al re. Il 21 ci fu l'inaugurazione della Mostra Etnografica in piazza
d'Armi e la sera il brindisi al Quirinale.586 Il 21 il corteo reale percorse a piedi il Foro costruito per
l'occasione per recarsi solennemente ad aprire la Mostra delle Regioni.587 Il 24 il re si recò alla
Mostra Fotografica ed al Congresso Fotografico. Essendo giunta una missione francese
straordinaria (formata dai gen. Michel ed Espinasse, con i col. Jullian e Savatier) recante un
messaggio del Presidente della Repubblica, la sera ci fu un altro brindisi al Quirinale ed il giorno
dopo il “garden party” dalla regina Margherita.588 Il 25 tornavano a Roma il re e la regina di Svezia,
582 ORLANDO, p. 89.
583 Ill., Il re coll'ambasc. di Germania Jagow all'inauguraz. del padigl. tedesco a Valle Giulia, dietro a loro, il p.pe di
Bulow.
584 TREVES, pp. 96 e 112.
585 Ill.: Gustavo V re di Svezia ospite al Quirinale del re d'Italia in Roma il 13 apr.; La visita del re agli scavi di Ostia,
Vittorio Emanuele III con la macch. fotografica.
586 TREVES, Il corteo reale entra nel salone delle feste, fot. Molinari, pp. 117 e 112, I sovrani inaugurano la mostra
etnografica in p.za d'Armi a Roma, 21 apr., dis. Molinari, pp. 120-21.
587 «La Domenica del Corriere» 30 apr. 1911, Solenne inauguraz. della Mostra regionale a Roma, il 21 corr.: il corteo
reale nel Foro delle regioni, dis. Beltrame.
588 Anche Elena si dilettava di fot., LL.AA.RR. il p.pe Umberto di Savoia e la p.ssa Maria Pia di Savoia, fot. eseguita
da S.M. la Regina e concessa a scopo di benefic.; TREVES, S.M. il re si reca all'inauguraz. del Congresso
Fotografico a Castel Sant'Angelo, fot. Fontana, p. 116. Roma. L'inauguraz. del padigl. francese di Belle Arti. I
152
ospiti al Quirinale, perciò il 26 c'era il banchetto di gala con ennesimo scambio di brindisi ed il 27
ripartivano.589
Il 29 mattina Vittorio Emanuele III con Elena arrivavano con il treno reale a Torino, accolti solo dal
sindaco sen. Rossi (onde far prima nei convenevoli), per recarsi all'inaugurazione dell'Esposizione
Internazionale dell'Industria e del Lavoro: nel salone, in cui c'erano già molti membri della famiglia
reale e moltissime personalità, hanno parlato Nitti, Nathan il quale ha portato i saluti di Roma,
quindi Villa.590 Il 30 le fanfare hanno salutato i sovrani che sono andati a visitare il palazzo delle
Poste e ad inaugurare la 70ª Esposizione di Belle Arti. Nel pomeriggio al grande “Stadium” hanno
assistito alle esibizioni di 6.000 fanciulli. 591 Il 1° maggio mattina il re si recava a visitare il nuovo
palazzo della Scuola di Guerra, poi alla Mostra Eritrea dove passava in rivista gli ascari, quindi a
quelle degli Italiani all'Estero e della Società Geografica Italiana, alle gallerie del Ministero della
Guerra (con la Croce Rossa), delle Ferrovie e della Marina; fatta colazione, dopo varie
incombenze, alle 15,15 andava con la regina ad inaugurare i padiglioni Ungherese, della Città di
Parigi, accolti dall'ambasc. Barrère, e della Germania, infine all'inaugurazione solenne di quello
della Regia Marina Italiana, con i modelli di tutta la flotta. Alle 18 rientravano a palazzo reale, però
dalle 22 alle 23,10 intervenivano al Circolo degli Artisti e poi via di corsa alla stazione, per arrivare
a Roma il 2 alle 15,30 con il treno reale.592
Il 4 il re si recò in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi all'inaugurazione del Congresso
Internazionale della Stampa. Il 6 con la regina ed anche le principessine Iolanda e Mafalda ed il
principino Umberto si recava a Valle Giulia per visitare le mostre artistiche Giapponese e Cinese,
quindi Elena a Castel Sant'Angelo all'inaugurazione dell'Esposizione della Vita degli Stranieri a
Roma, quindi “garden party” nei giardini del Quirinale con 4.800 invitati per onorare i congressisti
della Stampa, ma a mezzanotte i sovrani si sono ritirati poiché la mattina dopo si sono recati a
Firenze dove sono arrivati alle 9,30.593
Il 7 entrambi andavano, malgrado una pioggia dispettosa, oltre il Mugnone ad inaugurare
l'Esposizione Internazionale di Fiori e di Frutti, poi alle 14 all'Istituto Fitoterapico del prof.
Pelizzari, subito dopo il re alla Biblioteca Laurenziana e la regina all'Ospedaletto Pediatrico Mayer,
poi insieme alle corse al galoppo alle Cascine, infine la sera al Politeama Nazionale. L'indomani,
dalle 9 alle 11 al secondo chiostro di Santa Croce per la posa della prima pietra della Biblioteca
Nazionale Centrale, per riconoscere alla città il ruolo di capitale della cultura, nel pomeriggio
visitavano il palazzo Davanzati, poi la Mostra Retrospettiva di Belle Arti, quindi il campo
d'aviazione e dalle 22,30 a mezzanotte intervenivano al gran ballo al Casino Borghese. Il 9, alle 10,
alla Mostra del Ritratto a Palazzo Vecchio, alle 13 la regina al Patronato delle Giovani Operaie, il
re agli Uffizi, la regina a tener circolo a Palazzo Pitti, offrendo il tè a moltissime dame, alle 18 alla
stazione sorvolata dal dirigibile “Ausonia” di Nico Piccoli e Celestino Usuelli, pranzo in treno ed
arrivo a Roma a mezzanotte.594
sovrani accompagnati dall'ambasc. Barrère dopo l'inauguraz., p. 109.
589 TREVES, La visita dei sovrani di Svezia a Roma, a) Le due regine (Elena e Vittoria in carrozza), b) I due sovrani,
fot. Fontana, pp. 126-27.
590 TREVES, La solenne inauguraz. dell'Esposiz. di Torino (29 Apr.), Il gruppo dei sovrani, dei p.pi, dei min. e dei
dignitari di Stato nel salone dei festeggiamenti, mentre parla il sen. Villa, p. 113; La grande cerim. inaugurale
dell'Esposiz. di Torino nel salone dei festeggiam., fot. G. Ubertalli F. Morsolin, pp. 120-21.
591 TREVES, Torino. Lo “Stadium” e i grandi padigl. delle Nazioni. La imponente cerim. inaugur. dello “Stadium”.
La cantata di seimila fanciulli in presenza dei sovrani, pp.136-37.
592 TREVES, Torino. L'inauguraz. del Padiglione della Città di Parigi. L'ambasc. di Francia sig. Barrère riceve i
sovrani all'ingresso del padigl., fot. Chasseau Flaviéns, pp. 129, 142.
593 TREVES, a) L'uscita dei Sovrani e dell'Ambasc. Giapponese dopo l'inauguraz., b) S.M. la Regina e l'Ambasc.
Giapponese, fot. Abéniacar, p. 132.
594 TREVES, p. 144.
153
Il 12 arrivavano a Roma, inviati dallo zar, il granduca Boris e la granduchessa Maria Pavlovna
Vladimir, ospitati al Quirinale ed il 13 a Valle Giulia, presenti i sovrani, veniva inaugurato il
padiglione di Belle Arti della Russia e quindi il 14, presenti loro, con il re e la regina, si è tenuta la
prima seduta dell'Assemblea Generale dell'Istituto Internazionale di Agricoltura, quindi al
Quirinale banchetto di gala e scambio di brindisi; il 15 a palazzo Margherita “garden party”, con
esecuzione della società corale viennese in loro onore, che la sera son partiti per recarsi a Firenze e
poi a Torino.595 Alla Mostra Etnografica a piazza d'Armi i sovrani il 12 hanno inaugurato anche i
padiglioni Veneto, Emiliano e Lombardo.596
Il 15 arrivava a Genova Primo de Rivera con una missione militare spagnola, recante al re le
insegne e l'uniforme di colonnello del reggimento “Saboya”, perciò il 17 al Quirinale veniva dato
un ricevimento in loro onore, con scambi di brindisi.
Il 18 Margherita arrivava a Firenze, per visitare le varie esposizioni. Il 20 a Fiesole assisteva alla
rappresentazione dell'Edipo Re di Sofocle. Il medesimo giorno il re riceveva al Quirinale un'altra
missione, guidata dal bar. Sartema van Grovestins, recante gli auguri della regina Guglielmina e del
popolo olandese. Il 22 la regina con i principini tornava all'Esposizione e scendevano in barca. Il 25
l'ambasciatore del Giappone, in un'udienza speciale, presentava al re una lettera dell'imperatore
Mutsu-Yto. Il 26 i sovrani, con Corrado Ricci, salivano sulla Torre delle Milizie e visitavano poi la
parte orientale di Roma Antica. Il 27 a Valle Giulia inauguravano il padiglione della Spagna ed il
salone della Grecia. Il 28 mattina il re inaugurava il gran campo di tiro ed il pomeriggio partiva, con
la regina, per Catania.597
Il 29 maggio il re e la regina giungevano a bordo del “Trinacria” a Catania, accolti dal sindaco
Pizzarelli, del blocco socialista radicale; il principe Manganelli aveva messo a loro disposizione la
carrozza con la quale si recavano al palazzo degli elefanti, ove era allestito un rinfresco nel “salotto
rosso”; il 30 mattina andavano ad inaugurare il monumento equestre ad Umberto I, opera di Mario
Rutelli, facendo il giro intorno ad esso, con Giolitti, altri ministri e parlamentari; il pomeriggio
intervenivano all'inaugurazione dell'Ospizio Ospedale dei Ciechi Ardizzone-Gioeni, presente il card.
arciv. Giuseppe Francica Nava, poi visitavano tutto l'edificio, congratulandosi con l'arch. Francesco
Fichera, il quale lo aveva portato a termine dopo la morte di suo padre Filadelfo; quindi
intervenivano ad un tè d'onore nel palazzo del march. Antonino di San Giuliano, ministro degli
Esteri, infine la sera offrivano sullo yacht regale un pranzo di gala di 48 coperti.598
Il 1° giugno arrivava da Napoli, col suo seguito, la regina Maria Pia. Il 4, in occasione
dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, alla presenza del re, della
regina, della famiglia reale (compresa la regina Maria Pia), di Giolitti e di circa 6.800 sindaci,
provenienti da tutte le parti d'Italia, e tantissime bandiere, è stato inaugurato il monumento a
Vittorio Emanuele II, detto già «Altare della Patria» o «Vittoriano».599 Sacconi, che lo aveva
595 TREVES, I sovrani con i granduchi visitano il padigl. russo, a Vigna Cartoni, dis. Molinari; Il corteo reale, col re
e la granduch.ª Paulowna, il granduca Boris e la regina, inaugurano il padigl. russo, fot. Molinari, pp. 145-46 e
159.
596 TREVES, Roma. Mostra Etnografica in piazza d'Armi. I padigl. delle regioni aperti al pubbl., a) I sovrani
inaugurano il padigl. Veneto, b) Emiliano, c) I sovrani si recano dd inaugur. il padigl. Lombardo, pp.154-55.
597 TREVES, pp. 159, 175 e 192.
598 Giuseppe COSTANZO, “U re a cavallo” monum. a Umberto I di Savoia; «La Tribuna Illustrata», L'inauguraz. del
monum. a Umberto I, a Catania. TREVES, p. 192.
599 Pasquale DE LUCA, «La Primavera della Patria». Il giubileo d'Italia e le esposiz. del 1911. Ediz. speciale della
«Patria degli Italiani», distrib. principalm. in Argentina; TREVES, L'inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele
II, pp. 199 e 206; Sandra PUCCINI, L'itala gente dalle molte vite: Lamberto Loria e la mostra di etnografia
italiana del 1911, Roma, 2005, p. 157. Già nel 1906 erano state pubbl. delle ill., tra cui una con l'immensa spada,
154
progettato (ma alla sua morte è stato portato a termine da Gaetano Koch, Manfredi e Pio Piacentini),
si era ispirato ecletticamente tanto all'altare di Pergamo, in ricostruzione a Monaco, quanto al
tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina, ideandolo come un ampio foro sopraelevato, simbolo
dell'unità, affiancato alla Roma dei Cesari e dei Papi. Il materiale prescelto è stato il botticino,
marmo bianco poco soggetto all'inquinamento, già adottato dagli antichi romani per le costruzioni
più rappresentative.
Il 5 il re ha inaugurato il ponte Vittorio Emanuele II a Trastevere ed il 6 sera i sovrani hanno offerto
un “garden party” al Quirinale ai 6.800 sindaci. Quindi il 10 anche a Roma hanno inaugurato uno
“Stadium”, fuori di porta del Popolo, dove 9.000 alunni si sono esibiti in bellissime evoluzioni
ginniche.
Il 9 Giolitti presentava alla Camera il progetto di riforma elettorale (che sarebbe diventato legge il
30 giugno 1912).
L'11 in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, i sovrani presenziavano al Congresso degli
Italiani all'Estero, poi nel pomeriggio si recavano alle premiazioni delle gare di tiro a segno; il 15
alla Mostra dell'Agro Romano;600 il 17 inauguravano i padiglioni di Marche, Abruzzo e Molise,
Sardegna, Umbria e Sabina. Il 18 nei giardini del Quirinale “garden party” in onore dei membri del
congresso suddetto, di cui il 20 si teneva la chiusura con un elevato discorso di Guglielmo
Marconi.601
Il re in questo periodo era di ottimo umore, infatti una vignetta lo rappresentava a scherzare con un
vignaiolo di Palombara Sabina.602
Il 2 luglio arrivava a Roma Jussuf Izzedine, principe ereditario di Turchia, proveniente da Torino,
ricevuto ed ospitato dal re, insieme il 3 hanno visitato le quattro Esposizioni e la mattina dopo sono
andati al giardino zoologico. Il 5 il sovrano riceveva la Missione diplomatica messicana, con gli
auguri di buon successo, ma purtroppo nel medesimo giorno è accaduta la morte, nel castello di
Stupinigi, della regina zia, Maria Pia del Portogallo, sorella di Umberto I.603
Il 10 il re tornava all'Esposizione a Valle Giulia, intrattenendosi nei padiglioni Serbo, Francese ed
Ungherese. Il 13 da Racconigi la regina andava in automobile con i principini a Torino
La spadone del monum. a Vittorio Emanuele in Roma, fot. A. Minardi. Ill.: L'inauguraz. del Monum. a Vittorio
Emanuele II in Roma, a) Il corteo delle bandiere dell'Esercito e dell'Armata, b) Tutte le bandiere d'Italia schierate
attorno all'Altare della Patria, c) Piazza Venezia veduta dall'Altare della Patria. Nel 1910, «Roma. Rass. Italiana
dell'Esposiz. del 1911», fasc. 5, tav. infra pp. 12-13, Il monum. a Vittorio Emanuele la sera del 20 sett., dis.
Casimiro Jodi. TREVES, I lavori per il monum. a Vittorio Emanuele II in Roma, Gli operai montano la coloss.
statua equestre di bronzo del Grande Re, ideata da Chiaradia, compiuta dal Gallori, da inaugurarsi nel 1911, dis.
Molinari, p. 7; «L'Illustrazione Italiana», L'inauguraz. del monum. a Vittorio Emanuele in Roma, 4 giu., Il momento
solenne, scoprimento della statua equestre, fot. A. Molinari. «Il Corriere della Sera» 5 giu. 1911, L'apoteosi
dell'Unità d'Italia nella cerim. inaugurale del monum. a Vittorio Emanuele, sul Campidoglio, tutta la 1ª p.
600 TREVES, p. 206; ill., Roma, Inauguraz. dello “Stadium” Nazionale. Il sen. Lucchini pronunzia il discorso inaugur.
alla presenza dei sovrani, p. 212; art. Lo stadio di Roma inaugurato, pp. 210-11; art., La mostra dell'Agro Romano
inaugurata alla presenza dei sovrani, p. 212; Roma. Inauguraz. della Mostra delle Scuole per i Contadini dell'Agro
Romano, i sovrani, on. Luzzatti, fot. Tolentino, p. 212.
601 TREVES, p. 236; c'è stato anche, a Castel Sant'Angelo, un Congresso Naz. della Donna, Roma. Il Congresso
Femminista, schizzi di Biàdene, art., Giovanni BIADENE, Il Congr. femminista di Roma, pp. 255, 274-75.
602 «La Domenica del Corriere» 2 lugl. 1911, 4ª, Fra il re e un vignarolo di Palombara Sabina, “È lei, scusi, Sua
Maestà il Re d'Italia?”, dis. Beltrame,
603 Ill.: Funerale di Maria Pia. Il convoglio funebre esce dal castello di Stupinigi; Il carro funebre; TREVES, art., Coi
turchi a Roma e con gli alpinisti a Torino, p. 269, l'ex gran visir Hilmi Pascià ha continuato tuttavia a colloq. con
chi fosse desideroso di risolvere la quest. dell'Albania.
155
all'Esposizione. Il 14 il sovrano, a piazza d'Armi a Roma, inaugurava i padiglioni di Toscana,604
Liguria, Campania, Puglia e la sala Emiliana.
Il 28 il min. di San Giuliano, nel suo promemoria segreto al re ed a Giolitti, aveva ritenuto probabile
che l'Italia entro pochi mesi potesse essere costretta ad una spedizione militare in Tripolitania, per
ristabilire di riflesso gli equilibri nell'area balcanica ed adriatica, anche nei rapporti con l'Austria, la
quale avrebbe approfittato dell'indebolimento dell'impero ottomano, avendo il tacito appoggio della
Francia impegnata a far digerire alla Germania il suo dominio sul Marocco (occupazione di Fez il 2
maggio) e quello del Banco di Roma, che aveva favorito la penetrazione economica nel nord Africa.
Infine, in un colloquio privato tra ministro e presidente del consiglio, il 14 settembre sarebbe stata
decisa la spedizione.
In agosto Vittorio Emanuele III, con il principe ereditario tedesco, andava a caccia di stambecchi a
Valsavaranche, in Val d'Aosta.605
Il 3 settembre a Torino, nel salone delle feste dell'Esposizione, alla presenza del re, si è tenuta la
solenne commemorazione forense dei Giuristi del Risorgimento, oratore ufficiale era stato
designato Vittorio Scialoia.606 Il 5 i sovrani si recavano da Racconigi all'Esposizione, al Padiglione
delle Esperienze Elettriche.
Il 20, trattandosi di un anno di grandi celebrazioni, si tenne anche la commemorazione della presa di
Porta Pia: il re ha risposto, da Torino, al telegramma del sindaco di Roma. 607 Nella città sabauda
venivano inaugurati, alla presenza di Vittorio Emanuele III, i quattro grandi gruppi allegorici 608 del
ponte Umberto I ed il Congresso delle Rappresentanze Provinciali, poi il re ha lungamente visitato
la Galleria del Lavoro ed il 28 è intervenuto al Congresso della Navigazione Italiana, ascoltando il
discorso del min. Sacchi, poi il 3 i sovrani hanno visitato nuovamente l'Esposizione, ritenuta
estremamente importante sul piano tecnologico.
Il 26-27, con il consenso a distanza del re ancora fuori, scattava l'ultimatum alla Turchia, con la
richiesta di acconsentire all'occupazione italiana di Tripolitania e di Cirenaica. La Germania faceva
contemporanee pressioni su Roma e Costantinopoli, infatti il governo turco si era mostrato
favorevole ad un'intesa. Il 29 l'Italia dichiarava guerra alla Turchia, potendolo fare perché
consentito dall'art. 5 dello Statuto, senza approvazione del Parlamento, essendo esso in vacanza da
luglio e riaprirà i battenti solo il 22 febbraio 1912. Il 7 ottobre Giolitti definiva questa guerra una
fatalità storica.
Quest'anno, tra le varie medaglie in onore di Vittorio Emanuele III: quelle delle Esposizioni
Internazionali Riunite (Industria, Agricoltura, Invenzioni moderne), della Camera di Commercio ed
Arti, dell'Esposizione Internazionale di Fotografia di Roma; dell'Esposizione Internazionale,
dell'Esposizione Commerciale Internazionale di Torino; dell'Esposizione Industriale di Genova; del
25° anniversario della Società Militare di Susa; dell'Esposizione Internazionale d'Igiene Sociale
(1911–1912). Il re avrebbe dato la medaglia d'oro alla migliore monografia degli italiani all'estero,
si ripeterà il concorso, Margherita ha assegnato varie medaglie d'oro ad alcune scuole, d'argento
604 TREVES, p. 287; Roma. L'inauguraz. del padigl. Toscano all'Esposiz. Etnografica. Il re inaugura il padigl., fot.
Molinari, p. 291.
605 «La Domenica del Corriere» 13 ag. 1911, Cacce Reali in Val d'Aosta: il Re ed il Kronprinz tedesco uccidono degli
stambecchi presso Valsavaranche (Aosta), dis. Beltrame.
606 TREVES, art., La commemoraz. forense del Cinquanten. d'Italia; La seduta inaugur. nel salone delle feste alla
presenza del re, fot. Fornari, pp. 364 e 366 e 391.
607 TREVES, art., La solenne commemoraz. a Roma del XX Settembre, p. 382.
608 TREVES, art., I grandi gruppi decorativi del Ponte Umberto I a Torino, p. 398.
156
dorato ad una di Trieste, Elena una d'oro alla Scuola del Comizio Agrario di Milano e d'argento alla
scuola patronale Franchetti di Città di Castello.609
Dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912 ebbe luogo la guerra italo-turca, impropriamente detta di
Libia, la quale si concluderà con la conquista della Tripolitania e delle Cirenaica. La crisi di Agadir,
cagionata dall'invio di una cannoniera tedesca negli affari franco-marocchini, poiché la Germania
rivendicava un riconoscimento sul Congo, accelerò la decisione di Giolitti e contemporaneamente
l'«Entente cordiale» tra Francia e Gran Bretagna, che intervenne per appianare la questione. Questa
volta il governo fece sul serio, inviò un corpo d'armata speciale, comandato dal gen. Carlo Caneva,
ed armi moderne, tra cui la neonata aviazione, ma soprattutto la Marina. Tra i contrari ci fu
Mussolini.
Un regio decreto del 5 novembre 1911, convertito poi in legge, «poneva la Tripolitania e la
Cirenaica sotto la sovranità piena e intera del Regno d'Italia».610
Il dibattito sulla conversione in legge del decreto, svoltosi il 23 febbraio 1912, risultava piuttosto
vivace, dinanzi al nazionalismo della maggioranza si sgretolava il fronte dei socialisti riformisti:
Bissolati era stato favorevole, nel timore che le occupasse un'altra potenza, Turati invece assai
critico, veniva comunque approvata a grande maggioranza, a scrutinio segreto.
La regina Elena, a Napoli, in automobile scoperta, correva con i principini a visitare i feriti in
guerra.611
Il 14 marzo 1912 Vittorio Emanuele III subì un attentato, per mano di un minorenne, il muratore
Antonio D'Alba, nascostosi tra le colonne di palazzo Salviati, in via del Corso, a Roma, dove aveva
aspettato al varco la carrozza reale che portava i sovrani al Pantheon, essendo l'anniversario della
nascita di Umberto e di Vittorio Emanuele II, esplodendo tre colpi di pistola: il re ed Elena rimasero
illesi ma venne colpito alla testa il maggiore dei corazzieri, Giovanni Lang. Tornati al Quirinale, i
sovrani si affacciarono, anzi il re chiamò con loro anche un muratore che stava eseguendo dei lavori
in una sala, per testimoniare che non portava rancore al proletariato. Nell'ambito socialista, si creò
così una nuova frattura tra massimalisti e riformisti, infatti Ivanoe Bonomi, Leonida Bissolati ed
Angelo Cabrini andarono dal sovrano a testimoniargli solidarietà, ritrovandosi infatti monarchici,
radicali, repubblicani e socialisti intorno al re,612 suscitando l'ira di Benito Mussolini, ancora su
posizioni estreme, allora direttore della «Lotta di classe», il quale scriveva con scherno che
potessero recarsi al Quirinale, od in Vaticano, dove volessero, andassero insomma … a quel paese!
L'episodio ha dato occasione a Luigi Lodi di tratteggiare un ritratto del re, ritenendolo uomo
diverso, con austerità pensosa, rettilinea, disprezzo per la vanità ornamentale, senza senso di
esibizionismo, studioso, procedente per vie rigidamente logiche, non richiedente applausi, attaccato
alla sua famiglia, dedito alla cultura ed allo Stato.
In febbraio due incrociatori italiani ed uno ausiliario avevano aperto il fuoco contro due unità
turche, affondandole ed arrecando dei danni anche alla città di Beirut, provocando fortissima
irritazione in Francesco Giuseppe e soprattutto nel suo ministro degli esteri, il conte Leopold
609 TREVES, p. 422.
610 Med.: r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia; v) «Abbiamo decretato e decretiamo: la Tripolitania e la Cirenaica sono
poste sotto la sovranità piena ed intera del Regno d'Italia. Vittorio Emanuele. Decr. 5.XI.1911».
611 Ill., Pietà regale. La regina Elena con i p.pini si reca a visitare i feriti in guerra a Napoli.
612 «Viva Savoia!», numero unico gratis, Roma, mar. 1912, Affermaz. dinastica univers.; «La Domenica del Corriere»
24 mar. 1912, Attentato a colpi di rivoltella contro i sovrani diretti in vettura [carrozza] al Pantheon, a Roma,
nella mattina del 14 mar., dis. Beltrame.
157
Berchtold. Fortunatamente, a riequilibrare la situazione, il 25 marzo Vittorio Emanuele III incontrò
Guglielmo II a Venezia, il quale gli promise di ammorbidire la cancelleria austriaca a non
ostacolare le operazioni navali italiane nel Mar Egeo.613 Riassumiamo l'incontro:
Appena i ragazzi intonarono l'inno di Mameli «Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta», Guglielmo II e Vittorio
Emanuele III si affacciarono sorridenti a salutare, costretti dalle ovazioni a ripresentarsi, questa seconda volta
accompagnati dai p.pi. Alle 14 l'imperatore tornò a bordo del suo yacht, il re si recò all'Arsenale a visitare il
Museo, i sottomarini e la “Quarto” in allestimento. Poi i due sovrani sulle lance reali coi p.pi ed il loro seguito
fecero il giro delle isole e tornarono nel bacino di San Marco alle 18.
L'incontro di Vittorio Emanuele III con Guglielmo II a Venezia non è uno dei soliti, non erano accompagnati dai
rispettivi ministri, non vi era nulla di politico, o proprio per questo non c'erano? E che si sono detti a quattr'occhi
nelle due ore tra la colazione ed il pranzo? Che non abbiano parlato né della situazione internazionale, dipendente
dalla guerra dell'Italia contro l'Impero Ottomano per la Libia e della caparbietà della Turchia nel non voler
riconoscere i fatti compiuti ed irrevocabili? Si poté solo notare che i loro volti erano sereni, poi la frase
dell'imperatore in casa del conte Brandolin, di ammirazione per l'impressionante concordia degli italiani col loro
re, confermò che questo colloquio potesse essere interpretato come una garanzia.
Il re rimase a palazzo Reale un'ora, quindi si recò a bordo dello yacht per partecipare al pranzo dell'imperatore,
presenti gli stessi invitati che avevano partecipato alla colazione, servita nella sala da pranzo dell'“ Hohenzollern”
sopra coperta. Terminato verso le 22 fu seguito da circolo, molto animato. Verso le 23 il re, con due baci e due
abbracci ricambiati dall'imperatore prendeva congedo, poi così con i principi, quindi fra fuochi, luminarie generali
ed imbarcazioni festanti si dirigeva alla stazione dove, accolto dalla folla, si congedava dalle autorità ed a
mezzanotte ripartiva per Roma.
All'alba del 26 la macchina dell'“Hohenzollern” si metteva rumorosamente in moto, tra il fischio della sirena,
segnalante la partenza, in direzione di Corfù.
Paolo Orlando il 20 aprile veniva ricevuto dal Re che gradiva l'omaggio di una copia del progetto
del piano regolatore di Ostia Nuova con la relazione a stampa e gli domandava molti particolari
sulla pratica della ferrovia.614
In Libia le regioni verso Tunisi e Misurata venivano occupate. Il 4 maggio al comando del gen.
Giovanni Ameglio le truppe sbarcavano a Rodi e nei giorni seguenti anche in tutto il Dodecaneso.
La regina madre trascorse un periodo invernale nel castello Negrotto ad Arenzano, nel cui parco
ricevette i reduci d'Africa.615
La domenica pomeriggio del 5 si svolse, sotto l'alto patronato della Regina Elena, il grande corso di
fiori a Villa Borghese (ribattezzata villa Umberto I), in onore dell'Esercito e della Marina.616
Il 25 maggio veniva approvata dalla Camera la riforma elettorale ed il 29 giugno anche dal Senato.
In giugno i sovrani incontravano, nel parco della Reggia di Caserta, i valorosi ascari eritrei feriti
durante la guerra in Tripolitania. Poi a Roma gli ascari si recavano all'Altare della Patria.617
613 «Pro Familia» Milano 31 mar. 1912, L'incontro dei Sovrani a Venezia: a) Re Vittorio Emanuele III ed il sindaco
conte F. Grimani si recano in gondola a palazzo reale; b) Guglielmo II ed i P.pi col seguito attraversano in lancia
il Canal Grande.
614 ORLANDO, p. 110.
615 Ill.: a) Il castello Negrotto ad Arenzano dove risiede la Regina Margherita; b) La Regina riceve i reduci d'Africa
nel parco del Castello Negrotto.
616 Il corso precedente il 7 mag. 1911, cart. a colori, in onore ai Delegati al Congresso Internazionale di Stampa.
617 Il 5° Battagl. degli Ascari passato in rivista dal Re. «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 16 giu. 1912, I
sovrani visitano nel parco della Reggia di Caserta gli ascari eritrei rimasti feriti durante la guerra in Tripolitania ;
4 ag., Uno spettacolo che qualche anno fa non sarebbesi creduto possibile, i nostri bravi ascari eritrei al monum.
al Gran Re, a Roma.
158
Il 14 agosto moriva a Stresa la duchessa di Genova madre della regina Margherita e del duca
Tomaso, la cui salma veniva portata a Superga per esservi tumulata.618
Il 20 agosto le Scuole Italiane de La Plata inaugurarono la sede e dedicarono la medaglia ricordo al
re, mentre delle altre riguardavano le esposizioni di Genova, Milano e Roma.619
Il 18 settembre si inaugurava a Castelfidardo il monumento celebrativo della famosa battaglia del
1860, ma il re preferiva non recarvisi personalmente, per non acuire degli attriti con il Vaticano.
Tuttavia era precedentemente andato con la regina, il duca d'Aosta, il conte di Torino ed il duca di
Genova a visitarne a Castel Sant'Angelo il modello, dello scultore Vito Pardo.
Il 18 ottobre ad Ouchy si concludeva la pace tra l'Italia e l'Impero Ottomano ma, poiché e i turchi
mantenevano alcuni presidi in Cirenaica, l'Italia non restituiva Rodi ed il Dodecaneso, anche se per
avere ufficialmente queste isole dovrà aspettare il Trattato di Losanna del 24 luglio 1923.
L'11 novembre il re passava la grande rivista navale nel golfo di Napoli. 620 L'11 dicembre riceveva
nuovamente Paolo Orlando, intrattenendosi sulla ferrovia di Ostia e sul collegamento di Roma via
mare con la Libia.621
Il 18 gennaio 1913 il re ed i principi, con lo Stato Maggiore, si recarono a cavallo in piazza
Venezia, di fronte al Vittoriano, per l'omaggio dei reduci della Libia. Come ha scritto Paolo
Orlando nel suo Diario, «L'arrivo a piazza Venezia dei rappresentanti dei vari Corpi è stato uno
spettacolo imponente, ma ciò che più ha commosso ed ha fatto palpitare il cuore è stato il momento
in cui le 40 bandiere in linea di fronte hanno asceso la grande scalinata dell'Altare della patria, ove
avevano preso posto S.M. il Re, le Regine Elena e Margherita, i generali combattenti in Libia, le
rappresentanze militari e civili nonché il governo. Grande entusiasmo nel popolo immenso». Quindi
il re, ai piedi del monumento a Vittorio Emanuele II, presenti anche i principi reali, ha fregiato le
bandiere delle medaglie al valore. Al gran ballo di corte quest'anno sono stati invitati gli ufficiali
reduci dalla guerra.622
Il 30 maggio con il Trattato di Londra si concludeva la prima guerra balcanica, che stabiliva la
spartizione della Macedonia tra Bulgaria, Grecia e Serbia. In luglio l'Austria cercava l'appoggio
dell'Italia per un'azione contro la Serbia, come già aveva tentato contro il Montenegro!
Il 4 giugno Vittorio Emanuele III, con il gen. Brusati ed il magg. Petrucci, è salito a bordo del
dirigibile “P.4”, al comando del capit. di vasc. Guido Scelsi, compiendo un volo su Anguillara,
Trevignano e Bracciano.
618 «La Domenica del Corriere» 25 ag. 1912, Morte della Duch.ª di Genova madre: la salma abbandona la villa di
Stresa, sul lago Maggiore, per Superga ove fu sepolta, dis. Beltrame.
619 Med.: r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia; r) Soc. Scuole Italiane Vittorio Emanuele III La Plata 1912, v)
Inauguraz. della Sede e delle Insegne Sociali 26.VI.1896 – 20.VIII.1912; v): Esposiz. Internaz. Industrie Alimentaz.
Igiene Genova 1912 – 1913; Esposiz. Internaz. Milano 1912, Lavoro, Guerra Marina, Navigaz. Aerea, Colonie;
idem, Industria, Agricoltura, Aviazione e Sport; Esposiz. Internaz. di Roma 1912.
620 Ill., La grande rivista nav. passata da S.M. il Re nel Golfo di Napoli l'11 nov. 1912.
621 ORLANDO, p. 124.
622 ORLANDO, p. 126; ill., L'apoteosi dell'Esercito a Roma. S.M. il Re, ai piedi del monum. a Vittorio Emanuele,
presenti la Regina Elena, la Regina Madre, i p.pi ed i ministri, fregia le gloriose bandiere reduci dalla Libia della
med. al valore; Roma. Il gran ballo di corte al Quirinale in onore degli uff. reduci dalla Libia.
159
Il 15 il re a Napoli, presente Sacchi, min. dei Lavori Pubblici, il card. Prisco, l'ammir. Trumme ed il
sindaco Vittorio Menzinger, poneva la prima pietra della Metropolitana, opera che per il
completamento del primo tratto dovrà attendere il 1993!623
Poi Vittorio Emanuele III ed Elena si recarono con il march. di San Giuliano, per dare carattere
politico al loro viaggio, con il panfilo reale “Trinacria”, scortato dall'incrociatore “Amalfi”, al
Convegno di Kiel, dal Kaiser, e quindi dal re Gustavo a Stoccolma. Dal 1895 era stato aperto il
canale collegante direttamente il Mare del Nord con il Baltico. Il 3 luglio, i sovrani, dopo aver reso
visita al principe Enrico, s'imbarcarono per offrire un pranzo a bordo del “Trinacria”, il re vestendo
l'uniforme degli ussari; poi gli ufficiali dell'“Amalfi” invitarono ad un pranzo i colleghi tedeschi, al
quale prese parte anche l'ammiraglio Tirpitz. L'imperatore di Germania era stato in ottimi rapporti
con Umberto I e conservava una particolare devozione per Margherita, con la quale aveva ancora
frequenti relazioni epistolari (anche perché lei conosceva bene il tedesco), benché la guerra di Libia,
tendente all'indebolimento dell'Impero Ottomano, fosse in contrasto con i grossi investimenti
tedeschi nell'area balcanica e nel vicino oriente, turbandone gli interessi politici e finanziari. Il re di
Svezia era stato in Italia nel 1911, aveva anche gradito un tè a casa del conte di San Martino ma, a
causa della guerra in Tripolitania e Cirenaica, Vittorio Emanuele III non gli aveva restituito la visita
nel 1912 e lo faceva perciò in quest'occasione. Essendo sia il re che la regina di Svezia appassionati
dell'Italia, erano tornati a Roma pochi mesi prima ed erano stati anche a Napoli.624
In agosto Gran Bretagna e Francia proponevano che si cedesse alla Grecia il Dodecaneso, tenuto in
pegno, inducendola ad offrire dei compensi territoriali all'Albania, posta sotto la protezione di
Austria ed Italia, in base al Trattato di Londra del 30 maggio, per coinvolgerci in funzione
antiaustriaca. Nonostante una certa inclinazione del re e di San Giuliano, Giolitti preferì tenersi su
una linea prudenziale nei confronti tanto dell'Austria che della Turchia, anche perché il 2 agosto si
era conclusa con la prima una convenzione navale, tuttavia questi buoni propositi si deterioravano
quasi subito poiché il principe Konrad von Hohenlohe-Schillingsfürst vietava agli italiani di Trieste
l'accesso agli impieghi pubblici.
Il 26 settembre veniva presentato al re per la firma il decreto di scioglimento della Camera e di
indizione di nuove elezioni per il 26 ottobre ed il 2 novembre. Il 16 ottobre il settimanale culturale
«La Voce» di Prezzolini definiva il re «uno dei primi giolittiani d'Italia».
Al 6 settembre è datata la medaglia raffigurante sul recto il re, conferita al valore militare di
Talcazà, mentre è dell'11 novembre quella della Società Italiana di Mutuo Soccorso e Fratelli
d'Italia di Venado Tuerto (Argentina), per l'inaugurazione del busto a Vittorio Emanuele III. Altre,
una con busto e l'altra con testa, riguardavano l'Esposizione Internazionale del Lavoro di Milano
(Agricoltura, Industria, Mostre reclame; Industria, Agricoltura, Aviazione e sport), l'Esposizione
Internazionale Industrie Alimentazione – Igiene di Genova, l'Esposizione Internazionale Agricola –
Industriale di Roma e quella della Camera dei Deputati per la XXIVª Legislatura, che il 27
novembre si apriva solennemente, la prima moderna poiché era stata creata a suffragio universale,
anche se era ancora solo al maschile.625
623 Ill., Napoli. Il re pone la prima pietra della metropolitana. Gaetano CAPALDO, La metropolit. francese di Napoli
che non fu mai completata.
624 Ill.: Al convegno di Kiel 3 lugl. I sovrani dopo la visita al P.pe Enrico s'imbarcano per il pranzo a bordo del
“Trinacria”, fot. Molinari; L'ammir. Tirpitz comand. la flotta tedesca radunata a Kiel, lascia l'“Amalfi” dopo il
ricevim. offerto dagli uff. italiani; Il viaggio dei Sovrani in Svezia. Re Vittorio Emanuele III col Re Gustavo a
Stoccolma, fot. Molinari; Il Re di Svezia che visita ora l'Italia, è stato a Roma, ed ora è a Napoli dove ha fatto una
gita a Capri a bordo del“Delfino”, fot. D'Agostino. «Il Ponte di Pisa» 6 lugl. 1913, Il viaggio dei Reali in Svezia.
L'incontro di Kiel. Gli interessi dell'Italia. Ulla AKERSTROM, L'ingresso dell'Italia in guerra veduto dalla Svezia.
160
Il 22 dicembre Elena con il figlio principino Umberto era in montagna a Rivisondoli.626
Giolitti il 4 marzo 1914 aveva chiesto di deliberare l'assegnazione di cospicui fondi per lo sviluppo
della Libia, il governo aveva così ottenuto un trionfo con 363 voti ed 83 contrari, senonché il 7 il
gruppo radicale decideva di staccarsi dalla maggioranza governativa, perciò il 10 aveva rassegnato
le dimissioni. Il re invitava Sonnino a prender le redini, il quale rifiutava, allora su suggerimento di
Giolitti incaricava Antonio Salandra, che avrebbe governato dal 21 marzo al 5 novembre.
In primavera fu pronta villa Savoia, avendo già Vittorio Emanuele II comprato dal principe
Potenziani una casetta nel parco tra Salaria ed Aniene, rivenduta quasi subito con diritto di
prelazione al conte Giuseppe Telfener627 (che la chiamò villa Ada in onore di sua moglie), venendo
poi riacquistata dal re per farne la propria residenza privata e sganciarsi in parte dal Quirinale.
Con l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia Chotek von Kotkowa und
Wognin (duchessa di Hohenberg), per mano del serbo-bosniaco Gavrilo Princip, 628 e la
dichiarazione di guerra da parte della Germania alla Francia ed alla Russia, in base alla Triplice
Alleanza, l'Italia non aveva l'obbligo di seguire le nazioni alleate in caso di loro aggressione, come
era già stato chiarito all'Austria quando si mosse sulla Serbia. Inoltre, nel caso specifico, l'Italia
avrebbe dovuto essere informata preventivamente ed avrebbe avuto diritto a dei compensi
territoriali. Non avendo l'alleata confinante adempiuto a questi obblighi, il governo italiano dichiarò
la propria neutralità.
A fine luglio il gen. Luigi Cadorna presentava al re un piano (come previsto dalla convenzione tra
Italia e Germania), di inviare truppe italiane sul Reno che il 2 agosto approvava nei concetti di base,
mentre il consiglio dei ministri sceglieva la linea della neutralità. Da un lato facevano proposte le
potenze della Triplice Intesa, dall'altro quelle della Triplice Alleanza. Un altro tentativo tedesco di
coinvolgere l'Italia in cambio del Trentino naufragava per l'opposizione dell'Austria.
Il 20 agosto moriva Pio X ed il 5 settembre veniva eletto Benedetto XV.
Il 30 settembre Salandra segnalava al re la necessità di sostituire San Giuliano min. degli Esteri per
motivi di salute ed il gen. Domenico Grandi min. della Guerra per dei contrasti con Cadorna. Così,
con la morte seguita di San Giuliano il presidente del Consiglio assumeva l'interim, mentre alla
Guerra metteva il gen. Vittorio Zuppelli.
Il 28 ottobre il Consiglio dei Ministri respingeva la richiesta di Giulio Rubini, min. del Tesoro, che
aveva acconsentito alla spesa straordinaria per l'organizzazione dell'esercito, a condizione che
625 Ill., S.M. Vittorio Emanuele III Re d'Italia che solennem. aprirà la XXIV Legislatura, la prima creata col suffragio
universale; elezioni indette in base alle leggi elettorali 665 del 30.VI.1912 e 648 del 22.VI.1913 fuse poi nel testo
unico R.D. 821 del 26.VI.1913; il risultato fu la seguente distribuz. di seggi ai partiti: Liberale 270, Costituzionale
democratico 29, Democratico 11, Conservatore cattolico 9, Radicale 62, Radicale dissidente 11, Socialista
ufficiale 52, Socialista riformista 19, Socialista indipendente sindacalista 8, Repubblicano 8, Repubblicano
dissidente 9, Cattolico 20; la legislatura durerà 5 a., 10 m. e 3 g., avendo diverse proroghe, anche per la guerra
mondiale, il Senato terrà 201 sedute e la Camera 393.
626 Ill.: Rivisondoli (m. 1335 s.m.). S.M. la regina Elena ed il P.pe Ereditario davanti allo Châlet Reale Albergo degli
Appennini, 22 dic. 1913, con carrozzella. Tra le curiosità, «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 6 lugl. 1913,
Pietà Regale: nella pineta del Gombo a San Rossore la Regina Elena disinfetta e medica un operaio feritosi ad un
piede (la regina in quei giorni era in Svezia, ovviamente l'episodio è avvenuto prima); 3 ag., I figli dei sovrani
assistono ad una manovra di sbarco e di conquista contro un supposto nemico dalla spiaggia del Gombo (Pisa).
627 Giuseppe Telfener nel 1880 acquistò il famoso anfiteatro Correa e lo ribattezzò Umberto I.
628 L'arciduca Francesco Ferdinando era andato a Sarajevo proprio il dì della grande festa di san Vito, una ricorrenza
religiosa e nazionale, quindi patriottica, poiché, secondo la tradizione, il 28 giugno 1389 la Serbia combatté conto
l'impero Ottomano la battaglia di Kosovo Polje, per cui questa visita in quel giorno particolare era stata sentita
come una provocazione, essendosi l'Austria appena annessa la Bosnia, regione rivendicata dalla Serbia.
161
fossero emanati dei provvedimenti comportanti dei nuovi tributi, perciò questi dava le dimissioni e
seguivano quindi anche quelle della compagine governativa. Il re incaricava nuovamente Salandra,
il quale il 5 novembre formava un secondo ministero, aprendo alla sinistra liberale, con Sonnino
agli Esteri, ottenendo il 3 dicembre, all'apertura parlamentare, degli ampi consensi, tanto che il suo
governo rimarrà in carica fino al 18 giugno 1916.629
Il 26 dicembre nasceva a Roma la principessina Maria.
Tra le medaglie con l'effige del re di quest'anno ricordiamo: una con Vittorio Emanuele I per il
centenario dell'Arma dei Carabinieri «Nei Secoli Fedele»; un'altra con Francesco Giuseppe, in
divisa; quella «Pro Causa Iustitiae» con sovrani o presidenti di Russia, Francia, Gran Bretagna e
Giappone; inoltre quella dell'Esposizione Internazionale Alimentazione – Igiene di Genova; infine
quella «Per merito agrario».
Nel frattempo si era acceso un forte dibattito in Italia tra neutralisti ed interventisti, questi ultimi
erano invero una minoranza, secondo il radicale interventista Giuseppe Marcora rappresentati da
non più di una sessantina di deputati, i quali però erano appoggiati da importanti giornali e da forti
politici al governo, quali Salandra e Sonnino, oltre che dal re, anche se in posizione più sfumata,
dovendo far maturare la cosa prima di esporsi come vertice sul piano internazionale.
Non mancavano le interferenze internazionali, da una parte e dall'altra, secondo molti in questa
occasione la regina madre, sollecitata in nome di Guglielmo II di intercedere presso il figlio in
favore dell'alleanza con gli imperi centrali, avrebbe risposto «I Savoia in Italia regnano uno alla
volta», un modo garbato per dire che non fossero ammesse interferenze nelle decisioni sovrane,
tuttavia, benché la frase fosse stata pubblicata su «La Tribuna», Fumagalli non la riteneva autentica
di Margherita.
Cosicché, da un lato si chiedeva all'Austria un compenso territoriale, essendosi annessa la Bosnia,
dall'altro si inviava segretamente a Londra per negoziare un eventuale intervento italiano.
Il 1° gennaio 1915 essendosi Paolo Orlando recato al Quirinale con la giunta capitolina, guidata dal
sindaco Prospero Colonna di Paliano, a porgere gli auguri ai sovrani ed alla regina Madre, il re non
mancò di domandargli notizie dei materiali di risulta nel procedere agli scavi di Ostia, da utilizzare
per colmare il tracciato della ferrovia.630
Il 13 il re si è recato a prestare soccorso alle vittime del terremoto di Avezzano, dove il magg.
Renato Piola Caselli ha organizzato energicamente i soccorsi, mentre la «Casa Famiglia Regina
Elena» raccoglieva gli orfani.631
Falliti i conciliaboli con l'Austria, Salandra, prima di rivolgere la sua attenzione all'Intesa, volle il
parere del re, del min. Zuppelli e di Cadorna, quindi il 4 marzo iniziò i negoziati; allora l'Austria l'8
si svegliò e Sonnino un mese dopo le inviò un progetto di trattato che il 16 aprile veniva però
respinto.
629 BARTOLOTTA, pp. 128-29.
630 ORLANDO, p. 156.
631 Paola NARDECCHIA, Ortucchio e il terremoto del 1915. Soccorsi, orfani, patrimonio artistico, 2015. Med., r)
Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Terremoto 15 genn. 1915. «La Domenica del Corriere» 24 genn. 1915,
Catastrofico terremoto negli Abruzzi ed in Campania, il Re assiste al passaggio dei feriti tolti di tra le rovine di
Avezzano, dis. Beltrame.
162
Il 21, Natale di Roma, il re con la famiglia era nella tribuna reale ad assistere alla grande festa
ginnica.632
Senza che il Parlamento ed il resto del Governo ne fossero informati, Salandra il 26 firmò il Patto di
Londra che impegnava l'Italia a scendere in campo contro gli imperi centrali nell'arco di un mese.
L'errore di calcolo consistette nel fatto che si era pensato ad una guerra lampo, in virtù di alcune
vittorie russe sugli austriaci, perciò il trattato era stato formulato in maniera poco precisa, sia
sull'assetto jugoslavo futuro, sia sui compensi coloniali, allora l'ambasciatore austriaco formulava
nuove offerte, ma il 7 maggio Sonnino informava il Consiglio dei Ministri che l'Italia era pronta ad
entrare in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna e che la manovra dell'Austria fosse per
«comprometterla sul piano internazionale».
Dopo lungo dibattito i ministri si dicevano pronti a dimettersi in caso di voto contrario della
Camera, che in base all'art. 5 dello Statuto albertino doveva approvate i Trattati che comportassero
esborso di denaro. Anche il re l'8 dichiarò che nel caso sarebbe stato pronto ad abdicare, essendosi
impegnato telegraficamente col re inglese, con lo zar e con il presidente francese. Il 9 Giolitti
rientrava a Roma e lumeggiava francamente a Vittorio Emanuele III che non solo la maggioranza
era contraria all'intervento, l'esercito non era pronto ad un simile cimento, ma che si sarebbe potuti
arrivare ad essere invasi dall'esterno mentre all'interno sarebbe potuta scoppiare una rivoluzione.
Ormai però gli impegni erano stati presi! Fu così che Giolitti pochi giorni dopo se ne tornò a casa
sua, in Piemonte.
Il 13 Salandra, essendo prossima l'entrata dell'Italia in guerra, presentava al re le dimissioni, un atto
formale dovuto, infatti Vittorio Emanuele III non le accettava.
Con la riapertura della Camera la situazione si ribaltò poiché avvenne che essa il 20 deliberò, con
407 voti favorevoli e 74 contrari, di dare pieni poteri straordinari al Governo in caso di guerra.633
Il 21 il Consiglio Comunale decideva di recarsi dal re, con il gonfalone, seguiva un lunghissimo
corteo, percorrendo piazza Venezia, via Nazionale e svoltando al Quirinale dove il sovrano,
attorniato dalla famiglia Reale, riceveva il sindaco e la giunta, poi dal balcone inneggiava all'Italia,
tra il tripudio della folla. Seguirono giorni di grande effervescenza. Il 24, allo sventolio di una
grande bandiera il re con la famiglia, dallo stesso balcone, scambiò i saluti con la folla per l'entrata
dell'Italia in guerra. Il 26 rivolse il proclama ai soldati di Terra e di Mare, con le storiche parole:
«Soldati, a voi la gloria di piantare il Tricolore d'Italia su i termini sacri che la natura pose a
confine della Patria nostra».634
632 Il Natale di Roma. La Fam. Reale nella tribuna dello Stadio durante la grande festa ginnastica, p.pe Umberto,
Mafalda, Jolanda e Giovanna, la Regina, il Re; «La Domenica del Corriere» 2 mag. 1915, Il Natale di Roma allo
Stadio naz., dinanzi al palco dei Sovrani i fanciulli delle scuole, hanno formato una grande stella, dis. Beltrame.
633 «Atti Parlamentari – Camera dei Deputati», CLXX, Tornata di giovedì 20 mag. 1915, Legisl. XXIVª, 1ª sess.,
Discussioni, p. 7907: “La seduta comincia alle 14. / Al momento che il Presidente occupa il seggio presidenz., gli
on. deputati sorgono in piedi e lo salutano con viviss. e prolungati applausi e con grida ripetute di: Viva Marcora!
Viva l'Italia! / All'ingresso dei min., la Camera nuovam. sorge in piedi, prorompendo in prolung. e reiterati
applausi al grido di: Viva Salandra! Viva Sonnino! Viva l'Italia! Viva il Re! / Loero, segr., legge il processo verb.
della seduta precedente. (È approvato)”.
634 «La Domenica del Corriere» dis. Beltrame: 30 mag. 1915, Una scena indimenticab. Nell'ora del cimento, il Re, dal
Quirinale, sventola il tricolore e grida “Viva l'Italia!”; 13 giu., Vittorio Emanuele III al campo, soldato fra i
soldati d'Italia; 20 giu., Il premio agli eroi. Il Re consegna al comand. del 12 Bersagl., gen. De Rossi, la med.
d'arg. al valore. Collez. Maurizio Lodi (d'ora in poi LODI), Archivio Stor. Dal Molin, Bassano del Grappa: Saluto
della folla dal balcone del Quirinale della Fam. Reale il 24 mag. 1915 giorno dell'entrata in guerra dell'Italia;
S.M. il re: al centro di sussist. Comando Zona Carnia, Tolmezzo,1915; in zona di operazioni con un alto uff.;
Antonio SALANDRA, L'Intervento (1915) Ricordi e Pensieri, Mondadori; med.: r) teste di Vittorio Emanuele II e
di Vittorio Emanuele III, Ai soldati di Terra e di Mare. Proclama del 24 mag. 1915, v, A voi la gloria di compiere
163
Dal 29 maggio 1915 al 26 ottobre 1917 il re, quando non si allontanava nelle frequenti visite al
fronte, risiedette a Villa Linussa con parte del suo seguito, ribattezzata villa Italia, mentre i restanti
si distribuirono nelle contigue ville Prampero e Cantarutti, a Torreano di Martignacco, adottando
uno stile molto sobrio.635 La mattina generalmente egli partiva prestissimo, per visitare le posizioni
ed i comandi, rientrando il pomeriggio, quindi si ritirava a lavorare e, a volte, per ricevere qualche
personalità.
Il palazzo Margherita, per volontà della regina madre, venne trasformato nell'Ospedale Territoriale
n. 2 della Croce Rossa dal 16 luglio 1915 al 31 gennaio 1919 ed ella parteciperà personalmente nel
prestar le cure ai 1.687 militari che vi verranno ricoverati nei 125 letti allestiti. Igino Giordani ci ha
lasciato uno spaccato tanto impietoso quanto interessante. 636 Poco dopo anche Elena farà lo stesso al
Quirinale, allestendovi l'Ospedale n. 1, dirigendo personalmente il servizio infermiere delle
crocerossine, assistendo i chirurghi durante gli interventi e confortando i moribondi. 637 La regina
potenziava anche il sanatorio fiorentino ad ella intitolato, della Colonia Vittoria: assistita dalla
principessa Elena d'Orléans, era a capo della Croce Rossa, praticando il «metodo britannico».638
Tra le attività civili, il decimo anniversario della fondazione dell'Istituto Internazionale di
Agricoltura e l'Esposizione Internazionale del Lavoro di Milano.639
finalmente l'opera, con tanto eroismo, iniziata dai vostri Padri, Vittorio Emanuele III; r) Vittorio Emanuele III Re
d'Italia, v) Soldati di Terra e di Mare, l'ora solenne delle rivendicazioni nazionali è sonata … A voi la gloria di
piantare il Tricolore sui terreni sacri che Natura pose ai confini della Patria nostra. Quartier Gen. 26 mag. 1915.
Vittorio Emanuele; Dio e l'Italia nel fonte battesimale di San Pietro Vaticano. Guerra Italo–Austriaca 24 mag.
1915. Auspicio di Vittoria. Sempre Avanti Savoia; r) busti di Vittorio Emanuele III e Regina Elena, v) Va fuori
d'Italia. Va fuori stranier [dall'Inno di Garibaldi]; r) Il guerreggiante sovrano alla sua nazione in guerra per i loro
diritti, v) Souvenir della Grande Guerra. ORLANDO, pp. 161-62, Il 24, «Le nostre truppe invadono il territorio
austriaco sopra un fronte di oltre 100 km. da Caporetto nelle Alpi Giulie occupato dal magg. Renato Piola Caselli al
comando dell'11° e 14° Bersaglieri, sino a Porto Buso».
635 I Luoghi dimenticati della Grande Guerra, la provincia di Udine: gen. Ugo Brusati, min. Alessandro Mattioli
Pasqualini, conte di Sant'Elia, i gen. Augusto Vanzo (al 2 lugl.) Giulio Merli Miglietti, contramm. Guglielmo
Capomazza (al 18 ott.), march. Carlo Calabrini, i ten. col. di San Marzano, Edgardo Guerrieri e Francesco degli
Azzoni Avogadro, magg. Dogliotti, col. medico Giovanni Quirico, magg. Giovanni Lang. con 4 uff. dei corazz.,
commiss. Sessi e Olivieri, cav. Edmondo Biancheri, La Monaca, 2 funz. di P.S., 177 u. di truppa, 111 cav., 15
vetture (3 a trazione animale e autovetture), 2 autobus e 4 autocarri. LODI, S.M. la Regina Elena a villa Linussa a
Martignacco, in auto.
636 Igino GIORDANI, Memorie d'un cristiano ingenuo, 2005, pp. 57-58: “fui destinato all'Ospedale instaurato nella
villa della regina madre, Margherita di Savoia. La regina occupava il palazzo di via Veneto mentre un edificio della
villa a via Boncompagni era stato destinato ai feriti. Ci curava un professore famoso [Oreste Margarucci]. E dopo
due o tre giorni venne a sedersi, accanto al letto, la regina madre, che settimanalmente faceva visita a ogni ferito.
Accendeva una conversazione spiritosa, breve, semplice e colta. S'era accorta presto che io amavo lo studio: e
m'interrogava gentile. A vederla, vecchia, sì, ma vivace, capivo l'ammirazione di Carducci per lei giovane … “sì
mite e bella” … Un giorno, mi chiese come si chiamasse quel paesino accanto a Tivoli che aveva un nome di
giovinetta … sì, fece lei, Marcellina! e rise come una bambina. Un altro giorno, le offersi una copia d'una tesina sui
Templi di Vesta e della Sibilla … e il 4 ottobre 1918 mi arrivò una lettera di ringraziamento firmato dalla Dama di
palazzo di Sua Maestà. La rividi qualche anno sopo. Subito, nello scorgermi, osservò: Lei era quell'ufficiale che
studiava sempre. La sua figura prendeva rilievo dal raffronto con altre dame aristocratiche, le quali talora – di rado
– apparivano, contegnose, turrite, arrestandosi sulla soglia della stanza: come una certa principessa imparentata con
casa reale, la quale, rigida, mummificata, gettava sguardi di assideramento, convinta che fosse il contegno d'una
dama verso i proletari”.
637 LODI.
638 Cart., Sanatorio “Regina Elena” (Colonia Vittoria); Storia, scopo, cure, ordinamenti del sanat. Regina Elena e
della colonia Vittoria di Firenze. Pubblicaz. fatta nella circostanza dell'inauguraz. dei nuovi locali, dic. 1913;
articoletto in inglese, Regina Elena a capo della Croce Rossa assistita dalla p.ssa Elena d'Orléans, ha adottato il
metodo britannico.
639 Med.: r) Nel X Annivers. della Fondaz. dell'Ist. Internaz. d'Agricoltura, v) Auspice Vittorio Emanuele III, MCMV –
MCMXV; r) testa, Esposiz. Internaz. del Lavoro. Milano 1915, v) Industria, Agricolt., Aviaz. e Sport; r) Vittorio
164
Nella prima decade di luglio il re e Salandra andavano insieme a far visita al fronte. 640 Anche il
principino Umberto in settembre faceva visita sul Monte Nero. Durante la terza battaglia dell'Isonzo
il re con il gen. Henri Gouraud ed il duca d'Aosta ha fatto un sopralluogo. Il 5 novembre il re era tra
i cannonieri del 45° nelle trincee di Corona e Moraro, 641 ed il giorno di Natale a Roma tra ospiti
valorosi, come veniva ricordato in due medaglie.642
Nel 1914 era uscito il 5° volume sulle monete della “Lombardia” del Corpus Nummorum
Italicorum di Vittorio Emanuele III (sarà in 20 volumi dal 1910 al 1943) e nel 1915 uscì il 7° su
quelle di “Venezia”, era stato saltato il 6° concernente principalmente “Trentino, Istria, Dalmazia
ed Albania” poiché la pubblicazione non sarebbe riuscita gradita alla corte austriaca, gelosa che il re
d'Italia guardasse persino al di là dell'Adriatico, ma poiché lo aveva già fatto nel Tirreno, con la
monetazione della “Corsica”, ed Oltralpe con quella del “Canton Ticino”, preferì mettere in sonno
questa sezione dell'impresa editoriale, che vedrà la luce nel 1922.
Verso la fine del gennaio 1916, dopo gli avvenimenti nel Montenegro, i sovrani incontravano la
regina Milena alla stazione di Roma.643
Il 13 febbraio il re riceveva a Martignacco il presidente francese Aristide Briand. In questo periodo
il principe Alessandro di Serbia accompagnato dal presidente Nikola Păsić e da altri ministri e
diplomatici, i quali erano riparati a Durazzo con 80 mila profughi, tra soldati e civili, vennero
trasbordati a Brindisi, avendo fatto le unità navali italiane 584 volte la spola da dicembre a febbraio.
Il 3 aprile arrivò a villa Italia il primo ministro inglese, lord Herbert Henry Asquith, che pranzò con
Vittorio Emanuele III. La sera del 17 era stato provocato dai genieri italiani lo scoppio nel Col di
Lana ed allora il re vi andava a fare un sopralluogo.
Il 9 maggio Vittorio Emanuele III con il ventiduenne Edoardo d'Inghilterra principe del Galles si
recava in automobile ad Aquileia, dove visitavano la basilica, accompagnati da don Celso
Costantini.644 Il 15 arrivava a villa Italia un corrispondente ed osservatore di guerra inglese
particolare, Rudyard Kipling, già famosissimo, per aver avuto dieci anni prima il premio Nobel. A
Emanuele III Re d'Italia, v) Esposiz. Riunite di Arte e Lavoro. Sanremo 1915.
640 Il Re, nel cimitero d'un villaggio redento, visita le tombe dei nostri primi soldati caduti; «La Domenica del
Corriere», dis. Beltrame: 13 giu. 1915, Vittorio Emanuele III al campo, soldato fra i soldati d'Italia; 11 lugl., Il Re
e l'on. Salandra visitano il fronte della nostra guerra, fra le entusiastiche acclamaz. delle truppe; cart., Soldati
d'Italia. Re e Patria, con dis. med. raffigur. regina e re; med., r) Venezia Giulia Redenta MCMXV, v) Non per
conquista ma per riscatto gli irredenti di Cairo al liberatore e Re Vitt. Em. III.
641 Carlo MONTÙ, Storia della artiglieria italiana, vol. X, tra Corona e Moraro erano dislocate 6 batterie del 45°
Reggim. di artigl. da campagna (XIV C. d'A.).
642 LODI, Il p.pino Umberto sul Monte Nero, sett. 1915; S.M. il Re con il gen. Gouraud e il duca d'Aosta durante una
visita del fronte nella 3ª Battagl. dell'Isonzo; med.: r) busto S.M. il Re fra i cannonieri del 45°, v) Trincee di
Corona e Moraro 5.XI.1915; r) Vittorio Emanuele II e Vittorio Emanuele III, v) Roma agli ospiti valorosi. Natale
di Guerra. A voi la gloria di compiere finalmente l'opera con tanto eroismo iniziata dai vostri Padri. Vittorio
Emanuele III; r) busti idem, v) 1859. Noi vogliamo la più grande Italia. 1915; r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia,
v) Pro Patria. Omaggio all'Esercito. San Martino 1915. Sezione Ristoro ai soldati Stazione Brignole Genova.
643 «La Domenica del Corriere» 30 genn. 1916, Dopo gli avvenim. del Montenegro: l'incontro della regina Milena di
Montenegro con i nostri sovrani alla staz. di Roma, dis. Beltrame; S.M. il Re visita le prime linee del fronte
Goriziano; med.: r) busto, Ai soldati Italiani accolti nell'Ospedale Mil. di Riserva. R.° Collegio Ghislieri, Pavia
1915 – 1916, v) Stringiamoci a coorte – Italia chiamò; r) busto, Esposiz. Internaz. del Lavoro. Milano 1916, v)
Agricolt., Industria, Mostre reclame.
644 LODI, 2 fot., e S.M. il Re e il p.pe ereditario davanti alla basilica di Aquileia; Il p.pino Umberto alla festa della
Croce Rossa per i nostri soldati. Roma 1916. Il p.pe di Galles era accomp. dal gen. Charles Delmé-Radcliffe, capo
della missione mil. ingl. in Italia, il re lo accolse alla staz. e venne fatto soggiornare nella villa dei conti Deciani per
alcuni giorni.
165
Trento, nel Castello del Buon Consiglio, il 19 avveniva la fucilazione di Damiano Chiesa ed il 12
luglio ci sarà l'impiccagione degli irredenti Cesare Battisti e Fabio Filzi.
Il 9 giugno il re riceveva a Martignacco una delegazione giapponese, composta di civili e da
ufficiali della marina, inviati dall'Imperatore del Sol Levante.
Il 10 per la discussione della legge autorizzante l'esercizio provvisorio di bilancio per sei mesi, la
maggioranza dei deputati espresse la sua sfiducia al governo, anche per l'offensiva austriaca in
Trentino. Seguì allora un ordine del giorno, in due parti, di Vito Luciani, respinto, poi con
l'emendamento di Modigliani, limitativo al 31 luglio, approvato, ma non a grande maggioranza. Il
re, accogliendo le richieste che, da più parti, invocavano la formazione di un governo a carattere
nazionalista, conferì l'incarico al decano della Camera, Paolo Boselli. Oltre ad una compagine di 23
ministri, con e senza portafoglio, e di 15 sottosegretari, c'era anche la novità di tre commissari.645
In seguito alla VIª Battaglia dell'Isonzo (6–17 agosto) il re si recava sul Sabotino: tra il 9 ed il 10
osservava la presa di Gorizia dall'osservatorio di Monte Medea; il 13, alle 7,45 del mattino, era alla
stazione di Udine a ricevere il presidente francese Raymond Poincaré, ospitato per alcuni giorni a
villa Orgnani.
Il 4 settembre arrivava a Martignacco Nicola I del Montenegro, anch'egli profugo, il quale veniva
alloggiato per alcuni giorni in quella villa, andando spesso a visitare il fronte con suo suocero. Il 13
arrivava mister Page, ambasciatore degli Stati Uniti (che non erano ancora entrati in guerra),
intrattenuto a pranzo dal sovrano.646
La mattina del 20 novembre, nella ricorrenza dell'onomastico di Margherita, malgrado il forte
vento, il principino Umberto ha fondato la borgata rurale di Settecamini.647
Il 17 ottobre 1917, alla riapertura della Camera, Boselli comunicava alcuni mutamenti nella
compagine ministeriale, consistenti nella sostituzione del ministro della Marina (il 15 giugno Arturo
Triano al posto di Camillo Corsi ed il 17 Alberto del Bono) e di alcuni Sottosegretari. Non avendo il
presidente del Consiglio fatto delle dichiarazioni politiche, i socialisti, per mezzo di Claudio Treves,
presentavano un ordine del giorno invitante la Camera a discutere la soluzione della crisi
extraparlamentare, dibattito che si protraeva sino al 25 ottobre, concluso con l'Ordine del giorno di
Luigi Callaini, ma avendo 415 no, 96 sì e 5 astenuti, si dimetteva.
Il re allora il 26 ottobre pomeriggio partiva da villa Italia per prendere il treno speciale a Pasian
Schiavonesco, per far rimanere al suo posto agli Esteri Sonnino, di madre britannica e di religione
anglicana, artefice del Patto di Londra; arrivato a Roma, finiva con l'affidare l'incarico a Vittorio
Emanuele Orlando, che governerà dal 29 ottobre 1917 sino al 23 giugno 1919 e guiderà perciò
l'Italia nelle difficili trattative del dopoguerra con i caparbi alleati. In corso d'opera questo governo
dovrà elevare il numero dei dicasteri, istituire dei vice presidenti del Consiglio ed aggiungere degli
alti commissari ai commissari già esistenti.648
645 BARTOLOTTA, pp. 130-36.
646 LODI. Umberto a Martignacco compiva 12 anni ed il re lo conduceva a visitare il biscottif. Delser; già il 22 sett.
1915 Elena vi aveva portato Jolanda e Mafalda, come da lapidi murate nell'atrio. Una cart. satirica: Vittorio
Emanuele III balla con Raymond Poincaré, dietro Nicola II, Guglielmo II e Giorgio V, Casa Museo “F. Baracca”,
Lugo.
647 ORLANDO, p. 190.
648 BARTOLOTTA, pp. 137-43. Intanto tutto il seguito del re si trasferiva a Codroipo, per attravers. il Tagliamento.
166
Vittorio Emanuele III ricevette nuovamente il presidente francese Raymond Poincaré, il quale
venne a visitare il fronte, accompagnato dal suo min. degli Esteri, Léon Bourgeois, quindi andarono
ad osservare l'azione delle fanterie dal San Michele e sul Monte Santo nel corso dell'XIª Battaglia
dell'Isonzo (17 agosto–12 settembre), poi restituì la visita andando a sua volta con Poincaré ai
campi di battaglia di Verdun e nelle città di Reims, Soissons, Coney, Chauny, Ham e Noyon
devastate dagli eserciti tedeschi. Tornato in Italia il sovrano il 17 ottobre effettuò un'ispezione a
Valisella, frazione di Mossa, presso Gorizia, 649 poi andò a seguire, dall'osservatorio del XIII Corpo
d'Armata, la XIIª Battaglia dell'Isonzo (24 ottobre–7 novembre), tristemente assai più nota come
Battaglia di Caporetto”.
Il 1° novembre il re, tornato in zona d'operazioni, arrivava a Treviso, dirigendosi quindi in auto al
ponte della Priula ed infine a prendere alloggio a villa Baldin ad Altichiero, quartiere a nord-ovest
di Padova, che divenne provvisoriamente la nuova villa Italia. Secondo Vittorio Solaro del Borgo,
anche se più ampia rispetto a quelle dell'udinese, era assai tetra, mancando persino l'impianto
elettrico, con candelabri insufficienti, tanto che dovevano cenare usando candele infilate nel collo
delle bottiglie.
L'8 ha avuto luogo il convegno di Peschiera, 650 in cui Vittorio Emanuele III ha voluto attestarsi al
Piave, anche se questo piano era già stato studiato nella terza guerra d'Indipendenza, ma un conto è
scriverlo sulla carta, altro definirlo nella realtà, quindi il suo merito non ne risulta sminuito. Questa
soluzione offriva il vantaggio che l'arco offensivo-difensivo si ristringeva alquanto, risultando
quindi assai più gestibile.
Nel proclama di Peschiera, firmato dal re, nelle scuole del Quartier Generale, da Vittorio Emanuele
Orlando e dai ministri, spiccavano le parole diventate famose: «Cittadini e soldati siate un esercito
solo!» e «Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è
tradimento».651 Il comando veniva affidato al gen. Armando Diaz, il quale assumeva la carica di
capo di Stato Maggiore.
Il 20 novembre il sovrano si trasferì a villa Giusti del Giardino alla Mandria, a sud di Padova;
poiché però in essa non c'era sufficiente spazio per ospitare adeguatamente le molte personalità in
visita, il 28 gennaio 1918 si stabiliva a villa Corinaldi a Lispida di Monselice, dove rimarrà fino al 7
luglio del 1919, vicina inoltre a villa Selvatico-Emo Capodilista a Battaglia Terme, idonea ad
alloggiare gli ospiti.
Nella seconda decade di febbraio in una città lombarda il re veniva festeggiato con una
manifestazione popolare più o meno improvvisata, con la partecipazione anche di militari.652
649 LODI, Le roi d'Italie dans une tranche du front de Verdun, S.M. il Re in una trincea del fronte occidentale, Verdun,
Settembre 1917, con macch. fot.; S.M. il Re ispeziona il fronte occid. a Massevauz (Alsazia); Il presid. Poincaré e
Vittorio Emanuele III decorano un caporale dei bersagl.; Il p.pino Umberto alla festa della Croce Rossa per i
nostri soldati. Roma 1916.
650 Annibale GRASSELLI BARNI, Il convegno di Peschiera, 8 nov. 1917, Roma, 1938.
651 Il proclama era stato scritto a Rapallo da Vittorio Emanuele Orlando e sottoposto a Vittorio Emanuele III a
Peschiera, il quale vi apportò alcune modifiche: originale donato poi dal Presid. del Cons. alla Soc. Siciliana di St.
Patria il 29 genn. 1924 ed il «Giornale di Sicilia» del 29-30 genn. pubblicherà il fac-simile; parole riportate anche
nella med., Vittorio Emanuele III 1917; med.: r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Governo del Dodecaneso.
Premio Lingua Italiana 1917; r) testa, Esposiz. Internaz. del Lavoro Milano 1917, v) Agricolt., Industria, Reclame.
LODI, S.M in auto con il capo di Stato Maggiore britannico sir William Robertson.
652 «La Domenica del Corriere» 24 feb. 1918, In una città lombarda, popolani e sold. improvvisano una commov.
dimostraz. al Re, dis. Beltrame.
167
Nella seconda metà di giugno Vittorio Emanuele III con il principe ereditario Umberto hanno
passato in rivista una brigata britannica sul fronte italiano. 653 Il 26, con la “Battaglia del Solstizio”,
dal Quartier Generale di Abano il sovrano emetteva un proclama all'Esercito: «Soldati d'Italia! otto
giorni di epica lotta, nella quale rifulse il valore, l'abnegazione, la tenacia di tutti voi, vi hanno
dato il premio della vittoria».654
Il 1° agosto nell'aerodromo di Villafranca di Verona Vittorio Emanuele III ha passato in rassegna i
soldati del primo contingente americano giunto sul fronte italiano (332° Reggim. del col. Wallace
dell'83ª Divisione Ohio) e, nella medesima occasione, anche con l'ambasciatore degli Stati Uniti
Nelson Page; verso la fine del mese gli allievi arditi nati nel 1900 sfilarono a torso nudo davanti al
re, in tenuta ginnica.
In ottobre con il gen. francese Jean César Graziani il sovrano era ai ponti di Vidor ed infine dopo la
battaglia di Vittorio Veneto entrava in Udine.655
Il 10 novembre il re sbarcò dall'“Audace” a Trieste e salutò la folla dal balcone della prefettura.656
Quest'anno sono state davvero molte le medaglie coniate, comprese due placchette, celebranti la
vittoria, datate 3 o 4 novembre 1918.657 Altre riguardanti tutto l'arco della guerra od addirittura
quello risorgimentale.658 Nella terza decade di novembre il re rientrava trionfalmente a Roma,
quindi a fine mese si recava a Parigi, accolto da altrettante ovazioni.659
Un'altra frase di Vittorio Emanuele III è rimasta famosa, quando il 20 dicembre, accompagnato dal
giovane principe Umberto, è intervenuto ad un ricevimento in suo onore all'Hôtel de Ville a Parigi,
653 «La Domenica del Corriere» 23 giu. 1918, Re Vittorio Emanuele III, accomp. dal p.pe ereditario, passa in rivista
una brig. britannica sulla fronte italiana, dis. Beltrame.
654 Pierluigi ROMEO di COLLOREDO, La battaglia del solstizio: Piave, giu. 1918, Genova, 2008.
655 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 11 ag. 1918, Il Re passa in rivista i magnifici sold. del primo conting.
americano giunto sulla fronte italiana; 1 sett., Una festa degli arditi alla fronte. I giovani allievi arditi della classe
del '900, sfilano davanti al Re a torso nudo, nella tenuta che hanno per le esercitaz. ginnastiche. LODI, a) Il
giovanissimo p.pe Umberto al fronte, b) in visita all'Ospedale Mil. Sant'Ambrogio di Milano nel 1918; S.M. il Re,
sul luogo ove è caduto Baracca; dall'osservatorio del campanile di Campolongo al Torre; con il gen. Albricci
comand. del II C. d'A. Italiano sull'Isonzo, sul Piave e in Francia; consegna le med. al v. a Gabriele d'Annunzio ed
ai suoi intrepidi della Squadriglia“La Serenissima”; consegna le med. al v. agli arditi sul Piave; ispeziona la
caserma dei Cavallegg. di Novara; con il gen. Graziani comand. della XIIª Armata ai ponti di Vidor.
656 LODI. «L'Illustrazione Italiana» 17 nov. 1918, Il Re d'Italia sbarca a Trieste. L'“Audace” con a bordo il Re si
accosta al Molo San Carlo (che si chiamerà Molo Audace), da fot. dell'Esercito.
657 Placchette: r) testa, 3 nov. 1918, v) Il tricolore sventola sul castello del Buon Consiglio e sulla torre di San Giusto,
stemmi di Trento e Trieste; Comando Supremo Nov. 4 ore XII La Guerra contro l'Austria Ungheria che sotto l'alta
guida di S.M. il Re Duce Supremo dell'Esercito Italiano &, Diaz; med.: r) busto, v) stemmi di Trento e Trieste,
Fede e martirio accesero la via alla Libertà, ressero alla Vittoria il velo; r) Vittorio Emanuele III, v) Al fattore
della III Italia; v) Al fattore della III Armata; a) busto, Deus Victor Vobiscum et magis Magna est, v) MCMXV Per
prospera et aspera culmina adipiscendum MCMXVIII; r) busto, La colonia italiana del cantone di Vaud, v) Ai suoi
soldati.
658 Med.: r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Unità d'Italia 1848–1918; idem, Associaz. Naz. Madri e Vedove dei
Caduti; r) braciere MCMXIV–MCMXVIII, v) Ai combatt. delle Nazioni alleate ed associate; r) busto, elmetto,
Guerra per l'Unità d'Italia, v) coniata nel bronzo nemico; r) Brig. Sassari Deus et su Rei, v) Con furia e con terror
incalza e spinge, non di Dante ma di Milton; r) busto, Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) All'Esercito e all'Armata
nella Guerra di Redenz. e di Civiltà, la Nazione, 1915–1918; r) busto, v) Savoia e Popolo uniti auspici Giustizia
Forza e Bellezza. Sovra ogni barbara insidia trionfa o Italia in eterno; croce al merito di guerra; r) busti granatieri,
v) Granatieri.
659 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 24 nov. 1918, Il trionfale ritorno del Re a Roma. Dal Quirinale,
Vittorio il Vittorioso risponde alle frenetiche acclamaz. del popolo agitando in alto tre volte il berretto e gridando:
“Viva l'Italia!”; 29 dic., “Vive le Roi! Vive l'Italie!”. L'arrivo di Vittorio Emanuele III nella capitale francese che
gli ha fatto accoglienze indimenticabili, in carrozza col Presid.
168
rispondendo al saluto di Mithouard presidente del consiglio municipale e di Autrand prefetto della
Senna, «Frères, ne cessez jamais de vous aimer».660
Il 28 il sovrano ricevette Paolo Orlando a villa Savoia, desiderando esser tenuto al corrente delle
realizzazioni: venendo invitato alla cerimonia della costruzione della prima opera d'arte della
ferrovia, il re raccomandò di organizzarla entro la fine dell'anno, prima dei ricevimenti ufficiali,
dovendo poi tornare in zona di guerra.661 Stringendo i tempi, il 30 tutto era pronto e Vittorio
Emanuele III arrivava puntualissimo, come sempre, accolto oltre che da Orlando, dalla moglie
Alda, dalla sorella di lei Marta Piola Caselli e dalla figlia, principessa Maria Teresa Pignatelli di
Cerchiara.662
Il 3 gennaio 1919 il presidente americano Wilson, proveniente da Parigi, arrivò a Roma, sfilò in
carrozza con Vittorio Emanuele III e si recarono in Parlamento ed in Campidoglio, non mancò di
andare anche in Vaticano, il 5 partì per Genova.663
L'8 la regina Elena al Quirinale festeggiò il proprio compleanno invitando a pranzo 140 valorosi
mutilati. Qualche giorno dopo il re vi ricevette la missione senussita venuta dalla Cirenaica a
presentargli le felicitazioni per la vittoria, poi verso la metà di febbraio andò a Pola ed a Rovigno.664
Il 5 marzo, nel discorso della corona, il re diceva «Un popolo non è mai libero nella pace se non
produce nella misura che consenta con gli scambi di provvedere al consumo».
L'“Audace” il 24, con a bordo Vittorio Emanuele III, Alberto del Bono min. della Marina,
Adeodato Bonasi presidente del Senato e Giuseppe Marcora della Camera, si fece incontro alla
formazione navale austro-ungarica, assegnata all'Italia, che si trasferiva da Pola a Venezia.
Avendo il 23 maggio il conte sen. Antonino di Prampero parlato al sovrano dei lavori in corso per la
ferrovia di Ostia, desiderò andare a constatarne i progressi: il 24 Paolo Orlando si disse a
disposizione ed il 25 alle 7,45 Vittorio Emanuele III volle che salisse sulla sua automobile, insieme
ai gen. Arturo Cittadini ed Ambrogio Clerici, offrendogli anche parte della coperta, essendo a
quell'ora ancora fresco, senonché, giunti sul posto, dove la massicciata non era ancora consolidata,
avendo il sovrano voluto proseguire, si rimase in panne: mentre un maggiore correva a chiedere
aiuto, il re in persona, malgrado la sua aureola vittoriosa, si prodigava ad aiutare a porre un asse
sotto alle ruote.665
660 “Fratelli, non cessate mai d'amarvi”: Gaston CERFBERR de MEDELSHEIM, Paris pendant la guerre, Paris,
1919, p. 103; Giuseppe FUMAGALLI, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1988, n. 1859.
661 La guerra era finita, ma vi erano ancora tante questioni da risolvere e da dirimere.
662 ORLANDO, pp. 239-40.
663 LODI, Visita del presid. americano Wilson a Roma con S.M. il 3 genn. 1919; «La Domenica del Corriere» 12 genn.
1919, Il benvenuto al presid. degli Stati Uniti nella capitale d'Italia. L'incontro fra il Re e Wilson alla staz. di
Roma, dis. Beltrame.
664 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 12 genn. 1919, Cuor di Sovrana. In occasione del suo genetliaco, la
regina Elena invitò a pranzo 140 mutilati dell'Ospedale del Quirinale. Gli ospiti pranzarono nella stessa sala in
cui fu servito il banchetto a Wilson, alla stessa tavola imbandita con gli stessi vasellami preziosi, insieme al re, con
la regina, i p.pi, il duca di Genova, la duch.ª d'Aosta e il gen. Diaz, che rinunziarono ai loro posti d'onore e
sedettero in mezzo ai mutilati; 19 genn., Nella sala del trono in Quirinale, il Re riceve la missione senussita venuta
dalla Cirenaica a presentargli l'omaggio del capo della Confraternita dei Senussi e le felicitaz. per la vittoria delle
armi italiane; 16 feb., Vittorio Emanuele III a Pola. Quantunque giunto in incognito, il Sovrano, recatosi a visitare
l'Arena romana, vi riceve accoglienze indimenticabili da tutta la cittadinanza; LODI, rara fot., S.M. il Re all'Isola
Santa Caterina, Rovigno (Istria, 1919). Ci sono anche le ferite di guerra, Rovine della sede della colonia alpina
“Umberto I” di Vicenza, a Tonezza.
665 ORLANDO, pp. 249-52.
169
Il 19 giugno Vittorio Emanuele Orlando proponeva alla Camera l'adunata di un Comitato segreto
per discutere quella parte delle comunicazioni riguardanti la politica estera, proposta che però
veniva respinta con 262 voti contro 78 per cui il Governo si dimetteva, perciò il re incaricava Nitti,
il quale in giornata formava la nuova squadra (con un solo Commissario), tenendo anche il dicastero
dell'Interno, assumendo dal 28 anche quello degli Esteri in assenza di Tommaso Tittoni ed in
seguito delle Colonie dal 14 marzo 1920. In settembre Nitti costituiva la Guardia regia per
fronteggiare i grandi scioperi. Il 25 il consiglio della Corona approvava la linea del Governo su
Fiume e si decideva di indire nuove elezioni.
La firma del re veniva apposta nel Trattato di Pace di Versailles del 14 ottobre, insieme a quella di
Tittoni.666
Paolo Orlando il 23 partecipava alla solenne seduta del Consiglio Comunale, in cui venivano
deliberate la corona aurea a Vittorio Emanuele III e la cittadinanza onoraria a Diaz ed all'ammir.
Thaon di Revel.667
Dal 1° dicembre 1919 al 7 aprile 1921 si svolse la XXVª Legislatura, con un ulteriore allargamento
alle fasce di cittadini aventi diritto di voto, anche di età inferiore a 25 anni se avessero prestato
servizio nell'Esercito o nell'Armata, mobilitati. Il risultato dei seggi assegnati ai partiti fu il
seguente: Liberale 41, Democratico 60, Radicale 12, Socialista ufficiale 156, Socialista unionista e
riformista 6, Socialista indipendente 1, Repubblicano 4, Popolare 100, Combattente 20, Economico
7, Liberale democratico e radicale 96, Repubblicano socialista e combattente 5.668
Il re, nel discorso della corona del 1° dicembre 1919, affermava, militarmente: «La disciplina è
necessità d'esistenza. Dove manca, dev'essere restaurata con ogni vigore» e «La vittoria ha in sé
una sicura forza di elevazione; essa non è mai la risultante di un caso, ma dello sforzo di tutte le
anime e del sacrifizio di tutto un popolo». Tuttavia i socialisti inneggiarono alla repubblica ma
appena usciti vennero aggrediti dai nazionalisti, con scontri anche nei giorni successivi.669
Il 26 gennaio 1920 il re poneva la prima pietra della IIIª Cooperativa Luzzatti a Roma ed il 18
febbraio, in una bella giornata, per la fondazione del quartiere della Garbatella, faceva zampillare
una fontana, primo elemento a cui provvedere nel creare un nuovo centro di vita, e cementava la
pietra angolare della prima casa del quartiere “Concordia”.670
Ricorrendo il centenario della nascita di Vittorio Emanuele II si fecero grandi feste, specialmente a
Torino, Milano e Roma.671
666 Ill., La firma del Re d'Italia sul Trattato di Pace di Versailles.
667 ORLANDO, p. 262.
668 BARTOLOTTA, I, pp. 171-74. Med., r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Camera dei Deputati. Legislatura
XXV.
669 PERSICHETTI, nn. 9387 e 9977; nel Messaggio al popolo americano, del re, nn. 8765 e 9624, «Vi sono dolori che
elevano l'uomo più che qualunque gioia, sacrifici che nobilitano più che qualunque successo»,«L'aumento delle
ricchezze materiali, le meraviglie dell'industria, i progressi della scienza a nulla valgono, se non hanno per fine
l'elevazione degli uomini».
670 Ill., Il Re pone la prima pietra della III Cooperativa Luzzatti a Roma, 26 genn.; ORLANDO, pp. 267-68: cart., La
regina Elena tra i fanciulli ricoverati all'Ospedale Gozzadini di Bologna.
671 Ill.: Le celebraz. del centen. della nascita di Vittorio Emanuele II, 14 marzo, a) Milano. La cerim. intorno al
monum. in piazza del Duomo, b) Torino. Un imponente corteo per il corso Vittorio Emanuele si reca al monum. del
Re Galantuomo; Roma, Il corteo popolare giunge in Piazza Venezia ai piedi del monum.; Il centen. della nascita di
Vittorio Emanuele II celebrato a Milano.
170
Il 14 marzo, con un rimpasto, Nitti escluse dal governo i popolari ed il 30 ottenne la fiducia con 250
voti contro 195.
Tra il 19 ed il 26 aprile si tenne nel castello Devachan a Sanremo il convegno interalleato per la
creazione, con il dissolvimento dell'impero ottomano, di uno stato ebraico, dandone mandato alla
Gran Bretagna. L'Italia era rappresentata da Nitti.672
In aprile però i postelegrafonici erano scesi in sciopero ed allora era stato loro sospeso lo stipendio,
senonché ciò aveva dato luogo ad interrogazioni, interpellanze e mozioni: Carlo Donati ne
proponeva la discussione in aula, perciò il presidente del Consiglio poneva la questione di fiducia,
ma veniva battuto, per l'opposizione del Partito Popolare Italiano, per cui il 12 maggio 1920 si
dimetteva.
Il re dapprima incaricava Filippo Meda, quindi Ivanoe Bonomi ma, non essendo nessuno dei due
riuscito a comporre una maggioranza, reincaricava Nitti il quale, con una compagine più ristretta,
sarebbe riuscito a tenere la carica per pochissime settimane, dal 21 maggio al 15 giugno 1920
poiché, appena costituito il nuovo Governo, avendo il presidente del Consiglio promulgato un
decreto sul prezzo politico del pane senza consultare il Parlamento, veniva costretto a dimettersi.673
Il 24 maggio a Roma si erano verificati dei gravi scontri tra studenti nazionalisti e guardia regia.
Il re a metà giugno affidava l'incarico nuovamente a Giolitti, il quale avrebbe ottenuto la fiducia il 9
luglio, governando fino al 4 luglio 1921. Già nel suo discorso di insediamento gettava le basi per la
modifica dell'art. 5 dello Statuto, affinché qualsiasi dichiarazione di guerra avesse il preventivo
consenso del Parlamento, idea che destò la suscettibilità del re. In corso d'opera, avrebbe dato
grande attenzione alle finanze ed alle tassazioni dei lauti profitti di guerra di molti trafficanti a
discapito delle classi meno abbienti.674
Il 29 giugno il sovrano è arrivato ad Ostia puntualissimo, alle 10 di mattina, accompagnato dal
principe Umberto, accolto ai piedi della duna, dove era stato posto il palco Reale, dai min. Camillo
Peano (Lavori Pubblici) e Giovanni Sechi (Marina), dal sindaco Adolfo Apolloni, dal grand'ammir.
Thaon di Revel, dal capo di Stato Maggiore della Marina ammir. Alfredo Acton e da Paolo
Orlando, mentre le cacciatorpediniere alla fonda sparavano a salve. La cerimonia è terminata alle
11, nei pressi del Canale dei Pescatori appena il re, alla presenza del card. Vincenzo Vannutelli e di
Peano, ha dato l'avvio ai lavori del porto.675
Il giorno seguente Paolo Orlando ha accompagnato la Regina Madre a visitare il lavori di ferrovia,
Ostia Nuova e Porto, compreso l'Ospizio Marino che accoglieva ed educava già molti bambini,
illustratole da sua moglie Alda Piola Caselli; al ritorno, diretti al quasi ultimato quartiere
“Concordia”, ella lo volle sulla sua automobile per farselo meglio descrivere.676
672 Ill., Convegno interalleato di San Remo (sic!). Una seduta plenaria nel castello Devachan.
673 BARTOLOTTA, II, pp. 145-46 e 149-50
674 BARTOLOTTA, I, p. 178.
675 Ill.: Lavori nel porto di Ostia, a) Il vicario del vesc. di Ostia (Card. Vannutelli) benedice gli strumenti del lavoro, b)
Il Re con una paletta da trincea, inizia i lavori di sbancamento della zona del porto di Ostia Nuova; Il min. dei
Lavori Pubblici, on. Peano, dopo il Re, dà il secondo colpo di pala.
676 ORLANDO, p. 281.
171
Ricorrendo il 20 settembre i cinquant'anni della presa di Roma, il re, in risposta al sindaco,
telegrafava:«Vogliono i destini d'Italia che al compiersi del cinquantenario si celebrino, conquistati
per virtù di popolo e di esercito eroici, gli inviolabili termini segnati dalla natura e dalla storia».677
Il 4 novembre Margherita presenziò all'inaugurazione del monumento ai Caduti a Bordighera.678
In questo periodo vi fu la questione di Fiume e con il Trattato di Rapallo del novembre si decise
che sarebbe divenuta città libera e che l'Italia avrebbe rinunciato ad ogni rivendicazione sulla
Dalmazia, ad eccezione di Zara, ma Gabriele d'Annunzio, che aveva insediato un governo in quella
città, si rifiutò di riconoscerlo, allora Giolitti inviò l'esercito, guidato dal gen. Enrico Caviglia, poi
dopo il cosiddetto «Natale di sangue» il poeta-soldato il 31 dicembre firmò la resa e nacque così lo
Stato Libero di Fiume, ma non finì qui per uno sciame di proteste in Parlamento ed in piazza.
Il 13 dicembre giunsero a Roma Cristiano X di Danimarca con la regina Alessandrina, accolti alla
stazione da Vittorio Emanuele III e da Elena, la sera pranzo di gala al Quirinale con scambio di
brindisi.679
Il 1° marzo 1921 morì a Montpellier Nicola I del Montenegro ed i funerali si svolsero a Sanremo
nella chiesa ortodossa.680
In maggio il re si recava con la regina Madre a Firenze, alle gare di Tiro a Segno.681
Anche a causa delle continue agitazioni, tanto da destra quanto da sinistra, Giolitti venne indotto a
sciogliere il Parlamento, cosicché, indette nuove elezioni, dall'11 giugno 1921 al 25 gennaio 1924 si
svolgerà la XXVIª Legislatura,682 con disposizioni speciali per Zara, che aveva un solo deputato,
con i seguenti seggi ai partiti: Liberale 43, Liberale democratico 68, Democratico sociale 29,
Democratico riformista 11, Socialista ufficiale 123, Socialista indipendente 1, Repubblicano 6,
Popolare 108, Popolare dissidente e cristiani del lavoro 0, Combattenti 10, Blocchi nazionali 5,
Economico 5, Comunista 15, Slavi e tedeschi 9, Fascista 2.683
Il 26 giugno, discutendosi alla Camera l'indirizzo di risposta al discorso della Corona, Filippo Turati
presentò un ordine del giorno decisamente contrario alla politica estera del Governo, per cui, di
fronte a 234 no, a 200 sì ed a 6 astenuti, Giolitti si dimetteva. Il re allora affidava l'incarico a
Bonomi, che rimarrà in carica dal 4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922.684
In settembre il principe Umberto si è recato in Tripolitania e Cirenaica, a Tripoli ha assistito ad una
fantasia in suo onore svolta dall'VIII Battaglione Eritreo, ad Homs ha salutato i notabili, è stato
inoltre a visitare le rovine di Leptis Magna e dell'antica Tolemaide.685
677 FUMAGALLI, p. 558, usanza del telegramma che verrà abolito nel 1925, p. 297, e dal 1926 anche il manifesto al
sindaco di Roma, poi la festa del 20 sett. nel 1931 verrà sostituita con quella dell'11 feb. per i Patti Lateranensi.
678 LODI, rara fot., La regina Madre, la marchesa Pes di Villamarina e la contessa Taverna all'inauguraz. del
monum. ai Caduti delle Grande Guerra (Bordighera, 4 nov. 1920).
679 La visita dei sovrani di Danimarca a Roma, a) Re Cristiano X con re Vittorio, b) Re Cristiano X e la regina
Alessandrina in Vaticano; «La Civiltà Cattolica», 1921.
680 I funerali del re Nicola del Montenegro a San Remo. Il re d'Italia e la regina Elena, il p.pe Pietro e il p.pe Danilo
(in borghese) mentre passa il corteo, fot. Vianello; fot., Vittorio Emanuele III e la regina Elena, funerale di Nicola
I del Montenegro a Sanremo.
681 Med., r) busto, Margherita di profilo, v) Firenze. Soc. di Tiro a Segno. Gare Mag. 1921.
682 Med., r) Vittorio Emanuele III re d'Italia, v) Camera dei Deputati. XXVI Legislatura.
683 BARTOLOTTA, I, p. 179
684 BARTOLOTTA, II, pp. 154-55.
172
Ai primi di ottobre il re ha fatto una sorpresa ai soldati: sapendo che a Torino 6.000 di loro
sarebbero andati al circo, vi si recò anche lui con le figlie.686
I sovrani nella prima metà di ottobre con il treno reale giunsero a Bolzano, prima città sudtirolese
annessa con il trattato di pace di San Germano, dove il sindaco Perathon fece un discorso in
tedesco, ringraziando il re per la promessa di proteggere le tradizioni locali, poi partirono per
Chiusa, devastata dall'alluvione, l'indomani da Passiria giunsero a Merano, il re parlò in italiano e la
regina anche in tedesco, i giorni seguenti a Chiusa e poi a Bressanone, dove colloquiarono con il
principe vescovo Johannes Raffl e col vice sindaco Widman, pranzo a Colle Isarco all'hotel
Gröbner, a Vipiteno discorso del sindaco Stifler davanti al municipio, poi al Brennero, alla posa del
cippo confinario con l'Austria; al ritorno, mentre Elena prese il treno, Vittorio Emanuele III
continuò in automobile, al passo Giovo rese omaggio all'eroe tirolese Andreas Hofer, recandosi poi
a San Leonardo in Passiria e quindi a Merano dove si ricongiunse alla regina. A Rovereto
inaugurarono il Museo Storico della Grande Guerra.687
Il 4 novembre alla presenza di Vittorio Emanuele III e della Regina Madre all'Altare della Patria si
svolse la solenne cerimonia del Milite Ignoto.688 Poi verso la metà del mese Margherita si recò a
Trento (per inginocchiarsi in raccoglimento sulle tombe di Damiano Chiesa, Cesare Battisti e Fabio
Filzi), a Bolzano (per la posa della prima pietra dell'Ospizio Bonomelli) ed a Bressanone.689
Il 10 dicembre il re pose la prima pietra della Stazione di Ostia, progettata da Marcello Piacentini.690
Il primo numero de «L'Illustrazione Italiana» del 1922 registrava la visita del principe Umberto ad
istituzioni militari e culturali di Bologna, Modena e Parma. 691 Agli inizi dell'anno la regina Elena ha
685 Il viaggio del p.pe Umberto in Libia, a) Tripoli: la fantasia dell'VIII Battaglione Eritreo in onore del P.pe, b)
Homs: il p.pe saluta i notabili arabi. Alla sua sin., il valoroso col. Ruggeri, comand. della zona, c) Il p.pe tra le
rovine di Leptis Magna. Dietro, al centro il dir. degli Affari Civili di Homs, cav. Buonanni, fot. Bartaccini; Il
viaggio del p.pe Umberto in Cirenaica, Il p.pe visita le rovine dell'antica Tolemaide (Tulmeta), fot. capit. Griva.
686 «La Domenica del Corriere» 9 ott. 1921, Un lusinghiero gesto regale. Saputo che seimila soldati, a Torino, si
sarebbero recati allo spettacolo di un circo equestre, il Re volle assistere, con le p.pesse, alla rappresentaz., e fu
festegg. con interminab. ovazioni, dis. Beltrame.
687 «Bozner Nachrichten» e «Tiroler», ott. 1921, £. 50.000 ai poveri: 20 a Chiusa, 20 incendio a Molveno, 5 inc. a
Cosmedine, 5 inondazione Egna, 5 inondaz. Luson (= £ 55); in altro, invece, inc. a Luson con distruz. di 14 case, 2
fienili e ch. LODI, S.M. il Re alla posa del nuovo cippo confinario Italia-Austria il 12 ott. 1921; Vittorio Emanuele
III e la regina Elena all'inauguraz. del Museo Storico della Grande Guerra di Rovereto, ott. 1921 ; «La Domenica
del Corriere» 23 ott. 1921, Il sacro rito del Brennero. Il Re giura al confine della Patria! “Giuriamo qui, tutti, per i
nostri morti, per i nostri discendenti, che questo passo sarà eternamente nostro”, dis. Beltrame. LODI, Trento:
Visita delle LL.MM. Vittorio Emanuele III ed Elena nel 1919.
688 LODI, Al Milite Ignoto, 4 nov. 1921. All'Altare della Patria. Vittorio Emanuele III al braccio la Regina Madre,
Elena al braccio di Bonomi. Il re depose sul feretro la med. d'oro al v.m.; S.M. il Re al corteo del Milite Ignoto,
Roma, 4 nov. 1921.
689 Ill.: La visita della Regina Margherita nel Trentino e nell'Alto Adige, a) Bolzano. Benediz. e posa della prima
pietra dell'Ospizio Bonomelli alla presenza della regina Margherita e del p.pe vescovo di Trento, b) La Regina
Margherita prega sulla tomba dei Martiri trentini nella fossa del castello del Buon Consiglio ; LODI, a Trento, poi
S.M. la Regina Madre in visita a Bressanone nel nov. 1921; «La Domenica del Corriere» 20 nov. 1921, La Regina
Madre a Trento. Chiamata al balcone dell'albergo dagli applausi della folla, l'augusta Donna è salutata con una
indimenticab. ovazione, A. Beltrame.
690 Memmo CAPORILLI, Lido di Ostia, mare di Roma, 1988, ill., Il re e le altre autorità in un momento della
cerimonia. ORLANDO, p. 284.
691 Il p.pe Umberto a Modena e a Bologna, a) A Bologna: al Teatro Comunale durante la serata di gala in onore del
p.pe, b) Il p.pe col gen. Sani e il prefetto comm. Mori, c) Modena: il pranzo intimo alla Scuola Mil. in onore del
p.pe, fot. Orlandini; a Parma andò al corso uff., le persone più semplici che incontrava per strada, gli dicevano
affettuosamente “caro” e “bello” (aveva appena 17 anni).
173
visitato il Sanatorio Militare di Anzio, interessandosi ai metodi di cura ed intrattenendosi con i
pazienti.692
Il 22 gennaio moriva Benedetto XV ed il 6 febbraio riusciva eletto Pio XI.
All'Altare della Patria si svolgeva la solenne cerimonia del conferimento di una seconda medaglia
d'oro al Milite Ignoto, decretata dal Congresso degli Stati Uniti, recata dal gen. Henry T. Hallen.693
Il 3 febbraio il principe Umberto si recava a Macerata, per porre la prima pietra del nuovo
Ospedale, con la benedizione del vescovo.694
Intanto, il 2 Bonomi aveva annunciato alla Camera le dimissioni del Governo, ma il 16 si doveva
ripresentare per dire che il re non le aveva accettate. Allora Guido Celli presentava un ordine del
giorno formulato in tre sezioni: a) sul bisogno di restituire al Paese le condizioni di una pacifica
convivenza delle classi (Mussolini ventilò esplicitamente la necessità di instaurare una dittatura
militare); b) sull'assumere partecipazioni nelle aziende per concorrere allo sviluppo della
legislazione del lavoro; c) sul ritenere inscindibile l'unitarietà dei problemi economici dell'Europa,
per sistemare le nazioni tormentate e depresse da forti egoismi e da crudeli sperequazioni. Essa
passava con 368 sì contro 11 no e 3 astensioni. Però Antonio Casertano presentava anch'egli un
altro ordine del giorno, senonché non venendo ritenuto in grado di mettere in atto tutto ciò, il
governo veniva sfiduciato, trovandosi così costretto a dimettersi. Il re incaricava allora Luigi Facta,
il quale formò un governo che sarebbe durato però pochi mesi, ossia fino al 1° agosto. 695 Il sovrano
il giorno del giuramento dei ministri osservava giustamente che questa era stata la più lunga crisi di
governo dal 1848.
Dall'11 al 13 aprile il re andò a Milano per la Fiera Campionaria: tra l'altro, venne acclamato dalla
associazioni patriottiche che sfilarono al Parco, visitò la Casa di Riposo per i ciechi di guerra, la
casa di redenzione giovanile “Cesare Beccaria” (ossia il riformatorio) ad Arese e gli stabilimenti
“Marelli” di Sesto San Giovanni.696
692 «La Domenica del Corriere» 8 genn. 1922, Pietà regale. La regina Elena ha visitato in questi giorni il Sanatorio
Mil. di Anzio, interessandosi assai ai metodi di cura e intrattenendosi affabilm. con tutti i ricoverati, dis. Beltrame.
693 «La Domenica del Corriere» 29 genn. 1922, Onori americani al Sacro Simbolo dell'Esercito vittorioso. Sull'Altare
della Patria, alla presenza del Re e delle più alte autorità dello Stato, il gen. Hallen compie la consegna della med.
d'oro decretata dal Congresso degli Stati Uniti al Milite Ignoto, dis. Beltrame.
694 Ill.: Il p.pe Umberto nelle Marche, a) Il p.pe pone la prima pietra del nuovo ospedale di Macerata, 3 febb., b)
Durante il discorso del vesc. di Macerata.
695 BARTOLOTTA, II, pp. 156-58
696 La Fiera di Milano, inaugurata nel 1920, era stata posta “sotto l'alto patronato di S.M. il Re” anche nel 1921, ma
questo è stato il primo anno che l'ha visitata. La visita del Re agli Stabilim. Marelli a Sesto San Giovanni.
L'automobile del Re circondata dalle maestranze plaudenti; Il re a Milano, a) L'arrivo del Re, b) La partenza del
Re, c) Il Re dal balcone del pal. Reale saluta la folla plaudente, d) L'addobbo dei balconi, e) Le popolane
attendono l'arrivo del sovrano; a) Il coro e la luminaria in p.za del Duomo: un riflettore batte sul balcone del pal.
Reale e illumina il Re e i personaggi del seguito, b) Una visita alla Casa di Riposo e Patronato per i Ciechi di
guerra al villaggio Mirabello. Presso il re, il prof. Denti, c) Visita agli erigendi istituti d'Alta Coltura alle Vallazze,
d) Alla rivista mil. nella caserma Eugenio di Savoia; Echi delle visita del Re a Milano, a) La grande sfilata delle
associaz. patriottiche al Parco, b) Le madri dei caduti sfilano davanti al Re, c) d) La visita alla Casa di Redenzione
“Cesare Beccaria” ad Arese; fot.: Il re accompagnato dal sen. Cesare Nava e da altre personalità, stand I. Brust &
C.; Visita del re Vittorio Emanuele III alla Fiera Campion. di Milano, accompagnato dal presid. della Fiera di
Milano, Cesare Nava, stand Guido Pomares; visita del Re Vittorio Emanuele III alla Fiera Campion. di Milano,
stand Marelli; «Io adopero già da tempo la matita “Presbitero” e la trovo ottima e scorrevole», “Parole di S.M. il
Re nella visita fatta il giorno 13 apr. allo stand”. «La Domenica del Corriere» 23 apr. 1922, 4ª di cop., Le grandiose
feste a Milano a Vittorio Emanuele III. Al Parco, tra la più intensa commoz., le Associaz. Patriottiche, in uno
spettacoloso, interminabile corteo, sfilano, acclamando, dinanzi al Re, dis. Beltrame.
174
Alla fine del mese Vittorio Emanuele III ricevette a Roma i reali del Belgio, Alberto ed Elisabetta,
giunti con il principe Leopoldo: si recarono all'Altare della Patria a rendere omaggio al Milite
Ignoto ed al Museo del Genio a Castel Sant'Angelo.697
Il 4 maggio il principe Umberto con un magnifico corteo di gondole e di bissone si recò ad
inaugurare solennemente, a Venezia, la XIIIª Biennale di Belle Arti, accolto dal ministro Anile, dal
sottosegretario Calò, dalle autorità e da numerosi artisti convenuti da tutta Italia.698
Il 17 il re a Venezia, a bordo del “Pola”, percorse il canale di grande navigazione “Vittorio
Emanuele III” e quindi sbarcò al nuovo porto commerciale, dove inaugurò la fontana monumentale
del quartiere urbano. Ebbe anche modo di intrattenersi con i marinaretti della nave asilo “Scilla”.699
I sovrani poi dal 21 al 25 si recarono, con la principessa Jolanda, dapprima in visita nel Friuli, con
arrivo sulla corazzata “Cavour” a Trieste dove, formatosi il corteo reale, passarono sotto una
pioggia di fiori; nei giorni seguenti, prima via terra e poi via mare: ai cantieri Cosulich di
Monfalcone, al monumento ai caduti del Monte San Michele, ad Aquileia, a Gorizia imbandierata
ove il re si affacciò dal balcone del palazzo del Governo, sul Monte Calvario, al cimitero di Colle
Sant'Elia a Redipuglia, alla parata militare a Trieste, in Slovenia alle grotte di Postumia ed a Pirano,
poi a Pola, a Lussinpiccolo ed a Zara.700
697 Il sovrani del Belgio a Roma, a) La regina Elisabetta e la regina Elena, in carrozza, b) I sovrani del Belgio, i
sovrani d'Italia con i p.pi e le p.sse salutano la folla plaudente dal balcone del Quirinale, c) Il p.pe Umberto ed il
p.pe Leopoldo; a) La visita al Museo Stor. del Genio Mil. a Castel Sant'Angelo, b) L'omaggio di Re Alberto alla
tomba del Milite Ignoto; «La Tribuna Illustrata» 31 magg. 1922, Vittorio Emanuele III riceve a Roma il re Alberto
del Belgio; fot., Il Re d'Italia e il Re del Belgio salgono al monum. per l'omaggio al Milite Ignoto ; I Reali del
Belgio rendono omaggio alla tomba del Milite Ignoto (Omaggio dei Reali Belgi. S.M. il Re del Belgio si inchina
davanti alla tomba dell'Eroe Ignoto); «La Domenica del Corriere» 9 apr. 1922, I sovrani del Belgio a Roma. Re
Alberto, con re Vittorio, il duca di Brabante e il p.pe di Piemonte, si reca a rendere omaggio alla tomba del Milite
Ignoto, sull'Altare della Patria, dis. Beltrame.
698 L'inauguraz. della XIIIª Biennale di Belle Arti a Venezia, a) L'arrivo del p.pe Umberto alla stazione, gondolieri, b)
Il p.pe scende ai Giardini per inaugurare la mostra; Il magnifico corteo di gondole e di bissone sul Canal Grande.
La XIIIª Bienn. di Venezia fu aperta solennem. il 4 magg. alla presenza del p.pe Umberto, del Min. Anile
(Istruzione), del sottosegr. di Stato alle BB.AA. Calò, di tutte le autorità cittadine e di num. artisti convenuti da tutta
Italia. Il p.pe si è recato anche a Trento.
699 Il re a Venezia, a) Inauguraz. del Canale di Grande Navigazione «Vittorio Emanuele III». La prua del “Pola” con
a bordo il re, sta per tagliare il nastro che attraversa l'imboccatura, b) Il re sbarca dal “Pola” al nuovo Porto
Commerc., per inaugur. la Fontana Monumentale del Quartiere Urbano, fot. Giacomelli; a) Il marinaretto
Teodoro premiato al valor civ. offre al re l'Album Ricordo della vita a bordo della Nave–Asilo “Scilla” , b) Il re
passa in rivista i piccoli marinai della Nave–Asilo “Scilla”.
700 «La Domenica del Corriere» 4 giu. 1922, dis. Beltrame: 1ª, Le grandiose accogl. di Trieste ai Sovrani. Il corteo
reale attraversa la città sotto una continua pioggia di fiori e tra acclamaz. interminab. ; 4ª, L'ultima tappa del
viaggio trionfale dei Sovrani. A Zara, il popolo delirante s'accalca a tal punto per festeggiare il re, la regina e
p.ssa Jolanda, che l'automobile reale è costretta a continue soste; LODI, Trieste, 21 magg. 1922. Saluto della folla
festegg. alle LL.MM. Vittorio Emanuele III, alla regina Elena, alle LL.AA.RR. Emanuele Filiberto di Savoia duca
d'Aosta e alla p.ssa Jolanda; La popolaz. di Gorizia rende omaggio alle LL.MM. Vittorio Emanuele III ed Elena,
alle LL.AA.RR. la p.pessa Jolanda di Savoia e al duca Emanuele Filiberto; S.M. il Re e la Regina Elena sul Monte
Calvario; S.M. il re ad Aquileia; La visita dei sovrani a Zara; anche riprese dalla “Walter Film” di Milano. In Istria
ricevette la significat. Med. di fedeltà dedicatagli: r) In questa sala la dieta provinc. dell'Istria chiamata ad elegg. i
Deputati al Parlam. di Vienna rispose due volte “Nessuno” X e XVI Aprile MDCCCLXI, v) Al suo Re Vittorio
Emanuele III l'Istria unanime nel giorno 24 Mag. 1922 suggellando il Patto d'Amore e di Fede che la prima Dieta
segnava. Altre due med., data imprecisata, 1922, r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Associaz. Naz. Fam.
Caduti in Guerra. Unità d'Italia 1848-1922; v) Unità d'Italia 1848-1922. Anche il p.pe Umberto quest'anno si è
recato in Istria, oltre che in Sardegna.
175
Il 4 giugno il re presenziò, accompagnato dal min. Anile, da Giovanni Calò, dal gen. Diaz e
dall'ammir. Thaon di Revel, all'inaugurazione dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte, dove
Corrado Ricci tenne il discorso inaugurale.701
Il 15 giugno i sovrani a Bergamo inaugurarono il Monumento al 5° Reggim. Alpini, dello scultore
Emilio Bisi, rievocante un episodio in Libia allorché Antonio Valsecchi, del battaglione Edolo,
rimasto senza munizioni, fronteggiò l'attacco avversario lanciando sassi. Poi il re si recò a Reggio
Emilia, per visitare l'Esposizione Zootecnica.702
Alla fine di giugno i sovrani si recarono in Danimarca, accolti da Cristiano X, la cui vita si
arricchirà di coraggiosi aneddoti, e da sua moglie Alessandrina di Meclemburgo–Schwerin; tra le
varie cerimonie, la visita al museo Thorvaldsen e la posa della prima pietra, da parte dei due re, del
Monumento a Dante a Copenaghen.703
Il 15 luglio il principe Umberto partì da Livorno per una crociera navale d'istruzione, sulla regia
nave scuola “Ferruccio”, scortata dal nuovissimo cacciatorpediniere “San Martino”, diretto in
Spagna e, passando lo stretto di Gibilterra, in Inghilterra, Belgio e Scandinavia.704
Il 17 luglio 1922 alle 10,40 Paolo Orlando, in udienza dal re, lo informò delle traversie in Senato
del disegno di legge sull'Ente Autonomo.705
In luglio si discusse alla Camera una mozione di Turati sulle tutele di libertà, casa e diritti dei
cittadini, il cui dibattito si chiuse il 19 con la votazione di un ordine del giorno di Giovanni Maria
Longinotti in cui si affermava che il governo non fosse riuscito a conseguire la pacificazione
interna, indispensabile per il riassesto economico e sociale del paese, approvato con 288 voti contro
103, per cui Facta rassegnava le dimissioni, ma veniva dal re reincaricato e la Camera finalmente gli
concedeva la fiducia, continuando a governare dal 1° agosto al 31 ottobre.
701 Roma, 4 giu. 1922, a) Inauguraz. dell'Istituto di Archeol. e Storia dell'Arte, Corrado Ricci legge il disc. inaugur.
alla presenza del re Vittorio Emanuele III, del min. dell'Istruz. Antonino Anile, del sottosegr. di Stato delle Belle
Arti Giovanni Calò, del gen. Armando Diaz, dell'ammir. conte Paolo Thaon di Revel, b) Corrado Ricci e il re
Vittorio Emanuele III all'uscita da Pal. Venezia dopo l'inauguraz. dell'Istit. di Archeol. e Storia dell'Arte , Fototeca
INASA.
702 La visita del Re a Bergamo e a Reggio Emilia, a) Bergamo. L'inauguraz. del monum. al 5° Alpini, alla presenza dei
sovrani, b) Reggio Emilia. La visita del Re all'Esposiz. Zootecnica; il monum. nel 1926 verrà trasferito, con il
reggim., a Milano, poi ne saranno fatte due copie, una per Merano (1938) ed un'altra per Edolo (1954).
703 I sovrani d'Italia nella capitale della Danimarca. 1. L'arrivo alla staz. Il Re d'Italia, accompagnato da Re Cristiano,
e dal p.pe ereditario passa in rivista la comp. d'onore. 2. Re Vittorio s'intrattiene con i rappresent. della colonia
italiana. Al centro, I due sovrani in visita al Municipio di Copenaghen. 3. Il pittoresco corteo reale attraversa le
vie della capitale. 4. Posa della prima pietra per il monum. a Dante in Copenaghen. Re Vittorio e Re Cristiano
gettano le prime spalmature di calce. Intorno, le due regine, le p.pesse, il p.pe ereditario (in uniforme di uff. di
marina); Il viaggio dei sovrani d'Italia in Danimarca, a) L'arrivo dei sovrani d'Italia a Copenaghen, b) la visita al
Museo Thorvaldsen a Copenaghen, regina Elena, regina Alessandrina, re Vittorio, re Cristiano; «La Domenica del
Corriere» 2 lugl. 1922, I reali d'Italia in Danimarca. L'arrivo alla pittoresca festa notturna organizz. dagli artisti
dell'Acc. Reale di Copenaghen, nel magnifico castello di Charlottenburg, Cristiano X dà il braccio a Elena, Vittorio
Emanuele III ad Alessandrina.
704 Ill.: Livorno. La partenza del p.pe Umberto per la crociera nav. d'istruz., La R.N. Scuola “Ferruccio (comand.
Cantù) in partenza da Livorno il 15 luglio. Sul palco di comando si vede il p.pe Umberto nella posiz. di saluto.
Partite “Ferruccio”,“San Martino” e “Vespucci”. L'incrociat. “Ferruccio” e il nuovissimo cacciatorped. “San
Martino” si dirigono per Gibilterra e si recano per Spagna, Inghilterra, Belgio in Scandinavia. Pietro SILVA, art. su
«L'Illustrazione Italiana».
705 ORLANDO, p. 287.
176
Il 3 settembre per il 50° anniversario della fondazione del Corpo degli Alpini il re tornò a Trento (vi
era già stato nel 1919), dove si soffermò in raccoglimento alla “Fossa dei Martiri” del Castello.706
Il 10 Guglielmo Marconi saliva a bordo del “Ferruccio”. L'incrociatore verso la fine del mese con il
principe Umberto era arrivato a Stoccolma, dove vi accoglieva il re di Svezia, al quale veniva
presentato lo Stato Maggiore.707
Il 10 ottobre i sovrani partirono per Bruxelles, accompagnati dal gen. Cittadini e dal min. Mattioli
Pasqualini. Al ritorno si fermarono a San Rossore, dove il re con le figlie aiutò un trabaccolo ad
entrare nella foce.708
Il 24 in un convegno del partito al San Carlo di Napoli, Mussolini affermò «o ci daranno il governo
o lo prenderemo calando su Roma», tuttavia la situazione era ancora molto fluida, infatti il giorno
dopo fece proporre a Luigi Facta una composizione ministeriale con i fascisti, poi ci ripensò, ma
non volle neppure una sorta di accordo con Giolitti di fornirgli quatto ministri ed altrettanti
sottosegretari. Michele Bianchi il 26, chiudendo i lavori, incitava alla mobilitazione generale.
Mussolini, a Milano, dalla sede del “Popolo d'Italia” intanto negoziava a distanza col re e col
governo. Giolitti il 27 era invitato a Roma per consultazioni con il re e con Facta ma non riusciva ad
arrivare a causa dell'interruzione delle linee ferroviarie, intanto il governo si dimetteva, il 28 il re si
rifiutava di firmare lo stato d'assedio, contando per ogni evenienza su un presidio di 28.000 soldati,
comandati dal gen. Emanuele Pugliese, coadiuvato dai gen. Renato Piola Caselli ed Ugo Cei. Il 29,
vista l'ondata quasi plebiscitaria, Vittorio Emanuele III invitava Mussolini a Roma, il quale il 30 si
presentava al re come «suo fedele servitore» sottoponendogli subito la lista dei ministri.
Ecco come si erano svolti i fatti. In seguito all'inizio dell'insurrezione fascista, abilmente pianificata
sul territorio, Facta il 26 aveva riunito il Consiglio dei Ministri: visto il tentativo di portare i
parlamentari fascisti al governo in maniera pacifica, soprassedendo alla formale decisione di
rassegnare dimissioni collegiali, invitava tuttavia i singoli ministri a mettere i portafogli a sua
disposizione. L'indomani, precipitando gli eventi in tutto il Paese, riunitosi nuovamente il
Consiglio, aveva deliberato vere e proprie dimissioni. Il re allora nel tardo pomeriggio del 28 aveva
incaricato ufficiosamente Salandra, appoggiato dai Nazionalisti, senonché la decisa opposizione di
Benito Mussolini (il quale aveva intuito di avere la situazione in pugno) aveva fatto subito fallire
questo tentativo per cui il 29 declinava. Il re allora aveva affidato a Mussolini di formare un nuovo
governo, formato da 3 fascisti, 2 popolari, 2 militari, 2 democratici, 1 nazionalista, i demosociale, 1
liberale ed 1 indipendente ed il 16 novembre avrà la fiducia con 316 sì, 116 no e 7 astenuti. Questo
governo, con 119 spostamenti o rinnovi di ministri, smembramenti in vari nuovi dicasteri, durerà in
carica sino al 25 luglio 1943.709
706 LODI, Trento: S.M. alla “Fossa dei Martiri” a Trento per il 50° degli Alpini il 3 sett. 1922; Visita del p.pe
Umberto nel 1922. Il re accomp. da Marcello Soleri min. della Guerra, già uff. degli alpini, da rappresent.
dell'esercito e dalle autorità.
707 Il “Ferruccio” col p.pe Umberto a Stoccolma, a) Il “Ferruccio” entra nel porto di Stoccolma, b) La lancia reale col
Re di Svezia e il suo seguito attracca al barcarizzo del “Ferruccio”, c) Il Re di Svezia saluta il p.pe Umberto, d) La
poppa del “Ferruccio” addobbata per un ricevimento, e) La presentaz. dello Stato Maggiore del “Ferruccio” al
Re di Svezia; «La Domenica del Corriere» 1 ott. 1922, La crociera del p.pe Umberto nelle acque dell'Europa
Settentr. Il Re di Svezia, accompagnato dal p.pe, passa in rivista l'equipaggio dell'incrociat. Ferruccio.
708 «La Stampa» 10 ott. 1922; «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 22 ott. 1922, I Reali d'Italia a Bruxelles. La
dimora dei nostri sovrani nella capitale belga è stata accomp. da continue, indimenticabili dimostraz. di fervida
simpatia; 5 nov., Un simpatico gesto del Re. Mentre, con le p.sse Jolanda e Mafalda, si trovava a pescare alla foce
dell'Arno, scorto un trabaccolo che, per la forte corrente, non riusciva ad entrare nel fiume, il sovrano gettava una
lunga fune che, dopo molti sforzi, poté essere afferrata dall'equipaggio pericolante. Il re e le p.sse, che tenevano
l'altro capo della fune, tirarono con gran forza il trabaccolo, che solo così poté attraccarsi alla spiaggia di San
Rossore.
709 BARTOLOTTA, II, pp. 162-73.
177
Dovendosi recare ad omaggiare il sovrano per il suo genetliaco, Mussolini si inchinò dicendogli:
«Maestà, vi porto l'Italia di Vittorio Veneto». Colse al volo questa fausta occasione anche per far
subito sfilare le squadre fasciste davanti al Quirinale.710 Il principe Umberto a Pisa salutava i sen.
Giovanni Battista Queirolo e Davide Supino dopo la rivista (alla quale assistettero Elena e le
principesse), con sfilata anche di fascisti, e poi si intratteneva con il card. Maffi. La sera la regina
assisteva ad una commedia al “Teatro del Fante” con il figlio e le figlie.711
Il 20 novembre il principe Umberto, essendo stato nominato sottotenente, prestò giuramento a
Roma nel 1° Reggimento Granatieri. Quest'anno fece anche una visita in Sardegna.712
Il 19 gennaio 1923 Mussolini ed il card. Gasparri si incontravano per dei colloqui segreti. Il 19
maggio si vedeva anche con De Gasperi, il quale non palesava opposizione ad una riforma
elettorale.
In febbraio la principessa Jolanda al Quirinale presentò agli ospiti il fidanzato, conte Carlo Calvi di
Bèrgolo.713
Il 14 aprile il principe Umberto inaugurò a Torino la Quadriennale di Belle Arti.714 Anche
quest'anno il re si recò a Milano per l'inaugurazione delle Fiera Campionaria, dove arrivò alla
cerimonia in carrozza con Mussolini.715 Il re si recò anche alla “Villa dei Bambini” dell'Opera di
Prevenzione Antitubercolare ad Olgiate Olona, per dar inizio ai lavori di due altri padiglioni. 716 Il
Presidente del Consiglio accompagnò Vittorio Emanuele III anche alla Mostra di Zootecnia e alla
Mostra Romana dell'Agricoltura e Industria.717
710 Fot.: Mussolini si inchina al Re e gli dice:“Maestà,vi porto l'Italia di Vittorio Veneto”; Il saluto delle squadre al
Re. La grande sfilata fascista davanti al Re, in p.za del Quirinale. I festeggiamenti furono molteplici in molte città,
anche se non intervenne a tutti, Feste e cerimonie per il genetliaco del Re: a Milano consegna di med. al valore nel
cortile del castello, a Venezia a piazza San Marco l'ammir. Mortola passò in rivista per la prima volta i fascisti che
risposero col saluto romano. Il re inaugurò, probabilmente in questi giorni, la lapide in onore dei Caduti, nel
quartiere Giardino del personale della Camera, presenti l'ammir. Thaon di Revel, Diaz, Giolitti, il sen. Luigi
Podestà, il presid. della Camera Enrico De Nicola. LODI, Margherita ha incontrato a Firenze i mutilati ed invalidi
di guerra, lo farà anche nel 1925.
711 Feste e cerim. per il genetliaco del Re, c) Pisa. Il re [non è il re ma il p.pe Umberto] saluta i sen. Queirolo e Supino
dopo la rivista, d) Pisa. Il p.pe ereditario accompagnato dal card. Maffi saluta un rappresent. del fascio pisano; «Il
Ponte di Pisa» 11–12 nov. 1922, I fascisti che sfilano al cospetto della Regina e dei P.pi, 4 nov.
712 Ill.: Il giuram. del p.pe Umberto promosso sottoten. dei granat.; Il p.pe Umberto festeggiato in Sardegna, visita la
Mostra Zootecnica, nella villa Sant'Elia di Alghero nelle grotte scavate dal mare, omagg. da signore ploaghesi in
costume, da dame in costume di Thiesi, da cav. a cavallo.
713 «La Domenica del Corriere» 18 feb. 1923, Il fidanzamento di Jolanda di Savoia. Durante la cerim. uff. al Quirinale
la p.pessa presenta agli ospiti il fidanz. conte Carlo Calvi di Bergolo, dis. Beltrame.
714 Torino. La Quadrienn. di Belle Arti inaugurata dal p.pe Umberto, 14 Apr., a) Il corteo per le vie della città, b) Il
p.pe Umberto, il duca d'Aosta e l'on. De Vecchi all'inauguraz., c) Il p.pe Umberto assiste dal balcone del
Municipio alla sfilata dei fascisti di Torino e della Prov., d) L'arrivo del p.pe a pal. Reale.
715 Ill.: Le entusiast. accoglienze del popolo milanese al re, a) L'arrivo alla staz., b) Le acclamaz. del popolo durante il
percorso dalla staz. al pal. Reale; Il grande corteo per l'arrivo del re a Milano, 12 apr.; Re Vittorio nella berlina di
gala del Municipio attraversa la città imbandierata e festante nel percorso dalla staz. a pal. Reale, Via Manzoni; Il
re a Milano per l'inauguraz. della Fiera Campion. 12-13-14 apr. Il re con l'on. Mussolini e il sindaco Mangiagalli
nella berlina di gala del Municipio; La visita del re alla Fiera Campion., a) L'arrivo del re alla fiera, b) Visita al
Padigl. delle Colonie, c) Il re accompagnato dall'on. Mussolini, dal min. Cavazzoni, dal sindaco Mangiagalli e dal
sen. Nava, visita la fiera; d) e) La visita ai padigl.; «La Domenica del Corriere» 22 apr. 1923, Il Re d'Italia alla
Fiera di Milano. Accompagnato dal Presid. del Cons., dal Sindaco, e da tutte le autorità, il Sovrano visita il
grandioso Pal. degli Sports, con automobili, dis. Beltrame.
716 «La Domenica del Corriere» 29 apr. 1923, Il Re alla “Villa dei Bambini” dell'Opera di Prevenz. Antitubercolare, a
Olgiate Olona (Milano). La posa della prima pietra di due nuovi padigl., dis. Beltrame.
178
In maggio arrivarono a Roma i sovrani d'Inghilterra, Giorgio V e Maria, accolti al Quirinale, fecero
visita anche a Pio XI, poi l'11 si recarono con il principe Umberto a visitare la Biblioteca del
Seminario Tuscolano, già del card. Enrico Benedetto Clemente Stuart duca di York, quindi la regina
libò con il “Frascati”, il cui apprezzamento si tradusse nel desiderio di averlo a corte.718
Il 15 e 16 maggio il re si recò a Napoli ed al suo passaggio le operaie cotoniere gettarono una
pioggia di fiori. Dalla stazione si diresse a palazzo reale, quindi alla cerimonia al Mausoleo di
Posillipo, destinato a raccogliervi le salme dei napoletani caduti. La seconda giornata visitò gli
stabilimenti di Poggioreale delle Manifatture Cotoniere Meridionali, osannato da 4.000 operai
presenti dei 12.000 in esse impiegati.719
Il 17 giugno l'Etna cominciò ad eruttare e già il giorno dopo il sovrano era sul versante più colpito,
per rendersi conto della situazione e per organizzare i soccorsi alle popolazioni.720
Il 22, nella fausta quinta ricorrenza della seconda battaglia del Piave, convenivano a Roma 30.000
combattenti e sfilavano sotto il balcone del Quirinale 4.000 bandiere, davanti al re, al principe
ereditario ed a Mussolini, Presidente del Consiglio.721
Conclusa la Conferenza di Losanna, all'Italia veniva confermato il possesso del Dodecaneso, già
stabilito dal Trattato di Sèvres dell'agosto 1920. La missione militare italiana per stabilire il confine
tra Grecia ed Albania veniva trucidata e Mussolini il 29 inviava un ultimatum alla Grecia ma,
rimanendo soddisfatto solo parzialmente, il 31 inviava la squadra navale ad occupare Corfù.
Il re alla Fiera Campionaria Internazionale di Padova ha detto di conoscere il “vov” della società
Pezziol di cui il vicepresidente dell'Ente, cav. Antonio Palamidese, era comproprietario.722
Ansia a Racconigi in settembre per la malattia delle principesse ed affettuose dimostrazioni della
popolazione.723
717 Il re con l'on. Mussolini all'inauguraz. della mostra zootecnica; La cerimonia inaugur. in presenza del Re e dell'on.
Mussolini, nell'interno del teatro greco costruito su progetto dell'arch. Armando Brasini a Villa Borghese.
718 «La Domenica del Corriere» 20 mag. 1923, La visita dei sovrani d'Inghilterra a Roma. Accompagnati dai reali
d'Italia, Giorgio V e la regina Maria escono sul balcone del Quirinale a ricevere l'entusiastico saluto del popolo,
dis. Beltrame.
719 La visita del re a Napoli 15-16 mag., a) Il corteo reale alla staz., b) Il re saluta la folla dalla loggia del pal. Reale,
c) La cerim. al Mausoleo di Posillipo nel quale saranno raccolte le salme dei napoletani caduti in guerra, d) Il
sindaco on. Angiulli illustra, alla presenza del re, il significato del Mausoleo di Posillipo; La seconda giornata del
re a Napoli, a) Il re tra l'on. Gualtieri [Presid. Manifatture] e il dott. Canto. A destra il gen. Diaz, b), Il re, visibilm.
lieto, si congratula con l'amministr. delegato, c) Un omaggio floreale, d) Attraverso i reparti delle Manifatt.
Cotoniere Merid., De Nicola, ammir. Enrico Millo, gen. Albricci, gen. Porta, ammir. Acton; «La Domenica del
Corriere» 27 mag. 1923, Le trionfali accoglienze di Napoli al Re. Una grossa massa di operaie cotoniere saluta il
sovrano con una interminab. pioggia di fiori, dis. Beltrame.
720 «La Domenica del Corriere» 1 lugl. 1923, Nella zona dell'Etna sterminatore. Il Re sui luoghi della sciagura, a
confortare e soccorr. le misere popolaz., dis. Beltrame.
721 «La Domenica del Corriere» 8 lugl. 1923, La grandiosa celebraz. romana della vittoria del Piave. Trentamila
combattenti con 4.000 bandiere sfilano sulla p.za del Quirinale, dinanzi al Re, al P.pe Ereditario, ed al Presid. del
Cons., dis. Beltrame.
722 Il re si recò a Padova alla Fiera Campion. Internaz., ha apprezzato anche il “vov” della soc. Pezziol, che conosceva
già, presenti i gen. Cittadini, Sassi, Scipione, Grazioli ed il p.pe Ruspoli gran cerimon. di Corte, e lo stand della
S.E.V. (Soc. Elettronica Veneta) con i motori trifase, il cui presid. era il march. Gioachino Ollandini.
723 «La Domenica del Corriere» 30 sett. 1923, Durante la malattia delle p.sse, a Racconigi. Nelle ore di ansia più viva,
con commov. spontaneità il popolo trepidante si raccoglieva dinanzi alla villa reale, in attesa di notizie, dis.
Beltrame.
179
Quest'anno sono stati istituiti i “parchi delle rimembranze”, in onore dei caduti. Uno degli otto è
stato inaugurato a Firenze dal principe Umberto, un altro dal re in persona assistito dal min.
Gentile.724
Il 13 novembre 1923 Paolo Orlando è stato nuovamente ricevuto in udienza dal re, al quale ha
consegnato la Relazione Generale sull'Opera dell'Ente Autonomo.725
In novembre arrivarono a Roma i reali di Spagna, Alfonso XIII e Vittoria Eugenia di Battenberg,
ricevuti il 19 da Pio XI in Vaticano, il quale dopo l'udienza al re intrattenne per altri 20 minuti la
regina. Seguì un banchetto a Palazzo Barberini, sede dell'ambasciata di Spagna presso il Quirinale.
Il 20 mattina andarono al Pantheon e poi a rendere omaggio al Milite Ignoto con Vittorio Emanuele
III. Il 21 vollero recarsi alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove tenne un discorso il card.
Vannutelli, cui seguì la risposta del re di Spagna, visitarono il Pontificio Collegio Pio Latino
Americano, poi si recarono a visitare le Terme di Caracalla e quindi tornarono al Quirinale,
passando poi a Villa Savoia per un pranzo familiare (mentre Mussolini a Palazzo Venezia faceva
una colazione di lavoro con Primo de Rivera). Nel primo pomeriggio i sovrani spagnoli ed italiani,
accompagnati dal principe Umberto, si diressero in automobile all'Istituto Internazionale di
Agricoltura e poi diedero all'ambasciata un pranzo in onore dei sovrani d'Italia. Il 22 i sovrani
spagnoli fecero un'altra visita, privata, al Papa, il quale poi intrattenne nuovamente per 20 minuti la
regina, quindi andarono in San Pietro, alla Cupola ed ai Musei. Nel pomeriggio, saliti in
un'automobile i due re, in un'altra le due regine accompagnate dal principe Umberto e molto
seguito, si recarono all'ippodromo; quindi raggiunsero tutti insieme il campo d'aviazione per
assistere, con Mussolini, il gen. Primo de Rivera, il gen. Diaz e l'ammir. Thaon di Revel, alle
manovre a Centocelle. La sera a teatro: un immenso cesto di fiori nel proscenio formava i colori
spagnoli ed italiani; vennero suonati i due inni nazionali.726
Il motivo di questi ripetuti incontri con Pio XI consisteva nel fatto che il re di Spagna aveva
auspicato al Nunzio Apostolico a Madrid una soluzione del conflitto tra Stato e Chiesa in Italia,
nell'intento di svolgere un ruolo politico di mediazione, in sintonia con quanto si era sempre
pensato, cioè che le sinergie tra le due nazioni avrebbero consentito lo svolgimento di un ruolo
importante nel Mediterraneo, anche se gli erano state subito sconsigliate delle dichiarazioni
pubbliche in tal senso.727
Gli insigniti delle Medaglie d'oro sono stati ricevuti dal re e dal principe Ereditario al Quirinale,
presenti Diaz e Thaon di Revel.728
Con il Regio Decreto del 25 gennaio 1924 (in base al Testo Unico approvato con R.D. del 13
dicembre 1923) furono indette le nuove elezioni, fissate per il 6 aprile. Cosicché dal 24 maggio
1924 al 21 gennaio 1929 si svolse la XXVIIª Legislatura. L'esito delle consultazioni elettorali fu
724 I parchi delle rimembranze inaugurati a Firenze dal p.pe Umberto, a) Omaggio popolare agli alberi ricordanti gli
eroi, b) Il p.pe Umberto e il card. Mistrangelo a Santa Croce, c) Uno degli otto parchi delle Rimembr.; Il re ed il
min. Gentile assistono all'inauguraz. del Parco delle Rimembr. Lo scoprimento della colonna simbolica nel Parco
delle Rimembr.
725 ORLANDO, p. 298.
726 «L'Osservatore Romano» 21 nov. 1923; «La Domenica del Corriere» 2 dic. 1923, dis. Beltrame: 1ª, Le entusiast.
accogl. di Roma ai Reali di Spagna. L'indimenticab. dimostraz. dinanzi al Quirinale; 4ª, Le feste di Roma. I reali
d'Italia e di Spagna, il p.pe ereditario, l'on. Mussolini, il gen. Primo de Rivera, il gen. Diaz e l'ammir. Thaon di
Revel, assistono ad una finta battaglia a Centocelle, aeroplani e dirigibili; «ABC Diario Ilustrado» 21-23 nov.
727 Giulia ALBANESE, Alla scuola del fascismo. La Spagna dei primi anni venti e la marcia su Roma, con note molto
interess., in AA.VV., Pensare la Nazione, 2012, p. 113.
728 I “Valorosissimi” dell'Esercito italiano intorno al Re e al P.pe Ereditario, in visita al Quirinale per offrire al p.pe
l'armamento da uff., fotogr. poi col sovrano, con Umberto, Diaz e Thaon di Revel.
180
con l'attribuzione dei seguenti seggi ai partiti: Fascista 374, Fascista dissidente 1, Socialista unitario
24, Socialista massimalista 22, Comunista 19, Repubblicano 7, Popolare 39, Liberale 15,
Opposizione costituzionale 14, Democratico sociale 10, Contadini 4, Sardo 2, Slavi e tedeschi 4.729
Intanto il 9 marzo il principe Umberto arrivava a Verona per inaugurarvi la Fiera Primaverile,
accolto da rappresentanze delle città redente, nei loro pittoreschi costumi, ha poi partecipato al
pranzo di gala nel salone della loggia di Fra Giocondo nel palazzo della Prefettura, accomodato tra
il sindaco ed il min. Alberto De Stefani.730
Il 16 marzo Fiume passava ufficialmente all'Italia, così quello stesso giorno il re poteva sbarcarvi
dalla “Brindisi” per la festa dell'Annessione, ricevuto dal governatore gen. Giardino. Per il brillante
esito diplomatico Vittorio Emanuele III conferiva a Mussolini la più alta onorificenza, il collare
della SS. Annunziata.731
I sovrani a Milano, passando in automobile nel circuito interno dell'Arena, ricevevano l'omaggio di
35.000 scolari, poi si dividevano i compiti: la regina andava a visitare la Scuola di Economia
Domestica e l'Istituto Savoia, quindi si intratteneva con i grandi invalidi nel cortile del palazzo
Reale, il re andava a porre la prima pietra della Casa dei Derelitti, quindi visitava l'Ospedale
Militare Sant'Ambrogio, infine tornava a palazzo dove passava in rassegna i reduci. Veniva coniata
una medaglia per la prima esposizione della Fiera Internazionale di Roma.732
Ormai il principe Ereditario interveniva a tante cerimonie. Il 27 aprile era a Trento “Redenta” ed al
Brennero. In maggio Margherita riceveva uno dei tanti omaggi poetici.733
Verso la fine di maggio i sovrani si recavano a Londra, festosamente accolti.734
Il 7 giugno la Camera votava la fiducia al governo Mussolini con 361 voti favorevoli e 107 contrari.
Il 1° agosto la milizia fascista, entrando a far parte delle forze armate, veniva sottoposta all'obbligo
di prestare giuramento di fedeltà al re.
729 BARTOLOTTA, I, pp. 183-86; med., r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Camera dei Deputati. XXVII
Legislatura.
730 Il p.pe Umberto a Verona, a) Le rappresent. delle città redente nei loro pittoreschi costumi convenute a Verona il 9
mar. a festegg. il p.pe, ospite della città, per inaugur. la Fiera primaverile, b) Il pranzo di gala offerto al p.pe nel
salone superiore della Loggia di Fra Giocondo nel pal. della Prefettura. Il p.pe siede tra il sindaco ed il min. De
Stefani, fot. De Bianchi.
731 Il re a Fiume per la festa dell'Annessione, Re Vittorio pone il piede sul sacro suolo di Fiume ricevuto dal Governat.
gen. Giardino, 16 mar., fot. Bruni; Le indimenticab. accogl. di Fiume a re Vittorio, 16 mar. Il corteo reale lungo la
riva Emanuele Filiberto tra gli applausi deliranti del popolo fiumano e sotto una pioggia di fiori; «La Domenica
del Corriere» 23 mar. 1924, La visita del re a Fiume. Assiepati sulle banchine, i fiumani lanciano il primo
tripudiante saluto al Sovrano appena giunto nel porto, a bordo della “Brindisi”, dis. Beltrame, nello sfondo la
nave con 4 fumaioli, bandiere italiane; LODI, S.M. il Re a Fiume per la cerim. di anness. all'Italia nel mar. 1924,
con corazzate.
732 «La Domenica del Corriere» 27 apr. 1924, 4ª, I Reali a Milano. Nell'Arena, gli ospiti ricevono l'omaggio di oltre
35.000 scolari, passano in automobile nel circuito, dis. Beltrame; Milano. Le visite dei sovrani, a) La regina alla
Scuola di Economia Domestica, b) La regina all'Istituto Savoia, c) La regina s'intrattiene coi grandi invalidi di
guerra nel cortile del pal. Reale, d) Il re pone la prima pietra della Casa dei Derelitti, e) Il re all'Ospedale Mil.
Sant'Ambrogio, f) Il re passa in rivista i reduci di guerra nel cortile del pal. Reale; med., r) busto, 1ª Esposiz. Fiera
Internaz. in Roma MCMXXIV, v) Mostra Campion. Industria e Commercio.
733 LODI, 27 apr. 1924, Visita del P.pe Umberto di Savoia in Trento “Redenta”; Il p.pe Umberto di Savoia al
Brennero; Alla Regina d'Italia [Margherita] nel dì 31 Mag. 1924 in Covigliaio, tip. L. Scudier, Padova, in epigr. i
versi di Carducci, Onde venisti.
734 «La Domenica del Corriere» 8 giu. 1924, Le fastose accogl. di Londra ai sovrani d'Italia. Tra due fitte ali di popolo
acclamante, il corteo reale attrav. la metropoli, dis. Beltrame.
181
A fine ottobre il re a Verona assisteva all'inaugurazione di una targa sulle mura dell'ex caserma
degli Alpini, fusa con i cannoni tolti agli austriaci.735
Il 20 dicembre Raffaele Paolucci, ex nazionalista ben visto a corte, tentava invano un accordo tra
fascisti moderati, liberali, combattenti ed eventualmente aventiniani, per scalzare Mussolini.
Avallando un'idea del principe gen. Maurizio Gonzaga del Vodice, Margherita si recava all'Altare
della Patria a versare il suo obolo per il monumento alla Madre Italiana da erigersi a Santa Croce a
Firenze, intrattenendosi affabilmente con le madri dei Caduti. Il concorso era stato vinto dallo
scultore Libero Andreotti.736
Quest'anno il re ha fatto felici i giovani cattolici, avendo accettato di essere presidente onorario del
Comitato Nazionale Antiblasfemo.737
Nel marzo 1925 all'Asmara venivano issate sulla nuova cattedrale otto grandi campane, tra cui la
“Vittorio Emanuele” del peso di 24 quintali, fuse col bronzo dei cannoni nemici.738
Il 25 maggio il re era a Pavia per l'XI centenario dell'Università e veniva coniata una medaglia in
onore anche dei suoi 25 anni di regno, celebrati quest'anno in varie maniere, tra l'altro con
un'amnistia, in una delle medaglie era effigiato di profilo con Elena, molte riviste gli hanno dedicato
dei numeri speciali.739 In giugno sono sfilate, davanti al sovrano ed alla famiglia reale, in grandioso
corteo, le pittoresche rappresentanze delle colonie.740
Alla presenza del re, accolto dal sindaco Chiossi e dal prefetto Cittadini, il 6 settembre c'è stata
l'inaugurazione, al largo della Madonna delle Nevi, del Monumento ai Caduti di Domodossola,
dello scultore Angelo Balzardi.741 Vittorio Emanuele III a Ciampino ha presenziato, attorniato dalle
alte cariche dello Stato Maggiore, ad una manifestazione aerea, incontrandosi con Umberto Nobile.
735 «La Domenica del Corriere» 2 nov. 1924, Le celebraz. degli Alpini a Verona. Il Re, fra grandi dimostraz., assiste
all'inauguraz. di una targa fusa con i cannoni tolti agli austriaci, e collocata sulle mura dell'ex caserma del 6°
Alpini, dis. Beltrame.
736 Roma. La regina Margherita recandosi all'Altare della Patria a versare il suo obolo per il Monum. alla Madre
Italiana, s'intrattiene affabilmente con le madri dei Caduti; Francesco GRASSI, Giuseppe Alfonso Grassi, un prete
a New York.
737 «Il Giovine Piemonte» Settim. del Movim. Giovanile Catt. Piemont., Sua Maestà Vittorio Emanuele III Presid.
onorario del Comitato Naz. Antiblasfemo. “Nel giubilo vivissimo per l'augusta accettaz., rinnoviamo il proposito
nostro di lottare sempre, nonostante i processi, le violenze e le persecuzioni, per l'epurazione morale della nostra
Patria! Evviva il Re! Evviva l'Italia più pura e più cristiana!”.
738 «La Domenica del Corriere» 29 mar. 1925, dis. Beltrame.
739 Med.: r) busto del re, v) Alla Maestà di Vittorio Emanuele III Re d'Italia nel XXV anno di Regno presente a Pavia
per onorare col suo augusto intervento la celebraz. del XI centen. dell'Ateneo. I cittadini con memore devoz. e
rever. affetto 25 Mag. MCMXXV; busti con Elena, r) MCM–MCMXXV Patriae nomen gloriam fortunam dicato
Florentiae Anno MCMXXV Auspice buon senso e tricolore propaganda, v) Victorius Rex ipsonomine numina Rex
novissima consecrat; Auspice buon senso e Tricolore propaganda Patriae nomen gloriam fortunam dicato
Florentiae Anno MCMXXV, v) Victorius Rex ipsonomine; r) busto del re, v) Vittorio Emanuele III in venticinque
anni di Regno diede alla Patria le naturali frontiere l'esempio della bontà del dovere del sacrifizio; MDCCC –
MCMXXV Da venticinque anni regna Vittorio Emanuele III Re saggio e vittorioso; r) donna, v) Croce Rossa
Italiana. Al suo Alto Patrono Vittorio Emanuele III nel XXV anno di Regno; num. “Speciale per i 25 anni di regno”,
«Pro Familia», Vittorio Emanuele III re d'Italia 1900–1925.
740 «La Domenica del Corriere» 21 giu. 1925, La manifestaz. di Roma in onore di Vittorio Emanuele III. Dinanzi al Re
e alla Fam. reale, sfilano, col grandioso corteo, le pittoresche rappresentanze delle Colonie, dis. Beltrame.
741 Art., Glorificaz. degli Eroi. La solenne inauguraz. del monum. ai caduti di Domodossola, 6 sett. 1925.
182
Il 4 ottobre Margherita inaugurava la Campana dei Caduti di Rovereto, il 20 riceveva i mutilati
nella villa di Bordighera, il 14 novembre passava in rivista la Milizia Volontaria ed il 20, al braccio
del nipote Umberto, interveniva ad una cerimonia scolastica.742
Il 23 settembre nel castello reale di Racconigi vennero celebrate le nozze di Mafalda con il principe
Filippo d'Assia: dopo la cerimonia religiosa dalla scalinata gli sposi assistettero, con la famiglia
reale, alla sfilata delle automobili infiorate, quindi il banchetto si svolse nelle serre neogotiche, con
tavole per 160 invitati.743
La legge del 24 dicembre 1925 prevedeva una trasformazione delle prerogative del capo del
governo, infatti l'art. 1 recitava «Il potere esecutivo è esercitato dal Re per mezzo del suo Governo.
Il Governo del Re è costituito dal Primo Ministro, Segretario di Stato, e dai Ministri, Segretari di
Stato. Il Primo Ministro è Capo del Governo». Poi l'art. 2 prevedeva che il Capo del Governo fosse
nominato e revocato dal Re. Gli altri puntualizzavano delle consuetudini ma anche delle novità.744
Il 26 dicembre i progetti di legge elaborati da una commissione mista per comporre le controversie
con la Chiesa venivano respinti da Pio XI, poiché non poteva accettare delle soluzioni unilaterali,
veniva però così aperta la possibilità di dialogo tra le sfere più alte.
Il 4 gennaio 1926 moriva a Bordighera la regina Margherita, tutti i giornali ne davano l'annunzio ed
i settimanali le dedicavano delle illustrazioni.745 Nei giorni 11 e 12 si sono svolte le cerimonie
funebri al Pantheon dove intanto la salma era stata traslata dalla cittadina ligure, facendosi una
tumulazione provvisoria. Infatti l'11 alle 18 previo verbale, alla presenza delle rappresentanze del
Governo e di alte cariche, sono convenuti il conte sottosegretario Giacomo Suardo, il conte
Alessandro Mattioli Pasqualini min. della Real Casa, il conte Giuseppe Tozzoni maestro delle
Cerimonie, mons. Beccaria cappellano maggiore del Re, Arduino Colasanti direttore generale delle
Antichità; Colacchi, delegato del ministro dell'Istruzione, ha fatto aprire la piccola cappella in
corrispondenza del «cornu epistulae» del coro, dietro l'altare di San Biagio, dove la bara, portata dai
corazzieri, è stata deposta sopra un tumulo fino a sistemazione definitiva. 746 Per celebrare
italianamente la morte della regina varie provincie, comuni ed altri enti hanno offerto oltre 40 borse
di studio per la propagazione ed il perfezionamento della lingua italiana nelle terre redente.
La Camera venne convocata per il 16 onde commemorare la Regina Margherita, allora i deputati
popolari e demosociali rientrarono ma, nel momento in cui Stefano Jacini chiese la parola,
Mussolini accusò veementemente gli aventiniani di tentare un rientro in sordina, i fascisti insorsero
espellendo i rappresentanti delle opposizioni. Il giorno dopo il capo del Governo affermò che
nessuno degli aventiniani potesse rientrare a Montecitorio se prima non si fosse assoggettato alle
742 LODI, campana di Rovereto.
743 «La Tribuna Illustrata», Un fidanzam. in casa Savoia; «La Gazzetta delle Puglie», Negli antichi e fastosi saloni del
Castello Reale di Racconigi oggi si celebrerà il matrim. della p.ssa Mafalda col p.pe di Assia. Fascino di augusta
gentilezza nella solennità delle Alpi magnifiche. Le cerim. della vigilia. L'arrivo del Presid. del Cons.; «L'Idea
Nazionale» 24 sett. 1925, La celebraz. delle nozze della p.ssa Mafalda con Filippo d'Assia; «Il Mattino Illustrato» 5
ott. 1925, S.A.R. la p.ssa Mafalda e suo marito, p.pe Filippo d'Assia, S.M. il Re d'Italia, con la Fam. e la Corte,
sullo scalone del castello di Racconigi, dopo la cerim. nuziale, mentre si svolge il corso delle automobili infiorate;
«Giornale d'Italia» 24 sett. 1925.
744 BARTOLOTTA, II, pp. 174-76.
745 «La Domenica del Corriere» 24 genn. 1926, dis. Beltrame: 1ª, Le grandiose onoranze alla salma della Regina
Margherita di Savoia nella Capitale. Il corteo giunge dinanzi al Pantheon; 4ª, Accompagn. dal commosso omaggio
del pop., la salma della prima Regina d'Italia ha viaggiato da Bordighera a Roma. La sosta a Cornigliano, del
treno speciale pavesato. Alberto LUMBROSO, Elena di Montenegro Regina d'Italia, Firenze, 1935.
746 «Gazzetta Ufficiale del Regno», 27 genn. 1926, n. 21 Straordinario, La tumulaz. della salma di S.M. la regina
Madre, decr. di Mussolini.
183
condizioni da lui poste, specialmente nel riconoscere l'insussistenza relativa alle sue implicazioni
nel delitto Matteotti.
Tra i vari uffici religiosi, va ricordato quello nella chiesa di San Camillo de Lellis a Roma, nelle
vicinanze di villa Margherita, dove è intervenuta la famiglia reale.747
Il 23 maggio il re arrivò alla stazione di Belluno, accolto da Bonomi, Italo Balbo, i gen. Ugo
Cavallero, Giulio Cesare Tassoni, Ugo Sani, Arturo Cittadini, Andrea Graziani, 748 dagli on. Livio
Tovini, Spartaco Zugni Tauro e Ignazio Chiarelli, dal prefetto Camozzi Fassini e dal commis. Del
Niero, per inaugurare il monumento ai caduti del 7° Reggim. Alpini, e ne sfilarono 5.000 anziani.749
Nel giugno 1926 il re e la principessa Giovanna, la quale indossava un ricco costume del
Campidano, erano a Cagliari dove in loro onore veniva riprodotta una cerimonia matrimoniale e
venivano offerti dei dolci tipici.
Alcuni giorni dopo un corteo sfilava sotto al Quirinale (al cui balcone era affacciata la famiglia
reale mentre altre personalità assistevano dalle finestre), per rendere omaggio al re, tutto reso
pittoresco dalle rappresentanze delle Colonie.750
Il 22 giugno si costituiva l'Istituto Nazionale per la Pubblicazione dell'«Opera Omnia» di
D'Annunzio, sotto l'alto patronato del Re e la presidenza onoraria di Mussolini come capo del
Governo, provocando il grande disappunto de «L'Osservatore Romano», che non confutava l'eroe
della Grande Guerra e di Ronchi ma l'autore di una lubrica Venere pagana!
In settembre veniva consacrato il grande ossario dei caduti sul Pasubio, benedetto dal vesc. di
Vicenza, celebrato dal maresciallo Guglielmo Pecori-Giraldi e dal min. Alfredo Rocco, venerato dal
Re e dai reduci.751
Il 24 maggio 1927 Vittorio Emanuele III tornava a Trieste. 752 Ricorrendo il Centenario della morte
di Alessandro Volta il sovrano diede il patrocinio alle celebrazioni (Mussolini ne ebbe la presidenza
mentre Guglielmo Marconi diresse il comitato esecutivo) ed il 28 a villa Olmo a Como inaugurò
747 «Il Mattino Illustrato» 1 feb. 1926, La Regina Elena e le P.sse Reali escono dalla chiesa di San Camillo in Roma,
dopo i solenni funerali in suffr. dell'anima della Regina Madre defunta. Gino CAPPELLETTI, La prima regina
italiana d'Italia, Campobasso, 1928.
748 Tristemente noto per degli ordini di fucilazioni troppo disinvolti.
749 «Domenica del Corriere» 6 giu. 1926, La grande adunata di Belluno. Cinquemila vecchi alpini sfilano dinanzi al
Re, recatosi ad inaugur. il monum. ai caduti del 7° Reggim., dis. Beltrame; Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio”,
Salce–Belluno.
750 «La Domenica del Corriere» 13 giu. 1926, Il Re e la P.ssa Giovanna a Cagliari. Alla fine di una pittor. cerim.
matrimon. riprodotta in onore degli augusti ospiti, alla P.ssa, che indossava il ricco costume del Campidano,
vennero offerti i dolci naz., dis. Beltrame; 21 giu., La manifestaz. di Roma in onore di Vittorio Emanuele III.
Dinanzi al re ed alla fam. reale, sfilano, col grandioso corteo, le pittor. rappresentanze delle Colonie, davanti al
Quirinale, la fam. reale gremisce il balcone e personalità alle finestre, dis. Beltrame. LODI, La visita del p.pe
Umberto alla tomba di Baracca, Lugo di Romagna 1926; med., r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Ente Naz. di
Propaganda della Produz. Italiana. Esposiz. Campioni. 1926.
751 «La Domenica del Corriere» 12 sett. 1926, Per gli Eroi della Patria. Alle spoglie dei Caduti dell'incrollabile 1ª
Armata, è stato consacr. il grande Ossario del Pasubio, benedetto dal vesc. di Vicenza, celebrato dal maresc.
Pecori-Giraldi e dal min. Rocco, venerato dal Re d'Italia e dai reduci gloriosi dell'Armata, dis. Beltrame.
752 «Il Piccolo» 24 mag. 1927, Ritorna oggi a Trieste il Re Vittorioso.
184
l'esposizione.753 Il 29 nella casa del fascio di Bologna accese la lampada votiva di fronte alla lapide
dei caduti del fascismo, mettendosi in sintonia con il regìme.
Il 18 settembre il re accettò l'invito ad inaugurare a Savona il Monumento ai caduti, “Rintocchi e
Memorie”, di Luigi Venzano.
Il 25 re Boris di Bulgaria, durante un giro per l'Europa con suo fratello Cirillo, giungeva a San
Rossore, rimanendo ospite a colazione ed a cena.754
Quest'anno a Loano vennero ultimati i lavori di costruzione del grandioso edificio, in tre corpi, della
colonia marina “Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia”, realizzata con criteri sistematici
modernissimi.
L'8 gennaio 1928, mentre il dirigibile “Esperia” volava a bassa quota, Vittorio Emanuele III
riceveva il re Aman Ullah Khan dell'Afganistan.755
Il 25 il principe di Piemonte visitò le nuove sale di Montecitorio, salutato dall'on. Antonio
Casertano, quindi il 27 col suo seguito s'imbarcò a Taranto sbarcando il 31 ad Alessandria d'Egitto,
accompagnato dal gen. Ambrogio Clerici, poi andò al Cairo, dove re Fuad offrì un banchetto nel
palazzo Reale, fece un giro tra antichità e piramidi, il 13 febbraio con un treno speciale giunse in
Eritrea, il 20 ad Asmara, il 22 ad Adua, il 23 il treno che lo portava a Massaua veniva scortato da un
gruppo di indigeni su cammelli,756 il 29 arrivò a Mogadiscio, il 3 marzo risaliva l'Uebi Scelebi per
andare a visitare il villaggio “Duca degli Abruzzi”; quindi, con un corteo di “Fiat”, si diresse in
Palestina dove il 3 aprile visitò Nazareth ed il lago di Tiberiade, il 6, vestito di nero, percorse la
“Via Crucis” con l'on. Orazio Pedrazzi ed il gen. Clerici, il 7 fu ricevuto ad Amman da re Feisal, il
14 fu di ritorno a Taranto.757
Intanto il 29 febbraio (anno bisestile) era morto a Roma il duca della Vittoria, Armando Diaz, i cui
funerali, a Santa Maria degli Angeli, erano avvenuti alla presenza del re.758
Il 12 aprile a Milano nei pressi della Fiera, dedicata al decennale della Vittoria, mentre si era in
attesa del re, che si stava recando ad inaugurarla, accompagnato dal min. Giuseppe Belluzzo,
esplodeva una bomba, nascosta in un lampione, col ferimento di decine di persone.759
753 «Voltiana, Settimanale Uff. del Comitato Esecut. per le Onoranze a Volta nel primo Cent. della Morte. Como
1827–1927», in epigr., S.M. il Re accompagnato dal pref. gr. uff. Maggioni e dal podestà on. comm. Baragiola
scende dal piroscafo “Savoia”. Med., r) busti, Vittorio Emanuele III Re d'Italia e S.M. la Regina Elena, v) Esposiz.
Campion. di Roma, 1927.
754 Beatrice PACCANI, Giovanna di Savoia Regina dei Bulgari, Tricolore-Italia, 2000.
755 Il re dell'Afganistan a Roma. Aman Ullah Khan e Vittorio Emanuele III, 8 genn., in carrozza, carichi di decorazioni,
a) Il corteo reale lascia la staz. di Termini, preceduto dal dirigibile”Esperia” che vola a bassa quota , b) La regina
dell'Afganistan, la regina Elena e il p.pe Umberto. Il re e la regina inaugurar. a Roma anche la Mostra d'Arte
Marinara.
756 «La Domenica del Corriere» 4 mar. 1928, dis. Beltrame.
757 Enrico E. e Carlo Alfredo CLERICI, Il conte gen. Ambrogio Clerici, pp. 80-82; Eritrea. Asmara. Il p.pe Umberto
all'Ospedale Regina Elena, fot.; Il viaggio del P.pe Umberto nelle nostre Colonie Africane: a) Mogadiscio: il p.pe
di Piemonte e il duca degli Abruzzi si recano ad inaugur. la cattedrale, b) La rivista mil. di Mogadiscio: il gruppo
cammellato attraversa l'arco trionfale eretto in onore del P.pe; «Il Mattino Illustrato», Il viaggio del p.pe Umberto
in Terrasanta, L'ingresso di S.A.R. Umberto di Savoia in Gerusalemme tra Sua Beatitudine il patriarca cattolico dei
Luoghi Santi e il console gen. d'Italia.
758 LODI, I funerali del gen. Diaz. duca della Vittoria, alla presenza di S.M. il Re e di Benito Mussolini, mar. 1928, a
Santa Maria degli Angeli; Diaz, dapprima tumulato nella basilica, ora riposa nel cimitero di Oliveto Sabino
(Torricella in Sabina).
759 Carlo GIACCHIN, Attentato alla Fiera, 2009.
185
Il 30 nella cattedrale di Torino i sovrani assistevano al matrimonio di Filiberto di Savoia-Genova
(figlio di Tomaso), duca di Pistoia, con la principessa Lydia d'Arenberg.760
Ai primi di maggio i sovrani con le principesse si recavano a Tripoli, per la Mostra Coloniale
d'Oltremare, accompagnati dal governatore De Bono e da Federzoni ministro delle Colonie. Il re
passava in rassegna i reparti libici davanti al Castello, poi con la regina e le principesse andava al
monumento ai Caduti, quindi dal balcone assisteva alle ovazioni della popolazione indigena.761
Il 30 a Roma il re e Mussolini inauguravano la sede dell'Istituto Internazionale di Diritto Privato a
villa Aldobrandini. Il 25 luglio l'Italia otteneva di partecipare all'amministrazione internazionale di
Tangeri, come chiedeva da cinque anni, accrescendo il proprio peso nel Mediterraneo.
Il 30 settembre il principe Umberto inaugurava il Monumento ai Caduti di Portogruaro.762
Il palazzo del Gran Maestro dell'Ordine di Malta a Rodi, distrutto da un'esplosione nel 1856, era
stato ricostruito dall'Italia e sarebbe dovuto diventare una residenza estiva a disposizione di Vittorio
Emanuele III e di Mussolini, invece fu dato all'ordine gerosolimitano, cosicché si poté festeggiare il
ritorno dei cavalieri nell'isola.763
Il 22 novembre il re, in vista di un Concordato, delegava Mussolini a condurre le trattative ufficiali
tra l'Italia e la Santa Sede, con facoltà di subdelega al consigliere di stato Domenico Barone.
La Legge del 9 dicembre dava gran rilievo al Gran Consiglio del Fascismo. Il 27 dicembre veniva
definita la riforma dell'amministrazione provinciale.
L'11 febbraio 1929 tra Mussolini ed il card. Gasparri venivano firmati i Patti Lateranensi.
Dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934 aveva luogo la XXVIIIª Legislatura. Nel suo discorso il re
esaltava «il nuovo ordine costituzionale». Stranamente, benché la lista formata dal Gran Consiglio
del Fascismo fosse stata sottoposta all'approvazione del corpo elettorale, mediante due schede
distinte, i voti contrari furono in tutto solo 135.773 ossia l'1,57% dell'elettorato, un'esigua
minoranza. Poi, con legge del 14 dicembre 1929 furono apportate delle modifiche al Gran
Consiglio.764
Il 28 aprile i sovrani si recarono a Gaeta per imbarcarsi sul “Savoia” diretti a Cagliari, dove
giunsero la mattina seguente, accolti dalle evoluzioni di 5 “Savoia Marchetti”, poi la sera del 1°
maggio si reimbarcarono diretti a Terranova Pausania (Olbia), poi arrivarono a Sassari, quindi con
un corteo di automobili, il re accompagnato dal conte Giovanni Cao di San Marco, raggiunsero
760 «La Domenica del Corriere» 13 mag. 1928, Il matrim. della P.ssa Lydia d'Arenberg con il duca di Pistoia. La
fastosa cerim. nuziale nella cattedr. di Torino, alla presenza dei sovrani e dei p.pi delle Case Savoia e Arenberg ,
dis. Beltrame.
761 Tripoli, Il Re e la Regina, il gov. della Tripolitania gen. De Bono, e S.E. Federzoni min. delle Colonie, assistono
allo sfilamento delle truppe in p.za Castello, fot. A. Bruni; Davanti al Castello, a) I reparti libici sono passati in
rivista dal Re, b) Le camicie nere sfilano davanti a Vittorio Emanuele III; Tripoli. I sovrani e le p.sse visitano il
monum. ai Caduti; Tripoli, La vibrante dimostraz. della popolaz. indigena ai reali affacciati al balcone dell'antico
castello; «La Domenica del Corriere» 6 mag. 1928, Le memorabili giornate dei sovrani in Tripolitania; «Il Mattino
Illustrato» 7 mag. 1928, I sovrani d'Italia in Libia. Le LL.MM. Il Re e la Regina accomp. dal Gov. S.E. de Bono nel
porto di Tripoli, sullo sbarcatoio della bianca capitale della più grande mostra coloniale d'oltremare.
762 LODI.
763 Korina MILLER, Isole della Grecia, p. 308; fot., Il ritorno dei cav. di Malta a Rodi, Vittorio Emanuele III in abito
di cav. di Malta.
764 BARTOLOTTA, I, pp. 194-99 e 201-04.
186
Nuoro, accolti dall'on. Costantino Oggianu, dove, affacciatisi al balcone, la folla cadde in
ginocchio, poi seguì una fantasia sarda con anche carri allegorici, infine tre amazzoni aprirono la
sfilata di mille cavalieri giunti anche dal circondario. Alle principesse vennero donate due bambole
con costumi sardi.765
Il 10 maggio si svolse il dibattito alla Camera per la ratifica dei Patti Lateranensi: vennero
approvati con 317 voti favorevoli e solo 2 contrari.
Tra il 19 ed il 24 maggio Vittorio Emanuele III con la regina e le principesse visitò Rodi e varie
altre isole del Dodecaneso.766
Il Capo del Governo spesso appariva accanto ai sovrani, insieme o separatamente, come quando ad
esempio la regina inaugurò l'Istituto Antitubercolare Benito Mussolini o quando quarantamila
reduci convenuti nella capitale sfilarono davanti al re ed a lui.767
Il 20 luglio veniva sequestrato l'ultimo numero de «La Civiltà Cattolica», essendo stato
minacciosamente scritto che Napoleone aveva violato il Concordato ed era finito a Sant'Elena,
chiaro riferimento a divergenze emerse già in maggio quando Mussolini e Pio XI, in alcuni
interventi pubblici, avevano espresso delle discordanze interpretative al testo.
Il 20 settembre 1929 il principe Umberto inaugurava a Schio un padiglione dell'Ospedale Civile
Baratto, dedicato al re, e poi il 22, accompagnato dalla sua casa militare, si recava a Bruxelles per
chiedere ufficialmente la mano della principessa Marie José, trovando una capitale senza protocolli
rigidi, infatti la folla lo attorniava potendo fargli ressa, non essendoci cordoni di truppa, tanto che il
gen. Clerici si era premurato di chiedere quel minimo di protezione necessario e fece bene poiché il
24 Fernando De Rosa, al monumento del Milite Ignoto, gli indirizzava un colpo di rivoltella, dal
quale usciva fortunatamente illeso. Poi il principe è andato ospite della contessa Stern nel castello di
Lussanges nelle Ardenne.768 Tornato in Italia, il 28 inaugurava il Tempio Ossario nella galleria
Vittorio Emanuele di Bassano del Grappa.769
I settimanali che uscivano il 4 novembre e così anche quelli successivi osannavano al regale
fidanzamento.770 Il 7 dicembre Clerici accompagnava Umberto, con le principesse Giovanna e
765 Franco CECCARELLI, Vittorio Emanuele III in Sardegna 28 apr.–3 mag. 1929.
766 «La Domenica del Corriere» 2 giu. 1929, I sovrani d'Italia e le p.sse a Rodi, ove ricevett. delir. accogl. dalla
popolaz., dis. Beltrame.
767 La regina Elena inaugura l'Istit. Antitubercolare Benito Mussolini, fot.; «L'Ambrosiano», Quarantamila reduci
convenuti alla Capitale sfilano davanti al Re ed al Capo del Governo.
768 Placca, r) stemmi Savoia e fascista, Schio XX.IX.MCMXXIX a. VII Sua Altezza Reale Umberto di Savoia P.pe di
Piemonte inaugurava questa opera di amore cristiano e fascista dedicata a Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re
d'Italia, v) Padigl. eretto dalla Congregaz. della Carità e dallo Spedale Civile Baratto col ausilio di munifici
benefattori per il bene e la salute del pop.; ill., Il p.pe Umberto e la p.ssa Maria [José], ospiti della contessa den
Stern al castello di Lussanges nelle Ardenne il giorno del loro fidanzam. CLERICI.
769 LODI.
770 «Il Mattino Illustrato» 4 nov. 1929: 1ª, I p.pi fidanzati: S.A.R. Maria del Belgio e S.A.R. il p.pe di Piemonte,
Umberto di Savoia, dis. Bertoglio; 4ª, Dopo l'esecrando attentato a Bruxelles: il vile rinnegato De Rosa,
mandatario nefando del fuoruscitismo annidato in Francia, è sottratto di peso dagli agenti della forza pubblica
alla giusta ira della folla che voleva linciarlo; «Il Secolo Illustrato» 4 nov., Un quadro di delicata bellezza e di
poesia: Maria José del Belgio fotogr. nel castello di Laeken, in occas. del suo fidanzam. con il P.pe Umberto . Sulle
attività della p.ssa, «Il Mattino Illustrato»: 21 giu. 1926, Gentilezza Regale: la p.ssa Maria José del Belgio e la
regina Elisabetta tra i bimbi di un ospizio, a Bruxelles; 23 genn. 1928, I sovrani belgi trascorr. l'inverno in alta
montagna: S. M. la regina e S.A.R. la p.ssa Maria José in escursione sportiva, con gli “sci”, tra le nevi di SaintMoritz; 21 genn. 1929, 4ª, L'inverno della fam. reale belga in montagna. S.M. il re Alberto e la p.ssa Maria José in
Engadina; 18 nov. 1929, La p.ssa Maria José del Belgio nell'uniforme delle damigelle iscritte al corso di
187
Maria (con lungo velo bianco a strascico sostenuto dalle dame), in udienza dal Papa in Vaticano,
accolto con tutti gli onori già nella piazza, da una parte schierati i soldati italiani e dall'altra le
guardie svizzere, al cui termine il principe ereditario presentava il proprio seguito, poi saliva dal
Segretario di Stato, quindi andavano a visitare le logge di Raffaello e poi scendevano nella basilica
di San Pietro, ma il generale ne era uscito accigliato, come era stato ritratto da una foto, che sarebbe
apparsa su «L'Illustrazione Italiana», poiché il Santo Padre, malgrado la recente firma del
Concordato con lo Stato italiano ed il matrimonio del figlio del re con una principessa cattolica e
per di più di uno stato cattolico, non aveva voluto concedere per le nozze reali la basilica di Santa
Maria Maggiore, né quella dei Santi Giovanni in Laterano, ma nemmeno l'altra di Santa Maria degli
Angeli e neppure il Pantheon, ma soltanto delle chiese minori: questo è il motivo per cui verranno
celebrate nella Cappella Paolina del Quirinale.771
L'8 dicembre Vittorio Emanuele III e la regina Elena venivano ricevuti in udienza in Vaticano, era il
primo incontro di un re d'Italia con un papa, perciò giornali e riviste diedero molto risalto
all'avvenimento.772
Il re e la regina del Belgio, Alberto ed Elisabetta, il 5 gennaio 1930 arrivavano a Roma con la
principessa Maria José, accompagnati anche dal principe Leopoldo con la duchessa del Brabante
Astrid di Svezia e dal conte Carlo di Fiandra, accolti dai sovrani. Via Nazionale pavesata ed
addobbata. Nel pomeriggio Alberto con i principi del Belgio si è recato al Pantheon ed al Milite
Ignoto. La sera cena intima a Villa Savoia, tra i reali, con la promessa sposa, Leopoldo, Carlo ed
Astrid. La mattina seguente caccia nella tenuta di Castel Porziano.
L'8 il card. Pietro Maffi celebrò nella cappella del Quirinale il fastoso matrimonio tra il principe
Umberto di Savoia e la principessa Maria José del Belgio, con ricevimenti di vari giorni: gli sposi,
dopo la funzione, si recarono subito dal Papa, per ricevere la benedizione.
Il giorno seguente andarono nella tribuna reale dell'ippodromo a villa Glori dove si disputava il
premio “Principe di Piemonte”.773
“nurserie”, a Bruxelles; «L'Illustrazione Italiana» 1929, p. 649, Il fidanzam. del P.pe Ereditario. Umberto di
Savoia e Maria José del Belgio, fot. A. Bruni eseguita a Napoli nel nov. 1927 durante il passaggio del corteo
nuziale del duca delle Puglie con Anna di Francia; cart., S.A.R. la P.ssa Maria José e S.A.R. il P.pe Umberto,
Bruxelles 24 ott. 1929.
771 CLERICI; film. dell'Istituto Luce, Il ppe Umberto visita con le sorelle la Città del Vaticano.
772 «Il Secolo Illustrato» 7 dic. 1929, cupolone, Pio XI benedicente a sin. in alto, in basso testa del re, e in epigr.,
Protagonisti di un grande evento storico, Vittorio Emanuele III e Pio XI, il sovrano italiano e il pontefice che per
la prima volta si incontrano dopo la costituz. del Regno; «La Domenica del Corriere» 15 dic. 1929, La
Conciliazione. Vittorio Emanuele III e Pio XI si sono incontrati l'8 dic. in Vaticano e hanno consacrato col loro
colloquio la conciliaz. tra l'Italia e la Chiesa, già uscita dal Trattato del Laterano. Allo storico incontro assisteva
anche la regina Elena, in bianco e lungo velo bianco, dis. Beltrame; Roma, Vittorio Emanuele II e Regina Elena da
Pio XI.
773 Fot.: La regina Elisabetta e la regina Elena, in berlina; Nozze di Umberto e di Maria José, delegaz. di Firenze e di
altre regioni; Le donne di Zara al matrim. di Umberto e Maria José di Brabante; CLERICI, pp. 86-87: Roma.
Cappella Palatina, 8 genn. 1930 Nozze dei P.pi di Piemonte; Il p.pe Umberto il 9 genn. 1930 alle corse di Villa
Glori per il premio “Principe di Piemonte”; «La Grande Illustrazione d'Italia» n. 1, genn. 1930, Feste e gioie della
dinastia. S.A.R. Umberto di Savoia e S.A.R. Maria José del Belgio nel giorno delle auguste nozze; «Il Mattino
Illustrato» 20 genn., 1ª Umberto di Savoia e Maria del Belgio, sposi felici, muovono, dopo il solenne rito nuziale,
dalla Reggia, per ricevere, in Vaticano, la benediz. del Sommo Pontefice, 4ª, Al grandioso raduno dei costumi in
Roma: i P.pi Sposi ringraz. una donatrice gentile; fot.: Donne di Zara che sfilano; Gli Augusti Sposi dopo la cerim.
nuz., al balcone; Le LL.AA.RR. Umberto e Maria di Savoia in Vaticano, inginocchiati; Le LL.AA.RR. Umberto e
Maria di Savoia escono dal Vaticano, 8 genn. 1930; «Il Secolo Illustrato» Milano: 11 genn., 1ª, Num. Spec.
dedicato alle nozze principesche. Umberto di Savoia e Maria del Belgio, sposi, escono da San Pietro dopo la visita
al Papa, fot. Federici; 4ª, Le feste della vigilia nuziale: L'arrivo della p.ssa. Il p.pe Umberto e la p.ssa Maria José
si affacciano alla loggia del Quirinale per salutare l'immensa folla plaudente; Il Re e il p.pe Umberto alla partita
188
Il medesimo giorno della celebrazione veniva emessa una serie di tre francobolli di Umberto e
Maria José con sovrapprezzo “Pro Croce Rossa”.774 Una medaglia riportava i due loro profili e nel
verso «Due cuori uniti due popoli amici MCMXXX». Venne anche concessa un'amnistia, dalla
quale furono però esclusi i detenuti politici, ritenendo che avessero agito contro lo Stato.
Gli sposi andarono a Courmayeur e poi il 2 febbraio a vivere a Torino, dove Umberto comandava il
suo reggimento, il 92° Fanteria,775 città in cui, fra l'altro, quest'anno inaugurava il nuovo Stadio
Militare.
Il 7 maggio 1930 era nata a Napoli la principessina Margherita di Savoia Aosta, figlia di Amedeo e
di Anna d'Orléans. La regina Elena si recava alla reggia di Capodimonte per il battesimo.776
L'11 il principe inaugurava a Salò il Monumento ai Caduti. Il 18 Umberto e Maria José erano in
visita a Bologna. Nella terza decade di giugno la principessa Maria José visitava l'Istituto dei
Salesiani.777
Il re patrocinò la Mostra Collettiva Agricola Industriale di Padova di quest'anno.778
In settembre Umberto all'autodromo di Monza sfrecciava a 160 km all'ora su un'automobile pilotata
dall'asso Attilio Marinoni mentre Maria José era su un'altra guidata da Mario Umberto
Borzacchini.779
In occasione delle nozze del fratello la principessa Giovanna rivide Boris III di Bulgaria, poi egli in
estate tornò a San Rossore, ospite nella casina del Gombo, il 4 ottobre (giorno dedicato a San
Francesco) si fidanzarono ed avendo Boris nel frattempo consultato mons. Angelo Roncalli nunzio
a Sòfia, scrissero a Pio XI chiedendo la dispensa mista e garantendo l'osservanza dell'educazione
dei figli nella religione cattolica, in un'altra chiesero di poter celebrare il loro matrimonio nella
basilica di San Francesco, mentre in Bulgaria sarebbe avvenuta soltanto l'incoronazione come
di caccia a Castel Porziano (vicino al p.pe, il duca d'York); La magnifica manifestaz. folkloristica, a sin. Un
gruppo di pittoreschi costumi valdostani; Al corteo dei comuni regionali; Costumi nuziali di Bolzano e di Sassari;
18 genn., Le feste di Roma dopo le nozze: la grande rivista ai Parioli. I P.pi di Piemonte alla grande rivista ai
Parioli, l'indomani delle nozze, fot. L.U.C.E.; «La Domenica del Corriere» 19 genn. 1930, I sovrani ed i p.pi
convenuti a Roma per le nozze di Umberto di Savoia e di Maria del Belgio sono stati invitati dal Re ad una partita
di caccia nella tenuta di Castel Porziano, presso Ostia. In due ore furono abbattuti daini, caprioli e cinghiali a
decine, il solo p.pe Umberto uccise 19 capi di selvaggina. Il bottino, raccolto dinanzi ai cacciatori, venne poi
distribuito agli istituti di benefic. di Roma, dis. Beltrame; «Gente Nostra» Ediz. Speciale Nozze P.pe di Piemonte e
Maria José, S.E. il card. Maffi benedice le Auguste nozze delle LL.AA.RR. il p.pe di Piemonte e Maria José del
Belgio.
774 Maria José è l'unica p.ssa che diventerà regina d'Italia effigiata in una serie di francobolli, emessi durante la
monarchia, anche sovrastampati “Somalia Italiana”,“Eritrea”,“Tripolitania”,“Cirenaica”; in seguito ci saranno
quelli emessi in periodo di Repubblica, uno dedicato alla p.ssa Mafalda, sui campi di concentramento, ed un altro
alla Regina Elena, “Pro lotta ai tumori del seno”, commem. nel 50° anniv. della sua scomparsa (emissione 2 mar.
2002), per il suo impegno nella lotta contro i tumori femminili.
775 L'arrivo a Roma del 92° Fanteria, il reggim. di stanza a Torino comandato dal p.pe Umberto, con i tamburini; Asti.
Il p.pe di Piemonte nel palco Reale durante una cerimonia. «Il Secolo Illustrato» 8 feb. 1930, Torino in festa per i
P.pi Sposi. I p.pi di Piemonte attraversano le vie di Torino, entusiasticam. acclamati dalla folla.
776 MERLOTTI, fot., Reggia di Capodimonte, arrivo della regina Elena al battes. della p.ssa Margherita di Savoia
Aosta.
777 LODI; fot.: Le LL.AA.RR. Umberto di Savoia e Maria di Brabante p.ssa di Piemonte a Bologna il 18 mag. 1930; «Il
Secolo Illustrato» 28 giu. 1930, La nostra pia p.ssa. Una visita all'Ist. dei Salesiani a Torino.
778 Med., a) busto Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Mostra collettiva Agricola Industriale 1930 a. VII XII Fiera
Campion. Internaz. Padova.
779 «Il Mattino Illustrato» 29 sett. 1930, I p.pi ereditari a 160 chilometri all'ora: S.A.R. il p.pe Umberto sulla macchina
pilotata dall'Asso Marinoni e S.A.R. la p.ssa Maria su quella dell'asso Borzacchini partono, dall'autodromo di
Monza, per la vertiginosa corsa, fot. colorata. Il campione Baconìn Borzacchini cambiava nome in Mario Umberto
in loro onore. Suo padre professava le idee del rivoluzionario anarchico russo Michail Bakunin, da qui l'apparente
strano nome affibbiato al figlio.
189
regina. Così, il 25 ottobre 1930 Giovanna sposò ad Assisi lo zar Boris III di Bulgaria, assumendo il
titolo di zarina. Raggiunta quindi la capitale, dopo un tempestoso viaggio in mare, proseguito poi
via terra, si svolse la cerimonia nella chiesa di Sant'Alessandro Nevskij, però alcuni osservatori
scrissero che a loro fosse sembrata una celebrazione matrimoniale, per l'ambiguità del rituale tra
corone reali e corone nuziali, notizie che scossero il Vaticano.780
Ormai con il Concordato la festa del 20 settembre aveva perso il proprio smalto ed era diventata
anche incompatibile, perciò veniva sostituita con quella dell'11 febbraio, malgrado le vane proteste
di Ezio Garibaldi nella tornata del 12 dicembre.
Umberto e Maria José ad Asti fecero visita ai mutilati di guerra, alcuni dei quali carichi di medaglie
al valore. Verso metà dicembre il principe Umberto a Milano presenziò all'inaugurazione della
nuova sede dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.781
Il settimanale «Il Mattino Illustrato» del 19 marzo 1931 usciva con un ritratto di Maria José
eseguito dal pittore Vittorio Corcos e conservato nel castello di Racconigi.
Dal 3 al 24 maggio vi fu a Torino l'ostensione della Sacra Sindone: Umberto, in rappresentanza del
re, con Maria José, la sorella Mafalda e Bona di Savoia-Genova con il marito Conrad di Baviera e
Lydia d'Aremberg, consegnò la chiave della teca all'arciv. di Torino mons. Maurilio Fossati.782
Arturo Toscanini a Bologna per un concerto il 14 maggio 1931 si rifiutava di dirigere sia
“Giovinezza” che “La Marcia Reale”, un modo per rendere platealmente pubblico il proprio
dissenso con la diarchia che si era instaurata.
Il 4 luglio moriva a Torino il duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, il famoso comandante della
IIIª Armata. Veniva tumulato al Sacrario Militare di Redipuglia, insieme ai suoi valorosi soldati.
Il 20 s'incontravano a Londra capi di governo e ministri degli esteri di Stati Uniti, Francia, Italia,
Germania e Belgio: Dino Grandi ed Antonio Mosconi assumevano un atteggiamento moderato,
mostrandosi favorevoli ad una collaborazione internazionale per realizzare la rinascita economica
dell'Europa.
In settembre i principi Umberto e Maria José si recavano a Bari a tagliare il nastro per aprire la
Fiera del Levante, il 28 ottobre a Trieste ai cantieri San Marco al varo del “Conte di Savoia” ed il 4
novembre si trasferivano a Napoli, ricevuti alla stazione dal duca di Bovino, dal commissario
Castelli e dal min. De Bono, mentre in quei giorni il re e la regina andavano a Livorno dove
inauguravano il Grande Ospedale.783
780 PACCANI; fot.: Ferdinando I di Bulgaria, re Boris III e la p.ssa Giovanna di Savoia, in abito da sposa, all'uscita
di villa Costanzi a Spello; La p.ssa Giovanna di Savoia, in abito da sposa, e re Boris III di Bulgaria, in uniforme da
cerimonia, all'uscita di villa Costanzi a Spello con un gruppo di parenti ed invitati ; La p.ssa Giovanna di Savoia in
abito da sposa e re Boris di Bulgaria si intrattengono con un gruppo di invitati all'esterno di villa Costanzi a
Spello.
781 Fot.: Asti. Umberto e Maria José in visita ai mutilati; «Il Secolo Illustrato» 17 dic. 1930, S.A.R. Umberto di Savoia,
fra il duca di Bergamo e il card. Schuster, presenzia alla inauguraz. della Università Cattolica di Milano. Alla
destra del duca, S.E. Fornaciari pref. di Milano, alla sin. del card., il gen. comand. del C.d'A. di Milano e il
podestà Marcello Visconti di Modrone.
782 Med.: r) le teste di Umberto e Maria José, Humberti et Mariae Nuptiis Recolendis SS. Sindon Proponitur, Ed.
Rubino, v) Pio XI P.M. Vict. Emm. III Rege Annuente Clero Populoque Obsequentibus MCMXXXI.
783 «Il Mattino Illustrato» 21 sett. 1931, A Bari, le LL.AA.RR. il p.pe e la p.pessa di Piemonte, tagliato il nastro
inaugurale, iniziano, con le autorità, la visita dei maggiori padigl. della fiera del Levante; 16 nov. 1931, 1ª di cop.,
Le LL.AA.RR. i p.pi di Piemonte giungono a Napoli, loro nuova residenza, ricevuti alla staz. dal Podestà duca di
190
Molto attivo e prestigioso in tutto il nord Italia fu il Preventorio Infantile “Umberto di Savoia” di
Cannobio, sul Lago Maggiore.
Il 6 gennaio 1932 la principessa di Piemonte Maria José a Roma ha assistito alla “befana del
soldato”.784
L'11 febbraio, in occasione del terzo anno della firma dei Patti Lateranensi, Pio XI riceveva
Mussolini, al quale il 9 gennaio aveva conferito l'onorificenza dello Speron d'Oro. Vittorio
Emanuele III il 3 marzo decorava il pro-segretario di Stato, card. Eugenio Pacelli, del collare della
SS. Annunziata.
Essendo convenuti a Roma gli aviatori transatlantici, il 23 maggio furono ricevuti dal re al
Quirinale, poi tennero il congresso a palazzo Ruspoli, il 27 parteciparono alla “Giornata dell'Ala”
esibendosi davanti al re, ai principi reali, al duce, alle alte cariche, al corpo diplomatico, a tecnici
convenuti da tutta Europa ed a 200.000 persone, quindi visitarono Napoli, Firenze e Venezia, dove
inaugurarono il monumento a Pier Luigi Penzo.785
In giugno Umberto e Maria José si recarono nella Sila, per vedere la Diga di Arvo e la Centrale
Idroelettrica di Calusia, due grandi opere in costruzione.786
Il re in occasione delle grandi manovre l'8 settembre si recava a Cingoli, accolto dal vescovo
Leopardi, per ammirare la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto, conservata nella chiesa di San
Domenico.
A Roma il 23 settembre veniva inaugurato il Monumento al Bersagliere, alla presenza del re, del
principe ereditario, del duce e delle alte autorità: per l'occasione convennero nella capitale 50.000
bersaglieri di ogni età. Il re in ottobre si recava poi in Eritrea.787
In novembre i principi di Piemonte sono andati da Gabriele d'Annunzio al Vittoriale.
Il 19 gennaio 1933 in Bulgaria, secondo il calendario ortodosso, ricorreva la festa dell'Epifania: la
regina Elena assistette ad una grande parata militare, essendosi recata colà ad assistere sua figlia, la
Bovino, all'Alto Commiss. Castelli e dal Min. De Bono; 4ª, A Livorno, le LL.MM. il Re e la Regina inaugur. il
nuovo grandioso ospedale Costanzo Ciano. La visita dei sovrani ai 16 maestosi edifizi, accompagnati nel loro giro
minuzioso dalle autorità. Nel corso dell'anno, Roma. Regina Elena con bambini della scuola all'aperto “Principi di
Piemonte”; La Regina Elena distribuisce Befana ai bambini del Tuscolano.
784 «Il Secolo Illustrato» 16 genn. 1932, S.A.R. la p.ssa di Piemonte ha assistito alla befana del soldato, a Roma.
785 «La Civiltà Cattolica», 1932, pp. 605-07; med. del Reale Aero Club d'Italia, Roma, 22-30 mag. 1932; fot., Roma,
Maria José di Savoia sbarca da un aereo della Soc. An. Mediterranea.
786 «Il Secolo Illustrato» 11 giu. 1932, I p.pi di Piemonte presso la grande diga di Arvo – qui sopra – e in alto alla
centrale di Calusia, due delle imminenti opere idroelettriche da loro inaugur. nelle alture silane.
787 «La Domenica del Corriere» 2 ott. 1932, Il monum. Naz. del Bersagl. inaugur. a Roma alla presenza del re, del
p.pe ereditario, del duce e delle più alte autorità dello Stato. Per la solenne occas. cinquantamila bersagl. di tutte
le leve convennero alla capitale, dis. Beltrame; ill., Viaggio del Re in Eritrea, La rivista di Porto Said, sul ponte del
“Savoia” passa in rass. gli avanguardisti e le piccole italiane di Porto Said; med., r) busto, Victorius Emanuel III
Italice Rex, v) cammello con soma, Mostra dell'Attività Economica Eritrea 1882-1932; «La Domenica del
Corriere» 16 ott. 1932, Vittorio Emanuele III in Eritrea. La visita del Re alla Colonia Eritrea ha dato luogo a
indimenticabili manifestaz. di devoz. da parte degli indigeni. Ad ogni casa sventolava il tricolore. Al passaggio del
Sovrano accompagn. dal min. delle Colonie gen. De Bono, gli abitanti si inchinavano a baciare il suolo e
improvvisav. fantasie in onore del Re. Truppe indigene montate su centinaia di cammelli seguiv. l'automobile
reale, in un suggest. corteo, dis. A. Lombardi.
191
regina Giovanna, per la nascita della nipotina Maria Luisa. Era presente re Boris, con i principi ed i
ministri; il metropolita le ha dato da baciare la croce.788
In marzo la principessa di Piemonte Maria José si imbarcò sul piroscafo “Esperia”, per recarsi in
Egitto, sul quale prendeva commiato dal principe Umberto che l'aveva accompagnata a bordo. Al
ritorno, il Giovedì Santo, in aprile, a Napoli, i principi di Piemonte resero visita ai Sepolcri.789
Una suggestiva cavalcata veniva eseguita, alla presenza del re, dagli ufficiali della Scuola di
Cavalleria a Tor di Quinto. Il 26 aprile Vittorio Emanuele III, recatosi in Cirenaica, visitava
Agedabia e poi il campo di Sidi el Magrub, presso Bengasi, dove vivevano undicimila arabi.
Nell'ultimo giorno ha ammirato la zona archeologica di Cirene.790
In maggio il re inaugurava a Milano la Triennale, con una cerimonia al Palazzo dell'Arte, affrescato
dai “Novecentisti”.791
Il “Patto a Quattro” siglato a Roma il 7 giugno 1933 tra Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia,
firmato il 15, veniva subito ratificato dalle prime due ma, con l'uscita della Germania dalla Società
delle Nazioni, si sgonfiava subito, anche se segnava un miglioramento delle relazioni con la
Francia. La Conferenza monetaria ed economica mondiale, aperta a Londra con la partecipazione di
64 Paesi, Italia compresa, non sortiva l'effetto desiderato, per l'opposizione di Franklin Delano
Roosevelt ad un accordo monetario ed alla liberalizzazione degli scambi.
Attraverso l'Opera Bonomelli nel 1908 era stata fondata la Società Operaia Italiana di Soccorso
Mutuo Vittorio Emanuele III di Differdange, in Lussemburgo, nelle cui acciaierie lavoravano
moltissimi connazionali ed una medaglia ne celebrava i 25 anni.792
Il 17 febbraio 1934 il principe Umberto si allontanò per rispondere al telefono, tornò accanto alla
moglie ed ella notò che era cupo in volto, aveva appreso che suo suocero, Alberto I del Belgio, era
morto per un incidente alpinistico, nello scalare le pur facili rocce di Marche-les-Dames, ma il
ginecologo Artom le proibì di mettersi in viaggio.793
788 «La Domenica del Corriere» 5 feb. 1933, Durante il suo recente sogg. in Bulgaria per la nascita della nipotina
Maria Luisa (figlia della Regina Giovanna) Elena di Savoia ha assistito ad una grande parata mil. Il Metropolita
di Sofia incontrando la Regina d'Italia le ha dato da baciare la Croce gemmata. Dietro al Metropolita, a capo
scoperto, Re Boris, Elena vestita di nero, dis. Beltrame; «Il Secolo Illustrato» 28 genn. 1933, La grande festa relig.
dell'Epifania che in Bulgaria secondo il calend. ortodosso si è svolta quest'anno a Sofia alla presenza di S.M. la
regina d'Italia, che era in quella capitale per assistere la augusta figlia, oltre che di re Boris e di tutti i p.pi e min.
Qui vediamo la Regina Elena e Re Boris col Metropolita di Sofia Stefan.
789 «Il Secolo Illustrato»: 18 mar. 1933, La p.ssa di Piemonte s'imbarca sul piroscafo “Esperia” col quale si reca in
Egitto. La accompagna, per il saluto di commiato, il p.pe Umberto; 22 apr., Giov. Santo: i p.pi di Piemonte visitano
i Sepolcri a Napoli.
790 Med., r) Vittorio Emanuele III Re d'Italia, v) Visita Reali Agedabia 26 apr. 1933; «La Domenica del Corriere», dis.
Beltrame: 9 apr. 1933, Una suggestiva cavalcata hanno eseguito, alla presenza del Re, gli uff. della Scuola di
Cavall. di Tor di Quinto, quale saggio finale del corso complement. di equitaz.; 14 mag. 1933, Un significat.
episodio del viaggio del Re in Cirenaica. Vittorio Emanuele III visita il campo di Sidi el Magrub, presso Bengasi,
ove vivevano undicimila arabi sottomessi; «L'Illustrazione del Popolo» n. 20, Il viaggio trionfale di Vittorio
Emanuele III in Cirenaica. Nell'ultimo giorno della sua perman. nella colonia pacificata, il Sovrano ha visitato i
grandiosi monum. della zona archeolog. di Cirene, dis. Aldo Molinari.
791 «La Domenica del Corriere» 21 mag. 1933, La Trienn. di Milano inaugurata dal Re. La cerim. nel Pal. dell'Arte,
affrescato dai Novecentisti, mentre parla il podestà di Milano, dis. Beltrame.
792 Med., r) busto con elmetto, Società Italiana S.M. Differdance Vittorio Emanuele III, v) 25°Annivers. Fondaz.
1908–1933, nel 1912 vi lavoravano 1.400 italiani, 1.300 tedeschi e 1.200 lussemburghesi. Tra i gesti di solidarietà,
la regina Elena aveva regal. 500 lire per una bicicletta nuova, al posto di quella scassata pericolosa, ad un giovane
garzone di barbiere.
192
Alla Fiera Campionaria di Milano nell'aprile 1934 la regina visitò particolarmente la Mostra
Sanitaria.
Dal 28 aprile 1934 al 2 marzo 1939 si svolse la XXIXª Legislatura: alle elezioni i voti contrari
furono solo 15.205 scendendo allo 0,15%. Con Regi Decreti del 19 dicembre 1935 e 7 gennaio
1937 verranno poi apportate delle ulteriori modifiche al Gran Consiglio. 794 Anche la regina Elena si
recò a Montecitorio, accolta da Luigi Federzoni.
Dal 19 al 24 agosto 1934 ebbero luogo, sull'Appenino bolognese, tra le valli del Setta e del
Santerno, le grandi manovre, alla presenza del re, del duce e del principe di Piemonte.795
Il 24 settembre nacque la principessina Maria Pia, la prima figlia di Umberto e di Maria José, in
quell'ala del palazzo Reale di Napoli prospettante sul molo grande dove partivano i vaporetti per le
isole, la quale è stata battezzata in dicembre in quella cappella.796
L'11 novembre Vittorio Emanuele III festeggiò il suo compleanno in Somalia, dove arrivò col
piroscafo reale, ricevendo l'omaggio dalle popolazioni con danze e fantasie: 797 per l'occasione l'Ala
Littoria organizzò un volo speciale, con un aereo pilotato da Francis Lombardi, che atterrò proprio
quel giorno, recando pochissima posta, avente timbro speciale con la corona reale, «Volo Postale
Roma * Mogadiscio al Servizio di S.M. il Re».
Nel 1934 il sovrano celebrò i 500 anni dell'Ordine Mauriziano. All'asso Silvio Scaroni, med. d'oro
al v.m. dell'aeronautica, suo aiutante di campo dal 1933 al 1935, il re disse: «Intimamente io penso
che c'è del vero nella frase di Lenin, “Chi non lavora non mangia”».798
793 Giorgio LAZZARINI, Intervista a S.M. la Regina Maria José. Nel 1933 il p.pe Umberto era stato al santuario di
Montevergine.
794 BARTOLOTTA, I, pp. 205-14.
795 «La Domenica del Corriere» 2 sett. 1934, L'attacco dei carri armati e della fanteria. Una scena della grandi
manovre svoltesi sull'Appennino alla presenza animatrice del re e del duce; L.U.C.E.
796 LAZZARINI. Proprio nell'uscita del giorno prima: «La Domenica del Corriere» 23 sett. 1934, La p.ssa Maria di
Piemonte verso la quale è rivolto in questi giorni il pensiero di tutti gli italiani, dis. Beltrame, poiché all'epoca non
si conosceva il sesso del nascituro; «Illustrazione del Popolo» 30 sett., È nata Maria Pia di Savoia, dis. Carlo
Nicco; «Il Mattino Illustrato»: 1 ott. 1934, Il lieto evento sabaudo: nella Reggia di Napoli, il sorriso della p.ssina
Maria Pia è venuto ad allietare la casa delle LL.AA.RR. i p.pi Umberto e Maria di Piemonte ; 7 genn. 1935, Il
battes. della p.ssina Maria Pia di Savoia nella cappella della reggia di Napoli; già prima, 11 giu. 1934, S.A.R. la
p.ssa Maria di Piemonte attende, nella raccolta intimità della reggia di Napoli, un erede: a lei va, esultante e
commosso, oggi, il pensiero di tutto il pop. ital.; «Il Secolo Illustrato»: 29 sett. 1934, A S.A.R. la p.ssa Maria di
Piemonte, Mamma felice, vanno le espress. di compiacimento e di esultanza del pop. ital., busto con grande
pelliccia; 31 dic., Il battes. della p.ssa Maria Pia; «La Tribuna Illustrata» 31 dic. 1934; «La Gazzetta del
Mezzogiorno», Napoli 22 dic., La sfolgorante cerim. nella Reggia di Napoli per il battes. uff. di Maria Pia di
Savoia presenti i sovrani, i p.pi e le alte gerarchie, a) La cappella del pal. Reale di Napoli austeramente
addobbata, b) Il salone d'Ercole destinato alla colaz.; tra le curiosità, «Il Mattino Illustrato» 31 dic.1934, 1ª,
Maternità di Maria José, 4ª Riposo dopo la fuga in Egitto, quadro di Van Dyck, pura coincidenza od un
presentimento del direttore?; cart., La p.ssina Maria Pia. Canto delle bimbe augurale per il lieto evento, sonetto.
797 «La Domenica del Corriere», dis. Beltrame: 18 nov. 1934, Il re in Somalia. Durante il viaggio di circa 2.500 km.
attraverso la terra somala, le popolaz. hanno eseguito pittoresche danze e fantasie in onore del sovrano; 25 nov.,
Nella ricorr. del genetliaco di Vittorio Emanuele III, il Duce ha passato in rivista le Forze Armate di Roma; 2 dic.,
Prima di lasciare la Somalia il re è andato a caccia di elefanti. Dopo ore di marcia in una boscaglia sì folta da che
la via venisse aperta a colpi d'ascia, un pachiderma è apparso, a non più di 15 m., in una radura. Il re l'ha colpito
subito. L'animale, barrendo, ha drizzato minacciosam. la proboscide e il sovrano l'ha colpito con un'altra palla
facendolo stramazz.; poi si è avvicinato ad esaminare la preda. La testa sarà spedita a Roma.
798 BERTOLDI, p. 144.
193
Tra i simpatici aneddoti, il ricevimento di una bambina la quale, in ospedale, aveva confidato alla
regina che il suo più grande desiderio fosse di vedere il re: appena migliorata la sua salute, ebbe la
gioia di esser ricevuta a villa Savoia, dove la principessa Maria le porse un pacchetto, contenente un
orologio e della cioccolata, che spartì poi con le sue compagne.799
Il 13 maggio i principi Umberto e Maria José andarono in Libia, accolti da Balbo, dove visitarono,
oltre alla Fiera di Tripoli, anche Homs, Games, ed altre località, assistendo anche ad una messa
celebrata sotto le palme in un'oasi.800
Il 24 è stato rievocato, dalle riviste illustrate, che vent'anni prima l'Italia era entrata in guerra e che il
re, dal Quirinale, sventolò patriotticamente la bandiera.801
Il 29 agosto Maria José partì per Bruxelles poiché suo fratello le telegrafò da Lucerna che la regina
Astrid, consorte di Leopoldo III del Belgio, era morta per un incidente automobilistico, essendo il
mezzo andato fuori strada.
Il 2 dicembre la regina Elena, in reazione all'assedio economico a cui era stata assoggettata l'Italia,
scrisse al Capo del Governo che avrebbe donato, come tante altre donne italiane, il proprio anello
nuziale all'Altare della Patria, quale segno di sacrificio delle cose più care. Il 18 dicembre a Roma,
al Vittoriano, si apriva solennemente la cerimonia della giornata della “fede”, dove un piatto ed un
elmetto rovesciato era marzialmente posato su tre baionette. Contemporaneamente, ella lanciò il suo
saluto ai combattenti.802
A Milano il re inaugurò la Fiera del Libro ed il principe Umberto la Fiera Campionaria, a Roma i
Corsi Superiori di Studi Romani; all'interno del Vittoriano venne collocato il Museo del
Risorgimento.
799 «La Domenica del Corriere» 17 feb. 1935, Vedere il Re! Una bambina di Roma, alla Regina che le faceva visita in
un ospedale, aveva detto che il suo più gran desiderio era quello di vedere il Re. Ora, quasi guarita, la bambina ha
avuto la grande gioia di essere ricevuta a villa Savoia dal Sovrano. Quando si è aperta la porta d'un bel salone
con molti vasi di fiori, ha raccontato la piccina a un giornalista, il Re, che era con la p.ssa Maria, m'è venuto
incontro e mi ha dato la mano, poi mi ha fatto alcune domande, la p.ssa mi ha consegnato un pacchetto ed io ho
fatto l'inchino, ho ringraziato e son tornata all'ospedale. Nel pacchetto, c'erano un orologio d'oro con dei
cioccolatini che ho diviso fra le mie compagne, dis. Beltrame.
800 L.U.C.E.
801 «La Domenica del Corriere», Vent'anni fa, dichiarata la guerra il 24 mag., il Re, dal Quirinale, sventola il
tricolore gridando Viva l'Italia! Mentre l'adolescente p.pe Umberto saluta la folla agitando il berretto, dis.
Beltrame.
802 «L'Illustrazione Italiana» 21° giorno dell'assedio economico 8 dic. 1935 anno XVI, “Lettera che S.M. la regina ha
diretto al Capo del Gov. il 2 dic. 1935”: «Signor Presidente, desidero che Ella sappia che fra i molti anelli nuziali
che le donne d'Italia offrono per la gloria della nostra cara e grande Patria sarà l'anello nuziale del Re, simbolo di
affetto e di fede, unito all'anello mio che dono con gioia alla Patria. Il mio anello rappresenta quanto ho di più
caro, poiché mi ricorda il giorno in cui ebbi la fortuna di essere italiana. Mi creda, signor Presidente, sua
affezionatissima cugina Elena». La regina si qualificava cugina perché Mussolini, essendo stato insignito del
collare della SS. Annunziata, godeva dell'appellativo di “cugino del Re”. «Il Mattino Illustrato» 16 dic. 1935, Sua
Maestà la Regina Elena, prima tra le donne italiane, che ha donato alla Patria il suo prezioso anello nuziale, la
cui consegna aprirà solennemente la cerimonia della giornata della “fede”, in Roma, sull'Altare della Patria, il 18
dic. “Messaggio di S.M. la Regina”, “Il saluto ai Combattenti”: «Nell'ascendere il sacrario del Vittoriano, unita
alle fiere madri e spose della nostra cara Italia per deporre sull'altare dell'eroe ignoto la fede nuziale, simbolo
delle nostre prime gioie e delle estreme rinunzie, in purissima offerta di dedizione alla Patria, piegandoci a terra
quasi per confonderci in spirito coi nostri gloriosi Caduti della Grande Guerra, invochiamo unitamente a Loro,
innanzi a Dio, la Vittoria. – A Voi, giovani figli d'Italia, che ne difendete i sacri diritti e aprite nuove vie al
cammino luminoso della Patria, auguriamo il trionfo della civiltà di Roma, nell'Africa da Voi redenta. – Il nostro
saluto alle gloriose bandiere, agli ufficiali e soldati delle forze di terra, di mare e dell'aria, alle camicie nere, agli
operai, agli ascari fedeli».
194
Il Quirinale divenne un centro di smistamento della “belladonna” bulgara poiché la regina,
appassionata di medicina e di fitoterapia, promosse le cure per l'encefalite, apprese dal guaritore
Ivan Raev, essendo riuscita a coinvolgere il neurologo Giuseppe Panegrossi.803
Il 7 maggio 1936 il re conferì a Mussolini la Gran Croce dell'Ordine Militare di Savoia in
riconoscimento della conduzione della Campagna Militare in Etiopia. Il 9 il duce annunziava la
«rinascita dell'impero sui colli fatali di Roma», unendo l'Etiopia alla Somalia ed all'Eritrea per
formare l'Africa Orientale Italiana, Vittorio Emanuele III assumeva il titolo di imperatore d'Etiopia,
Pietro Badoglio ne era nominato viceré804 e governatore generale dell'A.O.I., titolo che il 21 passava
al gen. Rodolfo Graziani. Cosicché lo Statuto veniva celebrato per la prima volta nella Roma
imperiale.805 Essendosi gli animi galvanizzati, il re fece visita al campo “Dux” dove Mussolini esibì
ventimila avanguardisti.806
Il 26 novembre l'ammiraglio Horty, reggente d'Ungheria,807 fu accolto da Vittorio Emanuele III al
Quirinale, si recarono insieme all'Altare della Patria, quindi con anche Mussolini alla rivista navale
nel golfo di Napoli, a bordo dell'incrociatore “Zara”.
Anche quest'anno il re si è recato a Vigna di Valle dove, in compagnia del sottosegr. all'Aeronautica
gen. Giuseppe Valle e del gen. Amedeo Fiore, è stato fotografato, tutti e tre con il naso per aria, ad
ammirare le esibizioni acrobatiche di una pattuglia di nove velivoli del “Gruppo Caccia Marittima”
organizzata in suo onore dal direttore dell'aeroscalo, l'aviatore atlantico capitano Leonello Leone.808
Il 12 febbraio 1937 nel palazzo Reale di Napoli nasceva il principino Vittorio Emanuele. Veniva
rogato l'atto di nascita. Facevano visita il conte Galeazzo Ciano e Federzoni. Venivano revocati i
provvedimenti disciplinari agli statali. Sono seguiti molti festeggiamenti, per esempio nella
provincia di Venezia cento bambini nati in quella settimana hanno ricevuto corredino e battesimo in
gruppi.809 Il re a Napoli ha visitato i lavori per il Sanatorio Scudillo.
803 Franca PORCIANI, Storia della medicina in pillole, Settecorriere; Nicoletta TILIACOS, Il decotto della regina, «Il
Foglio» 15 apr. 2013.
804 «Il Resto del Carlino», Il re proclamato Imperat. d'Etiopia. L'annuncio del Duce all'Italia e al mondo. Il Gran
Consiglio esprime al Duce fondatore dell'Impero la gratitudine della patria. L'immensa adunata di popoli
acclamante in Piazza. Vittorio Emanuele saluta il ritorno del sogno più alto della potenza della stirpe sotto il cielo
di Roma, al centro, Il Maresc. d'Italia Pietro Badoglio nominato Viceré d'Etiopia, a sin., Viva l'Imperat., al centro,
Il Capo parla alla folla, a destra, La decretata sovranità dell'Italia.
805 Lo Statuto del Regno celebrato per la prima volta in Roma imperiale. Le LL.MM. Vittorio Emanuele ed Elena di
Savoia ed il Viceré d'Etiopia nella Tribuna Reale, mentre sfilano lungo la via dell'Impero le truppe del presidio di
Roma.
806 La visita di S.M. il Re al campo Dux dove ventimila avanguardisti, fremente linfa del baldo corpo dell'Italia
Imperiale hanno offerto al Sovrano e al Duce una visione di forza, di fede, di volontà guerriera.
807 Nel 1920 era stata proclamata la monarchia, ma Carlo I non riuscì mai ad assumerne la corona.
808 MONDINI, p. 93, ill. p. 101; l'anno seguente, l'11 aprile 1937, in una solenne cerimonia, verrà consegnato al
Gruppo il labaro concesso da Vittorio Emanuele III.
809 «Il Mattino» 16 feb. 1937, La cerim. alla Reggia di Napoli per la rogazione dell'atto di nascita del p.pino.
L'augusto neonato visitato da S.E. Federzoni, dal conte Ciano e dai testimoni. La revoca dei provvedim.
disciplinari agli statali; Le manifestaz. in piazza del Plebiscito; L'amnistia comprende i reati di natura politica; «Il
Mattino Illustrato» 22 feb., S.A.R. la P.ssa Maria di Piemonte, madre augusta del nuovo p.pe di Napoli Vittorio
Emanuele, erede della gloriosa dinastia dei Savoia, nato il 12 feb. 1937, anno XV dell'Era Fascista; «La Domenica
del Corriere», dis. Beltrame: 28 feb., Nella reggia di Napoli, la presentaz. ai sovrani del neonato p.pe Vittorio
Emanuele, in fondo, a sin., la regina madre del Belgio, a destra, accanto al Re Imperatore, la p.ssina Maria Pia,
prima figlia dei P.pi di Piemonte; 14 mar., Cento bambini nati nella settimana del P.pe (dal 12 al 19 feb.) sono
stati battezz. in un giorno solo, in tutta la prov. di Venezia. Nel battistero della basilica di San Marco la cerim. è
avvenuta simultaneam. per 20 neonati, a molti dei quali sono stati imposti i nomi di Vittorio o di Emanuele. Ogni
bimbo ha avuto per madrina una giovane fascista ed ha ricevuto in dono, fra l'altro, un corredino ed una culla;
195
Il 19, durante le cerimonie per la nascita del principino di Napoli, il gen. Rodolfo Graziani veniva
gravemente ferito ad Addis Abeba in un attentato. Seguiva una repressione, con arresti ed
esecuzioni di indigeni, mentre contemporaneamente si sviluppava un'organica guerriglia.
Il 14 marzo Pio IX nell'enciclica in tedesco «Mit brennender Sorge»810 evidenziava l'incompatibilità
tra i presupposti razzisti e pagani del nazismo con il cattolicesimo.
Il 18 a Tripoli Mussolini si ergeva a difensore degli interessi dei popoli musulmani nel mondo,
suscitando varie preoccupazioni, specialmente in Gran Bretagna!
Il 15 aprile Pio XI, compiaciuto anche del fatto che il seme del cattolicesimo fosse stato portato
nella cristiano-copta Etiopia, conferiva alla regina Elena l'altissima onorificenza della “Rosa
d'Oro”.811
Dal 19 al 22 maggio Vittorio Emanuele III, Elena, la principessa Maria e Ciano, min. degli Esteri, si
recarono in visita ufficiale a Budapest, accolti dal serenissimo reggente Miklòs Horthy, il quale
intesseva delle buone relazioni con l'Italia, sapendone trarre vantaggio, poiché la Conferenza di
Monaco del 2 novembre 1938 avrebbe presto attribuito all'Ungheria vaste porzioni di Slovacchia
meridionale e di Transilvania romena, abitati da Magiari.812
Il 31 maggio, nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolse il battesimo del principino Vittorio
Emanuele, alla presenza del re, di Enrichetta del Belgio duchessa di Vendôme (in rappresentanza
della regina Elisabetta del Belgio), della regina Elena, di Umberto, di Maria José e del cugino
monsignor principe Giorgio di Baviera, ex colonnello divenuto prelato domestico del Papa.
Il 25 luglio i reali furono a Trieste per il varo della “Vittorio Veneto” e poi andarono a visitare il
restauro del castello di San Giusto.
Il 12 marzo 1938 l'esercito tedesco era entrato in Austria, dichiarandola annessa al territorio del
Reich. Intanto, già il giorno prima era giunto a Roma il principe Filippo d'Assia, marito di Mafalda
di Savoia, con un messaggio rassicurante di Hitler a Mussolini, sul riconoscimento dei confini
italiani.
Dal 3 al 9 maggio il führer veniva in visita ufficiale in Italia: il 5 a Napoli saliva con Vittorio
Emanuele III a bordo della corazzata “Cavour”, ricevuti dal Capo del Governo.813
«Excelsior» Milano 17 feb., S.A.R.I. Maria di Piemonte che ha dato alla luce, nella Reggia di Napoli, il
continuatore della dinastia; fot.: Il P.pe di Piemonte [Umberto] e gli Alti dignitari al balcone della Reggia dopo la
rogazione dell'atto di nascita del P.pe di Napoli; Il Min. Galeazzo Ciano fra S.E. Federzoni e il Pref. Marziali alla
staz. di Napoli; L'imponente manifestaz. patriottica in P.za del Quirinale a Roma.
810 Il titolo, tradotto in it., sarebbe «Con bruciante preoccupazione».
811 La medesima onorific. era già stata data nel 1701 a Maria Luisa di Savoia consorte di Filippo V di Spagna, nel 1832
a Maria Anna di Savoia sp. con l'imperat. Ferdinando I d'Austria, nel 1849 dal padrino Pio IX (quindi non per
propri meriti speciali) a Maria Pia di Savoia sp. con il re Luis del Portogallo. «La Domenica del Corriere» 18 apr.
1937, Nei saloni del Quirinale. I sovrani, seguiti dal p.pe di Piemonte e dalla p.ssa Maria, si recano in solenne
corteo alla Cappella Paolina, per ricevere la Rosa d'Oro offerta dal Pontefice, regina e p.ssa con velo a strascico e
parata di corazz., dis. Beltrame.
812 Budapest, visita di Vittorio Emanuele III in Ungheria, carrozza a 5, dittico a colori, a) La berlina con S.M. il Re
Imperat. e S.A. Serenissima il Reggente, b) S.M. la Regina Imperatr. e la signora Horthy; fot.: Visita di Vittorio
Emanuele III, carrozza e cavalieri; Vittorio Emanuele III e la Regina Elena, affacciati al balcone del pal. Reale.
813 «La Domenica del Corriere» 15 mag. 1938, Il trionfale arrivo di Hitler a Roma. La berlina col Re Imperat. e il
Fürer, lungo la via dell'Impero fastosam. illuminata, in fondo il Colosseo, dis. Beltrame.
196
Verso la fine del mese il re si è recato in Tripolitania e Cirenaica, visitando il Fezzan, il Gebel, il
Garian e le oasi più lontane, accompagnato dal governatore Italo Balbo, il quale gli ha fatto anche
da pilota.814
La principessa Maria José, sportiva come sempre, a metà agosto era in montagna, sopra Champoluc,
con la contessa Solaro del Borgo, nella sua tenda piantata a 2.100 m., dove è stata fotografata da
Aldo Fraccaroli, figlio di Arnaldo, presenti entrambi come “reporter”.815
Il 4 novembre i sovrani con Mussolini presero parte alla solenne funzione religiosa officiata da
mons. Angelo Bartolomasi all'Altare della Patria.
La vigilia della Natività venne celebrata a Roma dalla regina con la figlia principessa Maria la
Giornata della Madre e del Fanciullo: incontro con mille mamme al teatro Adriano, con vari premi
in occasione di parti gemellari, la consegna delle chiavi di 6 appartamenti messi a disposizione dal
Governatorato a famiglie numerose bisognose, nell'ambito della particolare sensibilità demografica
italiana che caratterizzò quel periodo.
Sensibilità particolare dimostrò la regina verso lo studio e la cura dei tumori, per l'encefalografia e
per la campagna antitubercolare.816
Il 23 gennaio 1939 Maria sposò nella Cappella Paolina al Quirinale Luigi Carlo di Borbone, 817 figlio
di Roberto I duca di Parma e di Maria Antonia di Braganza infanta del Portogallo.
Il 10 febbraio in Vaticano moriva misteriosamente Pio XI, forse perché era diventato un
personaggio scomodo nei difficili momenti che si andavano prospettando sulla scena mondiale. Il 2
marzo veniva eletto Eugenio Pacelli che assumeva il nome di Pio XII, solo in apparente continuità
con il suo predecessore, essendo assai più diplomatico nell'affrontare la difficilissima situazione.
Il 4 marzo il principe Umberto, accompagnato dal ministro Antonio Stefano Benni
(Comunicazioni), inaugurava la Funivia del Cervino considerata la più alta del mondo, facendone
una capitale internazionale dello sci.818
Il 23 veniva inaugurata ufficialmente la Camera dei Fasci e delle Corporazioni ed il discorso del re
era improntato principalmente sulle complesse questioni di politica estera. La Legge del 19 gennaio
aveva apportato un'altra modifica allo Statuto Albertino, con una nuova definizione e costituzione
della Camera, cosicché dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943 ebbe corso la XXXª legislatura, però le
sedute calarono notevolmente, anche a causa della guerra, sarebbero state 33 quelle del Senato e 27
814 «La Piccola Italiana» 5 giu. 1938, Il Re Imperat. in Libia; fot., Omaggio di fiori al sovrano vittorioso.
815 «Il Secolo Illustrato» 27 ag. 1938, 1ª, S.A. la p.ssa Maria di Piemonte assiste alla Messa al Campo celebrata per
un reparto di Alpini all'Alpe di Verra sopra Champoluc. Vicino a lei, la Contessa Solaro del Borgo di San
Dalmazzo; 4ª, La p.ssa di Piemonte dinanzi alla sua tenda piantata a 2.100 m. Queste fotografie sono state prese
da Aldo Fraccaroli, figlio di Arnaldo. Mentre il nostro ill. collega in giornalismo parlava con la p.ssa, il giovane
faceva scattare l'obbiettivo con un'emozione che lui stesso ci descriverà nel prossimo num., scrivendo un breve art.
e completando così il suo primo servizio. La p.ssa ai primi di genn. era alla “Mostra del Ricamo”.
816 «Ist. Regina Elena per lo studio e la cura dei tumori. Roma», Lez. teorico-pratiche sui tumori, pubblicaz. promossa
dalla Lega Italiana per la lotta contro i tumori, Firenze, 1938; Ist. Prov. Regina Elena per encefalitici, Roma, Nov.,
anno XVI E.F.; cart. postale, Istituto “Regina Elena” centro neurologico per la cura dell'encefalogr., Parco della
Favorita. Firenze, 1941; fot., Roma, Teatro Opera, Regina Elena, Campagna antitubercolare.
817 Luigi Carlo di Borbone era f.llo minore di Zita d'Asburgo, ultima imperatr. d'Austria.
818 Di fronte al Cervino con la più alta funivia del mondo, La slitta automotrice risale alla staz. di Pian Rosà (Plateau
Rosà). In altra giornata il p.pe Umberto inaugurò la sede della “Dante Alighieri” di Napoli.
197
della camera. Le commissioni interparlamentari fecero però un grande lavoro di riforma dei
codici.819
Il 25 l'Italia aveva inviato un ultimatum all'Albania per un'unione doganale, l'occupazione dei punti
strategici e l'inclusione di funzionari italiani nell'amministrazione, re Zog era allora fuggito in
Grecia, per cui un'assemblea di notabili aveva offerto la corona a Vittorio Emanuele III e suo
luogotenente veniva nominato Francesco Jacomoni.820
In maggio, per la Festa dell'Esercito nel 3° anniversario dell'Impero, il re imperatore, il duce, il gen.
tedesco Walther von Brauchitsch nonché le missioni spagnole e albanesi assistettero alla grandiosa
manovra a fuoco svoltasi nei dintorni di Roma.821
In Italia si stava costituendo un fronte antitedesco, avente nel re ed in Galeazzo Ciano, il genero di
Mussolini, i maggiori esponenti. La decisione del governo italiano di non intervenire nella guerra
venne appreso con sollievo, fu però di breve durata.
L'11 maggio arrivavano a Roma il principe Paolo reggente di Jugoslavia con la principessa Olga,
accolti dal principe di Udine: si affacciarono con i sovrani d'Italia al balcone del Quirinale, dove
furono ospiti, poi andarono con i principi Umberto e Maria José alla Mostra Medicea a Firenze.822
Il 10 giugno a Sassari si svolse la cavalcata in onore dei principi di Piemonte, Umberto e Maria
José, occasione in cui ella indossò un abito tradizionale sardo.
Il 4 novembre si celebrava, all'Altare della Patria, il 21° anno della Vittoria, presenti il principe
Umberto (in rappresentanza del re imperatore), il duce, Ciano (min. Esteri), Ettore Muti (segr. del
Partito Nazionale Fascista) e Terruzzi (min. Africa Italiana), officiante mons. Bartolomasi.823
Il 21 dicembre Pio XII riceveva in Vaticano la visita di stato di Vittorio Emanuele III e della regina
Elena. Il 28 il Papa la restituiva loro al Quirinale.
Il 24 febbraio 1940 nel palazzo Reale di Napoli nasceva la principessina Maria Gabriella.824
819 BARTOLOTTA, I, p. 215.
820 «Il Giornale d'Italia» 18 apr. 1939, La solenne cerim. al Quirinale. Il giuramento di fedeltà al Re recato dagli
inviati del Popolo d'Albania. Costituzione del Sottosegr. per gli Affari Albanesi. La dichiaraz. di Verlati. La
risposta del Sovrano, fot., I sovrani nella sala del trono; «La Domenica del Corriere» 23 apr., Nella sala del trono
al Quirinale, Vittorio Emanuele accetta ufficialm. per sé e per i suoi Reali successori la Corona d'Albania che la
miss. albanese venuta da Tirana gli ha offerto, re e regina, dis. Beltrame; med., a) busto, Vittorio Emanuele III Re
d'Italia e d'Albania Imperat. d'Etiopia, v) Aquila albanese, Albania redenta VII Aprile XVII; r) testa, Vittorio
Emanuele III Re d'Italia, v) aquila, Albania Redenta VII Aprile XVII. Silvia TRANI, L'Unione fra l'Albania e
l'Italia: censim. delle fonti (1939-1945) conserv. negli archivi pubbl. e priv. di Roma, a cura di.
821 «La Domenica del Corriere» 14 magg. 1939, dis. Beltrame. Von Brauchitsch tenterà invano di far ragionare Hitler
sull'attacco a Mosca. Quest'anno il re, Mussolini, con i capi di S.M. di Marina ed Aeronautica, si sono recati a
Vigna di Valle alla presentazione della “motobomba”, MONDINI, p. 114, ill. pp. 116-17; ill. a p. 119, visita del
p.pe Umberto alla base nel 1943.
822 Olga di Grecia aveva sposato il p.pe Paolo Karadordević. La p.pessa Olga con la regina Elena in carrozza; I
sovrani con il reggente Paolo di Jugoslavia e la p.ssa Olga al balcone del Quirinale ; Olga e Paolo di Jugoslavia
con i p.pi di Piemonte alla Mostra Medicea a Firenze.
823 «L'Illustrazione Italiana» 12 nov. 1939, Un austero rito si è celebrato sull'Altare della Patria ricorrendo il XXI
Annuale della Vittoria.
824 «Illustrazione del Popolo» 3 mar. 1940, S.A.R. la P.ssa Maria di Piemonte. Si rivolge nei fausti giorni della sua
terza maternità il devoto pensiero augurale di tutti gl'italiani.
198
In marzo il ministro della Real Casa, Pietro Acquarone, come fiduciario del re, fece un sondaggio
riservato presso Ciano sulla possibilità di emarginare Mussolini, il quale si era fatto prendere troppo
la mano sulle questioni belliche, avendo indirizzato il 5 gennaio ad Hitler una lettera assai
impegnativa.
Il 31 Mussolini redigeva un «promemoria segretissimo» che il 6 aprile consegnava al re, ai min.
Ciano e Teruzzi, a Ettore Muti ed alle più alte cariche militari, su cui gli Stati Maggiori avrebbero
mostrato fondate perplessità. Il 24 tanto il primo ministro francese Paul Reynaud quanto Pio XII
invitavano Mussolini ad astenersi dal conflitto.
Il 20-21 aprile con il motto sabaudo «Fert» la scuola stenografia di Enrico Noe (il quale aveva
adattato alla lingua il metodo Gabelsberger) svolgeva a Milano le gare internazionali.825
In maggio in vista dei festeggiamenti a Vittorio Emanuele III per il quarantennio di regno e
dell'imminente entrata in guerra, a Milano, nella Villa Reale, sede della Galleria d'Arte Moderna,
veniva allestita la singolare mostra attraverso le tavole di Achille Beltrame, particolarmente
rievocativa del re nella prima guerra mondiale.826
Il 29, convocati i vertici militari a palazzo Venezia, Mussolini dichiarava l'intenzione di intervenire
al fianco della Germania e di chiedere al re il comando supremo delle forze armate. Vittorio
Emanuele III, non volendo rinunciare a questa sua prerogativa, dopo molto tergiversare gli
concedeva solo quella delle truppe operanti. Il 10 giugno l'Italia entrava in guerra.
Il 10 aprile 1941 la Croazia veniva costituita in Stato autonomo, satellite dell'Italia. Il 18 maggio il
capo del governo croato Ante Pavelič, in visita a Roma, offriva la corona ad un principe sabaudo
cosicché ne veniva nominato re il duca Aimone di Savoia Aosta, con il nome di Zvonimiro II, ma
non assumerà mai il possesso di quel regno.
Il ten. Franco Piola Caselli si aggiudicava a Milano, prima di partire per la campagna di Russia,
all'ippodromo di San Siro, due prestigiose coppe d'argento, il 30 marzo il “Premio Savoia” ed il 30
aprile il “Premio Esercito”.
Il 12 maggio il re visitava il fronte albanese.827 Il 19 il duca Amedeo d'Aosta era costretto alla resa,
gli veniva concesso l'onore delle armi, ma rifiutava un trattamento di favore, se non condiviso con i
suoi soldati, e sarebbe morto il 3 marzo 1942 a Nairobi, prigioniero degli inglesi. Sfumava così
l'eventualità che potesse divenire re d'Ungheria.
In occasione delle festività di fine anno, la principessa di Piemonte, in divisa da crocerossina,
visitava gli ospedali militari dell'Urbe.828
825 Med.: r) busto Vittorio Emanuele III Re d'Italia Imp. d'Etiopia, v) 4 fert e 8 nodi Savoia Scuola Stenogr. Italiana
“E. Noe” Gare Naz. di Stenogr. 20–21 apr. 1940 XVIII Milano; r) Maria Auxilium v) Nido Vitt. Em.le III 24.V.940;
r) R. Convitto Naz. Vittorio Emanuele II, v) A. XVIII, V E sovrapposti; r) 40° di Regno, stemmi ovali v) Roma
Natale 1940 XIX.
826 «La Piccola Italiana» 26 mag. 1940, La Mostra di un quarantennio glorioso, attraverso i quadri di Achille
Beltrame, tra cui il re il 25 mag. 1915 dichiarata guerra all'Austria agitava il tricolore dal balc. del Quirinale mentre
regina e p.pi gridavano Viva l'Italia; il re al fronte appuntava una med. al v. sul petto di un sold.
827 «Giornale di Genova» 13 mag. 1941, Tirana 12 mag., Il Sovrano visita i fronti dove rifulse l'eroismo italiano.
Entusiast. accoglienze della popolaz. skipetara.
828 «Eva» 3 genn. 1942, L'Altezza Reale la P.ssa di Piemonte visita gli ospedali mil. dell'Urbe e s'intrattiene
affabilmente coi feriti, lei in div. scura, i pazienti e 2 crocerossine in bianco. In una foto del 1939, S.A.R. Maria
José del Belgio, p.ssa di Piemonte, Ispettrice Naz. delle Infermiere della C.R.I (1939), in div. di crocerossina;
«Novella» 30 sett. 1942, Aosta: la p.ssa di Piemonte si reca alla sede della Croce Rossa per la distribuz. dei
199
Pur non sottovalutando qualsiasi ipotesi, dal punto di vista storico va presa con cautela l'eventualità
che la principessa Maria José, in un incontro a Cogne nell'agosto del 1942, volesse coinvolgere
Badoglio per sollecitarlo ad agire per esautorare Mussolini. Il che non toglie che possa aver avuto
degli scambi di punti di vista, anche con altri generali e con uomini politici come Bonomi.
Comunque, sarebbero rimaste delle pure elucubrazioni, mancando l'appoggio del re o quantomeno
dell'esercito. Opposizione salottiera affine a quella di madame de Staël a Napoleone, anche se
motivata dal fatto che 140.000 soldati belgi erano prigionieri dei tedeschi, in seguito all'invasione
del suo Paese d'origine. Lo stesso principe Umberto non poteva avere voce in capitolo, di fronte al
genitore, anzi con queste sia pur lievi trame si accresceva la diffidenza del monarca. Infatti, anche
se la principessa, sollecitata da mons. Giovanni Battista Montini, pro-segretario di Stato incontrato a
casa della baronessa Giovannella Caetani Grenier, ebbe delle profferte circa la possibilità di
intessere dei contatti con gli anglo-americani, di cui ella subito informò Acquarone, affinché lo
dicesse al re, suo suocero non solo non si sbilanciò, ma la fece dissuadere dal percorrere un terreno
così minato e pieno di incognite.
Verso la fine del 1942 Maria José andava alla manifestazione artistica al Collegio del Nazareno, a
beneficio delle Forze Armate.829
Il 2 febbraio 1943 nasceva a Roma la principessina Maria Beatrice.
Il 6 il governo subiva una trasformazione nei suoi componenti: chi si era messo su posizioni critiche
veniva allontanato, Galeazzo Ciano diveniva ambasciatore presso la Santa Sede.
Il 9 maggio Eugen Dollmann, col. delle SS ed osservatore in Italia, informava i comandi tedeschi
dell'idea di un colpo di mano del re e dell'esercito per rovesciare il regime, per cui essi
incominciarono da subito ad elaborare dei piani di occupazione militare della penisola. Il 15 il re in
una lettera a Mussolini prospettava la necessità di sganciarsi dalla Germania.
Le voci sono controverse: il 26 maggio Concetto Marchesi, tramite il filosofo Carlo Antoni e
Giuliana Benzoni dei marchesi di Balsamo (confidente della principessa di Piemonte) si sarebbe
messo in relazione con Maria José, a nome di Togliatti, per assicurare la collaborazione del Partito
Comunista ad un colpo di stato monarchico, anche se Nilde Jotti escluderà, forse però per
opportunità politica, che ciò potesse essere vero, mentre lo avrebbe poi confermato la marchesina
stessa allo storico Richard Collier.
Antoni faceva parte, con la nobildonna e con Giaime Pintor, di un gruppo impegnato in tal senso, e
sarebbero persino scaturite «le voci di un orientamento socialista, o addirittura comunista, della
Principessa di Piemonte», come avrebbe detto Amendola, poiché Togliatti da Mosca, tramite
“Radio Milano – Libertà”, auspicava che «la monarchia, adempiendo il suo compito politico e
storico» dicesse «presto il suo basta alle follie mussoliniane» ed in cambio avrebbero chiesto al re la
partecipazione al nuovo governo con un ministro senza portafoglio e, secondo Paolo Monelli, tutto
ciò sarebbe stato messo addirittura per iscritto. Inoltre la marchesina avrebbe informato i comunisti
della missione Castellano a Lisbona.830
diplomi alle infermiere vol. mobilitate, in bianco con tre crocerossine, L.U.C.E.
829 «Novella» 6 genn. 1943, Roma: la p.ssa di Piemonte alla manifestaz. artistica organizz. al Collegio Nazareno a
beneficio delle FF.AA, L.U.C.E.
830 Palmiro TOGLIATTI, Opere, IV, 2, a cura di F. Andreucci e P. Spriano, Roma, 1979, p. 452; Luciano CANFORA,
La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile, Sellerio, 1985. Stranamente poi Marchesi si sarebbe rifiutato
di incontrare successivamente la p.ssa.
200
Il 2 giugno Bonomi, consultato dal re, gli proponeva l'allontanamento di Mussolini e la costituzione
di un governo militare di marca antifascista, per mantenere l'ordine pubblico. Vittorio Emanuele III
si mostrò assai perplesso, poiché si rendeva conto della difficoltà oggettiva, non tanto dal punto di
vista interno, avendo dalla sua l'esercito, quanto da quello estero, specialmente nei confronti della
potente Germania, confinante dell'Italia. Il giorno dopo il re interpellò Dino Grandi, presidente della
Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Il 17 Francesco Borgoncini Duca, nunzio apostolico in
Italia, informava Vittorio Emanuele III che il presidente Franklin Delano Roosevelt sarebbe stato
disponibile ad un trattamento di favore verso l'Italia, in caso di sganciamento dalla Germania.
Dato l'andamento sfavorevole per l'Italia del corso della guerra, alcuni gerarchi fascisti, Luigi
Federzoni, Dino Grandi e Galeazzo Ciano contattarono il monarca in previsione di una pace
separata e con la necessaria premessa della sostituzione del Capo del Governo.
Il 16 luglio essi andarono in udienza da Mussolini: dopo aver egli ascoltato varie critiche al suo
operato, promise loro la convocazione del Gran Consiglio. Il 19 il duce si incontrava con Hitler, il
22 riceveva Grandi il quale gli prospettava i contenuti dell'ordine del giorno che intendeva
presentare, proponendogli di dimettersi prima, ma il duce rifiutava, ritenendo che le sorti della
guerra non fossero definitivamente compromesse, avendo i tedeschi allo studio una nuova arma!
Intanto Maria José, dietro suggerimento di Guido Gonella, aveva cercato di contattare gli inglesi,
incontrandosi ripetutamente con l'ambasc. del Portogallo presso la Santa Sede, Antonio Faria
Carneiro Pacheco, ottenendo la risposta positiva di Salazar, allora il 17 luglio ella ricevette il conte
Alvise Emo Capodilista, per affidargli la missione presso gli anglo-americani, senonché essi in un
prosieguo posero l'accettazione pura e semplice di una resa incondizionata. Ella informò di ciò il
min. della Real Casa duca Acquarone, il capo di Stato Maggiore gen. Ambrosio e Vittorio
Emanuele III personalmente. Ormai quello che doveva fare l'aveva fatto, la questione per il re
diventava scottante e di grandissima responsabilità.
Contemporaneamente, per il 24 luglio alle 17 Mussolini riunì il Gran Consiglio. L'ordine del giorno
recitava testualmente che invitava «il Capo del Governo a pregare la maestà del Re, verso la quale
si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché egli voglia per l'onore e per la
salvezza della Patria assumere con l'effettivo comando delle Forze armate di terra, di mare e
dell'aria, secondo l'art. 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le
nostre istituzioni a lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il
retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia». Insomma, tutti gli chiedevano di
rimettere tutti i suoi poteri nelle mani del sovrano. Infine Grandi lo attaccava duramente per come
aveva trascinato il Paese in una guerra disastrosa. L'Ordine del Giorno veniva tenacemente
contrastato dal Duce in quanto sarebbe stato implicito che avrebbe indotto il Re a costituire
immediatamente un nuovo governo. Messo ai voti: 19 su 28 furono favorevoli a questa linea, 8
sfavorevoli, 1 astenuto (di Giacomo Suardo, benché lo avesse sottoscritto). La seduta venne tolta
alle 2,40 di notte del 25 e Mussolini assicurò che lo avrebbe portato al re. Grandi informò
Acquarone dell'esito e suggerì di dare incarico al gen. Caviglia, non essendo stato colluso col
fascismo.
Il giorno stesso il duce chiese immediatamente udienza al sovrano e gli venne accordata per le 17
del 25 a Villa Savoia. Colloquio brevissimo, il re accettava ipso facto le sue dimissioni e gli
comunicava di aver incaricato Pietro Badoglio di formare un nuovo governo. 831 All'uscita,
Mussolini venne acciuffato dai carabinieri e messo a bordo di un'ambulanza, per esser protetto e
contemporaneamente trasferito nella caserma di via Legnano. Un comunicato radiofonico diede
831 BARTOLOTTA, II, pp. 176-78.
201
l'annuncio: «Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del
Governo, primo ministro e segretario di stato, di Sua Eccellenza il cav. Benito Mussolini e ha
nominato […] il cav., Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio». Poi il re in un comunicato informava di
aver assunto il comando delle forze armate. Si svolsero molte manifestazioni di giubilo, al contrario
Partito e Milizia non organizzarono alcuna reazione.
Come immediata conseguenza subentrò infatti il malaugurato governo Badoglio, che ebbe due fasi,
la prima delle quali fu dal 25 luglio 1943 al 22 aprile 1944. Il 25 costituiva il governo, che si riuniva
il 27. Il 28 il re, d'intesa con Badoglio, inviava ad Hitler una richiesta di incontro, logicamente
quanto sdegnosamente respinta.
Il Regio Decreto Legge del 2 agosto 1943, sciogliendo la Camera dei Fasci e delle Corporazioni,
prevedeva l'elezione di una nuova Camera dei Deputati entro quattro mesi dalla cessazione dello
stato di guerra.832
Il 3 agosto il Comitato di Liberazione Nazionale esprimeva con un comunicato a Badoglio la
preoccupazione per l'ingresso in Italia di truppe tedesche!
Il 6 il re faceva partire la nuora Maria José per la residenza reale di Sant'Anna di Valdieri con i figli
e poi a Sarre.
Il 1° settembre il gen. Castellano riferiva a Badoglio, Guariglia, Acquarone ed al gen. Giacomo
Carboni dell'incontro avuto a Cassibile con gli anglo-americani, per cui veniva deciso di accettare
l'armistizio.
L'8 settembre di buon mattino Badoglio inviava un messaggio ad Algeri al quartier generale alleato
sulle difficoltà di diramarne l'annuncio, senza un'adeguata protezione, per la consistente presenza di
truppe tedesche nelle vicinanze di Roma. Eisenhower, infischiandosene altamente, rendendo vane le
promesse di un trattamento di favore per l'Italia e dando così, machiavellicamente, scacco al re,
minacciò pesanti ritorsioni. Alle ore 16,30 “radio New York”, dislocata nel settore operativo,
anticipò addirittura la notizia della firma. Nel nord Italia iniziarono subito i rastrellamenti di soldati
italiani da parte dei tedeschi. Alle 18,45 si svolse al Quirinale la concitata riunione alla presenza del
re, cui parteciparono Badoglio, Acquarone, Guariglia, Carboni ed i ministri della guerra, della
marina e dell'aviazione. Alle 19,45 Badoglio lesse l'annuncio alla radio.
Nelle prime ore del 9 i sovrani, il capo del governo, lo Stato Maggiore ed alcuni funzionari
lasciavano Roma e nella notte si imbarcavano ad Ortona sulla corvetta della Regia Marina
“Baionetta”, dando così continuità ad un'Italia legittima, come fecero anche i monarchi di Belgio ed
Olanda quando i loro territori vennero invasi.
Maria José, quando sarà regina in esilio, ricorderà, senza stima né simpatia: «Quel masnadiero di
Badoglio mi abbandonò ai nazisti»,833 ma il generale capo del Governo fece lo stesso persino con
suo genero. Dopo l'8 settembre il re fece riparare la nuora in Svizzera con i figli, a Montreux,
essendo il principino Vittorio Emanuele ricercato dai tedeschi per essere rapito, infatti dovettero
spostarsi nel vicino villaggio di Glion e poi a Oberhofen, sul lago di Thun.
832 BARTOLOTTA, I, p. 215.
833 «La Domenica del Corriere» 31 ott. 1979, una grande esclusiva 33 anni dopo Maria José dice tutta la verità, Quel
masnadiero di Badoglio mi abbandonò ai nazisti.
202
Il 9 alcuni gerarchi fascisti, tra cui Roberto Farinacci, Alessandro Pavolini, Guido Buffarini Guidi e
Vittorio Mussolini, rifugiatisi in Germania, lanciavano dal quartier generale di Hitler un proclama
in cui accusavano il re e Badoglio di tradimento ed annunciavano la costituzione di un nuovo
governo. Il 10 le truppe che difendevano Roma erano costrette a capitolare.
L'11 il re da Brindisi inviava un messaggio agli italiani: «Per la salvezza della capitale e per potere
pienamente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e con le autorità militari mi sono trasferito
in altro punto del sacro e libero suolo nazionale. Italiani faccio sicuro affidamento su di voi per
ogni evento, come voi potete contare sino all'estremo sacrificio sul vostro Re».
Mussolini il 12 veniva liberato a Campo Imperatore ed immediatamente trasferito al quartier
generale di Hitler; il 23 rientrava in Italia per dar vita ad un governo del nord, che si riuniva per la
prima volta il 27 a Rocca delle Caminate, un castello vicino a Predappio. La sede governativa
veniva quindi fissata a Salò.
Il 13 ottobre il governo Badoglio dichiarava guerra alla Germania. L'Italia però non veniva
riconosciuta degli anglo-americani come nazione alleata, bensì come nazione cobelligerante, il che
equivaleva a voltagabbana, affidandole compiti prevalentemente logistici, in definitiva ancillari.
Il 16 il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale riteneva che la conduzione della guerra di
liberazione non potesse riconoscersi nel governo del re e quindi di Badoglio, anche se i comandi
alleati di Brindisi nutrivano un atteggiamento diffidente verso le organizzazioni antifasciste che
stavano fiorendo.
Badoglio stava tuttavia intessendo delle relazioni con alcuni esponenti del vecchio stato liberale,
quali Carlo Sforza, Benedetto Croce, Enrico De Nicola, o cattolici come Guido Rodinò: tutti
chiedevano però coralmente l'abdicazione del re, considerato troppo corresponsabile con le vicende
del fascismo, e quindi Badoglio il 24 ottobre formalizzava questa richiesta al sovrano, il quale non
ne voleva sapere. De Nicola proponeva allora il ritiro di Vittorio Emanuele III ed il passaggio dei
suoi poteri ad un luogotenente, ma il re rifiutava anche questa ipotesi.
Il 16 novembre, volendo considerare virtualmente in carica i ministri lasciati a Roma nel precipitoso
trasferimento nel sud, Badoglio componeva un governo di sottosegretari.
Nel 1943 Maria di Savoia fu internata in un campo di concentramento in Germania e verrà poi
liberata dagli anglo-americani nel 1945. Stessa sorte toccò a sua sorella Mafalda, la quale invece
sarebbe morta in prigionia nel campo di Buchenwald il 27 agosto 1944.
Ai primi di febbraio del 1944 il Governo si trasferì a Salerno e pochi giorni dopo Badoglio si dimise
ma, in seguito ad un reincarico, da parte del re, oper0 un rimpasto, su basi politiche, chiamando a
farne parte i rappresentanti dei partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale, rimanendo
ancora in carica dal 22 aprile al 18 giugno 1944.834
Il 28 gennaio 1944 i Comitati di Liberazione ribadivano la proposta di abdicazione di Vittorio
Emanuele III ed il rinvio ad un referendum da tenersi quando fossero finite le operazioni militari.
834 BARTOLOTTA, II, pp. 184-87.
203
Umberto II e Maria José
Vittorio Emanuele III era consapevole delle pressioni fatte da De Nicola, tramite il suo entourage, e
poi il 10 anche i rappresentanti alleati lo invitavano direttamente a ritirarsi a vita privata: finalmente
il re il 16 marzo 1944 comunicava al consiglio dei ministri l'intenzione di nominare Luogotenente
del Regno suo figlio, il principe Umberto, e di effettuare il passaggio dei poteri non appena Roma
fosse stata liberata. Il 6 aprile la giunta esecutiva del Comitato di Liberazione Nazionale gli
chiedeva di manifestare queste intenzioni pubblicamente ed affermava l'urgenza di giungere al più
presto alla formazione di un gabinetto di guerra senza attendere la liberazione di Roma. Badoglio
iniziava a mettere insieme una nuova compagine. Il presidente americano Roosevelt, in una lettera a
Churchill, si dichiarava favorevole all'allontanamento di Vittorio Emanuele III ed al coinvolgimento
di antifascisti nel governo italiano. Il 24 si insediava a Salerno il così detto Governo di Unità
Nazionale.
Essendo stata finalmente Roma liberata, il 5 giugno mattina Vittorio Emanuele III firmava il
decreto di nomina del figlio a Luogotenente Generale del Regno. Badoglio rassegnava le sue
dimissioni nelle mani di Umberto il quale, considerando che fosse necessario richiamare al governo
gli uomini più rappresentativi della capitale e delle province liberate, lo incaricava di accordarsi con
i membri del Comitato di Liberazione Nazionale ma, in seguito al rifiuto opposto dai rappresentanti
dei sei partiti che lo componevano (d'Azione, Comunista, Democratico Cristiano, Democratico del
Lavoro, Liberale e Socialista Italiano), il suo mandato veniva da essi considerato esaurito ed al suo
posto veniva da loro unanimemente indicato Ivanoe Bonomi, al quale il Luogotenente affidava
l'incarico. L'11 veniva approntata dal nuovo Presidente la lista dei componenti del nuovo Consiglio
dei Ministri, che il 18 si insediava a Salerno.
Il Decreto Luogotenenziale del 25 giugno n. 151, firmato dal principe Umberto, aveva abrogata la
disposizione del decreto del 1943 relativa all'elezione e convocazione della Camera, stabilendo che
dopo la liberazione del territorio il popolo avrebbe eletto un'Assemblea Costituente, la quale
avrebbe anche dovuto scegliere la forma di Stato, monarchico o repubblicano. Camera e Senato
erano sciolti ma Bonomi provvedeva ugualmente a nominarne presidenti Vittorio Emanuele
Orlando e Pietro Tommasi della Torretta. La funzione legislativa, nel frattempo, veniva affidata al
Governo, tramite l'emanazione di decreti legge controfirmati dal Luogotenente.
Il 15 luglio il nuovo Governo si trasferiva a Roma.
Il 31 ottobre il principe Umberto, in un'intervista al «New York Times», proponeva che la questione
istituzionale fosse risolta tramite un referendum sul cui risultato l'assemblea Costituente avrebbe poi
elaborato la nuova costituzione. Veniva però notato che ciò risultasse in contrasto con il suo D.L.L.
del 25 giugno.
Il 25 novembre Bonomi presentava le proprie dimissioni nelle mani del Luogotenente Generale del
Regno (e non in quelle del Comitato di Liberazione Nazionale come alcuni avrebbero voluto), per i
contrasti tra le forze moderate e quelle di sinistra della coalizione governativa, per le dimissioni di
due ministri, presentate da loro per protesta contro il modo in cui veniva condotta l'epurazione dal
fascismo, acuiti dalla proposta di referendum del principe Umberto. Proposto Sforza, ebbe però il
veto degli inglesi, allora le forze avverse, anche nel timore di essere infine estromesse, si
ricompattarono su Bonomi, il quale il 12 dicembre si reinsediava con una nuova squadra
204
governativa (con la partecipazione di quattro dei partiti, non avendo aderito quello d'Azione e
quello Socialista).835
Come paradosso storico, ricordiamo che il personale di aviazione, marina ed esercito, aveva una
continuità regia anche dopo l'8 settembre, riconosciuta a tutti gli effetti, mentre chi aveva optato per
la Repubblica Sociale Italiana, al nord, avrebbe poi dovuto a gran fatica far riconoscere i propri
diritti.
La liberazione dell'Italia settentrionale imponeva l'allargamento della base governativa. Allora il 12
giugno 1945 Bonomi presentava al Luogotenente le dimissioni del proprio governo. Dopo laboriose
trattative il Comitato di Liberazione Nazionale (che si era sostituito di fatto al Gran Consiglio del
Fascismo) designava Ferruccio Parri, il quale veniva ufficialmente incaricato dal Luogotenente del
Regno, principe Umberto, di formare un nuovo Governo, cosicché il 21 presentava la sua lista
allargata ma, dovendo scontrarsi con le forze moderate della compagine, sarebbe durato solamente
dal 21 giugno al 10 dicembre 1945.
Il 25 settembre si insediava la Consulta Nazionale e nominava suo presidente Sforza. Nel discorso,
Parri criticava lo stato prefascista, suscitando la reazione di Benedetto Croce, il quale interpretava il
fascismo come una parentesi chiusa, posta tra il passato ed il presente.
Il 22 ottobre 1945 la Democrazia Cristiana, mercimoniato l'appoggio degli Stati Uniti, proponeva
che la scelta costituzionale fosse affidata ad un referendum, anche in base all'esternazione del
principe Umberto. Ferruccio Parri il 24 novembre presentava le dimissioni del suo governo.
Infatti il 21 novembre il Governo era entrato in crisi e poi il 24 c'era stato un colpo di scena
allorché, in una pubblica riunione del Comitato di Liberazione Nazionale, presente stampa italiana
ed estera, Parri paventò il pericolo di qualsiasi mutamento ministeriale, lanciando velate accuse al
Partito Liberale ed alla Democrazia Cristiana di preparativi di un colpo di stato, perciò Alcide De
Gasperi, con il nervo scoperto, reagì fortemente, preoccupato dei riflessi internazionali, di
conseguenza la situazione precipitò e quindi nel giro di pochi giorni il Governo dovette dimettersi.
Cosicché De Gasperi formò il nuovo Governo, che andò dal 10 dicembre 1945 al 13 luglio 1946.836
Il Decreto Legislativo Luogotenenziale del 30 aprile 1945 aveva istituito la Consulta Nazionale, che
ebbe corso dal 25 settembre 1945 al 25 giugno 1946. La prima composizione venne integrata con
altri Decreti Luogotenenziali del 12 luglio, 31 agosto e 1° febbraio 1946 ed il numero totale dei
consultori fu portato a 430. Poi il Decreto Luogotenenziale del 16 marzo 1946 indiceva per il 2
giugno il Referendum istituzionale (mentre il Decreto Legislativo Luogotenenziale del 23 aprile
1946 ne dettava le norme) e l'elezione dei deputati all'Assemblea Costituente.837
Le disposizioni contenute nei Decreti Legislativi Luogotenenziali del 1° febbraio 1945, 10 e 16
marzo 1946, contemplavano anche l'estensione del voto alle donne.
Il 25 febbraio 1946, per la soluzione della questione istituzionale, Pietro Nenni ventilava la
proposta, sostenuta anche da Togliatti, che le elezioni per la Costituente ed il Referendum
avvenissero contemporaneamente, mentre in precedenza De Gasperi aveva suggerito di svolgerlo
dopo l'elezione della Costituente e mantenendo in carica il Luogotenente. Nei giorni seguenti il
Governo provvedeva ad elaborare un decreto su referendum, elezioni e poteri della Costituente.
835 BARTOLOTTA, II, pp. 193-95
836 BARTOLOTTA, II, pp. 196-203.
837 BARTOLOTTA, I, pp. 218-21.
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Il Decreto Legge Luogotenenziale n. 98, emanato dal Governo dopo esser stato sottoposto alla
Consulta, provvedeva a disciplinare referendum ed elezione di membri dell'Assemblea Costituente,
integrando e sostituendo le norme contenute nel D.L.L. n. 151 del 25 giugno 1944.
Il 9 maggio a mezzogiorno Vittorio Emanuele III abdicava in favore del figlio, il Luogotenente del
Regno principe Umberto.838
Era un colpo di scena per modo di dire, poiché la questione era stata precedentemente molto
dibattuta dai giornali,839 ma nel contesto del momento aveva irritato le parti avverse poiché appariva
come se l'istituto monarchico in questa maniera avesse voluto ricostituirsi una verginità perduta.
Sorgeva però un problema costituzionale, poiché per prassi costituzionale il re abdicatario passa il
regno al successore, però questo vale solo come diritto possessorio, non come pienezza delle
funzioni costituzionali poiché il designato di fatto lo diviene di diritto solamente dopo il giuramento
alle Camere. Ciò però non poteva avvenire, poiché era in corso l'Assemblea Costituente la quale
avrebbe potuto accettare solo in caso di soluzione monarchica del referendum. Sorgeva inoltre un
altro problema in quanto, proprio in virtù della legge da lui firmata come Luogotenente del Regno,
era la Costituente che doveva decidere sulla persona fisica che dovesse rivestire l'alta carica di Capo
dello Stato. Così il Luogotenente non sarebbe più stato tale ma non sarebbe stato neppure Re nella
pienezza delle sue funzioni. Si era creato però un assurdo, poiché egli era stato Luogotenente del
Regno, non Luogotenente del Re. Il 9 sera De Gasperi si recava al Quirinale, dove aveva un
incontro con il Luogotenente, tornato a Roma con l'atto di abdicazione del padre, per vagliare la
situazione. Questa è stata la versione de «L'Avvenire d'Italia» di venerdì 10 maggio 1946, che è
uscito con il titolo Vittorio Emanuele ha abdicato ed è partito da Posillipo in volontario esilio.
Infatti l'incrociatore “Duca degli Abruzzi”, che da Napoli doveva recarsi a Porto Said per andare a
rimpatriare molti ex prigionieri di guerra italiani, aveva avuto ordine di soprassedere e di tenersi
pronto per una missione speciale. Dal molo San Vincenzo, dopo aver caricato una cinquantina di
grossi colli, si era mosso per andare davanti a villa Maria Pia a Posillipo, raggiunto da due
cacciatorpediniere di scorta, “Granatiere” ed “Artigliere”, tenendo tutti le macchine sotto pressione.
Alle 19,15 si avvicinarono due grossi motoscafi e vi si imbarcarono Vittorio Emanuele III ed Elena,
quindi alle 19,30 salparono.
«L'Unità», Organo del Partito Comunista Italiano del medesimo giorno, essendo in piena
campagna referendaria, apriva demagogicamente con un articolo di fondo di Palmiro Togliatti,
intitolato L'ultima fellonia dei Savoja, tuonando nei soprattitoli, titoli e sottotitoli, I Savoia hanno
rotto la tregua istituzionale. In grande, L'abdicazione dell'ex re è una farsa grottesca priva di ogni
838 Un documento di pochissime parole, «Abdico alla Corona / del Regno d'Italia / in favore di mio Figlio / Umberto
di Savoia / Principe di Piemonte / Vittorio Emanuele / Napoli 9 Maggio 1946», la cui firma fu autenticata dal
notaio Nicola Angrisano (l'originario 6 mag. della minuta nella trascriz. ologr. del re su carta bollata era stato
corretto in un 9). Roma, 9 sera, l'ufficio stampa del Ministero della Real Casa comunicava: “Oggi, alle ore 12, in
Napoli re Vittorio Emanuele III ha firmato l'atto di abdicaz. e secondo la consuetudine è partito in volontario esilio.
Non appena il nuovo re sarà ritornato a Roma … ”, «L'Avvenire d'Italia» ven. 10 mag. 1946: Vittorio Emanuele ha
abdicato ed è partito da Posillipo in vol. esilio; L'atto di abdicaz. già compiuto; De Gasperi dal Luogoten.; Il 9
sera il re a Napoli ha firmato l'atto di abdicaz. e secondo la consuetudine è partito in vol. esilio ; «Il Cavour»
Torino 12 mag. 1946, Re Vittorio Emanuele III ha abdicato in fav. del figlio Umberto; Il comunicato della real
Casa; Il proclama del nuovo Re; Lett. di Umberto al Presid. del Cons.; fot.: Umberto II di Savoia Re d'Italia;
Primo fra i soldati.
839 «L'Uomo Qualunque» 7 apr. 1946: L'abdicaz. di Vittorio Emanuele chiesta da Giannini nel grande discorso di
Napoli; Il fronte dell.U.Q. inizia la camp. elettor. per la Costituente; Parla il Presid. dell'U.Q.; Dobbiamo
rinnovare il Paese.
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valore giuridico e costituzionale. Il sottotitolo in semi corsivo, Vittorio Emanuele si è imbarcato
clandestinamente per Porto Said sul “Duca degli Abruzzi”. Il Governo non ha dato nessuna
autorizzazione al Ministero della Marina di mettere a disposizione del Savoja fuggiasco una nave
italiana. Poi sotto, in neretto, La volontà repubblicana del popolo si affermerà contro l'estrema
provocazione sabauda. Stamani il Consiglio dei Ministri si riunisce per deliberare.
Insomma, secondo «L'Unità» sarebbe stato fuggiasco, il che non è vero, si trattava solo di
un'attesissima abdicazione e di un conseguentemente logico volontario esilio. L'ex re avrebbe
dovuto raggiungere l'Egitto a nuoto? Nella stessa pagina, un altro articolo, Prospettive del “Nuovo
Regno”. Poi sotto, in grande, Alla vigilia dell'abdicazione dell'ex re Umberto ha firmato un patto
con i fasci clandestini, poi sottotitolo in corsivo, Umberto di Savoia giudica ancora “prematura” la
ricostituzione legale del partito fascista ma si impegna a dare cittadinanza ufficiale al fascismo se
il 2 giugno “vincerà la monarchia”. Il Luogotenente riconosce cinicamente che la riapparizione
del fascismo alla luce del sole comprometterebbe le sorti del nostro trattato di pace.
Il 2 giugno si svolse il referendum istituzionale. Tralasciamo il risultato, poiché verrebbe fuori una
baruffa di schizzi d'inchiostro e non vorremmo rischiare di macchiare queste pagine. Ricordiamo
soltanto il ricorso presentato da un gruppo di giuristi padovani il 7 giugno, basato sulla mancanza di
dati sulle schede nulle. La regina Maria José il 6 partì per il Portogallo con il figlio e le tre figlie,
imbarcandosi a Napoli sull'incrociatore “Duca degli Abruzzi”, mentre Umberto II rinviava la
partenza di qualche giorno, in attesa che si facesse chiarezza. De Gasperi il 12 assumeva, con un
colpo di mano, su delibera del Consiglio dei Ministri, le funzioni di Capo Provvisorio dello Stato. Il
re gli scriveva che avrebbe accettato i risultati soltanto quando fossero stati comunicati quelli
definitivi, informandolo che intendeva riconoscere la maggioranza dei votanti e non dei soli voti
validi.
Il 13 giugno Umberto II partiva da Ciampino diretto in Portogallo, senza peraltro abdicare,
lanciando un proclama alla Nazione in cui giudicava atto rivoluzionario quello del Consiglio dei
Ministri di attribuzione di poteri di Capo Provvisorio dello Stato al Capo del Governo che non gli
competevano.840 Dal punto di vista giuridico e costituzionale avrebbe avuto diritto di fare
opposizione, ma si sarebbe scatenata la guerra civile. Preferì risparmiare agli italiani un bagno di
sangue.
Il Decreto Legislativo Presidenziale del 24 giugno1946 prevedeva per l'indomani la cessazione del
Senato, poiché si sarebbe riunita l'Assemblea Costituente, la quale rimase in carica sino al 31
gennaio 1948.841
Il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d'Egitto moriva Vittorio Emanuele III, dopo aver ricevuto i
conforti religiosi da un frate francescano. Umberto II è partito da Cascais, via Lisbona-MadridAlgeri in aereo, trovando tempo avverso;842 «L'Europeo» dell'11 gennaio 1948 ha scritto in epigrafe:
Morire non è semplice nell'Egitto dei Faraoni.
Il 28 novembre 1952 moriva in esilio a Montpellier la regina Elena, lasciando un ricordo commosso
specialmente in quanti, sofferenti, vennero da lei avvicinati e soccorsi.843 Il 26 giugno 1960, benché
l'Italia, a ragione o a torto, ormai avesse un regime repubblicano, con fondi raccolti dalla
840 Cronologia.
841 BARTOLOTTA, I, p. 215.
842 «Il Nuovo Giornale d'Italia» 28 dic. 1947: Funerali semplici e senza fiori. Un messaggio agli italiani. Umberto il
viaggio per Alessandria. Giudizio di Nitti, Badoglio e Pacciardi sull'ex Sovrano. I conforti religiosi di un parroco
francescano. Quarantasei anni di regno. Le condoglianze del Pontefice. Nell'esilio l'ex Re ha scritto le sue
memorie; Carlo Francesco D'AGOSTINO, Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re Martire. Il più grande italiano di
questo secolo, opuscolo.
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«Settimana Incom Illustrata», a Messina venne inaugurato un bel monumento a lei dedicato, opera
di Antonio Berti in marmo bianco di Carrara, per essersi prodigata amorevolmente in occasione del
terremoto del 1908.844
Tra le varie curiosità storiografiche, segnaliamo l' interessante esame grafologico fatto da Anna Rita
Guaitoli, riguardante Margherita, Vittorio Emanuele III ed Elena.845
Nel 2001, ossia nel terzo millennio, con l'apertura del processo di beatificazione, Elena è stata
proclamata “Serva di Dio”. Suo figlio, il re Umberto, ha lasciato alla Santa Sede la piena proprietà
della Sacra Sindone, conservata per secoli dalla gloriosa Casa Savoia.846
843 «Oggi» 28 nov. 1952, Morte della Regina Elena. Elena la regina degli umili ha voluto essere semplice anche
davanti alla morte; Omaggio alla mem. della Regina Elena di Savoia, poesia in 5 strofe in dialetto siciliano,
Catania; Luciano REGOLO, Jelena, Tutto il racconto della vita della Regina Elena di Savoia. Premessa di Vittorio
Emanuele di Savoia. Introduz. di Simeone di Sassonia Coburgo Gotha, Simonelli Ed., 2002.
844 «La Domenica del Corriere» 10 lugl. 1960, Un monum. alla Regina Elena. A Messina, presenti, con le autorità
regionali Amedeo, duca d'Aosta, che rappresentava l'ex-re Umberto, la contessa Jolanda Calvi di Bergolo, la
duch. Anna di Francia, ved. di Amedeo d'Aosta, morto in prigionia a Nairobi, la duch. Irene d'Aosta e altri p.pi di
Casa Savoia, è stato inaugurato un monum. alla sovrana che si prodigò a favore della popolaz. allorché la città,
nel dic. 1908, fu distrutta dal terremoto, dis. W. Molino; AA.VV., Monum. a Sua Maestà la Regina Elena, Arte
Saggi, 1960. Alberto LUMBROSO, Elena di Montenegro Regina d'Italia, Firenze, 1935; Delfina DUCCI, Elena di
Savoia, una vita d'amore, Ixia,1998.
845 Anna Rita GUAITOLI, Archivi tag: grafologia storica, Charta n. 133, 2014.
846 Maria Gabriella di SAVOIA, La Sindone nei secoli nella collezione di Umberto II, Torino, 1998.
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QUATTRO RE d`ITALIA e TRE REGINE